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Posts Tagged ‘crisi libica’

Crisi libica: Preoccupazioni di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

“Un’informativa urgente del governo sulla rapida evoluzione della crisi in Libia”. A richiederla in una lettera inviata ai rispettivi presidenti di Senato e Camera i capigruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama e Montecitorio, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Per Fratelli d’Italia, infatti, “un’ulteriore destabilizzazione della Libia rischia di avere gravi ripercussioni rispetto all’intensificarsi del traffico di migranti clandestini trasportati in Italia”, ed è “opportuno che il governo solleciti il sostegno armato della Comunità internazionale al governo legittimo di Tripoli e ponga finalmente con forza l’esigenza della immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche per fermare il flusso migratorio”. In particolare, sotto accusa il comportamento della Francia “spregiudicata nell’agire fuori i propri confini per perseguire il proprio esclusivo interesse nazionale”, e che esporrebbe l’Italia ad “una vera e propria aggressione da parte di uno Stato membro della Ue e alleato militare della Nato”. “Un comportamento inaccettabile – precisano Ciriani e Lollobrigida – che riteniamo debba essere quanto prima censurato nelle competenti sedi internazionali”.

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Conferenza sulla crisi libica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2015

libia“È necessario che nell’ambito della conferenza sulla crisi libica, che a giorni l’Italia copresiederà con gli Usa, sia pienamente coinvolta anche la Russia altrimenti altri Paesi del mondo islamico, come Iraq, Iran, Egitto e tanti altri non sarebbero della partita. Per affrontare Daesh è necessaria una coalizione il più ampia possibile che contempli anche paesi chiave del Medio Oriente”. A dirlo è Alessandro Pagano, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc). “Del resto, – conclude – quest’oggi è stato lo stesso ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov a sottolineare l’importanza strategica dei rapporti tra Italia e Russia. Putin, oltre Obama, potrebbe essere la nostra chiave di volta per risolvere il conflitto in Libia. Inoltre, un coinvolgimento della Russia favorirebbe ancora di più il disgelo dei rapporti tra le due grandi potenze, Usa e Russia e sarebbe un motivo in più per ritirare le sanzioni economiche che fanno male alla Russia ma soprattutto all’Italia”.

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Crisi Libica: i passi falsi dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2011

“Il sistema imprenditoriale italiano apprezza le parole di chiarezza del Ministro Maroni, improntate ad una soluzione finalmente diplomatica della crisi in Libia. Attende però che altri membri del Governo, come il Ministro allo sviluppo Economico Romani ed il Presidente del Consiglio Berlusconi, inizino concretamente a tutelare le centinaia di imprese italiane enormemente danneggiate da questa guerra attraverso dichiarazioni ma soprattutto azioni risolutive”, dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “Il dato certo è che oggi, a quattro mesi dall’inizio della rivolta, il prezzo della scelta interventista italiana lo continuano a pagare gli abitanti di Lampedusa e della Sicilia per il grave danno all’economia turistica ed alla qualità della loro vita (con gli spot governativi non si maschera certo la drammaticità di una realtà che è sotto gli occhi di tutti) e gli imprenditori italiani, fino allo scorso anno molto ben voluti in Libia, costretti ad abbandonare insediamenti, lavori avviati e radicati senza che il nostro Governo avesse intanto preparato soluzioni e percorsi che attutissero gli effetti della grave crisi conseguente. Da allora migliaia di posti di lavoro sono stati persi, migliaia di professionisti hanno visto interrotte bruscamente le collaborazioni, molte imprese di import-export o che avevano nella Libia e nel Maghreb i loro mercati di riferimento sono finite sull’orlo del fallimento e, nel suo complesso, il sistema-Italia ha perso miliardi di euro”. Continua: “A tre mesi dall’inizio delle ostilità è chiaro che è fallito l’obiettivo guerra-lampo. Uno degli otto Paesi impegnati militarmente, la Norvegia, ha annunciato il ritiro dalla missione; un grande Paese come la Germania continua a tenersi fuori, altri come la Turchia e la Russia si sono offerti come mediatori (ruolo che invece fin dall’inizio avrebbe dovuto svolgere l’Italia), il Brics e l’Unione Africana, compatti, condannano l’intervento militare mentre gli Usa, attraverso il segretario di Stato alla Difesa Gates, affermano che ‘è dolorosamente evidente che le lacune di investimenti e di largo consenso politico hanno il potenziale di compromettere le possibilità di condurre una campagna militare integrata, efficace e duratura’ e che ‘alcuni Paesi attraverso questa guerra vogliono investire politicamente ed economicamente a favore dei vitali interessi dell’Europa ed altri preferiscono sostenere solo operazioni umanitarie’. Tutto mentre la protesta anti italiana si allarga nel resto d’Africa attraverso la Nigeria”. “Alla luce di tali accadimenti alle imprese italiane ancora oggi sfugge la strategia governativa alla base di una scelta interventista tanto radicale in un Paese con cui l’Italia intratteneva intensi rapporti di natura economica, finanziaria, imprenditoriale ed industriale. Sono però tremendamente chiari gli effetti immediati e quelli futuri: altri Governi interventisti hanno già firmato pre-accordi per il prossimo utilizzo delle risorse naturali e per l’acquisizione di quelle enormi fette di mercato fino a quattro mesi fa appannaggio delle imprese italiane. Il Governo pensi alle sue imprese, cessi le ostilità militari ed inizi un serio percorso diplomatico di ricostruzione dei rapporti tra Italia e popolo libico”.

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Crisi libica: imprese ferme

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2011

Le internazionalizzazioni di grandi e PMI nazionali fanno dell’Italia il primo Paese europeo investitore in Libia. La scelta interventista del Governo ha avuto come diretta ed immediata conseguenza il sostanziale blocco di ogni tipo di attività pianificata in seguito ad accordi intercorsi con il Governo Gheddafi. Il danno al sistema-Italia, comprensivo del blocco dell’import/export, è oggi stimabile in oltre 100 miliardi di euro. Almeno 130 le imprese italiane che in Libia hanno fermato le proprie attività: appaiono gravi i rischi occupazionali e negative le inevitabili ripercussioni sul vasto ed articolato sistema industriale ed imprenditoriale dell’indotto in Italia”, affema l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “La conferma arriva dai nostri tanti associati che ci raccontano le loro enormi difficoltà nell’operare non solo in Libia ma in tutta l’Africa: quasi tutti i governi degli Stati di quel continente, dal Maghreb alla fascia sub sahariana, oggi vedono nell’Italia un Paese ostile, dalle posizioni opposte a quelle di Unione Africana, Lega Araba e Brics. In simili situazioni a pagare lo scotto più pesante sono le aziende italiane, piccole e grandi, che vedono sparire le commesse ed annullare i contratti. Le scelte in materia di politica estera stanno mettendo in serie difficoltà centinaia di onesti imprenditori italiani a cui, a fronte di scelte governative che ne avrebbero condizionato i rapporti, non è stata offerta nessuna sostanziale opportunità di salvataggio delle proprie attività. Il danno è già enorme. Cestari fa riferimento al recente rapporto ICE: “Le grandi imprese italiane presenti in Libia operano soprattutto nei settori del petrolio e gas (Eni, Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem), delle costruzioni ed opere civili (Impregilo e Bonatti, poi Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise), della ingegneria (Techint e Technip), dei trasporti (Iveco, Calabrese, Tarros, gruppo Messina, Grimaldi, Alitalia), delle telecomunicazioni (Sirti e Telecom Italia), dei mangimi (Martini Silos e Mangimi); della meccanica industriale (Technofrigo – impianti refrigerazione e OCRIM – mulini); delle centrali termiche (Enel Power); dell’impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo). Sono presenti inoltre Telecom, Prismian Cables (ex Pirelli Cavi).   In assoluto il maggiore investitore nel Paese è L’Eni, presente in Libia sin dal 1959 con le società Eni Oil e Eni Gas ed altre del gruppo operanti nel settore degli idrocarburi come Saipem, Snam Progetti (acquistata dalla prima). L’Eni aveva inoltre sottoscritto con il Governo-Gheddafi accordi per il rinnovo delle concessioni fino al 2045. Altro importante investitore è l’Iveco (gruppo Fiat) presente con una società mista ed un impianto di assemblaggio di veicoli industriali”.   Investimenti e commesse ad aziende italiane a forte rischio. Nello specifico:la Finaset (trading edil procurement) attraversola CO.GE.L. aveva ottenuto un contratto di alcune centinaia di milioni di euro per la ristrutturazione al centro di Tripoli di diverse costruzioni di origine italiana, di parte della Medina e del vecchio Monopolio dei tabacchi ela Italflex. La Sirti, con la francese Alcatel, aveva chiuso un contratto per la fornitura e messa in opera di oltre7.000 km di cavi di fibre ottiche per un importo globale di 161 milioni di euro (di cui 68 per Sirti).La Prysmian Cables & Systems di Milano (ex Pirelli Cavi) un contratto da 35 milioni di euro per la fornitura e posa di cavi a larga banda nella rete del Libya General Post and Telecommunications Company (GPTC).La Augusta-Westland aveva ottenuto il contratto per la fornitura di 10 elicotteri con relativi corsi di formazione ed assistenza post-vendita.

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Crisi libica e danni turismo siciliano

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

“L’emergenza profughi e l’insicurezza generata dalla crisi libica stanno generando sofferenze in tutto il settore turistico siciliano e il problema rischia di estendersi a tutto il Mezzogiorno”. Lo afferma il deputato Ignazio Messina, capogruppo IdV in Commissione Finanza e Responsabile IDV Enti Locali. Gli operatori del settore –riprende Messina- con la stagione estiva alle porte, rilevano infatti i primi cali di flussi turistici e disdette. Inoltre, considerato il carattere per lo più stagionale che il turismo ha ancora al Sud,  perdere la stagione estiva significherebbe mettere in ginocchio un settore che rappresenta il 12,5% del Pil regionale. Il turismo è una risorsa importante a cui la Sicilia e il Mezzogiorno non possono rinunciare”. “La Sicilia negli ultimi anni ha puntato molto sullo sviluppo di questo settore, con numerosi investimenti pubblici e privati e nel 2010 si erano finalmente visti i primi timidi segnali di ripresa, dopo il forte calo registrato dal settore negli ultimi quattro anni.   La crisi libica sta invece vanificando tutti questi investimenti e gli sforzi che la Sicilia e il suo settore turistico hanno fatto e, –afferma il deputato- proprio in questo scenario, il nuovo spot di promozione turistica nazionale “Magic Italy”, appare alquanto inefficace, se non anche provocatorio nella scelta del Presidente Silvio Berlusconi, quale testimonial”. Conclude Messina: “Chiediamo dunque al ministro Brambilla di mettere in campo straordinari e urgenti provvedimenti sia in termini di promozione dei territori, diretta a rassicurare dai pericoli del conflitto libico, sia in termini di investimenti e interventi infrastrutturali, perchè lo sviluppo del turismo siciliano ha ancora enormi potenzialità e rappresenta un’opportunità per tutto il nostro Paese”.

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Crisi libica e voli umanitari

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

E’ previsto partire da ieri, lunedì 21 marzo, nel tardo pomeriggio, dalla  Base di Pronto  Intervento Umanitario (UNHRD) di Brindisi un volo organizzato per conto del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) per il trasporto di sei magazzini prefabbricati, sei moduli abitativi anch’essi prefabbricati ed altro materiale per il personale del WFP. Il  volo,  operato da un Airbus 300, è previsto atterrare ad Alessandria.  Di  lì  il  carico proseguirà verso il confine con la Libia per essere   preposizionato   nell’eventualità  di  poter  stabilire  due  basi umanitarie nella Libia orientale. Nel  frattempo,  il  WFP,  che  gestisce  la base di Brindisi, ha rinnovato l’appello per  un  accesso  sicuro  degli operatori umanitari in Libia per poter assistere quanti hanno maggior bisogno di assistenza alimentare. In  base  ad  una recente verifica operata da diverse agenzie, è emerso dai racconti  di  quanti  sono  fuggiti  dalla Libia e si trovano attualmente aChoucha,  in  Tunisia  al  confine  con  la  Libia, che i prezzi dei generi alimentari  sono  aumentati  molto  nelle  ultime settimane, con incrementi anche  di  oltre  il  100  per  cento per la farina e per il pane. Numerose testimonianze  riferiscono  anche che il 95 per cento dei negozi nelle zonedi Zawiya, Misurata e Sirte sono chiusi. Il 28 febbraio dalla Base UNHRD di Brindisi era partito un carico WFP di 80 tonnellate di biscotti ad alto contenuto energetico, distribuiti al confine tunisino a quanti provenivano dalla Libia.

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