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Posts Tagged ‘crisi umanitaria’

Le Nazioni Unite chiedono 920 milioni di dollari USA per la crisi umanitaria che ha colpito i Rohingya

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e le ONG partner hanno lanciato oggi il Piano congiunto di risposta 2019 per la crisi umanitaria che ha colpito la popolazione Rohingya. L’appello mira a raccogliere 920 milioni di dollari USA per rispondere alle consistenti esigenze di oltre 900.000 rifugiati dal Myanmar e di oltre 330.000 bangladesi vulnerabili delle comunità di accoglienza.La copertura di aiuti e servizi cruciali quali cibo, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e alloggi corrisponde a oltre la metà dei fondi necessari quest’anno. Altri settori chiave dell’appello includono assistenza sanitaria, gestione dei campi di accoglienza, attività legate alla protezione dei minori e alla risposta alla violenza sessuale e di genere, all’istruzione e alla nutrizione.Oltre 745.000 rifugiati Rohingya sono fuggiti dallo Stato di Rakhine, in Myanmar, recandosi in Bangladesh a partire da agosto 2017, per sottrarsi alla violenze in atto, e andando così ad aggiungersi agli altri circa 200.000 già stabilitisi nell’area di Cox’s Bazar, in seguito alla recrudescenza di scontri precedenti.Grazie alla generosità e al supporto delle autorità e delle comunità di accoglienza bangladesi, le prime a rispondere all’emergenza, è stato possibile soddisfare le esigenze più urgenti e salvare numerose vite umane.
Il nuovo Piano congiunto di risposta prevede uno sforzo umanitario onnicomprensivo finalizzato al conseguimento di tre obiettivi strategici. Riunendo 132 partner – agenzie delle Nazioni Unite, ONG internazionali e nazionali ed enti governativi – in uno sforzo collettivo, il Piano mira ad assicurare protezione a donne, uomini e minori rifugiati, garantire assistenza di base e promuovere la coesione sociale.Il Piano di risposta per il 2019 costituisce il terzo appello umanitario congiunto e poggia sui risultati conseguiti finora col fine di stabilizzare ulteriormente la situazione dei rifugiati Rohingya.
Negli ultimi dodici mesi le agenzie umanitarie hanno lavorato per migliorare le condizioni degli insediamenti di rifugiati grazie al Piano congiunto di risposta 2018, che ha permesso di assicurare assistenza di base, elevare la qualità delle condizioni di vita nei campi e adottare misure di riduzione del rischio di catastrofi per le stagioni dei monsoni e dei cicloni. L’impatto ambientale del flusso di persone è stato limitato adottando misure quali la riduzione della domanda di legna da ardere, grazie alla fornitura di gas di petrolio liquefatti (GPL) da utilizzare come combustibili alternativi per cucinare e riscaldare. La prevalenza dei casi di malnutrizione acuta nel mondo, che aveva toccato livelli allarmanti a fine 2017, oggi è scesa sotto la soglia di emergenza (dal 19 al 12 per cento), la sicurezza alimentare è migliorata, la copertura delle vaccinazioni ha raggiunto l’89 per cento, e il numero di gestanti che partoriscono in strutture sanitarie è cresciuto dal 22 al 40 per cento. A dispetto di questi e di altri risultati ottenuti, i Rohingya continuano a trovarsi in una situazione estremamente precaria, e ciò non fa che sottolineare l’importanza di assicurare un sostegno duraturo. Fino a quando le cause alla radice delle migrazioni dal Myanmar non saranno affrontate e i rifugiati messi nelle condizioni di potervi fare ritorno volontariamente in condizioni sicure e dignitose, sarà necessario garantire supporto alle autorità del Bangladesh per poter rispondere ai bisogni dei rifugiati e delle comunità di accoglienza.Il Piano congiunto di risposta 2018 era stato finanziato per il 69 per cento, vale a dire 655 milioni di dollari USA rispetto ai 950 milioni richiesti.

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La crisi umanitaria in Yemen

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

yemen crisi umanitariaCon oltre otto milioni di persone la cui sopravvivenza in Yemen dipende dall’assistenza alimentare, il destino di coloro che sono stati coinvolti nel lungo conflitto è ora nelle mani di un esiguo numero di governi donatori. Quasi l’80 percento dei finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite, World Food Programme (WFP) destinati allo Yemen è stato fornito quest’anno dagli Stati Uniti, dalla Germania, dall’Unione Europea e dal Regno Unito. Gli Stati Uniti hanno fornito il maggior contributo singolo (386 milioni di dollari).”Sono passati più di 1.000 giorni dall’inizio della crisi in Yemen e l’unico motivo per cui possiamo ancora continuare ad offrire assistenza a milioni di yemeniti è la generosità di una manciata di Paesi impegnati”, ha affermato David Beasley, Direttore Esecutivo del WFP. “Le popolazioni di questi Paesi e i loro governi stanno salvando vite in Yemen, ogni giorno, e noi li ringraziamo di cuore per il loro sostegno. La situazione, però, continua ad essere disperata, e abbiamo bisogno che altri governi donino subito in modo da poter mantenere le persone in vita. E, cosa più importante, chiediamo che si ponga fine al conflitto che sta causando questa catastrofe”.Ulteriori significativi contributi alle operazioni del WFP in Yemen quest’anno provengono dal Giappone, dai fondi e dalle agenzie delle Nazioni Unite, dal CERF (UN Central Emergency Response Fund), dall’Arabia Saudita, dalla Norvegia e dal Canada. Il CERF, Fondo Centrale per la Risposta alle Emergenze dell’ONU, riceve ampio sostegno da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite, con Germania, Svezia, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia in cima alla lista dei donatori nel 2017.Nonostante la generosità di questi donatori, le operazioni del WFP in Yemen richiedono ulteriori 277 milioni di dollari per fornire assistenza alimentare fino a giugno del prossimo anno. Da agosto, il WFP ha fornito assistenza alimentare a sette milioni di persone, ma circa la metà di queste ha potuto ricevere solamente il 60% delle loro razioni a causa delle ristrettezze nei fondi.

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Con Oracle maggiori controlli e più rapidità nella gestione dei rifugiati in Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 maggio 2016

Oracle_headquartersMunich/ Nuremberg, L’aumento delle richieste di asilo in Germania, spinto dall’arrivo di rifugiati in fuga a seguito della crisi umanitaria in Siria, ha portato l’ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati della Germania – il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BAMF) – a collaborare con Oracle per creare un sistema di gestione digitale per elaborare in modo rapido ed efficace i dati relativi all’effettivo arrivo e alle domande di asilo. Il sistema, denominato ASYL Online, si collega ai sistemi di altre autorità federali come il Federal Criminal Police Office e il Central Register of Foreign Nationals, assicurando coerenza e garantendo che tutti gli enti necessari lavorino sugli stessi documenti aggiornati, supportati da dati biometrici sicuri.
ASYL Online è stato sviluppato in tempo record con una focalizzazione sulla sicurezza, una rapida acquisizione ed elaborazione dei dati e un’integrazione senza problemi con i sistemi esistenti per assicurare un’implementazione semplice e rapida. Frank-Jürgen Weise, responsabile del BAMF, ha affermato:“Il nostro vecchio sistema era progettato per elaborare circa 50.000 richieste di asilo all’anno. Oggi, abbiamo la necessità di elaborarne oltre un milione, vale a dire venti volte in più. Era chiaro che avevamo bisogno di un sistema più efficiente che potesse essere realizzato in un tempo record: ora siamo perfettamente attrezzati. Nel corso dell’anno saremo in grado di avere un quadro chiaro di chi si trova nel nostro paese con lo stato di rifugiato, garantendo che ottengano i diritti previsti, mostrando al contempo al pubblico che il processo è sotto controllo e viene eseguito in modo disciplinato”.Frank Obermeier, vice presidente e country leader di Oracle Germania, ha aggiunto: “Le sfide per un progetto di dimensioni così mastodontiche risiedono nella complessità del sistema, negli stretti vincoli di tempo e nelle rigorose richieste. Per compiti come questo, è necessario un team che lavori alacremente e una piattaforma tecnologica agile. In collaborazione con i nostri partner di BAMF, Oracle ha dato il massimo per portare a compimento questo progetto non solo importante ma anche estremamente urgente”.Le attività per lo sviluppo del sistema sono iniziate nel novembre 2015 e lo stesso è stato lanciato a gennaio 2016. In soli due mesi, Oracle Consulting ha installato due centri di elaborazione a Norimberga. I sistemi operano su hardware Oracle Exalogic ed Exadata. Il progetto è stato supportato da Thomas Kurian, Presidente del Product Development di Oracle.

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Yemen: prosegue la crisi umanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

La situazione nello Yemen settentrionale resta ancora estremamente tesa e variabile. Sempre più sfollati civili yemeniti del governatorato di Sa’ada continuano a fuggire nelle province vicine mentre inizia il terzo mese di conflitto tra le truppe governative e le forze di Al Houti. Il governatorato di Sa’ada è tuttora isolato e l’accesso al confinante governatorato di Al Jawf è stato ridotto a un solo distretto. Secondo i nuovi arrivati nel campo di Al Mazrak, nel governatorato di Hajjah, gli scontri a Sa’ada si sono estesi anche ai distretti più a sud. Sempre più sfollati interni abbandonano quelle aree, soprattutto il distretto di Haidan. Ogni giorno circa 200 persone arrivano al campo di Al Mazrak. Nel governatorato di Amran, ogni giorno si stima che circa 70 nuovi sfollati raggiungano le aree di distribuzione degli aiuti. Altri sfollati arrivano anche dalla capitale Sana’a. La popolazione civile continua a sopportare il peso maggiore del conflitto e la situazione umanitaria è drammatica. La maggior parte degli sfollati interni hanno lasciato in tutta fretta le loro case e fattorie e si sono avventurati in un rischioso viaggio verso luoghi in cui pensavano di poter trovare rifugio e sicurezza. Molti di loro si muovono a piedi, a volte per 4 o 5 giorni, e arrivano esausti e disperati. In risposta al crescente numero di sfollati interni in arrivo nel governatorato di Hajjah, le autorità locali hanno individuato un secondo sito per un nuovo campo, a circa 5 km da quello di Al Mazrak. La ricerca di un secondo sito anche nel governatorato di Amran è ancora in corso. L’UNHCR ha già posizionato tende, materassi, coperte e altri aiuti per oltre 2.000 persone sul lato saudita del confine. Ai 5 milioni di dollari chiesti dall’UNHCR con un appello per l’emergenza umanitaria in Yemen mancano ancora 2,6 milioni. I contributi permetteranno all’UNHCR di organizzare la gestione dei campi, di allargare il processo di registrazione, di proteggere gli sfollati interni e di fornire tende e ulteriore assistenza umanitaria fino alla fine dell’anno.

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