Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘crisi’

La crisi trasforma case vacanza e b&b in affitti a lungo termine

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Se il turismo rappresenta uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia anche gli affitti turistici hanno cambiato volto: secondo i dati di Zappyrent, la startup tecnologica italiana che punta a semplificare il mercato degli affitti a medio-lungo termine, il calo dell’offerta di annunci a breve termine (case vacanza e B&B) registrato dai grandi player del settore (-37%) è stato compensato da un aumento dell’offerta di appartamenti in affitto a medio-lungo termine (+330%). Molti proprietari non più in grado di sfruttare i propri appartamenti affittandoli giornalmente ai turisti hanno optato per locazioni più lunghe. Bologna, Milano e Roma le città che hanno visto mutare più velocemente la propria offerta di appartamenti.Cambia anche il rapporto tra stanze e appartamenti disponibili: se i posti letto in doppia e le stanze singole nel 2019 (periodo marzo-agosto) rappresentavano ben il 72% dell’offerta, nello stesso periodo del 2020 questa percentuale è scesa al 37%. Nello stesso periodo, la durata media del contratto d’affitto sottoscritto è passata dai 5,97 mesi agli 8,37 (+40,2%).Infine, la richiesta di stanze, posti letto e appartamenti da parte di stranieri è calata del 33%.

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La crisi del “sistema” scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Penso alla scuola in Italia. Taluni insegnamenti e certe materie, per quanto rinnovati, non hanno futuro. I giovani d’oggi vogliono essere appagati da conoscenze diverse. Essi, sono consapevoli che se dovessero seguire i richiami del presente finirebbero con il percorrere una strada che diventa, improvvisamente, un vicolo cieco. Appare impossibile procedere oltre.
Noi, invece, amiamo gli spazi aperti. Vogliamo essere viaggiatori del futuro, sfidare le leggi della tradizione e della consuetudine e sentirci in questo senso trasgressivi. Lo vogliamo essere e basta. Intendiamo respirare l’aria dei tempi che si proiettano in avanti e non di quelli che rimpastiamo con il nostro passato.
A questo punto mi chiedo come può la scuola interpretare, nella sua didattica, interpretare al meglio questa ansia-attesa snocciolandola attraverso il suo messaggio culturale. È che restiamo ingolfati dal retaggio dei nostri padri più propensi a volgere lo sguardo al passato e a guadare con sospetto il futuro. Un divenire tecnologico, novatore nei rapporti umani, nell’impatto con l’ecosistema e votato alla coesistenza pacifica tra le genti. Nel frattempo, ci accorgiamo che i nostri idoli di sempre si stanno infrangendo miseramente uno dopo l’altro nel diverso modo di rappresentare e gestire la politica, nell’interagire con i nostri simili, nel sentire religioso e nell’affrontare la sofferenza umana. E da qui parte la consapevolezza che il nostro deficit culturale è dipeso dalla incapacità della scuola di ogni ordine grado di colmare i nostri vuoti cognitivi e di rappresentare le novazioni nel modo più appropriato e al passo con gli eventi che ci circondano e ci compenetrano. (Riccardo Alfonso)

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La crisi della governance politica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In questi giorni assistiamo al solito balletto, con maggioranze e minoranze che escono dal voto popolare e giocano la loro parte tra chi forma un governo e chi resta all’opposizione, al ritmo di una musica fatta di compromessi e rinvii su programmi intesi a conferire un assetto più conforme al passo con i tempi. In questo modo la politica spesso non decide e finisce con rendere il solco più profondo con la società civile, l’evoluzione tecnologica e la difesa dei ceti più deboli. Il male oscuro, che determina questa impasse, è espresso dalla mancanza di un confronto sui programmi piuttosto che sulle sole persone e sulla omogeneità d’intenti scaturiti dalla maggioranza parlamentare e vi concorre per la formazione di un governo. Se a questo punto ci caliamo nella fattispecie odierna è condivisibile l’idea di quanti ritengono l’attuale sistema politico italiano ingessato poiché ogni possibile riforma, per quanto possa essere discutibile, si blocca nel corso d’opera dai veti incrociati legati più ad interessi partigiani che ad obiettive valutazioni di merito. D’altra parte, da 25 anni a questa parte i partiti in Italia hanno espresso una loro immagine opacizzata tanto da provocare reazioni, a volte scomposte nel corpo elettorale e in qualche modo hanno favorito la nascita di partiti ad personam. Possibile che non ci rendiamo conto sulla necessità, se non l’urgenza, e il discorso vale anche per i rappresentanti della Comunità europea, che si addivenga non attraverso i soliti lunghi dibattiti e i noiosi approfondimenti, per favorire i rinvii e non le possibili soluzioni, ma con il prendere decisioni rapide? È il caso, ad esempio della guerra civile in Libia. Avremmo potuto evitarla o per lo meno ridurne gli effetti distruttivi se si fosse intervenuti per tempo, unitamente all’U.E., ed invece abbiamo lasciato incancrenirla ed ora che vorremmo correre ai ripari non sappiamo da che parte incominciare e finendo solo con il renderci ridicoli con la nostra manifesta impotenza. (Riccardo Alfonso)

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Le ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte, una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Se ora ci caliamo nella nostra italiana contemporaneità posso pensare che, grosso modo, sono stati tre i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i comunisti con le loro diverse sfaccettature. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista colorandosi di social democrazia sulla scia di Saragat. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci problemi di straordinaria importanza fino, certe volte, a deliri di onnipotenza. Basta pensare che noi attraverso il Dna possiamo stabilire il futuro genetico d’intere generazioni e possiamo provocare speculazioni spaventose su questo piano. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da comprendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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UNHCR: necessarie soluzioni durature alla crisi dei Rohingya

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, esorta a rinnovare supporto e soluzioni a favore delle comunità di apolidi e sfollati Rohingya sia all’interno sia al di fuori del Myanmar.A tre anni dall’inizio dell’ultimo esodo dei rifugiati Rohingya verso il Bangladesh ad agosto 2017, permangono criticità che continuano a evolversi. La pandemia da COVID-19 ha aggiunto ulteriori complessità. La comunità internazionale non deve solo continuare a supportare i rifugiati e le comunità che li accolgono, ma adattare l’assistenza alle loro esigenze fondamentali e ampliare la ricerca di soluzioni.Le comunità Rohingya stimano che fino a tre quarti del proprio popolo oggi viva al di fuori del Myanmar. L’UNHCR e il Governo del Bangladesh hanno registrato separatamente oltre 860.000 rifugiati Rohingya negli insediamenti di Cox’s Bazar. Il Bangladesh ha dimostrato profondo impegno umanitario nei loro confronti. Ha assicurato protezione ed esteso le attività di assistenza umanitaria salvavita, e ora accoglie nove decimi dei rifugiati Rohingya registrati nella regione Asia-Pacifico. Tale generosità deve essere riconosciuta mediante investimenti continui a favore sia dei rifugiati Rohingya sia delle comunità di accoglienza bangladesi.In definitiva, la soluzione alla condizione dei Rohingya riguarda il Myanmar e la capacità di implementare con efficacia le raccomandazioni della Commissione consultiva sullo Stato di Rakhine, alla cui realizzazione si è impegnato il Governo del Myanmar.
La creazione di condizioni che favoriscano il ritorno della popolazione Rohingya in modo sicuro e sostenibile richiederà l’impegno della società nel suo complesso, la ripresa e la promozione del dialogo tra le autorità del Myanmar e i rifugiati Rohingya, nonché altre misure che contribuiscano a instaurare un rapporto di fiducia. Tra queste vi sono la necessità di revocare le restrizioni alla libertà di circolazione, riaffermare che gli sfollati interni Rohingya possano fare ritorno ai propri villaggi e assicurare un canale definito per poter acquisire la cittadinanza.Fuori dal Myanmar, gli sforzi collettivi devono essere diretti non solo ad assicurare la dignità e il benessere dei Rohingya oggi, ma anche a preservare le loro speranze e a migliorarne le prospettive per il futuro. Ciò significa lavorare non solo a soluzioni durature nel Myanmar stesso, ma anche a opportunità di studio e lavoro fuori dai Paesi di asilo, e a canali di ammissione a Paesi terzi per quanti presentano le vulnerabilità più gravi.
La forza e la resilienza del popolo Rohingya esiliato in Bangladesh e in altri Paesi hanno rappresentato le fondamenta della risposta umanitaria negli ultimi tre anni, e sostenuto a loro volta le comunità di accoglienza. Rispettare e riconoscere il loro coraggio e le loro capacità significa assicurare che i Rohingya non siano dimenticati, nel momento in cui la crisi che li affligge entra nel quarto anno.

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Le nostre crisi di identità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Fin dai primi vagiti cerchiamo di farci notare e ad allargare la nostra sfera d’influenza. Nel prosieguo ogni momento della nostra esistenza diventa un’occasione per farci distinguere e a centrare l’attenzione degli altri su di noi. Questa tendenza non è solo individuale ma collettiva. Il grande oratore affascina con la sua eloquenza e si procura dei fan che in un certo qual modo si identificano con lui e tendono ad appropriarsi dell’ascendente che promana per sentirsi parte di una comunità di pensiero e comportamentale affine. Se questo aspetto lo rapportiamo all’agire politico odierno forse è più agevole comprendere il nostro atteggiamento nei confronti di chi scende in piazza, è ripreso dai media nei talk show o nelle interviste compresa la carta stampata. Incominciamo con il notare che la cartina di tornasole si ripone tutto nel saper esercitare l’eloquenza come arma di comunicazione di massa cogliendo con abilità i nostri punti più sensibili nel nostro vedere gli eventi della vita e di ricercare chi sa metterli in mostra con sagacia e fermezza. Tutto questo, ad esempio, potrebbe spiegare gli “umori” degli italiani nei confronti di taluni politici. Penso al successo elettorale di Matteo Renzi alle europee del 2014. E’ bastato poco per suscitare in noi una speranza di rinnovamento dei politici, della loro classe dirigente e del loro modo di gestire gli eventi nel corso d’opera. Ma gli è bastato un passo falso per far crollare la sua leadership. Da qui la ricerca affannosa per scuotere l’immobilismo esistente. Fu trovato, nell’immaginario collettivo, nel carisma esercitato da Grillo e dal suo Movimento. Divenne il classico grimaldello per cercare di rendere consapevoli i responsabili dei partiti tradizionali che era caduto il carisma ideologico e che era il popolo con la sua sete di giustizia, onestà e franchezza di idee e modo di esporle per fare la differenza con il passato. Ma se è l’ascendente di taluni per procurarsi sostenitori vi è anche il rovescio della medaglia nella perdita di fiducia nel sentire popolare se l’eroe del giorno tradisce questo rapporto fiduciario non nutrito con sincerità ma con l’inganno. Lo è stato per Renzi con la sua famosa frase: “Enrico stai sereno…” e qualche giorno dopo lo accoltellò alle spalle. Renzi giura che non fu intenzionale ma a poco serve se è percepito diversamente dal popolo degli elettori. Ora è la volta di Matteo Salvini e gli chiediamo, riesumando una famosa frase latina: Quousque tandem abutere patientia nostra? (Riccardo Alfonso)

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Crisi: la differenza tra Italia e il resto del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Due situazioni sono note da anni. La prima è che gli U.S.A. hanno fondato la crescita della propria economia sui soldi degli investitori stranieri e che l’Italia ha preso i soldi dei risparmiatori domestici, istituzionali e forestieri per arricchire gli speculatori. Nel primo caso l’America ha consolidato nel mondo la sua leadership e la sua capacità di competere con le economie emergenti mentre l’Italia ha gonfiato a dismisura il suo debito primario senza lasciare al sistema paese una solida eredità. Tutto questo oggi è stato ignorato e si vuole anche trovare l’alibi affermando che la crisi è planetaria e che siamo in buona compagnia con quel colosso che si chiama Stati Uniti ma ora dobbiamo parlare anche di Cna e Russia. Vogliamo in questo modo continuare a prenderci in giro o a trovare una scusa per spremere ancora di più chi ha dato sempre molto per ricevere poco e per continuare a favorire quelli che molto hanno ricevuto per offrire poco?
Gli osservatori economici mondiali sono qualcosa di diverso dalle borse, notoriamente emotive e volatili, e il loro giudizio sull’Italia è di merito. In pratica si dice ai nostri governanti: smettetela di pensare ai vostri personali vantaggi e guardate alla crescita del paese. Mettete mano alle riforme realisticamente e non solo con gli annunci. Riformare il welfare, la sanità, la scuola, il lavoro, la giustizia, il fisco, la politica non significa maggiori spese ma, semmai, risparmiare poiché si mette ordine al sistema, si evitano sprechi, e si razionalizzano le risorse disponibili. Ma a chi le diciamo queste cose? Come si dice? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. (Riccardo Alfonso)

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Le democrazie in crisi: storie del XXI secolo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Il travaglio vissuto dalle generazioni che si sono avvicendate nel XX secolo ha avuto un solo intendimento: quello di cercare una strada nuova per dare alla democrazia il suo sbocco naturale di là delle terribili intromissioni dei vari totalitarismi e preservarla in futuro dai rischi incombenti. Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo ci stiamo rendendo conto che quella speranza attesa si sta miseramente sbriciolando. È che il sistema di dominio portato avanti per regolare le sorti del pianeta sta drammaticamente attestando i suoi limiti mentre non si intravede ancora una alternativa rivolta a preservare la democrazia. Siamo al cospetto di una rottura delle società profonda e brutale che non solo colpisce i paesi già a rischio involutivo, sul piano dei valori che possiamo chiamare libertà, giustizia, uguaglianza sociale, ecc., ma estende la sua trama perversa anche in comunità dove tale difesa è stata consolidata nel tempo o si riteneva che lo fosse.
Abbiamo fallito nella nostra vocazione dello stare insieme stuzzicando il regionalismo e il separatismo. E ora ci si mette anche il covid-19.
Abbiamo fallito ricercando la panacea nel capitalismo ma senza aver trovato l’antidoto alle sue distorsioni a partire dal consumismo, dalle logiche del possesso cinico e spregiudicato e dallo sfruttamento delle risorse umane.
Abbiamo fallito cercando nell’insegnamento di Marx un comunismo dal volto umano ma lo abbiamo trovato incapace di proporsi come lo strumento risolutore dei nostri traumi esistenziali.
Abbiamo fallito volendo rappresentare una democrazia che sapesse conciliare i diritti con i doveri del popolo sovrano smorzando le potenziali conflittualità.
Abbiamo fallito invocando una società di giusti come sta accadendo in Italia dove una Corte Costituzionale non difende il diritto degli offesi ma le esigenze della finanza pubblica sebbene tale raffigurazione sia nei fatti fallace. (Riccardo Alfonso)

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Le aziende che hanno saputo reagire alla crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Resilienti, pronti al cambiamento e ad affrontare le sfide, anche le più inaspettate, contando sulle proprie forze e sulla capacità di guardare oltre, nonostante il particolare momento: è questo il profilo degli imprenditori della manifattura italiana fotografato oggi dall’Osservatorio MECSPE (Fiere di Parma, 29-31 ottobre 2020), che Senaf ha realizzato analizzando il II trimestre dell’anno in corso. Il virus ha inciso inevitabilmente sulla performance delle PMI italiane, impattando negativamente su quasi 9 aziende su 10. Se però il 14% degli imprenditori dichiara di essere già tornato pienamente alla normalità e il 65% conta di farlo entro massimo un anno (il 23% entro 6 mesi), l’indice di fiducia generale registrato dall’indagine posiziona lo stato d’animo delle imprese italiane, in una scala da 1 a 9, su un livello “medio” rispetto alla situazione attuale. Gli ultimi mesi hanno visto un’accelerazione digitale necessaria, soprattutto in fase di lockdown, per coloro che non sono stati costretti a bloccare per un periodo le attività di produzione, pari al 62% degli intervistati. Una spinta a cui 6 aziende su 10 si sono adeguate prontamente, sapendo reagire alla crisi grazie agli investimenti introdotti da tempo in nuove tecnologie, e alla messa in campo di strumenti utili al distanziamento sociale: piattaforme per la gestione da remoto di riunioni e meeting, adottate dal 36%, tecnologie di design per ridisegnare in ottica di sicurezza i nuovi spazi della fabbrica 4.0 (10%), sistemi virtuali che consentono il controllo da remoto di attività operative (7%), fino alle piattaforme di design collaborativo e di simulazione del processo produttivo per lo sviluppo dell’intero prodotto (5%) e alle app e software per localizzare e tracciare i percorsi delle persone presenti in fabbrica (4%). La resilienza delle aziende della manifattura, inoltre, si dimostra anche nella scelta, già attuata o in valutazione, di riconvertire la produzione su altri settori (12%), nonché nei provvedimenti tempestivi attuati nel corso della fase emergenziale, tra cui rientrano i piani di sicurezza redatti per evitare i rischi di contagio (55%), l’introduzione di formule di smart/flex working (43%), con il 34% che ha previsto la riduzione dei costi di esercizio, il 29% che ha continuato a investire su innovazione e nuove tecnologie e il 19% che ha puntato sulla formazione aziendale a distanza. Conseguenze che hanno probabilmente portato alla scelta, per quasi la metà, di continuare a investire entro l’anno fino al 10% del proprio fatturato in innovazione, con un 17% degli intervistati intenzionato a spingersi tra l’11% e il 20%.
La pandemia da Covid-19 ha messo in crisi i tradizionali schemi di mercato adottati fino a qualche mese fa.La nuova fase, all’insegna della rapida corsa dei processi digitali, ha aperto di conseguenza nuove opportunità per inserire e formare più giovani in fabbrica. Se da un lato il 26% preferisce non prevedere al momento assunzioni di questo tipo, il 20% sta valutando di introdurre giovani specializzati nel campo delle tecnologie 4.0 provenienti da ITS o Università o con già un minimo di esperienza lavorativa. Il 13%, inoltre, sta predisponendo percorsi formativi interni ai giovani già dipendenti dell’azienda, mentre il 9% sta valutando di assumere giovani anche senza una precedente formazione scolastica o lavorativa, predisponendo però percorsi formativi specifici interni.
Gli utenti sembrano apprezzare le numerose iniziative di business nate in versione digitale negli ultimi mesi per imprese e professionisti a seguito della situazione imposta, soprattutto per questioni di sicurezza (21%), ma l’off-line rimane il canale preferenziale. Il 27%, pur giudicando l’online una valida alternativa, continua a frequentare eventi live, e il 35% crede che prossimamente l’esperienza digitale delle manifestazioni dovrà necessariamente tornare ad essere abbinata all’esperienza fisica, con le tradizionali fiere già dal prossimo autunno.

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Crisi: La trappola

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Scriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, assuma adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. E’ un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati, che hanno già dato, ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, dovremmo dire: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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Crisi del settore del banqueting e del catering

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Un intervento normativo che riconosca lo stato di crisi del settore del banqueting e del catering che alimenta un giro di affari annuo pari a circa 2 miliardi e 200 milioni di euro di fatturato ed è parte fondamentale del sistema turistico italiano, con oltre 2.200 imprenditori che operano su tutto il territorio nazionale e circa 100mila addetti di cui 13.500 con contratto a tempo determinato. E’ la richiesta congiunta rivolta al Governo contenuta in Avviso Comune condiviso dalle parti sociali della contrattazione nazionale di settore, i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e l’associazione imprenditoriale Fipe Confcommercio. Le parti sollecitano la proroga in continuità del Fondo di Integrazione Salariale fino al 31 dicembre 2020 per il sostegno al reddito dei lavoratori, con rifinanziamento delle misure, con semplificazione delle procedure e con tempi di erogazione certi e rapidi. E ancora interventi economici e fiscali, anche in riferimento al cuneo fiscale, volti a supportare la continuità dell’attività imprenditoriale, quale strategia fondamentale per consentire la conservazione del tessuto aziendale esistente e fattore determinante per mantenere nel tempo, anche dopo la fase emergenziale, l’occupazione.
«L’intero settore turistico italiano ha subito e sta subendo i drammatici riflessi economici della grave situazione causata dalla pandemia da Covid-19 con perdite stimate di fatturato dell’80% anche considerata l’impossibilità di prevedere una ripresa certa delle attività in tempi rapidi» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Fabrizio Ferrari sottolineando anche «le pesanti ripercussioni su tutta la filiera di migliaia di piccole e medie aziende dell’indotto generato dal comparto turistico che quest’anno subiranno gravi perdite a causa della pandemia». «Tutto questo rischia di compromettere la tenuta delle attività di impresa e dei livelli occupazionali, con le immaginabili conseguenze in termini di costo sociale, di perdita delle professionalità faticosamente costruite e di ulteriore calo dei consumi» ha aggiunto il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini. «I provvedimenti del Governo fin qui adottati – ha concluso – rischiano di rivelarsi insufficienti. Sono necessarie misure a lungo termine che accompagnino il settore verso l’auspicata ripresa a pieno regime delle attività».

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Fondo UE per le crisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

I leader locali e regionali hanno appoggiato le proposte della Commissione europea che aumenterebbero la dotazione finanziaria dell’UE di 2 miliardi di euro in modo da consentire una risposta diretta alle crisi future. Sulla scorta degli insegnamenti tratti dalla pandemia di Covid-19, nel corso di un dibattito con il commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i membri del Comitato europeo delle regioni hanno anche chiesto nuove regole per consentire alle regioni e alle città di poter fruire del sostegno diretto dell’UE durante i periodi di emergenza.I membri del Comitato europeo delle regioni, l’assemblea dei rappresentanti politici degli enti locali e regionali dell’UE, hanno accolto con favore gli sforzi compiuti dalla Commissione europea per rispondere alla pandemia di Covid-19. Il Comitato ha inoltre dato il suo sostegno alle recenti proposte per rafforzare la componente rescEU del meccanismo di protezione civile dell’Unione europea, che fornisce all’UE risorse di emergenza quali aerei e attrezzature mediche per aiutare le comunità colpite da crisi. In marzo, il Comitato europeo delle regioni ha lanciato una piattaforma di scambio online che consente alle amministrazioni locali e regionali di condividere le buone pratiche nella gestione della pandemia di Covid-19, come anche di valutare la risposta dell’UE. Il Comitato ha inoltre proposto l’istituzione di un meccanismo dell’UE per le emergenze sanitarie volto ad aiutare le città e le regioni ad assumere personale medico supplementare, ad acquistare maggiori dispositivi medici, a sostenere i servizi di terapia intensiva e a fornire strumenti e materiale di igienizzazione per ospedali e scuole, tutte misure di cui si è tenuto conto in larga misura nei piani di ripresa dell’UE.Nel corso del dibattito, i membri del Comitato hanno fornito esempi di misure e buone pratiche adottate a livello locale, basate sull’esperienza da loro fatta sul campo nella lotta contro l’attuale pandemia di Covid-19.

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“Le priorità per uscire dalla crisi sono creare reti pronte al futuro e puntare all’inclusione digitale”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

“Dietro alla pandemia ci sono altre sfide che daranno forma al nostro futuro: il cambiamento climatico e l’impatto delle attività umane sull’ambiente, l’urbanizzazione, lo sviluppo economico e umano, la debolezza di infrastrutture, servizi e sistemi che credevamo più resilienti”: è sul domani che si snoda la riflessione di Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia pubblicata su “Genio & Impresa” (genioeimpresa.it). Come spiega sul web magazine di Assolombarda, la situazione generata dallo scoppio del Coronavirus impone una riflessione sulla rete, strumento che nei mesi dell’emergenza si è rivelato vitale: “Mai come oggi è emersa l’importanza di creare reti pronte al futuro, una necessità che può materializzarsi d’improvviso sotto la spinta di fenomeni nuovi. Da qui il bisogno di lavorare per eliminare le disparità di accesso alla rete e porre fine al digital divide culturale”. Cambiare è fondamentale, soprattutto perché la situazione attuale è destinata a durare secondo l’AD di Cisco Italia: “Ogni azienda deve rendersi conto che la “nuova normalità” è qui per restare ed è importante affrontarla insieme”. Come fare dunque per far fronte a questo mutamento epocale? Prosegue Santoni: “Le competenze devono evolversi. Non possiamo più permetterci né l’esclusione economica, culturale e infrastrutturale dall’accesso alle reti e alle possibilità che offrono, né di non sfruttare il potenziale delle persone, delle comunità, della trasformazione sociale che è possibile alimentare anche attraverso la tecnologia”. Non solo, l’AD di Cisco Italia ritiene centrale il potenziamento delle reti per supportare il lavoro da remoto: “Solo nella prima settimana di lockdown il traffico online è aumentato del 33%. Sono necessarie reti che sappiano offrire la fluidità e le caratteristiche utili a sfruttare con efficacia gli strumenti di comunicazione e collaborazione in video. È importante poter accedere in modo efficace e scalabile alle risorse in cloud”. Un altro fattore fondamentale secondo Santoni è la sicurezza, dal momento che più si amplia l’accesso alla rete tanto più aumenta la superficie di attacco. Sulla ricetta per uscire dalla crisi Agostino Santoni sembra avere le idee chiare: “Se vogliamo che il nostro sistema economico e il sistema Paese recuperino e mantengano la competitività, dobbiamo fare leva su un digitale disponibile per tutti e moltiplicarne il valore grazie al nostro ricco capitale umano e alla nostra creatività. È necessario che tutte le controparti adottino una visione collettiva nello sviluppo del loro business, puntino sulle competenze delle persone, si considerino cittadine di una comunità in cui il digitale diventi il motore per costruire un futuro più inclusivo e al contempo per avere un business più competitivo”. Cogliere questa sfida e saper trarre vantaggio dalla situazione attuale diventa quindi un imperativo: “È un’occasione che non possiamo perdere. Il digitale offre alle aziende la possibilità di ripensare i propri processi e la propria operatività, ottenere più efficienza, produttività e tagliare i costi. Con il cloud è possibile ottenere le soluzioni più evolute senza “importare” nell’azienda la complessità, con l’IOT si possono far “parlare” gli asset delle nostre imprese, raccogliere dati e informazioni con cui alimentare i processi decisionali, avere tecnologie di rete sempre più autonome, intelligenti e intrinsecamente sicure”.

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Primo numero de “L’osservatorio internazionale crisi d’impresa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il primo numero de “L’osservatorio internazionale crisi d’impresa”. Un bollettino che segnala le novità legislative e giurisprudenziali degli ultimi tre mesi relative all’insolvenza in ambito transnazionale. Nelle quattro sezioni del documento (novità legislative, giurisprudenziali, dagli organismi e dalle associazioni internazionali, convegni e webinar), si fornisce evidenza, in particolare, delle misure straordinarie varate dai Governi per fronteggiare la pandemia da Covid-19. Inoltre spazio alle prime importanti pronunce adottate durante l’emergenza in ordine all’insolvenza di grandi gruppi, accentuata o provocata dalla pandemia. La comparazione con gli ordinamenti stranieri oltre a tenere costantemente acceso il dibattito sugli istituti e sulla loro applicazione nel Paese d’origine, potrebbe assumere una rilevante funzione propedeutica per la predisposizione di future proposte legislative sulle crisi e sull’insolvenza. Un importante spunto di riflessione viene offerto, inoltre, dalla notizia dell’approvazione del Codice civile cinese, l’entrata in vigore del quale è prevista per il 1° gennaio 2021, vera conquista di civiltà giuridica che segna un punto di svolta per l’avvio di una nuova fase di riconoscimento dei diritti civili nella storia della Repubblica Popolare Cinese.

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Nissoli (FI): Bene servizio svolto dall’Unita’ di Crisi della Farnesina!

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

“Questa settimana, in occasione dell’audizione, in Commissione Esteri, del direttore dell’Unita’ di Crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia, sono intervenuta per sottolineare l’ottimo lavoro svolto dalle nostre ambasciate e consolati sul territorio di mia competenza del Nord e Centro America nell’assistere i connazionali durante la pandemia e organizzare i rientri per chi era bloccato all’estero. Infatti, nonostante qualcuno faccia polemica populistica, tutti quelli che dovevano rientrare sono rientrati e un ultimo volo è previsto prossimamente dal Messico. Cosa diversa, invece in Sud America. Comunque, il direttore Verrecchia ha assicurato l’impegno costante della diplomazia italiana nell’aiutare i processi di rientro anche attraverso il lavoro di assistenza per ottenere le autorizzazioni necessarie alle compagnie aeree per effettuare i voli, cosa non scontata in tempi di covid-19!In sostanza, la Farnesina, con l’Unita’ di Crisi e l’applicazione viaggiaresicuri.it, e’ costantemente in contatto con i connazionali in viaggio e pronta ad avvertire di eventuali pericoli purché ci si sia registrati preventivamente! Quindi, faccio un appello affinché chi si trova in viaggio si registri su viaggiaresicuri.it e riceverà le informazioni opportune direttamente sul palmare!” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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La crisi attuale ha cambiato i paradigmi del mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I momenti di crisi sono sempre quelli che portano ai cambiamenti più grandi, perché richiedono ripensamenti, riorganizzazioni e nuove soluzioni. Sono anche i periodi di maggiore accelerazione di fenomeni già in corso. La crisi infatti “obbliga” le imprese a reinventarsi, a innovare velocemente, a digitalizzarsi per non soccombere; le imprese si ritrovano così a dover svolgere sempre più attività diverse, molte delle quali superano i confini delle proprie competenze.Prendiamo per esempio uno studio di architettura che deve far lavorare da remoto alcuni dei suoi dipendenti. Chi, all’interno dell’azienda, si potrebbe occupare delle attivazioni tecnologiche necessarie per lo smart working? È probabile che la società non abbia un reparto IT che possa avviare il sistema e magari fare assistenza. O ancora, prendiamo ad esempio un’azienda italiana che fino a prima della crisi vendesse principalmente attraverso il canale fisico del negozio: moltissimi sono i casi di imprese che in questi mesi hanno dovuto creare da zero una piattaforma per l’e-commerce e che la dovranno mantenere attiva anche nei mesi a venire. Ma come fare se non si hanno le competenze tecniche o anche solo il tempo necessario? Assumere una persona o affidarsi a una società esterna specializzata? Ecco perché i problemi di tempo e di risorse (non solo finanziarie) possono essere facilmente risolti con l’outsourcing. Ricorrere stabilmente a fornitori esterni per la gestione operativa di una o più funzioni aziendali può diventare una scelta strategica importante per le aziende, soprattutto in questo periodo di ripresa.Non solo nei periodi di emergenza: l’outsourcing si è rivelata una pratica efficace anche in situazioni di normalità, perché affidare a terzi una o più attività – anche solo per un certo periodo – può avere diversi vantaggi e garantire un approccio integrato, personalizzato, efficiente e spesso anche costi più contenuti.Quali sono i principali vantaggi dell’outsourcing? A livello finanziario, esternalizzare le attività consente di tenere sotto controllo i costi fissi e spesso permette una riduzione dei costi operativi. Ma forse ancora più importante è che l’outsourcing aumenta significativamente la flessibilità e migliora la produttività interna dell’azienda perché riduce l’utilizzo di risorse e tempo per le operazioni non-core, permettendo quindi a un’impresa di concentrare i propri sforzi economici e organizzativi nelle attività chiave. Affidarsi a società o professionisti esterni, esperti in un certo campo o materia, permette inoltre di aumentare l’efficienza dei processi, e in alcuni casi anche di aumentare il grado di innovazione della propria offerta.Costi, flessibilità, know-how: affidarsi all’outsourcing nel momento di crisi consente di rimanere competitivi. Regno Unito e Stati Uniti, dove questa pratica è diffusa da tempo, affidano all’esterno soprattutto la gestione delle risorse umane e le attività produttive; in Italia invece vengono appaltati all’esterno i reparti di IT, di produzione e di logistica. Darsi la possibilità di esternalizzare permette di crescere più velocemente ed è in generale un grande moltiplicatore. Di possibilità e di guadagno.

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Uscire dalla crisi tassando grandi patrimoni e rendite da capitale

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

L’evidenza che l’emergenza pandemica globale sarebbe ricaduta come una scure sulle fasce più deboli della popolazione si va concretizzando giorno dopo giorno.L’ultimo decreto del governo ne è l’ennesima dimostrazione. Quello che avrebbe dovuto rappresentare il ‘rilancio’ dell’economia del nostro Paese si è rivelato in realtà l’ennesimo strumento per elargire sussidi a fondo perduto alle grandi imprese, le stesse che ogni anno staccano cedole milionarie ai propri azionisti o che evadono le tasse, portando gli ingenti profitti realizzati nel nostro paese, nei paradisi fiscali dentro e fuori l’Unione Europea.Un sistema neoliberista che negli anni ha di fatto precarizzato e impoverito lavoratori e ceti medi, erodendo la media e piccola impresa. Anziché affrontare questa emergenza ristabilendo il proprio ruolo centrale nell’economia del paese, il governo ha preferito che a dettare le priorità dell’agenda di governo fossero ancora una volta le Authority e le associazioni datoriali, che hanno ben altro scopo che l’interesse collettivo della popolazione.Nessun impegno rispetto al mantenimento dei livelli occupazionali, anzi prevedono apertamente la scomparsa tra 500.000 e 1 milione di posti di lavoro, condendo il tutto con un pressante richiamo all’ordine rivolto a Cgil Cisl Uil per l’attuazione del famigerato accordo siglato il 9 marzo del 2018, il cui obiettivo principale era bloccare l’istituzione del salario minimo per legge e l’approvazione di una legge sulla rappresentanza/rappresentatività sindacale.Trent’anni di tagli ai servizi e agli investimenti sociali, peggiorati negli ultimi decenni a causa delle pressioni e dell’austerità imposte al nostro Paese dall’Unione Europea con numerosi trattati il cui risultato finale è stato di permettere ai cosiddetti stati del Nord, in testa la Germania, di espandersi a spese nostre e degli altri paesi della sponda del Mediterraneo.La previsione, che ormai è data quasi per inevitabile, della scomparsa di centinaia di migliaia di posti di lavoro – dovuta alla caduta della domanda interna e dall’accentuarsi della concorrenza a livello internazionale – spinge il governo verso l’accettazione di presunti finanziamenti europei a fondo perduto o senza condizionalità, dal MES, il meccanismo di finanziamento dei paesi in difficoltà finanziaria, lo stesso che ha portato al tracollo la Grecia, al Recovery Fund destinato agli investimenti in campo sanitario: in entrambi i casi i Commissari Europei hanno già detto che presuppongono da parte dei paesi richiedenti, le necessarie riforme.A settembre la situazione sociale sarà ancora più disastrosa, ma non possiamo certo rimanere fermi ad aspettarne l’evoluzione quasi naturale verso il conflitto.
Il governo deve prendere i soldi da chi li ha accumulati in questi anni, tassando le rendite da capitale e i grandi patrimoni, reinternalizzando i servizi privatizzati a partire dalla sanità, dalla previdenza, dal terzo settore, con un grande piano di assunzioni nella pubblica amministrazione, eliminando la precarietà dalla scuola, dagli ospedali, dalla ricerca, dagli enti locali, dalle istituzioni culturali, garantendo a chi ha perso il lavoro il prolungamento della CIG e della FIS, il pagamento delle bollette e degli affitti, il bonus spesa, e tutto quanto necessario ad evitare che la crisi la paghino i soliti noti.Per quanto ci riguarda non ci siamo fermati nelle fasi 1 e 2 dell’emergenza: amplieremo ancor di più i momenti di lotta anche in queste settimane, con la manifestazione nazionale della scuola/ricerca/università il 10 giugno al MIUR, il 16 giugno manifesteremo davanti alle Regioni a sostegno anche delle tante vertenze che in queste settimane hanno attraversato i nostri territori, dagli stagionali ai taxisti, dai lavoratori alle partite Iva dello spettacolo, della cultura, dello sport; il 15 giugno saremo al Campidoglio per la manifestazione degli addetti al turismo, per il 18 giugno USB ha indetto lo sciopero nazionale del Trasporto Pubblico Locale mentre altre categorie stanno discutendo mobilitazioni nazionali e scioperi entro la fine di questo mese. (fonte: Unione Sindacale di Base in sintesi)

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I professionisti più colpiti dalla crisi economica

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Oltre 13mila euro per occupato lasciati per strada negli ultimi dodici anni. I liberi professionisti sono il comparto economico più colpito dalla crisi economica del 2008 con un calo di produttività di oltre il -20% a fronte di una media nazionale che ha perso 2384euro con una flessione della produttività del -3,8%. Il dato emerge dall’Osservatorio del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che rileva come mentre nell’economia generale cresceva la disoccupazione, le fila dei liberi professionisti si ingrossavano di anno in anno fino a raggiungere nel 2019 una crescita esponenziale rispetto al 2007: +28%. Nello stesso periodo, nell’intera economia, l’occupazione complessiva aumentava appena del 2% e tra gli indipendenti diminuiva addirittura dell’11%. L’offerta di lavoro libero professionale è cresciuta a un ritmo decisamente superiore a quello della produzione determinando così un repentino crollo della produttività individuale. In altri termini, la domanda di servizi professionali non è cresciuta allo stesso ritmo dell’offerta di servizi, anzi è rimasta quasi stazionaria con la conseguenza di appiattire significativamente i redditi medi dell’intero comparto. Nello stesso periodo, infatti, il valore aggiunto per occupato, misurato in termini reali (cioè al netto dell’inflazione), del comparto delle attività professionali si è ridotto del 21,5% facendo registrare una perdita in termini assoluti di quasi 13 mila euro per ogni lavoratore.La crisi ha colpito duramente l’intero settore del lavoro indipendente che negli anni ha perso 669 mila occupati, l’11,2%. Nello stesso periodo, l’occupazione dipendente è cresciuta del 6,7%, un incremento di 1 milione e 135 mila occupati. Invece, in assoluta controtendenza rispetto al totale degli occupati indipendenti, i liberi professionisti sono aumentati di 310 mila unità (+27,6%). Il calo di occupati indipendenti è, dunque, concentrato nell’area che l’Istat definisce del lavoro autonomo, essenzialmente commercianti ed artigiani, che sono diminuiti del 15%, un calo di 538 mila occupati. Oltre che nell’area residuale dei coadiuvanti familiari, dei soci di cooperativa e dei collaboratori che hanno lasciato sul terreno altri 396 mila occupati.
Concentrando l’analisi sul settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto”, che contiene la quasi totalità dell’universo delle libere professioni socio-economiche, giuridiche e tecniche (ad eccezione, quindi, dell’area socio-sanitaria che risulta, in buona parte, ricompresa tra gli occupati dipendenti), i dati Istat indicano che il valore aggiunto per occupato, il principale indicatore che misura la produttività del lavoro, ha lasciato sul terreno 12.686 euro (-21,5,%) passando da 58.986 euro a 46.301 euro (rispetto ad una media nazionale di 60.770 euro che, invece, ha subito un calo molto più contenuto pari a -2.384 euro, il 3,8% in meno rispetto al 2007). Se, invece, focalizziamo l’analisi sul sotto-settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche” che rappresenta ancora più fedelmente l’universo delle libere professioni economiche, giuridiche e tecniche, il valore aggiunto per occupato ha perso in dodici anni 13.729 euro (-19,3%) passando da 71.302 euro del 2007 a 57.573 del 2019. Se prima, dunque, la produttività media del settore era superiore a quella media nazionale (113%), dopo la crisi è scesa ad un livello inferiore (94%), mostrando un gap già abbastanza significativo e preoccupante. Ulteriori stime e rielaborazioni sui dati Istat di contabilità nazionale, infine, hanno anche permesso di evidenziare come il crollo della produttività nell’ambito delle libere professioni sia abbastanza diffuso ed omogeneo, tranne piccole differenze tra macroaree. Infatti, mentre l’area delle professioni giuridiche ed economiche ha contenuto il crollo a -16,9%, quelle tecniche hanno subito una perdita maggiore e pari a -20,4%.

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Pandemia e crisi economica. Prendere, esigere, reclamare… ma dare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Innegabilmente lo Stato si sta muovendo per cercare di arginare la conseguente crisi economica. I provvedimenti sono spesso criticabili per diversi motivi: insufficienza, farraginosità, discriminazioni, incompletezza, dimenticanze, soggetti a burocrazie asfissianti e malvagi, coniati per gli amici degli amici, etc etc. Ma è innegabile che il percorso sia quello con, incredibile ma vero, la lotta faziosa tra i decisori istituzionali su quali soldi siano più belli o meno belli quando questi arrivano in modo particolare da parte della Unione europea.
Dopo i primi provvedimenti di aiuti economici, vigente il caos e la diffusa discrezionalità e partigianeria, tutti (ma proprio tutti) ne sono coinvolti. Le storie di richieste di riduzioni di affitti e sospensioni di mutui, che nella stragrande parte riguardano situazioni disperate, comprendono anche coloro che si sono messi in marcia nel trend generale con motivazioni grossomodo di questo tipo “che fai, non chiedi la riduzione dell’affitto o la sospensione del mutuo oppure non paghi alla scadenza la multa o l’imposta… dai, non ti conviene, approfittane”. Nessuna meraviglia. E’ l’italica propensione e confidenza con la cosa pubblica. Lustri e lustri di “calci nei denti” da parte della pubblica amministrazione e dello Stato (“ti frego io o mi freghi te?”), facendo crollare il rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, non avrebbero potuto produrre altrimenti.
La dominante è chiedere soldi allo Stato. Sia in termini di riduzioni fiscali che prestiti, nonché veri e proprio regali. E lo Stato, grazie anche a lobby più o meno potenti delle singole corporazioni, non sta dicendo di no a nessuno. Vedremo poi cosa accadrà, visto che lo Stato non è un pozzo senza fondo e visto il perdurare delle difficoltà politiche a stabilire come fruire dei vantaggi, in assoluto e per eccellenza, della Unione Europea.. Ma è quello che vogliamo? Siamo consapevoli che le “prove generali” che abbiamo fatto di rinuncia a molte delle nostre libertà individuali (confino, meglio noto col termine lockdown) è quello che vogliamo per i nostri futuri assetti istituzionali non emergenziali? Siamo consapevoli che un tale prostrasi e inneggiamento all’autorità dello Stato non comporti di conseguenza la consegna di tutte le nostre economie nella mani della burocrazia dello Stato? Prima di finire in quello che per chi scrive rappresenterebbe una sorta di vicolo cieco, crediamo sia opportuno che ognuno si ponga una domanda: già in questo contesto, devo io solo chiedere allo Stato oppure posso io fare qualcosa per me, nel rispetto e in armonia con gli altri, con lo Stato che controlli il rispetto di questa armonia dandomi le opportunità per farlo? Sembra una domanda banale, ma non lo è.
Perché, infatti e per esempio, se domani si troverà un vaccino contro il covid-19, perché lo stesso sia efficace e diffuso dipenderà solo se ad usarlo ci sarà un mondo libero, non certo vincolato ad autarchie più o meno tali o mascherate. E, altro esempio, le economie che ci potranno servire non avrebbero senso se nazionali, autarchiche e gerarchicamente espressione degli Stati; senza libero mercato, con più precise regole transnazionali rispetto alle attuali, la ricchezza è difficile che si possa produrre, anche nei posti più disgraziati del mondo. E se questo vale in generale, a maggior ragione vale nel particolare, in quello di casa nostra e nostro individuale. A partire dall’uso delle nostre conoscenze ed esperienze acquisite nella vecchia economia che non c’è più e non ci sarà più, a vantaggio di un’economia tutta da creare. Una volta i maniscalchi erano lavori molto diffusi, oggi è una nicchia della nicchia. I maniscalchi pre-pandemia non si illudano che potranno tornare ad esser tali in una ipotetica economia post-pandemica. E soprattutto, non si illudano che potrà essere lo Stato una sorta di loro mentore. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La pandemia da COVID-19 ha aggravato la già drammatica crisi in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

Il lockdown disposto dalle autorità ha infatti azzerato le disponibilità finanziarie di molti. Per questo la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha approvato un nuovo piano di aiuti di emergenza a favore di 20.550 famiglie cristiane di diverse denominazioni: cattoliche, ortodosse e protestanti.
«Ogni famiglia riceverà un sussidio una tantum pari a 25 euro, che consentirà loro di acquistare alimenti e articoli per l’igiene essenziali per proteggersi dal coronavirus. Potrebbe sembrare non molto, ma è circa la metà del reddito mensile di una famiglia media siriana. Questo sostegno di emergenza raggiungerà molte persone, tuttavia deve essere attuato senza ritardi, prima che la pandemia si diffonda in tutta la nazione», spiega Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di ACS Internazionale.
Il programma di aiuto, del valore complessivo di oltre mezzo milione di euro, è suddiviso in sette progetti separati, in modo che il sostegno possa essere organizzato in base ai diversi centri abitati. I beneficiari del programma comprendono molte famiglie provenienti dalle città bombardate e distrutte durante la guerra, fra le quali 6.190 famiglie di Aleppo e 7.680 di Homs, ma comprendono anche circa 400 famiglie delle città di Al-Hassakeh e Al-Qamishli, nella Siria nordorientale, cioè nell’area attualmente interessata dal conflitto armato.
«Stiamo tuttora sostenendo oltre cento altre iniziative», aggiunge Heine-Geldern. «Alcune di esse sono state limitate a causa della pandemia, ma molte proseguono, per esempio il nostro progetto Goccia di latte, che fornisce a centinaia di neonati e bambini essenziali razioni di latte. Nonostante ciò riteniamo che questo nuovo programma di aiuti rappresenti un importante segnale di incoraggiamento», conclude il presidente esecutivo di ACS Internazionale.
«Oggi i cristiani siriani, oltre alle conseguenze della guerra e delle sanzioni, soffrono l’essere diventati cittadini di seconda classe, abbandonati dal governo e discriminati dagli altri siriani. Molti hanno perso proprietà e lavoro», commenta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia. «Il nuovo piano di aiuti approvato da ACS rappresenta un ulteriore contributo al pluriennale sforzo messo in campo dalla fondazione per proteggere questa comunità cristiana, ora minacciata anche dalla pandemia», conclude Monteduro.

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