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Posts Tagged ‘crisi’

Agricoltura: superare la crisi cerasicola in Puglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2021

“In questi giorni assistiamo alla terza crisi cerasicola pugliese in appena sei anni, con proteste eclatanti e disperate dei produttori locali che si ripetono purtroppo ciclicamente. Eventi che testimoniano come non siano più rinviabili quelle riforme necessarie per il futuro del comparto che si racchiudono nell’organizzazione dei produttori, nell’istituzione della Commissione Unica Nazionale per le ciliegie e nello stop alle cosiddette pratiche commerciali sleali”. Lo dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura e già Sottosegretario alle Politiche agricole nel Governo Conte II, a seguito delle proteste di questi giorni dei cerasicoltori della provincia di Bari dove si concentra il 34% circa della produzione nazionale per il netto divario tra i prezzi di acquisto delle ciliegie e di vendita al pubblico nella grande distribuzione organizzata. “Crisi vuol dire che c’è un mondo che cambia: un mondo vecchio che va a casa e uno nuovo che arriva. Dunque all’imprenditore agricolo (si badi bene “imprenditore agricolo” non hobbista o part-time) non basterà attendere il ritorno di buoni prezzi ma dovrà accettare l’obiettivo della competitività e cambiare. L’imprenditore agricolo deve perseguire tre obiettivi fondamentali per il successo dell’impresa: programmazione, organizzazione e marketing – prosegue L’Abbate (M5S) – Le vecchie politiche di mercato sono superate e inattuabili nel futuro e la sostenibilità sarà sempre più finanziata dalla PAC (Politica Agricola Comune). Fondamentale sarà dare valore aggiunto alle produzioni. Occorre, dunque, uscire dalla logica delle commodity: per questo il progetto di istituire una IGP ‘Ciliegia di Terra di Bari’, avviato nel 1997 dalla Provincia di Bari a cura del compianto Prof. Godini dell’Università di Bari, andrebbe ripreso. Altra parola d’ordine dell’imprenditore agricolo è ‘diversificazione’ – spiega il deputato 5 Stelle – La diversificazione delle attività migliora il flusso di cassa e rende più elastica l’impresa, permettendo una compensazione interna. Ad esempio, tutti i dati ci dicono che resiste meglio alle crisi di mercato l’azienda frutticolo-zootecnica piuttosto che l’azienda frutticola specializzata”. Risulta fondamentale, poi, costruire reti di imprese perché l’imprenditore isolato non ha futuro. “Gli strumenti normativi ci sono da tempo e la politica non può sostituirsi ai privati e imporre per legge quell’aggregazione che darebbe forza agli agricoltori, parte debole della filiera rispetto a quella degli acquirenti, industrie di trasformazione e distributori, anche per la possibilità che hanno quest’ultimi di differenziare il prodotto e per il minor grado di concentrazione del settore agricolo rispetto a quelli a valle della filiera – dichiara L’Abbate (M5S) – Questa asimmetria amplia la sproporzione tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo e favorisce le pratiche commerciali sleali su cui siamo recentemente intervenuti recependo le norme di contrasto e su cui si attende, a breve, l’emanazione del decreto legislativo da parte del ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli.“Infine – conclude il parlamentare 5 Stelle – un ulteriore strumento a disposizione degli agricoltori è la Cun. La Commissione Unica Nazionale, divenuta legge grazie ad un mio emendamento, permetterebbe di conferire trasparenza, compattezza, prezzi più equi e di mercato all’intera filiera. Tocca però ai produttori richiederne l’istituzione e fare in modo che le prerogative normative vengano poi, di fatto, rispettate nella Cun affinché i loro diritti alla redditività siano garantiti”.

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Lavoro: Mura (Pd), attenzione a innescare crisi sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2021

“Attenzione a innescare una crisi sociale dalle conseguenze imprevedibili: in questa fase di passaggio i lavoratori devono essere supportati e non lasciati alle esclusive dinamiche della ripresa. Inopportune anche iniziative come quella di Salvini, che escono dagli argini istituzionali, fanno dilagare le logiche partitiche”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), intervenendo nel dibattito sulla modulazione del blocco dei licenziamenti.Per la parlamentare “nell’allentamento dei blocchi serve gradualità, se vogliamo evitare pesanti traumi sociali e per avviare quelle politiche attive del lavoro e i nuovi ammortizzatori sociali di cui parla Confindustria. Auspico che le categorie datoriali decidano di evitare forzature che non aiutano nemmeno il sistema delle imprese, e che il dialogo con le parti sociali prosegua e si approfondisca nei luoghi propri”.“Abbiamo all’ordine del giorno le risposte da dare alle povertà vecchie e nuove, la revisione del reddito di cittadinanza e delle politiche attive, da rafforzare e per alcuni aspetti elaborare ex novo – aggiunge Mura – un percorso di tutela del lavoro autonomo”.

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Air Italy e Alitalia crisi unitarie di settore

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2021

“La crisi Air Italy non può più essere lasciata alle trattative in sede aziendale ma deve essere presa in carico dalle istituzioni, con la precisa volontà di trovare una soluzione che eviti i licenziamenti di massa. Il Governo consideri Air Italy e Alitalia come crisi unitarie di settore e le inserisca entrambe nelle trattative per la costituzione della newco Ita. Al contempo ci aspettiamo che la Regione Sardegna dia garanzie sulla partenza del Piano delle politiche attive per la promozione del reinserimento occupazionale dei lavoratori di Air Italy e, se li ha, esponga i suoi progetti industriali”. Lo dichiarano i deputati dem Romina Mura, presidente della commissione Lavoro della Camera e Graziano Delrio, già capogruppo Pd e ministro dei Trasporti, in vista dell’incontro convocato dalla Regione Sardegna con i sindacati sulla vertenza Air Italy. “E’ irricevibile la posizione della proprietà che – aggiungono i deputati dem – si frappone alla sottoscrizione dell’accordo necessario alla proroga della cassa integrazione: la situazione è di emergenza e serve una stretta sinergia tra i soggetti istituzionali e i sindacati”.

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Le imprese green affrontano meglio la crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

(AJ-Com.Net) In Italia mezzo milione di imprese —pur avendo il core business in attività tradizionali— hanno puntato negli ultimi 5 anni sulla Green Economy e sulla sostenibilità. E sono proprio queste imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie green a riuscire a reagire meglio alla pandemia: il 16% di queste aziende è riuscito addirittura ad aumentare il fatturato, contro il 9% delle imprese non green. A metterlo in evidenza è Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Nel 2021 Ener2Crowd.com ha inoltre avviato una serie di partnership di successo con attori di primissimo livello impegnati ad educare i giovani sui temi dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, a produrre e distribuire energia 100% green o —solo per fare alcuni esempi— a realizzare un marketplace globale ecosostenibile. Fatto è che l’Italia —osservano gli analisti di Ener2Crowd.com— è ormai una «superpotenza dell’economia circolare». Il nostro Paese ha infatti una percentuale di riciclo pari all’80% sulla totalità dei rifiuti: il doppio rispetto alla media europea. Ed un numero sempre maggiore di imprese stanno avviando una «riconversione verde», insistendo sull’efficientamento energetico e sulle rinnovabili.D’altra parte Mario Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche in Parlamento è stato chiaro fin dall’inizio in merito alle responsabilità europee verso le nuove generazioni: «vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta» ha detto il premier in tale occasione.La top-5 italiana include Enel, Leonardo, Pirelli, Snam e Terna, le quali sono tutte include nella categoria Impact Award, che aggrega 2 valutazioni di sostenibilità a livello globale: la A-List dell’organizzazione senza scopo di lucro CDP (www.cdp.net) che gestisce il sistema di divulgazione nell’ambito della gestione degli impatti ambientali di aziende, città, stati e regioni ed il Corporate Sustainability Assessment (CSA) in ambito ESG – Environmental, Social and Governance di Standard and Poor’s (www.spglobal.com/esg/csa/), tra le prime 3 agenzie di rating al mondo.L’Italia ha dunque scalato la classifica della sostenibilità mondiale collocandosi al quarto posto con ben 5 aziende in graduatoria, preceduta solo dalla Spagna che è prima con 7 aziende e da Stati Uniti e Taiwan entrambi i Paesi con 6 aziende nel ranking.Si va dunque verso una transizione ecologica a 360 gradi che riguarda imprese di ogni dimensione interessate a ricostruire una società in cui vengano realizzate riforme benefiche per l’ambiente, a vantaggio di tutti. E questo cambiamento di rotta non solo consentirà di costruire le basi per un futuro migliore per le generazioni dei nostri figli e dei nostri nipoti ma consentirà anche di fermare il ciclo della bassa crescita italiana in un momento in cui il COVID-19 ha messo l’intera umanità davanti ad un problema di portata gigantesca, mostrando tutta la debolezza del nostro sistema-mondo nel cercare di affrontarlo.«Le aziende italiane hanno capito che l’impegno nella sostenibilità ambientale non è solo un’operazione di comunicazione e marketing ma è soprattutto la parte essenziale di una strategia produttiva lungimirante che guarda ad un mercato globale di consumatori sempre più sensibili ai temi ambientali e agli investimenti sostenibili» commenta Niccolò Sovico.

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Relazioni: +60% di separazioni, crisi e divorzi nel 2020

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

In Italia, dal 1991 ad oggi, il numero delle separazioni/divorzi è più che quadruplicato, raggiungendo oggi oltre 150 mila casi solo tra le coppie coniugate, escludendo, pertanto, le crisi che coinvolgono le numerose coppie di fatto. Una volta nella vita prima o poi tutti, o quasi, attraversano una crisi sentimentale, una problema di relazione di coppia o un momento difficile che viene percepito come fortemente impattante nella propria vita. Questo accade nel 45% delle relazioni, secondo i dati presenti nell’Osservatorio sul Mondo delle Relazioni promosso da SOSrelazioni.it (www.sosrelazioni.it), prima piattaforma di professionisti certificati che aiutano le persone a superare con successo le loro sfide relazionali, con un metodo veloce, pragmatico e risolutivo.Le crisi di coppia toccano indifferentemente persone giovani e mature, la concentrazione maggiore di problematiche risiede nella fascia d’età 25-55 anni. Per quanto concerne il genere, anche qui abbiamo una sostanziale equivalenza tra uomini e donne anche se, secondo i dati SOSrelazioni.it, gli uomini mostrano di “soffrire” maggiormente una situazione di crisi e di allontanamento (70%) mentre le donne sono più propense a parlarne (65%).I matrimoni, salvo un limitato momento “espansivo” alla fine degli anni ’80, hanno fatto registrare un calo continuo negli ultimi 20 anni. Un calo a cui corrisponde un aumento delle separazioni e dei divorzi: nel 2020 c’è stato un aumento delle separazioni del 60% rispetto al 2019.Se parliamo di coppie di fatto, l’Osservatorio SOSrelazioni.it condotto su un campione di decine di migliaia di persone a livello nazionale, mostra andamenti simili, con un incremento delle crisi del 48% nel 2020 rispetto al 2019: il Covid e le tensioni dovute ai vari lockdown sono stati certamente una causa scatenante non trascurabile.Tra i motivi delle crisi, siano esse matrimoniali o all’interno di relazioni di fatto, spicca al primo posto l’infedeltà (40%), che riguarda soprattutto e in massima parte tre regioni in Italia, Lazio, Lombardia e Toscana. Le donne sembrano leggermente più inclini al tradimento (57%) rispetto agli uomini.Quando una relazione entra in crisi, se non si interviene in modo adeguato con un supporto ad hoc, c’è il rischio che finisca nell’81% dei casi. Grazie a SOSrelazioni.it, invece, il 93% dei casi trattati ha potuto ritrovare la serenità ed anche il proprio partner.La conferma del periodo di stress vissuto dalle relazioni viene anche dalle società di ricerca straniere: secondo le stime Euromonitor International, entro il 2030 le separazioni nel mondo aumenteranno di un ulteriore +78,5%. L’Italia ha il record di 100mila psicologi per 60 milioni di abitanti: uno psicologo ogni 600 abitanti.La reticenza culturale porta l’utente medio italiano a vedere la figura dello psicologo come un medico che cura persone affette da disturbi. Rivolgersi a questa figura non è dunque così frequente nel nostro Paese, specialmente se il problema è legato alla sfera relazionale e intima.

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Crisi in Mozambico: attacchi simultanei e sparatorie ovunque nel nord del Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

«Stiamo correndo, scappando, per nasconderci sulla spiaggia. Ci sono sparatorie ovunque». É la drammatica testimonianza di un abitante della città di Palma, nel nord del Mozambico. Il concitato messaggio è stato registrato a metà pomeriggio di due giorni fa, 24 marzo, dopo l’attacco alla città da parte di gruppi armati. Nella registrazione, ricevuta dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), si sente chiaramente che l’uomo corre mentre dice anche che «le case sono abbandonate», segno che l’intera popolazione è fuggita dalle proprie abitazioni. Gli eventi vengono seguiti con grande preoccupazione da Pemba, capitale della provincia di Cabo Delgado. Sono molti anche i sacerdoti e le suore che hanno dovuto lasciare le loro parrocchie e missioni a causa degli attacchi armati che affliggono dal 2017 questa regione del Mozambico settentrionale.Don Kwiriwi Fonseca, uno dei responsabili della comunicazione della diocesi di Pemba, ha spiegato ad ACS che «gli attacchi» sono avvenuti «simultaneamente nella città di Manguna e nei quartieri di Quibuite e Quilaua della città di Palma». Padre Edegard Silva è un missionario brasiliano attualmente a Pemba. La sua parrocchia del Sacro Cuore di Gesù nel distretto di Muidumbe è stata teatro di uno dei più violenti attacchi terroristici del 2020. Il missionario ha riferito ad ACS che l’attacco di ieri era previsto «perché negli ultimi quindici giorni i criminali e gli insorti avevano perpetrato una serie di attacchi nella regione di Nangade e praticamente tutte le comunità confinanti con Palma erano già state attaccate». Padre Edegard ha confermato che la popolazione è attualmente in fuga a causa dell’attacco armato: «Molti parenti dei nostri catechisti di Palma ci hanno contattato per informarci che stanno fuggendo. Quando si verificano questi attacchi le persone scappano in montagna ed è difficile comunicare a causa del segnale debole e delle batterie mobili scariche». Il sacerdote ha aggiunto che la città di Palma si trova nella regione «dove si sta portando avanti il ​​grande progetto di esplorazione del gas della multinazionale Total» e che molti osservatori sottolineano che questo è una delle ragioni della «rivolta», come spesso viene chiamata questa situazione di violenza a livello locale.Cabo Delgado è teatro di attacchi da parte di gruppi armati legati a jihadisti del sedicente Stato Islamico dall’ottobre 2017, il che ha generato una gravissima crisi umanitaria. Secondo le Nazioni Unite alla fine dello scorso anno c’erano già più di 670.000 sfollati e oltre duemila morti.Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto fin dall’inizio gli sforzi della Chiesa locale per aiutare la popolazione sfollata, e ha assicurato un primo soccorso d’urgenza di 160.000 euro. ACS fornisce inoltre contributi per il sostentamento di sacerdoti e religiose, finanzia seminari, attività di formazione religiosa e altri progetti per far fronte ai bisogni più urgenti della vita della Chiesa, sia a Pemba sia in tutto il restante territorio del Mozambico.

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“Ripensare le politiche attive per superare la crisi e far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

E’ una ricerca elaborata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che sarà illustrata nel corso dell’evento “A 20 anni dal Libro Bianco del lavoro. L’attualità del pensiero di Marco Biagi nell’odierna crisi del lavoro” in ricordo del giuslavorista e del suo impegno per la riforma del mercato del lavoro italiano. Da qui la proposta dei Consulenti del Lavoro di interventi urgenti sull’occupabilità dell’offerta per recuperare i lavoratori più fragili rinforzando le politiche per il lavoro in Italia che si presentano in larga parte inadeguate a fronteggiare l’emergenza occupazionale.”Il focus sulle politiche attive per il lavoro è fondamentale per poter pensare a una ripresa organica dell’occupazione e, di conseguenza, dell’economia. Ben venga allora l’apertura del Governo Draghi a investire sull’assegno di ricollocazione purché si tenga presente che la platea dei destinatari al momento comprende solo la metà dei disoccupati involontari” afferma Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Comitato Unitario delle Professioni, “Necessario incidere sulla qualità dell’offerta più che sull’incentivazione della domanda attraverso formazione e riqualificazione, diminuendo il divario tra posizioni ricercate e competenze disponibili”.

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Editoria in crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

“L’editoria sta subendo trasformazioni radicali per via della digitalizzazione e lo Stato deve essere in prima linea con interventi mirati per garantire l’industria creativa italiana e migliaia di posti di lavoro. L’editoria e l’informazione non possono essere ridotti a pochi incisi, nemmeno 4 righe, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – così Federico Mollicone, deputato capogruppo di FDI in commissione Editoria e Responsabile Nazionale Innovazione – chiediamo al sottosegretario Moles di impegnarsi a inserire una specifica componente sull’Editoria 5.0 nel PNRR, così da tutelare il pluralismo e la qualità dell’informazione, fattori cruciali di una democrazia. La crisi necessita di interventi per il sostegno alla transizione al digitale, sostenendo i processi di trasformazione digitale con contributi sulle spese per la digitalizzazione, istituendo un fondo apposito cosi come realizzato ad esempio in Francia ed Austria; per ridurre i costi di produzione e distribuzione; per favorire l’innovazione e il ricambio generazionale; per sostenere la rete di distribuzione, anche delle edicole; per il sostegno alla domanda con un bonus annuale per la sottoscrizione di abbonamenti cartacei ed on line a quotidiani e periodici. Vanno, inoltre, assunte iniziative per il recepimento e l’attuazione della direttiva Copyright, anche per tutelare la sovranità digitale; per garantire che la comunicazione istituzionale e legale dello Stato e degli enti locali sia veicolata tramite i giornali, per limitare il ruolo dei centri media, in linea con il modello francese, e per una disciplina più efficace dell’attività di intermediazione sulla pubblicità.”

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In Italia crisi sociale senza precedenti

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

“L’impatto della crisi sociale, che ora non avvertiamo grazie alle soluzioni di welfare adottate, rischia di essere devastante: già a maggio scorso stimavamo che oltre 1 milione di minori in più avrebbe potuto trovarsi in condizioni di povertà assoluta entro la fine dell’anno in conseguenza delle privazioni sociali ed economiche dovute alla crisi sanitaria”. È quanto ha riferito il presidente di Save the Children Italia Claudio Tesauro, intervistato da Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid), nell’ambito di UNIPR On Air, la rassegna di interviste online dell’Università di Parma. Nel corso dell’intervista, visibile al link https://youtu.be/4PNoVrgmcdA, Susanna Esposito e Claudio Tesauro hanno dialogato sul tema dell’obiettivo numero 1 dell’Agenda Globale 2030, “Sconfiggere la povertà”, concentrandosi sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza anche alla luce della crisi determinata dalla pandemia. Tra le conseguenze più preoccupanti della pandemia ci sono quelle socio-economiche che rischiano di aumentare le diseguaglianze sociali, con milioni di famiglie in difficoltà.
Secondo una stima elaborata da Save the Children sulla base di un’indagine Ipsos condotta in Italia per l’Organizzazione, quest’anno circa 34 mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado, a causa delle assenze prolungate, potrebbero aggiungersi alla lista della dispersione scolastica, a causa della difficoltà di seguire le lezioni a distanza o della non accessibilità ai dispositivi digitali.
Già dai primi mesi della pandemia Save the Children ha avviato nei quartieri privi di servizi delle città italiane un’attività sul campo attraverso la rete dei propri 26 punti luce, luoghi di aggregazione con sostegno scolastico, ma anche sport, laboratori, teatro, musica, ecc. “Le periferie sono luoghi e spazi rimasti privi di un interesse politico comune – ha riferito Claudio Tesauro nel corso dell’intervista con Susanna Esposito – dove i disagi si sommano, si incontrano i dati più alti sulla dispersione scolastica, la composizione mista di famiglie composte tra migranti e seconde generazioni, la disoccupazione, il lavoro in nero, l’assenza di spazi verdi, luoghi di incontro, biblioteche e quant’altro. Sono i luoghi dove si realizza la segregazione educativa e dove i bambini vivono in circuiti chiusi e dove viene mortificata la loro crescita e i loro sogni. Se il contrasto alla povertà educativa è una priorità, – ha aggiunto – è nei luoghi più deprivati che dobbiamo intervenire, per aiutare ragazzi e ragazze nella loro crescita, a metterli in condizione di sperimentare cose nuove e mettere le ali ai loro talenti. Sostenerli nella crescita della loro educazione, ma anche nello sviluppo delle loro esperienze, passioni ed emozioni, per far emergere tutti gli strumenti utili per potere essere parte attiva in questo mondo che procede in maniera veloce, connessa e complessa”. Non è mancato, con l’esplosione della pandemia, un impegno solidale e attivo che ha coinvolto oltre le istituzioni anche attori privati, con esempi che hanno contribuito al contrasto all’emergenza sanitaria, ma anche a quella economica e sociale. “La borghesia produttiva italiana – ha riferito Claudio Tesauro nel corso dell’intervista a UNIPR On Air – quella della classe dirigente privata più ricca e agiata, che finora ha dato prova di grande generosità aziendale e personale, dovrebbe assumere un progetto per il paese. L’emergenza Covid – ha aggiunto Tesauro – ci ha ricordato l’importanza delle alleanze e della rete per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. I diritti dei minori dovrebbero essere la bussola per intervenire nel presente e riscrivere il futuro. È necessario e inevitabile un impegno collettivo, che veda tutti coinvolti, non possiamo permettere che l’epidemia tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia la possibilità di crescere e sviluppare. Dobbiamo agire per non privarli del loro futuro. L’educazione rappresenta per i nostri bambini l’ancora di salvezza per un’opportunità nel presente e per avere la libertà di per poter scegliere il proprio futuro, soprattutto nei contesti più disagiati”.

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Cinque lezioni apprese dalla pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

A cura di Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. Ogni shock globale lascia un’eredità. La crisi legata al COVID-19 non fa eccezione. Anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che gli investitori comprendano veramente gli effetti della pandemia, è già chiaro che questa ha trasformato per sempre la politica monetaria e fiscale. Le banche centrali hanno abbandonato l’ortodossia monetaria mentre istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, in passato devote sostenitrici della disciplina fiscale, stanno spingendo i governi a spendere liberamente. Il consiglio è stato seguito alla lettera: nel 2020 sono stati erogati stimoli fiscali d’emergenza pari a circa 12.000 miliardi di dollari, ovvero il 14% del PIL mondiale. Anche la Germania, una nazione la cui reputazione in materia di conservatorismo fiscale è ben espressa dalla sua politica dello schwarzer null (ossia di zero deficit), ha preso atto del fatto che l’austerità non funziona più. Ha sospeso la clausola costituzionale di freno all’indebitamento e sostenuto attivamente l’allentamento dei vincoli di bilancio dell’Unione Europea, aprendo la strada al piano di ripresa senza precedenti dell’UE (si veda di seguito). L’aumento della spesa pubblica è stato accompagnato dal ritorno del “Big Government”. Anche in Paesi più liberisti, come Stati Uniti e Regno Unito, i governi hanno salvato alcuni settori, offerto integrazioni salariali (cassa integrazione) e sussidi di disoccupazione estremamente generosi e bonus vacanze. Sarà difficile abbandonare tali politiche. Piuttosto, è più probabile che nasca un nuovo Contratto sociale, che comporterà un intervento statale più marcato, una maggiore ridistribuzione e diritti dei lavoratori più estesi. La pandemia ha dato vita a una nuova era di estremo e innovativo allentamento monetario. Sfidando chi sosteneva che fossero rimaste a corto di munizioni, le banche centrali mondiali hanno fornito stimoli per 8.800 miliardi di dollari lo scorso anno, quasi il triplo rispetto a quanto offerto durante la crisi finanziaria globale. La Federal Reserve statunitense, ad esempio, il 23 marzo ha lanciato un programma per l’acquisto diretto di obbligazioni societarie, comprese quelle declassate a “titoli spazzatura” a seguito della pandemia. Ciò ha segnato la fine del mercato ribassista, preannunciando un insolito boom di emissioni di debito societario durante una recessione. L’economia statunitense pare destinata a uscire dal 2020 relativamente indenne, con una produzione in calo solo del 3% rispetto al 2019 – una perdita che è in linea con le precedenti recessioni. La ripresa della Cina è stata ancora più impressionante, con l’attività economica che è tornata al di sopra dei livelli pre-pandemici in quasi tutti i settori. Una recessione prolungata causata da shock sistemici è difficile da affrontare per i mercati. Lascia cicatrici profonde, come una maggiore disoccupazione a lungo termine, insolvenze e crediti inesigibili: problemi la cui risoluzione può richiedere anni. I crolli causati da shock esogeni di breve durata, come le catastrofi naturali, possono essere meno problematici per gli investitori, purché sia messo in atto il giusto mix di politiche. Nel 2020, gli investitori hanno assistito a uno shock temporaneo (brusco calo degli utili societari) eclissato da un calo permanente dei rendimenti obbligazionari (e, come effetto di ciò, multipli degli utili più elevati) e da una conseguente risalita dei mercati azionari. Ciò che conta di più per i mercati finanziari in tali circostanze è la direzione di marcia dell’economia, più che il ritmo della sua espansione. I segnali di una ripresa nascente erano già evidenti ad aprile e con essi i mercati finanziari hanno riscoperto il loro ottimismo.
Con l’abbattersi della pandemia sull’economia globale e sui mercati finanziari, un trend ha dimostrato davvero tutta la sua forza: la crescita dell’investimento responsabile. Gli investitori hanno ritirato una quantità significativa di denaro dagli investimenti azionari tradizionali durante la fase peggiore della crisi, ciononostante gli ETF che integravano fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) hanno registrato oltre 265 miliardi di dollari in flussi netti a livello globale, in rialzo di oltre cinque volte rispetto al 2019, secondo l’Institute of International Finance. Alla fine dell’anno, gli attivi detenuti dai fondi ESG globali hanno superato i 13.000 miliardi di dollari in tutti i tipi di investimento. Il COVID-19 non solo ha messo a nudo la portata delle disuguaglianze sociali ed economiche, ma ha anche messo in guardia i governi sulla necessità di uno sforzo globale coordinato per affrontare le minacce esistenti, come il cambiamento climatico. L’Europa, gli Stati Uniti (sotto la nuova amministrazione Biden) e la Cina si sono impegnati tutti a raggiungere obiettivi più ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni di carbonio. Ciò rientra in un passaggio più generale verso un capitalismo responsabile, capace di dare priorità agli stakeholder rispetto agli azionisti e ai criteri ESG rispetto agli EPS (utili per azione). È un trend che nessun investitore può permettersi di ignorare. (abstract)

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Crisi di governo e critiche alla Meloni

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

“Lo spettacolo che si sta dando in queste ore è stucchevole, alla faccia di quel pluralismo tanto decantato e quasi mai praticato da una presunta intellighenzia che ora sbatte i tacchi e si crogiola in un unanimismo pro-Draghi acritico e stucchevole. Mi riferisco alla modalità con cui taluni commentatori stanno trattando Fratelli d’Italia e la sua leader, colpevoli di voler difendere quelle prerogative applicate in tutte le democrazie occidentali tranne che in Italia, dove i premier vengono indicati direttamente oppure scelti dai partiti dopo le elezioni politiche e tra coloro che hanno ottenuto un consenso dai cittadini.Cosa c’è di non condivisibile? Forse la grave situazione sanitaria ed economica richiede un intervento eccezionale? Bene, Giorgia Meloni ha chiesto che Draghi guidasse un governo a tempo che portasse alle elezioni anticipate prima del semestre bianco occupandosi proprio del Recovery Plan e del piano vaccinale per poi riconsegnare il suo mandato. Una proposta saggia su cui ogni forza politica che avesse a cuore la nazione la democrazia avrebbe dovuto convenire.E comunque chi ama davvero la democrazia sa che l’opposizione è fondamentale quanto la maggioranza, forse di più. Quindi riconoscere un doppio valore al comportamento lineare di Fratelli d’Italia dovrebbe essere quasi scontato e invece si inizia a richiudere intorno a noi la morsa della demonizzazione, come se non si conoscesse la nostra storia e non si sapesse che tali atteggiamenti servono solo a rinsaldarci e a consegnarci nuovi consensi. Contenti voi…”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Mario Tassone: più che una crisi di governo è una crisi del sistema!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Non si conosce lo sbocco della crisi del governo. Si stanno seguendo gli schemi tradizionali con il corredo dii esploratori. Oggi tocca al presidente della Camera accertare, integrando il lavoro del Capo della Stato, se Conte ha la maggioranza per varare il suo “terzo” governo. Fioriscono le ipotesi di governi a maggioranze variabili. La più accreditata sembra un mix istituzionale-politico con un presidente di alto profilo e ministri indicati dai partiti che formeranno la maggioranza. Questa secondo alcune ipotesi potrebbe allargarsi a Forza Italia che “avrebbe” il “permesso” della Lega. Sono rappresentazioni ardite non aderenti alla realtà. Si dice che la crisi economica e sanitaria richiederebbe un governo di salute pubblica: tutti dentro. Sarebbe un percorso legittimo se ci trovassimo solo difronte una crisi di governo e non al collasso del sistema. Le forze politiche di maggioranza hanno consentito all’esecutivo di espropriare il Parlamento e di gestire la crisi sanitaria forzando la Costituzione. Le garanzie costituzionali debbono essere salvaguardate per poter uscire dalle difficoltà altrimenti si entra in una fase pericolosa. Sconfiggemmo il terrorismo con la forza dei valori democratici. Si è tollerato che fosse lo stesso presidente a guidare due governi a maggioranze diverse, si è tollerato che il governo operasse con Dpcm anche in tema di diritti e di libertà, si è tollerato che nascesse un neo-cesarismo a palazzo Chigi che pretende di gestire tutto anche i fondi europei, si è tollerato che una potente lobby prendesse il sopravvento senza pudore, si è tollerato che un presidente del consiglio e i suoi accoliti trasformassero un ramo del parlamento in un mercato medio orientale “acquistando senatori “ Molti i complici! I cinque stelle all’inizio avevano promesso che avrebbero aperto il Parlamento come una scatoletta. Ci sono riusciti in buona parte. E gli altri partiti di maggioranza? Silenti, impotenti, senza anima con un PD che non ha trovato nessun aggancio alle tante culture e storie pomposamente rivendicate. La crisi aperta da Renzi, che si è fatto un nome come rottamatore, può essere l’occasione per una serie riflessione. Ci sarà un approdo alla crisi ma nel contempo bisogna aprire un cantiere per riparare i guasti arrecati alle istituzioni. Se c’è la volontà si troveranno gli strumenti. Bisogna evitare di far finta che questa era una semplice crisi di governo e non una crisi del sistema datata : anni 1992-93!

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Governo: Una crisi senza senso

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

“Una crisi senza senso ha portato alle dimissioni del Presidente Giuseppe Conte. Durante una pandemia che produce effetti devastanti, soprattutto per la nostra economia. Serve, presto, un Governo nel pieno delle funzioni. Il MoVimento 5 Stelle è baricentro del Paese, con il Presidente Conte, continueremo a lavorare per garantire stabilità”. Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, sui social.

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La crisi della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

By Enrico Cisnetto. Il governo ha una maggioranza abbastanza larga alla Camera e non è in minoranza al Senato. Se si volesse archiviare così la tragicomica verifica sulla fiducia al Conte2, la crisi di governo potrebbe dirsi chiusa, seppur malamente. Peccato, però, che non sia affatto esaurita la crisi politica, che riguarda non solo la vecchia maggioranza e quella nuova che ancora non si vede, ma anche l’intera opposizione. Di sicuro c’è soltanto che l’esecutivo è maledettamente più debole di quanto già non fosse, a maggior ragione al cospetto di una pandemia che sembra passare senza soluzione di continuità dalla seconda alla terza ondata facendone una cosa sola e di una crisi economica che si accinge a diventare sociale in modo esplosivo, con milioni di persone “irregolari” che chiedono soccorso, a partire dal consumo dei pasti, perché precipitano dall’area dell’evasione a quella della fame.
Gli sconfitti sono tanti. Anzi, tutti. Lo è Renzi, che come al solito ha maneggiato obiettivi giusti (rompere l’immobilismo dell’esecutivo e il cesarismo a suon di Dpcm di Conte) con modi sbagliati, finendo per non centrare né il suo obiettivo politico (pienamente legittimo) né quello di interesse generale (cosa che a me personalmente, e credo a molti dei miei lettori, brucia non poco). Meschino e fuorviante fare di Renzi un capro espiatorio, ma quel voto di astensione gli sarà giustamente rinfacciato non meno che la ormai famigerata testardaggine sul referendum (e non si dica che l’ha fatto per tenere insieme il suo drappello di senatori, perché, essendo vero che erano divisi, la cosa avrebbe dovuto indurlo ad adottare un’altra tattica).
Altrettanto sconfitto ne è uscito Conte. Il presidente del Consiglio, che per arroganza ha rinunciato a dare alla crisi il percorso più limpido e lineare – salire al Colle e dare le dimissioni – mettendo così in fortissimo imbarazzo il Capo dello Stato. E se pure è riuscito a prendere la sufficienza stiracchiata in aritmetica raccattando un po’ di voti improvvisati, è stato bocciato in strategia visto che non avrà la forza e l’unità di intenti che servono in una fase eccezionale come quella che stiamo vivendo. Si, è vero, si è confermato leader indiscusso del trasformismo, partito trasversale che da sempre anima la politica italiana, ma questo gli costerà caro (a dispetto dei sondaggi odierni) se e quando vorrà (e dovrà) cercare la “legittimazione elettorale”. Per il semplice motivo che in quel momento sarà costretto a fornire una definizione politica di sé – che fin qui si è ben guardato dal dare, non avendocela – che faccia riferimento ad un filone culturale, quale che sia. Fin qui è passato senza batter ciglio dal definirsi “populista e sovranista” (Conte1) e assumere le vesti di “cheerleader di Trump” (Conte1 e Conte2) all’evocare il suo “europeismo nel nome di Ursula” (Conte2 e Conte2bis), ma prima o poi dovrà svelarsi e non potrà essere Casalino a risolvergli il problema.
Lo è, sconfitto, il movimento 5stelle. Non perché abbia abiurato (nei fatti) le primordiali pulsioni anti-politiche – che, semmai, per quanto sia vero (almeno un po’ lo è), è cosa buona e giusta – ma perché lo ha fatto senza un minimo di autocritica evolutiva e adottando le “worst practices” più abominevoli senza provare la minima vergogna. Inoltre, nella circostanza della crisi aperta da Renzi, è apparso ancor più grande di quanto già non fosse lo iato tra la forza parlamentare dei pentastellati, che li rende decisivi, e la loro leadership politica, che li palesa ininfluenti.Ma, non sembri strano, sul gradino più alto del podio degli sconfitti va collocato il Pd, e con esso la sinistra nel suo insieme. La deriva viene da lontano, ma risulta incredibile come i Democratici da quando sono tornati in maggioranza non siano stati capaci di andare oltre l’iniziale “fermiamo Salvini”. Privi non dico di una prospettiva strategica, ma neppure di un barlume di sapienza tattica, si sono imbarcati – auspice il “santone” Bettini – in una santa alleanza con i grillini che ha avuto e tuttora pervicacemente ha – auspice il “lobbista” D’Alema, più un manipolo di “burattinai” dentro e fuori le istituzioni – il suo perno e baricentro nella premiership del politicamente indefinito e indefinibile Conte. Come sia stato possibile per il Pd arrivare a trasformare l’avvocato del popolo, tatticamente incontrato sulla propria strada, non solo in una conditio sine qua non per l’esistenza della maggioranza e del governo ma addirittura in un leader unificante della sinistra, francamente è un mistero. Forse dalle parti del Nazareno dovrebbero ripescare in biblioteca il romanzo tra il gotico e l’horror “Frankenstein or The Modern Prometheus” che la britannica Mary Shelley scrisse poco più di 200 anni fa, e indagare come il mostro creato dal dottor Victor Frankenstein, frutto di esperimenti eticamente discutibili, fosse sfuggito al suo controllo. Si accorgerebbero, quelli del Pd, che accecato dall’unicità della propria creatura e dall’idea di poterla usare a piacimento, il dottor Frankenstein non comprese che il mostro gli sfuggiva di mano, diventando “antagonista”, tanto che, indifferente ai richiami della ragione, lo scienziato finì per percepire troppo tardi la rovina che sarebbe derivata da quella maledetta creazione.
I democratici sanno bene, anche per aver armato la mano di Renzi, che il Conte2 è stato ben al di sotto delle loro aspettative e, soprattutto, delle drammatiche sfide cui è sottoposta l’Italia. E sono consapevoli che il modo con cui il presidente del Consiglio ha affrontato la crisi innescata da Renzi non ha portato ad un assetto di governo forte e stabile. Ma al loro interno è l’ala riformista – quella che il mio amico Emanuele Macaluso, cui dedico un affettuoso pensiero, non ha smesso di sollecitare a reagire fino al giorno della sua morte – che deve saper leggere per tempo dove porta la traiettoria della subalternità a Conte e ai 5stelle, e non accontentarsi dei numeri stiracchiati in Senato e del fatto di aver ottenuto da palazzo Chigi la rinuncia alla titolarità dei servizi e il cambiamento (molto parziale, peraltro) del Recovery. Se ancora esistono, i riformisti del Pd escano allo scoperto, denuncino la linea senz’anima del loro partito e si assumano la responsabilità di dire no ad una governabilità fine a sé stessa, chiedendo e imponendo una svolta radicale in nome del fatto che “Conte non val bene una messa” e che il Paese ha urgentemente bisogno di una maggioranza più larga e di un assetto di governo più autorevole e competente.Se poi a queste ragioni alte, si aggiungono quelle più spicce, ma non per questo disprezzabili, di bottega, per cui il Pd corre seriamente il rischio di tornare Ds (cioè il partito che non ha più niente alla sua sinistra, come sancirebbe il ritorno di Bersani e di tutta Leu e l’assorbimento dei partitini comunisti) lasciando al costituendo partito “Con-te” il ruolo moderato che un tempo era della Margherita, ecco che le ragioni per far tesoro di una attenta rilettura di Frankenstein si moltiplicano.Ma prima di concludere, va detto che sul podio degli sconfitti salgono anche i signori del centro-destra. Da un lato ci si sono messi da soli coloro (Salvini e Meloni) che non hanno saputo far altro che ripetere il mantra delle elezioni anticipate. Un po’ perché non le hanno ottenute, ma soprattutto perché evocandole hanno fatto il gioco di Conte (temo in modo consapevole, giacché anche nei loro scranni i parlamentari non scalpitano per andare al voto, visto che il “taglio” sciaguratamente imposto a Camera e Senato finirà per compensare l’aumento dei voti rispetto al 2018). Dall’altro ci è finito anche il più cauto Berlusconi, che ha rovinato il plus della prudenza con il minus dell’operazione Rossi. Infatti, sia che la sua ex “badante” abbia votato a favore del governo senza che il Cavaliere lo sapesse, magari per una qualche forma di ripicca, sia che lo abbia fatto su suggerimento del suo “capo”, per lanciare un messaggio in bottiglia a Conte e al Pd, comunque non si tratta certo di un passo avanti rispetto ai tempi di De Gregorio e Scilipoti. Non è così che ci si dimostra interlocutori di quella parte della società, quella più produttiva e meritevole, che reclama disperatamente un governo autorevole saldamente alla guida di un paese ancorato in Europa. Complessivamente, ancora una volta il centro-destra si è mostrato e continua a mostrarsi incapace di rappresentare una alternativa, privo com’è di una politica. Non può dire “riaprite tutto in nome dell’economia” e non può andare contro l’Europa che ci mantiene. Al massimo può fare rappresentanza corporativa dei ceti autonomi, che però in buona misura oggi chiedono una radicalità trumpiana, che Salvini (con però molti mal di pancia interni alla Lega) e Meloni sono ben felici di dare (anche perché è l’unica nota che sanno suonare), ma che Berlusconi e i cespugli centristi che in Europa si riconoscono nel Ppe non possono permettersi più di tanto.Ecco perché la coda della crisi di governo potrà anche dare a Conte qualche numero in più che lo rassicuri – il suk è aperto h24 – ma la crisi politica, anzi la crisi della politica, è tuttora drammaticamente aperta. Sulle spalle dell’Italia. ( http://www.terzarepubblica.it)

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Crisi, Nardi: “Bene il Governo sul superamento codici Ateco”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2021

“La volontà espressa dal viceministro all’Economia Antonio Misiani, a nome del Governo, di superare i codici Ateco negli aiuti alle imprese e partite Iva è da accogliere con favore. Da tempo il Parlamento aveva avanzato questa richiesta al Governo e oggi questa risposta positiva dimostra che la collaborazione fra Esecutivo e Parlamento è il metodo migliore per rispondere alle esigenze concrete dei cittadini”, così la presidente della commissione Attività produttive della Camera, Martina Nardi. “Quanto alla traduzione concreta di questa volontà – aggiunge Nardi – c’è da allungare il tempo di analisi del fatturato a minimo 6 mesi per il raffronto, partendo da marzo. Inoltre è necessario fare un ragionamento serio sulle categorie più penalizzate. Mi riferisco, nel settore del turismo, alle agenzie di viaggi che sono rimaste senza indennizzi e al turismo di montagna, che non ha potuto riaprire gli impianti sciistici. Per quanto riguarda il mondo dello spettacolo, agli spettacoli viaggianti”.

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Crisi di governo e i serial killer della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

La democrazia è fatta di incontri, scontri, aperture, chiusure, schermaglie, alchimie, tavoli negoziali e tavoli rovesciati, patti e violazione dei medesimi, dimissioni, delegazioni ritirate, crisi, soluzioni. Funziona così, e le alternative sono le dittature o, ben che vada, le “democrature” (dispotismi travestiti da regimi liberali). Dunque, basta con la solfa qualunquista del “teatrino della politica”, con la lamentela demagogica dei “giochi di Palazzo che la gente non capisce”, o con il peloso ricatto morale che in tempi di Covid è criminale mettere in crisi un governo. Detto questo, e se possibile rimossa la stucchevole obiezione preventiva che Renzi è un serial killer e dunque anche se i suoi giudizi su Conte sono fondati è da irresponsabile aver aperto una crisi politica in piena pandemia, c’è qualcosa di sbagliato – che è cosa diversa da scorretto – nella vicenda che l’ex presidente del Consiglio ha innescato facendo dimettere le ministre di Italia Viva dal governo. E l’errore è presto detto: non ha accompagnato l’azione destruens (tentare di buttare giù Conte) con quella costruens, cioè indicare con chiarezza una soluzione alla crisi che lui stesso apriva e lavorare perché prendesse corpo.
La verità è che Renzi sull’operato del governo, e di Conte in particolare, ha sollevato critiche e dubbi del tutto fondati, sia di merito – dalle falle nella gestione del piano anti-pandemico all’incomprensibile rifiuto di ricorrere alle risorse del Mes, fino all’inconsistenza strategica del PNRR per poter usare i finanziamenti del New Generation Ue – che di metodo, a cominciare dall’uso solipsistico dei Dpcm e da un totale accentramento a palazzo Chigi delle (non) decisioni e di tutte le partite di qualsiasi potere. D’altra parte, la paralisi del Conte2 era sotto gli occhi di tutti, tanto che sia il Pd che i 5stelle chiedevano a gran voce che si arrivasse ad una svolta contro l’immobilismo di palazzo Chigi. Sul Recovery è persino stata accettata la richiesta di Renzi di riscrivere il piano (che è migliorato, ma non da avere rimosso il rischio che Bruxelles e gli altri partner europei lo considerino insufficiente). Poi, come suo costume, al sempre uguale bulletto di Rignano nel fare il suo j’accuse è scappato qualche aggettivo di troppo rivolto alla persona di Conte, quando stare due toni sotto avrebbe aumentato il tasso di credibilità delle sue argomentazioni. La sua innata capacità di rendersi antipatico rischiando di vanificare il merito delle sue iniziative politiche ha prevalso. Sinceramente, se la partita aperta da Renzi finirà con la sua ennesima sconfitta, poco mi importa. Ma visto che la sua eventuale sconfitta coinciderebbe con un disastro politico a tutto danno dell’Italia, tanto mi dorrebbe. (in sintesi dall’articolo di Enrico Cisnetto sul sito http://www.terzarepubblica.it

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Valerie Stenberg e Federica Vinci sull’attuale crisi di governo italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

In un momento in cui tutti sono chiamati ad assumersi responsabilità collettive, la crisi del governo italiano non è solo un altro “periodo di familiare incertezza politica”. Erodendo ancora una volta la fiducia dei cittadini, questa crisi è un attacco diretto alla stabilità della democrazia italiana ed europea. Non possiamo lasciare che quest’azione rimanga solo una notizia del telegiornale: è tempo di essere Cittadini e riprenderci la nostra voce e il nostro potere.
Mercoledì sera Matteo Renzi ha staccato la spina dell’esecutivo e avviato una crisi di governo, lasciando l’Italia all’incertezza politica più assoluta. Anche se molti l’hanno già definita una crisi “familiare” – è la 72esima crisi politica in 72 anni, questa volta si sta minacciando la democrazia italiana e, in estensione, la stabilità politica dell’Europa, nel profondo. Noi Italiani siamo stati già fortemente scossi dalla pandemia che ad oggi ci ha portato via oltre 80mila morti. In questo periodo di incertezza sociale, la responsabilità collettiva che ogni cittadino ha dimostrato è stata schiaffeggiata dal comportamento di Renzi e Italia Viva, che hanno eroso il fattore più importante su cui oggi si basano le nostre istituzioni: la fiducia delle persone nella democrazia. Un italiano su due non capisce le ragioni di questa crisi politica, mentre chi le ha comprese pensa che Renzi stia principalmente perseguendo i suoi “interessi personali o quelli del suo partito “. Siamo arrabbiati, preoccupati e sconcertati: si chiede ai nostri giovani di non tornare a scuola, ai nostri ristoranti di chiudere, ai nostri bar di rispettare il coprifuoco, mentre gli stessi leader che dovrebbero guidarci spostano l’attenzione dal risolvere questi problemi alla crisi più insensata della nostra democrazia. Ciò di cui l’Italia ha bisogno è una leadership che accenda speranza e risolva problemi perseguendo ideali di rispetto, inclusione, giustizia, ed equità. Serve una leadership che serva il Paese nella sua interezza. Servono leader che, in questo momento, ascoltino i bisogni della gente, uniscano la nostra nazione, rendano i nostri paesi più forti. Eppure, chi oggi è sugli schermi sembra stia guidando il paese verso l’abisso per il semplice gusto di avere ragione, piuttosto che fare la cosa giusta. Gli italiani meritano di più di quanto i politici hanno offerto negli ultimi anni. Ma lamentarsi semplicemente non basta. È giunto il momento di una nuova generazione che responsabilizzi i propri rappresentanti e si attivi come cittadini. È tempo che smettiamo di puntare il dito, ma cacciamo il coraggio per sfidare lo status quo e organizzarci per l’Italia e i leader che vogliamo ci rappresentino: leader che, con le proprie azioni, ci ispirino a fare di meglio e non a mettere una croce tappandoci il naso. Siamo audaci e mettiamoci in gioco. Federica Vinci – Co-Presidente Volt Italia & Obama Leader per l’Europa
Valerie Sternberg – Co-presidente Volt Europa.

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Crisi governo: mettere da parte i personalismi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

“Abbiamo un’opportunità, come Paese, irripetibile. I 209 miliardi, messi assieme a tutti gli altri fondi europei, e alla spesa corrente, rappresentano l’occasione di dar vita ad un vero piano industriale. Questo è veramente tempo di costruttori, e penso anche che sia l’ora di guardare, con serietà, alle prossime generazioni. Lo dico con la consapevolezza di chi appartiene ad una generazione che, se non interveniamo in tempo, pagherà gli errori commessi da chi governava guardando solo alle elezioni. Vanno messi da parte i personalismi, che non servono a niente, e ci deve essere spazio solo per il “noi”. Se utilizziamo questo come approccio, e riconosciamo tutti il grande lavoro fatto dal Presidente Conte, potremo fare bene.Tutti assieme dobbiamo avere la capacità di programmare l’Italia del post Covid, sfruttando al meglio le opportunità che arriveranno dal Recovery Plan, anche in termini di occupazione. Abbiamo grandi spazi di crescita e di riscatto per l’intero Sistema Paese. Questa fase deve servire per programmare ciò che dovrà avvenire dopo, e lo dobbiamo fare aprendo un confronto serio con le parti sociali, continuando a sostenere cittadini, famiglie e imprese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Crisi di governo e il parere del vice presidente della Camera

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

“Agli osservatori non è chiaro il motivo per cui Renzi abbia aperto la crisi, certo che la soluzione ora deve essere politica e non può essere solo numerica. Più che costruttori, ci troveremmo di fronte a degli abusivisti dell’edilizia, quelli delle borgate senza allacci in fogna, poltronisti che punterebbero solo a salvare la propria poltrona, a rischio rielezione. Una soluzione politica sono le elezioni. Rammento che il presidente della Repubblica nel 2018, nonostante il centrodestra avesse vinto, non gli diede nemmeno un mandato perlustrativo perché avrebbe dovuto trovare “responsabili” o “costruttori” in aula, cercandoli esattamente con le stesse modalità con le quali sta agendo oggi Conte. De questa modalità non andava bene ieri significa che non è accettabile oggi.
La democrazia ha sempre le sue soluzioni, soprattutto quando ci sono momenti critici. È il voto a dare ai governi la forza d’urto per affrontare le crisi, non c’è niente di più efficace di un governo legittimato da un mandato popolare e la pandemia non è incompatibile con la democrazia, infatti si è votato negli USA, alle regionali di pochi mesi fa in Italia, si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, ecc. e in molti paesi europei”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo ai microfoni di Skytg24.

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La crisi di governo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2021

Si è aperta con l’annuncio delle dimissioni delle ministre di Italia Viva è preoccupante e dagli sviluppi incerti e pericolosi. Non si comprende il legame tra la crisi politica e la crisi che stanno vivendo da mesi milioni di persone, compresa l’Arci e il mondo dell’associazionismo di promozione culturale e sociale, tra norme anti Covid, chiusure, perdita di posti di lavoro e Ristori che non arrivano. Decidere di aprire una crisi di governo, in un momento nel quale l’Italia è alle prese con una pandemia e una crisi economica e sociale drammatiche, è un salto nel buio irresponsabile, dagli esiti imprevedibili. Preoccupa la leggerezza che l’ha determinata senza pensare alle possibili conseguenze. Non è di questo che abbiamo bisogno, non è di questo che il Paese ha bisogno, ma di affrontare con determinazione problemi cruciali, a partire dal Recovery fund, un piano vaccinale ancora da definire, il ritorno a una didattica a scuola che funzioni, Ristori tempestivi e in grado di sostenere le categorie più colpite, come il mondo dell’associazionismo diffuso, troppo spesso dimenticato. Si apre invece una crisi che pagheranno gli italiani, che favorirà l’incertezza con il risultato di aumentare la sfiducia nelle istituzioni e l’allontanamento delle persone dalla politica. Siamo molto preoccupati dalle pesanti ricadute che tutto questo potrà avere sui cittadini e sul destino dei nostri circoli che soffrono ancora per una ingiusta e incomprensibile discriminazione. Così come temiamo che questa crisi possa favorire le destre, regalandogli il governo del Paese. Uscire da questa situazione non sarà facile ma è necessario trovare subito una soluzione per non far precipitare l’Italia in una crisi ancora più drammatica.

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