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Posts Tagged ‘crisi’

Crisi climatiche e insicurezza alimentare

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Almeno 33 milioni di persone in Africa orientale e meridionale, tra cui più di 16 milioni di bambini, sarebbero vittime dell’insicurezza alimentare causata dalle crisi climatiche, che in alcuni casi possono portare fino a una vera propria emergenza fame. Più di 1200 persone hanno perso la vita a causa di cicloni, inondazioni e frane in Mozambico, Somalia, Kenya, Sudan e Malawi nel 2019; in Africa meridionale, inoltre, negli ultimi 50 anni le temperature si sono alzate del doppio rispetto alla media globale, con molti Paesi che sono stati colpiti da crisi multiple, come il Mozambico che quest’anno ha sperimentato due forti cicloni nella stessa stagione per la prima volta nella storia.
Questi alcuni dati evidenziati da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a pochi giorni dall’inizio della 25a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 25). L’Organizzazione chiede ai leader mondiali di impegnarsi per incrementare gli sforzi per ridurre l’impatto della crisi climatica che colpisce in particolar modo i bambini, sia in Africa orientale e meridionale che a livello globale.Un recente rapporto del panel intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) mostra come il cambiamento climatico stia contribuendo ad aumentare le temperature nella regione e come le temperature elevate stiano aggravando le conseguenze della siccità e delle inondazioni. Crisi climatiche che decimano i mezzi di sussistenza, lasciando le famiglie alla disperata ricerca di cibo esponendole al rischio di malnutrizione acuta, una condizione pericolosa per la vita che richiede un trattamento urgente. In quasi il 90% dei casi, inoltre, sono proprio i bambini ad essere i più colpiti da malattie attribuibili anche ai cambiamenti climatici come la malaria e la dengue.
A tutto ciò si aggiungono gli spostamenti di massa della popolazione che hanno creato ulteriori rischi di sfruttamento, separazione dalle proprie famiglie o abbandono scolastico per i bambini. Alla fine di giugno 2019, i nuovi sfollati per via di calamità legate ai cambiamenti climatici erano oltre 1 milione. Per oltre la metà dei casi, gli sfollamenti sono stati dovuti alle conseguenze del ciclone Idai, che ha colpito il Mozambico, lo Zimbabwe e il Malawi nel marzo 2019, ed è stato seguito sei settimane dopo dal ciclone Kenneth. Cicloni che sono stati i più forti mai verificatisi nel continente africano
Di fronte a questo scenario, Save the Children chiede alla comunità internazionale di incrementare gli sforzi per affrontare la crisi climatica e il suo impatto sui bambini di tutto il mondo. In particolare, l’Organizzazione esorta i leader mondiali ad impegnarsi a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, approvati dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030, e a garantire i diritti di tutti i bambini come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.Inoltre, sottolinea l’Organizzazione, la comunità internazionale deve lavorare con i governi dell’Africa orientale e meridionale e di tutto il mondo per sostenere lo sviluppo e l’attuazione di piani d’azione nazionali sui cambiamenti climatici.

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Banche in crisi e salvataggi in Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

“Ormai è più evidente che le regole europee sugli aiuti di Stato per salvare le banche in crisi in Germania si interpretano, mentre in Italia si applicano. Come riporta oggi ‘Il Sole 24 Ore’, Bruxelles sarebbe pronta ad autorizzare il salvataggio di Stato della NordLB, settima banca tedesca, giunta al collasso da oltre venti miliardi di sofferenze. Fratelli d’Italia non è la prima volta che denuncia questa discriminazione e proprio in occasione dell’audizione della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, in Commissione Finanze al Senato nel maggio scorso contestammo la decisione di Bruxelles che impedì il salvataggio di Tercas attraverso il Fondo Interbancario, privato, rispetto ad un atteggiamento più favorevole verso la Germania e le banche tedesche. Allora registrammo la secca smentita della commissaria, ma oggi siamo costretti a prendere atto di una realtà diversa, visto che alla Germania sarebbe consentito l’utilizzo di risorse, pubbliche, dei Land tedeschi per salvare la banca NordLB. Non appena sarà varata la nuova Commissione europea rivolgeremo formale protesta, affinchè le regole siano fatte rispettare per tutti in Europa. Intanto, siamo costretti ad assistere allo stallo della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, di cui non si hanno notizie anche se tutti i gruppi hanno comunicato i rispettivi componenti. Un silenzio pesante che è calato soprattutto da quando Matteo Renzi è entrato nella maggioranza di governo. Si tratta soltanto di una coincidenza?”. Lo dichiarano il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Luca Ciriani, e il senatore di FdI, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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L’Italia rischia una crisi energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Se non investe rapidamente in impianti moderni, efficienti e a basso impatto ambientale: più elettricità da fonti rinnovabili come vento, sole, acqua, biomasse; più centrali alimentate da metano; nuove connessioni per rafforzare la rete di alta e media tensione; sistemi di accumulo, realizzati soprattutto nel Mezzogiorno.“Per fare questi investimenti è urgente un progetto forte di politica energetica che aiuti la transizione e l’uscita dal carbone”, avverte Alessandro Marangoni, economista di Althesys, intervenuto nell’incontro “Il futuro del sistema elettrico italiano, decarbonizzazione, rinnovabili, reti” a Key Energy, la rassegna della IEG sulle nuove energie in corso a RiminiFiera. “Finora ci salvano le importazioni, ma presto non basteranno più – dice ancora Marangoni. Gli scenari NET, lo strumento Althesys di analisi sui trend del mercato elettrico, indicano una serie di criticità nel medio termine, tra cui la necessità di realizzare al 2026 nuove centrali a gas per 5 GW e accumuli per 3 GW, per limitare deficit, e di ulteriori 8 GW a gas e oltre 4 GW di accumuli al 2030.Accade infatti che, mentre altri Paesi europei non intendono rinunciare a bruciare forsennatamente il carbone, in primo luogo la Polonia e la “virtuosa” Germania, l’Italia ha deciso di chiudere entro 6 anni le sue centrali a carbone, come quelle di Brindisi, di Civitavecchia, quelle in Sardegna e quelle in Alta Italia: a Fusina, nel comune di Venezia e a Monfalcone, in provincia di Gorizia. Per compensare il cosiddetto phase-out occorre mettere mano al rafforzamento delle reti sulla dorsale Sud-Nord e ad un nuovo collegamento triterminale tra Sardegna, Sicilia e Campania. È inoltre necessario sviluppare i necessari sistemi di accumulo strategici per l’equilibrio del sistema, prevedendo 3 GW in più rispetto agli obiettivi della Sen per il Sud e le isole, ma anche nuova generazione FER al 2025 per 9,3 GW di fotovoltaico e 3,6 GW di eolico.“Purtroppo le sole fonti rinnovabili non basteranno a sostituire i grandi impianti a carbone. E nel frattempo – aggiunge Marangoni – le politiche climatiche e ambientali dovrebbero spostare i consumi verso l’elettricità, anche quelli termici e dei trasporti”. L’Italia dovrà dunque rivedere al rialzo il target di cui alla proposta PNIEC 2019 (30%), andando oltre il 55,4% per l’elettrico. Il fotovoltaico dovrebbe quindi superare i 50 GW indicati dal piano, arrivando a produrre più di 74 TWh/anno, mentre l’eolico dovrebbe più che raddoppiare, passando da 10,4 a 18,4 GW.“Appare, dunque, evidente – conclude Marangoni – che è necessario mettere mano a una riforma complessiva del mercato elettrico, andando così oltre le indicazioni del Clean Energy Package la cui revisione del market design pare oggi di non ampio respiro”.

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Il turismo non è in crisi di domanda, ma l’offerta talvolta traballa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Dopo il fallimento della Thomas Cook britannica forse qualcuno e qualcosa cominceranno a far mente locale che di rendita è sempre più difficile campare. Questo vale per tutti gli attori dell’offerta, dalle agenzie ai vettori fino ai singoli servizi di alloggio e di mobilità.
E non è solo una questione dell’affermazione delle prenotazioni online che in tanti fanno direttamente a chi offre loro un volo o un albergo o un tour. Già di per sé la prenotazione online ha un costo minore rispetto a quella “tradizionale”: il banco dei vari offerenti è oggi non solo quello di un ufficio ma anche quello digitale che già in tanti, aziende o utenti, si sono resi conto della sua valenza. Ma nonostante questo le agenzie continuano ad esistere, alcune operando al di là del classico bancone, altre dietro il bancone virtuale. La Cook britannica sembra che abbia fatto crack proprio per non aver colto appieno questa situazione (vedremo, ché le realtà in questi contesti vengono sempre un po’ dopo).
Per chi oggi si appresta a fare un viaggio, il primo approccio è quasi sempre online. Da qui, poi, in molti usano i servizi di agenzie che sono anche online, altri invece saltano questa mediazione. La differenza? Dipende dalle conoscenze del singolo viaggiatore rispetto a dove vorrebbe andare e dalle capacità dei singoli offerenti di rendere interessanti le proprie offerte. Mentre per i viaggiatori molto dipende dai singoli interessi e dalle mode e dalla pubblicità, per chi offre c’è un elemento di base che deve caratterizzarli: professionalità; sia che ti venga offerto un volo o un albergo, sia che si tratti di una itinerario articolato o della costruzione dello stesso intorno ai desiderata del viaggiatore.
Ed è su questa professionalità che ci concentriamo. La sua accuratezza dovrebbe crescere in modo esponenziale rispetto all’articolazione delle domanda: una cosa è vendere un volo per Parigi o New York o Londra, magari con annesso albergo, altro è vendere un tour nei castelli della Loira o nel deserto australiano o nelle foreste del Congo o nelle Pampas argentine o nei luoghi “santi” di Israele. La tendenza di diverse agenzie è quella di “consigliare” pacchetti già confezionati, per cui la loro funzione si limita ad essere rivenditori di prodotti confezionati da altri tendenzialmente esperti in quello specifico territorio. Ma, per l’appunto, rivenditori. Ed è qui, secondo noi, il problema: i rivenditori di viaggi stanno subendo le stesse sorti dei rivenditori di pentole, o sei fortemente specializzato, e quindi va bene anche se stai dietro ad un bancone tradizionale, oppure devi darti da fare per affrontare la concorrenza degli “Amazon” del settore, con l’aggiunta di fornitori di, per esempio, alberghi e voli e trasporti, che operano anche direttamente col cliente.
Ovviamente noi, in questo ambito, non abbiamo le formule da indicare perché i vari mediatori siano all’altezza della situazione, ma proprio perché abbiamo l’occhio del consumatore e dell’utente siamo in grado di sostenere che i nostri occhi oggi sono molto attenti e selettivi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Parma mercoledì 18 settembre alle 17 nell’Aula dei Filosofi della Sede centrale dell’Ateneo (via Università, 12) si parlerà del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza nel prossimo appuntamento di I Mercoledì del Diritto, rassegna d’incontri d’ambito giuridico organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma. Relatore dell’incontro sarà Massimo Montanari, docente di Diritto processuale civile al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali.
Il seminario mira a illustrare i profili generali e i tratti più qualificanti dell’intervento, nel confronto, che sovente evidenzia un sensibile scarto, tra quelli che ne rappresentavano gli obiettivi dichiarati e quello che ne è stato poi il risultato effettivo”.
Gli incontri di I Mercoledì del Diritto hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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La crisi della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Ciò cui stiamo assistendo non è una crisi di sistema, non è nemmeno una crisi politica, meno ancora è una crisi economica, anche se lo diventerà a spese delle classi più deboli.
E’ stata inventata una nuova e originale impostazione del pensiero democratico che riconosce al popolo elettore il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso libere elezioni, e affidare agli eletti l’onere di affrontare le decisioni. Non sempre le decisioni assunte soddisfano tutte le categorie della popolazione, anzi, spesso, il sistema di democrazia parlamentare, si ritrova a dover assumere decisioni impopolari anche se nmecessarie.La democrazia inventata vuole scavalcare il rischio di impopolarità, attraverso una serie di sondaggi che identificano bisogni di parte; è nata così la “democrazia dei sondaggi”, lontanissima dalla concezione classica del concetto di democrazia, che può essere socialista, liberale, o umanistica, ma sempre sostenuta dalle indicazioni popolari. Il metodo è banale nella sua semplicità, basta rivolgere dei quesiti riguardanti le priorità al mondo degli elettori e selezionare numericamente la qualità delle scelte e farne la componente portante delle proposte di legge e delle scelte.Tale democrazia dei sondaggi fu inventata negli anni ‘90 del secolo scorso da Berlusconi, che otteneva nei sondaggi risultati plebiscitari, attraverso la descrizione delle decisioni del governo, farcite di promesse, che, al dunque, risultavano promesse da marinaio. Il giochino berlusconiano è durato quasi venti anni, fino a quando il popolo elettore si è stufato di sentire le reiterate promesse mai mantenute ed ha negato il consenso.
Berlusconi adesso viaggia intorno al 5%, nonchè alla rincorsa del quorum per non chiudere definitivamente bottega.Nella democrazia dei sondaggi è caduto anche Matteo Renzi, esaltato da un successo insperato alle elezioni europee, quando il riconoscimento di fiducia superò il 40%; fu fuoco di paglia. Esaltato da quel risultato, confuse il consenso elettorale come un viatico per esercitare “pieni poteri”, che il popolo elettore non voleva.
Medesimo risultato ha conseguito Matteo Salvini, che ha raddoppiato i consensi ricevuti, raggiungendo il 34%, al carissimo prezzo di perdere la testa e ritenersi l’unto del signore, rafforzato dal voto popolare che lo avrebbe autorizzato ad esercitare i “pieni poteri”, forte del consenso elettorale, trascurando di rappresentare un sistema di democrazia parlamentare, come recita la nostra Costituzione, secondo la quale il potere appartiene al popolo attraverso i suoi rappresentanti e l’unica sede dove viene esercitato il potere è l’Assemblea degli eletti.Adesso fanno giocare alla nazione il ruolo di
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!”
(DAL 6^ CANTO DEL PURGATORIO Dante Ajighieri) (Rosario Amico Roxas)

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Peggioramento della crisi in Myanmar

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Quasi 1 milione di Rohingya stanno ancora aspettando giustizia e chiarezza sul loro futuro, due anni dopo essere state costrette a lasciare le proprie case a causa delle atrocità di massa subite in Myanmar, stanno lottando per la propria sicurezza e la propria dignità come rifugiati in Bangladesh. In una dichiarazione congiunta rilasciata oggi, 61 ONG locali, nazionali e internazionali che lavorano nei due paesi, hanno chiesto che nello stato di Rakhine in Myanmar – dove circa 128.000 sfollati Rohngya e di altre comunità mussulmane sono confinati dal 2012 nei campi senza poter far ritorno alle loro case – i diritti umani vengano riconosciuti a tutta la popolazione, senza eccezioni, e che i rifugiati Rohingya attualmente in Bangladesh possano avere un ruolo nelle decisioni sul proprio futuro, comprese le modalità del loro rimpatrio in Myanmar. Le ONG hanno espresso forte preoccupazione per la sicurezza delle famiglie coinvolte dalle violenze nello stato di Rakhine, incluse quelle Rohingya, mentre il conflitto si intensifica e l’accesso umanitario rimane limitato. Alla luce delle notizie sul possibile rimpatrio accelerato di 3.450 rifugiati Rohingya circolate questa settimana, le ONG hanno esortato i governi del Bangladesh e del Myanmar a garantire che qualsiasi processo di rimpatrio avvenga in sicurezza e che sia volontario e dignitoso.Negli ultimi due anni, le ONG hanno aiutato il governo del Bangladesh e le Agenzie delle Nazioni Unite a fornire il necessario sostegno e il supporto vitale ai rifugiati che vivono nel più grande campo profughi del mondo nel Paese. Gli sforzi congiunti hanno stabilizzato le condizioni di vita nel campo, predisponendo le misure necessarie per affrontare la difficile stagione dei monsoni e prevenire la rapida diffusione di malattie. Ma bisogna fare di più. Le Agenzie hanno infatti invitato la comunità internazionale ad aumentare i finanziamenti per la risposta umanitaria in Bangladesh e Myanmar, per poter migliorare le condizioni di vita dei rifugiati e delle comunità locali ospitanti, e quelle degli sfollati interni nel Rakhine.“Per due anni, i bambini Rohingya e le loro famiglie hanno vissuto nei campi con poche speranze di un futuro dignitoso. Dopo aver subito alcune delle peggiori violazioni dei diritti umani del ventunesimo secolo, ora vivono in rifugi temporanei fatti di bambù e plastica e non riescono a ricevere un’istruzione adeguata. Un bambino su dieci è ancora malnutrito e i rischi di traffico e sfruttamento, droga e criminalità nei campi fanno sentire i bambini insicuri”, afferma David Skinner, Responsabile di Save the Children a Cox’s Bazar.“È tempo che il mondo crei le condizioni per sostenere il ritorno sicuro e volontario dei Rohingya in Myanmar, dove il Governo deve far fronte ad una delle sue responsabilità più elementari, quella di garantire lo stesso livello di sicurezza e umanità per tutti. I Rohingya meritano giustizia per ciò che hanno sofferto: i responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanità devono essere assicurati alla giustizia affinché i bambini Rohingya siano protetti e queste atrocità non si ripetano più, e per garantire loro il futuro che desiderano” conclude Skinner.Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, lavora in Myanmar nello stato del Rakhine dal 2010 e in Bangladesh, a Cox’s Bazar dal 2012. L’Organizzazione fornisce supporto ai bambini e alle persone più vulnerabili con interventi per la salute, l’alimentazione, l’igiene, l’istruzione e – soprattutto – la protezione dei minori. Nello stato del Rakhine, Save the Children è presente e opera nei campi di Sittwe e Pauktaw e in 19 villaggi in aree di conflitto, in Bangladesh ha raggiunto con i suoi interventi salvavita più di 400.000 bambini a Cox’s Bazar, e ha creato più di 90 Spazi a misura di bambino e oltre 100 centri per l’apprendimento.

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Una riflessione sulla crisi di governo in Italia e il voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Tutti i Presidenti della Repubblica hanno sempre avuto chiaro che il ricorso alle urne prima della conclusione della legislatura quinquennale rappresenta un rischio per la democrazia. Se infatti dalle elezioni dovessero riprodursi rapporti di forza di poco differenti da quelli precedenti, ed ogni maggioranza fosse ancora traballante, che cosa dovrebbe fare un Presidente? ad indire una elezione dopo l’altra, esporrebbe il sistema democratico al gravissimo rischio dell’avvitamento. Ebbene, nel caso attualmente in corso la situazione appare del tutto lontana da un simile rischio. E’ vero che abbiamo votato appena 15 mesi fa, ma oggi sta accadendo quello che nella storia della Repubblica non se era mai verificato. Da eventuali nuove elezioni non ci aspetteremmo solo qualche aggiustamento, qualche percento in più o in meno per questo o quel partito. Quello che si prospetta è un vero e proprio terremoto politico: un gigantesco ribaltamento di forza quale mai si è verificato nella storia della Repubblica italiana. Quello che era il primo partito italiano, i 5 Stelle, col 33% dei parlamentari, tracrollerebbe al terzo posto, col 17%, letteralmente dimezzando i propri eletti. Tutt’al contrario, quello che era il terzo partito italiano, la Lega, che aveva il 17% dei parlamentari, diventerebbe il primo partito, andando a più che raddoppiare i propri consensi, con punte che sfiorano il 40%.
Attenzione, pur di fronte ad un terremoto elettorale di queste dimensioni, del tutto nuovo ed inusitato, il Presidente della Repubblica ha comunque il dovere di cautelarsi di fronte alla possibilità che il sisma abbia breve durata, per cui dovrebbe indire ulteriori elezioni per aggiornare il parlamento alle volatilità delle simpatie politiche degli italiani. E’ vero, questa possibilità è reale, ma è un rischio di tipo diverso dal precedente. Pur comprendendo il Presidente della Repubblica nel caso in cui individuasse comunque una maggioranza nel Parlamento, restiamo però convinti che il primario dovere del Massimo Responsabile della Repubblica sia quella di assicurare una politica ed un connesso parlamento che rappresenti il sentire politico della maggioranza del paese. In assenza di rischi di avvitamenti, il Presidente non dovrebbe temere di nominare un governo tecnico per la gestione delle nuove elezioni.
L’accusa mossa dal Vicepresidente del Consiglio Di Maio all’altro Vicepresidente Salvini di aver tradito, di essere stato sleale, risulta del tutto insensibile ed irriguardosa verso il sistema democratico. Il giovane Di Maio non si è ancora reso conto del terremoto politico che sta vivendo l’Italia. In quale altro Paese, quale altro politico, di fronte ad una esplosione di consensi e ad un ribaltamento dei rapporti di forza politici tanto clamorosi non avrebbe chiesto, legittimamente e costituzionalmente, di andare alle urne, di aggiornare il Parlamento al nuovo sentire politico degli italiani?
Ho sin dall’inizio provato simpatia per il prof. Conte, che assicurava una professionalità dirittuale che certo i due vicepresidenti non potevano vantare. Ho seguito ed apprezzato il suo lavoro silenzioso e risolutivo, per cui sono rimasto molto male quando ho ascoltato i suoi due interventi finali in cui ha abbandonato ogni diplomazia, persino ogni savoir fair politico e si è scagliato contro il vicepresidente Salvini con ogni argomento possibile, persino con strafalcioni costituzionali. E arrivato a dichiarare “ho io il coraggio che non ha Salvini…”. Evidentemente come il Di Maio anche il Conte non si è accorto di quello che è successo nel Paese. Detto quanto sopra riguardo alla logicità costituzionale e politica dell’operato di Salvini, accusare un capopartito di aver agito per “interesse personale”, di “interesse di parte” significa aver una idea di partito francamente preoccupante, come se un partito non fosse lo strumento per concorrere alla determinazione della politica nazionale che la Costituzione proclama. Trattare un partito come una proprietà personale, e come un corpo estraneo agli interessi nazionali è sconcertante. Se così si esprime un esperto di diritto, che ne capiscono gli altri parlamentari? Sconcertante, veramente sconcertante … Senza dire che se c’è una parte che si è mossa per difendere discutibili interessi di partito, questo è il 5 Stelle, dato che si è furiosamente preoccupato di difendere un Parlamento ormai obsoleto nei suoi fondamentali rapporti di forza. Perché il trasparente e corretto presidente del Consiglio si preoccupa in modo tanto furioso di mantenere un Parlamento che non rappresenta più il Paese? È questo il livello della sua sensibilità democratica? Che gli dispiaccia l’interruzione, capiamo, ma che distorca, come ha fatto, il corso delle cose fa preoccupare. Ormai anche i più ostinati benpensanti dovrebbero aver capito il gioco. Glielo ha persino spiattellato la ideologizzata capitana tedesca della Sea Watch dichiarando dopo la sua scarcerazione: “ho concluso la mia missione..abbattere il muro” italiano. Conclusione? Sì, ci interessa salvare naufraghi, ma poi li strumentalizziamo per fare politica… La nuova vicenda della Open Arms ripete in tutto e per tutto la strumentalizzazione di poveri disgraziati fatta dalla Sea Watch. Salvano naufraghi e poi li “scagliano” contro l’Italia. E’ vero? Ecco la prova: se le due navi avessero portato subito i salvati in porti sicuri ed aperti, non avrebbero ridotto allo stremo i naufraghi, esigendo poi ipocritamente il loro sbarco in Italia… Quando la Spagna ha dichiarato disponibilità ad inviare una nave militare per trasbordare i salvati dalla Open Arms e portarli in Spagna, è spuntato il pubblico ministero di Agrigento, che ha fatto sbarcare tutti in Italia, col risultato che l’equipaggio ha intonato “bella ciao”. Il mondo cambia ad una velocità supersonica, i comunismi hanno dichiarato bancarotta, ma è rimasto solo il nordcoreano, i fascismi sono lontano di un secolo, e noi pensiamo di risolvere i problemi cantando “bella ciao”? (By Fausto Carratù Associazione “Popolo Sovrano”)

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Laura Castelli: Una inspiegabile crisi di governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Roma – “In un Paese normale chi provoca una inspiegabile crisi di Governo, ad agosto, con il rischio di far aumentare l’IVA e mandarci in esercizio provvisorio avrebbe rassegnato le dimissioni e ritirato la delegazione dei Ministri, Vice Ministri e Sottosegretari. Si chiama coerenza, ma non tutti ne conoscono il significato.
Matteo Salvini e la Lega hanno messo davanti gli interessi di partito, forse anche personali, agli interessi dell’Italia. È sotto gli occhi di tutti, nonostante le capriole e le giravolte a cui stiamo assistendo, anche oggi in Aula al Senato. Accusano il Presidente Conte di auto-staccarsi la spina, con il chiaro intento di scaricare su altri le responsabilità della crisi, ma sono loro ad aver presentato una mozione di sfiducia, che in modo evidentemente strumentale hanno ritirato solo poco fa.
Ringrazio il Presidente del Consiglio per il senso delle Istituzioni che, anche in questa occasione, ha dimostrato, portando il dibattito in Parlamento. È stato un grande onore condividere questa esperienza di Governo, possibile soprattuto grazie al grande impegno ed alla tenacia di Luigi Di Maio e di tutti i colleghi di Governo e dei colleghi Parlamentari.
Noi continuiamo a lavorare, con serietà e responsabilità, per non mettere a rischio il futuro delle generazioni che verranno dopo di noi”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Crisi di governo, Rampelli (VPC-FDI): Conte eterodiretto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Conte è stato veemente ma chiaro. Lo schema è lo stesso dell’avvento di Mario Monti. Poteri sovranazionali, vecchie consorterie, personalità bollite della sinistra italiana con la singolare aggiunta degli ex incendiari di Beppe Grillo si ritrovano insieme per impedire al centrodestra di governare e all’Italia di essere indipendente e autorevole nel suo diritto a contrastare il declino. Occorre ammettere che questo prevedibile inguacchio si è reso possibile grazie a una serie di macroscopici scivoloni degli amici nordisti, fattostà che si sono determinate le condizioni ideali per dare forma agli attuali giochi di palazzo e consentire a chi ha perso brutalmente tutte le recenti elezioni di andare a governare. Lor signori si appellano in questa indecenza alla democrazia parlamentare, quasi fosse antitetica a quella popolare. È vero che è il Parlamento a varare i governi, ma è anche vero che lo deve fare nel rispetto della volontà popolare, come costituzione impone. Il centrodestra oggi ha una maggioranza schiacciante, nonostante Renzi abbia confezionato una legge elettorale senza premio di maggioranza, dunque ancora più macroscopica. Mentre i circoli esclusivi, i cerimonieri, i falliti, i gran visir dei sotto poteri sbucati all’improvviso dalle località balneari per tessere la rete della congiura di palazzo sono un manipolo di oligarchi senza consenso. Se governeranno lo faranno contro le più elementari leggi della democrazia, che non prevedono personalità illuminate e minoritarie cui affidare le sorti di un’intera comunità. Nel frattempo l’Italia spalanca gli occhi, se non ancora nei numeri esiste nell’evidenza dei fatti un solo leader, credibile e affidabile, su cui riporre le speranze di rinascita che tutti si aspettano”. È quanto scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sulla sua bacheca Facebook commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Madama.

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Tra crisi di Governo e possibile aumento dell’IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La crisi di Governo e il probabile aumento dell’IVA porterà ad una ulteriore contrazione dei consumi. Ad altre crisi aziendali nel commercio. Ad altre chiusure, ad altri licenziamenti. Ad ulteriori compressioni di diritti e di salario. Ora le due compagini che formano il Governo si rimpallano le responsabilità: la bestia contro Rousseau. Ma a pagare saranno solo le lavoratrici ed i lavoratori. Gli stessi che erano stati illusi con la bufala delle chiusure domenicali e festive.«Siamo alla follia – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il Governo del cambiamento, ma in peggio, non tiene in alcun conto il Paese reale, né tanto meno la seconda attività produttiva italiana e i suoi lavoratori».«Veniamo da una crisi profonda che ci consegna il preoccupante dato di ben 32mila negozi in meno dal 2011 ad oggi – prosegue il rappresentante sindacale – un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E altri 5mila negozi sono destinati a sparire quest’anno, al ritmo di 14 al giorno. L’aumento dell’IVA avrebbe un effetto devastante sulla fiducia delle imprese, produrrebbe una contrazione dei consumi senza precedenti e la conseguente perdita occupazionale più massiccia degli ultimi anni».
«Se il Governo aveva in mente di chiudere la domenica e i festivi chiudendo definitivamente migliaia di attività commerciali, ha imboccato la strada giusta. Ahimé.» – conclude Iacovone.

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Chi pagherà il prezzo della crisi di governo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

La rottura tra Lega e Movimento 5 Stelle era nell’aria da tempo, da tempo ci si attendeva il passo fatto da Salvini di rompere l’alleanza di governo. Questo è puntualmente avvenuto solo quando è diventato tecnicamente impossibile che il governo uscito dalle elezioni anticipate, nelle aspirazioni salviniane Lega-Fdi, dovesse incaricarsi della legge di stabilità per il 2020.Insomma Salvini ha programmato la rottura per non doversi assumere la responsabilità di intestarsi una finanziaria piena di tagli alle spese e ai servizi sociali, di privatizzazioni, di nuovo blocco dei contratti pubblici, di stop alle assunzioni nella pubblica amministrazione ma soprattutto di un fortissimo aumento dell’IVA che da solo costerà, per il 2020, 23 miliardi di euro.
È scappato cioè davanti al rischio che gli italiani capissero che, al di là delle dichiarazioni roboanti, dell’odio sparso a piene mani, della voglia di uomo forte sapientemente instillata nel paese, c’è la sua totale incapacità di governare davvero lo scontro con i diktat europei e le conseguenze di questi sulla nostra vita.
Una propaganda anti Unione Europea, quella della Lega, mai tradotta in fatti concreti, mai davvero incisiva nei rapporti di forza. Eppure in 14 mesi di governo c’era tutto il tempo per agire in profondità, ad esempio cancellando quelle modifiche all’articolo 81 della Costituzione che hanno introdotto il vincolo del pareggio di bilancio, che è la norma che impedisce al nostro Parlamento e quindi al governo di sforare il deficit per favorire la crescita o per sostenere le spese sociali necessarie al popolo e ai lavoratori italiani quali la scuola, la salute, le pensioni eccetera.
Anche l’aumento dell’IVA poteva essere scongiurato, evitando di perpetuare la pratica della sterilizzazione degli aumenti con la cancellazione della norma voluta da Berlusconi e perfezionata da Monti, che ha consentito di utilizzare l’aumento delle aliquote IVA come strumento di pagamento del debito. Si utilizzano quindi i proventi della tassa più iniqua di tutte, quella che non tiene conto della progressività delle imposte rispetto al reddito, ma che agisce in maniera indiretta sulle tasche della gente, su chi non arriva alla terza settimana del mese come su chi ha patrimoni milionari, con evidenti esiti diversi.
Ora siamo ad un passo dall’esercizio provvisorio, cioè a una formula di costruzione della legge finanziaria per il 2020 che non potrebbe più scongiurare l’aumento dell’IVA e che dovrà portare nelle casse dello Stato, per rispettare i diktat europei, ben 23 miliardi di euro il prossimo anno e 27 miliardi nel 2021.
La subalternità dei 5 Stelle alla spinta della Lega, l’accettazione supina e inerte delle politiche antisociali, razziste, xenofobe, tale da indurci a sospettare che fossero in larga parte condivise dal corpo dei parlamentari del Movimento, ha consentito questa situazione, che lascia irrealizzate o incompiute le poche promesse elettorali sullo stato di salute dei lavoratori e delle famiglie e mette a rischio davvero le tasche degli italiani.
Come si uscirà da questa situazione è ancora presto per dirlo, ma va detto subito che il protagonismo dei lavoratori sarà determinante per impedire che la situazione si risolva con una recrudescenza di politiche antisociali, razziste e antioperaie.

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Crisi di Governo: Appello di Vittorio Sgarbi alle componenti del centrodestra

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

«In attesa dello scioglimento di Conte nella Camera di Ferragosto, mi sembra utile proporre al futuro presidente del consiglio la scelta più logica per un Governo certo, che rovesci le incertezze e le contraddizioni di quello da cui siamo usciti.
La forza, la determinazione e la coerenza di Salvini lo mettono certamente nelle condizioni di vincere da solo, e lo inducono alla tentazione di rinunciare agli alleati.
Ma gli alleati non sono tutti come gli squilibrati grillini. E, con il tempo, come si vede nelle amministrazioni regionali, hanno trovato una capacità di azione coerente e coordinata che è un buon viatico per quelli che io suggerisco, da battitore libero, a Salvini.
Le proiezioni dei dati delle Europee ci consentono di verificare con assoluta certezza che l’unione di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e ciò che resta di un’area liberale (che io ho voluto chiamare “Rinascimento”, con denominazione ben augurante) dal 37% delle elezioni politiche del 2017 arriverebbe a oltre il 55% delle prossime elezioni, consentendo, con un risultati non solo vittoriosi ma straordinari, nel prossimo governo, di avere una maggioranza di oltre due terzi del Parlamento, potendo portare a compimento riforme in ogni settore, dal lavoro alla giustizia, alla revisione costituzionale. E, volendo, e non per il ricatto dei grillini, anche la riduzione dei parlamentari come scelta condivisa e non come la pistola puntata di un gruppo di disperati ricattatori. Tutto questo è democrazia.
Voglio ricordare a Salvini – conclude Sgarbi – attraverso queste proiezioni che egli certamente conosce, che, con una coalizione collaudata e rispettabile come questa , nell’armonia delle sue componenti, i parlamentari a Montecitorio sarebbero 426 e al Senato 206. Un risultato mai visto, che consentirebbe di cambiare l’Italia.
Non l’attuale ma il futuro sarà, attraverso la mediazione e la prudenza ,e non l’esaltazione momentanea, il governo del cambiamento.
Salvini potrà in tal modo,e solo con questa sapiente avvedutezza,salvare l’Italia»

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La finanza salverà il mondo? Le ragioni dell’ottimismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Dalla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei miei principali interessi culturali è cercare di capire come cambiare le regole sociali affinché gli enormi avanzamenti tecnologici e di conoscenza che l’umanità ha sviluppato negli ultimi decenni, invece di condurci dritti verso l’estinzione (come pensano – con ottimi argomenti – i pessimisti), possano finalmente creare un mondo migliore dove i bisogni fondamentali siano soddisfatti per tutti gli esseri umani come diritto imprescindibile. Ho partecipato (e partecipo) a diverse associazioni formali e informali di persone che si propongono gli stessi obiettivi, occupandomi in particolare degli aspetti economici/monetari. Mi ricordo molto bene che nel triennio 2009/2012 l’opinione più diffusa fra le poche persone che si occupavano di questi temi era che la crisi sarebbe peggiorata sempre di più fino a portare a conseguenze così catastrofiche da rendere i radicali cambiamenti necessari non più procrastinabili. Io ero uno dei pochi che non aveva questa convinzione”). Voglio fare alcuni esempi di fenomeni culturali che vanno nella direzione di cambiamenti radicali delle regole sociali, per adattarli agli straordinari cambiamenti tecnologici che la società ha già compiuto ed a quelli – molto più strabilianti – che ci attendono nell’immediato futuro.
Andrew Yang. Alla corsa per le primarie del partito democratico USA partecipa un personaggio che sta riscuotendo un notevole successo nei media (particolarmente su internet, ma recentemente anche nei mass media) con una piattaforma di proposte estremamente radicali. La proposta più scioccante è ciò che chiama il “dividendo della libertà”, una versione radicale del concetto di “Universal Basic Income” (UBI): dare 1.000 dollari al mese ad ogni cittadino che abbia più di 18 anni, per sempre e senza condizioni. Le proposte di Andrew Yang sono molto innovative e radicali non solo sulla sua proposta portabandiera. Si comprende benissimo che è figlio di un pensiero radicalmente nuovo che si è consolidato in questo decennio
Ray Dalio. E’ un personaggio che per tutta la vita ha impersonato la figura del “cattivo” per antonomasia nel mondo della finanza: il gestore del più importante Hedge Fund del mondo.
L’approccio culturale di Ray Dalio è basato sul concetto che ogni fatto che si presenta è solo una riproposizione in forma diversa di qualcosa che si è già presentato in passato.
Ray Dalio in questi decenni è stato a stretto contatto – ed in parte ha influenzato – tutte le più importanti figure che hanno avuto in mano importanti leve decisionali come Mario Draghi, per citare forse la persona più conosciuta ai lettori. Ray Dalio è conosciuto e stimato da persone del calibro di Lerry Summers.
Tutte queste persone hanno mostrato pubblico apprezzamento per il pensiero originale di Ray Dalio su come dovremmo gestire la prossima grande crisi del debito che inevitabilmente si presenterà.
Bertrand Badrè è l’ultimo personaggio che voglio citare è meno conosciuto, al grande pubblico, ma ha fatto pienamente parte dell’establishment finanziario. Il ruolo più prestigioso che ha ricoperto è quello di CFO e Managing Director della Banca Mondiale, mi riferisco a Bertrand Badré. In Italiano è stato da poco pubblicato il libro dal titolo provocatorio: “E se la finanza salvasse il mondo?”. Si potrebbe pensare, erroneamente, che il libro intenda essere una difesa d’ufficio del sistema finanziario da parte di una delle persone che ne è stato beneficiato. Si tratta dell’opposto. Badré non nasconde affatto le distorsioni del sistema finanziario attuale e propone riforme assolutamente radicali partendo dai principi fondanti. La finanza, il denaro in generale, è un pessimo padrone, ma è un eccellente servo. Quello che dobbiamo fare è ripensare completamente le regole che stanno alla base del modo di produrre denaro e del sistema finanziario affinché sia al servizio dello sviluppo e non della crescita. Crescita e sviluppo sono due concetti molti diversi. La crescita è la metodologia delle cellule tumorali, lo sviluppo è l’approccio delle cellule staminali ed embrionali. La differenza è il progetto sottostante.
Questi sono solo alcuni dei molti concetti proposti nel libro di Badré che consiglio di leggere.
Fra i personaggi che propongono un cambiamento radicale nel mondo della finanza non si può non citare Paolo Sironi con la sua Teoria nella Trasparenza dei Mercati Finanziaria. Anche Paolo Sironi (http://www.thepsironi.com/), come tutti gli altri personaggi che di cui ho parlato in questo articolo, non è affatto una pensatore “alternativo”. Ha un ruolo importante in IBM nel settore dell’intelligenza artificiale applicata al settore della Finanza.
Ne consegue che i grandi cambiamenti strutturali avvengono sempre in funzione di nuove idee che emergono e piano piano entrano nella consapevolezza delle persone. Molti pensano che siano principalmente gli interessi a determinare il cambiamento delle cose, ma questo è vero solo superficialmente.Con la sua meravigliosa prosa, il grandissimo economista che J. M. Keynes lo dice molto chiaramente nel suo principale capolavoro «The General Theory of Employment, Interest end Money», London 1936 (trad. it. A. Campolongo, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, UTET, Torino, 1971, pagg. 526-527): “È speranza visionaria l’avverarsi di queste idee? Sono gli interessi che esse colpiscono più forti e più ovvi di quelli che esse promuovono? Non tento di rispondere in questo luogo […]. Ma se le idee sono corrette […] predico che sarebbe un errore contestare la loro potenza nel corso di un certo periodo di tempo […]. Le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga. In realtà il mondo è governato da poche cose all’infuori di quelle. Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale, sono spesso schiavi di qualche economista defunto […]. Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee […]. Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”.
Oggi abbiamo un grande numero di ottime idee che aspettano solo di essere sufficientemente diffuse per scaturire tutto il loro benefico potenziale. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio Il succitato articolo è riportato in sintesi)

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Crisi governo: Si torna al voto

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

“Come sempre sostenuto da Fratelli d’Italia non è possibile dare all’Italia il Governo di cui ha bisogno insieme al M5S di Di Maio, Fico e Toninelli. Bene la Lega che ne ha preso atto. Ora si torni al voto per dare agli italiani il governo sovranista che alle ultime elezioni europee hanno dimostrato di volere. Un Governo che abbia come priorità la difesa dei confini e dell’economia italiani, la riduzione delle tasse e il sostegno a chi crea posti di lavoro”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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“Perché i leveraged loan probabilmente non scateneranno una crisi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

A cura di Paul Smillie, Analista finanziario, Reddito fisso; Roman Gaiser, Responsabile credito high yield, EMEA; Steven Columbaro, Analista senior, CDO di Columbia Threadneedle Investments. Per citare un post pubblicato sul blog dell’FMI a novembre 2018: “In questa fase avanzata del ciclo del credito, con segnali che ci rammentano gli eccessi dei cicli passati, è fondamentale porsi i seguenti interrogativi: quanto è vulnerabile il mercato dei leveraged loan a un repentino cambiamento della propensione al rischio degli investitori? Quale sarebbe l’impatto economico di un’eventuale paralisi di questo mercato? Nel peggiore dei casi, una sua crisi sarebbe in grado di minacciare la stabilità finanziaria?” Oltre all’FMI, anche la Federal Reserve statunitense e la Bank of England hanno espresso preoccupazioni analoghe. È facile capirne il perché. La rapida crescita di questo mercato, sostenuta dagli investitori alla ricerca di rendimenti in un contesto di tassi d’interesse contenuti, ha comportato un aumento dell’indebitamento e un deterioramento degli standard di sottoscrizione. Tuttavia, nonostante le impressionanti analogie con l’espansione dei mutui subprime nel periodo che ha preceduto la crisi di dieci anni fa e i cui eccessi sono stati alla base dell’instabilità finanziaria di allora, dalla nostra analisi risulta poco probabile che oggi i leveraged loan (prestiti a elevata leva finanziaria) producano conseguenze analoghe.
Generalmente erogati a società altamente indebitate o di proprietà di sponsor di private equity, i leveraged loan rappresentano un mercato mondiale di USD 2.200 miliardi (il valore dell’indice US leveraged loan è di USD 1.200 miliardi), che nel 2018 è cresciuto di oltre il 15%. A titolo di raffronto, tale mercato è circa il doppio di quello dei mutui subprime nel 2006, che al momento dello scoppio della crisi esibiva ritmi di espansione analoghi.Quanto agli standard di sottoscrizione, nel corso degli ultimi dieci anni il livello di indebitamento dei prenditori è aumentato da una media di circa quattro volte a cinque volte, avvicinandosi ai massimi precrisi. Contrariamente al 2006, la struttura dell’odierno mercato dei leveraged loan non sembra presentare i difetti del settore dei mutui subprime. Mentre le banche erogatrici detenevano meno del 5% dei mutui subprime nei propri bilanci, oggi le banche mantengono un’esposizione ai prenditori di leveraged loan tramite linee di credito rotative e term amortising. Circa il 50% dei leveraged loan viene cartolarizzato in prestiti obbligazionari garantiti (collateralized loan obligations, CLO), mentre la percentuale di mutui subprime cartolarizzati era intorno all’80%. È significativo che fino al 25% dei prestiti subprime fosse detenuto in veicoli di investimento strutturati, una pratica che aveva creato vulnerabilità nel mercato. Alla prima difficoltà, i mercati dei finanziamenti all’ingrosso a breve termine, da cui dipendevano questi veicoli di investimento strutturati, si paralizzarono. Il finanziamento delle CLO è molto più stabile ed è sicuro.
Nel 2006 le banche erogatrici distribuivano in maniera estesa i loro prodotti basati su mutui subprime, la maggior parte dei quali era però acquistata da banche che non ne comprendevano i rischi. Lo scoppio della crisi rivelò la profonda interconnessione che esisteva tra molti istituti di credito, nessuno dei quali era adeguatamente patrimonializzato o disponeva di finanziamenti adeguati. Il settore bancario rimane un importante investitore nelle tranche con rating AAA di CLO, ma oggi risulta molto più solido dal punto di vista patrimoniale e dei finanziamenti, oltre ad essere meno interconnesso. La maggior parte dell’esposizione più rischiosa è detenuta da istituzioni finanziarie non bancarie quali gestori patrimoniali, assicurazioni, fondi pensione e altri investitori istituzionali. La minore partecipazione del settore bancario a questa classe di attivi contribuisce a ridurre il rischio sistemico.Inoltre, rispetto a dieci anni fa, oggi il mercato dei titoli cartolarizzati è oggetto di un maggiore controllo da parte delle autorità di regolamentazione. L’FMI, la Fed e la Bank of England hanno espresso le loro preoccupazioni per la crescita di tale mercato e collaborano strettamente con le autorità di regolamentazione.L’universo dei leveraged loan mostra pochi segnali di tensione. I tassi di insolvenza sui prestiti statunitensi sono pari all’1,3%, ben al di sotto della media del 3,2%. Il nostro team dedito ai leveraged loan operante in California prevede un leggero incremento dei default, ma esclude aumenti significativi nel 2019. Le società indebitate hanno inoltre prolungato la scadenza di molti dei loro prestiti a tassi più bassi. Circa il 90% delle emissioni incluse nell’indice US leveraged loan giungerà a scadenza nel 2022 o oltre. Pertanto, qualora l’economia statunitense dovesse cominciare a degradarsi, queste società avrebbero il tempo di rimettere in sesto i loro bilanci prima di dover rimborsare i prestiti o rifinanziarsi a tassi più elevati.
I segnali d’allarme ci sono, ma non sono drammatici Stiamo monitorando attentamente il mercato dei leveraged loan e rimaniamo cauti. A giudicare dall’attività di mercato non siamo i soli; i prezzi dei prestiti sono calati lievemente nel quarto trimestre del 2018, ma da allora hanno recuperato terreno e, dato più rilevante, i volumi di emissioni hanno subito una flessione di circa un quinto nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018.

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Crisi rifiuti a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma Le organizzazioni sindacali dei lavoratori di Ama hanno incontrato nel pomeriggio la sindaca di Roma Virginia Raggi e la presidente Ama Luisa Melara, sottoscrivendo un documento comune per la nascita di una “Cabina di regia permanente per la riorganizzazione del servizio di pulizia e il decoro della città”.Per l’Unione Sindacale di Base si tratta di un atto dovuto verso i cittadini e i lavoratori Ama. Quello di oggi è infatti il primo passo verso “un nuovo sistema di relazioni industriali”, quanto mai necessario in una città che ha bisogno di un servizio efficiente fornito da un’azienda pubblica in salute.Adesso il pericolo da evitare è quello di concentrare l’attenzione e le energie sulla fase emergenziale e sul lavoro da svolgere per traghettare la Capitale fuori da una durissima crisi ambientale, rinviando sine die la soluzione degli annosi problemi che attanagliano Ama e la gestione del ciclo dei rifiuti a Roma.Occorre immediatamente lavorare per il futuro. Questo significa sì attivarsi per reperire le risorse finanziarie da investire in infrastrutture e mezzi, ma soprattutto concentrarsi su un piano assunzionale.L’aver messo nero su bianco che l’elemento fondante del nuovo corso è la responsabilità sociale d’impresa, con la valorizzazione e la tutela del personale, la salvaguardia dei diritti dei cittadini, la sostenibilità ambientale e l’equilibrio gestionale è per USB un fatto positivo. Troppo spesso si è voluto scaricare ogni responsabilità sulle spalle dei lavoratori, comodi capri espiatori per una situazione nata invece nelle stanze della politica.Nella cabina di regia USB sarà parte attiva affinché il documento sottoscritto oggi non si trasformi in una vuota dichiarazione d’intenti.

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Emicrania con Aura: Un prodotto nutraceutico dimezza le crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

I nutraceutici, cioè quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute, sono sempre più utilizzati per la prevenzione e il trattamento di molte condizioni e patologie. Un prodotto a base di Partenio, 5idrossi-triptofano derivato dalla Griffonia e Magnesio, si è rivelato efficace per prevenire le crisi di aura emicranica e contrastare la cefalea che quasi sempre la segue. L’aura emicranica si manifesta con fenomeni visivi (flash, scotomi, offuscamento della vista), formicolii, e a volte difficoltà nel trovare le parole (afasia). Questi sintomi possono durare da pochi minuti fino a un’ora o più e lasciare una forte sensazione di disagio e spossatezza anche nelle 24 ore successive. Gli specialisti e i pazienti hanno oggi a disposizione un nutraceutico che si è dimostrato estremamente efficace nel ridurre la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi non solo dell’aura ma anche dell’emicrania che ne segue. All’utilizzo dei nuovi nutraceutici nella cura di questi disturbi neurologici è dedicata una speciale sessione del IX Congresso Nazione della SINuT (Società Italiana di Nutraceutica)
“L’utilizzo del prodotto (Aurastop) determina una drastica riduzione degli episodi di aura nella quasi totalità dei casi – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, del Comitato Direttivo della Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), Direttore del Centro Cefalee della Clinica Città di Brescia e relatore della sessione dell’evento bolognese -. La durata dell’aura è ridotta di più del 50% mentre il grado di disabilità è stato ridotto addirittura a un terzo. Quando si manifesta, l’aura è davvero un evento traumatico e scioccante. I pazienti, nei casi più eclatanti, sono convinti di essere colpiti da un ictus o da una altra grave malattia cerebro-vascolare. E questa percezione errata avviene nonostante il disturbo si ripresenti più volte nel corso dell’anno, a volte anche solo a distanza di pochi giorni. Il trattamento con il nutraceutico è privo di controindicazioni ed effetti collaterali e può così ridare una buona qualità di vita a chi lo assume”. “Dobbiamo ricordare che ad oggi non esiste nessuna molecola in commercio che sia stata progettata per bloccare l’aura. Fino ad ora noi clinici non avevamo presidi specifici per trattarla e potevamo solo contrastare la crisi alla comparsa dell’eventuale dolore emicranico con la somministrazione di farmaci analgesici o triptani. Adesso grazie a questo nutraceutico possiamo bloccare all’inizio l’insorgenza dell’aura e la conseguente crisi elettrica che avviene a livello celebrale. Possiamo inoltre evitare, ad un paziente su tre, la comparsa del dolore successivo e a chi compare ridurne l’intensità e rendere più efficace l’eventuale ricorso all’analgesico abituale, come evidenziano i risultati dello studio”. “Al Partenio, 5-HTP da Griffonia e Magnesio, è stata riconosciuta dalle Società Scientifiche italiane ed internazionali un’efficacia clinica nella prevenzione dell’emicrania” aggiunge Dalla Volta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l’emicrania fra le dieci malattie più disabilitanti. “E’ una patologia sociale che non può essere sottovaluta – conclude Dalla Volta -. In Italia circa 7 milioni di persone soffrono di emicrania e circa un paziente su quattro di questi sviluppa un’emicrania con aura e questo disturbo può diventare molto frequente e comparire anche più volte alla settimana. Occorre che la ricerca prosegua nella messa a punto di nuove soluzioni terapeutiche che rispondano in primis alla richiesta dei pazienti e cioè che siano molecole efficaci ma ben tollerate e i nutraceutici rispondono perfettamente a questo bisogno. Bambini o pazienti anziani, che assumono già tante altre medicine, possono utilizzare con tranquillità queste molecole naturali con beneficio evitando di ricorrere ad altri farmaci. Serve però fare chiarezza in questo variegato mondo dei nutraceutici e questo compito deve essere affidato alle Società Scientifiche che devono, attraverso le linee guida, indicare quali prodotti sono affidabili e quali no per il bene dei pazienti.”

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Deutsche Bank: con la crisi aumentano i suoi manager milionari

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. In Europa nel settore bancario ognuno ha i suoi guai e i suoi compiti a casa da fare. L’Italia ha i crediti inesigibili da smaltire, la Germania ha la Deutsche Bank, il colosso sempre più traballante da sistemare. A ciò si aggiungano le mine vaganti delle banche “too big to fail” negli Stati Uniti che, come più volte sottolineato, rappresentano sempre un rischio sistemico. Da qualche tempo le azioni DB sono in caduta libera: sono scese sotto i 7 euro. Valevano ancora 20 euro nel 2017. Non a caso i vari tentativi di salvataggio sono falliti. In particolare il piano di fusione con la banca tedesca numero due, la Kommerzbank, partecipata per il 15% dallo Stato. Si è dovuto prendere atto che, sommando i problemi delle due banche, non si sarebbe ottenuta una soluzione positiva. La DB è pur sempre un colosso con 200.000 clienti, mentre la Kommerzbank ne conta 180.000. Insieme sarebbero diventate la seconda banca europea per dimensioni, dopo l’inglese Hong Kong Shangai Bank Corporation. Negli ambienti bancari si stima che, per restare a galla, la DB dovrebbe licenziare almeno 20.000 dei suoi attuali 90.000 impiegati. Anche in terra germanica, invece di rivedere il modello di business e di cambiare gli orientamenti e le priorità della gestione bancaria, si preferisce, purtroppo, penalizzare il lavoro e la tradizionale sana politica del credito alle famiglie e alle imprese. Del resto, si tenga presente che entrambe le banche tedesche sono partecipate da due tra i più speculativi hedge fund americani, Cerberus e Black Rock. Si ricordi che la Deutsche Bank ha il record di derivati finanziari per oltre 43.500 miliardi di euro, un po’ di più dei livelli delle tre banche americane, la JP Morgan Chase, la Citigoup e la Goldman Sachs. Il suo ammontare di attivi pari a circa 1.600 miliardi di euro contrasta con i soli 15 miliardi di capitalizzazione: uno tra i più squilibrati rapporti al mondo!
Secondo uno studio del quotidiano francese Les Echos, incomprensibilmente essa occupa anche il primo posto nella classifica delle banche europee con il più alto numero di manager con stipendi superiori al milione di euro: ben 643! Seconda è la Barclays inglese con 542. La nostra Intesa Sanpaolo è dodicesima con 33 dirigenti milionari.
In altre parole, le banche più attive nella speculazione e, di conseguenza più a rischio, pagano profumatamente chi, di fatto, le “pilota” nelle acque più burrascose e limacciose del business finanziario. Infatti, nella BD è proprio il capo del settore investment banking a guadagnare il massimo, 8,6 milioni di euro nel 2018! Ci sfugge la razionalità di tutto ciò. Qualche anno fa sembrava che la partecipazione in DB di HNA, il conglomerato cinese dell’aviazione e della logistica, avesse portato nuovi capitali e un po’ di stabilità, diventandone, di fatto, il maggiore azionista. Ma per realizzare simili operazioni il gruppo cinese si era pesantemente indebitato tanto da giungere alla soglia del collasso, costringendolo a una progressiva ritirata.
L’uscita della HNA aveva momentaneamente aperto la strada della fusione con la Kommerzbank che, si ricordi, nel mezzo della crisi finanziaria globale, aveva già evitato la bancarotta solo per l’intervento di salvataggio del governo tedesco con oltre 16 miliardi di euro, in seguito, comunque, restituiti allo Stato. In verità, è da un decennio che la DB è continuamente sotto osservazione e sotto indagini da parte delle autorità tedesche, inglesi e soprattutto americane. Si stima che nel periodo 2015-2017 essa abbia dovuto pagare soltanto agli enti di controllo americani e inglesi ben 11,2 miliardi di dollari in multe e condanne giudiziarie per varie truffe e per altri comportamenti finanziari sanzionabili, tenuti prima e dopo la crisi del 2008.
Più recentemente negli Usa la banca tedesca è coinvolta in alcune importanti indagini. La prima è relativa a una possibile frode bancaria attribuibile a Trump. Il presidente americano e tre dei suoi figli hanno presentato alla corte di New York la richiesta di non trasmettere i dati relativi ai propri conti bancari presso la Deutsche Bank e la Capital One Financial Corporation, richiesti dal Congresso americano. La seconda ha a che fare con operazioni di riciclaggio di soldi sporchi da parte della Danske Bank, legata alla DB. Si indaga, poi, su un suo possibile ruolo nell’evasione fiscale di alcuni suoi clienti, come emerso nei famosi Panama Papers. Una cosa che disturba i tedeschi è quello che loro chiamano “Shadenfruede”, cioè il piacere di alcuni per le disgrazie altrui. E’ la stessa irritazione che si prova anche in Italia quando alcuni esponenti europei si compiacciono delle nostre difficoltà. Non è nostra intenzione discutere in questo modo dei problemi della Deutsche Bank. Al contrario, vorremmo che ci fosse un serio approccio europeo unitario nell’affrontare questi e altri problemi. L’Europa si costruisce anche con la condivisione degli intenti e degli impegni nei campi più importanti. E quello bancario certamente lo è.

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Agricoltura: E’ l’arma contro la crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Ancora una volta sono i numeri a confermare il valore dell’agricoltura italiana e la necessità di investire di più sul comparto per svilupparne ulteriormente le potenzialità. Infatti, come rilevato dal Rapporto Istat sull’andamento dell’economia agricola del 2018 – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – il primario ha fatto segnare un aumento della produzione dello 0,6% e una crescita del valore aggiunto dello 0,9%.A performare ottimamente in questo quadro è stata soprattutto la produzione del vino, la quale rappresenta ben 10,2 di miliardi di euro dei 59,3 miliardi che determinano il valore complessivo del sistema agroalimentare italiano. Da modelli come questi – prosegue Tiso – possono e devono trarre esempio e forza anche altri importanti settori agricoli; tra i quali quello lattiero-caseario e quello olivicolo-oleario.Come Confeuro – continua Tiso – siamo convinti che con le giuste politiche si possano raggiungere risultati ancora più ambiziosi; ed è anche per queste ragioni che insistiamo per destinare risorse alle riforme delle filiere e per sostenere produzioni agroecologiche e sostenibili. D’altronde, è bene ricordarlo, l’Italia gode di una biodiversità animale e vegetale straordinaria e di un know agricolo che ha fatto divenire il Paese una delle maggiori potenze mondiali.Quel che serve ora – conclude Tiso – è una maggiore convinzione delle istituzioni nel far crescere ulteriormente il peso dell’agricoltura sull’economia italiana (attualmente è del 3.9% se unita all’industria alimentare) e una presa di coscienza del tutto nuova sulla figura degli agricoltori, i quali non vanno più visti come lavoratori di serie b, ma come i reali interpreti e detentori del maggiore patrimonio italiano.

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