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Sta tornando! Ma era mai finita? (La crisi)

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve Usa da un lato e la guerra commerciale che vede contrapposta Washington e Pechino dall’altra. Un effetto a tenaglia che potrebbe preannunciare la tempesta perfetta che, fra qualche settimana, sarà scoperta dai media generalisti di tutto il mondo e colpirà gli Stati emergenti. E, con un effetto a catena, può scaraventare il mondo in una nuova morsa di recessione. Il rialzo dei tassi infatti danneggerà le monete locali di quegli Stati che fanno ricorso ai titoli in dollari per finanziarsi e le spingerà a svalutarsi. E la guerra dei dazi colpirà Paesi come Brasile, Turchia e India, principali fornitori di acciaio degli Stati Uniti riducendo i loro spazi per l’export.
L’analisi, basata su documenti ufficiali della Banca dei Regolamenti internazionali e da analisi di alcune delle più importanti società finanziarie internazionali, inaugura il nuovo portale di VALORI, la storica testata specializzata in inchieste sulla finanza e l’economia solidale promossa dalla Fondazione Finanza Etica. Nata ormai 15 anni fa, sotto forma di pubblicazione mensile, da oggi, sempre sotto la guida del direttore responsabile Andrea Di Stefano, si trasforma in un vero e proprio hub editoriale al servizio della finanza etica e di chi ha interesse a denunciare le storture, ancora ben visibili, dell’architettura finanziaria mondiale. Ma al tempo stesso, sarà l’opportunità per raccontare i vantaggi (e i successi) di chi ha intrapreso forme responsabili di investimento o approcci non speculativi all’economia.
“Malgrado il fatto che quasi tutti usino i servizi finanziari, e malgrado gli impatti che ha sulle nostre vite, la maggior parte delle persone continua a essere totalmente digiuna di finanza” spiega Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica. “Le notizie che ‘bucano’ si riferiscono quasi sempre al singolo scandalo, ma non riescono poi a provocare una riflessione più ampia sui meccanismi a monte. Il rilancio digitale di Valori e la creazione di un hub editoriale sono essenziali per unire protesta e proposta. Bisogna essere in grado di fornire nuove chiavi di lettura per permettere ai cittadini non solo di informarsi, ma di intraprendere un percorso di educazione critica alla finanza. Se servono nuove regole e nuovi modelli, il più importante passo per cambiare le cose parte da ognuno di noi”.
Il nuovo portale ospiterà inchieste sul meglio e il peggio dell’economia e della finanza, in Italia e nel mondo, sui cambiamenti climatici e il loro impatto sul sistema economico finanziario. Racconterà, attraverso articoli, videoservizi, podcast, mappe, infografiche, editoriali, aspetti che impattano direttamente nella vita quotidiana dei cittadini e vengono però messi ai margini dalla stampa non specializzata.

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Le ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Tre, grosso modo, sono stati i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i marxisti-leninisti. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti marxisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci problemi di straordinaria importanza fino, certe volte, a deliri di onnipotenza. Basta pensare che noi attraverso il Dna possiamo stabilire il futuro genetico d’intere generazioni e possiamo provocare speculazioni spaventose su questo piano. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da comprendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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Yemen: 1.000 giorni di conflitto. La più grave crisi umanitaria al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

Yemen“Il tragico traguardo dei 1.000 giorni di guerra in Yemen è stato superato. Con l’acuirsi delle violenze negli ultimi giorni, i bambini e le loro famiglie hanno continuano ad essere uccisi in attacchi e bombardamenti. Da oltre 1.000 giorni a causa di brutali violenze le famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. 1.000 giorni senza cibo sufficiente e acqua potabile. 1.000 giorni durante i quali gli ospedali sono stati bombardati e le scuole danneggiate. 1.000 giorni di bambini reclutati per combattere. 1.000 giorni di malattie e morti… di sofferenze inimmaginabili.Il conflitto in Yemen ha creato la peggiore crisi umanitaria al mondo – una crisi che ha coinvolto tutto il paese. Il 75% circa delle popolazione dello Yemen ha urgente bisogno di assistenza umanitaria, compresi 11,3 milioni di bambini che senza quest’assistenza non possono sopravvivere. il 60% almeno degli Yemeniti vive in condizioni di insicurezza alimentare e 16 milioni di persone non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienici adeguati. Molti altri non hanno accesso a servizi sanitari di base. Meno della metà delle strutture sanitarie dello Yemen è pienamente funzionante e lo staff medico non riceve lo stipendio da mesi.
Il conto terribile della devastazione del conflitto in Yemen riflette soltanto ciò che già sappiamo. In realtà, probabilmente, la situazione peggiorerà. Le agenzie delle Nazioni Unite non hanno pieno accesso umanitario ad alcune delle comunità tra le più duramente colpite. Molti di noi, non possono nemmeno verificare quali sono i bisogni di queste persone. Quel che sappiamo è che in Yemen la crisi è diventata rapidamente una catastrofe.Negli ultimi giorni sono stati fatti alcuni progressi con le prime importazioni commerciali di carburante presso il porto di Hudayadah, successivo alle recenti yemen crisi umanitariaimportazioni commerciali di cibo. È importante che queste scorte non vengano sprecate, dato che le restrizioni sulle importazioni di carburante hanno causato il raddoppio dei prezzi di carburante diesel, minacciando l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e alle cure mediche urgenti. In troppi ospedali si registra la mancanza di carburante per i generatori che ne consentono l’operatività. Le stazioni per il pompaggio dell’acqua che servono oltre 3 milioni di persone stanno rapidamente rimanendo senza il carburante di cui hanno bisogno per restare in funzione, mentre il prezzo dell’acqua importata è aumentato di 6 volte. L’acqua sicura non è più economicamente sostenibile per oltre i due terzi degli yemeniti che vivono in povertà estrema. Tutto questo rischia di sopraffare gli sforzi in corso per contenere le epidemie di difterite, colera e diarrea acquosa acuta.
Restiamo impegnati per aiutare le persone dello Yemen: abbiamo raggiunto circa 6 milioni di persone con acqua pulita, distribuito 3,7 milioni di litri di carburante per gli ospedali pubblici, curato oltre 167.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, distribuito oltre 2.700 tonnellate di medicine e scorte mediche, vaccinato 4,8 milioni di bambini contro la polio e fornito assistenza alimentare a circa 7 milioni di persone in un mese. In Yemen oggi, chiunque sia un caso sospetto di colera e ha la possibilità di accedere ai servizi sanitari ha il 100% delle possibilità di sopravvivere.Ma le condizioni stanno peggiorando, con il rischio di sopraffare la nostra capacità di risposta. Se non avremo un accesso più ampio e le violenze non si arrestano, il costo in termini di vite sarà incalcolabile. Per questo chiediamo ancora una volta alle parti coinvolte nel conflitto di consentire immediatamente un pieno accesso umanitario in Yemen e di terminare i combattimenti. Le famiglie dello Yemen non dovrebbero vivere un giorno in più di guerra, figuriamoci altri 1.000 giorni.”

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L’adozione di nuove tecnologie sta creando una potenziale crisi occupazionale in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

londraLONDRA,/PRNewswire/Una nuova indagine di mercato rivela che nuove tecnologie hanno già iniziato a modificare le esigenze di personale della maggior parte delle aziende europee: i datori di lavoro devono far fronte a un profondo divario di competenze mentre faticano a trovare personale adeguatamente preparato.Il 62% delle aziende europee afferma che le nuove tecnologie hanno già modificato le proprie esigenze occupazionali con la conseguente necessità, nel 59% delle imprese, di assumere personale più qualificato. Inoltre, il sondaggio, condotto dagli European Business Awards, sponsorizzati da RSM, dimostra anche che il 40% delle aziende trova difficile reclutare il personale per questi nuovi posti.
Le ragioni principali addotte per questa sfida sono la carenza di specialisti in soluzioni informatiche e software e la mancanza di una formazione e di un’istruzione di alto livello nelle varie nazioni; i vincoli di mercato fanno sì che i settori tradizionali vengano trascurati a favore dei settori tecnologici e finanziari.Adrian Tripp, CEO degli European Business Awards, la più grande competizione intersettoriale in Europa, ha dichiarato: “Volevamo capire quanto rapidamente le conseguenze della nuova ondata tecnologica avrebbero influito sulla comunità imprenditoriale europea e sul mercato del lavoro; abbiamo constatato che non si tratta semplicemente di un problema del futuro e che l’impatto è già iniziato”.Tripp ha continuato affermando: “Ciò che preoccupa è che, con il crescente tasso di adozione delle tecnologie, l’impatto positivo sulla competitività potrebbe essere limitato dall’insufficienza di competenze. Lo squilibrio crescente tra le competenze richieste e quelle disponibili porterà a una crisi occupazionale, a meno che tutte le parti interessate, imprese, educatori e governi, agiscano subito”.E concludendo: “I leader di alcune tra le più importanti aziende europee del medio mercato affronteranno questo e altri temi chiave in occasione di una conferenza sulla ‘crescita del 100%’ che terremo a maggio. Speriamo di trovare soluzioni che ci aiutino a colmare le lacune”.
polo tecnologico1Il sondaggio, che includeva le risposte di 400 principali imprese europee, di tutte le dimensioni e di tutti i settori, provenienti da oltre 30 paesi, ha dimostrato inoltre che sebbene la tecnologia stesse cambiando le esigenze, non stava necessariamente modificando i numeri. Il 77% delle imprese ha dichiarato che le nuove tecnologie le hanno rese più produttive, portando il 35% ad aumentare il numero complessivo dei dipendenti e il 44% a mantenere invariati i livelli occupazionali.I motivi principali degli investimenti nelle nuove tecnologie (definite come nuovi software che cambiano radicalmente il modo in cui si produce o si esegue una determinata cosa) erano di offrire alle aziende un vantaggio competitivo (57%), di risolvere problemi commerciali (21%) o, semplicemente, di tenere il passo con l’evoluzione del mercato (11%). La finalità degli European Business Awards, che hanno ormai raggiunto l’11° edizione, è di sostenere lo sviluppo di una comunità aziendale più solida e di maggior successo in Europa. L’anno scorso hanno partecipato oltre 33.000 aziende provenienti da 34 paesi. Gli sponsor e partner includono RSM, ELITE e PR Newswire. Il Grand Final di quest’anno si terrà a Varsavia, in Polonia, il 22 e 23 maggio. Ulteriori informazioni sul concorso di quest’anno o sui vincitori precedenti sono disponibili sul sito web http://www.businessawardseurope.com

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La crisi delle democrazie contemporanee e i populismi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Roma Lunedì 4 Dicembre 2017, ore 10:45 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula 1A Via Chiabrera 199 Tavola rotonda sulle trasformazioni delle democrazie contemporanee e del loro rapporto con la società. L’iniziativa costituisce il III incontro del ciclo di conferenze “Società, politica e teoria sociale dopo la grande recessione”, organizzato nell’ambito delle attività della cattedra di Sociologia Generale del Dipartimento di Scienze Politiche.

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Democrazia? ma mi faccia il piacere…

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

democraziavinceDa alcuni anni, oramai, avvertiamo degli scricchiolii nei sistemi istituzionali delle cosiddette “democrazie avanzate” e ora ci stiamo rendendo conto che di recente è stata impressa, al riguardo, una forte accelerazione. Da che cosa l’avvertiamo? Ci scrive Fausto Carratù partendo dalla crisi sistemica della fidelizzazione al voto: “Nel paese democratico per eccellenza, vota il 50-60% degli statunitensi. In Europa primeggia la Germania col 70%, seguita da Gran Bretagna (65%) e Russia (60%). Poi troviamo la Francia, col non esaltante 55% e, l’ormai deprimente Italia, dove, dagli anni Settanta, quando si moltiplicarono i partitini, l’affluenza è scesa dal 93% al 72% del 2013. Nelle amministrative del 2017 lo spettacolo scivola nell’allarmante: eccetto Padova e Rieti, con un 50-55% appena decente. Nel resto d’Italia tutti sono ben al di sotto del 50% (46% complessivo), con Taranto e Como sotto il 35% e Trapani addirittura sotto il 27%!!!”
“Se al voto – soggiunge – ormai va la metà del demos o ancora meno, che fine fa la tanto decantata democrazia? dal demos al demi-demos? e poi? mini-demos? nanodemos? picodemos? oligocrazia e uomini soli al comando?”
Conveniamo altresì con Fausto Carratù che “l’aspetto più preoccupante della diserzione civica è costituito dal fatto che i voti di chi diserta le urne sarebbero probabilmente i voti più significativi e utili, perché meno interessati, mentre i voti che fuoriescono dalle urne sono quelli delle immense clientele politiche, degli amici non solo dei 945 parlamentari che verranno eletti, ma della sterminata massa di candidati che trovate scritti nelle pletoriche liste elettorali. In questo senso è significativo che in Italia, nonostante che la Costituzione definisca la partecipazione al voto come un dovere; poi non esistano leggi che diano concretezza ad un simile obbligo”.
Il dubbio a questo punto si fa atroce. Se la conclusione di Carratù è che non vanno a votare soprattutto quelli che potrebbero garantire meglio dei votanti la tenuta della democrazia vuol dire che esiste una volontà politica a demonizzare l’intero sistema, a partire dal discredito continuo delle istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, tanto da creare il convincimento che tutto è marcio e non ci sia più nulla da fare e bastano pochi esempi di malaffare per mettere una perversa ipoteca su tutto e su tutti. (Riccardo Alfonso)

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Le democrazie in crisi: storie del XXI secolo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

roma-fori-imperialiIl travaglio vissuto dalle generazioni che si sono avvicendate nel XX secolo ha avuto un solo intendimento: quello di cercare una strada nuova per dare alla democrazia il suo sbocco naturale di là delle terribili intromissioni dei vari totalitarismi e preservarla in futuro dai rischi incombenti. Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo ci stiamo rendendo conto che quella speranza attesa si sta miseramente sbriciolando. E’ che il sistema di dominio portato avanti per regolare le sorti del pianeta sta drammaticamente attestando i suoi limiti mentre non si intravede ancora una alternativa rivolta a preservare la democrazia. Siamo al cospetto di una rottura delle società profonda e brutale che non solo colpisce i paesi già a rischio involutivo, sul piano dei valori che possiamo chiamare libertà, giustizia, uguaglianza sociale, ecc., ma estende la sua trama perversa anche in comunità dove tale difesa è stata consolidata nel tempo o si riteneva che lo fosse.
Abbiamo fallito nella nostra vocazione dello stare insieme stuzzicando il regionalismo e il separatismo.
Abbiamo fallito ricercando la panacea nel capitalismo ma senza aver trovato l’antidoto alle sue distorsioni a partire dal consumismo, dalle logiche del possesso cinico e spregiudicato e dallo sfruttamento delle risorse umane.
Abbiamo fallito cercando nell’insegnamento di Marx un comunismo dal volto umano ma lo abbiamo trovato incapace di proporsi come lo strumento risolutore dei nostri traumi esistenziali.
Abbiamo fallito volendo rappresentare una democrazia che sapesse conciliare i diritti con i doveri del popolo sovrano smorzando le potenziali conflittualità.
Abbiamo fallito invocando una società di giusti come sta accadendo in Italia dove una Corte Costituzionale non difende il diritto degli offesi ma le esigenze della finanza pubblica sebbene tale raffigurazione è nei fatti fallace. (Riccardo Alfonso)

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Usb Marche: la crisi non è finita

Posted by fidest press agency su domenica, 22 ottobre 2017

Ascoli Piceno piazza del_PopoloAscolli Piceno. “Non siamo affatto fuori dalla crisi come molti vogliono far credere. L’Ascolano soprattutto, è ancora in piena emergenza sia per la disoccupazione spaventosa accumulata negli ultimi anni – oltre 20 mila unità – sia per la conseguente e dilagante povertà di molte migliaia di persone e famiglie”. Lo afferma Andrea Quaglietti, segretario regionale Usb Marche, nell’annunciare un’assemblea dei delegati del sindacato di base di tutta la regione per lunedì 23 ottobre presso la sede di Ascoli, in via Dino Angelini, in vista dello sciopero generale indetto per il 10 novembre.“C’è chi si può permettere di girare l’Italia con un treno privato sulle ferrovie pubbliche- dice Quaglietti – e chi invece, come centinaia di ex lavoratori o precari piceni non sa cosa può dare da mangiare ai propri figli. E la situazione del territorio non solo non migliora, ma dal punto di vista della povertà sta forse peggiorando negli ultimi mesi: perché molte migliaia di disoccupati ora si stanno ritrovando anche senza indennità di mobilità perché ormai scadute, e con un’età tale da non poter andare in pensione. Uno scenario drammatico e senza sbocchi per il futuro: anche perché non si sono aperte strade alternative per la ricollocazione di tutte queste maestranze”.Per comprendere meglio la situazione reale e programmare le manifestazioni da attuare, l’Usb (Unione sindacale di base) ha convocato l’assemblea di lunedì 23 ottobre ad Ascoli. “Parteciperanno rsu e delegati delle aziende private, industrie, cooperative e imprese del trasporto di tutto il Piceno e anche del Fermano e dell’Anconetano”, ricorda Francesco Bracciani.Nell’occasione si stabiliranno i percorsi da svolgere nelle prossime due settimane in preparazione dello sciopero generale indetto dal sindacato in tutta Italia per il 10 novembre. “Gli obiettivi dello sciopero promosso dall’Usb sono quelli di protestare contro le scelte politiche governative degli ultimi anni, a cominciare dal dire no alle privatizzazioni di molti servizi pubblici e all’innalzamento dell’età pensionabile. Ma anche tornare a chiedere come nel recente passato un rilancio dello Stato sociale e del welfare, salari e pensioni adeguate e una nuova legislazione sul lavoro.Il Job Act ha solo sostituito molti lavoratori che dovevano andare in pensione con giovani precari e senza diritti. Come si fa a dire che questa è nuova occupazione?”

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Crisi dei rifugiati in Bangladesh

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

BangladeshL’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede con urgenza un ulteriore contributo di 83,7 milioni di dollari statunitensi per far fronte nei prossimi sei mesi all’emergenza in Bangladesh dove si trovano oltre mezzo milione di rifugiati Rohingya. Secondo le ultime stime circa 515.000 rifugiati hanno lasciato il Myanmar dal 25 Agosto ad oggi, incluse le persone arrivate nel corso dell’ultima settimana. Azioni prioritarie nella gestione dell’emergenza sono proteggere i rifugiati, costruire rifugi, attività di sanificazione, garantire l’acqua e rafforzare le comunità locali ospitanti nella zona del sud est del Bangladesh. Alleggerire la drammatica situazione del sovraffollamento nei due campi già esistenti – Kutupalong e Nyapara – che al momento ospitano il doppio della popolazione che contenevano prima di quest’ultima crisi, è anch’essa una priorità, dato che il numero dei rifugiati presenti è in continua crescita.Tra i rifugiati si registra un gran numero di bambini, molti di loro minori non accompagnati o separati dalle famiglie. Più di metà dei nuovi arrivati sono donne, incluse madri con bambini piccoli o neonati. Ci sono anche molte persone anziane e persone con disabilità. Sono presenti inoltre malati, feriti e persone con traumi causati da violenze estreme, torture e abusi sessuali. Molti hanno perso la famiglia, i parenti e gli amici. I nuovi arrivati si aggiungono ai 300.000 rifugiati già presenti in Bangladesh prima della crisi.Alla luce delle dimensioni e della veloce crescita di questa crisi, l’UNHCR a metà settembre ha dichiarato un “livello di emergenza 3” – il massimo livello possibile.Sin dall’inizio, l’UNHCR ha sostenuto le operazioni gestite dalle autorità bengalesi e di tutti i partner per organizzare una consegna efficace di aiuti e servizi ai rifugiati. In aggiunta alle attività di protezione, costruzione rifugi e igienico-sanitarie, nel sud-est del Bangladesh sono stati ad oggi organizzati cinque ponti aerei, che hanno trasportato circa 500 tonnellate di aiuti. Ulteriori voli sono stati pianificati. È stato inoltre raddoppiato il numero del nostro personale sul campo, che conta oggi circa 100 persone. Le operazioni, la presenza sul campo e lo staff continueranno a espandersi in tutto il sud-est del Bangladesh.L’appello supplementare dell’UNHCR è volto a rispondere ad ulteriori e urgenti necessità dal settembre 2017 all’ottobre 2018. È di vitale importanza, anche a questo punto, che la risposta soddisfi necessità a medio e lungo termine, assicurando al tempo stesso che il ritorno volontario dei rifugiati rimanga un’opzione percorribile e sicura. L’UNHCR accoglie con favore la risposta iniziale da parte dei governi e dei donatori privati, che dall’inizio dell’emergenza hanno contribuito con 24,1 milioni di dollari.Tra i donatori che hanno fornito il sostegno maggiore ci sono Stati Uniti, Canada, Danimarca, Giappone, Svizzera, Emirati Arabi Uniti e UNIQLO. Anche i governi che stanziano contributi non specifici – Svezia, Olanda, Norvegia e altri – hanno permesso di far partire la risposta umanitaria.Oltre ad affrontare i bisogni immediati dei rifugiati in Bangladesh, l’UNHCR guarda con apprensione al continuo flusso di persone provenienti dal Myanmar e pone ancora una volta l’accento sull’importanza di risolvere le cause che stanno alla base di questo flusso. La consegna degli aiuti e il miglioramento delle condizioni rimangono le massime priorità

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

Haakon Gullvaag-Muro di Berlino-MemorieLe ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Tre, grosso modo, sono stati i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i marxisti-leninisti. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti marxisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci questioni di straordinaria importanza fino, a volte, a deliri di onnipotenza. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da com-prendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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Crisi: La trappola

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

altero matteoliScriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, assuma adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. E’ un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati che hanno già dato ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, dovremmo dire: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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Crisi: la differenza tra Italia e U.S.A.

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

washingtonDue situazioni sono note da anni. La prima è che gli U.S.A. hanno fondato la crescita della propria economia sui soldi degli investitori stranieri e che l’Italia ha preso i soldi dei risparmiatori domestici, istituzionali e forestieri per arricchire gli speculatori. Nel primo caso l’America ha consolidato nel mondo la sua leadership e la sua capacità di competere con le economie emergenti mentre l’Italia ha gonfiato a dismisura il suo debito primario senza lasciare al sistema paese una solida eredità. Tutto questo oggi è stato ignorato e si vuole anche trovare l’alibi affermando che la crisi è planetaria e che siamo in buona compagnia con quel colosso che si chiama Stati Uniti. Vogliamo in questo modo continuare a prenderci in giro o a trovare una scusa per spremere ancora di più chi ha dato sempre molto per ricevere poco e per continuare a favorire quelli che molto hanno ricevuto per offrire poco?
Gli osservatori economici mondiali sono qualcosa di diverso dalle borse, notoriamente emotive e volatili, e il loro giudizio sull’Italia è di merito. In pratica si dice ai nostri governanti: smettetela di pensare ai vostri personali vantaggi e guardate alla crescita del paese. Mettete mano alle riforme realisticamente e non solo con gli annunci. Riformare il welfare, la sanità, la scuola, il lavoro, la giustizia, il fisco, la politica non significa maggiori spese ma, semmai, risparmiare poiché si mette ordine al sistema, si evitano sprechi, e si razionalizzano le risorse disponibili. Ma a chi le diciamo queste cose? Come si dice? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. (Riccardo Alfonso)

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Etiopia: una crisi alimentare che sta peggiorando

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

etiopiaADDIS ABEBA – Al termine della loro visita di quattro giorni in Etiopia, che ha incluso anche la Regione dei Somali colpita dalla siccità, i capi delle agenzie del polo agroalimentare delle Nazioni Unite hanno fatto un appello congiunto affinchè si aumentino gli investimenti nelle attività a lungo termine che rafforzino la resilienza della popolazioni alla siccità e alle conseguenze degli shock climatici.José Graziano da Silva, Direttore Generale dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), Gilbert F. Houngbo, Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e David Beasley, Direttore Esecutivo del World Food Programme (WFP), hanno lanciato un appello dopo aver visitato progetti per la cura delle mandrie in diminuzione limitando ulteriori decessi nel bestiame e dopo aver incontrato le persone colpite dalla siccità che stanno ricevendo le razioni di cibo.
Le siccità che si sono susseguite una dopo l’altra hanno lasciato almeno 8,5 milioni di persone in Etiopia bisognose di aiuti alimentari. E’ il terzo anno consecutivo che non piove nella Regione dei Somali. La morte di molti capi di bestiame ha causato un collasso nei mezzi di sostentamento rurali, contribuendo a peggiorare i livelli di fame e incrementando in modo allarmante i tassi di malnutrizione. Sebbene la risposta del Governo abbia iniziato a stabilizzare la situazione, sono necessarie ulteriori risorse per evitare che le condizioni peggiorino ulteriormente. “E’ fondamentale investire nella preparazione e nel fornire agli agricoltori e alle comunità rurali gli strumenti per salvaguardare loro stessi e i loro mezzi di sussistenza. Abbiamo visto, qui, che salvare i mezzi di sussistenza significa salvare vite – questa è la miglior difesa delle persone contro la siccità”, ha affermato Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO, l’organizzazione che sta fornendo sostegno d’emergenza nei mezzi di sostentamento per i proprietari di bestiame e agricoltori colpiti dalla siccità, oltre al supporto nella stabilizzazione della resilienza a lungo termine delle comunità. “Qui in Etiopia abbiamo potuto vedere chiaramente come, lavorando assieme, le tre agenzie del polo agroalimentare delle Nazioni Unite possano realizzare molto di più che da sole,” ha affermato Beasley, Direttore Esecutivo del WFP, l’agenzia che sta fornendo assistenza salvavita a 3,3 milioni di persone nella Regione dei Somali, epicentro di tre anni di siccità.
L’impatto dei progetti di sviluppo a lungo termine, effettuati dalle tre agenzie del polo agroalimentare delle Nazioni Unite, è stato evidente nella Regione del Tigray, dove i capi delle tre agenzie hanno potuto vedere come sistemi d’irrigazione, vivai di frutta e centri sanitari stiano aumentando la produttività, incrementando i guadagni e migliorando la nutrizione dando la possibilità alle persone che vivono nelle zone rurali di resistere meglio a shock esterni come la siccità. Le tre agenzie del polo agroalimentare delle Nazioni Unite stanno lavorando a stretto contatto con il Governo dell’Etiopia per eliminare la fame nel paese. Nel corso degli incontri con il Vice Primo Ministro, Demeke Mekonnen, e altri rappresentanti governativi di alto livello, i capi di FAO, IFAD e WFP hanno discusso della necessità di una maggiore collaborazione e di maggiori investimenti nella resilienza.

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Roma: “Nessuna crisi su conti del Comune e su Atac, basta con gli inutili allarmismi”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

campidoglioRoma. “Non c’è nessuna crisi sui conti del Campidoglio e chi specula sulla pelle dei romani vuole solo creare inutili allarmismi. I debiti del Comune sono stati creati da una vecchia gestione incapace di tenere i conti in ordine, cosa che noi stiamo invece facendo attenendoci alle prescrizioni suggerite dall’organo di revisione. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, nell’anno in corso ha più volte approvato con parere favorevole le nostre manovre, nel rispetto di un piano di risanamento e rigore dei conti che lo stesso Oref ci ha riconosciuto.Su Atac in 20 anni le precedenti amministrazioni hanno creato una voragine di debiti, precisamente 1,3 miliardi di euro. Quelli che dicono di avere una cura brillante per l’azienda in realtà in tutto questo tempo non sono riusciti a fare nulla, sono solo stati capaci di affossare l’azienda. Stiamo pagando lo scotto di anni di gestione incoerente e inefficaci e ora si creano inutili allarmismi”. Lo dichiara, in una nota stampa, il presidente della Commissione Bilancio di Roma Capitale Marco Terranova.

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Droga di ieri e di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

droga cannabis-vicinoStiamo seduti nel bel mezzo di un uragano, invece di metterci al riparo, rimaniamo a guardare gli esiti della catastrofe. Non soltanto la droga sta impattando e mettendo in crisi i fortini dell’accoglienza e della salute ritrovata nelle comunità di servizio e terapeutiche, a causa delle interminabili liste di attesa, delle richieste di aiuto disperate che non permettono ulteriori deroghe. Addirittura sta ritornando la droga di ieri, ben mischiata e amalgamata a quella di oggi, L’eroina è nuovamente tra noi, è vero che non se n’è mai andata, ma adesso sgomita e spinge avanti, come faceva in passato senza troppe cortesie. Un tempo chi la bucava, sniffava, fumava, lo faceva per un moto prettamente protestatarlo, contestatario, una sorta di rivolta autodistruttiva per non rimanere invischiati nelle ingiustizie sociali che stavano preparando terreno fertile per l’estinzione di una intera generazione. Oggi chi si sbomballa con la roba, non lo fa certo per una insubordinazione alla regola sociale o per non esser costretto a condividere uno status quo, piuttosto per una vera e propria resa incondizionata alla fatica di un impegno, di una responsabilità, di una libertà che impone la corposità di una scelta. Dunque l’accettazione del suo opposto e contrario, l’incontro disimpegnante della droga, che accantona ogni desiderio di felicità e autorealizzazione. Una molteplicità di articoli di cronaca ci dicono che il problema delle dipendenze sta deflagrando un’altra volta: droga, alcool, azzardo, bullismo spinto e violenza, stanno devastando limiti e confini di ogni giovanissimo, c’è in superficie una scollatura tra presente e futuro, come non esistesse possibilità di mettere giù un progetto, un percorso un po’ per volta, avanza con gli anfibi della precarietà una arrendevolezza disarmante che piega le gambe dei più giovani. Il mondo adulto osserva preoccupato il propagarsi di fenomeni sociali delinquenziali, si rifugia nella richiesta di punizione che ristabilisca un equilibrio, chiede a gran voce risposte severe. Dimenticando che il rispetto delle regole è chiaramente un diritto e un dovere fondamentale per ognuno e per ciascuno, ma perché questo avvenga occorre ripristinare un’attenzione e una cura di se, attraverso esempi autorevoli nei gesti quotidiani ripetuti. L’indifferenza con cui si legano al palo i più giovani, obbligandoli a una attesa umiliante e provocatoria, tentando illusoriamente di esorcizzare il tempo della noia che invece intacca anche la più coriacea delle convinzioni, non fa altro che ingrossare le fila di quanti accantonati e frustrati, non trovano di meglio che la compagnia silenziosa e complice delle sostanze. C’è penuria di coraggio a educare, a tirare fuori insieme il meglio, anche i silenzi di figli che non intendono parlare con te padre o madre che sia. Educare è la parola magica, educare alla speranza di realizzarsi, conquistando la capacità di raggiungere un obiettivo. Non sono utopie da supermercato, dove spesso, sempre più spesso, gli adulti vanno a pescare risposte vane. Forse occorre maggiore rispetto nei riguardi dei più giovani, prudenza a parlare di legalizzazione, un carico di poderosa attenzione su cosa significa sdoganare la famosa droga ricreativa, è necessaria una doverosa riflessione su cosa potrà significare avere a che fare con un mercato parallelo ben più devastante e ingannevole, soprattutto nei riguardi dei più deboli e inesperti, di coloro che come sempre pagheranno lo scotto maggiore. Nel frattempo continuiamo ad accantonare e rimuovere questi drammi, a risolverli ci pensiamo alla prossima occasione. (Vincenzo Andraous)

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Dopo anni di crisi il settore automotive registra il segno positivo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

auto ford1Nonostante la crescita dell’economia italiana sia stata in media più lenta rispetto agli altri Paesi, negli ultimi due anni si sono registrati nel settore automotive i primi segnali di ripresa: in Italia sono aumentate le immatricolazioni di auto nuove e nel 2015 sono stati spesi ben 30,4 mld di euro per l’acquisto, +20% rispetto al 2014, e 148,1 mld di euro per sostenere i costi di gestione (-11% vs 2012). Il prezzo medio speso è di 19.096 euro, mentre calano nettamente le emissioni di CO2 (-21% negli ultimi 7 anni).
Alla luce di questi risultati, la crisi del settore automotive è dunque alle spalle? Come si sta evolvendo il mercato e cosa ci riserva il futuro? Quali sono le incognite e le opportunità?Per rispondere a queste domande, il Corporate Vehicle Observatory di Arval Italia ha realizzato il libro “Rapporto CVO: dati e analisi del settore automobilistico”, una fotografia sul comparto che ha preso in esame i dati a livello mondiale ed europeo con un focus sull’Italia. Un’analisi approfondita relativa alla produzione di veicoli, al parco circolante, al mercato dell’usato, alle emissioni, ai consumi di carburante e ai loro costi. Il rapporto analizza anche il mercato dell’auto aziendale in Italia, illustrandone il quadro fiscale e le differenze con l’Europa, approfondendo le diverse forme del noleggio, e fornisce uno sguardo rivolto al futuro. Il tutto si inserisce in un quadro completo sulla situazione economica nel mondo, in Europa e in Italia, nella quale si sviluppa il business legato al mondo dell’auto.A livello mondiale, nel 2015 sono stati venduti quasi 90 milioni di autoveicoli. L’Europa, con oltre 19 milioni, è il terzo mercato dopo l’Asia/ Oceania/ Medio Oriente (quasi 43,9 milioni) e l’America (oltre 25,2 milioni). Nel 2015, rispetto al 2014, l’Europa è cresciuta del +2,4% – toccando la quota del 21,2% sul totale mondiale -, ma tra i Paesi europei è l’Italia, con oltre 1,7 milioni di unità, quello che ha ottenuto la crescita più significativa (+15,6%). Un dato positivo ma ben lontano dal numero di vendite registrate in Germania (oltre 3,5 mln) e nel Regno Unito (quasi 3,1 mln). Il nostro Paese si distingue comunque per l’indice di motorizzazione tra i più alti al mondo, con 687 veicoli ogni 1.000 abitanti. Un dato inferiore solo agli USA (808).Gli automobilisti italiani hanno speso nel 2015 ben 30,4 mld di euro per l’acquisto di auto nuove, +20% rispetto al 2014, con un costo medio a vettura di 19.096 euro.
Per quanto riguarda, invece, i costi di esercizio, nel 2015 cala ulteriormente la spesa totale, con un valore pari a 148,1 mld di euro (-11% vs 2012): la voce predominante riguarda l’acquisto dell’auto e gli interessi per il finanziamento (50 mld di euro), a cui segue il costo del carburante con 35,4 mld di euro, un dato in calo del -26% rispetto al 2012 grazie alla diminuzione del prezzo del greggio. Diminuiscono anche i costi dell’assicurazione.
Anche le immatricolazioni di auto nuove ad uso noleggio (nel 2015 quasi 314 mila, +19% vs 2014) segue il trend di crescita evidenziato a livello generale, rappresentando circa il 20% del totale delle immatricolazioni registrate a livello nazionale. Un risultato trainato soprattutto dall’incremento dai settori del noleggio a lungo e breve termine.
Auto aziendale: trattamento fiscale e confronto europeo, l’Italia poco competitiva
In Italia il peso delle immatricolazioni intestate a società è stato nel 2015 pari al 36% del totale. Un dato nettamente inferiore alla Germania (66%), Uk (54%), Francia (49%) e Spagna (44%).Tra i principali motivi si segnala il diverso trattamento fiscale: in Italia la detraibilità dell’IVA è pari al 40% contro il 100% dei paesi europei. La deducibilità è pari al 20%, contro il 100% degli altri paesi europei. Ciò comporta una riduzione di competitività delle nostre aziende rispetto a quelle europee che godono di un regime fiscale più favorevole.
Dopo un secolo in cui l’automobile si è diffusa tra le popolazioni sono emersi bisogni nuovi nell’utilizzo del veicolo, resi possibili subito o nel medio periodo dalle nuove tecnologie digitali e di comunicazione. L’auto del futuro dovrà pertanto essere Connessa, Autonoma, Condivisa, Elettrica (C.A.C.E). Sono queste le sfide a cui l’industria dovrà rispondere, per permettere alle persone di essere sempre connesse con gli altri mentre si spostano, di consultare altri dispositivi o semplicemente dedicarsi ad altre attività mentre l’auto si guida da sola, di utilizzare altre forme di mobilità condivise evitando sprechi, e di guidare auto ad energie alternative.

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Crisi idrica in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

acqua mineraleMentre l’attenzione mediatica si concentra sulle prospettive d’utilizzo delle acque del lago di Bracciano nel Lazio, resta l’Emilia Romagna, la regione con la più grave crisi idrica del Paese: l’invaso di Mignano, in provincia di Piacenza, è sceso a 700.000 metri cubi, riserva considerata indispensabile per l’uso idropotabile nell’area e di conseguenza sono stati sospesi i prelievi per l’irrigazione; analogamente succederà entro breve al vicino bacino del Molato, contenente ormai solo circa 250.000 metri cubi d’acqua, pari al 5% della capienza. Duplice è il danno per l’agricoltura: la carenza d’acqua per l’irrigazione non solo ha pregiudicato i raccolti, ma ha condizionato fortemente le semine, impedendo, ad esempio, quelle di mais dolce, pomodori e fagiolini.
Al Nord, il lago di Garda contiene circa il 31% della capienza, mentre scendono rapidamente i livelli anche dei laghi di Como, di Iseo (abbondantemente sotto le medie stagionali) e Maggiore. Nel bresciano, il lago d’Idro può garantire acqua alle campagne ancora per una settimana. In Toscana, l’emergenza idrica, iniziata nel Grossetano, ha raggiunto la parte Nord della regione, coinvolgendo, in primis, il lago di Massaciuccoli, conosciuto nel mondo come “il lago di Giacomo Puccini”, dove continua a scendere il livello dell’acqua (-30 centimetri sotto il livello del mare), tanto da rendere necessaria l’eccezionale sospensione dell’approvvigionamento irriguo per salvaguardare la “salute” del lago ed evitare che l’aggravamento dello sbilancio idrico favorisca l’ingresso di acqua salata. Al CentroSud, gli invasi registrano mediamente un 30% di acqua in meno rispetto allo scorso anno; le regioni più “assetate” risultano la Calabria e la Basilicata. “La situazione nelle regioni centro meridionali – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – è complessivamente meno grave che al Nord grazie alla presenza di invasi a riempimento pluriennale, realizzati nei decenni scorsi grazie alla Cassa del Mezzogiorno. Ciò conferma la necessità del Piano Nazionale degli Invasi, da noi proposto insieme alla Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio #italiasicura e di cui chiediamo l’inserimento di un primo finanziamento nella prossima Legge di Stabilità. Abbiamo già pronti 218 progetti, i cui cantieri potrebbero essere avviati entro breve, per un importo complessivo di 3 miliardi e 300 milioni da inserire nella più ampia strategia per 2.000 bacini medio-piccoli con un impegno finanziario ventennale pari a 20 miliardi di euro. Di fronte ai cambiamenti climatici, non possiamo lasciare il futuro dei redditi agricoli e del made in Italy agroalimentare alle bizze di Giove Pluvio!”

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Mancano i prof di matematica? Nessuna crisi di vocazione

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

olimpiadi-matematica-cesenatico_largeIn 10 anni i laureati sono raddoppiati. Anief: il problema è che ci sono migliaia di abilitati lasciati ai margini. Il giovane sindacato, commentando l’allarme rilanciato oggi dai media nazionali, ricorda che ci sono migliaia di abilitati all’insegnamento da oltre cinque anni lasciati fuori dalle graduatorie che portano alle assunzioni a tempo indeterminato e alle supplenze: basterebbe collocarli nelle GaE e si risolverebbe subito il problema di oltre 1.600 posti di matematica alle medie non assegnati. Ma c’è anche un altro nodo da sciogliere, anche questo tutto sulle spalle degli ultimi governi: nelle GaE, sparsi per le province italiane, ci sono tanti docenti di matematica che potrebbero andare a ricoprire i posti vacanti. Solo che si trovano in province diciamo così ‘sbagliate’, dove non c’è carenza di cattedre, e il Governo nemmeno nel 2017 ha dato loro la possibilità, per il terzo anno consecutivo, di spostarsi di zona. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È un’assurdità aver portato a cinque anni l’aggiornamento delle GaE. Come è un peccato tutt’altro che veniale quello di non permettere più l’inserimento di coloro che sono collocati nelle graduatorie d’istituto. Anche quando le GaE sono esaurite. Stiamo parlando di migliaia di docenti a tutti gli effetti, abilitati dopo il 2011 tramite Pas e Tfa con gli stessi metodi selettivi e formativi di chi li aveva preceduti. Solo si è scelta la strada opposta, facendo diventare questi laureati degli insegnanti a metà. Non solo in matematica, ma anche di sostegno e altre classi di concorso. Perché non hanno alcuna possibilità di essere assunti in ruolo. In molti, però, si sono ribellati e hanno fatto ricorso, tanti col nostro sindacato. Sull’esito rimaniamo ottimisti, perché è da un decennio che riusciamo, sistematicamente, a collocare nelle GaE docenti precari illegittimamente esclusi, a iniziare dalla Legge 169/2008.Anief ricorda agli interessati che continua a tutelarli in tutte le sedi legali più opportune, attraverso ricorsi appositi relativi alla loro stabilizzazione, agli scatti di anzianità negati per il periodo di precariato, all’estensione dei contratti ai periodi estivi e per la ricostruzione di carriera calcolata per intero.

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Mercati azionari: follia collettiva in arrivo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

borsaDal recupero dei mercati azionari avviati alla fine del 2016 osserviamo un clima che ci ricorda molto il periodo 1998/99 (che è stato anche il periodo nel quale chi scrive si affacciava al mondo della finanza).
La storia non si ripete mai in modo uguale, ma siamo convinti che certi modelli di comportamento tendano a ripresentarsi. Crediamo che i mercati finanziari si muovano per trend e cicli. Lo schema delle bolle finanziarie, inoltre, presenta spesso dei tratti in comune. I mercati azionari mondiali (ogni mercato presenta qualche specificità, ma si può fare un discorso che li accomuna) hanno visto l’ultima grande crisi nel 2007/2009.
Dalla prima metà del 2009 è partito un lunghissimo “bull market” (in gergo si usa questa espressione per indicare una fase sostanzialmente ascendente dei prezzi delle azioni) che ha visto una prima battuta di arresto significativa nel 2011. In genere i bull market hanno una durata media intorno ai 4-5 anni (ma la dispersione dalla media può essere molto grande) e presentano sempre una battuta d’arresto intermedia nella quale i prezzi delle azioni scendo anche più del 15%, ma non arrivano mai a perdite superiori al 30% (sopra questo livello si parla di interruzione del bull market ed avvio di un bear market). Nel 2015 c’è stato il secondo picco di questo bull market azionario dal quale è partita una seconda correzione terminata, appunto, nel 2016. Le valutazioni delle azioni dopo 6 anni di mercato azionario crescente erano già nel 2015 decisamente elevate. Alcuni (compreso chi scrive) si aspettavano la fine del bull market, una correzione molto pesante (intorno al 30% o superiore) e poi l’inizio di un nuovo ciclo azionario. Così non è stato. La correzione c’è stata, anche superiore al 20% in alcuni mercati importanti come quelli europei (in USA molto meno), ma non sufficiente a determinare l’inversione della fase positiva. E’ ripartita un’altra gamba di rialzo, la terza, che solo in queste ultime settimane sta mostrando qualche segno di stanchezza. I prezzi delle azioni, in particolare in USA, sono ormai decisamente sopravvalutati ed una correzione anche superiore al 30% li porterebbe in una fascia di normalità, non di eccessiva sottovalutazione.
Quello che non si è visto, però, in questa lunghissima fase di crescita dei mercati azionari è il periodo di “euforia irrazionale”, una sorta di follia collettiva che travolge una fetta importante degli investitori in una “corsa all’oro” che presuppone una crescita inarrestabile delle azioni. L’impressione (importante sottolineare che si tratta solo di intuizioni, non esistono regole per prevedere queste cose) è che il contesto finanziario sia perfetto affinché scoppi un periodo di qualche trimestre di follia collettiva sui mercati azionari che li spinga a prezzi ancora più irragionevoli.
Un periodo nel quale le persone al bar parleranno delle azioni che hanno sottoscritto in banca magari in fase di IPO. Non è affatto detto che i lunghi periodi di bull market finiscano con una fase di crescita parabolica, di euforia irrazionale, ma sicuramente è molto più facile che queste cose accadano dopo un lungo periodo di bull market, quando il ricordo delle grandi crisi è più attenuato. L’attuale ciclo positivo dei mercati azionari è il terzo più lungo di sempre e fra pochissimi mesi diventerà il secondo ciclo più lungo di sempre. Il primo è stato quello terminato nel 2000 ed iniziato nel 1991. Gli ingredienti, dicevamo, sembrano essere tutti presenti, tutti eccetto uno: manca una grande storia collettiva. Grandi invenzioni come la ferrovia, le radiocomunicazioni, internet sono perfette per innescare questi periodi di follia collettiva nei mercati azionari. Quello che serve è una storia catalizzatrice che possa far pensare che “questa volta è diverso”, che le valutazioni delle azioni date in passato non sono più valide perché… e s’inserisce la storia del momento.
Le auto elettriche e/o l’intelligenza artificiale (come la guida automatica, ma ci sono tante nuove tecnologie nel campo dell’IA estremamente promettenti) potrebbero essere due “storie” perfette per innescare una fase di follia collettiva nel mercato azionario, ma – per quel poco che né sappiamo – queste tecnologie non sono ancora immediatamente a disposizione della grande massa di consumatori. Potrebbe darsi che questo ciclo azionario non solo diventi il secondo più lungo di sempre, ma che duri ancora fino a diventare il più lungo di sempre e termini nel 2018/2019 con una nuova bolla spinta da una tecnologia che rivoluzionerà veramente la nostra vita (così come è accaduto per le altre grandi innovazioni che crearono, all’inizio, una bolla finanziaria) e spingerà i prezzi delle azioni a livelli assolutamente folli, decisamente più irragionevoli di quelli attuali.
Sia chiaro che si tratta solo di intuizioni, non ci sono regole per prevedere le bolle finanziarie (ed in mercati finanziari in genere). Si tratta di uno scenario che ha una probabilità di realizzarsi ancora minoritaria (proprio per l’assenza dell’elemento centrale), ma che potrebbe diventare lo scenario base nel momento in cui vedessimo i media iniziare a creare questo elemento mancante: la storia collettiva in grado di “giustificare” la follia. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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E’ finita la crisi delle banche?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaIl ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dichiara che “il peggio è alle spalle”, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, afferma che l’allarme è passato, ma la ristrutturazione è incompleta e che occorre ridurre i costi (prepensionamenti? E a carico di chi?), governare efficientemente e attivare operazioni di aggregazione (il riferimento è alle banche di credito operativo che operano sul “territorio” e che saranno il prossimo problema). Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (ABI), Antonio Patuelli dichiara che gli interventi del Governo “hanno eliminato i rischi sistemici dal mondo bancario”; ci verrebbe da chiedere perché quei rischi sistemici non sono stati evitati o limitati, in primis, dall’ABI stesso. Patuelli si lamenta dei requisiti minimi di fondi propri e altre passività soggette a bail-in (MREL), cioè della capacità delle banche di disporre di risorse per assorbire le perdite. A noi sembra più che ragionevole per evitare quel che già è accaduto. D’altronde basterebbe ricordare l’art.47 della Costituzione che recita: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Era sufficiente applicare questa norma della nostra Carta. E’ stato fatto? Ci sovviene qualche dubbio. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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