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Posts Tagged ‘crisi’

Con la crisi in Ucraina, +80% di richieste per integrare profughi ucraini in atenei italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Rappresentare gli oltre 300 professionisti che in Italia si occupano di valutare e riconoscere i titoli di studio esteri: questo il ruolo della neonata APICE, Associazione Professionale Italiana dei Credential Evaluator, il primo network nazionale ed europeo di esperti di valutazione e riconoscimento accademico delle qualificazioni, presentato in occasione dell’evento “Il riconoscimento dei titoli di studio: novità e prospettive a 25 anni dalla Convezione di Lisbona” promosso da CIMEA, Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche, presso l’Università Iuav di Venezia.L’attuale emergenza ucraina ha acceso un faro sull’importanza della figura del Credential Evaluator per l’integrazione di studenti, docenti e ricercatori provenienti dalle zone di conflitto nei nostri Atenei: solo nel periodo febbraio – maggio 2022 le richieste dal Paese sono aumentate dell’80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.Il Credential Evaluator è una figura cardine per aiutare non solo chi proviene da zone di conflitto, ma anche tutti coloro che, possessori di un titolo di studio estero, vogliano continuare il loro percorso di studi o avviare una carriera in Italia: nell’anno accademico 2020/21 erano 17.712 gli studenti internazionali provenienti da 185 Paesi diversi che si sono immatricolati presso le istituzioni della formazione superiore italiane, un numero cresciuto del 38,88% negli ultimi 10 anni. Dati che vengono confermati anche da CIMEA, centro nazionale italiano afferente alla rete ENIC-NARIC del Consiglio d’Europa e dell’UNESCO, che ogni anno registra un incremento del 30% di richieste di attestati di comparabilità – documentazione rilasciata in caso di esito positivo della valutazione di un titolo estero – e che negli ultimi 3 anni ha rilasciato oltre 20.000 attestati e fornito supporto rispondendo a oltre 170.000 quesiti.L’associazione, organizzata ai sensi della Legge 4/2023, mira a promuovere la figura professionale del Credential Evaluator, così come normata dalla Prassi di Riferimento UNI 120:2021, mettendone in luce il ruolo fondamentale nell’attuazione delle politiche nazionali e internazionali di riconoscimento delle qualificazioni.

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III Edizione della Spring School Ambiente e Diritti Globali-Crisi delle risorse, conflitti e disastri ambientali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2022

Roma 9 – 13 maggio 2022 In modalità web live. L’emergenza globale di questi anni ha messo in luce, in modo crescente, l’impatto umano sul Pianeta e la necessità di un cambiamento in materia di protezione dell’ambiente. È sempre più evidente l’urgenza di decisioni importanti su fattori determinanti – crisi climatica, inquinamento, deforestazione, densità di popolazione, risorse energetiche – che tanto hanno a che fare con la salute umana, i conflitti armati e i fenomeni migratori. Dalla necessità di una riflessione su queste tematiche è nata la Spring School della SIOI e di Greenpeace Italia, giunta alla III edizione, con l’obiettivo di fornire approfondimenti su questioni ambientali di portata globale e sulle loro conseguenze sul piano socio-economico, indicando possibili soluzioni in termini di politiche nazionali e internazionali e opzioni tecnologiche.Il Corso – rivolto a coloro che, per interesse professionale o personale, siano interessati ad approfondire questi temi – è online e organizzato in modalità live, permettendo quindi una interazione diretta tra partecipanti e docenti. Sono previsti 5 incontri, da lunedì 9 a venerdì 13 maggio 2022, dalle ore 14:00 alle ore 17:00, che tratteranno i seguenti argomenti:La comunicazione del rischio ambientale Ambiente e comunicazione. Strategie di engagement e di mobilitazione, il caso di Greenpeace Effetto serra effetto guerra: il cambiamento del clima e i suoi effetti nell’area Mediterranea Clima: esiti e prospettive nel negoziato internazionale Proteggere il clima o le fonti fossili? Negoziati internazionali e protezione degli oceani Plastica in mare: il parere della ricerca Plastica e prodotti monouso: normativa nazionale, comunitaria e interessi economici Deforestazione. Ambiente e diritti dei Popoli nativi Difendere i diritti umani: perché si muore per la propria terra L’insostenibile produzione del nostro cibo Pandemia e Ambiente

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3,4 miliardi di euro ai Paesi UE per affrontare la crisi dei rifugiati ucraini

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

Bruxelles. I deputati hanno deciso di liberare immediatamente un importo pari a circa 3,4 miliardi di euro (dei 10 miliardi di euro disponibili) dalle risorse REACT-EU e rendere più celere l’accesso dei governi UE ai fondi per finanziare infrastrutture, alloggi, attrezzature, occupazione, istruzione, inclusione sociale, assistenza sanitaria e assistenza ai bambini per i rifugiati. Le nuove misure permetteranno un incremento del prefinanziamento iniziale (15% rispetto all’11% previsto originariamente) delle risorse REACT-EU per tutti i Paesi UE. Gli Stati membri che confinano con l’Ucraina (Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia) e quelli che hanno ricevuto un numero di rifugiati equivalente a più dell’1% della loro popolazione nazionale (Austria, Bulgaria, Cechia ed Estonia) possono ottenere immediatamente il 45% (rispetto all’11% previsto) del fondo (senza, al momento, dover presentare alcun resoconto. Il testo legislativo è stato adottato con 549 voti favorevoli, uno contrario e 8 astensioni.

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Agriturismi più forti della crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

Il comparto dell’agriturismo ha resistito alla prolungata crisi grazie alla sua multifunzionalità e alla diversificazione agricola, offrendo spunti che possono rivelarsi utili anche per il primo settore nel suo complesso – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il Rapporto Agriturismo 2021, realizzato da Ismea e Rrn, mostra che nonostante una crisi di liquidità senza precedenti il tessuto imprenditoriale non ha subito alterazioni: oggi in Italia si contano oltre 25mila agriturismi. La riduzione del valore della produzione da 1,56 nel 2019 a 802 milioni nel 2020 non ha impedito al settore di riprendersi rapidamente, con stime che per il 2021 sono in deciso aumento.L’esperienza di successo degli agriturismi merita di essere sostenuta da Governo e amministrazioni locali, oltre a mostrare che le molteplici dimensioni dell’agricoltura non possono essere misurate in meri termini di prodotto – continua Tiso. Alla coltivazione intensiva e standardizzata si contrappone un’attività agricola che sa integrare diverse funzioni di valore anche sociale, quanto mai preziose in questa fase storica in cui occorre recuperare gli spazi di convivialità perduta.L’agroindustria sta mostrando in queste settimane tutte le sue fragilità: l’interruzione di una sola linea di approvvigionamento è in grado di mettere in crisi l’intero sistema, esponendo l’economia e i cittadini a rischi inediti. La produzione su piccola e media scala, al contrario, si avvale di fitte reti di interscambio e su relazioni di prossimità che aiutano a sopportare meglio i forti shock e a garantire maggiore sostenibilità e autosufficienza.

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Agricoltura, De Carlo (FdI): nuove misure anti-crisi dell’Unione Europea inadeguate

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

Il senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, boccia senza appello le misure proposte dall’Unione Europea per frenare la crisi del settore agricolo a seguito della guerra in Ucraina considerandole inadeguate. “Le imprese agricole italiane si trovano ad affrontare maggiori costi stimati in 9 miliardi di euro, e la risposta europea è di 48 milioni di euro, che possono arrivare a 150-200 milioni con il finanziamento nazionale? Non ci siamo proprio, è evidente che non si capisce il dramma che si sta attraversando”, commenta De Carlo. “Secondo il Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente, chiuderà un’azienda agricola su 10, una su quattro se ci limitiamo a quelle suinicole o cerealicole. È evidente che di fronte a questi numeri questo provvedimento è totalmente insufficiente, visti anche i tetti massimi stabiliti per i contributi alla singola azienda”. Ogni azienda agricola potrebbe infatti ricevere come aiuto al massimo 35mila euro, a fronte dei costi schizzati alle stelle di mangimi, fertilizzanti, carburanti ed energia; un dramma che si aggiunge alla “beffa” arrivata in questi giorni dalla Francia: “Appena al di là delle Alpi hanno istituito un aiuto economico, un “bonus gasolio”, di 35 centesimi di euro al litro di gasolio per la pesca fino a fine luglio, inoltre hanno approvato un contributo di 60 euro per ogni tonnellata di mangime acquistato. La crisi è adesso, e non possiamo chiedere alle imprese agricole di restare ferme ad aspettare: c’è chi non può più permettersi di mantenere le proprie bestie, c’è chi tra energia e costi vari ci rimetterebbe solamente dal seminare e preparare i campi. Serve un sostegno vero, immediato e pesantemente concreto al settore, sia da parte dell’Unione Europea, che non può mettere una cifra così bassa per una delle sue principali economie, che dal Governo, che deve dimostrare di credere veramente alla ripresa economica, al lavoro e all’occupazione”.

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Aziende: Crisi del personale

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

Dagli aspiranti camerieri che chiedono “di poter lavorare in nero per non perdere il reddito di cittadinanza” ai candidati che, dopo un primo colloquio, spariscono letteralmente nel nulla. Da quelli che si rifiutano di lavorare nel fine settimana a cuochi e baristi con famiglia e mutuo a carico che, a causa della pandemia, hanno abbandonato la professione in favore di occupazioni più stabili. Senza dimenticare gli ‘scippi’ di collaboratori tra locali concorrenti (“50 euro in più e ti salutano”). Sono queste alcune delle facce della crisi del personale che da diversi anni a questa parte attanaglia hotel, ristoranti e bar di tutta Italia. I nodi del mercato del lavoro saranno al centro dell’edizione 2022 di “Camerieri Venditori”, il corso dal vivo dedicato alla vendita professionale di sala, in programma martedì 29 marzo al Palazzo dei Congressi di Riccione (Rimini). In arrivo 1.350 persone da tutta Italia.”Non è più pensabile che basti uno stipendio a tenere stretto un dipendente di valore – afferma Giuliano Lanzetti – Sono d’accordo con chi afferma che non si può continuare con politiche retributive al ribasso. Nella mia attività siamo arrivati a garantire vitto e alloggio per essere più competitivi pagando cifre importanti a portarli di ricerca personale. Occorrono poi formazione continua e anche un sistema di incentivi progressivi, basato non solo sui numeri, che porti il cameriere a crescere professionalmente ma anche a vedere ricompensati i propri sforzi. Per le aziende serie il personale è un valore aggiuntivo, su cui investire, da formare, e retribuire degnamente. Non dobbiamo dimenticare che i collaboratori di talento sono come delle mosche bianche: non sono le aziende a sceglierli, ma loro a scegliere le aziende”.

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La crisi in Ucraina: cosa c’è in gioco per gli investitori?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Arun Sai, Senior Multi Asset Strategist e Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe il 24 febbraio è uno dei più grandi traumi geopolitici di questa generazione.Finora, la reazione del mercato è stata moderata, con l’eccezione di un balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Un danno significativo è stato comunque subito dagli investitori stranieri e nazionali in Russia: l’economia e i mercati finanziari russi sono stati paralizzati da sanzioni e altri divieti sull’attività commerciale. Le attività europee hanno sofferto in misura relativamente modesta: le azioni, in calo dall’inizio dell’’invasione, trattano a sconto rispetto al benchmark globale, mentre l’euro si è indebolito sino a essere scambiato allo sconto più elevato rispetto al valore equo dal 2002.Gli eventi in Ucraina si sono aggiunti ai rischi di “stagflazione” che stavano già affiorando prima dell’invasione. Le proiezioni di crescita erano già state ridotte, mentre le previsioni sull’inflazione venivano riviste al rialzo.Chiaramente, il rischio più grande nel breve termine è un picco inflazionistico innescato da interruzioni dell’offerta di petrolio e gas russi, che porterebbe a una significativa perdita di slancio economico e, potenzialmente, a una recessione.La nostra analisi indica che ogni volta che il prezzo del petrolio è salito del 50% sopra alla media, come ora, è seguita una recessione. Anche se il mondo dipende meno dal petrolio rispetto a una generazione fa, il greggio costituisce ancora una parte sostanziale del PIL mondiale, alimenta le aspettative inflazionistiche e, di conseguenza, la fiducia dei consumatori.L’impatto di questi traumi non si distribuirà in modo uniforme a livello globale. Ad esempio, la dipendenza dell’eurozona dalle importazioni di energia dalla Russia (da cui proviene il 40% del gas consumato dalla regione) la rende particolarmente vulnerabile.Allo stesso tempo, i grandi deficit di bilancio del settore pubblico e gli elevati tassi di inflazione lasciano poco o nessuno spazio di manovra per ulteriori stimoli fiscali o monetari da parte delle principali economie mondiali. Il mercato si aspetta tuttora un rialzo dei tassi di interesse statunitensi per circa 150 punti base quest’anno. Per quanto riguarda l’eurozona, il mercato sta scontando due rialzi dei tassi nel corso dell’anno. E sebbene non sia possibile escludere del tutto un intervento della Banca Centrale Europea a sostegno dell’eurozona, ci vorrebbe una forte recessione o un aumento degli spread sui titoli di Stato italiani oltre i 250 punti base per spingere la BCE a erogare nuovi stimoli.Tuttavia, anche se i rischi sono chiaramente aumentati, è importante sottolineare che gli shock geopolitici tendono a essere di breve durata. In genere, una crisi come un conflitto militare innesca un calo azionario del 10% in un periodo compreso tra uno e due mesi; questa ondata di vendite lascia poi il posto a un forte rally non appena inizia a delinearsi una soluzione.Lo scenario peggiore è quello in cui il conflitto si allarga, coinvolgendo la NATO in modo più esplicito. L’Occidente metterebbe in atto un blocco commerciale completo; la Russia risponderebbe tagliando le forniture di energia. Il risultato sarebbe una recessione globale che vedrebbe una contrazione del 4% dell’economia dell’eurozona e la crescita statunitense scivolare a un mero 0,5%. L’impatto della crisi sull’economia europea andrebbe oltre gli effetti secondari, colpendo la produzione industriale per via della carenza o del razionamento della fornitura energetica. Le azioni potrebbero perdere fino al 30%, mentre gli utili societari calerebbero del 25%. I rendimenti dei Treasury USA a dieci anni scenderebbero allo 0,8%. In definitiva, si manifesterebbe una classica recessione per cui gli investitori cercherebbero protezione, dando il via a un rally di titoli di Stato, titoli difensivi e oro. (abstract by https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/03/la-crisi-in-ucraina-cosa-c-e-in-gioco-per-gli-investitori#PAM_Section_2

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Giovani e lavoro: una crisi annunciata

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

È urgente investire nella promozione delle competenze STEM e nell’istruzione professionale per creare profili facilmente assorbibili dal mercato: colmare il divario che tiene distante chi cerca e chi offre lavoro è necessario sia per rendere più competitive le aziende italiane sia per invertire quella tendenza che vede crescere i Neet e il ricorso ai sussidi pubblici. A delineare il quadro di numeri, cause ed effetti del mismatch tra domanda e offerta di lavoro è il focus realizzato da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, intitolato “L’emergenzialità della questione giovanile”, che mette a sistema la scarsa offerta di formazione tecnica – solo 116 gli ITS sul territorio nazionale – con le criticità lamentate dalle aziende in fase di reclutamento e le basse retribuzioni in ingresso dei giovani, che spesso arrivano tardi ad affacciarsi sul mercato del lavoro. L’Italia è infatti il Paese europeo con il più basso tasso di occupazione under 40 in Europa. La perdita di occupati sotto i 40 anni è un trend costante nell’ultimo decennio che la pandemia ha acuito e per cui – si legge nel focus – stage, tirocini e apprendistato possono rappresentare strumenti di raccordo tra momento formativo e mondo del lavoro.

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Crisi ucraina: impatti sui mercati europei

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

A cura di Francis Ellison, Client Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments. In Europa, la reazione dei mercati alla crisi ucraina è stata forte ma giustificata: le banche e altri titoli europei esposti alla Russia hanno perso oltre il 30%. I maggiori istituti della regione non sono a nostro avviso minacciati da un rischio sistemico, ma in tutto il continente potrebbero verificarsi ulteriori perdite sui crediti. Le banche europee dispongono di un capitale in eccesso significativo, sufficiente a innescare riacquisti azionari; pertanto, se gli istituti di credito andassero incontro a perdite di fondi propri, la loro solvibilità non dovrebbe essere a rischio.Prima dell’invasione russa, l’Europa si aspettava il primo aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea (BCE) nella seconda parte del 2022. È probabile che tale intervento venga rinviato. Tuttavia, il rendimento del Treasury USA decennale è diminuito di appena 20 punti base, a indicazione dei timori per l’inflazione. Monitoriamo le prospettive d’inflazione e terremo conto degli eventuali effetti sui tassi d’interesse a lungo termine nelle nostre decisioni d’investimento. L’aumento dell’inflazione, trainato dai prezzi dell’energia, può accentuare le pressioni sui costi delle aziende. Ricerchiamo titoli con un solido potere di prezzo che, dopo qualche turbolenza a breve termine, dovrebbero continuare a prosperare (in ogni caso più dei concorrenti più deboli).I tassi d’interesse sono una questione cruciale. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve si appresta a iniziare un ciclo di rialzi ampiamente annunciato, mentre la BCE appare più restia. In primo luogo perché un incremento dei tassi non fermerà l’impennata dei prezzi energetici e, in secondo luogo, perché tassi d’interesse più elevati sommati a costi energetici più alti sarebbero sgraditi ai consumatori (leggi: elettori) e minaccerebbero una recessione.Tuttavia, se i tassi dovessero salire su livelli molto più elevati (ipotesi comunque esclusa dal nostro scenario di riferimento, che ritiene più probabile un rinvio dell’inasprimento), ciò avrebbe un impatto sulla valutazione complessiva dei mercati. I compounder sostenibili a lungo termine che privilegiamo sono ben posizionati per affrontare il nuovo contesto in termini operativi, ma le valutazioni sono a rischio.Nei nostri portafogli azionari europei non abbiamo alcuna esposizione diretta a titoli russi, bielorussi o ucraini, malgrado gli effetti indiretti su alcune banche e titoli energetici. Anche la nostra esposizione indiretta è contenuta e in linea con il benchmark.Oltre alle evidenti ripercussioni dei prezzi dell’energia, i titoli europei potrebbero subire uno shock dei prezzi dei generi alimentari, il che potrebbe compromettere la prevista ripresa dei consumi. Quest’anno, per la prima volta in un decennio, l’Europa avrebbe dovuto sovraperformare gli Stati Uniti, con previsioni di crescita del PIL pari rispettivamente al 4% e al 3,5%[1], anche se le prospettive europee sono rafforzate dalla fine delle restrizioni pandemiche, laddove gli Stati Uniti ne hanno già beneficiato. Il motore di questa espansione avrebbero dovuto essere i consumatori europei, propensi a spendere i notevoli risparmi accumulati durante la pandemia.

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Ucraina: Cia, se non si risolve crisi mais rincari del 20% su bistecche

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

Senza mais da Ucraina e Ungheria -i due nostri principali fornitori- le aziende che producono mangimi hanno scorte solo per 8 settimane. E’ allarme fra gli allevatori con la crisi della materia prima alla base delle diete di tutti gli animali da stalla. Unica alternativa immediata l’import da Usa e Argentina, con rilevanti costi di logistica che aumenteranno ancora il prezzo, arrivato oggi a 41 euro al quintale (+100% su 2021). Secondo Cia-Agricoltori Italiani, a risentirne tutte le produzioni alimentari di origine animale, dalle carni bovine, suine e avicole, a uova, latte e suoi derivati, fino ai principali circuiti Dop legati alla zootecnia. Se un Kg di manzo al banco è già passato dai 12 a quasi 15 euro e il taglio più pregiato, la lombata, si aggira sui 25 euro/kg, una bistecca potrebbe arrivare costare a breve il 20% in più.Per Cia sono indispensabili strategie che incentivino i nostri agricoltori a seminare granturco, dopo 10 anni in cui l’Italia ha arretrato del 30% sulla produzione. Sono, infatti, necessarie coperture assicurative se la pace auspicata rimetterà in commercio il mais bloccato dall’Est, azzerando la competitività del nostro. Cia auspica, dunque, un intervento del Governo a colmare il differenziale fra prezzo attuale e quello della raccolta a settembre, in caso di ribassi. Per presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, l’Italia si trova particolarmente esposta alle crisi internazionali e sconta la forte dipendenza dalle importazioni di mais dai Paesi dell’Est Europa, che hanno costi di produzione molto minori. Oltre allo stop dall’Ucraina si è ora aggiunta la preoccupazione sul fronte ungherese, dove Orban -malgrado il principio della libera circolazione delle merci nell’Ue- ha temporaneamente bloccato l’export, dando allo Stato ungherese il diritto di prelazione sulle merci in uscita. Ma il futuro di questa materia prima preoccupa anche in caso di un appeasement internazionale, perché nessuno sa se in Ucraina siano in grado di seminare granturco. Se la campagna salta, le ripercussioni rischiano, quindi, di durare fino a fine 2023. Resta, peraltro, complesso, secondo Cia, l’approvvigionamento dall’America, per gli alti costi della logistica e le lunghe tempistiche del trasporto navale atlantico. Un altro serio ostacolo, legato soprattutto alla fornitura dagli Usa, è dovuto al fatto che la maggior parte del mais lì prodotto è Ogm e le Dop italiane hanno nel disciplinare l’obbligo di rifornirsi di carni allevate con mangimi non-Ogm.Diventa, dunque, indispensabile per Cia un intervento del Governo per incentivare gli agricoltori a investire su una coltivazione che è molto costosa per l’alto impatto energetico necessario alla frequente irrigazione e per l’alta incidenza del costo dei fertilizzanti azotati, triplicato per la crisi del mercato del gas naturale (l’urea dai 40 euro del 2021 è arrivata a 120). Anche per questo, Scanavino chiede al Governo una copertura sulla rendita degli agricoltori, che sono incerti sull’andamento dei prezzi del mais di qui alla raccolta di settembre.Per contribuire a risolvere la crisi, Scanavino chiede, infine, anche l’intervento dell’Europa. Al fine di evitare le speculazioni su questa materia prima indispensabile per gli allevamenti sarebbe, infatti, necessario un censimento d’emergenza delle scorte a livello comunitario, con l’obiettivo di operare un’equa ripartizione di mais, proporzionata ai flussi ordinari dei vari Paesi.

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“La moltiplicazione delle crisi non dà tregua alle imprese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

L’inattesa crisi pandemica del 2020, trascinatasi nel 2021, aveva già causato nel mondo della ristorazione 56 miliardi di perdite, determinando la chiusura di 45mila imprese, con le immaginabili conseguenze in termini di occupazione, dispersione delle competenze, fragilizzazione delle famiglie e impoverimento del tessuto sociale che proprio la rete dei Pubblici Esercizi italiani anima e caratterizza. Poi, mentre faticosamente calavano la curva e l’impatto dei contagi impennatisi nell’inverno, grazie anche alla diffusione dei vaccini, i primi mesi del 2022 hanno soffiato nuova aria di crisi: gli operatori hanno ormai cominciato a soffrire palesemente le conseguenze del caro energia e di una pericolosa fiammata inflattiva. L’esordio del 2022 per il settore della ristorazione ha visto crescere esponenzialmente il costo delle materie prime e della bolletta energetica delle aziende del settore, che registra aumenti dell’80%, tendenzialmente in ulteriore crescita, determinando un inevitabile aumento di prezzi, che alimenta inflazione aggiuntiva penalizzando la ripresa dei consumi e generando nuove difficoltà nel riscontrare le esigenze del mercato del lavoro. Un circolo vizioso che ha trovato nella guerra un detonatore ulteriore. Guerra vicinissima, aberrante nelle conseguenze umane, desolante per la fiducia dei mercati e i flussi internazionali, nefasta nelle conseguenze economiche anche di medio periodo, tra scarsità di materie prime, sanzioni commerciali moralmente doverose ma inevitabilmente dolorose anche per la parte che le commina.Questa la durissima analisi che l’Ufficio di Presidenza di FIPE-Confcommercio, ha condiviso, manifestando l’enorme preoccupazione per il contesto internazionale e per le ripercussioni sul mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e la filiera turistica nel nostro Paese. Rischia di andare definitivamente in crisi il qualificato modello diffuso dei Pubblici Esercizi Italiani e si chiede al Governo di coinvolgere le rappresentanze d’impresa per trovare le soluzioni più efficaci a misura di economia reale.

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Crisi Ucraina – Russia: La street artist Laika dedica l’8 marzo alle donne ucraine e russe

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2022

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, la Street Artist Laika ha affisso a piazzale Ostiense (nei pressi della metro Piramide di Roma) la sua nuova opera dedicata alle donne ucraine e russe. Il poster, infatti, raffigura due donne abbracciate e piangenti vestite coi colori delle bandiere ucraina e russa. “É un 8 marzo drammatico. La guerra che sta imperversando colpisce in modo particolare donne e bambini, le vittime civili si contano a decine di migliaia, dopo anni di conflitto iniziato nel 2014 e che vive in queste settimane un’escalation devastante. Le donne ucraine e quelle russe sono unite dalle atrocità che stanno subendo. Chi ha perso la casa, chi un marito, un figlio, chi la propria stessa vita in una guerra tra popoli fratelli che, tutto ad un tratto, si trovano nemici per gli interessi economici e politici di chi li governa. E poi ci arrivano le immagini dei negoziati di pace in cui non è presente nemmeno una donna. Oggi voglio celebrare tutte le donne russe e ucraine perché nessuna di loro avrebbe voluto questa guerra”, ha dichiarato l’artista. (n.r. E’ un momento drammatico questo. Lo è, tra l’altro, per il cinismo di un uomo che dopo aver scatenato una guerra fraticida, festeggia con le donne l’8 marzo mentre altre donne muoiono con i loro figli sotto le bombe e le distruzioni che ha scatenate.)

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Crisi militare tra Russia e Ucraina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

La crisi militare tra Russia e Ucraina non è una crisi di religione o di ideologia, non è una crisi di terrorismo fanatico, è una crisi geologico-politica per la gestione dei possenti giacimenti minerari presenti nell’Ucraina: è una guerra mineraria, è una guerra per le fonti energetiche fossili e come tale deve essere considerata anche da noi in Italia per progettare un futuro meno dipendete da chi gestisce le fonti fossili. L’Ucraina, estesa appena due volte l’Italia, vanta ricchi giacimenti di materie prime come carbone, minerali di ferro, gas, petrolio, argilla, uranio. All’Ucraina appartiene il record nella produzione del carbone all’interno dell’Europa e occupa il tredicesimo posto nel mondo per la sua produzione. È il quarto Paese in Europa per riserve di gas e petrolio. Nel territorio ucraino sono presenti i più grandi giacimenti di uranio d’Europa (fonte Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale https://www.infomercatiesteri.it/materie_prime.php?id_paesi=96)”. Ha affermato Antonello Fiore, geologo, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.“Per questo diciamo che questa è una crisi mineraria annunciata. Già all’indomani dell’annessione nel 2014 da parte della Russia della penisola di Crimea – ha proseguito Fiore – nel Mar Nero si sapeva che la Russia non avrebbe rinunciato ai grandi giacimenti ucraini. E noi in Italia cosa abbiamo fatto in questi 8 anni? Cosa hanno fatto il Parlamento e l’esecutivo italiano per diversificare i consumi energetici, per destinare le fonti fossili solo ed esclusive a situazioni senza alternative e in attesa di avviare la riconversione dello sviluppo egoistico in sviluppo sostenibile, senza aspettare il rientro di investimenti basati sul consumo di fonti fossili?Per essere più espliciti chi ha impedito al Governo guidato da Mario Draghi di inserire la geotermia a bassa entalpia tra le fonti rinnovabili da finanziare con il PNRR?Chiediamo ora più che mai di avviare sin da subito incentivi per facilitare l’utilizzazione dell’energia geotermica a bassa entalpia: un’energia inesauribile, senza diritti di proprietà o brevetti, rinnovabile, ecocompatibile, a disposizione in tutti i luoghi e per tutti i giorni dell’anno. Chiediamo ora più che mai di avviare sin da subito incentivi per dotare ogni edifico pubblico, ogni edificio residenziale e ogni struttura che necessita di impianto di riscaldamento e raffrescamento di sistemi geotermici a bassa entalpia da realizzare sulla base di un programma economico/finanziario di 10 anni.I sistemi geotermici a bassa entalpia sono diffusi, in ambito residenziale soprattutto nel nord Europa, quindi non sarà difficile proporre di seguire il percorso già avviato per diffondere questa tecnologia su tutto il territorio nazionale, sempre se questo non rovina i piani di rientro finanziario di investimenti basati sulle fonti fossili”.

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La crisi informatica ucraina: essere preparati ma senza panico

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

A cura di Sandra Joyce, EVP, Head of Mandiant Intelligence. La situazione in Ucraina è in continuo sviluppo e la prospettiva di gravi attacchi informatici ha catturato l’attenzione di tutti i professionisti di cyber intelligence, come me e le numerose organizzazioni con cui collaboriamo, sia nel settore pubblico che privato. Le preoccupazioni sono valide e ragionevoli; la Russia ha uno storico consolidato di utilizzo aggressivo delle proprie capacità informatiche sia in Ucraina che all’estero.Il pensiero è che a seguito dell’escalation della situazione, gravi attacchi informatici non riguarderanno solo l’Ucraina. Per questo stiamo avvertendo i nostri clienti di prepararsi ma siamo fiduciosi sul poterli contrastare con efficacia. È necessario essere pronti ma senza panico.La Russia in passato ha staccato in due occasioni la corrente a Kiev in pieno inverno, ha effettuato un attacco distruttivo su scala globale che ha bloccato le spedizioni a livello globale e la produzione dei vaccini e ha anche messo in atto strumenti per colpire la tecnologia delle infrastrutture critiche che potrebbero avere conseguenze importanti.Gli Stati Uniti e l’Europa hanno subito tentativi di penetrare nelle infrastrutture critiche sensibili, che riteniamo siano stati progettati per preparare uno scenario come la crisi in atto in Ucraina. Senza dubbio la minaccia è seria, in particolare per i team di sicurezza che devono difendere le reti da alcuni dei servizi di intelligence più preparati al mondo. Non si tratta di un problema limitato all’Ucraina. Riteniamo, infatti, che dopo aver attaccato le elezioni americane e francesi, i media occidentali, i Giochi Olimpici e molti altri obiettivi con ripercussioni limitate, la Russia sarà incoraggiata a utilizzare le sue capacità informatiche più aggressive in tutto l’Occidente. Questa possibilità fornisce alla Russia i mezzi per competere in maniera aggressiva con le altre Nazioni senza rischiare un conflitto armato aperto. Se gli Stati Uniti e gli alleati dovessero prevedere sanzioni in caso di un’invasione, il rischio aumenterebbe di certo.Siamo preoccupati nel caso avvengano attacchi distruttivi che sfruttino un ampio accesso alla catena di fornitura dei software o altri mezzi che permettano di ottenere l’accesso a più reti in contemporanea. Anche un attacco automatizzato e di semplice cancellazione dei dati potrebbe avere gravi conseguenze per reti pubbliche e private. Se i team di sicurezza prendessero ora delle contromisure per fronteggiare eventuali attacchi ransomware potrebbero essere preparati e più forti contro un determinato attore statale.I cyber attacchi possono essere costosi per le singole organizzazioni e possono anche sembrare spaventosi, ma il loro vero obiettivo è la nostra percezione.Lo scopo di questi attacchi informatici non è solo quello di cancellare gli hard disk o spegnere le luci, ma di spaventare coloro che devono contrastarli. Il pubblico di questi attacchi è ampio, ma ha anche il potere di determinare quanto questi siano efficaci.Per molti, questi incidenti possono assumere una gravità elevata ma è necessario essere consapevoli dei limiti. Sopravvalutandone la portata si contribuisce solamente ad avvantaggiare l’attaccante. Attacchi distruttivi e disruptive sono vicini ad altri strumenti di influenza. Alcuni degli stessi attori che effettuano questa tipologia di attacchi svolgono anche attività di hacking, di leak o di promozione di false notizie. Tutte queste operazioni possiedono il medesimo effetto: minare le istituzioni diffondendo dubbi e incertezze.

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Peggiora la crisi alimentare nel Sahel

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Si è decuplicato negli ultimi tre anni il numero di persone che rischiano l’inedia nel Sahel, mentre gli sfollamenti di popolazione sono aumentati del 400 per cento, in una regione che sta vivendo la peggiore crisi alimentare degli ultimi dieci anni. Ѐ l’allarme lanciato oggi da David Beasley, Direttore Esecutivo dell’agenzia ONU World Food Programme.La regione, che si estende a sud del deserto del Sahara, sta registrando condizioni di clima arido che non si vedevano da diversi anni. In soli tre anni, il numero di persone che si avvicinano al rischio di morire di fame è schizzato da 3 a 10,5 milioni in cinque paesi: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. L’attuale crisi potrebbe superare quelle degli anni precedenti a causa di un mix di fattori quali insicurezza, aumento della povertà a causa del COVID-19 e crescita drammatica dei prezzi dei generi alimentari di base.“Quella che si sta sviluppando davanti ai nostri occhi, nella regione del Sahel, è una assoluta crisi”, ha detto Beasley dal Benin, dove è arrivato dopo aver visitato operazioni del WFP in Niger e Ciad. “Ho parlato con famiglie che hanno sofferto più di quanto si possa onestamente immaginare. Cacciati dalle loro case da gruppi estremisti, affamati a causa della siccità e gettati nella disperazione dalle conseguenze economiche del COVID. Noi stiamo esaurendo le risorse, loro la speranza”.I bisogni hanno raggiunto il culmine, mentre le risorse per sostenere le persone vulnerabili sono al minimo, mettendo il WFP nella difficile situazione di dover scegliere di sfamare solo chi è gravemente affamato e non poter aiutare gli altri. In Niger, per esempio, per una carenza di fondi il WFP sta dimezzando le razioni alimentari. Il WFP ha bisogno di 470 milioni di dollari per i prossimi sei mesi per continuare le operazioni nel Sahel dove, nonostante un difficile contesto della sicurezza, ha lavorato con i partner umanitari per mantenere un sostegno salvavita raggiungendo, nel 2021, 9,3 milioni di persone nei cinque paesi. Il WFP sta anche implementando programmi per la costruzione della resilienza che aiutano le famiglie a migliorare le condizioni di vita. Negli ultimi tre anni, il WFP e le comunità hanno trasformato, nei cinque paesi del Sahel, 270.000 acri di terreni brulli in terra produttiva agricola e per la pastorizia, migliorando la vita di oltre 2,5 milioni di persone. Le comunità che hanno beneficiato delle attività di costruzione della resilienza stanno reagendo relativamente meglio a questa crisi alimentare senza precedenti perché hanno avuto gli strumenti per coltivare cibo sufficiente per sfamarsi, per diversificare le loro produzioni e i loro redditi. In Benin, dove cresce la preoccupazione per la minaccia che i conflitti nei vicini Burkina Faso e Niger attraversino i confini nelle aree a nord, i programmi di alimentazione scolastica finanziati dal governo e implementati congiuntamente al WFP, forniscono pasti nutrienti a 700.000 bambini, oltre ad essere vitali nella creazione di posti di lavoro e nel rafforzamento dell’economia locale.

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Si prospetta una crisi del gas di lungo periodo

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

Le accuse per l’aumento del prezzo del gas naturale sono state rivolte contro molteplici player e fattori esterni: il tempo atmosferico, la pandemia, la produzione in generale, il rallentamento delle trivellazioni, l’Opec, gli scenari geopolitici e molti altri ancora; tuttavia, noi di LGIM riteniamo che la vera responsabilità per questa crisi incombente sia da ricercare in anni di investimenti insufficienti, che hanno portato a un’offerta di commodity per la produzione di energia di lungo periodo a livello globale scarsamente diversificata. Ne conseguirà che gli effetti negativi dell’inflazione crescente e dalla contrazione dei redditi reali saranno avvertiti principalmente da Europa e Asia, con i ceti più poveri generalmente più colpiti. Oggi, il quesito a cui serve dare una risposta immediata è come conciliare la necessità di aumentare gli investimenti con gli obiettivi climatici sottoscritti. L’incertezza che si è diffusa porterà gli investimenti interni a restare su livelli bassi, soprattutto in Europa, e questo farà aumentare le possibilità di carenze di gas prolungate nel tempo. Negli Stati Uniti, questo dovrebbe tradursi in un supporto ai costi dell’energia da parte del governo, dato che si sta andando verso una generale omologazione dei mercati energetici.La spinta verso una parità dei prezzi in questi mercati sta iniziando ad essere maggiormente percepita: se si moltiplicasse il prezzo unitario del gas per sei, si otterrebbe il prezzo di un barile di greggio; e considerando che il prezzo del gas negli States è di 4 dollari, si otterrebbe che il petrolio costa 24 dollari. Poiché questa risorsa oggi costa molto di più, è facile intuire che in questo mercato il gas ha un costo molto basso.Asia ed Europa pagano un prezzo per che è nettamente superiore ai 150 dollari al barile del petrolio, il quale in un mese è arrivato a costare anche 250 dollari nel mercato a termine e 300 dollari nel mercato a pronti. Questa impennata è stata avvertita principalmente dall’industria, ma ora inizia ad avere ripercussioni anche sui consumatori. I policymaker continueranno comunque a spingere per politiche di zero emissioni nette, che rendono estremamente improbabile un’ulteriore espansione della domanda di gas. Al contrario, dovrebbe ridursi a partire dal 2030. Tuttavia, oggi domanda e offerta semplicemente non coincidono e questo crea incertezza.

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Crisi energetica e politica del’Ue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2022

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e’ candidato ad entrare nel consiglio di amministrazione della compagnia energetica russa Gazprom. L’ex capo del governo tedesco e’ gia’ presidente del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera russa Rosneft e presidente del consorzio Nord Stream AG, che si e’ occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto che invia carburante dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.La vocazione manageriale di Schoreder si aggiunge a quella di altri capi di governo che hanno fatto altrettante scelte professionali. Ci viene in mente il leader liberaldemocratico britannico Nick Clegg con Facebook/Meta e, ultimo della serie, l’ex-primo ministro austriaco Sebastian Kurz approdato ad un’azienda della Silicon Valley. Tutte aziende che alterano, e non poco, la governabilità dell’economia da parte degli Stati, con queste aziende che diventano Stati e sovra-Stati a loro volta.Forse, ma è prematuro, sarebbe da includere anche il nostro Matteo Renzi, anche se per ora si milita ad una serie di conferenze in Arabia.Tornando a Schroeder, è innegabile che è inserito e sta migliorando il proprio inserimento in una delle attività economiche chiave dell’attuale crisi energetica e politica tra Ue/Usa e Russia. Non ci interessa sapere come l’ex-canceliere abbia conciliato la sua difesa degli interessi tedeschi e dell’Ue quando da tempo ha accettato di essere parte dirigente di una delle principali aziende russe. Prendiamo atto che era lì e che ora sarà in un posto ancora più strategico.Noi siamo come il volterriano personaggio “Candide”, disincantato ma non stupido, e ci poniamo una domanda: stiamo generando mostri per il nostro futuro o non abbiamo compreso nulla della vita? François-Marie Arouet, Aduc

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Il caso del tema del debito pubblico durante la crisi dell’euro è emblematico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Purtroppo la memoria collettiva, specialmente in Italia, è particolarmente flebile. Poco dopo la grande crisi finanziaria del 2008 (causata essenzialmente dal debito privato USA che ha gonfiato la bolla immobiliare) in Europa per molti anni è stata creduta la follia in base alla quale i debiti di alcuni stati europei potessero non essere sostenibili. Una nazione, la Grecia, ha anche pagato un prezzo salatissimo all’altare di questa follia ideologica nel momento in cui è stata strumentalizzata dalla politica.Per anni si è scritto che il fatto che le banche centrali “stampassero” denaro avrebbe provocato prima o poi inflazione nei beni reali.Questo è semplicemente falso. Solo chi non conosce i meccanismi tecnici del cosiddetto quantitative easing (chiamato dai giornali “stampa di denaro”) può scrivere tali sciocchezze e purtroppo sono in molti. La dinamica dell’inflazione è influenzata da diversi fattori, ne elenchiamo i principali: 1. Produttività. Nel breve termine (trimestri) l’incremento della capacità produttiva (produrre più beni e servizi a parità di lavoro) può variare relativamente poco, nello spazio di anni è fortemente influenzata dalla tecnologia ed è la variabile chiave. A parità di altri fattori, maggiore è la capacità produttiva, minore sarà l’inflazione. 2. La propensione al consumo. Tendenzialmente, più invecchia la popolazione e minore è la propensione al consumo. A parità di altri fattori, ovviamente, minore è la propensione al consumo e minore sarà l’inflazione. 3. Quantità di denaro disponibile nell’economia reale. Nel breve termine, la disponibilità di denaro è fortemente influenzata dalla spesa pubblica e dalla capacità degli operatori di fare debito (per le regole attuali, il debito è il modo principale con il quale si crea denaro). A parità di altri fattori, maggiore denaro è in circolazione nell’economia reale, maggiore sarà l’inflazione. 4. Dinamica dei salari. La crescita dei salari è il principale fattore che può innescare una spirale inflazionistica. Se c’è un eccesso di denaro in circolazione per un periodo relativamente breve di tempo, i prezzi si adeguano per ricreare l’equilibrio fra i beni e servizi che un’economia è in grado di produrre e la quantità di denaro che circola, ma dopo poco i prezzi tornano stabili. Se invece i salari crescono di più della capacità produttiva, questo innesca una spirale inflazionistica che può durare anche per molti anni. 5. Anomalie nelle disponibilità e/o nei prezzi delle materie prime. Le normali variazioni dei prezzi delle materie prime sono facilmente assorbite dalle dinamiche complessive dell’economia, ma se queste sono eccessive e riguardano beni – come il petrolio – direttamente o indirettamente coinvolti praticamente nella produzione di quasi tutti i beni fisici, allora si può generare uno shock economico come quello che avvenne negli anni ‘70 che di fatto determinò la fine delle dominio culturale del pensiero keynesiano. Cosa sta generando l’inflazione attuale? Non v’è dubbio che da un paio di trimestri stiamo vivendo, specialmente negli USA ed in misura leggermente inferiore in Europa, un accentuarsi dell’inflazione. Nel periodo precedente, le banche centrali temevano il problema opposto, ovvero la diminuzione dei prezzi o l’eccessivo immobilismo. Un moderato aumento dei prezzi (sotto, ma nei pressi, del 2%) agevola l’economia complessiva. Una diminuzione è un problema molto grande e ben peggiore di un’inflazione sostenuta ma comunque non fuori controllo. Per molto tempo le banche centrali, da sole, non sono state in grado di stimolare la dinamica dei prezzi, essenzialmente perché i primi due fattori elencati nel paragrafo precedente, che sono forze di lungo termine, nelle economie sviluppate sono potentemente antinflazionistiche. La popolazione invecchia comprimendo la propensione al consumo e la tecnologia sta donando all’umanità una capacità produttiva senza precedenti in continua accelerazione. Al momento niente lascia pensare alla possibilità che nei paesi occidentali si presenti una dinamica inflattiva fuori controllo. Parliamo, per capirci, di un’inflazione a due cifre per un periodo prolungato. Nel 1973 in Italia l’inflazione superò il 10% e rimase sopra il 10% fino al 1984 toccando punte del 20%. Le condizioni oggi sono completamente diverse da allora ed è francamente irragionevole attendersi una cosa del genere. Il principale fattore deflazionistico che l’umanità sta preparando è quello relativo alla produzione dell’energia. Per quanto, nel breve termine, il prezzo del petrolio possa spaventare, nel lungo termine la sua veste di regina delle materie prime ha gli anni contati. Lo si diceva, con troppo anticipo, fin dagli anni ‘70, in particolare con i lavori del Club di Roma sui limiti fisici allo sviluppo economico. Parte di quelle tesi si sono rivelate discutibili (soprattutto nella metodologia), ma oggi la fine dell’era del petrolio, oltre ad essere una indiscutibile necessità per ragioni ecologiche è prima di tutto una questione economica. Potrebbe presentarsi una dinamica inflattiva nell’intorno del 5% all’anno per un numero abbastanza prolungato di tempo? Questa è un’ipotesi che ha scarse possibilità di realizzarsi, ma non praticamente nulle come la precedente. Essenzialmente dipenderà dalla volontà delle banche centrali e dalla capacità dei governi di non cedere alla spirale dei salari. Nello spazio di qualche trimestre, l’inflazione può fare qualche “fiammata” come ha fatto con l’ultimo dato negli USA e la banca centrale ed i governi possono aver bisogno di tempo per dosare le cure affinché non siano eccessive, penalizzando l’economia e l’occupazione, ma dopo poco tempo la fine degli aiuti di stato e l’aumento dei tassi d’interesse riporteranno i prezzi a crescere a ritmi più contenuti. Se, da un punto di vista economico in generale, il problema è molto minore di quanto sia riportato sui giornali, dal punto di vista finanziario il problema è rilevante perché andiamo incontro ad anni nei quali i portafogli prudenti faranno una fatica enorme a battere l’inflazione ed al tempo stesso le componenti volatili del portafoglio, nel breve termine, potrebbero dare più preoccupazioni che soddisfazioni, proprio per l’aumento di tassi d’interesse e l’interruzione delle politiche monetarie espansive da parte della banche centrali. Purtroppo non ci sono soluzioni “magiche”. Andiamo incontro ad anni finanziariamente difficili nei quali sarà particolarmente importante essere pienamente consapevoli delle difficoltà del periodo che sarà comunque transitorio. Fondamentale non farsi prendere dalla paura o dall’avidità, alla ricerca di soluzioni semplici al problema della protezione dei risparmi dall’erosione dell’inflazione. Non ci sono soluzioni semplici. In conclusione, l’affacciarsi di un’inflazione consistente nell’economia cambia profondamente lo scenario finanziario di medio periodo anche se economicamente non è così preoccupante. Se sei un investitore che non ha ancora un piano d’investimento, oggi è ancora più importante di sempre iniziare a costruirlo. Se sei uno dei pochi investitori che ha già un piano, questi sono i momenti nei quali è fondamentale essere disciplinati e coerenti. I movimenti attuali delle principali variabili finanziarie non sono tali da prendere in considerazione l’idea di cambiare un qualsiasi piano finanziario che sia stato realizzato in modo sufficientemente razionale. Se sono fatti bene, i piani finanziari si cambiano quando cambiano le necessità di vita dell’investitore, non perché salgono o scendono i tassi o i prezzi delle azioni. (abstract) Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

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Comgest: “In Europa la crisi ha rafforzato i più forti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

A cura di Franz Weis, Managing Director e Co-Responsabile delle strategie azionarie europee di Comgest. La pandemia è continuata nel 2021, ma la somministrazione del vaccino ha avuto un effetto davvero positivo, permettendo alle economie di riaprire e al mondo di tornare a una sorta di normalità. Tuttavia, continue ondate di contagi a seguito di nuove varianti del Covid-19 stanno ancora ostacolando un pieno ritorno alla normalità e diversi settori come i viaggi e le compagnie aeree rimangono colpiti. La pandemia ha anche alimentato le difficoltà di approvvigionamento a livello mondiale e fatto aumentare i costi di trasporto che potrebbero avere un impatto su alcune delle società in portafoglio, anche se in misura a nostro avviso limitata. Con l’aumento dell’inflazione, il prossimo interrogativo riguarda la portata e la velocità dell’aumento dei tassi d’interesse. La Banca centrale europea ha mantenuto i tassi invariati a dicembre e ha annunciato che procederà a una riduzione degli acquisti di titoli nei prossimi mesi, pur mantenendo la flessibilità in caso di peggioramento della pandemia. Nonostante il virus, l’inflazione e tutte le altre sfide, i mercati europei hanno chiuso il 2021 in bellezza, con l’indice MSCI Europe in rialzo del 25,1% in euro (+16,3% in USD). L’anno è stato anche caratterizzato da diverse rotazioni cicliche, ma alla fine i titoli growth hanno di nuovo sovraperformato. I settori che si sono distinti nel 2021 sono stati quelli di natura più ciclica, in particolare gli industriali e i materiali, nonché settori come la sanità e l’informatica.Prendiamo il settore della tecnologia. Che si sia trattato della transizione ai veicoli elettrici o dell’upgrade dei vecchi sistemi informatici, la crisi ha indotto le società, leader o inseguitrici, ad accelerare tutti i processi di transizione digitale. Accenture ha registrato la crescita più rapida dell’ultimo decennio. Analogamente, sul fronte digitale tutte le strade portano al leader della litografia ASML, i cui dati di crescita hanno continuato a sorprendere positivamente. La società ha annunciato un nuovo piano decennale che dovrebbe generare una crescita dei ricavi a due cifre, sostenuta da ulteriori investimenti digitali e aggiornamenti tecnologici. L’innovazione resta un fattore di crescita fondamentale e il 2021 non ha fatto eccezione. Il nuovo farmaco antiobesità di Novo Nordisk, Wegovy, è stato approvato dalle autorità USA e, in poche settimane, ha superato il numero di prescrizioni raggiunto dal suo predecessore 5 anni fa. Negli USA, con oltre 100 milioni di adulti clinicamente obesi, la domanda insoddisfatta è considerevole, tanto più se si considerano i benefici indiretti del trattamento di una condizione che è all’origine di un alto numero di altre patologie.La crisi ha rafforzato i più forti, e la prova migliore di questa tendenza viene dal segmento dei consumi. Nei primi 9 mesi del 2021, i marchi di lusso Louis Vuitton e Hermès hanno registrato un aumento delle vendite di oltre il 35% rispetto ai livelli pre-crisi, mentre i principali concorrenti hanno raggiunto a malapena i livelli del 2019. Nella cosmesi, L’Oréal ha raggiunto un ritmo di crescita intorno al 15%, il doppio della media del settore, secondo le nostre stime. In campo alimentare, anche Nestlé ha guadagnato rilevanti quote di mercato (soprattutto caffè e alimenti per animali).ASML continua a far leva sulla domanda vivace del mercato dei semiconduttori e sulla sua leadership tecnologica nella litografia. La presenza sempre più massiccia di semiconduttori in tutte le applicazioni ha sostenuto impressionanti revisioni al rialzo degli utili nel 2021, con gli EPS che dovrebbero aumentare di oltre il 60% a/a nel 2021. Capgemini ha rivisto al rialzo le sue previsioni sulla base del rafforzamento delle tendenze di trasformazione digitale in tutti i settori e regioni, mentre ICON ha completato con successo l’importante acquisizione di PRA Health, creando così il secondo più grande operatore nell’outsourcing della ricerca clinica. Sika ha assistito a una forte ripresa organica e un solido sviluppo dei margini grazie al potere di determinazione dei prezzi e alla leva operativa. L’azienda ha annunciato l’acquisizione di MBCC per 5,5 mld di franchi svizzeri, la sua più grande operazione di sempre. Teleperformance ha aggiornato a più riprese le sue previsioni e si aspetta di raggiungere ottimi risultati su base annua in termini di crescita organica, concretamente superiori ai livelli pre-pandemia. Il gruppo ha sfruttato le sue solide soluzioni ibride nel mercato dell’outsourcing di servizi per i consumatori e ha beneficiato della digitalizzazione del mercato e di un solido posizionamento nel settore pubblico.Le incertezze a breve termine legate alle forniture, all’inflazione, alla carenza di manodopera e ai tassi d’interesse persisteranno molto probabilmente nel 2022. Come investitori quality growth, siamo meno preoccupati di cercare di prevedere quando le difficoltà di approvvigionamento saranno risolte, o la velocità o l’entità dell’inflazione e dei rialzi dei tassi di interesse. Ciò perché le nostre posizioni quality growth hanno catene di approvvigionamento solide e consolidate, sono datori di lavoro che attirano talenti, hanno un forte potere di determinazione dei prezzi e sono ben capitalizzate. Questi, a nostro avviso, sono i meccanismi di difesa più importanti in questo scenario.Guardiamo al 2022 con cauto ottimismo. Crediamo che un’accelerazione della crescita del mercato unita a un migliore posizionamento sosterranno una solida crescita degli utili del portafoglio nei prossimi 5 anni. Abbiamo già visto segnali anticipatori di una ripresa delle attività M&A nel 2021 (Nestlé, Coloplast, Givaudan) e ci aspettiamo molto altro man mano che le società mostreranno la solidità dei loro bilanci.

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Crisi energia: Iniziativa commissione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

La Commissione Ue ha elaborato una bozza di piano per includere l’energia nucleare ed il gas naturale come fonti green, con l’obiettivo di accelerare il percorso verso un’Europa a emissioni zero. Se il piano riceverà l’appoggio della maggioranza degli Stati membri, entrerà in vigore dal 2023.La nota della Commissione ha sollevato alcuni entusiasmi soprattutto per il nucleare, per il quale da tempo si parla di nucleare pulito… ma su cui le informazioni sono vaghe. Ammesso che si arrivi ad un nucleare cosiddetto pulito, i rifiuti radioattivi dovranno essere smaltiti in sicurezza e ci vorrà un deposito unico per le scorie, che in Italia non esiste. Non solo, ma quando a suo tempo è stato pubblicato l’elenco di alcuni potenziali siti idonei, tutte le amministrazioni locali (di qualunque colore politico) degli specifici territori individuati, si sono rivoltate contro. Figuriamoci cosa accadrà quando avverrà l’individuazione dell’area.Questo vuol dire che gli entusiasmi in corso hanno bisogno di certezze scientifiche e politiche che ancora non ci sono. Senza le quali ci si parla solo addosso, facendo propaganda deleteria paventando soluzioni che non ci sono ancora. Al momento, l’unica certezza che abbiamo è la crisi energetica con prezzi alle stelle per bollette e ricaduta su consumi famigliari e ogni produzione e servizio. Rispetto alla quale il grande impegno del governo che probabilmente andrà oltre i 10 miliardi di sussidi serve solo come tampone molto provvisorio. E invece di entusiasmarsi per un futuro che non è dietro l’angolo sarebbe opportuno organizzarsi per un’emergenza nazionale da trattare al pari di quella del covid (Fonte: http://www.aduc.it)

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