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Posts Tagged ‘crisi’

GAM: Quali conseguenze avrà la crisi energetica per l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Attualmente ci troviamo in una fase di massimo ribasso per quanto riguarda i titoli azionari europei, con la crisi energetica in cima all’agenda globale. I prezzi del gas in Europa sono aumentati enormemente; sono scambiati a circa 15 volte la media quinquennale fino al 2021. Inoltre, sono completamente scollegati dai prezzi del gas altrove, in particolare negli Stati Uniti. Considerando una base di energia equivalente, i prezzi del gas sono scambiati a diverse centinaia di dollari per barile di petrolio equivalente e per l’elettricità il rapporto è ancora più alto. Nel breve termine, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato una carenza di gas in Europa, che negli ultimi 10 anni è diventata molto più gas-centrica a causa della progressiva eliminazione del nucleare e del carbone e dell’aggiunta di fonti rinnovabili intermittenti. Tuttavia, riteniamo che l’Europa avrebbe dovuto affrontare una crisi energetica durante il processo di transizione energetica anche se non si fosse verificato il conflitto tra Russia e Ucraina. L’Europa ha bisogno di ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica nei prossimi 30 anni, ma resta da capire come i legislatori intendano procedere. Ci sono diversi elementi che potrebbero aiutare l’Europa a raggiungere una base più solida per quanto riguarda la transizione energetica. Nel breve termine, una risoluzione con la Russia ci permetterebbe di importare nuovamente il gas russo. Questo, tuttavia, è altamente improbabile, poiché la solidarietà europea nei confronti dell’Ucraina non è destinata a venire meno. Inoltre, il parco nucleare francese è attualmente sottoutilizzato di circa il 50%, con un numero significativo di impianti chiusi per manutenzione; quelli che funzionano a piena capacità sarebbero d’aiuto. Anche un inverno mite con molto vento ridurrebbe la pressione. Ma anche se tutto ciò si verificasse, l’Europa avrebbe comunque bisogno di serie misure dal lato della domanda per ridurre il consumo di gas, in particolare in Germania. A medio termine, l’Europa ha bisogno di una fornitura di gas molto più diversificata e di prendere molto più seriamente la sicurezza energetica. I governi nazionali potrebbero considerare le opportunità di fracking e dello sviluppo di riserve di gas. Allo stato attuale, è difficile che l’UE elimini gradualmente l’uso del gas nei prossimi 20 o 30 anni e quindi i contratti a lungo termine con i produttori degli Stati Uniti e del Qatar garantirebbero una fornitura a lungo termine. È inoltre necessario aumentare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, eliminando le strozzature come i problemi delle reti di trasmissione in Germania. Riteniamo inoltre improbabile che la transizione verso l’obiettivo Net Zero avvenga senza investimenti significativi nell’energia nucleare. In gran parte dell’Europa c’è un certo consenso sul fatto che il nucleare sia il futuro. Esistono anche soluzioni a più lungo termine, come i reattori nucleari modulari che possono essere adattati e industrializzati per la produzione di energia elettrica, e crediamo che vedremo investimenti in questo settore. Applicando queste analisi alle azioni europee, riteniamo che sia necessaria una ripresa molto significativa degli investimenti. Ciò avverrà in concomitanza con la transizione verso il Net Zero, poiché ci sono molte aree in cui vediamo la possibilità di effettuare investimenti significativi e l’attuale crisi energetica, a nostro avviso, accelererà l’attenzione su di esse. È necessario investire maggiormente nelle reti energetiche per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, a beneficio delle compagnie petrolifere e del gas, ma anche di alcune realtà industriali che riforniscono queste catene di valore. Una delle misure più importanti che possiamo adottare per ridurre la nostra domanda di energia è investire maggiormente negli edifici. Ad esempio, l’isolamento degli edifici farà un’enorme differenza nella riduzione del consumo energetico.L’ultimo aspetto della crisi attuale è che le aziende del settore petrolifero e del gas stanno beneficiando di prezzi molto più elevati. I prezzi rimarranno elevati per qualche tempo e queste società genereranno flussi di cassa significativi. Ovviamente, per mantenere la loro licenza sociale ad ottenere questo tipo di profitti, dovranno investire pesantemente, in particolare nelle energie rinnovabili, e riteniamo che probabilmente lo faranno in termini di espansione verso più rinnovabili e tecnologie a basse emissioni di carbonio, che saranno parte della soluzione a lungo termine. Nel complesso, l’Europa si trova in una situazione difficile dal punto di vista economico. Tuttavia, riteniamo che questo mercato sia ben compreso e scontato e che, se da un lato è probabile che alcune aree subiscano un forte calo degli utili a causa della necessità di ridurre l’attività o dall’impatto di prezzi molto più elevati, dall’altro vi sono aree che beneficerebbero di livelli molto più elevati di investimenti che saranno necessari per rendere plausibile la transizione energetica.

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Recessione, crisi energetica e fiducia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di James Lindley, gestore tassi globali, team obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments. L’Italia rimane un ingranaggio di vitale importanza all’interno del progetto dell’eurozona. Il governo uscente ha consolidato questa posizione, infondendo fiducia ai politici europei e agli operatori di mercato sulla direzione di marcia dell’economia italiana e sull’impegno nei confronti dell’Europa. Questa fiducia ha permesso al governo Draghi di concentrare risorse in settori che sostengono l’economia in questo periodo in cui i prezzi energetici hanno subito un’impennata senza precedenti, generando anche benefici a lungo termine attraverso le riforme. La fiducia è uno dei beni più importanti per i mercati. Il cambio di governo potrebbe mettere a dura prova la fiducia degli operatori di mercato. Attualmente in Italia la coalizione di centro-destra ha cercato di dissipare i timori di un allontanamento dell’Italia dall’Europa, ma rimangono alcune preoccupazioni legate alla possibilità di dare forza alle voci più estremiste all’interno della coalizione di maggioranza, innescando un confitto tra la Commissione europea e il governo italiano.Dalla crisi dell’eurozona del 2010/11, l’Italia ha faticato a riscuotere un significativo appeal tra alcuni dei nostri investitori, molti dei quali provengono da Paesi del Nord Europa: questo ci ha portato in passato ad assumere poche posizioni sull’Italia. Tuttavia, in seguito alla significativa sottoperformance dell’Italia durante le prime fasi della pandemia da COVID-19, abbiamo assunto una posizione più positiva, ritenendo che vi fosse un ampio margine di rialzo grazie agli ingenti acquisti di debito da parte della BCE e, cosa altrettanto importante, al Recovery Fund, che a nostro avviso ha rappresentato un passo significativo verso la mutualizzazione del debito.Queste dinamiche sono ora cambiate. La BCE non sta più acquistando debito italiano su base netta e potrebbe avviare il “quantitative tightening” nei prossimi mesi. Inoltre, la situazione politica italiana è diventata più incerta: siamo in attesa di capire se il nuovo governo opterà per un aumento del deficit fiscale e soprattutto come si relazionerà con la Commissione europea. Sebbene la volontà dell’Europa appaia più forte che mai, temiamo che una recessione combinata con il razionamento del gas naturale possa indebolire tale determinazione e portare a un’ulteriore sottoperformance dell’Italia, data la sua forte dipendenza dal gas russo.Per quanto riguarda la nostra view sui titoli di Stato italiani, nel breve termine, temiamo che la combinazione tra la fine degli acquisti netti di attività da parte della BCE, il possibile “quantitative tightening” e ulteriori rialzi dei tassi, nonché l’ipotesi di un nuovo governo non ancora collaudato, potrebbe avere un impatto negativo sui titoli di Stato. Con la stretta monetaria e la compressione dei proventi, uno scenario recessivo appare sempre più probabile, cosa che verosimilmente metterà sotto pressione i deficit fiscali. Dato l’elevato contesto inflazionistico, non riteniamo che la BCE possa ricominciare a breve gli acquisti e quindi gli acquirenti del debito italiano saranno operatori più sensibili al prezzo e potrebbero richiedere rendimenti più elevati per compensare il rischio aggiuntivo.Nel lungo termine, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (TPI), recentemente introdotto dalla BCE, dovrebbe contribuire a mettere un freno agli spread dei Paesi, ma è improbabile che venga attivato fino a quando non si verificheranno ulteriori tensioni sul mercato. Prevediamo, inoltre, che l’eurozona continuerà a gravitare verso un’ulteriore mutualizzazione che dovrebbe essere di supporto al debito italiano, anche se questo potrebbe cambiare con l’evolversi dello scenario politico.In riferimento al mercato obbligazionario corporate, attualmente, la performance delle obbligazioni societarie italiane è rimasta allineata a quella dei mercati del credito della zona euro. Di conseguenza, fatichiamo a vedere molte opportunità in Italia in questo momento, soprattutto per la significativa esposizione dell’economia italiana al gas russo.

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Crisi: La trappola con e senza la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2022

Scriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria, economica e sanitaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, i suoi alleati ma anche i partiti dell’opposizione assumano adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. È un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati che hanno già dato ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, ora andrebbe detto: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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Le ricadute della crisi sulla filiera

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2022

D’altra parte, la preoccupazione per gli impatti della crisi energetica c’è: “Abbiamo avuto un tavolo con tutta la filiera, con il coinvolgimento oltre che delle farmacie, anche della industria e della distribuzione – spiega Francesco Schito, Segretario Generale Assofarm. – La crisi energetica affiancata all’aumento dei costi delle materie prime potrebbe avere impatti su tutto il comparto. La prima preoccupazione va alla produzione di farmaci. È di qualche giorno fa l’ennesimo grido di allarme del settore industriale, stretto da un lato dagli aumenti e dall’altro dai prezzi che, per i farmaci rimborsati, sono regolamentati. Il rischio da tale situazione è che si possano generare carenze o comunque una disponibilità di un prodotto essenziale per la salute della popolazione inferiore a quella attuale”. Ma a preoccupare è anche la tenuta delle altre imprese della filiera, dalla distribuzione, alle farmacie. “Non possiamo ancora avere un quadro delle ricadute ma saranno sensibili per tutte le imprese, farmacie comprese. Si parla di una inflazione che si aggira intorno al 10% e di aumenti in bolletta anche di cinque volte. Senza considerare poi la crisi che investirà le famiglie e i lavoratori, anche del nostro settore. Ci auguriamo che dal Governo vengano prese in considerazione misure di sostegno adeguate”. Francesca Giani (fonte Farmacista33)

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Crisi energia, le misure per contenere costi e consumi

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2022

L’obiettivo, nel medio termine, è di contenere i consumi di gas a livello Paese e alcune delle misure con cui attuarlo sono riportate in un Piano nazionale che confluirà in un Decreto ministeriale entro la fine di settembre. Misure, queste, che ricadono sulle attività residenziali e commerciali ma che avranno, al contempo, l’effetto di contenere i costi delle bollette. Anche perché le preoccupazioni per imprese e lavoratori non mancano. Crisi energetica, il Piano per ridurre i consumi di gas tocca le farmacie. È stato pubblicato dal ministero per la Transizione ecologica il Piano nazionale di contenimento dei consumi nazionali di gas che dovrà essere recepito in un decreto ministeriale operativo entro fine settembre, così da “ridurre i rischi connessi a una potenziale interruzione totale dei flussi dalla Russia durante il prossimo inverno nonché rispondere alle richieste europee in termini di riduzione dei consumi per il periodo 2022-2023”.Unica eccezione indicata dal documento sono le utenze sensibili tra cui ospedali, case di ricovero, e così via, per quanto riguarda le parti adibite all’ospitalità di pazienti e anziani. SaraÌ possibile comunque attuare, oltre a controlli a campione su edifici pubblici, grandi locali commerciali, punti a maggiore consumo, una responsabilizzazione dei conduttori degli impianti di riscaldamento centralizzato, monitorando a livello di reti di distribuzione gas cittadine la risposta degli utenti. (fonte: farmacista33)

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Crisi energetica. Questa storia degli extraprofitti… una condanna a morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

Sarà la campagna elettorale, saranno gli scarsi approfondimenti che talvolta vengono fatti sulle questioni curando più lo slogan mediatico che l’informazione…. ma oggi va abbastanza di moda una parola, “extraprofitto”: una sorta di aspirina per tutti i nostri mali. L’origine è una legge che stabilisce che alcuni profitti debbano essere fiscalizzati più di quanto già non lo siano da parte di imprese energetiche che, siccome i prezzi dei loro prodotti all’ingrosso sono schizzati verso l’alto, loro hanno guadagnato di più e parte di questo guadagno debba essere dato allo Stato. Un primo acconto doveva essere versato entro il 30 giugno, ma sugli 11 miliardi preventivati è entrato poco più di un miliardo. Alcuni, convinti di essere di fronte ad evasione fiscale, hanno fatto esposti giudiziari. Ieri 31 agosto, per chi non aveva pagato in tempo, è scaduto il termine per ravvedersi, dopo partiranno le sanzioni che, nel frattempo, sono state anche raddoppiate.Pur ammesso che abbia valore l’ipotesi di evasione fiscale stiamo parlando di importi che, ammesso dovessero essere recuperati, accadrà come minimo tra una decina d’anni… un po’ fuori tempo massimo rispetto alle esigenze. Inoltre, siccome anche queste aziende con i cosiddetti extraprofitti stanno cominciando a lamentare problemi per il generale carovita (inflazione quasi al 9% ) e sembra che alcune siano sul lastrico… non è che queste pillole di “economia socialista” contro “economia liberale” minino alla base il nostro regime economico? E’ bene ricordare che le aziende, oltre ai profitti (legittimi e auspicati) per se stesse, elargiscono servizi, creano concorrenza e mercato nonché posti di lavoro… una dinamica senza la quale, per esempio, l’Italia sarebbe più simile a Cuba o alla Russia che non agli altri partner Ue e ai nostri alleati per eccellenza Uk, Usa, Australia, Giappone, etc. Ci viene in mente un detto popolare: tirando la coperta per coprirsi il viso, essendo la coperta corta, non ci si rende conto che i piedi rimangono al freddo e, se i piedi si ammalano, non si è più in grado di camminare da soli. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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La crisi energetica e la siccità nel mondo agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Ci auguriamo che in questa campagna elettorale estiva gli schieramenti politici affrontino le questioni che stanno più a cuore al mondo agricolo, impegnandosi a fornire soluzioni chiare e condivise – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Dopo il ruolo svolto dal primo settore nei due anni di emergenza sanitaria, è arrivato il momento di riconoscere ai coltivatori il ruolo che spetta loro fornendo risposte ai problemi più urgenti.La crisi energetica e la siccità stanno mettendo a dura prova la nostra agricoltura, che ha già mostrato di avere le risorse per sopravvivere ai momenti più difficili – continua Tiso. Le difficoltà legate all’approvvigionamento di derrate alimentari cruciali e l’aumento dei prezzi delle materie prime impongono decisioni coraggiose. Anche a livello europeo si avvicinano scadenze decisive: il piano strategico per la nuova Pac deve ancora essere rielaborato e inviato a Bruxelles in tempo utile.Non si può poi dimenticare l’esigenza di rinnovare la rete idrica e di costruire un sistema diffuso di invasi per far fronte all’estrema siccità di questi mesi. L’agenda del prossimo Governo in materia di agricoltura si annuncia pertanto fittissima. C’è per questo bisogno di avere un quadro chiaro degli interventi che le varie coalizioni intendono realizzare se avranno la meglio. La politica agricola non può essere frutto di scelte improvvisate e legate alla convenienza del momento, ma deve essere il risultato di un progetto trasparente e condiviso con tutto il mondo produttivo.

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Studio crisi energetica: “Avrà impatto su ripresa economica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2022

Agli inizi del mese di agosto numerose testate giornalistiche nazionali ed internazionali hanno riportato la notizia della ricerca condotta dai professori Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre) ed altri docenti di università straniere relativamente ad un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Energy Reports.Gli studiosi, attraverso un complesso modello basato sulla Wavelet Analysis, hanno verificato la presenza di un nesso di causalità tra consumo di energia e crescita economica in Italia gettando le basi per riuscire un domani a prevedere i valori futuri del PIL reale italiano. Gli autori, nel loro studio sottoposto a revisione paritaria anonima internazionale, hanno dimostrato che una politica volta alla riduzione del consumo di gas potrebbe generare una riduzione del PIL dell’Italia che va da 2,61–2,85 anni ad un massimo di 3,5 anni.Pertanto, una politica economica basata sulla riduzione del consumo di energia – così come oramai si sta prospettando – avrà sicuramente un effetto avverso sulla ripresa economica dell’Italia post crisi pandemica.Ed ora, a soli 20 giorni dalla pubblicazione stampa della notizia dello studio di Mele e Magazzino, le cose non vanno certo migliorando ed altri paesi pilastri dell’Unione Europea stanno per varare misure volte alla riduzione drastica dei consumi energetici.Marco Mele e Cosimo Magazzino avvertono che “la riduzione del consumo di gas in Italia, correlato con l’aumento dei costi dell’energia, potrebbe generare un processo di lockdown produttivo nel nostro paese anticipando quanto dimostrato nel nostro studio”.In tal caso, precisano i professori, dalla crisi energetica si passerebbe velocemente ad una crisi economica che genererebbe una vera e propria emergenza sociale. I professori consigliano di non continuare ad attendere ancora ma attuare tutte quelle misure che permettano di ottenere dalle energie rinnovabili maggiore capacità di quanto ricaviamo oggi attraverso, ad esempio, l’ammodernamento degli impianti per l’accumulo di fine ciclo. (fonte: eu-west-1.amazonses.com firmato da: amazonses.com)

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Effetti crisi di governo incominciano a pesare in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

“Mentre alcuni partiti lavoravano per abbattere il Governo, ho più volte detto che uno dei rischi maggiori era non raggiungere gli obiettivi del PNRR, che sono complessi e ambiziosi. Oggi ci declassano per questo motivo, perché le dimissioni del Governo Draghi e le elezioni anticipate possono compromettere “la tempestiva attuazione delle tappe fondamentali e degli obiettivi da cui dipendono i fondi dell’UE per la resilienza e la ripresa” del nostro Paese, risorse che equivalgono al 7,6% del nostro PIL”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, esponente di Insieme per il Futuro, commenta la revisione al ribasso, da parte di S&P, dell’outlook su rating dell’Italia a stabile da positivo. “Della crisi di Governo – prosegue il Vice Ministro dell’Economia – iniziamo a vedere le prime conseguenze serie per l’Italia e quindi per gli italiani. Pesa l’instabilità e l’incertezza, proprio il motivo per cui abbiamo fatto di tutto perché questa crisi assurda non si consumasse. Per evitare di mettere a rischio i 22 mld dei prossimi obiettivi e l’attuazione complessiva del piano. Quando parliamo di agenda Draghi intendiamo anche la credibilità che il Governo Draghi ha ridato all’Italia nel realizzare le politiche pubbliche, avviando una seria programmazione. Oggi più che mai c’è bisogno di questo modello. Il 25 settembre gli italiani dovranno scegliere tra chi costruisce e chi distrugge”.

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L’esito della crisi di Governo mette in apprensione tutto il mondo produttivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

E l’agricoltura non fa eccezione – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Se la politica si ferma, gli agricoltori non possono permetterselo. Emergenze come la siccità continuano a fare il loro corso e richiedono risposte tempestive. È per questo essenziale che il lavoro svolto finora non vada perso, e che nella gestione degli affari correnti il Governo uscente tenga nel debito conto le esigenze del mondo agricolo.Tra le priorità non c’è solo il Piano strategico per la nuova Pac, ma molti altri dossier da cui dipenderà la ripartenza della nostra economia – continua Tiso. Il ministero per le Politiche agricole dovrà gestire 4,88 miliardi di fondi del Pnrr per interventi che spaziano dalla logistica all’agrisolare, dall’innovazione ai contratti di filiera fino ai sistemi irrigui.Siamo convinti che sia possibile proseguire il lavoro anche durante il periodo di transizione che ci porterà alle nuove elezioni. Gli interventi indispensabili per il primo settore sono emersi in modo chiaro in questo delicato periodo e richiedono soltanto la volontà di perseguirli con tutte le forze a disposizione. Nei due mesi che ci portano alle elezioni è possibile preparare il terreno affinché il prossimo Governo possa salire un su treno già in corsa.

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Florovivaismo e crisi economica

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

Il florovivaismo italiano, con le sue 24 mila imprese del settore capaci di fatturare complessivamente quasi 3 miliardi di euro, paga doppio il prezzo della crisi economica. Deve fare i conti, infatti, da una parte con l’aumento dei costi di produzione (+74%, dai 17 mila di incremento medio a quasi 36 mila euro) per rincari importanti soprattutto su fertilizzanti (+170%) ed energia (+120%), dall’altra con l’inflazione all’8% e il calo graduale delle vendite di piante e fiori. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani insieme alla sua Associazione Florovivaisti Italiani che oggi, a Roma, ha tenuto l’incontro sui cambiamenti per il settore coinvolgendo Copa-Cogeca, Crea, AIPSA e ASPROFLOR Comuni fioriti.L’Italia è il terzo Paese Ue per produzione di piante e fiori e, dati Crea alla mano, ha già raggiunto livelli importanti nel 2021 quando, con il verde in tendenza, è aumentato del 5% il prodotto floricolo e l’export è arrivato a quota record un miliardo. Da marzo a questa parte però, con l’insorgere del conflitto Russia-Ucraina, c’è una flessione del 3-4% difficile da recuperare, soprattutto per beni che non sono di prima necessità, ma che comunque stanno risentendo di aumenti importanti su materie prime strategiche (sementi, piantine, torbe e imballaggi), come della siccità con danni al comparto già oltre il 30%.Per Florovivaisti Italiani occorre, dunque, recuperare lucidità e visione, a livello nazionale ed europeo. Bisogna contrastare speculazioni e concorrenza sleale, salvaguardare la qualità del prodotto Made in Italy e Ue, nel segno della distintività. Serve, poi, una programmazione per il mercato dei substrati, la cui domanda cresce del 15% ogni anno, complice la riscoperta del giardinaggio, ma preoccupa in termini di sostenibilità. Il florovivaismo -ricorda l’Associazione- deve preservare il suo ruolo nella transizione green.Detto questo, resta fermo il punto dei Florovivaisti Italiani sulla necessità di misure a supporto del settore: dall’estensione del credito di imposta anche per il gasolio ad uso riscaldamento alla cancellazione dei contributi dei datori di lavoro in scadenza a metà settembre. Andranno sanate le gravi mancanze del Decreto Aiuti sui fondi per l’agricoltura e contemplando anche filiere cruciali (substrati, piantine, concimi e vasetteria).

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Crisi idrica e di governo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

“Nell’assoluto rispetto delle decisioni parlamentari, esprimiamo però grande preoccupazione per la fase politica, che si apre in un Paese alle prese non solo con la emergenza pandemica e bellica, ma anche con la carenza d’acqua, che sta pregiudicando agricoltura ed ambiente in vaste zone d’Italia.” A dirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “Rivolgiamo un appello, affinché si dia continuità a scelte già annunciate come l’attivazione di una struttura commissariale, sotto la guida della Protezione Civile, per la gestione della crisi idrica: è una scelta urgente a fronte delle prossime settimane idricamente più difficili, che attendono le comunità. Al contempo, auspichiamo che non si interrompano gli iter per cogliere sia gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che le scelte legate al “Piano Laghetti” ed infine le scadenze di fine anno, connesse alla questione acqua nella revisione della Politica Agricola Comunitaria 2023-2027.”

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Per leggere la crisi politica in Italia occorre Freud e avere presente Putin

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2022

By Enrico Cisnetto. Mettete in fila i fatti: mentre Conte si contorceva le budella, preso tra i due fuochi della componente governista (che voleva tornare sui passi incautamente compiuti) e di quella barricadera (pronta a fare la scissione se avesse votato la fiducia e a prendersi la leadership se l’avesse negata) di ciò che rimane dei 5stelle, a Draghi è apparso chiaro che il vero “nocciolo della questione” era rappresentato dalla Lega di Matteo Salvini. Ed ecco che incontra Enrico Letta, così “segretamente” che si viene a sapere subito. Gli esponenti del centro-destra di governo sbraitano e si riuniscono a casa Berlusconi (ma una sede di partito non ce l’hanno?). Gianni Letta, l’unico lucido della compagnia, esce affranto da quella riunione che, come nelle migliori tradizioni, si protrae fino a notte fonda: “mettiamo condizioni stringenti di assoluta discontinuità”, farfugliano. Il giorno dopo, nel suo discorso al Senato, Draghi avrà cura di riservare a loro, quasi esclusivamente a loro, le mazzate dialettiche che era logico aspettarsi da chi somma risentimento, fondati motivi di merito e malcelato desiderio di mettere fine ad un’esperienza che considera conclusa da gennaio, una volta chiusa (malamente) la partita del Quirinale. Si è detto: ma se Draghi avesse fatto un discorso meno spigoloso, la fiducia l’avrebbe portata a casa. A parte il fatto che non gli è ugualmente mancata – seppure spiccioli – ma l’immediato intervento del capogruppo della Lega, Romeo, quando ancora a casa Berlusconi erano all’aperitivo, dimostra che il dado era già stato tratto. E a Draghi non è parso vero di poter raggiungere il Colle e dire a Mattarella “visto, presidente? Glielo l’avevo già detto a febbraio, a minare il cammino del mio governo non erano solo i pentastellati, ma anche e soprattutto gli inaffidabili salviniani, cui al momento del redde rationem Berlusconi finisce per accodarsi”. Quanto a Salvini, ci ha pensato Elsa Fornero sulla Stampa a farne la diagnosi, pur senza citarlo, quando parla di “piccoli uomini incapaci di crescere, di comprendere la gravità dei problemi del Paese, immaturi come bambini che si sentono offesi da un rimprovero senza domandarsi se almeno un po’ se lo siano meritato e che reagiscono rompendo il giocattolo”. Per analizzare Berlusconi, invece, bisognerebbe riportare in vita Freud e forse non sarebbe sufficiente – siamo alla circonvenzione. Resta però un dubbio: è del tutto casuale che la parola fine al governo Draghi l’abbia scritta l’ineffabile trio Conte-Salvini-Berlusconi, cioè coloro che in questi anni, e persino in questi mesi di guerra scatenata non solo contro l’Ucraina ma l’intero Occidente democratico, sono stati i più ambiguamente vicini a Putin? È una pura coincidenza che il giorno delle definitive dimissioni di Draghi le consegne di gas all’Italia da parte di Gazprom siano aumentate del 70%, da 21 a 36 milioni di metri cubi al giorno? Per Carlo Nordio (ospite del mio War Room, qui il link) non ci sono prove di un diretto intervento del pur attrezzato apparato russo di ingerenza nei sistemi politici occidentali, ma le coincidenze – specie se si pensa a quanto è avvenuto a Londra a Boris Johnson, cioè il più fiero alleato di Kiev dei leader europei – sono diventati “indizi gravi, precisi e concordanti” (parola di magistrato, seppur in quiescenza). Sta di fatto che mentre Roma bruciava Draghi, a Mosca si festeggiava quella che viene considerata una vittoria, più che se avessero conquistato militarmente Kiev.Ed è difficile credere, salvo essere stolti, che questa crisi e le sue conseguenze siano avulse dal contesto internazionale, caratterizzato dal più grave squilibrio geopolitico, con epicentro l’Europa, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Possiamo domandarci se chi ha fatto saltare in aria il governo Draghi sia stato un complice consapevole dei disegni putiniani o sia solo un utile idiota. Rimane il fatto che dovrà essere chiaro a tutti gli italiani che quando a settembre si recheranno alle urne saranno chiamati ad una netta scelta di campo. Essa sarà tra chi ha considerato e considera quella subita dall’Ucraina un’ingiustificata aggressione, il che comporta di schierarsi con Kiev senza se e senza ma (fornitura di armi compresa) nell’ambito dell’alleanza europea e atlantica, e chi con nettezza o, peggio, con disprezzabile ambiguità, magari travestita da pacifismo prêt-à-porter, si è posto dall’altra parte della barricata. E a quel punto dipenderà da loro, dai cittadini elettori, decidere se restituire il Parlamento alla prevalenza delle forze euro-atlantiste, collegate alle grandi famiglie politico-culturali europee, o se riconsegnarlo, come nel 2018, a forze sovraniste con simpatie e connessioni orbaniane e lepeniste. D’altra parte, non è un caso che questa legislatura – che non esito a definire come la peggiore di tutta la storia repubblicana – dopo essersi aperta all’insegna dei populismi di 5stelle e Lega (apertamente rivendicati come tali), ora volga al termine nuovamente sotto l’egida del duo Conte-Salvini che insieme hanno consumato il nome dell’italiano più autorevole e l’unica formula politica, l’unità nazionale, in grado di affrontare emergenze come la pandemia e la guerra e le loro conseguenze economiche e sociali. Emergenze che sono ancora nel pieno della loro gravità, e che ora si pensa di poter affrontare immaginando chissà quale salvifica risposta potranno fornire le urne. Indicazione che non verrà, sia perché gli italiani, cui questo suicidio collettivo della politica non è affatto piaciuto, sono più sfiduciati che mai. Sia perché i partiti ancora una volta si acconciano a proporsi agli elettori secondo il vecchio schema bipolare, nel frattempo diventato bipopulista, già ampiamente fallito e sorretto dalla pessima legge elettorale attuale, che tutti hanno detto di voler cambiare e che per questo è rimasta tale. Quello che non si è ancora capito è che senza un radicale ripensamento del sistema politico e una strutturale riforma istituzionale, ogni sforzo, anche quello del Superman di turno, sarà vano. Insomma, l’Italia ha bisogno di entrare nella vera Terza Repubblica, evitando di commettere gli errori che caratterizzarono la fine della Prima Repubblica. Va definitivamente archiviato il bipolarismo, che per vent’anni ha prodotto il declino italiano, e che dal 2018 è diventato bipopulismo, la sua versione peggiore. Lo schema centro-destra contro centro-sinistra non ha funzionato, essendo basato sul presupposto non di aggregare forze omogenee ma di formare armate Brancaleone che hanno come unico obiettivo quello di battere elettoralmente la parte avversa. Ovviamente, di qui al 25 settembre non sarà possibile fare alcunché. Si può solo auspicare che anche questi temi siano oggetto della campagna elettorale, pur temendo invece che sarà la solita solfa inutile. Ma questo dipende un po’ anche da noi, dalla società civile che ama dileggiare i politici – ed è fin troppo facile – ma poi non va a votare il referendum sulla giustizia, che pure avrebbe potuto dare un segnale forte. Se così non sarà, allora vorrà dire che aveva ragione Charles De Gaulle, al netto dell’evidente sciovinismo, quando disse che “l’Italia non è un Paese povero, è un povero Paese!”. (abstract) Fonte Newsletter TerzaRepubblica http://www.terzarepubblica.it by Enrico Cisnetto direttore.

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Crisi governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

“L’irresponsabilità di alcune forze politiche precipita l’Italia in campagna elettorale in un momento in cui le urgenze si chiamano lotta alle disuguaglianze, attenzione alla situazione sanitaria e gestione dei fondi Pnrr. L’unico elemento positivo di questo momento è la chiarezza che impone: è ormai chiaro che alle urne lo scontro sarà tra europeisti e sovranisti che strizzano l’occhio a Putin. Il Pd è pronto alla sfida per difendere gli interessi dell’Italia e non quelli di qualche leader in cerca di gloria”. Così Martina Nardi, deputata pd e presidente della Commissione Attività produttive della Camera, commenta la situazione politica che porterà l’Italia alle urne a settembre.

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Crisi: Presidi Andis, garantire l’azione riformatrice del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

“L’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici (Andis) auspica il rapido superamento della crisi di governo, perché venga garantita la continuità dell’azione riformatrice del sistema scolastico e la messa a terra dei finanziamenti del PNRR destinati alla scuola”. E’ quanto si legge in una nota del direttivo nazionale dell’associazione di presidi. “Ancora segnati da un’interminabile pandemia e con l’ombra di una guerra che ferisce la pace e lo sviluppo su scala nazionale e globale, non ci possiamo permettere che venga meno la ritrovata credibilità a livello europeo e si prolunghi sine die una crisi politica che si ripercuote in modo pesante e drammatico sulle famiglie come pure sui ragazzi e sui giovani, ai quali appare sempre più evidente l’incapacità dei partiti di varare riforme di sistema capaci di visione e di futuro per le nuove generazioni, non tralasciando le ripercussioni sui lavoratori del comparto scuola, poiché ne risentirebbe il rinnovo del contratto e la riforma del reclutamento dei docenti”.“La scuola italiana ha bisogno di stabilità e certezze per poter garantire quanto previsto dalla nostra Costituzione”, conclude la nota.

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Risposta alla crisi energetica: rimettere in moto l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimenti Responsabili di Columbia Threadneedle Investments Il conflitto tra Russia e Ucraina ha esposto l’Europa a uno shock energetico senza precedenti, aggravando un contesto di prezzi dell’energia già elevati e dando origine a una crisi della fornitura energetica. L’UE riceve circa il 40% del gas dalla Russia, ragion per cui, in risposta a questa crisi, ha presentato a marzo il piano energetico “RePowerEU”. Il suo obiettivo consiste nel ridurre di due terzi la dipendenza dell’Europa dal gas russo entro la fine del 2022, portandola a zero entro il 2030. Il piano mira a garantire la sicurezza energetica e a portare avanti la decarbonizzazione, principalmente mediante un’accelerazione significativa delle energie rinnovabili e delle misure di efficienza energetica. Il piano, pertanto, è in linea con il Green Deal europeo e punta a raggiungere entrambi gli obiettivi simultaneamente, grazie a misure volte a consentire più rapide autorizzazioni alle energie rinnovabili, che consideriamo un catalizzatore chiave per l’espansione dell’energia pulita. RePowerEU potrebbe di conseguenza ridurre le tempistiche degli investimenti in ulteriori capacità di generazione di rinnovabili e promuovere una maggiore enfasi sull’efficienza energetica. Di conseguenza, la Commissione Europea ha concordato un trattamento speciale temporaneo per la penisola iberica. Nel medio e lungo termine, RePowerEU dispone di tre leve con cui eliminare interamente la dipendenza dell’Europa dal gas russo entro il 2030: accelerazione dell’utilizzo delle rinnovabili, accelerazione dell’utilizzo delle pompe di calore e sviluppo dell’idrogeno verde. Rinnovabili: RePowerEU mira a raddoppiare gli attuali piani nazionali sulle nuove aggiunte di energia eolica e solare fotovoltaica entro il 2030. L’UE riconosce la necessità di semplificare e abbreviare il processo di autorizzazione come condizione preliminare per accelerare questa introduzione, e a maggio ha presentato raccomandazioni legislative volte a permettere ai paesi dell’Unione di ridurre tale processo. Riteniamo che ciò costituisca un catalizzatore necessario e significativo per potenziare le energie rinnovabili, dato che l’attuale processo di approvazione dura tra i due e i quattro anni circa. Secondo le stime di Goldman Sachs, ciò consentirà di realizzare impianti per 150GW all’anno rispetto ai circa 20GW- 30GW all’anno di poco tempo fa. Pompe di calore: l’obiettivo consiste nel più che raddoppiare gli attuali tassi di installazione, raggiungendo i circa 40 milioni di pompe di calore elettriche entro il 2030 per ridurre la domanda di energia e sostituire le caldaie a gas. Tuttavia, il finanziamento, la riqualificazione e la formazione dell’attuale forza lavoro devono essere potenziati ulteriormente al fine di consentire una rapida implementazione. Idrogeno verde: RePowerEU punta a innalzare di 4 volte i precedenti obiettivi di produzione di idrogeno verde entro il 2030, da 5,6 milioni di tonnellate a 20 milioni di tonnellate. A tal fine l’UE metterà in atto un programma chiamato Acceleratore dell’idrogeno che contribuirà a sviluppare infrastrutture integrate, impianti di stoccaggio e capacità portuali. Riteniamo che la tesi d’investimento a favore dell’idrogeno stia cambiando in misura significativa, poiché il piano RePowerEU sta accorciando le tempistiche per rendere tale carburante economico e accessibile.

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Italia: la crisi politica e gli obiettivi del Pnrr

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

“A livello europeo facciamo una pessima figura. Dovremmo spiegare come si fa a raggiungere gli altri obiettivi del Pnrr da qui a fine anno se ci si blocca per tre mesi di campagna elettorale nella quale tutto è fermo. E ovviamente questa difficoltà porterà a una difficoltà di utilizzare quelle risorse ora. Già, è un lavoro molto complicato, perché il Pnrr è un piano ambizioso che va seguito con molta cura, seppure viene frenato da questa crisi ed eventuali elezioni, questo è ancora peggio. Qui sono in ballo le imprese che ci stanno mettendo la faccia, che stanno provando a lavorare sul Pnrr, e gli enti territoriali. C’è un’economia reale che, oltre ai mercati e a quello che dai cittadini è visto forse più lontano, parla di famiglie, di lavoro, di difficoltà reali. Ora siamo a pochissimi mesi dalla fine di questa legislatura, bisogna fare delle cose importanti e la cosa peggiore io credo è che in queste ore chi ha scatenato questa crisi ha anche dimostrato che non è capace di capire le proprie scelte quali reazioni hanno”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e dell Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Sky Tg24 Economia, in merito alla crisi innescata dal MoVimento 5 Stelle.

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Una crisi politica che sa tanto di “Autolesionismo allo stato puro”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

By Enrico Cisnetto Direttore Terza Repubblica. Riprendiamo, sia pure per sommi capi, un interessante articolo di Cisnetto, un giornalista molto noto e qualificato: “Questa crisi è talmente surreale da indurmi a pensare che persino l’avvocato Conte viva con imbarazzo questa follia, inspiegabile agli occhi degli italiani, figuriamoci a quelli delle cancellerie di tutto il mondo e caduto per un dissenso sull’installazione di un termovalorizzatore a Roma, caput mundi in quanto a rifiuti che la sommergono. E poi che la crisi è arrivata nonostante il governo abbia ottenuto la fiducia in parlamento e conservato, anche senza i dissidenti, un’ampia maggioranza a sostenerlo. Detto questo, non è vero che quanto è successo in queste ore sia un fulmine al ciel sereno, del tutto imprevisto e imprevedibile. Basta mettere insieme i pezzi giusti, e vedrete che il puzzle si comporrà dimostrando che la crisi viene da lontano. Una è l’inacidirsi dei rapporti tra il presidente del Consiglio e le forze politiche, in particolare i parlamentari e alcuni leader, Conte e Salvini in primis (direi a pari merito). Un’altra è l’allontanamento sostanziale tra Draghi e Mattarella: rapporti perfetti sul piano formale, ma fine della precedente sintonia. Un’altra ancora è il cambiamento di umore dello stesso Draghi, il cui livello di insofferenza, e dunque in parallelo il desiderio di chiudere un’esperienza che non avrebbe neanche voluto iniziare, è andato via via crescendo. E, paradossalmente, la crescita di ruolo di Draghi nello scenario di guerra – decisivo in Europa e principale interlocutore di Washington – ha finito per acuire le tensioni, non fosse altro per gelosia nei suoi confronti e per la sempre più evidente constatazione della distanza siderale che separa la sua statura da quella di tutti gli altri, rosiconi e non, cosa che allunga la sua figura oltre le prossime elezioni e fa temere ai tanti aspiranti di non poter competere per lo scranno di palazzo Chigi. D’altra parte, per come Conte ha messo le cose, Draghi non poteva certo far finta di niente, derubricando l’uscita dall’aula dei senatori grillini ad una ragazzata, come peraltro molti di loro, spaventati dal pericolo delle elezioni anticipate che loro stessi hanno innescato, avrebbero voluto. Specie dopo aver commesso l’errore di aver detto e poi con tigna ripetuto che il suo governo o era con i 5stelle dentro, o non era. Non c’è dubbio che l’eventuale ritiro di Draghi dalla scena rappresenterebbe un danno per l’Italia – che, ricordiamoci, è la principale beneficiaria del Next Generation Ue, soldi che sono a rischio se il Pnrr non dovesse marciare, in termini di investimenti e di riforme strutturali, così come previsto – ma anche per l’Europa orfana di leadership forti e sotto il tiro di Putin, che ha nella destabilizzazione del Vecchio Continente il vero obiettivo dell’attacco a Kiev. E lo stesso vale per l’intero fronte occidentale, ora che Putin e Xi Jinping fanno a gara a voler ridisegnare la cartina geografica mondiale. Ma Draghi si farà convincere da un messaggio di Biden e una telefonata di Powell (Federal Reserve) piuttosto che da un accorato appello di Macron e von der Leyen, a riprendere il cammino interrotto, in modo da evitare elezioni anticipate? E se sì, è più probabile ed è meglio per il Paese che lo faccia attaccando i cocci della vecchia maggioranza – approfittando della quasi certa disponibilità dei 5stelle a tornare sui loro passi e votare la fiducia – oppure che lo faccia presentando un programma stringente che induca Conte a rimanere fuori e su cui misurare preventivamente le intenzioni dell’ondivago Salvini? Sono le domande che ho posto a quattro esperti di politica e di funzionamento delle istituzioni come Armaroli, Folli, Panarari e Panebianco in un’edizione speciale di War Room, ottenendone una sola ma importante certezza: mercoledì il presidente dimissionario alla Camera farà un discorso durissimo, mettendo in fila le responsabilità di ciascuno. Questo, però lascia inevasa la domanda: ma per fare cosa? A palazzo Chigi e nell’entourage di Draghi in queste ore si lascia intendere che dopo quel discorso tutto dipenderà dalle risposte che i partiti daranno. Se saranno convincenti forse l’ex banchiere si lascerà convincere. Altrimenti il pallino tornerà nelle mani del presidente della Repubblica, cui spetterà di decidere se mandarci a votare tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre chiedendo a questo governo, specie se non avrà ottenuto un voto di sfiducia così come è stato fin qui, di restare in carica per gli affari correnti. Oppure se metter su un governo elettorale con alla guida una figura istituzionale come il presidente della Corte Costituzionale, Amato, o del Consiglio di Stato, Frattini. O, ancora, se scaricare su Draghi la colpa dello stallo e incaricare qualcuno con l’obiettivo di arrivare al voto a scadenza naturale (tra il 23 di marzo e la fine di maggio del 2023), dimostrando che in fondo la maggioranza, almeno numericamente, c’è.Ovviamente io non posso conoscere ciò che probabilmente non sanno neppure gli interessati, e cioè quali delle diverse opzioni diventerà realtà. E comunque, piuttosto che avventurarmi in pronostici, preferisco dire ciò che auspico avvenga. Io spero che Draghi voglia cogliere l’occasione per fare due cose. La prima è continuare a dare all’Italia un governo che affronti i tanti e gravi problemi che sono sul tappeto e colga le opportunità che pure ci sono, specie in sede europea. La seconda, invece, è di natura squisitamente politica: fare in modo che entro i tempi di questa legislatura il sistema politico evolva archiviando finalmente la fallimentare contrapposizione bipolare a favore di ricomposizione del quadro politico che unisca in un patto di governo le forze euro-atlantiste e lasci fuori quelle populiste e sovraniste. Si dirà: ma Draghi ha sempre detto di non avere alcuna intenzione di scendere nell’arena politica. Vero, e non c’è alcun bisogno che lo faccia. Basterebbe che facesse in modo da favorire nei fatti il determinarsi di questa distinzione.In questa situazione, Draghi dovrebbe presentarsi in Parlamento con un programma di riforme lontano anni luce dalla bonus economy fin qui praticata – versione moderna del vecchio partito della spesa pubblica, che dal 2018 ad oggi ci è costata ben 38 miliardi, di cui 23 per il solo reddito di cittadinanza (sono grato ad Antonio Mastrapasqua per questo calcolo) – e tutto finalizzato ad accelerare il (troppo lento) convoglio del Pnrr e ad affrontare con la necessaria fermezza le emergenze dell’autunno. Se 5stelle e Lega, o parte di esse, non lo voteranno, tanto meglio. Se ci saranno i numeri vada fino in fondo, tenendo fede al suo blasone, e altrimenti avrà comunque scavato un solco nel quale le pur (fin qui) smandrappate forze che guardano al centro o che comunque non intendono schierarsi né con il centro-destra né con il centro-sinistra, potranno fare strada. Francamente, è inutile dire che i nodi li deve sciogliere Conte, è come pretendere che uno zoppo corra i 100 metri. Il pallino è in mano a Draghi. E a Mattarella. Si ricordino entrambi che prima di ogni altra cosa viene il Paese. (n.r. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur) fonte: http://www.terzarepubblica.it

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Crisi governo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

“La settimana trascorsa il governo aveva coordinato, con le parti sociali, un percorso da qui ai mesi successivi, con degli importanti provvedimenti che stavamo scrivendo in un Decreto che doveva uscire entro fine luglio, che parla alle imprese, alle famiglie con dentro i temi del cuneo fiscale, con dentro la riduzione della pressione fiscale. Queste cose vanno a scontrarsi con una follia che peraltro in queste ore continua fortemente a essere incomprensibile, voluta semplicemente per una mera campagna elettorale per cercare di recuperare del consenso”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e dell Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Sky Tg24 Economia, in merito alla crisi innescata dal MoVimento 5 Stelle.

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Crisi dell’agricoltura siciliana

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

“L’Assemblea dei quadri della CIA Sicilia si inserisce in un contesto di mobilitazione nazionale degli agricoltori. L’eccessivo costo delle materie prime, dei carburanti, dell’energia, dei fertilizzanti, dei mangimi e degli agrofarmaci, la siccità che ha colpito la Sicilia durante i mesi invernali accompagnata dal caldo torrido delle ultime settimane, stanno mettendo in ginocchio gli agricoltori Isolani compromettendo la tenuta economica e sociale delle imprese”. Lo ha detto il presidente regionale Cia Graziano Scardino, nel corso del suo intervento all’Assemblea dei quadri della CIA Sicilia che si è svolta questa mattina nella Sala Lanza dell’Orto Botanico di Palermo. “La crisi economica in atto, unita alla grave carenza idrica su ataviche difficoltà del settore – ha evidenziato il presidente nazionale di CIA Cristiano Fini – richiedono subito da parte del Governo un cambio di passo. Con i prezzi delle materie prime arrivati alle stelle, basti pensare ai fertilizzanti (+170%) e al gasolio agricolo (+130% nell’ultimo anno), l’agricoltura italiana rischia di chiudere i battenti con danni irreparabili per la sicurezza alimentare e la tenuta del comparto agricolo, sommati ai rischi irrecuperabili per l’ecosistema, sempre più compromesso dall’instabilità climatica. Le imprese agricole stanno perdendo liquidità e sono destinate a non fare reddito se non pioverà ancora per settimane e i campi soffriranno temperature oltre i 35°. Sono già in perdita produzioni fondamentali – ha sottolineato il presidente nazionale di CIA – dal riso (-30%) al mais (-50%), quest’ultimo vitale per l’alimentazione degli allevamenti. Dal Comitato esecutivo nazionale di Cia-Agricoltori Italiani l’ultima chiamata al Governo perché si inverta la rotta, mettendo al centro del Pnrr e dell’azione politica nazionale e regionale, le urgenze dell’Italia, affrontando la crisi economica, effetto della guerra in Ucraina, e i cambiamenti climatici come una priorità da gestire con rapidità e attraverso strumenti e soluzioni innovative, che mettano il settore al riparo anche dalle speculazioni. L’Italia deve rivedere il piano per la ripresa post pandemia – ha concluso Fini – andare oltre interventi contingenti e programmare aiuti cospicui per le imprese, oltre il credito d’imposta. Servono, dunque, misure significative contro la crisi energetica, le ripercussioni del conflitto Russia-Ucraina e l’emergenza siccità, ricordando che va ancora risolto il nodo manodopera e la pericolosa questione peste suina e gestione fauna selvatica”. Ai lavori dell’Assemblea che avuto come focus “L’agricoltura isolana tra vertenze del passato e incertezze per il futuro”, sono intervenuti, fra gli altri, l’assessore regionale dell’Agricoltura Toni Scilla, il presidente del Centro Studi Pio La Torre Vito Lo Monaco, il professore Pietro Columba, il direttore dell’Università di Catania Giovanni La Via e l’autore del libro “Storia moderna dell’agricoltura siciliana”, Antonino Bacarella.

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