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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘crisi’

T. Rowe Price: la crisi energetica è appena iniziata

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

A cura di Justin Thomson, Chief Investment Officer, International Equity, T. Rowe Price. In estate i prezzi all’ingrosso del gas sono aumentati a tal punto da portare a previsioni di blackout e razionamenti e a timori di freddo estremo nelle abitazioni private. Da allora, i prezzi hanno ritracciato perché la maggior parte dei paesi europei è stata in grado, di stoccare riserve di gas in vista dell’inverno. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che la crisi energetica sia finita, per molti versi è solo all’inizio. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di utilizzare le vaste riserve di petrolio e gas della Russia come strumento per indebolire l’opposizione tra i Paesi occidentali. Dal momento che Germania, Italia e altri Paesi europei sono sempre dipesi dall’energia russa a basso costo, si temeva che la Russia potesse infliggere enormi danni economici e sociali, più di quanto il continente potesse sopportare. Chiudere i rubinetti del gas è un’arma che poteva essere usata solo una volta. Quando la minaccia si è palesata, i Paesi hanno iniziato a cercare fonti di energia alternativa. Dall’invasione dell’Ucraina, le importazioni di gas dalla Russia ai Paesi dell’Unione Europea (UE) sono diminuite in modo significativo, ampiamente compensate da un forte aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti e dal Qatar. Ad un certo punto, c’erano così tante navi da GNL in coda nei porti europei che i prezzi spot del gas sono diventati, per un breve lasso di tempo, negativi. Allo stesso tempo, i paesi europei hanno annunciato tetti ai prezzi dell’energia per proteggere persone e imprese dalle conseguenze della crisi energetica. Questi programmi costosi hanno alimentato il debito pubblico, ma hanno contribuito a prevenire l’instabilità sociale e una forte contrazione economica. Anche il consumo di gas è diminuito in modo significativo a causa dell’impennata dei prezzi, del clima più caldo e dalla distruzione della domanda nel settore industriale. Gli impianti di stoccaggio del gas in Europa sono ben riforniti rispetto agli anni precedenti e, in base all’attuale tasso di domanda, il continente dovrebbe arrivare alla primavera del 2023 con 30 miliardi di metri cubi (bcm) – 50bcm di stoccaggio rimanenti – una posizione nettamente migliore di quanto si potesse immaginare solo pochi mesi fa. Per questo è improbabile che l’Europa si possa trovare ad affrontare una grave crisi energetica il prossimo inverno, a meno che non si verifichi un’impennata della domanda dovuta al freddo o ad un’inversione nella distruzione della domanda. Tuttavia, è troppo presto per dichiarare vittoria nella guerra dell’energia. Sebbene il tentativo di Putin di utilizzare la dipendenza dell’Europa dal gas russo come strumento di ricatto sia fallito, l’Europa si trova ancora di fronte ad una sfida importante per garantire il soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico nell’inverno 2023-2024, e oltre. L’era della Russia come principale fornitore che soddisfa il fabbisogno energetico europeo è finita: non è più possibile tornare allo status quo precedente alla guerra in Ucraina. La Russia non avrebbe sabotato i suoi gasdotti Nord Stream vicino alla Germania se avesse preso in considerazione l’idea di inviare nuovamente gas in Europa. Sul fronte europeo, del resto, non c’è alcun desiderio di tornare a dipendere dall’energia russa. La transizione dall’energia russa non sarà tuttavia semplice. Nonostante il calo delle importazioni, il gas russo rappresenta ancora più del 40% delle riserve europee per questo inverno. In parole povere, se l’Europa ha circa 50 miliardi di metri cubi di gas stoccati per la primavera, dovrà immagazzinare di nuovo una grande quantità di GNL per arrivare in sicurezza fino alla primavera del 2024. Ai livelli attuali di domanda, ciò significa che l’Europa dovrebbe attrarre il 30% del mercato globale del GNL o il 35% del mercato spot globale una volta depurato dei volumi già contrattati. Potrebbe rappresentare un’impresa ardua. Quest’anno si è registrato un aumento del 12% delle importazioni di GNL in Europa dagli Stati Uniti, ma questo tasso di crescita non è sostenibile perché la produzione e la capacità di esportazione degli Stati Uniti sono attualmente ai massimi. Anche se fossero disponibili più esportazioni statunitensi, in Europa la capacità di trattare il GNL è attualmente limitata. Anche se ci sono progetti per la costruzione di nuove infrastrutture di trattamento del GNL in Europa, il loro completamento richiederà probabilmente diversi anni.Resta inoltre il fatto che gran parte del GNL importato in Europa lo scorso anno proveniva dalla Russia cosa che, a causa delle sanzioni, non potrà verificarsi. È probabile che la domanda mondiale di GNL aumenterà anche il prossimo anno, soprattutto se la Cina inizierà ad allentare le politiche “zero Covid”. Il GNL è già molto costoso, e i prezzi probabilmente aumenteranno nel corso del 2023 al crescere della domanda. A lungo termine, le fonti rinnovabili sostituiranno le importazioni russe nel soddisfare il fabbisogno energetico europeo, ma questa prospettiva è ancora molto lontana. Pianificazione, finanziamento e costruzione di parchi eolici e solari sono i punti chiave di un processo pluriennale. Installare tubature e altre infrastrutture per consentire alle famiglie e alle imprese di utilizzare l’energia eolica e solare può richiedere ancora più tempo. Le forniture di turbine eoliche e pannelli solari sono limitate anche a causa dei colli di bottiglia derivanti dalle politiche restrittive in Cina, oltre che per i ritardi nelle autorizzazioni e nei finanziamenti. Le energie rinnovabili sono il futuro, ma non possono rappresentare l’unica risposta al fabbisogno energetico europeo nell’immediato futuro. Questo implica che i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo centrale ancora per qualche tempo. Nel breve termine, mentre i Paesi si affannano per individuare fonti alternative di gas, ci aspettiamo prezzi elevati e una maggiore volatilità. Ciò comporterà un costo enorme, in quanto i governi dovranno far fronte all’aumento dei prezzi e contemporaneamente sostenere i rincari delle bollette energetiche dei cittadini privati. Se i Paesi faticano a procurarsi tutto il gas di cui hanno bisogno, potrebbe essere necessario ridurre i consumi, ma convincere le persone a consumare meno gas ed elettricità non sarà semplice. Riteniamo che molti paesi europei, ma non solo, quest’anno si troveranno ad affrontare una recessione, in gran parte causata dalla crisi energetica. È chiaro, quindi, che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia continuerà a ripercuotersi sui mercati energetici per un periodo prolungato. Chiudere i tubi del gas, seppur sia stata un’arma utilizzata una sola volta, avrà un impatto macroeconomico che si farà sentire per gli anni a venire.

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Santiago Cantera Montenegro: La crisi dell’occidente Origini, attualità e futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

All’Europa di oggi manca la vera luce; il suo sviluppo materiale, che non ha garanzie di poter durare per sempre, la riempie di luci artificiali: tecnologia, consumismo, benessere. La Pandemia Covid 19 e la crisi causata dalla guerra in Ucraina, hanno messo in luce quanto sia precaria una unione fondata sulla convenienza economica e con una forte connotazione burocratica, senza che sia condivisa e valorizzata la memoria storica, culturale e religiosa. Nuovi idoli gonfiano di boria l’Europa, la svuotano di contenuto e la ipnotizzano. Un entità priva di fondamenta in balia degli eventi, senza una politica estera e una difesa comune. La grandezza dei Paesi europei e della Civiltà europea/occidentale deve tutto alla Sua storia e alla sua cultura, alla fusione della civiltà ellenistica, romana, dei popoli del Nord grazie al cristianesimo. L’Europa non possiede una luce autentica e duratura, perché rifiuta il legame con le sue radici storiche, rinnegando quello che si impone come memoria visibile di una grandezza che ormai è svanita. Il benedettino spagnolo Santiago Cantera Montenegro con una poderosa analisi delle origini della crisi della Civiltà occidentale, si esprime in modo deciso e provocatorio anche sul presente e il futuro di un’Europa che ha rinnegato se stessa. La sua è una denuncia coraggiosa del laicismo e di una visone anticristiana che sta togliendo all’occidente quel collante che ha permesso la nascita di una nuova era.Cantagalli 2022 | pp. 336 | euro 26,00 In libreria dal 25 novembre 2022

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Santiago Cantera Montenegro: La crisi dell’occidente Origini, attualità e futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2022

All’Europa di oggi manca la vera luce; il suo sviluppo materiale, che non ha garanzie di poter durare per sempre, la riempie di luci artificiali: tecnologia, consumismo, benessere. La Pandemia Covid 19 e la crisi causata dalla guerra in Ucraina, hanno messo in luce quanto sia precaria una unione fondata sulla convenienza economica e con una forte connotazione burocratica, senza che sia condivisa e valorizzata la memoria storica, culturale e religiosa.Nuovi idoli gonfiano di boria l’Europa, la svuotano di contenuto e la ipnotizzano. Un entità priva di fondamenta in balia degli eventi, senza una politica estera e una difesa comune. La grandezza dei Paesi europei e della Civiltà europea/occidentale deve tutto alla Sua storia e alla sua cultura, alla fusione della civiltà ellenistica, romana, dei popoli del Nord grazie al cristianesimo. L’Europa non possiede una luce autentica e duratura, perché rifiuta il legame con le sue radici storiche, rinnegando quello che si impone come memoria visibile di una grandezza che ormai è svanita. Il benedettino spagnolo Santiago Cantera Montenegro con una poderosa analisi delle origini della crisi della Civiltà occidentale, si esprime in modo deciso e provocatorio anche sul presente e il futuro di un’Europa che ha rinnegato se stessa. La sua è una denuncia coraggiosa del laicismo e di una visone anticristiana che sta togliendo all’occidente quel collante che ha permesso la nascita di una nuova era. Cantagalli 2022 | pp. 336 | euro 26,00.

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“La crisi alimentare”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

30 novembre alle ore 16, organizzata dalle Accademie di Agricoltura, delle Scienze, di Medicina, avrà luogo una seduta scientifica dal titolo “La crisi alimentare”.Si potrà seguire l’incontro accedendo alla Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze in via Accademia delle Scienze 6 a Torino. La registrazione dell’incontro sarà disponibile dopo qualche giorno sul sito http://www.accademiadellescienze.it. Intervengono Pietro Terna, Professore Ordinario di Economia, Università di Torino, Paola Bonfante, Professore Emerito, già di Botanica, Università di Torino, e Giuseppe Poli, Professore di Patologia Generale, Università di Torino.Il prof. Terna tratterà il tema “Geopolitica, complessità e crisi alimentare”.La spiegazione delle disuguaglianze nel mondo sono molte e ciascuna di per sé insufficiente. La risposta spesso ripetuta è che buone istituzioni e libertà economica sono il motore della prosperità, perché sono di incentivo all’introduzione del progresso tecnologico. Non è così semplice, purtroppo. Le differenze che si misurano tra le diverse aree sono dovute in gran parte al diverso grado di complessità dei beni prodotti, importati ed esportati e la crisi alimentare, con le sue ulteriori diseguaglianze, è fortemente influenzata dal grado di sviluppo delle diverse economie. Scienza e politica devono agire in modo allineato, riconoscendo e valorizzando le piante come il capitale verde che si prende cura di tutti gli abitanti del pianeta. Il prof. Poli affronterà la questione “Grassi alimentari, Nutrizione umana e Ambiente”. I grassi hanno funzioni cruciali nell’organismo umano, ciò nonostante essi non ricevono sufficiente considerazione nei programmi di nutrizione sostenibile. In realtà, servirebbe un ulteriore incremento nella produzione di grassi per far raggiungere a tutti, globalmente, i livelli raccomandati di loro assunzione con la dieta. Possibili strategie per raggiungere tale obiettivo includono l’utilizzo come alimento di parte degli oli vegetali attualmente impiegati per altri scopi, il miglioramento della resa nella produzione di olio di palma e di arachidi, evitando ulteriore deforestazione, l’ottimizzazione del consumo di grassi animali orientando quest’ultimo su quelli a relativo minor impatto ambientale. (abstract by sito http://www.accademiadellescienze.it)

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Crisi diplomatica con Parigi, nervi tesi con Bruxelles, zero rapporti con Berlino, polemiche inutili con Francoforte

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2022

Il Risultato è: isolamento internazionale dell’Italia. E non solo in Europa, visto che chi contava su una sconfitta di Biden a fronte di un trionfo di Trump è rimasto deluso. Quali siano le responsabilità e di chi – non ci sono solo quelle di Roma, e a Roma non solo quelle di Meloni – sta di fatto che esordio peggiore in politica estera un governo come questo, in cerca di accreditamento e bisognoso di supporto (basti pensare alla manovra di bilancio, all’attuazione del Pnrr, al rinnovo del Patto di Stabilità, alla nuova politica monetaria) non poteva avere. A conferma che l’uso della propaganda in salsa nazional-populista su questioni sensibili che mettono in gioco la qualità e la tenuta dei rapporti internazionali è un boomerang che puntualmente ti ritorna in fronte. Specie se la usi a danno dell’unico leader europeo, Macron, che aveva concesso un’apertura di credito al governo di destra italiano nella speranza di evitare che si saldasse con la destra francese che lo insidia a casa sua. Mi riferisco alla questione dei migranti, sulla quale mi sarei aspettato una maggiore prudenza non fosse altro perché la plateale (e pericolosa per la tenuta del governo) concorrenza politica ed elettorale tra Meloni e Salvini aveva indotto la presidente del Consiglio, prima che assumesse questa veste, a far propri dei distinguo, anche attraverso il silenzio, che facevano pensare (e sperare) in ben altro. Anche perché, non avendo Meloni ceduto alla tentazione di maramaldeggiare in campagna elettorale, non si capisce la ratio di farlo ora che è alla guida del Paese. Tanto più che se pure la durezza sugli sbarchi qualche consenso popolare genera, di certo non va a lei e al suo partito, ma a Salvini.Purtroppo, sono anni che l’Italia affronta il tema solo in modo emergenziale. La sinistra pensa l’immigrazione come soccorso, la destra come respingimento in nome della salvaguardia degli interessi nazionali. Da entrambi i lati, il confronto (ma sarebbe meglio dire scontro, per di più dai toni apocalittici) avviene solo sul fatto se sia giusto o meno far entrare “chi ha bisogno”. Si vedrà, per esempio, che nel 2021 (cifre elaborate da Eurostat), chi ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo è la Germania (190.545) e che l’Italia è al quarto posto con 53.610, preceduta da Francia (120.685) e Spagna (65.295) e seguita dall’Austria (39.900). Ultima è l’Ungheria di Orban con appena 40 domande. Altri numeri per capire. Se gli immigrati sono oggi l’8,8% della popolazione, rappresentano però il 10% di quella lavorativa (nonostante che con la crisi pandemica abbiano perso il lavoro in numero maggiore rispetto agli italiani). Tra le imprese, quelle “straniere” raggiungono poi il 10,6% del totale. Segno che chi arriva da noi per stato di necessità ha una maggiore propensione all’occupazione e persino all’imprenditorialità. Insomma, più che un pericolo gli immigrati sono una risorsa, per l’economia, la finanza pubblica e il sistema di welfare. L’importante è governare i flussi con regole ferree, rifuggendo gli isterismi, e approntare una gestione delle risorse umane in entrata con strumenti idonei e in costante collegamento con il mercato del lavoro e le imprese. Inoltre, vanno realizzati, e non solo evocati, gli accordi bilaterali con i paesi di provenienza. Cara presidente Meloni, Lei si è presentata agli italiani come l’emblema della discontinuità. E ha visto crescere il suo bacino di consensi anche dopo le elezioni, perché un numero crescente di cittadini che non l’ha votata ha cominciato a sperare che facesse sul serio, tanta è la consapevolezza che la discontinuità ci vuole, eccome se ci vuole. Ma drammatizzare l’arrivo dei migranti, o meglio (peggio) di una piccola parte di essi, usandolo come arma di distrazione di massa non è disruption, è puro conformismo. La vera discontinuità sta invece nel prendere atto che se nel mondo nel solo 2021 ci sono stati 289 milioni di migranti, non è con annunci di barricate che si argina e controlla una marea planetaria di queste proporzioni. Occorre dimostrare di essere capaci di governare il fenomeno applicando il principio della reciproca convenienza: siccome tu hai bisogno di lavorare e noi abbiamo bisogno di lavoratori, facciamo un patto, lo rispettiamo entrambi e diventiamo concittadini. La sinistra, con il suo buonismo a parole e inconcludenza nei fatti, non è stata capace di farlo. Ora tocca a Lei. (abstract by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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FTX, Binance e la profonda crisi delle criptovalute: perché non soddisfano i criteri d’investimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. FTX, uno dei maggiori exchange di monete virtuali al mondo (dal valore aziendale, fino a poco tempo fa, di 25 miliardi di dollari), che ha investitori del calibro di BlackRock, Sequoia e anche l’Ontario Teacher’s Pension Plan Board (fondo pensionistico per gli insegnanti delle scuole della provincia canadese con una consolidata reputazione tra gli investitori istituzionali), ha visto il proprio capitale, sia economico che reputazionale, dissolversi in poche ore a seguito alcuni tweet rilasciati dal CEO di Binance, competitor di FTX, nei quali si evidenziavano alcuni rischi nella struttura del capitale sociale di FTX. FTX sta vivendo in questi giorni una vera e propria fuga degli investitori. Non è ancora chiaro come e se si arriverà a una soluzione che permetta alla società di garantire un ripristino delle attivitá. Le vie di uscita sono sostanzialmente due: dichiarare fallimento o il salvataggio da parte di altri operatori del settore. In un feroce scherzo del destino, a un certo punto é sembrato probabile che fosse la stessa Binance a prenderne il controllo, tanto che alcuni osservatori hanno addirittura ipotizzato che facesse tutto parte del piano programmatico. La veridicità di queste affermazioni rimane tuttora non dimostrata, e Binance si è ritirata dalla corsa per rilevare FTX.In questo difficile contesto si inserisce la vicenda che vede tra i protagonisti anche Alameda Research, società di Bankman-Fried, che mercoledì si è ritrovata in pancia una quantità non indifferente di token FTX il cui valore è precipitato, obbligando lo stesso Bankman-Fried a chiuderla. Un crollo che, in meno di 48 ore, ha causato seri problemi di liquidità su tutto il mercato delle criptovalute.Il mondo delle criptovalute ha reagito molto male a questi eventi, comprensibilmente. Nel momento in cui scriviamo, le due maggiori criptovalute stanno registrando cali di oltre il 15%, con conseguenze negative non solo per Binance e FTX, ma anche per tutti gli altri investitori di criptovalute nel mondo.Chi aveva investito in criptovalute e i clienti FTX dove finiscono? I clienti FTX al momento non possono ancora prelevare i propri fondi e chi aveva acquistato Bitcoin o altre criptovalute ha visto crollare il valore del proprio investimento. Binance, da parte sua, sembra aver pensato a salvaguardare se stessa più che i propri clienti. Mossa che, in futuro, potrebbe non metterla in cattiva luce di fronte a potenziali acquirenti. Alla fine, in un mondo senza regolatori, i clienti sono arrivati all’ultimo posto.

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Crisi del gas e del mercato elettrico

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2022

La crisi energetica che stiamo attraversando si accompagna all’attesa di una forte crescita delle fonti rinnovabili, mentre le fossili andranno verso un progressivo ridimensionamento per ridurre i rischi geopolitici e rafforzare l’indipendenza energetica. Efficienza energetica e più rinnovabili potranno ridurre i prezzi in futuro, ma occorrerà comunque ridisegnare il mercato elettrico per adeguarlo all’evoluzione della struttura industriale della generazione e delle infrastrutture in vista degli obiettivi di decarbonizzazione del sistema elettrico.Ma cos’è successo nel mercato dell’energia dal 2020 a oggi? Nel giro di due anni si è passati da prezzi del gas che erano ai minimi storici a causa della pandemia (8 €/MWh a fronte di una domanda elettrica al suo minimo da inizio secolo) ai record verso l’alto del 2021 e 2022, con quotazioni oltre i 100 €/MWh già prima della guerra in Ucraina, per triplicare ad agosto. Nei primi otto mesi di quest’anno, la domanda di energia elettrica è poi tornata ai livelli pre-Covid, con prezzi superiori a 100 €/MWh da luglio 2021 e oltre 200 €/MWh da ottobre e un picco di 540 €/MWh nell’agosto scorso. E oggi, fortunatamente, grazie anche al clima mite e al riempimento degli stoccaggi, si assiste a un nuovo drastico calo dei prezzi del gas, mentre il PUN giornaliero è tornato sotto i 200 €/MWh dopo quattro mesi. Dopo anni di dibattito si torna a parlare di come deve essere riformato il mercato elettrico, contemperando l’esigenza di contenere i costi delle bollette con quella di favorire la transizione energetica spingendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Althesys ha analizzato tre diverse opzioni teoriche di funzionamento del mercato elettrico: quello attuale di System Marginal Price (SMP), quello del Pay as Bid (PAB) e un terzo, che prevede la scissione in due diversi segmenti di mercato: uno spot con l’attuale meccanismo del SMP per la generazione termoelettrica e uno forward per le rinnovabili, con prezzo fisso nel lungo periodo. SMP sarebbe il meccanismo più costoso in tutti gli scenari di prezzo del gas, il PAB il più economico. Il modello di due mercati darebbe risultati intermedi e simili al SMP sono nel caso di bassi prezzi del gas. Le simulazioni forniscono indicazioni piuttosto chiare circa gli effetti sui prezzi, ma dovranno poi essere esaminati gli aspetti regolatori ed attuativi, anche alla luce del quadro normativo europeo. Se queste sono le ipotesi per il medio e lungo periodo, come affrontare l’emergenza oggi? Le misure messe finora in campo dall’Italia per fronteggiare il “caro bollette” sono state adeguate? Si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso e di migliore? Una risposta potrebbe arrivare dalle misure adottate in Spagna. Althesys ha analizzato anche cosa sarebbe successo se l’Italia avesse introdotto il Tetto al prezzo del gas per la generazione elettrica del tipo “TOPE” di Spagna-Portogallo. Secondo le stime svolte dal team diretto da Marangoni, il tetto al prezzo del gas avrebbe permesso di risparmiare il 21%-23% del costo di approvvigionamento elettrico, cioè tra i 15,7 e i 17,5 miliardi di euro. L’applicazione di questa misura non sarebbe, tuttavia, così semplice, comportando, tra l’altro, la necessità di non favorire le esportazioni a spese dei consumatori italiani, oltre alla compatibilità con le normative europee sugli aiuti di Stato.

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Crisi energetica: come orientarsi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2022

E’ il webinar organizzato da Confindustria Toscana Sud per i prossimi 15 e 16 novembre, durante il quale verranno affrontati gli aspetti tecnici, finanziari, legali contrattualistici e amministrativi legati ai contratti di fornitura di energia elettrica e gas. “L’incontro sarà l’occasione per approfondire le attuali criticità relative al settore energetico e per fornire alle imprese preziose indicazioni che le aiutino a superare questa nuova emergenza, che sembra purtroppo destinata a perdurare – dice Alessandro Tarquini, Responsabile Confindustria Toscana Sud Delegazione di Arezzo e Amministratore Delegato del Consorzio Energia Toscana Sud – L’aumento del prezzo del gas sta avendo diversi effetti tutti negativi e in generale, così come previsto dal Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria dei primi di ottobre, i costi energetici delle aziende italiane sono stimati aumentare di 110 miliardi di euro rispetto ai valori pre-pandemia. Una situazione molto difficile, che le nostre imprese stanno ancora una volta affrontando con coraggio e determinazione, riducendo drasticamente i loro margini e mettendo in atto strategie di riprogrammazione del ciclo produttivo per ridurre i costi energetici – continua Tarquini – durante il webinar, che abbiamo concepito con un taglio pratico, potremmo ascoltare l’intervento dell’Avv. Stefania Gorgoglione, che tratterà gli aspetti legali contrattualistici, dalle conseguenze della crisi energetica sui contratti di fornitura di energia elettrica e gas alle garanzie per il pagamento della fornitura, al recesso dal contratto da parte del fornitore. Il punto di vista dei fornitori sarà illustrato da Massimo Pagano (Key Account Manager grandi clienti Edison Energia Spa), che ci fornirà un aggiornamento del mercato energetico e delle sue criticità. Ascolteremo poi la testimonianza diretta di Andrea Fabianelli (Presidente del Pastificio Fabianelli spa e del Consorzio Energia Toscana Sud), su come ridurre la dipendenza dal metano diversificando le commodities”. All’evento, la cui partecipazione è riservata agli imprenditori ed ai responsabili dei settori energia ed amministrazione delle aziende associate, interverranno inoltre: Andrea Brocchi (Area Sviluppo e Innovazione Confindustria Toscana Sud) sugli aiuti alle imprese per il caro energia e Francesco Pierini (Area Ambiente ed Energia Confindustria Toscana Sud), che parlerà degli aspetti amministrativi del fotovoltaico, extra-profitti, scambio sul posto e ritiro dedicato. I lavori saranno moderati da Carolina Gattuso e Simona Terziani (Area Ambiente ed Energia Confindustria Toscana Sud). Ampio spazio verrà dedicato a domande e quesiti dei partecipanti. fonte: http://www.confindustriatoscanasud.it/

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Dalla crisi energetica a Taiwan: i 4 grandi rischi per i mercati globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

A cura di Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm. La crisi energetica rischia di peggiorare ulteriormente e potrebbe scatenare una crisi di liquidità per le aziende energetiche europee, mettendo in crisi il sistema economico dell’area geografica e certamente peggiorando le attese recessive per l’economia globale in generale. Negli ultimi mesi, infatti, la volatilità dei prezzi delle materie prime ha messo in luce la fragilità dei bilanci delle aziende energetiche, che devono correre al riparo dal cambiamento dei prezzi in futuro. Per fare ciò, le aziende utilizzano una quantità significativa di strumenti derivati che richiedono un collaterale, cioè una quantità di cash (o simile) che garantisca che siano in grado di pagare la controparte nel caso in cui la posizione derivata vada in perdita. Per fare un esempio, un’azienda che vende energia si protegge da cambiamenti nei prezzi vendendo (attraverso prodotti derivati) contratti energetici nel futuro. Nel caso in cui il prezzo dell’energia crolli, il profitto sulla posizione allo scoperto nei mercati futures compenserebbe la perdita corrente data dalle vendite a prezzi minori. Nel caso di un aumento del prezzo, tuttavia, la posizione con gli strumenti derivati andrebbe in perdita, richiedendo un collaterale più alto e causando un esborso non immediatamente coperto dalle maggiori vendite (che richiederebbero, infatti, più tempo).Per dare un’idea della dimensione del problema, la Svezia ha proposto una linea di credito da 23 miliardi per le proprie aziende energetiche. Per il momento la situazione sembra gestibile, sia perché i prezzi delle materie prime si sono parzialmente normalizzati, sia perché i regolatori si sono dichiarati pronti a intervenire a supporto. Tuttavia, se la situazione geopolitica dovesse peggiorare o se la riapertura della Cina fosse più marcata delle attese, mettendo pressione sui prezzi delle risorse energetiche, le prospettive per l’economia europea sarebbero molto poco rosee. La Cina rimane in una situazione molto complicata. Nonostante l’allentamento di alcune misure anti-Covid, la seconda economia del mondo sembra più fragile che mai. Il mercato immobiliare continua a tentennare a causa di una nuova, preoccupante, tendenza dei consumatori cinesi che continuano a bloccare i pagamenti per le nuove costruzioni. Tradizionalmente i costruttori richiedono circa un 30% del pagamento in anticipo, quota che poi viene però sistematicamente utilizzata per finanziare nuovi progetti, piuttosto che per completare velocemente quelli già iniziati. I lunghi lockdown hanno ulteriormente ritardato il completamento di proprietà già vendute e parzialmente pagate, scatenando proteste, boicottaggi e mettendo sotto pressione la liquidità del settore immobiliare. Inoltre, a peggiorare le cose, le banche cinesi hanno “semi-chiuso” i rubinetti di credito per il settore, al fine rispettare le norme governative sui livelli massimi di leva degli istituti creditizi e per le paure legate a un’industria che, dopo il caso Evergrande, sembra decisamente in bolla. A nostro parere, nonostante la situazione non vada sottovalutata, il governo ha reagito prontamente, con una serie di misure sufficienti per dare stabilità. In particolare, il Partito Comunista Cinese è intervenuto sia incentivando la domanda di mutui (per esempio abbassando i tassi), sia istituendo fondi di aiuto per il completamento dei progetti immobiliari, con quasi 800 miliardi di yuan già stanziati. Per il momento i mercati sono soddisfatti delle misure adottate e la domanda per i mutui ha ricominciato a salire, facendo sperare in un graduale miglioramento della situazione. Tuttavia, la deriva sempre più autoritaria del governo e la minor attenzione alle logiche di mercato potrebbero sfociare in misure poco market-friendly e peggiorare le attese di crescita.Il terzo rischio chiave, soprattutto per l’Europa, è che la situazione economica porti i governi ad alzare i toni populisti, proprio come accaduto nel Regno Unito. Se questo dovesse succedere, nei Paesi periferici d’Europa (Italia e Spagna su tutti) gli spread sul debito tedesco potrebbero tornare ai livelli della crisi del debito del 2011, mettendo di fatto a rischio l’esistenza stessa dell’Unione Europea. I mercati sono attenti al nuovo governo Meloni, che per il momento sembra averli rassicurati, come ci dice lo spread lontano dai massimi degli ultimi anni. Se questa sicurezza dovesse venire meno, il fronte comune europeo su temi come il conflitto in Ucraina e la crisi energetica verrebbe meno, aggravando la fragilità dell’economia nel suo complesso. La situazione geopolitica globale rimane l’incognita principale. Anzitutto, Putin potrebbe dare seguito alle sue minacce e testare armi tattiche nucleari, causando un’escalation poco prevedibile e un possibile conflitto con la NATO. Inoltre, Xi Jinping, durante il Congresso, ha ribadito la sua volontà di annettere Taiwan entro il 2024, accrescendo le paure di un conflitto aperto sull’isola. Nonostante l’escalation di agosto non abbia causato forti reazioni sui mercati, gli Stati Uniti potrebbero intervenire in caso di invasione, con effetti chiaramente catastrofici per l’economia globale.

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La Confederazione Caritas alla COP27 per portare la voce delle comunità vulnerabili colpite dalla crisi climatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

Un’ampia delegazione di Caritas Internationalis con rappresentanti delle Caritas regionali e nazionali parteciperà alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP 27, che si terrà a Sharm-el Sheikh, in Egitto, fino al 18 novembre.In Egitto, i rappresentanti Caritas chiederanno agli Stati un maggiore impegno per affrontare i cosiddetti “perdite e danni” (loss and damage), ovvero gli impatti negativi irreversibili causati dagli eventi meteorologici estremi legati al clima. Su questo tema, il 9 novembre, Caritas Internationalis ospiterà insieme con altre organizzazioni religiose un side event intitolato “Affrontare perdite e danni per realizzare la giustizia climatica. La prospettiva dei giovani, di genere e dei leader religiosi”.La Confederazione Caritas porta esempi concreti in merito a questo tema. Secondo Caritas Fiji, il ciclone tropicale Winston ha avuto effetti sul 57% dei mezzi di sussistenza legati all’agricoltura e ha causato un danno stimato di 1,42 miliardi di dollari (circa il 30% del PIL), con un impatto negativo su 540.000 persone. In Asia, Caritas Filippine riferisce che il tifone Rai nelle Filippine ha causato danni al settore agricolo per un importo di 210 milioni di euro e di 55 milioni di euro al settore ittico. Questi esempi dimostrano quanto sia urgente investire in misure di adattamento al cambiamento climatico, ovvero volte a prevenire o minimizzare i danni che il cambiamento climatico può causare.In particolare, la Caritas ritiene che i fondi per il clima dovrebbero concentrarsi su iniziative di sviluppo comunitario resilienti al clima. Tuttavia, la maggior parte dei finanziamenti per il clima è destinata alle misure di mitigazione, che agiscono sulle cause del cambiamento climatico. «I finanziamenti per il clima dovrebbero essere investiti a livello locale per rispondere alle esigenze delle comunità povere e vulnerabili e dovrebbero essere finalizzati a mitigare i rischi economici e l’impatto dei debiti causati dal cambiamento climatico», afferma Aloysius John. La resilienza delle comunità locali al cambiamento climatico passa anche attraverso l’agricoltura, che sarà uno dei temi chiave della COP 27. L’agricoltura deve svolgere un ruolo centrale nelle politiche sul cambiamento climatico e affrontare l’attuale grave insicurezza alimentare. Pertanto, sono necessari maggiori investimenti nel settore agricolo, con un’attenzione particolare alle innovazioni che permettono la costituzione di sistemi alimentari locali sostenibili e radicati nelle realtà locali, inclusivi e resilienti agli shock climatici in tutto il mondo. Attualmente, solo l’1,7% dei finanziamenti per il clima è destinato al settore agricolo, con una percentuale discutibile a beneficio dell’agricoltura di piccola scala. Caritas Internationalis esorta inoltre a basarsi sulle esperienze e sulle pratiche delle comunità locali, la cui conoscenza di come coltivare e massimizzare l’uso delle risorse disponibili localmente porta benefici indiscutibili in termini di adattamento e mitigazione. «In un contesto in cui il cambiamento climatico continua a rendere le risorse più scarse e l’impronta di carbonio più significativa, esortiamo gli Stati a garantire che la scienza rifletta e integri l’esperienza vissuta e le conoscenze locali nella risposta al cambiamento climatico», conclude John.

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“Robeco: La crisi energetica dell’UE sarà istruttiva e distruttiva”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2022

A cura di Roman Boner, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Smart Energy Equities di Robeco. Con le forniture di gas che scarseggiano e i prezzi dell’elettricità che si mantengono elevati, l’Europa si trova nella fase più acuta della crisi energetica. Tuttavia, un inverno mite potrebbe contribuire a evitare nei prossimi mesi blackout e razionamenti drastici. Finora, l’Europa si è assicurata importazioni di GNL (Gas Naturale Liquefatto) diversificando i fornitori e la speranza è di ridurre ulteriormente la domanda attraverso un mix di consumi volontari e obbligatori per l’industria e le famiglie negli Stati membri. Le misure stanno funzionando e le riserve si stanno accumulando. Le importazioni di gas dalla Russia sono passate dal 40% a meno del 10% in meno di un anno. Nel frattempo, le riserve invernali per l’intero blocco dei Paesi europei sono tornate a un rassicurante 90%.Riteniamo che l’UE debba favorire l’approccio discriminatorio olandese, in cui i prezzi sono sottoposti a un tetto massimo, dopo il quale i consumatori pagano il prezzo pieno di mercato. In questo modo si smorzerebbe l’impatto degli alti prezzi dell’energia per le famiglie e si frenerebbero i consumi eccessivi. Inoltre, a meno che non si verifichi un inverno rigido in Asia settentrionale, riteniamo che l’accesso della Cina all’abbondante gas russo e il rallentamento dell’economia interna ridurranno la concorrenza globale e manterranno le forniture di gas verso l’Europa.Nonostante la retorica e i litigi iniziali, emergeranno accordi di condivisione dell’energia che ridurranno ulteriormente i rischi di scarsità per i singoli Paesi.Anche se i blackout saranno probabilmente evitati, lo stesso potrebbe non accadere per eventuali fallimenti. Come per i Paesi, l’impatto dei prezzi dell’energia sarà disomogeneo tra i settori e le aziende e le imprese ad alta intensità energetica sono quelle che stanno sostenendo il peso maggiore di questo periodo di crisi. I profitti dei settori ad alta intensità energetica, come quelli delle utilities, della lavorazione dei metalli e i prodotti chimici, saranno colpiti per primi, con effetti secondari nei settori alimentare, alberghiero e dei trasporti.Le società di servizi “troppo grandi per fallire” si stanno affidando agli aiuti governativi, mentre le aziende più grandi con ampie riserve di liquidità hanno ridotto la produzione. I produttori di prodotti chimici e di metalli di base stanno passando al carbone a basso prezzo per avere energia e stanno chiudendo la produzione non redditizia.La tendenza a trasferire i costi sui consumatori ha protetto in modo particolare le aziende che operano in settori ad alto margine o con prodotti di alta qualità. I settori a basso margine e ipercompetitivi come il settore aereo, l’alimentare e i servizi di vendita al dettaglio, in cui aumentare i prezzi per i consumatori significa perdere quote di mercato, saranno ancora più colpiti. Alcuni hanno abilmente spostato i costi sui consumatori all’improvviso. I produttori di carta e cellulosa – anch’essi tra i principali settori ad alta intensità energetica – stanno rendendo i fogli di carta igienica più corti e stretti, mentre le aziende del settore alimentare – colpite indirettamente dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e delle materie prime – stanno riducendo la quantità di cibo nelle confezioni.È iniziato un periodo di distruzione creativa accelerato dalla scarsità di energia e dalla volatilità dirompente. Chi si è affidato a infrastrutture tradizionali inefficienti e poco flessibili, basate su combustibili tradizionali, avrà sempre più difficoltà a sopravvivere con l’emergere di crisi e rischi imprevisti.Tuttavia gli approvvigionamenti di energia rinnovabile erano già in aumento nel 2021 e la precarietà energetica delle imprese dovrebbe sostenere una maggiore crescita nel medio-lungo termine. Nel frattempo, anche gli investimenti in tecnologie efficienti dal punto di vista energetico, dei fattori produttivi e dei processi dovrebbero accelerare, poiché le imprese e le famiglie si adattano alla scarsità come a un “new normal”. I mandati dell’UE per l’energia solare sui tetti e le pompe di calore ad alta efficienza energetica accelereranno queste tendenze. La cattiva notizia è che i costi dell’energia, dei fattori produttivi e degli investimenti rimarranno elevati, per cui il consumo energetico deve rimanere sotto controllo. Tuttavia, la crisi è spesso un catalizzatore del cambiamento. I governi, i consumatori e le aziende non dovrebbero lasciare che questa crisi vada sprecata. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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Inflazione, energia e crisi: per il Prof. Mele: “Servono interventi non convenzionali”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2022

E’ stata un’ investitura lampo quella che ha portato alla formazione del nuovo governo di centro-destra guidato dalla Premier Meloni. Tuttavia, ora arriva il momento più delicato ossia quello delle scelte per affrontare gli innumerevoli problemi del paese. In questo momento, infatti, se da una parte la premier dovrà tentare di accelerare l’iter delle riforme programmate superando le varie fibrillazioni che potranno presentarsi nella coalizione stessa, dall’altra la compagine creata con i neo eletti ministri si troverà ad affrontare un percorso tutto in salita.Se per l’inflazione è intervenuta non tempestivamente la Banca Centrale Europea attraverso misure monetarie restrittive, per il problema dell’aumento dei prezzi legati alla crisi energetica gli ostacoli a livello Europeo continuano ad essere numerosi relativamente alla scelta di una politica comune sul price-cap dove gli interventi risultano essere, invece, somministrati a dosi omeopatiche. Secondo l’economista “il Governo dovrà trovare subito almeno 8 miliardi di euro per prorogare gli sconti sull’IVA e le accise per la benzina e, in aggiunta, per continuare a mantenere l’IVA al 5% sul Gas. A queste, poi, bisognerà recuperare altre risorse se si vorrà confermare il taglio al cuneo fiscale e continuare a sostenere famiglie ed imprese in gravi difficoltà. Le manovre che attuerà il nuovo governo, tuttavia, rappresentano misure cosiddette cuscinetto”. Continua il Professore, “bisognerà escogitare l’attuazione di una politica economica non-convenzionale per risolvere il problema dell’inflazione alla radice. Queste scelte non convenzionali potrebbero basarsi, come fece notare la Prof.ssa Weber nove mesi fa, implementando l’attuale politica economica con quella del controllo dei prezzi su alcuni beni e servizi strategici attraverso l’imposizione di un tetto massimo al quale affiancare una tassazione vera e mirata sugli extra-profitti. In tal modo sarebbe possibile generare un gettito di bilancio utilizzabile per aiuti alla famiglie ed imprese senza ulteriori scostamenti”. “Infine, e lo ripeto da tempo, sarebbe necessario un sistema di centralizzazione degli acquisti del gas da parte dell’Acquirente Unico SPA in grado di applicare un prezzo predeterminato a livello ministeriale. Una misura, questa, non discriminatoria che sulla base di un prezzo calmierato potrebbe garantire la copertura dei costi sostenuti per l’erogazione del servizio in maniera più equa.”, conclude il Prof. Mele.

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Unicam contro la crisi per sostenere il diritto allo studio

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2022

L’Università di Camerino dimostra ancora massima attenzione nei confronti delle proprie studentesse e dei propri studenti e delle loro famiglie, per sostenerli e garantire loro la migliore formazione universitaria seppur in questo momento di crisi sia economica sia causata da disastri naturali.L’Ateneo, infatti, ha implementato il numero di borse di studio messe a disposizione di coloro che si iscrivono al primo anno di uno dei corsi di laurea attivati dalle cinque Scuole di Ateneo e che sono particolarmente meritevoli, così come è stato aumentato il numero dei posti disponibili per la Scuola di Studi Superiori “Carlo Urbani”, percorso di eccellenza per valorizzare giovani talenti, per i quali è prevista non solo l’esenzione dal pagamento delle tasse, ma anche l’attribuzione di una borsa di studio e dell’alloggio. Per l’anno accademico 2022-2023, inoltre, Unicam ha stabilito l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie per le studentesse e gli studenti, già iscritti o che si immatricoleranno ad UNICAM, residenti nelle zone della Regione Marche coinvolte dall’emergenza alluvionale del settembre 2022 e in possesso di determinata documentazione. In particolare deve essere attestata l’inagibilità o il grave danno subito dall’abitazione di residenza ovvero che la stessa sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità oppure l’inagibilità o grave danno subito dalle strutture commerciali o imprenditoriali di proprietà del proprio nucleo familiare. Potranno essere prese in considerazione richieste di esenzione da parte di studentesse e di studenti il cui nucleo familiare abbia subito un danno a causa dell’inagibilità o grave danno alla struttura commerciale o imprenditoriale per la quale lavorano stabilmente. A queste misure che Unicam ha messo in campo contro la crisi per sostenere le persone in difficoltà, si aggiunge anche una iniziativa specifica a favore del personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo, nell’ambito delle politiche di welfare Unicam finalizzate a permettere una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, prestando attenzione alle esigenze ed al benessere della persona e della famiglia, anche mediante sussidi e benefit. Le figlie ed i figli dei dipendenti strutturati Unicam appartenenti al personale tecnico e amministrativo potranno, infatti, usufruire dell’esonero dal pagamento delle tasse universitarie per l’anno accademico in corso, fatte salve la tassa regionale e l’imposta di bollo. Il beneficio potrà essere mantenuto anche negli anni successivi, se si è conseguita almeno la metà dei CFU previsti.

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Scongiurare la crisi economica: “Servono interventi urgenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

Lo scrivono il Prof. Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre). Avevano previsto l’arrivo di una recessione economica già all’inizio del mese di agosto quando, i , riportarono sui principali quotidiani italiani i risultati di un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Energy Reports.Ed ora, ad appena due mesi di distanza prima Ficht, poi Moody’s ed adesso il FMI avvertono di una recessione tecnica per l’Italia in atto. In particolare, Il Fondo Monetario Internazionale prevede un forte rallentamento per l’economia italiana tagliando di 0,9 punti la stima sul PIL italiano per il 2023 al – 0,2% o -0,3%.Tuttavia, le analisi di breve – medio termine non portano con sé aspettative positive sull’economia globale e su quella italiana. Di fatto, gli economisti del FMI hanno stimato una probabilità del 25% che la crescita globale scivoli sotto il 2% influenzando negativamente i più importanti paesi economici del globo. In Italia la situazione, quindi, non si delinea rosea per il nuovo governo che si appresta a configurare la compagine governativa di una nazione in forte stress economico. Sull’andamento della crisi il Prof. Marco Mele disegna un quadro allarmante affermando che senza interventi mirati di politica economica ben strutturati la recessione tecnica diverrà economica e strutturale in meno di 100 giorni.Di fatto, afferma l’economista, ci troviamo in una situazione particolarmente preoccupante: il prezzo del gas in Europa è molto più alto dei massimi di marzo; ci sono state ripetute riduzioni nelle forniture di gas dalla Russia che stanno alterando l’offerta del bene energetico; l’inflazione viaggia a ritmi tra l’8 e il 9% andando ad erodere il potere d’acquisto delle famiglie; la BCE continua con una politica monetaria restrittiva danneggiando gli investimenti in una fase di recessione economica; e le imprese, oramai, sono alle corde con margini di profitto ridotti.Che fare quindi. Il Prof. Mele non ha dubbi “di fronte ad una inflazione che tenderà a rimanere tale per tutto il 2023 la BCE non avrà margini di intervento dal momento che le cause inflattive dipendono da fattori esogeni. Se il nostro modello di Wavelet Analisys sarà corretto, la riduzione delle forniture di gas porterà una recessione che durerà per almeno 2.61 anni. Ed allora, il nuovo Governo, che necessiterà di una struttura tecnica altamente qualificata al MEF e al MISE, dovrà utilizzare la politica economica delle regole riformando il mercato elettrico sganciandolo da quello del gas, destinando la maggior parte dell’energia prodotta delle rinnovabili alle imprese, al fine di abbatterne i costi, e applicando una spending review volta ad utilizzare il risparmio prodotto verso interventi compensativi a famiglie ed imprese”.

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Dopo la crisi energetica arriva quella alimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

Se le bollette e i costi produttivi continueranno a salire, chiuderanno i battenti migliaia di aziende agricole con seri rischi per l’approvvigionamento di cibo. Servono subito interventi strutturali per invertire la rotta e mettere al riparo il settore primario. Così Cia-Agricoltori Italiani in vista della Giornata mondiale dell’Alimentazione che ricorre il 16 ottobre, data di nascita della Fao.Per Cia, dunque, non c’è tempo da perdere contro l’avanzare prepotente di un’ennesima emergenza e il nuovo Governo dovrà dare assoluta priorità alla definizione di misure efficaci e immediate per risollevare le imprese del settore, schiacciate dal continuo rialzo dei costi produttivi, a partire da quelli dell’energia spinti dal prezzo del gas, aumentato dell’800% in un anno.Allo stesso tempo -continua Cia- occorre ridare fiducia ai cittadini, sostenendo e rilanciando i consumi. I prezzi dei beni alimentari cresciuti dell’11,5% sullo scaffale del supermercato, senza tra l’altro alcun vantaggio per gli agricoltori, stanno erodendo sempre di più il potere d’acquisto delle famiglie italiane e accrescendo il pericolo diffuso di indigenza e povertà, che ha già raggiunto in Italia 5,6 milioni di persone. Se tutto ciò non bastasse -conclude Cia- a minacciare la sicurezza alimentare anche lo spettro dell’etichettatura Nutriscore, sistema ambiguo che non informa, ma condiziona le scelte dei consumatori, assegnando il bollino rosso a prodotti tipici della nostra Dieta Mediterranea, già patrimonio Unesco, come l’olio extravergine di oliva e il Parmigiano Reggiano, colpendo, così, il valore dell’agroalimentare Made in Italy di qualità.

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Priorità del Paese: Crisi energetica e legge di bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

Conegliano – “La crisi energetica di queste mesi, l’aumento spropositato dei costi delle bollette, stanno mettendo a dura prova i conti dei Comuni, l’attività delle imprese e le loro produzioni. Come Governo siamo intervenuti a più riprese, con misure economiche di sostegno, ma anche e soprattutto con una strategia che stiamo condividendo a livello europeo e che presto potrebbe portarci ad avere un nuovo programma Sure, per alleggerire lo sforzo economico dei governi”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in visita istituzionale nel nord-est, dopo aver incontrato il Sindaco di Conegliano Veneto ed i vertici della Nicros srl, azienda leader nel settore dei trattamenti galvanici su metalli.“Gli incontri di questi giorni – prosegue Castelli – mi permettono di confrontarmi, ancora una volta, con gli Enti locali che hanno questo problema e con molte imprese su cui pesa, come un macigno, il caro energia. Ci sono realtà importanti, come questa che abbiamo appena visitato che ha avuto un rapido percorso di crescita e che quest’anno ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “CRIBIS prime Company”, premio attribuito per il massimo livello di affidabilità economico-commerciale, che ora sono estremamente preoccupate per la loro produzione, messa a rischio. Sono realtà che inorgogliscono il nostro Paese e che hanno contribuito a renderlo sempre più grande”. “Sono momenti di confronto importate. Proprio in queste settimane stiamo lavorando – ha concluso il Vice Ministro dell’Economia – ad un passaggio di consegne che, visti i tempi strettissimi, consenta al nuovo Governo di essere immediatamente operativo e di poter presentare il Disegno di Legge di Bilancio. E questa dell’energia è certamente la grande priorità che anche il nuovo Esecutivo sarà chiamato ad affrontare”.

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Accesso diretto ai fondi UE e crisi energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2022

Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, è stato eletto presidente della commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia (ENVE) del Comitato europeo delle regioni (CdR), nel corso di una riunione esterna a Milano. Trzaskowski, che ricoprirà l’incarico per due anni e mezzo, presiederà anche il gruppo di lavoro Green Deal a livello locale, guidando gli sforzi del CdR volti a porre le città e le regioni al centro della transizione dell’UE verso la neutralità climatica.Sul fronte istituzionale dell’UE, il sindaco Trzaskowski ha sottolineato: “Gli enti locali e regionali devono essere al centro delle riforme strutturali del mercato dell’energia previste per il 2023, con meccanismi di consultazione obbligatori nel quadro del regolamento sulla governance dell’energia. La presenza dei relatori del CdR nelle diverse formazioni del Consiglio, sia che si tratti di gruppi di lavoro o di consigli ministeriali, deve costituire la regola e non l’eccezione”.Nel corso dell’attuale mandato, il CdR ha concluso accordi strategici con la DG ENER sul piano d’azione congiunto relativo all’ondata di ristrutturazioni, sul lancio della piattaforma delle parti interessate per l’inquinamento zero con la DG Ambiente e sull’istituzione della Camera degli ambasciatori nazionali del Patto dei sindaci e della rete di ambasciatori del patto per il clima del CdR, in collaborazione con la DG CLIMA.A livello internazionale, e ad appena quattro settimane dall’inizio della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – COP 27 di Sharm el-Sheikh, il sindaco Trzaskowski ha espresso apprezzamento per la risoluzione sulla COP 27 presentata dalla commissione del Parlamento europeo, votata lunedì 3 ottobre, che sostiene le proposte del CdR per un ruolo più incisivo delle città e delle regioni nell’attuazione dell’accordo di Parigi. “Seguiamo da vicino le posizioni degli Stati membri in merito ai negoziati mondiali sul clima e auspichiamo che il Consiglio dell’UE sostenga inequivocabilmente la necessità urgente di un’azione di cooperazione multilivello e di un pieno coinvolgimento degli enti locali e regionali nell’attuazione dell’accordo di Parigi nell’ambito delle conclusioni finali della COP 27”, ha dichiarato il sindaco Trzaskowski. “Il processo di Edimburgo e il quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione della biodiversità (CBD COP 15) sono l’esempio da seguire”, ha sottolineato il nuovo presidente della commissione ENVE.

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GAM: Quali conseguenze avrà la crisi energetica per l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Attualmente ci troviamo in una fase di massimo ribasso per quanto riguarda i titoli azionari europei, con la crisi energetica in cima all’agenda globale. I prezzi del gas in Europa sono aumentati enormemente; sono scambiati a circa 15 volte la media quinquennale fino al 2021. Inoltre, sono completamente scollegati dai prezzi del gas altrove, in particolare negli Stati Uniti. Considerando una base di energia equivalente, i prezzi del gas sono scambiati a diverse centinaia di dollari per barile di petrolio equivalente e per l’elettricità il rapporto è ancora più alto. Nel breve termine, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato una carenza di gas in Europa, che negli ultimi 10 anni è diventata molto più gas-centrica a causa della progressiva eliminazione del nucleare e del carbone e dell’aggiunta di fonti rinnovabili intermittenti. Tuttavia, riteniamo che l’Europa avrebbe dovuto affrontare una crisi energetica durante il processo di transizione energetica anche se non si fosse verificato il conflitto tra Russia e Ucraina. L’Europa ha bisogno di ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica nei prossimi 30 anni, ma resta da capire come i legislatori intendano procedere. Ci sono diversi elementi che potrebbero aiutare l’Europa a raggiungere una base più solida per quanto riguarda la transizione energetica. Nel breve termine, una risoluzione con la Russia ci permetterebbe di importare nuovamente il gas russo. Questo, tuttavia, è altamente improbabile, poiché la solidarietà europea nei confronti dell’Ucraina non è destinata a venire meno. Inoltre, il parco nucleare francese è attualmente sottoutilizzato di circa il 50%, con un numero significativo di impianti chiusi per manutenzione; quelli che funzionano a piena capacità sarebbero d’aiuto. Anche un inverno mite con molto vento ridurrebbe la pressione. Ma anche se tutto ciò si verificasse, l’Europa avrebbe comunque bisogno di serie misure dal lato della domanda per ridurre il consumo di gas, in particolare in Germania. A medio termine, l’Europa ha bisogno di una fornitura di gas molto più diversificata e di prendere molto più seriamente la sicurezza energetica. I governi nazionali potrebbero considerare le opportunità di fracking e dello sviluppo di riserve di gas. Allo stato attuale, è difficile che l’UE elimini gradualmente l’uso del gas nei prossimi 20 o 30 anni e quindi i contratti a lungo termine con i produttori degli Stati Uniti e del Qatar garantirebbero una fornitura a lungo termine. È inoltre necessario aumentare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, eliminando le strozzature come i problemi delle reti di trasmissione in Germania. Riteniamo inoltre improbabile che la transizione verso l’obiettivo Net Zero avvenga senza investimenti significativi nell’energia nucleare. In gran parte dell’Europa c’è un certo consenso sul fatto che il nucleare sia il futuro. Esistono anche soluzioni a più lungo termine, come i reattori nucleari modulari che possono essere adattati e industrializzati per la produzione di energia elettrica, e crediamo che vedremo investimenti in questo settore. Applicando queste analisi alle azioni europee, riteniamo che sia necessaria una ripresa molto significativa degli investimenti. Ciò avverrà in concomitanza con la transizione verso il Net Zero, poiché ci sono molte aree in cui vediamo la possibilità di effettuare investimenti significativi e l’attuale crisi energetica, a nostro avviso, accelererà l’attenzione su di esse. È necessario investire maggiormente nelle reti energetiche per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, a beneficio delle compagnie petrolifere e del gas, ma anche di alcune realtà industriali che riforniscono queste catene di valore. Una delle misure più importanti che possiamo adottare per ridurre la nostra domanda di energia è investire maggiormente negli edifici. Ad esempio, l’isolamento degli edifici farà un’enorme differenza nella riduzione del consumo energetico.L’ultimo aspetto della crisi attuale è che le aziende del settore petrolifero e del gas stanno beneficiando di prezzi molto più elevati. I prezzi rimarranno elevati per qualche tempo e queste società genereranno flussi di cassa significativi. Ovviamente, per mantenere la loro licenza sociale ad ottenere questo tipo di profitti, dovranno investire pesantemente, in particolare nelle energie rinnovabili, e riteniamo che probabilmente lo faranno in termini di espansione verso più rinnovabili e tecnologie a basse emissioni di carbonio, che saranno parte della soluzione a lungo termine. Nel complesso, l’Europa si trova in una situazione difficile dal punto di vista economico. Tuttavia, riteniamo che questo mercato sia ben compreso e scontato e che, se da un lato è probabile che alcune aree subiscano un forte calo degli utili a causa della necessità di ridurre l’attività o dall’impatto di prezzi molto più elevati, dall’altro vi sono aree che beneficerebbero di livelli molto più elevati di investimenti che saranno necessari per rendere plausibile la transizione energetica.

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Recessione, crisi energetica e fiducia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di James Lindley, gestore tassi globali, team obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments. L’Italia rimane un ingranaggio di vitale importanza all’interno del progetto dell’eurozona. Il governo uscente ha consolidato questa posizione, infondendo fiducia ai politici europei e agli operatori di mercato sulla direzione di marcia dell’economia italiana e sull’impegno nei confronti dell’Europa. Questa fiducia ha permesso al governo Draghi di concentrare risorse in settori che sostengono l’economia in questo periodo in cui i prezzi energetici hanno subito un’impennata senza precedenti, generando anche benefici a lungo termine attraverso le riforme. La fiducia è uno dei beni più importanti per i mercati. Il cambio di governo potrebbe mettere a dura prova la fiducia degli operatori di mercato. Attualmente in Italia la coalizione di centro-destra ha cercato di dissipare i timori di un allontanamento dell’Italia dall’Europa, ma rimangono alcune preoccupazioni legate alla possibilità di dare forza alle voci più estremiste all’interno della coalizione di maggioranza, innescando un confitto tra la Commissione europea e il governo italiano.Dalla crisi dell’eurozona del 2010/11, l’Italia ha faticato a riscuotere un significativo appeal tra alcuni dei nostri investitori, molti dei quali provengono da Paesi del Nord Europa: questo ci ha portato in passato ad assumere poche posizioni sull’Italia. Tuttavia, in seguito alla significativa sottoperformance dell’Italia durante le prime fasi della pandemia da COVID-19, abbiamo assunto una posizione più positiva, ritenendo che vi fosse un ampio margine di rialzo grazie agli ingenti acquisti di debito da parte della BCE e, cosa altrettanto importante, al Recovery Fund, che a nostro avviso ha rappresentato un passo significativo verso la mutualizzazione del debito.Queste dinamiche sono ora cambiate. La BCE non sta più acquistando debito italiano su base netta e potrebbe avviare il “quantitative tightening” nei prossimi mesi. Inoltre, la situazione politica italiana è diventata più incerta: siamo in attesa di capire se il nuovo governo opterà per un aumento del deficit fiscale e soprattutto come si relazionerà con la Commissione europea. Sebbene la volontà dell’Europa appaia più forte che mai, temiamo che una recessione combinata con il razionamento del gas naturale possa indebolire tale determinazione e portare a un’ulteriore sottoperformance dell’Italia, data la sua forte dipendenza dal gas russo.Per quanto riguarda la nostra view sui titoli di Stato italiani, nel breve termine, temiamo che la combinazione tra la fine degli acquisti netti di attività da parte della BCE, il possibile “quantitative tightening” e ulteriori rialzi dei tassi, nonché l’ipotesi di un nuovo governo non ancora collaudato, potrebbe avere un impatto negativo sui titoli di Stato. Con la stretta monetaria e la compressione dei proventi, uno scenario recessivo appare sempre più probabile, cosa che verosimilmente metterà sotto pressione i deficit fiscali. Dato l’elevato contesto inflazionistico, non riteniamo che la BCE possa ricominciare a breve gli acquisti e quindi gli acquirenti del debito italiano saranno operatori più sensibili al prezzo e potrebbero richiedere rendimenti più elevati per compensare il rischio aggiuntivo.Nel lungo termine, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (TPI), recentemente introdotto dalla BCE, dovrebbe contribuire a mettere un freno agli spread dei Paesi, ma è improbabile che venga attivato fino a quando non si verificheranno ulteriori tensioni sul mercato. Prevediamo, inoltre, che l’eurozona continuerà a gravitare verso un’ulteriore mutualizzazione che dovrebbe essere di supporto al debito italiano, anche se questo potrebbe cambiare con l’evolversi dello scenario politico.In riferimento al mercato obbligazionario corporate, attualmente, la performance delle obbligazioni societarie italiane è rimasta allineata a quella dei mercati del credito della zona euro. Di conseguenza, fatichiamo a vedere molte opportunità in Italia in questo momento, soprattutto per la significativa esposizione dell’economia italiana al gas russo.

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Crisi: La trappola con e senza la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2022

Scriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria, economica e sanitaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, i suoi alleati ma anche i partiti dell’opposizione assumano adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. È un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati che hanno già dato ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, ora andrebbe detto: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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