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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘cristianesimo’

Il futuro del cristianesimo è nelle nostre mani

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Trucidati in attentati kamikaze, uccisi nel grembo della madre in attacchi anticristiani, obbligati a lasciare le proprie case e a vivere in campi profughi, resi schiavi e costretti ad assistere ai brutali assassini dei loro genitori. In alcuni Paesi al mondo essere dei bambini cristiani significa anche questo. Eppure sono proprio loro il futuro del Cristianesimo, soprattutto nelle aree in cui le comunità cristiane rischiano di scomparire.Aiuto alla Chiesa che Soffre dedica una campagna speciale ai bambini cristiani con tre progetti specifici a loro sostegno in Siria, Pakistan e Sierra Leone.In Pakistan ACS assicurerà il catechismo dei 250 piccoli fedeli della parrocchia del Santo Rosario di Warispura vicino Faisalabad. Le loro famiglie vogliono che i figli siano ben formati alla fede cristiana, in un contesto in cui l’Islam è maggioritario e spesso sfocia nel fondamentalismo. In Sierra Leone, la Fondazione sosterrà la fede dei piccoli cristiani donando mille Bibbie del Fanciullo e mille Libretti del Rosario ai bambini della diocesi di Kenema nel Sud del Paese.
In Siria, invece, ACS sosterrà l’asilo delle suore Francescane Missionarie di Maria che accoglie gratuitamente i bimbi delle famiglie povere di tre sobborghi di Damasco, Kachkoul, Douela e Yaafur. «I bambini sono le prime vittime del conflitto siriano – dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la direttrice dell’asilo, suor Renée Coussa – nei loro occhi vi è sempre un velo di tristezza, hanno paura di qualsiasi rumore che gli ricordi il fragore delle bombe e sono spesso irrequieti. Per questo assicuriamo loro anche assistenza psicologica. Assistiamo a tanti drammi, ad esempio qualche mese fa i padri di due dei nostri alunni sono scomparsi. Come spiegarlo ad un bambino di tre anni che aspetta il papà?». Alla violenza della guerra si aggiunge la miseria in cui vivono tante famiglie siriane. L’asilo, che assiste 44 bambini dagli 8 mesi ai 5 anni, è una delle poche strutture gratuite e cerca altresì di sopperire alle gravi carenze alimentari. «Ogni giorno diamo ai piccoli del latte, perché non tutte le famiglie possono permettersi di comprarlo e i bambini hanno gravi carenze di calcio. Poi carne, marmellata, uova, cioccolata. Tutto ciò che a casa non mangiano mai».Ma anche le suore devono purtroppo fare i conti con le terribili condizioni economiche. «Tra due settimane – racconta suor Renée – finirà il carburante per il riscaldamento e non abbiamo i soldi per acquistarlo». La presenza dell’asilo delle religiose – le quali assistono come possono anche le famiglie dei bambini – è fondamentale per la locale comunità cristiana. «Tanti cristiani hanno lasciato la Siria in questi anni di guerra e molti altri pensano di emigrare – spiega la religiosa – ma quando le famiglie trovano qualcuno che le aiuti, scelgono di restare. Il nostro asilo è molto importante, perché è tra i pochi gratuiti. Aiutateci a donare a questi bambini e ai loro genitori un po’ di gioia e soprattutto un modo per sopravvivere. Perché la vita in Siria è davvero dura».

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Diarmaid MacCulloch: Il silenzio nella storia del Cristianesimo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La storia delle religioni offre numerose e dotte opere sul silenzio. Raramente, tuttavia, caratterizzate dalla forza e dalla limpidezza con cui Diarmaid MacCulloch narra, in questo libro, del ruolo vitale del silenzio nella storia della cristianità. Come parlare con Dio? Le nostre preghiere hanno maggiori possibilità di essere ascoltate se le proferiamo in silenzio a casa o ad alta voce in chiesa? Inoltre, come possiamo realmente sapere che Dio le ascolti? Queste domande, poste agli albori della cristianità, hanno attraversato i secoli e stabilito, nelle differenti risposte e nelle dispute da loro generate, i confini propri della fede cristiana e la lingua stessa delle invocazioni per ottenere la guida o il perdono di Dio. MacCulloch mostra come il Cristo stesso abbia enfatizzato il silenzio come una parte essenziale del suo messaggio, rintraccia l’influenza esercitata dai primi mistici in Siria, che si fecero «stranieri al mondo», sulle grandi comunità monastiche europee sorte in epoca medievale, e non si sottrae al compito di esaminare le forme più oscure del silenzio religioso, dall’occultamento delle violenze sui minori da parte dei preti nella Chiesa cattolica al rapporto di tutte le Chiese occidentali con l’Olocausto degli ebrei durante il nazismo e dopo – per i tredici anni postbellici del suo pontificato, Pio XII osservò un assoluto silenzio sulla Shoah – fino all’atteggiamento dei cristiani nei confronti della schiavitù, soprattutto quella disumana degli afroamericani. Il risultato è un libro sorprendente per erudizione e forza dell’argomentazione, un’opera che sfida la nostra visione della spiritualità e illumina, in maniera originale, l’importanza del silenzio nell’esperienza religiosa. Diarmaid MacCulloch è membro del St. Cross College di Oxford e professore di storia della chiesa all’Università di Oxford. Traduzione di Norman Gobetti Euro 18,00 352 pagine Neri pozza editore.

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Sui passi di Gesù, alle radici del Cristianesimo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 maggio 2018

Gerusalemme. Studiare l’esistenza storica di Gesù nei luoghi di Gerusalemme e della Galilea che sono citati nei Vangeli. E’ la proposta del corso dell’Università Europea di Roma “On the footsteps of Jesus. History and Archaeology” (Sui passi di Gesù. Storia ed Archeologia) che si terrà a Gerusalemme e Magdala dall’8 al 14 luglio 2018.Grazie a lezioni, sopralluoghi guidati, incontri con studiosi e ricercatori, i partecipanti saranno introdotti alla scoperta delle radici del Cristianesimo e al cuore delle relazioni fra Ebraismo e Cristianità, considerate da un punto di vista storico.“I luoghi di Gerusalemme che sono citati nei Vangeli: il Tempio, la piscina Probatica, il Sion, i problematici resti della fortezza Antonia e della casa di Caifa, il teatro della Passione, il Sepolcro sono tappe di un percorso di ricerca condotto direttamente sul campo”, spiega la Prof.ssa Renata Salvarani, docente di Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma.“Il tema è di grande attualità, anche in prospettiva interculturale e interreligiosa: al centro del programma è la figura storica di Gesù, insieme con il dibattito scientifico recente sulla sua autenticità. Le lezioni saranno tenute da professori dell’Università Europea di Roma, dello Studium Biblicum Franciscanum e della Hebrew University, oltre che da ricercatori e direttori degli scavi archeologici e dei musei. E’ previsto anche un forum dedicato agli sguardi storico teologici su Gesù di ebrei e musulmani, con testimonianze e contenuti accademici”.
Sono previsti workshop, forum, visite a musei e scavi archeologici, approfondimenti personali, nel contesto di una Città e di una Terra che sono cantieri di ricerca sempre aperti.Il programma è rivolto a studenti universitari, insegnanti di religione cattolica, archeologi, operatori della valorizzazione dei beni culturali, studiosi e appassionati.Il corso corrisponde a 3 crediti formativi universitari ed è riconosciuto come attività di aggiornamento per gli insegnanti di religione.Tra i contenuti: Storia, archeologia e teologia cristiana: introduzione ai problemi metodologici; I Vangeli in prospettiva storica e i Luoghi memoriali cristiani; Introduzione alla storia di Gerusalemme e alla sua specifica valenza simbolica e identità plurale; Problemi di narrazione e valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico; Problemi di metodologia archeologica applicati ai contesti urbani di I secolo E.C., Studi e teorie sulle origini del Cristianesimo nel dibattito scientifico contemporaneoIl corso sarà erogato in inglese con spiegazioni e materiali didattici in italiano. Le iscrizioni sono aperte fino al 18 maggio 2018.

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Serata dedicata a Matteo Ricci e al Cristianesimo in Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

Caerano di San Marco (TV) Domenica 11 marzo alle 18:00 Officina Calligrafica Bruno Gripari Via A. De Gasperi 30 serata dedicata a Matteo Ricci e al Cristianesimo in Cina. Il relatore della serata sarà la Dott.ssa Annamaria (Anny) CARRARO. Eclettica, sempre aperta a nuove esperienze culturali ed umane. Conduce una vita da pendolare fra Venezia e Monaco di Baviera. Studi compiuti in Italia, Inghilterra, Francia, Germania, Cina; Autrice di saggi e poesie; Traduttrice&Interprete ufficiale giurata in Italia e Germania; Docente universitaria di tecniche di interpretazione; Produttrice indipendente pluripremiata di documentari Arte&Cultura, Storia e genere misto dal 2001.
Matteo Ricci, uno spirito aperto, dotato di grande intelligenza e paziente saggezza, agli inizi del XVIIº secolo apre la Cina all’Occidente. Un principio universale ne sarà la guida: l’Amicizia. Grande traduttore da e verso il cinese, fu il primo a redigere una trascrizione di caratteri cinesi in alfabeto occidentale. Altamente stimato dai Mandarini alla corte dell’imperatore Wanli, verrà nominato Maestro degli aspiranti Mandarini, ai quali insegnerà una speciale tecnica di memorizzazione. Introdurrà fra l’altro in Cina la matematica, l’astronomia, la cartografia e la musica occidentali. Il documentario è il risultato di lunghi anni di ricerche e riprese in Italia e Cina, basato essenzialmente su documenti e musiche originali e riprese dirette, intercalato da interviste di prestigiosi specialisti internazionali (ad es. Prof. Mignini, Prof. Odifreddi, e.a.). L’autrice rileva l’importanza storica di Matteo Ricci nei rapporti fra Oriente e Occidente. Fu il primo occidentale ad essere sepolto a Pechino e la sua immagine è scolpita nel museo della storia cinese “Millennium” di Pechino, accanto a quella di Marco Polo, unici occidentali che appaiono nella millenaria storia della Cina. Documentario: Matteo Ricci – The Mandarin of Friendship, 52 min., co-produzione Italia-Cina 2016, versione internazionale.

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Salvare il cristianesmo in Iraq

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

cristiani«Dobbiamo conservare la speranza. È una enorme sfida, ma possiamo superarla grazie alla forza della nostra fede». Queste le parole dell’allora arcivescovo caldeo di Mosul, monsignor Emil Shimoun Nona, ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, pronunciate poche ore dopo la presa di Mosul da parte dello Stato Islamico, nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2014.
In questi tre anni la comunità cristiana d’Iraq ha subito un vero e proprio genocidio e la seconda città del Paese, un tempo casa di decine di migliaia di fedeli, è divenuta roccaforte del Califfato. Ma ora che il tragico capitolo dell’ISIS sembra giunto alle pagine finali, i cristiani intravedono la possibilità di tornare alle proprie case.
Per ricondurre alla cristianità la Piana di Ninive, ACS ha varato un piano di interventi mirati a ricostruire le abitazioni cristiane, che richiederà un impegno di circa 230 milioni di euro. Un vero e proprio Piano Marshall per i cristiani iracheni, coordinato dal Niniveh Reconstruction Commitee (NRC), un comitato composto da rappresentati ACS e delle Chiese caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa.
«Il nostro compito è quello di ridare un’identità cristiana a queste terre, donando nuovamente una casa alle tante famiglie che ogni giorno ci chiedono di poter tornare nei loro villaggi», spiega don Salar Boudagh, vicario generale della Diocesi caldea di Alqosh e membro del NRC. Il sacerdote è responsabile della ricostruzione nell’area orientale della Piana di Ninive. «Quando, dopo la liberazione dall’ISIS, le famiglie hanno rivisto i propri villaggi distrutti, in molti hanno perso la speranza ed hanno pensato di lasciare il Paese. Ma ora che stiamo ricostruendo le loro abitazioni sempre più cristiani resteranno». Don Salar spiega quanto sia importante agire in tempi brevi, per evitare che altre famiglie si uniscano alle numerose emigrate in questi anni. Una scadenza importante è quella dell’inizio del nuovo anno scolastico, che in molti sperano i propri figli possano incominciare nei rispettivi villaggi d’origine. L’impresa non è semplice. A Tellskuf sono già rientrate 500 delle 1450 famiglie, ma le abitazioni agibili sono solamente 300. A Baqofa 35 famiglie attendono una casa, mentre a Batnaya l’80 percento delle abitazioni è stato distrutto dall’ISIS e le famiglie dovranno attendere. «Viviamo un momento cruciale della nostra storia – afferma don Boudagh – e la possibilità di salvare il Cristianesimo in Iraq dipende totalmente dall’aiuto che riceveremo. In questi tre anni drammatici i benefattori di ACS ci sono stati sempre accanto e non ci hanno mai fatto mancare nulla. E siamo sicuri che non ci abbandoneranno ora. Facciamo tornare cristiana la Piana di Ninive». (foto: cristiani)

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Morto Michael Novak il filosofo che ha conciliato il Cristianesimo con il liberalismo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

michael-novakÈ appena scomparso a Washington, al termine di una grave malattia, Michael Novak tra i principali filosofi cattolici americani. Questo il ricordo di Flavio Felice, docente universitario e autore per Rubbettino dell’unica monografia in lingua italiana dedicata proprio al pensatore liberale intitolata “Capitalismo e Cristianesimo. Il personalismo economico di Michael Novak”:«Con Novak scompare una figura eminente del pensiero sociale cattolico del nostro secolo. L’importanza di Novak è fondamentale in quanto ha contribuito a sviluppare quella corrente di pensiero che riconcilia la tradizione cristiana con la modernità, sanando quel conflitto che si era aperto con la rivoluzione borghese. Sulla scia di San Giovanni Paolo II, Novak ha saputo far dialogare la Dottrina Sociale della Chiesa con la modernità politica ed economica».Michael Novak era nato nel 1933 in Pennsylvania. Laureato in filosofia allo Stonehill College aveva conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e un Master in Storia e filosofia della Religione ad Harvard.Fu corrispondente per il National Catholic Reporter durante il Concilio Vaticano II. È stato il primo cattolico romano a insegnare una disciplina umanistica nella prestigiosa università di Stanford.Rubbettino ha contribuito alla diffusione del suo pensiero in Italia pubblicando alcune sue opere, tra le quali ricordiamo: “L’impresa come vocazione” e “Coltivare la libertà” (foto: Michael Novak)

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Il paradigma violento che in epoca normanna decretò la fine dell’Islam siciliano

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2015

convegnoIl convegno di Buccheri sul rapporto tra musulmani e cristiani nella Sicilia normanna si è dimostrato pari alle attese, per l’ampia partecipazione di pubblico e per il tenore molto qualificato della discussione, su una vicenda storica che, per quanto lontana nel tempo, non manca di agganci significativi con l’attualità. Gli studiosi invitati a relazionare, Carlo Ruta, Ferdinando Raffaele e Sebastiano Tusa (Ferdinando Maurici non è potuto essere presente ma la sua relazione sarà presente negli atti), si sono trovati a dipanare una tematica complessa, e la complessità è stata, a tutti gli effetti, il motivo dominante delle loro relazioni.
Entrata nel vivo, dopo il saluto del sindaco Alessandro Caiazzo e dell’assessore alla Cultura Francesco Interlandi, la discussione è stata aperta da Carlo Ruta, saggista e studioso del mondo Mediterraneo, che ha tracciato un quadro dei problemi che sul piano storiografico restano aperti, mettendo in rilievo cinque dati di fatto, storicamente documentati, che collidono con l’immagine di una Sicilia normanna pacifica e interculturale: 1) il graduale e inesorabile impoverimento economico e materiale dell’etnia musulmana nel Regnum; 2) il lento ma continuo arretramento dell’Islam siciliano dalle città e dalle campagne; 3) gli assalti e le stragi subiti dai musulmani di Sicilia in alcuni frangenti particolari, segno di una irriducibile conflittualità di terreno; 4) l’assenza dell’Islam siciliano nelle cronache e nei resoconti di viaggio successivi al XIII secolo, indizio di una dissoluzione etnica già avvenuta; 5) l’assenza, contestuale, di resti materiali che riconducano con certezza ai circa due secoli di storia arabo-islamica nell’isola: indizio di una continuativa opera di dissoluzione e rimozione. Il relatore ha quindi argomentato sui modi in cui progredì il paradigma violento che i dominatori adottarono nei riguardi delle etnie sottomesse e in particolare di quella arabo-berbera: paradigma che, sostenuto a vari livelli dai tre poteri ufficiali dell’epoca, le aristocrazie, gli episcopati e in modo più mimetico la Corona, ha finito per esporre l’etnia arabo-berbera di Sicilia a un destino tragico.
È seguita quindi la relazione di Ferdinando Raffaele, filologo e storico delle letterature romanze, che ha tracciato, con dovizia di dettagli, il quadro delle contaminazioni e dei «prestiti» linguistici e lessicali dall’arabo nella lingua siciliana e le sedimentazioni che ne derivarono già a partire dall’epoca normanna. Il relatore si è soffermato sull’ampio vocabolario di queste contaminazioni, illustrando l’entità, non indifferente, del debito linguistico che l’idioma siciliano ha contratto con la lingua parlata dai musulmani di Sicilia, che soprattutto nelle fasce medio alte fu l’arabo classico, cioè la lingua del Profeta e del Corano. Raffaele ha documentato quindi il peso che queste contaminazioni hanno avuto nell’evoluzione sociale della lingua parlata siciliana, con effetti di interculturalità che hanno finito con l’arricchirne la struttura. L’idioma dell’isola, come è noto, godrà di non poca considerazione nell’esperimento di volgare letterario illustre condotto nella prima metà del XIII secolo da Federico II. Il relatore ha sottolineato infine che nel «catalogo» delle contaminazioni, mancano alcuni campi specifici, e in primo luogo proprio quello religioso, a sottolineare che su questo piano l’interculturalità dovette registrare una sorta di default. E secondo Raffaele in questo vuoto possono essere ravvisati dei nessi di tipo causale con il clima etnico-religioso non proprio pacifico che, come aveva già spiegato Ruta, corse sotto il dominio degli Altavilla.
Ha relazionato infine l’archeologo Sebastiano Tusa, soprintendente al Mare della Regione Siciliana, entrando ancora nel merito della complessità che caratterizzò i rapporti tra Islam e cristianità in epoca normanna e illustrando in primo luogo la prospettiva scientifica e tecnologica. Raccordandosi con le analisi di Ruta e Raffaele, Tusa ha spiegato che le conoscenze tecniche già patrimonio degli arabi ebbero in Sicilia effetti notevolissimi, che, lungi dall’esaurirsi nei due secoli in cui i musulmani amministrarono e colonizzarono la Sicilia, riversarono i loro benefici nel Regnum normanno e cristiano degli Altavilla. Anche i commerci e le attività produttive dei musulmani divennero di fatto un patrimonio irrinunciabile per i nuovi signori della Sicilia. Il relatore osserva perciò che, al di là degli atti di benevolenza che pure non mancarono, anzitutto per ragioni d’interesse economico e materiale i monarchi normanni dovettero accordare la loro «protezione» all’etnia arabo-berbera: cioè la formale tolleranza civile e religiosa in cambio di un forte tributo economico, che tuttavia – osserva il relatore – non salvò l’Islam da una fine tragica. L’archeologo chiarisce poi i modi in cui la cultura materiale araba si sedimentò nel Regno di Sicilia, anzitutto sul piano architettonico, con l’adozione di stilemi arabo-islamici nella edificazione di chiese e palazzi, che hanno contribuito non poco alla rappresentazione sincretica e scenografica che gli Altavilla predilessero, anche per conferire slancio alla loro politica egemonica nel Mediterraneo.
Il convegno si è concluso con alcune domande del pubblico ai relatori e con l’annuncio del sindaco Caiazzo di un progetto di spessore: la creazione a Buccheri di un istituto di alti studi sul medioevo siciliano.

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Cristiani in Terra Santa

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2015

terra santa«Trasformare una casa comune in famiglia attraverso il dialogo». Ecco la “sfida” in Terra Santa secondo monsignor Giuseppe Lazzarotto, nunzio in Israele e delegato apostolico per la Palestina. In una conversazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre, il rappresentante pontificio ha commentato il recente incendio alla Chiesa «della moltiplicazione dei Pani e dei Pesci» sul lago di Tiberiade, uno dei simboli cristiani in Terra Santa. «Sono atti che ci amareggiano profondamente perché, pur non essendo condivisi dalla maggioranza della popolazione, esprimono un atteggiamento di chiusura, il rifiuto ad accettare la presenza di chi è diverso».
La comunità cristiana, nota il presule, non si lascia tuttavia scoraggiare da quanto accaduto, continuando a percorrere la via del dialogo. Dialogo tra cristiani, ma anche con israeliani e palestinesi. «È ciò a cui ci richiama sempre Papa Francesco: educarci ed educare al dialogo».
La Chiesa è in prima linea in tal senso e si impegna a fondo «affinché questi due popoli possano imparare a vivere insieme e affinché questa terra non si limiti ad essere una casa condivisa ma diventi un luogo in cui conoscersi, rispettarsi e anche volersi bene». A trarre beneficio dalla riconciliazione, sarebbe anche l’ormai minuta comunità cristiana che da decenni continua ad abbandonare la culla del Cristianesimo. «Se le condizioni di vita migliorassero, i fedeli non partirebbero, perché nessuno vuole lasciare la Terra Santa».
Citando le parole di Papa Francesco alla recente plenaria della Roaco (Riunione delle Opere d’Aiuto alle Chiese Orientali), monsignor Lazzarotto sottolinea l’urgenza di piantare il “seme della riconciliazione”. «Proprio come ha fatto il Santo Padre nel suo viaggio in Terra Santa e con l’incontro in Vaticano con Simon Peres e Abu Mazen. «Purtroppo però subito dopo vi è stata la guerra a Gaza che ha seminato odio, divisioni e distruzione sia materiale che spirituale». Nella Striscia di Gaza ancora si notano i segni del conflitto della scorsa estate. «Vi è stata una distruzione terribile e la ricostruzione non è ancora iniziata», afferma il nunzio, sottolineando l’importante opera della Chiesa locale che pur contando soltanto 1300 fedeli, gestisce tre scuole, un ospizio per anziani ed un centro per disabili: «sono queste le strade del dialogo».
Una speranza per il futuro può essere rappresentata dalla comunità cattolica di lingua ebraica, cresciuta in maniera considerevole negli ultimi anni grazie ai figli dei cattolici emigrati in Israele. «Una bellissima e nuova realtà cui bisogna dare attenzione e che in futuro potrebbe avere un ruolo fondamentale».
Quanto alla questione del muro di separazione e dei permessi ai cristiani per accedere ad alcuni luoghi sacri, monsignor Lazzarotto riscontra una maggiore disponibilità da parte delle autorità israeliane. «Noi siamo contro i muri, ma bisogna dire che quest’anno abbiamo notato un atteggiamento molto più positivo. A Pasqua e a Natale sono stati concessi più permessi che in passato e molti fedeli sono potuti partire da Tel Aviv, mentre prima era proibito».
A nutrire le speranze cristiane anche il prossimo accordo tra Santa Sede e Stato Palestinese. «Questo accordo ci offrirà una garanzia giuridica. In Palestina la comunità cristiana ha libertà di religione e di culto, ma d’ora in poi questa libertà non sarà soltanto frutto della buona volontà di chi sta al governo, bensì un diritto riconosciuto dallo Stato, che si impegna ufficialmente per il presente e per il futuro della Chiesa». (foto: terra santa)

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Ebraismo e cristianesimo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2011

Pontificia Università Gregoriana - Roma - Facc...

Image via Wikipedia

Roma dal 26 ottobre al 2 maggio, ore 18 – 20 Alla Pontificia Università Gregoriana Otto voci eccellenti, quattro ebraiche e quattro cristiane, per arricchire e rafforzare la crescente comprensione fra ebrei e cristiani. «La scelta del titolo – spiega il gesuita Philipp Renczes, coordinatore dell’iniziativa – può essere vista come l’espressione di una fiducia acquisita in un cammino di dialogo già intrapreso: perché tentiamo di dirci chi siamo in profondità». L’appuntamento – organizzato dal Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Scolastica del Vicariato di Roma – è aperto al pubblico (ingresso libero) e si svolge nella città di Roma, sede di una delle più antiche comunità ebraiche del mondo.
26 ottobre 2011 Il mondo ebraico oggi: realtà, immagine, identitàProf. Anna Foa, Università degli Studi “La Sapienza” – Roma
9 novembre 2011 Le feste ebraiche di Chanukah e Sukkot nel Vangelo di Giovanni
P. Pino Di Luccio, S.I., Pontificio Istituto Biblico – Roma
30 novembre 2011 Prospettive ebraiche sul cristianesimo Dr. Marco Morselli, Filosofo e scrittore – Roma
11 gennaio 2012 Lo Shabbat: un dono ad Israele, una ricchezza anche per i cristiani
P. Marc Rastoin, S.I., Centre Sèvres – Parigi
29 febbraio 2012 Freud e l’ebraismo Prof. David Meghnagi, Università degli Studi “Roma Tre”
21 marzo 2012 Esegesi rabbinica ed esegesi cristiana: discontinuità, sviluppi, arricchimenti P. Jean-Pierre Sonnet, S.I., Pontificia Università Gregoriana – Roma
11 aprile 2012 Tamar, Rachab, Rut, Betsabea: le donne nella genealogia di Gesù secondo Matteo
P. André Wénin, Università Cattolica di Lovanio – Louvain-la-Neuve
2 maggio 2012 L’arte ebraica e il divieto delle immagini Dott.ssa Micaela Vitale, Pontificia Università Gregoriana – Roma
«Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell’umanità in questo mondo creato da Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso». (Benedetto XVI, Discorso nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010)

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Questioni di fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 maggio 2011

Crescenzio Sepe in conversazione con Francesco De Simone Chi è Gesù? Quando nasce il Cristianesimo? Perché esiste il male? Qual è il rapporto fra fede e ragione? Sono solo alcune delle domande a cui il cardinale Crescenzio Sepe risponde in questo libro-conversazione con Francesco De Simone di Crescenzio Sepe – Francesco De Simone Edizioni San Paolo 96 pagine € 9,00.

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Roma: singolare femminile

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2011

Roma Dall’11 al 15 maggio 2011 – h. 21.00 Accento teatro – via Gustavo Bianchi, 12/ – Testaccio) Sul palco si avvicendano una carrellata di personaggi come Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto, vissuta prima della nascita di Cristo; la prima “femminista” della storia romana, ovvero l’avvocatessaAfrania; il fantasma della Papessa Giovanna, personaggio leggendario della Roma medievale; due delle sante del cristianesimo (santa Cecilia e santa Prassede); Donna Olimpia Maidalchini, l’esecrata “Pimpaccia de Piazza Navona” del Rinascimento; la potentissima e discutissima Paolina Borghese, sorella di Napoleone. Voce anche alle donne che accolsero i soldati della Breccia di Porta Pia e a quelle che vissero la seconda guerra mondiale e oltre, grazie ai film e alla storia di Anna Magnani. Punto di contatto di tutto il percorso Elsa Morante, che trascorse realmente la sua infanzia nel palazzo adiacente il Teatro Accento di Testaccio ove si racconta tutta la storia. Un’occasione per apprendere fatti e leggende, per vedere con occhi diversi la Roma grazie alle piccole storie nella grande Storia: tanti episodi per conoscere, ad esempio, la ferita emblematica tra il portico d’Ottavia e la seconda guerra mondiale o sapere se è realmente esistita il papa donna. E poi, accanto alle donne, ci sono le figure di “contorno”:Cesare e Marcantonio, Papa Innocenzo X e papa Pio IX, Bernini e Borromini, Canova e Michelangelo, Visconti e Pasolini… Il progetto, una produzione dell’Accento teatro realizzata grazie anche al sostegno dell’Assessorato alle Politiche culturali e centro storico, nasce da una parte nell’intento di valorizzare i giovani talenti (tutte le 6 attrici hanno meno di 32 anni) e dall’altro nell’obiettivo di coniugare cultura e leggerezza, arte e divertimento. Il testo sarà presto tradotto in inglese per poterlo rappresentare ai turisti di tutto il mondo che visitano ogni giorno Roma.
L’Accento Teatro nasce 6 anni fa dall’unione di artisti provenienti da diverse aree del teatro: Daniele Coscarella, Pascal La Delfa, Alessandro Mancini e Teresa Nervegna con l’idea di creare un luogo di aggregazione e sperimentazione. In questi anni il teatro ha ospitato piccoli e grandi eventi, ha aperto le porte a corsi come quelli di sartoria teatrale e scrittura comica, ha visto la nascita del laboratorio comico più longevo di Roma (il Makkekomiko) ed esperimenti di forte impegno sociale, quali il “teatro civile” e mille altre attività, senza mai usufruire di alcun contributo per le attività istituzionali del teatro. Tutto è sostenuto dal coinvolgimento degli spettatori e dagli amici che negli anni hanno usato il teatro come mezzo e non come fine col risultato di mettere in circolo idee, energie, conoscenze… Prezzi biglietti:10 euro intero, 8 ridotto (gruppo)

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E’ possibile una storia generale del cristianesimo?

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

28 febbraio ore 20.30 Centro culturale San Luigi di Francia (Ambasciata di Francia presso la Santa Sede) Largo Toniolo 21-22  a proposito del libro diretto da Jean-Robert Armogathe, Histoire générale du Christianisme [Paris, PUF, 2010]. con  Jean-Robert Armogathe, direttore di studi all’EPHE. Maria Lupi, professore all’Università Roma III. Roberto Rusconi, professore all’Università Roma III. Il dibattito sarà moderato da Jean-Dominique Durand, professore di storia contemporanea all’Università Lyon III. Più di 80 autori hanno partecipato a questo progetto la cui ambizione può sembrare smisurata. Nell’insistere su un approccio tematico, nel mettere in evidenza le differenze di interpretazioni tra gli storici contemporanei, nella scelta infine di trattare in comune le evoluzioni fondamentali delle diversi chiese cristiane, questi due volumi pongono domande fondamentali per lo storico e il credente.

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Vite trasformate: Storie di conversione

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Di Mauro Aimassi Un libro che racconta vari personaggi contemporanei di successo, varie persone che, dopo aver trascorso parte della vita lontani dallafede, si sono convertiti al cristianesimo: la principessa Alessandra Borghese, l’editore Leonardo Mondadori, il calciatore Nicola Legrottaglie, il giornalista Paolo Brosio e l’attrice Claudia Koll. Inoltre,si ricordano le storie di Alphonse Ratisbonne e André Frossard, protagonisti di ormai dimenticate storie di improvvise conversioni. di Mauro Aimassi Edizioni San Paolo 152 pagine € 11,00

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Italia: Questo è il cristianesimo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

Lettera al direttore. Lavanda significa armonia, pace, serenità. Profumo di lavanda è la fragranza che si sprigiona dai miracoli di guarigioni accaduti a Medjugorie, ma è anche la forza di Dio che infonde coraggio a quelle persone che il miracolo non hanno potuto ottenerlo. Che eroismo in queste famiglie. Quanta fede. Quanta armonia in questi cuori devastati dalla sofferenza ma capaci di tanta prghiera”. Parole di Paolo Brosio, sulla quarta di copertina del nuovo capolavoro “Profumo di lavanda” edito da Piemme. Questo è il cristianesimo di molti credenti.  La Madonna di Medjugorie accompagna  i miracoli con profumo di lavanda. Padre Pio usava tre profumi: viola, ciclamini e fiori d’arancio. L’Angelo di Gemma Galgani, invece, si annunciava con “un grande odore, come se fosse acqua odorosa” (lettera a Padre Germano – 4 maggio 1901). La Madonna di Fatima diffondeva intorno a sé un profumo intenso misterioso nonsisabenediché. Il profumo di lavanda (etimologia: da “lavare”, perché destinata a profumare l’acqua per lavarsi), secondo Paolo Brosio è anche “la forza di Dio che  infonde coraggio a quelle persone che il miracolo non hanno potuto ottenerlo”. Lontanissimo dalla sua mente illuminata, il pensiero che sta dipingendo un dio ingiusto che a qualcuno elargirebbe profumo e miracolo, a qualcun altro (eroico) solo il profumo, e a qualcun altro, non eroe, e neppure santo come Brosio, né l’uno né l’altro. Questo il cristianesimo, ancora oggi, nel nostro benedetto Paese. (Miriam Della Croce)

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Il cristianesimo in Polonia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Roma 4 Ottobre ore 18:00  Palazzo Blumenstihl Via Vittoria Colonna, 1  ingresso libero.  Ciclo di conferenze storiche dedicato a Giovanni Paolo II, organizzato dall’Istituto Polacco di Roma, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede. Interverrà sul tema L’Unione di Brest-Litovsk tra la Chiesa Cattolica e la comunità ortodossa e le sue conseguenze nella cultura e nella politica don Michal Janocha Professore di storia culturale delle Chiese Orientali all’Università Cardinale Stefan Wyszynski di Varsavia, padre spirituale presso il Seminario Metropolitano di Varsavia. (polonia cristiana)

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L’Atene del cristianesimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Il Medioevo che va all’incirca tra il 500 ed il 1500 dopo Cristo è stato definito, da taluni studiosi, come l’Atene del Medioevo. Un’epoca considerata grande per le sue idee e concezioni di vita, per la creatività in ogni direzione, intellettuale, artistica, politica, per le invenzioni e le esperienze di vita cristiana. Ciascun evento oggi esistente sarebbe più povero e gramo se non si fosse avvalso del grande contributo offerto dal Medioevo. Se ci limitiamo a considerare il solo aspetto religioso possiamo asserire che l’afflato spirituale del cristiano ha tratto proprio dal Medioevo la sua linfa vitale. “Questo sentirsi tutti in Dio e in Dio recuperare la pienezza dell’umano, secondo le parole di Claudio Leonardi, questo sapere di potere unirsi a Dio, di poter diventare Dio, senza rinunciare all’umano ma sapendosi pienamente uomini; questo desiderare e cercare solo il regno di Dio ed avere tutto l’umano come un dono gratuito.” Tutto questo ha trovato la sua fonte nella cultura medievale. “Di questa concezione ed esperienza il Medioevo ha fatto una società. Una società di questo tipo non è pensabile recuperare il senso spirituale delle conquiste medievali. (fonte centri studi religiosi Fidest)

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Ma è cristianesimo questo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

Lettera al direttore. Natuzza Evolo riferì al suo confessore (cf Marcello Stanzione -www.pontifex.roma.it):  “Ho visto la Madonna e le domandai di darmi una risposta. Mi rispose: «Fra un momento ti manderò l’angelo custode e ti riferirà quello che io ho detto a lui». Poi le domandai perché non mi diceva più niente e mi rispose che se ne doveva andare…Poi scomparve…Dopo un poco è apparso l’angelo. Appena l’ho visto mi sono spaventata e lui mi disse: «Calmati, non aver paura. Io sono l’angelo custode. Tu vuoi bene a Gesù?». «Sì», ho risposto. «Tu vuoi bene alla Madonna?»,. «Sì»… Poi l’angelo mi disse ancora: «Vi sono in Cielo più padri e madri che non zitelle»”.  La Madonna non può perdere tempo con la mistica di Paravati. Il tempo l’ha già perso prima con l’angelo. Natuzza sa che deve arrivare l’angelo, però si spaventa. L’angelo la tranquillizza, si presenta, e non sapendo se la sua “custodita” voglia bene a Gesù e alla Madonna, glielo chiede. E che cosa avrebbe mai dovuto rispondere Natuzza? Gli risponde di sì, anziché dirgli: Ma che domande sciocche mi fai? Che razza d’angelo custode sei? Interessante la considerazione dell’angelo circa padri madri e zitelle in cielo. Natuzza era sposata, ed aveva figli, e probabilmente temeva per questo d’essere considerata meno santa delle vergini sante. Gesù anche parlava a persone semplici, ma come paragonare le parole e i concetti espressi dal Signore, con quelle di questo angioletto? L’esito del processo canonico è scontato. Natuzza salirà agli onori degli altari. Ma è cristianesimo questo? (Miriam Della Croce)

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“Passi e passaggi nel cristianesimo”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2009

Roma 12 dicembre p.v. alle 17,30 presso la Libreria Ave Via della Conciliazione, 1 La casa editrice Cittadella e la Presidenza Nazionale della FUCI organizzano la presentazione del libro di padre Elmar Salmann osb “Passi e passaggi nel Cristianesimo. Piccola mistagoria verso il mondo della fede” (Cittadella 2009). Interverranno il teologo Giovanni Cesare Pagazzi, di Lodi, e il filosofo Giovanni Ferretti, di Torino. Modererà la serata Sara Martini, Presidente Nazionale Femminile della FUCI. All’evento saranno presenti l’autore e l’editore.
Padre Elmar Salmann, benedettino, è docente di teologia dogmatica e filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontifica Ateneo Sant’Anselmo. Tra le sue pubblicazioni si ricordano Presenza di spirito. Il cristianesimo come gesto e pensiero (Padova 2000); Scienza e spiritualità. Affinità elettive (Bologna 2009).

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A proposito di atei e missione papale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2009

Rosario Amico Roxas leggendo in anticipo il mio editoriale ha così commentato: “condivido consapevolmente la tua forzatura, che tale non è, se non per quanto mi riguarda personalmente.  Valutando questi pochi anni di pontificato di Benedetto XVI e rilevandone le contraddizioni tra il mandato di sovrano assoluto della città del Vaticano e la missione di Vicario di Cristo, considerando come nella solidale convinziomne acritica, risulta essere il vertice ultimo del cattolicesimo cristiano e quindi il massimo interprete del cristianesimo medesimo, penosamente dissentendo dalle troppe innovazioni apportate, che contrastano con lo sviluppo del Magistero sociale della Chiesa e con il verbo autentico di Cristo, mi sono “chiamato fuori” perchè non riesco a credere nel Cristo pubblicizzato da questo pontefice (pubblicizzato, non predicato e meta di testimonianza !); non riesco a credere in un Cristo selettivo che esalta l’europeizzazione della fede, liberista e antesignano dell’economia di mercato, come lo stesso pontefice ha sottolineato nella presentazione a quel mediocre libro di Marcello Pera “Perchè dobbiamo dirci cristiani” (dobbiamo dirci, non essere. così come si chiede di “fare la comunione”, senza capire che l’itinerario porta ad “essere in comunione” con Cristo, nell’umiltà, nella solidarietà, nell’amore, valori che stanno alla base dell’insegnamento del solo Cristo in cui credo). Sarei ateo perchè privo e privato di un Cristo del quale si invoca il simbolo del Suo supplizio  nelle scuole, ma poi lo si scaccia dalla Sua naturale condizione di povero tra i poveri, miserabile tra i miserabili, respinto tra i respinti, per soddisfare gli interessi dei soliti noti che necessitano  della papale approvazione per ingannare quei cattolici restii a pensare con la propria testa. Ma il Cristo che ho descritto è il Cristo delle Beatitudini; è il Cristo laico che è vissuto nel mondo, comprendendo i problemi dell’uomo  (la moltiplicazione dei pani cos’altro è se non il riconoscimento  delle esigenze umane che devono convivere con le aspirazioni al divino), è il Cristo che ha patito la croce, ma si è sublimato nella Resurrezione, facendo risorgere l’uomo nella promessa della vita eterna. Ora siamo ridotti a usare Cristo come portatore di voti e di consensi, che permettono di esercitare il potere, sia laico che confessionale. Per tutto ciò mi sono chiamato fuori, dichiarandomi, per grazia di Dio e nella grazia di Dio, ateo. (Rosario Amico Roxas)

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Cavalieri di Malta: Riflessioni sul Crocifisso

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

Scrive il Nob. Cav. Prof. Ciro Romano, Delegato Regionale Cavalieri di Malta ad honorem e che riproduciamo in sintesi: “ In un articolo apparso nel 2004 sulla rivista di studio dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, parlavo dell’Europa e del momento medievale come fondativo del processo identitario continentale. In quest’articolo individuavo alcuni punti fondamentali significativi, per me, al fine della costruzione del processo culturale, che ha creato l’Europa come spazio storico-politico differente da altri ‘spazi’. Conclusione di quell’articolo era che l’Europa è tale grazie all’apporto innegabile che il Cristianesimo e la Chiesa Cattolica hanno portato alle popolazioni europee orfane di autorità politiche definite, e alla mercé di truppe militari sciamanti su tutto il continente2. Senza la Chiesa il Diritto Romano non l’avremmo conosciuto, il Latino, le opere classiche; per non parlare dell’opere architettoniche ed artistiche. Le riflessioni, di quell’articolo, però erano sul carattere culturale e sull’importante ruolo attivo del Cristianesimo. Oggi, però, la decadente società contemporanea ha dato un altro colpo. Una sentenza di una Corte extrastatale che detta legge ad uno Stato Sovrano, in una materia che non è comunitaria e con delle giustificazioni rifacentesi ai ‘diritti umani’ e al rispetto della pluralità di confessioni e di culto; sentenza per cui l’Italia è fuori legge in quanto espone nei luoghi pubblici il Crocifisso, simbolo religioso, che può creare disorientamento a chi non è di quell’orientamento religioso. Non mi permetto di fare riflessioni giuridiche sulla sentenza, sulla competenza della Corte né tantomeno sull’effettiva necessità di tale atto. Nulla da eccepire riguardo alla Corte in oggetto ed agli altissimi principi ai quali essa si è richiamata.  “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea dell’eguaglianza tra gli uomini fino allora assente”. A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzburg sulle pagine de l’Unità il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito comunista italiano. Quindi non si può in nessun modo, in nome dell’eguaglianza, giungere a una eliminazione di un valore.  Risulta, invece, ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale; non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984. Ad un’attenta analisi, inoltre, il crocifisso è un segno che non discrimina ma unisce e ispira il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. Ovvero tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, riguardo alla sua libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione.   A mio modestissimo avviso, inoltre, una sentenza del genere è offensiva verso la memoria di tanti uomini morti per la Croce, e di tanti Cristiani che tutt’oggi muoiono per la Fede nel Cristo Salvatore in tante parti del mondo. Il crocifisso rappresenta tutti  perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti,  ebrei  e  non  ebrei  e  neri  e bianchi; ma è pure vero che il credente deve sempre aver in mente le parole del Cristo Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli “.

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