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Posts Tagged ‘cristiani’

“Cristiani nel mirino: Cessino gli aiuti esteri ai Jihadisti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

«Se si continuerà a non intervenire il risultato sarà l’eliminazione della presenza cristiana da quest’area e forse in futuro anche dall’intero Paese». Così afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Laurent Birfuoré Dabiré, vescovo di Dori, dopo l’ennesimo attacco anticristiano avvenuto in Burkina Faso.La violenza si è verificata il 27 giugno, ma soltanto nelle ultime ore si è diffusa la notizia. «È accaduto nella vicina diocesi di Ouahigouya – racconta il presule – mentre gli abitanti del villaggio di Bani si erano radunati per parlare tra loro. I fondamentalisti sono arrivati ed hanno costretto tutti i presenti a sdraiarsi per terra. Li hanno perquisiti. Quattro di loro indossavano delle croci. Li hanno uccisi perché erano cristiani». Dopo il massacro gli estremisti hanno intimato agli altri abitanti che se non si fossero convertiti all’Islam, avrebbero ucciso anche loro.Si tratta del quinto attacco anticristiano avvenuto dall’inizio dell’anno nel nordest del Paese, con un bilancio di 20 cristiani uccisi. Le violenze hanno colpito le tre diocesi di Dori, Kaya e Ouahigouya. Monsignor Dabiré riferisce come l’azione dei fondamentalisti si sia intensificata a partire dal 2015. «Prima agivano soltanto nelle zone di frontiera con il Mali e con il Niger. Pian piano sono penetrati nell’interno colpendo l’esercito, i funzionari e la popolazione. Oggi il loro obiettivo sono i cristiani e credo che vogliano scatenare un conflitto interreligioso».Se inizialmente si credeva che gli estremisti fossero stranieri, con il tempo si è scoperto che tra di loro non mancano i burkinabé. «Ci sono giovani che si sono uniti ai jihadisti per mancanza di denaro, lavoro e prospettive, ma anche elementi radicalizzati che partecipano a tali movimenti perché li ritengono espressione della loro fede islamica».Intanto cresce sempre più la paura all’interno della comunità cristiana. «È dal 2015 che siamo sotto questa pioggia di violenze», afferma il presule nella cui diocesi il 17 marzo scorso è stato rapito un sacerdote, don Joël Yougbaré. «Ancora oggi non abbiamo sue notizie – aggiunge – Il livello di insicurezza aumenta costantemente e ci ha costretti perfino a ridurre le attività pastorali». Monsignor Dabiré spiega infatti che vi sono zone alle quali è ormai impossibile accedere e che è stato costretto anche a chiudere due parrocchie per proteggere i fedeli, i sacerdoti e le religiose.Tra tanta sofferenza, feriscono anche la mancata azione a difesa delle comunità cristiane e soprattutto l’aiuto offerto dall’estero ai jihadisti. «Le armi che usano non sono fabbricate in Africa. Hanno fucili, mitragliatrici e tante munizioni, più di quante ne abbia a disposizione l’esercito burkinabé. Quando arrivano nei villaggi sparano per ore. Chi fornisce loro queste risorse? Se non avessero un sostegno dall’esterno si fermerebbero. Ecco perché mi rivolgo alle autorità internazionali. Chi ha il potere di farlo, ponga fine a queste violenze».

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Il Papa invita a pregare per i cristiani perseguitati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

L’intenzione di preghiera del Santo Padre per il mese di marzo è dedicata ai cristiani che soffrono a causa della propria fede, come annuncia lo stesso Pontefice in un video prodotto dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa in collaborazione con la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.«Forse sembrerà difficile da credere – esordisce Papa Francesco nel videomessaggio – ma oggi ci sono più martiri che nei primi secoli. Sono perseguitati perché dicono la verità e annunciano Gesù Cristo a questa società». Come documentato anche dal recente Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo, in molte parti del mondo farsi il segno della croce, andare a messa la domenica o recitare il rosario significa rischiare la propria vita, essere assassinati, lapidati o finire in campi di lavoro forzato.«Questo avviene – nota il Papa – in particolare laddove la libertà religiosa non è garantita. Ma anche in Paesi che in teoria e sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani».Il 2019 è iniziato con un attentato durante una Messa nella cattedrale di Jolo, nelle Filippine, che è costato la vita a 23 persone. L’anno scorso nel mondo sono stati assassinati 40 missionari, 35 dei quali erano sacerdoti, come Blaise Mada e Célestine Ngoumbango massacrati il 15 novembre insieme a 80 fedeli nel campo profughi di Alindao.
Non bisogna poi dimenticare Asia Bibi, la madre pachistana che è stata condannata a morte con l’accusa di blasfemia e che è stata liberata dal carcere solo dopo 9 anni. Si stima che oltre 25 cristiani siano attualmente in carcere in Pakistan con le stesse accuse.Anche i cristiani copti in Egitto soffrono persecuzione. Tutti ricordiamo le immagini dei 21 egiziani decapitati in Libia nel 2015. Ma non mancano altri episodi ignorati dall’opinione pubblica, come l’uccisione di pellegrini copti in due attacchi a Minya avvenuti nel 2017 e nel 2018.Vi sono migliaia di casi di persecuzione e discriminazione che passano inosservati perché non vengono segnalati dai media. Secondo il Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo, il Cristianesimo è la religione più perseguitata al mondo. Questo fondamentale diritto umano è gravemente minacciato in 38 Paesi; 21 dei quali sono addirittura classificati come paesi in cui si verifica la persecuzione.ACS è grata al Santo Padre per il suo messaggio e in questo mese di marzo si unisce in particolar modo a lui pregando per questa particolare intenzione. «Preghiamo per le comunità cristiane, in particolare quelle che sono perseguitate, perché sentano la vicinanza di Cristo e perché i loro diritti siano riconosciuti».

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In Pakistan vi sono attualmente 187 cristiani detenuti in carcere per blasfemia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Quasi 200 casi come quello di Asia Bibi di cui nessuno parla. . Così riferisce Cecil Shane Chaudhry, direttore esecutivo della Commissione Nazionale Giustizia e Pace pachistana (Ncjp), ad una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre in visita nel Paese asiatico. Se la vicenda giudiziaria della madre cristiana si è definitivamente conclusa il 29 gennaio scorso, per tanti altri suoi fratelli nella fede non è così.Con “legge antiblasfemia” si intendono principalmente due commi dell’articolo 295 del codice penale pachistano (i commi B e C). L’articolo 295B prevede l’ergastolo per chi profana il Corano, e il 295C la pena di morte per chi insulta il Profeta Maometto.«La legge anti-blasfemia è un potente strumento nelle mani dei fondamentalisti e ai danni delle minoranze, spesso usato impropriamente per vendette personali – aggiunge Chaudhry – E quando viene accusato un cristiano è tutta la comunità a pagarne le conseguenze».È esattamente quanto è successo nel marzo 2013 nel quartiere cristiano di Joseph Colony a Lahore, dopo che il giovane cristiano Sawan Masih è stato accusato di aver insultato Maometto. «Il 9 marzo, dopo la preghiera del venerdì una folla di tremila musulmani ha dato fuoco all’intero quartiere distruggendo quasi 300 abitazioni e due chiese», racconta ad ACS padre Emmanuel Yousaf, presidente dell’Ncjp durante una visita all’insediamento che oggi è stato ricostruito grazie agli aiuti del governo e restituito alle famiglie cristiane.Ma se gli 83 uomini ritenuti colpevoli del rogo sono stati tutti liberati, Sawan Masih è stato condannato a morte nel 2014 e attende ancora oggi il processo di appello. «Le udienze vengono continuamente rinviate – spiega ad ACS l’avvocato Tahir Bashir – L’ultima era stata fissata per il 28 gennaio scorso, ma il giudice non si è presentato. Ora una nuova udienza è fissata per il 27 febbraio».Come per Asia Bibi, anche per Sawan non mancano delle irregolarità. La denuncia è stata presentata da un suo amico musulmano, Shahid Imran, in seguito ad una lite. Ma soltanto due giorni dopo sono stati presentati due testimoni che in realtà non erano presenti al momento delle presunte offese a Maometto. «Le accuse a Sawan sono strumentali – spiega padre Yousaf ad ACS – in realtà il vero scopo era di cacciare i cristiani da questo quartiere, che è piuttosto ambito perché vicino a fabbriche siderurgiche».Intanto, da quasi sei anni, la moglie di Sawan, Sobia, cresce da sola i loro tre figli. «Non so perché abbiano incolpato mio marito – dice ad ACS – so soltanto che l’uomo che lo accusa era un suo amico con il quale aveva litigato. Sawan è innocente!».

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I cristiani indonesiani sotto attacco degli integralisti islamici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

«Non vi era mai stato un simile attacco a Surabaya. I cristiani indonesiani sono disperati e terrorizzati, ma io ho detto ai miei fedeli di non avere paura. È proprio questo quello che vogliono i terroristi, spaventarci». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang, la cui provincia ecclesiastica comprende la diocesi di Surabaya.Il presule ha raccontato la reazione della comunità cristiana locale dopo i drammatici attacchi kamikaze che ieri hanno colpito tre chiese, una cattolica e due protestanti. Le vittime accertate sono finora 11, di cui tre cattolici. L’attentato rivendicato da Isis è stato con molta probabilità compiuto da islamisti appartenenti ad una stessa famiglia, da poco rientrati dalla Siria. «Purtroppo in Indonesia vediamo sempre più espandersi il raggio di azione dei fondamentalisti. Isis in special modo ha numerosi sostenitori su tutto il territorio nazionale e in particolare nell’isola di Giava, dove si trovano Surabaya e Semarang. La situazione può anche sembrare calma in alcuni momenti, ma poi all’improvviso si verificano degli attacchi, proprio come successo ieri».A causa del pericolo di nuovi attentati, le Chiese hanno chiesto ai loro fedeli di fare attenzione se durante le funzioni vedono persone che normalmente non frequentano quella parrocchia. Inoltre diverse chiese hanno intenzione di dotarsi di videocamere di sicurezza. «I nostri fedeli hanno paura ma noi pastori li invitiamo costantemente alla calma. I terroristi vogliono spaventarci, ma noi dobbiamo rimanere sereni e pregare affinché Dio converta i loro cuori», ha affermato monsignor Rubiyatmoko.L’unico dato positivo di questa drammatica situazione sono la solidarietà mostrata dalla locale comunità islamica e in genere il miglioramento dei rapporti interreligiosi. «Ieri, accanto all’arcivescovado, cristiani, musulmani, induisti e buddisti si sono riuniti per pregare assieme e lo stesso è successo anche a Giacarta».Il presule ha infine lanciato un appello alla comunità cattolica italiana: «Pregate per noi indonesiani, e soprattutto per noi cristiani, stiamo affrontando un momento estremamente difficile perché vi sono tanti terroristi che lavorano nell’ombra e vogliono spaventarci. Pregate per noi, affinché possiamo avere una vita tranquilla».

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Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Castel Gandolfo (RM) dal 19 al 22 aprile 2018. Se ne parlerà sabato 21 aprile dalle ore 16 alle ore 19, nel corso dell’evento “Insieme per dare speranza. Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità”, promosso dal Movimento dei Focolari, che vedrà la partecipazione di circa 600 persone da 23 nazioni, di fede cristiana e musulmana.
In un contesto sociale segnato, soprattutto in Occidente, dalla paura del diverso, dal pregiudizio e dalla diffidenza che erige muri e da una narrativa che alimenta lo scontro e la separazione, la testimonianza di un impegno condiviso fra cristiani e musulmani uniti per la pace, la solidarietà, lo sviluppo, l’armonia fra persone di fedi, culture e tradizioni diverse, lancia un messaggio controcorrente e getta semi di speranza.
Vivere insieme nella concordia, nel rispetto, nella solidarietà e nella pace si può. E anche lavorare insieme è possibile, condividere obiettivi comuni e cooperare per raggiungerli, senza indebolire la propria identità e il proprio patrimonio di valori, ma nel confronto leale e schietto rafforzando la conoscenza reciproca e il rispetto, privilegiando ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
Un cammino che viene sollecitato dal carisma dell’unità di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, e che in esso trova la sua spinta propulsiva. Nel suo discorso nella Moschea Malcolm X di Harlem (New York), il 18 maggio 1997, Chiara, che stringeva con l’Imam Wallace Deen Mohammed e con la comunità mussulmana presente un patto per lavorare insieme per la pace e l’unità, disse: “Ho sperimentato qui una profonda fraternità. È qualcosa di straordinariamente bello che non può essere che opera di Dio. Egli ci ha fatto veramente una sola famiglia per i suoi piani”. E sui fondamenti di questo cammino di comunione spiegò: “La benevolenza, la compassione, o almeno la non violenza, sono presenti in varie religioni. È comune a quasi tutte, anche se con versioni diverse, la cosiddetta Regola d’oro: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Basta questa Regola d’oro per garantire il nostro legame d’amore con ogni prossimo, e basterebbe quest’amore per comporre l’umanità in una sola famiglia”.
Nel solco di quella esperienza e delle iniziative per il dialogo islamo-cristiano che nacquero in vari Paesi, l’incontro prossimo a Castel Gandolfo vuole essere un nuovo passo nel cammino verso la fraternità universale, un segno di speranza per l’umanità.
“L’educazione religiosa è attenzione alla pace”, afferma Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI) e presidente del Cipax, che sarà presente al convegno. “In questa prospettiva non ci deve essere separazione ma solidarietà, collaborazione, unità tra gli uomini di diverse fedi che sono chiamati a lavorare insieme per il bene comune dell’umanità, a servire tutti senza distinzione”.
Per il teologo Piero Coda, Preside dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano (FI): “Il disegno di Dio sull’umanità è un disegno di pace, di amore e di unità” e “in tutte le religioni è insita una vocazione alla pace”. E ancora: “questa via del dialogo è la via maestra per essere fedeli al messaggio di Gesù e per contribuire all’unità della famiglia umana”.
In questo spazio aperto interverranno tra gli altri Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, il Cardinal Jean-Louis Pierre Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Abdullah el Radwan, Responsabile del Centro Islamico Culturale d’Italia, Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente UCOII, Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia, Mohammad Shomali, direttore del Centro islamico di Londra. Numerose le esperienze di dialogo e collaborazione feconda che saranno raccontate in questo spazio, come frammenti di unità da moltiplicare.

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“Ebrei e Cristiani in Democrazia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Roma mercoledì 11 aprile 2018 alle 18,00 presso la Pontificia Università Gregoriana in occasione della XVII Conferenza Annuale Brenninkmeijer-Werhahn, il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici presenta l’evento “Ebrei e Cristiani in Democrazia”.
«In questo periodo in cui assistiamo alla crescente influenza degli estremismi e dei fondamentalismi religiosi e in cui il concetto stesso di democrazia viene messo in discussione, non sarebbe forse opportuno osservare insieme i potenziali attriti tra i valori religiosi e la democrazia ed esplorare come questi due concetti possano, si spera, sostenersi reciprocamente?», suggerisce P. Etienne Vetö della comunità ecumenica Chemin Neuf, nominato direttore del Centro Bea nel settembre 2017. «Il tema provocatorio della conferenza è stato proposto direttamente dal Prof. Menahem Ben-Sasson, che stimolerà le nostre riflessioni grazie alla sua solida e diversificata esperienza». Ben-Sasson, studioso e politico israeliano, ex membro della Knesset, attualmente Cancelliere dell’Università Ebraica di Gerusalemme, esplorerà “Uno Stato Ebraico e Democratico – possono queste dimensioni vivere in armonia? Una prospettiva storico-costituzionale”.E dalla prospettiva cristiana, lo storico Prof. Alberto Melloni dell’Università di Modena-Reggio Emilia, titolare della cattedra UNESCO per il pluralismo e la pace religiosa, proseguirà con “Dal mito della cristianità alla Chiesa pellegrina – Il cattolicesimo davanti alle democrazie”. «Siamo più forti insieme che da soli quando messi di fronte a questi interrogativi. È un privilegio essere al servizio del dialogo ebraico-cristiano, un dialogo vero e fraterno che promuove la comprensione e il rispetto reciproci», conclude P. Vetö.

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La Settimana Santa pensando ai martiri cristiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

«Il martirio di mio fratello rappresenta, ancor più nella Settimana Santa, un messaggio per tutti, credenti e non, un messaggio di speranza che testimonia la forza della fede e al tempo stesso la speranza». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Roseline Hamel, sorella di padre Jacques, il sacerdote 86enne brutalmente ucciso da due estremisti islamici il 26 luglio 2016 a Saint-Étienne-du-Rouvray in Francia. Il sacerdote è stato recentemente ricordato da ACS nell’ambito dell’evento Colosseo Rosso, e Roseline ha voluto espressamente ringraziare la Fondazione pontificia. «Sapere di questo evento ha suscitato in me un’emozione fortissima, vi ringrazio davvero di cuore. A tutti i martiri va reso omaggio, ma quanti sono stati uccisi in odio alla fede, meritano ancor più il nostro rispetto. In loro vi è infatti qualcosa di sacro impossibile da ignorare, anche per chi non crede».
L’uccisione di padre Hamel ha scioccato il mondo intero e in particolare l’Europa trovando, a differenza di altri casi di persecuzione, ampio spazio nei media francesi e internazionali. «Nessuno ha potuto rimanere impassibile di fronte al martirio di quest’uomo di fede che fino all’ultimo respiro ha pregato per la pace e comunicato appassionatamente la Parola di Dio». Roseline nota inoltre come in questo anno e mezzo, numerose persone abbiano reso omaggio a suo fratello, visitando la piccola chiesa di Santo Stefano. «Abbiamo sentito il sostegno e il conforto di migliaia di persone», afferma la Signora Hamel, ritenendo la reazione all’uccisione del fratello, una prova del fatto che la libertà religiosa non è ancora in pericolo in Europa. «Al tempo stesso, però, è necessario rimanere vigili. Provo una certa inquietudine a sapere che parte della nuova generazione non conosce l’esempio dei nostri martiri. Sono ragazzi fragili e confusi dalla società del consumismo che possono facilmente essere corrotti».
Se molti giovani possono trovare ispirazione e salvezza nel sacrifico estremo offerto da padre Jacques, è perfino maggiore l’insegnamento che possono trarvi quanti si preparano ad intraprendere o hanno appena intrapreso la via del sacerdozio. «La vita stessa di mio fratello, gli oltre 60 di vita sacerdotale interamente dedicati ai suoi parrocchiani, rappresentano una grande lezione per i giovani sacerdoti e i seminaristi. Pur non essendo chiamati al martirio, dovranno avere la forza di rimettere nelle mani di Dio tutte le loro difficoltà, aiutando l’intera società e in particolar modo quei loro coetanei che hanno perso il giusto orientamento».

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Incontro con Lidia Maggi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

lidia maggiRoma Giovedì 25 gennaio 2018 • ore 18.30 Libreria Paoline Multimedia International – Via del Mascherino, 94 in occasione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, la Libreria Paoline Multimedia International organizza un incontro con la teologa e pastora battista Lidia Maggi, a partire dal libro Fare strada con le Scritture. Introduce e modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.
È possibile individuare un filo rosso che emerga dalle trame plurali della narrazione biblica? Ne è convinta Lidia Maggi teologa, pastora battista nota e apprezzata sia nel mondo cattolico che protestante. Nel suo nuovo libro Fare strada con le Scritture, la Maggi propone il “camminare” quale tema unificante della storia raccontata nella Bibbia. Un cammino che coinvolge non solo gli attori umani, ma anche il protagonista divino: un Dio mobile, che fuoriesce dalle stanze separate e inaccessibili, in cui l’immaginario religioso di sempre l’ha collocato. Per camminare in una storia che, nel suo continuo sbandare, domanda salvezza.
Una mossa imprevedibile, che mette sottosopra il pensiero umano sul divino. E che può essere narrata solo da parole in movimento, da narrazioni plurali, che adoperano i tanti linguaggi e i molteplici modi a cui ricorre la lingua umana, quasi arrancando dietro il fondo della realtà, solo intravvedendo il suo mistero.Scrive l’autrice: “Parole in cammino. Come quelle udite dai due di Emmaus, incamminati sulla strada di ritorno, delusi per le attese frustrate. Proprio in quel non-cammino di passi dettati dalla disperazione giunge, inaspettata, la Parola capace di smuovere, di far cambiare la rotta. Non parola di giudizio, ma parola che interroga, ascolta, accompagna e riaccende passioni. Parola che sa parlare nel tempo della crisi, quando il cammino si interrompe e la meta scompare dall’orizzonte. Sussurrata a chi è stanco e affaticato. Parole che camminano, non parole già arrivate. Fiduciose in una meta ancora sconosciuta. E in un compagno di strada ritenuto immobile e che, a sorpresa, ci raggiunge proprio là dove il nostro piede indugia e le gambe cedono”.Il testo, come tutti quelli della Maggi, ha un’andatura brillante, un taglio esistenziale ed è sempre fonte di stimoli per la ricerca e la riflessione personale o di gruppo.(foto. lidia maggi)

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Cristiani egiziani: vittime ma anche strumento della missione cristiana

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

alessandriaAlessandria (Egitto) «Gli attentati a Tanta, Alessandria e Minya e l’uccisione dei 21 copti in Libia hanno spinto in molti a convertirsi all’idea del Cristianesimo», così il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak nel corso di una conferenza organizzata questa mattina a Roma presso l’Associazione Stampa estera. «Ciò dimostra che in Egitto i copti non sono soltanto vittime di attacchi, ma anche strumento della missione cristiana».Il leader della Chiesa copto-cattolica egiziana ha riferito di come i copti abbiano mostrato, anche dopo gli ultimi drammatici avvenimenti, una fede incrollabile. Tuttavia la paura spinge alcuni a lasciare il Paese.Il patriarca ha poi descritto l’attuale situazione nel Paese, per il quale non esistono statistiche ufficiali relative alle minoranze cristiane. «È per evitare problemi con i fondamentalisti», ha affermato notando come in Egitto i cristiani soffrano discriminazione anche a livello lavorativo. La Chiesa è fortemente impegnata in ambito sociale ed educativo. «Gestiamo scuole, ospedali e programmi di promozione delle dignità della donna. Sfortunatamente negli ultimi anni ci hanno permesso di aprire soltanto sei delle nostre scuole, che invece potrebbero contribuire in modo determinante a quel cambiamento profondo del sistema educativo di cui oggi abbiamo davvero bisogno».
A proposito dei rapporti con la Chiesa copta ortodossa, il prelato ha parlato dell’ottima relazione con il Papa Tawadros II, sottolineando tuttavia che «una parte del clero continua a coltivare un senso di rifiuto dell’altro» e che non si è ancora risolto – come invece auspicato durante la recente visita di Papa Francesco in Egitto – il problema dei “ribattesimi”. In molti casi, infatti, la Chiesa ortodossa continua ad imporre il proprio battesimo ai cattolici che intendono sposare un fedele ortodosso oppure essere padrino o madrina ad un battesimo ortodosso.In Egitto i cristiani combattono ancora oggi contro il fondamentalismo, che ha permeato istituzioni come l’Università di al-Azhar, principale centro d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita. «Un tempo vi uscivano molti pensatori liberi, liberi di pensare e criticare anche la stessa Istituzione religiosa – ha detto il patriarca Sidrak – ma oggi vi sono degli elementi estremisti al suo interno. Al Azhar è un ateneo con studenti che provengono da tutto il mondo ed è necessario che si apra anche ad altre fedi. C’è bisogno di un cambiamento del pensiero religioso».

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Il genocidio dei diversi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

sinagoga romaOgni volta le pagine della storia grondano di sangue innocente. Penso ai cristiani dati in pasto ai leoni nell’antica Roma, ai bambini handicappati che gli spartani buttavano dalla rupe. Penso alla polizia etnica serba ai danni dei kosovari, alla caccia e alla morte di milioni di ebrei nella civile ed evoluta Germania, alle leggi razziali fasciste, alle migliaia di bambini ebrei che in Francia alcuni funzionari del governo, del maresciallo Pétain, alleato con i nazisti, nella seconda guerra mondiale, denunciavano e mandavano a morire nelle camere a gas. E ancora gli zingari e i disabili e a guerra finita, nel 1945, i nazisti continuavano a trucidare gli ebrei ungheresi che sino a quel momento erano stati dimenticati o se vogliamo risparmiati. E’ stata una mattanza senza soluzione di continuità. Tutti, possiamo dire, ci hanno intinto il pane e ancora oggi i rigurgiti, di tanta bieca violenza, si avvertono qua e là in manifestazioni antisemite, razziste che fanno vittime di ogni genere anche per ragioni religiose tra cristiani e musulmani, tra musulmani ed induisti, tra integralisti musulmani colpevoli di essere sciiti o sunniti. E’ la prova provata che nemmeno le democrazie occidentali oggi restano immuni da questo veleno sottile che s’insinua nelle loro viscere e le rende altrettanto esposte a revanscismi di natura razzista. Perché ancora oggi pregare in una moschea, o in una cattedrale cristiana o in una sinagoga o in un tempio indù fa la differenza e la distinzione nel radicamento della cultura del diverso, dell’esclusivo, del fedele in opposizione all’infedele?
Perché ancora oggi le logiche del consumismo impongono la figura di un essere umano vincente, di una figura super agiata, se non ricca, dai natali doc e si volgono cinici per una selezione della razza che ha tanto il sapore del razzismo nel nome del diverso, dell’escluso, del povero, dell’emarginato. Se noi non superiamo questi limiti di natura religiosa e laica che danno la misura dei nostri egoismi, è difficile poterci considerare costruttori di pace, di fraternità e di solidarietà universale. (Riccardo Alfonso)

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Ere nouvelle

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

la Moschea di Forte Antenne, Roma

la Moschea di Forte Antenne, Roma

Mentre i cattolici e i cristiani in generale hanno impiegato oltre un secolo per imporre una loro cultura che abbandonasse la tradizione legittima, per imboccare la strada dei nuovi ideali sociali e politici, il mondo arabo e il suo braccio religioso, espresso dall’islamismo, stenta a riconoscere un ruolo guida della Fede che sappia contemperare le esigenze laicistiche del suo mondo e di quello vicino. E tutto questo s’impone come esigenza temporale nel breve tratto di alcuni lustri. Forse il disagio proviene dalle tante scuole islamiche che sono fiorite e che presentano aspetti contraddittori tra di loro nell’interpretazione degli insegnamenti maomettani espressi in nome di Allah. E’ mancato, in pratica, un passaggio fondante, un legame più critico e dialettico tra democrazia e islamismo, superando l’assetto capitalistico e rifiutando il materialismo socialista. La nuova strada del laicismo musulmano è, infatti, tutta da percorrere. Oggi esiste una contraddizione di fondo tra chi governa i paesi islamici con la sola idea di arricchimenti personali a scapito del popolo e di chi vuole una ridistribuzione delle ricchezze derivanti dagli introiti del petrolio affinché possano beneficiarne in primo luogo gli autoctoni.
Persino l’integralismo islamico cerca un compromesso con i corrotti e i corruttori indicando un nemico esterno invece di individuarlo tra le dittature esistenti e i loro tentativi di corruzione per garantirsi una sopravvivenza a fronte di un disagio diffuso da parte delle masse. Se non si esce da questa situazione, possiamo solo aspettarci un’irrazionale esportazione dell’integralismo teso a scoraggiare le alleanze occidentali, con i governi islamici corrotti, con la forza del terrore. (Riccardo Alfonso)

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«I bambini cristiani nei campi profughi sudanesi sono costretti a recitare le preghiere islamiche per ricevere il cibo»

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

sud sudanÈ quanto denuncia ad Aiuto alla Chiesa che Soffre una fonte in loco che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima. Attualmente si stima che vi siano 700mila cristiani sudsudanesi rifugiati in Sudan, la maggior parte dei quali alloggia nei campi profughi. «Sono confinati in quei luoghi – continua la fonte – perché il governo non permette loro di andare più a nord e raggiungere le città». All’interno dei campi le condizioni sono invivibili e il cibo offerto dal governo insufficiente. La quantità fornita mensilmente alle famiglie dura a malapena per due settimane, perché, secondo la fonte di ACS, gli aiuti delle Nazioni Unite vengono in larga parte trafugati e poi venduti al mercato, spesso con ancora ben visibile il logo dell’agenzia Onu che li ha donati.Il governo impedisce alle organizzazioni umanitarie di vigilare sulla distribuzione degli aiuti e non permette alle associazioni legate alla Chiesa di offrire alcun sostegno ai rifugiati. All’interno dei campi i rifugiati cristiani, bambini inclusi, si trovano ad affrontare non soltanto la miseria, ma anche la discriminazione e la persecuzione. «Una piaga purtroppo diffusa in tutto il Paese – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – Nel Sudan guidato dal regime islamista di Omar al Bashir, in cui vige la sharia islamica, la persecuzione anticristiana ha raggiunto livelli gravissimi». Oltre a doversi conformare ai costumi islamici – continuano i casi di donne cristiane arrestate per “abbigliamento indecente” – negli ultimi mesi i cristiani hanno dovuto sopportare anche la demolizione di alcune chiese. «E molte altre rischiano di essere abbattute – continua Monteduro – La motivazione addotta da Khartoum è violazione dei piani regolatori, ma è ben noto l’intento di al-Bashir di eliminare la presenza cristiana dal Paese».

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Perseguitati cristiani in Corea del Nord

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

Kim Jong-UnEssendo scontati l’indignazione e l’allarme per le minacce poste dal regime di Kim Jong-Un, va ricordato quel che oggi larga parte dei media trascurano: l’ultimo Rapporto ACS sulla Libertà Religiosa documenta quanto la Corea del Nord sia l’esempio più cruento di Stato-persecutore; la scheda completa è consultabile cliccando qui. Ogni cristiano, o persona con antenati cristiani, è di norma inserito nella classe “ostile”, l’ultima delle tre categorie sociali individuate in base alla fedeltà al regime: tale appartenenza religiosa è infatti recepita come vicinanza ai nemici occidentali.
Nei campi di lavoro un numero enorme di detenuti è rappresentato da cristiani imprigionati per aver avuto con sé una Bibbia o per aver organizzato incontri di preghiera. Sin dal 2014 la Commissione d’inchiesta ONU sulla Corea del Nord ha denunciato le «indicibili atrocità» di cui si è macchiato il regime, e fra di esse vi è la feroce persecuzione religiosa. Cittadini stranieri, tra cui diversi missionari, sono reclusi in Corea del Nord per il loro impegno in attività religiose e umanitarie. Fonti autorevoli riferiscono di aborti forzati, privazione di cibo e casi di crocifissioni ai danni dei nostri fratelli nella fede.
La minaccia nord-coreana non è solo quella degli ordigni ad altissimo potenziale, capaci di mettere a rischio la sicurezza delle altre nazioni. La minaccia è pure quella – nascosta ma non per questo meno letale -, della più crudele, violenta ed estesa persecuzione, soprattutto religiosa.
Alle conseguenze concrete di uno degli ultimi brandelli di un’ideologia uguale a quelle che hanno insanguinato il XX secolo non si risponde con una pubblica reazione “settoriale” e interessata, mirata alla pur importante neutralizzazione delle bombe. L’Occidente si mostrerà degno della sua storia se saprà valutare con lo stesso metro quel che in Corea del Nord viene fatto a ogni singolo perseguitato per quella fede che ha dato e continua a fornire vita alle maggiori comunità politiche mondiali.

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Il cattolicesimo e più in generale il mondo cristiano di fronte alle sfide della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

giovanni paolo II temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove sfide di “frontiera” della genetica. La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non diciamo, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione. Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che concedendo qualcosa si finisca con far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi. Ma è anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni si sono fatta che la religione è sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in considerazione di ciò, non accetta il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo l’ha compiuto Giovanni Paolo II ed in una certa misura i suoi predecessori e l’attuale papa l’hanno compiuto sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti delle altre professioni cristiane, ma è ancora poco se vogliamo dare una nuova visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente. Non diciamo, quindi, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggeriamo che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Assalto a pullman di copti in Egitto: 23 morti, 25 feriti. Fermiamo il massacro dei cristiani

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

cairoLa Comunità di Sant’Egidio si stringe attorno alla Chiesa Copta di Egitto, colpita da un nuovo, disumano, attacco, che ha provocato decine vittime, tra cui molti bambini. E’ davvero l’espressione di una violenza cieca che ha come unico suo obiettivo seminare terrore e morte. Si trattava di pellegrini che pacificamente si dirigevano verso il santuario di Menyah, a sud della Capitale, semplici famiglie di fedeli. Come nella domenica delle Palme ad Alessandria e Tanta, come nel dicembre scorso al Cairo, sono state uccise persone innocenti e inermi, solo perché cristiane. In questo momento di dolore manifestiamo tutta la nostra vicinanza al patriarca Tawadros II e a tutta la sua Chiesa, radicata in quella terra dagli inizi del cristianesimo e parte integrante, a pieno titolo, della nazione egiziana. Occorre, in questo difficilissimo passaggio storico, non lasciare soli i copti egiziani, far sentire la solidarietà di tutte le Chiese e dei credenti di tutte le religioni e percorrere ogni strada possibile per uscire al più presto da questa terribile spirale di violenza.

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Camminando Insieme: Cristiani sulla via verso l’unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

castelgandolfoCastel Gandolfo (Roma) 9 – 13 maggio 2017 settimana Ecumenica promossa dai Focolari con la partecipazione di circa 700 cristiani di 70 Chiese e Comunità ecclesiali.
Questa 59° Settimana Ecumenica vuole essere anche espressione del rinnovato impegno ecumenico dei Focolari espresso nella recente Dichiarazione di Ottmaring, che esplicita anche una promessa: fare tutto il possibile «affinché le nostre attività, iniziative e riunioni, a livello internazionale e specialmente locale, siano sostanziate di questo atteggiamento aperto e fraterno tra i cristiani… affidando a Dio il cammino delle nostre Chiese affinché si accelerino i passi verso la celebrazione comune nell’unico calice».
Un momento particolare sarà affidato a S.E. Gennadios Zervos, Metropolita d’Italia e di Malta, del Patriarcato di Costantinopoli, sul tema: “50 anni dal primo incontro di due protagonisti del dialogo: Patriarca ecumenico Athenagoras I e Chiara Lubich”.
Il programma prevede anche la partecipazione all’udienza generale con Papa Francesco in Piazza San Pietro, la visita alle Basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura, e la preghiera comune nelle catacombe di S. Domitilla e S. Sebastiano. «L’unità fra le Chiese ha bisogno di eroi, eroi nella fede, eroi davanti alla storia, ha bisogno di eroi nella spiritualità che hanno uno spirito umile», sono parole di Papa Tawadros II ad Alessandria (Egitto), durante la prima giornata dell’amicizia fra la Chiesa Copta Ortodossa e la Chiesa Cattolica, nel 2015. E Papa Francesco, nel suo recente viaggio al Cairo, ne fa eco: «Al cospetto del Signore, che ci desidera “perfetti nell’unità” non è più possibile nasconderci dietro i pretesti di divergenze interpretative e nemmeno dietro secoli di storia e di tradizioni che ci hanno reso estranei», e invoca la «comunione già effettiva che cresce ogni giorno», i frutti misteriosi e quanto mai attuali di «un vero e proprio ecumenismo del sangue», l’importanza di «un ecumenismo che si fa in cammino… Non esiste un ecumenismo statico». Questa è anche la convinzione di cristiani di molte Chiese, animati dalla spiritualità dell’unità dei Focolari, sulla base di un’esperienza portata avanti da qualche decennio.

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Cristiani e cittadini d’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

vaticanoRoma Il 24 marzo, vigilia della ricorrenza, vengono ricevuti da papa Francesco i capi di stato e di governo che convergono a Roma in occasione del 60º anniversario dei Trattati di Roma. La sera dello stesso giorno, alle 19:30, tra le molte iniziative in programma in quelle giornate, “Insieme per l’Europa” promuove una Veglia di preghiera ecumenica presso la basilica dei Santi Apostoli, nei pressi del Campidoglio.
Intervengono il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Gerhard Pross, attuale moderatore di “Insieme per l’Europa”. La celebrazione è animata da un coro ortodosso e da un altro composto per l’occasione dai Movimenti e Comunità di “Insieme per l’Europa” presenti a Roma. Una Veglia replicata, con identici obiettivi, in altre 34 città europee, da Lisbona a Szeged, da Bruxelles a Matera. Scopo dell’iniziativa è quello di testimoniare che comunione, riconciliazione e unità sono possibili tra i popoli del continente. Lo dimostra il cammino compiuto dal dopoguerra ad oggi, con le molte realtà sorte a livello europeo, impensabili per secoli e apportatrici di pace, di visione di un destino comune e di prosperità. Ne è testimonianza anche “Insieme per l’Europa”, rete di Comunità e Movimenti cristiani di varie Chiese – oltre 300 diffusi in tutto il continente – che, variegati come lo sono le culture, le lingue e le regioni dell’Europa, si rapportano nel rispetto delle diversità e agiscono per scopi condivisi, apportando il contributo del proprio carisma. Tra questi il Movimento dei Focolari, che assieme ad altri ne è promotore fin dagli inizi.
Una testimonianza che è contemporaneamente cristiana e civile, e che vuole essere anche un contributo al dibattito in corso sul futuro dell’intero continente. In una tavola rotonda organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Movimento dei Focolari, Pasquale Ferrara, ambasciatore d’Italia in Algeria, ha sostenuto come oggi in Europa, più che parlare di riferimenti alle proprie radici cristiane, occorra produrre insieme «frutti cristiani». E presentare come parte della soluzione «la “regola d’oro”, che ci invita a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi». Tale regola – ha affermato Ferrara – «non è solo un valore etico, ma assume una dimensione politica, in quanto si tratta di ripensare la natura ed il carattere della comunità politica»[1].
“Insieme per l’Europa” appare uno dei soggetti capaci di interpretare questa dimensione, ispirando e motivando persone di diverse generazioni e comunità, appartenenti in maniera trasversale ai popoli dell’Europa, ad incarnare nel quotidiano i valori di giustizia, accoglienza, pace. Un tassello per mettere in piedi quella «Europa famiglia di popoli» che, nelle parole di papa Francesco al conferimento del Premio Carlo Magno, è «capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare.

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ACS a Notre-Dame di Parigi per i Cristiani perseguitati

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

notre-dameParigi venerdì 24 marzo ore 18,15 ACS organizza a Parigi un nuovo grande evento per attirare la pubblica attenzione sulla dura realtà della persecuzione anticristiana. ACS, Aide à l’Église en Détresse in Francia, presenta “La Notte dei Testimoni. Veglia di preghiera per i Cristiani perseguitati”. Il luogo prescelto è altamente simbolico: la Cattedrale di Notre-Dame. Dopo la celebrazione eucaristica (ore 18.15) inizierà la Veglia (ore 20 – 22) presieduta da Mons. Jérôme Beau, Vescovo ausiliare di Parigi, durante la quale si avvicenderanno diverse testimonianze: per il Niger Suor Marie-Catherine Kingbo, Fondatrice della Congregazione delle Serve di Cristo, per la Siria Padre Jacques Mourad, Membro della Comunità di Mar Moussa, per la Corea del Nord Padre Philippe Blot, Missionario della Società delle Missioni estere di Parigi. “La Corea del Nord mantiene il triste primato fra i Paesi che violano la libertà religiosa” commenta Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia. “Il diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione è quasi completamente negato. Il regime considera la diffusione del Cristianesimo come una minaccia particolarmente grave, per cui chi viene sorpreso nell’atto di compiere attività religiose subisce arresti, torture ed esecuzioni.”. Nel Niger il problema principale è il fondamentalismo islamico. “In questa nazione – prosegue Monteduro – Boko Haram sta espandendo costantemente il proprio raggio di azione. L’obiettivo della formazione terroristica è dar vita ad uno Stato islamico con la più rigida applicazione della sharia. Che dire infine della Siria? Proprio oggi ricorre il sesto anniversario dell’inizio della crisi (15 marzo 2011). Prima di essa i Cristiani erano circa un milione e mezzo, cioè il 10% della popolazione. Secondo una stima della Diocesi cattolica caldea di Aleppo, nel 2016 nell’intera Siria ne sono rimasti circa 500.000. Il restante milione ha abbandonato la nazione. Ad Aleppo prima della guerra erano circa 160.000; secondo una stima riferita a settembre 2016 ne sono rimasti circa 35.000, cioè oltre il 78% in meno rispetto al 2011. La situazione è ancora peggiore ad Homs, dove siamo passati da 40.000 Cristiani prima della guerra a 2.000 circa nel 2016: il 95% in meno rispetto al 2011!”. Per tutti questi motivi è necessario continuare nell’opera di sensibilizzazione. “Il fenomeno è gravemente sottovalutato. In Europa l’attenzione si desta solo quando si verifica qualche fatto di cronaca, ma una volta passato il clamore si ritorna alla consueta indifferenza. Per questa la nostra Fondazione organizza questi grandi eventi. Ora è la volta di Parigi, e la Cattedrale di Notre-Dame è il luogo più appropriato per lanciare questo drammatico messaggio”, conclude il Direttore di ACS-Italia.

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Card. Schönborn: non conosciamo numero dei martiri sotto i regimi comunisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 marzo 2017

pontificia università gregorianaRoma Mercoledì 8° marzo 2017, ore 17:30 – Aula Magna Pontificia Università Gregoriana – Piazza della Pilotta, 4. Il volume, a cui hanno collaborato una cinquantina di autori, sarà presentato mercoledì 8 marzo alle ore 17:30 presso l’Aula Magna della Gregoriana dal Cardinale Angelo Amato SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e da Mons. Tomo Vukšić, Ordinario militare in Bosnia ed Erzegovina. Sarà presente il Curatore della collana e il Coro della Chiesa di San Girolamo dei Croati di Roma.
«Sul numero preciso dei martiri nei paesi comunisti nessuna indicazione può essere fornita dagli storici, potendo solo darsi una cifra approssimativa». A scriverlo è il Cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, nella prefazione Testimoni della fede (ed. Gabrielli), un poderoso volume di 1.250 pagine dedicato alle esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista.«Il concetto alla base dell’opera – spiega il prof. Jan Mikrut, curatore dell’opera e docente presso il Dipartimento di Storia della Pontificia Università Gregoriana – non è presentare una raccolta di storie, ma analizzare le forme della persecuzione messe in atto a danno dei cristiani seguendo il destino di singoli e di gruppi».
«Il libro è dedicato a molte, grandi e spesso sconosciute figure di cristiani del XX secolo: tra loro molti sacerdoti e religiosi, perseguitati come “pericolosi oppositori” dei sistemi totalitari. Ma anche innumerevoli, coraggiosi laici si contano dopo la fine della Seconda guerra mondiale tra gli oppositori dei regimi comunisti».

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“Ad Aleppo la persecuzione contro i cristiani è evidente”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

suor-guadalupe“Ad Aleppo la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente”. Sono parole di Suor Maria Guadalupe de Rodrigo, missionaria argentina dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), che questa mattina ha incontrato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, nella sede romana della Fondazione pontificia. “Ero ad Aleppo per un periodo di riposo, e quando è scoppiata la guerra ho capito che Dio mi voleva lì per una nuova missione”, ha esordito la religiosa, che ha descritto una comunità cristiana ben diversa da quelle, spesso tiepide, che si incontrano in Europa. “Ad Aleppo non ci sono cristiani solo di nome, ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri. Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, e li preparano alla possibilità del martirio. I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita, ma non il Cielo.”. Suor Maria Guadalupe mette a nudo un pericoloso deficit di comprensione, tipico delle società europee, affermando che “il Medio Oriente non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa”. Sul conflitto in corso è perentoria: “Non è una guerra civile, ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani.”. Gli scenari descritti dalla religiosa fanno venire in mente le pagine più oscure del XX Secolo: “La persecuzione è aperta” ribadisce, e “che sia contro le minoranze è dimostrato anche dal fatto che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’Islam. I cosiddetti ribelli – precisa – sono in realtà terroristi jihadisti.”.
Non si può parlare solo di Aleppo Est, perché “nei quartieri cristiani di Aleppo Ovest la popolazione sperimenta quella che la gente chiama la “pioggia”, cioè razzi in grande quantità, “pioggia” che si intensifica in occasione delle feste cristiane. In città – prosegue – sono rimasti solo 25.000 cristiani.”. Tutta la città geme per l’embargo: “Non a caso i Vescovi locali ne hanno chiesto la rimozione, perché danneggia la popolazione.”. La sua testimonianza è anche un duro esame della coscienza europea: “I rifugiati siriani sono delusi dall’Europa. Pensavano di essere “in famiglia”, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici”, precisando tuttavia che “tali maltrattamenti provengono dai rifugiati islamici di nazionalità diversa dalla siriana, perché con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza.”. Questi cristiani siriani non vogliono essere rifugiati, al contrario “vogliono tornare in Siria”. Suor Guadalupe ha infine lanciato un appello ai cattolici italiani: “Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera, per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani”, ha concluso. (foto: suor guadalupe)

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