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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘cristo’

Cristo ovunque: il nuovo libro di Arnoldo Mosca Mondadori

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2021

“Il Cristo è ovunque./ È nelle ferite di ogni essere umano sulla terra. / Lui è venuto per salvare l’uomo, per guarirlo/ per questo il Cristo vive e respira in ogni ferita dell’umano”. Vive, respira e si muove, senza precludersi mete e direzioni: “Egli va dove nessuno va. Egli va nelle carceri, /egli va dall’uomo che sta per peccare, dall’uomo che sta peccando, dall’uomo che ha peccato, va nelle miserie dell’animo umano, nelle sue bassezze, nel suo buio, nella sua angoscia./ Va, non si ferma”. E ancora “…Così come va ad abitare la sofferenza di chi è stato calpestato dagli altri, nello stesso modo va nella ferita sconosciuta di chi sta calpestando./ Cristo è ovunque”. Cristo ovunque è il titolo del nuovo libro di Arnoldo Mosca Mondadori – poeta e saggista, autore di raccolte liriche e saggi a tema religioso, ministro straordinario dell’eucarestia – appena arrivato in libreria nella collana del “Pellicano rosso” della storica editrice Morcelliana (pagg. 96, euro 10). Questa volta – come si legge nella lapidaria avvertenza che apre queste pagine – il testo offerto ai lettori “è nato tra il 26 maggio e il 3 giugno 2021, dopo un’esperienza spirituale”. E di questa vorrebbe essere riverbero se non specchio, eco di parole e restituzione di immagini inimmaginabili, testimonianza e confessione. Dopo aver avvertito appunto, in essa, in questa sorta di epifania spirituale (“mistica” – se si preferisce – tendendo sempre il mistico a perseguire una comunione profonda con la Trascendenza), una Presenza carica di senso di compiutezza misericordiosa. Presenza che non riconosce spazi esclusivi, sgretola ogni muro o steccato, e che, assorbendo dimensioni di spazio e di tempo, invade ogni anima. Presenza che chiede di confrontarci con essa: cioè con l’assurdità di un Amore presente ma invisibile ai più, sollecito ma spesso misterioso da capire. Presenza che Mosca Mondadori consapevole della lezione di Hadewijch riversata nelle sue “Visioni” prova a fermare sulle pagine, tra realtà e ricerca di Assoluto, senza “aver la pretesa di sentire Dio”, piuttosto lasciando che “Dio si faccia sentire”, come direbbe la beghina di Anversa. E nel farsi sentire indichi dove sta. Manifestando il suo essere proprio nelle lacerazioni, negli squarci, nelle ferite apparentemente insanabili; là dove nessuno potrebbe immaginarlo.“Dio è presente là dove l’uomo vuole fuggire da se stesso./Dio è presente nel suo dolore, nella sua angoscia, nella sua solitudine, addirittura è presente nel terrore che un essere prova dopo aver commesso qualcosa di tremendo. Dio è lì”. Qualunque essere umano, il peggiore assassino “se avrà il coraggio di scendere in se stesso, troverà Cristo e il fuoco del suo amore, appostato dentro la sua ferita./ Da qui il Cristo salva l’essere umano/ Non per i meriti, non per le virtù, ma per l’umiltà con cui un essere umano si lascia guardare dal Suo Viso d’amore che muore per lui”, scrive Mosca Mondadori. Un libro il suo, come nuova stazione di un cammino spirituale, come sosta orante di un cercatore di Assoluto, dove l’ascolto diventa scrittura e si fa invito a cancellare parole come rancore non chiudendo gli occhi sulle ferite, anzi cercandovi la Presenza che lì si fissa. “Guardare Cristo nelle ferite dell’altro. Amare. Amare anche le ferite di colui che riteniamo nemico,/che riteniamo sia colpevole, e per cui proviamo rancore./ Cambio di sguardo. Guardare Cristo nelle sue ferite”. Ferite che come Lui sono ovunque. Appunto: Cristo ovunque.

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Arnoldo Mosca Mondadori: Cristo ovunque

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

MORCELLIANA pagine 96 prezzo in euro 10. «Egli è fermo dentro i luoghi oscuri della nostra anima così come è fermo sulla sua croce, e ama. Qualunque essere umano, il peggiore, colui che lo sta uccidendo, colui nel quale c’è la più grande cattiveria, se avrà il coraggio di scendere in se stesso, troverà Cristo e il fuoco del suo amore, appostato dentro la sua ferita. Da qui il Cristo salva l’essere umano. Non per i meriti, non per le virtù, ma per l’umiltà con cui un essere umano si lascia guardare dal Suo Viso d’amore che muore per lui». La nuova stazione di un cammino spirituale, dove l’ascolto diventa scrittura. ARNOLDO MOSCA MONDADORI lavora in ambito culturale e sociale. Per l’Editrice Morcelliana ricordiamo: La Seconda Intelligenza (2010); Cristo nelle costellazioni (2012); La lenta agonia della Beatitudine (2013); La rivoluzione eucaristica (2015); Imprigionati nella gloria (2017); Canto a Cristo (2018) e Il farmaco dell’Immortalità. Dialogo sulla vita e l’Eucaristia (con Monica Mondo, Scholé, 2019)

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Il tema della domenica: la fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

cristoMi è stata data l’opportunità di visionare on line un film sui Vangeli e le verità mai dette e comunicate per dimostrare la “menzogna” dettata da “una Chiesa che si allontana dalla parola di Gesù per appropriarsi del potere senza mai uscirne. Un film realizzato con spezzoni di scene avanzi scarti …proprio per dimostrare anche nel montaggio che chi soffre ha il senso creativo della vita e la speranza del futuro. Un dialogo tra Dio e lo stato attuale, lo stato della chiesa – lo stato religioso – il potere gli intrecci e soprattutto quanto hanno nascosto dei Vangeli. La realizzazione del film si basa su ricerche storiche che nessuno può negare a cominciare dal Gesù ebreo palestinese scuro moro e comunista … non biondo con gli occhi azzurri. Un testo un libro un dramma e la soluzione.” Che dire in proposito? Se parliamo di Dio diciamo che è irrilevato dagli uomini se non attraverso interposte persone considerate “speciali”. Si sa che esiste Dio non tanto dalla sua “fisicità” quanto dalle cose che la natura esprime. Come dire? Qualcuno deve aver pur inventato noi e il mondo che ci circonda e questo qualcuno lo chiamiamo Dio. Anche i messaggeri di questo Dio sono speciali da Abramo a Maometto, a Cristo e da Cristo ai santi e ai santi uomini e donne. Ma se vogliamo dare al nostro creatore un valore assoluto diciamo che è perfetto e che è sopra le nostre debolezze, i nostri vizi, le nostre tentazioni, avidità e quanto altro. E’ anche un Dio che ha sconfitto la legge del tempo, è eterno. E’ un requisito assoluto e unico per noi terrestri che siamo chiamati a nascere e a morire generazione dopo generazione. Solo nel regno dei cieli e a determinate condizioni è possibile sconfiggere la temporalità delle nostre esistenze. Sin qui il concetto può essere accettato sia dai credenti sia dai miscredenti. I distinguo e gli stessi conflitti vengono dopo. Di là della Bibbia dove ci imbattiamo in un Dio guerriero con gli angeli suoi generali che s’inseriscono nelle vicende umane correggendo quelle che ritengono delle storture, i Vangeli insegnano qualcosa di diverso. Gesù, ad esempio, non era un potente, ma solo un predicatore, umile ma fermo nei suoi principi. Ebbe la forza morale e il carisma di cacciare i mercanti che sostavano davanti al tempio ma non impose la sua divinità per sottrarsi al martirio. Dalla sua vita qual è l’insegnamento che ne deriva? Che gli uomini giusti sono le vittime designate per i malvagi, ma per i torturati vi è solo la speranza che va oltre la vita. In pratica ci insegna la rassegnazione ma non la rinuncia a testimoniare la propria fede e a sostenere le proprie idee. Oggi dovremmo maturare una terza fase della nostra religiosità nella quale l’impegno corale dovrebbe essere quello di estendere la fermezza, di là del monito ai mercanti del tempio, per costruire un modello di società nel quale la sacralità della vita si coniughi a quella del vivere assicurando ai nuovi venuti il diritto, di là dei natali, l’assistenza sanitaria, il lavoro, l’istruzione, il cibo, una vecchiaia dignitosa. Questo dovrebbe essere il nuovo messaggio. Un Cristo al quale non toccherà più il martirio ma il diritto a una vita serena nel lavoro e nella meditazione. Nella sacralità del vivere. E a questo punto mi toccherà chiedermi come ha detto un prete: figliolo ma se non vi sono più peccatori noi che ci stiamo a fare? (Riccardo Alfonso)

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La vita di Cristo in 33 immagini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

improntaMilano spazio espositivo di Palazzo Lombardia,20 settembre – 31 ottobre 2016. (lunedì – venerdì dalle h. 13.00 alle h.19.00 Ingresso libero) Il progetto è incentrato sulla figura più rappresentata nella pittura occidentale, Gesù, celebrata attraverso un dialogo fra il mondo antico e contemporaneo nelle opere originali o riprodotte di Giovanni della Robbia, Beato Angelico, Zeitblom Bartholomaeus, Francesco Pignatelli e molti altri.
Oltre ad una terracotta invetriata di Giovanni Della Robbia rappresentante il Redentore proveniente dalla Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo, il percorso propone anche delle riproduzioni 1:1 di scene del ciclo dell’Armadio degli Argenti dipinto dal maestro toscano Beato Angelico e dal Baldovinetti, una copia della Madonna con il Bambino del Correggio, il Battesimo di Cristo del Bartholomaeus e diversi altri lavori di pittori italiani e fiamminghi della collezione della Fondazione Cariplo, che si affiancano all’opera in 33 episodi – quanti gli anni della vita di Cristo – realizzata dall’artista visivo contemporaneo Francesco Pignatelli.
Pignatelli ha selezionato e reinterpretato fotograficamente una selezione di capolavori provenienti da musei di tutto il mondo, in prevalenza del XV e XVI secolo, dall’Annunciazione del Beato Angelico alla Pesca Miracolosa di Raffaello, alla Resurrezione di Giovanni Bellini, per raccontare la storia di Gesù, creando un dialogo fra il linguaggio pittorico e fotografico, la visione e la percezione.Il progetto è ideato e sviluppato dall’artista Francesco Pignatelli, con la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia Onlus e Nicoletta Rusconi Art Projects, in collaborazione con la Regione Lombardia e il sostegno della Fondazione Cariplo, ed è accompagnato da un saggio del filosofo Salvatore Natoli e un testo della storica dell’arte Elena Chernyak.Le fotografie raffigurano i momenti più significativi della vita di Gesù, espressione della sua natura umana e non di quella divina, e inducono il visitatore ad avvicinarsi alla sua figura come fonte di ispirazione nella vita quotidiana, lo invitano alla riflessione e alla riscoperta di valori quali l’amore, l’accoglienza, la responsabilità, che accomunano tutti gli uomini, a prescindere da sesso, razza e credo religioso.In questa mostra Gesù viene presentato come uomo tra gli uomini. Compiere un “viaggio” attraverso gli episodi più significativi della sua vita, offre al visitatore l’opportunità di riflettere, mediante la forza e la bellezza delle opere in sé quanto sul suo messaggio di amore universale. Come scrive Salvatore Natoli nel suo saggio, quella di Gesù è “una vita che, almeno nella storia d’Occidente, ha segnato una cesura, ha diviso il tempo – prima di Cristo e dopo Cristo – ma soprattutto ha conferito ad esso senso e meta. Una meta, per taluni, fatta coincidere con la vita venturi saeculi con l’altro mondo e la fine di questo, per altri, più laicamente, come quel magistrale insegnamento su come vivere in questo mondo per viverci bene”.
Il corpus delle 33 immagini realizzate da Francesco Pignatelli con la tecnica di elaborazione di luci e cromie del negativo, segue due percorsi espositivi ben distinti, insieme collegati dalla visione dell’Annunciazione (del Beato Angelico) che è anche l’immagine che apre la mostra.
Seguendo il disegno architettonico della grande sala espositiva al primo piano di Palazzo Lombardia, il progetto espositivo si apre e si divide in due parti. Mentre alla destra dell’Annunciazione troviamo le immagini, in ordine cronologico, che raccontano la nascita, l’infanzia e la crescita spirituale di Gesù, alla sua sinistra è possibile entrare nel mondo dell’Uomo adulto, dove le opere, in ordine sparso, raccontano della sua maturità intellettuale e spirituale fino a culminare nell’immagine della Crocifissione (del Perugino).Al termine di quest’ultima sala, come in un ciclo senza fine, il visitatore può ripercorrere la drammatica scena del Compianto sul Cristo Morto (di Botticelli), e ammirare la celebre immagine del Cristo Morto del Mantegna, fino ad arrivare alla Resurrezione (di Giovanni Bellini), che ricollega la morte alla vita. “Una tomba vuota: al di là di ogni facile buonismo essere cristiani è difficile, ma ciò non toglie che il cristianesimo rappresenti una via per liberare la potenza del divino che è in noi, far sì, come scrive Spinoza, che ogni uomo sia homo homini Deus, un Dio per l’altro uomo. Il che vuol dire riconoscere e rispettare in ogni uomo la sua umanità.” (Salvatore Natoli)
A conclusione del cammino, lo spettatore è introdotto nella terza sezione, dove sono esposte le opere antiche appartenenti alla Fondazione Cariplo e alla Casa Museo Bruschi di Arezzo, e dove viene data importanza alla figura femminile che completa la figura di Cristo Gesù. Le scene della vita di Cristo nel ciclo dell’Armadio degli Argenti e dipinto dal maestro toscano Beato Angelico e dal Baldovinetti e riprodotto in scala 1:1 sono rappresentative perché mostrano il percorso inverso, tipico dell’epoca, di dedicare più attenzione all’aspetto divino che a quello umano.La mostra ‘UOMO’ si pone tre obiettivi principali. La scoperta di Gesù, attraverso gli episodi della sua vita terrena, e come modello di valori da riscoprire e al quale ispirarsi ancora ai nostri giorni.
La necessità di riportare l’uomo al centro, svincolandolo da modelli effimeri imposti dalla nostra società, per puntare su valori quali l’amore verso il prossimo, la responsabilità e la condivisione.
La presentazione ai giovani, a volte poco attratti dall’arte antica, del patrimonio artistico rinascimentale, presentato in chiave contemporanea. Una lettura maggiormente vicino alla nostra sensibilità.Infine, un’opera interattiva dal titolo Permanent Blackboard, raccoglierà le osservazioni dei visitatori: una lavagna su cui essi potranno lasciare un segno in risposta alla domanda “Cosa significa Uomo?”. L’opera rimarrà a testimonianza del percorso interiore intrapreso e quale spunto per un futuro progetto espositivo. (foto: impronta)

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Africa la nuova patria di Cristo

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

africaNova Patria Christi Africa, l’Africa è la nuova patria di Cristo. La frase è di Paolo VI e il Cardinale Robert Sarah l’aveva ricordata in occasione del secondo viaggio di Benedetto XVI nel continente. L’attuale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino ritiene che la Chiesa africana sia chiamata a giocare un ruolo a livello della Chiesa universale. Nel contesto di crisi profonda che vede nei paesi occidentali la fede messa in discussione e i valori respinti, l’Africa può portare nella sua povertà, nella sua miseria, i suoi beni più preziosi: la fedeltà a Dio, il suo attaccamento alla famiglia e alla vita. Gli undici Prelati i cui interventi compongono questo libro ci fanno toccare con mano la freschezza del cattolicesimo africano caratterizzato dalla fedeltà alla dottrina della Chiesa ma anche dalla sensibilità tutta pastorale nei confronti delle situazioni difficili, come la poligamia o le famiglie interreligiose. I Vescovi e i Cardinali africani accettano la sfida di rendere maggiormente percepibile l’insegnamento della Chiesa, mantenendo intatto il nucleo della dottrina al fine di poter vivere lo stato di missione permanente a cui chiama Papa Francesco. Così l’Africa appare sempre di più la nuova patria di Cristo, chiamata ad una missione di ritorno verso quelle terre da cui ricevette il Vangelo e che ora sembrano far di tutto per dimenticare le proprie radici spirituali e culturali.
Gli Autori sono:Cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il Culto divino, Il Cardinale Francis Arinze, S. E. Mons. Barthélemy Adoukonou Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, S. E. Mons. Denis Amuzu-Dzakpah Arcivescovo di Lomé, Cardinale Philippe Ouedraogo Arcivescovo di Ouagadougou, Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel Cm Arcivescovo di Addis Abeba e presidente della CBCE e della AMECEA, Cardinale Christian Tumi, S. E. Mons. Antoine Ganye Arcivescovo di Cotonou, Cardinale Théodore Adrien Sarr Arcivescovo Emerito di Dakar, S. E. Mons. Samuel Kleda Arcivescovo di Douala, Cardinale Jean-Pierre Kutwa Arcivescovo di Abidjan-RCI.In libreria da venerdì 23 ottobre 2015 Cantagalli 2015 240 pagine – 18,50 euro (foto: africa)

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Cristo benedice il lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

papa francescoSi accendono le critiche intorno al dono ricevuto da papa Francesco dal presidente della Bolivia Morales; si tratta di una crocifissione ricavata dall’incrocio della falce e del martello, tratto da un disegno del sacerdote gesuita Luis Espinal, difensore di operai e minatori, assassinato in Bolivia nel 1980 dai paramilitari del regime di Luis Garcia Meza. Falce e martello rappresentano i simboli del lavoro dell’uomo, lavoro con il quale colma i vuoti della dignità e diventa partecipe del progresso materiale e dello sviluppo spirituali.Le destre populiste hanno colto l’occasione per vedere il simbolo del comunismo ateo, nel quale sarebbe stata abusivamente inserita l’immagine del Crocifisso. Nulla di più falso e di mendace; in quella splendida immagine c’è Cristo che benedice il lavoro e lo eleva a funzione prioritaria dell’uomo. E’ il momento più alto dell’incontro tra il mondo laico e il mondo confessionale, nel quale si coniugano insieme democrazia laica e solidarietà confessionale. In una Democrazia compiuta la politica trova nella società civile e democratica la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell’esistenza umana, invito alla solidarietà, perché diventa evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Proprio oggi, quando la crisi del capitalismo mette a nudo gli egoismi di uomini e di popoli, lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. Nel progetto della Democrazia politica, che coincide con l’insegnamento sociale della Chiesa, messo in risalto nell’ultima enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” ogni uomo è chiamato al suo sviluppo, e, coerentemente lo sviluppo umano di ciascun uomo costituisce e deve costituire il progresso, che resta così vincolato allo sviluppo. Falsare l’interpretazione di quel dono significa volere arbitrariamente collocare l’azione di un pontefice come Papa Francesco, dentro l’angusto alveo di una concezione politica, scavalcando l’intento altamente spirituale. L’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli hanno cercato di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde al disegno di Dio, al disegno dell’uomo, alla sua storia, al suo destino, perché l’ uomo deve soggiogare i mezzi di produzione e non restarne soggiogato, deve dominare il progresso, perché non arrivi a contrastare lo sviluppo.
Come persona, l’uomo è quindi soggetto del lavoro. Mi piacerebbe molto che Papa Francesco utilizzasse questo suo pellegrinaggio per rivalutare la Teologia della Liberazione, castigata perché ha identificato un Cristo lacero, mendico, affamato, perseguitato, come lo sono i fedeli latino-americani, nelle nazioni ancora dominate dalle dittature liberiste. (Rosario Amico Roxas)

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Il viaggio di Cristo

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 dicembre 2014

il viaggio di cristoRoma Sabato 20 dicembre nella Basilica di San Lorenzo in Lucina di Roma, alle 19.40, ci aspetta un emozionante viaggio. Barbara Scoppa e Simone Ciampi daranno vita, insieme alle musiche originali di Santo Tringali a Il viaggio di Cristo, un testo di Claudio Proietti.
È il viaggio di tutti noi, ci riguarda profondamente, nell’attimo in cui prendiamo coscienza che è arrivato il momento di prendere in mano la nostra vita. Quel momento può arrivare a qualsiasi età e più volte nell’arco della nostra esistenza. Arriva, prima o poi, quell’istante in cui si decide di andare verso la realizzazione di noi stessi e del nostro destino. Allora, inevitabilmente, ci separiamo da tutto quello che ci aveva accompagnato fino a quel momento: persone, idee, luoghi. Semplicemente, si va!“Ho immaginato un dialogo tra quella Madre e quel Figlio la notte prima della loro separazione” spiega l’autore “Ogni figlio, prima o poi, deve staccarsi da sua madre. È un evento naturale”. Il testo si rivolge a tutti, ma soprattutto ai giovani. A coloro che vivono quel momento della vita in cui bisogna decidere che strada prendere, senza farsi influenzare da nessuno. “Ecco, mi auguro che ognuno di loro trovi la forza e il coraggio di seguire la propria stella. Buon viaggio”.

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Pasqua: Una luce nella notte

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Italiano: Durer, La Grande Passione - La Risur...

Italiano: Durer, La Grande Passione - La Risurrezione. Dall'archivio della libreria antiquaria Bourlot di Marco Birocco, Torino (Photo credit: Wikipedia)

E subito dopo un grido di gioia. Il canto dell’Exultet, che annuncia la Risurrezione di Cristo. Nella Basilica Vaticana, come in tutte le chiese del mondo, luce e canto hanno annunciato ieri sera che «la vita è più forte della morte, il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio, la verità è più forte della menzogna». E le parole di Benedetto XVI, nell’omelia che Avvenire pubblica integralmente in questa stessa pagina, hanno accompagnato, spiegandola nei suoi profondi significati, la madre di tutte le Veglie.
«Pasqua – ha detto il Papa – è la festa della nuova creazione». Ma proprio per questo «la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova».
Ricchissimo è infatti l’insieme dei riti che compongono la Veglia pasquale. Si è cominciato, come vuole la tradizione, con la benedizione del fuoco, cui è seguita la processione in Basilica con il cero pasquale, la celebrazione della Liturgia della Parola e di quella battesimale. Sono stati otto ieri sera, i catecumeni, di quattro continenti, che hanno ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima e Eucaristia). E infine la Veglia è terminata con la liturgia eucaristica e i riti conclusivi. Papa Ratzinger, nella sua omelia, ha come preso per mano i fedeli, conducendoli a comprendere meglio i diversi momenti. La luce innanzitutto. Quella luce che poco prima, con un effetto altamente suggestivo, si era diffusa in Basilica di candela in candela, risalendo dal fondo verso l’altare. La luce, ha spiegato il Pontefice, «rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. La luce pertanto è anche espressione del bene che è e crea luminosità». Con la Risurrezione, dunque, «Dio ha detto nuovamente “Sia la luce!”». Così Gesù «ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della Risurrezione e vince ogni forma di buio».
Benedetto XVI si è soffermato in maniera particolare su questo dualismo luce-buio. «Il buio su Dio e sui valori è la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale – ha sottolineato –. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo».
Ma come può la Risurrezione di Cristo entrare nella nostra vita e diventare una realtà in cui siamo coinvolti? La risposta di Benedetto XVI è stata chiarissima: «Mediante il Battesimo e la Professione di fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi». Cristo «prende per mano» ogni uomo, ha ricordato il Papa anche e soprattutto agli otto catecumeni provenienti da Italia, Albania, Slovacchia, Germania, Turkmenistan, Camerun e Stati Uniti d’America, che sono stati battezzati durante la Veglia pasquale. Infine il Pontefice ha invitato a guardare il cero che resterà acceso durante tutto il tempo di Pasqua. «Il cero vive in virtù del sacrificio», cioè «consumando se stesso». Così è il mistero di Cristo che si dona agli uomini e li illumina di luce che emana calore. Inoltre, poiché la cera è opera delle api, questo è anche un simbolo ecclesiale. «La nostra comunione – ha concluso il Papa – esiste affinché la luce di Cristo possa illuminare il mondo».(fonte:“Avvenire – in vetrina”, pag. 3 Quotidiano Cattolico Italia rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio)

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Il Cristo flagellato

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

Lettera al direttore. Da bambino, al tempo di guerra, mi capitava  d’incontrare uomini privi di una gamba o di un braccio, e bastava questo per turbarmi. La visione m’immalinconiva e mi restava a lungo impressa nella mente. Oggi i tempi sono cambiati, i bambini sono abituati a vedere un po’ di tutto in Tv, e non so se restano turbati da ciò che vedono. Però, nel dubbio, cercherei di evitare loro la visione non di persone mutilate, ovviamente, bensì di scene  raccapriccianti, o di crudeltà efferate compiute da uomini su altri uomini. Anche perché gli adulti danno un peso diverso alla finzione, e alla realtà, ma accade la stessa cosa ai bambini? Da diversi giorni La7 trasmette la pubblicità del film di Mel Gibson, “La passione di Cristo”, in ore in cui bambini e ragazzi possono trovarsi davanti al televisore. E quale scena mostra? Quella del Cristo ridotto in condizioni orribili dopo la flagellazione. Ce n’è proprio bisogno? Tra l’altro, la scena è forse realistica, ma si allontana dal Vangelo, giacché il messaggio del sacrificio del Cristo per gli uomini, è stato trasmesso tramite l’amore di coloro che lo conobbero, e che non indugiarono mai nella descrizione minuziosa insistente gratuita delle sue sofferenze. (Attilio Doni Genova)

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Il Vaticano separa la Chiesa dal Cristo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

Lettera al direttore Vittorio Messori, nella trasmissione di Gad Lerner (7 febbraio) ha affermato che la Chiesa non può criticare apertamente il comportamento immorale di Silvio Berlusconi, poiché tra Vaticano e governo italiano ci sono relazioni tra Stato e Stato. Ed è proprio questo il guaio. La Chiesa, corpo di Cristo, non può comportarsi come Cristo. Il Vaticano separa la Chiesa dal Cristo; la Chiesa dal Vangelo. Il Papa, “dolce Cristo in terra” (Caterina da Siena) può pensare che il Cavaliere, presidente del Consiglio, sia un pessimo esempio per i giovani, ma non può dirlo apertamente. Potrebbe morir dalla voglia di gridargli: “Se la tua mano o il piede ti è di scandalo, taglialo e gettalo via da te… Guai al mondo per gli scandali!”. Ma deve stare zitto.  Gesù poteva esprimere chiaramente, a voce alta, il proprio pensiero. Il Papa non può farlo. Messori ha poi detto che in fondo molti italiani sono indulgenti verso il Cavaliere, quasi come se ciò andasse a loro merito. In realtà, l’indulgenza nei riguardi di colui che persevera imperterrito nell’errore e magari se ne fa vanto, diventa una sorta di connivenza, di complicità. (Renato Pierri)

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La Via Crucis di un povero Cristo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2010

Pozzuoli (Na) via Solfatara – P.co Bognar, 21 presso Art Garage – sala Moliere da giovedì 14 a domenica 17 ottobre – ore 21 sabato 16 ottobre – ore 18  Intercityplus La Via Crucis di un povero Cristo scritto e diretto da Carmine Borrino con Anna Moriello, Rosario D’Angelo, Noemi Coppola e Carmine Borrino Musiche eseguite dal vivo da Mariano Bellopede
Quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Eppure l’Italia non sembra né unita, né moderna. Lo spettacolo INTERCITYPLUS mette in scena una storia tanto contemporanea quanto antica: la questione dell’emigrazione.  Salvatore, giovane ragazzo meridionale, compie il lungo viaggio da sud verso nord alla ricerca di una vita più dignitosa. Un viaggio di 14 stazioni come le stazione che Cristo compie nel suo calvario. Accompagnato dalla madre Maria, dalla fidanzata Maddalena e dal cugino Giovanni, arriva a destinazione “stanco-morto” per la meritata resurrezione a vita migliore.   Uno spettacolo fortemente politico, a testimonianza di quanto la politica sia entrata prepotentemente e in maniera “sporca” nella vita di ciascun italiano. Condizionandone il destino, influenzando amori e umori, ostacolando la crescita di ragazzi che, se pur uomini, non riescono a maturare, e inducendo madri ad esercitare un affetto iperprotettivo nei confronti di figli sempre più precari, sia dal punto di vista sociale e lavorativo che da quello emotivo, affettivo, sessuale.  Un testo che racconta la fragilità economica, sociale e culturale del meridione rispetto al Nord industriale e operoso: «Migliaia di persone l’anno si trasferiscono ancora da sud verso nord, un’emigrazione che non si è mai arrestata. Tutti si mettono in viaggio verso una vita più dignitosa, attraversano l’Italia tentando l’ultima carta, sperando di ottenere, lavorando, ciò che fa di un uomo un Uomo». (carmine borrino)

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Cosa sappiamo di Gesù di Nazaret?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2010

Aguirre Rafael, Bernabé Carmen, Gil Carlos  Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 1 272 pagine Prezzo di copertina: € 19,00  Cosa sappiamo oggi su Gesù? Un volume che fa il punto sullo stato attuale delle ricerche su Cristo. Il volume, diviso in quattro parti, riepiloga lo stato attuale delle ricerche su Gesù. La prima parte («Come siamo giunti fin qui?») è dedicata alla presentazione delle strade che la ricerca ha percorso sino a giungere ai giorni nostri: le tappe della ricerca stessa, le conquiste e i problemi più significativi.  Nella seconda («Quali sono gli aspetti centrali del tema?») sono presentati il contesto della vita di Gesù, il suo insegnamento, le sue azioni, le sue relazioni, la sua esperienza religiosa, il suo conflitto finale e un ultimo capitolo, di carattere integrativo, sull’identità di Gesù.  La terza parte («Questioni aperte nel dibattito attuale»), affronta il passaggio dalla storia alla fede, gli inizi della fede nella resurrezione, il “ponte” più evidente tra esegesi e teologia. Mostrando la coerenza della confessione di fede in Gesù come Figlio di Dio a partire dai dati storici.  Infine, la quarta parte («Per approfondire») offre piste, suggerimenti, riflessioni, analogie per la vita quotidiana del lettore..
Rafael Aguirreè professore Nuovo Testamento presso l’Università di Deusto in Spagna. Da anni lavora insieme a Carmen Bernabé e Carlos Gil in vari progetti di ricerca, alcuni dei quali hanno visto i propri risultati pubblicati in Reimaginando los orígenes del cristianismo (Verbo Divino, 2008). Si dedicano allo studio, alla docenza e alla divulgazione del Nuovo Testamento.
Carmen Bernabé è professore Nuovo Testamento presso l’Università di Deusto in Spagna.Da anni lavora insieme a Carlos Gil e Rafael Aguirre in vari progetti di ricerca, alcuni dei quali hanno visto i propri risultati pubblicati in Reimaginando los orígenes del cristianismo (Verbo Divino, 2008). Si dedicano allo studio, alla docenza e alla divulgazione del Nuovo Testamento.
Carlos Gil è professore Nuovo Testamento presso l’Università di Deusto in Spagna. Da anni lavora insieme a Carmen Bernabé e Rafael Aguirre in vari progetti di ricerca, alcuni dei quali hanno visto i propri risultati pubblicati in Reimaginando los orígenes del cristianismo (Verbo Divino, 2008). Si dedicano allo studio, alla docenza e alla divulgazione del Nuovo Testamento.

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Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Firenze. Palazzo Strozzi, 24 settembre 2010-23 gennaio 2011  Promossa e organizzata. Ente Cassa di Risparmio di Firenze  Fondazione Palazzo Strozzi Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze  con   Comune di Firenze Provincia di Firenze Camera di Commercio di Firenze  Associazione Partners Palazzo Strozzi  e Regione Toscana Ideata   Cristina Acidini, Carlo Falciani, Antonio Natali  Curata    Carlo Falciani, Antonio Natali  L’evento espositivo costituisce la prima mostra interamente dedicata all’opera pittorica di Agnolo di Cosimo Tori, detto il Bronzino (1503-1572), pittore fra i più grandi dell’arte italiana, che incarna la pienezza della ‘maniera moderna’ negli anni del governo di Cosimo I de’ Medici, e rappresenta uno degli apici espressivi del Cinquecento. Egli ha saputo esprimere nelle sue opere l’eleganza della corte medicea attraverso austera bellezza, ‘naturalità’ e, al contempo, aristocratico e algido splendore.  Firenze è  ovviamente luogo privilegiato per una mostra monografica su di lui, giacché soprattutto agli Uffizi (ma anche negli altri musei e nelle chiese della città) sono conservati alcuni dei suoi capolavori. Saranno presentate in mostra tre opere inedite del Bronzino, due delle quali, documentate e ricordate da Giorgio Vasari, si credevano invece perdute: il Crocifisso dipinto per Bartolomeo Panciatichi, e il San Cosma, laterale destro che accompagnava la Pala di Besançon quando in origine si trovava a Palazzo Vecchio nella Cappella di Eleonora di Toledo. Il loro ritrovamento ha permesso di gettare nuova luce sull’opera del Bronzino e sui suoi legami con uomini toccati dall’ eresia religiosa e frequentatori della corte medicea prima del 1550. Terzo fra i dipinti inediti presentati in mostra è un Cristo portacroce attribuibile agli anni ultimi della sua attività. (bronzino) (venere, Cristo)

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