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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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“Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Il mese scorso si è tenuta presso il Ministero della Salute un’importante riunione, che ha visto riuniti tre funzionarie della programmazione sanitaria (solo al termine si è aggiunto il Direttore Generale, Dott. Andrea Urbani) e i delegati di alcune Associazioni di pazienti che avevano chiesto di poter essere udite sui provvedimenti in corso di approvazione “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” ed “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”. La riunione è parsa fin dall’inizio anomala e la conversazione è stata condotta in modo incerto. Nonostante, infatti, le Associazioni invitate alla riunione nei giorni precedenti avessero avanzato reiterate richieste di ricevere ufficialmente i documenti oggetto delle osservazioni, questi non sono stati inviati. Alcune avevano avuto modo di consultarli, dopo averli ricevuti da fonti ‘non ufficiali’, e potevano quindi commentare o sollevare criticità, in modo pertinente. Altre basavano le loro osservazioni su ciò che ‘avevano potuto sentire e leggere’ sul web, sulla stampa o grazie ad un ‘tam tam’ diffuso tra chi, a vario titolo, è interessato dal provvedimento.Quando è stato chiesto perché non si poteva accedere a tali documenti, la risposta, in prima battuta, è stata che non vi era stata l’autorizzazione a diffonderli; successivamente è stato affermato che erano ancora in fase di stesura e poi ancora è parso di capire che saranno, comunque, inviati alla Conferenza Stato Regioni per la loro approvazione. A questo punto ci si chiede: perché invitare le Associazioni senza metterle in grado di esprimere le proprie osservazioni su documenti che non hanno avuta la possibilità di esaminare? Su questi le Associazioni hanno rilevato che sono da apportare alcune modifiche, ritenute essenziali per favorire il recupero ed il mantenimento delle funzionalità dei pazienti che ne hanno diritto, senza pregiudiziali restrizioni, non commisurate a bisogno e potenzialità di recupero dei pazienti, dei criteri di accesso alla riabilitazione intensiva e ad alta specialità.Si è unanimamente ribadito che devono poter accedere alla riabilitazione neurologica tutti i pazienti che, dopo un evento acuto, manifestino una disabilità più o meno grave che ne giustifica la collocazione nel setting appropriato; l’alta specialità non può essere riservata a chi è stato in coma ma piuttosto a chi ne ha bisogno, da valutarsi con criteri di appropriatezza riabilitativa.
Rispetto alle principali criticità espresse dai presenti, le maggiori preoccupazioni sono state destate dalla percentuale di ricoveri stabilita per i soggetti che non provengono dai reparti per acuti. Numerosi interventi hanno sottolineato come molte patologie croniche o ingravescenti richiedono periodi di ricovero per problematiche ‘non acute’ e quindi renderebbero inutile, troppo dispendioso o impossibile il passaggio dal reparto per acuti.
A tal proposito, è stato spiegato dai rappresentanti del Ministero che, dai dati in loro possesso, riferiti agli anni precedenti, solo il 17% del totale dei ricoveri su tutto il territorio nazionale proveniva dal domicilio e che, attenendosi a questi, nel documento si è inserito che la porzione di ricoveri a tariffa piena per soggetti provenienti appunto dal domicilio dapprima non dovesse superare il 15%, poi, tenendo conto delle osservazioni emerse, tale soglia è stata innalzata al 20%.Il dato, è stato specificato, è da intendersi su base regionale ovvero ogni singola Regione avrà un tetto massimo del 20% per tutte le strutture interessate e per tutte le patologie. Ogni Regione potrebbe anche innalzare tale soglia, ma non è chiaro in base a quali criteri e con quali conseguenze.Le criticità espresse dai presenti si sono riferite soprattutto al dato di partenza: davvero sembra troppo basso che il totale riferito di ricoveri effettuati negli anni scorsi di pazienti provenienti dal domicilio sia solo del 17%! La nuova percentuale fissata, ritenuta decisamente insufficiente a coprire il fabbisogno, porterebbe, comunque, ad una discrepanza tra i soggetti per l’accesso alle cure: ad esempio, se in una Regione nel mese di giugno la quota è già stata superata, non sarebbe più possibile per altri soggetti accedere al ricovero.Le Associazioni hanno ribadito che, nonostante i bisogni, le offerte di riabilitazione in regime di ricovero e soprattutto quelle per il servizio territoriale, sono davvero poche e in alcune Regioni quasi del tutto assenti. Non è possibile quindi pensare ad un sistema omogeneo su tutto il territorio per l’invio di soggetti alle strutture dedicate. Solo pochi potrebbero trovare attrezzature e personale specifico adeguato alle proprie esigenze.È stato affermato che il Ministero riconosce la disomogeneità presente sul territorio nazionale relativa all’offerta di riabilitazione (ricoveri e interventi territoriali), ma che è previsto che le singole Regioni debbano adeguarsi e organizzarsi al meglio, nel rispetto della loro autonomia decisionale. Permane il dubbio che tutto rimanga com’è ora, con una disparità ancora più accentuata dall’impossibilità di garantire ‘migrazioni’ nelle Regioni con maggiore offerta. È stata quindi rilevata la mancanza del coinvolgimento dei Familiari e delle Associazioni dei pazienti nella scelta dei percorsi più utili e consoni alle caratteristiche dei soggetti che rappresentano, chiaramente evidenziata dall’impossibilità di verificare anche l’ultima versione del documento, ancora una volta dichiarato ‘non visionabile’.La questione, quindi, è purtroppo rimasta in sospeso e non si può che confidare in un nuovo successivo costruttivo confronto, che offra la possibilità di visionare e, se il caso, rivedere alcuni passi del decreto. Devono, infatti, assolutamente essere garantite continuità assistenziale e cura a tutte le persone che necessitano di proseguire un percorso di neuroriabilitazione, in modo continuativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Nel complesso la sensazione è che l’audizione abbia avuto luogo perché ne è stata fatta richiesta ‘a gran voce’, ma non purtroppo per raccogliere realmente le osservazioni e le esigenze che provengono dalle varie Associazioni in rappresentanza dei propri pazienti, poiché sembra che tutto sia già stato stabilito. Speriamo di sbagliare…

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Scuola: Tfa sostegno sotto la scure di nuove accuse per via dei criteri di superamento delle prove di accesso tra i diversi Atenei

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

A parità di punteggio si passa in una Università e non in un’altra. Il regolamento non prevede un punteggio minimo per superare la prova preselettiva: la soglia d’accesso è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascun Ateneo e dipenderà dal numero delle disponibilità già fortemente disomogenee a livello regionale, e non dal merito. Anief non ci sta e si rivolge al Tar del Lazio per i candidati che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, senza essere ammessi. Marcello Pacifico (Anief): Ancora una volta il Miur ha approvato un bando discriminatorio e irragionevole, anche perché il conseguimento della specializzazione non porta ai ruoli e, pertanto, non necessita di un numero chiuso.
La selezione per diventare docenti di sostegno, avviata con il Decreto n. 92/2019, è viziata da una procedura ingiusta e discriminante: il vulnus che rischia di compromettere l’esito regolare della procedura, che si somma all’assurda volontà di distribuire 14.224 posti con modalità random, è stata denunciata subito dall’Anief ed ora viene messa in evidenza dalla stampa, a meno di venti giorni dallo svolgimento dei test d’accesso ai corsi universitari specializzanti nella didattica speciale in programma a metà aprile: la mattina del giorno 15 toccherà infatti ai concorrenti della Scuola dell’infanzia, mentre il pomeriggio il test d’accesso verrà affrontato dai candidati della Scuola primaria; il giorno dopo, il 16 aprile, sarà la volta dei docenti della scuola secondaria di primo grado (la mattina) e della secondaria di secondo grado (il pomeriggio). In base al bando, risulta che il test avrà una durata di due ore e si comporrà di 60 quesiti, ognuno dei quali presenterà cinque opzioni di risposta, fra le quali il candidato ne dovrà individuare una soltanto: almeno 20 domande saranno volte a verificare le competenze linguistiche e la comprensione dei testi in lingua italiana. Per quanta riguarda la valutazione, ogni risposta esatta varrà 0,5 punti, mentre ogni eventuale risposta non assegnata oppure errata varrà 0 punti. E alla prova scritta saranno ammessi il doppio dei candidati rispetto al numero dei posti disponibili in ciascun Ateneo. Se, ad esempio, i posti messi a bando da una Università sono 100, verranno ammessi alla prova scritta solo i primi 200 candidati meglio collocati in quella graduatoria.Il problema è che al termine di quelle prove, scrive oggi Orizzonte Scuola, “non è previsto un punteggio minimo per superare il test, per cui la soglia è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascuna università”. Questo significa che “chi, tra i candidati presenti, raggiungerà il punteggio più alto nel test determinerà la sorte di tutti gli altri partecipanti. Potrà pertanto accadere che con lo stesso punteggio in una Università il candidato sarà ammesso alla prova scritta e nell’altra no, poiché dipenderà dal numero di posti”.L’ufficio legale dell’Anief ritiene che questa procedura selettiva non contempli minimamente criteri oggettivi e rispettosi dell’effettivo merito dei candidati che vi parteciperanno: pertanto, il giovane sindacato ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio per tutelare coloro che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, ma che per ingiustificati motivi non verranno ammessi ai corsi di sostegno.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quando il Ministro dell’Istruzione dichiara che il sostegno ai disabili è una priorità per questo Governo e che intende specializzare 40 mila docenti in tre anni, deve essere coerente con quello che dice. Organizzare in questo modo i corsi per trasmettere i dettami della didattica speciale equivale a dire che si stanno riempiendo dei vuoti, senza occuparsi della qualità”.“Come si fa a comunicare a un candidato che anche se ha conseguito 28 punti su 30 non potrà partecipare ai corsi di sostegno, mentre un altro che per rispondere agli stessi quesiti ha preso 25 su 30 potrà invece avere accesso a quel corso, solo perché lo ha svolto in un’altra Università? Non è di certo questa la strada giusta per chi si professa paladino del merito professionale. Ancora una volta – conclude il sindacalista Anief – noi staremo accanto ai docenti che per colpa di bandi astrusi e norme discutibili rischiano di compromettere la loro carriera professionale”.

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Europa: modifica dei criteri di ripartizione dei fondi strutturali

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

europa“Il Governo italiano sostenga in sede europea la proposta della Commissione di modifica dei criteri di ripartizione dei fondi strutturali che, a partire dal 2020, non sarebbero più ripartiti in base al solo reddito pro capite ma anche in base a disoccupazione, fragilità dei territori, migrazione, ecc. In questo modo al nostro Paese, e in particolare al Mezzogiorno, arriverebbero circa dieci miliardi in più da destinare a politiche di coesione e sviluppo. Inoltre ripristini quel vincolo di destinazione dei fondi europei da destinare per l’85% alle Regioni del Mezzogiorno e per il 15 a quelle del Centro – Nord, come stabilito per Legge dall’ultimo Governo Berlusconi”. È quanto ha chiesto in Aula alla Camera, durante il question time con il ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, il deputato di Forza Italia Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera.
“Solo parzialmente – dice Palese – posso dirmi soddisfatto dalla risposta del Ministro nella parte in cui ha garantito che il Governo italiano è impegnato in sede europea ad ottenere la conferma delle risorse e delle politiche di Coesione mentre ritiene prematura la battaglia sulla modifica dei criteri. Su questo non possiamo essere d’accordo perché l’Italia deve ribadire con forza il fatto che contribuisce con cifre anche superiori ad altri Paesi al Bilancio della comunità europea ed ha tutto il diritto di contribuire a determinare scelte fondamentali per garantire il futuro sviluppo del nostro Paese e, in questo caso del Mezzogiorno”. “Il Governo – spiega – peraltro colpevole di aver cancellato il Mezzogiorno dalla propria agenda, destinandogli solo fondi comunitari e cercando in ogni modo di farne arrivare sempre meno al Sud, ora ha il dovere politico e morale di sostenere questa battaglia in favore dell’Italia. In base a quanto sostenuto dalla Commissione Europea, se i criteri di ripartizione restassero quelli attuali, a causa della grave crisi economica degli ultimi dieci anni, fondi aggiuntivi andrebbero ai Paesi dell’Europa dell’Est, a discapito dei nostri territori. La stessa Commissione quindi propone di sostenere questa modifica dei criteri che noi chiediamo al nostro Governo di sostenere con ogni mezzo. Allo stesso modo, chiediamo anche di valutare con attenzione l’altra proposta della Commissione di aumentare le quote di cofinanziamento, posto che il tasso di cofinanziamento garantito dall’Italia e già più alto rispetto a quello di altri Paesi. Infine – conclude Palese – se il Governo vuole essere coerente rispetto agli annunci ed alle promesse sull’aumento di attenzione per il Mezzogiorno, deve ribadire per Legge, come fatto dal Governo Berlusconi nel 2009, un vincolo di destinazione dei fondi europei che devono essere destinati per l’85 percento alle Regioni del Mezzogiorno e per il 15 a quelle del Centro – Nord. Solo così, fermo restando che deve aumentare il senso di responsabilità delle classi dirigenti del Mezzogiorno nella gestione dei fondi, nell’efficacia e nell’efficienza della spesa, si potrà riparlare di politiche di coesione, crescita e sviluppo”.

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Stenosi aortica grave: ecco i criteri di appropriatezza per il trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

stenosi aorticaUna dozzina di società scientifiche americane, con in testa American College of Cardiology e American Heart Association, hanno stilato i criteri di appropriatezza (Auc) per il trattamento di pazienti con stenosi aortica grave: «Abbiamo identificato 95 scenari clinici e fino a sei possibili opzioni di trattamento, suddividendo le opzioni per ogni scenario in tre categorie: appropriate, probabilmente appropriate o raramente appropriate» spiega Robert Bonow, della Northwestern University di Evanston, Illinois, a nome del gruppo di esperti che ha curato il documento di indirizzo pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. Sostituzione chirurgica (SAVR) e sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR) vengono considerate opzioni appropriate per la maggior parte dei pazienti con stenosi aortica sintomatica e rischio chirurgico intermedio o elevato, mentre in altri casi permane una sostanziale incertezza nel valutare l’appropriatezza della procedura: «Lo scopo di questo documento è fornire una guida per i medici nella cura dei pazienti con grave stenosi aortica, identificando le opzioni più ragionevoli sulla base dei numerosi scenari clinici con cui un paziente potrebbe presentarsi» spiegano Bonow e colleghi. Nella maggior parte dei soggetti con stenosi aortica sintomatica a rischio chirurgico medio o alto appare opportuno sostituire la valvola aortica per via chirurgica o transcatetere. Viceversa, negli individui asintomatici la procedura è appropriata solo in alcuni casi: per esempio nelle professioni ad alto rischio come i piloti, o in chi ha avuto risultati patologici dopo un test da esercizio. «In sintesi, il documento vuole migliorare sia la capacità decisionale del medico sia la qualità delle cure al paziente» concludono gli esperti. «Dato il rapido sviluppo delle conoscenze scientifiche e dei progressi tecnologici, ci aspettiamo che queste indicazioni vengano ulteriormente ampliate e implementate nei prossimi anni» (fonte doctor33) (foto: stenosi aortica)

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Fondi immobiliari sottoscritti alle Poste, fissati i criteri per i risarcimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

posteLe associazioni dei consumatori hanno incontrato giovedì 16 febbraio Poste Italiane per fissare i criteri di rimborso previsti per i risparmiatori che avevano investito nel fondo immobiliare Irs (Invest Real Security), venuto a scadenza a fine dicembre 2016 con forti penalizzazioni rispetto alla cifra inizialmente investita. Si tratta di circa 25mila clienti, titolari di oltre 14mila depositi titoli (talvolta erano cointestati), che nel 2003 avevano investito complessivamente 141 milioni di euro, sottoscrivendo 56.400 quote con un taglio di 2.500 euro l’una, a fronte dei quali se ne sono visti riconoscere riconoscere 390.
L’accordo in via formale verrà firmato, probabilmente, nei prossimi giorni. Maria Stella Anastasi, vicepresidente nazionale della Lega Consumatori, ha intanto già anticipato ai microfoni di Cuore e denari su Radio 24 quali sarebbero i criteri, definiti – appunto – nell’incontro di giovedì.«La procedura di conciliazione sarà riservata ai clienti investitori del Irs che hanno una serie di criteri di “disagio economico-sociale”, mentre per tutti gli altri è stata prevista la possibilità di riavere le quote attraverso la sottoscrizione di una polizza ad hoc creata da Poste Italiane che, portata a scadenza naturale, farà recuperare l’intera quota investita», ha premesso Anastasi, precisando che «per chi rientra in queste situazioni di disagio ci sarà possibilità di fare domanda di conciliazione da marzo a giugno prossimi. Sarà possibile trovare la modulistica relativa alla domanda sul sito di Poste e sui siti delle associazioni dei consumatori. Rispetto ai criteri sui quali ci si è confrontati, sarebbero «una “situazione economica disagiata” (è il caso dei possessori della “social card” versione 2016-2017), la perdita del lavoro (licenziamento, cassa integrazione, chiusura di partita Iva) e soglia ISEE INPS Fascia 1». Rientrerebbero inoltre le “condizioni di salute precarie”: invalidità al 100%, indennità di accompagnamento o presenza di patologie gravi e i residenti nei comuni interessati dal sisma del 2016. «Noi suggeriamo comunque anche a chi, tra i sottoscrittori di questi fondi, non si vedesse rientrare in questi requisiti», ha aggiunto Maria Stella Anastasi, «di venire agli sportelli delle associazioni dei consumatori e di verificare con i nostri operatori, perché non è detto che di fronte a situazioni che apparentemente non rientrano in maniera stringente nei criteri non si possano verificare, invece, situazioni di difficoltà, invalidità, perdita della casa che si possano far rientrare nella procedura di conciliazione. Le associazioni valuteranno se portarle al tavolo di conciliazione e provare a discutere con Poste queste singole posizioni».

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Ha ancora senso parlare di “valore” degli strumenti finanziari?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

banca-giapponeLeggendo la notizia di ieri sulla banca centrale giapponese, ovvero il lancio del terzo programma di “quantative easing”, mi tornava alla mente la mia prima “bolla” finanziaria che ho vissuto direttamente sulla pelle, quella di internet, ormai più di tre lustri or sono. All’epoca, fior di “esperti” scrivevano su importanti quotidiani finanziari che non aveva più senso valutare le aziende con i tradizionali criteri utilizzati fino a pochi anni prima, perché internet avrebbe cambiato completamente il modo di fare business e, ad esempio, non contava niente se un’azienda faceva utili o meno, quello che contava era il numero di utenti o di click.
Internet, all’epoca, rappresentò una sorta di catalizzatore della follia degli investitori. Si trattava di una bolla abbastanza “classica”. Tutto sommato, facilmente riconoscibile. Oggi ci troviamo in una situazione molto diversa.
Sicuramente, i prezzi delle obbligazioni sono follia (come scriviamo da moltissimo, troppo, tempo) ma abbiamo un regolatore dei mercati che è diventato l’attore principale degli stessi. Questo, effettivamente, cambia tutto. La banca centrale giapponese ha deciso che con il nuovo programma non solo manterrà i tassi a breve termine in territorio negativo, ma ha deciso di manovrare anche i tassi (e quindi i prezzi) su tutta la curva, ovvero su tutte le scadenze. In sostanza la banca centrale comprerà e venderà obbligazioni allo scopo di manovrarne i prezzi in alto o in basso in base a ciò che riterrà utile.
Le altre principali banche centrali hanno programmi simili, anche se non così espliciti.
Davanti a fatti di questo genere, ha ancora senso parlare di analisi di “valore” dei titoli? Qualunque analisi tradizionale applicata alle obbligazioni direbbe di vendere, eppure le obbligazioni continuano ad essere negoziate a questi prezzi assurdi per il fatto che le banche centrali continuano a comprarle. Cosa accadrebbe se le banche centrali decidessero di manipolare anche il mercato azionario? Già oggi è prassi per diverse banche centrali acquistare azioni e lo stanno facendo sempre di più. Si tratta di un mercato, quantitativamente, molto più piccolo di quello obbligazionario e basterebbe molto poco (in relazione alla loro “potenza di fuoco”) per bloccare un crash di mercato. Qualora si diffondesse l’idea (non certo balzana) che i crash azionari hanno conseguenze negative in termini di stabilità dei prezzi e disoccupazione, le banche centrali potrebbero decidere di acquistare e vendere azioni quando, a loro giudizio, i prezzi sono troppo bassi o alti. Al momento, per il mercato azionario, questa è ancora un’ipotesi assolutamente non ancorata alla realtà, ma per il mercato obbligazionario, invece, la manipolazione dei prezzi è la regola. Come prendere decisioni finanziarie in presenza di un mercato ufficialmente manipolato? E’ una domanda alla quale è tutt’altro che semplice rispondere. La mia impressione è che non sia stata fatta ancora una riflessione sufficientemente profonda su questo problema. Il “business as usual” ha prevalso nel mondo finanziario e si continua a considerare il mercato obbligazionario come un mercato governato dalla legge della domanda e dell’offerta quando non è più così ormai da anni.
Ha senso investire in un mercato manipolato? Quali rischi a medio e lungo termine stanno correndo gli investitori? Ne sono consapevoli? (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Cina: il PE ribadisce la necessità di proteggere l’industria europea da importazioni oggetto di dumping

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

shanghai-chinaStrasburgo 12 maggio Parlamento europeo. Se la Cina non soddisferà i cinque criteri stabiliti dall’UE per qualificarsi come un’economia di mercato, l’Unione dovrebbe continuare a imporre dazi anti-dumping e anti-sovvenzioni sulle importazioni oggetto di dumping dopo il dicembre 2016. Lo dovrebbero chiedere i deputati in un progetto di risoluzione che sarà votato giovedì.Nel testo si nota tuttavia che anche l’UE deve rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e riconoscere la Cina come un partner commerciale strategico.La Commissione europea ha appena concluso una consultazione pubblica sull’impatto del possibile riconoscimento della Cina come un’economia di mercato. I risultati sono in fase di elaborazione e saranno pubblicati nel mese di giugno.Con questa risoluzione, il Parlamento vuole mandare un segnale per la prossima riunione del Consiglio UE commercio, prevista il 13 maggio.
Quando la Cina ha aderito all’Organizzazione mondiale del commercio, nel 2001, i membri dell’OMC hanno riconosciuto che non aveva ancora completato la transizione verso lo stato di economia di mercato. La Cina ha pertanto accettato che gli altri membri dell’OMC potessero applicare misure non caratteristiche di un’economia di mercato alle sue esportazioni. In pratica, questo spesso ha significato dazi anti-dumping più elevati.La Cina sostiene però che, secondo il protocollo di adesione all’OMC del 2001, dovrà essere riconosciuta automaticamente come un’economia di mercato da parte degli altri membri dell’OMC dall’11 dicembre 2016.
Tuttavia, la Cina attualmente soddisfa soltanto uno dei cinque criteri tecnici dell’UE per ottenere il riconoscimento di “economia di mercato”. La Cina è soggetta a circa l’80% delle indagini anti-dumping e anti-sovvenzioni dell’UE e, considerata la sua grande capacità di produzione industriale, nel settore vi è una diffusa preoccupazione.
I deputati hanno chiesto in passato un piano compatibile con OMC e misure di mitigazione per proteggere le imprese dell’UE contro le importazioni cinesi oggetto di dumping, sottolineando il potenziale danno per l’occupazione e l’industria comunitarie. Tuttavia, hanno anche denunciato il rischio di una minaccia di guerra commerciale da parte della Cina, che potrebbe imporre misure di ritorsione contro le imprese dell’UE che operano sul suo territorio.

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Consensus internazionale definisce criteri diagnostici per la Sensibilità al Glutine Non Celiaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

glutineLa Sensibilità al Glutine Non Celiaca è una sindrome, distinta dalla celiachia, caratterizzata da sintomi multi-sistemici intestinali ed extra-intestinali, collegati alla reazione del nostro organismo ai cibi contenenti glutine. Secondo l’ultima revisione degli studi, dal punto di vista epidemiologico, si stima che sia più frequente della celiachia (1% della popolazione) e che colpisca soprattutto le donne, rispetto agli uomini. In generale, l’insorgenza dei sintomi appare dopo poche ore o giorni rispetto all’assunzione di glutine. Per quanto riguarda la terapia, la risposta degli esperti è che questa sia rappresentata da una dieta senza glutine, esattamente come nel caso della celiachia. Quello su cui attualmente non ci sono ancora certezze precise sono, invece, le modalità con cui la dieta dovrebbe essere seguita dai pazienti. Uno degli elementi che è apparso chiaro fin da subito, infatti, è che la SGNC può presentarsi in molti casi come una sindrome transitoria, che non rende necessario un regime di dieta senza glutine, particolarmente rigido e sicuramente non a vita, come è invece necessario per la celiachia. “La diagnosi della Sensibilità al Glutine Non Celiaca – spiega il Professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute – non dovrebbe essere solo una diagnosi di esclusione. Esiste nel mondo scientifico e nella classe medica in generale, la precisa necessità di definire procedure standardizzate e comparabili, che possano guidare gli operatori della salute alla conferma dei casi di sospetta SGNC. Questo perché è sempre necessario avere una diagnosi chiara e certa, prima di avviare il paziente alla dieta senza glutine. Proprio per raggiungere un consenso su come la diagnosi di SGNC debba essere confermata, oltre 30 esperti si sono riuniti lo scorso 6 e 7 di ottobre del 2014 a Salerno, sotto l’egida del Dr. Schär Institute. Il risultato del nostro dibattito è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nutrients con il titolo: “Diagnosis of Non-Celiac Gluten Sensitivity (NCGS): The Salerno Experts’ Criteria” Il nuovo protocollo diagnostico della SGNC: due fasi basate sull’EBM (Evidence Based Medicine) L’analisi e la comparazione di oltre 26 studi scientifici, che costituiscono le referenze del paper, hanno portato gli esperti a scrivere un protocollo diagnostico composto da 2 fasi, oltre alla semplice esclusione della celiachia e dell’allergia al grano tramite le analisi sierologiche:
1) Il riconoscimento certo, di un paziente davvero “responsivo” alla dieta senza glutine
2) La misurazione degli effetti della reintroduzione del glutine dopo un periodo di dieta gluten free
“Superata la necessaria esclusione di celiachia ed allergia al grano, si tratta quindi di avviare il paziente con sospetta Sensibilità al Glutine Non Celiaca verso un percorso in grado di testare le sue risposte e confermare la diagnosi – spiega il Dott. Luca Elli, responsabile del Centro per la Prevenzione e la Diagnosi della Malattia Celiachia del Policlinico di Milano e membro del Dr. Schär Institute – Per prima cosa, abbiamo quindi chiarito come per misurare i sintomi fosse necessaria una scala di valori condivisa, e l’abbiamo identificata in una versione leggermente modificata della “Gastrointestinal Symptom Rating Scale”, uno strumento costruito sulla base dell’esperienza clinica. Quindi, settata la base di partenza, abbiamo potuto porre le basi per chiarire chi sono i pazienti che, veramente, rispondono in modo positivo alla dieta senza glutine, sottoponendoli attraverso un tale regime controllato per 6 settimane. Se al termine del percorso il paziente dimostra una diminuzione dei suoi sintomi con un punteggio, pari o maggiore al 30% dei valori dichiarati in partenza, questo per noi è un paziente che ha altissime probabilità di essere affetto da sensibilità al glutine non celiaca.”Per fugare definitivamente i dubbi della comunità scientifica circa il reale peso dell’effetto placebo nel risolvere i disturbi dei pazienti con sensibilità al glutine, gli esperti hanno impostato un protocollo diagnostico tra i più rigorosi: il Double-Blind Placebo-Controlled Challenge con crossover. Questo modello consiste nel sottoporre i pazienti che hanno superato il primo step ad un periodo di somministrazione giornaliera per una settimana di una capsula che può contenere alternativamente 8 g di glutine oppure una sostanza inerte (placebo). Nessuno, né i medici, né i pazienti, sanno quali capsule stanno somministrando e assumendo, da ciò la definizione di “doppio cieco”. Alla fine del periodo-test, l’apertura dei codici e dei risultati darà la più che ragionevole certezza scientifica della diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca.

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Le anomalie italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Abbiamo cominciato a non vederci chiaro, se vogliamo limitarci alle vicende più recenti, allorchè archiviata la monarchia si è entrati nella repubblica. Allora avemmo, in pratica, due partiti che andavano per la maggiore: i comunisti e i democristiani, ma condannati a non essere alternativi al potere per difetto di “nascita”. E questa è stata la prima delle situazioni che ci hanno fatto slittare su una economia e un welfare viziato da condizionamenti e concessioni fuori da criteri di sana amministrazione pubblica e di corretto indirizzo economico-finanziario. La seconda circostanza l’abbiamo avuta subito dopo la caduta del muro di Berlino e il collasso dell’Urss. In quel momento non vi era ragione che continuasse, anche in Italia, ad esistere un partito comunista ma i loro dirigenti se ne accorsero molto tardi e vollero, per giunta, accelerare i tempi della loro salita al governo del paese favoriti dalla stagione di “mani pulite” che fece scempio dei partiti e, in primo luogo, della Democrazia Cristiana attraverso i suoi componenti più rappresentativi. Ciò provocò un inevitabile vuoto nell’area di centro mentre la destra restava congelata dalla grave eredità fascista. Ci volle uno scossone, ma non certo nel senso voluto, perchè sotto mentite spoglie sorse un altro elemento di discordia nazionale con la nascita di Forza Italia con la leadership imposta da Silvio Berlusconi. Fu un errore fatale per le forze che si accinsero a contrastarlo, in quanto non misurarono, nella loro interezza, la gravità limitandosi al cicaleccio, agli intrighi di potere e via di questo passo. Ora siamo giunti al terzo impiccio dove non solo non si è preso atto del fallimento di un partito che è stato portato al consenso nazionale e a rappresentare la maggioranza degli italiani rendendo, quindi, traumatico il suo attuale crollo, ma coloro che si propongono come alternativa ripetono il “vizietto” di sempre: restano divisi sino al punto che non riescono a gestire una crisi, ancora più grave in quanto è proprio la mediazione politica che latita. Devono servirsi di una “badante” come si fa per quei vecchi signori che hanno la dichiarata indisponibilità motoria e lo spettacolo che danno non è di certo confortante. Ma c’è di più. A livello internazionale la debolezza del sistema Italia è motivo per approfittarne e sono così imposte condizioni “capestro” in nome di una solidarietà europea che è solo il frutto dell’egoismo e degli interessi partigiani della Francia e della Germania. E Monti, guarda caso, con la sua disponibilità riesce persino a stupire la cancelliera tedesca, e, quel che è peggio, certa stampa ne trae motivo per vantarsene. E’ amaro constatare che proprio nel 150° anniversario dall’Unità d’Italia si debba, di fatto, rinunciare alla sovranità nazionale e con essa subire l’out-out dei nuovi padroni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Schengen: “Bulgaria e Romania non devono diventare ostaggio d’istanze populiste”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2011

Member of the European Parliament Jerzy Buzek ...

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Bruxelles, Parlamento europeo. Gli Stati membri dovrebbero evitare populismi nazionali e consentire l’ingresso di Bulgaria e Romania nell’area Schengen, prendendo in considerazione esclusivamente i criteri esistenti. Questa è la posizione del Parlamento approvata giovedì in una risoluzione che invita il Consiglio europeo ad adottare le misure necessarie per consentire a entrambi i paesi di entrar a far parte dell’area senza frontiere. In seguito alla decisione dei governi olandese e finlandese del 22 settembre di bloccare la richiesta di Romania e Bulgaria di far parte della zona Schengen, il Parlamento ha votato a larga maggioranza per ribadire il sostegno a includere entrambi i Paesi nell’area Schengen. Bulgaria e Romania “hanno entrambi soddisfatto tutti i criteri” per aderire, insistono i deputati e hanno pienamente attuato le regole di Schengen, che è “l’unico prerequisito alla loro adesione” all’area. Il Parlamento sollecita tutti gli Stati membri a decidere sulla loro adesione “sulla sola base dell’acquis e delle procedure di Schengen”. Criteri addizionali non possono essere imposti a questi due paesi, sottolinea sempre il PE, chiedendo ai governi nazionali di onorare i propri impegni e di “non dare la priorità al populismo nazionale”. I deputati hanno invece respinto un emendamento che chiedeva alla Commissione di presentare proposte per rafforzare la zona Schengen incorporando nella legislazione comunitaria nuovi criteri d’adesione su criminalità e corruzione.
“La Bulgaria e la Romania meritano di far parte dell’area Schengen. Hanno soddisfatto tutti i criteri. I loro confini sono sicuri. Chiedo a tutti gli Stati membri i prendere la decisione di allargare Schengen a Romania e Bulgaria solo sula base dell’aquis comunitario e le procedure esistenti. La Bulgaria e la Romania dovono poter contare sulla solidarietà e la correttezza dei partner europei”, ha detto il Presidente del PE Jerzy Buzek.

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Terra futura: buone pratiche di sostenibilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2011

Firenze, Fortezza da Basso, dal 20 al 22 maggio 2011. Terra Futura è promossa e organizzata da Fondazione culturale Responsabilità Etica Onlus per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente. Il referendum sull’acqua al centro di alcune iniziative anche del Cigno Verde «È una risorsa primaria che non può sottostare a criteri commerciali, come quelli proposti dal “Decreto Ronchi” e del “Decreto sulla delega ambientale” che ne obbligano la privatizzazione. Il servizio idrico, infatti, deve continuare a rispondere a criteri di pubblica utilità con una gestione rigorosa e trasparente che ne garantisca a tutti il libero utilizzo» dichiara MAURIZIO GUBBIOTTI, coordinatore segreteria nazionale di Legambiente.
Alla Fortezza da Basso, un ampio panorama delle buone pratiche già esistenti e sperimentate nelle nostre città e sui territori: prodotti, progetti e percorsi, frutto di scelte e azioni di vita, di governo e di impresa che sono l’unica strada possibile verso un futuro più equo e sostenibile. Nella vasta rassegna espositiva, articolata in 13 diverse sezioni tematiche, numerosi i settori rappresentati: tutela dell’ambiente, energie alternative, finanza etica, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili, turismo responsabile, e ancora consumo critico, welfare, impegno per la pace, solidarietà sociale cittadinanza attiva e partecipazione. Un mondo che sa produrre nuova economia e generare occupazione. L’evento propone anche un programma culturale fitto, fra seminari, dibattiti e convegni con esperti e testimoni dei diversi ambiti; e ancora numerosi workshop e laboratori, per far sperimentare ai visitatori come sia possibile declinare la sostenibilità a partire dal quotidiano di ciascuno. Circa 600 le aree espositive e oltre 5000 enti rappresentati; 280 gli appuntamenti culturali che vedranno l’intervento di quasi 1000 relatori. Tra i progetti speciali di Terra Futura: la Borsa delle Imprese Responsabili, incontri one to one per favorire nuove opportunità di green&social business per tutti gli attori di sistema (pubblico, privato eticamente orientato e non profit), il Premio Architettura e Sostenibilità e Terra Futura per la Scuola.

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Vittime sangue infetto

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

Si è svolta oggi, al Parlamento europeo, una conferenza stampa dal titolo: “Vittime da sangue infetto”, un’iniziativa promossa dall’onorevole della Lega Nord Oreste Rossi ─ Membro in Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ─ che ha presentato una dichiarazione scritta alla Commissione europea e al Consiglio dell’Ue chiedendo alle rispettive Istituzioni comunitarie di sviluppare, per ogni Stato membro, dei criteri che garantiscano a tutti i cittadini dell’Ue, vittime di trasfusioni di sangue infetto, adeguati risarcimenti per i danni subiti. Presenti, al tavolo dei conferenzieri, anche i vicepresidenti del Parlamento europeo, gli onorevoli Roberta Angelilli (Pdl/PPE) e Gianni Pittella (Pd/S&D) e il Comitato Vittime Sangue Infetto, con alcuni rappresentanti tra cui il presidente, Monica Trapella, il vicepresidente, Sandra D’Alessio, e l’avvocato Mario Melillo. «Mi sono fatto promotore di questa iniziativa – ha detto l’eurodeputato leghista – perché mi auguro che, attraverso la diretta testimonianza delle vittime da sangue infetto, il Parlamento e gli altri organi istituzionali europei possanocomprendere la portata dei rischi che si corrono con questo genere di contaminazioni, a seguito delle quali le vittime non hanno giustizia». «Non tutti i Paesi europei garantiscono adeguati risarcimenti – hanno sottolineato gli on. Angelilli e Pittella – e per di più si operano discriminazioni tra le categorie di persone danneggiate e non ottemperano alle condanne sancite da provvedimenti giurisdizionali».L’Ue dovrebbe dare una spallata al nostro Paese e far comprendere che questi drammi sono causati  dallo Stato italiano,che nega il risarcimento alle vittime, e  nonostante la richiesta di incontri, da parte di avvocati e associazioni di categoria, con il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, e il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, incontri fino ad oggi negati».

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Medicina difensiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2010

Roma martedì 23 novembre 2010, dalle ore 10.30 alle ore 12,30, presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica (Piazza della Minerva 38). Lo studio, realizzato dall’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma, segue quello effettuato nel 2008 sul solo territorio della Capitale per evidenziare le dimensioni della cosiddetta medicina difensiva, cioè di quelle prescrizioni originate esclusivamente dal timore dei medici di essere oggetto di denunce o esposti da parte dei loro pazienti. In quella prima indagine dell’Ordine, effettuata con rigorosi criteri statistici, una percentuale molto alta (variante dal 60 all’80% secondo il tipo di prescrizione) del campione dei medici ammise di aver effettuato prescrizioni a scopo puramente “difensivo”; con un’incidenza economica di circa il 12% sul bilancio della sanità pubblica relativa a Roma e provincia. Tali risultati si mostrarono coerenti con quelli ottenuti con analoghe indagini in altri paesi e pubblicate nella letteratura internazionale.
La nuova raccolta di dati è stata realizzata tra il 2009 e il 2010 ed estesa a tutto il territorio nazionale, perfezionando i protocolli di ricerca scientifica. Grazie ad un campione di medici attivi sia nel settore pubblico sia in quello privato (ad esclusione degli odontoiatri), operanti in tutti i ruoli (ospedali, case di cura, medicina di base), è stato stimato il volume totale di medicina difensiva, il suo impatto economico generale e specifico, le eventuali differenziazioni per settore e per tipo di prescrizione. I risultati sono riportati in modo completo nello studio che sarà presentato nella sede istituzionale.
Interverranno: Mario Falconi (Presidente dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma), Aldo Piperno (Professore ordinario all’Università di Napoli “Federico II”), Nicola Corbo (Professore ordinario di Diritto Privato all’Università di Viterbo), Antonio Tomassini (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Giuseppe Palumbo (Presidente Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati), Paola Binetti (Componente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Salvo Calì (Segretario Nazionale SMI), Giuseppe Garraffo (Segretario Nazionale Cisl Medici), Armando Masucci (Segretario Nazionale Federazione Medici Uil-Fpl).Donato Antonellis (Segretario Anaao-Regione Lazio) e Pierluigi Bartoletti (Segretario Fimmg-Regione Lazio). Coordinerà gli interventi Corrado de Rossi Re (Direttore responsabile di “Panorama della Sanità”).

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La Toscana e le scorie alimentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2010

L’interrogazione presentata dai deputati toscani del Pd Franco Ceccuzzi, Susanna Cenni, Luca Sani e Raffaella Mariani è stata formulata per “Capire quali sono le aree della Toscana, individuate dalla Sogin per il deposito di scorie nucleari e quali i criteri adottati per la definizione della mappa dei 52 siti nucleari tra i quali rientrerebbero anche le province di Grosseto, Livorno e Siena. “Il 23 settembre scorso – si legge nell’interrogazione – la Sogin, azienda pubblica controllata interamente dal Ministero dell’Economia per lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse, ha consegnato al governo la mappa delle 52 aree idonee per la localizzazione dei depositi delle scorie nucleari. La lista dei siti è stata elaborata sulla base dei criteri dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica tra i quali rientrano la stabilità del suolo, la non sismicità e la bassa densità di popolazione. Dalla mappa redatta risulta che siano stati inserite alcune zone della Toscana e in particolare alcune aree delle province di Grosseto, Livorno e Siena”.  “La Toscana – affermano i deputati toscani del Pd – vanta oggettivamente un patrimonio culturale, artistico, ambientale, zootecnico ed agroalimentare tra i più ricchi a livello internazionale e in grado di attrarre ogni anno milioni di visitatori. Il turismo, nelle sue molteplici accezioni e diversificati target di riferimento, infatti rappresenta una delle maggiori risorse, dal punto di vista economico ed occupazionale della Toscana. Per questo riteniamo che l’installazione di uno o più depositi di scorie nucleari potrebbe rappresentare un elemento di criticità per la futura promozione turistica del territorio, causare una ricaduta negativa in termini di presenze”.  “Con questa interrogazione – concludono Franco Ceccuzzi, Susanna Cenni, Luca Sani e Raffaella Mariani – chiediamo che siano diffusi, nel dettaglio, i siti individuati da Sogin e localizzati in Toscana. Chiediamo poi al Ministro dello sviluppo economico quali garanzie intenda mettere in campo per  escludere, nei futuri passaggi istituzionali inerenti l’individuazione ufficiale dei siti stessi, quei territori e quelle Regioni che vantano una riconosciuta e secolare ricchezza agroalimentare e zootecnica, che presentano aree ad alto pregio ambientale e paesaggistico, nonché siti Unesco riconosciuti patrimonio dell’umanità”.

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L’amante ideale: Gianfranco Fini!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2010

La settimana scorsa Gleeden ha intervistato 230 donne di età compresa tra i 35 e i 60 anni per chiedere di scegliere, in una rosa di nomi di politici, il loro amante ideale. La lista è stata scelta tenendo conto ovviamente dei criteri della par condicio. Nessuno è stato escluso. I risultati del sondaggio ci hanno sorpreso non poco! Fini è ormai l’incubo del Cavaliere e avanza anche nelle preferenze delle signore!  Gianfranco Fini sembra essere diventato la vera spina nel fianco del Presidente del Consiglio. Le donne di Gleeden lo eleggono amante ideale nel panorama della politica nostrana con il 58% delle preferenze. Il presidente della Camera con il suo stile inappuntabile fa breccia nel cuore delle signore scatenando pensieri non propriamente politici. Silvio Berlusconi raccoglie un misero 3% delle preferenze. Tra i rappresentanti della Lega Nord fa capolino Roberto Maroni con un 4%, ma degli altri nemmeno l’ombra: lo stile rude non sembra il prediletto dalle nostre signore. Preferiscono di gran lunga uno stile più signorile e una retorica più pregevole condita da quel pizzico di cultura che non guasta mai, come dimostra il 16% delle preferenze date a Nichi Vendola, nonostante la risaputa e dichiarata omosessualità. Per l’opposizione spicca il nome del deputato europarlamentare dell’ IDV Luigi De Magistris con il 19% delle preferenze; un buon risultato e il segno che il fascino partenopeo non passa mai di moda.  Nella classifica non risultano pervenuti esponenti del PD o dell’UDC: il “tiepido” non piace neanche alle donne di Gleeden.
Incuriositi da questa classifica abbiamo interrogato ancora una volta le donne di Gleeden per chiedere quali fossero stati i parametri su cui si era basata la loro scelta. Al primo posto lo stile, al secondo l’eleganza, tanto nei modi quanto nel parlare, poi intelligenza e cultura e, in ultimo la fisicità. Non c’è che dire, le signore di Gleeden hanno dimostrato una certa classe nella scelta.
Gleeden.com, il sito di incontri per persone sposate leader in Europa e in Italia conta più di 330.000 membri in tutto il mondo. Non è più necessario nascondere il proprio status matrimoniale come accade spesso nei siti per single.(image)

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La Gelmini nega a Torino il liceo musicale

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

Il Ministero dell’istruzione ha informato di aver destinato a Cuneo e Novara i nuovi licei musicale e coreutico. Si tratta delle uniche due scelte per tutto il Piemonte.b“Torino e la sua provincia sono rimaste completamente a bocca asciutta: siamo sconcertati” commenta il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta che aggiunge “ si decide a Roma non solo la composizione della futura Giunta regionale, ma perfino l’assegnazione dei nuovi indirizzi scolastici per il Piemonte senza aver dettato nemmeno i criteri e i regolamenti per applicare la riforma delle scuole superiori. Le amministrazioni locali non hanno avuto diritto di parola.” “Il ministro Gelmini – aggiunge l’assessore all’istruzione della Provincia di Torino Umberto D’Ottavio – ha privilegiato Cuneo e Novara,  trascurando totalmente Torino e il territorio. A centinaia di nostri studenti, il Governo impedisce di fatto di iscriversi a nuovi licei molto attesi. E’ particolarmente grave la decisione romana – sostiene d’Ottavio –  perché il Ministero mesi fa aveva chiesto alle nostre scuole di confermare la presenza delle condizioni ottimali per avviare i nuovi indirizzi di studio. Oltre al danno, anche la beffa”.

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Nuove centrali nucleari a Latina

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2010

“Noi cittadini di Latina abbiamo già dato, il nostro prezzo lo abbiamo già pagato.” Questo l’amaro commento di Camelia Di Marcantonio, responsabile per la provincia di Latina dell’Italia dei Diritti, dopo l’approvazione del decreto legislativo contenente i criteri per la localizzazione dei nuovi impianti nucleari, che verranno realizzati a partire dal 2013. Anche se per l’individuazione definitiva delle aree bisognerà aspettare circa tre mesi, tra i possibili siti figurano le centrali dismesse di Borgo Sabotino e del Garigliano. “Siamo in molti ad opporci – continua la Di Marcantonio – per diversi motivi, in primis la salute. Negli anni, infatti, abbiamo riscontrato una grande percentuale di cittadini malati di cancro e molte donne hanno avuto problemi di patologie tiroidee, siamo tra le aree italiane più colpite dalle disastrose conseguenze del nucleare”. Anche se le istituzioni rassicurano la cittadinanza, la Di Marcantonio rincara: “Perché non sfruttare le energie alternative, come ad esempio il fotovoltaico, considerando che entro il 2011 siamo obbligati a raggiungere un determinato livello di produzione energetica nel rispetto delle direttive comunitarie.  Le stesse istituzioni – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – dovrebbero impegnarsi a svolgere un’opera di sensibilizzazione così da sventare le pericolose conseguenze a carico degli abitanti di queste zone”.

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Parlamento europeo: nuova Commissione

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2010

I deputati esprimeranno il loro voto sulla nuova Commissione europea, nel pomeriggio di martedì. Possono eleggere o respingere il nuovo collegio dei commissari che dovrebbe essere in carica per i prossimi cinque anni. I deputati voteranno inoltre una risoluzione su un nuovo accordo di cooperazione tra le due istituzioni, nonché sulle risoluzioni presentate dai gruppi politici sulla Commissione. Paesi candidati all’UE: continuare sulla strada delle riforme – Il Parlamento dovrebbe dare un giudizio generalmente positivo sugli sforzi compiuti durante il 2009 dalla Croazia e dall’ex Repubblica iugoslava di Macedonia per diventare paesi membri dell’UE. L’Aula dovrebbe anche sottolineare i limitati progressi della Turchia sulla strada delle riforme per rispettare i cosiddetti “criteri di Copenhagen”, preliminari all’adesione all’UE. Questioni come lo Stato di diritto, la libertà d’espressione, le buone relazioni con i paesi limitrofi, il rispetto delle minoranze etniche e la lotta contro la corruzione ed il crimine organizzato devono ancora essere affrontate dalla Croazia, dall’ex Repubblica iugoslava di Macedonia e dalla Turchia, secondo quanto affermato nelle proposte di risoluzione.

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Contributo volontario dei genitori?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2010

Una raffica di domande sul contributo volontario e sul ruolo dei genitori a scuola: ecco la reazione più immediata all’incontro “Bilancio delle scuole: tutto quello che avresti voluto sapere…” che gli esperti dell’A.Ge. Toscana hanno tenuto ad Arezzo in collaborazione con la Consulta Provinciale dei Genitori. ”I genitori non hanno chiaro che il contributo è volontario e che nessuno può pretendere nulla da loro nella scuola dell’obbligo, a parte la quota assicurativa –afferma Rita Manzani Di Goro, presidente dell’associazione genitori A.Ge. Toscana- inoltre le famiglie hanno diritto di sapere come vengono utilizzati i loro soldi. Il suggerimento che abbiamo dato e che molti presidenti dei Consigli d’istituto hanno accolto con favore è stato quello di deliberare i criteri di utilizzo del contributo volontario, finalizzandolo alle attività didattiche. In questo modo i genitori contribuiscono volentieri a tutto vantaggio della qualità dell’offerta formativa”. Per rispondere alle tante richieste giunte dalle varie province della Toscana sono stati organizzati due nuovi incontri su “Il Bilancio delle Scuole visto dai genitori” a PISTOIA presso l’IPSIA “A. Pacinotti”, Corso A. Gramsci 71, martedì 2 febbraio dalle ore 17 alle ore 19 e a FIRENZE presso l’I.T.T. “Marco Polo”, Via S. Bartolo a Cintoia 19/a, venerdì 5 febbraio dalle ore 17 alle ore 19, nel corso dei quali saranno distribuiti materiali informativi. L’A.Ge. Toscana mette inoltre a disposizione un servizio gratuito di consulenza, cui si può accedere inviando un quesito ad agetoscana@age.it, e la guida al Programma annuale 2010 pubblicata sul sito http://www.agetoscana.it nella rubrica Speciale Bilancio delle scuole.

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Storicamente parlando la Turchia è un paese balcanico

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Essa va, quindi, considerata a pieno titolo quale parte del consorzio europeo. Il suo carattere musulmano non deve farci distrarre da questa realtà. L’adesione della Turchia all’U.E. sotto questo profilo ha una sua ragione di fondo che non va sottaciuta. Resta tuttavia una riserva importante. Occorre che questo paese di “frontiera” faccia propri i criteri fissati a Copenhagen fondati innanzitutto sul rispetto dei diritti umani, criteri che escludono ogni discriminazione religiosa e di etnia. Ma possiamo pensare andando oltre alla lezione del passato dove la Turchia ci ha dato un capitolo inedito nell’evoluzione del mondo musulmano con il definitivo successo della secolarizzazione promosso a suo tempo dalla rivoluzione kemalista e il parallelo recupero della tradizioni di tolleranza interetnica e interconfessionale proprie in altri tempi della Turchia ottomana. Oggi, quindi, non devono diventare pregiudiziali le pur mal riposte questioni di principio geografiche o addirittura religiose che secondo taluni osterebbero all’adesione turca all’U.E. La vera ragione è un’altra e la conosciamo bene tutti. Si vuole dalla Turchia un saldo criterio di  stabilità istituzionale, di democrazia, di legalità, di diritti umani, di rispetto e protezione delle minoranze definiti nella stessa Copenhagen nel 1993. Ne parliamo oggi in quanto siamo in una fase critica  del negoziato per l’adesione della Turchia all’U.E.

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