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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘critiche’

Progetto per il recupero delle materie critiche

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Circa 45 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) raccolte in Europa e 7 processi di recupero portati a termine con 14 modalità diverse. Sono i numeri con cui si è concluso il progetto Critical Raw Material (CRM) Closed Loop Recovery, per la sperimentazione di nuove tecniche per il recupero delle “materie critiche” provenienti dai RAEE domestici, di cui Ecodom ed ENEA sono stati partner.
L’iniziativa ha visto Ecodom, in collaborazione con AMSA, COOP Lombardia, Stena Technoworld e S.E.Val., impegnato nella raccolta e trattamento di oltre due tonnellate di vecchi cellulari e piccoli elettrodomestici fuori uso (videogiochi, videocamere, ferri da stiro, tastiere per computer, cavi elettrici, mouse, asciugacapelli, radio, torce elettriche, lettori cd e dvd, caricabatterie, ecc.), tra i principali apparecchi contenenti CRM.“Dentro i piccoli elettrodomestici – spiega Dario della Sala, responsabile della Divisione tecnologie e processi dei materiali per la sostenibilità – Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA – si possono recuperare alcune delle principali materie prime di difficile reperimento in natura, ma che hanno un ruolo fondamentale in moltissimi settori, dall’aeronautica, all’elettronica di consumo alle energie rinnovabili, dall’eolico al fotovoltaico”.Nei tre anni e mezzo del progetto, Ecodom ed ENEA, insieme con i partner della sperimentazione RecyclingBorse, Asekol, Axion Consulting, Re-Tek hanno testato diverse modalità di recupero: dal trattamento meccanico a processi chimici, volti a incrementare il recupero dei CRM, con particolare focus su cobalto, antimonio, grafite, tantalio, terre rare, oro, argento, metalli del gruppo del platino e rame.“Secondo le stime – spiega Luca Campadello, Projects & Researches Manager di Ecodom – in Europa ogni anno vengono generati 9,9 milioni di tonnellate di RAEE. Di queste però solo il 30% viene gestito correttamente. Se tutti i RAEE prodotti in Europa fossero raccolti e riciclati adeguatamente si potrebbero recuperare 186 tonnellate di argento, 24 tonnellate di oro e 7,7 tonnellate di platino. È con questo scopo che nel 2015 è nato il progetto: aumentare il tasso di riciclo delle materie prime essenziali contenute nei RAEE del 5% entro il 2020 e del 20% entro il 2030. Ecodom e ENEA faranno tesoro delle lezioni apprese dal progetto portandole in discussione all’interno della rete di esperti europei dell’iniziativa SCRREEN che si propone di rafforzare la strategia europea per la gestione responsabile dei CRM”.In particolare, Ecodom ha collaborato con ENEA mettendo a punto una procedura per valutare l’effettiva obsolescenza dei monitor a fine vita, che è stata applicata in via sperimentale su 43 schermi piatti presso lo stabilimento STENA di Angiari (Verona): 36 sono stati avviati alla filiera di recupero di metalli e di altri materiali, mentre i restanti 7 – ancora funzionanti – sono stati recuperati e potrebbero essere pronti per l’eventuale rientro in commercio.Oltre ai monitori, grazie a questo progetto in Italia sono stati raccolte e trattate da parte di Ecodom, insieme a AMSA, COOP Lombardia, Stena Technoworld e S.E.Val, oltre 2 tonnellate tra cellulari e piccoli elettrodomestici fuori uso.Il progetto, finanziato dal programma europeo LIFE, da Innovative UK, dal Governo gallese e dal Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali (Department for Environment, Food and Rural Affairs – DeFRA), e guidato da WRAP, è stato articolato in quattro fasi: la sperimentazione di nuovi sistemi di raccolta dei RAEE, la sperimentazione di innovativi sistemi di trattamento per il recupero dei CRM, la valutazione dei risultati ottenuti, e l’elaborazione di raccomandazioni per i decisori politici e per l’intero sistema di gestione dei RAEE.Da qui sono nate 5 linee guida che tutti, politici e gestori, dovrebbero seguire per aumentare la raccolta e il recupero dei CRM dai RAEE: ridisegnare e armonizzare le infrastrutture di raccolta; aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza dei CRM e della corretta raccolta e trattamento dei RAEE; introdurre incentivi per favorire buone pratiche per la raccolta e il trattamento dei RAEE; promuovere la ricerca e l’innovazione nel campo del recupero dei CRM incoraggiando la collaborazione internazionale; introdurre negli standard relativi al trattamento dei RAEE requisiti specifici sul recupero dei CRM.
Ecodom – Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici – è il Sistema Collettivo nazionale che gestisce, senza fini di lucro, il trasporto e il trattamento dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Costituito nel 2004 su base volontaria dai principali produttori di grandi elettrodomestici, cappe e scalda-acqua operanti nel mercato italiano, Ecodom ha l’obiettivo fondamentale di evitare la dispersione di sostanze inquinanti nell’ambiente e massimizzare il recupero dei materiali da reinserire nel ciclo produttivo, nel rispetto della normativa in materia (D. Lgs. 49/2014). Ecodom gestisce i RAEE provenienti dai nuclei domestici di tutti i Raggruppamenti – R1 (frigoriferi e condizionatori), R2 (lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni, scalda-acqua), R3 (TV e monitor), R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica, apparecchi di illuminazione) e R5 (sorgenti luminose).www.ecodom.it

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Catalogna: critiche alle misure del governo spagnolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

barcellonaBarcellona. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha duramente criticato la decisione del governo spagnolo di sospendere l’autonomia della Catalogna e di indire nuove elezioni nella regione. In questo modo il governo spagnolo lancia un segnale che non può che preoccupare i Catalani, i Baschi, i Galleghi, gli Andalusi e le altre nazionalità trasmettendo l’idea di non prendere sul serio i modelli di autonomia ma di volere, come ai tempi della dittatura di Franco, unicamente uno stato centrale forte. La tattica del primo ministro spagnolo Rajoy di puntare sulla pressione e la coercizione è estremamente pericolosa e non promette alcun successo mentre è probabile che i Catalani si sentiranno ora ancora più vittime delle misure coercitive delle istituzioni statali spagnole.Secondo l’APM, quanto più Madrid aumenterà la sua pressione politica ed economica sul movimento indipendentista catalano tanto meno probabile sarà un cambiamento degli equilibri politici in seguito alle nuove elezioni. Le misure politiche adottate dal governo spagnolo rafforzano l’idea che Rajoy approfitti di ogni occasione per rafforzare il potere e le competenze di Madrid. I Catalani però non hanno dimenticato che negli ultimi anni Rajoy ha sistematicamente bloccato ogni discussione su una possibile riforma dello statuto di autonomia della Catalogna e proprio per questo ha, in ultima analisi, contribuito a rafforzare il movimento indipendentista. Sia il primo ministro spagnolo Rajoy sia il presidente regionale catalano Carles Puigdemont lottano per il mantenimento del potere e per la propria sopravvivenza politica. La crisi della politica regionale sia spagnola sia dell’Unione Europea è dovuta unicamente al rifiuto del dialogo e alla mancata volontà di cercare una soluzione politica al conflitto. Con la sua unilaterale e semplicistica presa di posizione a favore del governo centrale spagnolo l’Europa ha perso enorme credibilità non solo tra i Catalani e si è giocata la possibilità di mediare in modo credibile e responsabile tra le parti in causa per evitare un’escalation del conflitto.

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Alternanza scuola-lavoro: il modello italiano incassa critiche anche a Berlino

Posted by fidest press agency su domenica, 22 ottobre 2017

berlinoBerlino. Alla presenza dei sindacati indipendenti europei, di rappresentanti della Commissione europea e del Governo tedesco, nel corso del Convegno dell’Accademia Europa della Cesi sulla Formazione professionale, il modello adottato nel nostro Paese con la Legge 107/2015 incassa pesanti osservazioni: a pesare come un macigno è aver portato le esperienze in azienda forzatamente a regime senza presupposti normativi alle spalle e regole certe di stampo nazionale, indispensabili per tutelare gli studenti impegnati negli stage aziendali.Dopo aver rilevato la minore ricettività delle aziende nell’accogliere gli studenti in formazione, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, passato dal 25% al 20%, diversi relatori si sono detti concordi nel rivendicare una direttiva UE sui diritti e doveri degli studenti lavoratori, sul rapporto tra aziende e apprendisti alla fine del tirocinio per agevolarne l’assunzione sui disabili e le possibili occupazioni. Durante gli interventi, è stato denunciato l’alto tasso di abbandono scolastico italiano e gli ultimi abusi delle aziende, che dovrebbero essere puniti dalla procura piuttosto che identificati come innocente sfruttamento.Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): Per rimediare a questi limiti, occorrerebbe incentivare le aziende, attraverso regole certe e finanziamenti chiari. Solo responsabilizzando e coinvolgendo le aziende in modo attivo si potrà parlare finalmente di progetti di alternanza scuola-lavoro di ‘nobiltà’. Serve un programma di formazione non improvvisato e piegato al volere delle aziende, come avviene oggi, ma ben definito sia a livello di amministrazione centrale che di singolo istituto scolastico superiore.

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Canone/imposta Rai in bolletta. Ok del Consiglio di Stato al decreto… ma a denti stretti

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

Rai: sede di romaIl Consiglio di Stato china la testa davanti al Ministero dello Sviluppo economico e approva il decreto sul canone Rai, ma resta fermo sulle sue posizioni critiche. Il Ministero non si è adeguato a quasi nessuno dei rilievi critici che i giudici avevano mosso al primo decreto, ma il parere del Consiglio di Stato è obbligatorio ma non vincolante quindi il Ministero fa un po’ come gli pare. E questo è ribadito, seppur con un linguaggio più formale, dagli stessi giudici, che prendono atto della mancanza di volontà del Ministero di adeguarsi alle modifiche richieste “trattandosi di una scelta che, non risultando comunque né illogica né irragionevole né in contrasto con la norma primaria di riferimento, non può che rientrare nella discrezionalità tecnica riservata al dicastero proponente”.Per il Ministero le informazioni rese ai cittadini sono evidentemente più che sufficienti, ma il parere ripercorre (e ribadisce) tutte le critiche già mosse prendendole in esame una per una, per poi arrivare alla conclusione: “la Sezione non può, quindi, che ribadire che le osservazioni contenute nel parere interlocutorio sono derivate dall’esigenza di consentire alla cittadinanza di comprendere meglio le modalità con cui l’Amministrazione procederà alla riscossione del canone televisivo, a seguito di una riforma che ha investito l’intero sistema di esazione di quest’ultimo, e ciò al fine di favorire una più efficace ed efficiente applicazione delle norme de quibus, che rivestono una particolare rilevanza in relazione alla grande diffusione del mezzo televisivo ed alla evasione del canone medesimo che appare tuttora elevata”.E sottolinea ancora una volta l’urgenza di una informazione chiara ai cittadini, visti i tempi stretti per l’invio delle autocertificazioni. E’ paradossale che il Ministero si sia giustificato sul ritardo nella emanazione del decreto che doveva essere emanato entro il 15 febbraio, termine ritenuto dal Ministero stesso “di impossibile rispetto”, e poi pretenda invece dai cittadini l’invio delle autocertificazioni entro il 16 maggio, quando settimanalmente vengono pubblicate informazioni nuove sul sito dell’Agenzia delle Entrate.L’ultima è, caso vuole, di ieri. L’agenzia delle Entrate ha pubblicato nelle FAQ del proprio sito ulteriori indicazioni per chi gestisce un Bed & Breakfast e per chi vive in una casa di riposo. I primi potranno pagare solo il canone speciale; i secondi invece dovranno pagarlo, anche se a casa loro non ci vivono più.
Altro chiarimento sul canone/imposta Rai dovuto dai conviventi. Che vuol dire “legati da vincoli affettivi”?
Bisogna aver reso all’Anagrafe una apposita dichiarazione di esistenza del vincolo affettivo, solo così si potrà essere “famiglia anagrafica” e quindi pagare un solo canone. Altrimenti se ne pagano due.Occhio però perchè il sito specifica anche che “La dichiarazione già resa sull’esistenza dei vincoli affettivi non può essere soggetta a continui ripensamenti”. Cioè, va bene le coppie di fatto, ma non cambiate troppo spesso idea, o partner. Se ci si vuole bene, quindi, deve essere un affetto stabile, altrimenti i canoni Rai sono due!Riflettiamo, ancora, su una pubblica amministrazione che procede non per atti e provvedimenti, ma tramite FAQ di un sito internet – benchè istituzionale. Per contro, il Ministero ritiene di non accogliere le critiche del Consiglio di Stato temendo un “eccesso di delega”. Due pesi e due misure, e il cittadino ha pochi giorni ancora per capire se e cosa autocertificare, pattugliando maniacalmente il web in attesa del prossimo aggiornamento. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Farmacisti e gogne mediatiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

“Innanzitutto vorrei esprimere a nome del Comitato centrale la massima solidarietà al presidente Andrea Mandelli e al vicepresidente Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, vittime di atti di intimidazione inqualificabili, che colpiscono tutta la professione” dice Maurizio Pace, segretario della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Mi sembra evidente a tutti che un gesto di questo tipo prova come le posizioni della Federazione di apertura al confronto su un reale ammodernamento e a un ampliamento della rete delle farmacie, ma netta nell’opporsi a uno smembramento di un servizio che funziona, abbiano toccato qualche nervo scoperto. Ma è bene chiarire subito che la Federazione intende tenere la barra diritta e che questi fatti non spostano di un millimetro la nostra linea di azione”. Le posizioni della Federazione, ricorda Pace, stanno del resto otten endo, con la sola forza del ragionamento, un significativo riscontro anche da parte di esponenti del Governo. “Ringraziamo il ministro della Salute Balduzzi, per cominciare, che ha chiarito come non si possa dire che ai farmacisti italiani non siano stati chiesti sacrifici, visto che comunque con il passaggio a OTC di molti farmaci di cui l’AIFA sta preparando la lista, ci sarà una ulteriore riduzione del fatturato delle farmacie, che già scontano anche i forti ritardi nei pagamenti da parte delle ASL. Così come vanno sottolineate le dichiarazioni del Sottosegretario Polillo che, ieri a Ballarò, ha ricordato come la liberalizzazione della distribuzione del farmaco non possa certo essere messa in cima alla lista di quel che serve per far ripartire il paese”. Ma per Pace, al di là delle posizioni politiche, ciò che risulta intollerabile, ed è alla base delle intimidazioni di questi giorni, è l’attacco mediatico scatenato contro la professione: “Si è cercato un capro espiatorio da additare alle reazioni di una cittadinanza spaventata e colpita dalla recessione. Faccio soltanto un esempio: su un quotidiano, ieri, un commentatore si è permesso di chiedere pubblicamente se i farmacisti si schieravano con gli evasori o con i cittadini per bene. Non lo chieda ai farmacisti: nelle farmacie il 65% del fatturato è costituito da ricette del Servizio sanitario e sui restanti prodotti i farmacisti fanno sempre lo scontrino, proprio perché sanno che i cittadini possono operare delle deduzioni fiscali. E molto spesso è lo stesso farmacista a ricordarlo al paziente”.
Secondo il Segretario della Federazione si è anche insistito strumentalmente sul carattere di monopolio del servizio farmaceutico:”Si denuncia un monopolio di 18000 persone, che diventerebbero molte di più se si adottassero le nostre proposte, senza dire però che laddove si è liberalizzato, dalla Norvegia alla Gran Bretagna, le farmacie sono finite nella quasi totalità nelle mani di due o tre grandi gruppi. E questo che cosa sarebbe? Azionariato popolare? Forse è questo che si vuole,il prevalere del grande capitale sull’iniziativa dei singoli, e soprattutto su un servizio sanitario frutto di una grande riforma che tutto il mondo apprezza, il che spiegherebbe il silenzio assordante di molti settori dell’economia solitamente prodighi di critiche e consigli ai Governi”. Ora è necessario abbassare i toni: ”Nei giorni scorsi avevamo chiesto un incontro anche al Presidente della Repubblica, che ha&n bsp; ritenuto non fosse il caso di riceverci, proprio per chiedergli di intervenire per ristabilire un clima più sereno. Mi auguro che almeno ora si passi a un confronto diverso. La Federazione è un ente pubblico ausiliario dello Stato e quindi abbiamo il massimo rispetto per le prerogative e il ruolo di Governo e Parlamento, ma crediamo che un paese democratico si regga sul confronto delle idee e sulla capacità di ascolto e, naturalmente, sul rispetto delle leggi che lo Stato si dà. Le gogne mediatiche non hanno nulla a che fare con la democrazia”.

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Governo Monti: generosa disponibilità

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Alle critiche che da più parti sono pervenute al Presidente del Consiglio riguardo l’inopportunità di avere banchieri e uomini d’affari tra le sue fila, la risposta avuta è che si è al cospetto di persone che lo hanno fatto in un moto di “generosa disponibilità”. Ci sarebbe da essere contenti che in Italia vi siano persone di questa fatta. La realtà, purtroppo, ci smentisce. Lo sono i provvedimenti che come un veleno, assunto a piccole gocce, stanno emergendo con tutta la loro drammaticità sul piano sociale ed umano. Tali circostanze non solo sono atti di governo ma anche di immagine se si pensa che l’invito “soft” al presidente di un ente pubblico statale a dimettersi si è tradotto con la liquidazione in conto buonuscita di ben 5 milioni e mezzo di euro. Da qui il differenziale tra chi è licenziato con i guanti di velluto e chi è strapazzato senza diritti e risarcimenti e per errori di conduzione industriale dettati per lo più alla miopia dei loro manager.
Abbiamo già con una lettera, di certo finita all’ultimo posto nel cestino dei rifiuti della Presidenza del Consiglio, rappresentato non solo e non tanto un disagio ma l’invito a fare delle riforme strutturali capaci di “raffreddare” le attuali tensioni invece di acuirle. Lo abbiamo dimostrato con i progetti dei nostri Centri Studi, già testati da autorità competenti, su previdenza e assistenza. Questo non certo per pretendere che si prenda in considerazione una nostra proposta ma per significare che iniziative del genere già da anni sono in circolazione ma nessun governo, o parlamento, ha inteso prenderli in considerazione per il semplice motivo che avrebbero impedito ai tanti amici e amici degli amici di lucrarvi a piacimento.
Ora vi aggiungiamo le riflessioni di Luigi Cipriani, segretario del Gruppo indipendente Libertà, nostro attento lettore ed anche politico sensibile e per questo preoccupato. Egli, infatti; scrive:
1) – Se il governo monti approverà l’aumento dell’iva  sarà un disastro unicamente per le fasce più deboli (disoccupati, pensionati, lavoratori monoreddito, lavoratori in mobilità, cassintegrati  ecc.) e non certo per i ricchi;
2) – no all’ici sulla 1° casa. L’ici deve essere applicata dalla 2° casa in su  e non sulla 1° casa in quanto ricadrebbe su pensionati monoreddito e famiglie che stanno pagando il mutuo, famiglie che percepiscono indennità di cassintegrazione, mobilita’ e in molti casi licenziati. come potranno pagare l’ici?
3) – si alla patrimoniale. La patrimoniale dovrebbe essere applicata partendo da chi guadagna oltre 100 mila € per poi inasprirsi a scaglioni su chi guadagna di piu’ infatti chi gudagna oltre 100 mila €  non può considerarsi povero.
4) – no all’obbligo di fare la spesa con la carta di credito tale misura graverebbe sui bilanci familiari e favorirebbe le banche, di  cui Monti è consigliere di amministrazione e il suo ministro Passera è amministratore delegato di Intesa San Paolo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La coesione nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

Il torrino del Quirinale

Image by Air Force One via Flickr

Quanto sta accadendo in Italia da alcuni anni a questa parte è, a dir poco, sconcertante. Se ci limitiamo a considerare il solo aspetto del nostro malessere dello stare insieme in un paese che si chiama Italia possiamo dire che la situazione è andata deteriorandosi fino a far emergere una confusa e ingenerosa valutazione dei fatti storici che ci hanno portati ad essere una nazione di là di quella è stata la penisola degli stati regionali. Credo che siano note, se non altro per averlo scritto in più riprese, le mie critiche sull’unità nazionale vista più come un “affare” dalla monarchia sabauda che un serio intendimento di unire i tanti tronconi che pavesavano la penisola. Ciò non di meno dobbiamo inchinarci ai patrioti che con sincero spirito italico non hanno esitato ad esporsi fisicamente per quello che hanno considerato un imperativo della storia civile e culturale di un Paese. Ora dopo 150 anni appare persino stonato che qualcuno ci dica che la bandiera nazionale non ci rappresenta, che l’inno nazionale è sgradito, che il meridione è una terra irrecuperabile e sarebbe meglio lasciarla al suo destino e che un pedagogo nordista vale molto di più di quello del sud a prescindere dalle sue doti culturali. Tutto questo è un modo maldestro di seminaria zizzania per il solo gusto di fare chiasso e di generare malumori anche dove non ve ne sono né avrebbero motivo d’esservi.
La verità, come sempre, è di ben altra natura se pensiamo a questa unità di cui oggi festeggiamo i suoi 150 anni. Allora perdemmo una preziosa occasione per uno scambio intelligente delle risorse: la ricchezza del sud contro una maggiore identità statuale da parte del Nord. Il nostro meridione sentiva forte il bisogno di una autorità statuale presente, attenta, sensibile, pronta a far sentire la sua voce per una costruzione di un modello sociale unitario, una cultura della partecipazione e della condivisione, ma anche della solidarietà e del rispetto reciproco. Invece vi fu forte la percezione, da subito, che eravano in presenza di una logica deformante sulla stregua: togliti tu che mi ci metto io al solo scopo di “tutto cambiare per nulla cambiare”. E’ mancata quella necessaria discontinuità con il passato che avrebbe permesso al meridione di riconoscere e riconoscersi nell’unità del Paese.
Ora se vogliamo voltare pagina dopo 150 anni di errori e di abusi e di sfruttamenti dovremmo seguire l’insegnamento che ci viene dalla Germania dove l’unità del Paese, dopo il crollo del muro di Berlino, pose la parte ricca e più organizzata industrialmente ed economicamente ad affrontare il recupero delle regioni più svantaggiate con un piano di crescita che ebbe il solo scopo di unificare le risorse e non certo di continuare a segnare un distinguo. E’ questa l’idea nazione dove si cresce insieme o si muore insieme. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lazio: taglio trasporto pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

“La Regione Lazio non può tagliare 500 milioni di euro di fondi europei per il trasporto pubblico, sarebbe una scelta assurda in questo momento di crisi, sia per i cittadini che per i lavoratori, ci appelliamo alla Polverini e al Consiglio regionale -ha afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, partecipando alla conferenza stampa indetta da CGIL Lazio e FILT Lazio, con l’Osservatorio regionale trasporti-. Nei giorni scorsi il comitato di sorveglianza POR, nonostante le pesanti critiche espresse da diversi dei componenti del tavolo stesso tra i quali il Sindacato e la Legautonomie Lazio, ha deciso di tagliare circa 500 milioni di Euro dei fondi europei del Piano Operativo Regionale POR che nel 2008 aveva finanziato il piano per il ‘miglioramento della qualità e dell’efficienza del TPL, potenziamento della rete infrastrutturale e dei nodi di scambio’ per 590 milioni di Euro, dei quali 279 milioni di fondi FAS, 241 di fondi FESR e 70 di fondi regionali. In sostanza, spostando quasi tutte le risorse disponibili dall’asse 3 “accessibilità” ad altri assi del programma europeo, per gli investimenti sul trasporto rimangono solo 90,5 milioni. Tra gli investimenti, fondamentali per il trasporto pubblico del Lazio, che erano previsti nel piano si leggevano: l’acquisto di nuovi treni per 35 milioni e di nuovi bus per 49 milioni, il piano di sicurezza per le stazioni per 55 milioni, un programma per i nodi di scambio per 33,6 milioni e il parziale raddoppio della Roma-Viterbo per ben 326 milioni, oltre al potenziamento della ferrovia Campoleone-Aprilia per oltre 30 milioni, che rimarrebbe previsto. Una scelta inspiegabile, in parte legata alla decisione di utilizzare tutti i fondi FAS per il piano di rientro del debito sanitario, in parte ad alcune “difficoltà di attuazione” che in realtà si potrebbero superare se ci fosse la volontà. Servono investimenti in questa direzione, a partire da quelli dei fondi POR, per opere che garantirebbero anche lavoro e occupazione, favorendo l’uscita dalla crisi, molto più di generici fondi ‘a pioggia’ per l’innovazione delle imprese”.  Legambiente nell’occasione ricorda alcuni numeri del trasporto nel Lazio: negli ultimi dieci anni l’utilizzo del trasporto ferroviario è cresciuto moltissimo, i pendolari che viaggiano ogni giorno sulle ferrovie nel Lazio sono raddoppiati, passando da 187 mila a oltre 350 mila, ai quali si aggiungono i 200 mila delle ferrovie concesse. Numeri destinati a crescere ancora, secondo le stime di Legambiente, fino a 472mila passeggeri trasportati ogni giorno nel vicino 2015 sulle sole ferrovie regionali (con un incremento del 35%), che richiederanno almeno 40 nuovi treni, oltre a consistenti interventi di manutenzione sui 115 che circolano oggi ogni giorno e un assetto nuovo del nodo di Roma, con il quadrupicamento di alcune strozzature come quella di Campoleone ma anche completando finalmente l’anello ferroviario a nord tra la stazione Nomentana e Tor di Quinto, con la creazione di tre linee di attraversamento della città, aumentando la possibilità di interscambio nell’area urbana. Per il COTRAL i numeri sono ugualmente importanti, con 104 milioni di viaggiatori annui, e una forte esigenza di miglioramento del parco mezzi, delle fermate, delle informazioni delle 9.000 corse giornaliere dei 4.554 collegamenti/linee, con 81,5 milioni di vetture/km all’anno.

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Le confessioni di Frattini

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Frattini ha spiegato come abbiano dato una mano alla politica estera di Roma: l’amicizia personale con Putin ha aiutato ad avvicinare la Russia alla Nato e quella con Gheddafi a fare della Libia un partner affidabile nel Mediterraneo. Ma assieme alle precisazioni di Frattini arrivano i nuovi file di Wikileaks sulle relazioni Roma-Mosca, una connessione economica talmente forte che ha un prezzo, quello di “glissare” sulla democrazia: «Sebbene il governo italiano abbia compreso le manchevolezze del governo russo (leggi: rispetto dei valori e delle libertà democratiche) non può permettersi di essere troppo duro nelle sue critiche» si legge nel nuovo documento che spiega come «il rappresentante dell’Eni viene spesso chiamato il secondo ambasciatore d’Italia in Russia». E mentre Frattini precisa che «l’amicizia personale tra Berlusconi, Putin e Medvedev ha un impatto che va al di là dei rapporti Gazprom-Eni», i nuovi cablogrammi riportano la relazione del responsabile dell’ambasciata Usa a Mosca che dà conto delle «lunghe visite di Putin e famiglia a Berlusconi nella sua residenza di famiglia in Sardegna, a spese del premier». (Da Il Messaggero del  5 dicembre e segnalato da Rosario Amico Roxas)

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Arroganza del consenso

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Alle  critiche al governo formulate da  Luca Cordero di Montezemolo, il ministro della difesa  La Russa ha risposto  “Si candidi e vedremo il suo consenso”.  Non si è nemmeno reso conto, il ministro, di avere sintetizzato il capovolgimento dei valori che devono sancire il rapporto tra governo e popolo sovrano. In una democrazia compiuta (l’opposto dell’attuale regime !)  il governo è tenuto a ben governare e da tale buon governo ricevere il consenso del popolo elettore che ne conferma il gradimento. Oggi le parti sono invertite: il governo legifera solo ed esclusivamente per garantirsi un consenso abusivo che gli permetta di legiferare nell’interesse di pochi, pochissimi e, spesso, di uno solo. 16 anni di mani in pasta, con protezionismi verso le fasce più facoltose, in grado di condizionare il pianeta della produzione e del lavoro, con forme di corruzione dilatate e mai contrastate, con difese all’ultimo respiro dei peggiori delinquenti accusati di reati comuni, hanno determinato un circuito perverso di consensi che nulla hanno a che spartire con lo spontaneo e riconosciuto consenso democratico, inteso come riconoscimento di avere bene operato.   Ma un governo che opera seguendo le indicazioni dei sondaggi per cercare di soddisfare le esigenze del momento di una sparuta maggioranza, variabile di volta in volta, e, quindi, con provvedimenti spesso contraddittori, non ha nulla da offrire alla programmazione rivolta alle prossime generazioni e al futuro dell’intera della nazione; vige la regola ferrea del presente immediato, purchè sia foriero di scudi fiscali per gli evasori, di condoni, di sanatorie, per scendere tanto in basso che più basso non si può, di leggi protezionistiche in grado di neutralizzare i reati commessi dal presidente del consiglio, evitandogli i dolori di sentenze penali che lo escluderebbero da questa infausta presenza nella vita pubblica, diventata vita privata, anzi, privatissima. (Rosario Amico Roxas)

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Tremonti: tagli e critiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

“Un’analisi superficiale e un’accusa strumentale e strampalata quella lanciata dal ministro Tremonti ai governatori del Sud. Sembra fatta da uno che passa di li per caso e non dachi riveste il ruolo di ministro dell’Economia, che come tale dovrebbe sapere quant’è complesso, burocratico e lungo il sistema di funzionamento e gestione dei fondi europei” così Massimo Donadi, capogruppo di IDV alla Camera, commenta le parole del ministro dell’Economia. “Forse il ministro Tremonti alza il polverone per coprire la verità: i continui tagli da lui operati sono la vera causa delle penalizzazione del settore agricoltura e non solo” conclude Donadi.

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Riforma dell’Università

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2010

Una delegazione della RdB Pubblico Impiego è stata ricevuta dalla 7ª Commissione del Senato. L’audizione ha avuto come oggetto il disegno di riforma dell’Università, il cosiddetto DDL Gelmini, al quale la RdB ha confermato le proprie critiche, ritenendo che tale disegno peggiori nel breve e lungo periodo la condizione e la prospettiva del sistema universitario italiano. La RdB P.I. ha inoltre presentato una serie di emendamenti finalizzati a rivendicare il valore, il ruolo e la dignità del personale tecnico amministrativo e Cel (Collaboratori esperti linguistici), personale che annovera professionalità notevoli nella gestione degli atenei, nel supporto alla didattica e alla ricerca.  Tra gli emendamenti proposti, RdB P.I. evidenzia quelli recanti il diritto dei lavoratori tecnico amministrativi alla partecipazione al voto per l’elezione del Rettore e per la presenza dei lavoratori negli organi accademici elettivi come CdA e Senato Accademico; la rimozione dei limiti alle assunzioni del personale tecnico-amministrativo, con il varo di un piano straordinario di riequilibrio che permetta alle autonomie universitarie di adeguare gli organici alle necessità del servizio. Il Senatore Valditara, relatore del DDL, ha prestato attenzione agli emendamenti proposti dalla RdB, ed ha ritenuto di riconvocare le organizzazioni sindacali il prossimo 2 febbraio, alle ore 12.00, per un ulteriore approfondimento.  “Il vero dramma – sottolinea Pietro Di Gennaro, della direzione nazionale RdB P.I.  – è costituito dalle limitatissime opportunità offerte in Italia ai giovani di talento, che grazie al nostro sistema formativo, una volta raggiunti livelli altissimi di professionalità e maturità accademica, sono costretti ad emigrare facendo la fortuna di altri paesi. Questo dato di fatto giustifica e rende praticabile ogni nostra rivendicazione sindacale di riforma strutturale, una riforma vera che sappia stabilizzare, allargare e gratificare l’ossatura che tiene in piedi l’Università italiana attraverso il lavoro del personale tecnico amministrativo, bibliotecario e degli insegnati madrelingua sottoinquadrati come CEL”, conclude il dirigente RdB.

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Rai: Contratto di servizio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2010

Per la realizzazione del nuovo Contratto di servizio, 2010-2013, che regola i rapporti fra la RAI e il Governo – dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum –  si è tornati indietro abolendo l’audizione pubblica, aperta alla società civile, introdotta dal ministro Gentiloni che caratterizzò la stesura del precedente contratto, ora in scadenza. Il  nuovo contratto sta per essere firmato, ma è stato discusso solo da esponenti della RAI e del Governo. Non ci sono state audizioni di nessun tipo e i cittadini, quindi,  dovranno accettare passivamente quanto verrà deciso. Sicuramente un cambio di rotta – continua Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – che non ci aspettavamo e che evidentemente vuole evitare le eventuali critiche che si potrebbero avanzare. Il testo è blindato e non se ne sa nulla, tranne alcune indiscrezioni trapelate dagli organi di stampa.
Nonostante Agcom nelle sue linee guida indichi che “la Rai, dovrà consultare periodicamente le associazioni dei consumatori sul grado di soddisfazione degli utenti”, allo stato attuale – continua Giordano – nessuno ha sentito la necessità di ascoltare il parere delle associazioni rappresentative degli utenti in merito al contratto che si vuole approvare. Tanto più che è in corso la transizione al digitale e che sempre l’Agcom, nelle sue linee guida alla stesura del contratto, rivolge pressanti inviti alla Rai a coinvolgere adeguatamente gli utenti di volta in volta interessati dalla transizione. Coinvolgimento disatteso in fase di stesura del contratto, che non lascia ben sperare neanche per il futuro. Chiediamo  l’apertura, al più presto, di un confronto per fornire un parere costruttivo sul prossimo contratto in modo che la televisione possa  confermarsi non solo mezzo di diffusione di massa, ma strumento fondamentale al servizio della collettività e non privilegio solo di pochi.

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Regione Sicilia: le critiche dell’onle Scilipoti

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2009

“Sono sconcertato per le sorti politiche e sociali della Sicilia, come se non fossero bastate le calamità naturali che hanno afflitto l’intera isola, dobbiamo assistere quotidianamente allo scempio amministrativo perpetrato dal Presidente della Regione e dalla sua maggioranza” cosi l’On. Scilipoti in riferimento alla gestione politico-governativa della Regione Sicilia. “Quello che si sta predisponendo, ad opera di Lombardo e dei suoi nuovi amici del PD, è un vero e proprio ribaltone, una ulteriore pagina buia per la storia della nostra Isola, finalizzato solo a coprire le responsabilità di malgoverno degli ultimi anni. Intanto – prosegue il Deputato IdV – la Sicilia è in piena recessione economica, ed il Presidente della Regione non se ne cura: vediamo migliaia di giovani che abbandonano la Sicilia per cercare lavoro al Nord, il tasso di disoccupazione è arrivato al 13,8%, il più alto di tutta Italia, il turismo ha subito una forte flessione, le produzioni agricole sono impossibili da sostenere, le banche – soprattutto per l’assenza di una politica bancaria meridionale e meridionalista – hanno ridotto sia i prestiti che i finanziamenti per le famiglie e le imprese. Come avevo già segnalato in vari comunicati ed interrogazioni parlamentari, il problema dei rifiuti è già precipitato, la sanità e le infrastrutture sono allo sbando, insomma, tutta la Sicilia è allo stremo delle forze. Il governatore – conclude Scilipoti – deve assumersi le proprie colpe è stata proprio la sua impreparazione politico/amministrativa ad impedirgli di governare, ora dimostri senso di responsabilità e rispetto per gli elettori, si dimetta!”.

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Prezzo pane: a L’Aquila continua l’emergenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2009

La consegna delle prime casette a Onna non chiude la crisi di L’Aquila e non bisogna abbasare i riflettori sulla situazione che è ancora grave. L’avvertimento arriva dal presidente della Provincia di L’Aquila Stefania Pezzopane che ha parlato ai microfoni di I AM Informazione&Ambiente. «Io ho mosso spesso critiche ad alcune azioni del governo che sono apparse propagandistiche e che ci hanno nociuto anche come immagine internazionale. Far pensare al mondo che qui è tutto risolto è un errore catastrofico – ha spiegato – Se pensiamo al G8, se pensiamo al fatto che molte nazioni estere avevano intenzione di recuperare alcuni beni, di aiutarci. Mandare il segnale che qui tutto è risolto può essere deleterio, anche dal punto di vista dell’effetto perché noi abbiamo bisogno dell’aiuto internazionale. Rimettere a punto una città come l’Aquila non è soltanto una questione di tempo, è una questione di soldi» di cui non c’è traccia neanche nei primi articoli della Finanziaria. Pezzopane ha rimarcato che «assolutamente l’emergenza non è finita. Purtroppo c’è una situazione molto impegnativa per tutti noi, ma soprattutto per gli aquilani sfollati. Oltre 20 mila persone sono ancora sulla costa e nonostante gli sforzi che si stanno facendo rimangono in attesa di un alloggio. Senza casa non si torna. Molti sono ancora nelle tendopoli e in molte circostanze nelle tende si preferisce rimanere in quel tipo di accoglienza, di situazione piuttosto che essere trasportati in alberghi proprio perché non ci sono le case. In più c’è una gravissima emergenza occupazionale. Su circa 100.000 abitanti di quest’area, che è l’area del cratere, 16.500 sono assistiti o in cassa integrazione o con un contributo di disoccupazione». Per iniziare a risolvere la situazione ci «vorrebbe un grande piano che smuoverebbe anche le leve dell’economia buona per fare scuole nuove, moderne con materiali che fanno risparmiare energia, scuole a basso impatto ambientale in zone non compromesse dal punto di vista».

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Il Passo dell’oca

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

Editoriale fidest. E’ un passo marziale in uso nelle parate militari e adottato in Prussia nel XIX secolo. Pare, tuttavia, che avesse avuto un precedente tra le truppe di  Eugenio di Savoia. Si associa al concetto di rigida disciplina e di allenamento in quanto distendere la gamba sino a farle raggiungere una posizione orizzontale non era cosa di tutti in specie marciando e dovendo al tempo stesso posare il stivale a terra producendo un forte rumore. A vederli marciare questi soldatini così ben ritmati lasciavano di certo nell’opinione pubblica l’immagine di un potere autoritario connaturato ad una sincronia di movimenti che volevano indicare un concetto di ordine e di precisione. Questo scenario da ancien régime che non fu scevro di severe critiche da parte del mondo intellettuale dell’epoca a partire da George Orwell si riaffaccia alla mia memoria allorché rifletto sugli accadimenti del mio tempo. Pur rendendoci conto che quel “passo” sa tanto di anacronistico ed è persino capace di suscitare in noi curiosità e ilarità se assistiamo ad una sua riedizione in qualche sfilata militare, devo riconoscere che in taluni di noi non è cambiata la mentalità che diede origine alla marzialità di tale passo. E’ che si siamo tanto “impastati” di democrazia che alla fine ne abbiamo fatto più un esercizio virtuale che reale. Pensiamo agli eserciti di oggi fatti, per lo più, da volontari e utilizzati sovente, per fare da “missionari di pace” ma restano, tuttavia, in mezzo alle bombe, alle aggressioni, alle violenze che ogni battaglia o guerra che sia si accompagnano inevitabilmente. E allorchè questa presenza militare tende ad assumere un volto umano e di pacificatore vi è chi, sull’altro versante, pensa al “passo dell’oca”, al militare con il suo campo di battaglia, agli scontri violenti, alle morti eroiche. Ma anche al soldato dall’obbedienza cieca, quasi un automa al servizio di un interesse che solo il superiore può riconoscere e additarglielo. Se vogliamo è questo il controsenso nel quale siamo immersi e distingue la nostra età da quella dei nostri padri e progenitori. E’ il momento dei cambiamenti, ma nello stesso tempo vi è anche il tempo dei ricordi nostalgici che tendono a frenare il nuovo e persino a renderlo ambiguo. Siamo, altresì, consapevoli che non si può andare avanti in questo modo e s’impone una svolta ma ci rifugiamo, come Rossella nel noto Film Via con il vento con la famosa frase: « E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno! » (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I paradossi della realtà

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

Beppe Grillo in politica? In questa italietta tutto è possibile… Il paradosso sta  nel fatto che rapportato all’80%  dei politici presenti alla camera e al Senato, apparirà come un elemento serio, produttivo, propositivo, informato. Dal PdL si ironizza per le dichiarazioni di un comico professionista, ma anche qui un altro paradosso: a ironizzare sono altri comici, ma dilettanti anche come comici. Beppe Grillo in politica? Si levano critiche bipartisan, con l’ulteriore  paradosso  che a  sollevare criticche sono pseudo politici con troppi grilli per la testa ! Mi piace l’idea di Beppe Grillo in politica? No!  Ma il paradosso sta nel dovere riconoscere che è riuscito a capovolgere il binomio che lo coinvolge di comico-in-politica che si confronta con i troppi politici nella comica.. (Rosario Amico Roxas)

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Italia-Libia: Perduca (Radicali) visita storica di Gheddafi

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2009

Dichiarazione di Marco Perduca, co-vicepresidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Senatore nel gruppo del Pd: “La visita del Colonnello Gheddafi sarà una visita storica se e solo se l’Italia, ormai portavoce del regime libico nel mondo, riuscirà a ottenere la promessa da parte di Tripoli di rilasciare nelle prossime due settimane, alcuni dissidenti politici, specie se in critiche condizioni mediche a seguito di anni di carcere, e se si avrà un impegno preciso in merito alla ratifica della Convenzione sui Rifugiati del 1951. A oggi il Governo italiano si è caratterizzato solo ed esclusivamente per dare, occorre passare alla fase del chiedere, ne va del rispetto del principio della legalità internazionale, lo storico impegno per i diritti umani, nonché la reputazione coi partner internazionali” .

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Lettera al direttore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

Gentile direttore, il cardinale Bagnasco ha ragione a rimproverare coloro che criticando il Pontefice ricorrono a parole irriverenti e volgari, ed ha ragione a lamentarsi del fatto che la polemica sul condom abbia in qualche modo distolta l’attenzione degli occidentali sul pellegrinaggio di Benedetto XVI. Ma forse è il caso di ricordare il proverbio: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non era inopportuna, infatti, oltre che perfettamente inutile la considerazione del Pontefice? Il cardinale stesso afferma che la distribuzione del condom in Africa non ha stroncato il male. E allora? Anche se il condom è servito a pochissimo, anche se ha salvato pochissime persone, perché dire che è inutile? Come non rilevare, civilmente ovviamente e con tutto il rispetto verso il Pontefice, che dietro tale affermazione c’è il pregiudizio che la Chiesa (non tutti i sacerdoti) ancora non riesce a superare, nei riguardi dei contraccettivi artificiali? Non è stato forse questo pregiudizio a spingere il Pontefice all’esagerazione nell’affermare esattamente, riguardo alla distribuzione dei preservativi: “il rischio è di aumentare il problema”? Infine:  se ci ricordiamo della parole dure violente ed improprie di uomini della Chiesa nei riguardi del padre di Eluana Englaro, forse è anche il caso di menzionare un altro proverbio: il bue chiama cornuto l’asino. (Miriam Della Croce)

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