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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘crocifisso’

Restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Firenze lunedì 12 novembre 2018 ore 17.30 Galleria dell’Accademia Via Ricasoli, 58-60 il Direttore Cecilie Hollberg invita all’incontro, durante il quale i restauratori Rita Alzeni, Roberto Buda e Aviv Fürst insieme al curatore del dipartimento Angelo Tartuferi illustreranno il restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi. La grande croce dipinta conservata dal 1919 alla Galleria dell’Accademia di Firenze si trovava in origine nell’antica chiesa di san Piero a Scheraggio, oggi inglobata nel fabbricato delle Gallerie degli Uffizi. L’ignoto artista autore dell’opera – databile al 1315 circa – è stato battezzato dagli studiosi con la denominazione convenzionale Maestro del Crocifisso Corsi, in base a una croce simile a questa, ma di proporzioni assai più contenute, appartenente un tempo alla collezione Corsi di Firenze. Si tratta di un pittore operante nel primo quarto del secolo XIV, che lascia trasparire nelle opere più antiche che gli si possono attribuire una formazione sulla cultura pittorica locale dell’ultimo Duecento, ma che registra con attenzione – seppure con una spiccata indipendenza di accenti stilistici – le novità introdotte da Giotto, specialmente nell’ambito del fondamentale tema iconografico del Crocifisso. Il restauro appariva particolarmente necessario perché l’opera presentava alcune criticità assai problematiche, soprattutto in relazione al supporto ligneo, alla superficie pittorica – abrasa in più punti e con lacune importanti – e perfino nelle parti dorate. Le operazioni di restauro intraprese sono state discusse e decise dai diversi operatori coinvolti in un contesto assai stimolante e proficuo per l’acquisizione di esperienza in questo settore specifico particolarmente delicato. Le conferenza ha la durata di circa un’ora, l’ingresso è su invito fino ad esaurimento dei posti.

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Il Crocifisso di San Damiano torna nel luogo in cui parlò a Francesco d’Assisi

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2016

crocifissoAssisi, 15-19 giugno 2016 Papa Francesco, in questo Anno Santo, invita tutti ad entrare «nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplando il volto di Cristo». Per rispondere a questo appello, la comunità dei Frati Minori di San Damiano e le Clarisse del Protomonastero di S. Chiara, con il patrocinio della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e del Comune di Assisi, hanno voluto riportare il Crocifisso di San Damiano, dopo quasi otto secoli, nella sua collocazione originaria.Il Crocifisso aspetta anche te nel luogo in cui parlò al giovane Francesco e alimentò la vita di preghiera di Chiara e delle sue compagne. (foto. crocifisso)

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Il Crocefisso simbolo di Unione alla Cina fa Paura

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

crocifissoMentre Papa Francesco sta compiendo sforzi inimiginabili per la Pace c’è qui tenta di minarla. La Cina ha pronto un piano per abbattere 2000 Crocifissi, al fine di sradicere la fede cristiana.Numerose ruspe sono in azione per nelle aree cristiane per eliminare il simbolo per eccellenza il Crocifisso. E nelle decisioni delle autorità cinesi impedire il radicamento dei cristiani nel paese, guardano in cagnesco verso il simbolo che rappresenta a cui molti cinesi si stanno avvicinando. I cristiani stanno tentando i tutti i modi di fermaro questo orrore, ma chi si oppone viene crocifisso1arrestato, il governo non tollera la fede cristiana.
Tra gli arrestati dalle autorità cinesi anche il noto avvocato per i diritti umani, Zhang Kai, accusato di aver montato una campagna anti governativa contro la rimozione dei Crocifissi. Dopo mesi di carcere tenuto in carcere duro il noto avvocato è stato costretto ad intervenire nella TV di stato in cui riconosce i suoi crimini verso il governo cinese, con la protesta anti demolizione dei Crocifissi. Nell’ultimo mese sono state distrutte 49 Chiese dalla furia anti cristiana del Governo. In Cina la religione cristiana conta 28 milioni di fedeli tra quelli accertati molti, sopratutto nei villaggi e piccole città evitano di renderlo noto, le autorità cinesi contro i cristiani applicano sanzioni durissime.
Il governo cinese teme la crescita esponenziale dei cristiani che se il trand non si ferma entro il 2030 conterà 250 milioni di persone, meglio tagliare i luoghi di culto per impedire che si possa radicare nei maggiori centri della Cina. L’atto che ha ferito profondamente i cattolici cinesi è stato l’affronto del governo cinese che ha rimosso il simbolo del Crocifisso nella città di Wenzhou, che i cattolici cinesi l’hanno definita la Gerusalemme cinese, è la città con maggiore presenza cristiana, e questo terroriza il governo cinese che teme che dalla città il cristianesimo possa diffondersi in tutta la Cina. (Maurizio Compagnone)

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Gesù non scherzava con le parole

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2011

Lettera al direttore. Alessandro Sallusti ha guardato il volto bendato pestato insanguinato di Vittorio Arrigoni, e ha detto: “Altro che pacifista, odiava Israele”, ed ha appunto spiegato a Linea Notte (Rai3) che il giovane volontario era schierato contro gli israeliani. Con un po’ d’immaginazione, portiamo il Sallusti un paio di millenni indietro, e figuriamocelo ai piedi del Cristo appena crocifisso. Lo guarda e dice: “Altro che pacifista, odiava Scribi e Farisei”. E come non dar ragione ad un uomo così intelligente e sensibile, come il direttore de Il Giornale? Gesù, infatti, non scherzava con le parole: “Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti… stolti e ciechi… sepolcri imbiancati che all’esterno appaiono belli a vedersi, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine”. Altro che pacifista! Gesù era schierato contro i potenti, contro gli oppressori, contro i prepotenti. Non operava per la pace, non era beato, non somigliava a Dio (cf Mt 5,9). Se non ci fosse Sallusti ad illuminarci! (Miriam Della Croce)

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Crocifisso simbolo identità religiosa

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Grande soddisfazione è stata espressa dal senatore Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma, appresa la notizia della sentenza della Corte Europea di Strasburgo. «Il crocifisso è un simbolo della nostra civiltà – ha detto Cutrufo – presente da sempre e di conseguenza simbolo dell’identità stessa del Paese. Monsignor Ravasi ha giustamente osservato che il crocifisso è un simbolo, non solo dal punto di vista teologico, della cultura occidentale. Dalle sue parole emerge anche la necessità di una ulteriore riflessione su un altro tema a noi caro, la riapertura del dibattito sulle radici giudaico cristiane, senza tralasciare quelle della cultura greca, dell’illuminismo, dell’idealismo e del socialismo. Solo un’Europa che crede nelle radici della sua cultura sarà un’Europa unita e forte nel segno di una identità comune e non si presenterà, di fronte ad un pressante fondamentalismo islamico, priva di difesa nel nome di un non meglio identificato laicismo esasperato. Riconoscere i valori contenuti nelle radici cristiane è salvaguardare la propria cultura, nulla di più».

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Il Crocifisso e la frazione del pane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Lettera al direttore. Alla domanda: “Vuoi una legge che imponga la presenza del crocifisso negli uffici pubblici?”, senza dubbio Gesù risponderebbe negativamente. Il verbo “imporre”, infatti, è estraneo al Vangelo. Il Signore propone, non impone. Ma se la stessa domanda fosse rivolta agli apostoli? La risposta sarebbe identica a quella del loro maestro, sia perché il Decalogo proibiva di fare “scultura e alcuna immagine né di quello che è su nel cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra” (cf Es 20,4), sia perché, se i discepoli avessero voluto raffigurare il Signore, non avrebbero mai scelto il momento terribile della sua agonia e della sua morte, giacché il ricordo della flagellazione e della crocifissione suscitava in loro vivo ribrezzo. Infatti, i due gravissimi atti con cui si conclude il processo a Gesù, sono appena accennati dagli evangelisti. Chi avrebbe il coraggio di ricordare una persona cara, raffigurandola nei momenti della  morte? Perché non il ricordo dei momenti più belli della sua vita? Uno di questi per gli apostoli fu certamente la frazione del pane. Il pane spezzato sull’erba verde, il pane spezzato durante la cena, il pane spezzato sulla strada di Emmaus. Gesù stesso indicò il simbolo per riconoscerlo, per ricordarlo. Ma così va il mondo. (Renato Pierri)

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Crocifisso e giudice Tosti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

La Procura generale della Repubblica ha chiesto di confermare il licenziamento dalla magistratura di Luigi Tosti, ex-giudice del Tribunale di Camerino che, nel 2005, si era rifiutato di tenere udienza finche’ il crocifisso non fosse stato rimosso dall’aula. Attendiamo ora la sentenza definitiva che dovra’ essere emessa dalle sezioni unite della Cassazione e il preannunciato ricorso alla Corte di Strasburgo da parte dello stesso Luigi Tosti. Come associazione di cittadini di uno Stato costituzionalmente confessionale (grazie all’art.7 della Costituzione che prevede  che i rapporti tra Stato e Chiesa debbano essere regolati dai Patti Lateranensi), non ci sentiamo indignati. Anzi sarebbe opportuno che sentenze del genere fossero piu’ frequenti, cosi’ come fossero piu’ frequenti i cittadini che le provocassero. Forse, dopo una scarica di sentenze della Corte di Strasburgo e dopo il ridicolo con cui saremmo sommersi in Europa e nel mondo per “serenamente” vivere in questo contesto costituzionale confessionale, qualcuno in piu’ si sentirebbe a disagio e affronterebbe direttamente il nodo del problema: l’art. 7 della Costituzione, per l’appunto.
Chi oggi si indigna, pur potendo provare ad esercitare il potere di modifica della Costituzione, fa atto di ipocrisia. Quante proposte di legge ci sono in merito in Parlamento? Nessuna! Qualcuno in grado di fare la proposta ci sarebbe, ma e’ evidente che non ha intenzione di perdere tempo se, anche i partiti e i parlamentari che ufficialmente si professano non-confessionali non hanno nessuna intenzione di aprire il dibattito in materia. Si accontentano di umiliarsi nel chiedere per i propri figli l’esenzione dell’ora di religione cattolica a scuola… perche’ in uno Stato non-confessionale non dovrebbe essere il contrario, cioe’ che chi vuole l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe fare domanda? In questo contesto, c’e’ poco da meravigliarsi che in Cassazione licenzino le persone che non vogliono sentenziare, certamente in nome del popolo italiano, ma con la “supervisione” del Cristo cattolico in croce. I soliti soloni (in genere nel centro-sinistra e nei cosiddetti laici del centro-destra) diranno che queste sono cose marginali e ci sono cose ben piu’ importanti… ma questi soloni sono gli stessi che si indignano e chiedono crisi di governo perche’ il nostro presidente del Consiglio dei ministri fa il puttaniere e, nel contempo, va ai “family day” e inaugura tutto l’inaugurabile con accanto i piu’ alti prelati della Cupola vaticana. C’e’ qualcosa che non torna. Per far tornare la logica e il buonsenso civico c’e’ solo una cosa da fare: abolire l’art.7 della Costituzione. Poi lo Stato farà gli accordi che ritiene opportuni con la principale confessione religiosa italiana, proprio come fa con le confessioni minoritarie, ma non obbligato dalla Costituzione. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La valenza culturale del crocifisso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2009

“Il crocifisso ha ispirato i valori espressi nella croce, cioè ha ispirato civiltà, cultura, sia in Italia, sia in Europa, ha quindi anche una valenza culturale”. Lo ha detto il cardinale Bagnasco, dimenticando le crociate, i roghi dell’inquisizione sormontate da una croce,  ecc.  Con le parole dette dal cardinale Bagnasco il crocifisso è definitivamente identificato  in una appendice culturale, antropologica, distintiva dell’Occidente Europa che vanta radici uniche, esclusive, monopolistiche. Per me  (e molti insieme a me) rimane una Fede, confortata e irrobustita dalla Resurrezione.  Evidentemente con Bagnasco crediamo in un Cristo diverso.  Da una parte il Cristo dei poveri, degli umili, degli affamati e degli assetati, il Cristo dei pellegrini, capace di cacciare i mercanti dal tempio, rappresentato prima dal monachesimo che surrogò il Vaticano ai tempi delle lotte per le investiture e del potere temporale, oggi dalla teologia della Liberazione: “Il mio regno non è di questo mondo !”. Dall’altra parte un Cristo opulento, egoista, liberista, alleato del potere ed esercente un potere temporale anch’esso, associato ai mercanti del tempio purchè paghino il pizzo. Come dire, leggendo l’altra faccia della medaglia:  “Il nostro regno  è  di questo mondo!”. (estratto dall’articolo di Rosario Amico Roxas)

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La persona umana di fronte al crocifisso

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

Roma 10 novembre alle ore 9,30, alla Pontificia Università Lateranense, giornata di studio sulla persona umana di fronte al crocifisso. La recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ordina di togliere dalla aule scolastiche italiane i crocifissi perché “limitano la libertà religiosa”. Sette i giudici che hanno inflitto la condanna al Crocifisso. La notizia ha suscitato la protesta del governo italiano, mentre il Vaticano invita i cristiani ad “alzare la voce”. Per i credenti è naturale gridare “giù le mani dal Crocifisso!” Tutti gli spiriti grandi, anche i non credenti, vedono nel Crocifisso un simbolo universale, non confessionale. Nel convegno di studio, il Prof. Antonio Livi presenta l’antropologia personalistica alla luce del Crocifisso. Descrive il passaggio dalla “hybris” o ‘superbia della vita’ alla “kenosi” di Cristo modello di dinamys d’amore e di perfezione umano-spirituale. Il Prof. Luciano Baccari studia Lévinas che, dalla sua tradizione ebraica, vede nella vocazione del soggetto all’esistenza concretizzarsi una risposta di responsabilità come attenzione e cura dell’altro, servizio umile e pieno, fino alla sua sostituzione nella colpa, in un totale rinnegamento di sé. Nella tradizione buddista del “non sé”, il Prof. Denis Biju-Duval evidenzia, pur nelle differenze radicali con il cristianesimo, la carità come dono profondo fino alla morte e alla vita. La Prof.ssa Angela Ales Bello incentra la sua riflessione sulla persona, umiltà e croce nel personalismo cristiano e conclude che la persona appare, contemporaneamente, bisognosa di affidarsi a Qualcuno che la trascende e libera di accettare questo legame fino alla sequela del Crocifisso. Lo psichiatra Dott. Raffaele Talmelli parla di guarigione interiore attraverso il passaggio dalla sofferenza psichica alla kenosi di Cristo che trasforma la stessa malattia. Infine il medico chirurgo igienista e pneumologo Dott.ssa Grazia Maria Costa ci consegna linee di una pedagogia cristiana del dono di sé come massima realizzazione della persona. Il convegno è promosso dalla Cattedra Gloria Crucis che vuole acquisire la verità sull’uomo per favorirne la crescita integrale ed armonica alla luce della croce gloriosa del risorto. L’ingresso è libero.

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A proposito della Sentenza sul crocifisso

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Alla levata di scudi dei sostenitori della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, dopo la sentenza della Corte di Starsburgo, ha fatto eco il capo del Governo, Silvio Berlusconi: “La decisione viene da una commissione soltanto del Consiglio d’Europa, a cui partecipano piu’ di quaranta stati, tra cui stati che non sono nella Ue, compresa la Bielorussia. La sentenza non è vincolante, quindi non c’è nessuna possibilità di coercizione nei confronti del nostro Paese che ci impedisca di tenere i crocifissi nelle aule. Ora il governo fara’ ricorso: una volta accettato sara’ discusso nella Grande camera che poi deciderà: qualunque possa essere la decisione non ci sara’ capacità coercitiva”. Il capo del nostro Governo non ha detto le cose come stanno. Lo precisa Emmanuela Bertucci, legale dell’Aduc: 1) quello del caso di specie è un giudizio vero e proprio, conclusosi con sentenza che condanna accerta l’avvenuta violazione dell’art. 2 del protocollo numero uno e art. 9 della convenzione, e condanna l’Italia al pagamento alla reclamante di 5.000 euro di danni morali; 2) non è vero che viene da una commissione composta da 40 stati… viene da una camera, composta da sette giudici:Françoise Tulkens (Belgium), President, Ireneu Cabral Barreto (Portugal), Vladimiro Zagrebelsky (Italy), Danut (Lithuania), Dragoljub Popovic;  (Serbia), András Sajó (Hungary), l Karaka (Turkey), judges, 3) L’Italia ha 3 mesi per proporre appello alla grand chamber, decorsi inutilmente i quali la sentenza e’ definitiva. 4) è vero che la sentenza è per un verso carta straccia, nel senso che l’Italia deve pagare alla signora i suoi 5.000 euro, ma non è obbligata a togliere il crocifisso, la sentenza non obbliga l’Italia a farlo, ma accerta che il comportamento e’ in violazione della convenzione. Lo scenario possibile è questo: l’Italia continua a tenere i crocifissi, i singoli continuano ad adire la corte dei diritti dell’uomo e ogni volta l’Italia verrà condannata dalla Corte dei diritti dell’uomo al pagamento dei risarcimenti del danno”.

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Il Crocifisso e la libertà di educazione dei figli

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

La sentenza della Corte europea per i diritti umani, che ha deliberato in questi giorni l’inammissibilità della presenza del Crocifisso nella aule scolastiche, fondando la decisione sull’argomento che “ogni simbolo religioso cui venga dato rilievo in un’istituzione pubblica rappresenta un attentato alla libertà religiosa e per quel che concerne la scuola alla libertà di educazione”, appare inaccettabile, in primo luogo per non tener conto del significato non soltanto religioso ma, più ampiamente, spirituale e culturale, del simbolo in questione.  In attesa di conoscere tutte le esplicite motivazioni della sentenza, e di procedere ai doverosi approfondimenti, l’Associazione Italiana Genitori Onlus desidera ribadire, nel frangente, l’idea che la democrazia è spazio di tutti, non “spazio di nessuno”. La democrazia è luogo della parola e della libertà, o luogo del silenzio, in nome di un presunto rispetto? È giusto che la libertà di qualcuno si opponga alla libertà di qualcun altro, e quindi conduca ad una finta tolleranza imperniata sulla censura? Poiché tutti i simboli religiosi sarebbero offensivi, dovremmo rimuoverli tutti, qualsiasi religione esprimano?  Laicità non significa assenza di simboli religiosi, ma, al contrario, capacità di accoglierli e di sostenerli. Il Crocifisso non è in contraddizione con la libertà di scelta e di educazione dei figli. Ogni genitore, credente o non credente, sa che proporre ai giovani testimonianze di vita buona, di coerenza ed umiltà, è essenziale per l’educazione di buoni cittadini, aperti al dialogo e all’incontro.  Insieme a tanti milioni di cittadini, i menbri dell’A.Ge. non possono accettare l’eliminazione del Crocifisso in nome di una presunta violazione della libertà delle coscienze: tale importante segno della cristianità, infatti, ha rappresenta un motivo di unione, di accoglienza,di amore di Dio per tutta l’umanità. Il Cristo in croce supera persino il Cristianesimo, e incontra tanti “poveri cristi”, anche quelli che cristiani non sono.  Invitano alla riflessione le parole della scrittrice Natalia Ginzburg, che ebbe a scrivere: “Il Crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”.

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Cavalieri di Malta: Riflessioni sul Crocifisso

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

Scrive il Nob. Cav. Prof. Ciro Romano, Delegato Regionale Cavalieri di Malta ad honorem e che riproduciamo in sintesi: “ In un articolo apparso nel 2004 sulla rivista di studio dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, parlavo dell’Europa e del momento medievale come fondativo del processo identitario continentale. In quest’articolo individuavo alcuni punti fondamentali significativi, per me, al fine della costruzione del processo culturale, che ha creato l’Europa come spazio storico-politico differente da altri ‘spazi’. Conclusione di quell’articolo era che l’Europa è tale grazie all’apporto innegabile che il Cristianesimo e la Chiesa Cattolica hanno portato alle popolazioni europee orfane di autorità politiche definite, e alla mercé di truppe militari sciamanti su tutto il continente2. Senza la Chiesa il Diritto Romano non l’avremmo conosciuto, il Latino, le opere classiche; per non parlare dell’opere architettoniche ed artistiche. Le riflessioni, di quell’articolo, però erano sul carattere culturale e sull’importante ruolo attivo del Cristianesimo. Oggi, però, la decadente società contemporanea ha dato un altro colpo. Una sentenza di una Corte extrastatale che detta legge ad uno Stato Sovrano, in una materia che non è comunitaria e con delle giustificazioni rifacentesi ai ‘diritti umani’ e al rispetto della pluralità di confessioni e di culto; sentenza per cui l’Italia è fuori legge in quanto espone nei luoghi pubblici il Crocifisso, simbolo religioso, che può creare disorientamento a chi non è di quell’orientamento religioso. Non mi permetto di fare riflessioni giuridiche sulla sentenza, sulla competenza della Corte né tantomeno sull’effettiva necessità di tale atto. Nulla da eccepire riguardo alla Corte in oggetto ed agli altissimi principi ai quali essa si è richiamata.  “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea dell’eguaglianza tra gli uomini fino allora assente”. A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzburg sulle pagine de l’Unità il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito comunista italiano. Quindi non si può in nessun modo, in nome dell’eguaglianza, giungere a una eliminazione di un valore.  Risulta, invece, ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale; non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984. Ad un’attenta analisi, inoltre, il crocifisso è un segno che non discrimina ma unisce e ispira il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. Ovvero tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, riguardo alla sua libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione.   A mio modestissimo avviso, inoltre, una sentenza del genere è offensiva verso la memoria di tanti uomini morti per la Croce, e di tanti Cristiani che tutt’oggi muoiono per la Fede nel Cristo Salvatore in tante parti del mondo. Il crocifisso rappresenta tutti  perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti,  ebrei  e  non  ebrei  e  neri  e bianchi; ma è pure vero che il credente deve sempre aver in mente le parole del Cristo Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli “.

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Crocifisso: tra ragione e sentimento

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

Lettera al direttore. Quante discussioni si concluderebbero in brevissimo tempo, oppure neppure nascerebbero, se gli uomini, lasciassero da parte i sentimenti e si affidassero alla ragione? Immagino nessuno potrà affermare che la Corte europea dei diritti umani, si sia affidata ai sentimenti per affermare che il crocifisso appeso nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. Le tempestive unanimi reazioni nel nostro Paese mostrano invece chiaramente come i sentimenti possano avere il sopravvento sulla ragione. La sentenza della Corte europea non impone qualcosa, ma imporre di non imporre qualcosa. Ma noi su quale criterio serio, ragionevole, possiamo basare il nostro diritto di imporre agli alunni non cristiani la presenza di un simbolo cristiano? Vale forse anche la pena di ricordare che gli alunni che non conoscono il cristianesimo, ma anche i nostri bambini piccoli, non colgono il significato indiretto del simbolo in questione (il sacrificio del Salvatore), ma quello diretto, evidente, sgradevole, della malvagità e della ottusità degli uomini. (Elisa Merlo)

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Non crofiggetemi: condivido la sentenza della Corte Europea!

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

“Non ne vogliamo fare una questione di guerra di religione ma, in linea di principio, la Corte non poteva che decidere come ha fatto, perché l’attuazione del principio di libertà di religione e di culto, ed il fatto che la scuola pubblica sia frequentata da persone che professano religioni diverse, non può portare a rendere obbligatorio quello che, ad ogni evidenza, è il simbolo di una religione” lo dichiara in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Parlare di sentenza aberrante e lesiva della nostra identità ci sembra esagerato rispetto al tema del contendere.  Dalla vicenda traggo alcune riflessioni e principi:Non si dovrebbe mai dimenticare che la Corte Europea (come tutti gli organismi europei) parla a tutta Europa e non solo all’Italia  Stabilire un principio diverso vorrebbe dire che in materia di libertà fondamentali si decide a maggioranza: per la libertà di culto,  oggi i cristiani, ma domani i buddisti o i mussulmani. Sarebbe molto preoccupante per la Chiesa dover ammettere che la forza di un’idea come quella del cristianesimo si difenda attraverso la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche. Alcuni giornali europei on line come le Figaro ed il Times non hanno neppure dato la notizia della sentenza. Forse che i francesi o gli inglesi sono meno cristiani degli italiani?  Un dibattito così acceso in Italia mi fa sospettare che in realtà la sentenza sia solo strumentale ad altre questioni in sospeso, come quella del testamento biologico, sulla quale Berlusconi, per farsi perdonare le sue “scappatelle” ha dato garanzie alle gerarchie ecclesiastiche.

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Il crocifisso e Lévi-Strauss

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

Michele Zanzucchi  ha scritto su Città Nuova on line: “Una coincidenza, pochi l’hanno notata. Il 3 novembre la Corte europea di Strasburgo, accogliendo la richiesta di una coppia veneto-finlandese, ha deciso di dichiarare contraria al diritto alla libertà religiosa l’affissione nelle aule delle scuole italiane del crocifisso. Contemporaneamente a Parigi se n’è andato, alla veneranda età di 101 anni, Claude Lévi-Strauss, l’antropologo per eccellenza, il fondatore dello strutturalismo e il paladino di una cultura radicalmente illuministica. Le polemiche, ovviamente, vanno per la maggiore, anche se, a parte qualche posizione estrema, in Italia si riscontra un certo consenso nello stigmatizzare la decisione di Strasburgo.    Va sottolineato come la più citata argomentazione contro la decisione di Strasburgo sia semplice: il crocifisso non sarebbe solo un simbolo religioso, ma anche un simbolo culturale. Ora, se fosse così, in fondo avrebbe ragione Lévi-Strauss: il crocifisso sarebbe un simbolo culturale, nient’altro che culturale, e quindi relativizzabile, come tutti gli altri simboli della stessa natura.    Ma attenzione: a furia di cancellare i simboli di una cultura, si finirebbe col cancellare anche la cultura che li ha prodotti. E questo è un male, un attentato alla vita civile di un luogo e di un popolo. Non bisogna togliere i simboli, culturali o religiosi che siano, ma semmai aumentarli! La diversità è infatti una ricchezza per una società laica e democratica: essere “laici” e “democratici” a nostro parere non significa appiattire la società e togliere alle persone ogni loro simbologia (ogni simbolo ha dietro di sé uno o più valori!), quanto garantire una convivenza e una integrazione pacifica e arricchente delle diversità, rispettando la storia e la tradizione dei popoli: non si può negare che il crocifisso “abbia fatto” e “faccia” le nostre società europee.    Detto questo, se guardiamo le cose da un altro punto di vista, bisogna costatare come i simboli religiosi, e cristiani in particolare, abbiano una “qualità” supplementare, che ci interpella non poco: anche se li si cancellano esteriormente, restano presentissimi nella vita dei cristiani, «crocifissi che parlano e camminano», diceva Thomas Merton. Lo testimoniano i cristiani di Nagasaki, che per secoli hanno continuato a professare la loro fede nelle montagne, pur senza nessuna manifestazione pubblica. Lo testimoniano le babuske russe che sotto il comunismo hanno perpetuato la fede cristiana pur in mezzo alla trasformazione delle chiese in magazzini per il grano. Lo testimoniano i cristiani come Bonhoeffer che, sotto il nazismo, hanno saputo rendere pregnante la loro fede. Il fatto è che il problema “culturale” nel fondo nasconde il problema della (scarsa) testimonianza dei cristiani europei: «C’è bisogno di crocifissi vivi», come diceva Madre Teresa di Calcutta, non di «crocifissi anneriti in fondo ad un armadio», come scriveva Margherite Yourcenar.

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Il crocifisso nelle aule

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

“La sentenza della Corte Europea di Strasburgo – afferma in un comunicato la federazione dei liberali – che ha accolto il ricorso di una cittadina italiana a proposito dell’imposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, è una sentenza di grande importanza perché riafferma in modo argomentato il carattere laico e pluralista delle istituzioni europee e della  Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sottoscritta anche dall’Italia.  Le reazioni scomposte e fuori contesto giuridico da parte del centro destra, dimostrano una volta di più che esso è afflitto da una insopprimibile vocazione ad una politica muscolare incapace di discutere ragionevolmente le idee politiche sulla convivenza e di rafforzare la laicità delle istituzioni, la sola che, in quanto tale, è in grado di consentire la libertà di ciascuno nel rispetto reciproco e del dettato costituzionale. Si può iniziare dal Presidente della Camera Fini, anche se, peraltro, egli critica una cosa che la sentenza non afferma, cioè la negazione del ruolo del Cristianesimo nella società Italiana (e infatti la sentenza ha condannato non il Cristianesimo bensì la pretesa di imporre la presenza del crocifisso nelle aule in quanto capace di dare indirizzi confessionali anche a figli di famiglie che non desiderano siano dati tali indirizzi).  Sono invece del tutto inaccettabili le reazioni  dell’avvocato del governo presso al Corte Europea, e dei Ministri Gelmini e Calderoli.  L’avvocato sa bene che l’art.7 nel Concordato oggi vigente non si riferisce ad una religione di Stato  non più esistente bensì al criterio di reciproca indipendenza tra Stato e Chiesa, per cui un simbolo di una religione non può essere imposto alle strutture dello Stato. Quanto al Ministro Gelmini gioca incredibilmente sui concetti e cerca di asserire, in pura trance teocon, che la sentenza, dichiarando illegittima la presenza obbligata del crocifisso, cancellerebbe un simbolo di italianità. Addirittura arriva a supporre che la Convenzione Europea dei Diritti sarebbe in contrasto con il dettato costituzionale italiano, mentre sa benissimo che da tempo la presenza obbligatoria del crocifisso è messa in dubbio proprio da sentenze di Corti italiane. Infine il ministro Calderoli usa un linguaggio barricadiero da sollevazione civile.”

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Il Crocifisso nelle scuole

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

In una società che sta diventando sempre più multietnica, con culture diverse che già trovano difficoltà di integrazione, il simbolo massimo di una religione ostacolerebbe ulteriormente il processo di assimilazione culturale. Peraltro escludere il Crocifisso dalle aule non significa cancellarlo dai cuori. Anche in questo caso questa democrazia malata, privilegia l’apparenza di una icona alla sostanza di un sentimento di Fede e di Amore. Ho visto troppi crocifissi al collo di scollacciate escort di turno, che esibivano una croce tempestata di brillanti, sballottolata tra i seni generosamente esposti alla domanda; ma si è sempre trattato di un crocifisso senza Cristo, sostituito dal simbolo dell’opulenza e del possesso materiale. Cristo non può essere ridotto ad una occasionale icona da esibire per privata convenienza. Ora il governo italiano si leva a paladino di ciò in cui non crede. (Rosario Amico Roxas)

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Crocifisso: “sentenza rispetta principio libertà religione”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

“Non ne vogliamo fare una questione di guerra di religione ma, in linea di principio, la Corte non poteva che decidere come ha fatto, perché l’attuazione del principio di libertà di religione e di culto, ed il fatto che la scuola pubblica sia frequentata da persone che professano religione diverse, non può portare a rendere obbligatorio quello che, ad ogni evidenza, è il simbolo di una religione” lo dichiara in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Parlare di sentenza aberrante e lesivo della nostra identità ci sembra esagerato rispetto al tema del contendere. C’è solo da sperare, a questo punto, che a nessuno venga in mente di dire che anche la Corte europea dei Diritti dell’Uomo sia un covo di comunisti” conclude Borghesi.

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Io credo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

Lettera al direttore Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. Così potente da far sì che il sangue di san Gennaro si liquefaccia un paio di volte l’anno, ma non sempre; così potente da far sgorgare sangue da statuine di gesso che rappresentano la Madonna, lacrime però che non sgorgano mai per almeno mezz’ora, e neppure per un quarto d’ora, e neppure per cinque minuti di seguito. Così potente da ferire le mani di alcuni santi, così come fu fatto a suo Figlio crocifisso, ma non di tutti i santi. Così potente da dar licenza al diavolo di dare botte da orbi ai santi, come avvenne con san Francesco e col grande santo di Pietrelcina, per metterli alla prova. Credo in Dio onnipotente, così potente da crocifiggere i santi, in qualche modo. Credo anche nei fantasmi, e negli Ufo, e nelle streghe, e nella Befana, e in Babbo Natale. Io credo in tutto. Alle volte mi chiedo però: non sarei più saggia e ragionevole se credessi soltanto nel Dio vero, nel Dio del Vangelo? (Elisa Merlo)

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