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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘crollo’

Istat: crollo occupati aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, ad aprile si contano 274 mila occupati in meno rispetto a marzo.”Dato drammatico, per di più falsato dal blocco dei licenziamenti. E’ evidente che, avendo l’art. 46 del decreto legge n. 18 del 17/3/2020, noto come Cura Italia, bloccato le procedure di licenziamento, l’occupazione dei dipendenti a tempo indeterminato è formalmente preservata ed il crollo è legato al calo di quelli a termine” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ma si tratta di un dato fittizio, artificioso ed irreale. Il punto è cosa succederà una volta che il mercato del lavoro sarà sbloccato da questo vincolo legislativo e tutti gli occupati riprenderanno ad essere collegati alla domanda effettiva di lavoro, agli ordini delle industrie e alle vendite degli esercizi. O il Governo, prima di allora, sarà in grado di far ripartire a pieno regime l’economia, con aiuti a fondo perduto, o sarà una strage di lavoratori” conclude Dona.

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Eurostat: Italia record crollo produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Secondo i dati Eurostat, a marzo la produzione industriale scende, rispetto al mese precedente, dell’11,3% nell’Eurozona e del 10,4% nell’Ue. “Come per le vendite al dettaglio, l’Italia è al primo posto in Europa anche per la caduta della produzione industriale. Con un crollo su base mensile del 28,4%, registriamo una diminuzione pari a più di due volte e mezza l’Eurozona (+151,3%), che segna una flessione dell’11,3%, più di una volta e mezzo nei confronti della Francia (+73,2%), che si classifica al terzo posto con un -16,4% (al secondo la Slovacchia con -20,3%)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Uno tsunami maggiore anche rispetto al tracollo avuto nell’anno più buio dal Dopoguerra, ossia nel 2009. In termini assoluti, infatti, la produzione italiana è attualmente inferiore del 23,4% rispetto a marzo 2009. In termini relativi, la diminuzione annua registrata tra marzo 2020 e marzo 2019, pari al 29,3% è superiore a quella che si era verificata tra marzo 2009 e marzo 2008, quando ci fu un tonfo della produzione del 25,9%” prosegue Dona. “La speranza è che questo record negativo dipenda dal fatto che l’Italia è stata la prima in Europa ad essere colpita dal Coronavirus e ad aver chiuso negozi e industrie. Certo non potremo mai recuperare il gap con il resto dell’Europa, se ora saremo anche gli ultimi a riaprire e ad uscire dal lockdown. Per questo urge una Fase 3” conclude Dona.

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Unc: una disfatta! Crollo produzione peggio del 2009

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a marzo scende del 28,4% rispetto al mese precedente e del 29,3% su base annua.”Una disfatta! Il Coronavirus ha travolto le nostre industrie producendo un tracollo record. Un vero e proprio terremoto che ha abbattuto il nostro sistema industriale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Una caduta che non ha precedenti neanche rispetto all’anno horribilis del 2009. Rispetto a marzo 2009, infatti, la produzione è ora inferiore del 23,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 11 anni fa è del 53,7%, ossia più della metà” prosegue Dona.”Il crollo su base annua del 29,3% registrato oggi è persino superiore a quello che si era verificato nel 2009, quando ci fu un tonfo della produzione rispetto a marzo 2008 del 25,9%” conclude Dona (Mauro Antonelli)

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Crolla il costo dell’RC auto (-8%), ma i prezzi risaliranno

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Il lock down ha limitato le auto in circolazione (-77%), riducendo i sinistri (-68%) e abbassando i prezzi delle assicurazioni; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a marzo 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 498,45 euro, l’8,05% in meno rispetto allo stesso mese del 2019.Prezzi così bassi non si erano mai visti eppure – si legge nell’analisi – la situazione potrebbe cambiare con l’imminente riapertura di molte attività: restrizioni e prudenza nell’utilizzo di treni, aerei e mezzi pubblici contribuiranno a far aumentare il numero di auto in circolazione portando, con buona probabilità, un incremento importante dei sinistri e, con essi, un rincaro delle tariffe assicurative.

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Crollo viadotto e criticità di tipo idrogeomorfologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

“L’evento che si è verificato sull’autostrada A6 Torino-Savona è simile a quello di qualche anno fa in Sicilia, che interessò il viadotto di Scillato. Come esempio cito anche il crollo del ponte sul Rio Santa Lucia, della statale n.195 tra Cagliari e Capoterra dello scorso anno, ma sono purtroppo tante le criticità di tipo idrogeomorfologico che interessano le infrastrutture del Paese”. Queste le parole di Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi intervenendo sul crollo del viadotto ‘Madonna del Monte’ sull’A6 Torino-Savona a causa di una frana. “Si stima – spiega Peduto – che circa il 90% delle problematiche legate alle infrastrutture italiane sono determinate non da fattori strutturali, bensì dovute a criticità idrogeologiche. In tal senso, le parole d’ordine sono sempre le stesse: prevenzione, manutenzione del territorio e delle infrastrutture, monitoraggi strumentali, satellitari e tecnico-esperti attraverso il presidio territoriale. Parole che ripetiamo spesso dopo ogni evento idrogeologico significativo, che purtroppo in Italia non riescono a diventare un fatto concreto” denuncia il Presidente del CNG.“Gli eventi piovosi degli ultimi giorni hanno determinato fenomeni alluvionali e franosi che ancora una volta in diverse parti del Paese hanno causato vittime ed ingenti danni a strutture ed infrastrutture”. Così Lorenzo Benedetto, Consigliere e coordinatore della commissione difesa del suolo del Consiglio Nazionale dei Geologi. “I primi dati disponibili ci fanno ritenere che il crollo di un tratto del viadotto sull’A6 è stato determinato da una frana di colata rapida di fango e detriti innescatasi nella parte alta del versante a causa, molto probabilmente, di ingenti quantitativi d’acqua provenienti da una strada presente nell’area di nicchia. Il materiale staccatosi si è successivamente incanalato nell’impluvio sottostante fino ad arrivare nella parte bassa dove ha impattato sulla struttura stradale determinandone il crollo. Dunque siamo difronte all’ennesima dimostrazione che la sicurezza dei ponti e dei viadotti va assicurata non soltanto monitorando il degrado dei materiali che li costituiscono, ma come sosteniamo da tempo vanno monitorati anche e soprattutto i rischi geologici a cui sono soggetti” afferma Benedetto.Sulla necessità di porre in essere in maniera immediata misure preventive di mitigazione dei rischi da dissesto idrogeologico, interviene anche il Tesoriere del CNG Domenico Angelone, che sottolinea l’importanza del monitoraggio continuo del territorio. “L’esigenza di controllo assiduo dei versanti e dei corsi d’acqua nasce da lontano, da quando nel 1968 fu presentata alla Camera la proposta di legge n. 886 sull’istituzione del geologo di zona, già da allora ritenuto figura atta a <>. Dopo 50 anni quel vuoto non è stato colmato, nonostante quella proposta sia stata reiterata con regolare continuità a tutte le classi politiche che si sono succedute, e nonostante le numerose tragedie che negli ultimi 50 anni hanno devastato il Paese”. “Gli eventi di Savona, – prosegue il geologo – hanno dimostrato come la conoscenza puntuale del territorio non può considerarsi mai acquisita in via definitiva poiché le dinamiche terrestri portano a cambiamenti delle condizioni morfologiche e idrogeologiche distribuite in archi temporali anche molto brevi. Solo la presenza continua di chi sa leggere il territorio, attraverso il presidio territoriale – conclude il Tesoriere del CNG – può consentire di minimizzare i rischi, di proteggere le infrastrutture e di salvare le vite umane”.

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Crollata del 70% la produzione delle api

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Le api non stanno bene e questa è una cattiva notizia per tutti. I cambiamenti climatici che comportano fortissime piogge concentrate nel tempo, seguite a lunghi periodi di siccità, hanno causato a un forte calo della produzione di miele in tutta Europa. E l’Italia, purtroppo, non è da meno. Anche il tradizionale concorso dei mieli cremonesi, giunto alla 15° edizione, vede le ripercussioni di questa situazione. «Le nostre api quest’anno hanno prodotto molto meno miele – spiega Esterina Mariotti, presidente dell’Associazione produttori apistici cremonesi -. Nel 2019 c’è stato un crollo del 70% della produzione». I suoi associati sono 150 e in totale, quest’anno, sono stati prodotti circa 40 mila kg di miele.La premiazione del 15° concorso dei mieli cremonesi, organizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Cremona, Strada del Gusto Cremonese e la squadra degli assaggiatori dell’Associazione lombarda apicoltori si svolgerà sabato 9 novembre presso Il BonTà, il Salone delle eccellenze enogastronimiche dei territori, dal 9 al 12 Novembre presso gli spazi espositivi di CremonaFiere. Il concorso mieli cremonesi ha un compito tecnico che riguarda la formazione degli apicoltori attraverso le schede di valutazione e gli assaggi. Ogni apicoltore può capire dai successi o dagli errori degli assaggi cosa può fare per ottenere un miele migliore. «Ma questo concorso vuole anche sensibilizzare i non apicoltori alle tematiche ambientali – aggiunge la presidente Esterina Mariotti – visto che l’ape è un indicatore dello stato di salute del territorio. Se le api vivono bene in un luogo, in esso vivremo bene anche noi». i trattamenti sui tigli vanno fatti con prodotti non tossici per le api e in generale bisogna promuovere l’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, così da preservare il territorio vivibile per tutti.L’associazione si propone di fare cultura del territorio attraverso il suo prodotto più dolce: il miele. Ogni miele però è diverso dall’altro ed esprime l’essenza e il carattere del territorio di provenienza. E’ quindi fondamentale la collaborazione dei sindaci dei comuni degli apicoltori premiati. Il territorio è fondamentale per le api e se esso non è gestito con criterio potremmo dover dire addio in primis alle nostre api, poi ad una grande varietà di ricchezza vegetale. Il calo della produzione di miele ha avuto ripercussioni anche sul concorso. Rispetto ai 150 mieli presenti lo scorso anni, quest’anno quelli in concorso saranno “solo” 70. E proprio per questo, i campioni presenti in fiera saranno soprattutto mieli millefiori. L’anno scorso Il BonTà – Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori ha portato a Cremona più di 30 mila visitatori. Dal 9 al 12 novembre saranno in mostra 2.000 prodotti artigianali dei territori. Il Salone dedicato ai sapori autentici e al cibo di alta qualità è un evento unico in cui l’eccellenza enogastronomica dei prodotti tipici dei territori, unita all’educazione alimentare e alle nuove esigenze del mercato, incontra l’interesse dei consumatori e degli operatori del settore. Una particolare attenzione verrà dedicata proprio a quest’ultimi, che potranno individuare le migliori attrezzature professionali per le loro attività. Il salone comprende anche uno spazio dedicato ai professionisti della ristorazione. Si chiama BonTà Professional e permette di toccare con mano il meglio delle attrezzature professionali per realizzare piatti gustosi e innovativi prestando attenzione a igiene, praticità e riduzione degli sprechi. Terzo filone della manifestazione è quello dedicato alla birra: Special Beer Expo. Qui le specialità birraie dei territori incontrano professionisti e appassionati del mondo della birra, creando il contesto ideale per scoprire abbinamenti originali, tendenze innovative e per confrontarsi sulle ultime novità in tema di somministrazione e consumazione delle birre speciali.

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1° anniversario crollo ponte Morandi, geologi: criticità innanzitutto idrogeologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

In occasione del primo anniversario dal crollo del ponte Morandi di Genova, il 14 agosto dello scorso anno in cui persero la vita 43 persone, c’è un’importante novità che arriva da uno studio del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. Nel dossier si dimostra come la struttura abbia iniziato a deformarsi quattro anni prima del cedimento e che negli ultimi mesi prima del crollo le deformazioni siano aumentate. Una causa che sarebbe innanzitutto geologica e poi strutturale. “Lo studio, al quale ha partecipato anche un geologo italiano del ministero dell’Ambiente pone il dubbio che la tragedia, forse, si sarebbe potuta evitare” afferma Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi.
Alla luce del documento si evidenzia come il ruolo del geologo – dichiara Angelone – sia fondamentale nell’analisi delle condizioni geologiche e geomorfologiche delle aree destinate ad ospitare opere infrastrutturali, come nel caso del ponte Morandi di Genova. Un terreno morfologicamente fragile dal momento che, tra il marzo 2017 e agosto 2018, aveva già subito delle deformazioni strutturali per motivazioni legate al sottosuolo, in particolare sotto alla pila che poi è crollata, la numero 9. Oggi è possibile sapere che la struttura del viadotto fosse fragile, ma non si può dire con certezza se il disastro si sarebbe potuto evitare. Sicuramente il lavoro del geologo sarebbe stato cruciale in precedenza – e non soltanto dopo il cedimento – al fine di verificare le condizioni morfologiche del terreno sul quale poggiava il viadotto” conclude il geologo molisano.Dello stesso parere anche Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi che sottolinea la crucialità del lavoro del geologo. “Già in passato abbiamo evidenziato che circa il 90 per cento delle problematiche legate alle infrastrutture italiane sono determinate non da fattori strutturali, ma da criticità idrogeologiche, come ad esempio il crollo del ponte sul Rio Santa Lucia tra Cagliari e Capoterra” spiega Peduto che critica anche l’iniziativa dello scorso anno avanzata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli di reclutare solo ingegneri per controllare e verificare lo stato delle infrastrutture del Paese. “Un’iniziativa che poteva essere encomiabile – dice il Presidente CNG – ma l’unica figura del professionista ingegnere non può essere esaustiva per la verifica della sicurezza delle opere pubbliche. In tal senso andrebbe conferita maggiore importanza al ruolo del geologo per attuare, in maniera compiuta ed efficace, azioni volte alla mitigazione dei rischi ambientali in tutte le fasi legate al settore della costruzione comprese quelle della corretta manutenzione” conclude Peduto.

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Roma. Crollo della scala mobile alla fermata Repubblica della linea A della metropolitana

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Martedì sera, potrebbe anche avere avuto il fattore scatenante nel comportamento inappropriato dei tifosi russi, nonostante i vigili del fuoco abbiano già espresso perplessità su questa ipotesi. Saranno le inchieste a stabilirlo, sia quella della magistratura che quella interna di Atac. Di sicuro c’è che quella scala mobile, una volta avvenuto il cedimento, non si è comportata come avrebbe dovuto: non c’è stato il blocco automatico dell’impianto, che dovrebbe scattare in situazioni simili, con la conseguenza che i passeggeri della metro si sono trovati lanciati in discesa a folle velocità.
Oggi siamo qui a rallegrarci per un bilancio che sarebbe potuto essere disastroso, e contemporaneamente a interrogarci sulla manutenzione di Atac, a denunciare per l’ennesima volta una politica dello struzzo che ha effetti devastanti tanto su gomma quanto su rotaia. Effetto della dissennata esternalizzazione, degli appalti, della dispersione di un patrimonio di conoscenze una volta tutto interno all’azienda, che come unico risultato ha fatto lievitare il numero degli incidenti, dei mezzi andati a fuoco, dei blocchi del servizio, dei cedimenti e dei crolli come quello di martedì sera. Acqua al mulino di chi invoca la privatizzazione del trasporto pubblico, come se i privati proprio qui nella Capitale non avessero dato ampia dimostrazione della incapacità di offrire un servizio decente agli utenti e certezze ai lavoratori.L’Unione Sindacale di Base torna a chiedere con forza la reinternalizzazione dei servizi di manutenzione di Atac e il taglio definitivo con un passato fatto di incapacità gestionale e di malversazioni. Un taglio che anche questa amministrazione comunale ha dimostrato di non voler perseguire, negando al contrario risorse al trasporto pubblico, con le devastanti conseguenze sotto gli occhi di tutti.La sicurezza degli utenti e dei lavoratori deve essere in cima alla lista delle priorità, cosa che ad Atac evidentemente non piace, arrivando al paradosso di premiare il personale che non segnala i guasti delle vetture. Per questo USB ha scioperato nello scorso luglio, uno sciopero effettuato nelle ore serali per non danneggiare i cittadini. A USB Atac ha saputo rispondere soltanto inanellando una serie di comportamenti antisindacali, con l’arroganza di chi sente di non dover rispondere a nessuno. Né ai lavoratori, né ai cittadini che vorrebbero usufruire di un servizio pubblico degno di essere definito tale.Anche per questo USB ribadisce l’importanza di sbarrare la strada a chi vorrebbe allargare il perimetro del privato nel trasporto pubblico locale promuovendo un referendum dissennato come quello dell’11 novembre. Atac di tutto ha bisogno tranne che di finire in mano ai soliti privati e per questo ricordiamo l’importanza di votare NO a entrambi i quesiti oggetto della consultazione.

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Genova crollo ponte. FDI chiede nazionalizzazione rete autostradale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

“Il governo annuncia di voler probabilmente revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia spa. Alla ripresa dei lavori parlamentari Fratelli d’Italia presenterà una mozione per chiedere al governo maggiore coraggio: chiediamo la nazionalizzazione della gestione della rete autostradale e la revoca di tutte le concessioni, perché è intollerabile che ci siano dei privati che si stiano arricchendo a dismisura su autostrade costruite con soldi pubblici senza reinvestire quanto dovrebbero nell’ammodernamento della rete autostradale. La gestione nazionale è quello che accade in quasi tutta la civilissima Europa ed è quello che accade in Germania”.
E’ quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in un video pubblicato su Facebook.

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Genova. Ucoii: “Invitiamo i membri della comunità islamica a donare sangue”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

In seguito al crollo del ponte Morandi sull’autostrada A10, l’U.CO.I.I – Unione delle Comunità Islamiche d’Italia – esprime il Suo vivo cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime e augura una pronta guarigione alle persone ferite in questa immane tragedia.
Si invitano i fratelli e le sorelle membri della comunità islamica di Genova e Liguria e donatori di sangue a recarsi presso le strutture sanitarie della Regione per donare sangue e sostenere campagne di sensibilizzazione al riguardo all’interno delle proprie comunità.
In questo momento di dolore, preghiamo perché la comunità di Genova nel suo insieme possa ritrovare forza ed unità e superare questa grave ferita.

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Crollo ponte Genova, geologi: necessaria una politica di prevenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

“Il crollo del ponte autostradale Morandi avvenuto oggi a Genova, che si sarebbe verificato per cause di natura strutturale, conferma ancora una volta la necessità di dare avvio a una svolta culturale che veda finalmente l’adozione di un vero piano nazionale di manutenzione dell’edificato e di controllo del territorio”. Questo il commento del Consiglio Nazionale dei Geologi in merito al cedimento del viadotto sul torrente Polcevera. “Molte delle infrastrutture viarie italiane – prosegue la nota del CNG – sono state costruite negli anni ‘60 e ‘70 e si rifanno dunque a normative tecniche non adeguate agli utilizzi e ai carichi di esercizio attuali, ma molte di esse sono anche carenti dal punto di vista della sicurezza geologica e sismica, perché il contributo di queste discipline non era contemplato dalle allora vigenti normative. E in tutto il Paese sono migliaia i ponti e i viadotti che rientrano in questa casistica. Per evitare che si ripetano tragedie simili, secondo i geologi è indispensabile attuare una seria politica di prevenzione dai rischi, finalizzata alla sicurezza e alla pubblica incolumità dei cittadini e a un sicuro risparmio economico solo attraverso un piano straordinario di manutenzione e messa in sicurezza delle opere esistenti e del territorio, richiamato dopo ogni tragedia ma subito dopo sempre finito nel dimenticatoio.“La manutenzione è stata normata solo con la legge quadro sui lavori pubblici del 1994, – afferma il CNG – in cui trova una prima esplicita definizione e risulta parte integrante della progettazione, esecuzione ed esercizio delle opere pubbliche. Anche le successive discipline dei lavori pubblici (D.Lgs 163/2006 e relativo regolamento attuativo e l’attuale D.Lgs 50/2016) riportano integralmente la disciplina sulla manutenzione contenuta nella precedente legge quadro. Lo sforzo del legislatore a partire dal ‘94, apprezzabile dal punto di vista culturale e giuridico, è stato di fatto vanificato dalla carenza di cultura della manutenzione nella pubblica amministrazione, i cui decisori ne hanno sottovalutato l’importanza, facendo sì che il piano di manutenzione e/o di monitoraggio strutturale e geotecnico fossero eseguiti dal progettista e dai progettisti specialisti, ma spesso senza previsione del finanziamento per l’attuazione, come prevede la legge” concludono i geologi.

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Siamo sgomenti per il crollo del Ponte autostradale Morandi a Genova che ha causato numerose vittime

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi. Un colpo al cuore per noi Liguri e l’Italia intera – prosegue Librandi – vedere le immagini del crollo del ponte, che noi amavamo chiamare di Brooklyn, dovuto, da quello che si apprende, ad un possibile cedimento strutturale.Siamo in contatto costante con i colleghi subito accorsi nel posto: infermieri, medici, vigili del fuoco, polizia di stato, polizia locale, protezione civile e volontari, che ringrazio a nome di tutti. Ora non è il momento delle polemiche, ma di stringerci intorno alle famiglie delle vittime alle quali vanno le nostre più sentite condoglianze e vicinanza.

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E’ iniziato il crollo dei mercati finanziari? Nessuno lo sa, ma…

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

borsaLunedi’ 5 febbraio Wall Street ha vissuto una giornata di volatilità eccezionale, se non di panico. In un solo giorno il mercato ha perso più del 4% dopo aver perso anche di più in giornata. Ecco la domanda che tutti si pongono: “è l’inizio del crollo?”
La verità è che nessuno può dirlo, ma possiamo fare una serie di considerazioni il cui punto di caduta potrà essere molto importante anche per il singolo investitore, il quale – lo diciamo subito – mediamente dovrebbe essere molto preoccupato, e magari… dopo essersi preoccupato, iniziare ad occupasi di più del suo portafoglio per preoccuparsene meno in futuro…
Non sappiamo se quella di ieri sarà la giornata di inizio del crollo dei mercati, ma è facile ipotizzare che il prossimo crollo, quando accadrà, sarà peggiore di quelli precedenti.
Qui non si tratta di “prevedere” l’andamento dei mercati.
Chi ci legge da tempo sa che noi ripetiamo fino alla nausea che i mercati finanziari sono imprevedibili. Intendiamo con questo dire che non possiamo sapere se, in un determinato arco di tempo, saliranno o scenderanno. Questo dipende da un numero enorme di fattori interni ed esterni ai mercati la cui interazione è sostanzialmente incalcolabile, anche perché un certo numero di questi fattori è sconosciuto.
Ciò che conosciamo bene, però, sono i meccanismi interni al mercato che funzionano da acceleratori della direzione (trend) di fondo. Questi fattori interni ai mercati sono diventati decisamente più potenti (e quindi peggiori) rispetto alle ultime crisi. Gli algoritmi che negoziano automaticamente i titoli, ad esempio, sono aumentati in modo decisamente preoccupante. La quantità di investimenti effettuati con denaro preso in prestito è molto superiore rispetto a quella delle precedenti crisi.
I livelli di eccesso delle valutazioni dei titoli, in particolare negli Stati Uniti è superiore rispetto alle due grandi discese della bolla delle dot-com e dei subprime.
Un elemento che potrebbe rendere la prossima grande crisi del mercato azionario decisamente peggiore delle precedenti, è il fatto che il mercato obbligazionario non potrà, ragionevolmente, fare da “ancora di salvezza”. Uno scenario nel quale crollano sia i prezzi delle azioni che quelle delle obbligazioni a causa dell’innalzamento dei tassi d’interesse (cosa che sta avvenendo negli USA in questi giorni) è un’ipotesi che non si può certo escludere. Quale strategia c’è alla base del proprio portafoglio finanziario? Il punto, quindi, non è pensare di prevedere oggi se questa di oggi sia o meno l’inizio di una grande correzione di medio termine. E’ impossibile prevederlo. Il punto è dotarsi di una strategia operativa che non sia quella classica di comporre un portafoglio diversificato e aspettare l’”orizzonte temporale” prefissato.
La quasi totalità dei prodotti finanziari venduti oggi si basa su modelli teorici assolutamente datati ed inadeguati. Le varie gestioni patrimoniali, fondi bilanciati, polizze unit-linked con pre-selezione dei fondi, ma anche qualche “modernissimo” robo-advisor si basano tutti sulla così detta “Moderna Teoria di Portafoglio” che nasce da lavori degli anni ‘50 di Harry Markowitz.
Sulla base di queste teorie, oggi decisamente obsolete, si ritiene che il rischio sistematico dei mercati si gestisca essenzialmente in due modi: 1) diversificando il portafoglio (in pratica: meno rischio = più obbligazioni) e 2) attendendo il giusto orizzonte temporale (più rischio = più anni nei quali bisogna rimanere investiti). La cosa drammatica è che anche tutta la legislazione, e la stessa vigilanza delle autorità di controllo, sono basate su queste teorie obsolete. L’analisi del profilo degli investitori e la verifica di adeguatezza delle operazioni proposte ai clienti rispetto al suo profilo, si basano su questi concetti obsoleti. La realtà è che nel momento in cui i mercati azionari dovessero attraversare una fase di correzione nell’ordine del 40-60% (magari in 18-24 mesi) e contemporaneamente i tassi dovessero salire dell’1-2% tutti i portafogli finanziari gestiti secondo i modelli tradizionali sarebbero massacrati e tutti i progetti d’investimento andrebbero a farsi benedire, anche attendendo i teorici orizzonti temporali prefissati. Questo non è uno scenario residuale, altamente improbabile, simile al timore di default dell’Italia che qualche anno fa serpeggiava fra molti investitori. E’ un’ipotesi concreta; ovviamente rimane un ipotesi e non una certezza, ma è un tipo di rischio contro il quale è molto sensato tentare di proteggersi, anche “pagando” in termini eventuali minori rendimenti.
Come ci si può proteggere contro questa ipotesi? Le strategie possono essere varie e non ne esiste una certamente migliore delle altre. L’importante è avere una strategia in proposito.
Le metodologie standard certamente non saranno sufficienti. Un investitore informato e consapevole, oggi dovrebbe domandare alle persone che si occupano dei propri investimenti: abbiamo un progetto per gestire l’eventuale crollo dei mercati azionari ed obbligazionari in contemporanea? Me la può mettere per scritto? Nel caso, altamente probabile, che ci si renda conto che “navighiamo a vista”, converrà smettere di “preoccuparci” ed iniziare ad occuparci del problema concretamente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Torre Annunziata: a proposito del crollo della palazzina

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

“Il crollo della palazzina a Torre Annunziata riapre in modo forte il tema della qualità del patrimonio pubblico e privato in Italia. È triste pensare che siamo una potenza economica mondiale e che molte famiglie vivono ancora in edifici che presentano problemi strutturali. Oggi è il tempo dei soccorsi e del lutto e di vicinanza alle famiglie colpite da questo tragico evento ma da domani serve una seria riflessione” lo scrive, in una nota, Andrea Causin, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie.
“Durante i sopralluoghi effettuati con la commissione d’inchiesta sulle periferie da me presieduta abbiamo visto molte situazioni che possono degenerare. Per questo, è necessario riportare al centro dell’attenzione della politica il delicato problema della qualità della residenza se si vogliono evitare tragedie indicibili come questa” conclude.

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Crollo cavalcavia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

Cuneo. “Un altro ponte crollato oggi a Fossano, in provincia di Cuneo, per fortuna senza vittime. Il terzo a distanza di pochi mesi. L’Italia cade a pezzi, mentre il governo stanzia 4 miliardi e 600 milioni di euro per l’immigrazione clandestina e solo una manciata di spiccioli per la manutenzione di strade e scuole. Vergogna! Non si può attendere l’ennesima tragedia per intervenire”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
“È così che l’esecutivo pensa di risolvere i problemi dei cittadini? È così che intende garantirne la sicurezza? Gli italiani non possono continuare a pagare. Sono stanchi di queste politiche assurde”.

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Vittime crollo di Acilia: proclamato lutto cittadino per lunedì 2 gennaio

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

campidoglioRoma. La Sindaca Virginia Raggi ha firmato oggi l’ordinanza con la quale si proclama il lutto cittadino per lunedì 2 gennaio, in concomitanza con la celebrazione delle esequie di Debora e Aurora, madre e figlia di 9 anni, morte in seguito al crollo della loro casa ad Acilia. Il funerale sarà celebrato alle ore 14.30 nella parrocchia San Francesco d’Assisi in largo Cesidio da Fossa ad Acilia. Per tutta la giornata negli uffici pubblici del territorio cittadino saranno esposte le bandiere a mezz’asta. La Sindaca Virginia Raggi invita inoltre la cittadinanza, le organizzazioni sociali e produttive a partecipare al lutto nelle forme ritenute più opportune. Gli amministratori e i dipendenti del Campidoglio sono chiamati ad osservare un minuto di raccoglimento, alle ore 14.30, in memoria delle due vittime. L’invito è esteso anche tutte le istituzioni culturali e musicali cittadine, chiedendo loro di rispettare per quel giorno un minuto di silenzio prima dell’inizio di ogni rappresentazione e spettacolo.

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Algoritmi: parola magica per meglio speculare

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

algoritmoRecentemente i mercati internazionali, sia delle valute che dei titoli, hanno registrato dei capovolgimenti così grandi da suscitare grandi preoccupazioni sulla tenuta dell’intero sistema bancario e finanziario mondiale. Eppure i governi e le autorità preposte, nonostante le loro indubbie preoccupazioni, hanno cercato di far passare tali eventi come ‘fisiologici per il mercato’. Invece, così non è.
Venerdì 7 ottobre, nel giro di meno di 3 minuti, la lira sterlina è crollata del 6% per poi recuperare il 5 % in meno di un ora. Dopo aver raggiunto il minimo assoluto degli ultimi 31 anni, a fine giornata la sterlina registrava una perdita dell’1,6%.
Il crollo è avvenuto alle 7 di mattina sul mercato di Singapore, mentre a Londra ancora si dormiva profondamente e la borsa di Wall Street aveva già chiuso le sue operazioni. E’ stata una pura speculazione, di inaudita pericolosità per l’intero sistema, per niente giustificabile con i possibili effetti della Brexit sull’economia inglese. L’unica spiegazione possibile, ci sembra, è legata al cosiddetto ‘electronic trading’, che avviene quando i computer sono programmati con un algoritmo specifico a fare in automatico operazioni di compravendita ad una velocità straordinaria, oltre ogni immaginabile umana capacità. Algoritmi e computer basati su istruzioni relative all’andamento di certi scenari, come quello della Brexit. Si arriva finanche ad impostare tali algoritmi in rapporto al numero e al tipo di informazioni riportate dai media, a volte addirittura dai social media! L’algoritmo succitato avrebbe ‘letto’ i reportage negativi sulla Brexit come un segnale di vendita della sterlina. Poi, quando la moneta inglese ha cominciato a scendere, altri algoritmi si sono ‘attivati’ nelle stessa direzione. Purtroppo i mercati internazionali dei cambi sono ancora grandemente non regolati. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali gli scambi della coppia dollaro-sterlina rappresentano il 9,2% di tutte le contrattazioni nei mercati dei cambi, che mediamente sono di 5,1 trilioni di dollari al giorno. Negli ultimi tre anni l’‘algorithm trading’ sarebbe aumentato enormemente. Si rammenti che qualche giorno prima, il 30 settembre, le azioni della Deutsche Bank avevano perso il 9% in mattinata e avevano guadagnato il 5,7% a fine giornata. Una cosa inaudita, fuori dal normale andamento. Le nostre critiche alla DB sono note. Qui però si è di fronte ad un colossale attacco speculativo, non facilmente spiegabile. L’anomalo andamento non può essere attribuibile semplicemente alla stratosferica multa comminata dalle autorità americane alla banca tedesca per le sue passate speculazioni con i derivati sui mutui subprime americani. Né la successiva risalita delle sue quotazioni può essere giustificabile con le notizie relative ad una eventuale riduzione della multa in questione. Chi ha comprato le azioni per salvare la banca dal tracollo? E’ una domanda che sorge spontanea. Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, nel suo recente discorso ai parlamentari tedeschi del Bundestag, ha detto che la sua politica del tasso di interesse zero, nel 2015 ha fatto risparmiare alla Germania ben 28 miliardi di euro. Sulla base di questo dato si può ipotizzare che negli ultimi anni Berlino abbia pagato meno interessi sul suo debito pubblico per almeno 100 miliardi. La Germania non sembra aver usato tanta ricchezza per sostenere consumi e investimenti in casa propria o nelle regioni europee più deboli e bisognose di un sostegno concreto per il loro rilancio economico. Molto probabilmente il ‘tesoretto’ tedesco è stato accantonato proprio per il salvataggio delle banche che non sono in buona salute! I due recenti avvenimenti finanziari menzionati assumono una gravità eccezionale per le dimensioni e i velocissimi tempi delle operazioni. Essi ci dicono che l’intero sistema economico è esposto più di prima a terremoti di altissima magnitudo. Non sono vicende da lasciare ai mercati o solo alle banche centrali e alle autorità di controllo. Sono questioni squisitamente politiche che, secondo noi, richiedono interventi e decisioni da parte dei governi. Senza indugi, prima che una nuova crisi sistema. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista) (grafico fonte wikipedia)

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Crollo palazzina a Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2016

crollo-palazzina«Come accaduto qualche mese fa per il palazzo di Lungotevere Flaminio, anche il crollo che si è verificato nella zona di Ponte Milvio pone interrogativi stringenti sullo stato del patrimonio edilizio della città di Roma. Ovviamente spetterà alla magistratura, con il supporto di esperti e tecnici, fare luce sulle cause che hanno portato al cedimento strutturale dell’edificio. Un fatto è certo: in questi casi risulterebbe preziosissima l’analisi del fascicolo di fabbricato, in modo da ricostruire la successione di tutti gli interventi che sono stati realizzati all’interno dello stabile dalla sua costruzione ad oggi. L’abolizione dell’obbligatorietà di tale documento, ancora una volta, si conferma una scelta miope e avventata».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA. «Il fascicolo di fabbricato – spiega Simoncini – si configura come una vera e propria carta d’identità approfondita dello stabile, in cui compaiono le caratteristiche strutturali, manutentive e urbanistiche dello stesso: un punto di riferimento fondamentale per quanti si trovano a intervenire su una determinata struttura. In Italia, purtroppo, si agisce quasi sempre sull’onda emotiva di una tragedia, per poi procedere a svilire i contenuti di un provvedimento deroga dopo deroga. A Roma fu la Giunta Veltroni a introdurre l’obbligatorietà del fascicolo di fabbricato dopo il crollo di un palazzo a via di Vigna Jacobini, ma successive sentenze di Tar e Consiglio di Stato di fatto resero nulla la normativa.
Oggi ci ritroviamo con una serie di leggi regionali, in testa quella del Lazio del 2002, che demandano a ciascun Comune di stabilire l’obbligatorietà del documento, cosa che puntualmente le singole amministrazioni evitano di fare. Alla luce della complessiva fragilità del patrimonio edilizio italiano, non c’è dubbio che un intervento legislativo a livello nazionale dovrebbe obbligare gli enti locali a dotarsi di quanti più strumenti possibili per una conoscenza approfondita di come e quando si è intervenuto su ciascun edificio. Il tutto, ovviamente, unito all’auspicio che tecnici e professionisti si muovano sempre nel solco del rispetto delle leggi e dei codici deontologici, senza avere il profitto come unico punto di riferimento».

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Tenerife: crollo palazzina

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2016

tenerifeTenerife. Al momento risulterebbero non ufficialmente due italiani morti, ancora due connazionali feriti e altri due dispersi. Si è trattato di un crollo strutturale di una palazzina dove vivono anche dei pensionati, e che in questi giorni è stata oggetto di lavori di ristrutturazione. Dichiara il senatore Aldo Di Biagio: “Sono vicino ai familiari degli italiani coinvolti alla comunità degli italiani a Tenerife. Sono in costante contatto con le autorità locali. Ci auguriamo che le autorità locali avviino al più presto le indagini.”

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Crollo dei valori o nuovi diritti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2015

oropa santuariomarta cartablaSantuario d’Oropa (Biella) Sabato 26 settembre, alle ore 21, sarà ospite della Fondazione “Le Vie della Parola” Marta Cartabia, Vicepresidente della Corte Costituzionale, con la Lectio Magistralis “Crollo dei valori o nuovi diritti? Basta cambiare le leggi per cambiare l’uomo?”.La lectio magistralis tratterà della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Per cogliere le caratteristiche di questa “età dei nuovi diritti”, si partirà dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, proprio perché essa sta diventando un’autorità capace di irradiare i suoi effetti capillarmente in tutto il continente: la fecondazione assistita, il matrimonio omosessuale, sono alcune delle questioni più controverse e dibattute.
L’assolutizzazione e la moltiplicazione dei diritti non sono soltanto due fenomeni casualmente concomitanti, ma sono entrambi espressione di una medesima concezione dell’uomo e del suo vivere sociale. Marta Cartabia, nel 2011, all’età di 48 anni, è stata scelta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ricoprire il prestigioso incarico di giudice della Corte Costituzionale, terza donna nella storia e tra i più giovani membri della Consulta di sempre.

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