Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘Cronaca/News’

Reato di “stalking” contro il diritto di cronaca?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2012

“Si festeggia la giornata internazionale del libro, in Italia invece qualcuno vorrebbe mandare al rogo il libro “Il Casalese”, scritto da un gruppo di giovani cronisti anti camorra e pubblicato dalla casa editrice Cento autori”. Lo scrivono in una nota Giuseppe Giulietti e Stefano Corradino, portavoce e direttore di Articolo21. “Non solo saremo con loro contro ogni forma di “rogo”, ma, giá in occasione della prossima legge sull’editoria, chiederemo che l’ipotesi del sequestro e della soppressione dei volumi sia eliminata, anzi sia introdotto il reato di “Stalking” contro il diritto di cronaca e l’articolo 21 della Costituzione prevedendo la condanna per il querelante che chiede indennizzi miliardari al pagamento, in caso di sconfitta processuale, della cifra richiesta”. “Questo – concludono Giulietti e Corradino – per impedire che la richiesta di risarcimento e le pene accessorie siano utilizzate, come ormai accade in forme ripetute e plateali, come un indebito strumento di pressione nei confronti di quei cronisti e di quegli editori che ancora non hanno rinunciato a ricercare le possibili verità nei tanti misteri nazionali”. http://www.articolo21.org

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Concerto della corale Bellisario

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2012

Canosa Sannita. Bellissima serata a Palazzo Martucci di Canosa Sannita (Chieti), dove si è esibita la Corale dell’Università “Vincenzo Bellisario” di Lanciano. Il numeroso pubblico presente ha potuto apprezzare la grande professionalità del gruppo canoro frentano. L’iniziativa, voluta dall’Amministrazione comunale, è stata organizzata dal Coro Folcloristico di Canosa Sannita che nell’occasione ha presentato ufficialmente il nuovo “Maestro” che guiderà il gruppo. Si tratta della cantante lirica Lorella Palumbi, diplomata al conservatorio di musica “Luigi Cherubini” di Firenze, la quale si avvarrà della collaborazione e della professionalità di Luciano Flamminio, interprete di tante canzoni del repertorio abruzzese che, grazie alla sua bravura, sono incise e fatte conoscere in tutto il mondo. «Durante la serata – racconta il sindaco di Canosa Sannita, Lorenzo Di Sario -, mentre ringraziavo il pubblico per la presenza numerosa, ho chiesto di alzare la mano a tutti coloro che si trovavano a Canosa Sannita per la prima volta nella loro vita. Il 90% dei presenti ha alzato la mano. La cosa in realtà mi ha fatto piacere, poiché dimostriamo ancora una volta che queste iniziative sono utili anche a promuovere il nostro paese e il territorio. In tal modo evitiamo di rispondere, a chi ci chiede dove si trova Canosa, che è situato in provincia di Chieti, vicino a… un altro paese, e non in un’altra regione. Insomma – conclude Di Sario – vogliamo fare venire gente nel nostro paese, farlo conoscere e promuoverne i prodotti tipici. Canosa Sannita non è e non vuole essere seconda a nessun altro paese. Personalmente sono sicurissimo che, grazie all’aiuto di tutti, saranno raggiunti nuovi risultati che ci consentiranno di stare al passo con i tempi».

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Meglio mai che tardi

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Luca Goldoni L’autobiografia di un grande giornalista italiano. Una storia in cui s’intrecciano tante storie, quelle che Goldoni ha raccontato nel corso degli anni e che continua a raccontare nei suoi libri e nei suoi articoli dei più importanti quotidiani italiani, «il Resto del Carlino», «Il Giorno», «La Nazione», «QN», «Il Corriere della Sera». Dai ricordi della Seconda guerra mondiale al Settembre Nero del 1972, dalle vicende di cronaca ai personaggi che hanno fatto la nostra storia, pagina dopo pagina, ci si sorprende a scoprire che persone e avvenimenti descritti ieri o l’altro ieri appaiono di un’attualità sconcertante, segno di un’Italia mossa da una frenetica immobilità, di un Paese che, spesso, campa sul ‘meglio mai che tardi’. Pagine 232 Euro 15,00 Codice 12456P EAN 978-88-425-4462-3

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Come la cronaca cambia i delitti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2011

Sarah Scazzi, il caso Cogne, Erika e Omar, Simonetta Cesaroni, Marta Russo… Dalla penna di uno dei maggiori criminologi italiani, un’analisi reale e spietata dei meccanismi con cui la cronaca nera ci racconta «delitti che vogliamo sentirci raccontare», e ci aiuta anascondere «la nostra complice superficialità». di Luca Steffenoni Edizioni San Paolo 314 pagine € 18,00

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Federico Steinhaus: Le parole malate

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

Analisi e commenti sul Medio Oriente 2001-2009 Editrice Uni Service, 2010 pp. 480, € 23,00   Federico Steinhaus, storico e politologo, si è occupato in molte sue pubblicazioni del popolo ebraico e della questione arabo-israeliana. Collabora stabilmente con il sito Informazionecorretta.com, attivo in un continuo monitoraggio di quelle che vengono considerate deformazioni dei media in relazione alla cronaca dai territori mediorientali. In Le parole malate: la disinformazione come sistema troverete una raccolta dei suoi interventi più significativi pubblicati sul sito tra il 2001 e il 2009. L’autore mette in evidenza ed esamina polemicamente, partendo da un’approfondita conoscenza dei fatti, la disinformazione con cui spesso i media ingannano i loro utenti in relazione alle problematiche arabo-israeliane.  Riporta quindi, con consueta visione critica, notizie e resoconti dai programmi televisivi e dai media arabi. La posizione dell’autore si evidenzia, ad esempio, nel seguente avvenimento da lui riportato: nel luglio del 2003 si concludevano in Palestina le attività di un campo giovanile, organizzato dal Ministero per la gioventù e lo sport, finanziato dall’Unicef col coordinamento dell’Onu. L’autore sottolinea come le agenzie d’informazione e gli opinion makers hanno dato rilievo a tale positiva notizia, ma non hanno riportato che il campo era intitolato a Wafa Idris, donna kamikaze fattasi saltare in aria a Gerusalemme nell’anno precedente.
L’autore evidenzia altresì come spesso anche la stampa italiana sia preconcettamente filopalestinese e antisraeliana. L’opera di Steinhaus, al di là di quello che riporta e che denuncia, invita il lettore a riflettere sul rischio di possibili soprusi intellettuali.
Il libro può essere acquistato ordinandolo nella propria libreria di fiducia, oppure on line, sul sito dell’Editrice Uniservice, e su Ibs, Unilibro, Libreriauniversitaria e Webster.

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Bruno Vespa: giornalista o uomo di spettacolo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Lettera al direttore. Il 1 marzo 2010 un noto quotidiano pubblica una lettera che critica l’aquilano Bruno Vespa, per essersi dimenticato (dopo tante trasmissioni al tempo del terremoto) della sua amata città abbandonata, e lui, sullo stesso giornale, subito replica che durante una trasmissione dedicata allo scandalo delle grandi opere, se n’era invece ricordato. In questi giorni su diversi quotidiani sono state pubblicate diverse lettere di critica (non solo a lui) per la solita abitudine di tuffarsi su tristissimi fatti di cronaca nera per fare spettacolo, e lui ( ma non solo lui) non fa arrivare nessuna replica. Come mai? Del resto, non replicò neppure quando furono in molti a muovergli critiche per le interminabili trasmissioni sulla morte atroce di un bimbetto. Chi può dimenticarlo, mentre teneva tranquillamente in una mano un mestolo e nell’altra uno scarpone e indugiava nel descrivere il modo con cui il piccolo poteva essere stato ucciso? Come mai nessuna replica allora, e nessuna replica oggi? Come mai? (Elisa Merlo)

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Calcio: la cronaca via radio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha inviato una lettera ai sottosegretari all’Informazione, Paolo Bonaiuti, e allo Sport, Rocco Crimi; al presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta, al presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò, e al Direttore generale della Rai Tv, Mauro Masi, per chiedere di ripensare il divieto per le radio private di trasmettere le radiocronache delle partite e per chiedere di trovare una soluzione che consenta alle radio di continuare ad effettuare le dirette degli incontri, senza limitarsi alla “finestra informativa” oggi prevista. «Le radio sportive romane svolgono – si legge nella lettera – da anni un apprezzato servizio di informazione e di intrattenimento per i tanti tifosi ed appassionati di calcio della Capitale. Impedire le dirette integrali degli incontri concedendo solo finestre di tre minuti ogni quarto d’ora, se è vero che tutela Radio Rai, che si è garantita i diritti in esclusiva, penalizza però nel contempo il vastissimo pubblico delle emittenti locali. Va evidenziato, inoltre, che le radio locali non offrono certamente un prodotto concorrente a quello della Rai ma chiaramente alternativo, con radiocronache “non istituzionali” molto seguite dai tifosi. Aggiungo che, in un momento di grave crisi del calcio, di spalti sempre più vuoti, di programmi di partite ormai “spalmate” quasi sette giorni su sette ad uso e consumo delle trasmissioni televisive, non per tutti gli appassionati è possibile recarsi alo stadio o acquistare “pacchetti” dalle televisioni: per loro le radio locali, raccontando per intero la partita, rappresentano il solo modo di seguire il calcio. Evidenzio, inoltre, come per le emittenti radiofoniche le trasmissioni in diretta delle partite, proprio perché molto seguite, costituiscono una consistente voce di attrazione per la raccolta pubblicitaria e, quindi, per la stessa sopravvivenza economica di tante realtà del nostro sistema produttivo locale, nonché voci, comunque, di informazione».

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Calendario iniziative Rai: Caternoster

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2010

Milano 14 settembre ore 12.00 Sala Alta Definizione  Centro di Produzione Tv Rai di  corso Sempione, 27  Conferenza stampa per la presentazione di  Caternoster  Il futuro prima che sia, dalla cronaca alla politica, dall’economia allo sport.  Un viaggio in avanti nel tempo nel nuovo programma condotto da  Massimo Cirri e Filippo Solibello.  In onda su Rai 3, domenica 19 settembre ore 23.35

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Cibi falsificati

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

“Italiani, brava gente”. Era il titolo di un film, degli anni ’60, sulla seconda guerra mondiale, fronte russo. Non si capisce perche’, dichiarando guerra, eravamo “brava gente”. Misteri che si ripropongono a proposito dei cibi italiani. Se tali sono buoni, se sono esteri iniziano i dubbi. La cronaca, passata e recente, si e’ incaricata di smentire tale sicumera ma il tema si ripropone con una distinzione che non sempre e’ chiara tra cibi contraffatti, o adulterati, e globalizzati. E’ ovvio che sui primi non c’e’ da discutere: vanno respinti e denunciati. Su quelli globalizzati occorre dare informazioni per evitare inutili allarmismi. La pasta e’ fatta con grano duro che per il 60% e’ proveniente dall’estero, se cosi’ non fosse sarebbe appannaggio di una minoranza della popolazione; il pane, 60% produzione da grano italiano, lo mangerebbe una parte della popolazione; la stragrande maggioranza di latte e derivati, 80%, non parla italiano visto che assorbiamo tutta la produzione nostrana, ma non basta alle italiche esigenze; il 90% del tonno mediterraneo lo esportiamo e quello che mangiamo e’ oceanico; due prosciutti su tre sono esteri nonostante la nostra fama di produttori; importiamo il 15% di passata di pomodoro dalla Cina e, addirittura, dalla sola Olanda (!!!) 50mila tonnellate l’anno di pomodoro da tavola. Se mangiassimo solo italiano ci sarebbe la fila dei consumatori fuori dei negozi con la carta annonaria in mano. Attenzione, quindi, ai riflessi autoctoni. Viviamo in un mondo dove il commercio e’ globalizzato ed e’ inutile nascondercelo. Ovvio che dobbiamo puntare sulla qualita’ dei nostri prodotti (per tutti i consumatori) ma non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia, almeno che non decidiamo di stringere la cinghia. Di molti buchi. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Giustizia nell’interesse del popolo sovrano

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Il Ministro Alfano ci assicura, il presidente del consiglio conferma. Avremo finalmente una riforma della giustizia che permetterà di celebrare processi, lungo tutti i gradi di giudizio, in tempi brevi. E’ questo che preme più di tutto all’opinione pubblica, lo ribadiscono le condanne avute dall’Italia dalla corte di giustizia europea. Ma dopo l’iniziale entusiasmo subentra l’immancabile diffidenza che contorna, purtroppo, la mente degli italiani che vanno a ritroso nel tempo e ricordano le tante promesse fatte e le immancabili delusioni subite. Oggi se analizziamo le vicende di cronaca che i media ci scodellano di continuo in tutte le salse, ovvero in video e in carta stampata e in audio dalle emittenti radio due, sono gli eventi che maggiormente ci hanno colpito., il vero tratto significativo per una riforma della giustizia penale e civile che tutti noi ci aspettiamo e che da decenni non riusciamo ad ottenere è avere processi rapidi. In caso contrario è una giustizia negata perché non si può fare giustizia se costringiamo migliaia di persone a dover spendere gran parte della loro vita in attesa di una sentenza per poi sentirci dire che il tal fatto è andato in prescrizione per decorrenza dei termini. Così favoriamo solo i furbi, quelli che possono permettersi avvocati ben ammanierati, quelli che hanno tutto l’interesse alla tecnica dei rinvii che oggi sono stati istituzionalizzati e non fanno più scandalo se il giudice stabilisce che se ne possa riparlare tra due o anche 4 anni. Perché, mi chiedo, quel pirata della strada che è stato arrestato in flagranza di reato e ha persino rischiato il linciaggio, non è stato portato nel giro di qualche giorno davanti al giudice e assistito da un legale (di fiducia o d’ufficio) non è stato giudicato e condannato, se ritenuto colpevole, con sentenza di primo grado. Il tutto si sarebbe risolto nel giro di qualche settimana, al massimo. Se questo genere di risposta la società stenta a dare diventa oltremodo diseducativo considerare la giustizia per quella che è non per quella che deve essere. E qui parliamo di una giustizia che rischia di diventare virtuale mentre diventa sempre più reale quella del farla da sé. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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“Dalla cronaca al tempo” di Vincenzo Gaetaniello

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

Roma – dal 25 febbraio al 12 aprile 2010 Museo Crocetti  – via Cassia 492. “Dalla cronaca al tempo” sculture di Vincenzo Gaetaniello. La mostra riunisce insieme disegni e sculture recenti tratte dalla cronaca più ventitré sculture realizzate tra 1970 e il 1994. Il catalogo della mostra  –  con testo di Antonio Del Guercio – è edito dalla Fondazione Crocetti e della Banca di Teramo di Credito Cooperativo. Le opere recenti comprendono ventitré disegni e gli otto rilievi in bronzo che da essi sono stati tratti e rappresentano il racconto grafico-plastico della cronaca del conflitto iracheno iniziato nel marzo 2003. Il formato, sia dei disegni che dei rilievi, è lo stesso dei quotidiani dai quali sono stati tratti (La Repubblica; Il Messaggero; Il Corriere della Sera; Il Manifesto; L’Unità) e ne rispecchiano quasi precisamente l’impostazione grafica delle foto in rapporto ai testi scritti. Le immagini, sistemate come tasselli nella pagina, entrano e fuoriescono plasticamente dal piano di bronzo creando una sorta di racconto. A queste opere fanno da corona due sculture in bronzo che richiamano a una diversa lettura della storia dell’arte: una caravaggesca “Medusa in fiamme” e una ibridazione di “Boccioni – Bacon”. Sono inoltre inserite in questa mostra un gruppo di ventitré sculture riunite sotto il titolo di “Sculture del conflitto urbano”. Queste opere, che vanno dal 1970 “Corpi sui fili” fino al bronzo di “Anna Magnani in Roma Città Aperta” del 1994, sono state esposte nel corso di questi anni a Roma alla galleria “Il Gabbiano”. (gaetaniello)

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La dialettica politica riapre i “portoni del palazzo”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

politici stanno ritagliandosi gli ultimi giorni di vacanza prima di far ritorno all’attività a tempo pieno nelle aule parlamentari, nei dibattiti e nei confronti con la società civile. Non sono, ovviamente, mancate le sortite o le prese di posizioni per gli eventi che ci hanno attraversato come il caso dell’Afghanistan, la trasferta della pattuglia acrobatica italiana in Libia, la tragedia degli immigrati al laroo delle coste italiane e i fatti criminali che continuano a fare vittime e i morti della strada e il crescente disagio giovanile. E’ una cronaca politica che oramai da qualche tempo sembra aprirsi sempre di più ai fatti di cronaca e di costume come se un delitto in più o in meno non dipendesse più dalla violenza privata ma da un deficit strutturale dello Stato. In effetti non possiamo del tutto dare torto a quanti la pensano a questo modo. C’è un palese conflitto d’interessi tra chi vuole una giustizia celere, pene certe, maggiori controlli sul territorio e chi pensa che sia meglio lasciare le cose come stanno. Tutto questo mi ricorda una battuta di un prete alla mia domanda: perché esiste il peccato? E’ perché, caro lei, mi rispose il sacerdote, se non esistesse mi dica lei cosa ci staremmo a fare noi religiosi? E avere sulla coscienza altri disoccupati non mi sentirei di sottoscrivere. Come non lo vorrei se scomparissero le fabbriche di armi e i .loro diretti derivati tra mercanti che vendono e governi che ne sperimentano l’uso in guerre tribali. Non si pensa, invece, come tornerebbero utili tante risorse bruciate con la polvere da sparo se le impiegassimo per una loro equa ridistribuzione. E se procediamo di questo passo rischiamo di diventare sempre più buoni e tutto questo non è di certo la strada che l’umanità si è scelta. (A.R.)

I

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L’era ghedaffiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2009

Su confronti riportiamo uno stralcio del libro di Riccardo Alfonso “Gheddafi profeta incompreso”. Data l’ampiezza degli argomenti trattati abbiamo sdoppiato il lavoro in sette parti.  (Prima parte) Quest’anno ricorre il 40° anniversario della rivoluzione libica. Il recente arrivo di Gheddafi a Roma mi offre l’occasione per un approfondimento tematico su una “rivoluzione” che non mi sembra sia stata inquadrata in un contesto storico e ne abbia vista l’evoluzione partendo da tali premesse. Talvolta confondiamo, sia pure in perfetta buona fede, i due momenti che ci attraversano. Mi riferisco a quelli che ci sono proposti ora dalla “cronaca” quotidiana e ora dal giudizio “storico”. Il primo è più emotivo, particolare e settoriale e il secondo più ponderato e riflessivo e inquadrato in un contenuto di più ampie vedute.  Solo in questo modo possiamo sgomberare la mente dai luoghi comuni e dai pregiudizi e affermare, ad esempio, che Gheddafi e la sua rivoluzione, per la mia generazione ed anche per quella che mi segue, sono storia e cronaca nello stesso tempo. Ecco perché è necessario capire sino a che punto la storia ha plasmato Gheddafi e la cronaca, a volte, l’ha gettato nella polvere. La svolta significativa avvenne nella notte tra il 31 agosto ed il primo settembre del 1969. Quella notte era piena di stelle. Gheddafi si ritirò a pregare con il capitano Mustafa Kharrubi e con il tenente Mohamed Mogarief. Alle 2,30 scattò “l’operazione Gerusalemme”. L’ora X, tanto attesa, era giunta. Alle quattro del mattino Gheddafi era già nei locali della stazione radio di Bengasi per attendere le notizie sulla rivoluzione dal resto del Paese. Nel frattempo gli alti ufficiali furono arrestati, le caserme e i punti nevralgici occupati. Questo avvenne in poche ore con uno spiegamento minimo di forze e in pratica senza spargimento di sangue. Ben presto, durante la giornata, Gheddafi potrà lanciare dalla rete radio di Bengasi il proclama alla Nazione esordendo con queste parole: “Popolo di Libia, interpretando la tua libera volontà…”. Solo dopo otto giorni l’Occidente conosce l’artefice della rivolta: è Muammar Gheddafi, promosso sul campo, colonnello. Il Movimento degli ufficiali unionisti liberi diventa il Consiglio del Comando della Rivoluzione (C.C.R.) l’organo supremo del Paese. Esso è definito “puro e duro”. Vi fanno parte i maggiori Abdessalam Giallud e Bascir Hawadi, otto capitani: Abu Bakr Yunes, Awad Hamza, El Kueldi Hamidi, Mustafa Kharrubi, Abdel El Huni, Omar Meishi, Muktar El Qirwi, Mohamed Najm e il tenente Mohamed Mogarief. Tutti sono entrati nel 1963 nell’Accademia Militare di Bengasi. Americani e Inglesi, che hanno sul territorio delle basi militari, non interferiscono. Probabilmente tale presa di posizione si deve ai buoni uffici esercitati da due alti ufficiali libici e i loro referenti: per gli Inglesi il colonnello Adam Hawwaz e per gli americani il suo collega Mussa Ahmed. D’altra parte si sapeva bene che Re Idriss era un “cavallo perdente” e alla fine una rivolta lo avrebbe detronizzato. Le ragioni che hanno portato a questo capovolgimento degli assetti interni libici posso sintetizzarli con le stesse parole di Gheddafi, espresse in un’intervista rilasciata ad una rete televisiva egiziana: “L’imperialismo culturale dell’Occidente soffocava lo spirito e s’infiltrava dappertutto, perfino nella scrittura. La società libica era minata dalla corruzione, sottoposta all’arbitrio che gli stranieri potevano esercitare su ognuno dei suoi cittadini che nella maggioranza non guadagnavano neppure il minimo vitale, nonostante le ricchezze favolose del petrolio”. Tra le prime misure adottate dal consiglio della rivoluzione vi fu il raddoppio dei salari minimi, il dimezzamento degli stipendi dei dignitari. Tutti i redditi furono decurtati del 30%. I trasferimenti all’estero dei fondi dei residenti stranieri furono limitati in ragione del 60% del salario percepito. Tutte le banche furono nazionalizzate. Si dà spazio alle leggi islamiche dal divieto dell’uso degli alcolici. Si ritorna all’uso integrale della lingua araba, dalle insegne al neon, in luogo dei caratteri latini. Si passa, quindi, al monolinguismo in vece del trilinguismo: arabo, italiano, inglese. Fin qui sono evidenti i segni di una svolta e i suoi effetti pratici. Questo evento è Importante non perché fu una rivoluzione. D’altra parte se la definissimo, genericamente, in questo modo, non potremmo considerarla che una delle tante. Fu grande per un altro motivo. Essa maturò su una precisa base ideologica. Non era di sinistra. Non era di destra e nemmeno di centro. Essa usciva dai canoni tradizionali perché era portatrice di un nuovo verbo. Il suo ideatore si allacciava al gran filone dei rivoluzionari “puri”. Platone fu per noi un rivoluzionario. Lo fu Gandhi ma non Napoleone, Robespierre e lo stesso Lenin. Gheddafi fece qualcosa di meno convenzionale, secondo l’ortodossia occidentale e orientale. Trasformò l’utopia in una rivoluzione e la rese permanente.

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Prima personale di Danica Phelps

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

danicaTorino Galleria Glance venerdì 15 maggio  la newyorkese Danica Phelps, artista già affermata negli Stati Uniti, ma ancora poco conosciuta nel nostro Paese che alla Glance presenterà una serie inedita di disegni che completeranno idealmente quella presentata nel 2008 alla galleria newyorkese Zach Feuer.  Per l’occasione aveva creato “un affascinante disegno che scorre ininterrotto su un lungo foglio” (così Karen Rosenberg sul New York Times) per descrivere la cronaca della fecondazione in vitro a cui si era sottoposta in India.  Tutto il lavoro dell’artista americana è strettamente collegato alla sua vita privata. Ma per Danica non è la pratica artistica a influenzare la quotidianità: è l’esatto contrario. Materiale creativo sono l’esistenza stessa e le tracce che ogni giorno essa lascia anche in azioni quotidiane e ben poco artistiche (come i movimenti di un conto bancario!) In questa mostra l’artista porterà la rappresentazione artistica collegata alla nascita e alla crescita, passo dopo passo, di suo figlio Orion che oggi ha 5 mesi. Il titolo alla mostra Drawings about the present quickly become work about the past (disegni sul presente diventano presto lavori sul passato) sarà rappresentato a parete con motivi floreali, elemento molto importante per Danica.  Dice l’artista: “Vedo mio figlio crescere così rapidamente che è come se morisse ogni notte, per rinascere la mattina seguente. I fiori e i miei disegni sono una metafora perfetta del tentativo di cogliere il presente che però subito sfugge”.(foto danica)

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