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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘cronico’

“Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Roma, 26 Marzo, 10.30-13.00 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29
La presa in carico del paziente con patologie croniche ha oggi un ruolo prioritario nella programmazione degli interventi sociosanitari.Il Sistema Sanitario Italiano sta sperimentando ormai da 10 anni driver globali di cambiamento fra i quali l’invecchiamento della popolazione, le crescenti aspettative nella domanda di servizi, l’efficientamento contabile/gestionale esercitato sui sistemi sanitari, l’evoluzione tecnologica e dei modelli assistenziali.La digitalizzazione porta evidenti vantaggi ed è sicuramente un passaggio obbligato, ma bisogna procedere per gradi tenendo presente due obiettivi precisi: apportare un beneficio al paziente e la sostenibilità del SSN.Ne discuteranno:
Armando Bartolazzi, Sottosegretario di Stato, Ministero della Salute*
Andrea Mandelli, Membro V Commissione Bilancio Tesoro e Programmazione, Camera dei Deputati
Rossana Boldi, Vicepresidente XII Commissione Affari sociali, Camera dei Deputati
Andrea Urbani, Direttore Generale Programmazione Sanitaria, Ministero della Salute*
Francesco Gabbrielli, Direttore Centro Nazionale Telemedicina e Nuove Tecnologie assistenziali, Istituto Superiore Sanità
Paola Pisanti, Coordinatrice Commissione Piano delle cronicità, Ministero della Salute
Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva
Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, Politecnico di Milano
Valeria D. Tozzi, Associate Professor of Practice SDA Bocconi e Direttore del Master MiMS, Università Bocconi di Milano
Modera: Francesco Giorgino, giornalista e docente Luiss

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Dolore pelvico cronico

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

doloreDolore pelvico cronico, sono in molte a soffrirne – ben una donna su 4 in Italia – può essere molto debilitante e può limitare anche le più semplici attività quotidiane. “Secondo un’indagine promossa da Onda, per esplorare la conoscenza e la consapevolezza della malattia” spiega la sua Presidente Francesca Merzagora “su un campione di 600 donne dai 18 ai 50 anni, il dolore pelvico impatta fortemente sin dall’inizio su molteplici dimensioni della vita quotidiana delle donne, come umore (48%) e intimità di coppia (48%). Il dolore viene paragonato da chi ne soffre per lo più alla puntura di tanti spilli (17%), a una coltellata (12%), a un martello che picchia (10%) o un fuoco che brucia dentro (10%). È considerato quindi come qualcosa di pervadente, che genera nervosismo, che intacca la felicità della donna, la fa sentire a disagio, stanca e depressa. Nonostante questo la donna spesso tarda ad andare dal medico. Trascorrono infatti 7 mesi tra la comparsa dei sintomi e il primo consulto”.Il primo medico interpellato è il medico di famiglia anche se il ginecologo rimane la figura di riferimento per questa malattia, consultato da 7 donne su 10. Degno di nota il fatto che il 46% ha dichiarato di aver consultato 2 figure mediche e il 30% di essere stata visitata da 3 o più medici.“Pur trattandosi di un fenomeno che, se trascurato, è in grado di portare a conseguenze anche gravi, la multifattorialità delle cause di questo disturbo – la pelvi accoglie non soltanto gli organi dell’apparato riproduttivo, ma anche urinario, gastroenterico, muscolo-scheletrico e nervoso – insieme a un ‘percorso a ostacoli’ tra gli specialisti, generano importanti ritardi diagnostici” afferma Monica Sommariva, Dirigente medico dell’Unità Operativa di Urologia e Unità Spinale dell’Ospedale G. Fornaroli di Magenta.“La diagnosi è in genere ‘da esclusione’, continua l’esperta. Non sempre si riesce a identificare una causa vera e propria e spesso più cause, anche di diversa competenza specialistica, interagiscono nell’insorgenza della sintomatologia dolorosa. Quando il dolore diventa cronico, si crea come un ‘cortocircuito’ a livello delle strutture nervose deputate alla sua elaborazione, responsabile dell’auto-mantenimento della sensazione dolorosa. Il dolore si trasforma così in vera e propria malattia, diventando un inseparabile compagno di viaggio pervasivo in tutti gli ambiti della vita: affettivo-familiare, socio-relazionale e lavorativo. Il dolore pelvico cronico oggi può essere trattato con un insieme di terapie mediche e comportamentali di alto livello ottenendo un controllo efficace. Il dolore peggiore è tuttavia quello di chi non viene capito nella sua sofferenza, ma ora qualcuno è in grado di ascoltare e ciascun paziente non è più solo ma può vincere e sorridere alla vita”, conclude. I dati evidenziano inoltre come in generale internet rappresenti, sia per donne sane che affette dalla malattia, la prima fonte di informazione (40% circa). Ben 9 donne che ne soffrono su 10 infatti esprimono il desiderio di avere maggiore informazione sulla malattia. “Risulta fondamentale però rivolgersi a strutture specializzate, gestite da équipe multidisciplinari, composte da diverse e specifiche figure professionali tra loro complementari, in grado di cogliere, attraverso un approccio globale, tutti gli aspetti che la complessità di questa patologia tende a generare, indagando tutte le possibili cause e per individuare le misure terapeutiche più indicate”, aggiunge Francesca Merzagora.
Per questo motivo Onda ha deciso, col contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici, di organizzare un (H) Open Week sul dolore pelvico cronico dal 24 al 28 ottobre 2016 con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione femminile sull’importanza della prevenzione e del riconoscimento precoce dei sintomi, agevolando nella scelta del luogo di cura. Si tratta di un progetto che coinvolgerà quattro ospedali ubicati in 4 diverse regioni italiane (Campania, Lombardia, Sardegna e Toscana), in rappresentanza delle differenti realtà territoriali a livello sanitario. Gli ospedali coinvolti, che offriranno una settimana di servizi gratuiti sul tema del dolore pelvico cronico come visite, esami, incontri informativi, consulenze e materiale informativo, sono: l’Azienda Ospedaliera Giuseppe Moscati di Avellino, l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Presidio Ospedaliero Giovanni Paolo II di Olbia e l’Azienda Ospedaliero Universitaria Senese di Siena.

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Dolore muscolo scheletrico cronico

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

pisaUn concreto cambio di paradigma, per gestire al meglio un tema di rilevanza nazionale, ecco la proposta di G.U.I.D.A. Non più il dolore muscolo scheletrico cronico come sintomo di una malattia, ma esso stesso una patologia da diagnosticare con scale di valutazione validate e condivise, da trattare con appropriatezza, secondo percorsi diagnostico terapeutici definiti con team multidisciplinari, per garantire al paziente il ritorno ad uno stato positivo in termini di qualità di vita, con la normale ripresa della attività lavorative e sociali.
“Il dolore muscolo scheletrico cronico, secondo dati recenti – dichiara il Presidente Ombretta Di Munno, Professore associato di reumatologia presso l’Università di Pisa – riguarda oltre il 26% della popolazione e rappresenta un tema di spesa sanitaria di primaria importanza, sia in termini di costi diretti che indiretti. Con queste premesse abbiamo scelto di fondare G.U.I.D.A, con l’obiettivo di colmare una lacuna importante nel panorama della scienza italiana e con l’aspirazione di creare una alleanza culturale e scientifica fra gli specialisti Ortopedici, Fisiatri e Reumatologi, figure professionali che gestiscono con maggiore frequenza i pazienti affetti da dolore muscolo-scheletrico.”
Il dolore cronico muscolo-scheletrico in Italia: aggiornamento della definizione, patologie e dati. In sintesi le localizzazioni del dolore cronico muscolo scheletrico sono: la parte superiore e inferiore della schiena, il capo, il collo e le articolazioni (principalmente il ginocchio). Il dolore cronico è più frequente nell’anziano, nella popolazione a basso reddito e tra le donne. Le cause che possono determinare il dolore cronico sono molteplici, tra le più comuni: l’artrosi e le artriti (nel 42% dei casi), le lombalgie, i dolori delle spalle e del collo, i disturbi del disco intervertebrale, le fratture, le cefalee, le sindromi da dolore delle fasce muscolari. Secondo i dati dell’osservatorio sul dolore cronico in Italia è un problema che riguarda il 26% della popolazione italiana, mentre la percentuale sale al 74% se si considera la fascia di popolazione compresa tra i 60 e gli 80 anni.
“Il dolore acuto, se non gestito – continua il Direttore Esecutivo Prof. Giovanni Iolascon, Ortopedico e Fisiatra, Professore di Medicina Fisica e Riabilitazione presso la Seconda Università di Napoli – può evolvere in dolore cronico con conseguenze serie che vanno dalla disabilità parziale o totale del paziente, all’aumentato rischio di complicanze cliniche, di prolungamento della degenza ospedaliera con un relativo incremento dei costi sanitari. Oggi, in base alle nuove evidenze cliniche, sappiamo che la definizione di dolore cronico muscolo scheletrico va aggiornata, non basta più classificarlo come cronico se la durata supera i tre mesi, ma è necessario integrare anche il criterio fisiopatologico.”
La spesa sanitaria per il dolore cronico muscoloscheletrico. L’esorbitante costo del dolore muscolo scheletrico, secondo dati recenti, arriva al 2,3% del PIL e, come sempre, cumula un insieme di costi diretti e costi indiretti. Per quando riguarda i primi si calcola circa un 10% della spesa sanitaria pubblica complessiva, dovuta principalmente ad erogazione di farmaci, ricoveri, diagnostica a carico del SSN, per un costo annuale di circa 1400€ per paziente. Per quanto riguarda i costi indiretti i principali fattori sono sostanzialmente le giornate lavorative perse, le interruzioni del lavoro e l’assistenza familiare, per una stima di 4557€/anno per paziente. Per entrambe le voci, quindi gioca un ruolo fondamentale la possibilità di migliorare il grado di appropriatezza rispetto alle terapie erogate, ma soprattutto la mancanza di un percorso diagnostico e terapeutico dedicato (PDTA) al dolore cronico, che possa indicare ad esempio al medico di base, quali specialisti consultare, in quale ordine e quale follow up mettere in pratica.
La proposta di G.U.I.D.A, l’attualizzazione della legge 38/2010 e la definizione di PDTA multidisciplinari. “G.U.I.D.A – spiega la Professoressa Di Munno – intende mettere al servizio delle Istituzioni e del Ministero della Salute, la competenza degli specialisti ortopedici, reumatologi e fisiatri, che di fatto, sono da sempre dedicati in prima linea nella gestione interdisciplinare delle patologie osteoarticolari ed al dolore ad esse connesso. La proposta che intendiamo portare avanti è quella di dare concretezza, alle ottime indicazioni della Legge 38/2010, elaborando e proponendo dei PDTA dedicati alle varie condizioni di dolore muscolo-scheletrico con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti e di razionalizzare la spesa sanitaria, attraverso il principio dell’appropriatezza.”
“La proposta di un approccio muldisciplinare di G.U.I.D.A – dichiara la Senatrice Serenella Fucsia – va nella giusta direzione ed il mio auspicio è che con questo primo incontro istituzionale, si possa iniziare un percorso condiviso, in nome di un miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti. Per dare la dimensione del problema è necessario ricordare come circa l’80% delle persone dichiarino di aver avuto almeno un episodio di mal di schiena nel corso della vita e come proprio questo disturbo, sotto i 45 anni, rappresenti la prima causa di assenza dal lavoro. Una recente indagine dell’INAIL ha registrato che in Italia ogni anno si perdono circa 30 milioni di giornate lavorative. Per questo motivo riuscire a diagnosticare e trattare meglio il dolore cronico, può aiutare sia a rendere più appropriata la spesa sanitaria, che a contenere i costi indiretti.”
“L’Algodistrofia (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa) – conclude il Professor Iolascon – che abbiamo voluto richiamare nel nome di G.U.I.D.A, rappresenta un caso emblematico per la sua connessione con il dolore (iperalgesia e allodinia), quale principale sintomo. Considerata a tutt’oggi patologia relativamente rara (26.2 per 100,000 persone all’anno)[4], colpisce soprattutto le donne (3,5 a 1) tra i 55 ed i 75 anni ed è balzata all’attenzione degli specialisti per la recentissima identificazione del Neridronato, molecola della famiglia dei Bisfosfonati, come terapia di scelta[5] in grado di far regredire e curare la patologia se diagnosticata nelle sue fasi iniziali. La necessità di diffondere tra gli specialisti questo messaggio assume una rilevanza ancora maggiore se si considera che se non trattata precocemente l’Algodistrofia può causare invalidità permanente nella funzione della mano e del piede, con tutto quello che questo può comportare per la qualità di vita del paziente.”

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2015

europa comunitariaUn europeo su cinque soffre dolore cronico di origine non oncologica, uno su quattro dolore cronico severo, i più colpiti: le persone over 65. Un anziano su due soffre infatti questa patologia, a loro il dolore concede 7 anni di speranza di vita media. A questi pazienti si dirige la ‘Carta Europea dei Diritti dei Cittadini Over 65 con Dolore Cronico’ presentata oggi al Parlamento Europeo di Bruxelles su iniziativa della SIHA, Senior International Health Association con la collaborazione di Pain Alliance Europe e di FederAnziani ed il supporto di molti europarlamentari, quali Mara Bizzotto, Mercedes Bresso, Nicola Caputo, Lorenzo Cesa, Salvatore Cicu, Alberto Cirio, Laura Comi, Santiago Fisas Ayxelà, Elisabetta Gardini, Michela Giuffrida, Francoise Grossetete, Giovanni La Via, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Stefano Maullu, Luigi Morgano, Alessandra Mussolini, Antonio Panzeri, Aldo Patriciello, Giuseppina Picierno, Gianni Pittella, Salvatore Domenico Pogliese, Massimiliano Salini, Antonio Tajani, Flavio Zanonato, Jana Zitnanska, Damiano Zoffoli.A firmare la Carta anche Ignacio Socias, Director of Communication and International Relations IFFD International Federation for Family Development General Consultative Status with the United Nations, Sylvie Carrega, Presidente ENSA European Network of Social Authorities, Juan Manuel Revuelta, Director General Finnova, Athanassios Goumas, Presidente Regioeuropa, Pilar Santamaria, Fondazione Sustainable Pharmacies.
“Abbiamo deciso con i colleghi di tutti i gruppi politici che hanno condiviso la proposta e che la condivideranno, di presentare un dichiarazione scritta, presupposto perché la Commissione Europea formuli una proposta se sarà raggiunto il numero dei voti” dichiara Giovanni La Via, Presidente Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo. “Chiediamo a SIHA di collaborare con noi per la raccolta dei voti” aggiunge il Presidente La Via “Apriamo sin da adesso la dichiarazione alla firma di tutti i colleghi sperando che sia un primo passo per offrire una prospettiva utile alla soluzione del problema”.
Anche Gianni Pittella, Presidente Gruppo S&D al Parlamento Europeo, ha dato la sua disponibilità a presentare la Carta e a sottoscriverla. “Con questa Carta – spiega il Dottor Roberto Messina, CEO di SIHA – ci poniamo l’obiettivo di aiutare a garantire l’accesso ai trattamenti, la continuità di cura, assicurare qualità, sicurezza, equità ai pazienti anziani con dolore cronico, aiutare i Paesi Membri a salvaguardare i diritti dei pazienti stessi ed incrementare l’awareness sul dolore cronico a livello Europeo affinché vengano definite delle direttive specifiche per risolvere i problemi legati al dolore cronica ed attuate le misure di tutela dei cittadini stessi”.”Le sindromi dolorose croniche hanno un enorme costo socioeconomico pari al 2,3% del PiL” – dichiara il Prof. Gianni Colini Baldeschi, Presidente INS, Italian Neuromodulation Society, Membro della Sezione Ministeriale per l’attuazione dei principi contenuti nella legge 15 marzo 2010, n.38, recante disposizioni per garantire l’accesso delle cure palliative e alla terapia del dolore. “Garantire le cure più appropriate cure ai pazienti con dolore cronico” aggiunge il Professore “non è solo un dovere sancito dalla Costituzione, ma rappresenta anche un risparmio per il sistema sanitario nazionale e la società tutta”.Il mal di schiena, il dolore al cranio ed al collo, il dolore artritico e quello muscolare diffuso, sono le patologie più frequenti, a loro si associano sintomi quali la depressione, la perdita di relazioni sociali e di capacità lavorative. Solo il 69% delle persone con dolore cronico nella Ue assicura di essere trattato e tra questi solo il 41% in maniera adeguata.L’impatto del trattamento del dolore cronico sui sistemi sanitari e sui sistemi economici dei 28 Stati membri si traduce, per gli under 65, in pesanti perdite di giornate di lavoro, e, per tutti, ma soprattutto per gli anziani, in maggiori costi di trattamento socio-sanitario. Un paziente con dolore cronico non oncologico costa ai sistemi sanitari in media 2,6 volte in più di un paziente senza dolore.Secondo una stima di FederAnziani i costi sanitari totali diretti ed indiretti per le patologie di dolore cronico nei 28 Stati Membri variano dal 2% al 2,9% dell’Irlanda, con una media Ue del 2,4% ed un costo pari a 271 miliardi di euro all’anno. Le spese per gli anziani sono pari a quasi 90 miliardi di euro (si escludono i costi indiretti quali le giornate di lavoro perso).Eurostat indica che attualmente ci sono nella Ue 96,6 milioni di persone Over 65, pari al 19% della popolazione comunitaria, una cifra che è destinata a salire fino a 125 milioni nel 2030, il 24,1%, e a sfiorare i 150 milioni nel 2050 (148 milioni per il 28,2% del totale). Cifre che fanno e faranno del dolore cronico degli anziani uno dei più urgenti problemi di salute in tutto il continente europeo.

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

doloreSi è aperta oggi presso il Palazzo della Cancelleria a Roma la due giorni di convegno “HOPE Health Over Pain Experience” che, chiamando a raccolta alcuni fra i massimi esperti di dolore, ha ricostruito l’attuale scenario del problema in Italia, focalizzando in particolare l’analisi sui fattori che ancora ostacolano l’appropriatezza terapeutica e sulle conseguenze di trattamenti inadeguati. In occasione del convegno, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), è stato presentato ufficialmente il Libro Bianco sul Dolore Cronico, edito da AboutPharma, con il grant incondizionato di Mundipharma, volto a fare il punto in merito al reale impatto sociosanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese.“Nonostante i grandi passi avanti fatti, grazie alla Legge 38/2010, vi sono ancora margini di miglioramento per raggiungere l’appropriatezza nell’approccio diagnostico-terapeutico alla malattia dolore”, afferma Guido Fanelli, Presidente della Commissione ministeriale Terapia del dolore e Cure Palliative. “Questo gap non solo rappresenta un problema di etica sanitaria e di equità sociale, ma determina anche costi ingenti per il SSN. Da qui l’esigenza di dar vita al presente Libro Bianco che, raccogliendo l’expertise di tutte le figure professionali coinvolte dalla presa in carico del paziente che soffre, restituisce un inedito sguardo d’insieme sulla gestione del problema, mettendone in evidenza gli aspetti medici, farmacologici, farmaco-economici e istituzionali. Ci auguriamo sia uno strumento utile per tutti coloro che questo problema devono affrontarlo nel loro lavoro quotidiano”.Il volume, per la prima volta, ha fornito una fotografia, tutta italiana, anche se basata su stime di massima, dei costi sociosanitari legati al dolore cronico. “La prevalenza del fenomeno è circa di 13 milioni di pazienti; di questi, si può ritenere che un terzo non si curi o lo faccia da sé in privato, pertanto sono circa 8 milioni i pazienti rilevanti per gli effetti economici sulla spesa pubblica”, illustra Carlo Lucioni, Senior Health Economist di Health Publishing and Services. “Sulla base delle risorse impiegate per far fronte al problema e dei loro costi unitari in Italia, è stato calcolato, con una stima al ribasso, il costo sociale medio annuo del dolore cronico per ogni paziente: 4.557 euro, di cui 1.400 per costi diretti a carico del SSN (farmaci, ricoveri, diagnostica) e 3.156 per costi indiretti (giornate lavorative perse, distacchi definitivi dal lavoro). Moltiplicando i costi diretti per 8 milioni di pazienti, si arriva a un onere annuo per il Servizio Sanitario Nazionale pari a 11,2 miliardi di euro, con un’incidenza sulla spesa sanitaria pubblica complessiva del 9,6%. Sempre sulla stessa base il totale dei costi indiretti ammonta invece a 25,2 miliardi. Dalla somma con l’importo dei costi diretti, la stima del costo sociale del dolore cronico in Italia ammonta a 36,4 miliardi all’anno, corrispondenti al 2,3% del PIL”.Per completare il quadro sui numeri del problema, il contributo di IMS nel Libro Bianco ha evidenziato come, anche a fronte di un aumento nell’impiego di analgesici oppioidi negli ultimi quattro anni, il confronto di vendite con i FANS sia ancora sbilanciato a favore di questi ultimi, nonostante i loro possibili effetti collaterali e in controtendenza con le Linee Guida, i warning delle Autorità regolatorie e i dati di letteratura. Nel 2013 i FANS hanno toccato quota 240 milioni di euro, contro i 179 degli oppioidi, di cui 101 per quelli forti. Tra i principali Paesi Europei, l’Italia si conferma così all’ultimo posto per uso di oppioidi e al primo per impiego di FANS. Anche il dato sulla spesa pro-capite in oppioidi forti evidenzia il ritardo del nostro Paese e le barriere culturali che ancora ostacolano l’impiego di questi farmaci: 2,11 euro, mentre in Germania, ad esempio, la stessa spesa sale a oltre 10 euro a cittadino (il valore più alto in Europa). Viceversa la spesa pro-capite dei FANS in Italia risulta la più elevata, pari a 3,91 euro, a fronte di 1,82 euro nel Regno Unito.Dalla letteratura si evince una situazione caratterizzata da inappropriatezza e disomogeneità: i dati IMS e i Rapporti OSMED ci restituiscono un quadro di grandi disparità nell’accesso alle terapie tra le diverse Regioni italiane. Ed è proprio su questo fronte che, nel capitolo del libro a firma di AIFA, viene ribadito l’impegno dell’Ente regolatorio attraverso le proprie Note. Si tratta, infatti, di strumenti fondamentali per favorire una prescrizione farmacologica il più possibile conforme alle indicazioni cliniche per le quali il farmaco si è dimostrato efficace e a quelle d’uso (dose e durata del trattamento). Nate inizialmente come strumento di governo della spesa farmaceutica, le Note AIFA sono oggi un mezzo per assicurare l’appropriatezza terapeutica e intervenire sulle differenze regionali, assicurando un accesso omogeneo alle cure. A tal proposito, il convegno ha ricordato il recente progetto CardioPain che – prevedendo l’inserimento di un monito circa l’uso di FANS e COXIB nella scheda di dimissione ospedaliera dei pazienti cardiopatici – rappresenta un esempio virtuoso di adesione a quando stabilito dalla Nota AIFA 66. Nata presso il nosocomio dell’Ospedale di Roccadaspide (SA), l’iniziativa sta raccogliendo adesioni in tutt’Italia.La presentazione del Libro Bianco ha dato vita a un proficuo dibattito tra tutti gli attori diversamente coinvolti dalla gestione del dolore cronico in Italia: clinici provenienti da molteplici setting assistenziali, Istituzioni, media, Associazioni di pazienti e cittadini. “Da sempre impegnata nel supportare iniziative a favore della battaglia contro il dolore, la nostra Azienda non poteva far mancare il proprio sostegno ad un progetto così importante”, dichiara Marco Filippini, General Manager Mundipharma. “Adesso ciò che conta è proseguire con determinazione il cammino intrapreso grazie alla Legge 38, per cambiare concretamente la situazione di chi soffre e migliorarne la qualità di vita; su questa linea ci auguriamo che nascano e si sviluppino nuove iniziative di ampio respiro, in cui pubblico e privato possano cooperare, come avvenuto in occasione del Libro Bianco”.

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2013

Basilica of Sant'Apollinare Nuovo in Ravenna, ...

Basilica of Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna, Italy: “Procession of the Holy Martyrs”. Mosaic of a Ravennate italian-byzantine workshop, completed within 526 AD by the so-called “Master of Sant’Apollinare”. (Photo credit: Wikipedia)

Da gennaio 2014 implementate due nuove sale operatorie nei presidi di Ravenna e Faenza.Già struttura d’eccellenza a livello regionale e nazionale, articolata sul territorio attraverso i 3 presidi ospedalieri di Ravenna, Lugo e Faenza, si appresta a venire ulteriormente potenziata. È l’Unità Operativa Complessa di Terapia Antalgica dell’AUSL ravennate, che nel corso dell’ultimo anno, tra consulenze e visite, ha erogato oltre 1.200 prestazioni, cui si aggiungono circa 400 sedute di agopuntura e 350 interventi infiltrativi.
Per le operazioni più invasive di chirurgia antalgica, da gennaio 2014 il centro si arricchirà di due nuove sale operatorie, che saranno implementate nei presidi di Ravenna e Faenza (finora l’unico attrezzato era quello di Lugo). Inoltre, per il dolore lombo-sacrale, l’armamentario strumentale comprenderà anche radiofrequenze pulsate e nucleo plastiche percutanee e, in stretta collaborazione con la Neurochirurgia Aziendale, vertebro e cifoplastiche. Trattamenti innovativi, eseguiti solo da pochi altri centri in Italia.In provincia di Ravenna, rifacendosi alla media nazionale, sono oltre 90.000 i pazienti affetti da dolore cronico, una sofferenza che perdura nel tempo, compromettendo la qualità di vita. Tra le cause più frequenti alla base del problema, e che spesso portano a richiedere un consulto presso l’U.O di Terapia Antalgica dell’AUSL, vi sono nel 50% dei casi le lombosciatalgie; il restante 50% è dovuto ad artrosi, nevralgie e patologie vascolari.“Prendiamo in carico diverse tipologie di dolore: oncologico, vascolare, neurologico, ortopedico, neurochirurgico”, dichiara il dottor Massimo Innamorato, Responsabile del Centro, che riceve i pazienti presso l’Ospedale di Lugo. “Unica struttura pubblica autorizzata a svolgere tale attività sul territorio ravennate, l’Unità Operativa Complessa di Terapia Antalgica dell’AUSL si occupa di diagnosi, prevenzione, trattamento e cura di pazienti affetti da sindromi dolorose. Lo facciamo attraverso: ricovero ordinario (urgente e/o programmato), Day Surgery, attività ambulatoriale specialistica e conducendo ricerca clinica nell’ambito della terapia del dolore. Grande attenzione viene riservata alla corretta informazione e partecipazione del paziente al processo di cura”.Con uno staff attualmente composto da un medico anestesista, un algologo, un agopuntore, sette infermieri, collaborando con il servizio di neurologia e, a breve anche con quello di psicologia, il Centro eroga le seguenti prestazioni: blocchi anestetici peridurali, radiofrequenze, inserimento di cateteri peridurali, accessi venosi impiantabili, inserzione di stimolatori midollari e di pompe intratecali, ozonoterapia, agopuntura, laserterapia e ionoforesi, sistemi infusionali, cateteri venosi periferici eco guidati. Dal 2014, per rispondere sempre meglio alla richiesta d’assistenza del territorio, l’U.O. verrà potenziata con due nuove sale operatorie e con l’introduzione di nuove metodiche all’avanguardia.La Legge 38 del 2010 ha sancito per tutti i cittadini il diritto a non soffrire e si è proposta di garantire nel nostro Paese un equo accesso a un’assistenza qualificata e un approccio terapeutico più appropriato. Il potenziamento del Centro di Terapia Antalgica dell’AUSL ravennate va proprio nella direzione di ottemperare a quanto richiesto dalla normativa.“Grazie alla Legge 38, oggi c’è un’attenzione maggiore verso la diagnosi e la cura della sofferenza. Con gli altri colleghi ospedalieri abbiamo ormai avviato un rapporto collaborativo e di integrazione delle competenze per gestire nel modo migliore il paziente con patologia algica. Sussiste, tuttavia, un certo ritardo nella diffusione di un’autentica cultura del dolore su tutto il territorio, nonostante i tanti sforzi profusi dalla Regione. Quello che ancora manca è, in primis, la consapevolezza di essere di fronte a una vera e propria malattia, che come tale va adeguatamente trattata”, conclude Innamorato.

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Dolore cronico, 40% dei pazienti con cure inadeguate

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2012

In Italia 13 milioni di persone soffrono di dolore cronico, ma l’impatto della malattia è sottovalutato. Il 41% infatti dichiara di non essere trattato in maniera adeguata. Nonostante l’approvazione nel 2010 della Legge 38 che ci pone all’avanguardia in Europa, la risposta assistenziale in questo ambito è ancora incompleta. Per dare concreta attuazione alla legge e formare il medico di famiglia nasce il progetto Teseo, presentato al 29° Congresso nazionale della Società italiana di medicina generale (Simg) appena conclusosi a Firenze. L’iniziativa, promossa dalla Simg con il sostegno di Angelini, v ede la formazione dei generalisti come momento cruciale per la futura gestione del malato. «La Legge 38/2010 ha rappresentato un passo in avanti decisivo perché ha segnato il passaggio della concezione del dolore non più solo come sintomo ma come malattia» sottolinea Claudio Cricelli, presidente Simg. «Restano però ancora alcune criticità. La gestione del dolore è uno degli aspetti più importanti nella medicina generale. Dobbiamo avere le giuste conoscenze delle terapie per attenuare quanto più possibile le sofferenze del paziente, migliorandone la qualità di vita». In Italia 13 milioni di persone soffrono di dolore cronico (il 21,7% della popolazione), ma l’impatto della malattia è sottovalutato: il 41% dichiara di non essere trattato in maniera adeguata. «Il progetto Teseo» continua Pierangelo Lora Aprile, responsabile dell’area Cure palliative della Simg, «prevede un iniziale intervento formativo su un gruppo nazionale di 22 medici di famiglia con speciale interesse in cure palliative e terapia del dolore, che a loro volta hanno il ruolo di formare oltre 400 colleghi sul territorio. Segue una fase attuativa a livello locale, in cui viene valutato l’impatto dell’attività del medico di famiglia sui percorsi assistenziali e in particolare il miglior riconoscimento dei pazienti da inserire nelle reti di cure palliative e terapia del dolore, previste dalla Legge 38».

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L’impatto sociale del dolore cronico

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2012

Italiano: Dolore acuto e cronico

Italiano: Dolore acuto e cronico (Photo credit: Wikipedia)

Copenaghen dal 29 al 31 maggio p.v. si terrà il terzo Simposio Europeo sull’Impatto Sociale del Dolore Cronico – Societal Impact of Pain (SIP 2012). Il Simposio si svolge durante il semestre di presidenza danese del Consiglio d’Europa. Più di 300 tra medici, manager della sanità pubblica e privata, esponenti politici e di associazioni di pazienti, provenienti da tutta Europa, si incontreranno per portare all’attenzione dei governi Europei il problema dell’impatto sociale del dolore cronico. Si confronteranno sulle “best practices” per la cura del dolore presenti nelle rispettive nazioni, con l’obiettivo di promuovere l’attuazione della “Road Map for Action”, il piano d’azione risultato del secondo Simposio SIP, svoltosi a Bruxelles nel maggio 2011, presso il Parlamento Europeo. La “Road Map for Action” è il risultato più importante del SIP 2011. Individua i sette aspetti politici chiave che le istituzioni della UE e gli stati membri devono aver ben presenti per affrontare in modo efficace il problema del dolore cronico (la versione integrale del documento è disponibile nel sito http://www.sip-meeting.org/2011). Lo stato di attuazione della Road Map for action, nell’ambito delle politiche nazionali per la salute, sarà il tema centrale della discussione del SIP 2012.Particolare attenzione sarà rivolta al punto 1: riconoscimento del dolore come condizione che incide fortemente sulla qualità della vita dei pazienti e che deve essere tra le priorità di ogni sistema sanitario nazionale. Come spiega il Professor Hans Kress, presidente della Federazione Europea delle Associazioni per lo Studio del Dolore (European Federation of IASP® Chapters – EFIC®: “Mentre il dolore acuto, in seguito a lesione o intervento chirurgico, è direttamente correlato all’evento traumatico e quindi agisce come segnale utile che allerta di un pericolo imminente, il dolore cronico di solito persiste per un periodo di tempo più lungo, quando ha perso l’utilità di sintomo ‘segnale d’allarme’. Inoltre, il dolore cronico produce nel paziente un complicato insieme di cambiamenti fisici, psicologici e sociali tali da avere nella maggior parte dei casi rilevanti ricadute socio-economiche. Il dolore cronico grava pesantemente sull’individuo, ma anche sulla società, che si fa carico di enormi costi economici per il sistema sanitario. Tramite la piattaforma SIP stiamo cercando di far comprendere sempre di più queste conseguenze negative, e di sostenere e incoraggiare le politiche dell’Unione Europea e dei Paesi Membri per un miglioramento della percezione del dolore cronico e del trattamento dei pazienti in Europa”. Pia Frederiksen, presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, FAKS, così esprime le sue aspettative riguardo al SIP 2012: “Vogliamo ottenere il riconoscimento del dolore cronico come condizione grave e debilitante e fare divulgazione sul trattamento del dolore, per poter aiutare ogni singolo paziente e i familiari a gestire al meglio la propria condizione. Come presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, spero vivamente che la discussione all’interno del SIP 2012 contribuisca in maniera sostanziale a rendere visibile questo problema non soltanto in Danimarca, ma in tutti i paesi dell’Unione Europea. Insieme ad altre associazioni di pazienti, la FAKS continuerà a sensibilizzare politici e amministratori perché rivedano la loro percezione del dolore cronico e lo riconoscano come uno stato di salute a sé stante rispetto alle altre malattie croniche, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti, così come sul budget economico dei sistemi sanitari”.

 

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Terapia del dolore cronico

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Presso l’Unità di Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, diretto dal Dottor Marco Bertolotto, è da poco disponibile il nuovo neurostimolatore di ultima generazione che, grazie ad una tecnologia innovativa presente anche nell’IPhone, assicura immediato sollievo per chi soffre di dolore cronico, indipendentemente dalla sua posizione e dai suoi movimenti. Sono già stati effettuati con successo i primi impianti in due pazienti.
Continuo, lancinante e intrattabile: questo è il dolore cronico, al tronco e agli arti. Un problema delicato e complesso, che si stima colpisca in Italia 1 persona su 4, con gravi ripercussioni sulla qualità di vita del paziente.
L’approccio terapeutico entrato ormai nella routine è la stimolazione del midollo spinale, che avviene attraverso l’impianto, vicino alla colonna vertebrale, di elettrodi stimolatori che mandano lievi impulsi elettrici allo spazio epidurale. Il dolore infatti “viaggia“ attraverso il sistema nervoso, ma il suo segnale viene modificato prima che pervenga al cervello dagli impulsi elettrici inviati dal neurostimolatore, trasformando la sensazione in un formicolio molto più sopportabile. Gli elettrodi sono collegati ad un dispositivo, delle dimensioni di un orologio e posizionati sottocute nell’addome, che trasmette microscariche prefissate che affievoliscono gli impulsi dolorosi avvertiti dal paziente. Tuttavia, il livello di stimolazione richiesto per la gestione del paziente sofferente dipende dalla distanza tra il midollo spinale e gli elettrodi impiantati e le distanze cambiano a seconda che il paziente sia in piedi, seduto o disteso. Di conseguenza, un qualunque cambiamento di posizione, in assenza di un aggiustamento manuale della stimolazione tramite un telecomando esterno, può far sì che il paziente riceva una stimolazione sub-optimale,che non riduce la sensazione di dolore.
“Il nuovo neurostimolatore utilizza una tecnologia che include l’uso di un algoritmo e di un accelerometro, componente innovativa che sfrutta la forza di gravità terrestre per rilevare la posizione del malato e adottare automaticamente il livello di stimolazione richiesto per alleviare il dolore. Questo dispositivo è il primo che sente le posizioni e i movimenti del paziente, apprende le regolazioni impostate e adatta automaticamente la terapia alla posizione. Con questa innovazione si risponde pienamente all’esigenza del paziente di semplificare la gestione della terapia.” – spiega il dottor Bertolotto.
L’accelerometro è una tecnologia presente anche in strumenti e sistemi di utilizzo comune, come l’iPhone ed alcuni telefoni cellulari, per riconoscere l’angolazione e cambiare il monitor per facilitare la visualizzazione e l’utilizzo. E’ inoltre impiegato nelle automobili per azionare l’air-bag in caso di forte impatto. Il nuovo dispositivo è dotato di una memoria in grado di memorizzare i cambiamenti di posizione nell’arco della giornata, e visualizzare tramite grafici e tabelle dati oggettivi dell’attività del paziente.
La tecnica della neuromodulazione, a livello sacrale, tratta le disfunzioni del pavimento pelvico che portano alla ritenzione e all’incontinenza. La vescica iperattiva è la forma più comune di incontinenza urinaria, alcuni pazienti arrivano ad urinare anche 20-30 volte al giorno. In Europa ben il 12-13% della popolazione adulta soffre di questi problemi, circa 70 milioni di persone.

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2010

Negli ambulatori dei medici di famiglia fino ad 1 paziente su 3  potrebbe soffrire di dolore cronico. Questo uno dei risultati dell’indagine ‘Il comportamento prescrittivo dei medici di medicina generale’, promossa dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) con il supporto del Centro Studi Mundipharma. Lo studio, condotto mediante il sistema di analisi Health Search/CSD patients Database (HSD), ha coinvolto 500 medici italiani, per un totale di 789.284 pazienti. Dallo studio è emerso che circa il 27% degli assistiti soffre di una malattia importante associata a dolore cronico: artrosi (20,45%), artrite reumatoide (0,85%) o tumori (6,07%). Ma a proposito della prescrizione di farmaci, quali sono le scelte del medico per il trattamento del dolore? Secondo l’analisi, prevale ancora la prescrizione dei FANS (39,6% delle prescrizioni), seguita da quella di analgesici oppiacei (9,5%) e paracetamolo (3,9%). Dai risultati dello studio, quindi, emerge ancora una volta che la percentuale di prescrizioni degli oppioidi nel trattamento del dolore è molto contenuta in Italia: fatto che pone il nostro Paese in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Questo aspetto emerge anche dai dati del Centro Studi Mundipharma, secondo i quali a settembre 2009 l’Italia si classificava ultima in Europa per spesa pro capite destinata agli oppioidi, con un valore pari a 0,83 €, contro una media europea di 3,87 € (valore massimo della Germania: 8,42 €).  Qualche segnale positivo si riscontra se si analizza la percentuale di variazione dei consumi tra settembre 2009 e lo stesso periodo dell’anno precedente: con +16,4%, infatti, l’Italia è il Paese che ha registrato il maggior incremento in Europa, facendo ben sperare per un adeguamento agli standard europei. Altro elemento incoraggiante è l’aumento del consumo di oppioidi orali pari a +7,7% (33,9% a settembre 2009 vs. 26,2% a settembre 2008) rispetto alle formulazioni transdermiche (66,1% a settembre 2009 vs. 73,8% a settembre 2008), che testimonia un graduale adeguamento del nostro Paese alle Linee Guida internazionali OMS, ESMO ed EAPC che indicano come via di somministrazione di prima scelta le formulazioni orali (dati Centro Studi Mundipharma). L’impiego di analgesici oppiacei è maggiore nelle regioni del centro (11,10%) e del nord (10,49%), rispetto al sud d’Italia (7,7%): la regione più virtuosa risulta essere la Toscana (17,2%), mentre il Lazio, con l’8,6%, registra la prevalenza d’uso più bassa.

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Percorsi del dolore cronico non oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Il dolore cronico rappresenta uno dei principali problemi sanitari dei nostri giorni e figura fra i motivi più frequenti di consultazione medica. Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il dolore cronico affligge l’1% della popolazione mondiale, alterandone le capacità fisiche, emotive e lavorative. I costi diretti per la diagnosi e il trattamento, ma anche i costi indiretti -causati dalle interruzioni del lavoro di breve e lunga durata e le perdite di guadagno- costituiscono un carico sempre più importante per il sistema sanitario e sociale. Gli esperti stimano che i costi per il trattamento del dolore cronico superano l’insieme delle spese legate al trattamento di malattie coronariche, tumori e AIDS. Di contro, l’opinione pubblica in generale e il mondo politico in particolare non hanno piena coscienza dell’entità della problematica in termini di costi e di sofferenza individuale, sottovalutando di conseguenza spesso il problema. Cittadinanzattiva da diversi anni è impegnata su questo tema: ha promosso la “Carta dei diritti contro il Dolore inutile” e “Non siamo nati per soffrire”, una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini e una “raccomandazione civica” (che si può leggere integralmente nel .pdf qui allegato).  Sulla base dell’esperienza maturata in tema di dolore cronico da Cittadinanzattiva, e in particolare dal Tribunale per i diritti del malato e dal Coordinamento nazionale associazione malati cronici, si è avvertita come necessaria la realizzazione di un’indagine sui percorsi assistenziali per la presa in carico del paziente afflitto da dolore cronico.  Caratteristica del lavoro è la collaborazione di diversi soggetti, a vario titolo coinvolti nei percorsi assistenziali del paziente affetto da dolore cronico non oncologico

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