Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘cultura’

Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Il presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina, commenta positivamente le linee guida emanate dalla giunta regionale siciliana, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che fanno seguito all’approvazione della legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.“L’iniziativa della giunta di governo siciliana, presieduta dal presidente Nello Musumeci, coglie nel segno – afferma La Spina – puntando alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla cultura siciliana e dal dialetto. Un obiettivo che le Pro Loco Unpli perseguono da tempo, con un’azione capillare avviata su tutto il territorio nazionale”. L’Unpli è tra è tra le 176 realtà mondiali accreditate presso l’Unesco ai sensi della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003: un risultato conseguito grazie all’impegno profuso nella sensibilizzazione delle Pro Loco e delle comunità locali sui temi legati alle potenzialità dei beni immateriali, ma anche alla loro fragilità. Iniziative e azioni sfociate nella creazione di un inventario online (il canale youtube Memoria Immateriale) che conta migliaia di video sui temi della Convenzione Unesco del 2003 (saperi, tradizioni, artigianato, oralità, riti, conoscenze, pratiche sociali, ecc.).“Le Pro Loco – prosegue La Spina – sono da sempre impegnate nella salvaguardia e nella valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali: un patrimonio che rappresenta la nostra identità territoriale. Un’azione che corona in alcuni appuntamenti di successo”.A partire dal premio letterario nazionale “Salva la tua Lingua Locale” rivolto a tutti gli autori ed appassionati di dialetto che ha visto il prof. Tullio De Mauro tra i suoi più illustri sostenitori; nel corso delle sei edizioni sono pervenute oltre mille opere. Una specifica sezione del premio è dedicata alle scuole, alla quale hanno partecipato oltre 100 gli istituti (per l’edizione 2018, le iscrizioni si chiudono il 30 novembre); il premio è indetto dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e Legautonomie, in collaborazione con il Centro “Eugenio Montale” e l’ong EIP.
“L’Unpli – conclude La Spina – è costantemente attiva in materia della promozione e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, una missione che, riteniamo, vada condotta in rete. Abbiamo già siglato accordi con il Mibac e il Miur e siamo pronti e disponibili ad ulteriori collaborazioni istituzionali”. L’Unpli organizza anche la “Giornata nazionale del dialetto” che ricorre il 17 gennaio di ogni anno.

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Scuola: Italia ultima in Europa per investimenti in Cultura

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della VII Commissione Cultura della Camera, ha annunciato di avere chiesto, con le commissioni Cultura di Camera e Senato, che in legge di bilancio ogni risorsa e ogni spreco risparmiato dai ministeri competenti siano reinvestiti sempre in Istruzione e Cultura. Il vicepremier Luigi Di Maio annuncia che i risparmi derivanti dal dimezzamento dell’alternanza scuola-lavoro serviranno a coprire parte della perequazione stipendiale, altrimenti garantita solo fino al prossimo 31 dicembre. Marcello Pacifico (Anief): pensavamo che le ‘partite di giro’ dei vari governi fossero finite. Dello stesso parere si dicono studiosi ed esperti, intervenuti l’8 e 9 ottobre al convegno “Cultura 2030”, organizzato dallo stesso M5S per fare il punto sul livello culturale italiano: va valorizzato al massimo, perché incide su politica, finanza, economia; ci si apra ai musei gratis, alla ricerca, soprattutto in quella educativa, ripartendo dalla Costituzione.

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Roma: torna F@Mu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Roma domenica 14 ottobre Roma Capitale aderisce alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo con iniziative per conoscere il patrimonio dei musei civici e di alcuni monumenti
L’iniziativa è stata ideata per accogliere nei musei il pubblico dei piccoli visitatori, accompagnati da genitori e familiari, si rinnova anche quest’anno con un ricco programma di iniziative. Il programma – promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – segue il tema specifico dell’edizione 2018, “Piccolo ma prezioso”, proponendo numerose e diverse occasioni utili a conoscere il patrimonio dei musei civici e di alcuni monumenti.
L’appuntamento di F@Mu2018, domenica 14 ottobre, prevede una giornata tutta speciale dedicata ai bambini, ricca di esperienze utili che possono aiutarli ad essere persone più creative, sensibili e attente a ciò che ci circonda.Dettagli nascosti, oggetti preziosi, giochi e giocattoli nell’antichità, storie di bambini in epoca romana, elementi di vita nella preistoria, una dimora di epoca rinascimentale. Questi e altri ancora sono gli ingredienti che animano attraverso il gioco le diverse attività.In ogni luogo ci sarà qualcosa di “prezioso” da scoprire attraverso l’esplorazione dell’arte e il divertimento di una caccia al tesoro, di giochi a squadre o di un “Memory Forense”, appositamente ideato ai Fori Imperiali.
Si potranno così conoscere la bambola di Crepereia alla Centrale Montemartini, la favola dell’imperatore bambino ai Mercati di Traiano, i particolari “piccoli e preziosi’ nascosti sulla superficie marmorea dell’Ara Pacis, la scatola misteriosa nella Casina del Cardinal Bessarione, i piccoli tesori del Museo Napoleonico che invitano ad un viaggio nel tempo, i dettagli dei dipinti della Pinacoteca Capitolina, della Galleria d’Arte Moderna e delle opere del Museo di Roma in Trastevere. Ci si potrà anche misurare con la vita al tempo del Pleistocene al Museo di Casal de’ Pazzi. Non mancherà la scienza conesperimenti divertenti per bambini e genitori al Museo di Zoologia.Alcune delle attività in programma sono realizzate anche con la collaborazione dei Volontari del Servizio Civile Nazionale. Tutti gli incontri sono gratuiti, con pagamento (se previsto) del biglietto d’ingresso secondo tariffazione vigente. L’accesso sarà invece completamente gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che, al costo di 5 euro, permette a chi vive o studia a Roma l’ingresso illimitato per 12 mesi nel Sistema dei Musei Civici. Prenotazione obbligatoria 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 al costo di una telefonata urbana; per il Museo di Zoologia prenotazione obbligatoria 06 97840700 (coop. Myosotis) oppure presso il Bookshop del Museo.Il calendario completo delle aperture e visite guidate disponibile suwww.museiincomuneroma.it.

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Giornata Europea della Cultura Ebraica

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Palermo giovedì 11 Ottobre 2018, ore 18.00 (e fino al 20 Ottobre 2018) Kaddish Arte, storia, memoria 1938-2018. In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica del 14 ottobre 2018, la direttrice Maria Vittoria Marchetta e le curatrici Cristina Liscaio e Francesca V. Scazzocchio vogliono riproporre nello spazio espositivo pop up di Palermo la mostra già presentata a Roma per la Giornata della Memoria del 27 gennaio scorso. Il progetto iniziale si è concretizzato in una personale del maestro Georges de Canino nella quale sono state presentate al pubblico 30 opere inedite, riporti fotografici su tela con interventi di acrilico e matita voluti fortemente senza telaio dall’artista. “La Giornata Europea della Cultura Ebraica è dedicata quest’anno allo “Storytelling”, al narrare – sostiene la Dottoressa Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane – […] da diciannove anni appuntamento che invita a scoprire tradizioni, cultura e luoghi ebraici in Italia, nasce proprio per diffondere una narrazione dell’ebraismo rispondente al vero”. Riproporre il lavoro di Georges de Canino a Palermo, dopo il successo di Roma, vuole dunque fungere da collegamento tra due importanti occasioni: quella della Giornata Europea della Cultura Ebraica 2018 e quella di Palermo come capitale italiana della cultura 2018 e di Manifesta 12.
Quello dello storytelling, del racconto come lascito ai posteri, è tanto una pratica quanto una vera e propria necessità che l’artista Georges de Canino sente sua al pari del fare arte.
Selezionato nel 2011 da Vittorio Sgarbi per la 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con l’opera “Golem”, Georges de Canino ha alle spalle quarant’anni di mostre personali e collettive, venendo riconosciuto e apprezzato nel corso degli anni sia in Italia e sia all’estero. Deciso da sempre a mettere la sua sensibilità di artista e di poeta – prima ancora che di ebreo – al servizio della Memoria, ha deciso di intitolare la mostra “Kaddish” non certo a caso. Il Kaddish è nella liturgia ebraica la preghiera di santificazione del Nome di Dio, che recitata con amore e venerazione sottolinea la volontà del popolo ebraico di ringraziare l’Altissimo, riconoscendo i meriti dei defunti o dei maestri. De Canino racconta l’esistenza di persone a lui care, conosciute o non conosciute direttamente, mostrandoci immagini tratte dalle loro vite prima che le Leggi Razziali del 1938 e ciò che ne è conseguito le stravolgessero definitivamente. Vi ritroviamo i ritratti dedicati a Primo Levi, al Rav Elio Toaff, Simone Veil, Anna Frank, ma anche a tanti amici. L’artista dunque, allontanando quello scenario di sofferenza che siamo abituati a vedere quando si parla di Shoah, intende ridare dignità a quelle persone in quanto esseri umani, non solo vittime. Richiamando il passato nel presente, l’artista fa sì che le immagini da testimonianze del passato riescano a diventare, mediante un’arte dello storytelling, attuali. “Senza memoria non vi è storia, non vi è presente, non vi è futuro” sostiene Georges de Canino. Quindi la memoria non è importante quanto segno del passato, ma come movimento nel presente verso il futuro, a ciò che si diviene nel ricordare. Il catalogo della mostra a cura di Cristina Liscaio e Francesca V. Scazzocchio ed edito da Grafiche Turato Edizioni, con testi di importanti esponenti istituzionali del mondo ebraico e della società civile, sarà disponibile in galleria.

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libro Italia Evolution: Crescere con la cultura, di Christian Caliandro

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Roma martedì 2 ottobre, ore 18.00 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Viale delle Belle Arti, 131 Sala delle Colonne ingresso libero dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.45) Chiuso il lunedì. Con gli interventi di Alessandra Mammì, Peter Benson Miller e Massimo Mininni, verrà presentato Italia Evolution, un libro che attraversa come un viaggio nelle zone “interdette” del nostro Paese (fisiche e psichiche, materiali e culturali), gli esperimenti di futuro in corso, le diverse percezioni della cultura italiana, gli immaginari del recente passato e quelli in via di costruzione, i processi artistici basati su una relazione intensa con le comunità e i territori.

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Italia: va cambiata la cultura del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

La cultura del lavoro in Italia va ripensata e cambiata, e questo perché in questi anni si è decostruito e sminuito la reputazione e il valore di molti lavori artigiani e contadini, e più in generale manuali, per evidenziare i meriti di lavori di sviluppo tecnologico che oggi sono invece chiaramente in crisi.Tutto questo ha prodotto dei clamorosi paradossi, ed uno in particolare: la convivenza di un tasso di disoccupazione oltre il 10% (nel caso dei giovani oltre il 30%) e l’impossibilità di trovare lavoratori capaci di svolgere le professioni come quelle di sarti, cuochi, artigiani, pasticcieri e panettieri.La verità è che si è fatto credere a diverse generazioni di dover immaginare il proprio futuro nell’ambito dell’evoluzione tecnologica e che interi processi formativi sono andati in quella direzione. Naturalmente però questo meccanismo si è rivelato sbagliato, e questo è avvenuto per delle semplici ragioni, e cioè l’impossibilità di abbattere le esigenze primarie e di sostituire in toto gli esseri umani.Per noi di Soggetto Giuridico è necessario proteggere e tutelare il lavoro e i lavoratori, ma per farlo nella maniera adeguata è altresì doveroso costruire delle condizioni sociali e culturali adeguate.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti. C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia. Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Cultura tra passato e presente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Esiste un problema di ordine culturale e psicologico non meno grave dei problemi posti dallo sviluppo della scienza contemporanea e della critica storica. Il dramma del nostro presente sta tutto qui con giovani che non riescono più a volgere lo sguardo al passato ma che si crogiolano con il loro presente e persino negando un ruolo chiave al loro futuro. Vivere e godere i frutti del presente sembra essere una parola d’ordine che ha un suo innegabile fascino. Con ciò si vogliono spezzare i legami con un passato e disconoscerne il suo primato nella continuità, prima ancora che nella tradizione, per affermare quei valori deformanti del capitalismo e del consumismo che rendono, in pratica, più aspri e conflittuali i rapporti non solo generazionali ma di vita in comune. Mi riferisco, nello specifico, a quei giovani dell’abbandono scolastico, che si stordisco-no con le droghe leggere o pesanti che siano, che si abbandonano a gesti teppistici, a violenze di gene-re. Cosa essi possono sapere della cultura moder-na, delle libertà civili, degli ordinamenti democratici?
E’ un ritorno all’analfabetismo di nuova formulazione che non s’identifica con il non saper scrivere e leggere ma nel non conoscere o riconoscere i sentimenti che sono generati da un vivere comune fondato su determinati valori che trovano la loro continuità dal passato proprio perché non sanno di vecchio ma semmai di eterno. Sono deformazioni che i giovani se le portano nel loro Dna non sapendo più distinguere un evento sportivo sano a uno deformato dalla violenza e dal teppismo, dall’istruzione come base per una ricerca siste-matica del sapere a vantaggio di una devianza aberrante degli stessi insegnamenti. E’ una strada che si trasforma in un vicolo cieco di là del quale non vi sono sbocchi possibili. (Servizio Fidest)

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La Roma dell’epoca repubblicana ed imperiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Possiamo cogliere i primi segni di un’ascesa che sembrava inarrestabile dai monumenti che oggi restano in piedi come le colonne rostrate erette sul Campidoglio, la casa rostrata di Pompeo, le are rostrate nei luoghi di culto dedicate a quelle divinità che si ritenevano avessero favorito le grandi vittorie navali. Lo fu il tempio dei Lari Permarini al Campo Marzio, il tempio d’Apollo navale sul Palatino, il tempio di Giano, il cosiddetto Portico corinzio, e la nave monumentale in travertino eretta sull’isola Tiberina. Il tutto si condiva con celebrazioni e spettacoli frequenti e che avevano il loro momento clou con le naumachie che attiravano immancabilmente delle incontenibili folle di spettatori.
Possiamo dire che sempre la mente dell’uomo vi ha trovato lo stimolo necessario per squarciare le tenebre del progresso. Percorrere, oggi, il tracciato che ci è richiesto di andare per visitare il Foro romano non ci appare per quello che è: un cumulo di macerie, ma l’emblema di un mondo che appartiene indivisibile al nostro Dna e che possiamo, persino, stimolare la fantasia sino al punto d’immaginare quel luogo per quello che era con i suoi templi e le sue dimore e con essi il sentimento di un popolo che ha lasciato una profonda traccia nella storia dell’umanità perché ha saputo, tra le altre cose, insegnarci la convivenza tra popoli diversi e che i conquistatori non sono tali se non sanno restituire agli autoctoni la loro dignità e la loro identità etnica e culturale.

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Gli arabi invasori e le tracce della loro cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Avvenne dal 711 d.C. Allora gli arabi, dopo aver conquistato tutta l’Africa mediterranea, invasero la Spagna. Lo fecero con 12.000 uomini dei quali ben 7000 erano Berberi. Sbarcarono presso la rocca di Gibilterra (da qui il nome attuale in onore al loro condottiero “Gebel el-Tariq” (Monte di Tariq). Sorse, in questo modo, il primo avamposto arabo in Europa denominato Al-Andalus, una provincia del califfato omayyade. Si trasformò, un poco alla volta, in un vero e proprio incontro tra due civiltà di conquistatori: gli uni, i romani con le vestigia delle loro passate glorie e gli altri, i nuovi, con le loro tradizioni e i loro costumi. Tali tracce le notiamo visitando Cordova, già capitale del califfato, Toledo, Saragozza, Siviglia, Malaga e Cadice. Furono le città che per prime raggiunsero la fama di centri d’arte e di scienze tra i più importanti d’Europa.
C’è chi dice che Cordova rivaleggiò in bellezza e in sfarzo con Baghdad. Sta di fatto che sotto il califfato di Abd al-Rahman III (912/961) Cordova raggiunse uno splendore senza pari nel mondo. Dal punto di vista architettonico non si può dire che gli arabi fossero degli innovatori. Essi non fecero altro che assimilare e interpretare gli elementi delle civiltà precedenti come quella bizantina, acquisita in Oriente, e romana in Spagna. Penso alla tecnica architettonica e muraria dei romani e dei visigoti come l’arco a ferro di cavallo, divenuto più tardi così tipicamente musulmano. Furono 700 anni di dominazione. In tutto questo periodo le testimonianze lasciate furono tantissime e oggi possiamo ancora ammirarle: minareti, fortezze, giardini ecc.Oggi la Spagna vive e si mescola con questi splendori: nelle architetture moresche, nelle mantillas coloratissime, nel suono nostalgico delle chitarre accompagnate dalle danze, nell’indescrivibile giuoco dei flamenghisti, nei nerissimi occhi delle donne e nei loro sguardi penetranti. Dal ponte romano di Segovia alle cattedrali gotiche di Toledo e Cordova ai più spettacolari monumenti dell’arte araba, la Spagna ci traccia un profilo della storia che sa trovare un suo efficace rapporto, tra le diverse culture, e tale da renderlo profondo e innovativo. Oggi possiamo dire che se Granata, a ben sostenere, è considerata la più celebre e importante città della Spagna, addossata com’è alla collina dell’Alambra e autentico scrigno d’arte e di architettura, lo dobbiamo soprattutto a quel bagno di civiltà e di sapere che si sono fusi armoniosamente tra i conquistatori arabi e gli autoctoni. A questo punto dall’Andalusia al Marocco, passando dalla rocca di Gibilterra, il passo è breve. Di là, sullo stretto, vi è Algerisas. Se penso, poi, che per raggiungere tali posti bastino, dall’Italia, solo due ore di aereo ciò ci dimostra che tutto l’arco del Mediterraneo dalla Rocca di Gibilterra alla sua punta estrema a est sul mar di Marmara verso il Bosforo e lungo le coste della Siria e della Turchia il passo è davvero molto breve.

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Lavoro e scuola: manca la cultura alla formazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

Secondo l’ufficio studi del sindacato è evidente che nel sistema formativo e lavorativo italiano c’è più di qualcosa che non va: da un approfondimento dell’indagine Eurostat, che ha stimato la presenza nel nostro Paese del 25,7% di Not in education, employment or training, risulta che non è solo un problema dovuto alla mancanza di lavoro, visto che ogni anno ci sono decine e decine di migliaia di posti liberi che le aziende non riescono ad assegnare per mancanza di personale adatto. Per Anief, il nodo principale da sciogliere rimane quello dell’inadeguato ancoraggio al sistema scolastico dei nostri giovani.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Uscire dalla scuola prematuramente significa in alta percentuale creare un solco rispetto alla società e rendere particolarmente difficile il proprio futuro formativo e professionale. Perché un ragazzo senza un titolo di studio, salvo i casi in cui esistono realtà familiari a protezione, è destinato a diventare un Neet. Ecco perché insistiamo sull’allargamento dell’obbligo scolastico, portandolo alla maggiore età, limite che, alla luce di una maggiore consapevolezza del sé e del mondo che ci circonda, responsabilizzerebbe di sicuro le scelte future dei nostri giovani. Altrettando importante sarebbe anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo, creando in tal modo un’annualità ‘ponte’. Allo stesso tempo, è necessario l’adeguamento degli organici del personale scolastico ai bisogni del territorio, tenendo conto del tasso di disoccupazione e di abbandono scolastico. Tutelando maggiormente le zone più a rischio, ad alto flusso migratorio o geograficamente isolate. Non per ultimo, proprio per combattere l’esplosione di Neet, sarebbe stato fondamentale potenziare i CPIA, attraverso i quali si sviluppa lo studio degli adulti e l’educazione permanente. Tutte iniziative che chiediamo di attuare al governo del cambiamento, il quale ha appena preso in mano le redini politiche dell’Italia.

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La cultura della pace nasce dalla buona comunicazione

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Carlo ClimatiRoma. All’Università Europea di Roma si è concluso il quinto anno di attività del Laboratorio di comunicazione “Non sei un nemico!”, fondato e diretto dal giornalista Carlo Climati. L’obiettivo del Laboratorio è quello di sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro.Il Laboratorio, teorico e pratico, fa parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma. Esplora le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti.
“Non sei un nemico!” è il motto, l’idea di base del Laboratorio. I giovani sono incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.“Il primo passo verso un’autentica cultura di pace è la buona comunicazione”, ha spiegato Carlo Climati. “Ogni giorno avviciniamo persone nuove, che provengono da mondi diversi. Possiamo cogliere questa bella opportunità cercando di seguire l’invito di Papa Francesco a vivere la cultura dell’incontro e dell’accoglienza”. “Un buon uso dei media può contribuire a creare solidarietà, unità, dialogo e reciproco ascolto”, ha concluso Climati. “Questo ci aiuterà a guardare al futuro con fiducia, perché saremo comunicatori di pace e di speranza”.(foto  copyright: carlo climati)

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“Educatori e pedagogisti: tra cambiamenti normativi e cultura dei servizi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Parma lunedì 4 giugno, alle ore 14.30, nell’Aula Magna del Polo Didattico Universitario di via Del Prato, si terrà il seminario di studio “Educatori e pedagogisti: tra cambiamenti normativi e cultura dei servizi”.I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Sara Rainieri, Prorettrice alla Didattica e Servizi agli Studenti dell’Università di Parma, e di Diego Saglia, Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali-DUSIC.
Prenderanno parte al seminario la senatrice Vanna Iori, promotrice della legge 205/2017 sulla qualificazione professionale dell’educatore socio-pedagogico e del pedagogista, Nice Terzi del Gruppo Nazionale Nidi-Infanzia, Caterina Segata di Alleanza Cooperative Emilia-Romagna, e i docenti del DUSIC Ada Cigala e Paolo Calidoni.
Per iniziativa della Senatrice Vanna Iori, la legge 205/2017 definisce le qualifiche e la formazione universitaria dell’educatore e del pedagogista, colmando così la lacuna che vedeva l’Italia tra i pochi paesi a livello europeo a non avere riconosciute queste professioni. Ora i servizi educativi e gli atenei sono impegnati nell’implementazione della nuova normativa. Il seminario intende contribuire allo sviluppo di questo processo.Il seminario è aperto a tutti.

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International Jazz Day

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Il 29 e 30 aprile si celebra l’International Jazz Day. Due giorni di musica (e non solo) in cinque angoli diversi della Sardegna: Alghero, Nuoro, Barumini, le isole dell’Asinara e di Tavolara. Così la terra dei nuraghi celebra l’International Jazz Day, l’appuntamento annuale del 30 aprile promosso dall’UNESCO, l’Agenzia dell’Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura: una giornata istituita nel 2011 per sottolineare il ruolo che la musica jazz può giocare nell’unire le persone di ogni angolo del globo, per promuovere la pace, il dialogo tra le culture, la diversità e il rispetto dei diritti umani e della dignità umana, la libertà di espressione, l’uguaglianza di genere e il ruolo dei giovani nell’attuazione del cambiamento sociale.
Jazz Island for UNESCO 2018: questo il titolo dell’iniziativa in programma in Sardegna che, cambiando percorsi e raddoppiando in durata, rilancia la formula della riuscita edizione del 2016. Artefici delle due giornate del 29 e 30 aprile sono la rappresentanza sarda dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, promotrice della rassegna Jazz Island for Unesco 2016, e tre diverse realtà attive nella promozione e diffusione del jazz nell’isola: l’Ente Musicale di Nuoro, responsabile dei Seminari Jazz che da trent’anni si tengono ogni estate, tra fine agosto e i primi di settembre, nel capoluogo barbaricino; l’associazione culturale Time in Jazz di Berchidda, titolare dell’omonimo festival fondato (nel 1988) e diretto da Paolo Fresu; e JazzAlguer, la rassegna in corso ad Alghero, con appuntamenti mensili, dallo scorso dicembre al prossimo luglio.Fitto e variegato il cartellone che, mescolando musica, ambiente, siti storici, natura e cultura, si snoderà in un ideale percorso a tappe dal nord al sud dell’isola, dall’Asinara a Tavolara, da Alghero ai nuraghi di Nuoro e di Barumini, sito riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.Nel cast artistico, il violoncellista olandese Ernst Reijseger con i canti tradizionali del Cuncordu e Tenore de Orosei, i quindici percussionisti della Jaama Dambé Marching Drums, il trio del batterista catalano Rubén Berengena, i Plus 39, ovvero il gruppo dei migliori allievi della scorsa edizione del Seminario Nuoro Jazz, il duo formato da Angelo Lazzeri e Pietro Tonolo, e quello di Tino Tracanna e Roberto Cipelli. E poi le formazioni sarde: la Funky Jazz Orchestra, il Jumaan Quartet, il trio Timepiece allargato a settetto e quello composto da Marcello Peghin, Giovanni Sanna Passino e Paolo Carta Mantiglia.
Varie attività collaterali, trekking e visite guidate ai siti storici, completano il ricco programma di Jazz Island for UNESCO, parte integrante di UNESCO In Musica, il vasto cartellone di iniziative promosse in Italia in occasione dell’International Jazz Day dall’associazione I-Jazz (sigla in cui si riconoscono cinquanta tra festival e organizzatori operanti nelle diverse regioni italiane) sviluppato in collaborazione con l’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO e con il sostegno dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO e del MIBACT. Dieci le regioni coinvolte – Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Campania, Veneto, Sicilia e Sardegna – con importanti siti UNESCO e altri, in via di riconoscimento, aperti al pubblico, che ospiteranno solisti e gruppi jazz in un programma ricco di eventi.

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Libro: “Dal tratto alle parole”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un piccolo gioiello editoriale di Nicola Vacca e Mario Pugliese “Dal tratto alle parole” Dal tratto alle parole è il tentativo riuscito di un confronto tra due artisti: il pittore e il poeta si sono incontrati e hanno dato vita non solo a un libro, ma anche a un principio: nella cultura e nella vita nessuno si salva da solo. Questo ci hanno insegnato i grandi della letteratura, che qui sono omaggiati dal tratto di Mario Pugliese e dalle parole di Nicola Vacca. “Dal tratto alle parole, il libro che vi apprestate a leggere, è il frutto della collaborazione tra Nicola Vacca, poeta, e Mario Pugliese, artista. È un omaggio ad alcuni giganti, quasi tutti vissuti nel Novecento, o comunque sofferenti testimoni della modernità, appartenenti a filoni letterari differenti e ad aree geografiche disparate, accomunati dal desiderio mai sopito del fare letteratura a partire da sé, da esperienze difficili, estreme, assurde o labirintiche. Tutti hanno scavato nel cuore malato dell’uomo: Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. (…) Un viaggio rapido e incisivo tra i ritratti di scrittori e poeti che si sono opposti all’imperativo massificante del quieto vivere e si sono donati al demone della scrittura, spillando inchiostro dalle proprie vene”. Dalla prefazione di Alessandro Vergari “Sono orgoglioso di pubblicare questo lavoro – dichiara l’editore Stefano Donno – perché è un dono straordinario all’arte e alla letteratura in una perfetta simbiosi di linguaggi che si contaminano: quelli della poesia di Nicola Vacca e quelli del segno del maestro Mario Pugliese. Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. Questi sono i grandi nomi da cui nasce la collaborazione tra Nicola Vacca e Mario Pugliese. Il risultato è un piccolo gioiello editoriale”
Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Svolge un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea.Mario Pugliese, classe 1964, diplomato al liceo artistico di Bari si specializza a Udine in grafica pubblicitaria. Collabora con diversi artisti e musicisti alla divulgazione dell’arte e della musica come strumento di comunicazione. È presidente dell’associazione “Artensione” e direttore artistico di “Spaziounotre” a Gioia del Colle dove risiede e lavora.

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“Giornata della cultura senza frontiere”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Perugia Il rettore dell’Università per Stranieri, Giovanni Paciullo, aprendo la manifestazione che l’Ateneo di Palazzo Gallenga ha dedicato al ruolo unificante della cultura, dopo i recenti fatti che hanno colpito la comunità cinese, ha sottolineato come l’evento riproponesse “lo stile abituale di una università che afferma quotidianamente il ruolo aggregante della cultura, combinando lingue e storie diverse in una sintesi solidale”. “Alla città, alle sue istituzioni – ha detto Paciullo – offriamo l’opportunità di una riflessione condivisa sulle buone ragioni che devono prevalere in una comunità, l’attenzione paziente capace di contrastare fattori di disgregazione, degrado, conflittualità”. Paciullo ha, quindi, sollecitato a non sottovalutare le paure e a non farle prevalere, ma ad ascoltarle ed assumerle per dare risposte “custodendo – ha detto – la virtuosa correlazione tra qualità della vita e vita di qualità”. Sulla prospettiva di un compiuto recupero del ruolo storico di Perugia città internazionale e solidale ha rinnovato l’impegno dell’Ateneo di Palazzo Gallenga ad essere parte di “un’impresa quotidiana e creativa”.
All’evento sono intervenuti, tra gli altri, il rettore Giovanni Paciullo, il prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro; l’assessore regionale Antonio Bartolini; il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno; il vicesindaco di Perugia Urbano Barelli; gli assessori comunali Maria Teresa Severini e Dramane Diego Wagué, e il presidente del tavolo delle associazioni del centro storico Gianfranco Faina.

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Alla Stranieri la “Giornata della cultura SenzaFrontiere”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Perugia venerdì, 6 aprile, ore 11.00 piazzetta di Palazzo Gallenga. L’Università per stranieri di Perugia promuoverà venerdì 6 aprile, alle ore 11, nella piazzetta di Palazzo Gallenga, la “Giornata della cultura senza frontiere”, un’iniziativa che ripropone il ruolo di Perugia, città multiculturale e la funzione portante dell’Università per Stranieri nel rapporto-dialogo tra i vari Paesi. È intenzione dell’Ateneo perugino istituzionalizzare questa giornata riproponendola per gli anni futuri. Alla manifestazione aperta alla cittadinanza prenderanno parte le associazioni rappresentative del territorio, le autorità comunali e regionali, la scuola di ogni ordine e grado oltre all’intera comunità universitaria. All’evento interverranno il rettore Giovanni Paciullo, il prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, l’assessore regionale Antonio Bartolini, il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno. Programma della “Giornata della #culturaSenzaFrontiere
Ore 11 Piazzetta di Palazzo Gallenga Interventi e saluti delle autorità
Ore 11.35 Corteo da Palazzo Gallenga a P.zza IV novembre
Ore 12.30 P.zza IV novembre Performance musicale del coro dell’Università, diretto dal M° Alberto Bustos.

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Dentro e fuori la piazza, la cultura è per tutti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Abbiamo immaginato che “Palermo capitale della cultura” possa essere anche un modo per vivere e conoscere la città secondo una dimensione diversa da quella quotidiana della piazza, in cui si collocano i ragazzi con i quali siamo impegnati a piazza Magione. E in rete con enti artistici, scientifici, culturali, religiosi ed economici abbiamo costruito un programma per tutto il 2018: attività, iniziative e laboratori che realizzeremo dentro e fuori la piazza, perché la cultura è per tutti.A Palermo le sacche di povertà educativa e le condizioni di degrado sociale ed economico rimangono una delle più gravi emergenze che alimentano mal costume, illegalità diffusa e criminalità organizzata. Nonostante gli sforzi quotidiani di cittadini, volontari, associazioni e scuole, anche piazze come la Magione e quartieri come la Kalsa non si sottraggono a tale stato di degrado.Per queste ragioni continuiamo a supportare vittime di estorsione ma operiamo anche con figli di famiglie che vivono situazioni tanto difficili quanto drammatiche.Da sempre abbiamo dedicato particolare attenzione a un luogo di grande valore simbolico per la città. A Piazza Magione abbiamo infatti realizzato le prime fiere del consumo critico, l’investimento collettivo-area giochi, nata da un percorso di progettazione partecipata con associazioni del quartiere e la scuola Ferrara e da quasi due anni abbiamo avviato un percorso di inclusione sociale ed educativo con ragazzi che vivono nel quartiere.
Quest’anno ci siamo chiesti come “Palermo capitale della cultura” possa avere un senso per i ragazzi con cui operiamo e le loro famiglie che vivono nel quartiere.
Abbiamo così pensato che “Palermo capitale della cultura” possa essere anche un modo per vivere e conoscere la città secondo una dimensione diversa da quella quotidiana della piazza in cui si collocano i ragazzi con i quali siamo impegnati.Un’occasione per osservare Palermo da altre dimensioni, assieme all’Aeroclub di Bocca di Falco e alla Lega Navale di Palermo.Una possibilità per scoprire spaccati artistici, culturali e ambientali della città e sperimentarsi in esperienze e laboratori che possono stimolare creatività e immaginazione con la collaborazione del Teatro Massimo di Palermo, l’Orto Botanico, il Teatro Biondo e il Parco Uditore. Un modo per trascorrere momenti di svago, aggregazione e riflessione in compagnia delle famiglie e in occasione della proiezione di un film al Cityplex Metropolitan.Il primo appuntamento tra pochi giorni. Con alcuni ragazzi e famiglie di piazza Magione faremo un giro in bus per il centro storico della città con Open Artour, raggiungeremo Monreale alla scoperta del Duomo e il Convento dei Cappuccini per la visita alle Catacombe.Una dimensione all’insegna della scoperta della bellezza, della cura e della valorizzazione degli spazi che ci circondano.

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Friuli terra ideale per sviluppare economia dal nuovo turismo e dalla cultura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Il Friuli, territorio piccolo ma con quattro siti Unesco molto vicini gli uni agli altri e vicini anche al grande catalizzatore Venezia, ha ottime opportunità di legare lo sviluppo economico alla proposta storico-culturale e turistica, intercettando anche, con una strategia integrata e di qualità, parte dei flussi che congestionano il capoluogo veneto e chiedono invece di poter trovare, oltre alla visita alla città lagunare, percorsi ulteriori, personalizzabili, legati alla passione per la scoperta di nuovi siti. Ma è necessario operare seguendo logiche collaborative, mettendo in rete i siti Unesco, le piccole realtà di qualità e il ricco e diffuso patrimonio storico, lavorando come sistema a livello di gestione e direzione, di istituzioni e di imprese, e sviluppando con forza la dimensione digitale, il linguaggio che oggi e domani, sempre più, sarà indispensabile alleato di un turismo che cresce. Francesco Palumbo, direttore generale turismo del Mibact, è convinto che questa sia la strada da percorrere.
Per il turismo «oggi abbiamo strumenti e risorse come mai il nostro Paese ha avuto, siamo in momento molto positivo in termini anche qualitativi», ha confermato Palumbo. Ma che tipo di offerta abbiamo? Siamo in una sorta di dilemma, ha detto: da un lato grandi destinazioni con indicatori positivi, anche talvolta con “eccesso” di turisti, dall’altro luoghi che soffrono di mancanza di flussi, pur esprimendo grande qualità. Ed è proprio questo uno degli elementi su cui basare crescita. «Se vogliamo portare in Italia la qualità vera dobbiamo gestire questo percorso», ha evidenziato Palumbo, cui ha fatto eco Guido, soffermandosi sull’importanza del brand Unesco per l’attrattività di un turismo di qualità, ma invitando a ragionare anche in termini di brand che evidenzino l’identità dei territori e presentando i progetti Mibact che stanno stimolando le partnership pubblico-private nel comparto. Perché, ha sottolineato ancora Palumbo, il piano strategico del turismo 2017-2022, adottato dall’Italia in un grande lavoro partecipato e declinato dalle Regioni, Fvg tra i primi, ha dato impulso anche i privati. Intesa San Paolo, per esempio, ha avviato una linea di credito sul tema, premiando gli interventi coerenti con il piano nazionale e mobilitando una massa ingente di risorse. «Fondamentale – ha aggiunto – anche far presente agli imprenditori che ci sono tantissimi strumenti, a partire dal digitale, esiste la linea “tax credit digitalizzazione” che per metà ogni anno non viene utilizzata. Bisogna far sentire alle imprese che partecipano a un processo, che non sono sole ma parte di un percorso territoriale e dell’esperienza complessiva del turismo e della cultura». E qui si è inserito l’assessore regionale Torrenti, che ha evidenziato l’importanza di «valorizzare le nostre tantissime diversità e particolarità, ma come elemento per unire e non per dividere e creare muri».

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