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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘cuore’

“Il battito del cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

E’ il titolo della campagna di Bayer di sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, lanciata lo scorso autunno in occasione della Giornata Internazionale del Cuore. Una versione ancor più densa di significato, interpretata dall’artista bolognese insieme ad un coro d’eccezione, composto da alcuni membri dell’associazione A.L.I.Ce. Italia onlus, persone che hanno vissuto una grave malattia cardio-cerebrovascolare.
La campagna – supportata dal sito web http://www.ilbattitodelcuore.it e dalla pagina Facebook dedicata – è stata oggetto di grande visibilità ricevendo una menzione speciale nella categoria “Patient support program” del premio “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente”. A nove mesi dal suo lancio, la campagna ha avuto grande successo e i video hanno superato il milione di visualizzazioni. Bayer rinnova anche quest’anno la volontà di sensibilizzare la popolazione sulla necessità di fare prevenzione per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari; invita a rivolgersi al proprio medico di fiducia e sottolinea l’importanza della aderenza terapeutica.
C’è, infatti, ancora molto da fare, considerata la poca informazione sulla diffusione delle malattie cardiovascolari in Italia e nel mondo.
Secondo i dati del Global Health Observatory (GHO) pubblicati dall’OMS sulle stime dei decessi, le cardiopatie e gli ictus ischemici sono stati causa di 15,2 milioni di decessi nel 2016. Queste patologie sono rimaste le principali cause di morte a livello globale negli ultimi 15 anni.
In Italia circa 6 milioni di persone sono a rischio di malattie cardiovascolari e – dato ancora più allarmante – non tutti sono consapevoli di esserlo. Secondo l’ultimo dato di mortalità disponibile ISTAT, nel 2014 si sono verificati nel nostro Paese complessivamente oltre 220.000 decessi per malattie cardio-cerebrovascolari, come ad esempio infarto e ictus (circa 96.000 negli uomini e circa 124.000 nelle donne). Senza considerare che chi soffre di malattie cardiovascolari può avere conseguenze fisiche importanti, con un’aspettativa di vita ridotta di oltre 7 anni.
Partner di questa iniziativa di successo anche la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA) guidata dal Presidente Claudio Ferri che osserva: “Oltre a sensibilizzare la popolazione a ben controllare il rischio cardiovascolare, promuoviamo da sempre l’importanza di adottare uno stile di vita sano e la corretta aderenza alle terapie prescritte. La prevenzione, tuttavia, ha senso se ogni intervento è fatto in collaborazione, tempestivo ed attento alle terapie innovative e di avanguardia. Per questo, è molto importante che al primo coinvolgimento, quello dei pazienti, si aggiunga ora in questa campagna quello dei medici.”

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Le malattie delle valvole del cuore

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Colpiscono oltre 1 milione di italiani e si manifestano, in genere, dopo i 65 anni di età, riguardando circa il 10% degli italiani di questa fascia di popolazione. Nei Paesi Occidentali si stima che tra il 2 e il 7% della popolazione di ultrasessantacinquenni presenti una stenosi aortica, una delle forme più comuni, e che il 2% degli over 75, in Italia, abbia avuto un’indicazione all’intervento di sostituzione della valvola aortica.Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione italiana – ISTAT calcola in 1 su 4 gli over 65 oggi in Italia, e stima che nei prossimi 25 anni rappresenteranno oltre il 30% della popolazione nazionale – le malattie delle valvole cardiache saranno sempre più diffuse. Nonostante siano malattie abbastanza comuni e lo saranno sempre più, la consapevolezza nei loro confronti è molto bassa: solo il 3% degli europei e degli italiani sa che il nostro cuore ha quattro valvole e solo il 7% degli europei conosce le malattie delle valvole cardiache, percentuale che scende al 5% se consideriamo solo gli intervistati italiani.Per sensibilizzare la popolazione sulle malattie delle valvole cardiache dal 16 al 20 settembre si celebrerà nei Paesi europei la Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week, evoluzione della Giornata Europea istituita l’anno scorso.“Diversi sono gli obiettivi di questa iniziativa – dichiara Roberto Messina Presidente di Cuore Italia – alcuni dei più importanti sono: aumentare la consapevolezza sia della cittadinanza sia delle Istituzioni su queste malattie, promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi, migliorare la diagnosi che può essere effettuata in modo semplice da parte del medico di medicina generale auscultando il cuore con lo stetoscopio”.Le malattie alle valvole del cuore, se non curate adeguatamente, provocano un peggioramento della qualità di vita del malato, possono causare scompenso cardiaco anche grave e portare a morte nel giro di pochi anni. La buona notizia è che si possono curare e guarire. A seconda della gravità, le cure variano dal trattamento farmacologico all’intervento di cardiochirurgia a cuore aperto o con i più moderni approcci minimamente invasivi, tra le quali le procedure transcatetere. Queste ultime rappresentano l’unica possibilità di intervento nelle forme gravi in cui è necessaria la sostituzione o la riparazione della valvola difettosa.La Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week è promossa dalle principali organizzazioni scientifiche e di tutela dei diritti dei malati cardiopatici europee: tra gli altri, le associazioni Cuore Italia, la francese Alliance du Coeur, la britannica Heart Valve Voice, l’Irlandese Croi, la spagnola Aepovac, l’olandese Hart Volgers.www.cuoreitalia.org

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CHRISTOPHER LASCH: Rifugio in un mondo senza cuore

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

La trama: Attraverso la ricostruzione storica della nascita della moderna famiglia borghese, l’autore porta alla luce le contraddizioni di una società che si era illusa di liberarsi, attraverso la negazione, dell’importanza delle relazioni familiari. La crisi della famiglia nella “società edonistica” si esprimerebbe nella diffusa affermazione di modelli di comportamento anafettivi ed egoistici. Lo studio critico delle teorie sulla famiglia elaborate nel nostro secolo evidenzierebbe come anche i nuovi modelli relazionali siano in realtà il frutto di un progetto generale di ordine costituito non meno repressivo del precedente.Traduzione dall’inglese di L. Trevisan Euro 17,00 230 pagine
CHRISTOPHER LASCH (1932-1994) è stato uno dei maggiori storici delle idee del Novecento. Tra le sue numerose opere ricordiamo: La cultura del narcisismo (Bompiani, 1981), Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica (Neri Pozza, 2016) La rivolta delle élite (Neri Pozza, 2017) e L’io minimo. Sopravvivenza psichica in tempi difficili (Neri pozza, 2018). Neri Pozza editore.

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“Con il Cuore, nel nome di Francesco”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Assisi Lunedì 10 giugno 20.35 su Rai1, dalla piazza Inferiore della Basilica di San Francesco. Ritorna la gara di solidarietà dei frati del Sacro Convento di Assisi “Con il Cuore, nel nome di Francesco”. Quest’anno verranno aiutate le mense francescane in Italia, i bambini portatori di handicap in Africa e i giovani delle periferie del mondo che non hanno accesso a strutture sociali, educative e sanitarie. Carlo Conti condurrà, lunedì 10 giugno alle 20.35 su Rai1, in diretta dal sagrato della Basilica di San Francesco d’Assisi, la serata benefica che da 17 anni aiuta e sostiene chi soffre e chi si trova in difficoltà.L’evento solidale vedrà la partecipazione di Giovanni Allevi, Amara, Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, Enrico Brignano, Pierdavide Carone, Simone Cristicchi, Dear Jack, Andrea Griminelli, Gio di Tonno, Fiorella Mannoia, Antonio Mezzancella, Fabrizio Moro, Nek, Enrico Nigiotti, Piccolo Coro dell’Antoniano, Francesco Renga, Carly Paoli, Paola Turci e Paolo Vallesi, tutti uniti per una causa comune: ridare un sorriso a chi lo ha perduto.”I poveri sono la chiave di lettura della nostra umanità, – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato – il ‘termometro’ attraverso il quale possiamo misurare la nostra esistenza e capire se siamo in grado di accogliere, comprendere e guardare con compassione ed inclusività l’altro. Questo’termometro’ ci dirà se siamo ancora uomini con un cuore che batte oppure un esercito di macchine senza anima. Sarà presenta alla serata – ha concluso padre Fortunato – anche l’Amministratore Delegato Rai, Fabrizio Salini”.Carlo Conti ha presentato gli artisti che saliranno sul palco, annunciando anche “tante testimonianze. E poi il pubblico che ci darà – ha sottolineato – il calore, l’affetto per realizzare una serata proprio con il cuore. Sarà un appuntamento in cui il giorno dopo non si va tanto a guardare lo share, ma quello che ci interessa è il numero della raccolta fondi che anche quest’anno andrà principalmente alle mense francescane. A questo proposito, nel corso della serata, faremo un collegamento con Marco di Buono che è a Milano e che ci racconterà la realtà di queste mense”. Simone Cristicchi, che sarà uno dei protagonisti della serata, ha detto di essersi “interrogato a lungo sulla figura di Francesco. Sono andato a visitare i suoi luoghi: l’ultimo è stato l’eremo della Verna un luogo magico intriso di grande energia. Mi sono anche chiesto – ha aggiunto l’artista – che cosa ci può dire quest’uomo oggi. Cosa può dire a una umanità stanca. Non vedo gente cattiva, ma vedo una umanità stanca. Un caro amico, don Luigi Verdi dice ‘L’umanità oggi non è stanca perché ha camminato tanto, ma perché ha smesso di camminare’. Una analisi lucida”.L’evento che unisce musica, cultura e spiritualità vedrà la partecipazione di artisti della musica italiana e testimoni di solidarietà e fraternità come quella del calciatore della Lazio, Francesco Acerbi, che racconterà come la fede lo ha aiutato a seguito di una grave malattia; quella di Suor Rita Giaretta che da 25 anni lavora per la difesa e la reintegrazione di tante giovani donne sfruttate; quella di Ayric Hajilou Manouchehr, cristiano evangelico, fuggito dall’Iran insieme alla mamma e alla sorella per motivi religiosi; quella Don Dante Carraro, direttore di “Medici con l’Africa Cuamm”, sacerdote e medico, che parlerà di uno degli obbiettivi della raccolta di quest’anno: la costruzione di un reparto di pediatria in Sud Sudan.Claudio Cutuli per l’ottavo anno al fianco dei frati di Assisi e di “Con il Cuore, nel nome di Francesco”. Il Maestro tintore ha realizzato, per l’occasione, un foulard che riproduce la “Predica agli uccelli”, affresco della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, utilizzando un filato di soia e stampato con pigmenti naturali. Anche quest’anno l’evento solidale andrà in onda, in diretta radiofonica, su Rai Radio1 con la conduzione affidata a Gian Maurizio Foderaro e a Marcella Sullo.Sarà possibile sostenere la campagna di solidarietà dei frati del Sacro Convento di Assisi, per poveri e dimenticati in Italia e nel mondo, con SMS e chiamate da rete fissa al 45515 dal 1° giugno al 1° luglio. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali. Oppure dona 5 euro al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile e di 5 o 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.L’iniziativa è promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo. Alla sua realizzazione hanno contribuito Fria, Poste Italiane e TIM. La produzione del programma “Con il Cuore, nel nome di Francesco” è affidata alla Rai con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Assisi.

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I farmaci ‘super-eroi’ che proteggono il cuore dal diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Uno dei fattori di rischio più importanti per la salute cardiovascolare è il diabete. Nei soggetti con pre-diabete e in quelli con diabete è dunque fondamentale mantenere un ottimo compenso metabolico, attraverso un corretto stile di vita e la terapia farmacologica. Negli ultimi anni, si sono resi disponibili sul mercato una serie di farmaci che, oltre a ridurre in maniera efficace la glicemia, sembrano avere anche un’azione diretta aggiuntiva di protezione cardiovascolare. I maggiori esperti italiani di prevenzione cardiovascolare riuniti a Napoli in occasione del congresso annuale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, fanno il punto della situazione. “Alcuni anni fa – riflette il professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare e ordinario di Cardiologia presso l’Università ‘La Sapienza’, Ospedale Sant’Andrea di Roma – è emerso un segnale d’allarme rispetto ad alcuni farmaci anti-diabete, che sembravano gravati da un maggior rischio di patologie cardiovascolari. Per questo motivo, le agenzie regolatorie americana (FDA) ed europea (EMA) hanno chiesto che per ogni nuovo farmaco anti-diabete immesso sul mercato, fosse dimostrata la sicurezza cardiovascolare da uno studio realizzato ad hoc”. La grande e piacevole sorpresa degli ultimi anni è stata che i più recenti studi su GLP-1 agonisti e SGLT2 inibitori hanno dimostrato non solo la sicurezza di queste nuove molecole ma che, al di là dell’azione sul diabete, questi farmaci proteggono il cuore e i vasi, determinando una riduzione dello scompenso cardiaco e di alcuni eventi cardiovascolari”.
La riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus, morte da cause cardiovascolari) – prosegue il professor Consoli – sembra tuttavia verificarsi solo nei pazienti già affetti da malattie cardiovascolari (come pregresso infarto, pregresso ictus) ed è risultata associata sia al trattamento con farmaci della classe dei GLP-1 agonisti (farmaci iniettivi, che si somministrano sottocute una volta al giorno o una volta alla settimana), sia al trattamento con farmaci della classe delle gliflozine (o SGLT2- inibitori). Questi ultimi sono farmaci che, inibendo il riassorbimento del glucosio, ne facilitano l’eliminazione attraverso le urine; inducendo la perdita di zucchero e di acqua, abbassano la glicemia e riducono la pressione arteriosa. Forse proprio in virtù della loro capacità di ridurre il volume di sangue circolante, il trattamento con questi farmaci è risultato associato anche ad una diminuzione della insorgenza di insufficienza cardiaca, e questo beneficio è stato osservato non solo nei soggetti che avevano già una malattia cardiovascolare in atto, ma anche in quelli con multipli fattori di rischio, ma non ancora clinicamente…’ammalati di cuore’. L’innovazione farmacologica ha dunque aperto nuove frontiere nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, mettendo a disposizione del medico e delle persone affette da questa patologia strumenti terapeutici di grande maneggevolezza, con caratteristiche di efficacia e tollerabilità tali da poter cambiare gli esiti della malattia e di ridurne considerevolmente il ‘carico’, in una popolazione di persone costrette a convivere con una malattia cronica, come il diabete. “E’ ragionevole pensare – prosegue il professor Consoli – che queste terapie possano non solo aumentare gli anni di vita a disposizione delle persone con diabete, ma anche migliorare la qualità degli anni di vita guadagnati”. Certo, anche l’innovazione tecnologica, come tutte le cose, ha un costo. E il costo delle terapie innovative è necessariamente più elevato rispetto al costo delle ‘vecchie’ terapie, che sono tuttavia meno efficaci e meno sicure. E’, e sarà compito della governance dei sistemi sanitari – conclude il professor Consoli – trovare la maniera di conciliare i maggiori investimenti necessari nel presente, con l’opportunità, offerta da questi farmaci, di assicurare risparmi nel futuro, considerando sempre il rapporto tra ‘prezzo’ e ‘valore’, e senza mai dimenticare proprio il ‘valore’ di una vita più lunga e di migliore qualità”.
La dislipidemia osservata nei pazienti con diabete tipo 2 svolge un ruolo centrale nello sviluppo di aterosclerosi precoce. I pazienti con diabete tipo 2 si caratterizzano per diverse alterazioni del profilo lipidico: ipertrigliceridemia, diminuzione del colesterolo HDL, aumento delle LDL, alterazioni qualitative delle LDL e HDL che risultano più piccole e dense, aumento delle lipoproteine ricche in trigliceridi in fase postprandiale. “L’insieme di queste alterazioni – spiega il professor Sesti – costituisce la cosiddetta ‘dislipidemia diabetica aterogena’, che contribuisce all’aumentato rischio cardiovascolare caratteristico dei diabetici. La terapia con statine è la terapia di prima scelta per i pazienti iperglicemici con livelli di colesterolo LDL, non a target con il solo intervento non farmacologico”.

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Cuore: svolta storica per la cura della stenosi aortica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Un passaggio epocale per la cardiologia interventistica e per milioni di persone in tutto il mondo che, in caso di stenosi aortica, grazie alla TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), non dovranno più sottoporsi a un intervento a cuore aperto. L’annuncio al Congresso dell’American College of Cardiology in corso a New Orleans, dove sono stati presentati i risultati di due importanti studi clinici. “Si tratta di una notizia che cambierà la storia della nostra disciplina – annuncia Giuseppe Tarantini, Presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica), Professore Associato e Direttore dell’UOSD Cardiologia interventistica del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari del Policlinico Universitario di Padova -. I due maggiori trials randomizzati di confronto fra TAVI e sostituzione valvolare aortica chirurgica nel paziente a basso rischio, sono andati ben oltre le aspettative. Non solo la TAVI ha raggiunto la non-inferiorità rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica in termini di mortalità ed incidenza di ictus cerebrale, ma in uno studio si è dimostrata superiore alla chirurgia per quanto riguarda l’incidenza di morte, ictus, re-ospedalizzazione ad un anno. Sarà una rivoluzione per il percorso terapeutico della stragrande maggioranza dei pazienti affetti da stenosi valvolare aortica, il cui trattamento sarà sempre più appannaggio della cardiologia interventistica”. “La TAVI è una tecnica mini-invasiva assai innovativa – spiega il cardiologo interventista – eseguita senza aprire il torace e fermare il cuore, nel trattamento dei pazienti affetti da stenosi aortica. Si tratta di una malattia che insieme ad altre disfunzioni delle valvole cardiache, colpisce oltre un milione di italiani e ben il 10% degli over 65. È la più frequente tra le alterazioni valvolari: nel nostro Paese infatti la percentuale di popolazione in età avanzata, afflitta da restringimento o occlusione di tale giunzione è del 3,8%, mentre quella con stenosi severa, con indicazione all’intervento di sostituzione, è del 2%. In assenza di angina pectoris, sincope e scompenso cardiaco, la prognosi è relativamente benigna, ma con la comparsa dei sintomi si riduce drammaticamente l’aspettativa di vita, con una sopravvivenza media di 2-3 anni, in persone con angina o sincope, e di soli 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco”.
Grande l’entusiasmo al congresso che si tiene in Lousiana (USA). Per il Dott. Robert Lederman, che dirige il Programma americano di ricerca interventistica di Cardiologia presso il National Heart, Lung and Blood Institute, non coinvolto negli studi e in alcun modo legato alle società che hanno sponsorizzato i dispositivi “i risultati sono stati notevoli”. “È un momento storico e tutti noi dovremmo ricordarlo come tale”, ha aggiunto Eugene Braunwald, cardiologo presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston. “Se fossi un paziente con stenosi aortica, sceglierei di sottopormi a TAVI”, ha affermato il cardiochirurgo Gilbert Tang, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.
“Questa è per tutti, cardiologi interventisti e pazienti, una rivoluzione che è superiore all’invenzione dello stent – conclude il Prof. Tarantini-. Cambieranno l’approccio alla malattia e gli standard di cura. In caso di stenosi aortica, ci si chiederà perché sottoporre i pazienti a un intervento chirurgico tradizionale, se abbiamo a disposizione la metodica TAVI”.

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Cuore e reni: legami a doppio filo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Cuore e rene sono due organi anatomicamente lontani ma che hanno strettissimi legami in termini di ‘dialogo’. Un legame che può rivelarsi un’arma a doppio taglio in quanto il coinvolgimento patologico di uno può indurre conseguenze nell’altro. Un’associazione di tipo fisiopatologico a livello di asse cardio – renale fu descritta per la prima volta nel 1951, ma solo nel 2008, durante la conferenza di consenso promossa dall’ADQI (Acute Dialysis Quality Initiative) tenutasi a Venezia, si procedette ad una caratterizzazione per ciò che riguarda definizione, classificazione, epidemiologia, criteri diagnostici, strategie di prevenzione e gestione/terapia della sindrome cardiorenale 1.
Attualmente si riconoscono 5 sottotipi di sindrome cardiorenale in base alla modalità d’insorgenza (acuta ovvero cronica) e all’organo primitivamente coinvolto (sindromi cardiorenali ovvero renocardiache). Quella di tipo II è una patologia estremamente comune nella popolazione, giacchè problemi cardiaci cronici e insufficienza renale cronica coesistono con estrema frequenza. Interessa tre il 20 e il 40% dei pazienti con scompenso cardiaco, mentre l’insufficienza renale è presente nel 45-63% dei soggetti con insufficienza cardiaca. I dati ottenuti rispecchiano i valori di due studi differenti, il primo effettuato valutando i pazienti ammessi al ricovero per scompenso cardiaco acuto (ADHERE study) ed il secondo esaminando pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico in regime di controllo ambulatoriale (DIG trial ). Nello studio ADHERE , la malattia renale cronica era presente nel 63% dei pazienti (di cui 43% con disfunzione moderata, 31% con disfunzione severa, 7% con GFR<15 ml/min/m2) ed il suo grado era direttamente proporzionale al peggioramento delle condizioni del paziente.Nel DIG trial i soggetti affetti erano il 45% e presentavano un aumentato rischio di ospedalizzazione e mortalità. Le malattie cardiovascolari, renali e metaboliche condividono spesso gli stessi fattori di rischio; nell’ultimo Congresso dell’American Heart Association del 2018 è emerso sempre più chiaro questo evidente ‘matrimonio di interesse’.“Danni renali acuti sono largamente rappresentati nei pazienti ricoverati, specialmente nelle unità di terapia intensiva (ICU). L’incidenza è del 70% nei ricoverati nelle ICU con una quota tra il 5 e il 25% che sviluppa una forma di compromissione severa tale da rendere necessaria la terapia sostitutiva della funzione renale (dialisi e trapianto). Forte anche il pegno in termini di mortalità che si aggira tra il 50 e l’80%” precisa il Prof. Claudio Ronco Direttore del reparto di Nefrologia dell’ospedale San Bortolo (Vicenza): “Questa specifica forma di sindrome cardio renale, precisamente la 3, è associata ad una cascata di eventi proinfiammatori che ricadono sul muscolo cardiaco provocando ipertrofia miocardica ed accelerando il processo di aterosclerosi. Una valanga di citochine, chemochine, interferoni, interleuchine e Tumor Necrosis Factor sino ad un nuovo peptide, da poco indagato, chiamato TWEAK (Tumor Necrosis Factor-like weak inducer of apoptosis) potrebbero rappresentare nuovi target terapeutici.

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Conoscere e Curare il Cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Firenze, 28/02 – 3/03 2019. Il simposio organizzato da Bayer «Rivaroxaban: protezione su misura per pazienti con malattie cardiovascolari» fa il punto sui nuovi approcci terapeutici nel paziente “fragile” Negli ultimi vent’anni l’incremento della popolazione anziana ha determinato un aumento delle patologie croniche, tra cui quelle del sistema cardio-vascolare. In Italia, ad esempio, l’ictus è responsabile ogni anno del 10 – 12% di tutti i decessi, per questo motivo richiede un’importante gestione preventiva dei fattori di rischio, soprattutto in pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, una frequente anomalia del ritmo cardiaco che ha una prevalenza stimata fra l’1% e il 2% della popolazione generale (ma ben il 10% degli ultra-ottantenni), ed è causa del 15-20% di tutti gli ictus trombo-embolici.In presenza di Fibrillazione Atriale, per esercitare misure preventive adeguate, viene raccomandata una terapia anticoagulante valida.L’utilizzo di una terapia anticoagulante alternativa a quella tradizionale (antagonisti della vitamina K – AVK), rappresentata dagli anticoagulanti ad azione diretta (DOAC – Direct Oral Anti Coagulant), viene considerata una tappa fondamentale nella prevenzione delle complicanze tromboemboliche della Fibrillazione Atriale, in accordo con le più recenti Linee Guida europee.
Nonostante i vantaggi introdotti dai nuovi anticoagulanti orali, ad oggi, si registra ancora un sottoutilizzo degli stessi, a discapito, soprattutto, di una corretta gestione dei pazienti complessi o cronici, il cui percorso terapeutico comporta un lavoro integrato tra diversi specialisti. Eppure, l‘introduzione nella pratica clinica dei DOAC attualmente disponibili è stato preceduto da rigorosi studi Internazionali di confronto tra le singole molecole e gli antagonisti della vitamina K. Tali studi hanno dimostrato una pari o superiore efficacia preventiva dello stroke e degli eventi tromboembolici sistemici dei nuovi farmaci rispetto al warfarin (AVK), con minori effetti secondari emorragici e con particolare riguardo agli eventi maggiori (emorragie intracraniche e sanguinamenti fatali).
Oltre a un aumento del rischio di eventi cerebrovascolari, legati al ruolo riconosciuto della Fibrillazione Atriale come fattore di rischio, un paziente può presentare altre condizioni di «fragilità»: come l’insufficienza renale o malattie oncologiche.Rispetto alla popolazione generale, i pazienti affetti da insufficienza renale cronica hanno un rischio maggiore sia di stroke che di sanguinamento: diventa, quindi, fondamentare una terapia anticoagulante in grado di proteggere da entrambi i rischi.
Nonostante le attuali Linee Guida raccomandino l’impiego di antiaggreganti piastrinici per il trattamento di CAD e PAD, purtroppo questa terapia lascia esposti i pazienti ad una elevata percentuale di eventi cardiovascolari. Per questo motivo Bayer, mediante lo Studio Compass, ha indagato una nuova e più efficace terapia per il trattamento di CAD e PAD.
Nei pazienti affetti da CAD e PAD, rivaroxaban al dosaggio vascolare di 2,5 mg due volte al giorno associato ad aspirina 100 mg una volta/die, ha ridotto il rischio combinato di ictus, infarto del miocardio e morte per cause cardiovascolari del 24% rispetto ad aspirina 100 mg una volta/die in monoterapia.La terapia combinata rivaroxaban/aspirina ha inoltre ridotto del 42%, 22% e 14%, rispettivamente il rischio relativo di ictus, mortalità per cause vascolari e di infarto, mostrando un buon profilo di sicurezza.Un altro elemento significativo è che in pazienti affetti da PAD, con arteriopatie periferiche, si è avuta una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori a carico degli arti (-46%), e una riduzione imponente (-70%) delle amputazioni degli arti legate a cause vascolari.Lo Studio è stato interrotto dopo un tempo medio di trattamento di 23 mesi, in anticipo sui tempi stabiliti, per manifesta superiorità della terapia combinata rivaroxaban/aspirina rispetto al braccio di confronto.

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Al cuore del diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate. Intervengono:
Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Federico Serra, Government Affairs & External Relation Director Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Nel cuore di Gerusalemme

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Roma. “Spazi condivisi e identità religiose nei contesti mediterranei: l’esempio di Gerusalemme”. È il tema del seminario che si è tenuto all’Università Europea di Roma per analizzare le relazioni fra gruppi diversi e i modelli di ecumenismo.
La professoressa Renata Salvarani, coordinatrice dell’incontro e docente di Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma ha spiegato: “Le società globali contemporanee hanno bisogno di conoscere le dinamiche delle relazioni complesse fra i gruppi diversi che le compongono: la ricerca sui modelli di convivenza e di coesione è un obiettivo importante degli studi storico religiosi.Gerusalemme e il suo cuore cristiano, l’insieme del Santo Sepolcro, è un esempio di massima complessità: cinque differenti comunità principali vi celebrano da secoli giorno e notte, trovando un modo di dividere spazi e tempi, mantenendo una sostanziale unità”.“Un’analisi storica delle dinamiche religiose a partire da un approccio laico può dare un contributo scientifico carico di potenzialità positive anche sul piano sociale, nella prospettiva della formazione di giovani aperti ai cambiamenti e alla realizzazione consapevole di contesti integrati”. Nel corso del seminario sono state presentate le iniziative che l’Università Europea di Roma realizza a Gerusalemme, dove ha un polo di studio presso il Notre Dame Pontifical Institute.
Fra queste, nel mese di luglio viene proposta la summer school “On the footsteps of Jesus”, dedicata al tema del Gesù storico, con la partecipazione di professori dello Studium Biblicum Franciscanum e della Hebrew University, rivolta a studenti universitari e ricercatori, nonché all’aggiornamento degli insegnanti.

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Due dita sul polso per “sentire” il ritmo del cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

In occasione della Settimana globale della fibrillazione atriale http://www.heartrhythmalliance.org/afa/uk/af-aware-week (19 – 24 novembre) tutto il mondo si sta muovendo, per lanciare campagne di sensibilizzazione efficaci ma nessuno ancora ha pensato di coinvolgere i bambini, perchè abbiano cura della salute dei propri genitori e dei nonni. Lo sta facendo ALT, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, con ChYP, Check Your Pulse: una campagna capillare che insegna ai bambini a “sentire” il ritmo del cuore con un gesto semplice: due dita sul polso, al posto giusto, al momento giusto.La fibrillazione atriale è un’aritmia, un disordine nel ritmo del cuore, che provoca sintomi come mancanza di respiro, stanchezza profonda, senso di vertigine, sensazione di un frullo nel petto, ma altrettanto spesso dà sintomi sfumati o che non vengono affatto percepiti. Questa aritmia provoca ictus cerebrale: un evento devastante che può rubare la vita o distruggere la qualità della vita di chi ne soffre e della sua famiglia.ChYP parla alle nuove generazioni con un linguaggio immediato, coinvolgente, efficace, fatto di suoni e immagini. Grazie alla collaborazione degli allievi del Corso triennale di Pubblicità e Cinema d’Impresa, con la direzione artistica di Maurizio Nichetti, della sede Lombardia del CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia, e dei ragazzi della Sezione Percussioni della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, ALT ha realizzato il video, in due versioni, italiano e inglese, che aiuta a riconoscere la fibrillazione atriale. IL VIDEO nato grazie al contributo della Fondazione Cariplo e il sostegno del Fondo in memoria di Maria e Guido Marsigliesi, è patrocinato da Pubblicità Progresso.Partecipano alla campagna, in classe con ALT per conoscere i meccanismi di funzionamento del cuore e della circolazione del sangue, gli studenti dai 9 ai 12 anni di due scuole di Milano, l’Istituto Santa Gemma e The British School of Milan – Sir James Henderson.«Sono 2 milioni gli italiani e 10 milioni gli europei che soffrono di fibrillazione atriale – sottolinea Lidia Rota Vender, specialista in Ematologia e Malattie cardiovascolari da Trombosi e Presidente di ALT – Onlus, spiegando – Un gesto semplice come due dita sul polso permette di riconoscere una fibrillazione subdola, che non dà segni di sé, che non viene sospettata perché troppo pochi sanno che cosa sia e come riconoscerla per tempo, non necessariamente con esami diagnostici reiterati e costosi, ma a anche volte solo con due dita sul polso”.

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Le malattie alle valvole del cuore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Roma 15 ottobre 2018 FLASH MOB ore 10.30 Parco di Villa Borghese – Viale Washington. Le malattie alle valvole del cuore colpiscono oltre 1 milione di italiani e la loro prevalenza aumenta con l’età, tanto da riguardare il 10% delle persone con più di 65 anni. Queste malattie sono molto diffuse, ma la consapevolezza è poca. Durante il flash mob si sensibilizzeranno i partecipanti e i passanti sulla conoscenza delle malattie delle valvole cardiache.

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Giornata Mondiale del Cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Milano 9 settembre 2018. La Giornata Mondiale del Cuore è promossa in Italia dall’ Associazione “Fondazione Italiana per il Cuore” (FIpC), insieme a Conacuore, che raggruppa ben 119 associazioni di pazienti cardiopatici sul territorio, e quest’anno in collaborazione con Regione Lombardia. Le patologie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi, e il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie è in costante aumento. Ad accendere i riflettori su questi temi, sono istituzioni ed esperti riuniti oggi presso il Palazzo della Regione Lombardia, alla presenza dell’Assessore al Welfare, Avv. Giulio Gallera.
Nonostante le numerose iniziative di sensibilizzazione della popolazione a queste tematiche, da una indagine a livello nazionale emerge che il livello del coinvolgimento dei pazienti nella gestione della propria condizione di salute è molto variabile e che solo il 38% di pazienti ad alto rischio mostra una buona consapevolezza della propria condizione e la capacità di mettere in atto concretamente comportamenti e stili di vita adeguati. Lo studio ha dimostrato, inoltre, come un maggiore coinvolgimento e una maggiore responsabilizzazione del paziente si correlano con stili di vita più adeguati, maggiore aderenza alla terapia e conseguentemente migliori esiti. Studi epidemiologici condotti a partire dagli anni ‘80 hanno evidenziato come la nostra salute si prepara ed è programmata nei nostri “primi mille giorni” di vita – richiama Sergio Pecorelli (Università degli Studi Brescia; Giovanni Lorenzini Medical Foundation – Milano – New York) – e che l’origine di molte malattie trasmissibili complesse va ricercata nelle influenze che l’ambiente esercita sul nostro genoma già dal concepimento e fino al compimento dei primi due anni. È da qui, dunque, che parte la prima linea della prevenzione. Ma cosa succede nell’approccio al paziente che ha già avuto esperienza di eventi cardiovascolari? Intanto chiedersi il perché non si è potuto prevenire la comparsa di detti eventi, prendono anche in considerazione problematiche di familiarità, ossia di origine genetica. E poi considerare concretamente che chi sopravvive a un infarto miocardico acuto diventa un malato cronico per il quale la malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi diretti e indiretti per la società. La risposta – richiama Pablo Werba (Unità di Prevenzione Aterosclerosi del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano) – oltre che in un approccio terapeutico mirato, affiancato da corretti stili di vita, risiede nel fatto che accanto alla prevenzione in tempo utile, è necessario lavorare nella prevenzione cardiovascolare, come atto di medicina di precisione, intesa come l’adozione di strategie diagnostiche e terapeutiche basate sul singolo paziente, considerando, accanto all’intero quadro patologico, l’ambiente familiare e sociale, lo stile di vita, il lavoro e la condizione economica, lo status psicologico e clinico, parametri biochimici nonché il patrimonio genetico. Oggi, infatti, strategie apparentemente più aggressive anche in prevenzione secondaria, in base alle caratteristiche del paziente, hanno dimostrato di poter ottenere significativi miglioramenti nella riduzione della mortalità per cause cardiovascolari.Le malattie cardiovascolari sono la causa di morte più frequente nella popolazione adulta nei paesi ad alto sviluppo economico ed industriale. Tra i fattori di rischio ben riconosciuti – come spiega Anna Vittoria Mattioli (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari) – i più frequenti sono: ipertensione, diabete mellito, obesità e dislipidemia. In questo contesto il paziente diabetico è un paziente ad alto rischio cardiovascolare che richiede una stratificazione del rischio molto accurata ed un trattamento intensivo non solo del diabete stesso, ma anche dei fattori di rischio concomitanti. La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni e le proiezioni ne vedono un aumento esponenziale. Un miglioramento nel controllo del rischio cardiovascolare nel paziente diabetico si può ottenere con una diagnosi precoce di diabete, con un corretto stile di vita (alimentazione equilibrata e attività fisica costante), una adeguata terapia, ed una gestione multidisciplinare ed integrata del paziente diabetico.In questo scenario, i progressi della ricerca scientifica forniscono al medico sempre più strumenti diagnostici e terapeutici adeguati alla personalizzazione dell’approccio rendendo possibile una medicina cardiovascolare di precisione mentre il compito di Istituzioni e Associazioni prosegue sulla strada dell’informazione e della sensibilizzazione della popolazione a queste tematiche nell’ottica di un sempre maggiore coinvolgimento del cittadino. La Giornata Mondiale per il Cuore partecipa alla campagna “25by25” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sollecita tutti i Paesi a mettere in atto alleanze e le migliori strategie per ridurre, entro il 2025, il 25% dei decessi prematuri causati dalle malattie croniche non trasmissibili come le malattie del cuore, dei vasi e delle patologie strettamente collegate, come il diabete. A settembre e nei mesi successivi, sono moltissimi gli eventi aperti al pubblico, con distribuzione di materiale informativo, organizzati da enti locali, da ospedali, ASL, associazioni di pazienti, istituzioni pubbliche o private per sensibilizzare le persone a prendersi cura del proprio cuore.

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Europei “senza cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Le malattie alle valvole del cuore colpiscono oltre 1 milione di italiani e, visto che sono strettamente correlate all’avanzare degli anni, la loro prevalenza aumenta con l’età, tanto da riguardare il 10% delle persone con più di 65 anni. Nonostante i dati epidemiologici indichino che parliamo di malattie che riguardano un’ampia fetta della popolazione, la consapevolezza nei loro confronti è molto bassa: solo il 3% degli europei e degli italiani sa che il nostro cuore ha quattro valvole e solo il 7% degli europei conosce le malattie delle valvole cardiache, percentuale che scende al 5% se consideriamo solo gli intervistati italiani. Questi i dati che emergono da un’indagine che ha visto coinvolti 8.860 over 60enni in Austria, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e Italia con 1.000 persone intervistate. Per questo è stata istituita per l’8 settembre prossimo, e sarà celebrata per la prima volta nei Paesi europei, con attività che si svilupperanno nel corso di tutto il mese di settembre, la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Day. “Diversi sono gli obiettivi di questa iniziativa – dichiara Roberto Messina Presidente di Cuore Italia – Heart Valve Voice – alcuni dei più importanti sono: aumentare la consapevolezza sia della cittadinanza sia delle Istituzioni su queste malattie, promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi, migliorare la diagnosi che può essere effettuata in modo semplice da parte del medico di medicina generale auscultando il cuore con lo stetoscopio”. Le malattie alle valvole del cuore, se non curate adeguatamente, provocano un serio peggioramento della qualità di vita del malato, possono causare scompenso cardiaco anche grave e portare a morte nel giro di pochi anni. La buona notizia è che si possono curare e guarire. Quando viene diagnosticata una forma grave le possibilità di cura sono la riparazione o la sostituzione della valvola con interventi che sono il frutto di decenni di ricerca sui materiali e di innovazione nelle procedure chirurgiche e cardiologiche interventistiche. Le strade oggi a disposizione sono essenzialmente due: la via chirurgica o la procedura transcatetere. La prima consiste nell’impianto o nella riparazione delle valvole con un intervento di cardiochirurgia a cuore aperto o con i più moderni approcci minimamente invasivi. La seconda prevede trattamenti messi a punto più di recente, che permettono la riparazione della valvola mitrale con una clip o l’impianto di un anello, adatto quest’ultimo anche per riparare la valvola tricuspide, oppure la sostituzione della valvola aortica mediante la TAVI, un intervento eseguito spesso in anestesia locale, che utilizza un catetere introdotto attraverso l’arteria dell’inguine, indicato nei pazienti giudicati non idonei all’intervento chirurgico o a rischio alto o intermedio per la chirurgia e rappresenta la tecnica più adeguata nei pazienti anziani.
La Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Day è promossa da alcune delle principali organizzazioni scientifiche e di tutela dei diritti dei malati cardiopatici europee: tra gli altri, le associazioni Cuore Italia – Heart Valve Voice, la francese Alliance du Coeur, la britannica Heart Valve Voice UK, l’Irlandese Croi, la spagnola Aepovac, l’olandese Hart Volgers, l’associazione di cardiologia e medicina interventistica europea PCR, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica GISE e la sua Fondazione GISE, la Società Italiana di cardiologia geriatrica SICGe e il Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva GICR-IACRP.

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Al via la seconda edizione della campagna “Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

E’ stata promossa da Fondazione Italiana per il Cuore in collaborazione con la Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e con il supporto non condizionato di Parmalat, per sensibilizzare gli italiani sull’importanza di prendersi cura del benessere del proprio cuore grazie a piccoli e semplici gesti: l’alimentazione, l’attività fisica e l’eliminazione di “vizi quotidiani”.
Nel nostro Paese, l’alimentazione non è vissuta solo come una sfera di interesse, di coinvolgimento e come catalizzatore di passioni, ma è ritenuta il principale canale d’accesso verso la salute, la forma fisica e il benessere. Non è, infatti, un caso che, da un confronto internazionale, al nostro Paese si attesti il primato di “food passionate”, ovvero l’auto-percezione della popolazione riguardo alle elevate capacità culinarie e lo spiccato interesse verso la cucina.
Nonostante questa forte attenzione all’alimentazione da parte degli italiani, accompagnata anche da alcuni comportamenti virtuosi come la riduzione del consumo di carne rossa (35% della popolazione italiana), la preferenza di prodotti biologici (43%) e il consumo di alimenti funzionali e arricchiti (27%), gli abitanti del “Bel Paese” sembrano però spesso dimenticarsi, nella pratica e nel quotidiano, le buone regole della Dieta Mediterranea. Questo è ciò che emerge dalla recente ricerca di Gfk (Sinottica TSSP 2017) sulle abitudini degli italiani a tavola.
Dall’analisi risulta che gli italiani non mangiano dosi adeguate di frutta (42%) e di verdura (59%), alimenti “amici del cuore”, poveri di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre. Un italiano su due non mangia neppure una volta a settimana il pesce, il cui effetto protettivo è dovuto al tipo di grassi contenuti (Omega-3) che contribuiscono alla normale funzionalità cardiaca. Sorte analoga per il latte: ben il 65% della popolazione non lo beve quotidianamente, percentuale che sale al 73% nelle fasce più giovani (17-34 anni). Meno del 10% consuma, invece, frutta secca settimanalmente. Il 37% degli italiani dichiara, inoltre, di aggiungere ai propri cibi molto sale, che può causare problemi di salute fra cui l’ipertensione arteriosa, il 45% non riesce a moderare l’assunzione di alimenti ricchi di grassi nocivi per la salute e il 30% non riesce proprio a ridurre l’assunzione di dolci.
Anche lo stile di vita risulta poco virtuoso: il 20% dichiara infatti di fumare regolarmente mentre l’81% non pratica nessuna attività fisica regolare, portando così la percentuale di persone in sovrappeso di almeno 5 kg al 32%.
Da questa fotografia riparte “Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore”, la Campagna nata nel 2017 che ha visto, nel suo primo anno di attività, una straordinaria partecipazione del pubblico; sono stati infatti ben 35 mila i test sulla salute del proprio cuore raccolti attraverso il sito http://www.cuoriamoci.it. E, per il 2018, l’obiettivo sarà quello di raggiungere un numero ancora più vasto di persone, per aiutarle a prevenire le malattie cardiovascolari.
“Pochi hanno la consapevolezza di questo dato evidente: nel nostro Paese i decessi a causa delle principali patologie cardiovascolari riguardano, ogni anno, 98.000 uomini e ben 127.000 donne (ISS 2014) – ricorda Emanuela Folco, Presidente della Fondazione Italiana per il Cuore – Un dato allarmante se pensiamo che la maggior parte di queste malattie sono prevenibili con un corretto stile di vita e un’alimentazione più equilibrata. Basterebbe, quindi, introdurre nella vita quotidiana di tutti noi piccoli e semplici gesti che possono fare però una differenza enorme in termini di benessere e prevenzione cardiovascolare. Questo l’obiettivo che ci siamo posti con la Campagna Cuoriamoci, che, lanciata con successo lo scorso anno, vogliamo tornare a proporre in questa nuova edizione, augurandoci di continuare a promuovere un autentico circolo virtuoso nelle abitudini degli italiani, affinché imparino a preservare un bene prezioso come il benessere del proprio cuore”.
“Oggi, nonostante la molteplicità di informazioni a riguardo, si fa ancora poco per intraprendere sane abitudini salva cuore, e più in generale a tutela della propria salute: migliorare la qualità dell’alimentazione, ridurre le porzioni di grassi a favore di verdura e frutta, non perdere occasione per praticare attività fisica – aggiunge Andrea Ghiselli, Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e Dirigente di Ricerca del CREA, Alimenti e Nutrizione. – Per questo, la Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, da sempre impegnata in iniziative di educazione alimentare, aderisce e appoggia la Campagna Cuoriamoci, che stimola la popolazione a quei piccoli cambiamenti nello stile di vita, in grado di portare grandi vantaggi per la salute”.
Al fine di guidare le persone verso una prevenzione semplice e alla portata di tutti, la Campagna Cuoriamoci promuove anche quest’anno piccoli gesti “salva cuore” da ripetere ogni giorno. Oltre all’astensione totale dal fumo, usare ogni occasione per fare movimento: basta una camminata quotidiana di buon passo di almeno 30 minuti per un totale di 150 minuti settimanali, preferire le scale all’ascensore, scendere a una fermata prima di metro/autobus, parcheggiare l’auto lontano dal posto di lavoro, usare la bici. Altro fattore importante è un’alimentazione più equilibrata, con meno cibi grassi o ricchi di zuccheri semplici e con molto sale, preferendo invece cereali integrali, legumi, frutta, verdura e alimenti ricchi di grassi Omega3 EPA e DHA, che contribuiscono alla normale funzionalità cardiaca. Ne sono ricchi alimenti come noci e frutta secca con guscio, pesce azzurro, semi di lino e alcuni olii vegetali.
Le iniziative della Campagna partono a Marzo e proseguiranno fino al 29 settembre 2018, quando, come ogni anno verrà celebrata la Giornata Mondiale per il Cuore, promossa dalla World Heart Federation e coordinata in Italia dalla Fondazione Italiana per il Cuore, con iniziative educative, testimonianze di esperti, eventi sul territorio e collaborazioni istituzionali.
Oltre alle attività a livello nazionale e locale, i messaggi della campagna saranno diffusi via TV, radio e web (tra cui il sito dedicato http://www.cuoriamoci.it), con lo scopo di promuovere l’informazione scientifica sul tema e incoraggiare le persone a fare propri i gesti quotidiani per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, a tutela del proprio cuore. Anche quest’anno ci sarà la possibilità di valutare la propria attitudine ad uno stile di vita sano, effettuando il test online che, attraverso 10 domande su stili di vita, alimentazione e attività fisica, darà riscontri sul grado di consapevolezza rispetto alla salute del proprio cuore. Qui saranno disponibili anche consigli utili e pratici per mettere in atto corrette e salutari abitudini.
La campagna “Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore” è resa possibile grazie al supporto non condizionato di Parmalat, che rinnova il proprio impegno nella promozione di corrette abitudini attraverso iniziative concrete sul territorio: tra queste, Cibus a Parma e la Partita del Cuore con la Nazionale Cantanti, che si giocherà allo Stadio Galileo Ferraris di Genova il prossimo 30 maggio. Le attività di promozione della Campagna Cuoriamoci continuano anche nei principali supermercati, dove sarà possibile ricevere materiali informativi e consigli utili e adatti a tutti sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. (Gianmarco Monterosso)

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Cuore e diagnostica per immagini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 gennaio 2018

cuorePisa dal 25 al 27 gennaio 2018 Polo Didattico Fibonacci – Università degli Studi di Pisa, Aula Magna Fratelli Pontecorvo, Largo Bruno Pontecorvo. Ecocardiografia, risonanza magnetica e TAC cardiaca sono tra i principali test di diagnostica per immagini oggi ben conosciuti dalla maggioranza della popolazione. Negli ultimi decenni la diagnostica per immagini non invasiva ha assunto un ruolo sempre più importante nella diagnosi e nella valutazione delle patologie cardiovascolari, contribuendo a individuare le migliori decisioni cliniche e guidando i medici nelle strategie farmacologiche e mediche più efficaci. «Si tratta di un settore della medicina in costante evoluzione, soprattutto tecnologica. In particolare diventa sempre più rilevante un approccio multimodale, comprendente non soltanto l’ecocardiografia, ma anche altri esami come la PET-TAC, per una migliore caratterizzazione dei meccanismi cardiaci e delle possibili disfunzioni, approccio che offre un’opportunità unica per valutare le dinamiche cardiache con tecniche non invasive» spiega Vitantonio Di Bello, professore di Cardiologia all’Università degli Studi di Pisa e presidente del Simposio “Translational Non-invasive Cardiovascular Imaging” in programma dal 25 al 27 gennaio a Pisa e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «In questo simposio sarà presentato un nuovo approccio globale della diagnostica cardiaca per immagini, dalla biologia alla pratica clinica. Sarà in particolare l’occasione per parlare di cardiologia translazionale, che si basa sulla capacità di trasferire in modo rapido nuove conoscenze dalla scienza di base a quella biomedica, ovvero dal laboratorio direttamente alla clinica, in modo da generare applicazioni diagnostiche e terapeutiche avanzate, offrendo nel contempo nuovi strumenti di indagine» prosegue Di Bello. Il simposio tratterà di patologie cardiocircolatorie come l’ischemia, la stenosi a ortica valvolare, lo scompenso cardiaco, le vasculiti, le trombosi, associando a ogni patologia le modalità di imaging più appropriate.

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‘Cupido’: i nanofarmaci inalati arrivano al cuore

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

cuoreParma. Ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano in collaborazione con i colleghi dell’Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza e con i ricercatori dell’Università di Parma hanno messo a punto un approccio terapeutico innovativo e non invasivo per il trattamento dei disturbi cardiovascolari, ad oggi la prima causa di morte nel mondo. Il metodo, descritto su Science Translational Medicine, è basato sull’inalazione di nanoparticelle ‘caricate’ con farmaci capaci di arrivare rapidamente al cuore. La ricerca è stata condotta nell’ambito di ‘Cupido’, progetto europeo di cui il Cnr è coordinatore, che ha lo scopo di individuare nuove soluzioni terapeutiche basate sulle nanotecnologie in ambito cardiovascolare. “Il merito è di un’innovativa molecola da noi brevettata – composta prevalentemente da fosfato di calcio, quindi altamente biocompatibile e biodegradabile – che riesce ad essere facilmente assimilata dalle cellule cardiache e, quindi, a trasportare il farmaco”, spiega Daniele Catalucci (Irgb-Cnr), coordinatore del progetto. “L’idea è quella di riprodurre i meccanismi tramite i quali alcune particelle inquinanti, come le polveri sottili derivanti dall’inquinamento automobilistico o da processi di combustione, una volta respirate riescono a oltrepassare la barriera polmonare e ad arrivare al cuore attraverso il sistema circolatorio cardiopolmonare. Abbiamo, cioè, sviluppato una ‘navetta terapeutica’ biocompatibile capace di viaggiare all’interno del corpo umano esattamente come fanno queste particelle tossiche, e di arrivare al cuore semplicemente per inalazione: qui il farmaco viene rilasciato senza necessità di iniezioni o altre metodologie invasive per il paziente”.
Una prima sperimentazione condotta su modelli animali ha mostrato risultati positivi, migliorando situazioni di scompenso cardiaco e di insufficienza del miocardio. “Sebbene siano necessari ulteriori studi prima della possibile applicazione all’uomo, questi risultati aprono la strada a un utilizzo innovativo delle nanotecnologie in ambito medico: ad oggi, infatti, l’attenzione della ricerca è stata rivolta prevalentemente al trattamento dei tumori”, afferma Michele Miragoli, ricercatore associato dell’Irgb-Cnr di Milano e docente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Per l’Università di Parma hanno preso parte al lavoro anche Silvana Pinelli, Rossella Alinovi e Stefano Rossi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Francesca Ravanetti del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie.Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’istituto clinico Humanitas con cui l’Irgb-Cnr ha una convenzione. Sono partner del progetto Cupido, oltre al Cnr, Charité University Medicine (Berlino), Imperial College (Londra), Simula Research Laboratory, Bet Solutions, In srl, Nemera, Cambridge Innovation Technologies Consulting Ltd, Sanofi, Fin-Ceramica di Faenza, Life Corporation S.a. e l’impresa spin off dell’Università di Parma. PlumeStars.

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Probiotici “amici del cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

cuoreIl benessere del nostro cuore passa anche dall’intestino, o meglio dall’equilibrio del suo ecosistema. Lo dimostrano studi recenti, presentati durante l’ultimo congresso della SIMG, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, a Firenze, nel simposio “Ruolo, scelta e appropriato uso degli integratori nel trattamento dell’ipercolesterolemia e nel rischio cardiovascolare basso e moderato”. Le ricerche rivelano che specifici probiotici, se assunti in quantità adeguate, possono portare benefici evidenti all’organismo e soprattutto possono evitare che si creino degli squilibri, a livello intestinale, che possono portare alla progressione dei fattori di rischio cardiovascolare.Il professor Edoardo Felisi, docente del Master Prodotti Nutraceutici, dipartimento di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Pavia, spiega infatti che “i probiotici sono microorganismi vivi e vitali e, aggiunti ad alimenti o a integratori, devono essere assunti in quantità adeguate, così da garantire l’eubiosi, cioè l’equilibrio della composizione qualitativa del microbiota intestinale. Questo permette di far funzionare correttamente l’organismo. Al contrario, la disbiosi è la perdita di questo equilibrio, determinato da una variazione qualitativa e quantitativa del microbiota intestinale”.Intervenendo sul microbiota si possono controllare anche diverse patologie sistemiche, a partire dal diabete di tipo 2, ma anche obesità, sindromi metaboliche e malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale.In particolare, uno studio ha dimostrato l’importanza dell’assunzione di un probiotico specifico che agisce sulla riduzione dell’ipercolesterolemia e quindi del rischio cardiovascolare.
Il professor Paolo Magni, docente di Patologia Clinica, dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, Università degli Studi di Milano commenta: ”È stato condotto uno studio clinico con un nutraceutico contenente un probiotico e riso rosso fermentato in una popolazione con modesta o moderata ipercolesterolemia e quindi soggetta a rischio cardiovascolare. I risultati rivelano che il nutraceutico, rispetto al placebo, riduce il colesterolo cattivo (LDL) del 26%; si è inoltre osservato che il colesterolo non HDL (colesterolo aterogenico) si riduce del 24%; questo è un importante effetto sulla riduzione del rischio cardiovascolare, in quanto la colesterolemia totale viene ridotta del 17%”.
Entrando nel dettaglio, il professor Magni specifica che “un particolare nutraceutico, il Bifidobacterium Longum BB536 – uno dei ceppi ad attività probiotica più studiati – rende insolubile il colesterolo, che non viene di conseguenza riassorbito a livello intestinale e pertanto non raggiunge il fegato, ma viene eliminato nelle feci”.“Secondo lo studio clinico citato, l’azione sinergica del probiotico, efficace nella riduzione dell’assorbimento del colesterolo, e di un prodotto naturale che riduce la produzione di colesterolo, come la Monacolina K, ottenuta dal processo di fermentazione del riso rosso, si è rivelata altamente efficace – conferma il dottor Gerardo Medea della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure primarie in Area metabolica -. Studi come questo sono un elemento fondamentale per i Medici di Medicina Generale nella scelta quotidiana del prodotto, in questo caso del probiotico più adatto ai pazienti con basso o moderato rischio cardiovascolare, purchè non abbiano bisogno di farmaci”.

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La salute del nostro cuore dipende da noi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

stoccolma1Stoccolma. Siamo in buona parte padroni del nostro destino, perlomeno della salute del nostro cuore. È il messaggio lanciato dai cardiologi che hanno partecipato al simposio “Cardiometabolic Risk and Vascular Disease: from Mechanisms to Treatment” organizzato recentemente a Stoccolma dal Karolinska Institute di Stoccolma con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini. «Una circonferenza dell’addome sopra la media e in più colesterolo, glicemia e pressione del sangue oltre i livelli raccomandati: sono le caratteristiche del rischio metabolico, tra le principali cause di malattie cardiache e vascolari» spiega Francesco Cosentino, Direttore dell’Unità di Cardiologia del Karolinska Institute & Karolinska University Hospital di Stoccolma. «Si tratta di una condizione che interessa circa il 25 per cento degli uomini ed addirittura il 27 per cento delle donne. Parliamo quindi di numeri altissimi, pari a circa 14 milioni di individui in Italia, ma che diventano ancora più impressionanti se pensiamo all’Europa o agli Stati Uniti, paese dove è obeso o in sovrappeso una persona su tre. E se escludiamo fattori che non possiamo modificare, come la familiarità per malattie cardiovascolari o l’età, l’aumento del rischio di malattie per il nostro cuore dipende tutto da noi e dalle buone o cattive abitudini di vita che seguiamo».
Jean-Pierre Després, Direttore della Ricerca in Cardiologia all’Università di Laval, Canada, sottolinea il rapporto tra salute cardiovascolare, obesità, circonferenza addominale e distribuzione del grasso corporeo. «L’obesità è stata storicamente considerata come una condizione non salutare e associata a un numero considerevole di malattie. Però l’utilizzo sempre maggiore dell’indice di massa corporea cuore(BMI, espresso secondo una formula che mette in rapporto peso e altezza) come metro clinico per definire il peso corretto, il soprappeso e l’obesità, ha portato alla pubblicazione di risultati che hanno lasciato molti medici e parte del pubblico perplessi riguardo il suo contributo contro le malattie cardiovascolari, se comparato a altri fattori di rischio individuati. In particolare la circonferenza addominale oltre la norma, e di conseguenza la concentrazione del grasso corporeo in quella zona del corpo, sono un indicatore preciso di aumentato rischio per malattie cardiovascolari. Per cui la circonferenza addominale dovrebbe essere considerata come un’utile misurazione dell’adiposità addominale e identificata come un rilevante target terapeutico. Altri fattori di rischio includono l’età, il sesso, il livello di attività fisica, la qualità nutrizionale, fumare, la predisposizione genetica alle malattie cardiovascolari e altre ancora. Ancora più della dieta, una moderata attività fisica contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare ed è importante sapere che l’attività fisica è cardioprotettiva anche in assenza di perdita di peso. Per riassumere, i comportamenti suggeriti per una salute cardiovascolare sono: non fumare, un BMI minore di 25 kg/m2, praticare attività fisica moderata (150 minuti la settimana), seguire una dieta sana. I fattori biologici favorevoli sono: colesterolo al di sotto dei 250 mg/dL, pressione del sangue al di sotto dei 120 e 80 mm/Hg, assenza di diabete e livelli di glucosio al di sotto dei 100 mg/dL».
Thomas F. Lüscher, Direttore della Cardiologia all’Ospedale Universitario di Zurigo, indica nel rapporto tra alcuni alimenti e flora batterica una spiegazione dell’aumentato rischio cardiovascolare in chi segue una dieta scorretta. «Le malattie cardiocoronariche sono considerate principalmente dovute a dislipidemia e infiammazione, mentre solo recentemente i batteri intestinali sono stati inclusi nel gruppo dei protagonisti nella patogenesi delle patologie cardiovascolari. Ormai è risaputo che la dieta occidentale ricca di carni rosse e di grassi favorisce le malattie cardiocircolatorie, anche perché ha importanti conseguenze sui batteri intestinali e la loro interazione con il metabolismo. L’incremento di cibi ricchi di grassi e che favoriscono l’innalzamento dell’insulina aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, dislipidemia e infiammazione sistemica. In particolare nelle persone che consumano molta carne rossa si osserva un aumento del TMAO, (trimetilammina N-ossido), una sostanza prodotta dai batteri intestinali nella digestione della carnitina, contenuta nella carne rossa. Alti livelli di TMAO sono correlati a una modificazione del metabolismo del colesterolo e dell’arteriosclerosi e sono altamente predittivi di rischio per malattie cardiovascolari. In conclusione il messaggio principale per i suggerimenti nutrizionali è ben chiaro: seguire una dieta sana che includa abbondanti quantità di frutta, verdura, cereali, legumi, frutta secca, pesce. E limitare la carne rossa, i dolci e le bevande zuccherate».

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Aritmie ventricolari e morte cardiaca improvvisa: pubblicate le nuove linee guida Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Stethoscope on the ECG. medical symbolic close-up photoL’American Heart Association (AHA), l’American College of Cardiology (ACC) e la Heart Rhythm Society (HRS) hanno pubblicato un documento dedicato alla gestione degli adulti con aritmie ventricolari oppure a rischio di morte cardiaca improvvisa. «La linea guida fornisce raccomandazioni aggiornate in entrambi gli argomenti» afferma Sana Al-Khatib, del Duke University Medical Center di Durham (Stati Uniti) che coordinato il comitato di esperti autori dell’articolo appena pubblicato su Circulation. «Queste raccomandazioni si propongono di aiutare i medici sia nell’individuare i pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa, sia nell’impostare una corretta valutazione e la migliore terapia» scrivono gli autori. La nuova linea guida rimpiazza quella del 2006, sostituendo anche alcune sezioni del documento ACC/AHA/HRS 2008 sulla terapia delle aritmie, in particolare quelle sulle indicazioni relative all’uso del defibrillatore cardioversore impiantabile. «Il nuovo documento rivede anche le raccomandazioni sulla prevenzione della morte cardiaca improvvisa contenute nella linea guida pubblicata dall’AHA e dall’American College of Cardiology Foundation (ACCF) nel 2011 e dedicate alla diagnosi e al trattamento della cardiomiopatia ipertrofica» osservano gli autori, ricordando che l’arresto cardiaco improvviso e la sua conseguenza più comune, la morte cardiaca improvvisa, rappresentano circa metà dei decessi per cause cardiovascolari. «Negli ultimi 20-30 anni, negli Stati Uniti sono stati circa 230.000-350.000 i decessi dovuti ogni anno a una morte cardiaca improvvisa» afferma Al-Kathib. Per i pazienti ad aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa la linea guida consiglia ai medici di adottare un approccio condiviso al trattamento, in cui le decisioni terapeutiche si basano non solo sulle migliori evidenze disponibili, ma anche sugli obiettivi, le preferenze e i valori di ogni paziente. Il nuovo documento fornisce anche indicazioni dettagliate sulla gestione di malattie e sindromi specifiche associate a un aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa dovuto ad aritmie ventricolari. «Una raccomandazione che merita di essere evidenziata è quella sui defibrillatori cardioversori impiantabili usati in prevenzione primaria nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica» concludono gli autori. (foto: aritmie)

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