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Ricercatori insieme per la cura del pianeta

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Centinaia gli eventi già in programma per la Settimana della Scienza che si apre il 18 settembre, si chiude il 25 e culmina venerdì 24, in contemporanea con tutta Europa, toccando 19 località da Parma a Palermo, da Potenza a Carbonia, con il clou nel centro storico di Frascati, uno dei magnifici Castelli Romani, dove si concentrano tantissimi Enti di Ricerca italiani ed europei. Matematica per le strade di Roma e un ricco programma multidisciplinare con Università degli Studi Roma Tre, oppure nei segni e nei disegni dei più giovani insieme all’Associazione ParimPari, e poi ancora cifrari e codici segreti da decifrare e da comporre, o giochi di ruolo per salvare la Terra in tre ore a cura de Il Salotto di Giano aps, stanze del delitto imperfetto da investigare un assaggio del fitto programma dell’Università di Parma, caccia ai segreti dei più piccoli viventi e a quelli delle foglie della Città di Ariccia, DNA e api al microscopio, bracci bionici e cure con sistemi microfluidici di nanoparticelle insieme ai ricercatori di Università Campus Bio Medico, meteoriti e come riconoscerli, chimiche e alchimie, nanomateriali ecocompatibili per i supporti dei dipinti, spiegate dagli esperti di Istituto Centrale per il Restauro, realtà virtuali … ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età. Vi invitiamo a cliccare sui nomi dei partner per vedere tutta la programmazione. Il programma online sul sito di Frascati Scienza è ricco e ghiotto: comprende gli eventi nazionali e presto si aggiungeranno quelli di Frascati. Ricco e ghiotto anche nel senso letterale del termine: tra i tanti eventi di CREA, uno show cooking guidato dai ricercatori. Di cibo, alimenti e scarti si parla in varie salse scientifiche. Dai racconti dedicati aI più piccoli sugli ortaggi, alle degustazioni frutto della collaborazione tra Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, Frascati Scienza, Ospitalità Castelli Romani (OCR), dall’analisi delle proprietà e della bontà del latte purché sostenibile, al manuale sul mangiar bene, scritto con e per gli adolescenti, dal rimorchio supersostenibile per lo street food, alla fisica tecnica del pop corn, dai robot per l’agricoltura di precisione alla scienza per gli scarti. Dopo un anno di infodemia sul Covid pare si senta il bisogno di una pausa: pochissimi eventi, tra le centinaia, affrontano direttamente il tema, ma parlandone ad esempio in termini di sequenziamento, big data e medicina di precisione con gli esperti di IFO – Istituto nazionale tumori Regina Elena e Istituto dermatologico San Gallicano, di ‘long Covid’ e l’eredità dell’infezione, di nuove declinazioni di ‘nomi, cose, città’. L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Alumni-ALACLAM Associazione Laureati Ateneo Cassino e Lazio Meridionale celebrano gli 80 anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene con una serie di eventi che intendono riconoscere il fondamentale ruolo svolto dalle donne nella realizzazione e diffusione della ‘Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea’. Università LUMSA racconta tutti i colori della ripartenza, mentre con Istituto Nazionale Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ si parlerà del ruolo del dubbio nella scienza. A proposito di salute e medicina, si parla di nuove frontiere della ricerca in ambito medico con Fondazione AIRC ma anche dei microbi che non vengono per nuocere, mentre Fondazione Umberto Veronesi esplora in una serie di laboratori online rivolti agli studenti delle scuole secondarie quali sono le molecole inquinanti più comuni negli spazi in cui viviamo e come tutelare la nostra salute contribuendo a migliorare la qualità dell’ambiente. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù parla di ricerca medica pediatrica, e Fondazione European Brain Research Institute (EBRI) Rita Levi-Montalcini di dis-abilità tra neuroscienza e arte, fino ad arrivare persino a vedere una vera sala operatoria in un centro commerciale con l’Associazione Infermieri di Camera Operatoria. Si possono fare cacce al tesoro nell’Orto Botanico con i ricercatori, pedalate ecologiche, anche in e-bike ai Castelli Romani, nel Comune di Nemi è possibile seguire percorsi d’acqua dai borghi ai laghi, e con altri partner, vivere un giorno da pesce insieme ai ricercatori dell’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, passeggiare tra navi e onde, tra idraulica e viscosità, immersi in piante acquatiche e in quartieri interni, come la Garbatella, ma pure capire bene quali tecnologie sostenibili vengono usate per i restauri o quali rilievi e modelli matematici servono per ricostruire il passato.Laboratori intriganti, aperitivi scientifici, webinar su ogni scienza, giochi e spettacoli, kit da giocare con Marie Curie. Tutto per il futuro del pianeta, appunto. Alla biodiversità, di cui l’Italia è straricca, sono dedicati molti eventi in tutte le località della Notte, di sostenibilità e biodiversità si parlerà anche nelle visite guidate in programma con il FAI – Fondo per l’ambiente italiano. Ma c’è anche la chimica al servizio della sostenibilità (e quella che c’è tra noi). Bioeconomia: ecco un corso per insegnanti e attività per bambini di FVA New Media Research con i progetti Biovoices e Transition2Bio. Economia circolare, argomento in cui il nostro paese eccelle, è oggetto di aperitivi scientifici, di laboratori per bambini a cura di Explora Il Museo dei Bambini di Roma, di giochi più impegnativi per i più grandi, di mostre itineranti insieme al Gruppo Astrofili Monti Lepini che coinvolgono persino la luna, approfondimenti per esperti e tanto altro. Progettare un futuro non può prescindere dal tema dell’energia, scandagliato e raccontato in ogni modo possibile dai ricercatori. C’è chi mostra la torre nearly zero net, chi, come Sotacarbo, conduce il pubblico nel progettare la propria casa a impatto zero, chi lo fa giocare energicamente, chi lo fa esercitare in frugalità, chi gli mostra l’eolico galleggiante e la fragilità dei territori, chi come ISINNOVA – gli parla di mobilità a zero emissioni e chi di velocità da formula SAE. La sostenibilità parte dall’emergenza climatica, dall’inquinamento, certo, ma non è solo ambientale, si sa. Non a caso, tra gli eventi, c’è chi sceglie di parlare di giustizia sociale, parità di genere, di donne scienziate e del ruolo delle donne (s)confinate.Incontri vis à vis, interviste, concorsi sul “mio ricercatore” per i piccoli pazienti di Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e chiacchierate con ogni ricercatore possibile, su Facebook, nei webinar online, dal vivo durante gli eventi: i ricercatori lasciano le loro stanze (o vi accompagnano grandi e piccini) per portare le scienze tra le mani di tutti. Perché per vincere la sfida del futuro, scienza e tecnologia non bastano, hanno bisogno del sostegno, del supporto, dell’aiuto di ogni cittadino.Eventi per bambini, altri per adulti, pochi per gli esperti, ma tanti, tantissimi da seguire, da nord a sud, da est a ovest, dal vivo e online: impossibile riportarli tutti, ma sul sito di Frascati Scienza, divisi in due programmi (uno per tutti, un altro esclusivamente per le scuole), si possono già scegliere per località, data, organizzatore ed età. A breve sempre online anche il ricchissimo programma clou della Settimana della Scienza a Frascati. Quanto alle prenotazioni, il sito le accoglie a partire da settembre.

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Dall’ingegneria proteica di Unife la super-molecola per migliorare la cura dell’emofilia B

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Modificare la molecola di un farmaco per renderlo migliore, esattamente come fa un meccanico quando migliora le prestazioni di un’auto potenziando il motore. È quanto fatto dai i biotecnologi dell’Università di Ferrara con la messa a punto di una nuova super-proteina per la cura dell’emofilia di tipo B. “Le terapie attualmente in uso per la cura delle malattie emorragiche, come l’emofilia, agiscono ripristinando la normale coagulazione del sangue, una funzione essenziale per il nostro organismo e di cui gli emofilici sono carenti. Purtroppo però questi farmaci presentano dei grossi limiti legati alla loro durata limitata nel sangue, e le/i pazienti sono obbligati a sottoporsi ogni settimana a ripetute infusioni di farmaco” illustra il dott. Alessio Branchini, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie e coordinatore dello studio.Insieme a lui, il team Unife composto dal professor Mirko Pinotti, dalla dottoressa Silvia Lombardi, prima autrice dello studio, dal dottor Mattia Ferrarese, in collaborazione con il gruppo del professor Jan Terje Andersen della University of Oslo.“La nuova molecola che abbiamo sviluppato è un prodotto biotecnologico chiamato “proteina di fusione”. Si tratta di una proteina in cui siamo riusciti a combinare due diverse molecole con caratteristiche interessanti: l’albumina, che è naturalmente prodotta dal nostro organismo e ha una durata nel sangue addirittura di settimane, e il fattore IX della coagulazione, cioè la proteina utilizzata per trattare l’emofilia B” spiega la dott.ssa Lombardi. L’impatto della ricerca è anche traslazionale, ossia di più ampio respiro rispetto al solo campo specifico di applicazione, come puntualizza il prof. Pinotti: “Questa tecnologia, così come l’approccio biotecnologico da noi usato, può essere esteso ad altre molecole di interesse terapeutico, così come ad altre patologie anche oltre la coagulazione, rendendo questo stesso approccio davvero intrigante per le sue potenzialità di applicazione”. Gli autori dello studio sottolineano tuttavia che l’iter è ancora lungo perché questa nuova molecola possa essere davvero un farmaco a disposizione dei pazienti, in quanto al momento è stata testata soltanto a livello pre-clinico: “Lo scopo ultimo della nostra ricerca è di arrivare alle persone e migliorarne la vita, in tutti i suoi aspetti. Non è la malattia a identificare una persona, e la possibilità di migliorare sempre di più le cure aiuta anche a far prevalere la persona sulla malattia”.I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista British Journal of Haematology. L’articolo originale è: Fusion of engineered albumin with factor IX Padua extends half-life and improves coagulant activity.

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Nuovo farmaco per la cura dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e L’Associazione SIN demenze (SINdem) accolgono favorevolmente la decisione assunta dalla Food and Drug Administration (USA), l’autorevole Agenzia americana per il controllo dei farmaci, a favore di una «approvazione accelerata» del farmaco Aducanumab, prodotto da Biogen, per il trattamento della Malattia di Alzheimer. Tale decisione, pur se non condivisa da tutta la comunità scientifica internazionale, giunge dopo anni di ricerche infruttuose e di fallimenti di studi clinici mirati alla cura della principale causa di demenza e apre uno scenario nuovo.“Gli studi che hanno condotto alla approvazione – commenta il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN – hanno documentato la riduzione del deposito di amiloide nel cervello dei pazienti trattati e pur mancando ancora la conferma che questo dato strumentale correli con un reale miglioramento clinico, la notizia è senza dubbio importante. La deposizione di amiloide nei neuroni non è probabilmente la sola causa della Malattia di Alzheimer, ma rappresenta certamente un attore importante nel meccanismo di malattia”. La SIN e la SINdem accolgono tale decisione manifestando soddisfazione per il lavoro di tanti ricercatori e studiosi, anche italiani, consapevole che saranno necessari studi di conferma e test clinici per documentare la reale efficacia clinica nelle fasi iniziali della Malattia di Alzheimer. La SIN e la SINdem sono da tempo impegnate nello studio e nella ricerca della Malattia di Alzheimer e riconoscono che l’accumulo dell’amiloide è uno dei bersagli importanti per la cura di questa malattia. Tuttavia, è noto che vi sono altri bersagli e meccanismi probabilmente altrettanto rilevanti nelle diverse fasi della malattia e che potrebbero divenire nel prossimo futuro target da colpire per una migliore efficacia terapeutica.La SIN e la SINdem invitano la comunità neurologica scientifica e clinica a continuare la propria attività tenendo conto che le cure, anche quelle attualmente a disposizione, per essere realmente efficaci necessitano di diagnosi tempestive e corrette, di percorsi gestionali standardizzati e multidimensionali, e di una adeguata presa in carico del malato e dei caregiver. Infine, auspicando che gli Enti regolatori Europei e Nazionali prendano atto della decisione assunta dalla FDA, la SIN e la SINdem ritiengono fondamentale una profonda riflessione sull’attuale organizzazione dei Servizi Sanitari e dei Centro dedicati al Declino Cognitivo e Demenze, sulla base della quale promuovere un aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze e investimenti adeguati.

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CuraMI&ProteggiMI dedicati alla cura e al benessere degli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Milano. Gli sportelli CuraMI&ProteggiMI sono organizzati per offrire una risposta completa e corretta alle famiglie che sono alla ricerca di informazioni, assistenza e supporto per affrontare le diverse necessità derivanti dall’invecchiamento di un loro parente e dalla scelta di gestirlo in maniera sicura e protetta, così da migliorare la qualità di vita dell’anziano e dell’intero nucleo familiare.I primi 4 sportelli al momento attivi (dislocati nelle zone 6 e 7 della città) vanno incontro alla richiesta sempre più urgente delle famiglie di avere un unico punto di riferimento per soddisfare i bisogni assistenziali dei loro anziani.Ricerca di badanti e assistenti familiari, assistenza domiciliare, formazione dei caregiver, pratiche fiscali e amministrative sono i servizi offerti sul fronte dell’assistenza. Per quanto riguarda l’area dei diritti, è offerta la consulenza nell’ambito della protezione giuridica e l’amministrazione di sostegno. Servizi di sollievo, Casa Anziani, Villaggio Alzheimer e Centri Diurni è il pacchetto della residenzialità. Infine per il benessere della persona, i servizi offerti riguardano il counselling e il supporto psicologico, la stimolazione cognitiva, la pet therapy e il nuovo progetto di adattamento degli ambienti di vita “Casa su Misura”. Alcuni servizi sono gratuiti, come quelli informativi e di orientamento ai sostegni amministrativi, altri richiedono un contributo calmierato; nei casi di indigenza la Fondazione valuta un intervento di supporto economico dedicato.L’accesso ai servizi avviene sia in presenza sia per telefono (tutte le modalità di contatto su: http://www.curamieproteggimi.it). Nati nel maggio 2020, i primi due sportelli (in via Trivulzio 15 e via Giasone del Maino 16) hanno funzionato prevalentemente con consulenze da remoto, mentre negli scorsi mesi è stato possibile avviare anche le consulenze in presenza, aggiungendo due nuovi sportelli (in via Rimini 29 e via Giovanni Battista Rasario 8). Durante gli scorsi mesi di grande isolamento causa pandemia, gli operatori specializzati degli sportelli hanno ideato e distribuito a tutti i familiari e caregiver da cui hanno ricevuto un contatto il Diario dell’assistenza, un pratico vademecum contenente indicazioni per la cura dell’anziano in casa e suggerimenti di attività, realizzato grazie al supporto della Fondazione. È possibile scaricarlo dal sito di CuraMI&ProteggiMI a questo link: https://www.curamieproteggimi.it/wp-content/uploads/2020/11/Diario-Assistenza-Familiare.pdf numero verde: 800 681 614 (da lun a ven h.9-18)

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Vitamina D nella cura del Covid-19: fantasia o realtà?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

È di pochi giorni fa la notizia che l’uso fai da te degli integratori alimentari sia significativamente aumentato in questo periodo (vitamina C, vitamina D) grazie alla facile reperibilità sul commercio di tali sostanze. In particolare la vitamina D3 oltre ad intervenire nel metabolismo del calcio, sembra avere proprietà importanti nel modulare la risposta immunitaria alle infezioni. Viene da chiedersi quindi se possa avere un ruolo preventivo o terapeutico anche nella cura del covid-19, che tanto impegno e consumo di risorse sta chiedendo al nostro paese. Un modo per capirlo consiste, oltre che nella propria esperienza clinica, nel mettere insieme i dati esistenti nella letteratura scientifica mondiale attraverso un’analisi aggregata dei lavori pubblicati fino ad oggi.Da questa analisi, la maggiore ad oggi pubblicata e condotta dalla UO di Oncologia dell’ASST Bergamo ovest, Presidio Ospedaliero di Treviglio-Caravaggio (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960076021000765?via%3Dihub ), in collaborazione con i colleghi dell’UO di Medicina Generale – reparto che sta combattendo questa battaglia in prima linea sul campo – sono emersi dati interessanti. L’analisi ha avuto come termine i lavori pubblicati sui principali motori di ricerca scientifici (es. Pubmed) il 31.1.2021. A tale data 43 lavori sono stati raccolti ed analizzati. Il dato più rilevante è stato che i soggetti con valori insufficienti di vitamina D avevano un rischio più elevato (di 1,26 volte) di contrarre l’infezione e, soprattutto, la malattia si presentava in forma più severa (intesa come rischio di intubazione o, comunque, di accesso in terapia intensiva: 2,6 volte più alto!). Allo stesso modo i pazienti con valori inadeguati di vitamina D presentavano una più alta mortalità complessiva. Cosa suggeriscono i dati di questa ricerca? In primo luogo è necessario mantenere un’adeguata concentrazione di vitamina D3, in particolare nei soggetti anziani, che alle nostre latitudini sono i più soggetti ad ipovitaminosi (necessarie le canoniche 800-1000 UI al giorno o 25000-50000 alla settimana a seconda dei valori ematici più o meno adeguati). In questo senso il ruolo dei colleghi della medicina di base è fondamentale per il monitoraggio e la prescrizione di tale integrazione. La vitamina D3 è economica, di facile assunzione (esistono varie formulazioni in gocce, fiale, compresse) e mutuabile, qualora i valori siano inadeguati. Non ha particolari effetti collaterali tranne che in caso di abuso. In secondo luogo, nei pazienti affetti da COVID 19 è importante identificare la carenza di vitamina D per poi poterla correggere nell’organismo, riducendo quindi il rischio di una evoluzione sfavorevole della malattia. Infine, alla luce delle evidenze della letteratura attuale, comprendente anche la nostra meta-analisi, sarebbe auspicabile poter includere tale esame nei protocolli clinico-terapeutici ministeriali e locali. In attesa di ulteriori ampi studi di conferma, possiamo concludere che l’integrazione con vitamina D3 può rappresentare, insieme alle misure preventive già in atto (isolamento, mascherine ecc) e soprattutto ai vaccini, un’ulteriore ausilio a disposizione dei clinici in questa battaglia. Hanno partecipato allo studio i Dirigenti medici: Andrea Luciani (Dir. Oncologia), Fausto Petrelli (Medico Oncologia), Paolo Colombelli (Medicina Generale), Giuseppina Dognini (Medicina)

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Il Baricitinib nella cura dei pazienti con Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Il baricitinib, medicinale utilizzato per la terapia dell’artrite reumatoide, costituisce uno strumento in più nella terapia delle forme serie e critiche di Covid-19. Lo sostiene un editoriale del New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, firmato da Delia Goletti, responsabile dell’Unità di Ricerca Traslazionale del Dipartimento di Epidemiologia e Ricerca Preclinica dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, e da Fabrizio Cantini, direttore del reparto di Reumatologia dell’Ospedale Santo Stefano di Prato. La malattia Covid-19 è caratterizzata da uno stadio iniziale con sintomi simil-influenzali, in cui la replicazione virale è elevata, per poi progressivamente diminuire. Dopo 7 o 8 giorni, nel 20% dei pazienti la malattia progredisce a polmonite bilaterale con dispnea, riduzione della saturazione dell’ossigeno nel sangue e conseguente necessità di ossigeno supplementare. Questa seconda fase è caratterizzata da una massiccia risposta immunitaria, che determina il peggioramento del danno polmonare, e da una insufficienza respiratoria che può richiedere una ventilazione invasiva.
Al momento non esistono farmaci specifici in grado di bloccare l’infezione da SARS-CoV-2 né di prevenire o curare la polmonite da Covid-19. La malattia si cura come i casi di influenza grave, con terapie di supporto e, nei casi più gravi, supporto meccanico alla respirazione. Per i pazienti ospedalizzati, al momento, viene utilizzato l’antivirale remdesivir per le polmonite a media severità, mentre il desametasone, e più in generale l’utilizzo di corticosteroidi, costituisce lo standard di cura per le forme gravi di Covid-19 che necessitano di ossigenoterapia, con o senza ventilazione meccanica; come terapia di supporto, è indicato l’utilizzo di eparine a basso peso molecolare in basse dosi per la profilassi di eventi trombo-emolitici nei pazienti con ridotta mobilità.Una ricerca del National Institute of Health (NIH), denominata ACCT-2, ha valutato nei pazienti adulti ospedalizzati con Covid-19 l’uso, in associazione con il remdesivir, del baricitinib, un farmaco registrato per la terapia dell’artrite reumatoide che si basa sulla inibizione di Janus chinasi 1 (JAK1) e 2 (JAK2). Lo studio si proponeva di valutare gli effetti della terapia baricitinib-remdesivir rispetto alla terapia con il solo remdesivir in primo luogo sul tempo di guarigione ed in secondo luogo sullo stato clinico dei pazienti al giorno 15. Lo studio del NIH ha evidenziato come i pazienti ai quali è stata somministrata la terapia combinata abbiano avuto un tempo per il recupero significativamente più veloce, ed il 30% in più di probabilità di miglioramento dello stato clinico al giorno 15 rispetto rispetto ai pazienti in monoterapia, con una minore incidenza di eventi avversi gravi (16% contro 21%). In una scala di severità della malattia che va da 1 (forme lievi che non richiedono ospedalizzazione) a 8 (decesso), l’efficacia del trattamento baricitinib-remdesivir si è dimostrata migliore nei pazienti con un grado di severità pari a 6 (ricezione di ossigeno ad alto flusso o ventilazione non invasiva). Questi pazienti hanno avuto un tempo medio di recupero di 10 giorni rispetto ai 18 giorni del gruppo con monoterapia, con maggiori probabilità di miglioramento dello stato clinico. Di rilievo anche i risultati per i pazienti con un grado di severità clinica 5, che hanno avuto un miglioramento medio del 17% del tempo di recupero, unito ad un aumento delle probabilità di miglioramento clinico. Da sottolineare infine, per entrambi questi gradi di severità della malattia, la marcata riduzione della mortalità sia al giorno 14 che al giorno 28.Le evidenze che emergono dal trial del NIH confermano i risultati degli studi condotti in per la prima volta in Italia da Fabrizio Cantini con il supporto scientifico di Delia Goletti presso l’Ospedale Santo Stefano di Prato e altri sei centri clinici italiani. Da questi studi sono emersi gli effetti benefici del baricitinib per il trattamento con Covid-19, in termini sia di sicurezza che di efficacia terapeutica. Gli studi sono stati pubblicati lo scorso anno su J Infection, e costituiscono la prima evidenza clinica di sicurezza ed efficacia del baricitinib per la polmonite da COVID-19. Il trial americano ACTT-2 fornisce un’ulteriore evidenza sull’efficacia di questo farmaco, che agisce attraverso l’inibizione di JAK1 e JAK2 e di conseguenza blocca la cascata immunitaria e riduce la replicazione virale. Ulteriori ricerche sull’argomento, realizzate dai gruppi del professor Cantini e della professoressa Goletti, sono state pubblicate in studi collaborativi internazionali pubblicati su Science Advances ed un altro su J Infection. In conclusione, l’elevata efficacia del baricitinib nei pazienti con polmonite a severità medio-grave arricchisce l’arsenale terapeutico contro la polmonite da Covid-19, principalmente nei pazienti che ricevono supporto di ossigeno senza ventilazione meccanica invasiva. Sarà molto interessante valutare i risultati di ulteriori studi randomizzati in corso sul trattamento della polmonite Covid-19, nei quali si sta confrontando l’efficacia clinica del baricitinib rispetto al desametasone.

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Novità e prospettive per la cura del mieloma multiplo in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

25 febbraio 2021, ore 11:00-12:00 Sarà possibile seguire la diretta streaming.Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo ed è una malattia tipica dell’età avanzata. Si stima che in Italia nel 2020 ci siano stati circa 5.800 nuovi casi. Rappresenta l’1,3% di tutti i tumori diagnosticati nella donna e l’1,2% nell’uomo. Sebbene attualmente non esista una cura, i trattamenti disponibili possono portare alla remissione. La malattia, i bisogni di cura dei pazienti e le attese novità in ambito terapeutico, come l’arrivo in prima linea di daratumumab, che potranno offrire una migliore prospettiva e qualità di vita alle persone con mieloma multiplo, saranno i temi discussi dai massimi esperti e dai rappresentanti dei pazienti durante la conferenza stampa organizzata da Janssen Oncology. Ne parleremo con: Prof. Mario Boccadoro, Università degli Studi di Torino, Vice Presidente European Myeloma Network Prof. Michele Cavo, Direttore dell’Istituto di Ematologia “Seragnoli” dell’Università degli Studi e IRCCS S.Orsola-Malpighi di Bologna Prof. Sergio Amadori, Presidente Ail – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma Loredana Bergamini, Direttore Medico di Janssen Italia, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson Modera: Irma D’Aria, Giornalista

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Cambio di paradigma nell’approccio alla cura dei tumori

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Sarà presto distribuito ai ventisette IRCCS aderenti ad Alleanza Contro il Cancro (la Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute) e ai principali stakeholders della sanità italiana, il volume contenente le linee guida per la costituzione dei Molecular Tumor Board, organismi pensati per valutare ed interpretare l’esito di test molecolari complessi, volti all’identificazione, nei tumori dei pazienti o in biopsie liquide, di alterazioni molecolari di varia natura che permettano di predire la vulnerabilità a terapie bersaglio molecolare ovvero a immunoterapie. Un’interpretazione, quella dei MTB, mirata a raccomandare terapie al di fuori degli standard ma già approvate per altre indicazioni o in via di sviluppo clinico, per pazienti che abbiano esaurito le linee standard di terapia per la propria malattia.La necessità di una codifica dei MTB è iscritta nel Documento di consenso sullo sviluppo e la organizzazione dell’Oncologia Mutazionale in Italia presentato al recente Annual Meeting della Rete. Preparato assieme ad AIOM e sottoscritto da Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica, ReS – Fondazione Ricerca e Salute, Periplo, Cipomo, Cittadinanzattiva e Fondazione per la Medicina Personalizzata, il Documento descrive lo storico cambio di paradigma nell’approccio alla cura dei tumori introducendo un cambiamento culturale con effetti significativi sia sulla salute dei pazienti, sia sull’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.«Il MTB ha il compito di affrontare la complessità dei profondi cambiamenti che l’innovazione tecnologica sta causando nell’approccio al paziente oncologico» spiega il prof. Ruggero De Maria, presidente di ACC. «Diagnostica e terapia dei tumori – dice ancora – hanno raggiunto un grado di complessità inimmaginabile fino a pochi anni fa. Basti pensare, per citare un esempio, che l’interpretazione delle analisi omiche necessita del supporto dei biologi molecolari e dei bioinformatici, nuove figure che contribuiranno, assieme agli altri medici specialisti, alla scelta delle terapie da effettuare nei pazienti con tumori avanzati nelle consuete riunioni dei gruppi interdisciplinari». Secondo il prof. Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’IRCCS Regina Elena di Roma (associato ACC), coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto le linee guida, «l’impatto atteso su sopravvivenza e qualità della vita dei pazienti oncologici derivante dall’utilizzo di tecnologie avanzate per la caratterizzazione delle alterazioni molecolari dei tumori e della disponibilità di un numero crescente di terapie bersaglio e immunoterapie, è enorme. I MTB hanno grandi responsabilità nell’assicurare decisioni rigorose, standardizzate e la generazione di dati affidabili. Alleanza Contro il Cancro ha raccolto la sfida generando queste linee guida che definiscono i numerosi aspetti che caratterizzano la vita di un MTB. L’auspicio – ha concluso Ciliberto – è che i MTB di singole istituzioni qualificate possano lavorare in reti regionali e nazionali per generare dati di real world evidence assicurando uniformemente e senza disuguaglianze ai pazienti oncologici sul territorio nazionale, elevati standard diagnostici e terapeutici».

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Obiettivo mani, la cura inizia in inverno

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Le indicazioni della dottoressa Patrizia Gilardino.Le mani possono dire molto. Sono il principale strumento di comunicazione, anche adesso che non è possibile dare la tradizionale “stretta”, e ci aiutano a esprimerci. Talvolta curate fin nei minimi dettagli, altre volte screpolate in balia di vento e sole. Sono però un’importante cartina di tornasole dei nostri stili di vita, delle nostre attività e dell’incedere del tempo. Tra mascherine e distanziamento, sono anche uno dei pochi lembi di pelle che rimangono scoperti in questo inverno, quando non si portano i guanti.Per mantenerle giovani talvolta non bastano nel consuete accortezze, ma è necessario agire più in profondità. «Il cosiddetto processo di “schelettrizzazione” è il principale indicatore del passare degli anni: le mani si presentano più rugose, più vuote; si assottigliano i tessuti molli e vengono in evidenza le vene e strutture tendinee», spiega Patrizia Gilardino, medico estetico di Milano. «Non solo, tendono a presentare delle macchie: queste possono dipendere dalla propria struttura genetica, ma anche dall’esposizione al sole. Infatti spesso non ci preoccupiamo di proteggerle dai raggi ultravioletti. La conseguenza è nella comparsa di macchie più o meno intense, dalle dimensioni variabili, che rappresentano un importante inestetismo». Il momento migliore per prendersene cura è l’inverno. «I trattamenti danno risultati consolidati nell’arco di alcuni mesi. Iniziare oggi significa prepararsi ad avere mani più giovani e in buona salute la prossima estate», afferma Gilardino. Ad esempio, per contrastare le macchie, «il trattamento prediletto è quello con luce pulsata che permette nell’arco di poche sedute di intervenire sul pigmento e “polverizzarlo”; scomparirà attraverso una leggera desquamazione. Per le situazioni più severe – che possono degenerare nella cheratosi – più indicato è l’uso di laser specifici che agiscono in profondità cancellando la parte più scura». In entrambi i casi non è richiesto alcun periodo di convalescenza ed è possibile tornare subito alle proprie attività quotidiane. Patrizia Gilardino è. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993.

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“La demenza: differenze di genere, prevenzione e cura”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Torino, lunedì 5 ottobre alle ore 16“ Massimiliano Massaia (Dirigente Medico Molinette) interviene sul tema “La demenza: differenze di genere, prevenzione e cura” presso la Sala dei mappamondi dell’Accademia delle Scienze, in via Accademia delle Scienze 6 a T. Viene introdotto dalla vicepresidente dell’Accademia di Medicina, Teresa Cammarota, Primario emerito di radiologia. Il tema viene declinato nell’ottica della Medicina di genere, una branca della Medicina che studia le differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne e l’influenza di questi fattori sullo stato di salute e di malattia, nonché sulla risposta alla terapia. Nello specifico, la demenza «è caratterizzata da una riduzione significativa delle capacità intellettive e da un lento, ma progressivo, percorso involutivo che conduce spesso alla perdita dell’autonomia» (da “Invecchiare senza invecchiare” di G. Isaia). L’incontro inaugura il nuovo programma “Scienze & Salute. Longevità e senescenza: come invecchiare in salute” promosso dall’Accademia delle Scienze e dall’Accademia di Medicina con il supporto della Bioindustry Park di Colleretto Giacosa. Sarà possibile accedere solo su prenotazione, attraverso la registrazione al seguente link: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-la-demenza-differenze-di-genere-prevenzione-e-cura-122388233501.

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Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), al via da domani al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. “L’allarme lanciato nel Regno Unito e negli USA si può applicare anche in Italia – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. A oggi, il ritardo diagnostico accumulato è limitato, ma sta crescendo anche per le modalità organizzative necessarie per garantire il distanziamento fisico dei cittadini che si sottopongono agli screening”.Nel nostro Paese, nel 2019, sono stati stimati 371mila nuovi casi di tumore e il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita. In cinque anni (2014 – 2019) la spesa per le terapie è passata da 3,9 a circa 6 miliardi di euro. I farmaci antineoplastici rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica per il 2019 (26% della spesa totale). Non solo. Nel 2019, il tetto del Fondo per i farmaci oncologici innovativi, stabilito in 500 milioni di euro, è stato sforato, superando i 584 milioni.“L’oncologia è una delle discipline in cui il contributo della telemedicina può essere più prezioso, non solo durante l’emergenza, ma anche nella nuova normalità post Covid-19 – continua Saverio Cinieri -. I contatti telefonici e telematici non hanno la pretesa di sostituire le visite fisiche, ma consentono una tempestiva discussione degli esami di laboratorio e strumentali e di eventuali segni e sintomi di malattia. Nell’ambito del potenziamento della telemedicina, è opportuno sfruttare al meglio anche l’opportunità offerta dai patient-reported outcomes (PROs) elettronici. Sono questionari che consentono di raccogliere preziose informazioni sulla qualità di vita dei pazienti, sui sintomi, sugli eventi avversi in corso di trattamento e sull’aderenza alla terapia, anche nella pratica clinica. I risultati dei questionari, compilati elettronicamente dai pazienti e ricevuti dal personale sanitario, possono essere discussi telefonicamente, consentendo una valutazione sistematica dell’andamento dei sintomi e degli effetti collaterali, indipendentemente dall’accesso fisico del paziente in ospedale. È documentato il beneficio di un approccio proattivo nella gestione dei sintomi, in termini di riduzione degli eventi avversi severi che richiedano accesso in pronto soccorso e ospedalizzazione. L’adozione dei PROs elettronici comporta però varie sfide, tra cui la formazione e la consapevolezza da parte del personale sanitario della loro utilità ed efficacia e la necessità di educare il paziente alla corretta compilazione dei questionari”.

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Sempre più campani decidono di curarsi al Nord

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

“Mentre De Luca continua a dire falsità, nel tentativo di nascondere il proprio fallimento agli occhi dei campani, ogni giorno escono notizie che confermano lo sfacelo della sua amministrazione. Ieri l’impennata dei contagi di Covid-19, dato che non si registrava da tre mesi a questa parte, e oggi la notizia che la Campania è messa peggio tra le Regioni meridionali per quanto riguarda la mobilità sanitaria interregionale. Insomma, sono sempre di più i cittadini della Campania che decidono di andare a farsi curare altrove, in particolare al Nord. Dovunque purchè non sia nella Sanità gestita e distrutta da De Luca. Questo purtroppo comporta un doppio danno: meno risorse pubbliche e meno investimenti. Ecco, De Luca ci parli di questo in campagna elettorale, racconti cosa non ha fatto in questi anni per migliorare un servizio essenziale come quello sanitario. Altro che lanciafiamme! Un’altra ragione per votare Fratelli d’Italia e Stefano Caldoro, perchè i campani hanno diritto ad un’assistenza sanitaria di qualità e non ad essere costretti a trasferirsi in altre regioni per avere adeguate cure”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale di FdI in Campania.

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Tumori: Un nuovo modello di cura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

A quasi cinque mesi dall’inizio della pandemia, il sistema sanitario è chiamato a fornire risposte ai pazienti oncologici, visto che l’emergenza sanitaria ha costretto a rinviare screening, visite di controllo e interventi chirurgici non urgenti. Nel nostro Paese, circa 3 milioni e 400mila cittadini vivono dopo la diagnosi di tumore. La necessità di fornire continuità di cura alle migliaia di pazienti oncologici si unisce all’opportunità di operare una vera riforma della presa in carico diffusa sul territorio. In che modo è possibile riorganizzare l’assistenza oncologica per continuare a garantire a questi cittadini le cure migliori, anche durante un’eventuale seconda ondata del Covid-19 in autunno e al termine della pandemia? Che ruolo deve avere la medicina del territorio e come va rivisto il rapporto con l’ospedale?
Per rispondere a queste domande, All.Can organizza un webinar aperto alla stampa mercoledì 22 luglio, dalle 11 alle 13 Al webinar interverranno, tra gli altri, Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), Mattia Altini (Direttore Sanitario IRCCS Irst Meldola), Domenico Crisarà (Vice Segretario Nazionale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Barbara Mangiacavalli (Presidente FNOPI – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), Tiziana Frittelli (Presidente Federsanità ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Gianni Amunni (Direttore ISPRO Toscana). Parteciperanno anche le Associazioni e i membri di All.Can Italia.

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Servono più risorse da destinare alla cura del cancro nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Per affrontare la fase 3 della pandemia e un’eventuale seconda ondata del Covid nel prossimo autunno. In Italia, i tumori costano ogni anno circa 20 miliardi di euro: le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni e i costi diretti a carico dei pazienti e delle famiglie sono stimati pari a 5,3 miliardi di euro. Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per le terapie. E la sospensione degli screening, la diminuzione delle visite oncologiche ambulatoriali e la cancellazione o il rinvio di numerosi interventi chirurgici, determinati dall’emergenza Covid negli ultimi mesi, rischiano di causare un aumento del numero di diagnosi di cancro in fase avanzata nei prossimi anni nel nostro Paese, con la necessità di più risorse. “È forte la preoccupazione dei pazienti che un’eventuale seconda ondata del virus in autunno possa provocare gli stessi danni a cui abbiamo assistito nella fase 1, in assenza di provvedimenti migliorativi dell’assistenza sia territoriale che ospedaliera – afferma Francesco Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme contro il Cancro e coordinatore del Tavolo Tecnico -. Come affermato in molte occasioni dal Ministro Speranza, serve un significativo e immediato aumento delle risorse da destinare alla sanità. Le malattie croniche hanno un impatto enorme sulla spesa sanitaria. Basta pensare che, in Italia, quasi 11 milioni di persone vivono con patologie oncologiche, ematologiche e cardiovascolari. Il sistema nella fase acuta della pandemia ha prodotto grandi risultati grazie ad un buon sistema ospedaliero e al sacrificio degli operatori sanitari, che sono stati in grado di superare le lacune organizzative della medicina territoriale”. Il Fondo sanitario nazionale per il 2020, pre-Covid, era pari a 116,474 miliardi di euro. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL, in Italia, nel 2018, è stata pari al 6,5%. Grandi Paesi europei come Germania (9,5%), Francia (9,3%) e Regno Unito (7,5%), nel 2018, hanno registrato percentuali di spesa pubblica in sanità rispetto al PIL decisamente più alte delle nostre (Fonte OCSE).“Buona parte delle criticità, emerse durante l’emergenza Covid-19, si riferiscono a carenze relative alla sanità pubblica territoriale, che inevitabilmente hanno determinato un sovraffollamento degli ospedali – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati 371mila nuovi casi di cancro. Per quel che attiene all’assistenza oncologica, riteniamo, come spiegato nel Documento, che una serie di attività quali i follow-up dei pazienti non più in trattamento, le attività di screening e di riabilitazione oncologica e tutte le problematiche attinenti alla gestione delle cronicità possono essere gestite in strutture sanitarie territoriali ad hoc di nuova istituzione, con una forte e strutturata collaborazione tra specialisti ospedalieri e medici di medicina generale”.“Inoltre – conclude il prof. Cognetti – serve forte impulso alla ricerca traslazionale e clinica, soprattutto nel settore della medicina personalizzata, privilegiando soltanto i progetti più validi e promettenti al fine di aumentare la selettività dei trattamenti con il risultato della massima efficacia e minore tossicità. Dovrà essere previsto un uso più esteso dei test genomici con capacità già dimostrata di markers prognostici e predittivi dei trattamenti oncologici, anche al fine di evitare, per esempio, la chemioterapia adiuvante in molte pazienti con cancro della mammella operato, così ponendo fine alle assurde discriminazioni attualmente in atto tra le Regioni a questo riguardo”.Nel webinar intervengono anche Franco Locatelli (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, membro del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile e delegato del Ministro della Salute), Sergio Amadori (presidente AIL, Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), Elisabetta Iannelli (Segretario Generale Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – FAVO) e Antonio Gaudioso (Segretario Generale Cittadinanzattiva).

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Diagnosi e cura dei sarcomi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

C’è uno strumento nuovo in oncologia per il corretto inquadramento diagnostico dei sarcomi ed il miglioramento terapeutico complessivo: è la piattaforma condivisa tra i laboratori degli IRCCS che aderiscono ad ALLEANZA CONTRO IL CANCRO – la Rete Oncologica Nazionale fondata dal MINISTERO DELLA SALUTE – creata per identificare, mediante approcci di sequenziamento del genoma di ultima generazione (NGS), alterazioni la cui individuazione risulta fondamentale per il corretto inquadramento della patologia. A perfezionarla, il Working Group Sarcomi che per questo studio specifico si è avvalso del coordinamento scientifico dell’ IFO-Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE) e del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (CRO). Le risultanze del lavoro sono state pubblicate dalla rivista Frontiers Oncology.
«I sarcomi sono un gruppo di tumori rari particolarmente aggressivo che colpisce le cellule costituenti il tessuto connettivo (ossa, muscoli, nervi, vasi sanguigni, tessuto adiposo e tendini) la cui prognosi può risultare piuttosto severa. – spiegano Roberta Maestro e Rita Falcioni, che hanno coordinato lo studio – I sarcomi nel loro complesso costituiscono un gruppo molto eterogeneo costituito da oltre 60 tipi tumorali diversi. Ecco che effettuare una diagnosi accurata per pianificare il trattamento terapeutico più adeguato è fondamentale, ma spesso richiede l’impiego di indagini molecolari complesse, laboriose e non alla portata di tutti i laboratori ».Di qui l’impegno concreto di Alleanza Contro il Cancro che ha messo a punto la piattaforma che identifica rapidamente anomalie genetiche presenti in un terzo circa dei sarcomi. «Sono irregolarità chiamate traslocazioni cromosomiche – aggiungono – che provocano lo spostamento di pezzi di cromosoma dalla loro sede in altre dando di fatto origine a dei cromosomi anomali. Ciò porta alla formazione di geni ibridi, detti di fusione, che non hanno corrispondenza in cellule normali ma che sono esclusivi di quella tumorale». Essendo i geni di fusione differenti nelle varie tipologie di sarcoma, l’importanza della loro identificazione nella classificazione delle varianti diagnostiche, è di fondamentale importanza perchè da una diagnosi accurata dipende l’efficacia del trattamento terapeutico.Hanno partecipato al lavoro: Unità di Oncogenetica e Oncogenomica Funzionale, IRCCS Centro di Riferimento Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (CRO), Aviano; Dipt. di Ricerca, Diagnosi e Tecnologia Avanzata, IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Roma; Dipt. di Onco-Ematologia e Unità di Terapia Cellulare e Genica, IRCCS Ospedale Bambino Gesù, Roma; Dipt. di Patologia, IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano; Lab. Di Ricerca Oncologica Avanzata, IRCCS Istituto di Oncologia Veneto, Padova; Div. Di Oncologia Medica, FPO-IRCCS Istituto per la Ricerca sul Cancro, Candiolo; Lab. Di Oncologia Sperimentale, IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna; Centero di Osteoncologia e Tumori Rari, IRCCS Istituto Oncologico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori, Meldola; Dipt. di Oncologia Sperimentale, IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale”, Napoli; Dipt. di Patologia, Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, Padova.

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Covid-19: Protocollo di cura innovativo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Camerino. E’ nato all’interno dei laboratori Unicam, in particolare dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Giacomo Rossi, medico veterinario della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Ateneo camerte, una terapia che potrebbe aprire incoraggianti scenari alla cura del Coronavirus. Il prof. Rossi sta conducendo uno studio sul Coronavirus del gatto, FeCoV, nel quale da molti anni si verifica una patologia molto grave, per lo più ad esito mortale, di cui non esiste un protocollo terapeutico o un vaccino efficace/protettivo. Studiando i siti recettoriali ed il modo con il quale i coronavirus si legano alle cellule dell’ospite, il gruppo di ricerca si è accorto di una particolarità di Covid-19: il virus presenta un numero maggiore di legami con i siti di glicosilazione del recettore ACE2 cellulare (il recettore che Covid-19 utilizza per entrare nelle cellule del polmone, dell’apparato digerente e del tratto genito-urinario dell’uomo). “I siti di glicosilazione – afferma il prof. Rossi – sono delle aree in cui delle molecole di zucchero semplice si legano ad una proteina ancorata sulla membrana cellulare. In particolare, ho notato che tutti questi siti di glicosilazione sono costantemente legati all’ultimo amminoacido della proteina di membrana, che è l’aminoacido Asparagina. Da qui l’idea di utilizzare un vecchio farmaco, ben noto presso gli oncologi che lo usano nella terapia della leucemia acuta dei bambini, la L-Asparaginasi, che è un enzima che eliminando l’aminoacido Asparagina “taglia” di fatto il legame dello spike virale con il suo specifico recettore cellulare, bloccando di fatto l’infezione. Questo farmaco, unito alla già nota Clorochina che funziona bloccando l’ingresso del virus nella cellula tramite un altro meccanismo alterante il pH delle vescicole che trasportano il virus al proprio interno, e all’Eparina, che previene il danno acuto vascolare indotto dalla tempesta dell’infiammazione causata dal virus, e quindi la trombosi secondaria, copre in maniera completa infezione ed effetti dell’infezione sull’uomo”. E poiché la scienza non conosce muri e steccati ma solo ponti e collaborazioni, grazie all’interessamento di un medico marchigiano, lo studio in brevissimo tempo viene analizzato dal noto imprenditore e scienziato Francesco Bellini, laureato ad honorem Unicam, cofondatore della società canadese Biochem Pharma e presidente, tra le altre, della ViroChem Pharma, nonché membro del Consiglio di amministrazione di Montreal Heart Institute Foundation e Canada Science Technology & Innovation Council.
Dopo un attento studio ed analisi è nato il brevetto che, in tre giorni, è stato depositato negli USA (Washington DC) e che già è in fase di valutazione in vari nosocomi statunitensi e canadesi per una rapida applicazione. “Chiaramente è presto per poter dire se questa cura sarà efficace – ha dichiarato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – ma ancora una volta sono ad esprimere grande soddisfazione, a nome dell’intera comunità universitaria, per questo ulteriore successo che conferma l’eccellenza della qualità della ricerca scientifica dell’Università di Camerino, riconosciuta anche a livello internazionale. In questa occasione la soddisfazione è ancora più grande perché abbiamo messo in campo le competenze dei nostri ricercatori per trovare soluzioni che siano a beneficio della salute pubblica mondiale. Mi complimento con il prof. Rossi, di cui apprezzo le ottime capacità di ricercatore e divulgatore. Come definito anche nel Piano Strategico di Ateneo 2018-2023, Unicam conferma l’intenzione di sostenere e sviluppare le attività dei gruppi di ricerca che operano nelle cinque Scuole di Ateneo, affinché riescano non solo ad inserirsi con più facilità nei programmi di finanziamento europei ed internazionali, ma perché producano innovazione da trasferire al mondo delle imprese e delle professioni. In questo caso la sinergia pubblico-privato ha dato subito eccellenti risultati ed ora attendiamo tutti fiduciosi l’esito della sperimentazione”.

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Per la cura del Covid-19: Plaquenil introvabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

In piena emergenza sanitaria il farmaco che sembra dare buoni risultati nella cura del Covid – 19 c’è, ma non si trova. E da Farmacie Rurali d’Italia parte una lettera rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza: “Noi farmacisti delle aree rurali gli ultimi della lista, qui ne va della salute pubblica”. Non è questione di complesso dell’ultimo ma di salute e sul tema oggi si apre una riflessione profonda che parla di disorganizzazione, azioni poco ponderate e, forse, di una pericolosa tendenza all’automedicazione. L’ultima comunicazione della casa produttrice infittisce il mistero perché assicura che il prodotto non è carente, ma di fatto nei banchi delle farmacie non se ne vede l’ombra da settimane e la situazione pesa, sopratutto, nelle zone disagiate.“Il Plaquenil è un farmaco utilizzato da quarant’anni nella cura della malaria e dell’artrite reumatoide – spiegano i farmacisti del gruppo Farmacie Rurali d’Italia -, di recente si è confermata la sua utilità all’interno delle terapie somministrate ai pazienti positivi al Covid – 19, questo perché è un potente antinfiammatorio. Se davvero aiuta a fermare l’evolversi della malattia allora è necessario permettere subito ai medici di medicina generale di prescriverlo e alle farmacie di venderlo. Vogliamo chiarezza e vogliamo capire cosa sta succedendo”. Per le aree rurali, dove le distanze pesano più che in città e in tempi di Covid sono un ostacolo alle misure preventive, la somministrazione attraverso la medicina di territorio significa evitare alle persone due ore di auto per raggiungere un ospedale, per esempio.La sensazione è che, ancora una volta, si navighi a vista. “Non c’è chiarezza – concludono -, così come è mancata una normativa unica per la distribuzione delle mascherine e dei farmaci così in questo caso non si sta affrontando la questione di petto e con ordine”.

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Castelli: “Cura Italia prima misura, per interventi immediati”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Roma. “Il Decreto Cura Italia è una prima misura, serviva per intervenire immediatamente in una situazione di emergenza, e lo abbiamo fatto su alcuni capi saldi. Il primo riguardo la sanità, dove abbiamo previsto l’assunzione di medici, infermieri e di personale tecnico e di biologi. In questi anni in cui noi siamo al Governo abbiamo sempre aggiunto fondi alla sanità, purtroppo nei dieci anni precedenti erano stati tagliati. Ma siamo in una situazione in cui servivano molte più risorse, e le abbiamo messe.
Abbiamo stanziato più soldi per la Protezione Civile, che sta gestendo l’emergenza ed a cui va tutto il nostro supporto. Ed abbiamo inserito alcune norme relative alla produzione di materiale sanitario, per fare anche in modo che la burocrazia non rallentasse la produzione.E poi c’è la parte del lavoro e quella per garantire liquidità alle imprese. L’idea è che nessuno debba perdere il proprio lavoro per colpa del coronavirus. Per questo abbiamo messo a disposizione risorse per la Cassa Integrazione, così l’impresa, in questo momento di stop, potrà riprogrammare senza lasciare a casa i lavoratori. Ed abbiamo previsto una serie di altre misure per i lavoratori atipici, le partite iva, gli stagionali”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante una diretta Facebook con il Deputato Questore Francesco D’Uva.

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“Il decreto legge ‘Cura Italia’ contiene misure buone ma non ancora sufficienti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

“Per rispondere alla grave crisi sanitaria ed economica scatenata dal Coronavirus ci vuole un maggiore impegno. Al momento, in attesa del testo definitivo del decreto, siamo soddisfatti del fatto che il governo abbia ascoltato la richiesta di Fratelli d’Italia di stanziare di più dei 7 miliardi originari, arrivando fino a 25 miliardi, grazie allo scostamento di Bilancio votato nei giorni scorsi in Aula. Sospensione dei tributi, interventi su mutui, affitti, cartelle esattoriali, misure per sostenere il sistema sanitario, sono tutte proposte avanzate da Fratelli d’Italia e che sono contenute nel dl Cura Italia. Dispiace non vedere ulteriori misure che potrebbero favorire le imprese, i lavoratori autonomi e le famiglie. Aspetteremo l’arrivo del decreto Legge in Parlamento per poter fare le nostre proposte in senso migliorativo”. Lo dichiara il senatore Nicola Calandrini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio.

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Valorizzare le invenzioni di un IRCCS per migliorare i livelli di cura

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

E’ ottimo il posizionamento dell’Italia nella produzione d’innovazione scientifica, basti pensare che il nostro paese è tra i primi dieci nel mondo per articoli scientifici pubblicati e per il loro impatto. Un risultato di assoluto rilievo se si confrontano i nostri investimenti in Ricerca con quelli di tante altre nazioni.* Il 20% degli studi clinici dell’ Unione Europea è svolto in Italia, il 37% del totale degli studi clinici è su farmaci biotech, e il 26% su farmaci orfani.Non è altrettanto positivo il posizionamento del nostro paese nella tutela della proprietà intellettuale in ambito scientifico, ed è addirittura scarso nella valorizzazione dei risultati della ricerca. Questo a causa di insufficiente tutela della proprietà intellettuale con prevalenza di brevetti solo italiani rispetto a domande brevettuali internazionali frutto per anni di una attività di valorizzazione statica, mancanza di cultura sul tema e norme anacronistiche.Valorizzare in chiave economica i risultati della ricerca scientifica e tecnologica per fornire le migliori strategie di cura ai pazienti è l’impegno costante e crescente degli IFO, in linea con il regolamento recentemente diffuso dal Ministero della Salute. Dal 2015, anno in cui è stato istituito l’Ufficio Trasferimento Tecnologico (UTT), si persegue con maggior determinazione e con regole condivise l’obiettivo di valorizzazione dei risultati attraverso contratti con enti pubblici e privati, potenziamento delle politiche brevettuali e capacità di sfruttare commercialmente l’attività di gestione e concessione delle licenze. L’UTT IFO dispone di un budget medio annuale di oltre 80.000 euro, genera risorse per l’ente, ricadute positive sull’assistenza sanitaria e migliora la gestione dei goal della ricerca da un punto di vista traslazionale, legale e commerciale. Negli anni 2017 – 2018 sono stati 7 i brevetti concessi e oltre una ventina il numero di accordi di riservatezza, di partnership tra istruzioni diverse per la gestione della co-titolarità di brevetto e per il trasferimento di materiali.
Diffondere una cultura imprenditoriale della ricerca e sostenere le iniziative di spin-off è proprio tra le mission di un istituto di ricerca. Il meeting di oggi all’IFO “Trasferimento Tecnologico e Valorizzazione della Ricerca”, è stato un confronto costruttivo tra enti di ricerca, istituzioni e gestori di strumenti utili per questa attività.
Al Regina Elena tra i casi di best practices in ambito di tutela della proprietà intellettuale, ricordiamo la recente scoperta del ruolo chiave nella resistenza alle terapie contro il melanoma, dei microRNA, rintracciati nel sangue umano attraverso la biopsia liquida. Ricercatori del Regina Elena hanno, inoltre, recentemente identificato un gruppo di RNA circolari (circRNA) in cellule di carcinoma mammario sempre grazie alla biopsia liquida. Anche queste molecole rappresentano potenziali biomarcatori non invasivi, estremamente interessanti e utili per identificare i pazienti ad alto rischio di progressione di malattia. Un importante brevetto dei ricercatori del San Gallicano aiuta a combattere le infezioni ospedaliere: una piattaforma diagnostica misura in modo rapido la produzione di biofilm da batteri isolati, informazioni essenziali per una scelta terapeutica mirata, perché identifica il tipo di antibiotico più efficace per colpire il biofilm microbico.

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