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Posts Tagged ‘curcuma’

La curcuma? È una sostanza sicura?

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Mentre prosegue l’attività di verifica del Ministero della salute a seguito della segnalazione, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dei casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di curcuma, crescono i timori degli italiani legati al consumo della sostanza.Secondo il Prof. Ludovico Abenavoli, Professore Associato di Gastroenterologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro si tratta di un allarme che non trova fondamento scientifico.
La sicurezza di curcuma e curcumina è riconosciuta anche dalle Linee Guida sull’epatite da farmaci, pubblicate nel mese di giugno 2019 dall’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL), che non inseriscono la curcuma ed i suoi derivati, come integratori determinanti effetti avversi epatici. Nel paragrafo dedicato all’uso di fitoterapici ed al rischio di sviluppare epatotossicità, in particolare, emerge la difficoltà di diagnosi nel determinare una relazione tra l’assunzione di integratori ed il realizzarsi dell’evento avverso che necessiterebbe di esami approfonditi come la biopsia epatica nella diagnosi di epatite da sostanze esogene, nella valutazione del danno del parenchima epatico, ma soprattutto per la diagnosi differenziale con altre possibili malattie epatiche ed in particolare quelle a genesi autoimmune.
La curcuma è una pianta perenne erbacea rizomatosa (Curcuma longa) della famiglia dello zenzero. La curcumina (1,7-bis (4-idrossi-3-metossifenil) -1,6-eptadiene-3,5-dione), chiamato anche diferuloilmetano, è il principale polifenolo naturale presente nel rizoma di Curcuma longa. La curcuma che rappresenta il componente principale del curry, miscela di spezie utilizzata in cucina per aromatizzare ed insaporire i cibi, e soprattutto un rimedio tradizionale il cui utilizzo in campo medico è documentato in scritti risalenti ad oltre 2000 anni fa. La curcumina in Giappone è servita nel tè, in Tailandia è usata nei cosmetici, in Cina viene usata come colorante alimentare ed anche nell’Unione Europea, dove è stata ammessa con la sigla E100, dopo una specifica valutazione di sicurezza. Negli Stati Uniti viene utilizzata nella senape, nel formaggio, nel burro e nelle patatine fritte, come conservante e come agente colorante. La curcumina è disponibile in diverse forme tra cui capsule, compresse, unguenti, bevande energetiche, saponi e cosmetici.
Tradizionalmente la curcumina è usata nei Paesi asiatici come medicinale per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche e antitumorali. La Curcuma è utilizzata per la prevenzione di numerose malattie ed in particolare malattie neurovegetative, steatosi epatica, patologie gastroenterologiche (malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome del colon irritabile, infezione da Helicobacter pylori), malattie cutanee (vitiligine, psoriasi, dermatite da radiazioni), disordini oftalmologici (congiuntivite, cataratta, xeroftalmia, condizioni degenerative), malattie neurologiche (morbo di Alzheimer, ansia, depressione), infezioni ricorrenti del tratto respiratorio e prevenzione cardiovascolare (effetto ipolipemizzante).

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Curcuma: una minaccia per il fegato?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Riflettori puntati sulla curcuma: sebbene il suo effetto anti-ossidante sia comprovato scientificamente, nelle ultime settimane il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno segnalato un incremento esponenziale dei casi riportati in Italia di epatopatia ad impronta colestatica associata alla assunzione di integratori contenenti curcumina. Una rinnovata consapevolezza delle proprietà benefiche dei prodotti naturali ha fatto sì che negli ultimi anni si siano imposti sul mercato come alternativa ai farmaci per la cura di disturbi e patologie di carattere neoplastico, infiammatorio ed anche nelle malattie del fegato. Sia in Europa che negli Stati Uniti, il 65 per cento dei pazienti usa preparati erboristici nella cura delle malattie del fegato, in quanto li considera sicuri, facilmente procurabili e senza effetti indesiderati dovuti a composti chimici sintetici.
Curarsi in modo naturale in linea di principio non è sbagliato – basti pensare che più della metà dei prodotti farmaceutici deriva da prodotti naturali – ma è fondamentale evitare il ‘fai-da-te’ e affidarsi a degli specialisti competenti, soprattutto in caso di patologie severe. All’interno di questo nuovo scenario la curcumina ha assunto un ruolo importante. Si tratta del principale costituente della Curcuma longa, una spezia ampiamente utilizzata per le sue proprietà biologiche anti-ossidanti, anti-infiammatorie ed anti-neoplastiche. La principale azione della curcumina è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo, indotto da cause diverse, e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica non alcolica, ma anche con epatopatia alcol-correlata, nei quali la insulino-resistenza da una parte, l’alcol dall’altra, provocano una serie di meccanismi di perossidazione lipidica, con produzione di radicali liberi e conseguente danno epatico.
Secondo il professor Domenico Alvaro, presidente Sige “la storia recente della curcumina deve essere di insegnamento, per alcune considerazioni a carattere generale:
1. sono assolutamente necessari accurati controlli anche per i cosiddetti ‘integratori’ che vengono messi in commercio;
2. é il medico a dover suggerire l’eventuale uso di integratori che non possono essere lasciati alla libera scelta del paziente. Questo soprattutto considerando che la nostra alimentazione è generalmente completa e non necessita di integrazioni se non in condizioni di patologia!
3. il danno epatico da farmaci o xenobiotici è nella maggior parte dei casi imprevedibile, dipendendo dalle caratteristiche genetiche del paziente: per cui alla comparsa di disturbi dopo assunzione di un farmaco occorre sempre contattare il medico”.

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Il giallo epatitico della Curcuma

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Un vero giallo, in tutti i sensi potremmo dire, l’epidemia di epatiti che si stanno registrando, correlate all’assunzione di integratori contenenti estratto di Curcuma, da 6 mesi a questa parte nel nostro Paese. L’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato, al 7 giugno, 19 casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, ed il Ministero mantiene in costante aggiornamento la pagina web del suo sito, dove sono descritti i prodotti segnalati.
Spezia molto utilizzata come tale, la Curcuma è diventata anche oggetto di numerose ricerche scientifiche, sia precliniche che cliniche, confermando nel tempo le sue proprietà digestive, antiossidanti, antiinfiammatorie, ed epatoprotettrici. Nonché la sua sicurezza, come si evince dall’ampia letteratura disponibile (Pagano E, et al. 2018).
Ma il sistema nazionale di Fitovigilanza dell’ Istituto Superiore di Sanità ha potuto registrare questi casi di epatite acuta, importanti, anche gravi, che non possono né debbono ovviamente passare inosservati. Non solo, ma si rende sempre più urgente comprenderne le ragioni, i meccanismi, le cause, onde poter intervenire chirurgicamente là dove qualcosa di anomalo si sia verificato, come ad esempio nelle varie fasi (farmaceutica, farmacocinetica, farmacodinamica) del percorso che dalla pianta arriva al paziente.Intanto a scopo cautelativo il Ministero raccomanda la sospensione d’uso di tali prodotti ed al tempo stesso ha iniziato una serie di analisi a 360°, sia di tipo analitico che di studio farmaco-tossicologico, onde poter escludere, contaminazioni, adulterazioni, sofisticazioni, ecc. ricostruendo anche tutta la filiera produttiva. Igli esperti del Ministero dovranno pure escludere la presenza di sostanze provenienti ad esempio di altre specie di Curcuma eventualmente entrate per errore nella materia prima, piuttosto che definire con cerezza se si tratta realmente di estratti di Curcuma ad alto contenuto di Curcumina, piuttosto che di Curcumina pura (estrattiva? di sintesi…?). Ulteriori punti da chiarie sono certo la possibile responsabilità di altre sostanze presenti nella maggior parte di questi prodotti o loro interazioni, come ad esempio la piperina, che potrebbe aumentarne incredibilmente la concentrazione a livello del parenchima epatico, con ipotetici danni diretti o indiretti immunomediati (Lukefahr AL, et al . 2018). Il tutto senza escludere ovviamente l’ipotesi di una maggiore sensibilità per polimorfismi genetici.Massima attenzione quindi al fenomeno, utilizzando il sistema di fitovigilanza, oggi online (www.VigiErbe.it), per tutte le segnalazioni di sospetta reazione avversa, conservando eventualmente il/i prodotto/I assunti dal paziente, al fine di raccogliere più informazioni possibili, finalizzate allo studio del meccanismo d’azione, analisi del prodotto, valutazione del grado di imputabilità, ecc. E quindi in ultima analisi alla prevenzione di questi eventi, con tutti gli eventuali interventi di carattere regolatorio riservati alle Autorità sanitarie. Auspicabile infine un intervento preventivo di controllo qualità e sicurezza sugli integratori con eventualmente direttive specifiche per l’utilizzo di sostanze pure, che non rientrano nell’uso dell’estratto della pianta.
(fonte: Pagano E, et al. The clinical efficacy of curcumin-containing nutraceuticals: An overview of systematic reviews. Pharmacological Research, Vol. 134, pp. 79-91, 2018.
Lukefahr AL, et al. Drug-induced autoimmune hepatitis associated with turmeric dietary supplement use. BMJ Case Rep 2018. doi:10.1136/bcr-2018, fitoterapia33)

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Curcumina per lichen planus orale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2012

Curcuma / geelwortel

Curcuma / geelwortel (Photo credit: tdietmut)

Uno studio retrospettivo di coorte riassume i dati raccolti su 53 pazienti affetti da lichen planus orale, una malattia autoimmune, dopo che avevano partecipato a trial clinici randomizzati in aperto sull’impiego a lungo termine di curcuminoidi, derivati modificati della curcumina, contenuta negli estratti di Curcuma. Gli autori della retrospettiva hanno seguito 53 soggetti per un quinquennio, monitorandone l’uso di prodotti da banco contenenti curcuminoidi.Trentatre di questi pazienti avevano partecipato a un trial di valutazione di 2000 mg/dì di curcuminoidi, chiuso in anticipo per fallimento dell’ipotesi, e altri 20 provenivano da uno studio con 6000 mg/dì che aveva evidenziato l’efficacia dell’integratore. Al termine di questi studi 37 pazienti hanno deciso di continuare l’assunzione del prodotto da banco testato, mantenendo più o meno invariata la dose ma prolungando la durata del trattamento. In questo modo il 60% dei soggetti ha sperimentato una riduzione della sintomatologia, il 35% non ne era sicuro e solo il 5% ha dichiarato nessun beneficio. Tra gli effetti avversi riportati, invece, disturbi addominali e diarrea, non seri ma dose correlati. Phytomedicine. 2012 Mar 15;19(5):418-23 (fonte farmacista33)

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