Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘cure’

Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

È la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? È che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. È come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte, morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. È come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano ai lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. È un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Progetto dell’Ateneo di Parma sulle cure per l’epatite B

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Nell’ambito del programma di finanziamento della ricerca europea “Horizon 2020”, la Commissione Europea ha approvato e finanziato il progetto di ricerca SC1-BHC-14-2019 “Stratified host-directed approaches to improve prevention, treatment and/or cure of infectious diseases”, Research and Innovation Action, a cui partecipano diversi gruppi di ricerca europei nel campo della clinica, biologia molecolare, virologia e immunologia dell’epatite B, fra cui quello delle Malattie Infettive dell’Università di Parma. Il finanziamento per l’Ateneo di Parma è di poco superiore a un milione di euro. Il programma europeo nasce dall’interazione fra il gruppo di ricerca coordinato dal prof. Carlo Ferrari dell’Ateneo di Parma con il gruppo di ricerca del Service d’Hepatologie et Gastroenterologie e del Cancer Research Center dell’Università di Lione coordinato dal prof. Massimo Levrero, visiting Professor presso il Dottorato in Scienze Mediche e Chirurgiche Traslazionali del nostro Ateneo, nel contesto del programma TeachInParma.Nell’ambito del progetto, il ruolo fondamentale del gruppo di Parma, di cui fanno parte anche il prof. Gabriele Missale e la dott.ssa Paola Fisicaro, sarà quello di caratterizzare e di monitorare l’effetto di alcune nuove molecole ad effetto immunomodulante, già disponibili, sul funzionamento del sistema immunitario dei pazienti infettati. Un ulteriore obiettivo del progetto sarà quello di sviluppare un nuovo vaccino-terapeutico, allo scopo di potenziare selettivamente l’efficacia anti-virale dei linfociti T virus-specifici, la cui disfunzione rappresenta una delle cause fondamentali di persistenza del virus nell’organismo infettato. L’infezione da virus dell’epatite B rappresenta un importante problema di sanità mondiale con più di 250 milioni di pazienti infettati cronicamente dal virus al mondo, a rischio di sviluppare cirrosi e tumore epatico. Le attuali terapie si basano su farmaci che inibiscono direttamente la replicazione del virus, ma le attuali conoscenze sui meccanismi di protezione anti-virale suggeriscono la possibilità di curare l’epatite B modulando l’azione anti-virale del sistema immunitario. Sulla base di questo concetto, l’obiettivo del progetto è di individuare strategie terapeutiche innovative per l’epatite cronica B attraverso approcci di modulazione e di potenziamento delle risposte immunitarie proteggenti. Infatti, i pazienti con epatite cronica B presentano risposte immunitarie anti-virali specifiche e innate fortemente depresse e funzionalmente deficitarie, per cui possibili strategie terapeutiche innovative si potrebbero basare proprio sulla correzione di questi difetti immunologici selettivi.

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Tumore urologico: Ripresa cura ed esami

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Dopo la pausa forzata, dovuta all’esplosione di contagi da Covid, gli uomini e donne con un tumore urologico riprenderanno a svolgere cure ed esami. “Nelle prossime settimane ci aspettiamo un aumento del 25% di pazienti nei nostri reparti ed ambulatori. La Fase Due sarà caratterizzata da un incremento del carico di lavoro che dovremo gestire garantendo sempre la piena sicurezza a malati e operatori sanitari”. È quanto ha dichiarato, durante un webinar, il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). “La paura del Coronavirus negli ultimi due mesi ha tenuto lontano dagli ospedali i pazienti colpiti da tumore alla prostata, rene, vescica e testicolo – ha proseguito Lapini -. Solo in alcune Regioni del Centro-Sud siamo riusciti a proseguire con la consueta assistenza. Adesso ci troviamo di fronte ad un nuovo ed imponente flusso di persone che necessitano di trattamenti, esami e controlli di follow up. Devono essere accolti e curati in strutture sanitarie che sono però ancora alle prese con una pandemia devastante. Sale d’attesa che accoglievano 50 persone ora con le nuove norme possono ospitarne al massimo 10. Come prima cosa il triage telefonico va svolto ogni settimana per pianificare le prestazioni medico-sanitarie ed evitare eccessivi afflussi. Fondamentale è poi l’avvio di programmi di test ed esami di screening specifici per i malati uro-oncologici. Per esempio, gli uomini sottoposti a biopsia per carcinoma alla prostata dovrebbero sempre fare il tampone per Covid sia prima che dopo l’esame. È una formula che è già stata applicata con successo, nei mesi scorsi, in alcuni reparti”. “Molti interventi chirurgici che erano stati rinviati sono ora eseguibili – ha aggiunto il dott. Giario Conti, Segretario SIUrO -. Ci aspettiamo così un aumento esponenziale delle degenze nei nostri reparti. A causa di problemi strutturali degli edifici non tutti gli ospedali sono riusciti ad organizzare zone isolate adibite solo ai pazienti Covid. Le operazioni quindi verranno scaglionate e i tempi d’attesa si prolungheranno. Ciò nonostante pensiamo di riuscire a eseguire tutti i trattamenti entro la fine dell’estate”. Durante il webinar di SIUrO ampio spazio è stato dedicato al tema della telemedicina. “E’ lo strumento del futuro che sta sempre più dimostrando le sue enormi potenzialità – ha concluso Lapini -. Grazie alle nuove tecnologie siamo riusciti a rimanere in contatto con pazienti, familiari e caregiver anche nelle settimane più difficili e tragiche della pandemia. Nel prossimo autunno potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella che abbiamo vissuto a inizio pandemia. I contagi potranno salire bruscamente con l’arrivo della brutta stagione. Se gli ospedali torneranno ad essere saturi, ed interamente adibiti al Coronavirus, la medicina digitale rappresenterà di nuovo l’ancora di salvezza per molte persone. Vanno però meglio definite alcune modalità di utilizzo e stabilite nuove regole per evitare problemi medico-legali. Ci aspettiamo quanto prima delle indicazioni ad hoc da parte del Ministero della Salute”.

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Federconsumatori aderisce ad appello per accesso cure e vaccini

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Federconsumatori aderisce all’appello al Governo italiano, sottoscritto da oltre cinquanta esperti di salute pubblica, accademici e intellettuali, affinché adotti tutte le misure utili a garantire l’accesso a cure e vaccini necessarie durante l’emergenza coronavirus.
L’iniziativa, che vede tra i suoi primi firmatari Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano e Claudia Lodesani, presidente dell’organizzazione non Medici senza frontiere Italia, chiede in particolare che il sistema internazionale della proprietà intellettuale non limiti l’accesso a farmaci, vaccini e test diagnostici ai Paesi o ai pazienti che non possono permetterseli.
Le disuguaglianze non possono e non devono creare differenze nell’accesso alle cure contro questo terribile virus che sta colpendo l’intera popolazione mondiale. Mai come in questo frangente è necessario globalizzare diritti, permettendo a tutti di poter combattere la pandemia, attraverso le cure necessarie. Gli interessi del mercato farmaceutico non possono e non devono prevalere sulla salute pubblica a livello planetario. È necessario uno sforzo del Governo e dell’intera comunità mondiale, a partire dall’OMS, perché si permetta l’accesso al vaccino che sarà predisposto e ai farmaci per curare il Covid-19 ai sistemi sanitari di tutti i paesi, anche di quelli in via di sviluppo, che hanno minori possibilità economiche. I firmatari dell’appello ricordano che: “In presenza di crisi sanitarie conclamate come quella che stiamo attraversando, un governo può autorizzare la produzione di un farmaco senza pagare le licenze al detentore del brevetto emettendo una «licenza obbligatoria». Non si tratta di un esproprio proletario, ma di una procedura prevista anche dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, dopo una lunga battaglia vinta dalle associazioni di pazienti per l’accesso ai farmaci anti-Aids nei Paesi in via di sviluppo all’inizio degli anni Duemila.”
L’appello ricorda inoltre che i parlamenti di Cile, Israele, Ecuador e Germania hanno già adottato risoluzioni in cui si dichiara che l’epidemia globale di Coronavirus giustifica l’uso di licenze obbligatorie per vaccini, farmaci e test diagnostici. Invitiamo il Parlamento italiano a fare altrettanto. Desta preoccupazione, visti i precedenti, anche l’accesso ai farmaci necessari e promettenti per la cura al coronavirus, in primis il Remdesivir, farmaco antivirale commercializzato dalla società farmaceutica Gilead. La stessa società che, per i farmaci contro l’epatite C, qualche anno fa arrivò a far pagare fino a 80 mila dollari per trattamento sul mercato americano e decine di migliaia di euro in Europa, finché nuovi antivirali concorrenti non sono stati immessi sul mercato calmierandone il prezzo. Per altri farmaci ritenuti utili, come l’idrossiclorochina, il cui costo è più contenuto, è necessario implementare l’attuale capacità produttiva, oggi ridotta. Anche per tali farmaci è necessario un deciso intervento del governo e delle agenzie internazionali, per permettere una distribuzione equa, basata sulla necessità della popolazione e non sulla capacità economica dei Paesi.

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Tra qualche mese, le cure e vaccini per il COVID-19 raggiungeranno gli ospedali

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

Ma alcuni di noi non potranno permetterseli! Questo potrebbe accadere perché il commissario europeo per la salute e i ministri della sanità nazionali non hanno fatto nulla per impedire alle aziende farmaceutiche di far pagare prezzi elevati ai sistemi sanitari per i farmaci che sviluppano con le nostre tasse.Con i prezzi elevati dei farmaci, dato che il virus infetta milioni di persone in Europa, i sistemi sanitari dei paesi più ricchi come la Germania o Francia potrebbero dover scegliere a quali cittadini somministrare le cure, mentre i paesi a basso reddito potrebbero non essere in grado di permettersi affatto quei farmaci. A nessuno dovrebbero essere negate le cure, che si tratti di anziani, migranti, poveri o disoccupati.Non si tratta solo di un discorso di giustizia sociale, ma anche di sicurezza. Se solo una parte degli europei avrà i vaccini, negli altri paesi continuerà a dilagare il contagio, rendendo inefficaci le misure di protezione.Se non interveniamo, le aziende che ricevono denaro pubblico potranno ottenere licenze esclusive per produrre medicinali, in modo che nessun altro possa vendere gli stessi farmaci o addirittura avere accesso alle conoscenze mediche necessarie per produrli. Questo significa che le aziende farmaceutiche potranno far pagare prezzi eccessivamente alti, rendendo difficile anche per il miglior sistema sanitario acquistare farmaci a sufficienza per renderli disponibili a tutti.Questo è già successo in Europa per altri farmaci salvavita. La società Gilead Sciences, che si è trovata sotto tiro per aver tentato di ottenere un brevetto su un vaccino COVID-19 , ha il monopolio di un farmaco per il trattamento dell’epatite C, e ha fatto profitti per oltre 20 miliardi di euro solo con questo farmaco, dal 2013. Fanno pagare prezzi esorbitanti ai sistemi sanitari europei per questo farmaco e troppe persone si vedono negare il trattamento proprio a causa di ciò. È facile per il Commissario della sanità e il nostro Ministro della sanità fermare le aziende che sfruttano questa crisi. Sta a noi dar loro la sveglia.Oggi abbiamo la possibilità di sfruttare la pandemia di coronavirus per suonare un campanello d’allarme. Non solo dobbiamo rendere accessibile qualsiasi trattamento COVID-19 in modo da poterci prendere cura di tutti, ma dobbiamo stabilire il precedente di cui la nostra salute ha bisogno: perché la salute di tanti venga sempre prima del profitto di pochi. By Giulio (Roma), Virginia (Madrid) e tutto il team di Wemove Europe.

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Lombardia: RSA, errori imperdonabili, a ultrasettantacinquenni no a cure ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

“Con atti di Giunta, approvati senza aver nemmeno interpellato le opposizioni, Regione Lombardia ha condannato centinaia di anziani. Liquidando temi come etica, fine vita e morale a due righe in calce ad un allegato, dopo essersene per anni riempiti la bocca. Quando l’emergenza sarà alle spalle, abbiamo tutti il dovere di non dimenticare e stabilire come, da chi e perché sono state prese simili decisioni”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia commenta la delibera della Lombardia XI/3018 del 30 marzo che per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità” indica “che le cure vengano prestate presso la stessa struttura” e non in ospedale.“Nella gestione della pandemia all’interno delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono stati commessi errori imperdonabili, dagli esiti nefasti. Oggi apprendiamo come quegli errori siano figli non solo di incapacità politica, bensì frutto di scelte tanto ponderate, quanto nefaste. Ora vogliamo sapere chi ha preso quelle decisioni e su quali basi Regione Lombardia ha scientemente valutato come sacrificabili, gli ospiti ultrasettantacinquenni residenti nelle RSA Lombarde”, chiede Massimo De Rosa. “Negli allegati della delibera XI/3018 del 30 marzo si legge: ‘I maggiori di 75 anni che presentano dei valori anomali di saturazione dell’ossigeno e sono in ‘discrete condizioni di salute’, vengono dirottati sul circuito ospedaliero tramite il 112’.Per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità, è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso”. Quindi a tutti i pazienti over 75 con fragilità e altre patologie, praticamente l’assoluta maggioranza degli ospiti, viene negato l’accesso alle cure ospedaliera. Nei fatti la giunta Fontana, dopo aver deliberato di farli ammalare, nega loro l’accesso alle cure, per non gravare sul sistema ospedaliero. Per loro solo ossigenoterapia in struttura. E se non bastasse Regione Lombardia indica anche in questo caso la strada, mettendolo nero su bianco all’interno di un allegato: “se il paziente è terminale si allegano le linee guida per ‘protocollo di sedazione terminale/sedazione palliativa”, conclude De Rosa.

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In nessun caso cure fai-da-te

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

«La preoccupazione generata dall’emergenza Covid-19 ha scatenato, in alcuni casi, una vera e propria “caccia al farmaco”. Molto spesso tale atteggiamento è incoraggiato da informazioni fuorvianti che circolano sul web» ha spiegato Patrizia Popoli, direttrice Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci dell’ISS. «Innanzitutto, al momento non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di COVID-19. In considerazione della situazione di emergenza, alcuni farmaci già noti ed utilizzati per il trattamento di altre malattie possono essere usati in pazienti con COVID-19, ma tale trattamento (che si basa su conoscenze ancora incomplete ed è giustificabile solo a fronte della mancanza di alternative) può avvenire solo su prescrizione medica. Solo il medico può decidere quando usare questi farmaci e può controllarne la sicurezza nel singolo paziente».
In nessun caso, poi, «è giustificabile il ricorso a terapie “fai da te”. Tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali più o meno gravi, e l’automedicazione comporta rischi ancora più gravi quando si usano farmaci non autorizzati. In caso di acquisti online, poi, tali rischi sono moltiplicati perché i farmaci potrebbero essere contraffatti». Parte da queste premesse il Decalogo Iss che riporta dieci raccomandazioni in tema di farmaci per favorire una corretta informazione e un appropriato utilizzo: «In presenza di sintomi, prima di assumere qualsiasi farmaco rivolgiti al tuo medico di medicina generale» è la prima delle indicazioni fornite, seguita da quella di «non assumere antivirali o antibiotici se non ti sono stati prescritti dal medico».
Ma a essere rimarcata è anche la normativa relativa agli acquisti online: «La legge consente di acquistare online solo i cosiddetti farmaci da banco, cioè i farmaci che non richiedono la prescrizione medica. Le farmacie online autorizzate devono avere sulle proprie pagine web dedicate alla vendita di medicinali il logo» che rimanda al sito del ministero della Salute. «I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia dell’infezione da nuovo coronavirus sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute». In ogni caso, «diffida delle “cure miracolose” e dei filmati diffusi sui social e in rete che propongono farmaci per la prevenzione e la cura dell’infezione da nuovo coronavirus». (by Francesca Giani fonte farmacista33)

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Cure ormonali per Transgender

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Vi è una generale mancanza di raccomandazioni e informazioni di base su misura per i sessuologi e altri professionisti sanitari per quando incontrano persone transgender nella loro pratica clinica.Ad approfondire con noi il problema il Dottor Andrea Militello, stimato urologo andrologo famoso per aver vinto diversi riconoscimenti, socio della Società Europea di Medicina Sessuale.”In effetti manca esperienza clinica nel confronto con questo tipo di pazienti, una recente comunicazione della Società Europea di Medina Sessuale ha cercato di tracciare le giuste raccomandazioni sull’assistenza sanitaria dei soggetti transgender con attenzione per la loro funzione e soddisfazione sessuale” dice il Dr. Militello.”La task force era composta da 7 medici esperti nell’assistenza sanitaria di persone trans, selezionati dal comitato scientifico della Società europea di medicina sessuale (ESSM). Il consenso è stato guidato dall’esperienza clinica e da una revisione della letteratura disponibile e da discussioni interattive sulla salute dei transgender, con attenzione alla funzione sessuale e soddisfazione, ove disponibile” spiega l’ andrologo romano.I focus dello studio erano la valutazione e gli aspetti ormonali dell’assistenza sanitaria.Poiché la letteratura disponibile per le raccomandazioni dirette è limitata, la maggior parte della letteratura è stata utilizzata come sfondo o prove indirette.Le dichiarazioni di consenso clinico sono state sviluppate sulla base delle esperienze cliniche e della letteratura disponibile.Con le molteplici barriere che molte persone trans sperimentano, i principi dell’assistenza di base devono ancora essere ben delineati.La raccomandazione agli operatori sanitari che lavorano con persone transgender è che riconoscano la diversità dei sessi.Inoltre, gli operatori sanitari che valutano i diversi bambini e adolescenti di genere dovrebbero adottare un approccio evolutivo che riconosca la differenza tra bambini diversi di genere.Inoltre, le persone transgender che cercano interventi medici denunciando il loro genere dovrebbero essere valutate dagli operatori sanitari con esperienza nella sanità trans e nella pratica psicologica.Se si desidera la mascolinizzazione, si raccomanda la terapia con testosterone con monitoraggio dei livelli sierici di steroidi sessuali e segni di virilizzazione.Allo stesso modo, se si desidera la femminilizzazione, si raccomadano estrogeni e/o terapia antiandrogena con monitoraggio dei livelli sierici di steroidi sessuali e segni di femminilizzazione.Gli operatori sanitari devono essere consapevoli dell’influenza della terapia ormonale sul funzionamento e sulla soddisfazione sessuali.
“Ci troviamo in un campo delicato, e queste dichiarazioni si basano sui dati attualmente disponibili. Tuttavia è fondamentale riconoscere che si tratta di un campo in rapida evoluzione e che la letteratura, in particolare nel campo del funzionamento e della soddisfazione sessuale, è limitata ” conclude l andrologo Andrea Militello.

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“Governance del rischio clinico e promozione della sicurezza delle cure”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 gennaio 2020

Parma venerdì 24 gennaio, a partire dalle 14.30, presso le Aule Centrali di via Gramsci, darà inizio al piano didattico del Master universitario di secondo livello in Governance del rischio clinico e promozione della sicurezza delle cure, attivato per l’anno accademico 2019-20 dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Azienda USL di Parma.
Lo sviluppo delle competenze professionali e la diffusione della cultura della sicurezza, a livello individuale e organizzativo, costituiscono una imprescindibile condizione per identificare, analizzare e prevenire i rischi per i pazienti e i professionisti, presenti nei diversi ambiti dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.Le rilevanti novità legislative nazionali degli ultimi anni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, inseriscono in un unicum correlato e integrato le questioni della sicurezza, della appropriatezza e del governo clinico.L’impegno di un’organizzazione sanitaria deve essere finalizzato a migliorare i livelli di sicurezza e prevenire quindi gli incidenti, sia in Ospedale che sul territorio, e a farsi carico e gestire in modo appropriato eventuali danni che i pazienti e le famiglie possono subire a causa dell’esperienza di cura.Lo sviluppo delle competenze dei professionisti che operano in ambito sanitario deve contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.La proposta del Master, ad oggi unico in Emilia-Romagna sulla tematica del rischio clinico, nasce dalla esigenza di sostenere tale sviluppo, attraverso un percorso formativo teorico-pratico che proponga un approccio integrato ai temi della sicurezza.Lo svolgimento di attività formative in ambito sanitario è solo una delle finalità del “Centro di formazione e ricerca su organizzazione, qualità e sostenibilità dei sistemi sanitari”, esperienza unica sul territorio, istituito da Università di Parma, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL di Parma, in uno spirito di condivisione e collaborazione, per contribuire alla formazione di un profilo medico, sanitario e specialistico, in continua evoluzione, capace di coniugare la preparazione scientifica con la complessità dei sistemi sanitari moderni, con particolare attenzione ai modelli organizzativi, alla qualità, alla sostenibilità. La partecipazione è gratuita.

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In Italia oltre un milione di persone hanno problemi per farsi curare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

È il dato principale, e più preoccupante, che emerge dal report pubblicato da Eurostat in occasione della Giornata universale della copertura sanitaria. Rispetto ad una media europea di 512.596, nel 2018 in Italia 1.207.190 cittadini hanno lamentato l’impossibilità di farsi curare a causa di costi sanitari ritenuti troppo alti. Cara ed anche lenta, perché nelle segnalazioni fatte dagli italiani viene dedicato un ampio spazio ai tempi di attesa lunghissimi nel settore pubblico. Un’altra criticità evidenziata è quella della distanza dei luoghi di cura, troppo lontani per chi ha difficoltà a spostarsi ed ha problemi economici. E così sale a 1.448.628 il numero di persone che alla fine hanno deciso di rinunciare a curarsi. “Passano gli anni ma la situazione della Sanità in Italia continua a peggiorare – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e non lo diciamo noi, che quando riportiamo le segnalazioni che riceviamo dai cittadini veniamo accusati di fare terrorismo da chi ha a cuore soltanto la difesa della propria categoria, ma lo dice l’Eurostat. Ci auguriamo che questi dati vengano presi seriamente in considerazione dal Governo, che sta lavorando al Patto per la Salute, a cui abbiamo chiesto di poter contribuire rappresentando le istanze dei cittadini. Ormai è chiaro che siamo di fronte ad un bivio: o si cambia strada e si rilancia il Sistema Sanitario Nazionale con politiche veramente attente ai bisogni dei pazienti oppure si creeranno delle disuguaglianze che non sarà più possibile eliminare. L’Eurostat parla chiaro: l’Italia è lo Stato che più di ogni altro nell’UE ha cittadini che fanno fatica a farsi curare ed in alcuni casi sono costretti a rinunciare a farlo perché non hanno la possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie. Per il nostro Sistema Sanitario è una bocciatura clamorosa – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – chiediamo al Governo di intervenire in maniera energica per invertire la rotta, prima che sia troppo tardi”.

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Tumori e le cure alternative sul web

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Utenti del web sempre più alla ricerca di informazioni sulle cosiddette “cure alternative” contro il cancro. Due pazienti (o familiari) su tre, colpiti da una neoplasia, consultano internet alla ricerca di metodi “non ufficiali” per vincere il cancro. Per fortuna, solo una minoranza poi si rivolge a santoni e ciarlatani, con gravi rischi per la salute. La malattia può, infatti, evolvere sfavorevolmente a causa del mancato ricorso a terapie efficaci e approvate dagli enti regolatori. Dagli oncologi italiani dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), riuniti a congresso a Roma, arriva così un messaggio forte e chiaro: “Attenzione alla pericolosità di alcune scelte: non esistono terapie oncologiche miracolose. È invece indispensabile seguire sempre e solo le indicazioni terapeutiche degli specialisti”. Fondazione AIOM da un anno e mezzo ha aperto un portale anti fake news (tumoremaeveroche.it), che sta diventando un punto di riferimento per chi, nel nostro Paese, è alla ricerca di informazioni e notizie corrette sulle neoplasie. Dal maggio del 2018 ad oggi è stato, infatti, consultato da oltre 262mila utenti unici per un totale di oltre 2 milioni di pagine visualizzate. Un comitato scientifico, appositamente nominato dall’AIOM, risponde costantemente alle richieste di chiarimenti degli utenti su terapie, prevenzione, sintomi, diagnosi dei principali tumori. Le domande, e relative risposte, più significative sono pubblicate on line e consultabili da tutti. Viene inoltre svolta un’intensa e costante attività di promozione dell’intero progetto sui social network. L’obiettivo è contrastare il preoccupante e crescente fenomeno delle fake news in oncologia. “Oltre il 5% dell’intera popolazione italiana è stata colpita da una forma di cancro – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. È un numero crescente di uomini e donne, ai quali vanno aggiunti parenti, amici o semplici conoscenti che sono, quindi, coinvolti indirettamente da questa particolare esperienza. Le patologie oncologiche risultano tra gli argomenti di salute più cliccati sulla Rete. Compito di una moderna Società Scientifica deve essere anche quello di fornire un’informazione corretta all’intera popolazione. Il nostro portale vuole rappresentare un lume che illumina un ‘luogo’ come il web dove ancora troppo spesso si trovano notizie assolutamente false e prive di ogni fondamento scientifico”. “Sono oltre 400 le bufale che si possono leggere on line e che riguardano i tumori – aggiunge il prof. Massimo Di Maio, Coordinatore del comitato scientifico del progetto ‘Tumore, ma è vero che?’, oncologo medico presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino -. Molte di queste riguardano terapie ‘farlocche’, che in realtà sono dei rimedi inutili, potenzialmente tossici e non in grado di contrastare efficacemente le neoplasie. Ad esempio, sono spacciate per ‘cure’ miracolose la fosfoetanolammina sintetica, il bicarbonato di sodio, l’acqua di Alessiani o l’urinoterapia. Al contrario, grazie a studi condotti rigorosamente, la ricerca medica ha permesso, negli ultimi anni, di ottenere importantissimi risultati in termini di sopravvivenza in molte diverse forme di cancro. Le fake news possono essere molte pericolose e compromettere seriamente la salute dei pazienti”.
Il portale http://www.tumoremaeveroche.it, reso possibile da un educational grant di Ipsen, è attivo dal maggio del 2018. In totale in questi mesi sono arrivate al comitato scientifico centinaia di richieste di chiarimenti. “Molte domande riflettono il perdurare di vecchi stereotipi e la grande paura che ancora suscitano i tumori – sottolinea il dott. Francesco Schettini, membro del comitato scientifico del portale ‘Tumore, ma è vero che?’ e oncologo medico presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli e l’Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer di Barcellona -. Questo vale soprattutto per la reale efficacia di alcuni trattamenti e i possibili effetti collaterali che determinano. Ci è stato più volte chiesto, per esempio, se la chemioterapia sia una pratica assassina oppure se è vero che funzioni solo in una piccola parte di casi. Si tratta, in realtà, di una tipologia di cura che consente di trattare efficacemente tanti pazienti e che ci ha consentito di salvare milioni di vite umane in tutto il mondo. Inoltre, abbiamo assistito ad una forte evoluzione delle terapie di supporto e quindi degli strumenti a nostra disposizione per prevenire e curare le tossicità legate alla stessa chemioterapia, come nausea, vomito e riduzione delle difese immunitarie”.
“Ringraziamo AIOM e Fondazione AIOM per aver realizzato uno strumento che può essere utile anche ai pazienti oncologici – conclude Claudia Santangelo, Presidente dell’Associazione di pazienti ‘Vivere senza stomaco (si può!)’ -. Chi sta affrontando un’esperienza di vita difficile come un tumore è più esposto al rischio di essere vittima della disinformazione. E’, quindi, fondamentale avere sempre a disposizione notizie certificate e supportate da fonti scientifiche”.
“Siamo orgogliosi di supportare Fondazione AIOM e AIOM in un progetto educazionale innovativo, che vuole combattere una disinformazione diffusa e preoccupante – conclude Thibaud Eckenschwiller, Amministratore Delegato di Ipsen S.p.A. -. In un anno e mezzo, i risultati ottenuti in termini di utenti raggiunti sono rilevanti. La ricerca medico-scientifica è la nostra priorità, ma vogliamo al tempo stesso fornire ai pazienti e ai cittadini nuovi ed efficaci strumenti di conoscenza e informazione”.

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Cure personalizzate per adenocarcinoma polmonare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Oggi la medicina di precisione è in grado di individuare “il corredo” molecolare del singolo tumore, valuta l’efficacia di un trattamento e sceglie in tempo reale la strategia terapeutica. In alcuni tumori del polmone, ad esempio, la chemioterapia di prima linea non ha gli effetti attesi, anzi risulta pressoché inefficace, ma grazie alle caratterizzazioni molecolari è possibile prevedere l’efficacia del trattamento e optare subito per altre terapie. In Italia sono attese oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno, di cui il 40% è rappresentato dagli adenocarcinomi (fonte AIOM).Un team multidisciplinare dell’ IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, coordinato da Marcello Maugeri-Saccà, oncologo medico presso l’ Oncologia Medica 2, ha recentemente pubblicato sul prestigioso Journal of Thoracic Oncology (la rivista ufficiale dell’ International Association for the Study of Lung Cancer, IASLC) come la presenza di mutazioni in due geni appartenenti allo stesso network molecolare (KEAP1 e NFE2L2) definisce una tipologia di adenocarcinoma polmonare particolarmente aggressivo, caratterizzato da una forte resistenza ai trattamenti chemioterapici e da una evoluzione particolarmente rapida. Inoltre, la presenza di mutazioni dei geni KEAP1/NFE2L2 si associa ad altre anomalie molecolari che suggeriscono una elevata capacità delle cellule tumorali di proteggere il loro genoma dagli effetti citotossici della chemioterapia. Allo stesso tempo, tali mutazioni raramente coesistono con la presenza di bersagli molecolari (mutazioni di EGFR e riarrangiamenti di ALK) contro i quali sono disponibili oggi farmaci estremamente efficaci.“La presenza di mutazioni di KEAP1/NFE2L2 – illustra Marcello Maugeri-Saccà – in pratica rende la chemioterapia standard priva di efficacia, e per di più si associano i noti effetti collaterali. Se a questo si unisce una tendenza degli adenocarcinomi con mutazioni di KEAP1/NFE2L2 a non presentare concomitanti alterazione genomiche efficacemente contrastabili con farmaci a bersaglio molecolare ad oggi in uso, si viene a delineare un nuovo sottotipo molecolare terapeuticamente orfano. Questo aspetto è ancor più rilevante se si considera il ruolo sempre maggiore dell’immunoterapia in questi tumori, non solo come terapia singola ma soprattutto in associazione alla chemioterapia.” Lo studio ha coinvolto una casistica di pazienti trattati presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma), e sono stati svolti studi di validazione indipendente in oltre 1.400 adenocarcinomi ottenuti da due diverse fonti (MSKCC e TCGA). L’orientamento dell’oncologia medica per il trattamento del tumore del polmone è sempre più verso protocolli integrati di chemio-immunoterapia, ma può sempre funzionare? Ora l’ulteriore tassello da verificare è quello di cercare un possibile nesso tra la presenza di queste mutazioni e l’efficacia dell’immunoterapia. (fonte: Journal of Thoracic Oncology: Mutations in the KEAP1-NFE2L2 pathway define a molecular subset of rapidly progressing lung adenocarcinoma In Press Accepted Manuscript)

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Umanizzazione delle cure contro il cancro negli ospedali italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Chicago. Diventa un esempio da seguire nel resto del mondo. Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia, è infatti possibile migliorare dal 10% al 25% la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, dimostra e quantifica i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro. Si chiama HuCare-2 e i principali risultati sono presentati oggi, durante la sessione orale del Congresso della American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Il progetto è promosso e fortemente sostenuto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e da MEDeA Medicina e Arte onlus (associazione di volontariato di Cremona). Ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. “L’obiettivo principale che si siamo posti è fare in modo che i reparti oncologici introducano una serie di interventi psicosociali che migliorano la salute e la qualità di vita dei malati, contrastare l’ansia e la depressione che interessano circa il 70% dei pazienti oncologici e, in maniera, grave oltre un terzo dei malati – afferma Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e Direttore dell’Oncologia di Cremona -. Si tratta di disturbi seri, che possono impattare negativamente sulla risposta del malato alle cure. Gli oncologi e, più in generale, tutto il personale medico-sanitario devono sempre più saper affrontare queste situazioni critiche. Abbiamo quindi, come AIOM, avviato per questo progetto circa 25 corsi specifici che hanno coinvolto in totale 392 tra medici e infermieri. Attraverso il progetto HuCare vogliamo soprattutto creare percorsi comuni e condivisi sia per i camici bianchi che per i pazienti. E’ infatti fondamentale riuscire a uniformare gli interventi di psicologia oncologica o di comunicazione tra medico-paziente. In questo modo, l’assistenza risulta più efficace e migliorano anche le condizioni generale di salute così come hanno dimostrato i risultati estremamente interessanti che abbiamo ottenuto”. AIOM ha fondato alcuni anni fa a Milano la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa: Scuola AIOM-HuCare. Con il progetto HuCare2e sono stati avviati nei reparti sei diversi interventi: la formazione di tutto lo staff clinico (medici e infermieri) per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto. “Siamo orgogliosi che un progetto AIOM sull’umanizzazione delle cure sia stato presentato al più importante appuntamento scientifico mondiale di oncologia – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Fornire un migliore e più appropriato supporto psicologico ai pazienti è un aspetto imprescindibile del nostro lavoro. Solo nel 30% dei casi i disturbi psicologici che affliggono questa particolare categoria di persone sono diagnosticati e trattati. E’ un dato che deve essere migliorato, soprattutto se consideriamo l’evoluzione dell’oncologia italiana. Oggi sei italiani su dieci colpiti da tumore riescono a sconfiggerlo e la tutela della qualità di vita dopo e, soprattutto, durante i trattamenti anti-cancro è perciò fondamentale. Si stanno aprendo nuove sfide alle quali dobbiamo saper rispondere in modo adeguato attraverso una sempre più specifica preparazione. HuCare rappresenta quindi un progetto pilota: come Società Scientifica siamo pronti ad avviare nuove iniziative simili”.

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Torna l’eroina tra i giovani: imperativo facilitare le cure

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Roma Mercoledì 22 Maggio dalle ore 10 davanti alla sede della Regione Lazio una manifestazione per far capire all’opinione pubblica quanto sia controproducente limitare l’azione di centri come Villa Maraini (unico servizio h24 nella Regione Lazio), sempre pronto ad accogliere e curare quanti più tossicodipendenti possibili, anche utilizzando il metadone, farmaco riequilibratore del sistema nervoso “turbato” degli eroinomani.
“Si parla tanto di sicurezza delle nostre città, noi a Villa Maraini diamo un contributo quotidiano, accogliendo chiunque venga a chiedere quell’aiuto che lo terrà lontano dalla droga e dalla criminalità. Proprio per difendere questo nostro diritto/dovere manifesteremo. Non fermeremo la nostra battaglia per la libertà di cura dei tossicodipendenti, fino a quando i burocrati non cancelleranno i vincoli che bloccano la possibilità di curarsi se fuori dal proprio territorio di appartenenza.”
L’ASL Roma 3 ha imposto molte restrizioni ai medici di Villa Maraini nella somministrazione del metadone, limitando drasticamente la loro azione. Questo significa consegnare il paziente rifiutato nelle mani dello spacciatore, che lo rifornirà di eroina, accettando sia il rischio che muoia di Overdose, sia l’eventualità che possa delinquere per trovare i soldi per la dose. “E’ incredibile come per le ASL e la Regione Lazio, la legge nazionale antidroga 309/90, che prevede la possibilità per i tossicodipendenti di curarsi ovunque nel territorio nazionale, sia regolarmente disattesa. E’ inutile piangere lacrime di coccodrillo per la diffusione della droga soprattutto tra i giovani, se poi si rende difficile la vita di chi vuole smettere e curarsi” conclude Massimo Barra.

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Pensionati: Manifestazione dei “Gilet Bianchi” per dire basta alle cure ad intermittenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

Napoli Venerdì 29 marzo si terrà una manifestazione pubblica dei Gilet Bianchi, il movimento fondato dal Partito Pensionati d’Europa a difesa della dignità degli anziani e dei pensionati, delle famiglie, dei giovani e delle donne. “La salute è un nostro diritto, basta cure ad intermittenza!”: è questo lo slogan del flash mob che porterà i napoletani a protestare sotto la sede dell’Assessorato alla Sanità della Regione Campania (in via Santa Lucia, 51). “Il commissariamento della Sanità Campana non è servito a risolvere il problema dell’assistenza sanitaria per tutti i cittadini ed in particolare per gli anziani, i pensionati e le famiglie appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione campana – dichiara Fortunato Sommella, leader del Partito -. Il fatto che ogni tanto si inauguri qualche nuovo reparto risolve poco se non addirittura nulla, visto che ci sono decine di altri ospedali che soffrono in termini strutturali, per la mancanza di attrezzature e per le risorse umane non in grado (per numero e materiali a loro disposizione) di sopperire alle centinaia di emergente giornaliere”. “I centri convenzionati, poi, assicurano assistenza solo 8 mesi l’anno – continua Sommella -,ai due mesi di assistenza ne segue uno senza. L’importanza del tema merita grande partecipazione: non possiamo accettare cure ad intermittenza o a zona, è nostro diritto poterci curare 12 mesi l’anno!”.

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Oncologia: le cure su misura

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

L’oncologia di precisione è in grado di migliorare le percentuali di sopravvivenza nella fase metastatica della malattia, fino a raddoppiarle. Notevoli anche i risparmi, grazie all’utilizzo delle terapie mirate solo nei pazienti che ne possono beneficiare, evitando inutili tossicità e i ricoveri in ospedale. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Oncotarget nel 2018, condotto da ricercatori dell’Università di Stanford. La sopravvivenza mediana dei pazienti trattati con l’oncologia di precisione è stata di 51,7 settimane rispetto a 25,8 settimane dei pazienti che hanno seguito la chemioterapia standard (o la migliore terapia di supporto). Netta anche la differenza nei costi. Ogni settimana di trattamento con l’oncologia di precisione ha comportato un esborso di 2.720 dollari, rispetto a 3.453 con le cure tradizionali. L’approccio che sta rivoluzionando il trattamento del cancro è al centro del XX Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in corso a Roma. “Devono essere istituiti quanto prima i Molecular Tumor Board, cioè team multidisciplinari che possano garantire l’integrazione e il confronto tra le diverse figure professionali coinvolte (oncologo, biologo molecolare, genetista, anatomo-patologo e farmacologo) che, grazie alla loro esperienza, permettano una corretta interpretazione dei dati genetici e molecolari e la scelta della strategia terapeutica adeguata – spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’istituzione di un Molecular Tumor Board è il primo passo per garantire al paziente questa multidisciplinarietà e l’accesso ai trattamenti personalizzati. Il concetto di oncologia di precisione prevede che specifiche alterazioni di una sequenza genica diventino l’obiettivo di un trattamento individualizzato. Alla base della precisa selezione del paziente in relazione alle caratteristiche molecolari della neoplasia, vi è il potenziale beneficio clinico maggiore e per un tempo più lungo, rispetto al trattamento con la classica chemioterapia. Si passa, così, dall’approccio tradizionale che prevedeva la classificazione del tumore sulla base dell’organo da cui prende origine e del tipo istologico, a quella basata sul profilo molecolare”. Nello studio pubblicato su Oncotarget, è stata realizzata anche un’analisi separata dei costi relativi a 1.814 pazienti in fase terminale per verificarne l’andamento negli ultimi 3 mesi di vita. A ulteriore conferma dei risparmi ottenibili con le terapie mirate, nelle 93 persone trattate con queste armi si è osservata una spesa inferiore del 6,9% rispetto alla chemioterapia. In questo lavoro, i pazienti sono stati selezionati effettuando una profilazione dei geni grazie a una nuova tecnologia, la next generation sequencing (NGS). “I progressi nel campo della genomica sono resi possibili dal recente sviluppo di nuove piattaforme che consentono di effettuare il sequenziamento di un più ampio numero di geni rispetto ai metodi precedenti, con tempi ridotti per l’analisi e un aumento della sensibilità, con lo scopo di identificare le mutazioni corrispondenti a specifici bersagli molecolari su cui scegliere i farmaci mirati – afferma Antonio Marchetti, ordinario di anatomia patologica e Direttore del Centro di Medicina Molecolare Predittiva dell’Università di Chieti.
“Il nuovo approccio diagnostico-terapeutico alle neoplasie, che integra criteri clinico-patologici con le analisi molecolari, si riflette anche nella conduzione delle sperimentazioni cliniche – conclude la Presidente Gori -. La classificazione basata sul profilo molecolare causa una segmentazione delle neoplasie in numerosi sottotipi molecolari, nei quali rientrano sottogruppi di pazienti poco numerosi. Sono stati, pertanto, sviluppati nuovi disegni di studi clinici (i cosiddetti basket trial e umbrella trial), in cui i pazienti vengono reclutati sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari della neoplasia, con lo scopo di somministrare un trattamento solo ai malati potenzialmente più responsivi, riducendo l’utilizzo di farmaci inefficaci e comunque tossici, nonché i tempi di sviluppo delle nuove terapie e i costi associati”.

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Servizio Fidest)

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Malnutrizione in oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Nonostante la sua elevata frequenza e le due pesanti conseguenze, la malnutrizione nel malato oncologico è ancora un problema largamente sottovalutato, non riconosciuto e molto raramente trattato in maniera adeguata.Per questo motivo si è svolto alla Camera dei Deputati l’incontro che ha visto seduti allo stesso tavolo clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni per valutare le azioni necessarie per assegnare alla terapia nutrizionale il suo ruolo decisivo: migliorare l’outcome dei pazienti oncologici e scongiurare decessi evitabili.“Sono necessari modelli organizzativi capaci di assicurare ai pazienti interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri. I dati continuamente forniti dalla letteratura scientifica rendono questo intervento inderogabile. Il problema della malnutrizione infatti è indifferibile perché determina decessi evitabili con corrette strategie mediche.
In Italia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca l’accesso uniforme ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. “Appare quindi opportuno valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) delle diverse patologie” sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, Professore Ordinario di Medicina Interna alla Sapienza di Roma e Presidente SINUC – Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. Lo studio PreMiO (Prevalence of Malnutrition in Oncology) ha dimostrato che la perdita di peso è presente già al momento della prima visita oncologica. Dei quasi 2000 pazienti arruolati, il 51% presentava un deficit nutrizionale e il 64% dei soggetti valutati aveva perso da 1 a 10 kg nei sei mesi precedenti. La malnutrizione è determinata sia da un aumento del metabolismo da parte delle cellule tumorali che consumano le riserve energetiche, che dalla diminuzione dell’appetito, la capacità di percepire i sapori, di deglutire, dalla nausea e da un malassorbimento diffuso dei nutrienti.La malnutrizione in Oncologia rappresenta ancora un bisogno non riconosciuto, causa d’inaccettabili disparità nelle cure.“Chiediamo alla politica che intervenga affinchè le cure nutrizionali entrino a far parte della buona pratica clinica, anche con la eventuale previsione di sanzioni per chi non garantisce ai malati cure adeguate, in analogia a quanto fatto in passato con la legge 38 che garantisce l’accesso alle terapie del dolore”, prosegue il professor Muscaritoli, “Servono anche strumenti di governance che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale”.A illustrare i pilastri e gli obiettivi delle Linee d’indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici siglate dal Ministero della Salute in Conferenza Stato Regioni a dicembre 2017, è stato chiamato il dottor Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute, che ha evidenziato come “il documento valorizzi diversi aspetti: dall’utilizzo di Screening nutrizionale e bisogni specifici in ambito nutrizione alla diagnosi, durante il percorso terapeutico, al follow-up; la proposta di un Modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che coinvolga Ospedale, Day Surgery e Reti territoriali, promuova una Continuità assistenziale attraverso MMG – Medici di Medicina Generale e PLS – Pediatri di Libera Scelta fino alla definizione di Assistenza domiciliare e Nutrizione artificiale; ed infine, percorsi di formazione ed informazione agli operatori sanitari. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze relative agli adeguati screening nutrizionali e agli approcci di nutrizione clinica integrata, illustrati nelle Linee di indirizzo, potrà avere una ricaduta positiva, contribuendo ad un favorevole impatto sugli esiti, sulla qualità di vita di questi pazienti e sulla spesa sanitaria”.“La malnutrizione è in grado di condizionare negativamente l’efficacia delle terapie chirurgiche e di quelle mediche, in Oncologia (e non solo). Prevenire la progressione della perdita di peso riduce la tossicità dei farmaci, migliora la sensibilità delle cellule a ricevere i trattamenti, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri e le complicanze post operatorie” spiega il professor Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma
Il cancro può determinare uno stato d’infiammazione e una accelerazione del metabolismo. L’intensa risposta infiammatoria porta a perdita di peso, di appetito, di massa muscolare, un deperimento generalizzato chiamato cachessia. “A cio’ si aggiungono alterazioni metaboliche e uno stato infiammatorio generalizzato” ha sottolineato il dr. Giuseppe Aprile, Direttore del Polo Oncologico di Vicenza e Consigliere Nazionale AIOM – Associazione Italiana Oncologia Medica. “La sindrome cachettica, che colpisce circa la metà dei pazienti oncologici con malattia avanzata, determina possibile perdita di efficacia delle cure antitumorali, aumento degli effetti collaterali e impatta negativamente sulla qualità della vita dei malati”.Ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe essere considerato un diritto erogato da personale competente in nutrizione clinica che fornisca anche informazioni corrette, comprensibili e basate sulle evidenze scientifiche. E’ questa la posizione di Cittadinanzattiva – Tribunale del malato espressa dal suo coordinatore nazionale Tonino Aceti: “la malnutrizione deve essere individuata precocemente, trattata tempestivamente e non deve concorrere ad aumentare le già insopportabili disuguaglianze che caratterizzano il nostro Servizio Sanitario Pubblico. È utile una sua misurazione e valutazione sin dalla presa in carico sino al follow up. È necessario inserire le terapie nutrizionali nel contesto delle cure simultanee e informare i pazienti sui suoi benefici. È inoltre molto importante sensibilizzare anche gli operatori sanitari (medici e infermieri) al tema della malnutrizione prevedendo programmi di formazione ad hoc”. “La nutrizione è un’emergenza per i malati oncologici e di malnutrizione si può morire. Le associazioni di pazienti come la nostra – conclude Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione Vivere senza Stomaco – confidano nella reale applicazione delle Linee d’indirizzo siglate il 15 dicembre 2017 con l’accordo Stato Regioni. Grazie agli estensori del documento e al professor Maurizio Muscaritoli che si sono adoperati per far sì che la nutrizione nei pazienti oncologici sia una buona nutrizione e non una malnutrizione”.

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CURE Media Group Expands Strategic Alliance Partnership Program with Lung Cancer Alliance

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

CURE Media Group, the nation’s leading digital and print media enterprise dedicated to patients and survivors of cancer, welcomes Lung Cancer Alliance to its Strategic Alliance Partnership (SAP) Program.“Countless individuals across the nation are affected by lung cancer,” said Michael J. Hennessy Jr., president of CURE Media Group. “We are proud to partner with Lung Cancer Alliance to continue to empower the lung cancer community through our ongoing efforts to identify novel treatment approaches by providing relevant information.”Founded in 1995, Lung Cancer Alliance is one of the nation’s leading non-profit health organizations committed to serving the lung cancer community. Lung Cancer Alliance empowers a vibrant and caring community by helping people navigate the paths of early detection, diagnosis, treatment and long-term survival. Lung Cancer Alliance leverages insights into the lung cancer community to improve care, amplify awareness, drive advocacy and lead transformative research with the vision of tripling the number of survivors in the next decade.“We are excited to partner with CURE Media Group,” said Laurie Fenton Ambrose, President and CEO of Lung Cancer Alliance. “This collaboration will allow us to pursue better outcomes for our community by improving access to resources that patients and loved ones need in their fight against the number one cancer killer no matter where they are in their journey.” As part of this joint effort, Lung Cancer Alliance will be able to share valuable content through CURE® magazine, where readers will have access to unprecedented resources including the latest research, interviews and articles that can help patients with cancer, and their caregivers, make better informed decisions. The SAP Program is designed to facilitate an open exchange of information among trusted peers, with the goal to improve patient care.

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