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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘cure’

Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Cure personalizzate per adenocarcinoma polmonare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Oggi la medicina di precisione è in grado di individuare “il corredo” molecolare del singolo tumore, valuta l’efficacia di un trattamento e sceglie in tempo reale la strategia terapeutica. In alcuni tumori del polmone, ad esempio, la chemioterapia di prima linea non ha gli effetti attesi, anzi risulta pressoché inefficace, ma grazie alle caratterizzazioni molecolari è possibile prevedere l’efficacia del trattamento e optare subito per altre terapie. In Italia sono attese oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno, di cui il 40% è rappresentato dagli adenocarcinomi (fonte AIOM).Un team multidisciplinare dell’ IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, coordinato da Marcello Maugeri-Saccà, oncologo medico presso l’ Oncologia Medica 2, ha recentemente pubblicato sul prestigioso Journal of Thoracic Oncology (la rivista ufficiale dell’ International Association for the Study of Lung Cancer, IASLC) come la presenza di mutazioni in due geni appartenenti allo stesso network molecolare (KEAP1 e NFE2L2) definisce una tipologia di adenocarcinoma polmonare particolarmente aggressivo, caratterizzato da una forte resistenza ai trattamenti chemioterapici e da una evoluzione particolarmente rapida. Inoltre, la presenza di mutazioni dei geni KEAP1/NFE2L2 si associa ad altre anomalie molecolari che suggeriscono una elevata capacità delle cellule tumorali di proteggere il loro genoma dagli effetti citotossici della chemioterapia. Allo stesso tempo, tali mutazioni raramente coesistono con la presenza di bersagli molecolari (mutazioni di EGFR e riarrangiamenti di ALK) contro i quali sono disponibili oggi farmaci estremamente efficaci.“La presenza di mutazioni di KEAP1/NFE2L2 – illustra Marcello Maugeri-Saccà – in pratica rende la chemioterapia standard priva di efficacia, e per di più si associano i noti effetti collaterali. Se a questo si unisce una tendenza degli adenocarcinomi con mutazioni di KEAP1/NFE2L2 a non presentare concomitanti alterazione genomiche efficacemente contrastabili con farmaci a bersaglio molecolare ad oggi in uso, si viene a delineare un nuovo sottotipo molecolare terapeuticamente orfano. Questo aspetto è ancor più rilevante se si considera il ruolo sempre maggiore dell’immunoterapia in questi tumori, non solo come terapia singola ma soprattutto in associazione alla chemioterapia.” Lo studio ha coinvolto una casistica di pazienti trattati presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma), e sono stati svolti studi di validazione indipendente in oltre 1.400 adenocarcinomi ottenuti da due diverse fonti (MSKCC e TCGA). L’orientamento dell’oncologia medica per il trattamento del tumore del polmone è sempre più verso protocolli integrati di chemio-immunoterapia, ma può sempre funzionare? Ora l’ulteriore tassello da verificare è quello di cercare un possibile nesso tra la presenza di queste mutazioni e l’efficacia dell’immunoterapia. (fonte: Journal of Thoracic Oncology: Mutations in the KEAP1-NFE2L2 pathway define a molecular subset of rapidly progressing lung adenocarcinoma In Press Accepted Manuscript)

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Umanizzazione delle cure contro il cancro negli ospedali italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Chicago. Diventa un esempio da seguire nel resto del mondo. Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia, è infatti possibile migliorare dal 10% al 25% la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, dimostra e quantifica i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro. Si chiama HuCare-2 e i principali risultati sono presentati oggi, durante la sessione orale del Congresso della American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Il progetto è promosso e fortemente sostenuto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e da MEDeA Medicina e Arte onlus (associazione di volontariato di Cremona). Ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. “L’obiettivo principale che si siamo posti è fare in modo che i reparti oncologici introducano una serie di interventi psicosociali che migliorano la salute e la qualità di vita dei malati, contrastare l’ansia e la depressione che interessano circa il 70% dei pazienti oncologici e, in maniera, grave oltre un terzo dei malati – afferma Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e Direttore dell’Oncologia di Cremona -. Si tratta di disturbi seri, che possono impattare negativamente sulla risposta del malato alle cure. Gli oncologi e, più in generale, tutto il personale medico-sanitario devono sempre più saper affrontare queste situazioni critiche. Abbiamo quindi, come AIOM, avviato per questo progetto circa 25 corsi specifici che hanno coinvolto in totale 392 tra medici e infermieri. Attraverso il progetto HuCare vogliamo soprattutto creare percorsi comuni e condivisi sia per i camici bianchi che per i pazienti. E’ infatti fondamentale riuscire a uniformare gli interventi di psicologia oncologica o di comunicazione tra medico-paziente. In questo modo, l’assistenza risulta più efficace e migliorano anche le condizioni generale di salute così come hanno dimostrato i risultati estremamente interessanti che abbiamo ottenuto”. AIOM ha fondato alcuni anni fa a Milano la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa: Scuola AIOM-HuCare. Con il progetto HuCare2e sono stati avviati nei reparti sei diversi interventi: la formazione di tutto lo staff clinico (medici e infermieri) per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto. “Siamo orgogliosi che un progetto AIOM sull’umanizzazione delle cure sia stato presentato al più importante appuntamento scientifico mondiale di oncologia – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Fornire un migliore e più appropriato supporto psicologico ai pazienti è un aspetto imprescindibile del nostro lavoro. Solo nel 30% dei casi i disturbi psicologici che affliggono questa particolare categoria di persone sono diagnosticati e trattati. E’ un dato che deve essere migliorato, soprattutto se consideriamo l’evoluzione dell’oncologia italiana. Oggi sei italiani su dieci colpiti da tumore riescono a sconfiggerlo e la tutela della qualità di vita dopo e, soprattutto, durante i trattamenti anti-cancro è perciò fondamentale. Si stanno aprendo nuove sfide alle quali dobbiamo saper rispondere in modo adeguato attraverso una sempre più specifica preparazione. HuCare rappresenta quindi un progetto pilota: come Società Scientifica siamo pronti ad avviare nuove iniziative simili”.

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Torna l’eroina tra i giovani: imperativo facilitare le cure

Posted by fidest press agency su domenica, 19 Mag 2019

Roma Mercoledì 22 Maggio dalle ore 10 davanti alla sede della Regione Lazio una manifestazione per far capire all’opinione pubblica quanto sia controproducente limitare l’azione di centri come Villa Maraini (unico servizio h24 nella Regione Lazio), sempre pronto ad accogliere e curare quanti più tossicodipendenti possibili, anche utilizzando il metadone, farmaco riequilibratore del sistema nervoso “turbato” degli eroinomani.
“Si parla tanto di sicurezza delle nostre città, noi a Villa Maraini diamo un contributo quotidiano, accogliendo chiunque venga a chiedere quell’aiuto che lo terrà lontano dalla droga e dalla criminalità. Proprio per difendere questo nostro diritto/dovere manifesteremo. Non fermeremo la nostra battaglia per la libertà di cura dei tossicodipendenti, fino a quando i burocrati non cancelleranno i vincoli che bloccano la possibilità di curarsi se fuori dal proprio territorio di appartenenza.”
L’ASL Roma 3 ha imposto molte restrizioni ai medici di Villa Maraini nella somministrazione del metadone, limitando drasticamente la loro azione. Questo significa consegnare il paziente rifiutato nelle mani dello spacciatore, che lo rifornirà di eroina, accettando sia il rischio che muoia di Overdose, sia l’eventualità che possa delinquere per trovare i soldi per la dose. “E’ incredibile come per le ASL e la Regione Lazio, la legge nazionale antidroga 309/90, che prevede la possibilità per i tossicodipendenti di curarsi ovunque nel territorio nazionale, sia regolarmente disattesa. E’ inutile piangere lacrime di coccodrillo per la diffusione della droga soprattutto tra i giovani, se poi si rende difficile la vita di chi vuole smettere e curarsi” conclude Massimo Barra.

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Pensionati: Manifestazione dei “Gilet Bianchi” per dire basta alle cure ad intermittenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

Napoli Venerdì 29 marzo si terrà una manifestazione pubblica dei Gilet Bianchi, il movimento fondato dal Partito Pensionati d’Europa a difesa della dignità degli anziani e dei pensionati, delle famiglie, dei giovani e delle donne. “La salute è un nostro diritto, basta cure ad intermittenza!”: è questo lo slogan del flash mob che porterà i napoletani a protestare sotto la sede dell’Assessorato alla Sanità della Regione Campania (in via Santa Lucia, 51). “Il commissariamento della Sanità Campana non è servito a risolvere il problema dell’assistenza sanitaria per tutti i cittadini ed in particolare per gli anziani, i pensionati e le famiglie appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione campana – dichiara Fortunato Sommella, leader del Partito -. Il fatto che ogni tanto si inauguri qualche nuovo reparto risolve poco se non addirittura nulla, visto che ci sono decine di altri ospedali che soffrono in termini strutturali, per la mancanza di attrezzature e per le risorse umane non in grado (per numero e materiali a loro disposizione) di sopperire alle centinaia di emergente giornaliere”. “I centri convenzionati, poi, assicurano assistenza solo 8 mesi l’anno – continua Sommella -,ai due mesi di assistenza ne segue uno senza. L’importanza del tema merita grande partecipazione: non possiamo accettare cure ad intermittenza o a zona, è nostro diritto poterci curare 12 mesi l’anno!”.

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Oncologia: le cure su misura

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

L’oncologia di precisione è in grado di migliorare le percentuali di sopravvivenza nella fase metastatica della malattia, fino a raddoppiarle. Notevoli anche i risparmi, grazie all’utilizzo delle terapie mirate solo nei pazienti che ne possono beneficiare, evitando inutili tossicità e i ricoveri in ospedale. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Oncotarget nel 2018, condotto da ricercatori dell’Università di Stanford. La sopravvivenza mediana dei pazienti trattati con l’oncologia di precisione è stata di 51,7 settimane rispetto a 25,8 settimane dei pazienti che hanno seguito la chemioterapia standard (o la migliore terapia di supporto). Netta anche la differenza nei costi. Ogni settimana di trattamento con l’oncologia di precisione ha comportato un esborso di 2.720 dollari, rispetto a 3.453 con le cure tradizionali. L’approccio che sta rivoluzionando il trattamento del cancro è al centro del XX Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in corso a Roma. “Devono essere istituiti quanto prima i Molecular Tumor Board, cioè team multidisciplinari che possano garantire l’integrazione e il confronto tra le diverse figure professionali coinvolte (oncologo, biologo molecolare, genetista, anatomo-patologo e farmacologo) che, grazie alla loro esperienza, permettano una corretta interpretazione dei dati genetici e molecolari e la scelta della strategia terapeutica adeguata – spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’istituzione di un Molecular Tumor Board è il primo passo per garantire al paziente questa multidisciplinarietà e l’accesso ai trattamenti personalizzati. Il concetto di oncologia di precisione prevede che specifiche alterazioni di una sequenza genica diventino l’obiettivo di un trattamento individualizzato. Alla base della precisa selezione del paziente in relazione alle caratteristiche molecolari della neoplasia, vi è il potenziale beneficio clinico maggiore e per un tempo più lungo, rispetto al trattamento con la classica chemioterapia. Si passa, così, dall’approccio tradizionale che prevedeva la classificazione del tumore sulla base dell’organo da cui prende origine e del tipo istologico, a quella basata sul profilo molecolare”. Nello studio pubblicato su Oncotarget, è stata realizzata anche un’analisi separata dei costi relativi a 1.814 pazienti in fase terminale per verificarne l’andamento negli ultimi 3 mesi di vita. A ulteriore conferma dei risparmi ottenibili con le terapie mirate, nelle 93 persone trattate con queste armi si è osservata una spesa inferiore del 6,9% rispetto alla chemioterapia. In questo lavoro, i pazienti sono stati selezionati effettuando una profilazione dei geni grazie a una nuova tecnologia, la next generation sequencing (NGS). “I progressi nel campo della genomica sono resi possibili dal recente sviluppo di nuove piattaforme che consentono di effettuare il sequenziamento di un più ampio numero di geni rispetto ai metodi precedenti, con tempi ridotti per l’analisi e un aumento della sensibilità, con lo scopo di identificare le mutazioni corrispondenti a specifici bersagli molecolari su cui scegliere i farmaci mirati – afferma Antonio Marchetti, ordinario di anatomia patologica e Direttore del Centro di Medicina Molecolare Predittiva dell’Università di Chieti.
“Il nuovo approccio diagnostico-terapeutico alle neoplasie, che integra criteri clinico-patologici con le analisi molecolari, si riflette anche nella conduzione delle sperimentazioni cliniche – conclude la Presidente Gori -. La classificazione basata sul profilo molecolare causa una segmentazione delle neoplasie in numerosi sottotipi molecolari, nei quali rientrano sottogruppi di pazienti poco numerosi. Sono stati, pertanto, sviluppati nuovi disegni di studi clinici (i cosiddetti basket trial e umbrella trial), in cui i pazienti vengono reclutati sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari della neoplasia, con lo scopo di somministrare un trattamento solo ai malati potenzialmente più responsivi, riducendo l’utilizzo di farmaci inefficaci e comunque tossici, nonché i tempi di sviluppo delle nuove terapie e i costi associati”.

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Servizio Fidest)

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Malnutrizione in oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Nonostante la sua elevata frequenza e le due pesanti conseguenze, la malnutrizione nel malato oncologico è ancora un problema largamente sottovalutato, non riconosciuto e molto raramente trattato in maniera adeguata.Per questo motivo si è svolto alla Camera dei Deputati l’incontro che ha visto seduti allo stesso tavolo clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni per valutare le azioni necessarie per assegnare alla terapia nutrizionale il suo ruolo decisivo: migliorare l’outcome dei pazienti oncologici e scongiurare decessi evitabili.“Sono necessari modelli organizzativi capaci di assicurare ai pazienti interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri. I dati continuamente forniti dalla letteratura scientifica rendono questo intervento inderogabile. Il problema della malnutrizione infatti è indifferibile perché determina decessi evitabili con corrette strategie mediche.
In Italia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca l’accesso uniforme ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. “Appare quindi opportuno valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) delle diverse patologie” sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, Professore Ordinario di Medicina Interna alla Sapienza di Roma e Presidente SINUC – Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. Lo studio PreMiO (Prevalence of Malnutrition in Oncology) ha dimostrato che la perdita di peso è presente già al momento della prima visita oncologica. Dei quasi 2000 pazienti arruolati, il 51% presentava un deficit nutrizionale e il 64% dei soggetti valutati aveva perso da 1 a 10 kg nei sei mesi precedenti. La malnutrizione è determinata sia da un aumento del metabolismo da parte delle cellule tumorali che consumano le riserve energetiche, che dalla diminuzione dell’appetito, la capacità di percepire i sapori, di deglutire, dalla nausea e da un malassorbimento diffuso dei nutrienti.La malnutrizione in Oncologia rappresenta ancora un bisogno non riconosciuto, causa d’inaccettabili disparità nelle cure.“Chiediamo alla politica che intervenga affinchè le cure nutrizionali entrino a far parte della buona pratica clinica, anche con la eventuale previsione di sanzioni per chi non garantisce ai malati cure adeguate, in analogia a quanto fatto in passato con la legge 38 che garantisce l’accesso alle terapie del dolore”, prosegue il professor Muscaritoli, “Servono anche strumenti di governance che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale”.A illustrare i pilastri e gli obiettivi delle Linee d’indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici siglate dal Ministero della Salute in Conferenza Stato Regioni a dicembre 2017, è stato chiamato il dottor Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute, che ha evidenziato come “il documento valorizzi diversi aspetti: dall’utilizzo di Screening nutrizionale e bisogni specifici in ambito nutrizione alla diagnosi, durante il percorso terapeutico, al follow-up; la proposta di un Modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che coinvolga Ospedale, Day Surgery e Reti territoriali, promuova una Continuità assistenziale attraverso MMG – Medici di Medicina Generale e PLS – Pediatri di Libera Scelta fino alla definizione di Assistenza domiciliare e Nutrizione artificiale; ed infine, percorsi di formazione ed informazione agli operatori sanitari. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze relative agli adeguati screening nutrizionali e agli approcci di nutrizione clinica integrata, illustrati nelle Linee di indirizzo, potrà avere una ricaduta positiva, contribuendo ad un favorevole impatto sugli esiti, sulla qualità di vita di questi pazienti e sulla spesa sanitaria”.“La malnutrizione è in grado di condizionare negativamente l’efficacia delle terapie chirurgiche e di quelle mediche, in Oncologia (e non solo). Prevenire la progressione della perdita di peso riduce la tossicità dei farmaci, migliora la sensibilità delle cellule a ricevere i trattamenti, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri e le complicanze post operatorie” spiega il professor Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma
Il cancro può determinare uno stato d’infiammazione e una accelerazione del metabolismo. L’intensa risposta infiammatoria porta a perdita di peso, di appetito, di massa muscolare, un deperimento generalizzato chiamato cachessia. “A cio’ si aggiungono alterazioni metaboliche e uno stato infiammatorio generalizzato” ha sottolineato il dr. Giuseppe Aprile, Direttore del Polo Oncologico di Vicenza e Consigliere Nazionale AIOM – Associazione Italiana Oncologia Medica. “La sindrome cachettica, che colpisce circa la metà dei pazienti oncologici con malattia avanzata, determina possibile perdita di efficacia delle cure antitumorali, aumento degli effetti collaterali e impatta negativamente sulla qualità della vita dei malati”.Ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe essere considerato un diritto erogato da personale competente in nutrizione clinica che fornisca anche informazioni corrette, comprensibili e basate sulle evidenze scientifiche. E’ questa la posizione di Cittadinanzattiva – Tribunale del malato espressa dal suo coordinatore nazionale Tonino Aceti: “la malnutrizione deve essere individuata precocemente, trattata tempestivamente e non deve concorrere ad aumentare le già insopportabili disuguaglianze che caratterizzano il nostro Servizio Sanitario Pubblico. È utile una sua misurazione e valutazione sin dalla presa in carico sino al follow up. È necessario inserire le terapie nutrizionali nel contesto delle cure simultanee e informare i pazienti sui suoi benefici. È inoltre molto importante sensibilizzare anche gli operatori sanitari (medici e infermieri) al tema della malnutrizione prevedendo programmi di formazione ad hoc”. “La nutrizione è un’emergenza per i malati oncologici e di malnutrizione si può morire. Le associazioni di pazienti come la nostra – conclude Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione Vivere senza Stomaco – confidano nella reale applicazione delle Linee d’indirizzo siglate il 15 dicembre 2017 con l’accordo Stato Regioni. Grazie agli estensori del documento e al professor Maurizio Muscaritoli che si sono adoperati per far sì che la nutrizione nei pazienti oncologici sia una buona nutrizione e non una malnutrizione”.

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CURE Media Group Expands Strategic Alliance Partnership Program with Lung Cancer Alliance

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

CURE Media Group, the nation’s leading digital and print media enterprise dedicated to patients and survivors of cancer, welcomes Lung Cancer Alliance to its Strategic Alliance Partnership (SAP) Program.“Countless individuals across the nation are affected by lung cancer,” said Michael J. Hennessy Jr., president of CURE Media Group. “We are proud to partner with Lung Cancer Alliance to continue to empower the lung cancer community through our ongoing efforts to identify novel treatment approaches by providing relevant information.”Founded in 1995, Lung Cancer Alliance is one of the nation’s leading non-profit health organizations committed to serving the lung cancer community. Lung Cancer Alliance empowers a vibrant and caring community by helping people navigate the paths of early detection, diagnosis, treatment and long-term survival. Lung Cancer Alliance leverages insights into the lung cancer community to improve care, amplify awareness, drive advocacy and lead transformative research with the vision of tripling the number of survivors in the next decade.“We are excited to partner with CURE Media Group,” said Laurie Fenton Ambrose, President and CEO of Lung Cancer Alliance. “This collaboration will allow us to pursue better outcomes for our community by improving access to resources that patients and loved ones need in their fight against the number one cancer killer no matter where they are in their journey.” As part of this joint effort, Lung Cancer Alliance will be able to share valuable content through CURE® magazine, where readers will have access to unprecedented resources including the latest research, interviews and articles that can help patients with cancer, and their caregivers, make better informed decisions. The SAP Program is designed to facilitate an open exchange of information among trusted peers, with the goal to improve patient care.

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Vecchi farmaci e nuove indicazioni: cure valide e meno costose

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Siamo nel 2018 eppure la cura di molte patologie si affida ancora a farmaci scoperti decenni fa, e anche se spesso l’attenzione si focalizza sui farmaci più nuovi e costosi, alcuni di quelli più datati ritrovano oggi una nuova vita attraverso la scoperta di indicazioni differenti dalle originarie, mentre altri stanno pian piano cedendo il passo. L’isoniazide, per esempio, dal 1945 vede riconosciuta la sua attività contro la tubercolosi, malattia per la quale, nonostante una crescente resistenza, è ancora un componente dei regimi di terapia standard. E come non citare poi la penicillina, ancora raccomandata in prima linea contro la faringite da streptococco beta emolitico di gruppo A.I sulfamidici sono efficaci contro molti batteri gram positivi e negativi, ma gli eventi avversi, le allergie e l’introduzione di nuovi antibiotici hanno ridotto la loro utilità. Le tetracicline sono in uso dal 1955 e continuano a essere prescritte, nonostante lo sviluppo di resistenze. Recentemente sono state però sottolineate le loro proprietà antinfiammatorie e una potenziale protezione contro malattia di Alzheimer, infarto e malattie neuromuscolari. Uno dei medicinali “anziani” più noti è l’aspirina, in commercio dal 1899 come antidolorifico. Oggi in parte sostituita nel controllo del dolore, viene principalmente usata per le sue proprietà antitrombotiche nelle malattie cardiovascolari, e mostra forse una protezione contro il cancro del colon-retto. Sempre in campo cardiovascolare, la digossina viene ancora molto usata, anche se dati emergenti che ne mettono in forse la sicurezza stanno riducendo le prescrizioni.
La nitroglicerina invece è rimasto il principale agente farmacologico per l’angina, e potrebbe essere usata anche nell’epicondilite laterale e nella neuropatia diabetica. Passando ai diuretici, lo spironolattone è tuttora raccomandato nel trattamento dei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata, grazie anche a un costo molto basso. I diuretici tiazidici, invece, rimangono una delle basi della terapia iniziale antiipertensiva. Un farmaco molto diffuso e con qualche anno di carriera alle spalle è il warfarin, talvolta preferito ai nuovi anticoagulanti orali grazie alla sua lunga durata d’azione, al costo inferiore e alla possibilità di monitorare l’aderenza del paziente. I corticosteroidi sono tuttora fondamentali per molte malattie acute e croniche. Nella terapia del diabete, l’insulina è cresciuta con molte nuove formulazioni, mentre la metformina come singolo agente o in combinazione viene sempre utilizzata per evitare la progressione da prediabete a diabete.
Un farmaco meno noto ma non meno prezioso è il propiltiuracile che dal 1947 è un agente fondamentale per i pazienti con malattia di Graves con ipertiroidismo. Per quanto riguarda gli antidolorifici, quello di uso più comune rimane il paracetamolo, nonostante causi un numero piuttosto elevato di ricoveri per sovradosaggio. La morfina è ancora insostituibile in alcuni casi nonostante la possibile insorgenza di dipendenza. Non è possibile a questo punto non ricordare il naloxone, che dalla sua approvazione nel 1971 ha salvato innumerevoli vite. Allopurinolo e colchicina, storicamente usati per la gotta, stanno oggi ricevendo nuova attenzione per l’azione cardioprotettiva. L’ergotamina sta invece passando in secondo piano rispetto ai triptani per il trattamento dell’emicrania. Nonostante la sua tossicità, infine, il litio continua a essere l’agente più efficace per prevenire la ricaduta nel disturbo bipolare.
(fonte: Medscape https://www.medscape.com/slideshow/old-drugs-6009394 – farmacista33)

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Sanità: Le famiglie rischiano di indebitarsi per cure attraverso strutture private

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Sono circa 35 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto pagare di tasca propria le spese per un totale di 35 miliardi di euro. A ricorrere sempre di più ai propri risparmi sono gli anziani, che spendono in media una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale, e circa 13 milioni di italiani hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria.Il dato è stato riportato dagli esperti della School di Padova 2018 in occasione di un evento organizzato da Motore Sanità. Il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha dichiarato “Oggi sono molti gli italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e una spesa improvvisa, come una multa o delle spese sanitarie possono diventare veramente un grande problema – prosegue il Segretario Nazionale del Codici – In tali condizioni aumentano le categorie di persone che versano in condizioni di povertà”. Secondo le cifre presentate, in 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese sanitarie. La spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 35 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative, con 12 milioni di italiani che fanno ricorso alla ‘spesa intermediata’ di cui il 55% sono dipendenti e il 14% autonomi, e tale settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%). A questo scenario si accosta inevitabilmente una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale.
La sanità pubblica e la sanità privata non dovrebbero entrare in competizione, ma anzi dovrebbero riuscire a collaborare, ognuna attraverso le proprie specifiche competenze.

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Gli Stomaterapisti Italiani elaborano il primo accordo internazionale per l’Umanizzazione delle Cure in Stomaterapia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Professional Exchange Italia SpagnaMestre. Sono più di 70.000 le persone con una stomia intestinale o urinaria residenti in Italia. Un collettivo molto importante, che la società, però, quasi non conosce. Pazienti particolarmente vulnerabili che, dopo aver lottato, per esempio, contro un cancro e aver vinto la battaglia, si trovano poi a dover affrontare una realtà completamente nuova, difficile da accettare e complicata da gestire.
Lo Stomaterapista è l’infermiere specializzato a prendersi cura del portatore di stomia e che, per arrivare a questa specializzazione, segue un percorso formativo dedicato.
Professional Exchange è un progetto supportato da Hollister, un’azienda che sviluppa, produce e commercializza prodotti per stomaterapia, ha lo scopo di ottenere visibilità e creare valore aggiunto in ambito di Stomaterapia per gli infermieri esperti. Professional Exchange è votato alla collaborazione con le Associazioni con lo scopo comune di migliorare la vita del portatore di stomia.
“Professional Exchange ha permesso di mettere in luce la figura dello Stomaterapista, in una Sanità sempre più attenta ai bisogni degli Assistiti.” dice Lucia Mensi, Stomaterapista presso ASL3 Liguria “Questo binomio è fondamentale per capire che una persona stomizzata, se accompagnata da una figura competente per tutta la durata del percorso assistenziale e riabilitativo, può tornare ad occupare nella società il suo ruolo di sempre (nella famiglia, nel lavoro), abbandonando in tempi più brevi lo scomodo ruolo di “malato cronico”
Nell’ambito di Professional Exchange, gli stomaterapisti hanno l’opportunità di sviluppare progetti innovativi che mettono al centro il paziente. Il concetto di “Umanizzazione delle Cure Infermieristiche”, infatti, è una delle sfide che l’assistenza sanitaria sta affrontando in questo nuovo millennio. Questo primo accordo internazionale si propone di essere il primo step per lo sviluppo di un sistema che oltre a garantire la cura si occupi anche di migliorare la vita del paziente occupandosi di lui a 360 °.
“Professional Exchange realizza in pieno quella che è la Mission di Hollister” racconta Martina Bardelli, Direttore Marketing di Hollister Italia “L’incontro con i professionisti e la loro valorizzazione è parte integrante del nostro modo di agire, offrire loro occasioni di condivisione e aggiornamento è un impegno che da sempre perseguiamo per supportarli nel loro lavoro quotidiano confermando il nostro obbiettivo principale, ovvero rendere più appagante e dignitosa la vita delle persone che vivono con una stomia”
Il Congresso da voce a tutte le Associazioni di categoria e dei portatori di Stomia con le quali Professional Exchange mantiene una collaborazione costante, condivide le attività di realtà internazionali ed implementa le conoscenze tecniche degli infermieri.
Il programma include, inoltre, i più importanti temi che coinvolgono l’attività dello Stomaterapista. Oltre alla Humanization Care, include infatti i Diritti dei portatori di Stomia e la sensibilizzazione delle Aziende Ospedaliere sulla figura dello Stomaterapista. Oltre a ciò si affrontano i rischi dell’utilizzo dei Social nella professione Infermieristica e del costo-efficacia dell’attività dello Stomaterapista. Sono riportate le esperienze nei rapporti con le Istituzioni di alcuni rappresentati del gruppo GESTO (un gruppo volontario di Stomaterapisti che si occupano di creare progetti ad elevato valore assistenziale, di rapporti con le Istituzioni e di Comunicazione) che vengono condivise ed arricchite dalle analoghe esperienze dei colleghi Spagnoli.
La collaborazione con le Associazioni impreziosisce il programma con interventi di Gabriele Roveron (Presidente AIOSS – Associazione Italiana Operatori di Stomaterapia) che presenta la situazione della Stomaterapia in Italia, Fancesco Diomede (Segretario Nazionale AIStom – Associazione Italiana Stomizzati) che porta i Diritti del Portatore di Stomia e Pier Raffaele Spena (Segretario Nazionale FAIS – Federazione delle Associazioni degli Incontinenti e Stomizzati) che illustra i concetti della Comunicazione attiva per lo stomizzato. (foto: Professional Exchange Italia Spagna)

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

pronto soccorso tor vergataE’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Per i giovanissimi affidarsi sempre alle cure dei pediatri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 Mag 2017

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“Come Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) raccomandiamo di affidarsi alle cure del proprio pediatra di famiglia per condividere con lui tutte le scelte che riguardano la salute globale dei figli, nella consapevolezza che il nostro obiettivo primario è il bene di ogni singolo bambino”. E’ questo il commento della Federazione alla notizia del decesso del piccolo Francesco a causa delle complicanze di un’otite. “Manifestiamo commozione di fronte a questo tragico evento e ci uniamo dolore dei genitori e della famiglia – afferma il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale FIMP -. Cogliamo occasione per confermare la nostra continua disponibilità a sostenere i genitori nelle scelte terapeutiche, oltre che a quelle preventive, per le malattie dei giovanissimi pazienti avendo cura di guidarli in un approccio ragionato e ragionevole alla scelta, quando necessaria, della terapia antibiotica nei modi e nei tempi in cui le diverse condizioni cliniche lo richiedono. Due sono i pilastri della gestione delle malattie infettive: la prevenzione, con la promozione delle vaccinazioni, e la terapia che, qualora la patologia sia di tipo batterico, è rappresentata dall’antibiotico – prosegue il presidente FIMP -. Sul tema dell’uso giudizioso delle terapie antibiotiche nel trattamento delle patologie infettive in età evolutiva la FIMP ha sviluppato un percorso di riflessione attraverso la revisione delle maggiori e più accreditate Linee Guida internazionali producendo, lo scorso anno, un documento di consensus, una sorta di vademecum delle buone pratiche cliniche, dedicato a tale argomento e adattato specificamente all’ambito delle cure primarie”. “Il pediatra di famiglia ha la grande caratteristica di assicurare, attraverso il rapporto di fiducia con i genitori, la continuità delle cure ad ogni singolo bambino – conclude Chiamenti -. La valutazione iniziale e, quando necessario, la rivalutazione nel tempo degli episodi febbrili permettono un approccio diagnostico-terapeutico che fonda le sue radici nelle evidenze scientifiche disponibili ma che viene, poi, sempre individualizzato al bambino che si ha di fronte e al contesto socio-famigliare in cui si trova a vivere”.

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Race for the cure,tre giorni di salute, sport e benessere per la lotta ai tumori del seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 Mag 2017

Circo MassimoRoma il 19, 20, 21 Maggio al Circo Massimo torna la manifestazione di raccolta fondi Race for the cure,tre giorni di salute, sport e benessere per la lotta ai tumori del seno. La Race for the Cure è un evento di Susan G. Komen Italia, organizzazione basata sul volontariato, in prima linea nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale. Le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi hanno confermato la loro presenza per la 18 edizione, che si svolgerà, come da tradizione ormai, nello splendido scenario del Circo Massimo. Anche grazie ai fondi raccolti dalla Race for the Cure, la Komen Italia promuove la prevenzione, migliora la qualità delle cure, potenzia le strutture cliniche ed offre supporto alle donne che si confrontano con la malattia. Dal 2000 ad oggi 13 milioni di euro sono stati investiti per realizzare oltre 700 nuovi progetti. 50.000 i nuovi casi di tumore al seno, che ogni anno direttamente o indirettamente coinvolgono le famiglie italiane e l’incidenza è in continuo aumento. Con una diagnosi precoce si ha oltre il 90% di possibilità di guarigione con cure meno invasive. “La Race for the Cure è un evento che vuole tenere alta l’attenzione su un problema importante per la salute delle donne e vuole incoraggiarle a seguire uno stile di vita sano adottando semplici norme di prevenzione. E’ un evento gioioso, una manifestazione emozionante che unisce lo sport, la salute e il benessere” ha detto il Presidente della Komen Italia, il prof. Riccardo Masetti.
Durante la Race il Villaggio della salute viene allestito al Circo Massimo, in cui sono organizzati percorsi di promozione della salute a donne appartenenti a categorie disagiate, stage di apprendimento di discipline sportive, esibizioni di fitness e laboratori teorici e pratici di sana alimentazione. L’obiettivo dell’evento è anche quello di incoraggiare uno stile di vita sano nel rispetto delle norme di prevenzione primaria e secondaria, dell’attività fisica e sportiva e di una corretta alimentazione. Lo scorso anno sono state erogate al Villaggio circa 830 prestazioni gratuite tra visite senologiche, mammografie, ecografie, visite dermatologiche, ecografie tiroidee ed altri esami specifici. Sono stati diagnosticati tre tumori del seno e cinque tumori della pelle.
Tante le novità riservate quest’anno ai partecipanti, ed è inutile ricordare che la Race è aperta a tutti, sia semplici amanti della corsa domenicale che corridori esperti, uomini, donne e bambini.
Quella di Roma è la Race più partecipata al mondo, per iscriversi basta una donazione minima di 15 euro, che dà diritto a ricevere – fino ad esaurimento – il pettorale, la borsa gara con gli omaggi delle aziende partner e la t-shirt della manifestazione.
La Race for the Cure termina con il tradizionale lancio dei palloncini rosa, una celebrazione che ha come protagoniste le Donne in Rosa ovvero le donne che si sono confrontate o si stanno confrontando con la malattia a cui sono riservati laboratori di attività fisica e sportiva,laboratori di benessere psico-fisico. Per iscriversi: http://www.raceroma.it

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Sicurezza cure e responsabilità medica. Nuova legge. Limiti e potenzialità

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

medicinadifensivaEntra in vigore il 1 aprile la nuova legge in materia di sicurezza delle cure e sui profili di responsabilità degli operatori sanitari, la n.24/2017. La riforma muove dall’esigenza, fra le altre, di porre un freno alla mole del contenzioso che si è sviluppato in materia che ha, a sua volta, condizionato l’attività dei medici e dei sanitari, provocando il ricorso alla medicina “difensiva”. Contenzioso alimentato dall’incertezza in cui spesso si é altalenanti nei tribunali. Chi è pratico di giustizia, e ne conosce le dinamiche (tempi, costi, esiti interpretativi ecc..) ben può comprendere l’esigenza di mettersi al riparo da ogni possibile attacco da parte dell’utenza scontenta, e di dare certezze a chi opera nel settore. Il cittadino spesso, di fronte ad un evento luttuoso o comunque che incide sulla propria salute o su quella dei propri cari, non è in grado di prevedere (e spesso neppure i legali che lo assistono) prima del giudizio se il suo caso possa o meno essere ascritto ad episodio di malasanità o meritare un ristoro. E nel dubbio ricorre in giudizio. Ecco in sintesi una panoramica delle principali novità introdotte della riforma.
Come prima cosa il legislatore riorganizza ed amplia il parco soggetti coinvolti, demandando alle Regioni di disciplinare ulteriori profili e competenze del Difensore Civico, affinché assurga a Garante del Diritto alla Salute. Poi crea il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (incaricato di raccogliere dati sui rischi, eventi e contenzioso) e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza (che raccoglierà le informazioni dai Centri su indicati).
Le buone pratiche tecnico assistenziali e le raccomandazioni delle linee guida
L’aspetto più controverso della nuova legge consiste proprio nel fatto che le discipline mediche contenute nei vari contesti medico-scientifici (importantissime poiché laddove seguite potranno “scagionare” l’attività sanitaria), sono appannaggio anche di società ed istituti privati. E ciò sebbene siano soggetti inseriti in un elenco ministeriale di prossima istituzione.Le maggiori novità, infatti, sorgono in ambito di responsabilità penale del personale medico sanitario: si potrà addivenire ad una condanna per lesioni od omicidio colposo occorso nell’ambito dell’esercizio della professione, solo per negligenza ed imprudenza. Non anche per imperizia, sempre che si siano osservate le raccomandazioni delle linee guida di cui sopra ovvero, in loro mancanza, le buone prassi tecnico-assistenziali.
In ambito civile, si ha la legiferazione dei profili di responsabilità delle strutture e dei medici che ne fanno parte, sui quali in passato la magistratura ha creato correnti alterne e ovvie e conseguenti incertezze. La responsabilità civile delle strutture sarà di tipo contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.: dieci anni di prescrizione e onere della prova a loro carico), mentre, salvo accordi diretti tra il medico della struttura ed il paziente (anche laddove si tratti di prestazione intramuraria), quest’ultimo risponderà di responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.: un regime per il medico più favorevole, ove l’onere della prova è a carico del danneggiato e ove la prescrizione è di cinque anni). Anche qui un ruolo chiave sarà svolto dalle buone prassi e dalle raccomandazioni di cui sopra, che se osservate, potranno azzerare la colpa medica in ambito risarcitorio.
L’entità del danno, poi, sarà commisurata e liquidata in base alle tabelle uniche sul danno biologico, fino ad oggi valevoli solo in ambito di RC auto. Per assicurarsi l’obbedienza dei giudici, il legislatore ha espressamente blindato le norme in questione come “norme imperative”. A scopo deflattivo è stata, inoltre, prevista la mediazione obbligatoria, pena l’improcedibilità del giudizio, ovvero, in alternativa il ricorso (ex art. 696-bis c.p.c.: ossia una consulenza tecnica preventiva a scopo conciliativo). E, cosa molto importante per l’utente, è stata prevista, al pari della normativa analoga in materia di RC auto, l’azione diretta nei confronti dell’Assicurazione, che le strutture pubbliche e private hanno l’obbligo di contrarre. Ciò significa, oltre ad una garanzia di migliore copertura economica per il danneggiato, anche che compagnie assicurative non potranno, a fronte della responsabilità accertata, sollevare alcuna eccezione di inoperatività della polizza, ma dovranno comunque corrispondere il dovuto in prima battuta per poi vedersela, in eventuale rivalsa, col proprio assicurato. (Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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Interventi urgenti per garantire cure salva vita per epatite C a oltre 100.000 pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Mag 2016

epatite-CLettera aperta al Presidente del Consiglio
In nome e per conto di migliaia di pazienti affetti da Epatite C, con La presente vogliamo esprimere profonda preoccupazione per la grave situazione in cui versano almeno 100.000 pazienti che tuttora non posso accedere ai nuovi e potenti farmaci salva vita che curano l’epatite C nel 95-100% dei casi.
Il primo dei farmaci innovativi in oggetto è stato autorizzato nel Dicembre 2014, ma reso rimborsabile solo ed esclusivamente per i pazienti con malattia grave o gravissima, attraverso limitazioni di accesso decise dall’Agenzia del Farmaco.
Tali limitazioni furono elaborate sulla scorta di un presunto impatto economico “devastante”, calcolato sul costo medio per terapia, ma soprattutto su un numero di pazienti da curare ancora indefinito.
Il solo fatto che nessuna Istituzione pubblica abbia provveduto a stimare con precisione il numero di pazienti con epatite C da curare rappresenta un primo fatto sorprendentemente negativo e che impedisce la elaborazione di qualunque stima di investimento necessario nel breve e medio periodo per garantire la cura per tutti i pazienti.
A una tale mancanza, ha cercato di provvedere l’associazione EpaC onlus, che attraverso la raccolta delle esenzioni per patologia di tutte le regioni Italiane, ha tentato di stimare il numero totale di pazienti diagnosticati ed eleggibili a un trattamento antivirale, in circa 160/180.000.Se le nostre stime sono epatite C ospedale cardarelliveritiere, e in virtù di imminenti rinegoziazioni dei prezzi dei farmaci con le aziende farmaceutiche, è assolutamente fattibile un piano di intervento pluriennale sostenibile per garantire la cura a tutti, da subito.
Vogliamo sottolineare che altri Paesi al mondo hanno già deciso di non porre alcun limite di accesso alle cure per l’epatite C, come l’Australia, il Portogallo, Olanda, Croazia ed altri Paesi.Le limitazioni di accesso stanno generando una serie di storture e anomalie incredibili a cui stiamo assistendo da diversi mesi.
Parliamo del fenomeno del turismo farmaceutico, ovvero cittadini italiani che si recano nelle farmacie di Paesi come India, Marocco, Egitto per acquistare di tasca propria la formula generica di tali farmaci, disponibili per qualche migliaio di euro e altrettanto efficaci.Nei fatti, per quello che ci riguarda siamo in presenza della fine dell’universalismo sanitario, da più parti sbandierato, poichè lo Stato non è più in grado di garantire l’assistenza farmaceutica necessaria a un esercito di pazienti.
Eppure, Signor Primo Ministro,Ci viene detto che per curarci dobbiamo attendere che la malattia si aggravi, nonostante la letteratura scientifica e ogni elementare assunto sulla prevenzione, affermi chiaramente che le malattie infettive trasmissibili e cronico degenerative debbano essere bloccate e curate il prima possibile;ma, soprattutto, ci viene detto che non ci sono le risorse per curare tutti.Tuttavia nessuno sa quanti sono questi “tutti”.Vogliamo e pretendiamo che questa follia cessi.Noi, in rappresentanza di migliaia di pazienti affetti da epatite C, le chiediamo un intervento immediato per garantire la cura a tutti i pazienti attraverso uno stanziamento pluriennale ragionevole e che consenta all’Agenzia del Farmaco di eliminare immediatamente le restrizioni di accesso tuttora vigenti.

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Cure del neonato nei paesi a limitate risorse

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

milanodavedereMilano. Il 13 ottobre a partire dalle ore 9.00 si tiene presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono 7) il IV CONGRESSO NAZIONALE DI CURE DEL NEONATO NEI PAESI A LIMITATE RISORSE. Il congresso, organizzato dalla Società Italiana di Neonatologia, dal Gruppo di Studio Neonatologia e Sviluppo della Società Italiana di Neonatologia e da Mangiagalli Life, ha preso il nome NASCERE, la parola chiave che, declinata nelle lingue del mondo, va a formare il Duomo di Milano nel logo. Sarà l’occasione non solo per porre nella massima attenzione le tematiche della salute della donna e del neonato nei paesi a limitate risorse, ma anche per mettere a confronto su base permanente gli attori dello scenario, ovvero i tecnici della comunità scientifica e gli implementing agent delle organizzazioni umanitarie.La risposta degli attori è stata generosa e infatti NASCERE vanta:
I PATROCINI di Ministero Degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero Della Salute, Comune Di Milano, Università degli Studi di Milano, Società Italiana Di Pediatria, Società Italiana Di Neonatologia, Women For Expo, Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano
La presenza delle 18 più importanti ONG italiane: Coopi, Cuamm, Project For People, Emergency, Medici Senza Frontiere Francia, Fondazione Pro-Africa, Osservatorio Nazionale Specializzandi Pediatria (Onsp), Medicu Mundi, Institute Of Tropical Medicine, Karibu Africa Onlus, Comitato Collaborazione Medica, Progetto Sorriso Nel Mondo, Cesvi, Fondazione Veronesi, Patologi Oltre Frontiera, Amici Del Mondo – World Friends Onlus, Mangiagalli Life
La presentazione di progetti in 18 PAESI : Mali, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Uganda, Burundi, Togo, Burkina Faso, Sud Africa, Sud Sudan, Sierra Leone, Kenya, India, Bangladesh, Afghanistan, Pakistan, Ecuador.
Tra i relatori spiccano:
GINO STRADA, fondatore e direttore esecutivo di EMERGENCY
TAREK MEGUID, membro di IERG (Independent Expert Review Group), un gruppo di 6 persone, scelte da Ban Ki Moon, che riferisce alle Nazioni Unite sulla salute mondiale della donna e del bambino
GRAMMENOS MASTROJENI, Consigliere del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
PADRE PAUL OUEDRAOGO, pediatra, direttore sanitario Ospedale Saint Camille, Ougagadougu, Burkina Faso, Padre superiore Provincia camilliana Burkina Faso e Benin.

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Il cittadino è più attento alle cure se interviene anche il farmacista

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

farmacia verbano“Condividiamo le preoccupazioni espresse dall’Agenzia del Farmaco a proposito della scarsa aderenza alla terapia, che partono da dati inequivocabili confermati anche dalla nostra prima sperimentazione condotta sui pazienti asmatici: solo il 18% dei pazienti non presenta alcun problema con la terapia prescritta: il 46% dimenticava di assumere i farmaci o li assumeva scorrettamente e il 60% presentava qualche difficoltà nell’uso dei medicinali prescritti” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani Andrea Mandelli. “Ma, e anche questo è un dato scientificamente provato, aumentare l’aderenza alla terapia è un compito che richiede l’intervento di tutti i professionisti sanitari, a cominciare dai farmacisti. Nella sola Inghilterra, le farmacie accreditate hanno eseguito nel primo semestre 2015 oltre un milione e trecentomila prestazioni a supporto dell’aderenza terapeutica. Si tratta della revisione dell’uso dei medicinali (MUR, Medicine Use Review) che la Federazione degli Ordini ha sperimentato in Italia e sulla quale ha promosso uno studio randomizzato e controllato di cui a breve verranno comunicati i risultati. Questo studio, che si chiama Re I-MUR ed è stato condotto in 10 regioni, è già stato segnalato dal NICE inglese per la sua impostazione rigorosa e innovativa” spiega Mandelli. Dalle prime analisi si conferma che l’intervento del farmacista in collaborazione con il medico curante può migliorare lo stato di salute del paziente e ridurre il costo dei trattamenti. “E’ uno strumento fondamentale per la gestione delle malattie croniche, che ha dato un contributo significativo al miglioramento del processo di cura in paesi come il Canada e la Nuova Zelanda, ma anche in Belgio. Come rappresentanza della professione abbiamo ritenuto importante studiare e adattare l’MUR alla realtà italiana e offrire questo strumento alla sanità italiana a vantaggio, in primo luogo dei cittadini. Chiediamo quindi che i mezzi e le strategie per aumentare l’aderenza alle terapie vengano messi all’ordine del giorno della Conferenza Stato Regioni: la Federazione degli Ordini è pronta a presentare proposte concrete”.

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“Nuvole di ossigeno”, la lotta contro il tumore viaggia anche sulle note di una canzone

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2015

istituto tumoriMilano. I progetti e le cure non si fermano in corsia. Lo hanno dimostrato oggi i ragazzi della Pediatria dell’Istituto Nazionale dei Tumori che, sotto la sede della Regione Lombardia, hanno intonato la loro canzone “Nuvole di Ossigeno”, scritta e ideata insieme a Faso, bassista di Elio e le storie Tese. Un concentrato di energia, di emozioni e di speranze dietro le note della canzone che ha coinvolto tutti i presenti, dai testimonial Paolo Maldini ed Emiliano Mondonico, ai rappresentanti dell’Istituto Nazionale dei Tumori, dall’assessore alla Salute e vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, fino alla presentatrice dell’evento, Annalisa Manduca di Rai Radio Uno. Con loro anche la cantante Paola Folli e il dottor Andrea Ferrari, medico responsabile del progetto Giovani dell’INT che porta avanti un vero e proprio percorso di “cura oltre la cura” per gli adolescenti colpiti da tumore.I protagonisti della giornata sono stati i ragazzi che, dopo aver affrontato una dura battaglia contro il tumore, continuano a lanciare un messaggio di speranza: “L’unione fa la forza. Insieme si può”. Lo ha sottolineato anche Emiliano Mondonico, ex allenatore che la sua partita più dura l’ha “giocata” proprio contro il tumore. “Più siamo e più vinciamo”, ha ribadito Mondonico insieme all’ex capitano del Milan Paolo Maldini, che ha invitato tutti a donare il 5xmille per sostenere la ricerca.Tanti i ricercatori e i medici dell’Istituto presenti. Camice bianco e gomma alla mano, proprio loro che ogni giorno lavorano a numerosi studi per trovare nuove cure, hanno urlato tutti insieme un sonoro “Cancelliamolo”.L’evento è stato seguito in diretta sui social network. (foto istituto tumori)

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