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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘cure’

L’infermiere e le cure domiciliari

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

“L’intesa Stato-Regioni raggiunta il 4 agosto scorso e resa nota il 16 agosto sui requisiti strutturale, tecnologici e organizzativi minimi per l’accreditamento delle cure domiciliari, tiene ovviamente in considerazione gli infermieri e in particolare quelli di famiglia e comunità di cui le cure di prossimità non possono fare a meno, ma nell’impostazione generale contrasta ancora una volta per alcuni aspetti con altri provvedimenti già approvati sia a livello di Governo che di Stato Regioni e di Conferenza delle Regioni e questo va evitato sia per seguire le indicazioni del PNRR, sia soprattutto per garantire un’assistenza efficiente”. Non ha dubbi Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti sul territorio italiano, dagli ospedali alle cure a casa, appunto.E lo sottolinea in una lettera inviata alle istituzioni in cui chiede una serie di puntualizzazioni e un incontro urgente per il confronto necessario a organizzare vere cure di prossimità.Uno degli esempi fatti da Mangiacavalli nella lettera riguarda l’ospedale di comunità, già oggetto di un accordo approvato in Stato-Regioni e parte importante del PNRR, che è definito a gestione infermieristica, con l’infermiere case manager e che assegna le attività di coordinamento a un infermiere con funzioni di coordinamento per i moduli previsti per l’ospedale di comunità e l’infermiere è case manager delle cure.“Nell’ADI – continua Mangiacavalli – la figura infermieristica è presente e opera con un numero di professionisti e di ore almeno triplo di quello delle altre professioni e ovviamente lo è sia nel decreto Rilancio per quanto riguarda l’infermiere di famiglia e comunità che agisce in autonomia seppure in integrazione con le altre figure del distretto, alla cui guida è comunque prevista una figura professionale non necessariamente legata a una singola professione, ma a quella prevalente secondo le necessità del territorio e nelle stesse linee di indirizzo emanate a settembre 2020 dalle Regioni proprio per l’applicazione del decreto e per l’organizzazione delle cure territoriali”.Non va fatto alcun passo indietro quindi secondo la presidente degli infermieri, che su questo argomento sollecita un confronto con le Regioni in base anche a quanto previsto dal protocollo FNOPI-Regioni Province autonome già sottoscritto nel 2018. Anche perché provvedimenti importanti per il futuro dell’assistenza non siano determinati in periodi di minore attenzione generale come accade nel periodo estivo, ma sempre grazie a un confronto con gli attori del sistema da sempre in prima linea nell’assistenza.“Un confronto diretto è indispensabile sui temi, come quello della domiciliarità, che riguardano in prima istanza proprio la figura infermieristica – spiega concludendo la lettera – l’organizzazione dell’assistenza che eroga e la necessaria autonomia per quanto attiene i suoi compiti e le sue prerogative professionali”.

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Cure domiciliari Covid-19. Dal ministero scale di gravità per diagnosi e terapia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Coronavirus. In Veneto parte sperimentazione con farmaci a domicilio dei pazienti. Ecco come funziona No a vitamine, idrossiclorochina, eparina in soggetti che comunque riescono a staccarsi dal letto. Anticorpi monoclonali, cortisonici ed antibiotici vanno dati solo in casi particolari. Fondamentale monitorare la saturazione di ossigeno: sotto il 92% vanno valutati il ricovero o l’ossigenoterapia a casa. Così la nuova circolare “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2” firmata dalle Direzioni generali Prevenzione e Programmazione del ministero della Salute che aggiorna la precedente del 30 novembre 2020 e in parte la nota Aifa del 9 dicembre scorso. Posto che “sull’efficacia di alcuni approcci terapeutici permangono tuttora larghi margini d’incertezza” e che le cure ai malati ricoverati vanno monitorate in trial clinici specifici, per medici di famiglia e pediatri la circolare inquadra le condizioni in cui serve “cambiare marcia”. L’infezione può riassumersi in tre fasi: una iniziale in cui il virus nel replicarsi provoca malessere generale, febbre e tosse secca. Se il sistema immunitario dell’ospite riesce a bloccare l’infezione il decorso è benigno e va trattato con paracetamolo o Fans, a meno di chiara controindicazione all’uso; in altri casi la malattia può evolvere in polmonite interstiziale bilaterale, con sintomi respiratori che possono o auto-limitarsi o in un 15% di casi (soprattutto maschi >65 anni con malattie croniche od obesi con Bmi>30) sfociare nell’insufficienza respiratoria con “ipossiemia silente”, caratterizzata da bassi valori di ossigenazione ematica in assenza di sensazione di dispnea soggettiva, e alto rischio di stato infiammatorio in grado di produrre a livello polmonare quadri quali l’Acute Respiratory Distress Syndrome-Ards. La circolare riepiloga innanzi tutto i compiti dei medici di primo livello: segnalare alle Asl i casi sospetti dove serve il tampone; talora eseguire di persona i test indicando esiti, dati di contatto dell’assistito e condizioni di applicabilità dell’isolamento a casa; gestire a casa chi non richiede ricovero; identificare pazienti ad alto rischio, specifici parametri di peggioramento e potenziali beneficiari della terapia con anticorpi monoclonali; fare educazione sanitaria ed istruzione su uso dei presidi di monitoraggio; collaborare con infermieri sui pazienti complessi. Saturimetro e terapie. Si ricorderanno i medici che hanno portato al Tar Lazio la nota Aifa del 9 dicembre 2020 secondo la quale nei primi giorni di malattia è bene la sola “vigile attesa” con uso di Fans e paracetamolo e di eparina per i soli malati cronici allettati. Il Tar aveva sospeso la nota, di fatto evitando fosse pregiudicata la possibilità di usare a domicilio antibiotici, cortisonici, idrossiclorochina; ora il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva Tar dando ragione all’Agenzia del farmaco. Oggi, la nuova circolare ministeriale ribadisce che la “vigile attesa” implica sorveglianza clinica attiva e costante monitoraggio dei parametri vitali del paziente; e suggerisce di usare la scala MEWS (Modified Early Warning Score, MEOWS per le donne in gravidanza) per misurare su 5 gradi la gravità del quadro clinico in base all’instabilità di parametri quali pressione, frequenza cardiaca e respiratoria, temperatura corporea, livello di coscienza, saturazione. Inoltre, conferma l’importanza del test cammino per la saturazione e della comunicazione di quei dati da parte del paziente. “In base alla letteratura scientifica e alle caratteristiche dei saturimetri in commercio, si ritiene di considerare come valore soglia di sicurezza per un paziente domiciliato il 92% in aria ambiente (e non il 94%). Valori di saturazione superiori, infatti, hanno assai bassa probabilità di associarsi a un quadro di polmonite interstiziale grave”. Tra i casi moderati e gravi, l’eparina va somministrata a pazienti realmente immobilizzati; a chi ha un rischio aumentato di sarcopenia va garantito appropriato apporto proteico e compatibilmente con le condizioni gli va detto di muoversi dal letto anche per evitare il ricorso eccessivo all’anticoagulante. Va raccomandata la posizione prona a riposo; e vanno proseguiti i trattamenti immunosoppressivi di patologie gravi a meno di diverso parere dello specialista curante. I corticosteroidi si danno solo a soggetti con malattia grave o a rischio di progressione verso forme severe, in presenza di un peggioramento della saturazione che richieda o ricovero in ospedale o, nell’impossibilità, ossigeno a casa. Gli antibiotici sono ammessi solo se l’infezione batterica è dimostrata da un esame microbiologico o se c’è fondato sospetto clinico. No all’idrossiclorochina la cui efficacia non è stata confermata dai trial condotti. E no ai farmaci in aerosol se ci sono conviventi in casa. Vanno evitate le benzodiazepine, specie ad alto dosaggio, per i possibili rischi di depressione respiratoria. Per vitamine ed integratori alimentari mancano prove derivanti da trial di efficacia. Gli anticorpi monoclonali, che potrebbero non essere efficaci contro le varianti inglese e sudafricana, andrebbero somministrati in ospedale per gestire eventuali reazioni avverse gravi, non oltre i 10 giorni dall’inizio dei sintomi. Bambini e telemedicina. In età pediatrica, nei bambini con febbre >38,5°C, mal di gola, cefalea, dolori articolari vanno bene paracetamolo (10-15 mg/kg/dose ogni 5-6 ore) od ibuprofene (20-30 mg/kg di peso al giorno, in tre dosi). Vanno considerati fattori di rischio di aggravamento e necessitanti ricovero l’età sotto l’anno (specie i primi 6 mesi), cardiopatie, malattie polmonari croniche, malformazioni, diabete, tumori, epilessia, patologie neurologiche, disordini metabolici, nefropatie, immunodeficienze. La telemedicina è sconsigliata nei disabili, nei malati cronici o acuti, e nei pazienti “nuovi” che al primo contatto mostrino stato di coscienza alterato, o dispnea a riposo, o PA sistolica <100. In questi casi o si visita in presenza o si avvia al ricovero ospedaliero. By Mauro Miserendino Fonte Doctor33

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Endometriosi e difficoltà all’accesso alle cure e il Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Liste di attesa che si allungano, difficoltà economiche, limitato accesso alle cure. Queste alcune delle principali motivazioni emerse dal questionario elaborato da APE – Associazione Progetto Endometriosi, la quale ha investigato sugli effetti e la relazione tra l’endometriosi, malattia cronica e complessa che colpisce circa 3 milioni di donne in Italia, e il Covid19. Un’emergenza nell’emergenza che ha ripercussioni devastanti sulle persone che lottano con questa patologia, le quali, già prima della pandemia, non trovavano una pronta e necessaria risposta dal sistema sanitario nazionale e che adesso devono scontrarsi in modo ancora più critico con la difficoltà di curarsi, in un contesto in cui la diagnosi precoce è fondamentale. L’endometriosi è una malattia complessa che ha origine dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, chiamato endometrio, in altri organi (ad esempio ovaie, tube, peritoneo, vagina e talvolta anche intestino e vescica), che provoca dolori fortissimi, tanto da limitare la vita quotidiana e causare infertilità. Il questionario di APE, associazione che unisce pazienti di tutta Italia, è un’indagine inedita, in quanto non sono reperibili altri dati che mettono in correlazione gli effetti che la pandemia ha avuto sulle donne malate di endometriosi nel Paese. Ha coinvolto oltre mille donne, dal 3 agosto al 17 settembre 2020, che hanno risposto a domande specifiche sull’accesso alle cure, l’assistenza sanitaria e le spese da sostenere, per elaborare un punto di vista globale da parte delle pazienti che vivono la cronicità della malattia e che sono ancora prive di tutele economico-lavorative. Un punto di vista da portare all’attenzione delle istituzioni e degli addetti ai lavori. L’emergenza Covid ha aumentato le liste di attesa relative a molte patologie, ma nel caso dell’endometriosi, in cui tali liste erano già molto lunghe, la situazione si è aggravata notevolmente. Sono inoltre aumentati i costi sanitari, già molto alti per le donne affette da endometriosi. Molte pazienti per curarsi nei tempi brevi necessari devono rivolgersi a medici privati, aggiungendo dei costi a quelli dovuti alla mancata esenzione dai medicinali, terapie e altre prestazioni multidisciplinari non garantite dal sistema sanitario nazionale, come ad esempio la psicoterapia, l’osteopatia, il nutrizionista.Sito web: http://www.apendometriosi.it

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Pandemia e famiglie senza cure e medicine

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

I numeri della pandemia continuano a crescere e nel mondo. Sono oltre 62,5 milioni i casi confermati con quasi 1,5 milioni di morti. L’impatto del virus produce conseguenze medico-sanitarie, ma anche psicologiche, sociali, economiche e politiche, amplificate purtroppo per le persone, le famiglie, i gruppi sociali, i Paesi più fragili e più poveri.Offrire una risposta rapida ed efficace, garantendo nel contempo che l’assistenza necessaria raggiunga i più bisognosi, è fondamentale. Chi vive nella povertà, è povero di tutto, anche di farmaci e la sua salute è più vulnerabile. La priorità deve essere quella di adottare le misure adeguate che garantiscano a tutti l’accesso ai vaccini contro il Coronavirus e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati. Se proprio bisogna privilegiare qualcuno, questi dovrebbero essere i più poveri.Al di là delle cure sperimentali costosissime che restano appannaggio dei più ricchi, anche per l’accesso alle cure ordinarie in molti paesi del mondo si verifica una vera e propria ‘selezione sociale’.Negli Stati Uniti, in città come Chicago, gli afroamericani rappresentano solo il 30% della popolazione, ma costituiscono invece più del 50% dei casi di contagio e circa il 70% dei decessi per il COVID-19. Senza contare le conseguenze sulla salute mentale, già visibili su coloro che appartengono ai gruppi sociali più colpiti dalle conseguenze socio-economiche della pandemia.Quanto si è osservato negli Stati Uniti si riproduce nei paesi del ‘sud globale’, dove, accanto a una maggiore incertezza sulle stime quantitative vi è la preoccupazione per i sistemi sanitari e di protezione oggettivamente più fragili, spesso con carenza di respiratori, di ossigeno, di personale.Milioni di famiglie povere e impoverite oltre ad essere più esposte al rischio di contagio, in questa emergenza, rischiano di rimanere senza cure e medicine per mancanza di soldi, oppure non accedono più ad alcuni servizi.Secondo uno studio dell’OMS, la pandemia sta causando una crisi massiccia dei servizi di salute mentale, neurologica e di cura delle dipendenze da sostanze, fino, in molti casi, alla completa interruzione dei servizi. I motivi di questa crisi sono da ricercarsi nel numero insufficiente o del reimpiego di operatori sanitari in servizi collegati alla risposta COVID-19, ad esempio l’uso di strutture per la salute mentale come strutture di quarantena o di trattamento per il virus oppure la fornitura insufficiente dei dispositivi di protezione individuale.Occorre poi sottolineare che i Paesi ricchi, che rappresentano il 13% della popolazione mondiale, si sono accaparrati già più di 2 miliardi di dosi dei futuri vaccini, mentre l’accesso a questi ultimi sembra essere tutt’altro che vicino per i cittadini del sud globale. Un rischio reso possibile dal ‘TRIPS’, il trattato su Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, vale a dire il trattato internazionale che regola i brevetti e la proprietà intellettuale e che potrebbe rendere ‘privata’ la proprietà dei vaccini COVID19 che verranno prodotti, anche grazie alle ingenti risorse messe a disposizione dal settore pubblico. Non c’è dubbio che il regime di proprietà intellettuale abbia già provocato danni gravissimi sia ai paesi più poveri, come nel caso di patologie come HIV/AIDS, malaria, polmonite, ma anche nei paesi più ricchi. In Italia, ad esempio, il sistema sanitario è costretto a spendere cifre esorbitanti per rendere disponibile, a chi ne ha bisogno, la nuova terapia contro l’epatite C. Esiste un’iniziativa in India e Sudafrica per ottenere una deroga ai diritti di proprietà intellettuale in riferimento a farmaci, vaccini, mezzi diagnostici, dispositivi di protezione personale e tutte le tecnologie necessarie a fare fronte alla pandemia. È una proposta ragionevole che ha il sostegno di molti paesi, di organizzazioni internazionali, di personalità ed esperti, e anche da parte dalla Santa Sede.Lo stesso Papa Francesco ha esortato nei mesi scorsi a “globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni”, sottolineando che “per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti.” La barca dell’Umanità sarà in grado di far questo? Una risposta dobbiamo cercarla tutti insieme, altrimenti non c’è futuro.

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“Le cure palliative: un diritto a non soffrire”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Parma Si terrà mercoledì 18 novembre, alle 16.30, in modalità online su piattaforma Teams, il prossimo evento organizzato dal Centro Universitario di Bioetica dell’Università di Parma. Ospite dell’incontro sarà Luciano Orsi, medico palliativista e Vicepresidente della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), che terrà la seconda lettura magistrale dell’edizione a.a. 2020/2021, sul tema “Le cure palliative: un diritto a non soffrire”. A introdurre sarà Antonio D’Aloia, Direttore dello stesso Centro Universitario di Bioetica.Sul sito dell’Università di Parma il link per accedere alla videoconferenza.

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Codici: malati Covid abbandonati a casa senza indicazioni e cure

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Un’organizzazione disastrosa e scandalosa. È il giudizio dell’associazione Codici in merito alla gestione dell’emergenza Coronavirus, nello specifico per quanto riguarda l’assistenza domiciliare ai positivi. Emblematico quanto sta accadendo a Roma.“L’assistenza domiciliare alle persone positive al Covid19 è inesistente – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – i malati sono abbandonati a casa. Stiamo ricevendo tante segnalazioni, siamo scandalizzati. Vogliamo citare quanto si sta verificando a Roma. Ci contattano persone che sono positive da giorni, con tanto di tampone a certificarlo, che lamentano il fatto che nessun medico gli ha prescritto una terapia. Sono costrette a fare tutto da sole, a prescriversi autonomamente il cortisone e l’antibiotico. È allucinante. Nonostante la segnalazione alla Asl, c’è chi non è stato mai ricontattato, nessun medico andrà a visitarlo per verificare le sue condizioni, se ad esempio ha un principio di polmonite. I medici di base che dovrebbero visitare i propri pazienti non vanno a casa – prosegue Giacomelli – la sorveglianza domiciliare della Asl risponde con messaggi automatici, nonostante venga specificata la propria positività al Covid19. Tutto questo è inaccettabile. Non è questione di risorse, ma di organizzazione, penosa. In questi giorni a Roma si contano decine di ambulanze ferme al Pronto Soccorso e questa è la conseguenza inevitabile di non fare prevenzione a casa, di abbandonare a loro stessi i malati, che, senza un consulto medico, alla fine sono costretti ad andare in ospedale. La situazione è gravissima – conclude il Segretario Nazionale di Codici – abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura perché quanto sta accadendo non è tollerabile, il diritto alla salute dei cittadini è calpestato”. Codici invita a segnalare episodi di mancata assistenza da parte delle aziende sanitarie e dei medici a persone positive al Covid19.

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Malati con patologie gravi senza cure

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

“Le denunce di questi giorni da parti di cittadini che hanno urgenza o necessità di svolgere ciclicamente esami e cure perché a rischio di patologie mortali non possono restare inevase. Se sempre più utenti si rivolgono alla magistratura, alle forze dell’ordine, al tribunale del malato perché si vedono negare, a causa del covid, appuntamenti calendarizzati da anni, allora il ministro Speranza non può davvero sottrarsi alle sue responsabilità. Si convochi immediatamente la conferenza Stato-Regioni affinché si faccia un preciso monitoraggio delle nuove criticità causate dalla concentrazione delle risorse sul Covid. Intanto, in un’interrogazione al ministro della Salute e al ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia chiedo quale sia la percentuale di risposta del sistema sanitario per patologie non Covid e quale il tasso di rinvio. Se è vero, come denuncia una signora su un quotidiano nazionale, che dopo la revoca di un appuntamento stabilito due anni prima, le è stata offerta un’alternativa privata al costo di 220 euro, andando a intaccare il principio di sanità quale servizio universale garantito dalla Costituzione. Garantito… per modo di dire”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha predisposto un’interrogazione sul caso denunciato dalla Stampa. (n.r. E che dire per i vaccini antinflluenzali che vengono negati alle persone fragili?)

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

È la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? È che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. È come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte, morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. È come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano ai lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. È un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Progetto dell’Ateneo di Parma sulle cure per l’epatite B

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Nell’ambito del programma di finanziamento della ricerca europea “Horizon 2020”, la Commissione Europea ha approvato e finanziato il progetto di ricerca SC1-BHC-14-2019 “Stratified host-directed approaches to improve prevention, treatment and/or cure of infectious diseases”, Research and Innovation Action, a cui partecipano diversi gruppi di ricerca europei nel campo della clinica, biologia molecolare, virologia e immunologia dell’epatite B, fra cui quello delle Malattie Infettive dell’Università di Parma. Il finanziamento per l’Ateneo di Parma è di poco superiore a un milione di euro. Il programma europeo nasce dall’interazione fra il gruppo di ricerca coordinato dal prof. Carlo Ferrari dell’Ateneo di Parma con il gruppo di ricerca del Service d’Hepatologie et Gastroenterologie e del Cancer Research Center dell’Università di Lione coordinato dal prof. Massimo Levrero, visiting Professor presso il Dottorato in Scienze Mediche e Chirurgiche Traslazionali del nostro Ateneo, nel contesto del programma TeachInParma.Nell’ambito del progetto, il ruolo fondamentale del gruppo di Parma, di cui fanno parte anche il prof. Gabriele Missale e la dott.ssa Paola Fisicaro, sarà quello di caratterizzare e di monitorare l’effetto di alcune nuove molecole ad effetto immunomodulante, già disponibili, sul funzionamento del sistema immunitario dei pazienti infettati. Un ulteriore obiettivo del progetto sarà quello di sviluppare un nuovo vaccino-terapeutico, allo scopo di potenziare selettivamente l’efficacia anti-virale dei linfociti T virus-specifici, la cui disfunzione rappresenta una delle cause fondamentali di persistenza del virus nell’organismo infettato. L’infezione da virus dell’epatite B rappresenta un importante problema di sanità mondiale con più di 250 milioni di pazienti infettati cronicamente dal virus al mondo, a rischio di sviluppare cirrosi e tumore epatico. Le attuali terapie si basano su farmaci che inibiscono direttamente la replicazione del virus, ma le attuali conoscenze sui meccanismi di protezione anti-virale suggeriscono la possibilità di curare l’epatite B modulando l’azione anti-virale del sistema immunitario. Sulla base di questo concetto, l’obiettivo del progetto è di individuare strategie terapeutiche innovative per l’epatite cronica B attraverso approcci di modulazione e di potenziamento delle risposte immunitarie proteggenti. Infatti, i pazienti con epatite cronica B presentano risposte immunitarie anti-virali specifiche e innate fortemente depresse e funzionalmente deficitarie, per cui possibili strategie terapeutiche innovative si potrebbero basare proprio sulla correzione di questi difetti immunologici selettivi.

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Tumore urologico: Ripresa cura ed esami

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

Dopo la pausa forzata, dovuta all’esplosione di contagi da Covid, gli uomini e donne con un tumore urologico riprenderanno a svolgere cure ed esami. “Nelle prossime settimane ci aspettiamo un aumento del 25% di pazienti nei nostri reparti ed ambulatori. La Fase Due sarà caratterizzata da un incremento del carico di lavoro che dovremo gestire garantendo sempre la piena sicurezza a malati e operatori sanitari”. È quanto ha dichiarato, durante un webinar, il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). “La paura del Coronavirus negli ultimi due mesi ha tenuto lontano dagli ospedali i pazienti colpiti da tumore alla prostata, rene, vescica e testicolo – ha proseguito Lapini -. Solo in alcune Regioni del Centro-Sud siamo riusciti a proseguire con la consueta assistenza. Adesso ci troviamo di fronte ad un nuovo ed imponente flusso di persone che necessitano di trattamenti, esami e controlli di follow up. Devono essere accolti e curati in strutture sanitarie che sono però ancora alle prese con una pandemia devastante. Sale d’attesa che accoglievano 50 persone ora con le nuove norme possono ospitarne al massimo 10. Come prima cosa il triage telefonico va svolto ogni settimana per pianificare le prestazioni medico-sanitarie ed evitare eccessivi afflussi. Fondamentale è poi l’avvio di programmi di test ed esami di screening specifici per i malati uro-oncologici. Per esempio, gli uomini sottoposti a biopsia per carcinoma alla prostata dovrebbero sempre fare il tampone per Covid sia prima che dopo l’esame. È una formula che è già stata applicata con successo, nei mesi scorsi, in alcuni reparti”. “Molti interventi chirurgici che erano stati rinviati sono ora eseguibili – ha aggiunto il dott. Giario Conti, Segretario SIUrO -. Ci aspettiamo così un aumento esponenziale delle degenze nei nostri reparti. A causa di problemi strutturali degli edifici non tutti gli ospedali sono riusciti ad organizzare zone isolate adibite solo ai pazienti Covid. Le operazioni quindi verranno scaglionate e i tempi d’attesa si prolungheranno. Ciò nonostante pensiamo di riuscire a eseguire tutti i trattamenti entro la fine dell’estate”. Durante il webinar di SIUrO ampio spazio è stato dedicato al tema della telemedicina. “E’ lo strumento del futuro che sta sempre più dimostrando le sue enormi potenzialità – ha concluso Lapini -. Grazie alle nuove tecnologie siamo riusciti a rimanere in contatto con pazienti, familiari e caregiver anche nelle settimane più difficili e tragiche della pandemia. Nel prossimo autunno potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella che abbiamo vissuto a inizio pandemia. I contagi potranno salire bruscamente con l’arrivo della brutta stagione. Se gli ospedali torneranno ad essere saturi, ed interamente adibiti al Coronavirus, la medicina digitale rappresenterà di nuovo l’ancora di salvezza per molte persone. Vanno però meglio definite alcune modalità di utilizzo e stabilite nuove regole per evitare problemi medico-legali. Ci aspettiamo quanto prima delle indicazioni ad hoc da parte del Ministero della Salute”.

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Federconsumatori aderisce ad appello per accesso cure e vaccini

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Federconsumatori aderisce all’appello al Governo italiano, sottoscritto da oltre cinquanta esperti di salute pubblica, accademici e intellettuali, affinché adotti tutte le misure utili a garantire l’accesso a cure e vaccini necessarie durante l’emergenza coronavirus.
L’iniziativa, che vede tra i suoi primi firmatari Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano e Claudia Lodesani, presidente dell’organizzazione non Medici senza frontiere Italia, chiede in particolare che il sistema internazionale della proprietà intellettuale non limiti l’accesso a farmaci, vaccini e test diagnostici ai Paesi o ai pazienti che non possono permetterseli.
Le disuguaglianze non possono e non devono creare differenze nell’accesso alle cure contro questo terribile virus che sta colpendo l’intera popolazione mondiale. Mai come in questo frangente è necessario globalizzare diritti, permettendo a tutti di poter combattere la pandemia, attraverso le cure necessarie. Gli interessi del mercato farmaceutico non possono e non devono prevalere sulla salute pubblica a livello planetario. È necessario uno sforzo del Governo e dell’intera comunità mondiale, a partire dall’OMS, perché si permetta l’accesso al vaccino che sarà predisposto e ai farmaci per curare il Covid-19 ai sistemi sanitari di tutti i paesi, anche di quelli in via di sviluppo, che hanno minori possibilità economiche. I firmatari dell’appello ricordano che: “In presenza di crisi sanitarie conclamate come quella che stiamo attraversando, un governo può autorizzare la produzione di un farmaco senza pagare le licenze al detentore del brevetto emettendo una «licenza obbligatoria». Non si tratta di un esproprio proletario, ma di una procedura prevista anche dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, dopo una lunga battaglia vinta dalle associazioni di pazienti per l’accesso ai farmaci anti-Aids nei Paesi in via di sviluppo all’inizio degli anni Duemila.”
L’appello ricorda inoltre che i parlamenti di Cile, Israele, Ecuador e Germania hanno già adottato risoluzioni in cui si dichiara che l’epidemia globale di Coronavirus giustifica l’uso di licenze obbligatorie per vaccini, farmaci e test diagnostici. Invitiamo il Parlamento italiano a fare altrettanto. Desta preoccupazione, visti i precedenti, anche l’accesso ai farmaci necessari e promettenti per la cura al coronavirus, in primis il Remdesivir, farmaco antivirale commercializzato dalla società farmaceutica Gilead. La stessa società che, per i farmaci contro l’epatite C, qualche anno fa arrivò a far pagare fino a 80 mila dollari per trattamento sul mercato americano e decine di migliaia di euro in Europa, finché nuovi antivirali concorrenti non sono stati immessi sul mercato calmierandone il prezzo. Per altri farmaci ritenuti utili, come l’idrossiclorochina, il cui costo è più contenuto, è necessario implementare l’attuale capacità produttiva, oggi ridotta. Anche per tali farmaci è necessario un deciso intervento del governo e delle agenzie internazionali, per permettere una distribuzione equa, basata sulla necessità della popolazione e non sulla capacità economica dei Paesi.

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Tra qualche mese, le cure e vaccini per il COVID-19 raggiungeranno gli ospedali

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

Ma alcuni di noi non potranno permetterseli! Questo potrebbe accadere perché il commissario europeo per la salute e i ministri della sanità nazionali non hanno fatto nulla per impedire alle aziende farmaceutiche di far pagare prezzi elevati ai sistemi sanitari per i farmaci che sviluppano con le nostre tasse.Con i prezzi elevati dei farmaci, dato che il virus infetta milioni di persone in Europa, i sistemi sanitari dei paesi più ricchi come la Germania o Francia potrebbero dover scegliere a quali cittadini somministrare le cure, mentre i paesi a basso reddito potrebbero non essere in grado di permettersi affatto quei farmaci. A nessuno dovrebbero essere negate le cure, che si tratti di anziani, migranti, poveri o disoccupati.Non si tratta solo di un discorso di giustizia sociale, ma anche di sicurezza. Se solo una parte degli europei avrà i vaccini, negli altri paesi continuerà a dilagare il contagio, rendendo inefficaci le misure di protezione.Se non interveniamo, le aziende che ricevono denaro pubblico potranno ottenere licenze esclusive per produrre medicinali, in modo che nessun altro possa vendere gli stessi farmaci o addirittura avere accesso alle conoscenze mediche necessarie per produrli. Questo significa che le aziende farmaceutiche potranno far pagare prezzi eccessivamente alti, rendendo difficile anche per il miglior sistema sanitario acquistare farmaci a sufficienza per renderli disponibili a tutti.Questo è già successo in Europa per altri farmaci salvavita. La società Gilead Sciences, che si è trovata sotto tiro per aver tentato di ottenere un brevetto su un vaccino COVID-19 , ha il monopolio di un farmaco per il trattamento dell’epatite C, e ha fatto profitti per oltre 20 miliardi di euro solo con questo farmaco, dal 2013. Fanno pagare prezzi esorbitanti ai sistemi sanitari europei per questo farmaco e troppe persone si vedono negare il trattamento proprio a causa di ciò. È facile per il Commissario della sanità e il nostro Ministro della sanità fermare le aziende che sfruttano questa crisi. Sta a noi dar loro la sveglia.Oggi abbiamo la possibilità di sfruttare la pandemia di coronavirus per suonare un campanello d’allarme. Non solo dobbiamo rendere accessibile qualsiasi trattamento COVID-19 in modo da poterci prendere cura di tutti, ma dobbiamo stabilire il precedente di cui la nostra salute ha bisogno: perché la salute di tanti venga sempre prima del profitto di pochi. By Giulio (Roma), Virginia (Madrid) e tutto il team di Wemove Europe.

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Lombardia: RSA, errori imperdonabili, a ultrasettantacinquenni no a cure ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

“Con atti di Giunta, approvati senza aver nemmeno interpellato le opposizioni, Regione Lombardia ha condannato centinaia di anziani. Liquidando temi come etica, fine vita e morale a due righe in calce ad un allegato, dopo essersene per anni riempiti la bocca. Quando l’emergenza sarà alle spalle, abbiamo tutti il dovere di non dimenticare e stabilire come, da chi e perché sono state prese simili decisioni”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia commenta la delibera della Lombardia XI/3018 del 30 marzo che per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità” indica “che le cure vengano prestate presso la stessa struttura” e non in ospedale.“Nella gestione della pandemia all’interno delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono stati commessi errori imperdonabili, dagli esiti nefasti. Oggi apprendiamo come quegli errori siano figli non solo di incapacità politica, bensì frutto di scelte tanto ponderate, quanto nefaste. Ora vogliamo sapere chi ha preso quelle decisioni e su quali basi Regione Lombardia ha scientemente valutato come sacrificabili, gli ospiti ultrasettantacinquenni residenti nelle RSA Lombarde”, chiede Massimo De Rosa. “Negli allegati della delibera XI/3018 del 30 marzo si legge: ‘I maggiori di 75 anni che presentano dei valori anomali di saturazione dell’ossigeno e sono in ‘discrete condizioni di salute’, vengono dirottati sul circuito ospedaliero tramite il 112’.Per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità, è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso”. Quindi a tutti i pazienti over 75 con fragilità e altre patologie, praticamente l’assoluta maggioranza degli ospiti, viene negato l’accesso alle cure ospedaliera. Nei fatti la giunta Fontana, dopo aver deliberato di farli ammalare, nega loro l’accesso alle cure, per non gravare sul sistema ospedaliero. Per loro solo ossigenoterapia in struttura. E se non bastasse Regione Lombardia indica anche in questo caso la strada, mettendolo nero su bianco all’interno di un allegato: “se il paziente è terminale si allegano le linee guida per ‘protocollo di sedazione terminale/sedazione palliativa”, conclude De Rosa.

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In nessun caso cure fai-da-te

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

«La preoccupazione generata dall’emergenza Covid-19 ha scatenato, in alcuni casi, una vera e propria “caccia al farmaco”. Molto spesso tale atteggiamento è incoraggiato da informazioni fuorvianti che circolano sul web» ha spiegato Patrizia Popoli, direttrice Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci dell’ISS. «Innanzitutto, al momento non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di COVID-19. In considerazione della situazione di emergenza, alcuni farmaci già noti ed utilizzati per il trattamento di altre malattie possono essere usati in pazienti con COVID-19, ma tale trattamento (che si basa su conoscenze ancora incomplete ed è giustificabile solo a fronte della mancanza di alternative) può avvenire solo su prescrizione medica. Solo il medico può decidere quando usare questi farmaci e può controllarne la sicurezza nel singolo paziente».
In nessun caso, poi, «è giustificabile il ricorso a terapie “fai da te”. Tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali più o meno gravi, e l’automedicazione comporta rischi ancora più gravi quando si usano farmaci non autorizzati. In caso di acquisti online, poi, tali rischi sono moltiplicati perché i farmaci potrebbero essere contraffatti». Parte da queste premesse il Decalogo Iss che riporta dieci raccomandazioni in tema di farmaci per favorire una corretta informazione e un appropriato utilizzo: «In presenza di sintomi, prima di assumere qualsiasi farmaco rivolgiti al tuo medico di medicina generale» è la prima delle indicazioni fornite, seguita da quella di «non assumere antivirali o antibiotici se non ti sono stati prescritti dal medico».
Ma a essere rimarcata è anche la normativa relativa agli acquisti online: «La legge consente di acquistare online solo i cosiddetti farmaci da banco, cioè i farmaci che non richiedono la prescrizione medica. Le farmacie online autorizzate devono avere sulle proprie pagine web dedicate alla vendita di medicinali il logo» che rimanda al sito del ministero della Salute. «I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia dell’infezione da nuovo coronavirus sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute». In ogni caso, «diffida delle “cure miracolose” e dei filmati diffusi sui social e in rete che propongono farmaci per la prevenzione e la cura dell’infezione da nuovo coronavirus». (by Francesca Giani fonte farmacista33)

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Cure ormonali per Transgender

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Vi è una generale mancanza di raccomandazioni e informazioni di base su misura per i sessuologi e altri professionisti sanitari per quando incontrano persone transgender nella loro pratica clinica.Ad approfondire con noi il problema il Dottor Andrea Militello, stimato urologo andrologo famoso per aver vinto diversi riconoscimenti, socio della Società Europea di Medicina Sessuale.”In effetti manca esperienza clinica nel confronto con questo tipo di pazienti, una recente comunicazione della Società Europea di Medina Sessuale ha cercato di tracciare le giuste raccomandazioni sull’assistenza sanitaria dei soggetti transgender con attenzione per la loro funzione e soddisfazione sessuale” dice il Dr. Militello.”La task force era composta da 7 medici esperti nell’assistenza sanitaria di persone trans, selezionati dal comitato scientifico della Società europea di medicina sessuale (ESSM). Il consenso è stato guidato dall’esperienza clinica e da una revisione della letteratura disponibile e da discussioni interattive sulla salute dei transgender, con attenzione alla funzione sessuale e soddisfazione, ove disponibile” spiega l’ andrologo romano.I focus dello studio erano la valutazione e gli aspetti ormonali dell’assistenza sanitaria.Poiché la letteratura disponibile per le raccomandazioni dirette è limitata, la maggior parte della letteratura è stata utilizzata come sfondo o prove indirette.Le dichiarazioni di consenso clinico sono state sviluppate sulla base delle esperienze cliniche e della letteratura disponibile.Con le molteplici barriere che molte persone trans sperimentano, i principi dell’assistenza di base devono ancora essere ben delineati.La raccomandazione agli operatori sanitari che lavorano con persone transgender è che riconoscano la diversità dei sessi.Inoltre, gli operatori sanitari che valutano i diversi bambini e adolescenti di genere dovrebbero adottare un approccio evolutivo che riconosca la differenza tra bambini diversi di genere.Inoltre, le persone transgender che cercano interventi medici denunciando il loro genere dovrebbero essere valutate dagli operatori sanitari con esperienza nella sanità trans e nella pratica psicologica.Se si desidera la mascolinizzazione, si raccomanda la terapia con testosterone con monitoraggio dei livelli sierici di steroidi sessuali e segni di virilizzazione.Allo stesso modo, se si desidera la femminilizzazione, si raccomadano estrogeni e/o terapia antiandrogena con monitoraggio dei livelli sierici di steroidi sessuali e segni di femminilizzazione.Gli operatori sanitari devono essere consapevoli dell’influenza della terapia ormonale sul funzionamento e sulla soddisfazione sessuali.
“Ci troviamo in un campo delicato, e queste dichiarazioni si basano sui dati attualmente disponibili. Tuttavia è fondamentale riconoscere che si tratta di un campo in rapida evoluzione e che la letteratura, in particolare nel campo del funzionamento e della soddisfazione sessuale, è limitata ” conclude l andrologo Andrea Militello.

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“Governance del rischio clinico e promozione della sicurezza delle cure”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 gennaio 2020

Parma venerdì 24 gennaio, a partire dalle 14.30, presso le Aule Centrali di via Gramsci, darà inizio al piano didattico del Master universitario di secondo livello in Governance del rischio clinico e promozione della sicurezza delle cure, attivato per l’anno accademico 2019-20 dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Azienda USL di Parma.
Lo sviluppo delle competenze professionali e la diffusione della cultura della sicurezza, a livello individuale e organizzativo, costituiscono una imprescindibile condizione per identificare, analizzare e prevenire i rischi per i pazienti e i professionisti, presenti nei diversi ambiti dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.Le rilevanti novità legislative nazionali degli ultimi anni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, inseriscono in un unicum correlato e integrato le questioni della sicurezza, della appropriatezza e del governo clinico.L’impegno di un’organizzazione sanitaria deve essere finalizzato a migliorare i livelli di sicurezza e prevenire quindi gli incidenti, sia in Ospedale che sul territorio, e a farsi carico e gestire in modo appropriato eventuali danni che i pazienti e le famiglie possono subire a causa dell’esperienza di cura.Lo sviluppo delle competenze dei professionisti che operano in ambito sanitario deve contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.La proposta del Master, ad oggi unico in Emilia-Romagna sulla tematica del rischio clinico, nasce dalla esigenza di sostenere tale sviluppo, attraverso un percorso formativo teorico-pratico che proponga un approccio integrato ai temi della sicurezza.Lo svolgimento di attività formative in ambito sanitario è solo una delle finalità del “Centro di formazione e ricerca su organizzazione, qualità e sostenibilità dei sistemi sanitari”, esperienza unica sul territorio, istituito da Università di Parma, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL di Parma, in uno spirito di condivisione e collaborazione, per contribuire alla formazione di un profilo medico, sanitario e specialistico, in continua evoluzione, capace di coniugare la preparazione scientifica con la complessità dei sistemi sanitari moderni, con particolare attenzione ai modelli organizzativi, alla qualità, alla sostenibilità. La partecipazione è gratuita.

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In Italia oltre un milione di persone hanno problemi per farsi curare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

È il dato principale, e più preoccupante, che emerge dal report pubblicato da Eurostat in occasione della Giornata universale della copertura sanitaria. Rispetto ad una media europea di 512.596, nel 2018 in Italia 1.207.190 cittadini hanno lamentato l’impossibilità di farsi curare a causa di costi sanitari ritenuti troppo alti. Cara ed anche lenta, perché nelle segnalazioni fatte dagli italiani viene dedicato un ampio spazio ai tempi di attesa lunghissimi nel settore pubblico. Un’altra criticità evidenziata è quella della distanza dei luoghi di cura, troppo lontani per chi ha difficoltà a spostarsi ed ha problemi economici. E così sale a 1.448.628 il numero di persone che alla fine hanno deciso di rinunciare a curarsi. “Passano gli anni ma la situazione della Sanità in Italia continua a peggiorare – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e non lo diciamo noi, che quando riportiamo le segnalazioni che riceviamo dai cittadini veniamo accusati di fare terrorismo da chi ha a cuore soltanto la difesa della propria categoria, ma lo dice l’Eurostat. Ci auguriamo che questi dati vengano presi seriamente in considerazione dal Governo, che sta lavorando al Patto per la Salute, a cui abbiamo chiesto di poter contribuire rappresentando le istanze dei cittadini. Ormai è chiaro che siamo di fronte ad un bivio: o si cambia strada e si rilancia il Sistema Sanitario Nazionale con politiche veramente attente ai bisogni dei pazienti oppure si creeranno delle disuguaglianze che non sarà più possibile eliminare. L’Eurostat parla chiaro: l’Italia è lo Stato che più di ogni altro nell’UE ha cittadini che fanno fatica a farsi curare ed in alcuni casi sono costretti a rinunciare a farlo perché non hanno la possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie. Per il nostro Sistema Sanitario è una bocciatura clamorosa – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – chiediamo al Governo di intervenire in maniera energica per invertire la rotta, prima che sia troppo tardi”.

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Tumori e le cure alternative sul web

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Utenti del web sempre più alla ricerca di informazioni sulle cosiddette “cure alternative” contro il cancro. Due pazienti (o familiari) su tre, colpiti da una neoplasia, consultano internet alla ricerca di metodi “non ufficiali” per vincere il cancro. Per fortuna, solo una minoranza poi si rivolge a santoni e ciarlatani, con gravi rischi per la salute. La malattia può, infatti, evolvere sfavorevolmente a causa del mancato ricorso a terapie efficaci e approvate dagli enti regolatori. Dagli oncologi italiani dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), riuniti a congresso a Roma, arriva così un messaggio forte e chiaro: “Attenzione alla pericolosità di alcune scelte: non esistono terapie oncologiche miracolose. È invece indispensabile seguire sempre e solo le indicazioni terapeutiche degli specialisti”. Fondazione AIOM da un anno e mezzo ha aperto un portale anti fake news (tumoremaeveroche.it), che sta diventando un punto di riferimento per chi, nel nostro Paese, è alla ricerca di informazioni e notizie corrette sulle neoplasie. Dal maggio del 2018 ad oggi è stato, infatti, consultato da oltre 262mila utenti unici per un totale di oltre 2 milioni di pagine visualizzate. Un comitato scientifico, appositamente nominato dall’AIOM, risponde costantemente alle richieste di chiarimenti degli utenti su terapie, prevenzione, sintomi, diagnosi dei principali tumori. Le domande, e relative risposte, più significative sono pubblicate on line e consultabili da tutti. Viene inoltre svolta un’intensa e costante attività di promozione dell’intero progetto sui social network. L’obiettivo è contrastare il preoccupante e crescente fenomeno delle fake news in oncologia. “Oltre il 5% dell’intera popolazione italiana è stata colpita da una forma di cancro – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. È un numero crescente di uomini e donne, ai quali vanno aggiunti parenti, amici o semplici conoscenti che sono, quindi, coinvolti indirettamente da questa particolare esperienza. Le patologie oncologiche risultano tra gli argomenti di salute più cliccati sulla Rete. Compito di una moderna Società Scientifica deve essere anche quello di fornire un’informazione corretta all’intera popolazione. Il nostro portale vuole rappresentare un lume che illumina un ‘luogo’ come il web dove ancora troppo spesso si trovano notizie assolutamente false e prive di ogni fondamento scientifico”. “Sono oltre 400 le bufale che si possono leggere on line e che riguardano i tumori – aggiunge il prof. Massimo Di Maio, Coordinatore del comitato scientifico del progetto ‘Tumore, ma è vero che?’, oncologo medico presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino -. Molte di queste riguardano terapie ‘farlocche’, che in realtà sono dei rimedi inutili, potenzialmente tossici e non in grado di contrastare efficacemente le neoplasie. Ad esempio, sono spacciate per ‘cure’ miracolose la fosfoetanolammina sintetica, il bicarbonato di sodio, l’acqua di Alessiani o l’urinoterapia. Al contrario, grazie a studi condotti rigorosamente, la ricerca medica ha permesso, negli ultimi anni, di ottenere importantissimi risultati in termini di sopravvivenza in molte diverse forme di cancro. Le fake news possono essere molte pericolose e compromettere seriamente la salute dei pazienti”.
Il portale http://www.tumoremaeveroche.it, reso possibile da un educational grant di Ipsen, è attivo dal maggio del 2018. In totale in questi mesi sono arrivate al comitato scientifico centinaia di richieste di chiarimenti. “Molte domande riflettono il perdurare di vecchi stereotipi e la grande paura che ancora suscitano i tumori – sottolinea il dott. Francesco Schettini, membro del comitato scientifico del portale ‘Tumore, ma è vero che?’ e oncologo medico presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli e l’Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer di Barcellona -. Questo vale soprattutto per la reale efficacia di alcuni trattamenti e i possibili effetti collaterali che determinano. Ci è stato più volte chiesto, per esempio, se la chemioterapia sia una pratica assassina oppure se è vero che funzioni solo in una piccola parte di casi. Si tratta, in realtà, di una tipologia di cura che consente di trattare efficacemente tanti pazienti e che ci ha consentito di salvare milioni di vite umane in tutto il mondo. Inoltre, abbiamo assistito ad una forte evoluzione delle terapie di supporto e quindi degli strumenti a nostra disposizione per prevenire e curare le tossicità legate alla stessa chemioterapia, come nausea, vomito e riduzione delle difese immunitarie”.
“Ringraziamo AIOM e Fondazione AIOM per aver realizzato uno strumento che può essere utile anche ai pazienti oncologici – conclude Claudia Santangelo, Presidente dell’Associazione di pazienti ‘Vivere senza stomaco (si può!)’ -. Chi sta affrontando un’esperienza di vita difficile come un tumore è più esposto al rischio di essere vittima della disinformazione. E’, quindi, fondamentale avere sempre a disposizione notizie certificate e supportate da fonti scientifiche”.
“Siamo orgogliosi di supportare Fondazione AIOM e AIOM in un progetto educazionale innovativo, che vuole combattere una disinformazione diffusa e preoccupante – conclude Thibaud Eckenschwiller, Amministratore Delegato di Ipsen S.p.A. -. In un anno e mezzo, i risultati ottenuti in termini di utenti raggiunti sono rilevanti. La ricerca medico-scientifica è la nostra priorità, ma vogliamo al tempo stesso fornire ai pazienti e ai cittadini nuovi ed efficaci strumenti di conoscenza e informazione”.

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Cure personalizzate per adenocarcinoma polmonare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Oggi la medicina di precisione è in grado di individuare “il corredo” molecolare del singolo tumore, valuta l’efficacia di un trattamento e sceglie in tempo reale la strategia terapeutica. In alcuni tumori del polmone, ad esempio, la chemioterapia di prima linea non ha gli effetti attesi, anzi risulta pressoché inefficace, ma grazie alle caratterizzazioni molecolari è possibile prevedere l’efficacia del trattamento e optare subito per altre terapie. In Italia sono attese oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno, di cui il 40% è rappresentato dagli adenocarcinomi (fonte AIOM).Un team multidisciplinare dell’ IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, coordinato da Marcello Maugeri-Saccà, oncologo medico presso l’ Oncologia Medica 2, ha recentemente pubblicato sul prestigioso Journal of Thoracic Oncology (la rivista ufficiale dell’ International Association for the Study of Lung Cancer, IASLC) come la presenza di mutazioni in due geni appartenenti allo stesso network molecolare (KEAP1 e NFE2L2) definisce una tipologia di adenocarcinoma polmonare particolarmente aggressivo, caratterizzato da una forte resistenza ai trattamenti chemioterapici e da una evoluzione particolarmente rapida. Inoltre, la presenza di mutazioni dei geni KEAP1/NFE2L2 si associa ad altre anomalie molecolari che suggeriscono una elevata capacità delle cellule tumorali di proteggere il loro genoma dagli effetti citotossici della chemioterapia. Allo stesso tempo, tali mutazioni raramente coesistono con la presenza di bersagli molecolari (mutazioni di EGFR e riarrangiamenti di ALK) contro i quali sono disponibili oggi farmaci estremamente efficaci.“La presenza di mutazioni di KEAP1/NFE2L2 – illustra Marcello Maugeri-Saccà – in pratica rende la chemioterapia standard priva di efficacia, e per di più si associano i noti effetti collaterali. Se a questo si unisce una tendenza degli adenocarcinomi con mutazioni di KEAP1/NFE2L2 a non presentare concomitanti alterazione genomiche efficacemente contrastabili con farmaci a bersaglio molecolare ad oggi in uso, si viene a delineare un nuovo sottotipo molecolare terapeuticamente orfano. Questo aspetto è ancor più rilevante se si considera il ruolo sempre maggiore dell’immunoterapia in questi tumori, non solo come terapia singola ma soprattutto in associazione alla chemioterapia.” Lo studio ha coinvolto una casistica di pazienti trattati presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma), e sono stati svolti studi di validazione indipendente in oltre 1.400 adenocarcinomi ottenuti da due diverse fonti (MSKCC e TCGA). L’orientamento dell’oncologia medica per il trattamento del tumore del polmone è sempre più verso protocolli integrati di chemio-immunoterapia, ma può sempre funzionare? Ora l’ulteriore tassello da verificare è quello di cercare un possibile nesso tra la presenza di queste mutazioni e l’efficacia dell’immunoterapia. (fonte: Journal of Thoracic Oncology: Mutations in the KEAP1-NFE2L2 pathway define a molecular subset of rapidly progressing lung adenocarcinoma In Press Accepted Manuscript)

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