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Posts Tagged ‘curia’

La curia di Bergamo con il gruppo Mascio per costruire il futuro dei giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

Un progetto in sinergia con la Curia di Bergamo per dare un’occasione ai giovani senza lavoro del territorio, attraverso un percorso di formazione specializzata. È questo il progetto del Gruppo Mascio (www.mascio.it): corsi di formazione gratuiti, finalizzati al conseguimento della Patente CE e della Patente Professionale CQC per la guida di autoarticolati, e la conseguente partecipazione ad uno stage formativo di almeno 6 mesi in azienda. Sarà proprio la Curia di Bergamo ad individuare, tra le tante realtà in cui opera, i tre giovani da coinvolgere nel progetto. Un investimento sulla formazione, sulla crescita sociale ed umana del proprio personale, che conferma ancora una volta il ruolo centrale riservato dal Gruppo Mascio alla persona, come individuo e come risorsa. La Curia, rappresentata dal Segretario Generale Curia diocesana, Mons. Giulio Dellavite e dal Direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro Diocesi di Bergamo, Don Cristiano Re, accompagnati dal Sindaco di Mornico al Serio, Eugenio Cerea, hanno accolto l’invito di Stefano Mascio ed hanno partecipato ad un primo incontro istituzionale presso la sede del Gruppo, per gettare le basi per quello che sarà il primo di una serie di step che porterà alla realizzazione di un progetto dall’alto valore sociale.

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La “cifra” della riforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Con gli auguri vi offriamo, collegandovi sul sito di chiesadituttichiesadeipoveri.it, il discorso alla Curia di papa Francesco, che si potrebbe definire epocale, nel senso di un passaggio da un’epoca all’altra che la Chiesa non può affrontare facendo solo finta di cambiare alla maniera del Gattopardo, che Francesco evoca come monito. Il discorso del 21 dicembre non è come gli altri discorsi alla Curia perché corregga i suoi errori e si lasci riformare. È il discorso della riforma della Chiesa, ma così profonda che parte dall’evento originario di Dio che “ha preso un corpo umano e lo ha fatto proprio per sempre”, secondo le parole molto realistiche del mistico egiziano moderno Matta el Meskin citate dal papa, e giunge fino all’interrogativo drammatico del cardinale Suhard prima del Concilio se si fosse all’ora dell’“Agonia della Chiesa”, fino al lamento del cardinale Martini su una Chiesa in ritardo di due secoli, fino alla svolta del Concilio Vaticano II e all’annunzio dirompente del Dio della misericordia, nonviolento e tanto giusto da non scartare nessuno di papa Bergoglio. Nel discorso c’è una frase non nuova, ma che suona come il grido che suggella una intera storia e apre a una storia nuova e tutta diversa: “Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più!”. La fede non è più un presupposto scontato del vivere comune, anzi è proprio il contrario. Dunque tutto dipende dalla testimonianza della fede, e non dal suo “deposito” come per prima deve capire la Congregazione “per la dottrina della fede” e quella “per l’evangelizzazione dei popoli”, compresi i popoli che passavano per essere già evangelizzati.
Ma la cosa riguarda ancor più il nuovo Dicastero per lo sviluppo umano integrale, perché l’integralità dello sviluppo non vuol dire solo che, ben oltre l’economico, va promosso tutto l’uomo, ma che vanno promossi tutti gli uomini, tutti gli uomini e le donne, tutti integralmente umani. Perché la novità è questa (forse la meravigliosa eresia di cui accusano papa Francesco) che “l’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma (della Chiesa)”. L’integralità infatti è che “l’umanità ci accomuna in quanto figli di un unico Padre”, “l’umanità chiama, interpella e provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento”.
Usciamo dunque anche noi: l’umanità frammentata e divisa, anche per le cattive rappresentazioni di Dio, deve e può diventare una cosa sola. E questo è il Natale.

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Il palazzo patriarcale di Venezia

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

“L’accurato ed intelligente lavoro di restauro del  Palazzo Patriarcale ha permesso di restituire alla fruizione, non solo dell’intero soggetto ecclesiale ma di tutta la città, molti spazi interni ed esterni, prima inutilizzabili, ”commenta il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia nel suo capitolo introduttivo del volume La dimora dei patriarchi, pubblicato nel 2009 per l’editore Marcianum Press. Il prezioso volume, corredato da un ricchissimo apparato iconografico (più di duecento illustrazioni a colori) racconta nel dettaglio le tappe che hanno portato al recupero del palazzo patriarcale con tutti i problemi e le difficoltà che sono sorte in corso d’opera.  Oggetto del restauro era, dunque, la residenza del patriarca, la sede dei suoi uffici, degli uffici degli organismi di curia, della procuratoria di San Marco, i quali sono al servizio della comunità di tutta la Diocesi di Venezia. Ciò rendeva ancora più attenta l’indagine preliminare sulle fasi di intervento dell’edificio ottocentesco e sulle sue eredità architettoniche passate.  Non è stata un’impresa facile mantenere l’impianto architettonico ottocentesco e, nello stesso tempo, aggiornare la struttura alle complesse funzioni ospitate nell’edificio, che si svolgono tutt’ora con esigenze d’uso diverse rispetto al passato.  I lavori si sono svolti in due fasi successive e affidati mediante una pubblica gara di appalto. Un primo intervento, realizzato dalla Impresa Ducale di Restauro di Venezia, ha interessato l’intero complesso edilizio ed è stato realizzato dall’Associazione Temporanea di Imprese Dottor Group S.p.A. di San Vendemiano (Tv) e dalla Eurogroup di Silea (TV). Iniziato nell’ottobre 2004, il restauro si è concluso nel settembre 2007, con una consegna dei lavori anticipata, in quanto inizialmente prevista per il 2009. Anche la spesa complessiva sostenuta è stata inferiore rispetto a quanto in precedenza preventivato. Il Palazzo patriarcale nella sua nuova veste restaurata racchiude ora il patrimonio culturale antico (la struttura architettonica, la statuaria, gli ornamenti lapidei, le decorazioni murali, le opere d’arte) e moderno (l’arredo liturgico della Cappella, il nuovo allestimento degli uffici di curia). Rappresenta, dunque, la testimonianza viva della storia religiosa di Venezia, dimora della Chiesa proiettata verso il futuro e guidata dal suo Patriarca. Inoltre, grazie all’apertura settimanale di alcune zone della dimora, tutti, veneziani e turisti hanno la possibilità di ammirare notevoli opere del Tintoretto, Giambattista Tiepolo, Palma il Giovane e altri autorevoli artisti, oltre che di visitare l’appartamento che fu del Patriarca Giuseppe Sarto e la Cappella Patriarcale. E Sono proprio le tavole del Tintoretto e di Palma il giovane che illustrano alcune opere del Ciclo di Santa Caterina presenti nella Quadreria del palazzo che chiudono il prezioso volume. (Martina Voghi) (Il palazzo patriarcale di Venezia dopo i restauri del 2004-2007  A cura di Santino Langè   Marcianum Press, 2009, pp. 236 200 fotografie a colori 8 tavole dedicate alle tele del Tintoretto € 52.00) In vendita nelle migliori librerie; per maggiori informazioni consultare il sito http://www.marcianum.it nella sezione dove trovare i nostri libri

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