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Posts Tagged ‘danni’

Le truffe ai danni degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Santa Maria Capua Vetere Giovedì 4 Luglio 2019 Ore 8.30 conferenza stampa della Codacons contro le richieste di archiviazione facili. Il 4 luglio ci sarà, presso il tribunale di S. Maria Capua Vetere, la discussione sulla opposizione alla richiesta di archiviazione per una truffa perpetrata ai danni di un’anziana signora. I metodi usati sono decine e tutti sono giunti a compimento perché hanno sfruttato l’eccessiva buona fede degli anziani. E finalmente è stata emanata una nuova legge, che rischia di essere solo “fumo negli occhi” se la norma non sarà modificata rendendo più facile l’accertamento delle prove di reato. Lo afferma il Codacons, che da anni si batte contro il fenomeno dei raggiri perpetrati da veri e propri professionisti della truffa a danno degli anziani. Allo stato attuale il testo del disegno di legge rischia di non apportare un grande contributo alla lotta contro i truffatori. Il problema risiede infatti nella prova che deve essere fornita circa la truffa messa in atto, prova che spesso la magistratura per mancanza di tempo ed organico non si preoccupa di ricercare. Considerato che sempre più spesso tali raggiri avvengono via telefonica, il Codacons chiede oggi ai parlamenti di modificare la norma in oggetto, prevedendo l’esistenza di semplici indizi come prova di reato, con particolare riferimento all’intestazione delle utenze telefoniche utilizzate per mettere in atto le truffe. Solo prevedendo come reato il possesso di un numero telefonico usato per truffare sarà possibile arginare il fenomeno e salvare gli anziani dai raggiri. Oggi, quindi, miriamo a far sentire forte la nostra voce per la necessità che gli anziani vengano ulteriormente protetti e per questo ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione e ci aspettiamo una decisione importante in difesa di questa categoria meno protetta e sempre più vessata. (Vice segretario nazionale Codacons Avv. Matteo Marchetti)

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La pioggia intensa mette l’agricoltura K.O.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 Mag 2019

Un mese di maggio estremamente piovoso, accompagnato da temperature al di sotto della media, sta causando anche nel Veneto gravi danni all’agricoltura, tanto che i tecnici di Veneto Agricoltura segnalano che nei diversi comparti gli operatori sono alle prese con difficoltà di ogni tipo.Del resto, basta dare uno sguardo ai dati forniti da ARPAV – Servizio Meteorologico di Teolo per comprendere la gravità della situazione: nel corso dei primi 19 giorni di maggio nel Veneto sono caduti mediamente 161,7 mm di pioggia, contro una precipitazione media registrata nel periodo 1994-2018 nell’intero stesso mese di 120 mm. Stiamo dunque parlando di un +30%, percentuale che sale addirittura al +50% se il calcolo della media lo fermiamo al 19 maggio (83,4 mm). Le precipitazioni più abbondanti sono state registrate nell’area compresa tra le Prealpi e la pianura settentrionale della regione, dove sono caduti dai 200 ai 360 mm di pioggia. Per quanto riguardano invece le temperature, quelle registrate dal 1° al 19 maggio risultano essere le più basse dal 1992, ovvero da quando l’ARPAV effettua questo servizio.Analizzando brevemente lo stato delle diverse colture di fronte a questo andamento climatico primaverile anomalo, relativamente ai vigneti, le strutture di Veneto Agricoltura, Regione e CREA sono alle prese con un monitoraggio costante di tutte le aree vocate regionali. Tutto ciò anche in funzione del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto in programma il prossimo 13 giugno a Conegliano, appuntamento che ogni anno fornisce ai viticoltori indispensabili indicazioni di carattere tecnico-operativo. Vediamole.Da un primo riscontro in vigneto, risulta che l’apparato radicale delle viti é quasi ovunque ancora inattivo a causa del terreno troppo umido. Inoltre, la vegetazione delle piante soffre per le basse temperature fin qui registrate, al punto che lo stato fenologico delle viti é in ritardo di 15/18 giorni rispetto alla data di germogliamento.
Passando alle grandi colture, la fioritura del frumento, seminato in autunno, è in grande ritardo proprio a causa delle basse temperature e della scarsità di giornate di sole. Anche il mais, seminato a marzo, stenta a crescere per gli stessi motivi ed è concreto il rischio, se la situazione meteo non cambierà a breve, che gli agricoltori si vedano costretti a riseminare a causa dell’asfissia delle piantine che stanno “annegando” nei campi allagati. I coltivatori che per loro fortuna non si sono ritrovati i campi completamente invasi dall’acqua hanno, comunque, grosse difficoltà a svolgere le normali operazioni di diserbo e sarchiatura necessarie in questo periodo dell’anno. La semina della soia, che normalmente si fa nella prima decade di maggio, al momento è saltata proprio a causa dell’impraticabilità dei terreni. Inoltre è da tener conto che, dal momento in cui le condizioni meteo volgeranno al bello, bisognerà attendere ancora una settimana/dieci giorni prima di poter avviare le operazioni nei campi, ritardando ulteriormente la programmazione aziendale.
Anche l’ortofrutta sta pagando un prezzo altissimo dovuto alle abbondanti precipitazioni e alle basse temperature di questa strana primavera. La persistenza del maltempo rende infatti difficile lo svolgimento delle operazioni di intervento a protezione delle colture. Le ciliegie, per esempio, risultano ovunque ko. I frutti si presentano pieni d’acqua e assaliti da malattie fungine. Come non bastasse, l’area di Marostica (Vi), famosa per le ciliegie IGP, è stata interessata da una forte grandinata che ha notevolmente ridotto la produzione. Comunque tutti i fruttiferi, che in questo periodo dovrebbero essere nel pieno dello sviluppo vegetativo, si trovano in grosse difficoltà, come pure il comparto degli ortaggi in pieno campo per il quale le semine e i trapianti risultano essere in grandissimo ritardo.

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Ponte Morandi: 422 milioni di danni alle imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Genova. Pari a 422 milioni di euro i danni segnalati dalle imprese a distanza di sei mesi dal crollo del Ponte Morandi dello scorso 14 agosto. Gli effetti del crollo si sono riverberati ben oltre l’epicentro del Polcevera. Nella zona rossa/arancione della città si concentrano, infatti, il 37,6% dei danni economici (158 milioni di euro); mentre nel restante territorio comunale il 41% (pari a 173 milioni), ai quali si aggiungono 11,7 milioni degli altri comuni della provincia e 79 milioni del resto di Italia.È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Gli effetti del crollo del Ponte Morandi su economia, occupazione e integrazione sociale”, presentato oggi a Genova in occasione del Congresso regionale dei Consulenti del Lavoro liguri nel corso della due giorni “Verso il Festival del Lavoro 2019”, l’evento di anteprima della X edizione del Festival del Lavoro.

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“Il mondo delle costruzioni si è fermato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Non si tratta solo, e come se non bastasse, di un problema per lavoratori e imprese del settore, con quello che ne consegue in termini di retribuzioni e stabilità sociale di un comparto trainante per tutta l’economia, ma di un ritardo diventato drammatico per le infrastrutture e la sicurezza. Tutto bloccato, infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono. Così si sintetizza la situazione. E intanto avvengono disastri: viadotti che crollano per l’età, precipitazioni devastanti a causa di opere per il contenimento del rischio idraulico che non sono state completate, eventi sismici, anche di entità relativamente piccola, che producono danni e vittime.
«E il paradosso» – ricorda il Presidente di ANCE Siena Andrea Tanzini –«è che non si tratta di un problema di risorse: almeno quelle per le opere principali ci sono grazie agli ultimi provvedimenti del Governo». Ma le norme sono incomprensibili, le stazioni appaltanti si trovano spesso nell’impossibilità di procedere perché non hanno strutture tecniche in grado di districarsi tra rimandi, lacune e veri e propri labirinti. «Un Codice degli Appalti nato per contrastare l’illegalità che invece alla fine sta bloccando chi onestamente e scrupolosamente vorrebbe fare il suo mestiere» – dice ancora Tanzini. «La nostra Associazione» – continua Tanzini -«ha già invitato le amministrazioni locali a condividere un percorso che, a norme vigenti, consentirebbe di alleviare almeno le criticità più evidenti. Anche sul nostro territorio abbiamo assistito a gare di appalto, condotte con il sistema della procedura negoziata, dove dopo centinaia di manifestazioni di interesse pervenute da tutta Italia solo alcune delle imprese tra quelle invitate dopo il sorteggio hanno presentato la loro offerta. Un meccanismo perverso, in grado di fiaccare le poche realtà imprenditoriali rimaste sul territorio e soprattutto di non rispondere in maniera adeguata ai bisogni di opere pubbliche del territorio». Alcuni accorgimenti per scoraggiare coloro che, con sede legale anche a centinaia di chilometri di distanza, grazie alle procedure telematichesi presentanocontemporaneamente a molte gare anche di piccolo importosenza avere un reale interesse maaffidandosi solo ad un elemento probabilistico per la partecipazione alla gara – che viene poiabbandonata per il presentarsi di altre opportunità – si possono attuare anche adesso: utilizzo della procedura aperta ancorché più complessa della precedente, obbligo di presa visione del progetto e del sito del cantiere da parte del titolare o dell’organo tecnico dell’impresa concorrente, distanza massima predefinita degli impianti dal luogo di posa, almeno per certi tipi di intervento come i lavori stradali. Ora, però, c’è bisogno di più: una nuova legge, scritta da operatori del settore e non solo da esperti di teoria, con un regolamento attuativo che superi l’esperienza del rimando a linee guida emanatedallo stesso Ente che poi ha l’onere di controllarne l’applicazione; un Ente, l’ANAC, che peraltro non dispone di una struttura adeguata ai compiti assegnati come dimostra il fatto che a distanza di due anni l’emanazione di tutti gli atti previsti non è ancora terminata. «In tema di appalti pubblici – conclude Tanzini – per effetto delle norme attuali non si fanno più neanche le gare. Poi ci sono altri fenomeni come il rallentamento nelle attività di progettazione che riguardano anche gli Enti più importanti come la Regione o l’ANAS. Nel primo caso, ad esempio, non sono state completate le opere di contenimento del rischio idraulico in Valdelsa, fondamentali per la tutela o lo sviluppo di importanti aree produttive, mentre nel secondo, sempre per fare un esempio, va a rilento l’attività di projectreview del raddoppio del lotto 1 Siena Sud – Siena Est Ruffolo della Due Mari,prevista dal contratto di programma e finanziata per 112 milioni di euro».

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Le manovre della Deutsche Bank ai danni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

Deutsche-Bank-Sede-Milano“Qui non si tratta di valutare le vendite e i riacquisti dei titoli del debito italiano di Deutsche Bank, che la dottoressa Cannata ha dato per certi, ma il punto nodale è che DB non è una banca come tutte le altre, ma è uno specialista del Tesoro, è un partner del Tesoro, un concessionario. Deutsche Bank insieme a un altro gruppo di banche, una ventina, è un privilegiato, diciamo così, nei rapporti con il nostro Tesoro. Alcuni di queste sono anche azioniste delle società di Rating”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Grazia Colacicco, sostituta procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Milano.“Il comportamento di Deutsche Bank, quindi, non è disdicevole in sé, ma è disdicevole proprio perché la banca tedesca si trova, da specialista del Tesoro, in vantaggio rispetto ad altri grandi istituti di credito e in conflitto di interessi, perché è un partner privilegiato dell’Italia. Con i comportamenti di DB, invece, sono venute meno lealtà e correttezza.Deutsche Bank con una mano ha comprato titoli del debito sovrano italiano e con l’altra mano ha speculato contro il nostro Paese. Un comportamento anomalo: su quest’ultima ipotesi verificherà la Procura della Repubblica di Milano”.

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Danni d’amianto e risarcimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

amiantoL’esposizione all’amianto è senz’altro causa di patemi d’animo e turbamenti per chi ha lavorato per anni senza adeguate protezioni, come tanti lavoratori italiani che ancora oggi ne pagano le conseguenze così come i loro familiari che ne hanno visti tanti strappati alla vita. Di questo lo “Sportello dei Diritti”, ne ha parlato più volte evidenziando analoga consapevolezza maturata nella giurisprudenza, anche di legittimità secondo la quale anche la paura di ammalarsi di cancro per un lavoratore che ha placche pleuriche per essere stato esposto per lungo tempo all’amianto deve essere risarcita. È quindi, legittima la parametrazione del danno morale ai patemi e turbamenti provati per il sospetto di una malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi). Peraltro, le prestazioni del fondo vittime dell’amianto sono comunque cumulabili con il risarcimento a carico del datore e le rendite Inail, diretta o in favore dei superstiti. Ad affermare questi importanti principi, la sentenza 24217/17, depositata il 13 ottobre dalla sezione lavoro della Cassazione che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene un precedente assai significativo. Nella fattispecie è stato rigettato il ricorso dell’autorità portuale avverso la sentenza resa dalla Corte d’Appello di Venezia che l’aveva condannata a risarcire i danno patrimoniali e non ad un dipendente che aveva lavorato per anni quale scaricatore di porto e poi ammalatosi per l’inalazione delle microfibre di asbesto. Per i giudici di legittimità dev’essere affermata la responsabilità ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile nei confronti dell’Autorità Portuale che dal ’95 è subentrata al provveditorato del porto e non ha introdotto l’uso delle mascherine nello svolgimento delle operazioni. Anche se il dipendente aveva cominciato a lavorare nel lontano 1968, non si può certo affermare che all’epoca non si conoscessero i rischi dell’asbesto, come già da tempo la Corte di Cassazione ha ricordato la raggiunta conoscenza di tale pericolosità ai primi anni del Novecento (cfr., ex plurimis, Cass. n.4721/1998; Cass. n.18626/2013; Cass.n.18041/2014; Cassi 7258/2016). Pertanto, per quanto puntualmente questa Corte ha ricostruito in materia di lavorazioni pericolose ed esposizione alle polveri di amianto, di cui in questa sede giova citare soltanto il R.D. n.442/1909 che, approvando il regolamento per il T.U. della legge per il lavoro delle donne e dei fanciulli, all’art. 29, tabella B, n. 12, già includeva la filatura e tessitura dell’amianto tra i lavori insalubri e pericolosi nei quali l’adibizione delle donne e dei fanciulli era vietata o sottoposta a speciali cautele, con una specifica previsione dei locali ove non era assicurato il pronto allontanamento del pulviscolo. Alla datrice di lavoro doveva essere ben nota l’intrinseca pericolosità delle fibre d’amianto, materiale il cui uso risulta fin dal principio dello scorso secolo sottoposto a particolari cautele, indipendentemente dalla concentrazione di fibre per i periodi temporali di esposizione per attività lavorativa. In definitiva, il risarcimento riconosciuto è legittimo e la Corte d’Appello ha commisurato il danno morale spettante all’appellante precisamente al patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi). Perciò la quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, è scaturita da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito e, pertanto, risulta adeguata ai criteri generalmente accolti.

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Maltempo e danni preannunciati

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

roma pioggia«Sono bastate le prime piogge di fine estate per far scattare la conta di morti, feriti e danni materiali che, con tragica puntualità, in Italia accompagna qualsiasi fenomeno meteorologico di intensità superiore alla norma. Più che la violenza delle precipitazioni, non c’è dubbio che a fare la differenza sia la capacità di un territorio di rispondere in modo il più possibile elastico a tali eventi. Ciò non può ovviamente verificarsi laddove siano state effettuate scelte urbanistiche scellerate: impermeabilizzazione sistematica del suolo; urbanizzazione massiccia lungo fiumi e torrenti con conseguente spostamento, riduzione o addirittura copertura degli spazi a disposizione dei corsi d’acqua; eliminazione della piantumazione; assenza di sistemi di chiuse e di aree ad hoc dove poter effettuare esondazioni in sicurezza».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Un elenco che comprende solo alcuni degli errori più macroscopici e che si sposa perfettamente con l’incuria che la maggioranza delle amministrazioni locali riserva a fondamentali azioni di prevenzione come la ripulitura dei fondi dei fiumi o la manutenzione degli argini. Ma è un’attenzione complessiva alle tematiche legate all’ambiente che sembra mancare nel nostro Paese: ciò sia da parte dei cittadini, che spesso prendono posizione sui massimi sistemi salvo disinteressarsi di problematiche altamente impattanti per la loro quotidianità, sia da parte delle forze politiche, che in molti casi hanno colpevolmente eliminato le questioni ambientali dalle rispettive agende. Non è un caso – prosegue Simoncini – che da quasi un anno e mezzo in Parlamento ci sia un disegno di legge per contrastare il consumo del suolo che giace agonizzante o che gli ultimi quesiti referendari su tematiche “verdi” siano stati trattati con una sufficienza ai limiti del boicottaggio, con tanto di invito agli elettori a restarsene a casa. Come se gli oltre 7 milioni di cittadini che vivono in territori ad elevata pericolosità idrogeologica non esistessero o non rispondesse al vero che il 90% dei Comuni italiani sia costantemente esposto al rischio di frane e alluvioni».

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Terremoto Centro Italia: prima volta mappatura tridimensionale dei danni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

Norcia BasilNorcia. Una tecnologia innovativa a livello mondiale, basata su rilievi aerofotografici, e’ stata applicata in Italia su un territorio colpito da calamità naturale, per rilevare lo stato degli edifici e i volumi delle macerie. L’attività è stata realizzata dalla società austriaca Terra Messflug, con il sostegno di ENGIE, player mondiale dell’energia, e ha consentito il monitoraggio di un’area di 100 ettari nel territorio del Comune di Norcia, incluse la Basilica di San Benedetto, la Chiesa di Santa Maria Argentea, sino ai piani di Castelluccio.La tecnologia applicata a Norcia è un esempio del progetto di collaborazione tra ENGIE Italia, Terra Messflug e Unisky (spin-off dell’Università di Venezia IUAV) che mira a fornire ai territori un monitoraggio globale del loro perimetro per sviluppare piani di efficienza energetica su larga scala.La zona colpita dal sisma e’ stata sorvolata ripetutamente, ad una quota tra 4.000 e 7.400 piedi, da un Cessna appositamente attrezzato per acquisire immagine ottiche orto panoramiche ad altissima risoluzione, in verticale e in stereoscopia, senza il supporto di personale presente sul campo. Successivamente è stato possibile effettuare una modellazione in 3D secondo coordinate planimetriche reali, grazie alla possibilità di vedere ogni punto sul terreno in almeno due immagini diverse. Il risultato ottenuto è stato, quindi, non solo una ricostruzione in 3D virtuale ma la disponibilità di immagini misurabili attraverso dati Norcia Basil1geometrici reali. Ciò permette di ricavare informazioni, oltre che dei terreni e tetti, anche delle facciate degli edifici, con una visione complessiva e dettagliata terra-aria; si possono inoltre misurare distanze e altezze con precisioni centimetriche e stimare i danni in modo accurato, per confrontare la situazione anteriore con quella post-evento, disponendo di informazioni uniche per la messa in sicurezza e una migliore pianificazione degli interventi.Secondo il Sindaco di Norcia, Nicola Alemanno: “il rilievo aereo con tecnologia obliqua rappresenta un avanzamento enorme rispetto alle modalità standard di rilevazione dei danni, attualmente basate su sopralluoghi da parte di tecnici che redigono note descrittive, allegando tradizionali foto bidimensionali. Il dramma che ha colpito Norcia, con tutta l’Italia Centrale, ha visto il prodigarsi instancabile e lo slancio generoso di migliaia di volontari, Istituzioni e Aziende, a fianco delle stesse popolazioni colpite. Le nuove opportunità che la tecnologia ci offre ora potranno esaltare e valorizzare questo sforzo corale di così tanti soggetti, riportando le condizioni di queste terre sfortunate a uno stato di ritrovata normalità, velocizzando le procedure e consentendo economie sugli ingenti costi di ricostruzione che dovremo affrontare”. (foto: Norcia Basil, chiesa)

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I diversi danni dell’ipertensione in giovani, anziani e donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

Dubrovnik (Croazia) il 21 e 22 aprile 2017 Grand Villa Argentina Hotel, simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per dubrovnikle malattie cardiovascolari. Ma quali sono le conseguenze dell’ipertensione in precise categorie di persone, come i giovani, gli anziani e le donne? A questa domanda vuole rispondere il simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. Il simposio è organizzato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Zagabria, dalla Società Croata di Ipertensione e dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i numerosi argomenti delle due giornate le linee guida della Società Europea di Cardiologia riguardanti l’ipertensione negli anziani, il trattamento dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, l’ipertensione nelle donne in gravidanza e dopo la menopausa, la fibrillazione atriale a seconda dell’età e del genere, la funzione sessuale negli anziani e in presenza di rischi cardiovascolari.
Sede del Simposio è il Grand Villa Argentina Hotel di Dubrovnik. Il Simposio è stato accreditato dal board europeo per l’accreditamento in cardiologia (EBAC)e assegna 11 crediti europei.

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Voragine fiorentina. Tutto come “temuto”: di rimborsi per ora non se ne parla e chissà quando…

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

firenzeLa voragine fiorentina dello scorso 25 maggio sta portando come conseguenze quelle che avevamo temuto per i danneggiati che devono avere un rimborso per rimettersi in sesto il prima possibile: calende greche.Fin dal primo momento abbiamo sempre detto che la responsabilita’ sarebbe stato un rimpallo tra Publiacqua e il Comune e che probabilmente le vittime sarebbero stati i danneggiati. In termini giuridici abbiamo inviato questi danneggiati a pretendere il rimborso da entrambi, ma questo non ferma il fatto che nessuno per ora scuce un centesimo. Ieri i presidente di Publiacqua ha detto esplicitamente che chi ha avuto l’auto distrutta deve aspettare che si stabiliscano le responsabilita’, perche’ se il gestore idrico dovesse rimborsare il dovuto e poi viene fuori che non avrebbe dovuto farlo, la Corte dei Conti potrebbe condannarla per spreco di denaro…. e sicuramente altrettanto crediamo pensi l’amministrazione di Palazzo Vecchio. L’inchiesta della magistratura va avanti, ma non siamo nati ieri per sapere che questo puo’ significare anche anni ed anni, ricorsi di uno contro l’altro…. e i danneggiati? Si “attaccano al tram”, per l’appunto. Chi per esempio ha avuto l’auto danneggiata e con questa ci andava a lavorare, continua a doversi arrangiare. Sembrava che per il danneggiato il principale problema da affrontare dovesse essere che con la vecchia auto distrutta (e per lui ben funzionante), siccome la stessa aveva un valore di mercato oltre il quale il rimborso non poteva andare, con questo rimborso al massimo si comprava un motorino usato, ma grazie ad una sentenza di Cassazione, con la via giudiziale, avrebbe potuto pretendere un rimborso tale da consentirgli la medesima mobilita’ precedente al danno. Ma ora questo problema diventa una bazzecola di fronte al macigno dell’interlocutore che, chiunque esso sia, sta per ora letteralmente lasciando a se stessi i danneggiati: tanto il primo -Publiacqua- ha il suo monopolio del settore e nessuno ne puo’ fare a meno, mentre il secondo -l’amministrazione comunale- almeno fino alle prossime elezioni e’ quella che e’ e non si cambia (e non crediamo che si possano ipotizzare crisi) mentre l’utente -danneggiato in questo caso- rimane col cerino in mano, in attesa che, dopo essersi copiosamente lavate le mani in Arno, i due contendenti della responsabilita’ si degnino di pensare non solo alla propria immagine (importante, ma non solo) ma anche al rispetto civico dei propri sudditi.Lo avevamo gia’ scritto nei giorni a ridosso della tragedia: “Ripristinare e risarcire subito”:
“…il grado di civiltà di un Paese non si misuri solo nell’assenza di voragini, purtroppo mai del tutto evitabili, non essendo mai l’agire umano “perfetto”. Il grado di civilità si misura soprattutto nella reazione a questi episodi, ed in particolare:
1. quanto tempo viene impiegato per ripristinare i luoghi;
2. quanto tempo per individuare cause ed eventuali colpevoli;
3. quanto tempo per risarcire i danneggiati, senza che vengano opposti ostacoli e scaricabarili;
4. quali lezioni possiamo imparare per prevenire, nei limiti del possibile, analoghe situazioni.”
Sembra che sul ripristino si stia marciando, ma sui rimborsi…. aspettiamo un atto e un guizzo di geniale disponibilita’ da parte del responsabile politico, cioe’ il Comune, anche se non c’e’ un accertamento ufficiale di questa responsabilita’: il problema della Corte dei Conti e’ secondario, perche’ a rimborsare dopo, per le istituzioni, c’e’ sempre tempo, mentre siamo gia’ oltre il tempo decente per rimborsare i danneggiati. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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RC Auto, continua il calo dei premi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2015

Modellauto, Taschenrechner und Rotstift als Symbol für steigende Autokosten

Modellauto, Taschenrechner und Rotstift als Symbol für steigende Autokosten

Migliorano ancora le prospettive per gli italiani alle prese con l’assicurazione auto: gli ultimi dati dell’Osservatorio RC Auto di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) e Assicurazione.it rivelano come il costo di una polizza auto in Italia, a maggio 2015, sia calato del 16,5% in soli sei mesi. In numeri, la spesa media è stata pari a 524,26 euro, addirittura il 21,08% in meno rispetto ad un anno fa. L’indagine, consultabile integralmente al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html, è stata realizzata monitorando tanto i prezzi praticati dalle compagnie assicurative italiane, quanto i preventivi degli utenti. «Prosegue da almeno sei mesi la forte riduzione del costo delle polizze RC auto – afferma Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di http://www.facile.it – perché è costante, in un periodo di conclamata difficoltà economica delle famiglie italiane, il tentativo delle compagnie di studiare prodotti validi per gli assicurati e al contempo competitivi dal punto di vista dei prezzi. La comparazione, vista da questa prospettiva, appare come fondamentale, dato che il confronto delle offerte ha permesso, nello scorso trimestre, di risparmiare fino al 71% sulla polizza auto».
Tra le garanzie accessorie, che coprono i danni non inclusi nell’RC auto, la più richiesta resta sempre l’assistenza stradale, che cresce ulteriormente rispetto all’ultima rilevazione: questa opzione è stata inserita dal 31,62% degli italiani che hanno richiesto un preventivo (era il 28,46% a febbraio 2015). Segue la garanzia in caso di infortunio al conducente, presente nel 25,98% dei preventivi. La tutela legale è la terza per numero di preferenze, con il 19,7%. Cala leggermente l’interesse degli italiani per la polizza di furto e incendio, scelta dal 10,9% di chi ha richiesto un preventivo.
Le variazioni regionali I cali generalizzati su tutto il territorio nazionale riducono finalmente il divario tra il Nord e il Sud. La Campania è sempre la regione dove per assicurare l’auto si deve pagare di più, 838,37 euro, ma la discesa dei prezzi registrata nella precedente rilevazione è confermata anche a maggio 2015: il calo è pari al 32,91% rispetto a sei mesi fa e quasi al 40% rispetto a un anno fa. A seguire troviamo la Puglia (646,35 euro) e la Calabria (626,80 euro). Le regioni più convenienti per chi deve assicurare un’auto sono il Trentino Alto Adige (369,06 euro), il Friuli Venezia Giulia (470,40 euro) e la Valle d’Aosta che, con un premio medio di 371,54 euro, è stata la regione con il calo annuale più contenuto (-7,47%). (foto: osservatorio)

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Contro i danni del fumo

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Mag 2015

sigaretteRoma Mercoledì 20 maggio alle 11.30, a Roma al Senato (Palazzo Madama, Sala Caduti di Nassyria) WALCE organizza una conferenza stampa per presentare l’iniziativa. E’ promossa dall’associazione “WALCE” (Women Against Lung Cancer in Europe), in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, ha deciso di lanciare il suo primo tour nazionale dal titolo “Esci dal tunnel. Non bruciarti la vita”: una campagna della prevenzione, che toccherà le piazze delle principali città italiane per sensibilizzare la popolazione, in particolare le donne e i giovanissimi, sui danni provocati dal fumo.
Interverranno, tra gli altri, la prof.ssa Silvia Novello (presidente WALCE), il prof. Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme Contro il Cancro), il prof. Giuseppe Tonini (Direttivo Nazionale AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica) e il dott. Franco Pasqua (Commissario della Sezione Regionale AIPO Lazio e Componente del Consiglio Direttivo Nazionale AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri). Verranno presentati dati sul tabagismo in Italia e sul tumore del polmone, che saranno commentati dai vertici istituzionali dell’oncologia e della pneumologia italiana.

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Devono essere risarciti dall’ente autostradale i danni subiti dall’autovettura a causa della gomma abbandonata sull’asfalto

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2014

autostradeI pedaggi autostradali aumentano e nonostante ciò i gestori cercano di farla franca anche dalle proprie responsabilità. Ma per la giustizia, non si può sottrarre alla propria responsabilità la concessionaria che gestisce l’autostrada quando accade un sinistro cagionato da un ostacolo al centro della carreggiata e non segnalato dai pannelli luminosi in esercizio lungo il tracciato.
In tali casi, come sovente afferma la giurisprudenza e come viene confermato dalla sentenza 16/2013, pubblicata dal giudice di pace di Santhià (Vercelli) che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene opportuno diffondere, la società proprietaria o custode dell’infrastruttura ha l’obbligo di risarcire i danni patrimoniali subiti dall’autovettura che era entrata in collisione con un grosso pneumatico di camion che si trovava sulla strada.
Nel caso di specie, il magistrato onorario ha ritenuto fondata la richiesta di risarcimento di un automobilista cui sono stati liquidati circa 4.500 euro per i danni subiti dalla propria autovettura, nonché le spese di giudizio, a seguito dello scontro contro lo pneumatico di un autoarticolato abbandonato sull’asfalto e che era apparso all’improvviso innanzi al proprio veicolo mentre percorreva nella prima mattinata il tratto stradale in cui era competente il giudice di pace adito.Il vero e proprio ostacolo risultava quindi «non visibile né prevedibile» perché non segnalato con un avviso di pericolo, ed è quindi certamente configurabile la responsabilità stabilita dall’articolo 2051 del Codice civile a carico dell’ente custode della strada perché lo scontro risulta comunque cagionato da un’omissione di vigilanza di chi gestisce l’infrastruttura.
Peraltro, nel corso dell’istruttoria un assistente al traffico sentito come testimone ha confermato che al call center dell’ente era giunta una segnalazione che aveva avvisato circa la presenza dell’ostacolo in piena carreggiata, ma prima dell’orario in cui si è verificato il sinistro.Né può essere invocata da parte della convenuta società la circostanza che il mezzo di servizio e soccorso si trovasse a cinquanta chilometri dal luogo del sinistro: in attesa che la squadra giungesse sul posto sarebbe stato opportuno avvisare dell’ostacolo le auto in transito mediante i pannelli ad hoc che veicolano (ad esempio) i messaggi con i limiti di velocità, la presenza del tutor o gli eventuali incidenti sul tracciato. Va, inoltre, esclusa la sussistenza del caso fortuito che scriminerebbe il custode dell’infrastruttura.

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L’occupazione in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 Mag 2012

In questi giorni si sta ampliando il dibattito sull’occupazione in Italia e molti si stupiscono sull’entità del fenomeno e altri attribuiscono all’attuale crisi economica la perdita dei posti di lavoro. In effetti la situazione ha avuto, se non vogliamo andare troppo a ritroso nel tempo, un precedente che forse alcuni dimenticano. Il primo effetto negativo sull’occupazione l’abbiamo avuto negli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale. Allora vi era una ragione dettata dalle conseguenze dei danni bellici e dalla distruzione di molti stabilimenti industriali. Poi vi fu il “boom” della ricostruzione, del risveglio imprenditoriale congiunto all’aiuto del piano Marshall. Ciò non di meno fu chiaro che il Paese si trovava nella impossibilità di coprire, per intero, la forza lavoro disponibile tanto che si ricorse ad alcuni stratagemmi. Per prima cosa si continuò ad emigrare o a spostarsi dal Sud al Nord del paese. Per coloro che restarono furono ideati degli ammortizzatori sociali a partire dalla leva militare obbligatoria e dell’allungamento dei corsi universali (fuori corso) che avevano lo scopo preciso di ritardare la domanda di lavoro delle nuove generazioni. Nello stesso tempo si “dilatarono”, artificiosamente, i posti di lavoro nella pubblica amministrazione e persino nelle grandi aziende private come la Fiat. Pensammo in questo modo di esorcizzare la situazione e di perpetuarla nel tempo incoraggiati, come fummo, dalla situazione politica internazionale che aveva generato la guerra fredda tra i due blocchi e l’Italia era sotto attenta osservazione per l’essere il paese occidentale con il più consistente partito comunista e l’Urss non nascondeva di foraggiarlo. Dopo la caduta del Muro di Berlino e il tracollo dell’Urss le cose cambiarono anche per l’Italia sebbene i politici nostrani sembrarono non accorgersene. E la situazione si aggravò per il semplice motivo che la crisi del sistema impose la drastica riduzione dei surplus occupazionale mentre gli ammortizzatori sociali mostrarono i loro limiti vuoi per la fine della ferma obbligatoria vuoi per l’aumento dei giovani in cerca di un lavoro resi meno pazienti d’attendere le lungaggini dei corsi universitari. Solo ora ci rendiamo conto che di là della crisi economica esiste un gap occupazionale che non è mai venuto meno sebbene si sia aggravato in certi periodi in luogo di altri. E oggi siamo nella fase più acuta. Questo significa che se ritorniamo al regime di sviluppo normale dobbiamo, comunque, convivere con non meno di due milioni di disoccupati, se non di più. E’ una forza lavoro eccedentaria che va ad aggiungersi a quella sempre più consistente degli immigrati che oggi sono tollerati, dal punto di vista lavorativo, solo perché costituiscono il nerbo del lavoro in nero con bassi salari e costi sociali minimi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Polizza Danni catastrofali: ora è a carico dei cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2012

Pietro Giordano, Adiconsum: “Per far fronte alla ricostruzione in caso di calamità naturali, necessario un Fondo mutualistico presso la Consap con contributi pubblici e privati” I cittadini dell’Emilia Romagna colpiti dal sisma saranno gli ultimi a poter usufruire dell’aiuto dello Stato per la ricostruzione delle loro case e degli edifici pubblici per i danni del terremoto. Il decreto di riordino della Protezione Civile, approvato e pubblicato già in Gazzetta, pone fine infatti agli interventi pubblici, come si erano visti in Umbria o in Abruzzo. Nei fatti – commenta Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – il decreto approvato ha dato il via, in caso di dichiarazione dello stato di calamità naturale, ad ordinanze con indicazioni che riguardano esclusivamente l’organizzazione dei servizi di Pronto Soccorso e di assistenza ai soggetti colpiti dall’evento, on più ad aiuti per la ricostruzione. Chi sarà assicurato sarà risarcito – prosegue Giordano – e chi non lo sarà non riceverà alcun aiuto dallo Stato. Ecco perché il decreto prevede la possibilità di stipulare coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali e di estendere quella già insistente sull’abitazione. È l’ennesimo taglio all’intervento pubblico in favore dei cittadini, che però non può essere unicamente scaricato per l’ennesima volta sui cittadini, in presenza di dissesti idrogeologici e di parziale o totale salvaguardia del territorio e di norme antisismiche spesso obbligatorie solo nelle aree sismiche “tradizionali”. Si crei – conclude Giordano – un Fondo mutualistico presso la Consap, con contributi pubblici e con interventi economici privati, capace di intervenire in caso di calamità naturali. Si potrebbero stipulare così polizze assicurative cumulative capaci di coprire parzialmente o per intero gli eventi catastrofali.

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Finanza: Palmi, danno erariale per 32 milioni di euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 Mag 2012

Un danno erariale per oltre 32 milioni di euro. Questa è la stima della Guardia di Finanza di Palmi che nel corso di un’indagine ha portato alla segnalazione alla Corte dei conti della Calabria di 34 tra amministratori e dirigenti delle ex Aziende sanitarie di Reggio Calabria e Palmi e ha individuato irregolarità tra le quali in particolare trasferimenti di medici avvenuti nel 1995 in via provvisoria e temporanea in sedi in cui ancora oggi prestano servizio. Con un danno che secondo le indagini è stato doppio: sono stati calcolati, infatti, sia gli stipendi indebitamente percepiti che le maggiorazioni di salario e di benefit vari dovuti alla nuova forma di incarico. I trasferimenti, ammessi per legge solo in casi limitati e per periodi temporali predefiniti, infatti, sono diventati praticamente permanenti, causando l’ingresso di nuovi medici per coprire il servizio di assistenza continuativa e moltiplicando di fatto le spese, tenuto conto che le Aziende sanitarie pagavano sia i medici trasferiti sia i nuovi assunti. Le contestazioni, tra cui compare anche l’assegnazione al servizio 118 di medici senza la qualifica per poter svolgere il delicato incarico di primo soccorso, riguardano solo i vertici amministrativi e gestionali delle Asp interessate. Il rapporto della guardia di finanza sarà posto all’attenzione delle Procure della Repubblica di Palmi e Reggio Calabria con l’ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato.(fonte doctornews33)

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Bambini, danni microvascolari da troppi zuccheri nella dieta

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2012

Un consumo elevato di carboidrati e una dieta ad alto indice glicemico, espone i bambini allo sviluppo di disfunzioni nei vasi sanguigni di piccolo calibro, premessa di un futuro rischio cardiovascolare. Il dato è emerso da una ricerca australiana condotta dall’Istituto di ricerca medica dell’Università di Sydney, su oltre 2.000 bambini di 12 anni, provenienti da 21 scuole, nei quali sono stati eseguiti esami degli occhi per valutare il calibro dei vasi sanguigni della retina ed è stata indaga ta il tipo di alimentazione. I ricercatori hanno notato che nei bambini che consumavano uno o più bevande zuccherate al giorno le arteriole della retina erano mediamente più sottili rispetto a bambini che ne bevevano di meno. Confrontando i consumi più alti con i consumi più bassi si osservava nelle bambine un restringimento delle arteriole e nei bambini una dilatazione delle venule della retina. Tali alterazioni, spiegano gli autori, non hanno effetti sulla vista, ma rappresentano una disfunzione microvascolare che si è dimostrata essere un marcatore di futuro rischio cardiovascolare. Tali evidenze, per quanto necessitino di ulteriori conferme, sono comunque un monito a evitare la presenza eccessiva, nella dieta dei bambini, di cibi ad alto indice glicemico e bevande zuccherate. Am J Clin Nutr. 2012 Mar 28. [Epub ahead of print] (fonte farmacista33)

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Fuochi d’artificio: Consigli

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2011

Italiano: Fuochi d'artificio a Vinci, FI, Ital...

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Il Capodanno e’ l’occasione per festeggiare anche con i fuochi di artificio. L’uso scorretto, come possiamo constatare ogni anno, puo’ provocare seri danni. Vediamo qualche consiglio.
* L’acquisto dei fuochi va fatto in negozi autorizzati; vanno, quindi, evitate le bancarelle improvvisate dei cosiddetti “vu cumpra” o l’acquisizione dagli “amici”.
* Il prodotto deve avere le istruzioni per l’uso e gli estremi dell’autorizzazione ministeriale.
* L’accensione va fatta in luogo aperto e lontano da altre fonti di calore o da materiale infiammabile.
* Va verificata la traiettoria per evitare che il fuoco cada su persone, su abitazioni o su tutto cio’ che puo’ infiammarsi.I fuochi di artificio sono belli e divertenti e l’occasione delle festivita’ propizia, evitiamo che diventi un dramma. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Capitalismo: l’ultima ideologia

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2011

Economia

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Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Attualmente gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali 78 nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. Alla quale ovviamente pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. Ma è anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali. Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo. Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani. Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Legge per contrasto sommerso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

On Franco Laratta: “Urge una legge regionale di contrasto al sommerso. In Calabria il lavoro irregolare supera quello di qualsiasi altra regione italiana. Applicare anche la legge che tutela i lavoratori disabili”. Il lavoro nero sta uccidendo le imprese che sono in regola e lavorano nel rispetto delle norme. Senza parlare dei danni irreparabili che si fanno ai lavoratori che sono le prime vittime del lavoro nero. la Calabria potrebbe fare un balzo in avanti nel contrasto al lavoro nero ed irregolare approvando un apposito provvedimento di legge. Ma si sta perdendo troppo tempo. So che ci sono proposte in corso di discussione, e che le commissioni consiliari della Regione Calabria se ne sono anche occupate. Spero l’Assemblea regionale possa approvare al più presto il migliore e più efficace strumento normativo, per attivare processi di crescita regolare nel tessuto produttivo calabrese e ridurre la competizione sleale. Ritengo sia opportuno sostenere proposte legalitarie di questa natura che possano contribuire al riequilibrio delle alterazioni presenti nel mercato del lavoro calabrese. Auspico che su questi provvedimenti vi sia la massima coesione politica e l’analoga responsabilità mostrata dalle rappresentanze sindacali, datoriali e istituzionali in seno alla Commissione regionale per l’emersione. Occorre restituire dignità e tutela ai lavoratori e speranza alle imprese sane di poter competere ad armi pari sul mercato. Per la regione, fra l’altro, una legge su questo tema rappresenterebbe uno strumento utilissimo per ricavare risorse economiche derivanti dall’emersione del lavoro non regolare. Bisogna inoltre attivare tutti gli strumenti possibili per tutelare e difendere i lavoratori disabili. Da tempo esiste una leggenazionale che prevede il collocamento obbligatorio per i lavoratori portatori di handicap. Una legge troppo spesso inapplicata dalle aziende e perfino dalla Pubblica amministrazione. Una legge di grande civiltà che deve essere assolutamente applicata. Sarebbe il caso che la Regione si muovesse anche su questo versante, e che anche gli organismi di controllo dello Stato e gli Uffici pubblici delegati facciano con severità la loro parte.

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