Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘debito pubblico’

Bankitalia: debito pubblico a 2.686,8 mld

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a maggio ha raggiunto i 2 .686,811 miliardi mld.”Nuovo primato in valore assoluto del debito pubblico. Per la quarta volta nella storia si è superata la fatidica soglia di 100 mila euro di debito a famiglia, arrivando a 102 mila e 580 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, pari a 45 mila e 341 euro, un valore superiore a ogni precedente” conclude Dona.

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Sostegni: Nuovo scostamento da 32 miliardi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Sono cinque le direttrici su cui si muove il nuovo Decreto Sostegni, che impiegherà integralmente i 32 miliardi di risorse autorizzati con l’ultimo scostamento di bilancio.In queste ore gli uffici del Ministero stanno procedendo alle ultime quantificazioni per definire il testo che andrà entro la fine della settimana in Consiglio dei Ministri. Quasi 12 miliardi saranno destinati alle misure di sostegno alle attività produttive, con un fondo ad hoc per la montagna, circa 6 miliardi alle politiche per la salute di cui 5 per il piano vaccini, e poco meno di 10 miliardi alle misure di sostegno alla famiglia, al lavoro, alle indennità per gli stagionali e gli sportivi, al rifinanziamento della Cassa Integrazione, del Reddito di Cittadinanza e del Reddito di Emergenza, della NASPI e del Fondo occupazione. Proprio riguardo al Reddito di Cittadinanza, il Decreto potrebbe contenere una norma a cui sta lavorando il Ministero del Lavoro, che permetterebbe ai percettori del Reddito di lavorare temporaneamente, sospendendo il beneficio del RdC, senza subire la perdita o la riduzione dell’assegno. In tali casi l’assegno riprenderà a decorrere, in modo automatico, al termine dell’attività lavorativa.Un capitolo, che potrà contare su 2,5/3 miliardi, sarà dedicato agli Enti locali, dobbiamo infatti intervenire su Trasporto pubblico locale e imposta di soggiorno, ma anche creare due fondi, per un totale che supera il miliardo e mezzo complessivo, per comuni e regioni.Due miliardi andranno alle misure per il fisco, per stralcio del magazzino fiscale inesigibile, rottamazione di avvisi bonari e altre misure. È un primo passo, in attesa del nuovo scostamento di bilancio che proporremo al Parlamento nelle prossime settimane e che servirà ad accompagnare questa fase di restrizioni ed il piano vaccinale. Nei prossimi giorni vi racconterò più nello specifico le singole misure”.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Bankitalia: nuovo record debito pubblico a 2.582,6 mld

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Nuovo record del debito pubblico, che a settembre ha raggiunto i 2.582,551 mld. “Ennesimo record storico! Ormai, per via dell’emergenza Covid, ogni mese andrà inevitabilmente sempre peggio. Basta, quindi, con i bonus a pioggia, dati a casaccio senza una logica. I soldi pubblici dovrebbero essere destinati solo a salvaguardare la capacità produttiva del Paese e la capacità di spesa delle famiglie, in modo che, finita la pandemia, l’Italia possa rimettersi subito in moto, viaggiando a pieno regime e recuperando quanto perso durante il lockdown” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerati gli ultimi dati ufficiali Istat sulla popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di quasi 43 mila euro, 42.868 euro. A famiglia si tratta di un debito pari a quasi 99 mila euro, 98.599 euro per la precisione” conclude Dona.

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Debito pubblico e sistema economico competitivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

“Per sostenere un debito pubblico, pari a 2360 miliardi con interessi passivi di 70 miliardi di euro l’anno, l’Italia dovrebbe crescere del 2% l’anno. Solo per azzerare il deficit, senza intaccare di un centesimo il debito. Invece stiamo allo 0,1% con la tassazione su famiglie e Pmi proporzionalmente più alta in Europa. Si attribuisce questa paralisi alla Pubblica Amministrazione, ma in realtà l’Italia è lo Stato nell’Eurozona al penultimo posto con numero di dipendenti pubblici. I costi bestiali da eliminare sono quelli di una legislazione mostruosa e di pratiche amministrative e burocratiche che ci mettono fuori dalla competizione in un sistema economico che vive di competizione. Qualunque governo dovrebbe preoccuparsi oggi di creare ricchezza per redistribuirla e dovrebbe essere consapevole che questa misura oggi è insufficiente per potersi permettere regalie di vario genere, dagli 80 euro al mese di Renzi al reddito di cittadinanza. Per creare ricchezza ci sono due strade: mettere giù una scorta importante di investimenti pubblici e abbattere la pressione fiscale. Nel primo caso si prevede che lo Stato faccia da locomotiva per creare lo sviluppo, nel secondo si investe sulle imprese e le si stimola a crescere per aumentare la produzione. Se non si fa né l’uno né l’altro o si è degli incapaci o si è in malafede. La pressione fiscale in Italia è di 33,4 miliardi in più all’anno rispetto agli altri Stati Ue, pari a 552 euro in più pro capite, mentre sugli investimenti pubblici siamo senza ambizioni e prospettive, abbarbicati a vecchi progetti senza visione. In questo quadro fare manovre redistributive, come si vanta il presidente del Consiglio Conte, con il Pil fermo e quindi senza nuova ricchezza, è un delitto”.E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. di Fratelli d’Italia, intervenendo al convegno ‘Un fisco da rottamare’, organizzato da Valore Impresa presso la sala dei gruppi della Camera dei deputati.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.358 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che a gennaio sale a 2.358 miliardi. “Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che la Bce ha smesso di acquistarci titoli di Stato. Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 92 mila euro di debito, 92.885 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se consideriamo la popolazione residente, pari a 60.483.973 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 985 euro” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.316,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Dopo il primato comunicato a gennaio, il debito pubblico scende leggermente, da 2.345.363 a 2.316,697 miliardi. “Siamo abituati a questi continui sali scendi, a dati altalenanti. Il punto è che il debito non ha iniziato quel percorso di discesa che sarebbe necessario, considerato che gli interessi sul debito sono pagati dagli italiani con le tasse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dato che in Italia, secondo l’ultimo dato ufficiale Istat contenuto nell’Annuario statistico italiano, ci sono 25.494 mila famiglie, è come se ognuna avesse il conto corrente in rosso per 90 mila euro, 90.872 euro per la precisione. Un buon padre di famiglia sarebbe disperato” prosegue Dona. “Se consideriamo la popolazione residente, pari al 1° gennaio 2018 a 60.483.973 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 302 euro” conclude Dona.

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La realtà del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili. Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
• l’invecchiamento della popolazione,
• la crescita del peso delle patologie croniche,
• inadeguati investimenti nella prevenzione,
• lo sviluppo di terapie più complesse,
• l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale,
• la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare,
• l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders,
• la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili. In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina. Lo fa avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT. La Socitel riesce così a individuare i seguenti obiettivi:
• facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
• collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche sia private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
• collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali e altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di tele-medicina;
• collaborare con associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
• promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società e organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso sulle tematiche riguardanti la sanità precisa: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandole”. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali poiché il mondo della sanità è letteralmente circondato, per non dire attraversato, da forti interessi lobbistici. “Penso – osserva il direttore del Centro – alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc.”
Da parte mia – soggiunge – ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi sociali intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale e un secondo con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età.Tutte queste iniziative e altre si sono scontrate, inevitabilmente, con una cultura votata alla conservazione come dire chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
D’altra parte chi s’ingegna di trarre lauti profitti in campo sanitario, sa bene che solo attraverso una legislazione farraginosa e con sistemi di tutela insufficienti si può mestare nel torbido impunemente. Se poi sfioriamo appena la natura dei costi che gravano sul bilancio sanitario nazionale e il modo come si forma, a prescindere dall’altra pratica degli sprechi, delle truffe e degli appalti truccati dove alcune strutture pubbliche per acquistare una siringa pagano due euro contro i cinquanta centesimi di un’altra, si può avere chiara l’idea della confusione che esiste. E a volte diventa del tutto regolare se prendiamo per buono, quanto ci dicono i fornitori che sono diventati dei creditori che per avere il dovuto devono aspettare, se non certo anni di sicuro molti mesi con uno Stato che si rivela un pessimo pagatore. A questo punto l’unica strada che a loro resta è di rivalersi sui costi dell’unità prodotta.
Per non parlare di una sanità che deve fronteggiare il riacutizzarsi se non al cronicizzarsi di alcune malattie “ambientali” per il sistematico inquinamento atmosferico, l’avvelenamento delle falde acquifere e la scarsa attenzione che si ripone sulla qualità dei prodotti alimentari.
Altri oneri derivano, ad esempio, dall’infortunistica stradale. La spesa dovrebbe essere cari-cata per intero sulle società assicuratrici e invece si evita facendo così mancare un buon introito compensativo.
Manca, e qui aggiungo la ciliegia sulla torta della disfunzione sanitaria, una forte capacità organizzativa e una visione d’insieme dell’assistenza e soprattutto nel mancato rendersi conto che risparmiare si può e si deve e che alla fine si può andare a regime assicurando migliori servizi e introducendo tecniche d’intervento più efficaci e risolutive. Basta guardarci intorno con l’occhio del costruttore e non di quello del distruttore. (Servizio Fidest)

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.311,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che ad aprile sale a 2.311,7 miliardi. “Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 91 mila euro di debito, 91.062 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che a fine anno la Bce smetterà di acquistare titoli di Stato. Ci siamo comportati come le cicale, invece che come le formiche: non abbiamo approfittato del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. E ora che i tassi di interesse saliranno, gli italiani si troveranno a pagare una mini manovra da 4 mld per ogni punto in più di tasso di interesse, visto che ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su debito pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Secondo i dati resi noti oggi da Bankitalia, a gennaio sale ancora il debito pubblico, passando da 2.256 mld di dicembre a 2.279,9 mld.”Anche se non si è toccato il record assoluto del luglio 2017, pari a 2.301,585 mld, è molto grave che il debito pubblico non abbia ancora iniziato un percorso di discesa, specie se si considera che a settembre, con tutta probabilità, il quantitative easing finirà ed in ogni caso, come annunciato l’8 marzo dalla Bce, non andrà oltre i 30 mld al mese di acquisti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo il prossimo Governo, qualunque esso sia, dovrebbe evitare improbabili riduzioni di tasse, elargizioni a pioggia di bonus o sussidi generalizzati. Non possiamo più permetterci di dare tutto a tutti. Non basta più abbassare il rapporto debito/Pil, sperando in un rialzo miracoloso del Pil, ma il debito deve calare in valore assoluto, dato che è un elemento di vulnerabilità finanziaria. Altrimenti potremmo ricadere nella situazione già vissuta nel 2011″ conclude Dona. (n.r. Il problema non è la necessità di non ridurre le tasse ma di condurre una battaglia seria contro gli sprechi, le evasioni e la corruzione oltre al fatto che non si aiutano con decine di miliardi di euro le banche sull’orlo del fallimento per le loro disinvolte politiche sui crediti diventati inesigibili per mancanza di controlli mentre si premiano i loro manager con milioni di euro di liquidazioni piuttosto che esigere da loro la responsabilità civile e penale del loro agire e di chiederne i danni subiti dai correntisti e dai piccoli azionisti)

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Come ridurre il debito pubblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

pil“Per ridurre strutturalmente un enorme debito pubblico come quello italiano (2.275 miliardi di euro) occorre agire sulla dinamica di tre grandezze che determinano la sua crescita nel tempo: crescita del Pil, spesa per interessi e avanzo primario. Le soluzioni basate sull’utilizzo di imposte patrimoniali, come quelle sostenute dalla sinistra, sono illusorie e pericolose, perché impoveriscono il Paese, rendendolo facile preda dei fondi ‘avvoltoio’”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Foglio”.“Forza Italia propone un piano per diminuire strutturalmente il rapporto debito/PIL e riportarlo verso il 100% in 5 anni. La riduzione del rapporto debito/Pil contribuirebbe a contenere i rendimenti e ad abbattere il costo del servizio del debito. Il che, a sua volta, renderebbe credibile un percorso di riduzione della pressione fiscale per circa l’1% all’anno (con l’obiettivo di condurla al di sotto del 40% entro la legislatura). Ne conseguirebbe il rilancio degli investimenti e l’aumento del reddito disponibile delle famiglie, della domanda interna e della crescita.Attualmente abbiamo un avanzo primario non lontano dal 2,5 per cento del Pil. Se la spesa per interessi rimanesse invariata o si riducesse l’avanzo primario che governa la evoluzione del rapporto fra debito e Pil crescerebbe in base alle nostre ipotesi fino al livello di sicurezza del 4 per cento e innescherebbe – complice una crescita moderata del livello dei prezzi coerente con le attese della Bce (2 per cento) – una decisa riduzione del rapporto debito/Pil.Il che, a sua volta, non farebbe che confermare la credibilità di una intera strategia di politica economica, rafforzandola e rendendola capace di autosostenersi. Ne deriverebbe una traiettoria di crescita sana, poggiata su un miglioramento dei fondamentali economici e su una crescita del prodotto potenziale (oltre l’attuale 1 per cento, verso i livelli medi europei non lontani dal 2 per cento). Una crescita non drogata da mance fini a se stesse ma sostenibile ed in grado di interrompere il processo di graduale impoverimento del Paese.Una crescita stimolata altresì dalla grande rivoluzione della Flat tax, un’aliquota unica per tutti, totalmente finanziata dal taglio delle ‘tax expenditures’, vale a dire le deduzioni e detrazioni fiscali attualmente in vigore, dal taglio della cattiva spesa pubblica, dall’emersione del sommerso e dal ‘reset’ delle liti fiscali pendenti”.

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Aumento debito pubblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 ottobre 2017

Washington. Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Secondo le ultime previsioni macroeconomiche redatte dal Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico italiano salirà quest’anno al 133% in rapporto al Pil, in rialzo rispetto al 132,6% registrato nel 2016. Gli economisti di Washington smontano quindi l’ennesima bufala raccontata dal premier Gentiloni e dal ministro dell’economia Padoan, che nella recentissima Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza appena votata dal Parlamento hanno stimato un valore del debito ben più basso, pari al 131,6% nel 2017.Il prossimo anno, quindi, l’errore di sottovalutazione del Tesoro risulta pari a 1,4 punti percentuali. Questo risultato fortemente negativo non è nient’altro che l’effetto del costante ricorso, da parte degli ultimi governi di centro-sinistra, a manovre finanziarie finanziate in deficit, come quella per il 2018, che il Governo si appresta a varare.Da sempre sosteniamo che un maggior deficit si traduce sempre in un maggior debito futuro, un peso imposto alle generazioni future che quel debito saranno tenute a ripagare. Ricordiamo che, attualmente, lo stock di debito pubblico italiano ammonta alla cifra monstre di oltre 2.300 miliardi di euro, record storico toccato lo scorso luglio, quando è aumentato di ben 18,6 miliardi in un solo mese.Soltanto nei primi 6 mesi del 2017, infatti, l’aumento è stato di 63 miliardi, pari a 10,5 miliardi al mese. Questo aumento avviene in un contesto monetario straordinariamente favorevole, che, grazie al Quantitative Easing promosso dalla Banca Centrale Europea, ha permesso al Tesoro di spuntare rendimenti di emissione ai minimi storici, producendo un forte risparmio nella componente interesse.Il vero problema è che questo programma di stimoli monetari eccezionali sta per finire, come annunciato dalla stessa BCE. E quando Francoforte smetterà di acquistare i BTP italiani in dosi massicce i rendimenti torneranno a salire, così come gli interessi sul debito, che contribuiranno a creare nuovo deficit e così via.Se soltanto Gentiloni e Padoan capissero questa semplice regola, si precipiterebbero subito ad effettuare misure di riduzione della spesa pubblica inefficiente, piuttosto che comprarsi il consenso in vista delle prossime elezione attraverso costose mance elargite a pioggia”.

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Il debito pubblico e gli “effetti ottici”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 ottobre 2017

banca centrale europea“I miglioramenti di cui il governo favoleggia sono frutto di un’illusione ottica volontaria. È la Banca d’Italia a svelare il mistero quando dice che l’aumento del PIL italiano dipende per l’80 per cento, dalle politiche espansive della Banca centrale europea, il quantitative easing”. È quanto ha affermato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo in aula in dichiarazione di voto sulle risoluzioni della nota di aggiornamento del Def. “Il debito – ha aggiunto – continua ad aumentare sforando i 2.300 miliardi, e con una spesa pubblica cresciuta senza sosta. Questo è il Governo che ha il maggiore aumento giornaliero del debito pubblico. I livelli di disoccupazione in Italia rimangono tra i più elevati d’Europa e la loro riduzione, come ha affermato anche la BCE, non è assolutamente significativa”.
“Il PIL rispetto a dieci anni fa è inferiore del 6/7 per cento, rispetto al 2008, il monte ore lavorate è sceso di ben un miliardo di ore; è aumentato il part time, spesso involontario. Le retribuzioni, al netto dell’inflazione, sono scese del 3,4 per cento. Gli enti locali sono sul lastrico; province e città metropolitane versano in condizioni drammatiche; le province sono massacrate dalla riforma Delrio, non riescono a funzionare e a garantire i servizi e vivono nel caos istituzionale”. “Per queste ragioni- ha concluso il capogruppo- votiamo no alla richiesta di scostamento dei conti presentato in questo Def”

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.281,4 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

ministero-finanzeNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a giugno sale a 2.281,415 miliardi, battendo il precedente primato di maggio di 2.279,249 miliardi, che aveva battuto il record di aprile (2.270,958) e che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,551).
“I complimenti al Governo e al ministro Padoan che, consapevoli dell’imminente fine del Quantitative Easing, hanno pensato bene di dare una stretta al debito pubblico, così da ridurne l’onere, in previsione di un imminente innalzamento dei tassi di interesse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“E per fortuna, stando a quanto aveva dichiarato Padoan, il debito si sarebbe dovuto stabilizzare nel 2015 e poi scendere nel 2016, altrimenti chissà dove ci troveremmo ora!” prosegue Dona.
“La verità è che l’abbassamento del debito in valore assoluto è fondamentale, specie se si continuano ad annunciare riduzioni di tasse o si vuole ridiscutere credibilmente il fiscal compact con l’Europa. Inoltre non c’è organizzazione che non abbia messo in guardia dal pericolo debito pubblico. Ricordiamo, da ultimi, il FMI, per il quale l’elevato debito lascia l’Italia esposta a shock e la Banca d’Italia, per la quale è un fattore di debolezza che rende vulnerabile l’economia italiana alle turbolenze sui mercati, amplificando gli effetti delle fluttuazioni cicliche. Parole, ahimè, inascoltate!” conclude Dona.

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Renzi e il debito pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

debito_pubblico_euro“Renzi dovrebbe fare mea culpa. In tre anni ha aumentato il debito, senza ridurre il deficit e con una clausola di salvaguardia di aumento dell`Iva che ancora incombe minacciosa. E ha sprecato 20 miliardi di flessibilità, metà sull’inutile Jobs act e metà sugli 80 euro. Mentre i veri bisogni delle famiglie non sono stati soddisfatti”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Avvenire”.”Noi siamo all`opposizione. Sempre disponibili, ma proposte serie per la famiglia finora non ne abbiamo viste. Se c`è una proposta delle associazioni familiari siamo disposti a valutarla, è la sinistra che non ha mostrato fin qui interesse, preferendo salvare i banchieri. Sono scettico, ma in Parlamento possono succedere anche i miracoli”, conclude.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.278 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a maggio sale a 2.278,9 miliardi, battendo il precedente primato di aprile (2.270,6), che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,2). “Considerato che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva promesso che il debito si sarebbe stabilizzato nel 2015 e poi sarebbe sceso nel 2016, direi che ha sbagliato previsioni per solo due anni, come minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“La verità è che, per quanto il ministro consideri la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’Italia, se vuole davvero ridiscutere il fiscal compact con l’Europa, dovrebbe mostrare perlomeno un’inversione del debito in valore assoluto, specie se ci considera che la pacchia del QE sta per finire e che tra pochi mesi ci sarà un’impennata dell’onere del debito pubblico. Altrimenti non si può avere né la credibilità nè l’autorevolezza per affrontare l’argomento” conclude Dona.

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Riduzione debito pubblico: la richiesta dell’U.E. all’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

european commission“Leggendo con attenzione la lettera inviata al Tesoro dal vice-presidente della Commissione Europea Dombrovskis e dal commissario Moscovici, in risposta alla richiesta italiana di ottenere una riduzione dell’impegno necessario per correggere i disastrati conti pubblici italiani, appare evidente che Bruxelles non ha concesso in alcun modo quello sconto di cui ha scritto in termini trionfalistici la stampa”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Dopo l’arrivo della missiva, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan hanno esultato, parlando di ‘buone notizie’ e di concessione di uno sconto da 9 miliardi di euro che permetterebbe al Governo di ridurre lo sforzo di risanamento indicato nel DEF dello scorso maggio. Invece, la lettera non contiene alcun riferimento a questo famoso ‘sconto’. Non una percentuale, non un numero. Nulla di tutto ciò. Solo un generico riconoscimento alla ‘proficua collaborazione’ tra Governo italiano e Commissione Europea e un retorico riconoscimento che lo sforzo di risanamento dei conti pubblici non deve andare a detrimento del più ampio obiettivo di crescita. Mantra che la Commissione Europea ripete in ogni occasione a tutti gli stati membri, non solo all’Italia.Quello che, invece, il Governo non ha detto e la stampa non ha scritto è che la Commissione ha ricordato senza mezzi termini che le sue raccomandazioni 2017 richiedono che ‘l’Italia persegua un sostanziale sforzo fiscale per il 2018’ e che ‘il governo italiano deve assicurare un significativo miglioramento della spesa primaria netta come indicato nelle previsioni economiche d’autunno 2017 della Commissione’.Sempre nella lettera, la Commissione ha ricordato che l’Italia è tenuta ad ‘assicurare la discesa del rapporto debito/PIL’. E proprio quest’ultimo è il punto che non rende credibile l’entusiasmo del Governo: concedere uno sconto, in termini di deficit, pari a 9 miliardi, significherebbe far aumentare ulteriormente il debito pubblico in rapporto al Pil, situazione che l’Italia, al contrario, è tenuta a combattere. Sconto del deficit e riduzione del debito non sono due obiettivi raggiungibili simultaneamente. Uno esclude l’altro. E’ la semplice matematica dei conti. Che la Commissione sia disposta ad accettare un ulteriore aumento del debito italiano è qualcosa di non credibile, anche perché si porrebbe in contrasto con le regole del Fiscal Compact.Più che aspettare sconti da Bruxelles come la manna dal cielo, il Governo italiano farebbe meglio a pensare ai buchi di bilancio che le sue politiche economiche hanno già prodotto, a partire da quello generato dalla voluntary disclosure bis, una delle tante misure ‘anti-evasione’ sbandierate per aumentare le entrate, in questo caso 1,6 miliardi di euro, ma che finora ha prodotto un gettito quasi pari a zero, per l’assenza di domande di adesione da parte dei contribuenti. Il che equivale ad un aumento di deficit che andrà sanato nella prossima Legge di Bilancio. Per non parlare dei tagli ai ministeri inseriti nella manovra correttiva appena votata e di cui nessuno conosce i dettagli. Una mancata riduzione della spesa pubblica che si rifletterà anch’essa sull’aumento del deficit pubblico”, conclude Brunetta.

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Debito pubblico, banca d’Italia e la “maschera” di Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

Banca d'Italia«I freddi numeri dell’economia smascherano ancora una volta le menzogne di Renzi e del Pd: nuovo record per il debito pubblico, 2279 miliardi di euro, più 34 miliardi in un solo anno, che si sommano ai 200 miliardi di debito prodotto dal Governo Renzi. Dove sono finiti questi soldi, visto che è aumentato il numero di poveri in Italia e le tasse non sono diminuite? Ovviamente a finanziare le marchette elettorali, i regali fatti a banchieri e lobbisti amici e l’invasione dell’Italia con la politica dell’accoglienza. Fare peggio di così era praticamente impossibile. Che dite, alle prossime elezioni ci saranno ancora degli italiani disposti a dare fiducia alla sinistra?». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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L’amara lezione del debito pubblico della Grecia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSette anni dopo l’inizio dei salvataggi finanziari, la Grecia sembra messa peggio di prima. Nel 2000 il mercato aveva smesso di finanziare il debito pubblico greco. Allora i Paesi della zona euro, con vari accordi bilaterali, concessero crediti per 52,9 miliardi.
Nel 2012 si comprese che non era sufficiente. L’European Financial Stability Facility (EFSF), la struttura europea per l’aiuto finanziario ai Paesi europei in difficoltà, appena creata, varò perciò un secondo programma di aiuti finanziari pari a 141,8 miliardi di euro. Neanche questo bastò. Nel 2015 l’European Stability Mechanism, il Meccanismo europeo di stabilità che è succeduto all’EFSF, ha varato un nuovo, il terzo, programma di salvataggio di 86 miliardi di euro in cambio di riforme strutturali, intese come politiche di massiccia austerità. Ogni mese, dopo avere controllato se i tagli al bilancio sono stati fatti e dopo che il governo greco dichiara la sua intenzione di continuare con simili politiche, si negozia con Atene il versamento di una parte del sostegno finanziario. Il prossimo luglio, per esempio, serviranno 7,3 miliardi per coprire i debiti e gli interessi in scadenza e per evitare il default dello Stato.
Di conseguenza, dei 340 miliardi di euro di debito pubblico greco, la metà è nelle mani dell’EFSF e dell’ESM.La colpa è soltanto di Atene? Sono state tutte valide le politiche di aiuto e di austerità imposte? Oppure il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilità è stato la ricetta sbagliata? Si ricordi che alla fine del 2010 il debito pubblico greco era pari al 148% del Pil che era di circa 220 miliardi di euro. La disoccupazione era del 12,5% e il 27,6% dei greci viveva sotto la soglia di povertà. Gli ultimi dati dicono che il debito pubblico è salito al 183% del Pil, che nel frattempo si è ridotto a 186,5 miliardi di euro. La disoccupazione sarebbe intorno al 26% e la percentuale di poveri avrebbe raggiunto il 34,6% dell’intera popolazione. Dalla recessione iniziale, aggravata dal consolidamento fiscale e dalle politiche di austerità, si è arrivati alla depressione economica. Nel frattempo i contributi dell’Unione europea sono serviti soprattutto per pagare gli interessi sul debito dovuti alle banche e, in parte, a garantire il traballante sostegno sociale. Che cosa deve ancora succedere perché Bruxelles, Berlino e anche Atene capiscano che una tale politica fallimentare non può continuare? Da parte sua, il Fmi non dà risposte concrete, ma si limita soltanto a stimare che entro il 2060 il debito pubblico della Grecia potrebbe essere pari al 260% del Pil. L’assurdo, però, sta nel fatto che, nonostante il bilancio statale rimpicciolisca, l’austerità ha determinato un avanzo primario di circa 3,5 miliardi di euro! Se non si conta il pagamento del servizio sul debito, Atene avrebbe più entrate che uscite! In questo modo, secondo noi, la Grecia non può uscire dalla crisi, anzi, si sta scavando una fossa più profonda. Per finanziare il suo debito pubblico è costretta a pagare il 6% d’interesse, pari a circa 18 miliardi di euro l’anno. Ciò nonostante che il tasso d’interesse della Bce sia vicino a zero! E’ una vera e propria beffa.
Si rammenti inoltre che nel frattempo la Bce è intervenuta a sostegno delle banche europee, in primis di quelle tedesche e francesi, acquistando le obbligazioni del governo greco in loro possesso. Secondo il Financial Times, Francoforte avrebbe speso 40 miliardi di euro per comprare dalle banche titoli greci con un valore facciale di 55. Ha fatto un favore alle banche poiché sul mercato il prezzo di tali obbligazioni sarebbe stato molto inferiore. E’ una spirale senza fondo, ma non infinita nel tempo. Potrebbe essere “fermata” dall’eventuale default sovrano della Grecia, con inevitabili contagi sistemici per il resto dell’Europa, o, come auspicabile, dalla decisione europea di affrontare l’emergenza del debito e il rilancio dell’economia, ma senza imporre il fardello dell’austerità. Ci sembra inevitabile la cancellazione e/o il congelamento di parte del debito. Il resto dovrebbe essere ripagato attraverso l’aumento delle risorse derivanti dalle nuove politiche di sviluppo e non con gli avanzi primari di bilancio, come purtroppo accade oggi. La Grecia, come l’Italia, ha risorse importanti, a partire dal turismo e dalla cultura Necessita però, di sviluppare anche le sue manifatture, le nuove tecnologie, la ricerca. Al riguardo riteniamo molto importante per la Grecia, ma anche per l’Europa intera, la partecipazione fattiva alla realizzazione dei progetti e delle infrastrutture legate alla Nuova Via della Seta. Il porto del Pireo è stato già venduto a investitori cinesi che, sembra, vogliano trasformarlo in un importante hub.
Se, però, il Pireo fosse soltanto un porto di transito, sarebbe una svendita degli interessi greci e di quelli europei. Se diventasse, invece, la leva di uno sviluppo tecnologico e industriale allora potrebbe essere il volano di un’effettiva crescita dell’economia greca. L’Italia non può essere indifferente, deve attivarsi perché il nodo Grecia sia sciolto positivamente. E’ nell’interesse del nostro Paese, che è il fulcro naturale di tutte le politiche economiche e di sviluppo del Mediterraneo e anche dell’Africa.(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Debito pubblico record

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

Banca d'Italia“Ultime notizie dal debito: abbiamo raggiunto il record di sempre, 2.260 miliardi di debito. E riferito a Renzi-Gentiloni in 1.140 giorni dei loro governi più 153 miliardi, vale a dire 134 milioni al giorno”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Dobbiamo dire grazie a Renzi, a Gentiloni e soprattutto a Padoan. Quel Padoan che fin dall’inizio ha detto che avrebbe ridotto il debito e che con una faccia di bronzo, mai vista nella storia del Ministero dell’economia e delle finanze, ha detto e continua a dire che il debito diminuirà l’anno prossimo. Oggi abbiamo la certezza: con Padoan ministro il debito è aumentato di 153 miliardi in 1.140 giorni, 134 milioni al giorno. Grazie Padoan, grazie Renzi, grazie Gentiloni”.

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Iniziativa internazionale sul debito pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 maggio 2017

ministero-finanzeDal 2007 a oggi il debito pubblico mondiale è più che raddoppiato, passando da 28,7 a oltre 61 trilioni di dollari. Nello stesso periodo quello americano è triplicato, attualmente è circa un terzo del totale. Ogni cittadino americano ha più di 60.000 dollari di debito pubblico federale sulle sue spalle. Il record mondiale. Si ricordi che in Italia esso è di circa 38.000 euro pro capite. Il crescente debito globale è una delle più pericolose minacce di crisi sistemiche.
Per il momento, però, sono i Paesi più poveri, e quelli impoveriti o a rischio default, ad esserne schiacciati. Finora i potenti della Terra, anche se di fatto sono i più indebitati, hanno avuto la spregiudicatezza e gli strumenti per far pagare il conto agli altri.
E’ perciò significativo che sia la Santa Sede, e non i governi, a portare all’esame delle Nazioni Unite il tema della legittimità del debito pubblico. Certamente si intravede la mano di papa Francesco.
L’obiettivo, come ci ricorda il professor Raffaele Coppola, direttore del Centro di Ricerca ”Renato Beccari” dell’Università di Bari e tra i principali coordinatori dell’iniziativa, è far pronunciare l’Assemblea Generale dell’Onu al fine di legittimare la richiesta di parere alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja sulla gestione del debito internazionale per verificarne le eventuali violazioni dei diritti umani e dei popoli. Si pone, quindi, l’esigenza di un’analisi approfondita dei fondamenti sia giuridici che etici della questione del debito. Non può diventare un macigno insostenibile per le popolazioni, né frenare lo sviluppo e limitare l’indipendenza e la sovranità di uno Stato.
Molti giuristi di varie ispirazioni stanno riflettendo sul problema del pagamento del debito da parte dei Paesi poveri e sullo stato di forza maggiore e di necessità a cui vengono sottoposti. Per lo stato di forza maggiore il non pagamento dipende da un evento incontrollabile da parte dello Stato. Lo stato di necessità, invece, giustificherebbe l’inadempienza quando il pagamento sarebbe troppo gravoso per i cittadini. Chi può pensare di affamare il popolo per pagare a tutti i costi gli interessi sul debito?
L’iniziativa presso l’Onu costituirebbe un precedente giuridico su una materia nevralgica per lo sviluppo della globalizzazione e in particolare per il rapporto fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Di conseguenza non potranno essere ignorati gli effetti deleteri della finanziarizzazione e della deregulation dell’economia.
La proposta della Santa Sede non è campata in aria ma poggia anche su un precedente importante: la risoluzione 69/319 dell’Onu del 2015 relativa ai cosiddetti “fondi avvoltoio”, cioè quei fondi speculativi che operano in modo aggressivo sul debito dei Paesi in crisi. E’ appena il caso di ricordare che essa fu approvata nonostante il parere contrario degli Stati Uniti. I valori esplicitati nella proposta si ispirano alla Carta di Sant’Agata de’ Goti del 1997 nella quale giuristi, uomini di Chiesa, intellettuali e laici misero a punto una serie di principi giuridici per regolare secondo giustizia la questione del debito. In particolare «il divieto di accordi usurari», il rispetto «dell’autodeterminazione dei popoli» e il divieto di «una eccessiva onerosità del debito».
Intorno all’iniziativa vaticana si sta tessendo un’ampia rete di alleanze. E’ importante in quanto la Santa Sede ha lo status di osservatore alle Nazioni Unite e c’è bisogno che uno Stato presenti, in sua vece, la richiesta di discussione all’Assemblea Generale. E’ un ruolo che l’Italia naturalmente potrebbe e dovrebbe assumere. Sull’argomento pare esista già un’intesa di massima con il governo italiano.
Ricordiamo che l’Italia ha già avuto un ruolo meritorio nel 2000 quando il Parlamento approvò la legge 209 relativa alle «Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati». Il significativo provvedimento nacque sull’onda del Giubileo promosso da Giovanni Paolo II durante il quale fu lanciata la campagna per l’abbattimento del debito dei Paesi poveri.
Al riguardo si ricordi l’articolo 7 della citata legge che recita: «Il Governo, nell’ambito delle istituzioni internazionali, competenti, propone l’avvio delle procedure necessarie per la richiesta di parere alla Corte internazionale di giustizia sulla coerenza tra le regole internazionali che disciplinano il debito estero dei Paesi in via di sviluppo e il quadro dei principi generali del diritto e dei diritti dell’uomo e dei popoli». E’ esattamente l’obiettivo della Santa Sede.
In merito l’Italia, non solo per il rispetto della sua legge ma anche per la sua indiscussa sensibilità per le problematiche dei Paesi in via di sviluppo, può davvero svolgere un ruolo incisivo a partire dal prossimo G7 di Taormina. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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