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Posts Tagged ‘debito sovrano’

“Il rischio legato al debito sovrano dopo il virus”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

A cura di Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds e Sabrina Khanniche, Senior Economist di Pictet Asset Management La crisi sanitaria globale scatenata dalla pandemia di Coronavirus ha saldamente puntato i riflettori sul modo in cui i Paesi saranno in grado di gestire il fardello del salvataggio delle economie da un tracollo senza precedenti. La domanda che gli investitori nel reddito fisso si pongono è quali Paesi sopravvivranno meglio alla tempesta e se seguirà una crisi del debito sovrano. I deficit dei governi spuntano da tutte le parti, trainati da due forze. Innanzitutto, sono stati istituiti imponenti programmi fiscali per sostenere le famiglie e le aziende in un momento in cui molti hanno visto i propri redditi e ricavi precipitare per via del lockdown globale. In secondo luogo, il gettito fiscale dei governi è stato duramente colpito dalla scarsità dell’attività economica, sia interna sia internazionale.Finora i governi hanno annunciato programmi di stimoli fiscali in risposta alla crisi del Coronavirus per importi pari al 4,1% del PIL globale potenziale, quasi metà dei quali proverrà dai soli Stati Uniti. Nell’eurozona, i programmi di stimolo rappresentano il 3% del PIL, mentre in Giappone equivalgono al 10%. Questa spesa necessita di ingenti volumi di emissione di debito governativo. Le banche centrali dei Paesi meglio posizionati, come gli Stati Uniti, che beneficiano dello status di valuta di riserva, possono assorbire gran parte, se non tutto, il nuovo debito attraverso i loro programmi di acquisto di attivi. Il bilancio della Fed statunitense è stato aumentato da 4.000 a 6.500 miliardi di dollari solo negli ultimi due mesi, e prevediamo che raggiungerà quota 8.000 entro fine anno. Nel Regno Unito, la Bank of England sta portando avanti un programma di acquisto di attivi ancora più aggressivo, acquistando obbligazioni direttamente dal Tesoro sotto forma di monetizzazione del debito – una politica che per lungo tempo è stata fuori discussione. Ma se il lockdown dei Paesi dovesse durare più di due trimestri, si dovranno adottare nuove misure fiscali, con conseguenti problemi di solvibilità per alcuni Paesi già fortemente indebitati. Riteniamo che il debito statunitense crescerà dal 108% del PIL a una cifra compresa tra il 133% e il 145% in seguito al programma di stimoli pari a circa il 7% del PIL, in base alla forza di ripresa dell’economia. Nel caso peggiore, potrebbe raggiungere il 165% del PIL entro la fine del 2022. Nel complesso, maggiori livelli di debito potrebbero far suonare alcuni campanelli d’allarme – vale la pena di ricordare che durante la crisi del debito sovrano dell’eurozona, la Grecia ha rischiato di essere espulsa dall’eurozona dato che il suo debito superava il 150% del PIL.
I punteggi di rischio sovrano di Pictet Asset Management indicano quali Paesi sono stati più vulnerabili alle pericolose dinamiche di debito causate dalla crisi del Coronavirus. Il criterio di valutazione è basato su come ogni Paese sta in relazione agli altri e al suo trend storico secondo tre dimensioni: quanto è conveniente il suo debito esistente, quanto è in grado di finanziarlo e a quale livello il debito scenderà, naturalmente se la sua economia riprenderà a crescere.
La nostra analisi indica che la Grecia aveva di gran lunga la condizione peggiore a livello di sostenibilità del debito a fine 2019, seguita da Italia, Giappone, Belgio e Regno Unito. All’altra estremità dello spettro, Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda occupavano le posizioni più invidiabili. La mappatura delle condizioni del debito a breve termine dei Paesi rispetto ai loro punteggi strutturali conferma che Grecia, Italia e Giappone evidenziano le peggiori dinamiche di debito, sebbene anche la Francia desti una certa preoccupazione. Per contro, altri Paesi del Nord Europa e della Scandinavia sono in una buona posizione.
La BCE, tuttavia, deve affrontare una difficile operazione di riequilibrio nel decidere come comportarsi nei prossimi mesi, e dovrà mostrarsi abile nell’applicare la “teoria dei giochi”. Desidera evitare un’altra crisi del debito sovrano, ma desidera anche eliminare del tutto la pressione sugli esponenti politici dell’eurozona affinché si raggiunga un accordo di qualche tipo sulla mutualizzazione del debito. Se la Banca Centrale fosse troppo accomodante e comprimesse troppo gli spread delle obbligazioni di Stato dei Paesi europei del sud, indebolirebbe la necessità da parte dei governi dell’eurozona di mettersi d’accordo su come procedere. Una preoccupazione ancora più immediata è che alcune economie dei mercati emergenti siano già rimaste senza spazio di manovra in termini monetari. L’inflazione non sarebbe un problema per un certo periodo nelle economie sviluppate, in quanto una domanda depressa e deboli prezzi del petrolio trascinano verso il basso i prezzi al consumo in generale, a prescindere dall’intervento aggressivo della Banca Centrale. In alcune economie emergenti, tuttavia, le politiche delle banche centrali stanno già funzionando per trascinare al ribasso le rispettive valute in quello che potrebbe trasformarsi in un altro ciclo di svalutazione/inflazione. Un dato che preoccupa è che alcune grandi economie in via di sviluppo – come Turchia, Brasile, Sudafrica – stanno andando in questa direzione. La pandemia globale è destinata a esacerbare le tensioni che già esistono nell’economia globale e a creare nuovi problemi. Il modo in cui i governi sono entrati nella crisi sarà fondamentale per capire come ne usciranno.

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Debito sovrano: debito: soglia di 2500 mld è alle porte

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è sceso in agosto a 2.462,6 miliardi.”Anche se il debito è sceso rispetto al record storico di luglio, il dato preoccupante è che, con la revisione del debito e l’inclusione dei buoni fruttiferi postali, la soglia di 2500 miliardi è ora alle porte” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Si tratta di un traguardo di cui faremmo volentieri a meno, per quanto sia solo simbolico. Il punto è che il Governo dovrebbe approfittare di questi tassi di interesse al minimo per ridurre il debito sia rispetto al Pil che in valore assoluto. Altrimenti il rischio che lo spread torni a salire è concreto” conclude Dona.

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Bankitalia:nuovo record debito aprile, 2230 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

Banca d'ItaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano ad aprile. E’ salito a 2.230,845 miliardi superando il precedente primato di marzo 2016 (2.228,7 miliardi). “Per fortuna, stando a quanto aveva dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il debito si doveva stabilizzare nel 2015 e poi scendere nel 2016. Checché ne dica Padoan, che lo ricordiamo, considera la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’abbassamento del debito in valore assoluto è importante, specie se si continuano ad annunciare riduzioni di tasse e non si puntano tutte le poche risorse disponibili sulla crescita, ossia sull’innalzamento del denominatore del rapporto debito/Pil” lo dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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