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Bankitalia: debito pubblico, nuovo record

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

Il debito pubblico dell’Italia raggiunge a luglio un nuovo record toccando i 2.770,463 miliardi di euro.”Un bel guaio! Con i tassi di interesse dei titoli di Stato che si sono già rialzati e la Bce che non solo non ci acquista più i titoli come prima ma che sta rialzando i tassi di riferimento, l’onere sul debito pubblico sta diventando un problema sempre più grande e non consentirà al prossimo Governo di poter intervenire con stanziamenti massicci e sufficienti per risolvere il problema del caro bollette e dell’inflazione alle stelle, ma solo di tamponare l’emorragia che sta dissanguando famiglie e imprese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se fosse un debito a famiglia, si tratterebbe di un indebitamento da infarto, pari a 105 mila e 773 euro. Ad italiano sarebbe pari a 46 mila e 970 euro” conclude Dona.

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Fixed Income – La forza della sostenibilità per i mercati del debito emergente

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2022

A cura di Kate Griffiths, Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. L’aumento dei tassi di interesse globali e la volatilità dei mercati hanno gravato pesantemente sia sull’offerta che sulla domanda di obbligazioni, soprattutto nei mercati emergenti (ME). Tuttavia, c’è un segmento che ha sorpreso con la sua resilienza: la nostra ricerca mostra infatti che le obbligazioni orientate ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) hanno continuato ad accrescere la loro popolarità tra emittenti e investitori.Ciò, più in generale, dovrebbe andare a sostegno del debito dei mercati emergenti, agevolando infine la strada verso uno sviluppo strutturale migliore di questa asset class.Nella prima metà del 2022, gli emittenti dei mercati emergenti hanno emesso un totale di 81,9 miliardi di dollari di obbligazioni con etichetta ESG, un aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2021.La resilienza delle emissioni ESG a livello di mercati emergenti è in forte contrasto con ciò che accade nel più ampio universo del reddito fisso. Sui mercati emergenti, in generale, le emissioni sono diminuite del 48% (sebbene l’offerta in valuta locale asiatica abbia invertito la tendenza, crescendo di quasi un quarto). Nel frattempo, secondo Refinitiv, nel primo semestre dell’anno, l’emissione globale complessiva di debito è diminuita del 14% rispetto al 2021, attestandosi a 4.800 miliardi di dollari.Tendenzialmente, i mercati emergenti devono fare di più in relazione ai fattori ESG rispetto agli omologhi dei Paesi sviluppati, motivo per cui gli investitori apprezzano particolarmente l’emissione di loro prodotti ESG. Ciò a sua volta sostiene la domanda, il che può essere allettante per gli emittenti. A volte beneficiano anche di un “greenium” (ovvero della possibilità che gli investitori potrebbero essere disposti a pagare un premio aggiuntivo per tali obbligazioni), con conseguente riduzione dei rendimenti e, quindi, minori costi di finanziamento per gli emittenti.Le obbligazioni con etichetta ESG si sono dimostrate particolarmente popolari tra gli emittenti con rating investment grade (che hanno rappresentato oltre la metà delle emissioni complessive nei primi sei mesi dell’anno). Questi titoli possono così offrire agli investitori rendimenti paragonabili a quelli del debito high yield dei mercati sviluppati, ma con un rischio di credito significativamente migliore: una proposta particolarmente interessante in un momento di accentuata volatilità dei mercati e di rialzo dei tassi. Fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/08/fixed-income–la-forza-della-sostenibilita-per-i-mercati-del-debito-emergente.

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Valutazioni troppo alte del rischio di default aprono nuove opportunità nel debito emergente

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

A cura di Robert Simpson, Co-Head of Emerging Hard Currency Debt di Pictet Asset Management. Raramente gli investitori nel debito dei mercati emergenti hanno dovuto affrontare un contesto economico e geopolitico più complesso di quello attuale. Tuttavia, dato che tali complessità costringono molti investitori a tenersi lontani da questa classe di attivi, si aprono opportunità di acquisto interessanti. Ciò emerge in maniera evidente osservando il modo in cui i mercati hanno scontato i rischi che gravano sui mercati emergenti (ME): il rischio di insolvenza del debito emergente è prezzato a livelli interessanti non solo storicamente, ma anche rispetto ad altre classi di attivi, non ultimo il credito corporate high yield.Tale modo di prezzare il rischio si lega principalmente all’elevata incertezza sul probabile percorso che seguiranno i tassi di interesse globali. I titoli di Stato dei mercati emergenti sono considerati particolarmente vulnerabili al contesto attuale dei tassi di interesse, dato il possibile sviluppo dei costi di finanziamento e il probabile impatto che esso avrà sulle condizioni di liquidità globali, come ad esempio sull’andamento dei flussi di capitale o sulla maggiore difficoltà nel ripagare il debito in dollari a causa del rafforzamento della moneta. Di certo, la forza con la quale i prezzi dei Treasury USA si sono mossi ha comportato un notevole aumento della volatilità del debito emergente: negli ultimi 12 mesi, i rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni sono saliti di 148 punti base, raggiungendo il 3,03%. Allo stesso tempo, lo scenario è reso più complesso dalla frammentazione dei prezzi delle materie prime, in particolare dei generi alimentari e dell’energia, che pesano in modo consistente sul paniere dei consumi dei Paesi emergenti. Alcune economie emergenti, tuttavia, sono importanti produttori di materie prime e hanno quindi beneficiato dell’aumento dei prezzi, mentre altre riversano in condizioni di difficoltà. La domanda chiave che gli investitori devono affrontare ora è: in cosa differiscono le condizioni attuali rispetto al passato per giustificare questi prezzi di mercato esagerati? Una preoccupazione è che i livelli di debito dei ME restino molto più alti rispetto al periodo precedente la pandemia, e ai livelli toccati nel corso dei precedenti cicli monetari globali. Già solo basandosi su questo, l’aumento dei tassi di interesse rappresenterebbe un significativo fattore di rischio per il debito emergente. È però vero che ciò significherebbe ignorare in quale misura i Paesi emergenti sono stati in grado di emettere debito a rendimenti storicamente bassi negli ultimi anni e, in particolare, nel 2020, quando la pandemia ha fatto crollare i tassi di interesse globali a livelli mai visti in precedenza. Di conseguenza, questo debito viene restituito a tassi molto bassi e si prevede che i costi per farlo (come percentuale del PIL) diminuiranno ulteriormente nei prossimi anni. Ciò, a sua volta, rende altamente improbabile il rischio di un’insolvenza in blocco del debito sovrano dei mercati emergenti. Il rischio di default, invece, si concentra su crediti più piccoli e più deboli, con esigenze di finanziamento a breve termine elevate, nonché dipendenti dalle importazioni di cibo ed energia. All’interno delle varie regioni, Mozambico, Costa d’Avorio, India, Indonesia, Vietnam, Uzbekistan, Georgia, Panama, Repubblica Dominicana e Colombia dovrebbero mostrare le performance più solide, con tassi di crescita compresi tra il 3,9% e il 7,2% annuo. Si tratta di un risultato considerevolmente migliore rispetto alla migliore performance prevista per il mondo sviluppato (quella degli Stati Uniti, al 2,2%), nonché di un’inversione dell’immediata tendenza post-pandemica. Ciò è importante per diverse ragioni: in un momento in cui si prevede che i mercati sviluppati faranno fatica a crescere, la forza delle economie emergenti dovrebbe attirare flussi di capitale e quindi stimolare i mercati locali del debito. La storia dimostra che è importante scegliere il momento giusto per allocare il capitale. Tendenzialmente, gli investimenti effettuati in periodi di stress, quando la visibilità è bassa e il contesto macroeconomico e geopolitico è complesso, mostrano rendimenti a lungo termine più solidi di quelli fatti in un clima sereno, quando le valutazioni sono in genere più care. Su questa base, l’attuale contesto di mercato per il debito emergente pare propizio. Questa classe di attivi ha però un elevato grado di dispersione ed è quindi necessaria un’attenta analisi per evitare le insidie. L’attuale fase del ciclo e l’oculata selezione che proviene da un’attenta gestione attiva dovrebbero permettere, nei prossimi anni, di raccoglierne i frutti. (abstract) Fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/06/valutazioni-troppo-alte-del-rischio-di-default-aprono-nuove-opportunita-nel-debito-emergente

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PGIM Fixed Income: Opportunità nel debito Investment Grade con la fine delle politiche accomodanti

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

A cura di Ed Farley, Managing Director e Head of the European Investment Grade Corporate Bond Team di PGIM Fixed Income. Dato il potenziale di un ulteriore, ma più modesto, allargamento degli spread, cerchiamo opportunità di generazione di alfa in specifici settori e titoli di credito. Gli spread delle obbligazioni USA Investment Grade si sono ampliati in modo significativo all’inizio dell’anno; tuttavia, rimangono nella media del periodo post-crisi finanziaria globale pari a 135 punti base, anche se i rischi connessi alla politica monetaria e di natura geopolitica rimangono elevati. Per questo motivo, adottiamo un approccio cauto verso il mercato e il nostro scenario di base prevede un aumento degli spread di 30-40 punti base nei prossimi mesi. Il rischio di uno scenario ribassista in cui gli spread si allargano di 50-75 punti base è leggermente superiore alla probabilità di uno scenario rialzista in cui gli spread si restringono di 20-30 punti base.In questo contesto, cerchiamo di approfittare di interessanti offerte pubbliche di acquisto, quando possibile, e di vendere in momenti di forza per ridurre il rischio o creare spazio per investire in nuove emissioni con compensazioni interessanti.Da un punto di vista settoriale, i prezzi elevati dei fattori produttivi potrebbero comprimere i margini nei settori alimentare e delle bevande, dei prodotti di consumo, dei trasporti e della sanità, mentre le incertezze nei settori dei semiconduttori e dell’auto potrebbero protrarsi più a lungo di quanto inizialmente previsto. Al contrario, riteniamo che le banche offrano un buon valore nel lungo periodo, grazie a fondamentali solidi e a spread più ampi rispetto agli emittenti industriali con rating simile. Tuttavia, gli spread delle banche potrebbero essere soggetti a volatilità nel breve termine, poiché la liquidità del settore amplifica i movimenti del mercato. Infine, i settori dell’energia, dei metalli e della chimica dovrebbero beneficiare dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda le future implicazioni ESG, i recenti sviluppi hanno portato a due conclusioni. In primo luogo, la compressione globale dei prezzi delle commodity condurrà probabilmente a una accelerazione della transizione verso forme di energia più ecologiche, con conseguente aumento delle spese in conto capitale. In secondo luogo, i mercati si sono coalizzati sulla base di un messaggio: gli Stati e i relativi asset che non seguiranno questa trasformazione si troveranno rapidamente tagliati fuori dal sistema finanziario globale.Le condizioni dell’investment grade europeo sono simili a quelle di altri settori del credito, in quanto l’ampiezza della dispersione in tutta l’asset class sottolinea l’espansione del ventaglio delle opportunità di alfa.Sebbene le metriche del credito siano generalmente solide, le condizioni richiedono un’analisi a livello del singolo titolo di credito per determinare gli effetti delle strozzature nella catena di approvvigionamento e dell’inflazione dovuta ai costi dei fattori produttivi sui margini aziendali. Inoltre, è sempre più importante comprendere le esigenze di finanziamento delle singole imprese, dato che l’emissione primaria richiede compensazioni di spread considerevoli che possono di conseguenza mettere sotto pressione gli spread del credito sul mercato secondario.Affidarsi al beta per ottenere rendimenti potrebbe mettere gli investitori di fronte a ulteriori elementi sfavorevoli. Ad esempio, la risposta della BCE allo shock energetico consiste nell’accelerare la conclusione degli acquisti di asset – compreso il programma di acquisto di obbligazioni corporate – e del regime dei tassi negativi.Dal punto di vista della strategia, manteniamo un leggero sottopeso sulla duration degli spread e ci aspettiamo una compressione degli spread finanziari a favore di quelli societari. Riteniamo inoltre che il rialzo degli spread delle obbligazioni BB rispetto alle BBB sia interessante, laddove applicabile, e vediamo valore in alcune obbligazioni societarie ibride. I portafogli globali sono inoltre leggermente sottopesati nella duration degli spread e sovrappesati nel rischio. Sebbene gli spread in dollari abbiano finora superato quelli in euro nel 2022, riteniamo che il differenziale tra i due possa ridursi nel corso dell’anno.

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Capital Group: Il debito in valuta locale dei ME, un porto sicuro dai rialzi della Fed?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Flavio Carpenzano, Investment Director per il Reddito Fisso di Capital Group. In passato i cicli restrittivi degli Stati Uniti sono stati generalmente fonte di stress per le economie emergenti e, di recente, hanno rappresentato un fattore di volatilità del debito in valuta locale dei ME, con variazioni nella valutazione delle tempistiche e del ritmo della normalizzazione della politica monetaria negli USA, influenzando il debito in valuta locale.Il debito in valuta locale dei ME tende a indebolirsi nei periodi di aumento dei tassi di interesse USA, in quanto l’aumento dei tassi statunitensi spesso coincide con il rafforzamento del dollaro USA e l’indebolimento delle valute dei ME, e anche per il fatto che normalmente l’aumento dei tassi USA determina una diminuzione del differenziale con i ME, riducendo la remunerazione ricevuta dagli investitori a fronte del rischio paese emergente assunto.Attualmente il dollaro USA è sopravvalutato in base al nostro modello fondamentale interno di valutazione dei tassi di cambio. Tuttavia, date le differenze nelle prospettive di crescita e la differenziazione dei tassi d’interesse reali tra Stati Uniti e resto del mondo, è probabile che questa situazione rimanga tale per un po’ di tempo. In base al nostro modello, le valute dei ME sono perlopiù sottovalutate, ma alcune economie a crescita più rapida potrebbero registrare un certo apprezzamento del relativo tasso di cambio rispetto al dollaro. Da inizio anno la maggior parte delle valute dei ME ha in realtà registrato un apprezzamento rispetto alle valute dei mercati sviluppati diverse dal dollaro, a conferma di questa sottovalutazione. I differenziali dei tassi di interesse sono scesi ai minimi del decennio nel 2020 per poi tornare a salire nel 2021. Le banche centrali dei ME hanno iniziato a normalizzare i tassi già nel 2021, ossia prima delle banche centrali dei mercati sviluppati (MS), sia a causa dell’aumento dell’inflazione dovuto all’eccesso di domanda nel mercato del lavoro (ad esempio in Europa orientale e Russia), sia a causa delle pressioni sulla credibilità politica e sulle finanze pubbliche (ad esempio in America Latina). I tassi d’interesse sia nominali che reali sono saliti, in particolare nei paesi a più alto rendimento che, in genere, risultano i più vulnerabili alla stretta della Fed.Un altro fattore da valutare è se il debito in valuta locale dei ME abbia già scontato l’aumento dei tassi d’interesse USA. Il debito in valuta locale dei ME tende a subire un’ondata di vendite massicce quando i rialzi della Fed iniziano a essere incorporati nei prezzi, ma spesso resta relativamente stabile, o addirittura in rialzo, una volta annunciati i rialzi della Fed.Guardando al taper tantrum del 2013, si nota in realtà che i rendimenti negativi sono stati per la maggior parte realizzati durante le fasi di discussione sulla stretta monetaria, piuttosto che durante il periodo di rialzo dei tassi. Infatti, durante il periodo di rialzo dei tassi tra dicembre 2013 e ottobre 2014, il rendimento in valuta locale è stato positivo, anche se l’elemento del tasso di cambio ha trascinato i rendimenti al ribasso.Sebbene i rendimenti complessivi del debito in valuta forte dei ME siano stati molto negativi rispetto alla media storica, questa volta (da agosto 2021 a maggio 2022) la maggior parte del calo è attribuibile alla duration, poiché gli extra rendimenti (che non tengono conto della componente di duration) hanno effettivamente mostrato una buona tenuta.È interessante notare come i tassi di cambio dei ME siano stati la principale fonte di debolezza dei rendimenti in valuta locale dei ME durante i periodi di inasprimento delle condizioni finanziarie, mentre attualmente la debolezza ha riguardato soprattutto la duration locale. Ciò evidenzia che, rispetto ai precedenti periodi con condizioni finanziarie più restrittive, la maggior parte delle valute dei ME risulta più debole rispetto al passato.Dopo un decennio di crescita debole, commercio stagnante e flessione dei prezzi delle materie prime, la pandemia ha obbligato i ME ad aumentare drasticamente la spesa pubblica. I disavanzi fiscali e il debito pubblico dei ME risultano quindi più elevati rispetto ai picchi precedenti, anche se i livelli di debito pubblico sono ancora nettamente inferiori ai livelli dei MS e rimangono gestibili (l’FMI prevede un debito pubblico dei ME pari al 66% del PIL nel 2022 rispetto al 116% del PIL dei MS).Anche la composizione valutaria, la scadenza e la proprietà del debito sono importanti per determinare l’esposizione di un paese ai rischi di mercato e di rifinanziamento. Dal 2013 i titoli di Stato dei ME sono in genere meno dipendenti dai prestiti esteri, molti paesi emergenti hanno allungato le scadenze delle relative emissioni e le partecipazioni estere nelle obbligazioni in valuta locale hanno tendenzialmente subito una flessione. Quindi, nonostante l’incremento del debito pubblico e dell’inflazione subito dal 2013, lo spostamento verso il debito in valuta locale e il debito a lungo termine ha contribuito a ridurre la dipendenza dai flussi di capitale estero a breve termine.Nel frattempo, è probabile che la debolezza del debito in valuta locale dei ME dovuta all’aumento dei tassi d’interesse USA si sia già in gran parte manifestata. I rendimenti sono saliti e le valutazioni sono diventate più convenienti per tassi di cambio e debito in valuta locale dei ME.

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Schroders: La BCE deve agire rapidamente per evitare un’ulteriore crisi del debito

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

La Banca Centrale Europea deve ora mantenere la promessa di creare un nuovo strumento politico, ampio e giuridicamente valido, per proteggere i Paesi periferici da un aumento eccessivo dei costi del debito.Le preoccupazioni per l’indebitamento dei governi periferici, come l’Italia, hanno portato a un aumento del costo di finanziamento per questi governi rispetto a Paesi core come la Germania. In passato, ciò ha innescato una crisi del debito che la BCE sta cercando di evitare nel suo avvio di un percorso di inasprimento della politica monetaria. Nel corso della riunione di ieri, la BCE ha ribadito il piano definito la scorsa settimana, che prevede di utilizzare gli asset in suo possesso nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) per bloccare l’ulteriore allargamento degli spread. Per fare ciò è quindi necessario svincolare il capitale dagli asset in scadenza, prima che vengano “reinvestiti” in titoli di Stato periferici.Nonostante gli sforzi messi in campo per mascherare le preoccupazioni del mercato sulla solvibilità di alcuni Paesi in seguito alla pandemia, la BCE dovrà essere molto più creativa per riuscire nell’intento. L’argomento che la BCE ha usato in passato è che la “frammentazione”, definita dagli investitori professionali “selezione” o “discriminazione”, potrebbe causare una crisi del debito. Questa crisi, a sua volta, creerebbe un contesto deflazionistico con una potenziale recessione. Tuttavia, con l’inflazione ai massimi da molti decenni e la volontà della BCE di alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi, le argomentazioni a supporto del rischio di deflazione mancano di credibilità. L’annuncio della Bce rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non ha risposto alle aspettative di un’immediata implementazione di uno strumento anti-frammentazione. Molte volte, in passato, la BCE ha fatto riferimento all’utilizzo dei reinvestimenti PEPP per indirizzare gli acquisti verso un Paese piuttosto che un altro. Questa intenzione è stata nuovamente confermata nel discorso di Schnabel dell’altra sera, quindi, non è una novità. Ciò che è nuovo, invece, è la menzione del nuovo strumento anti-frammentazione, che però deve ancora essere finalizzato prima di essere approvato dal Consiglio direttivo. In breve, sembra che gli spread periferici e i rendimenti all-in abbiano raggiunto il punto in cui la BCE si vede costretta a riaffermare il proprio impegno a sostegno di questi mercati. Tuttavia, il piano di reinvestimento non è una novità e resta da vedere quanto velocemente lo strumento anti-frammentazione possa essere implementato. Ci aspettiamo che le notizie di ieri forniscano un sollievo temporaneo e che, in ultima analisi, limitino il livello degli spread BTP-Bund, ma pensiamo che il mercato continuerà a sfidare la BCE e a spingere gli spread verso i recenti massimi.” Abstract by http://www.verinieassociati.com.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.755 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a marzo ha raggiunto i 2.755,372 miliardi.”Ennesimo record storico! Dopo il primato di febbraio, pari a 2.736,507, segue quello di marzo con un rialzo mensile non indifferente di 18,9 mld. Un debito che se fosse a famiglia sarebbe pari a 105 mila e 197 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche calcolando il debito a italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, pari a 46 mila e 715 euro” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico 2021 a 2.678.397 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, nel 2021 è pari a 2.678.397 miliardi.”Bene, è positivo che dopo il record storico raggiunto in agosto, pari a 2.734.988 mld, il debito pubblico sia sceso, anche se va ricordato che resta il valore annuale più alto e che si straccia il precedente primato del 2020, pari a 2.573.468 mld, il 155,6% del Pil” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche se a marzo scopriremo, come anticipato dal Governatore, che il debito è sceso su valori prossimi al 150 per cento del Pil, resta un valore assoluto abnorme e preoccupante, specie considerato l’imminente cambio della politica monetaria della Bce, con il conseguente innalzamento dei tassi di interesse e degli oneri sul debito” prosegue Dona.”Inoltre, si tratta di oltre 102 mila euro di debito a famiglia, 102 mila e 258 euro per la precisione. Per ogni italiano si raggiunge il nuovo traguardo di 45 mila e 216 euro, un valore superiore a ogni precedente annuale” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.706,4 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

“Il fatto che il debito pubblico sia sceso a settembre di 27,9 miliardi è, purtroppo, solo un effetto ottico. Si tratta di una pausa nell’escalation che dura ininterrottamente dal dicembre 2020, ma che di fatto è iniziata a marzo del 2020, con lo scoppio della pandemia, quando il debito cominciò a salire da 2.433,6 mld a 2.469 di aprile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il calo, infatti, è dovuto prevalentemente al fatto che alcune imposte che erano state congelate sono ritornate in auge, anche se una parte dell’aumento delle entrate, pari a 35,6 mld, +19,7% su settembre 2020, si deve alla ripresa economica e questa è certamente la buona notizia” conclude Dona.

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Mercati emergenti: focus sul debito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

A cura di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel. Gli investitori generalmente percepiscono il debito dei mercati emergenti come altamente rischioso, ma, in realtà, questa asset class è abbastanza ampia da offrire opportunità di investimento che coprono l’intero spettro del rischio. Nell’universo dei mercati emergenti rientrano infatti 80 Paesi, il che consente di costruire portafogli con un’esposizione ad un’ampia gamma di Paesi in Africa, America Latina, Asia e anche in Europa.In effetti, il debito dei mercati emergenti non è così rischioso come molti tendono a credere: il rapporto rischio/rendimento è significativamente migliore rispetto alle azioni dei mercati emergenti e negli ultimi 20 anni gli investitori hanno ottenuto lo stesso rendimento totale annualizzato rispetto alle azioni, ma con un terzo della volatilità.Una questione che incoraggia alcuni investitori e sconcerta altri è rappresentata dal dominio della Cina nel panorama dei mercati emergenti: oggi affrontare il debito cinese è, infatti, una vera e propria sfida. Il debito corporate gioca un ruolo enorme nei portafogli investment-grade e i problemi di rimborso affrontati da China Evergrande Group, la più indebitata società immobiliare cinese, hanno sollevato non poche preoccupazioni.Da un punto di vista ESG, la Cina presenta un’interessante contraddizione. Alcune notizie riportate dai media internazionali sono profondamente inquietanti, ma le schede di valutazione ESG dovrebbero nel complesso sottolineare un miglioramento dei parametri, invece che il loro peggioramento. Detto ciò, la Cina rappresenta oltre il 30% dell’indice MSCI EM (azionario) e i primi cinque Paesi di quell’indice ne costituiscono il 75%, laddove i primi cinque Paesi degli indici di debito dei mercati emergenti ne costituiscono solo il 40%, a significare come ci siano molte altre opportunità da considerare.La chiave sta nel cercare quei Paesi in via di miglioramento. L’Ucraina, per esempio, si è dimostrata capace di approvare riforme davvero importanti per poter rimanere in un programma del FMI, dal momento che entrare in tali programmi è essenziale per attenersi ai progetti di riforma. Allo stesso modo l’Indonesia, che attualmente presenta un contesto politico molto positivo, è un Paese investment grade attraente dal punto di vista della valutazione e sta favorendo gli investimenti stranieri come mai prima d’ora.Anche Paesi più piccoli come l’Ecuador, che ha combattuto contro il Covid, ma che ora ha eletto un governo più market friendly, dovrebbero essere sul radar degli investitori. Inaspettatamente, le recenti elezioni hanno decretato la vittoria di Lasso, che ha aperto nuove opportunità per l’Ecuador per l’approvazione di alcune riforme necessarie ma politicamente difficili e anche per lo sblocco dei finanziamenti del FMI.Il debito dei mercati emergenti è sottorappresentato nei portafogli istituzionali e individuali, ma per via delle sue dimensioni, diversità e caratteristiche di rischio-rendimento, la maggior parte degli investitori potrebbe trarre vantaggio da un’allocazione, soprattutto in un contesto mondiale in cui circa 16,5 trilioni di dollari di debito hanno un rendimento negativo e dove i portafogli di titoli sovrani EM, per esempio, stanno rendendo il 5%-7% annuo. (abstract)

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GAM: ottimisti sul settore finanziario in particolare sul debito subordinato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

A cura di Gregoire Mivelaz, gestore delle strategie Credit Opportunities di GAM. Tra i principali avvenimenti dell’ultimo trimestre che ci hanno avvantaggiato, due riguardano la BCE e uno il mercato in generale. A inizio luglio la Banca Centrale Europea ha annunciato che avrebbe iniziato a integrare i cambiamenti climatici nella sua politica monetaria. Secondo noi è una notizia di grande rilievo. D’altra parte, il settore finanziario è certamente in grado di contribuire alla transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio, come dimostra la Net Zero Banking Alliance, per esempio, dove sono già stati impegnati 37 mila miliardi di dollari per l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Il secondo annuncio della BCE ha riguardato la rimozione dei limiti sui dividendi delle banche europee. Altro aspetto molto positivo; ed implica che la BCE è ottimista sulle prospettive del settore bancario, e questo non è una sorpresa. Gli utili sono in alcuni casi estremamente robusti. Sappiamo che il settore finanziario è in una forma eccellente e molto solido, ma tali sviluppi influenzano anche la fiducia nei confronti del settore in generale, il che beneficia i titoli finanziari. Terzo, sul fronte macroeconomico, le banche centrali ci stanno dicendo che la ripresa è in corso. Per esempio, la Federal Reserve fa sapere che il tapering potrebbe iniziare già il mese prossimo, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro e dei Bund delineano uno scenario diverso che, secondo noi, dipende più da fattori tecnici che dai fondamentali. Dunque, a parità di condizioni, nel prossimo trimestre ci aspettiamo un rialzo dei tassi, che gioverebbe alla strategia; infatti, il debito subordinato in genere ottiene performance robuste persino quando i tassi di interesse sono al rialzo.Le prospettive per il prossimo trimestre ci sembrano molto positive. Ci aspettiamo altri tre mesi con un reddito elevato e stabile, in concomitanza con la rivalutazione dei prezzi. Le ragioni per cui siamo ottimisti sono, innanzitutto, i fondamentali molto robusti. La stagione delle trimestrali ha confermato la solidità del settore con utili che non erano così brillanti da tempo. Il secondo elemento riguarda le valutazioni. Sono ancora molto interessanti relativamente al debito subordinato. Terzo, a livello dei fattori tecnici sul mercato, in questo momento, c’è più domanda che offerta e ciò potrebbe far restringere ulteriormente gli spread. Dunque, le prospettive per il prossimo trimestre si confermano molto positive. Secondo noi, una delle opportunità di investimento più interessanti in termini di generazione di alpha riguarda proprio il debito subordinato, perché consente di cogliere un reddito in linea con l’high yield ma attraverso emittenti investment grade. In questo modo, si ottiene il meglio dei due mondi. Ovvero un reddito elevato, ma attraverso società di alta qualità. Per quanto concerne le singole posizioni, il nostro è un approccio bottom-up attivo, dunque ci sono molte opportunità anche nelle singole posizioni. Lo scorso trimestre ho citato la nostra posizione e il grado di convinzione elevato nei confronti di Rabobank. Il prezzo dell’obbligazione in effetti è salito di oltre il 6% durante il trimestre. Con questa posizione otteniamo un rendimento del 4,7% circa per una delle banche più solide in Europa rispetto ai CoCo AT1 che offrono un rendimento inferiore al 3%.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.734,4 mld

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, ad agosto ha raggiunto i 2.734,426 miliardi. “Nuovo record storico del debito pubblico. Si tratta di oltre 104 mila euro di debito a famiglia, 104 mila e 398 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, pari a 46 mila e 145 euro, un valore superiore a ogni precedente. Prima o poi questo debito dovrà essere ridotto, finita la pandemia. Ci domandiamo a chi saranno chiesti i soldi. Seriamo non si soliti lavoratori dipendenti” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.680,5 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, ad aprile ha raggiunto i 2.680,469 mld.”Nuovo primato in valore assoluto del debito pubblico. Per la terza volta nella storia si è superata la fatidica soglia di 100 mila euro di debito a famiglia, arrivando a 102 mila e 337 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, superando per la prima volta la soglia di 45 mila euro a italiano. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 45 mila e 234 euro, un valore superiore a ogni precedente” prosegue Dona.”Il problema del debito, al di là delle soglie simboliche, è che, anche se sostenibile nel lungo periodo, quando finirà la politica monetaria accomodante della Bce e i tassi di interesse cominceranno a risalire ci sarà un aumento delle tasse non indifferente per pagare l’onere del debito, con pesanti effetti redistributivi, come accaduto nel 2011, quando l’innalzamento dello spread è stato fatto pagare alla casalinga di Voghera con l’aumento dell’aliquota Iva” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.650,9 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

Il debito pubblico, secondo i dati di Bankitalia, a marzo ha raggiunto i 2.650.882 mld.”Nuovo primato in valore assoluto del debito pubblico. Inoltre, per la seconda volta nella storia si è superata la soglia simbolica di 100 mila euro di debito a famiglia, battendo il precedente record di febbraio 2021 e arrivando a 101 mila e 208 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 44 mila e 735 euro, un valore superiore a ogni precedente” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico record a 2.643,799 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a febbraio ha raggiunto i 2.643,799 mld.”Non solo il debito ha raggiunto il primato in valore assoluto, ma si è stracciato anche il record simbolico del debito a famiglia, superando per la prima volta la fatidica soglia storica dei 100 mila euro, arrivando a 100 mila e 937 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un primato. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 44 mila e 328 euro, un valore superiore a ogni precedente” conclude Dona.

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Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

(AJ-Com.Net) – Nel 2020 il mercato del debito a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha replicato e superato a livello globale il successo del 2019. A metterlo in evidenza, basandosi su dati Bloomberg New Energy Finance (BNEF), è l’analisi di marzo 2021 di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Insomma, nonostante la grave contrazione economica legata alla pandemia tuttora in corso, nel 2020 il settore finanziario delle obbligazioni e dei prestiti a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha raggiunto il nuovo record di 732,1 miliardi di dollari di emissioni.A guidare la tendenza in termini di incremento percentuale —secondo Bloomberg— è la categoria dei «social bonds», obbligazioni emesse per raccogliere fondi finalizzati ad obiettivi sociali, quali occupazione, sanità pubblica ed istruzione. Per questi strumenti obbligazionari il volume registrato da BNEF si è settuplicato nel 2020, andando a totalizzare 147,7 miliardi di dollari e collocandosi al secondo posto per valore assoluto.Altra categoria in rapida ascesa sono i «sustainability bonds», che BNEF riporta in crescita dell’81% rispetto al 2019. «Ma a livello assoluto le obbligazioni sostenibili si classificano al quinto posto, andando a sommare 68,7 miliardi di dollari» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd.com.
Primi assoluti —anche se nell’ultimo anno la crescita è stata rallentata— sono i più consolidati «green bonds», i cui volumi sono lievitati “solo” del 13%, andando però a toccare la cifra record di 305,3 miliardi di dollari.Vi sono poi i «sustainability-linked bonds», le obbligazioni legate alla sostenibilità, che registrano una performance più che positiva: +232%, andando così a sommare 10,6 miliardi di dollari.
Perdono invece il 15% sia i «sustainability-linked loans», che scendono a 119,5 miliardi di dollari, sia i «green loans» che calano a 80,3 miliardi di dollari. Eppure messi insieme i «prestiti sostenibili» ed i «prestiti verdi» totalizzano ben 199,8 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale.E sono proprio questi due segmenti «loans» ad avere —secondo Ener2Crowd.com— le maggiori prospettive di crescita nel 2021, grazie soprattutto al «lending crowdfunding», il prestito alle imprese da parte dei piccoli e medi investitori.Secondo le proiezioni realizzate a marzo 2021 da Ener2Crowd.com in base ai dati di Bloomberg New Energy Finance (gennaio 2021), tenendo anche conto del rapporto “The GlobalAlternative Finance Market Benchmarking” (aprile 2020) dell’Università di Cambridge, i prestiti sostenibili e quelli verdi saliranno entrambi del 35%, andando a superare rispettivamente i 161 miliardi di dollari (sustainability-linked loans) ed i 108 miliardi di dollari (green loans).In questo ambito, a sperimentare una crescita ancora maggiore sarà l’«energy lending crowdfunding», il comparto che Ener2Crowd.com ha fatto per primo sbarcare in Italia, all’insegna della green economy, dell’ambiente e dell’eticità degli investimenti.La sua piattaforma eroga finanziamenti da parte del “crowd” verso aziende che operano nel settore della green economy, con una prospettiva di raccolta di 3,6 milioni per il 2021. «Crediamo fermamente nel valore che l’ecosistema della finanza alternativa verde e sostenibile può portare alle persone, alle imprese ed alla società» ribadisce Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd.com nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.Se l’interruzione correlata al Covid-19 ha influito sull’emissione di alcuni strumenti di debito, è anche vero che ne ha stimolati altri. Ener2Crowd.com —e più in generale le piattaforme di energy lending crowdfunding— si candidano quindi ad essere un volano per la ripartenza, un canale veloce ed accurato per le aziende che abbiano urgente bisogno di accedere a nuova liquidità.In Italia, nell’ambito delle misure straordinarie intraprese per fronteggiare la crisi da Coronavirus, la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) sta addirittura lanciando sul mercato un «Covid-19 Social Response Bond» da 1 miliardo di euro. I fondi saranno utilizzati per aiutare imprese ed enti territoriali a far fronte all’emergenza contingente e potranno andare a finanziare progetti, nuovi o già esistenti, caratterizzati da esiti sociali positivi, ad esempio andando a sostenere l’accesso a servizi essenziali come la sanità o l’istruzione, oppure a garantire la sicurezza alimentare o abitativa.Ma quei risparmiatori che da sempre puntano sugli investimenti più sicuri possibili quali erano una volta gli immobili ed i titoli di Stato, sono oggi in fuga dai prodotti finanziari che non sono più solidi come un tempo e che danno sovente rendimenti negativi o comunque irrisori. Gli investitori stanno invece incoraggiando il mercato ad innovare ed a proporre nuovi tipi di strumenti, tra i quali il più innovativo non è certo un titolo di stato, quanto piuttosto può esserlo il lending crowdfunding ambientale ed energetico.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.603,128 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a gennaio ha raggiunto i 2.603,128 mld. “Battuto ogni record! Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un primato storico. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 43 mila e 646 euro, un valore superiore al passato record del 2020 quando era pari a 40 mila e 78 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche a famiglia stracciato ogni precedente. Si tratta di un debito pari a oltre 99 mila euro, 99 mila e 384 euro euro per la precisione. Superata per la prima volta la soglia di 99 mila euro, visto che nel 2020 era pari a 98 mila e 91 euro” conclude Dona.

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Fixed Income – ESG e debito emergente: adottare una prospettiva di lungo termine

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management Gli investitori con esposizione al debito dei mercati emergenti hanno bisogno di comprendere l’impatto reale sulle economie in via di sviluppo di fattori a lungo termine come il cambiamento climatico e lo sviluppo del capitale umano.I governi di tutto il mondo stanno cercando di approfittare dei costi di finanziamento storicamente bassi per emettere debito sempre più a lunga scadenza – negli ultimi anni il Messico e l’Argentina sono riusciti persino a vendere bond secolari. Ciò presenta alcune nuove sfide agli investitori nel reddito fisso. Soprattutto per coloro che possiedono obbligazioni dei mercati emergenti.I detentori di obbligazioni non devono soltanto valutare i consueti fattori a breve termine, come i cicli politici, economici e delle materie prime, ma devono anche considerare l’impatto di tendenze a lungo termine, come il cambiamento climatico e lo sviluppo sociale. Entrambi possono influire profondamente sul merito creditizio.
Il nuovo contesto ha richiesto nuovi approcci nel modo di pensare agli investimenti. Le previsioni economiche e finanziarie devono essere riviste tenendo conto della situazione climatica. Nel frattempo, gli stessi scenari modellizzati del cambiamento climatico sono soggetti alle aspettative sulla futura innovazione tecnologica e sull’evoluzione del pensiero politico in questi Paesi. Il numero di elementi non fa che crescere man mano che gli investitori prendono coscienza del contributo attivo che possono apportare nel plasmare l’approccio dei governi nel rendere le loro economie sostenibili e a basse emissioni di carbonio.Nel 2015, circa il 17% del debito dei mercati emergenti in valuta forte aveva una scadenza di almeno 20 anni. All’inizio del 2021 tale percentuale è cresciuta al 27%. Anche il debito dei mercati emergenti denominato in valuta locale, che tende a essere a più breve scadenza, si è spostato più avanti lungo la curva: nello stesso periodo, infatti, la quota di debito in valuta locale con scadenza pari o superiore a cinque anni è aumentata di 11 punti percentuali fino al 58%. Questo cambiamento riflette la crescente domanda di rendimento da parte degli investitori in cerca di reddito. Allo stesso tempo, però, gli investitori in obbligazioni hanno riconosciuto l’importanza di assumere una visione a lungo termine sulle questioni ambientali. Ciò è evidente nell’appetito sia per i green bond – il cui capitale è destinato a progetti ambientali o legati al clima – sia, più in generale, per le obbligazioni che rientrano nell’universo ESG (fattori ambientali, sociali e di governance).I governi soddisfano volentieri questa domanda. Riconoscono sempre più la necessità di impegnarsi per mitigare il cambiamento climatico e, dato che le economie dei mercati emergenti rappresentano la metà della produzione mondiale, svolgono un ruolo significativo nel raggiungimento degli obiettivi globali in materia di emissioni di gas serra.
Tutto ciò implica un ruolo attivo degli investitori: non possono limitarsi ad allocare passivamente i fondi sulla base dei pesi all’interno dell’indice o reagire solo alle decisioni dei responsabili della politica. Gli investitori di maggior successo aiuteranno i governi a orientarsi verso un percorso che rafforzi i loro rating creditizi, offra loro il massimo accesso al mercato e migliori il patrimonio e il potenziale dei cittadini. Spiegando, ad esempio, come l’elettricità generata da turbine eoliche o quella solare possano rivelarsi più convenienti nel lungo termine, se finanziata da green bond, rispetto al carbone, apparentemente più economico, estratto da una miniera pagata con un debito convenzionale a rendimento più elevato. Oppure, mostrando come gli investimenti in combustibili fossili possano rivelarsi cattedrali nel deserto, man mano che questo tipo di risorse inquinanti verrà abbandonato in favore del passaggio verso una produzione di energia più pulita. O ancora che non investire abbastanza nell’istruzione costituirebbe un falso risparmio che nel lungo periodo non consentirà di sfruttare al meglio il capitale umano e che quindi deprimerà la produzione nazionale – come abbiamo fatto notare al governo sudafricano dopo gli incontri con i nostri partner degli enti benefici locali. A tal fine, nel 2020 la Banca mondiale ha redatto una guida puntuale su come gli emittenti sovrani possono migliorare il loro impegno con gli investitori sulle questioni ESG.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.569,3 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Anche se a dicembre il debito in valore assoluto è inferiore rispetto al precedente primato di ottobre, quando era pari a 2.587,471 mld, calcolando il debito per ogni italiano si raggiunge un record storico. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente secondo i dati ufficiali Istat relativi al 1° gennaio di ogni anno, nel 2020 è come se ogni italiano avesse un debito di 43 mila e 78 euro. Un valore superiore al precedente primato del 2019 quando era pari a 40 mila e 288” euro afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A famiglia si tratta di un debito pari a oltre 98 mila euro, 98.091 euro per la precisione” conclude Dona.

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Debito societario dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2021

Nonostante tutti i danni economici provocati a livello globale dalla pandemia di COVID, il credito societario dei mercati emergenti ha dimostrato una notevole resilienza. Non solo ha chiuso il 2020 con un guadagno del 7,1%, con le obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti che hanno generato un rendimento del 6,6%, ma i suoi fondamentali continuano anche a essere più interessanti di quelli delle obbligazioni societarie dei Paesi sviluppati.1 L’utilità della classe di attivi come fonte di reddito affidabile – e come alternativa alle obbligazioni speculative dei mercati sviluppati – è evidente sotto diversi aspetti. Prendiamo ad esempio i tassi di default. Nonostante le turbolenze economiche a cui abbiamo assistito nel 2020, le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti hanno registrato il tasso di default più basso tra tutte le principali tipologie di emissioni creditizie. Solo il 3,5% degli emittenti societari high yield dei mercati emergenti è stato insolvente nel 2020, secondo i dati di JPMorgan. Per contestualizzare, tale tasso è in linea con la media di lungo termine ed è solo la metà di quello registrato dal mercato obbligazionario high yield statunitense nel 2020. È anche ben al di sotto di quello del mercato high yield europeo. Inoltre, anche i tassi di recupero per il debito societario dei Paesi emergenti sono nettamente più alti – al 42% contro il 20% delle obbligazioni high yield statunitensi per il 2020, secondo i dati di JP Morgan. La maggior parte di tali società è entrata nella crisi pandemica con livelli considerevoli di liquidità nei propri bilanci e molte di queste hanno protetto ulteriormente i propri free cash flow riducendo le spese in conto capitale.
Per contro, le società dei mercati sviluppati hanno offerto dividendi aggressivi ed effettuato significativi riacquisti di azioni. Molte sono coinvolte in attività di fusione e acquisizione sempre più frenetiche. Tutto ciò ha eroso i saldi di cassa per tutti, tranne che per i colossi high-tech, e ha portato a un incremento del debito societario in tutte le principali economie. Il tasso di insolvenza delle società dei Paesi emergenti continuerà a essere inferiore a quello delle omologhe dei mercati sviluppati per tutto il 2021. Ciò rende particolarmente interessanti i rendimenti che le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti offrono: a metà dicembre il credito societario dei mercati emergenti investment grade offriva il 2,8%, rispetto all’1,8% e allo 0,2% del debito investment grade statunitense ed europeo. Per quanto riguarda le emissioni high yield, il credito dei Paesi emergenti rendeva il 5,5% rispetto al 4,5% delle obbligazioni statunitensi e al 2,9% di quelle europee. Considerato che, a parità di rating creditizio, lo spread sul credito high yield dei Paesi emergenti è ancora più ampio di quello sull’high yield statunitense, prevediamo un ulteriore restringimento del divario, a vantaggio del credito dei mercati emergenti. Considerati i rendimenti irrisori disponibili altrove nel mercato delle obbligazioni societarie a livello globale, gli investitori farebbero bene a considerare l’inclusione del credito dei mercati emergenti nei loro portafogli. Infatti, il credito dei mercati emergenti pare un’alternativa interessante a quello dei mercati sviluppati. (abstract by https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/01/fixed-income-debito-societario-mercati-emergenti-prospettive-interessanti-grazie-buoni-fondamentali)

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