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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘debito’

Bankitalia: debito pubblico 2021 a 2.678.397 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, nel 2021 è pari a 2.678.397 miliardi.”Bene, è positivo che dopo il record storico raggiunto in agosto, pari a 2.734.988 mld, il debito pubblico sia sceso, anche se va ricordato che resta il valore annuale più alto e che si straccia il precedente primato del 2020, pari a 2.573.468 mld, il 155,6% del Pil” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche se a marzo scopriremo, come anticipato dal Governatore, che il debito è sceso su valori prossimi al 150 per cento del Pil, resta un valore assoluto abnorme e preoccupante, specie considerato l’imminente cambio della politica monetaria della Bce, con il conseguente innalzamento dei tassi di interesse e degli oneri sul debito” prosegue Dona.”Inoltre, si tratta di oltre 102 mila euro di debito a famiglia, 102 mila e 258 euro per la precisione. Per ogni italiano si raggiunge il nuovo traguardo di 45 mila e 216 euro, un valore superiore a ogni precedente annuale” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.706,4 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

“Il fatto che il debito pubblico sia sceso a settembre di 27,9 miliardi è, purtroppo, solo un effetto ottico. Si tratta di una pausa nell’escalation che dura ininterrottamente dal dicembre 2020, ma che di fatto è iniziata a marzo del 2020, con lo scoppio della pandemia, quando il debito cominciò a salire da 2.433,6 mld a 2.469 di aprile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il calo, infatti, è dovuto prevalentemente al fatto che alcune imposte che erano state congelate sono ritornate in auge, anche se una parte dell’aumento delle entrate, pari a 35,6 mld, +19,7% su settembre 2020, si deve alla ripresa economica e questa è certamente la buona notizia” conclude Dona.

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Mercati emergenti: focus sul debito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

A cura di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel. Gli investitori generalmente percepiscono il debito dei mercati emergenti come altamente rischioso, ma, in realtà, questa asset class è abbastanza ampia da offrire opportunità di investimento che coprono l’intero spettro del rischio. Nell’universo dei mercati emergenti rientrano infatti 80 Paesi, il che consente di costruire portafogli con un’esposizione ad un’ampia gamma di Paesi in Africa, America Latina, Asia e anche in Europa.In effetti, il debito dei mercati emergenti non è così rischioso come molti tendono a credere: il rapporto rischio/rendimento è significativamente migliore rispetto alle azioni dei mercati emergenti e negli ultimi 20 anni gli investitori hanno ottenuto lo stesso rendimento totale annualizzato rispetto alle azioni, ma con un terzo della volatilità.Una questione che incoraggia alcuni investitori e sconcerta altri è rappresentata dal dominio della Cina nel panorama dei mercati emergenti: oggi affrontare il debito cinese è, infatti, una vera e propria sfida. Il debito corporate gioca un ruolo enorme nei portafogli investment-grade e i problemi di rimborso affrontati da China Evergrande Group, la più indebitata società immobiliare cinese, hanno sollevato non poche preoccupazioni.Da un punto di vista ESG, la Cina presenta un’interessante contraddizione. Alcune notizie riportate dai media internazionali sono profondamente inquietanti, ma le schede di valutazione ESG dovrebbero nel complesso sottolineare un miglioramento dei parametri, invece che il loro peggioramento. Detto ciò, la Cina rappresenta oltre il 30% dell’indice MSCI EM (azionario) e i primi cinque Paesi di quell’indice ne costituiscono il 75%, laddove i primi cinque Paesi degli indici di debito dei mercati emergenti ne costituiscono solo il 40%, a significare come ci siano molte altre opportunità da considerare.La chiave sta nel cercare quei Paesi in via di miglioramento. L’Ucraina, per esempio, si è dimostrata capace di approvare riforme davvero importanti per poter rimanere in un programma del FMI, dal momento che entrare in tali programmi è essenziale per attenersi ai progetti di riforma. Allo stesso modo l’Indonesia, che attualmente presenta un contesto politico molto positivo, è un Paese investment grade attraente dal punto di vista della valutazione e sta favorendo gli investimenti stranieri come mai prima d’ora.Anche Paesi più piccoli come l’Ecuador, che ha combattuto contro il Covid, ma che ora ha eletto un governo più market friendly, dovrebbero essere sul radar degli investitori. Inaspettatamente, le recenti elezioni hanno decretato la vittoria di Lasso, che ha aperto nuove opportunità per l’Ecuador per l’approvazione di alcune riforme necessarie ma politicamente difficili e anche per lo sblocco dei finanziamenti del FMI.Il debito dei mercati emergenti è sottorappresentato nei portafogli istituzionali e individuali, ma per via delle sue dimensioni, diversità e caratteristiche di rischio-rendimento, la maggior parte degli investitori potrebbe trarre vantaggio da un’allocazione, soprattutto in un contesto mondiale in cui circa 16,5 trilioni di dollari di debito hanno un rendimento negativo e dove i portafogli di titoli sovrani EM, per esempio, stanno rendendo il 5%-7% annuo. (abstract)

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GAM: ottimisti sul settore finanziario in particolare sul debito subordinato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

A cura di Gregoire Mivelaz, gestore delle strategie Credit Opportunities di GAM. Tra i principali avvenimenti dell’ultimo trimestre che ci hanno avvantaggiato, due riguardano la BCE e uno il mercato in generale. A inizio luglio la Banca Centrale Europea ha annunciato che avrebbe iniziato a integrare i cambiamenti climatici nella sua politica monetaria. Secondo noi è una notizia di grande rilievo. D’altra parte, il settore finanziario è certamente in grado di contribuire alla transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio, come dimostra la Net Zero Banking Alliance, per esempio, dove sono già stati impegnati 37 mila miliardi di dollari per l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Il secondo annuncio della BCE ha riguardato la rimozione dei limiti sui dividendi delle banche europee. Altro aspetto molto positivo; ed implica che la BCE è ottimista sulle prospettive del settore bancario, e questo non è una sorpresa. Gli utili sono in alcuni casi estremamente robusti. Sappiamo che il settore finanziario è in una forma eccellente e molto solido, ma tali sviluppi influenzano anche la fiducia nei confronti del settore in generale, il che beneficia i titoli finanziari. Terzo, sul fronte macroeconomico, le banche centrali ci stanno dicendo che la ripresa è in corso. Per esempio, la Federal Reserve fa sapere che il tapering potrebbe iniziare già il mese prossimo, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro e dei Bund delineano uno scenario diverso che, secondo noi, dipende più da fattori tecnici che dai fondamentali. Dunque, a parità di condizioni, nel prossimo trimestre ci aspettiamo un rialzo dei tassi, che gioverebbe alla strategia; infatti, il debito subordinato in genere ottiene performance robuste persino quando i tassi di interesse sono al rialzo.Le prospettive per il prossimo trimestre ci sembrano molto positive. Ci aspettiamo altri tre mesi con un reddito elevato e stabile, in concomitanza con la rivalutazione dei prezzi. Le ragioni per cui siamo ottimisti sono, innanzitutto, i fondamentali molto robusti. La stagione delle trimestrali ha confermato la solidità del settore con utili che non erano così brillanti da tempo. Il secondo elemento riguarda le valutazioni. Sono ancora molto interessanti relativamente al debito subordinato. Terzo, a livello dei fattori tecnici sul mercato, in questo momento, c’è più domanda che offerta e ciò potrebbe far restringere ulteriormente gli spread. Dunque, le prospettive per il prossimo trimestre si confermano molto positive. Secondo noi, una delle opportunità di investimento più interessanti in termini di generazione di alpha riguarda proprio il debito subordinato, perché consente di cogliere un reddito in linea con l’high yield ma attraverso emittenti investment grade. In questo modo, si ottiene il meglio dei due mondi. Ovvero un reddito elevato, ma attraverso società di alta qualità. Per quanto concerne le singole posizioni, il nostro è un approccio bottom-up attivo, dunque ci sono molte opportunità anche nelle singole posizioni. Lo scorso trimestre ho citato la nostra posizione e il grado di convinzione elevato nei confronti di Rabobank. Il prezzo dell’obbligazione in effetti è salito di oltre il 6% durante il trimestre. Con questa posizione otteniamo un rendimento del 4,7% circa per una delle banche più solide in Europa rispetto ai CoCo AT1 che offrono un rendimento inferiore al 3%.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.734,4 mld

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, ad agosto ha raggiunto i 2.734,426 miliardi. “Nuovo record storico del debito pubblico. Si tratta di oltre 104 mila euro di debito a famiglia, 104 mila e 398 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, pari a 46 mila e 145 euro, un valore superiore a ogni precedente. Prima o poi questo debito dovrà essere ridotto, finita la pandemia. Ci domandiamo a chi saranno chiesti i soldi. Seriamo non si soliti lavoratori dipendenti” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.680,5 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, ad aprile ha raggiunto i 2.680,469 mld.”Nuovo primato in valore assoluto del debito pubblico. Per la terza volta nella storia si è superata la fatidica soglia di 100 mila euro di debito a famiglia, arrivando a 102 mila e 337 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo, superando per la prima volta la soglia di 45 mila euro a italiano. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 45 mila e 234 euro, un valore superiore a ogni precedente” prosegue Dona.”Il problema del debito, al di là delle soglie simboliche, è che, anche se sostenibile nel lungo periodo, quando finirà la politica monetaria accomodante della Bce e i tassi di interesse cominceranno a risalire ci sarà un aumento delle tasse non indifferente per pagare l’onere del debito, con pesanti effetti redistributivi, come accaduto nel 2011, quando l’innalzamento dello spread è stato fatto pagare alla casalinga di Voghera con l’aumento dell’aliquota Iva” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.650,9 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

Il debito pubblico, secondo i dati di Bankitalia, a marzo ha raggiunto i 2.650.882 mld.”Nuovo primato in valore assoluto del debito pubblico. Inoltre, per la seconda volta nella storia si è superata la soglia simbolica di 100 mila euro di debito a famiglia, battendo il precedente record di febbraio 2021 e arrivando a 101 mila e 208 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un nuovo traguardo. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 44 mila e 735 euro, un valore superiore a ogni precedente” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico record a 2.643,799 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a febbraio ha raggiunto i 2.643,799 mld.”Non solo il debito ha raggiunto il primato in valore assoluto, ma si è stracciato anche il record simbolico del debito a famiglia, superando per la prima volta la fatidica soglia storica dei 100 mila euro, arrivando a 100 mila e 937 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un primato. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 44 mila e 328 euro, un valore superiore a ogni precedente” conclude Dona.

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Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

(AJ-Com.Net) – Nel 2020 il mercato del debito a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha replicato e superato a livello globale il successo del 2019. A metterlo in evidenza, basandosi su dati Bloomberg New Energy Finance (BNEF), è l’analisi di marzo 2021 di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Insomma, nonostante la grave contrazione economica legata alla pandemia tuttora in corso, nel 2020 il settore finanziario delle obbligazioni e dei prestiti a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha raggiunto il nuovo record di 732,1 miliardi di dollari di emissioni.A guidare la tendenza in termini di incremento percentuale —secondo Bloomberg— è la categoria dei «social bonds», obbligazioni emesse per raccogliere fondi finalizzati ad obiettivi sociali, quali occupazione, sanità pubblica ed istruzione. Per questi strumenti obbligazionari il volume registrato da BNEF si è settuplicato nel 2020, andando a totalizzare 147,7 miliardi di dollari e collocandosi al secondo posto per valore assoluto.Altra categoria in rapida ascesa sono i «sustainability bonds», che BNEF riporta in crescita dell’81% rispetto al 2019. «Ma a livello assoluto le obbligazioni sostenibili si classificano al quinto posto, andando a sommare 68,7 miliardi di dollari» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd.com.
Primi assoluti —anche se nell’ultimo anno la crescita è stata rallentata— sono i più consolidati «green bonds», i cui volumi sono lievitati “solo” del 13%, andando però a toccare la cifra record di 305,3 miliardi di dollari.Vi sono poi i «sustainability-linked bonds», le obbligazioni legate alla sostenibilità, che registrano una performance più che positiva: +232%, andando così a sommare 10,6 miliardi di dollari.
Perdono invece il 15% sia i «sustainability-linked loans», che scendono a 119,5 miliardi di dollari, sia i «green loans» che calano a 80,3 miliardi di dollari. Eppure messi insieme i «prestiti sostenibili» ed i «prestiti verdi» totalizzano ben 199,8 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale.E sono proprio questi due segmenti «loans» ad avere —secondo Ener2Crowd.com— le maggiori prospettive di crescita nel 2021, grazie soprattutto al «lending crowdfunding», il prestito alle imprese da parte dei piccoli e medi investitori.Secondo le proiezioni realizzate a marzo 2021 da Ener2Crowd.com in base ai dati di Bloomberg New Energy Finance (gennaio 2021), tenendo anche conto del rapporto “The GlobalAlternative Finance Market Benchmarking” (aprile 2020) dell’Università di Cambridge, i prestiti sostenibili e quelli verdi saliranno entrambi del 35%, andando a superare rispettivamente i 161 miliardi di dollari (sustainability-linked loans) ed i 108 miliardi di dollari (green loans).In questo ambito, a sperimentare una crescita ancora maggiore sarà l’«energy lending crowdfunding», il comparto che Ener2Crowd.com ha fatto per primo sbarcare in Italia, all’insegna della green economy, dell’ambiente e dell’eticità degli investimenti.La sua piattaforma eroga finanziamenti da parte del “crowd” verso aziende che operano nel settore della green economy, con una prospettiva di raccolta di 3,6 milioni per il 2021. «Crediamo fermamente nel valore che l’ecosistema della finanza alternativa verde e sostenibile può portare alle persone, alle imprese ed alla società» ribadisce Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd.com nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.Se l’interruzione correlata al Covid-19 ha influito sull’emissione di alcuni strumenti di debito, è anche vero che ne ha stimolati altri. Ener2Crowd.com —e più in generale le piattaforme di energy lending crowdfunding— si candidano quindi ad essere un volano per la ripartenza, un canale veloce ed accurato per le aziende che abbiano urgente bisogno di accedere a nuova liquidità.In Italia, nell’ambito delle misure straordinarie intraprese per fronteggiare la crisi da Coronavirus, la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) sta addirittura lanciando sul mercato un «Covid-19 Social Response Bond» da 1 miliardo di euro. I fondi saranno utilizzati per aiutare imprese ed enti territoriali a far fronte all’emergenza contingente e potranno andare a finanziare progetti, nuovi o già esistenti, caratterizzati da esiti sociali positivi, ad esempio andando a sostenere l’accesso a servizi essenziali come la sanità o l’istruzione, oppure a garantire la sicurezza alimentare o abitativa.Ma quei risparmiatori che da sempre puntano sugli investimenti più sicuri possibili quali erano una volta gli immobili ed i titoli di Stato, sono oggi in fuga dai prodotti finanziari che non sono più solidi come un tempo e che danno sovente rendimenti negativi o comunque irrisori. Gli investitori stanno invece incoraggiando il mercato ad innovare ed a proporre nuovi tipi di strumenti, tra i quali il più innovativo non è certo un titolo di stato, quanto piuttosto può esserlo il lending crowdfunding ambientale ed energetico.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.603,128 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Il debito pubblico, secondo Bankitalia, a gennaio ha raggiunto i 2.603,128 mld. “Battuto ogni record! Anche calcolando il debito ad italiano, si raggiunge un primato storico. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 43 mila e 646 euro, un valore superiore al passato record del 2020 quando era pari a 40 mila e 78 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche a famiglia stracciato ogni precedente. Si tratta di un debito pari a oltre 99 mila euro, 99 mila e 384 euro euro per la precisione. Superata per la prima volta la soglia di 99 mila euro, visto che nel 2020 era pari a 98 mila e 91 euro” conclude Dona.

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Fixed Income – ESG e debito emergente: adottare una prospettiva di lungo termine

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management Gli investitori con esposizione al debito dei mercati emergenti hanno bisogno di comprendere l’impatto reale sulle economie in via di sviluppo di fattori a lungo termine come il cambiamento climatico e lo sviluppo del capitale umano.I governi di tutto il mondo stanno cercando di approfittare dei costi di finanziamento storicamente bassi per emettere debito sempre più a lunga scadenza – negli ultimi anni il Messico e l’Argentina sono riusciti persino a vendere bond secolari. Ciò presenta alcune nuove sfide agli investitori nel reddito fisso. Soprattutto per coloro che possiedono obbligazioni dei mercati emergenti.I detentori di obbligazioni non devono soltanto valutare i consueti fattori a breve termine, come i cicli politici, economici e delle materie prime, ma devono anche considerare l’impatto di tendenze a lungo termine, come il cambiamento climatico e lo sviluppo sociale. Entrambi possono influire profondamente sul merito creditizio.
Il nuovo contesto ha richiesto nuovi approcci nel modo di pensare agli investimenti. Le previsioni economiche e finanziarie devono essere riviste tenendo conto della situazione climatica. Nel frattempo, gli stessi scenari modellizzati del cambiamento climatico sono soggetti alle aspettative sulla futura innovazione tecnologica e sull’evoluzione del pensiero politico in questi Paesi. Il numero di elementi non fa che crescere man mano che gli investitori prendono coscienza del contributo attivo che possono apportare nel plasmare l’approccio dei governi nel rendere le loro economie sostenibili e a basse emissioni di carbonio.Nel 2015, circa il 17% del debito dei mercati emergenti in valuta forte aveva una scadenza di almeno 20 anni. All’inizio del 2021 tale percentuale è cresciuta al 27%. Anche il debito dei mercati emergenti denominato in valuta locale, che tende a essere a più breve scadenza, si è spostato più avanti lungo la curva: nello stesso periodo, infatti, la quota di debito in valuta locale con scadenza pari o superiore a cinque anni è aumentata di 11 punti percentuali fino al 58%. Questo cambiamento riflette la crescente domanda di rendimento da parte degli investitori in cerca di reddito. Allo stesso tempo, però, gli investitori in obbligazioni hanno riconosciuto l’importanza di assumere una visione a lungo termine sulle questioni ambientali. Ciò è evidente nell’appetito sia per i green bond – il cui capitale è destinato a progetti ambientali o legati al clima – sia, più in generale, per le obbligazioni che rientrano nell’universo ESG (fattori ambientali, sociali e di governance).I governi soddisfano volentieri questa domanda. Riconoscono sempre più la necessità di impegnarsi per mitigare il cambiamento climatico e, dato che le economie dei mercati emergenti rappresentano la metà della produzione mondiale, svolgono un ruolo significativo nel raggiungimento degli obiettivi globali in materia di emissioni di gas serra.
Tutto ciò implica un ruolo attivo degli investitori: non possono limitarsi ad allocare passivamente i fondi sulla base dei pesi all’interno dell’indice o reagire solo alle decisioni dei responsabili della politica. Gli investitori di maggior successo aiuteranno i governi a orientarsi verso un percorso che rafforzi i loro rating creditizi, offra loro il massimo accesso al mercato e migliori il patrimonio e il potenziale dei cittadini. Spiegando, ad esempio, come l’elettricità generata da turbine eoliche o quella solare possano rivelarsi più convenienti nel lungo termine, se finanziata da green bond, rispetto al carbone, apparentemente più economico, estratto da una miniera pagata con un debito convenzionale a rendimento più elevato. Oppure, mostrando come gli investimenti in combustibili fossili possano rivelarsi cattedrali nel deserto, man mano che questo tipo di risorse inquinanti verrà abbandonato in favore del passaggio verso una produzione di energia più pulita. O ancora che non investire abbastanza nell’istruzione costituirebbe un falso risparmio che nel lungo periodo non consentirà di sfruttare al meglio il capitale umano e che quindi deprimerà la produzione nazionale – come abbiamo fatto notare al governo sudafricano dopo gli incontri con i nostri partner degli enti benefici locali. A tal fine, nel 2020 la Banca mondiale ha redatto una guida puntuale su come gli emittenti sovrani possono migliorare il loro impegno con gli investitori sulle questioni ESG.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.569,3 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Anche se a dicembre il debito in valore assoluto è inferiore rispetto al precedente primato di ottobre, quando era pari a 2.587,471 mld, calcolando il debito per ogni italiano si raggiunge un record storico. Se, infatti, consideriamo la popolazione residente secondo i dati ufficiali Istat relativi al 1° gennaio di ogni anno, nel 2020 è come se ogni italiano avesse un debito di 43 mila e 78 euro. Un valore superiore al precedente primato del 2019 quando era pari a 40 mila e 288” euro afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A famiglia si tratta di un debito pari a oltre 98 mila euro, 98.091 euro per la precisione” conclude Dona.

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Debito societario dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2021

Nonostante tutti i danni economici provocati a livello globale dalla pandemia di COVID, il credito societario dei mercati emergenti ha dimostrato una notevole resilienza. Non solo ha chiuso il 2020 con un guadagno del 7,1%, con le obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti che hanno generato un rendimento del 6,6%, ma i suoi fondamentali continuano anche a essere più interessanti di quelli delle obbligazioni societarie dei Paesi sviluppati.1 L’utilità della classe di attivi come fonte di reddito affidabile – e come alternativa alle obbligazioni speculative dei mercati sviluppati – è evidente sotto diversi aspetti. Prendiamo ad esempio i tassi di default. Nonostante le turbolenze economiche a cui abbiamo assistito nel 2020, le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti hanno registrato il tasso di default più basso tra tutte le principali tipologie di emissioni creditizie. Solo il 3,5% degli emittenti societari high yield dei mercati emergenti è stato insolvente nel 2020, secondo i dati di JPMorgan. Per contestualizzare, tale tasso è in linea con la media di lungo termine ed è solo la metà di quello registrato dal mercato obbligazionario high yield statunitense nel 2020. È anche ben al di sotto di quello del mercato high yield europeo. Inoltre, anche i tassi di recupero per il debito societario dei Paesi emergenti sono nettamente più alti – al 42% contro il 20% delle obbligazioni high yield statunitensi per il 2020, secondo i dati di JP Morgan. La maggior parte di tali società è entrata nella crisi pandemica con livelli considerevoli di liquidità nei propri bilanci e molte di queste hanno protetto ulteriormente i propri free cash flow riducendo le spese in conto capitale.
Per contro, le società dei mercati sviluppati hanno offerto dividendi aggressivi ed effettuato significativi riacquisti di azioni. Molte sono coinvolte in attività di fusione e acquisizione sempre più frenetiche. Tutto ciò ha eroso i saldi di cassa per tutti, tranne che per i colossi high-tech, e ha portato a un incremento del debito societario in tutte le principali economie. Il tasso di insolvenza delle società dei Paesi emergenti continuerà a essere inferiore a quello delle omologhe dei mercati sviluppati per tutto il 2021. Ciò rende particolarmente interessanti i rendimenti che le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti offrono: a metà dicembre il credito societario dei mercati emergenti investment grade offriva il 2,8%, rispetto all’1,8% e allo 0,2% del debito investment grade statunitense ed europeo. Per quanto riguarda le emissioni high yield, il credito dei Paesi emergenti rendeva il 5,5% rispetto al 4,5% delle obbligazioni statunitensi e al 2,9% di quelle europee. Considerato che, a parità di rating creditizio, lo spread sul credito high yield dei Paesi emergenti è ancora più ampio di quello sull’high yield statunitense, prevediamo un ulteriore restringimento del divario, a vantaggio del credito dei mercati emergenti. Considerati i rendimenti irrisori disponibili altrove nel mercato delle obbligazioni societarie a livello globale, gli investitori farebbero bene a considerare l’inclusione del credito dei mercati emergenti nei loro portafogli. Infatti, il credito dei mercati emergenti pare un’alternativa interessante a quello dei mercati sviluppati. (abstract by https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/01/fixed-income-debito-societario-mercati-emergenti-prospettive-interessanti-grazie-buoni-fondamentali)

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Bankitalia: debito pubblico a 2.586,481 mld

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

“Anche se ci salviamo dall’ennesimo record, dato che rispetto al primato storico del mese precedente, ottobre, siamo sotto di 490 milioni, resta il fatto che da marzo, ossia da quando il Governo ha emanato le prime misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese per affrontare l’emergenza Covid, effettivamente spese poi solo a partire da aprile, a novembre, ossia in appena 8 mesi, il debito è passato da 2.433.523 a 2.586.481, aumentando di quasi 153 miliardi, 152 e 958 milioni. Un dato che preoccupa, dato che stiamo indebitando le future generazioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Bankitalia: nuovo record debito pubblico a 2.587 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Nuovo record del debito pubblico, che a ottobre ha raggiunto i 2.586,966 mld. “Ennesimo record storico! Ormai, per via dell’emergenza Covid, andrà sempre di male in peggio. Considerati i dati Istat di oggi sulla popolazione residente, è come se ognuno avesse un debito di oltre 43 mila euro, 43.375 euro. A famiglia si tratta di un debito pari a quasi 99 mila euro, 98.767 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Governo. Finita la sceneggiata del Mes, occorre pensare alla crescita e al debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

Finita la messinscena della approvazione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, occorre dedicarsi alla crescita e al debito dell’Italia. Ieri in Parlamento, è andata in atto la sceneggiata di chi si opponeva al Mes e poi lo ha approvato (vedi il M5S), di chi lo aveva approvato quando era al governo e lo respinge quando è all’opposizione (vedi Lega e Forza Italia).L’ultima scemenza che abbiamo sentito è quella che nessuno dei Paesi dell’eurozona ha utilizzato il Mes e quindi ce ne sarà una recondita ragione, alla quale si può rispondere che tutti i Paesi dell’eurozona hanno sottoscritto il Mes, compresa la Grecia che ha avuto seri problemi dalla applicazione del duro Mes di 9 anni fa, approvato dal governo Berlusconi del quale faceva parte Giorgia Meloni.Il Mes si utilizza se vi è necessità: è come un defibrillatore che si acquista e si usa in caso di bisogno, altrimenti rimane chiuso nell’armadietto sanitario.Ora, il Governo e il Parlamento dovrebbero pensare alla crescita e al debito pubblico.Il debito pubblico è una zavorra. Pesa per 2.600 miliardi di euro; quest’anno le obbligazioni emesse e in scadenza ammontano a 500 miliardi; l’interesse annuale che paghiamo ai sottoscrittori delle obbligazioni è di 66 miliardi di euro per il 2020. Quest’anno il rapporto debito Pil salirà al 160%.Per fortuna che c’è la Banca centrale europea (tò, l’Europa!) che acquista, indirettamente, i nostri titoli. Fin quando può durare?Occorre razionalizzare la spesa (si ricordi la famosa spending review) che vuol dire meno spesa corrente, più spesa per gli investimenti, più mercato e più concorrenza. Fino ad ora si è fatto il contrario. Si veda il caso Alitalia, Ilva e i vari bonus che si sono susseguiti in questi mesi (monopattini, biciclette, ecc.).Sono più di vent’anni che l’economia non cresce se non in maniera asfittica. L’occasione di rilancio viene dall’Europa (tò!) con i finanziamenti del Next Generation EU: 209 miliardi, dei quali 81 a fondo perduto. E proprio l’Europa (tò!) fornisce le indicazione dei settori nei quali investire: digitalizzazione, innovazione, infrastrutture, ambiente, pubblica amministrazione (in particolare giustizia), istruzione, ricerca, ecc.E’ un progetto per il futuro, ed è per questo che si chiama Next Generation EU e non Recovery Fund.Riuscirà questo Governo? Visti i precedenti, “qualche” dubbio ci assale, ma siamo fiduciosi. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Debito emergente: dolcetto o scherzetto?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

Commento di Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di Legal & General Investment Management (LGIM). I mercati emergenti sono stati duramente colpiti dalla pandemia di Covid-19. Le chiusure economiche hanno richiesto pacchetti di stimolo significativi che, insieme a conseguenze sul piano dei ricavi dovute ai lockdown, hanno comportato ampi deficit fiscali.L’impatto sui rapporti debito / PIL è stato amplificato dalle contrazioni della produzione nazionale: il numeratore (deficit fiscale) è maggiore rispetto agli anni precedenti, mentre il denominatore è minore.Di conseguenza, le ultime proiezioni del FMI dal World Economic Outlook di ottobre 2020 mostrano che il rapporto debito pubblico / PIL nei mercati emergenti supererà il 60% del PIL entro la fine dell’anno, quasi il 10% di PIL in più rispetto al 2019, raggiungendo il suo livello più alto da almeno due decenni.Nonostante il fatto che un rapporto debito / PIL più elevato indichi che i profili di credito sono più deboli, concentrarsi solo su questo parametro fornisce un quadro nella migliore delle ipotesi parziale. È importante sottolineare che i mercati emergenti stanno rifinanziando questo debito a costi di prestito e tassi di riferimento ai minimi o quasi degli ultimi due decenni. Nel frattempo, l’incentivo per i mercati a continuare a rinnovare questo debito appare evidente nel differenziale di circa 400 punti base tra i rendimenti dei mercati emergenti e quelli sviluppati. Ciò è importante non solo dal punto di vista dei rendimenti, ma anche in considerazione di ciò che l’invecchiamento della popolazione implica per i flussi di cassa nei fondi pensione e nei prodotti assicurativi in molte economie avanzate.Guardando al futuro, gli investitori dovrebbero trarre conforto dal fatto che i risultati di crescita dei mercati emergenti negli anni a venire dovrebbero superare quelli delle economie avanzate. Ciò significa che in futuro il delta del debito emergente aumenterà probabilmente con un ritmo inferiore a quanto abbiamo visto nel 2020.

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Unc: debito nel 2022 sarà il 153,4% del Pil

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri pensa di poter arrivare ad una riduzione dell’Irpef di un certo rilievo a partire dal 2022.”A parte il fatto che non si capisce come si possa pensare ad una riforma fiscale già a partire dal 2022, con un debito che ha già raggiunto i 2.578,9 mld e che è destinato ulteriormente ad impennarsi, e che tra 2 anni, secondo le stime dello stesso Governo, sarà comunque al 153,4% del Pil, senza contare che non si sa per quanto tempo andrà avanti la pacchia della Bce che ci acquista titoli di Stato a profusione, resta da capire perché tutti i politici vogliono sempre ridurre l’unica imposta progressiva rimasta, la sola che rispetta l’art. 53 della Costituzione, invece di quelle invisibili che paghiamo senza rendercene conto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non sarebbe meglio abbassare l’Iva, o le imposte su luce e gas che, aggiungendo gli oneri, incidono per il 35,1% della bolletta elettrica, pari, per una famiglia tipo, a 170,2 euro su 485 euro e per il 45,69% di quella del gas, pari a 445,5 euro su 975, per un totale di 615,7 euro all’anno? Oppure quelle sui carburanti dove, tra accise e Iva, paghiamo, secondo gli ultimi dati Mise, il 70,5% di imposte per la benzina ed il 67% per il gasolio auto?” conclude Dona.

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Paolo Perulli: Il debito sovrano

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

collana Krisis, pp. 320, 20 euro La nave di Teseo. Un saggio illuminante sulla crisi del capitalismo, frutto del meccanismo indebitante che la finanziarizzazione alimenta in una spirale universale: un castello senza fondamenta destinato a crollare. Dopo Le potenze del capitalismo politico di Aresu, una ulteriore riflessione sul declino del capitalismo. Il tema del debito, nel frammento di Walter Benjamin sul capitalismo come religione, è qui attualizzato nei presupposti e nelle conseguenze pratiche. America, Cina ed Europa, seppur in tensione sono unite, insieme staranno e insieme cadranno. La crisi del debito è poi direttamente collegata alla crisi ambientale globale, in un intreccio la cui fatale necessità viene analizzata da Paolo Perulli con lucidità e chiarezza.

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Implicazioni sull’esplosione del debito globale

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

A cura di Tammie Tang, Portfolio Manager e Paul Smillie, Senior Investment Analyst, Fixed Income. Prima del Covid-19 il debito globale aveva raggiunto un livello senza precedenti. Con la conseguente risposta politica volta a immettere liquidità nella maggior parte dell’economia mondiale, la situazione debitoria è destinata a peggiorare ulteriormente. Esploriamo le implicazioni per i titoli di Stato, le obbligazioni finanziarie e le emissioni societarie, in particolare dal punto di vista degli investitori obbligazionari.Solo nel primo semestre di quest’anno, le autorità politiche hanno varato o promesso misure di stimolo per oltre 14.000 miliardi di dollari di dollari, pari al 18% del PIL del 2019. Lo stimolo ha assunto la forma di interventi fiscali (9.000 miliardi di dollari) e monetari (5.000 miliardi di dollari), anche se in alcune regioni determinati aspetti di queste misure sono in realtà senza limiti di tempo o di importo.Gli interventi monetari, come gli stimoli delle banche centrali, e gli interventi fiscali indiretti, come le garanzie statali sui prestiti, non incidono sull’onere debitorio, che viene invece accresciuto dalle misure fiscali e di bilancio dirette, come le sovvenzioni e le indennità di disoccupazione e di congedo. Queste misure superano attualmente i 4.400 miliardi di dollari. Se si considera la crescita dell’indebitamento del settore privato, sia tramite prestiti bancari sia attraverso l’emissione netta di obbligazioni societarie, il debito globale aumenterà di almeno 9.000 miliardi di dollari, pari al 12% del PIL del 2019, per effetto dei provvedimenti presi solamente nei primi sei mesi di quest’anno. Quest’anno siamo avviati a raggiungere un livello del 350%, e se dovessimo affrontare un altro grave shock della domanda, come quello derivante da una seconda ondata globale di Covid-19, il rapporto potrebbe avvicinarsi al 400% nel prossimo decennio, a meno che non si prendano provvedimenti drastici per ridurre l’onere debitorio globale. Una volta che la situazione si sarà assestata, il rischio paese assumerà una crescente importanza per gli investitori obbligazionari, poiché gli spread delle obbligazioni societarie rifletteranno ulteriormente la sostenibilità del debito sovrano. Può essere difficile stabilire a che punto un emittente sovrano potrebbe sbattere contro un “muro” fiscale, per effetto del quale i mercati non sarebbero più disposti a finanziare un disavanzo. Siamo inoltre prudenti sul rischio politico dell’eurozona. Per gestire lo stock del debito italiano servirà una significativa volontà politica a livello europeo, e in futuro potrebbero aumentare gli interrogativi sull’uso del Recovery Fund, sulla condivisione degli oneri e sulla remissione dei debiti. Temiamo che il mercato sia fin troppo pronto ad accettare che questi importanti cambiamenti politici vengano effettuati in modo ragionevole e tempestivo. Dopo la crisi finanziaria globale il settore bancario è stato interessato da un decennio di ri-regolamentazione e deleveraging. Il rapporto tra il capitale primario di classe 1 (Core Tier 1) e attivi ponderati per il rischio, un indicatore chiave della solidità finanziaria di una banca, è aumentato dal 7% al 12,5%. Di conseguenza, alla vigilia della crisi il settore bancario si trovava in una posizione di forza e oggi è considerato parte della soluzione. Se analizziamo le cifre relative alle banche di cui ci occupiamo a livello globale, prevediamo per gli istituti europei un picco degli oneri da crediti inesigibili simile a quello registrato durante la crisi finanziaria globale, e un livello pari a circa la metà di quello di allora negli Stati Uniti, nonostante la crescita del PIL sia molto più lenta. Nel prossimo anno i due coefficienti di capitale primario dovrebbero diminuire di circa 100 pb in tutto il settore a livello globale, pur restando nel complesso nettamente al di sopra dei requisiti regolamentari. Dalla crisi finanziaria globale l’importo del debito societario in essere è quasi raddoppiato, superando i 74.000 miliardi di dollari) e scavalcando per ammontare il debito pubblico. Uno dei principali motori di questa crescita è rappresentato dalle obbligazioni societarie investment grade (IG), specialmente quelle emesse da società con rating BBB, comprese le imprese protagoniste di una diffusa attività di M&A finanziata con debito.Prendendo ad esempio gli Stati Uniti, il debito delle imprese non finanziarie in rapporto al PIL è salito a un massimo storico del 75% alla fine del 2019.Questo aumento dell’indebitamento influisce sulla solvibilità delle società in cui investiamo. Considerando le imprese non finanziarie con rating IG di cui ci occupiamo a livello globale, negli Stati Uniti ci aspettiamo che il rapporto debito netto/EBITDA superi il 200% entro fine anno, avendo registrato un aumento costante dal 116% nel 2009. Per l’Europa lo stesso rapporto dovrebbe attestarsi al 310% entro la fine del 2020, in rialzo dal 250% nel 2009. Storicamente, le politiche accomodanti sono state accompagnate da un restringimento degli spread per via della maggiore liquidità nel sistema, e viceversa. Come abbiamo spiegato sopra, le autorità dovrebbero mantenere un orientamento espansivo, creando un contesto tecnico positivo per la domanda di obbligazioni societarie.Per illustrare questo punto ricordiamo che la Banca centrale europea (BCE) ha fatto ricorso a una politica di tassi d’interesse negativi negli ultimi cinque anni, e una delle conseguenze è che più della metà delle obbligazioni incluse nell’indice Barclays European Aggregate Bond offre attualmente rendimenti sottozero. Inoltre, si stima che negli ultimi mesi (in particolare nel secondo trimestre) la BCE abbia acquistato il 40% delle emissioni nette di obbligazioni del mercato primario nell’ambito del suo QE. Infine, notiamo che gli spread delle obbligazioni IG globali si sono ampiamente normalizzati. I rischi di declassamento non sono mai stati così elevati. Persisteranno anche le insolvenze nel debito corporate speculativo, in particolare tra le società più piccole operanti nei settori più esposti alla crisi. Nell’universo IG, quindi, la generazione di valore dipenderà in misura più significativa dalla selezione dei titoli e degli emittenti. Sarà possibile estrarre valore evitando i candidati al declassamento e puntando sulle società in grado di ridurre il proprio indebitamento.

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