Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘debito’

Paolo Perulli: Il debito sovrano

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

collana Krisis, pp. 320, 20 euro La nave di Teseo. Un saggio illuminante sulla crisi del capitalismo, frutto del meccanismo indebitante che la finanziarizzazione alimenta in una spirale universale: un castello senza fondamenta destinato a crollare. Dopo Le potenze del capitalismo politico di Aresu, una ulteriore riflessione sul declino del capitalismo. Il tema del debito, nel frammento di Walter Benjamin sul capitalismo come religione, è qui attualizzato nei presupposti e nelle conseguenze pratiche. America, Cina ed Europa, seppur in tensione sono unite, insieme staranno e insieme cadranno. La crisi del debito è poi direttamente collegata alla crisi ambientale globale, in un intreccio la cui fatale necessità viene analizzata da Paolo Perulli con lucidità e chiarezza.

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Implicazioni sull’esplosione del debito globale

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

A cura di Tammie Tang, Portfolio Manager e Paul Smillie, Senior Investment Analyst, Fixed Income. Prima del Covid-19 il debito globale aveva raggiunto un livello senza precedenti. Con la conseguente risposta politica volta a immettere liquidità nella maggior parte dell’economia mondiale, la situazione debitoria è destinata a peggiorare ulteriormente. Esploriamo le implicazioni per i titoli di Stato, le obbligazioni finanziarie e le emissioni societarie, in particolare dal punto di vista degli investitori obbligazionari.Solo nel primo semestre di quest’anno, le autorità politiche hanno varato o promesso misure di stimolo per oltre 14.000 miliardi di dollari di dollari, pari al 18% del PIL del 2019. Lo stimolo ha assunto la forma di interventi fiscali (9.000 miliardi di dollari) e monetari (5.000 miliardi di dollari), anche se in alcune regioni determinati aspetti di queste misure sono in realtà senza limiti di tempo o di importo.Gli interventi monetari, come gli stimoli delle banche centrali, e gli interventi fiscali indiretti, come le garanzie statali sui prestiti, non incidono sull’onere debitorio, che viene invece accresciuto dalle misure fiscali e di bilancio dirette, come le sovvenzioni e le indennità di disoccupazione e di congedo. Queste misure superano attualmente i 4.400 miliardi di dollari. Se si considera la crescita dell’indebitamento del settore privato, sia tramite prestiti bancari sia attraverso l’emissione netta di obbligazioni societarie, il debito globale aumenterà di almeno 9.000 miliardi di dollari, pari al 12% del PIL del 2019, per effetto dei provvedimenti presi solamente nei primi sei mesi di quest’anno. Quest’anno siamo avviati a raggiungere un livello del 350%, e se dovessimo affrontare un altro grave shock della domanda, come quello derivante da una seconda ondata globale di Covid-19, il rapporto potrebbe avvicinarsi al 400% nel prossimo decennio, a meno che non si prendano provvedimenti drastici per ridurre l’onere debitorio globale. Una volta che la situazione si sarà assestata, il rischio paese assumerà una crescente importanza per gli investitori obbligazionari, poiché gli spread delle obbligazioni societarie rifletteranno ulteriormente la sostenibilità del debito sovrano. Può essere difficile stabilire a che punto un emittente sovrano potrebbe sbattere contro un “muro” fiscale, per effetto del quale i mercati non sarebbero più disposti a finanziare un disavanzo. Siamo inoltre prudenti sul rischio politico dell’eurozona. Per gestire lo stock del debito italiano servirà una significativa volontà politica a livello europeo, e in futuro potrebbero aumentare gli interrogativi sull’uso del Recovery Fund, sulla condivisione degli oneri e sulla remissione dei debiti. Temiamo che il mercato sia fin troppo pronto ad accettare che questi importanti cambiamenti politici vengano effettuati in modo ragionevole e tempestivo. Dopo la crisi finanziaria globale il settore bancario è stato interessato da un decennio di ri-regolamentazione e deleveraging. Il rapporto tra il capitale primario di classe 1 (Core Tier 1) e attivi ponderati per il rischio, un indicatore chiave della solidità finanziaria di una banca, è aumentato dal 7% al 12,5%. Di conseguenza, alla vigilia della crisi il settore bancario si trovava in una posizione di forza e oggi è considerato parte della soluzione. Se analizziamo le cifre relative alle banche di cui ci occupiamo a livello globale, prevediamo per gli istituti europei un picco degli oneri da crediti inesigibili simile a quello registrato durante la crisi finanziaria globale, e un livello pari a circa la metà di quello di allora negli Stati Uniti, nonostante la crescita del PIL sia molto più lenta. Nel prossimo anno i due coefficienti di capitale primario dovrebbero diminuire di circa 100 pb in tutto il settore a livello globale, pur restando nel complesso nettamente al di sopra dei requisiti regolamentari. Dalla crisi finanziaria globale l’importo del debito societario in essere è quasi raddoppiato, superando i 74.000 miliardi di dollari) e scavalcando per ammontare il debito pubblico. Uno dei principali motori di questa crescita è rappresentato dalle obbligazioni societarie investment grade (IG), specialmente quelle emesse da società con rating BBB, comprese le imprese protagoniste di una diffusa attività di M&A finanziata con debito.Prendendo ad esempio gli Stati Uniti, il debito delle imprese non finanziarie in rapporto al PIL è salito a un massimo storico del 75% alla fine del 2019.Questo aumento dell’indebitamento influisce sulla solvibilità delle società in cui investiamo. Considerando le imprese non finanziarie con rating IG di cui ci occupiamo a livello globale, negli Stati Uniti ci aspettiamo che il rapporto debito netto/EBITDA superi il 200% entro fine anno, avendo registrato un aumento costante dal 116% nel 2009. Per l’Europa lo stesso rapporto dovrebbe attestarsi al 310% entro la fine del 2020, in rialzo dal 250% nel 2009. Storicamente, le politiche accomodanti sono state accompagnate da un restringimento degli spread per via della maggiore liquidità nel sistema, e viceversa. Come abbiamo spiegato sopra, le autorità dovrebbero mantenere un orientamento espansivo, creando un contesto tecnico positivo per la domanda di obbligazioni societarie.Per illustrare questo punto ricordiamo che la Banca centrale europea (BCE) ha fatto ricorso a una politica di tassi d’interesse negativi negli ultimi cinque anni, e una delle conseguenze è che più della metà delle obbligazioni incluse nell’indice Barclays European Aggregate Bond offre attualmente rendimenti sottozero. Inoltre, si stima che negli ultimi mesi (in particolare nel secondo trimestre) la BCE abbia acquistato il 40% delle emissioni nette di obbligazioni del mercato primario nell’ambito del suo QE. Infine, notiamo che gli spread delle obbligazioni IG globali si sono ampiamente normalizzati. I rischi di declassamento non sono mai stati così elevati. Persisteranno anche le insolvenze nel debito corporate speculativo, in particolare tra le società più piccole operanti nei settori più esposti alla crisi. Nell’universo IG, quindi, la generazione di valore dipenderà in misura più significativa dalla selezione dei titoli e degli emittenti. Sarà possibile estrarre valore evitando i candidati al declassamento e puntando sulle società in grado di ridurre il proprio indebitamento.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

USB: il debito buono del dott. Draghi corrisponde al diritto dei padroni di licenziare

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Intervenendo al paludato meeting di CL, l’ex presidente della BCE Mario Draghi ha dettato la linea al governo Conte, prendendosi gli applausi di Confindustria e di tutte le forze politiche ed ipotecando per il prossimo futuro la guida di un possibile nuovo governo con basi parlamentari più ampie di quelle che sostengono l’attuale esecutivo. Il cuore del suo ragionamento è che i fondi a disposizione del governo non devono essere “sprecati” in sussidi ma dirottati sulla “formazione e sui giovani”, che è solo una formula elegante per ribadire che vanno spesi a sostegno delle imprese.A Draghi non va giù che lo Stato continui a spendere per il reddito di cittadinanza o per gli ammortizzatori sociali come la CIG (o per quota 100), ma vorrebbe che tutto andasse a sostenere le imprese secondo l’insana logica che finanziando le imprese private si rilancia il mercato, l’economia, il benessere e quindi il futuro delle nuove generazioni.L’interruzione dell’erogazione degli ammortizzatori sociali porterebbe però all’immediata sospensione del divieto di licenziare e la conseguenza, inevitabile, sarebbe un aumento spropositato della disoccupazione, che è fortemente lievitata in questi mesi. Già con il decreto Agosto il governo Conte ha allargato le maglie del divieto, dando per esempio la possibilità alle aziende di licenziare in caso di fallimento, espediente assai diffuso che le aziende utilizzano per disfarsi di manodopera eccedente, ricomparendo il giorno dopo sotto una nuova veste giuridica nella gestione della medesima attività. Ma per Draghi questo è troppo poco, anzi non sarebbe etico, perché invece di preoccuparsi delle nuove generazioni, così facendo, Conte starebbe sprecando soldi che poi comunque dovremo ridare.E così dicendo Draghi innanzitutto chiarisce che i soldi dell’UE sono tutto meno che a fondo perduto e che graveranno pesantemente sul debito pubblico per i prossimi decenni. In secondo luogo, finge di non capire che per preoccuparsi delle nuove generazioni serve innanzitutto che le attuali sopravvivano, e che milioni di padri e madri disoccupati non si capisce come potrebbero badare ai propri figli. E infine dimentica che il debito pubblico, se non viene finanziarizzato (come spesso le imprese fanno con gli sgravi e le diverse forme di aiuti economici che ricevono dallo Stato) ma speso in consumi o utilizzato in investimenti, è sempre debito buono, perché ha un effetto positivo sull’economia interna.Per essere veramente utile al rilancio delle condizioni di vita di questo Paese, il debito andrebbe utilizzato per investimenti pubblici gestiti dal pubblico e finalizzati ad una politica industriale che l’Italia non ha più, al rilancio della Pubblica Amministrazione e dell’economia pubblica, alla salvaguardia dell’ambiente.La linea di Draghi non ha nulla di nuovo, è la ricetta di sempre che domina le politiche UE, improntate alla scuola economica ordoliberista. La ricetta che anche il governo Conte sta ingoiando e gestendo, ma ancora a piccole dosi. Una buona fetta di esponenti PD ha dato segnali di approvazione per la proposta di Draghi, così come hanno fatto in molti dell’opposizione di centro-destra. Se Conte dovesse andare in crisi, magari per le fibrillazioni post elezioni regionali, sappiamo già cosa ci aspetta. By Unione Sindacale di Base

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bankitalia: debito sale a 2.507,6 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a maggio a 2.507,6 miliardi. Lo comunica Bankitalia.”Nuovo record storico. Battuto il precedente primato del luglio 2019, quando il debito arrivò a 2.467,442 miliardi. Si tratta, inoltre, di un debito destinato inevitabilmente ad aumentare per via dell’emergenza Covid” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerati gli ultimi dati Istat resi noti in settimana sulla popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di oltre 41 mila euro, 41.623 euro. A famiglia si tratta di un debito pari a quasi 96 mila euro, 95.736 euro per la precisione” conclude Dona.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Bankitalia: debito sale a 2.467,1 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito ad aprile a 2.467,064 miliardi. Lo comunica Bankitalia.”Sfiorato il record storico del luglio 2019, quando il debito arrivò a 2.467,442 miliardi, appena 378 mln in meno. Si tratta, comunque, di un debito destinato, purtroppo, ad aumentare. E’ come se ogni famiglia avesse già oltre 94 mila euro di debito, 94.591 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di oltre 40 mila euro, 40.872 euro” conclude Dona.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Debito dei comuni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

“Il Sindaco Sala ha colto nel segno, mi auguro che da parte di tutto il Governo si voglia supportare la fase attuativa della norma per l’accollo del debito degli enti locali, che ho fortemente sostenuto in occasione del Decreto “Milleproroghe”, punto finale di un’azione politica iniziata già in occasione dell’accollo del debito di Roma Capitale.Consentendo la ristrutturazione dei debiti già esistenti, con l’intervento da parte dello Stato, si potranno liberare risorse e capacità finanziare necessarie per superare ancora di più la crisi”.Lo dice il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commentando le dichiarazioni del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Coronavirus: Moratoria del debito per l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

La Comunità di Sant’Egidio sostiene la proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite di una moratoria sui debiti dei Paesi emergenti, in particolare africani, meno preparati ad affrontare l’emergenza della pandemia di coronavirus. “E’ necessaria – ha affermato Guterres – una moratoria del debito di tali paesi per mobilitare somme importanti e permettere di costruire misure concrete contro la pandemia”. La situazione sanitaria africana inizia a divenire preoccupante, molti Paesi stanno andando in lock down coi primi problemi nell’approvvigionamento di cibo nelle grandi città. Inoltre le strutture sanitarie non sono adeguate alla sfida e quasi inesistenti in ambito rurale. Secondo il Segretario Generale dell’ONU, il rilancio dell’economia globale non potrà prescindere da un ripensamento generale delle strategie: “o ci saranno risposte solidali oppure tali risposte resteranno inefficaci”. Sant’Egidio, da quasi vent’anni impegnato a sostenere i sistemi sanitari africani grazie al programma DREAM, sta riadattando le proprie strutture sanitarie per contrastare il virus e condivide la speranza che dall’emergenza della pandemia si possa ripensare una sanità davvero accessibile per tutti i cittadini.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bankitalia: debito sale a 2.409,2 mld

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a dicembre a 2.409,2 miliardi. Lo comunica Bankitalia”Peggio di così non si può! Considerato che in Italia ci sono 26.081.199 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 92 mila euro di debito, 92.375 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se consideriamo la popolazione residente, che secondo gli ultimi dati ufficiali Istat, relativi al 1° gennaio 2019, è pari a 60.359.546 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 39 mila e 915 euro. Un record storico, che batte il precedente primato del 2018, quando era pari a 39 mila e 359 euro” prosegue Dona.”Il punto è che non si può fare alcuna riforma fiscale che riduca le tasse fino a che il debito continua a salire” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Un’Agenzia nazionale per gestire il debito pubblico

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

“L’Italia potrebbe dotarsi di un’agenzia per il debito pubblico nazionale, come accade in Germania con la ‘Finanzagentur’ per rendere più efficiente la gestione del debito e garantirsi dai movimenti dello spread, che risultano particolarmente penalizzanti nei momenti di turbolenza finanziaria”. A lanciare la proposta il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione finanze e tesoro, nel corso del convegno “Il debito pubblico e la sostenibilità”, organizzato dall’Università Federiciana presso la Camera dei Deputati.”Nel valutare il debito pubblico italiano, continua de Bertoldi, è imprescindibile la considerazione che esso vada rapportato pure con il debito, il risparmio ed il patrimonio privato degli italiani. Solamente valutando tutti questi parametri è possibile una corretta analisi del sistema Italia nell’ambito dell’unità europea. Ovviamente la politica dovrebbe impegnarsi per contenere il deficit, in particolare rinunciando ad ogni ricorso al debito nel finanziamento della spesa corrente, mentre in sede europea è invece essenziale che l’Italia si batta perché gli investimenti -Green-, cioè gli investimenti ambientali, siano esclusi dal calcolo del rapporto deficit/Pil”.”Occorre, inoltre, che si ponga con chiarezza il tema del MES, in modo tale che sia escluso, e ad oggi non è purtroppo così, il rischio di ristrutturazione del debito per poter accedere allo strumento salva Stati, ovvero salva banche. Analogamente ai fini del perseguimento dell’unione bancaria è necessario che venga chiaramente esclusa qualsivoglia penalizzazione per la detenzione di titoli sovrani da parte delle banche” conclude il senatore di FdI.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Presentazione Rivista di Politica Economica Confindustria: Il debito pubblico in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Roma Il prossimo 30 gennaio, dalle 15 alle 17, presso la sede di Confindustria (Viale dell’Astronomia 30), si terrà l’incontro “Ripartiamo con Il debito pubblico in Italia: perché è un problema e come se ne esce”. La partecipazione è libera previa iscrizione entro il 28 gennaio sul sito di Confindustria.Alla Relazione del Direttore della Rivista di Politica Economica, Giampaolo Galli, seguirà un confronto con Lorenzo Bini Smaghi, Presidente di Société Générale, Antonio Foglia, Consigliere di amministrazione della Banca del Ceresio, e Davide Iacovoni, Capo della Direzione Debito Pubblico del Ministero dell’Economia e delle Finanze.Concluderà i lavori il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.La Rivista di Politica Economica, fondata nel 1911, è una delle più antiche pubblicazioni economiche italiane ed ha sempre accolto analisi e ricerche di studiosi appartenenti a diverse scuole di pensiero.Con questo numero la Rivista viene rilanciata, con periodicità semestrale, in un nuovo formato e con una nuova finalità, che la differenzia dalle numerose riviste accademiche: discutere di questioni di politica economica, sempre con rigore scientifico, ma in modo comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Ogni numero è una monografia, in italiano, su un tema specifico, e gli scritti sono accessibili online sul sito di Confindustria.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Liberare famiglie e imprese da schiavitù debito

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

“Su mia proposta questa mattina l’ufficio di presidenza della Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha deciso l’incardinamento del disegno di legge Urso-de Bertoldi sui crediti deteriorati (NPL) ceduti a terzi, che darà così la possibilità al debitore di riscattare il proprio NPL con modalità concordata e ad un valore definito nella procedura già attivata dalla banca per la cessione del NPL. Si tratta di una vittoria di Fratelli d’Italia che per prima aveva posto l’attenzione su un tema dal grandissimo impatto sociale, liberando dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo così una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

Posted in Politica/Politics, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Strage Vergarolla: Rojc (Pd) Italia ha debito di memoria

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

“La Repubblica italiana ha un grande debito di memoria e di pietà nei confronti delle vittime di Vergarolla, e solo da poco si sta colmando un vuoto di conoscenza e di consapevolezza storica. Questo anniversario non sia silenziato dalle contingenze della politica, i morti del nostro confine orientale non siano ricordati a fasi alterne e a loro vada sempre l’onore delle Istituzioni”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc, in occasione dell’anniversario della Strage di Vergarolla a Pola, dove il 18 agosto 1946 un’esplosione uccise 63 civili e centinaia tra donne, giovani, bambini, tutti italiani, rimasero feriti mentre si trovavano in riva al mare per assistere alle gare natatorie della Coppa Scarioni organizzata dalla società “Pietas Julia”. Per la senatrice “alla politica non spetta sostituirsi al lavoro degli storici né all’opera di chi svolge rigorosa divulgazione. Ma certamente è compito della politica indicare mete collettive, adoperarsi per la tutela di un patrimonio memoriale, chiedere sempre maggiore chiarezza e nettezza dei fatti”.”Sulle nostre terre – aggiunge Rojc – abbiamo vissuto l’anteprima della Guerra fredda, la violenza dell’ideologia e la strumentalizzazione politica delle contrapposizioni etniche. Davanti alla lapide che ricorda i caduti di Vergarolla si deponga un rinnovato impegno di verità e di rispettosa riconciliazione”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Il tempo per risolvere il problema della bolla del debito cinese sta per scadere”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

A cura di Paul Smillie, Analista senior della Columbia Threadneedle Investments. Nelle ultime settimane, i timori di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sono balzati alla ribalta delle cronache, spaventando gli investitori. Ciò è apparso particolarmente evidente in Cina, dove lo Shanghai Composite Index ha ceduto il 10% circa a maggio rispetto ai livelli di aprile in seguito al deteriorarsi delle trattative commerciali tra i due paesi.Considerate le minacce del Presidente statunitense Donald Trump di autorizzare una nuova tranche di dazi (pari al 25% sui restanti USD 300 miliardi di importazioni cinesi, mentre la Cina prende in esame eventuali contromisure), l’impatto negativo di una guerra commerciale sull’economia cinese potrebbe rivelarsi significativo.Il prospettarsi di un conflitto commerciale è sicuramente preoccupante, ma riteniamo che i mercati stiano sottostimando altri rischi sistemici potenzialmente più gravi per l’economia cinese, ovvero la rapida e preoccupante espansione del credito negli ultimi anni.La crescita cinese va indebolendosi ed attualmente è scesa al di sotto del 7% da oltre il 14% annuo registrato prima della crisi finanziaria, evidenziando una contrazione molto marcata per la seconda economia mondiale in termini di dimensioni. Le autorità cinesi hanno reagito aprendo i rubinetti del credito al fine di stimolare l’economia favorendo il ricorso a prestiti. Il problema è che quanto più si prolunga l’espansione creditizia, tanto meno efficace diviene questa strategia.Nel 2008, il rendimento sul credito, che misura l’efficacia del nuovo credito nello stimolare la crescita, si attestava intorno allo 0,75. Questo significa che ciascun CNY di credito generava CNY 0,75 in termini di prodotto interno lordo (PIL) nominale. Dal 2014, questo rapporto è sceso in media allo 0,25.
L’aumento dei rischi estremi è ancora più preoccupante. Comunque la si guardi, la massiccia espansione del credito cinese negli ultimi anni dovrebbe far suonare campanelli di allarme. I principali parametri della crescita del credito indicano non solo che l’attuale tasso di espansione è insostenibile, ma anche che causerà un forte aumento dei prestiti in sofferenza, che non mancherà prima o poi di avere enormi ripercussioni negative sui mercati obbligazionari e azionari cinesi.Prendiamo il rapporto credito/PIL, che misura il livello del credito rispetto alle dimensioni dell’economia. Includendo sia il credito a bilancio che quello fuori bilancio, alcuni stimano che tale rapporto sia salito al 300% circa dalla crisi finanziaria, partendo da una base di quasi il 150%. Ciò segnala a nostro avviso una chiara crisi del settore bancario cinese.
La buona notizia è che i livelli dei prestiti cinesi in valuta estera sono bassi, fatta eccezione per il settore aziendale. È quindi improbabile che in Cina si assista a una replica della crisi asiatica del 1997, innescata dall’elevato indebitamento in dollari.
Includendo tuttavia gli attivi fuori bilancio, i patrimoni bancari cinesi ammontano all’incirca a USD 45.000 miliardi. Secondo le stime, il paese detiene USD 3.000 miliardi di riserve valutarie, che potrebbero rapidamente esaurirsi in seguito a prelievi di capitale di entità anche contenuta. Qualora si rendesse necessario sostenere le banche, le autorità cinesi si vedrebbero costrette a ricorrere a provvedimenti più radicali. Il governo potrebbe ricapitalizzare il settore bancario, una mossa che, secondo i nostri calcoli, potrebbe far schizzare verso l’alto il rapporto ufficiale debito/PIL del paese, portandolo dall’attuale 48% circa a oltre il 70%. Tale livello sarebbe ancora in linea con quelli di molti governi occidentali, ma non si tratterebbe di una mossa di poco conto.
Cinque anni fa eravamo del parere che una rapida espansione del credito in Cina avrebbe potuto essere gestita senza causare gravi turbolenze sui mercati. Non siamo più di questo avviso.La Cina potrebbe diventare la prima nazione in grado di assorbire una tale espansione del credito senza accusare problemi, tramite un’abile riduzione dell’indebitamento in un contesto di rallentamento della crescita, svalutando la propria moneta o, più probabilmente mediante una costosa ricapitalizzazione del settore bancario. Non si può tuttavia escludere il rischio di un improvviso e doloroso scoppio della bolla del credito cinese, con gravi ripercussioni per la crescita globale data l’importanza del paese per l’economia globale.In ogni caso, gli investitori possono aspettarsi oscillazioni dei mercati azionari e obbligazionari ancora più marcate di quelle causate dagli attuali timori della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bankitalia: debito aprile sale a 2.373 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito ad aprile a 2.373,3 miliardi. “Non si possono abbassare le tasse se il debito continua a salire. E’ vero invece l’esatto opposto. Fino a che non abbassiamo il debito e, quindi, gli interessi che gli italiani continuano a pagare con le loro tasse, non potremo ridurle seriamente, ma solo indebitare le future generazioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 93 mila euro di debito, 93.488 euro per la precisione. Se consideriamo invece la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 39 mila e 238 euro” conclude Dona.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un fondo per contribuire al pagamento del debito dei Comuni capoluogo di città metropolitana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Dichiara il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, sulla norma “Risparmia Italia”:”Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitano, alcuni dei quali si trovano in una fase di riequilibrio finanziario, ovvero in dissesto e pre-dissesto finanziario. Stare al fianco delle Amministrazioni vuol dire garantire un’elevata qualità dei servizi pubblici ai cittadini che, diversamente, potrebbero vederli ridotti, per responsabilità che spesso vanno imputate a vecchi amministratori. Dall’approfondito confronto tecnico è uscita una norma corposa che contribuisce a risolvere, o quanto meno alleviare, le problematiche delle amministrazioni coinvolte. I relatori al provvedimento hanno infatti presentato un emendamento al Decreto Crescita, cui abbiamo lavorato da ultimo in questa fase di conversione, in virtù del quale attingendo ai risparmi derivanti dalla rimodulazione del debito di Roma Capitale, abbiamo istituito un fondo finalizzato al “concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo di città metropolitana”. E’ un lavoro che proseguirà, in modo certosino, perché ad ogni “malato” serve la giusta cura”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Investimento sostenibile: ESG nel debito dei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management. Perché gli investitori nelle obbligazioni sovrane dei mercati emergenti devono fare attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance.Le immagini delle mazzette di banconote praticamente prive di valore dello Zimbabwe o del Venezuela necessarie per acquistare prodotti di base come il pane e la carne che spesso sono comparse sui social media sottolineano chiaramente l’importanza della governance nelle economie dei mercati emergenti. Ma cercare di scoprire – non diciamo leggere – i segnali che indicano come stanno cambiando le condizioni, se in meglio o in peggio, è difficile.A complicare ulteriormente le cose ci sono le dimensioni sociali e ambientali che potrebbero svolgere ruoli altrettanto critici nelle scelte di investimento. Ad esempio, la deforestazione in atto ad Haiti e la Primavera araba hanno prodotto come conseguenza drammatica la totale svalutazione delle rispettive valute.
Ma gli investitori hanno fatto molta fatica a valutare le caratteristiche ambientali, sociali e di governance dei Paesi in modo onnicomprensivo o sistematico, soprattutto nei mercati del reddito fisso. Una ragione per la quale gli investitori in obbligazioni sovrane sono stati notevolmente più lenti rispetto, diciamo, a quelli azionari nella capacità di riconoscere l’importanza dei fattori ESG è una relativa mancanza di informazioni di qualità. Mentre i fattori ESG vengono sempre più quantificati a livello di aziende e utilizzati per l’’investimento in azioni e credito, ci sono state meno ricerche sul modo in cui tali parametri influiscono sul merito creditizio degli Stati.Recentemente, tuttavia, i servizi di consulenza e le agenzie di rating hanno risposto alla crescente domanda di analisi ESG basata sui titoli sovrani. Si tratta di una tendenza che è destinata a crescere, in quanto gli investitori vedono la diretta dimostrazione della correlazione tra il punteggio dei Paesi in base a diversi criteri ESG e la performance delle loro obbligazioni. Ad esempio, è sempre più evidente la correlazione tra una buona governance e un minore rischio di insolvenza sovrano e l’andamento degli spread. Un altro recente studio ha evidenziato che mentre il cambiamento climatico ha aumentato il costo medio del debito dei Paesi emergenti di 117 punti base, coloro che hanno investito in adeguamento sociale sono riusciti a ridurre i costi di 67 punti base.
L’approccio più redditizio all’investimento in ESG sovrani è tuttavia probabilmente un approccio che riguardi l’intero settore. I governi a cui si chiede di migliorare le credenziali ESG, con ogni probabilità evidenzieranno una crescita più robusta e stabile e saranno più capaci di sopportare le turbolenze macroeconomiche. In effetti, il miglioramento dei criteri ESG tra i mercati emergenti migliorerebbe la performance tendenziale della classe di attivi – o darebbe slancio al loro beta, come si dice nel gergo dei mercati.
Presi singolarmente, i gestori di portafoglio hanno relativamente poco potere di incidere, sebbene ci siano esempi in cui i debitori governativi si sono inchinati alla pressione esercitata dai gestori, come quando noi abbiamo espresso preoccupazioni sulle riforme agrarie in Sudafrica.
Invece, nel complesso il settore ha la forza per guidare i governi nella direzione giusta – circa 592 miliardi degli 8.311.000 miliardi di dollari di debito sovrano dei mercati emergenti in circolazione sono detenuti da società di gestione patrimoniale.Le società di investimento stanno già prendendo alcuni provvedimenti in questa direzione. Ad esempio, l’iniziativa Principles for Responsible Investment, sponsorizzata dall’ONU con oltre 1800 firmatari a livello di settore che gestiscono oltre 2.250 miliardi di dollari di attivi, ha recentemente istituito un gruppo di lavoro sul coinvolgimento dei governi per incoraggiare un maggiore dialogo e una maggiore collaborazione tra il settore della gestione patrimoniale e i debitori governativi. C’è un numero crescente di altre iniziative di settore, come, ad esempio, il Global Green Finance Council, che si prefigge di coordinare gli sforzi di diversi enti di settore al fine di incoraggiare lo sviluppo della “green finance”.
La sostenibilità è stata al centro delle attività di Pictet Asset Management. Motivo per cui siamo anche in prima linea nell’integrare i criteri ESG in tutti i nostri processi di investimento – se non altro per le nostre strategie di debito dei mercati emergenti.
Non solo ci impegniamo direttamente con gli emittenti delle obbligazioni sovrane. Lavoriamo anche con i nostri concorrenti e con gli enti multinazionali rilevanti per sviluppare un approccio a livello di settore in grado di sostenere e incoraggiare i governi ad essere meglio gestiti, più attenti all’ambiente e a fare cosa è meglio per le loro società. Perché questo è il modo migliore per migliorare il welfare delle persone nelle economie emergenti, e nel corso del tempo, avvantaggiare i nostri investitori. E perché è la cosa giusta da fare.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Fisco, speculazioni e debito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

(By Antonio De Lellis Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi, CADTM Italia). La ”manovra del popolo” e le rinnovate paure di default dell’Italia richiamano la necessità di capire i meccanismi di formazione del debito pubblico italiano.
Lo studio, che è stato presentato da Cadtm Italia il 27 ottobre a Roma in una conferenza organizzata dal Comitato per l’Abolizione del Debito Illegittimo sul tema “Riforme fiscali e debito pubblico italiano”, ha avuto lo scopo di fornire informazioni sulla struttura del sistema fiscale italiano e sugli effetti che le controriforme dei passati decenni hanno avuto sulle entrate dello stato, e quindi sul debito pubblico.
Secondo le sue risultanze la principale causa dell’aumento del debito pubblico italiano dipende dalla spesa per interessi, la cui dinamica negli ultimi anni è stata sempre più condizionata dalla speculazione finanziaria.
Il tema è stato trattato da Paolo Raimondi e Mario Lettieri i quali con i numerosi editoriali su Italia Oggi hanno aperto finestre di approfondimento al tema. Se consideriamo solo tre episodi speculativi (1992-93; 2007-2007; 2011-2012) ricaviamo che la speculazione finanziaria è costata allo Stato italiano (e quindi a noi) la bellezza di 467,3 miliardi in valore assoluto, ovvero il 20,6% dell’intero debito pubblico del 2017. Qui non è fondamentale la cifra esatta, ma sapere che il problema della speculazione e dei suoi effetti nefasti sul debito esiste. Qualunque sia la cifra, che non si discosterà molto da quella individuata, occorre sapere che essa è andata a ingrassare la pancia delle multinazionali della finanza e delle banche e solo in minima parte i risparmiatori italiani, che detengono, solo il 5% del debito complessivo.
Analizzando il dossier su entrate fiscali e debito vediamo che se si considera il mancato gettito dovuto alla ridotta progressività delle riforme fiscali e al mancato cumulo, otteniamo una perdita per lo Stato, nel [solo] 2016, di 8,3 miliardi di euro, pari al 4,5% del gettito Irpef. Applicando lo stesso calcolo agli ultimi 34 anni (dal 1974 ad oggi), il mancato gettito complessivo ammonta a 146 miliardi. Tale ammanco di entrate è stato colmato dall’emissione di titoli di Stato che, in virtù degli interessi composti, hanno prodotto un maggior debito pari a 295 miliardi, il 13% di tutto il debito accumulato.
Un favore alle classi più ricche che è stato assai costoso per tutta la collettività! Solo per effetto delle speculazioni oggetto di studio e di una Irpef iniqua oltre 762 miliardi di euro, ovvero quasi il 34% del nostro debito, può considerarsi causato da dinamiche internazionali e nazionali che nulla hanno a che fare con scelte consapevoli degli abitanti dell’Italia.
L’attuale proposta di manovra finanziaria con l’enfasi sulla Flat tax non fa altro che contribuire ad alimentare tale business sul debito pubblico italiano. Solo il ripristino di una tassazione complessiva e unica per tutti i cespiti di reddito e il ritorno ad una più elevata progressività delle imposte possono contribuire non solo ad una maggiore equità fiscale ma anche a ridurre il debito pubblico.
Il dossier su Fisco e debito mostra come le soluzioni alla tanto paventata ”tenuta dei conti” si possano trovare battendo altre strade che tagli ed austerità, recuperando il punto di vista della Costituzione e il suo richiamo alla giustizia sociale.
Nel corso della giornata, Massimo Pallottino, della Caritas italiana e coportavoce della Coalizione Italiana contro la Povertà, ha tracciato il contesto dentro il quale si muove la tematica con un riferimento, alle tre grandi crisi: economica, sociale ed ambientale. Esse potranno trovare soluzioni solo con politiche coerenti ai tre obiettivi (agenda 20/30). Il tema del debito si collega anche all’iniziativa di varie organizzazioni cristiane dal titolo “Chiudiamo la forbice” sulle scandalose disuguaglianze, la cui misura in termini di aggravio Irpef per le classi medie è stato di oltre 900 miliardi dal 1983 al 2016. Non possiamo vedere cosa è accaduto agli impoveriti senza vedere ciò che è accaduto ai ricchi.
Marco Bersani, socio fondatore dell’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie (ATTAC), ha affrontato il tema della spesa pubblica e di come la narrazione dominante riesce a modificare la realtà che vede l’Italia sotto la spesa pubblica della media europea con incrementi minimi. Questo crea una differenziazione sociale e la necessità di affrontare il tema che è il tabù dell’economia del debito. Insieme a questo il tema del debito degli enti locali con una tassazione che dal 2010 al 2016 è aumentata di 7,8 miliardi e con una liquidità complessiva diminuita di 5,6 miliardi, ovvero con un saldo di – 13 miliardi occorsi per finanziare il debito pubblico nazionale. Un enorme costo per la società se si pensa che il contributo degli Enti locali al debito pubblico è di solo 1,8%.
A questo riguardo si sottolinea l’importanza dell’assemblea pubblica a Napoli prevista per 23 novembre alle ore 15,00 con i sindaci italiani che vogliono avviare una vertenza nazionale sul tema dello schiacciamento degli Enti locali.
Numerosi gli interventi dal pubblico che hanno spaziato sul riconoscere al metodo del dossier fisco e speculazioni il merito di avere aperto una pista di indagine nuova che può essere applicata anche agli audit civici, alla necessità di sganciare la finanza pubblica da quella privata, per evitare le speculazioni sul debito pubblico, al debito di Roma ed a questioni molto pertinenti sulla tassazione e su come sia possibile a partire da questi dati proseguire ed approfondire.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Opportunità di investimento nel debito dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, e Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet Asset Management. I fondamentali del debito dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, dopo il calo subito dalla classe di attivi quest’anno.Nonostante tutte le turbolenze di mercato che hanno subito quest’anno, i Paesi emergenti sono in condizioni molto migliori rispetto alle crisi passate. In molti casi, i fondamentali economici rimangono positivi, nonostante la vendita massiccia generalizzata. Di conseguenza, si sono create opportunità per gli investitori ben informati.Diversamente dai precedenti periodi di turbolenza, il crollo di quest’anno del debito dei mercati emergenti non è stato causato da un brusco rallentamento dell’economia globale o da uno schianto generalizzato del mercato azionario, o addirittura dal collasso dei prezzi delle materie prime. È stata invece una combinazione di minacce lente: i rischi posti da un accumulo di debito corporate dei mercati emergenti; l’impatto di un dollaro forte su Paesi con debito in dollari; il costante ritiro dello stimolo monetario in tutto il mondo e l’aumento dei tassi statunitensi; le ripercussioni delle guerre commerciali. Un quadro che ha incoraggiato gli investitori a prendere profitti nella corsa incredibilmente favorevole del 2017.
Lo stratosferico rally di mercato dello scorso anno, a sua volta, è avvenuto sulla scia di solide basi economiche. Nel complesso, le economie emergenti sono meno indebitate, meno dipendenti dalle materie prime o dai flussi di capitali esteri, più orientate verso la domanda interna, e con popolazioni più ricche e produttive che mai. Ma le valutazioni per alcune classi di attivi dei mercati emergenti, come le obbligazioni denominate in dollari e in valuta locale dei mercati emergenti, si sono impennate troppo e troppo velocemente. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato a fomentare le tensioni commerciali globali, gli investitori si sono preoccupati non solo di come i dazi statunitensi potessero incidere sulle economie dei mercati emergenti, ma anche su alcune delle minacce più interne alla crescita economica.
Tutto sommato, i fondamentali economici dei mercati emergenti rimangono solidi: i livelli del debito governativo sono generalmente contenuti, i saldi della bilancia commerciale sono robusti, così come le riserve in valuta estera, mentre la domanda interna rimane solida.
Una preoccupazione importante è stata la Cina. Ma le misure di Trump contro il Paese difficilmente scateneranno un crollo del commercio globale, se non altro perché la sua decisione di aumentare la spesa pubblica è destinata a causare un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti statunitensi. Una buona parte degli scambi statunitensi con la Cina sarà probabilmente dirottata verso altre economie emergenti competitive.Contemporaneamente, la svalutazione dell’8% da inizio anno del renminbi rispetto al dollaro compensa ampiamente i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump, riducendo le difficoltà per gli esportatori cinesi. I nostri economisti ritengono che anche una piena attuazione di ulteriori dazi su 500 miliardi di dollari USA di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ridurrebbe il PIL cinese di poco più di un punto percentuale. Allo stato attuale, le misure commerciali già adottate valgono circa un quarto di punto di crescita.
I responsabili della politica dei mercati emergenti hanno ampiamente risposto alla turbolenza con manovre ben calibrate. I tassi d’interesse sono stati aumentati e rafforzati con aggiustamenti fiscali. Nel frattempo, tassi di cambio flessibili hanno contribuito ad ammortizzare i colpi. Di conseguenza, molte economie dei mercati emergenti sono uscite dalla tempesta dei mercati sostanzialmente illese. Infatti, gli ultimi dati indicatori anticipatori dei mercati emergenti sono migliorati su base trimestrale, e attualmente sono ben al di sopra della media mobile su tre anni. Le eccezioni sono costituite dai Paesi con un debito in dollari importante e saldi della bilancia dei pagamenti deboli. La Turchia e l’Argentina sono state particolarmente colpite. Entrambe hanno significativi deficit delle partite correnti e dipendono dagli afflussi di capitale estero. Quando gli investitori si preoccupano per questi squilibri, ritirano i capitali investiti. Le conseguenti crisi valutarie hanno quindi causato l’aumento dell’inflazione, che ha costretto le banche centrali di Argentina e Turchia ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene gli aumenti dei tassi non siano stati sufficienti per contenere il panico, tuttavia hanno attenuato la crescita economica, il che, a sua volta, ha alimentato al ribasso la spirale delle economie.
Altrove nell’universo dei mercati emergenti, le condizioni sono state ulteriormente complicate da un ciclo di elezioni politiche impegnativo, non ultimo in Brasile.Ma nulla di ciò giustifica la portata delle vendite massicce in tutti gli attivi dei mercati emergenti. La conseguente ridefinizione dei prezzi ha spalancato interessanti opportunità per la gestione attiva. Le valute e le obbligazioni delle economie robuste con buone prospettive di crescita paiono nuovamente convenienti, come quelle di Sudafrica e Messico.Più in generale, il premio offerto dal debito dei mercati emergenti pare adesso interessante.
Le valute dei mercati emergenti sono più che mai convenienti rispetto al dollaro da almeno due decenni a questa parte, secondo i parametri di valutazione dei nostri economisti: sono, infatti, sottovalutate di circa il 20% rispetto al dollaro, con il renminbi più conveniente che mai sulla base della parità di potere di acquisto. Nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni in dollari dei mercati emergenti è del 6,4%, più del doppio delle omologhe statunitensi.In momenti come questo, per investire è necessario un po’ di coraggio e un’analisi molto attenta. Ma le possibili ricompense sono commisurate.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Sell-off del debito emergente: che cosa c’è alla base?

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Commento a cura di Peter Eerdmans, Co-Head, Emerging Market Fixed Income di Investec Asset Management. Come durante il taper tantrum del 2013, una causa del sell-off registrato nel debito dei mercati emergenti può essere individuata in un diverso indirizzo delle politiche degli Stati Uniti che ha alterato l’attrattività relativa degli asset del debito emergente. Nel 2013 si trattava del tapering del quantitative easing. Nel 2018, lo scenario di debolezza si è presentato in corrispondenza di un ritmo più accentuato nella normalizzazione dei tassi e nel quantitative tightening degli Stati Uniti.
Non si tratta di un fenomeno nuovo. Nel corso degli episodi precedenti (2004, 2005, 2006) forti riprezzamenti nei tassi americani hanno comportato una correzione nell’asset class. Ad ogni modo, durante l’intero ciclo di rialzi tra il 2004 e il 2006 negli Stati Uniti, la Fed ha effettuato un rialzo complessivo del 4,25%, mentre il debito emergente sia in valuta locale, sia in valuta forte ha registrato rendimenti annualizzati di oltre il 10% nel periodo.Il ritmo della stretta dei tassi negli Stati Uniti si è attenuato nelle ultime settimane e le prospettive future sembrano essere molto più modeste. Diversamente dal 2013, quando la Fed stava appena iniziando a fare un passo indietro dal QE, adesso siamo potenzialmente più che a metà strada nel ciclo dei rialzi, quindi riteniamo che lo scenario attuale sia molto più simile al 2004-2006.
Come nel 2013, i mercati emergenti con le maggiori vulnerabilità sono stati i più colpiti. Però, diversamente da quanto avvenuto nel 2013, la lista dei paesi con vere e proprie vulnerabilità è più ristretta. Eccezion fatta per l’Argentina e la Turchia, che hanno vulnerabilità esterne significative, la maggior parte degli altri mercati emergenti si trova in uno stato migliore. Ad esempio, durante la grande correzione degli ultimi anni le bilance delle partite correnti dei mercati emergenti sono generalmente passate dal deficit al surplus.Nel 2013, i flussi in uscita e la debolezza di mercato hanno causato un significativo restringimento delle condizioni finanziarie attraverso la debolezza delle valute e la contrazione delle politiche monetarie delle banche centrali dei mercati emergenti, che hanno rinforzato il sell-off. Invece, questa volta, l’impatto è stato abbastanza marginale eccetto che in Argentina e Turchia.
A nostro avviso la stretta nelle condizioni finanziarie non farà deragliare il percorso relativamente positivo dei mercati emergenti. Questo è un altro fattore chiave di differenziazione dal 2013, quando i mercati emergenti stavano rallentando dopo un lungo boom che aveva portato al surriscaldamento delle economie e a un eccessivo accumulo di credito in alcuni mercati.La situazione è piuttosto diversa adesso. Le economie emergenti sono generalmente nelle fasi iniziali del ciclo, con una crescita in recupero dopo un pesante rallentamento tra il 2013 e il 2016. Di conseguenza, c’è un ritardo considerevole in molti mercati. Questo consente alla crescita di accelerare senza alimentare l’inflazione o danneggiare i deficit delle partite correnti. In più, il contesto di crescita globale rimane relativamente forte e le materie prime ricevono ampio sostegno.Le valutazioni non dovrebbero mai essere considerate isolatamente, ma nel contesto fondamentale relativamente positivo di questo periodo riteniamo che il sell-off abbia apportato valore considerevole nell’asset class, specialmente nelle obbligazioni in valuta locale, dove già ritenevamo che le valutazioni fossero abbastanza convincenti. All’apice del taper tantrum le valutazioni delle valute emergenti si mantenevano vicine ai massimi del 2011, mentre attualmente vi è un margine tra il 15-17% nel tasso di cambio effettivo reale. Gli spread del credito sono probabilmente meno interessanti su una base meramente retrospettiva. Tuttavia, a differenza del 2013, i fondamentali del credito sono su una traiettoria positiva.
Ci sono, ovviamente, alcuni rischi da considerare. La retorica della guerra commerciale è un rischio chiave, al punto che pensiamo sia il motivo per cui questo sell-off è diventato più ampio delle precedenti correzioni del mercato rialzista. Riteniamo che gli effetti concreti della guerra commerciale saranno marginali. Tuttavia, ci aspettiamo che il rischio perduri nel corso dell’estate, durante la quale Trump cercherà di convincere i partner commerciali.
Un altro fattore che teniamo in considerazione è la composizione della crescita globale. L’impulso fiscale degli Stati Uniti ha aiutato l’economia americana a sovraperformare gli altri Paesi del mondo nel secondo trimestre.Le economie emergenti tipicamente danno il meglio quando l’economia globale cresce più forte, ma i mercati emergenti stanno andando più velocemente degli Stati Uniti. La nostra considerazione di partenza è che il ritmo di crescita degli Stati Uniti andrà incontro a una moderazione nella seconda metà dell’anno. In correlazione a ciò, un nuovo pesante sell-off nei Treasuries potrebbe far deragliare l’asset class. Tutto ciò sembra però improbabile, visto che l’inflazione degli Stati Uniti sembra restare ben ancorata e che i rialzi dei tassi per il resto dell’anno sono già largamente prezzati.Nel complesso, riteniamo che l’asset class sia in una condizione molto migliore rispetto al 2013. I fondamentali e le valutazioni sono entrambi positivi e il sell-off non ha prodotto effetti secondari che possano minacciare un ulteriore ribasso dell’asset class. Non ci sembra vi siano i presupposti per un esteso mercato ribassista, anche se stiamo monitorando da vicino i rischi che potrebbero cambiare il quadro. Siamo costruttivi sull’asset class e disponiamo di un modesto sovrappeso beta nei nostri portafogli.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.327,368 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che, dopo il primato di aprile, sale ancora attestandosi a 2.327,368 miliardi. “In pratica è come se ogni famiglia avesse il conto corrente in rosso per 91 mila e 679 euro. Da non dormirci la notte!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, ci sono 25.386.000 famiglie. “Un buon padre di famiglia, avendo un debito di questo ammontare, cercherebbe di ridurlo e non andrebbe certo in banca a protestare e a pretendere l’apertura di una nuova linea di credito, che peraltro non gli sarebbe mai concessa. Peccato che, invece, sia quello che l’Italia ha sempre cercato di fare con l’Europa” prosegue Dona. “Dopo il monito di ieri della Corte dei Conti e l’imminente fine del QE, sarebbe opportuno se si concentrasse gli sforzi sul calo del debito in valore assoluto” conclude Dona.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »