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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘decentramento’

Liberalizzazioni, ancora incerto il destino del ddl integrativo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2012

Cominciano già a farsi incerti i destini del ddl approvato la settimana scorsa dal Governo per dettare disposizioni integrative sulle liberalizzazioni dell’articolo 11. Ancora non risulta che il testo sia approdato alle Camere e tra gli osservatori si fa fatica a trovare una spiegazione: i correttivi del disegno di legge su direzione della farmacia (applicazione rinviata di tre anni, con esclusione dei rurali sussidiati) e sul concorso straordinario (rimosso il limite dei 40 anni per la partecipazione associata) dovrebbero entrare in vigore in tempi rapidissimi, per anticipare i bandi di gara che le Regioni dovrebbero emanare entro fine giugno e stoppare la scadenza imposta da qualche Asl ai t itolari ultra65enni per la nomina del direttore.
Invece l’impressione è che il Governo si sia impigrito, quasi si fosse dimenticato delle considerazioni che avevano spinto il ministro Balduzzi a tornare sulle liberalizzazioni con questo ddl. Per ripassarle basta scorrere la relazione che i tecnici del suo dicastero hanno allegato al testo: sulle farmacie soprannumerarie, per esempio, è scritto a chiare lettere che senza le precisazioni dettate dal disegno di legge (che definisce tali le sedi istituite in base al solo criterio topografico) tutti i titolari dei comuni con un numero di farmacie superiore a quello spettante in base al parametro demografico «potrebbero ritenersi legittimati a iscriversi al concorso»; sulla partecipazione associata, i tecnici della Salute scrivono che il limite dei 40 anni rischierebbe di essere censurato «sotto il profilo costituzionale e del rispetto della normativa comunitaria»; sulla Pianta organica (abolizione delle sedi e libero spostamento delle farmacie sull’intero territorio comunale, previa autorizzazione del sindaco) «l’intervento regolatorio intende evitare e superare qualsiasi possibile contenzioso» per realizzare un sistema di assegnazione delle farmacie «lineare e coerente» anche attraverso «l’abrogazione dell’istituto del decentramento».
È in sostanza la conferma di quello che gli esperti dicevano da settimane: l’articolo 11, così com’è stato riscritto dalla commissione Industria del Senato, toglierà forse lavoro alle farmacie ma certo ne darà tanto agli avvocati. Resta da capire perché, alla luce di queste infauste previsioni, il Governo abbia voluto imboccare la strada del ddl anziché quella della decretazione d’urgenza. Ma forse questo si capirà meglio nei giorni a venire, quando risulterà più chiaro il livello di priorità che spetta al provvedimento.(fonte farmacista33)

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Scilipoti: ministeri in tutta Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

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Image by gianlucacostantini via Flickr

“Il leader leghista Umberto Bossi propone di spostare alcuni dicasteri al Nord. Ma dicasteri a Nord significa anche decentrare in tutto il territorio italiano”. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale che, nel dichiararsi possibilista, pone evidenti e importanti condizioni. “Se il decentramento deve essere attuato – continua il deputato MRN – va da sé che alcuni ministeri debbano essere trasferiti a Sud e nelle isole”. Il parlamentare MRN esprime anche un pensiero sulla Libia. “Sulla Libia la penso come Bossi: bisogna sospendere i bombardamenti. La vita è sacra e la morte, inutile, di civili è assurda”. Anche l’ex IdV On. Antonio Razzi concorda e condivide le idee dell’on. Scilipoti sul decentramento dei ministeri e sulla Libia. Conclude l’On. Scilipoti: “Il Governo vada avanti, con la massima coesione, per l’attuazione urgente di una politica che porti meno tasse e meno burocrazia, al fine di evitare un possibile sfilacciamento della maggioranza”. (n.r. come abbiamo fatto a non capirlo? L’Italia si salva solo se trasferiamo due ministeri a Napoli, quattro a Milano, due a Torino, due a Palermo, uno a Messina e gli altri a Firenze, Bologna, ecc. E il consiglio dei ministri dove lo faremo? L’on.le Scilipoti non lo dice. Presumiamo in Patagonia)

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Ministeri al Nord

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

“La proposta del leader leghista Umberto Bossi, di portare alcuni dicasteri al Nord, scuote maggioranza ed opposizione. L’idea paventata dal Senatore non sembra trovare molti riscontri positivi, e non è stata ancora argomento di discussione dell’attuale nuova maggioranza PDL-LEGA-IR”. Così l’On. Scilipoti, leader dei Responsabili, che però si dichiara possibilista sulla discussione riguardante il decentramento di ministeri, anche se con alcune riserve importanti. “Se il decentramento deve essere attuato – continua il deputato MRN – va da sé che alcuni ministeri
debbano essere trasferiti a Sud e nelle isole. Ciò, però, oltre a creare evidenti disagi, comporterebbe ulteriori enormi spese e l’aumento probabile delle tasse, non adatte all’attuale situazione di crisi”. Il parlamentare responsabile prosegue oltre. “Sono tutte proposte di cui si può discutere. Ma dobbiamo chiederci cosa voglia la gente! Ebbene, il popolo chiede meno tasse e meno burocrazia. Poco interessa dello spostamento dei Ministeri al Nord o al Sud. Dobbiamo impegnarci per tutelare chi non arriva alla fine del mese e rilanciare urgentemente il mercato e l’economia italiana.” (n.r.L’on.le Scilipoti il Leader dei responsabili che con il suo voto e quello di altri ha salvato il governo Berlusconi sembra avvedersi, sia pure con il contagocce, di cosa e chi ha votato e confidiamo che si renda conto del suo macroscopico abbaglio, anche se siamo certi che in cuor suo ne è convinto anche se ora si sente intrappolato nel suo stesso errore e stenta ad esternarlo.)

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Anche Torino sede ministeriale?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Ipotizzare che Torino possa diventare sede di un Ministero non è certo un’eresia. Il tema della capitale ‘reticolare’ o ‘policentrica’ non si pone certo oggi, ma affonda le sue radici in autorevoli analisi e studi fatti in tempi non sospetti. Non è ragione di scandalo pensare che importanti funzioni direzionali del sistema pubblico possano avere una sede che non è necessariamente Roma e che, quindi, possano venire trasferite dalla capitale ad altre città. Un decentramento amministrativo di questo tipo potrebbe rappresentare uno degli elementi di modernizzazione del nostro Paese, purché venga sempre fatta salva l’identità e l’unità nazionale. Ma è evidente che si tratta di un tema complesso che non può essere affrontato se non nell’ottica di una più complessiva riforma della pubblica amministrazione, della ridefinizione del ruolo dei Ministeri, dello snellimento degli apparati burocratici e del recupero della loro efficienza. Invece, i tempi e i modi con i quali il Presidente Cota e lo stato maggiore leghista hanno rispolverato la proposta di ricollocare alcuni ministeri in città del Nord fa sì che il tutto appaia come un’operazione sfacciatamente elettorale. Proporre Milano e Torino come sedi di Ministeri o di Dipartimenti alla vigilia di un ballottaggio tanto importante, ha come sola conseguenza quella di ridurre una questione importante come il decentramento amministrativo ad una mera spartizione geografica volta a favorire i desiderata di questo o quel governatore. Il PD è disposto a discutere seriamente di decentramento ma non ad assistere ad una sorta di gioco dei bussolotti o ad un mercanteggiamento degno di Monopoli.
Se poi il Presidente ritiene di far qualcosa subito per il Piemonte, gli ricordo che da tempo giace in Parlamento una proposta di legge per l’istituzione con sede in Torino e Genova dell’autorità nazionale dei trasporti. Un’idea costruita di concerto tra le associazioni industriali piemontese e ligure, tra i due governi regionali e sostenuta, almeno a parole, anche da diversi parlamentari del centrodestra. Sarebbe bene partire da qui, anziché inseguire proposte vaghe destinare a svanire una volta che le urne si sono chiuse.

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Arcore: Succursale presidenza consiglio

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

In questi giorni apprendiamo l’accelerazione data dal Presidente del Consiglio al “decentramento” delle sue attività di governo nella residenza di Arcore. E’ proprio di queste ultime ore, infatti, lo spostamento della corrispondenza elettronica della presidenza del Consiglio ad Arcore. Ma i primi significativi segnali li abbiamo avuto già da qualche mese allorchè ha ricevuto in quella sede il sindaco di Firenze Matteo Ricci e Luca Barbareschi transfuga della prima ora dal Pdl e ora rientrato dalla porta di servizio nel Pdl. E lo ha fatto, per ben intenderci, nella sua veste istituzionale. Ma già in precedenza era prassi consolidata la riunione settimanale, di lunedì, con Bossi e compagni della Lega. Qualche maligno ha alluso al fatto che queste iniziative siano state suggerite dai suoi avvocati per dimostrare agli inquirenti, che lo hanno rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione minorile e concussione, che Arcore è qualcosa di più di un’abitazione privata. Sta di fatto che è in atto un tentativo di “decentramento” sistematico dei poteri dello Stato dal governo centrale in periferia. Basti pensare al tentativo della Lega di trasferire a Milano la Consob. Lo stesso “federalismo” è visto in questo senso e per certi versi è accettabile se non vi fosse lo zampino del “separatismo” strisciante della Lega. E pare frenato, almeno per ora, solo dalla decenza considerato che tra qualche giorno dovremmo festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia. Certo che mai come in passato questo evento unitario è stato messo in discussione, criticato, osteggiato come una ricorrenza persino infausta lasciando trasparire ad arte quanto di negativo vi fosse reale o supposto che sia. Lo stesso “ricatto” della Lega al Pdl: voi approvate il nostro federalismo e noi vi appoggeremo per la riforma della giustizia dovrebbe suonare come un campanello d’allarme a chi pensa all’Italia come nazione e non come a tanti “pezzettini” di Stato nello Stato. E lo diciamo non rivolgendoci alle opposizioni che molti pensano sono capaci di attaccarsi a tutto pur di fare dell’antiberlusconismo ma agli stessi uomini e donne del centro destra che, ad eccezione della Lega, credo abbiano nel loro dna un maggiore attaccamento all’idea di un’Italia unita,come stato e come popolo. Ma forse mi illudo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Roma capitale: è un bluff?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2010

“L’enfasi espressa da più parti sull’approvazione da parte del governo Berlusconi  del primo decreto su Roma Capitale ci appare del tutto fuori luogo in quanto tale riforma istituzionale nasce già morta non prevedendo  un rafforzamento del decentramento amministrativo all’interno della città che possa garantire un’effettiva partecipazione dei cittadini alla ‘cosa pubblica’. Anzi, al contrario, ad un rafforzamento dei poteri  del Comune di Roma corrisponde una mortificazione di quelle istanze di decentramento e di partecipazione democratica che da oltre trent’anni vengono rappresentante, anche con tutti i loro limiti, dai municipi romani. Non è un caso che la decisione di ridurre i municipi, motivata per semplici ragioni di cassa, sia stata decisa dall’alto, senza un reale dibattito che coinvolgesse l’intera città e le stesse comunità territoriali che la compongono, vere e proprie città nella città”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, presidente del Consiglio del XVII Municipio ed esponente del Prc-Federazione della Sinistra. “Da queste premesse – continua Barbera – c’è poco da sperare che tale riforma possa garantire una effettiva dilatazione delle forme di autogoverno e di partecipazione democratica di quelle singole comunità territoriali che sono oggi rappresentate dai municipi romani. Senza considerare, peraltro, che la nostra città si estende ormai ben più in là dei confini amministrativi che delimitano il territorio del Comune di Roma e che, pertanto, tale realtà complessa avrebbe richiesto ben altre riforme rispetto ai quella che il Governo sta varando oggi con tanta enfasi, come  quella prevista con l’istituzione dell’Area Metropolitana. Insomma, quello che si profila è l’ennesimo bluff del governo, frutto di  una mediazione malriuscita tra interessi diversi e contrastanti rappresentati all’interno della coalizione che  governa il Paese, che rischia di accentrare pericolosamente alcuni poteri nelle mani di un super sindaco e di una super giunta  al servizio dei poteri forti della città”

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Federalismo piemontese

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Un patto di stabilità regionale per rimuovere almeno in parte i vincoli che gravano sulle Province, soprattutto relativi alle spese di investimento per lo sviluppo delle infrastrutture e del territorio: è la prima richiesta che il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta rivolge ai vertici della Regione Piemonte appena insediati. Un dossier sintetizzato in venti punti per chiedere al presidente della Regione Piemonte Roberto Cota la certezza nei trasferimenti e l’applicazione di un reale federalismo piemontese: “La Regione Piemonte – dice Saitta – costituisce da oltre dieci anni un esempio virtuoso sulla strada del federalismo e del decentramento istituzionale per la vastità delle materie trasferite alle Province. Su 34 materie complessivamente trasferite, ben 27 ci assegnano compiti e questo processo ha rinnovato e riconosciuto il nostro ruolo e la nostra funzione. Ora, in coerenza con la legge delega sul federalismo fiscale e il nuovo disegno di legge sulle autonomie, ci aspettiamo che la Regione Piemonte si concentri sulla sua funzione legislativa delegando al livello territoriale, Provincia e Comuni, il governo di area vasta e quello di prossimità.”
Il presidente della Provincia con la sua Giunta ha predisposto nel dossier la situazione dei rapporti e delle intese aperte con la Regione: dall’edilizia scolastica alle grandi infrastrutture (soprattutto Torino – Lione, corso Marche e tangenziale est), dalla sicurezza idrogeologica alla viabilità ordinaria, dalle misure anticrisi per aziende e lavoratori in crisi alle politiche sociali ed ambientali, senza dimenticare cultura e turismo, sport e postolimpico. “Non è una lista della spesa – precisa Saitta – ma un elenco di priorità per dare risposte al territorio: lo presenterò al presidente della Regione Cota appena possibile”.

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Il decentramento federalista

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Il decentramento istituzionale e territoriale non può non condurci verso l’affinamento dei compiti operativi purché si svolga nella coesione e nella solidarietà. E’ un processo, non dimentichiamolo, che può opportunamente accrescere la responsabilità degli enti decentrati nelle politiche dell’entrata e della spesa, ma non deve dare luogo a duplicazioni o, comunque, ad aumento dei costi amministrativi. I vantaggi del decentramento si misurano proprio su questa lunghezza d’onda nello sviluppo della sussidiarietà. Presuppone alcune fondamentali funzioni dello Stato, o la segmentazione del mercato nazionale, per provocare l’abbassamento dei livelli di concorrenza secondo una generale supremacy clause. In altri termini dobbiamo associare all’autonomia regionale che intendiamo conferire con le leggi di riforma istituzionale la capacità di aumentare l’efficienza dell’Amministrazione, per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini, per irrobustire l’unità nazionale. Oggi questa strada è percorribile se vi aggiungiamo opportuni accorgimenti lungo il suo tratto per rendere più agevole la percorrenza a chi la imbocca. Pensiamo all’alta formazione, al modo di facilitare il decollo dei settori più innovativi e al modo di contribuire allo sviluppo di quelli tradizionali. La capacità di competere, in sistemi sempre più aperti, dipende in misura rilevante dalla formazione universitaria e professionale e dalla ricerca scientifica. Dobbiamo anche, politicamente, avere il coraggio di saper tagliare i rami secchi ovvero quelli che generano nella macchina amministrativa dei doppioni inutili. Pensiamo alle Province la cui eliminazioni era stata prevista fin dagli anni settanta e poi accantonata più per motivi di convenienza politica che per ragioni di efficienza amministrativa nella suddivisione dei compiti locali. Avere un modello di decentramento che fondasse il suo nucleo operativo attraverso la regione, il consorzio di piccoli comuni attigui per concentrare le funzioni amministrative di routine e il comune come ultimo anello della catena istituzionale, ci offrirebbe l’opportunità di razionalizzare al meglio le nostre risorse e favorirebbe l’introduzione di una più alta dose di innovazione tecnologica e di poter operare nel mercato globale, anche con investimenti di capitale fisico limitati. (A.R.)

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Più autonomia alle Province

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

“Il DDL appena varato dal Governo sul Codice delle Autonomie locali, è un buon punto di partenza su cui lavorare. E’ il momento in cui bisogna pianificare le misure di uscita dalla crisi introducendo correttivi per migliorare la produttività e l’efficienza del sistema Paese e dei sistemi provinciali. Le Province hanno portato avanti in questi anni battaglie in difesa di un ruolo determinante sul territorio, ma lamentano ancora una limitata autonomia organizzativa, causata da un decentramento statale e regionale che nelle materie non ha trasferito per intero le funzioni da esercitare”. E’ quanto ha sostenuto il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta nel suo intervento di fine mandato al vertice dell’UPP, l’Unione delle Province Piemontesi, che si è riunito questa mattina per il rinnovo dei propri organi presso l’Auditorium di corso Inghilterra a Torino.
“Molti non sanno, o fanno finta di non sapere – ha aggiunto Saitta – che le Province erogano molteplici ai servizi ai cittadini e alle imprese, svolgendo un ruolo centrale nella pianificazione e nella programmazione locale, regionale, statale e dell’Unione Europea, in settori fondamentali come quello ambientale, agricolo, di gestione del territorio, del trasporto locale, dei servizi del lavoro, di istruzione e formazione. Su questa logica l’UPP avrà ancora un futuro se saprà lavorare senza contrapposizioni, in questi anni abbiamo lavorato in modo che anche le Province più piccole avessero peso indipendentemente dalle loro dimensioni”. L’Assemblea ha quindi rinnovato i propri organi a partire dal Direttivo, composto dai Presidenti delle otto Province e da 28 Consiglieri provinciali. Ad Antonio Saitta, in qualità di Presidente UPP, succede Massimo Nobili che guida l’Amministrazione provinciale del Verbano-Cusio-Ossola. Vice presidente vicario è stato eletto il Presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi.

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3 milioni di euro per la formazione del personale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2009

Roma, Campidoglio. La Giunta comunale, presieduta dal sindaco Gianni Alemanno, su proposta dell’assessore alle Risorse umane Enrico Cavallari, ha approvato il nuovo Piano formativo per l’anno 2009 che stanzia tre milioni e centomila euro destinati alla formazione professionale dei dipendenti capitolini. Il Piano prevede due tipi di attività: la prima viene svolta dallo stesso Dipartimento I a favore di tutti i dipendenti comunali, l’altra (detta «formazione decentrata») viene condotta in autonomia dai Municipi.«L’approvazione del nuovo documento – commenta Cavallari – porta con sé una serie di novità tra cui il raddoppio dei fondi che precedentemente si aggiravano intorno ad un milione e mezzo di euro. Degli oltre tre milioni di euro che oggi abbiamo a disposizione, 1 milione e 600mila verranno destinati ai Dipartimenti comunali e ai Municipi dando così impulso al decentramento amministrativo che rappresenta una priorità di questo governo capitolino».«Nel nuovo Piano – aggiunge Cavallari – vengono stanziate risorse specifiche anche per i diversamente abili, per le pari opportunità, per l’aggiornamento e la formazione della Polizia Municipale e per lo sviluppo di una formazione trasversale che comprenda la sicurezza sul luogo di lavoro, la legalità, la privacy e le lingue straniere. Da quest’anno, poi, il Comune di Roma avrà un albo dei docenti interni: grazie a questo nuovo strumento potremo valorizzare al massimo le professionalità che già abbiamo e fare ricorso a personale esterno solo in casi particolari».  «Inoltre – conclude Cavallari – abbiamo previsto una linea di finanziamento dedicata all’innovazione tecnologica con l’obiettivo di sviluppare forme di aggiornamento e informazione attraverso strumenti telematici, metodologie e-learning e blended. Le nuove esigenze della società in evoluzione ci impongono un cambio di passo e siamo pronti per lanciare la macchina comunale in uno scenario internazionale».

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