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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘decessi’

Tumore del polmone

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2015

tumore polmoneSeconda conferma in pochi mesi dell’efficacia di nivolumab nel trattamento del tumore del polmone. Il farmaco, inibitore del checkpoint immunitario PD-1, ha evidenziato nello studio di fase III CheckMate-057 una sopravvivenza globale superiore rispetto allo standard di cura rappresentato da docetaxel. I risultati sono stati presentati al 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago. Lo studio ha coinvolto pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ad istotipo non squamoso, in fase avanzata precedentemente trattati. La comunità scientifica italiana si è distinta per il ruolo svolto in questa ricerca.
Lo scorso marzo i risultati dello studio di fase III CheckMate -017 avevano già mostrato un vantaggio così rilevante in termini di sopravvivenza globale da indurre la Food and Drug Administration (FDA), l’autorità regolatoria americana, ad approvare in soli tre giorni nivolumab nel trattamento dei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule di tipo squamoso in fase avanzata. Nel CheckMate -057 i pazienti trattati con nivolumab e con espressione della proteina PD-L1 hanno evidenziato una sopravvivenza globale mediana doppia (fra 17 e 19 mesi) rispetto allo standard di cura (fra 8 e 9 mesi), con una riduzione del rischio di progressione o di morte del 27%. “I risultati di CheckMate -057 rappresentano una svolta nello sviluppo di nuove opzioni terapeutiche nel tumore del polmone. Nivolumab è il primo inibitore del checkpoint immunitario PD-1 a evidenziare un significativo aumento della sopravvivenza globale in uno studio di fase III nel tumore non a piccole cellule non squamoso rispetto allo standard di cura costituito da docetaxel”, ha detto il dott. Luis Paz-Ares dell’Hospital Universitario Doce de Octubre di Madrid. “Il nostro obiettivo nella ricerca clinica è cercare nuovi opzioni che possano migliorare e in alcuni casi sostituire lo standard di cura. I risultati di CheckMate -057 rappresentano un passo in avanti nel definire un nuovo standard di cura che possa sostituire docetaxel nei casi di espressione di PD-L1”. Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Provoca più morti della somma dei tumori del colon-retto, seno e prostata. Il NSCLC è il tumore del polmone più frequente rappresentando circa l’85% dei casi di tale patologia. La sopravvivenza varia a seconda dello stadio e del tipo di tumore al momento della diagnosi.
“I dati relativi alla sopravvivenza in questo studio di fase III, così come in CheckMate -017 nei pazienti con NSCLC di tipo squamoso, confermano la nostra strategia di sviluppare nivolumab per migliorare le aspettative di sopravvivenza nei pazienti colpiti da carcinoma polmonare”, ha affermato Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “I risultati di CheckMate -057 hanno definito il ruolo dell’espressione di PD-L1, basato sull’endpoint di sopravvivenza globale. I pazienti che esprimono questa proteina, a livelli pari o superiori all’1%, raggiungono percentuali doppie di sopravvivenza globale. È un significativo progresso nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule”.
Bristol-Myers Squibb è un’azienda biopharma globale, la cui mission è scoprire, sviluppare e rendere disponibili farmaci innovativi che aiutino i pazienti a combattere gravi malattie.

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Renzi: predica bene e … razzola male

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

cognetti2I Presidenti dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Fondazione “Insieme Contro il Cancro”, proff. Stefano Cascinu e Francesco Cognetti, hanno inviato oggi una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in seguito alla sua visita ai futuri stabilimenti della Philip Morris di Zola Predosa (BO). Gli oncologi ricordano come il fumo rappresenti uno dei maggiori nemici per la salute dell’uomo: le sigarette sono infatti responsabili di oltre 9 decessi su 10 per cancro al polmone. Ecco di seguito il testo integrale della lettera.
Sig. Presidente, Le scriviamo in merito alla sua visita al futuro stabilimento della Philip Morris di Zola Predosa, dello scorso venerdì 10 ottobre. Come oncologi e uomini di scienza abbiamo molto apprezzato il Suo discorso sul valore dell’innovazione, unica via per uscire dalla crisi e per provare a costruire il domani di questo Paese. Le scoperte mediche si basano per loro natura sulla ricerca e sull’innovazione, senza le quali non si potrebbero ad esempio sviluppare nuovi farmaci. Ogni giorno dialoghiamo con le aziende farmaceutiche e ci rendiamo conto delle difficoltà per le multinazionali a investire in Italia. Quindi, siamo lieti che venga costruito uno stabilimento in Emilia Romagna, con tutte le positive conseguenze occupazionali che verranno.
Questo, però, non può farci dimenticare che la Philip Morris è una delle principali multinazionali produttrici di sigarette e il fumo rappresenta uno dei più grandi pericoli per la salute dell’uomo, soprattutto per il tumore del polmone. La probabilità di sviluppare la malattia, infatti, è più alta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori. In Italia, i prodotti a base di tabacco sono responsabili di oltre 9 decessi su 10 per cancro al polmone. A livello mondiale il fumo di sigarette è responsabile di circa un terzo dei tumori, non solo di quelli polmonari. Tralasciando poi gli altri effetti dannosi del fumo sulla salute (malattie respiratorie, cardiovascolari, ecc.). Infine, sono stati espressi da autorevoli organismi nazionali e internazionali (Organizzazione Mondiale di Sanità, Istituto Superiore di Sanità, ecc.) pareri negativi sulla sigaretta elettronica, che verrà prodotta nei nuovi stabilimenti, sull’efficacia a promuovere la disassuefazione al fumo e in particolare sulla sua nocività. Pareri che peraltro in parte non condividiamo. Siamo quindi Sig. Presidente a proporle una riflessione su una o più campagne di sensibilizzazione sul tema, così come ha recentemente fatto anche la Francia del premier Hollande, che ha stanziato 1,5 miliardi di euro per iniziative sugli stili di vita. Come oncologi siamo sempre pronti ad avviare nuove collaborazioni, ai più alti livelli istituzionali, per far capire alle persone e in particolar modo ai giovani l’importanza di uno stile di vita corretto. Siamo da anni in prima linea su questo fronte. Abbiamo già avviato campagne e progetti di awareness su tutto il territorio nazionale, con feedback eccellenti da tutti i nostri interlocutori: Ministero della Salute, ASL, Regioni, istituti scolastici, altre società scientifiche, ecc. Per esempio abbiamo avviato una campagna, dal titolo “Non fare autogol”, rivolta ai giovani studenti delle scuole superiori su questo tema, progetto che ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri già durante il Governo Monti. E stiamo per avviare la campagna “La lotta al Cancro non ha colore”, rivolta agli immigrati e ad altri strati più disagiati della popolazione italiana, colpiti in larga incidenza da questa malattia anche in forme più avanzate. La campagna è fortemente sostenuta anche dal Presidente della Repubblica. Disponiamo quindi di tutto il know-how necessario per fare la nostra parte. Purtroppo, l’Italia è relegata da anni in fondo alle classifiche sulle iniziative di prevenzione: solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva viene destinato a questo scopo, contro il 3,2% della Germania o il 4,8% dei Paesi Bassi.

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Giornata Nazionale del Malato Oncologico

Posted by fidest press agency su domenica, 13 maggio 2012

Piazza della Minerva towards the Pantheon

Piazza della Minerva towards the Pantheon (Photo credit: Wikipedia)

Roma 15 maggio ore 10 alla Biblioteca del Senato, “Giovanni Spadolini, Sala Atti parlamentari” Piazza della Minerva, 38 VII edizione della Giornata Nazionale del Malato Oncologico organizzata dalla Federazione italiana delle Associazioni del Volontariato in Oncologia (FAVO)
Le celebrazioni proseguiranno all’Auditorium della Conciliazione sabato 19 e domenica 20 maggio con la consegna del Cedro d’oro a Cesare Prandelli. Slogan di quest’anno: “Niente per noi senza noi” che come ha spiegato il Presidente di FAVO, Francesco De Lorenzo: «È un messaggio dei pazienti e del volontari alla società. Quel motto, guida i diversi contributi e la proposta di ripensamento del concetto di “appropriatezza” riferito ai Livelli Essenziali di Assistenza che dovrebbe basarsi non soltanto sulle indicazioni dell’Amministrazione e degli operatori sanitari ma anche e soprattutto sulle esigenze dei malati».
I lavori saranno aperti alle 10 dal Sen. Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Sanità al Senato, con la moderazione di Cristina Parodi. Nella prima sessione: “Piano Oncologico Nazionale: libro dei Sogni” si farà il punto sulle iniziative assunte dalle Regioni e dal Governo per la sua applicazione. Seguirà la Tavola Rotonda per la presentazione del IV Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici realizzata da FAVO in collaborazione con CENSIS, AIOM, AIRO, SIE, SIPO FIMMG, Federsanità, ANCI, INT Milano, INPS, Direzione Generale Sistema Informativo del Ministero della Salute. In particolare, saranno illustrati gli eclatanti risultati dell’indagine FAVO-Censis sui costi sociali del cancro e le inaccettabili disparità esistenti per l’accesso dei malati ai farmaci antineoplastici. Hanno assicurato la presenza la Prof.ssa Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e il Prof. Adelfio Elio Cardinale, Sottosegretario del ministero della Salute.
1.055 pazienti e 713 caregiver hanno partecipato all’indagine realizzata da FAVO – Censisi per quantificare i costi sociali del cancro sopportati dai pazienti e le loro famiglie, che si aggiungono ai costi in carico ai Servizio Sanitario Nazionale. I dati verranno divulgati il 15 maggio.
Persiste una grande disparità nell’accesso ai trattamenti farmacologici e antitumorali. Nelle diverse regioni con inaccettabili ritardi nell’erogazione dei farmaci per i malati oncologici.
La lotta al cancro ha una crescente dimensione sovranazionale, come documentato dalle iniziative e dall’impegno delle Nazioni Unite e dell’Unione europea.
Molto importanti sono i risultati dell’INPS che dimostrano come le patologie neoplastiche costituiscano complessivamente il 33% del totale delle domande accolte per patologie invalidanti (tra cui malattie psichiatriche, cardiocircolatorie, apparato locomotore) nel periodo 2002-2011.
Sono stati inoltre ridotti i tempi per il completamento dell’accertamento sanitario che ora per i malati di cancro è di circa due mesi e mezzo e ancora molto positivo il risultato ottenuto per garantire l’omogeneità ed l’equità valutativa per l’accertamento delle condizioni di disabilità dei malati di cancro.
Vengono poi trattati approfonditamente gli aspetti relativi all’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico, delle cure domiciliari.
Un capitolo importante del rapporto affronta i bisogni medici e psicosociali di centinaia di migliaia di cittadini italiani (765.000 persone) a 10 anni dalla diagnosi nei quali possono evidenziarsi effetti a lungo termine e tardivi che compromettono la vita sociale con influenza sul benessere e sulla qualità della vita.
I numeri del rapporto
Sono 950mila i malati che hanno avuto una diagnosi di tumore negli ultimi 5 anni. Sono 2milioni e 200 mila gli italiani che affrontano il cancro.
La cattiva notizia: dal 1970 al 2010 i casi di nuovi malati sono aumentati: erano 118.00 mila nel 1970, mentre nel 2010 sono stati 265.000.
La buona notizia: dal tumore si guarisce, questo è quanto emerge dai dati ISS (Istituto Superiore di Sanità), INT (Istituto Nazionale Tumori di Milano) e AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumore). Nel 1990 si contavano 205.000 nuovi malati e 127.100 decessi; nel 2010 ci sono stati 265.000 casi di persone malate a fronte di 127.000 decessi. (Graziella Giangiulio)

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Circolazione stradale ed esodo estivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Dipinti spesso come poco attenti e allergici alle regole, gli automobilisti italiani non ci stanno, anzi passano al contrattacco e, alla vigilia di un momento di particolare rischio per chi guida come quello estivo, lamentano scarsi controlli su strade ed autostrade da parte delle forze dell’ordine. Il periodo luglio-agosto è, dati alla mano, quello più rischioso dell’anno: ad esempio il bimestre luglio-agosto 2010 ha registrato un numero decisamente più elevato di decessi (+18%) e di feriti (+33%) rispetto al periodo febbraio-marzo dello stesso anno (fonte: Polizia di Stato). Dall’Osservatorio sui Servizi di Linear Assicurazioni, la compagnia on line del gruppo Unipol, condotto attraverso una ricerca commissionata all’istituto Nextplora, emerge che solo il 14% degli automobilisti italiani ritiene che i controlli sulle strade del nostro Paese siano sufficienti. Quasi la metà del campione (46%), infatti, li ritiene insufficienti e addirittura uno su quattro pensa che i pattugliamenti siano decisamente scarsi. Il 14% degli intervistati crede infine che l’opera di controllo della polizia sia accettabile solo nel fine settimana. Una percezione nel complesso decisamente negativa, proiettata in un periodo che genera ansia e preoccupazioni ma che deve essere tuttavia inquadrata in un trend positivo: dal 2007 al 2010, infatti, gli incidenti registrati nel bimestre luglio-agosto sono diminuiti del 21% (15.404 nel 2007, 12.175 nel 2010) e i decessi addirittura del 30% (da 336 a 235) (fonte Polizia di Stato). Un trend positivo che potrebbe anche dipendere da una maggiore responsabilità alla guida da parte degli automobilisti. In effetti, la ricerca Linear evidenzia come diversi siano gli accorgimenti utilizzati per mettersi al volante nelle migliori condizioni. Il 42% del campione dichiara infatti di ridurre gli alcolici nelle ore che precedono un viaggio, in particolare il 48% degli uomini. A dispetto di quanto si potrebbe credere, sono più gli under 24 a dichiarare di rinunciare all’alcol rispetto a quanto facciano le persone sopra i 45 anni (51% contro 36%). Il 23% preferisce mettersi al volante particolarmente riposato e per questo afferma di andare a dormire prima del solito così come il 15% preferisce tenersi leggero, temendo che un pasto troppo sostanzioso favorisca poi il sonno alla guida. Solo il 10% del campione dichiara di non prestare attenzione a nessun particolare accorgimento. E una volta partiti? Il 38% degli italiani, quando si affronta un lungo viaggio, preferisce fermarsi ogni due ore per sgranchirsi un po’ (in particolare il 44% degli uomini contro il 32% delle donne) mentre il 32% cerca di non viaggiare mai da solo per poter aver un cambio alla guida: un accorgimento particolarmente gradito al 47% del campione femminile. Ma cosa si fa quando, pur tra mille attenzioni, la stanchezza arriva? Detto che fermarsi a bere un caffè resta sempre un’opzione gradita (33%), la maggioranza degli intervistati preferisce sospendere il viaggio alla prima area di sosta e schiacciare un pisolino (44%). Gli automobilisti virtuosi e responsabili, dunque, ci sono e per una volta è forse giusto dare loro lo spazio che meritano.
Linear Assicurazioni è la compagnia del Gruppo Unipol specializzata nella vendita di polizze auto online (www.linear.it). Dal 1996 la Compagnia ha l’obiettivo primario di offrire direttamente un servizio di qualità ad un prezzo fortemente competitivo. Linear è la Compagniadella “Tribù del rispetto”: rispetto reciproco tra assicurati e assicuratori, rispetto di procedure agili, rispetto di tempi di liquidazione, rispetto di ogni singola esigenza, rispetto del risparmio, rispetto delle promesse fatte.

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Carcinoma avanzato della vescica

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

In Europa, il carcinoma della vescica colpisce oltre 100.000 persone ogni anno ed è responsabile di circa 40.000 decessi. In Italia, in base ai dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRT), il cancro della vescica risulta al 4° posto in termini di frequenza fra i maschi, con il 9% del totale delle diagnosi tumorali, mentre nelle donne è all’11° posto con il 2,7%. In  termini di mortalità rappresenta il 4,5% del totale dei decessi causati da neoplasie negli uomini e l’1,7% nelle donne. Le stime per il nostro Paese indicano un totale di 16.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno tra i maschi e di circa 3.500 tra le femmine, con una mortalità complessiva di oltre 5.000 persone.Il trattamento tempestivo della malattia migliora la prognosi e, a seconda della gravità, esistono diverse terapie raccomandate, tanto è vero che la mortalità da tumore della vescica è in costante riduzione nel corso degli anni. Purtroppo, tuttavia, Il carcinoma della vescica in fase avanzata o metastatico rimane associato a una prognosi infausta. “In caso di malattia localmente avanzata o metastatica è necessario un trattamento chemioterapico e, da diversi anni, lo standard è rappresentato da una combinazione contenente sali di platino. Purtroppo anche con la migliore chemioterapia il controllo della malattia e dei sintomi ad essa correlati raramente supera l’ anno e l’uso di altri farmaci chemioterapici  non ha dimostrato finora maggiori benefici ”, ha spiegato Enrico Cortesi, Primario del reparto di Oncologia B del Policlinico Umberto I di Roma, in occasione della Conferenza Nazionale AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) sui “Tumori urologici”, che si è aperta oggi a Torino.Oggi è disponibile un nuove chemioterapico – vinflunina – che ha dimostrato di essere efficace dove le cure standard hanno fallito. “Vinflunina è il primo farmaco che abbia dimostrato reali benefici clinici nelle persone colpite da tumore alla vescica in progressione da una precedente chemioterapia”, ha detto Joquim Bellmunt, Direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’ospedale universitario “Hospital del Mar” di Barcellona, coordinatore degli studi clinici europei che hanno portato alla registrazione del nuovo chemioterapico. “E’, infatti, l’unico farmaco che abbia sinora mostrato di allungare la vita di questi pazienti”, ha aggiunto. Secondo i risultati degli studi, vinflunina in monoterapia prolunga la sopravvivenza dei pazienti di oltre 2,5 mesi, rispetto al trattamento con sola terapia di supporto, con una riduzione del rischio di mortalità del 22%. Inoltre, il nuovo chemioterapico produce benefici significativi, oltre che sul controllo della malattia, anche sul preservare e migliorare la qualità di vita del paziente. Grazie al suo meccanismo d’azione mirato – vinflunina agisce inibendo l’azione dei microtubuli, specifiche strutture coinvolte nei processi di moltiplicazione delle cellule cancerose – “il farmaco rappresenta una reale opportunità nel trattamento clinico di queste forme di tumore uroteliale particolarmente serie e per le quali ad oggi le possibilità terapeutiche erano insufficienti”, ha concluso Cortesi.

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Ca prostata: meno decessi sopprimendo gli androgeni

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Terapie di soppressione degli androgeni riducono il rischio di mortalità per carcinoma prostatico, rispetto alla sola brachiterapia, in uomini anziani a elevato rischio di questo tumore senza problemi cardiovascolari o corretti mediante chirurgia. È quanto concludono, in uno studio pubblicato su Cancer, alcuni ricercatori del Department of Radiation Oncology, Brigham and Women’s Hospital and Dana-Farber Cancer Institute di Boston. All’indagine hanno preso parte 764 uomini, d’età pari o superiore a 65 anni, a elevato rischio di tumore alla prostata che sono stati sottoposti alla sola brachiterapia o alla deprivazione androgenica. I partecipanti non avevano mai subito infarto del miocardio oppure, dopo episodi infartuali, erano stati trattati mediante impianto di stent oppure intervento chirurgico. Dopo un follow-up medio di 4,9 anni, sono deceduti 25 uomini per cancro alla prostata. Effettuate le opportune correzioni per età e fattori prognostici per questo tumore, il rischio di mortalità è apparso molto più basso dopo ablazione degli androgeni che dopo brachiterapia (hazard ratio = 0,29). Tra i fattori associati a un aumento del rischio di decesso è stato individuato un punteggio di Gleason compreso tra 8 e 10. «Aggressivi trattamenti loco-regionali sono, quindi, da suggerire in anziani sani a elevato rischio di cancro prostatico» conclude Hoffman KE, principale autore dello studio. (fonte doctor news)

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Morbillo: diminuiscono i decessi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2009

L’Iniziativa contro il morbillo – una partnership di cui fanno parte UNICEF, OMS, CDC, United Nations Foundation e Croce Rossa Americana- ha annunciato che nel mondo, tra il 2000 e il 2008, le morti causate dal morbillo sono diminuite del 78% passando da 733.000 del 2000 a 164.000 del 2008. Tuttavia, gli esperti avvertono che se non c’è continuità nei finanziamenti per le campagne mondiali di vaccinazione, è possibile una recrudescenza della mortalità. Tutte le regioni, ad eccezione di una, hanno raggiunto l’obiettivo dell’ONU di ridurre la mortalità da morbillo del 90% entro il 2010 con due anni di anticipo. La vaccinazione contro il morbillo di circa 700 milioni di bambini ha evitato 4,3 milioni di decessi nell’arco di un decennio.  La sola regione che può compromettere il raggiungimento dell’obiettivo del 2010 è il Sud-est asiatico, che comprende paesi come l’India, l’Indonesia e il Bangladesh, dove i decessi causati dal morbillo sono diminuiti solo del 46% tra il 2000 e il 2008. In India, il paese con il maggior numero di decessi per morbillo, il mancato progresso è stato in gran parte dovuto al ritardo nell’attuazione delle campagne di vaccinazione su larga scala.  “Nel 2008, tre bambini su quattro morti a causa del morbillo erano indiani” ha affermato Ann M. Veneman, Direttore generale dell’UNICEF. “Il piano dell’India per rendere capillare la campagna di vaccinazione contro il morbillo in varie parti del paese è molto incoraggiante”.  Per eliminare il rischio di recrudescenza, i paesi devono continuare a sostenere vaste campagne di vaccinazione ogni due/quattro anni, fino a quando i loro sistemi sanitari siano in grado di fornire due dosi di vaccino contro il morbillo a tutti i bambini e cure. Per raggiungere l’obiettivo del 2010 sarà importante anche rafforzare i sistemi di monitoraggio delle malattie per rilevare rapidamente i casi di morbillo e controllarne i focolai.

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Assalto agli ospedali romani per influenza A

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

“Sul virus dell’influenza A si è creato troppo allarmismo e soprattutto una gran confusione: chiediamo risposte serie affinché si eviti il panico tra i cittadini e, collegato a ciò, l’affollamento delle strutture di pronto soccorso”. Queste le prime parole del vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori Oscar Tortosa in seguito alla polemica sorta tra i medici romani dopo l’affollamento dei vari ospedali durante lo scorso week-end, sulla necessità di vaccinare tutti i bambini e sulle confuse notizie che si sono susseguite sull’argomento. Il tutto intensificato dalla cassa di risonanza mediatica sugli ultimi decessi per il virus. “Vogliamo sapere – chiosa Tortosa – se è vero o meno che le persone sane di una certa età sono più immuni ma soprattutto occorre rassicurare i cittadini. Proprio in queste ore vengo a sapere – spiega l’esponente del partito guidato da Antonio di Pietro – che oggi è arrivato uno stock di vaccini destinato ad operatori sanitari e forze di polizia, poi ce ne sarà un altro per i bambini con malattie croniche e a fine mese per le altre categorie. Questo già spiega molte cose, invito i cittadini a rivolgersi al medico di famiglia per avere spiegazioni e non correre presso gli ospedali in modo che essi possano fronteggiare le reali emergenze anche perché recarsi al pronto soccorso significa comunque attendere troppe ore ed esporsi a maggiori rischi. A tal proposito – conclude Tortosa – sottolineo come altri il ritardo nell’organizzare la cosiddetta medicina territoriale con l’apertura degli studi medici per circa dieci ore al giorno come promesso dalla Regione. Come si può chiedere ai cittadini di evitare d’intasare gli ospedali se mancano le strutture di riferimento promesse? Chiedo che venga fatto il massimo sforzo per anticipare e attivare l’apertura di questi presidi sanitari”.

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Meno decessi per diabetici Stemi con riperfusione

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2009

Interventi di riperfusione, sia mediante terapie fibrinolitiche sia con approcci invasivi, migliorerebbero la sopravvivenza in ospedale di pazienti diabetici con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento St (Stemi). Sono i risultati di uno studio pubblicato su Clinical of Cardiology in cui gli autori hanno seguito l’evoluzione clinica di 889 pazienti con Stemi, di cui 168 diabetici. Dopo circa sei mesi di osservazione, la mortalità è risultata significativamente superiore nei soggetti diabetici rispetto ai non diabetici (28,0% vs 15,1%). In aggiunta, il numero più elevato di decessi è stato registrato per coloro che hanno ricevuto terapie convenzionali, in particolar modo per i diabetici rispetto ai non diabetici (40,1% vs 27,9%). Infine, sia la mortalità ospedaliera sia quella a lungo termine tendono a diventare molto paragonabili per i due gruppi di pazienti in seguito a terapie con riperfusione (7,1% vs 8,2% e 9,3% vs 15.3%, rispettivamente). (L.A.)

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