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Posts Tagged ‘decisione’

Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Bruxelles. Nella lotta per trovare una soluzione comune alla crisi migratoria e migliorare la protezione delle frontiere, una volta di più il Consiglio europeo non è riuscito a distribuire la volontà politica e la motivazione per far avanzare la legislazione UE in materia. Anche se ci sono stati progressi in campi come cause di fondo di combattimento in stati di crisi dilaniato e traffico di esseri umani, diversi Stati membri dell’Unione ancora rifiutano di assumersi la responsabilità e stare in piedi per la solidarietà europea condivisa. Questo stato di gioco è abbastanza vergognosa per quanto riguarda la governance dell’Unione europea.In Eurozona, poi, ci fu un silenzio mortale … Ancora una volta, quindi, i capi di Stato e di governo sono stati in grado solo di decidere, all’unanimità, di non decidere … “Questa Unione europea deve diventare più forte, prima che sia troppo tardi” commenta Elmar Brok, presidente dell’Unione dei federalisti europei. “Sempre più nazionalisti e populisti stanno tenendo in ostaggio l’Europa. L’UE ha bisogno di un salto in avanti, la governance deve essere rafforzata con la creazione di una vera e propria unione politica. Questa è l’unica soluzione, se vogliamo che l’Europa sia in grado di agire in modo efficace, e di essere più vicini ai cittadini.” “Questo è anche il motivo per cui una riforma della zona euro è così importante”, aggiunge Brok. “Al fine di completare l’UEM (Unione economica e monetaria) e renderlo più resistente e attraente, unione economica e politica è urgente. Il mercato unico a 27 può essere approfondito e migliorato, ma funziona abbastanza bene; E ‘quando abbiamo a che fare con questioni come le politiche economiche, o la migrazione, o le politiche estere e di sicurezza, che l’Europa ha bisogno di diventare più forte e più unito. L’unico modo per iniziare a rafforzare l’Unione europea politicamente, è quello di iniziare dal quadro EMU”. Con la dichiarazione Meseberg Francia e Germania hanno cominciato a mostrare la via. Ma le proposte più concrete e sono ora necessarie. In occasione delle prossime elezioni europee, i partiti che sostengono l’unità europea devono condividere un forte progetto politico europeo: si va dalla riforma economica e politica della zona euro, per le modifiche necessarie per rendere la cooperazione a livello europeo molto più efficace in campi come la migrazione o estera e di politica di sicurezza. “Se vogliamo fermare il nazionalismo e il populismo, dobbiamo opporre loro una forte visione europea. Il tempo è ora, o potrebbe essere troppo tardi”, conclude Brok. (fonte: European Federalists)

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Eterologa, cancellata decisione retrograda e bigotta

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

consiglio di stato“La decisione del Consiglio di Stato sgombra finalmente il campo da ogni equivoco e cancella una decisione retrograda e bigotta, una vergogna che mutilava e umiliava il diritto alla genitorialità per tutti. La Regione Lombardia non può fare il bello e cattivo tempo con determinazioni che riportano in vita chiusure mentali da Medioevo. Ben sta questa sonora bocciatura alla cricca del neo moralizzatore Maroni che si è intestardita nel sostenere l’insostenibile. Ora il presidente spieghi perché la regione ha buttato i soldi dei cittadini in spese per avvocati utili solo a cancellare in Lombardia la democrazia e la laicità”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta la decisione del Consiglio di Stato che ha stabilito che è illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa.
“Non possiamo che sottoscrivere il richiamo all’urgenza e soprattutto al rispetto delle scadenze che il Consiglio di Stato ha espresso nel dare il suo via libera al decreto ponte sulle unioni civili”: così Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Le liste d’attesa istituite in questi giorni in diversi comuni d’Italia e che vedono decine di coppie pronte a celebrare la propria unione, testimoniano la necessità di corrispondere quanto prima a quelle istanze, che sono diritti sanciti da una legge già in vigore. In questo senso è auspicabile che il termine ipotetico del prossimo ferragosto possa dimostrarsi certo. Ma subito dopo, dice il Consiglio di Stato, bisognerà giungere pronti alla scadenza del 5 dicembre, termine per l’entrata in vigore dei decreti delegati, nei quali ricade tutta la casistica delle unioni celebrate all’estero o che coinvolgono cittadini stranieri. Anche questo richiamo ha tutto il nostro sostegno: non possiamo che chiedere a gran voce che questa terra di mezzo in cui si procede a velocità diverse duri il meno possibile. Infine, registriamo con sollievo le parole del Consiglio di Stato sul tema dell’obiezione di coscienza, derubricata a fenomeno estraneo alla legge e di nessuna efficacia. Speriamo che da oggi i sindaci che hanno cercato visibilità mediatica attraverso questa assurda campagna, inizino a finire sulle pagine dei giornali per quello che fanno e non per quello che non hanno voglia di fare”, conclude Piazzoni.

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Decisione del Consiglio di Stato conferma legittimità dell’impianto del Decreto Bondi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

giustiziaLa sentenza parziale del Consiglio di Stato conferma la piena legittimità del Decreto dell’allora Ministro Bondi rigettando nel merito tutti i motivi di ricorso degli appellanti.“Le censure dedotte sono infondate e vanno respinte: le sentenze impugnate del TAR meritano di essere confermate”, un pronunciamento piuttosto eloquente ed emblematico a favore delle ragioni dei titolari dei diritti e del provvedimento del 2009 con si è previsto l’aggiornamento dei compensi per copia privata.La remissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per uno specifico e limitato aspetto, relativo alla compatibilità del nostro impianto normativo (primario e secondario) per l’esenzione ex ante del prelievo per gli usi esclusivamente professionali, tramite protocolli applicativi, non sposta di una virgola il giudizio complessivo sul sistema di prelievo italiano e cioè di conformità, proporzionalità e ragionevolezza del quadro vigente, aggiornato, come noto, nel 2014 dal Ministro Dario Franceschini.La Sesta Sezione della massima giustizia amministrativa ha infatti ribadito, in tutte le sue parti, le decisione assunte dal TAR, confermando l’infondatezza e l’inconsistenza giuridica del ricorso degli appellanti, sottolineando, ancora una volta, che ciò che conta ai fini della soggezione all’obbligo di pagamento dell’equo compenso è che apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione siano idonei (“la mera capacità, idoneità, potenzialità di realizzazione di copie private da parte di tali apparecchi”) a essere utilizzati per realizzare copie private, potendo causare un pregiudizio potenziale all’autore dell’opera protetta.

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Rifiuti. Roma come Napoli?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2012

A Roma i rifiuti rischiano di finire accumulati per le strade, come gia’ successo a Napoli. Il tira e molla tra le diverse istituzioni, Stato, Regione, Provincia e Comune, al quale si aggiunge il commissario di governo per l’emergenza rifiuti, rischia di creare quella impasse tipica del sistema Italia. Insomma, con tanti galli a cantare non si fa mai giorno e il giorno dell’apocalisse si avvicina sempre di piu’. Si discetta sui luoghi ove allocare la nuova discarica, visto che quella attuale e’ in via di esaurimento. Ognuno dice la sua, tenendo presente il proprio elettorato in vista delle prossime scadenze elettorali (nel 2013 si svolgeranno le elezioni nazionali, provinciali e comunali). C’e’, pero’, un commissario che, avendo pieni poteri, puo’ decidere autonomamente, senza curarsi delle scadenze elettorali. Chiediamo, allora al commissario di prendere una decisione. Avere la monnezza per strada nella capitale d’Italia e’ la peggiore immagine che pos
siamo dare del nostro Paese. Forza, commissario, prenda il toro per le corna e decida. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il Parlamento critica la decisione dell’Argentina di espropriare la YPF

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2012

La Commissione europea dovrebbe fare ricorso a tutti gli strumenti adeguati di risoluzione delle controversie disponibili in seno all’OMC e al G20 per rispondere alla decisione “unilaterale e arbitraria” del governo argentino di espropriare la società energetica YPF, sostiene una risoluzione adottata dal Parlamento venerdì. I deputati deplorano la decisione ed esortano Commissione e Consiglio ad adottare le misure necessarie, compresa la sospensione parziale delle preferenze tariffarie, onde evitare che si ripresentino situazioni simili.
Le autorità argentine dovrebbero “riprendere la via del dialogo e dei negoziati”, sostiene la risoluzione presentata dai gruppi PPE, S&D, ALDE, ECR e EFD, evidenziando che la decisione “unilaterale e arbitraria” del governo argentino costituisce un attacco all’esercizio della libera impresa e al principio della certezza giuridica, “causando in tal modo il deterioramento del contesto per gli investimenti delle imprese europee in Argentina”. Il testo è stato adottato con 458 voti a favore, 71 contro e 16 astensioni.
I deputati invitano il Consiglio europeo, la Commissione europea e l’Alto rappresentate per la politica estera dell’Unione Catherine Ashton a compiere ogni sforzo per difendere la presenza e gli investimenti europei nel paese sudamericano. Il Commissario per il Commercio De Gucht e l’Alto rappresentante Ashton dovrebbero inoltre “ricorrere a tutte le vie diplomatiche disponibili” per risolvere tale situazione con i loro omologhi argentini.Il Parlamento esprime profonda preoccupazione per la situazione, poiché rappresenta “un’inosservanza degli obblighi derivanti da accordi internazionali”, e mette in guardia dagli effetti negativi che simili misure possono causare, quali il disinvestimento a livello internazionale e le ripercussioni negative per l’Argentina nella comunità internazionale. Inoltre, i deputati sottolineano che la decisione riguarda una sola impresa del settore (la società energetica spagnola Repsol) e solo una parte delle sue azioni, “il che potrebbe essere considerato discriminatorio”.
Il Parlamento europeo sostiene che l’Unione europea e il Mercosur debbano affrontare le trattative in corso per un accordo di associazione in uno spirito di apertura e di fiducia reciproca. Secondo il testo approvato, decisioni come quella adottata dalle autorità argentine “possono compromettere il clima di comprensione e di amicizia necessario per raggiungere un siffatto accordo”.
Il 16 aprile il governo argentino ha annunciato la decisione di presentare al Congresso nazionale un progetto di legge inteso a convalidare l’espropriazione del 51% delle azioni della compagnia petrolifera YPF, la cui partecipazione di maggioranza è detenuta dalla società energetica spagnola Repsol. Il suddetto annuncio è stato accompagnato dall’immediata presa di controllo della sede della società da parte delle autorità del governo argentino, che hanno espulso dai locali i legittimi dirigenti e il personale designato della società in questione.
Negli ultimi mesi tale società è stata oggetto di una “campagna pubblica di diffamazione che, assieme a varie decisioni prese dalle autorità amministrative, si è tradotta nella perdita di valore delle sue azioni, con ripercussioni per tutti i suoi azionisti e le imprese ad essa associate”, sostiene il testo adottato.

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Parafarmacie e mancate liberalizzazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Rabbia e sconforto tra le parafarmacie per le mancate liberalizzazioni della Manovra. Anpi (Associazione nazionale parafarmacie italiane) esprime la propria delusione richiamando l’immagine del Titanic utilizzata nei giorni scorsi dal ministro Tremonti: «Alla fine» recita una nota «questa maggioranza, espressione degli interessi corporativi di professionisti “passeggeri di prima classe del Titanic”, che credono di sopravvivere al naufragio del Paese, è riuscita a rinviare il momento della “decisione”. Solo una crisi politica, piuttosto che il perdurare della tensione sui mercati finanziari, potrà costringere questa maggioranza a prendere quelle decisioni che ora hanno accantonato. Tuttavia per la responsabilità che ci distingue, torniamo a sollecitare alle diverse espressioni della professione di farmacista, prima che sia troppo tardi, una riforma del sistema distributivo dei farmaci». Dal Forum nazionale parafarmacie, invece, oltre ai commenti («Vince ancora una volta il corporativismo e la casta, dove per il privilegio di pochi si sacrifica il bene di tutti») arriva anche l’annuncio di una manifestazione di protesta: le parafarmacie italiane, infatti, sono state invitate a esporre in vetrina un cartello dallo slogan eloquente: «Stop liberalizzazioni – nessuno tocchi i privilegiati». L’obiettivo è, come recita un comunicato dell’associazione, spiegare ai cittadini perché non può oggi acquistare tutti i farmaci a suo carico anche in parafarmacia e chi sono le figure che a oggi bloccano le liberalizzazioni. «Le caste esistono e sono sempre molto forti» spiega il testo del cartello preparato dal Forum «ma l’Italia è pronta a combatterle, come noi farmacisti che dal 2006 abbiamo deciso con forza e coraggio di creare una sana concorrenza nel mondo della distribuzione del farmaco».(fonte farmacista33)

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Nucleare: ottima decisione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Emma Bonino, vice Presidente del Senato, ed Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale in Commissione Ambiente, sulla sentenza della Cassazione che ha trasferito il referendum sulle parti del decreto omnibus che mantengono aperta la possibilità del ritorno al nucleare, hanno dichiarato: “Ottima la decisione della Corte di Cassazione di mantenere il referendum sul nucleare perché i cittadini possano esprimersi su una questione così importante. La sentenza sgombra il campo dall’intento del Premier, anche pubblicamente manifestato, di prendere nuovamente in considerazione il nucleare magari tra un anno, ritenendo gli italiani “non idonei” a pronunciarsi. A questo punto serve però garantire il massimo dell’informazione sull’imminente scadenza referendaria, recuperando il tempo perso anche con approfondimenti nelle trasmissioni di massimo ascolto senza escludere trasmissioni ad hoc da organizzare in prima serata in vista del voto.”

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Pisapia: L’acredine di Berlusconi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2011

Bisogna avere ben chiara la ragione di tanta ostilità, sforata negli insulti da parte del cavaliere, contro l’avv. Pisapia. Il “busillis” di tanta acredine, sta nel processo sul Lodo Mondadori dove Berlusconi è stato condannato a pagare 750 milioni a De Benedetti. Avvocato di De Benedetti è stato ed è ancora nel secondo grado Pisapia. Pisapia è l’avvocato che ha calcolato in modo puntiglioso i danni materiali che De Benedetti ricevette dalla decisione corrotta della sentenza Metta. “E’ vero, ricorda Pisapia, che alla fine De Benedetti e Berlusconi trovarono una intesa. Ma a quell’ intesa De Benedetti fu costretto dalla condizione di debolezza in cui l’aveva precipitato la sentenza Metta.” Il conto complessivo che l’avvocato Pisapia chiese ai giudici di presentare agli imputati fa oggettivamente un po’ impressione: un miliardo e mezzo di euro (3000 miliardi delle vecchie lire). Berlusconi in primo grado è stato condannato a pagare 750 milioni di euro, ma adesso si attende il secondo grado che potrebbe far lievitare il conto fino alle estreme conseguenze; infatti, in vista di ciò,m le azioni in borsa del circuito berlusconiano stanno precipitando vertiginosamente, mentre si aspetta la reazione che esploderà domani, quando si presume che le contrattazioni su tali azioni saranno sospese per eccesso di ribasso. Queste le vere ragioni dell’astio berlusconiano, che è stato punito politicamente, in attesa della punizione finanziaria. (Rosario Amico Roxas)

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Unioni omosessuali: no a discriminazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Da tempo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia come le istituzioni europee siano in molti casi più avanti per quanto riguarda la tutela dei diritti civili e come invece gli stati membri ed in particolare quello italiano si dimostrino arretrati ed in non rare volte discriminatori. Un’altra decisione della Corte di Giustizia, la sentenza 10.05.2011 n° C-147/08, dimostra questa tendenza. Questa volta la Corte si occupa di parità di trattamento tra coppie ed in particolare, sulla base del principio di parità di trattamento e sul divieto di discriminazione fondato sulle tendenze sessuali in materia di occupazione e lavoro, ha stabilito un’equiparazione tra la pensione complementare di vecchiaia percepita da un soggetto coniugato e quella di colui che ha contratto un’unione civile, nel caso in cui lo Stato membro abbia legittimato, mediante registrazione, l’unione per coppie dello stesso sesso. Peraltro, secondo la sentenza che riportiamo, il cittadino ha facoltà di invocare la disciplina contenuta in una direttiva UE, in virtù del primato del diritto comunitario su quello nazionale, senza dover aspettare il recepimento da parte del legislatore interno abbia e sia scaduto il termine impartito allo Stato membro per la trasposizione. Una decisione non applicabile in Italia, in quanto, come a tutti è noto, in Italia si dibatte da anni sui diritti tra coppie di fatto e coppie dello stesso sesso senza però arrivare ad una conclusione mentre migliaia di famiglie di questo tipo sono ad aspettare e subiscono una serie di evidenti discriminazioni che dovrebbero essere bandite in uno stato che ritiene di essere civile.Secondo la Corte, la direttiva n. 2000/78 sulla parità di trattamento in ambito di occupazione e condizioni di lavoro deve essere interpretata nel senso che non sono escluse dalla propria applicazione le pensioni complementari di vecchiaia oggetto del ricorso principale: siffatta direttiva si rende quale ostacolo di un’eventuale normativa interna degli Stati membri, come quella tedesca citata nel giudizio principale, dove un beneficiario partner di una unione civile registrata percepisce una pensione complementare di vecchiaia inferiore rispetto a quella percepita da un soggetto sposato. Chiaramente tutto ciò è condizionato dalla circostanza che che nello Stato membro il matrimonio sia riservato a soggetti di sesso diverso e coesista ad un’unione civile, come quella prevista in Germania, nonché sussista una discriminazione diretta basata sulle tendenze sessuali poiché, per quanto concerne la pensione di vecchiaia, il partner si trova in una condizione di fatto e di diritto paragonabile a quella di un soggetto sposato. In ultimo i giudici hanno precisato che il giudizio sulla “paragonabilità” compete al giudice del rinvio e che in ogni caso deve essere compiuto sui diritti e obblighi dei coniugi e delle persone che hanno contratto un’unione civile.

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Riduzione dell’assegno in caso di seconde nozze

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2011

È inutile sperare di recuperare immediatamente gli alimenti arretrati dopo l’emissione della sentenza che modifica le condizioni di divorzio. Così tanti coniugi sono e saranno costretti ad attendere a lungo anche dopo la decisione per vedersi attribuito quanto gli spetta se non interverrà il Parlamento a colmare questa grave lacuna normativa. Secondo la prima sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza 9373 del 2011 che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, infatti, dev’essere esclusa l’esecutività immediata della sentenza modificativa delle condizioni di divorzio. Gli ermellini evidenziando il vuoto normativo che secondo la Corte dev’essere colmato dal legislatore in quanto “di fronte alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado, tale carattere appare una sorta di residuo affatto eccezionale, in una materia come quella familiare che richiede tempestività e snellezza operativa” ha stabilito, quindi, la non immediata esecutività delle sentenze con le quali vengono modificate dal giudice le condizioni economiche del divorzio o della separazione. Secondo i giudici di legittimità occorre che nel provvedimento sia indicata un’apposita clausola di esecutorietà. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato come non necessaria la questione di legittimità costituzionale sulla norma procedurale che statuisce che le modifiche delle condizioni economiche fossero adottate in camera di consiglio, poiché “i Giudici della Consulta non potrebbero che richiamare la scelta discrezionale del legislatore di attribuire ai procedimenti di modifica delle condizioni di separazione e divorzio, le forme di quelli in camera di consiglio”. Spetterebbe, quindi, “al legislatore intervenire, secondo i voti di gran parte della dottrina”. La vicenda portata all’attenzione dalla Suprema Corte riguarda, in particolare una coppia di La Spezia che già nel 2003 si era separata con decisione omologata dal Tribunale. Successivamente lo stesso Tribunale aveva stabilito un assegno a carico del marito, in favore di figli e moglie che era stato ridotto in seguito all’esito di apposito ricorso di questi. Nonostante la modifica, il marito però era stato per lo più moroso e la ex aveva deciso d’impugnare la sentenza di modifica delle condizioni avviando il pignoramento dello stipendio di lui che nei due gradi di giudizio di merito non veniva accordato.
I giudici del Palazzaccio respingevano anche l’ultimo ricorso della donna stabilendo che il provvedimento, in assenza di una clausola espressa, non era immediatamente esecutivo.
L’epilogo della vicenda obbligherà, quindi, la moglie a riavviare un giudizio esecutivo nei confronti dell’ex per cercare di ottenere l’assegno e gli arretrati.

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La cantonata del “milleproroghe” e “anatocismo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Riceviamo e diffondiamo l’ennesima decisione di una corte del Territorio nazionale, in particolare la Corte di Appello di Ancona, che conferma l’inapplicabilità della sciagurata norma “salva banche” di cui all’art. 2 comma 19  della legge 26/2/2011 n. 10 di conversione con modificazioni del decreto legge 29/12/2010 n. 225 inserita abusivamente dal governo nella legge di conversione del decreto “milleproroghe”. Come ha più volte sostenuto Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, sotto la paventata tutela della stabilità del sistema bancario nazionale, l’attuale governo ha tentato di scippare i cittadini del diritto di ripetere le somme indebitamente percepite dalle banche e quindi di vedersi restituito il maltolto. Dicevamo ha tentato perché tutte le decisioni successive all’entrata in vigore confermano la cantonata presa dal governo oltrechè per gli evidenti profili d’incostituzionalità della norma, addirittura anche per la sua totale inapplicabilità alle controversie nascenti ed in corso. Così  anche la Corte di Appello di Ancona con un’ordinanza del 03 marzo scorso che alleghiamo di seguito ha statuito quanto già circolava tra gli operatori del diritto, ribadendo la confusione in cui è incappato il presentatore del famigerato emendamento forse troppo preso dalla fretta di chiudere la faccenda con il decreto in scadenza per salvare la lobby delle banche per l’ennesima volta. In particolare, la corte si sofferma sulla circostanza che secondo il legislatore con la novella di cui parliamo la prescrizione decorrerebbe dall’annotazione sul conto che è operazione meramente interna e non all’operazione di pagamento cui si riferiva la famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n.  24418 del 02 dicembre 2010 che aveva confermato il termine prescrizionale decennale decorrente proprio dal termine di pagamento e non dalla singola annotazione sul conto. Peraltro, il giudice del gravame riconoscendo portata innovativa alla norma incriminata, stante la natura sostanziale della stessa e quindi non meramente processuale l’ha ritenuta applicabile alla controversia già decisa in primo grado.

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Azione universitaria: festa per la patria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Siamo felici che alla fine abbia prevalso il buonsenso del Consiglio dei Ministri e che il 17 Marzo sia considerato a tutti gli effetti e con tutti i crismi Festa Nazionale” dichiara Andrea Volpi Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria. “Avevamo già espresso la nostra contrarietà all’apertura delle scuole e delle università per meri scopi economici, oggi possiamo dirci pienamente soddisfatti per la decisione presa e ci impegneremo per fare in modo che nelle università ci si prepari adeguatamente a questo giorno di Festa” “Siamo consapevoli che il rischio che 17 marzo diventi solo un giorno di vacanza è reale – prosegue Volpi – ma non potevamo accettare che l’unico vero giorno di unità nazionale si trasformasse in una festa di serie B, mentre giornate che per la loro radice storica sono nate su delle divisioni siano considerate festive a tutti gli effetti”. “Azione Universitaria, che non è una sigla sindacale ma che da sempre porta negli atenei contenuti culturali, sarà in prima linea nelle prossime settimane per affermare l’importanza di questo giorno con iniziative che festeggino e facciano conoscere nel giusto modo la storia dei nostri 150anni. Ci auguriamo – conclude la nota – che anche questo contribuisca a dare importanza alla data scelta”

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Arcigay cresce

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Il Consiglio nazionale di Arcigay dichiara prive di fondamento tutte le speculazione che vorrebbero l’Associazione spaccata a metà, bloccata e in via di scioglimento. A differenza di quanto riportato da alcuni, Arcigay, nel corso del Consiglio nazionale e dopo un ampio dibattito, ha espulso due soci per gravi violazioni dello Statuto e degli obblighi associativi ritenendo che il faro di azione di ogni socio e volontario, come dice lo Statuto, sia la piena collaborazione, la trasparenza e  l’unità di intenti. La decisione seppur dolorosa e sofferta attiene al rispetto di valori comuni che liberamente ogni socio sceglie di condividere al momento dell’adesione all’Associazione.  Arcigay continua serenamente a lavorare per l’affermazione dei diritti delle persone lesbiche, gay, transessuali e bisessuali.

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Europa e crisi rifiuti in Campania

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

L’Italia deve rispettare la legislazione comunitaria sulla gestione dei rifiuti urbani senza ritardi, migliorare la trasparenza delle procedure per contrastare il coinvolgimento del crimine organizzato e ricostruire uno stato di fiducia con le popolazioni locali, secondo quanto afferma una risoluzione approvata giovedì.
Approvando con 374 voti a favore, 208 contrari e 38 astensioni la risoluzione presentata dai gruppi politici S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE, i deputati criticano la decisione di aprire discariche in aree protette e ribadiscono che i fondi regionali saranno liberati quando le autorità italiane presenteranno un piano per la gestione dei rifiuti conforme alle norme UE.
I fondi strutturali bloccati dalla Commissione saranno liberati “non appena il piano della gestione dei rifiuti sarà effettivamente conforme alle norme UE”. Attualmente, un piano di gestione dei rifiuti presentato dalle autorità italiane è sotto l’esame della Commissione che ne sta verificando la conformità al diritto comunitario, in particolare per la questione della gerarchia del trattamento e la sicurezza delle discariche.
Le misure straordinarie impiegate dal governo italiano per derogare alle regole sulle valutazioni d’impatto ambientale e sugli appalti pubblici per nominare commissari straordinari per prendere decisioni senza consultare o informare le autorità locali sono considerate “da gran parte della popolazione come parte del problema, per l’insita mancanza di trasparenza e di vigilanza istituzionale”. Ciò ha facilitato, sostengono i deputati, una maggiore presenza della criminalità organizzata. Tali misure d’emergenza sono state tuttavia cancellate dal governo italiano nel dicembre del 2009, restituendo cosi alle autorità locali i poteri di gestione dei rifiuti, ricordano i deputati.
La decisione di aprire discariche in aree protette all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, come nel caso di Terzigno, è criticata dai deputati che si oppongono anche a un suo eventuale allargamento, sottolineando anche il sostegno alla decisione di non aprire una seconda discarica a Terzigno, nel sito di Cava Vitiello.

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Croce rossa: si va verso la privatizzazione?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Roma, lunedì 7 febbraio Ambulatorio di Via Verrio Flacco 60 (L.go Preneste)  – ore 10.00 Assemblea pubblica. La chiusura dello storico ambulatorio della Croce Rossa Italiana in via Verrio Flacco 60 a Roma, determina per i cittadini del V° e VI° Municipio un ennesimo colpo nel già precario stato della sanità nella capitale. Questa unilaterale decisione assunta dagli attuali vertici della C.R.I., che si aggiunge alla chiusura degli altri ambulatori romani di via Luigi Cesana (quartiere Tiburtino) e via Pacinotti (zona Marconi), è solo l’ultimo tassello di un disegno volto alla dismissione dei servizi socio-sanitari erogati dalla C.R.I. ed alla privatizzazione definitiva dell’ente. Secondo l’Unione Sindacale di base, tale disegno va contrastato e combattuto a tutela dei soggetti più deboli (anziani, immigrati ed infermi) e dei lavoratori, i quali sono sottoposti ormai da tempo ad una mobilità forzata e selvaggia. USB invita pertanto tutti i lavoratori della C.R.I. e tutta la cittadinanza del V° e VI° Municipio a prendere parte all’assemblea pubblica che si terrà lunedì 7 febbraio, presso lo stesso ambulatorio di via Verrio Flacco 60 (l.go Preneste), per discutere e concordare le iniziative da intraprendere a difesa della salute e del lavoro.

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Berlusconi al di sopra della legge?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Comunicato L  Luis Morago – Avaaz.org: “La prossima settimana la Corte costituzionale deciderà se Berlusconi potrà ottenere l’immunità dai processi fintanto che avrà un incarico di governo: la prova del nove per la nostra democrazia. Attualmente imputato per corruzione giudiziaria, falso in bilancio e frode fiscale, il Presidente insieme ai suoi alleati sta esercitando una pressione enorme sui membri della Corte, nel tentativo  d’influenzare la sentenza e di garantire così che la decisione lo metta al di sopra della legge. Questo è un assalto sfrontato al caposaldo della nostra democrazia: la separazione fra i poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo. Un enorme grido pubblico in sostegno della Corte costituzionale e della sua autonomia potrebbe respingere l’eccessiva intromissione della politica e garantire che la Corte costituzionale implementi lo stato di diritto. Costruiamo la più grande petizione on-line della storia italiana per proteggere la nostra democrazia: https://secure.avaaz.org/it/in_ difesa_dei_giudici/?vl Negli ultimi anni indagini e processi hanno screditato una grossa parte della classe politica, immischiata in affari di mafia, appalti truccati ed episodi di corruzione. I politici coinvolti si sono chiusi a riccio, promulgando leggi ad personam per evitare i processi e votando contro l’autorizzazione a procedere all’arresto dei parlamentari colpevoli. Nel disperato tentativo di silenziare o ottenere sentenze favorevoli, gli stessi politici indagati o condannati hanno addirittura avviato una pericolosa propaganda contro i giudici, minacciando di avviare commissioni d’inchiesta sul loro lavoro, accusandoli di essere politicamente schierati e addirittura ipotizzando la loro insanità mentale”.
“Berlusconi, attualmente imputato in 3 processi, sta tentando nuovamente di ottenere l’immunità per essere al di sopra della legge. La Corte costituzionale, dopo aver bocciato due tentativi simili in passato, dovrà decidere sulla legittimità di una legge controversa che garantirebbe l’immunità di fatto al Presidente del Consiglio e a tutti i ministri. E la pressione sulla Corte sta raggiungendo il punto di ebollizione. In questa guerra del potere esecutivo contro quello giudiziario, la vittima sacrificale è la salute della nostra democrazia”.

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“Laurea honoris causa” all’arcivescovo Capovilla

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

L’Istituto Europeo dell’Accademia Russa delle Scienze ha conferito nei giorni scorsi la laurea di “dottore honoris causa” in scienze storiche all’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già segretario di papa Giovanni XXIII. La decisione del prestigioso riconoscimento si deve al direttore dell’Istituto accademico Nicola Shmeliov, gà consigliere del presidente Mikhail Gorbaciov, che l’ha resa pubblica  attraverso il professor Anatoly Krasikov. direttore del Centro studi socio-religiosi dell’Istituto. La proposta ha richiesto alcuni mesi di approfondimento dei testi redatti dall’ex segretario di papa Giovanni XXIII e di lavoro amministrativo oltre che di traduzioni. La laurea di “dottore honoris causa” è stata conferita a monsignor Capovilla– si legge- nella motivazione  “in riconoscimento del suo apporto>personale allo studio della eredità spirituale del Sommo Pontefice Giovanni XXIII, protagonista della storia del Novecento, promotore del dialogo delle religioni con il mondo contemporaneo, grande operatore di pace “. Plauso all’iniziativa dell’Istituto europeo attivo a Mosca dal 1987 nell’alveo dell’Accademia Russa delle Scienze (massimo ente pubblico di promozione di ricerca scientifica nel paese,fu creato nel 1724 da Pietro il Grande) è
stato espresso dalla Chiesa Ortodossa Russa nella persona del metropolita di Volokolamsk, Ilarione Alfeev, membro permanente del Santo Sinodo e presidente del Dipartimento dei rapporti esterni del Patriarcato di Mosca. Nikolai Shmeliov, che ha voluto datare la pergamena della laurea nella giornata dello scorso 14  ottobre 2010 (data della nascita ,di Capovilla a Pontelongo, Padova, nel 1915) e` uno dei massimi esperti russi di problemi economici, ma e’ noto anche come scrittore, e autore  di romanzi storici. All’interno dell’Istituto da lui diretto lavorano vari centri di studio che
svolgono attività di ricerca  nei campi i piu`diversi: dalla politologia ai problemi ambientali, dalle analisi delle congiunture economiche a quelle dei fattori religiosi nei quadri internazionali geostrategici).  Anatoly Krasikov ha ricevuto mandato per organizzare la consegna della laurea all’arcivescovo Capovilla in Italia e  insieme a Marco Roncalli, neopresidente della Fondazione
Giovanni XXIII di Bergamo,  sta valutando contesti differenti che accoglieranno anche momenti consueti come la laudatio e la lectio doctrinalis . (Marco Roncalli)

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L’on.le Razzi abbandona l’Idv

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2010

L’on. Antonio Razzi ha annunciato oggi alla Camera nel corso di una conferenza stampa la sua uscita dall’Italia dei Valori alla presenza del segretario on. Arturo Iannaccone e l’on. Americo Porfidia. L’appuntamento è stato disturbato dall’intervento esagitato del senatore Pedica il quale si è abbandonato ad intemperanze fuori protocollo interrompendo il corretto svolgere dei lavori ed inveendo contro l’on. Razzi per la sua decisione politica. Razzi farà parte del gruppo parlamentare NOI Sud nel quale è stato accolto con molta soddisfazione. «Voglio che sia ben chiaro che la decisione, per quanto sofferta, è frutto di una riflessione attenta che dura da anni –ha dichiarato Razzi in una nota-. E’ una decisione che avrei dovuto prendere già ad inizio di legislatura quanto il comportamento del partito nei miei riguardi era esplicito e trasudava insofferenza da tutti i pori». Il riferimento è alla pochissima considerazione che l’on. Razzi ha ottenuto dal partito mettendolo in difficoltà al cospetto delle comunità italiane all’estero di cui si faceva latore in Parlamento. Il presidente Di Pietro è stato avvertito in giornata tre ore prima della conferenza da una accorata lettera mandata anche per conoscenza ai due capi gruppo del Senato e della camera sen. Felice Belisario ed on. Massimo Donadi

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Circolazione stradale e Cassazione

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Secondo la sentenza 42498 depositata il 1 dicembre 2010, risponde di omicidio colposo chi lascia la macchina in doppia fila con lo sportello aperto e provoca un incidente mortale. La Suprema Corte ha confermato la condanna di un automobilista romano per omicidio colposo, reato però nel frattempo estinto per prescrizione.  Inutilmente l’imputato aveva tentato di difendersi smentendo il nesso causale tra l’aver lasciato la vettura in doppia fila e la morte del motociclista, che procedeva a forte velocità. I Giudici di Piazza Cavour hanno però respinto le doglianze dell’imputato ed hanno confermato la ratio della decisione del giudice del gravame sottolineando che tale la condotta di guida integra il reato di omicidio colposo. Secondo Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” la Suprema Corte si dimostra intransigente al punto che rischia una condanna per omicidio chi lascia l’auto in doppia fila provocando un incidente mortale.

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Amor che move il Sole e l’altre stelle

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Si torna a parlare dei tragici momenti di storia vissuta di Welby. Non intendo intervenire pro o contro qualcosa che coinvolge le coscienza, ma sono accaduti sviluppi che hanno disorientato i credenti, fatti voluti dai più alti vertici del vaticano; fatti che ci hanno mostrato le grandi porte della basilica di San Giovanni Bosco in Roma, sbarrate davanti alla salma di Welby. Bussate e vi sarà aperto. Welby ha bussato, o hanno bussato per lui i suoi familiari, ma non ha aperto nessuno, lasciando quella salma, circondata da amici (credenti o non credenti, ma erano lì), fuori dalla Casa di Dio. Una decisione peccaminosa,  un blasfemo esercizio del potere, come se si trattasse di una casa privata dove i padrone fa entrare chi vuole e scaccia chi non vuole; ma si trattava della casa di Dio e a Dio è stata attribuita, tramite pretesi vicari, la responsabilità di una decisione abnorme. Ormai Welby non serve più ai reconditi scopi che hanno sfruttato il suo dramma, ma non bisogna dimenticare; non per portare rancore a chicchessia o per rinnovare rimostranze, ma per dimensionare un evento in tutta la sua tragica “umanità”, che menti offuscate hanno ristretto nell’alveo delle condizioni di principio, facendole “un caso” mediatico, da una parte politico e dall’altra teologico, trascurando, entrambi, il dramma umano della sofferenza che trova conforto solo nella carità cristiana (per i credenti) e nella solidarietà avulsa dalle speculazioni (per  i laici).   Per ricordare degnamente Welby, affidiamoci alla fantasia che è il supporto umano alla Fede; quella fantasia che supera tutte le barriere del tempo e dello spazio, che supera la Ragione e rende l’uomo grandissimo pur dentro le sue miserie.   Con gli occhi della fantasia immaginiamo l’incontro tra Piergiorgio  e il Padreterno, in un incontro privato, stante la delicatezza dell’argomento.  Piergiorgio  parla delle sue sofferenze, di quella vita vissuta mercè l’ausilio di un sondino naso-gastrico che nulla ha a che vedere con quel cuore che Dio forgiò dal fango.  Il Creatore taceva, pur avendo molti argomenti da obiettare (la vita è sacra, solo IO posso decidere, l’uomo è fatto a immagine di Dio e non può decidere della sua vita); ma non si servì di quegli argomenti, facendo prevalere la Sua infinita capacità di ascoltare, fino al punto di “comprendere” le esigenze di quell’uomo che tanto soffrì, pur senza essere stato condannato alla crocifissione; ho detto “comprendere” e non “condividere”; capire una persona non significa, necessariamente, aderire alle sue idee; ma la immensa dimensione divina arriva a comprendere, perchè arricchita all’infinito dall’Amore.  In fondo Dio stesso fece dire a Suo figlio “Non giudicate e non sarete giudicati”; a questo punto mi piace pensare che Dio l’abbia preso per mano e l’abbia accompagnato lì dove le sofferenze umane hanno un termine. E il Diritto Canonico ?  Su questo argomento ho solo una certezza (tutta personalissima); Dio non ha mai letto quel testo scritto dagli uomini, altrimenti sarebbe intervenuto citando commi, articoli, affermazioni di principio; quelle affermazioni di principio che decidono chi “è dentro” e chi “è fuori” e Welby  sarebbe fuori, ma, secondo il Diritto Canonico, sono dentro i mafiosi, i camorristi, il capo della Magliana sepolto accanto a principi della Chiesa in una basilica romana; è dentro Pinochet che ha ricevuto funerali religiosi pur essendosi macchiato di delitti contro l’umanità e tanti, troppi altri. Piergiorgio Welby  ha solo chiesto di essere capito, ma il Diritto Canonico ha preferito giudicarlo, dividendo il pianeta  tra moralisti laici e moralisti clericali; entrambi lontanissimi dalla comprensione e dalla compassione; entrambi sollecitati da interpretazioni che privilegiano la Ragione in alternativa alla Fede, che per i laici è la fantasia. Il quesito che si pone diventa così: “Cosa ha più valore il rispetto del sabato o l’uomo che vive il ”suo” sabato ?”,  “La pietas cristiana o le norme scritte dagli uomini e inserite nel Diritto Canonico ?”  Per rispondere bisognerebbe sostituirsi a Dio, affidando l’ultimo giudizio a quel Dio che non ha mai letto il Diritto Canonico, ma che sa vedere dentro i cuori, con quell’amore  “che move il Sole e le altre stelle”.” (Rosario Amico Roxas)

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