Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘declino’

Roma: giunta Raggi declino inarrestabile

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“Il quadro drammatico dell’economia romana ha imboccato un tunnel di cui non si vede la fine. Ad aggravare la situazione anche i pasticci sui grandi eventi messi a segno dalla Giunta Raggi: maratona in stand by, Giro d’Italia con le strade colabrodo, stagione dell’ippodromo di Capannelle a rischio e la grande rinuncia alle Olimpiadi che, se aggiudicate alla Capitale, avrebbero comportato 7,1 miliardi di benefici in termini economici, tra investimenti pubblici e privati, sponsorizzazioni e introiti. L’assoluta immobilità della città è determinata da un’amministrazione senza progettualità e che non riesce neppure ad approvare il bilancio consolidato. Una situazione economica ulteriormente compromessa dalle lungaggini dovute agli errori sui bandi non vengono aggiudicati e dal destino delle municipalizzate sempre appeso a un filo. Come può risollevarsi Roma se sulle linee metropolitane e le necessarie infrastrutture non c’è nessuna certezza, se non si stanno programmando eventi culturali e sportivi di ampio respiro e, anzi, si mette a rischio lo svolgimento di quelli storici, se il degrado avanza senza pietà e mette seriamente a rischio anche l’indotto del turismo, riducendo anche il centro storico a una pattumiera? È del tutto evidente, in questo quadro, che la rinuncia alla corsa per i Giochi olimpici è stato un vero e proprio suicidio per la Capitale, in termini economici. Il Global Cities Report fotografa uno scenario impietoso della nostra Capitale: Roma è 48esima nell’elenco delle città più influenti al mondo, ben 13 posizioni sotto a Milano, che si ferma al 35° posto. Un Pil crollato di 6 punti negli ultimi anni, 2000 aziende fallite o trasferite altrove, infrastrutture in assoluto ritardo rispetto alle altre capitali europee e allo stesso capoluogo meneghino. La sindaca Raggi dovrebbe chiedersi dove sta andando Roma, e magari provare a spiegare ai romani perché dopo tante promesse la sua amministrazione è riuscita solo ad innescare un peggioramento generalizzato della qualità della vita e dei servizi. Gli indicatori economici capitolini, rilevati anche da autorevoli istituti internazionali ci preoccupano, a riguardo non siamo ottimisti perché vedendo le sfide che attendono la città e sapendo chi la governa, abbiamo serio timore che gli attuali amministratori non siano in grado di dare un colpo di reni, invertire la rotta e risollevare il destino economico della nostra Capitale. “ Così in una nota il capogruppo del PD capitolino Antogiulio Pelonzi.

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Il declino del PD: E’ nel suo Dna?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in casa Pd è necessario fare qualche passo indietro e riandare al tempo in cui è stato capace, per ben due volte, di far cadere il governo Prodi per le sue faide interne e nel lasciare che gli desse una mano il suo alleato di sinistra. Nello stesso tempo rimangono gli interrogativi di sempre: Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nelle elezioni del 2013 facendosi quasi raggiungere dal centro destra pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? E ci riferiamo a quelle “vere” e non fasulle come la “buona scuola”. Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania con la quale siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché proseguiamo nell’ignorare i reali problemi che non ci consentono di far funzionare una giustizia al passo con i tempi e insistiamo nell’ospitare gli immigrati sino a trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa? E i perché potrebbero continuare all’infinito in quanto mostra di cercare rimedi per la sua leadership più adatti per un funerale che per la sua guarigione. E la ciliegina sulla torta, si fa per dire, è stata messa allorquando Di Maio ha offerto al Pd un contratto per governare insieme ai pentastellati e ne ha ricevuto un gran rifiuto. E ora si scandalizza che lo stesso movimento abbia trovato un alleato diverso anche se tra mille tentennamenti e lo condanna all’oblio? Si dice che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non fosse che le lacrime ci accomunano nella consapevolezza che stiamo perdendo un pezzo di storia politica che avremmo voluto volentieri evitare e coinvolge gli stessi valori della democrazia intesa nel suo piano nobile. (Riccardo Alfonso)

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La perdita/degenerazione di materia bianca celebrale e declino progressivo delle funzioni cognitive

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

cervelloOggi sappiamo che il fitness cardio-respiratorio e l’esercizio sono efficaci e hanno un effetto protettivo nei confronti del cervello e delle funzioni cognitive, con effetti sulla plasticità celebrale nel senso sia di nuove connessioni tra le cellule che di riparazione e creazione di nuovi neuroni. Plasticità e neurogenesi sono correlate alla prevenzione di malattie come demenze e Alzheimer.
Uno studio del National Institute of Aging dell’NIH aveva già nel 2012 confermato questa relazione virtuosa sottolineando come i migliori riscontri si avessero proprio da programmi di camminata con effetti sui lobi frontali e temporali con effetti marcati sulla memoria a breve termine. La ricerca degli NIH si è concentrata in particolare sull’integrità della materia bianca cerebrale. Nello studio “Aerobic fitness, white matter and aging” sono stati investigati gli effetti dell’esercizio aerobico su 70 soggetti sedentari di età compresa tra 55 e 80 anni. Sono stati quindi misurati i parametri cardiorespiratori e le performance celebrali. I risultati hanno mostrato un aumento della sostanza bianca nelle aree prefrontali, parietale e temporale nel gruppo che aveva camminato mentre non mostrava benefici analoghi in quelli che avevano fatto solo stretching.“La crescita del numero di anziani è un fenomeno globale, con una stima di aumento del 20% (a partire da oggi) degli over 65 entro il 2030, mentre il numero (di americani) che sviluppano una qualche forma di demenza è destinato a raddoppiare entro lo stesso anno. Identificare i meccanismi sottostanti all’invecchiamento cerebrale è quindi diventata una priorità di salute pubblica” sottolinea la dottoressa Anna Maria Crespi, organizzatrice del Congresso Verso la CreativETA’ in corso ad Assisi.
alzheimer-cervello“Siamo abituati a credere che il declino cognitivo sia inevitabile dai 60 anni in poi. Per contrastare le perdite di memoria alcuni autori hanno proposto gli esercizi mentali, altri quello fisico, altri ancora hanno proposto di unire le due attività nella speranza di ottenere un effetto sommatorio, sfruttando il maggiore apporto in termini di ossigeno determinato dal fitness e l’aumento delle connessioni tra i neuroni provocato dallo sforzo mentale deliberato. I volontari dello studio francese di Montpellier, divisi in tre gruppi mostravano tutti un miglioramento nel quoziente di memoria: più 8,5% per quelli assegnati all’attività aerobica, 7,4% per quelli del training mentale e 9,2% per coloro che avevano seguito entrambi gli allenamenti. Questi ultimi però mostravano prestazioni migliori degli altri anche in apprendimento, memoria e logica” prosegue la dottoressa. Recenti indagini su atleti professionisti di 74 anni in media avevano mostrato un più elevato flusso sanguigno celebrale nell’area cingolata superiore, rispetto ai propri coetanei sedentari.Risultati confermati dalla più recente ricerca di Sandra Chapman del Centre for Brain Health dell’Università del Texas che ha studiato l’effetto dell’attività aerobica anche a breve termine. Ad un gruppo di 37 adulti sedentari è stato chiesto di fare movimento per 1 ora 3 volte a settimana per 3 mesi. Seguiti da un allenatore i volontari hanno fatto cyclette e tapis roulant con risultati sia sulla cognizione che sulla capacità respiratoria e cardiaca con effetti stabili anche dopo la fine del programma di allenamento. (foto: cervello)

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Declino cognitivo cambia con il tipo di demenza

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

alzheimer-cervelloLe caratteristiche demografiche differiscono significativamente fra i pazienti con demenza vascolare, quelli con morbo di Alzheimer e malattie cerebrovascolari e quelli con solo morbo di Alzheimer; anche il tasso di declino cognitivo varia significativamente fra questi gruppi di pazienti. Si tratta di gruppi che identificano le principali cause di demenza, sulla progressione delle quali tuttavia poco è noto. E molto importante a fini prognostici e gestionali che il medico sappia distinguerle con attenzione e tenga conto del carico delle lesioni vascolari nei pazienti con morbo di Alzheimer. Ciò è anche di importanza cruciale nella sperimentazione di nuovi farmaci che potrebbero avere un’efficiacia diversa in ciascun tipo di demenza, dato che le lesioni vascolari potrebbero falsare i risultati. Benchè la mortalità non sia significativamente influenzata dal tipo di demenza, l’età del paziente al momento della valutazione clinica è correlata alla sua sopravvivenza, a prescindere dalla diagnosi e dai punteggi cognitivi di base. A prescindere dalla diagnosi, inoltre, minore è l’intervallo fra la comparsa dei sintomi e la prima visita specializzata, maggiore è la sopravvivenza del paziente: ciò suggerisce il ruolo benefico di un’assistenza precoce.

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Convegno “Europa Atto Secondo” Proposta Eurorazionalista

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

europaRoma. Martedì 9 maggio ore 16,30 Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio. Acquisiti i risultati elettorali in Olanda e Francia, Società Libera intende soffermarsi sul futuro dell’Unione europea, ritenendo che, nell’immediato futuro, opportunità ed ostacoli, rilancio e declino potrebbero prospettarsi con equivalenti possibilità.
Il progetto europeo necessita di capacità d’analisi e visione strategica, scevre da deterministici retorici convincimenti e da affettive visioni geopolitiche, in sintesi non si tratta di auspicarla e di invocarla, ma di riprogettarla l’Europa, tale che la sua ragion d’essere, la sua vocazione, la sua anima sperimentale e liberale abbiano significato e riconoscimento per le genti d’Europa.
A tal fine riteniamo indispensabile una svolta federalista, in cui un ridotto numero di stati componenti si possa costituire in un soggetto federale e diventare, in tale veste, un nuovo stato membro capace di porsi come riferimento essenziale dell’Unione europea.
Società Libera auspica, quindi, la nascita di un movimento di opinione continentale in cui, al di là di scarni funzionalismi, si affermino visioni e progettualità eurorazionaliste.

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Il declino di Renzi e quel che ne segue nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2017

borsaLo spread a 200 punti che “sgradevolmente” ci ricorda che siamo un paese ancora a rischio. L’economia che ristagna. Il vecchio capitalismo nostrano che collassa senza che uno nuovo si sia affacciato all’orizzonte. Il sistema bancario che è tutto da rimettere a posto, per il quale paradossalmente ci sono i soldi (i 20 miliardi stanziati dal governo, a debito) ma non ancora gli strumenti societari e giuridici per gestire gli interventi. Bruxelles che ci preme, non tanto per ottenere una manovrina riparatrice sui conti 2016, quanto perché teme per la prossima legge di bilancio, considerato che con il probabile rialzo dei tassi rischiamo di ritrovarci sul groppone i 17 miliardi di oneri passivi che l’anno scorso abbiamo risparmiato. Insomma, tra emergenze e vecchi problemi irrisolti, noi avremmo maledettamente bisogno di poter sfruttare il tempo che ci separa dalla fine della legislatura, avendone già buttato via abbastanza fin qui. Invece, gli spasmi di un sistema politico che è, e appare, ormai irrimediabilmente fallito, fanno da contrappunto alla complessità delle questioni da affrontare e all’urgenza delle risposte da dare. Guardate che non è solo il nodo della data delle elezioni, su cui i bollenti spiriti ci paiono per fortuna un po’ sedati, e della legge elettorale con cui andare a votare, tema su cui non coltiviamo più alcuna speranza di vedere del senno all’opera. No, qui si sta facendo strada l’incertezza circa la tenuta più complessiva del Paese. Al cospetto della quale lo spettacolo inverecondo offerto dai 5stelle, le convulsioni interne al Pd, il vuoto del centro moderato e la deriva populista e peronista delle destre non solo non sono la risposta che ci vorrebbe, ma finiscono per soffiare sul fuoco. Parliamoci chiaro, gli italiani – o quantomeno una larga maggioranza di essi – attendono da tempo decisioni forti a fronte di problemi gravi. Quando hanno smesso di credere che potessero offrirle le istituzioni e il sistema dei partiti, hanno invano cercato la risposta nelle leadership. Ma gli uomini forti, o presunti tali, si sono sempre rivelati non solo non all’altezza delle aspettative, ma addirittura macchiettistici. Compreso Renzi, che pure aveva il vantaggio di parlare al centro e a destra pur stando a sinistra. Ma invece di approfittare di questo vantaggio, il giovane e volitivo segretario del Pd ha finito per essere più divisivo di Berlusconi (e ce ne vuole). E per di più, non tanto per ragioni politiche, quanto di temperamento e comportamentali. Ha fatto la frittata con il referendum, ma ora rischia di far peggio dando l’idea che l’unica cosa che lo anima sia la rivincita personale. Infatti, come non dare ragione ad Andrea Orlando quando sostiene che alla sinistra italiana serve una Bad Godesberg (il luogo dove nel 1959 la Spd tedesca abbraccio la socialdemocrazia moderna) rifondativa, capace di dare risposte ai grandi temi di oggi, primo fra tutti lo scontro planetario tra globalizzazione e neo-protezionismo. “Dobbiamo dare a noi e al Paese una strategia e un disegno per i prossimi vent’anni”, dice il ministro della Giustizia. Renzi ha avuto il merito, inizialmente, di sfrondare molti dei tabù, vecchi e nuovi, che la sinistra si è portata dietro proprio perché non ha mai fatto fino in fondo i conti con se stessa e la sua storia e perché non ha saputo irrorare di pensiero e intelligenza nuovi la sua cultura politica. Ma lì si è fermato. E ora che avrebbe necessità, per recuperare il consenso che ha scioccamente bruciato in poco tempo, di mettersi su quella strada, preferisce parlare di elezioni subito, gazebi e premi di maggioranza e pensare al chiodo fisso del regolamento di conti contro i suoi nemici. Eppure in Europa ci sono due personalità, nei paesi che stanno per affrontare (a tempo debito) la competizione elettorale, che a sinistra stanno interpretando in modo interessante la necessità di dare ai loro cittadini l’idea di una sinistra di governa diversa da quella paludata, e perdente, di chi li ha preceduti. Uno è il francese Emmanuel Macron, 39 anni, ex socialista che in poco tempo, smesso di fare il segretario generale dell’Eliseo e il ministro, ha fondato una nuova forza politica, “En Marche!”, con cui sta conquistando enormi consensi intorno ad un programma di “rupture” – un concetto, che noi di TerzaRepubblica abbiamo fatto nostro lanciando, anni fa, il progetto della nuova Assemblea Costituente, che in Francia aveva già usato, ma malamente, Nicolas Sarkozy – tanto da essere dato per favorito, probabilmente in ballottaggio con Marine Le Pen. “Destra e sinistra sono prigioni intellettuali”, dice il liberal-socialista Macron, che vuole più Europa (finalmente un francese non sciovinista) proprio quando i venti populisti che soffiano sul Vecchio Continente rendono temeraria quella posizione.Meno moderno e più conservatore è Martin Schulz, che i socialdemocratici tedeschi hanno designato sfidante di Angela Merkel in vista delle elezioni di autunno. Nato nel 1955, una vita politica interamente passata nelle istituzioni europee, Schulz sta sorprendentemente scalando le posizioni nei sondaggi fino al punto da far pensare che 12 anni dopo la fine del settennato (1998-2005) di Gerhard Schröder, la Cdu-Csu possa essere battuta. Forse si potrebbe ritrovare a fare ciò che Schröder fece dando il via alla “grande coalizione” tra Spd e popolari, ma a parti rovesciate: lui Cancelliere e la Merkel gregaria. Potrebbe essere una svolta, per la Germania e per l’intera Europa. Cosa hanno in comune Macron e Schulz? Non sono star mediatiche. Per carità, fanno la campagna elettorale, usano la tv e social, ma si stanno imponendo soprattutto per il coraggio nella rivisitazione programmatica. Cercano risposte a problemi complessi, e non fanno credere ai francesi e ai tedeschi che basterà la loro personalità per risolverli. E non agitano parole d’ordine giustizialiste. In Francia molti dei consensi del Front National (quadruplicati dal 2009 al 2014) sono stati raccolti sulla base dello slogan “tous pourris” (“i politici sono tutti marci”) e la risposta di Francois Fillon era stata sullo stesso piano: “io sono onesto come De Gaulle”. Cosa che gli aveva consentito di vincere le primarie golliste contro Alain Juppé. Peccato che è bastato uno scoop di un giornale su qualche imbroglio della moglie per farlo piombare dagli altari alla polvere in un momento. Viceversa, il partito socialista, dopo la rinuncia alla candidatura per un secondo mandato del presidente Hollande, ha visto Benoit Hamon prevalere sul premier uscente Manuel Valls. Peccato, anche qui, che la voglia di facce nuove sia coincisa con una netta sterzata a sinistra, sulla scia dei casi di Corbyn nel Regno Unito e di Podemos in Spagna. Inoltre Hamon nel referendum del 2005 votò contro il Trattato Costituzionale europeo, e dunque finisce per non essere credibile al cospetto di chi predica l’azzeramento dell’euro e si dice sovranista. Ergo non arriverà al ballottaggio. La situazione tedesca è più consolidata e la prospettiva di una nuova fase di grande coalizione rende tutto più ovattato, ma escludiamo che a Schulz – che conosciamo personalmente – scappino slogan che vellichino i bassi istinti populisti e giustizialisti dei suoi concittadini.Da noi, invece, Renzi quando avrebbe potuto – e dovuto, noi glielo dicemmo apertamente su Terza a più riprese – rompere il Pd e giocare in proprio come ora sta facendo Macron, preferì il gioco del potere, inebriante, certo, ma capace di procurare ustioni con grande facilità. E si è bruciato. Ora che dovrebbe aver imparato la lezioni e dovrebbe imitare il solido Schulz tessendo la tela del rinnovamento nella concordia nazionale, fa lo sfasciatutto. Mentre al centro dello schieramento politico, dopo il veloce evaporarsi di Mario Monti, manca clamorosamente un soggetto politico capace di guardare ai riformisti e ai moderati e quindi di tessere la tela di alleanze politiche che, siamo sicuri, dopo il voto – quando sarà e con qualunque sistema elettorale sarà – si riveleranno indispensabili. Insomma, il “partito che non c’è” e che va costruito al più presto. Ma di questo parliamo prossimamente. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Il declino della sanità laziale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

regione-lazio“E’ passata sotto silenzio la notizia, ma la sanità della Regione Lazio ha perso in un anno ben dieci posizioni, finendo ultima in classifica di categoria secondo l’indagine condotta da Demoskopika sulla performance sanitaria delle regioni italiane. E’ questa la fotografia più nitida della drammatica gestione Zingaretti, e della situazione con cui quotidianamente devono fare i conti i cittadini del Lazio. Un servizio che va peggiorando di anno in anno, di giorno in giorno dalla Capitale alla provincia, con il taglio dei posti letto, carenze di personale, costi esorbitanti, tempi delle prestazioni sanitarie che costringono gli utenti spesso a far ricorso a strutture private. In più i casi di sovraffollamento dei Pronto soccorso: basti pensare alle centinaia di persone in attesa di visita che solo alcuni giorni fa abbiamo evidenziato per ben sei ospedali romani. O ancora, le lunghe code e i costi onerosi per sottoporsi a vaccinazione antimeningococco, e l’ultimo caso che ha riguardato l’ospedale San Giovanni Addolorata dove una donna incinta ha partorito un bimbo morto dopo aver atteso oltre due ore prima di essere visitata. Una condizione allarmante che denunciamo da tempo e avviata verso un lento declino, di cui il governatore Nicola Zingaretti è il primo responsabile. Quello che preoccupa maggiormente è il silenzio assordante del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha il dovere di intervenire prima che la situazione diventi irrecuperabile e il Lazio fanalino di coda per le cure ai propri cittadini”. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia in merito a quanto emerge dall’IPS, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika, che ha evidenziato il crollo del Lazio che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”.

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Basilicata: Spesa improduttiva e investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

basilicata“I posti di lavoro in Basilicata nel 2008 erano 194 mila, nel primo trimestre del 2015 sono 182 mila, in sette anni si perdono in Basilicata 12 mila posti di lavoro. Questi sono i dati Istat e del fondo monetario internazionale, quanti anni ci vorranno affinché la Basilicata recuperi iposti che sono stati perduti?”. Così Cosimo Latronico, deputato di Forza Italia. “La Basilicata – prosegue – è la terra del petrolio, della Fiat, del turismo, dei fondi europei, della capitale della cultura. Spero che i decisori pubblici regionali, a partire dal Presidente della regione, facciano i conti con questa durissima realtà per correggere alla radice le dinamiche e le modalità dell’impiego delle risorse pubbliche. Se questi sono gli esiti, al netto delle congiunture negative esterne, ma in presenza di fattori dinamici che hanno generato un flusso di investimenti nel campo petrolifero ed in altri settori con le risorse delle royalties, con i fondi europei e con altre risorse, c’è un correzionestrutturale che si impone per passare dalla cultura della spesa improduttiva a quella degliinvestimenti. Un salto culturale e politico – conclude Latronico – senza del quale il declino nella nostra terra è inevitabile”.

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Lega: predica bene e razzola male

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2012

Italiano: Umberto Bossi

Italiano: Umberto Bossi (Photo credit: Wikipedia)

“I rilievi sull’allegra gestione dei fondi pubblici e privati affidati alla Lega Nord svelano un quadro desolante che sottolinea come il Carroccio abbia sempre fatto della propaganda la sua unica bandiera. Con tutta evidenza la Lega ha predicato bene, ma razzolato proprio male, anzi peggio! Non sorprende che PDL e Lega siano accomunati dallo stesso concetto di legalità e quindi anche da un comune declino. Sono proprio lontani i tempi in cui la Lega si definiva unico baluardo al malaffare della politica. C’è solo da auspicarsi che i Veneti aprano finalmente gli occhi e sappiano distinguere tra chi la legalità e la trasparenza la pratica e chi invece la brandisce come una spada di propaganda, ma nasconde dubbi comportamenti.”. La dichiara l’on. Giorgio Conte, Coordinatore Regionale FLI del Veneto, proprio il giorno in cui Futuro e Libertà presenta due annunciate petizioni popolari contro la corruzione nella pubblica amministrazione. (dott. Marco Bonafede)

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Nuova ricerca inglese sul declino delle capacità cognitive

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2012

(Centro Maderna) Secondo uno studio inglese, il cervello umano inizia il suo processo di lento declino a partire dai 45 anni e non dai 60 come finora era stato sostenuto da molti studi scientifici. La ricerca è stata segnalata dal “British Medical Journal”: un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani, guidato da Archana Sing-Manoux dell’University College di Londra, ha studiato come l’età modifichi le funzioni cognitive e cioè la memoria, la capacità di ragionamento e l’attitudine a comprendere le cose. Sempre secondo la ricerca, l’attività di ragionamento e memoria calano del 3,6% negli uomini e nelle donne tra i 45 e i 49 anni. La situazione peggiora con il passare degli anni e il calo arriva al 9,6% negli uomini tra i 65 e i 70 anni ma si ferma al 7,4% nelle donne della stessa età.
Gli studiosi hanno reclutato oltre 7 mila persone che facevano già parte di un più ampio studio, noto come Whitehall Study II, e partito nel 1985, con l’obiettivo di studiare i derminanti sociali della salute. Gli studiosi hanno seguito il gruppo per dieci anni, sottoponendolo per tre volte a una serie di test per valutare la memoria, il vocabolario, la capacità di comprensione visiva e uditiva, la fluidità semantica e fonologica. I risultati hanno dimostrato che i punteggi relativi a tutte le funzioni cognitive, tranne il vocabolario, si riducevano con il passare degli anni e che il declino era più veloce nelle età più avanzate.

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Stendhal: vita di Napoleone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Prefazione di Beppe Benvenuto Uno spirito superiore contro cui si sono accaniti forse troppi avversari: è il ritratto di Napoleone che emerge da questa biografia di Stendhal che ebbe sempre nei confronti dell’imperatore una grande venerazione. Scritta non come un’apologia ma con rigore storico alla luce di informazioni ricavate da numerosi scrittori, racconta la parabola del Bonaparte dalla nascita alla guerra d’Italia, dalla campagna di Francia al declino. Pagine 244 Euro 17,00 Codice 14264H EAN 978-88-425-4809-6

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“Quale declino? politiche della ricerca nell’Italia unita”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

Roma 9 e 10 giugno 2011 ore 9.30 presso l’Accademia dei Lincei Palazzo Corsini, via della Lungara 10. Un’opportunità di riflessione sul ruolo che la ricerca scientifica e tecnologica ha avuto nell’Italia postunitaria, attraverso tre diverse fasi: liberale, fascista e repubblicana. L’attenzione si concentrerà in modo particolare sul secondo dopoguerra, per individuare i fenomeni che hanno determinato l’attuale epoca di smarrimento. Molto spesso, negli ultimi decenni, la politica ha incluso tra gli obiettivi dei programmi elettorali la promozione dello sviluppo scientifico e tecnologico, mostrandosi tuttavia quasi sempre inadempiente. In questo campo la recente crisi finanziaria ha contribuito ad aggravare una già cronica debolezza del paese. E’ impressione fondata e diffusa che l’Italia abbia vissuto e stia vivendo l’avvento della “società della conoscenza” in condizioni che la rendono sempre meno competitiva. Ci si domanda sovente come il paese abbia potuto e possa distanziarsi così tanto da quell’Europa di cui pure è stato socio fondatore. L’appuntamento romano vedrà la presenza di studiosi ed esperti del settore provenienti da tutta Italia, che porteranno in qualità di relatori, di componenti il Comitato Scientifico e di coordinatori un contributo essenziale.

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Mercato del lavoro italiano per il 2011

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2011

Secondo le “Previsioni d’impiego 2011” elaborate da CareerBuilder.it, i primi segni della ripresa economica hanno fatto emergere un cauto ottimismo da parte degli imprenditori italiani riguardo la possibilità di nuove assunzioni per l’anno appena iniziato. Mentre la maggioranza dei datori di lavoro intervistati (67%) descrive la propria situazione economica come “in ripresa” o “stabile”, il 33% riporta un “declino” del proprio business oppure “incertezza”. Il 46% degli imprenditori intervistati pianifica di assumere nuovi dipendenti nel 2011 con contratti full-time, part-time, di consulenza, di lavoro temporaneo o di stage. Lo studio è stato condotto da Shape the Future, per conto di CareerBuilder.it, nel periodo dal 17 novembre al 17 dicembre, e ha coinvolto 112 business leader italiani in rappresentanza di tutti i principali settori industriali.
Le aziende italiane si stanno focalizzando sulle aree che hanno un forte impatto sul fatturato. Creare nuove efficienze, innovare per sviluppare ulteriori possibilità d’introito, espandere il portafoglio clienti e la fedeltà degli stessi sono tra gli obiettivi principali delle aziende. Ecco il dettaglio delle aree in cui le aziende cercheranno maggiormente nuove posizioni:
– Vendita (22%)
–      Customer service (22%)
–      Amministrazione (19%)
–      Ingegneria (17%)
–      Creatività/design (9%)
–      IT (9%)
–      Creatività/design (9%)

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Le paure della recessione sono in declino

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2011

In tutti i continenti si è diffusa una nuova fiducia, con i CEO in India, Austria, Colombia, Perù, Cina, Tailandia e Paraguay particolarmente ottimisti riguardo alla crescita a breve termine. A livello regionale, i CEO in Europa occidentale sono stati i meno fiduciosi,a eccezione dei CEO tedeschi, con quasi l’80% dei CEO “molto ottimisti”, in crescita di circa il 20% rispetto all’anno scorso. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati alla riunione annuale del Foro economico mondiale a Davos.
I CEO hanno detto di considerare la Cina il paese più importante in termini di crescita futura. La Cina è stata nominata dal 39% dei CEO, seguita dagli USA (21%), dal Brasile (19%) e dall’India (18%).La Cina, gli Usa e l’India sono stati ritenuti le fonti future più importanti di prodotti e materiali grezzi. A livello regionale, il 90% dei CEO ha detto di aspettarsi, durante il prossimo anno, la crescita delle proprie attività in Asia, seguita dall’America Latina (84%), dall’Africa (75%), dal Medio Oriente (72%) e dall’Europa orientale (70%).Soltanto un terzo degli intervistati ha risposto che il paese nel quale risiede offre un elevato potenziale di crescita.
In modo strategico, le migliori opportunità di crescita dei prossimi 12 mesi verranno dallo sviluppo di prodotti e servizi nuovi e dalla crescente condivisione nei mercati esistenti, attività citate dal 29% dei CEO.L’ingresso in nuovi mercati (17%), le fusioni e le acquisizioni (14%) e le nuove joint venture e alleanze (10%) sono passati in secondo piano quali strategie principali di crescita.
Lo slancio positivo nella fiducia dei CEO si è riflesso nei piani di assunzione; più della metà (51%) dei CEO nel mondo ha affermato di avere intenzione di assumere nuovo personale nel prossimo anno, dato in crescita rispetto al 39% del sondaggio precedente. È stato, altresì, evidente dai risultati dell’indagine l’impatto della recessione sulla strategia. La maggior parte dei CEO (84%) ha affermato di aver cambiato la strategia della propria azienda negli ultimi due anni e circa un terzo ha dichiarato che il cambiamento è stato essenziale.I cambiamenti strategici sono stati motivati principalmente dall’incertezza economica, dalle richieste della clientela e dalle dinamiche post-recessione nel proprio settore.La maggior parte dei CEO intende modificare la propria strategia di gestione dei talenti (83%), dei rischi (77%), degli investimenti (76%) e della struttura organizzativa (74%). I rischi globali citati dai CEO comprendono instabilità politica (58%), carenza di risorse naturali (34%), cambiamento climatico (27%) e disastri naturali (25%).
Nella continua lotta per i talenti, i CEO hanno identificato le sfide maggiori del triennio a venire:presenza limitata di candidati con capacità adeguate (66%), assunzione e integrazione di impiegati più giovani nel personale (54%), perdita di personale di alto livello alla concorrenza (52%) e creazione di percorsi di carriera allettanti (50%).Le strategie migliori da loro identificate al fine di soddisfare tali esigenze sono state:maggiore impiego di ricompense non economiche quale motivazione (65%), partecipazione di più personale a incarichi internazionali (59%) e collaborazione con il governo e l’università per migliorare le capacità (54%). http://www.pwc.com/ceosurvey.
PricewaterhouseCoopers fornisce servizi specializzati nel settore assicurativo, fiscale e della consulenza con l’obiettivo di creare fiducia nel pubblico.Oltre 161.000 persone in 154 paesi nelle aziende del network PwC condividono opinioni, esperienza e soluzioni al fine di sviluppare prospettive nuove e consulenze concrete.Per ulteriori informazioni visitare pwc.com.

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La crisi dei livelli occupazionali

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

Oggi ci ritroviamo con milioni di disoccupati, cassaintegrati, precari, aree a rischio nel pubblico e nel privato, prepensionamenti e pensionamenti differiti. Così mentre ci lecchiamo le ferite la classe politica si diletta a discettare sul sesso degli angeli: crisi si, crisi no, occupazione inferiore a quella comunitaria o più grave, ripresa dell’economia o un nuovo default. Insomma il tutto e il contrario di tutto. Penso, a questo punto, di cercare un po’ di chiarezza riandando alla crisi dei primi anni novanta che ha preceduto questa e che in qualche modo ha segnato il declino del sistema paese sia dal punto di vista imprenditoriale sia occupazionale. Allora l’accresciuta flessibilità dei rapporti di lavoro favoriti dai cambiamenti normativi con il ricorso ai licenziamenti collettivi, consentì maggiori margini di aggiustamento dell’utilizzo di manodopera e del prodotto e a dare corso a rapidi aggiustamenti del trend imprenditoriale. Quella crisi oggi ci permette di rilevare la minore riduzione del numero degli occupati, ma non certo di sottovalutarne la criticità. Ciò comporterebbe una sottostima della crescita dell’occupazione nel periodo antecedente e una sottostima del calo durante la corrente fase emergenziale. Oggi secondo i dati della B.I., rilevati presso le imprese industriali e dei servizi, condotta nell’autunno del 2009, i settori imprenditoriali più esposti sono stati e continuano ad esserlo quelli correlati alla domanda mondiale. In questo senso dobbiamo dare ragione alle tesi sostenute da Tremonti che i nostri problemi occupazionali e imprenditoriali risentono delle difficoltà che provengono dall’esterno. Ciò non di meno buon senso avrebbe dovuto indurci a rivedere i piani di aiuto governativi e la stessa distribuzione delle risorse cercando, per lo meno, di non deprimere il mercato interno. Una via che non è stata praticata e oggi ci ritroviamo con il tentativo, da parte di alcuni settori industriali, vedasi la Fiat, di risolvere i problemi imprenditoriali e occupazionali con la stessa ricetta  degli anni novanta incidendo sulle normative sul lavoro. D’altra parte il Presidente del consiglio ha già reso chiaro il suo ragionamento, ripetuto giorni fa, secondo cui se in alcune aree del mondo gli operai sono pagati un dollaro ad ora, per poter reggere la concorrenza di quelle produzioni, a costi lavorativi tanto bassi, è necessario anche da noi “fare qualche sacrificio in più” (considerato che sarebbe stato scandaloso abbassare le retribuzioni) incidendo sulla maggiore produttività, minori diritti del lavoratore sull’assistenza sanitaria, maggiori costi gravati sulle famiglie riguardo i servizi, i trasporti, l’istruzione, ecc. E’ un ragionamento tipicamente autarchico, per non dire di un capitalismo che ci ricaccia agli anni bui del XIX secolo: ridurre la spesa pubblica contraendo gli esborsi per i servizi e caricandoli sulle famiglie. Questo significa che se vogliamo una scuola efficiente dobbiamo pagarcela. Lo stesso vale per la sanità, la giustizia, l’ordine pubblico, ecc. Se partiamo con queste premesse noi peggioriamo notevolmente il disagio esistenziale del 90% della popolazione e miglioriamo sensibilmente il benessere del restante 10%. Come potremmo uscirne? Incominciamo a dire che si rende necessaria la ridistribuzione delle risorse con delle priorità per vivacizzare la ripresa economica, senza farla ricadere necessariamente sui lavoratori, a ridurre gli elevati indebitamenti delle imprese, soprattutto le più piccole, nel ricorrere anche in maniera più intensa alla Cig che permette la riduzione dell’input di lavoro senza dover ridurre in modo permanente la forza lavoro e nel modificare la strategia investendo nel marchio e nella penetrazione nei mercati internazionali. Impegni che possono essere realizzati se si includono localizzazione, settore, dimensione, percezione della propria esposizione alla crisi e cambiamento della strategia di mercato. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’Italia del declino: dichiarazione Publio Fiore

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2010

“Dietro gli scontri personali e politici che sembrano essere la causa immediata dell’attuale crisi, si intravede una operazione ben più complessa per un governo c.d. “tecnico” volto a realizzare forti tagli alla spesa statale e, quindi, al tenore di vita di molti italiani, pesanti misure di austerità, il blocco totale degli investimenti per l’economia reale, il rifinanziamento alle banche senza vincoli a tutela dell’investimento produttivo”. Lo ha dichiarato Publio Fiori della “Federazione dei Democratici Cristiani”. “E’ un’operazione – ha proseguito Fiori – che prevede precise riforme per realizzare tagli alle pensioni, la privatizzazione delle municipalizzate e la definitiva liberalizzazione di tutti i servizi pubblici che sono il vero obiettivo della speculazione. Una operazione così antipopolare può essere realizzata solo da un governo “tecnico” che non debba, cioè, rispondere ai Partiti e che non consenta alla politica di interferire con una economia basata sulla assoluta libertà di mercato e sulle scorrerie della finanza internazionale””E’ dunque necessario – ha concluso Fiori – guardare i contenuti veri di questa crisi ed aprire un serio dibattito pubblico tra le forze politiche per comprendere la reale portata dello scontro in atto e per mettere insieme una maggioranza che tuteli gli interessi del popolo italiano anziché su quelli delle oligarchie finanziarie”.

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L’Italia del declino

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Ecco i costi del declino dell’Italia: 120 miliardi di evasione fiscale, 60 miliardi per la corruzione, 331 per le infrastrutture in ritardo (al 2024), disoccupazione all’11%, 600mila in cassa integrazione, debito pubblico ad oltre i 1800 miliardi di euro, incremento del Pil solo all’1%,  quota di utilizzo dei fondi strutturali europei negli ultimi 4 anni al 13%. Con questo quadro della situazione si dovrebbe spiccare un salto in alto ma da mesi ci si occupa dei “lodi” protettivi per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dei suoi festini e delle case vendute e comprate all’estero. Dal 2001 al 2006, con 150 parlamentari di maggioranza, s’e’ fatto poco o nulla (aspettiamo ancora il livellamento delle imposte al 23 e 33%); dal 2008 al 2010 con 100 parlamentari in piu’ il governo Berlusconi non riesce a governare, ora piu’ che mai con la dipartita di una parte della maggioranza. Siamo il Paese della commedia dell’arte, le aziende sono sotto dimensionate, i prezzi gonfiati da varie forme di protezionismo, si investe per sfruttare l’arbitraggio dei prezzi protetti, il rischio politico e’ elevato, ci sono gruppi di potere che poco hanno a che fare con le regole della finanza internazionale, l’ambiente è mercantilista, protezionista e provinciale, si rischia di diventare solo mercato di consumo, è basso il senso civico, alta la protezione, elevati i costi, ecc. E’ l’Italia del declino. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Gianfranco Miccichè e il “Partito del popolo siciliano”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

“Niente paura. lascio il Pdl per fare un nuovo partito, ma resto fedele alla causa”. E’ quanto dichiara il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè. Nello specifico vuole fondare in Sicilia il “Partito del popolo siciliano”. E’ una mossa concordata, ci dicono i soliti ben informati, per mettere il bastone tra le ruote al “Partito per il Sud” di Raffaele Lombardo in odore “separatista” e filo finiano. Ma Micciché sa anche che per essere credibile e tamponare al tempo stesso il pesante declino del Pdl in una delle sue roccaforti più sicure deve fare qualcosa di più che fondare un partito anche se gli tornerebbe estremamente doloroso dimettersi dal Governo. A questo punto lancia il sasso dalla prestigiosa tribuna del Corriere della Sera e sta ora a guardare le reazioni di amici e avversari. Miccichè fissa anche dei paletti dichiarando che l’attuale Pdl nelle mani del ministro La Russa è incompatibile con i siciliani. Per quanto ci consta, è l’ennesima manovra trasformista che si cerca di assumere per ingannare gli elettori siciliani lasciando intravedere un nuovo corso virtuoso della politica isolana e non solo. In effetti gli uomini sono sempre gli stessi e la politica non cambia di colore. Come dire? Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Intanto Miccichè non può esimersi dal ribadire la sua fedeltà al capo asserendo “Non chiederò a nessuno di uscire dai gruppi del Pdl di Camera e Senato – spiega – Berlusconi non ha assolutamente nulla di cui trattare con me, non ha neanche bisogno di chiedermelo, perché sa che la mia posizione è del tutto diversa da quella di chi ha fatto altre scelte, sa – aggiunge – che sono più berlusconiano di lui. In Parlamento noi siamo nel Pdl e ci restiamo. In Sicilia facciamo il partito del popolo siciliano, perché convinti che sia la strada giusta per quella rivoluzione siciliana che non si è ancora compiuta, anzi non è nemmeno cominciata. Facciamo il partito – conclude – solo nell’interesse del popolo siciliano”.
Alla fine tutti si stracciano le vesti. Fabrizio Cicchitto capogrupo del Pdl alla Camera osserva: ”Micciché – dice – ha dato molto politicamente a Forza Italia, può dare ancora molto al Pdl”. Altero Matteoli, ministro dei trasporti osserva parlando di Miccichè: “In questa sua proposta che farà agli elettori siciliani, non mette in dubbio la sua collocazione con Berlusconi e nel centrodestra”. E il senatore Pdl Carlo Vizzini soggiunge: ”Pensare che un grande partito popolare come il Pdl possa diventare un ‘partito-spezzatino’ è un errore politico ed un’offesa al presidente Berlusconi.” Più lungimirante e pragmatico ci sembra il commento del leghista Roberto Calderoli: “La storia del Partito del Sud credo che esca fuori ciclicamente ogni sei mesi. Come nasce scompare ma non è che ci faccia tanto caso”. Parole che dovrebbero giungere ai siciliani, ben pensanti, come un sonoro schiaffo e a risvegliare la loro dignità sopita per capire quanto vale parlare al sud con le cicliche prese in giro senza misurarle con i fatti e, soprattutto, misurarli con uomini nuovi e non da sempre riciclati. (Centro studi politici della Fidest)

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Diabete e declino cognitivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

I pazienti di mezza età affetti da diabete di tipo 2 mostrano un maggiore declino delle funzioni cognitive rispetto ai soggetti coetanei non diabetici. È quanto risulta da uno studio di coorte olandese, coordinato da Astrid C.J. Nooyens dell’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente (Bilthoven), nel quale è stato misurato il funzionamento cognitivo due volte in un intervallo di tempo di cinque anni in 2.613 persone di entrambi i sessi. In particolare, sono state messe a confronto le modificazoni nei punteggi relativi alla funzione cognitiva globale e a specifici domini funzionali (memoria, velocità dei processi cognitivi, flessibilità cognitiva) tra soggetti con o senza diabete (come verificato da medici di medicina generale o mediante rilevazione randomizzata dei livelli plasmatici di glucosio). I partecipanti, al basale, avevano tra i 43 e i 70 anni, senza storie di ictus. Al follow-up di cinque anni, si è registrato nei diabetici un declino della funzione cognitiva globale 2,6 volte superiore rispetto ai controlli. In caso di età pari o superiore a 60 anni, i pazienti con diabete incidente o prevalente hanno evidenziato un declino 2,5 e 3,6 volte maggiore, rispettivamente, della flessibilità cognitiva a paragone dei non diabetici. Per la maggior parte dei domini cognitivi, l’ampiezza del declino nei pazienti con diabete incidente è risultato intermedio tra quello delle persone non diabetiche e quello dei soggetti con diabete al basale.  Diabetes Care, 2010; 33(9):1964-9 (fonte doctor news)

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Retinopatia diabetica correlata a declino cognitivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2010

La retinopatia diabetica è associata in modo indipendente al declino cognitivo negli uomini anziani affetti da diabete di tipo 2: ciò supporta l’ipotesi che la malattia microvascolare cerebrale possa contribuire all’osservata accelerazione del decadimento delle funzioni mentali in rapporto all’età. È questa la conclusione di uno studio svolto da Jie Ding e collaboratori del Centro per le scienze della salute della popolazione dell’Università di Edinburgo su 1.046 uomini e donne viventi nella stessa città, con diabete di tipo 2, di età tra i 60 e i 75 anni. Innanzitutto i partecipanti sono stati sottoposti a fotografia retinica digitale binoculare e a una batteria di sette test sulle funzioni cognitive. Inoltre è stato generato un punteggio di abilità cognitiva generale (g) a partire dai componenti principali dell’analisi. La gradazione della retinopatia diabetica è stata invece effettuata utilizzando una modificazione dell’Early treatment of diabetic retinopathy scale. Dopo aggiustamenti per l’età e il sesso, è stata osservata una significativa correlazione tra la crescente gravità della retinopatia diabetica (assente, lieve e moderata-grave) e la maggior parte delle misure cognitive. In particolare, i partecipanti affetti da una retinopatia da moderata a grave mostravano peggiori performance al “g” e ai test individuali. C’era poi, sempre per “g”, una significativa interazione tra genere e retinopatia: nei maschi, cioè, le associazioni tra retinopatia e “g” (in particolare con i test di fluenza verbale, flessibilità mentale e velocità di processazione) persistevano anche dopo aggiustamenti di vario tipo, quali il vocabolario (per valutare il declino cognitivo), il grado di depressione, le caratteristiche socio-demografiche, i fattori di rischio cardiovascolari e la malattia macrovascolare. Diabetes, 2010 Aug 26. [Epub ahead of print]

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