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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘decreti attuativi’

Legge sui vaccini e decreti attuativi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

vaccini“La definitiva conversione in legge del decreto sui vaccini obbligatori ha chiuso un aspro dibattito politico e consegnato al Paese l’auspicato strumento per una maggiore tutela della salute dei bambini e degli adolescenti. Adesso però inizia la fase applicativa che deve rendere esecutive le norme della legge con il minor disagio possibile per i giovani pazienti e la massima efficacia di risultato per la salute del singolo e la salvaguardia della comunità”. E’ questo l’auspicio della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). “Come abbiamo più volte affermato durante il dibattito parlamentare il Pediatra di libera scelta, nell’ambito del suo rapporto fiduciario con il proprio assistito e le famiglie, si rende disponibile a sostenere questo importante impegno – afferma il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale FIMP -. Tutte le ricerche dimostrano che il pediatra e il medico di famiglia sono le figure professionali sanitarie nelle quali l’assistito ripone la maggiore fiducia. Questo rapporto privilegiato che abbiamo con la popolazione ci deve imporre un ruolo attivo anche nella esecuzione delle vaccinazioni. Quest’azione se svolta nei nostri studi può aumentare notevolmente l’adesione ai vaccini da parte dei cittadini cosiddetti “esitanti”. “Per questo la FIMP ritiene che, in attesa della applicazione della nuova legge, sia necessario definire quanto prima il ruolo e le funzioni delle Cure primarie nel contesto di un sistema di rete fra Servizi vaccinali e medici curanti – prosegue Chiamenti -. In questo ambito e nel rispetto delle specificità locali vanno individuate le soluzioni organizzative più efficaci per facilitare le incombenze innanzitutto delle famiglie e poi delle istituzioni scolastiche e sanitarie. Per quanto riguarda i compiti e le funzioni degli operatori del sistema sanitario siamo in attesa del decreto attuativo della legge che a breve dovrebbe essere emanato dal Ministero della Salute”. “In questa circostanza giunge opportuna la revisione dell’“Atto di Indirizzo” per il rinnovo delle convenzioni della medicina territoriale approvato lo scorso 27 luglio dal Comitato di settore della Conferenza delle Regioni – sottolinea Chiamenti -. Il provvedimento potrà permettere di riavviare la trattativa per il rinnovo della ACN, ed è un presupposto necessario per una nuova programmazione di compiti e funzioni che i pediatri e i medici convenzionati andranno ad assumere ai vari livelli. In tale contesto, e per quanto riguarda gli obiettivi di salute che il servizio sanitario nazionale si propone, confidiamo sulla possibilità che tramite accordi regionali ed aziendali si possa trovare la soluzione più adatta alle specificità locali per un rinnovamento dell’offerta vaccinale con il coinvolgimento attivo della pediatria di famiglia nel rispetto di una efficace integrazione a vantaggio dei cittadini utenti e degli obiettivi da raggiungere”. “Il Servizio Sanitario sta attraversando un momento caratterizzato da un acceso dibattito a vari livelli e da un attivismo legislativo da cui conseguentemente dovrà derivare un nuovo approccio organizzativo del sistema delle cure e della prevenzione con l’adozione di nuovi modelli, più moderni e funzionali – conclude il presidente FIMP -. La Legge sui Livelli Essenziali di Assistenza, l’obbligo vaccinale e la riapertura della stagione dei rinnovi contrattuali sono un’occasione da non perdere per affrontare e risolvere in modo positivo i cambiamenti che l’attuale contesto sanitario e legislativo ci pone come opportunità da realizzare. La FIMP è pronta ad affrontare questa complessità mettendo in campo proposte e possibili soluzioni, ma ribadisce nel contempo la necessità di una valorizzazione del proprio impegno dimostrato negli anni per costruire un modello che nei fatti ha prodotto e produce salute nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza a cui le Istituzioni non si possono sottrarre”.

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Buona Scuola: Il CdM approva 8 decreti attuativi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

Palazzo chigi1I provvedimenti vanno ora in Conferenza Unificata per l’apposito parere e alle competenti Commissioni parlamentari, dove andranno necessariamente migliorati. Via libera per inclusione scolastica, cultura umanistica, diritto allo studio, formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, istruzione professionale, scuole italiane all’estero, sistema integrato di istruzione dalla nascita fino a sei anni, valutazione e certificazione delle competenze ed Esami di Stato. Rimane fuori, rispetto ai nove decreti indicati nella Legge 107/15, solo il nuovo Testo Unico in materia di istruzione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è un’ottima opportunità quella che si profila, perché i decreti delegati possono attuare nel mitigare o deviare gli effetti perversi della Legge 107/15. Da parte nostra, sono giunte precise indicazioni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che già le deleghe non contengano profili di incostituzionalità, come già accaduto con i decreti legislativi della Pubblica Amministrazione, e che si apra un dibattito adeguato nonostante i tempi siano decisamente ristretti. Altrimenti, toccherà ancora una volta rivolgersi al giudice. Il disco verde del Consiglio dei ministri, su otto delle nove deleghe della legge di riforma “Buona Scuola”, va considerato come un inizio di un percorso da completare: i provvedimenti vanno ora in Conferenza Unificata per l’apposito parere e alle competenti Commissioni parlamentari, dove andranno necessariamente migliorati.I decreti delegati su cui c’è stato parere favorevole riguardano: inclusione scolastica; cultura umanistica; diritto allo studio; formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado; istruzione professionale; scuole italiane all’estero; sistema integrato di istruzione dalla nascita fino a sei anni; valutazione, certificazione delle competenze ed Esami di Stato. Quello rimasto fuori dal ‘pacchetto’, approvato oggi in CdM, riguarda il nuovo Testo Unico in materia di istruzione, cioè il riordino delle disposizioni legislative vigenti comprendente numerose norme che andrebbero a superare il Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, più noto come Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado scolastico.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è “rilevante l’opportunità che i decreti delegati possono attuare nel mitigare o deviare gli effetti perversi della Legge 107/15. Da parte nostra, sono giunte precise indicazioni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che già le deleghe non contengano profili di incostituzionalità, come già accaduto con i decreti legislativi della Pubblica Amministrazione, e che si apra un dibattito adeguato nonostante i tempi siano decisamente ristretti. Altrimenti, toccherà ancora una volta rivolgersi al giudice”.
Sulla riforma del sostegno, il giovane sindacato ritiene che qualsiasi cambiamento non debba andare a scollare la figura del docente di sostegno dagli organici della scuola (rifiutando logiche di “medicalizzazione” della professione), facendo venire meno anche il progetto di portare a 10 anni l’obbligo di permanenza sul sostegno dopo l’immissione in ruolo. Per l’immediato, occorre poi assolutamente provvedere alla trasformazione di circa 40mila posti dall’attuale organico di fatto a quello di diritto, visto che i posti in deroga hanno una valenza annuale e non possono, come intende fare l’amministrazione, procrastinarli a tempo indeterminato in quello status.
Per quanto riguarda le scuole all’estero, è fondamentale che si valorizzi al massimo l’operato del personale che agisce in strutture collocate in territorio non italiano poiché, ancora oggi, il 50 per cento dei docenti è precario e nei loro confronti l’indennità aggiuntiva, assegnata al personale di ruolo‎, è inspiegabilmente ridotta della metà. Vengono, poi, spezzoni per anni assegnati su posti vacanti, le cui situazioni non sono state considerate nella riforma “La Buona Scuola”, mettendo così a rischio il servizio scolastico offerto a 31mila studenti frequentanti quelle scuole.
Sulla riforma della formazione fino a 6 anni, invece, il decreto delegato dovrebbe contenere delle misure che prevedono l’aggiunta del segmento 0-3 anni all’attuale impianto 3-6 anni, nell’ottica di una continuità verticale che vedrebbe finalmente integrato il sistema fino all’inizio della primaria. Tra le novità, servirebbe però anche la fondamentale introduzione dell’anno “ponte”, con la presenza contemporanea di maestri della scuola dell’infanzia e primaria: a 5 anni di età, infatti, i bambini necessitano di un’attenzione pedagogica maggiore, con il percorso scolastico che potrebbe anche esaurirsi a 18 anni, come avviene in molti altri Paesi.
L’introduzione della copresenza porterebbe l’incremento di almeno 30mila docenti, cui si aggiungerebbero quelli considerati dalla riforma, pari ad almeno altri 25mila nuovi insegnanti di settore (necessari per incrementare fino al 33 per cento la diffusione degli asili nido, soprattutto al Sud). In tal modo, le nuove immissioni in ruolo permetterebbero finalmente la stabilizzazione dei docenti dell’infanzia delle Graduatorie ad Esaurimento, incredibilmente dimenticati dalla Legge 107/15 e, con loro, anche dei precari abilitati non inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento, che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, nonché tutti i vincitori dei passati concorsi e di quello del 2016.
L’ultimo decreto, relativo al riordino dell’istruzione professionale, è chiaro che, dopo la sentenza n. 284/2016 della Corte Costituzionale, non si può non tenere conto della centralità delle Regioni su questo versante. In particolare, come ha detto la Consulta, sulla “previsione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, diversificati in base alla tipologia, all’età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’infanzia e dei docenti di scuola dell’infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254”.
Allo stesso modo, sempre in tema di riforma dell’istruzione professionale, bisogna tenere conto di due norme basilari: lo statuto dei lavoratori, il D.M. 300 del 1977, il quale nonostante alcune modifiche recentemente apportate, prevede ancora, all’articolo 10, che il lavoratore è un soggetto avente titolo a completare un percorso di studi. Allo stesso modo, lo statuto degli studenti e delle studentesse del 1998 accorda il diritto degli studenti alla partecipazione alle attività extracurricolari organizzate dalla scuola. Purtroppo, sinora di tali indicazioni non risulta traccia nelle bozze attuative predisposte.
A proposito, della delega su valutazione e certificazione delle competenze ed Esami di Stato, il sindacato ritiene di continuare a mantenere un assetto tradizionale con una parte maggioritaria esterna alla scuola di appartenenza degli alunni. Vanno scongiurate, a tal proposito, quelle derive che vorrebbero trasformare gli Esami di Stato in un pro-forma. Altrettanto fondamentale ed imprescindibile è il mantenimento del valore legale del titolo di studio.
Sulla cultura umanistica, Anief ritiene che vanno introdotte nella scuola secondaria di secondo grado due ore obbligatorie di Filosofia sia di Storia. Per quel che concerne, invece, il diritto allo studio, è basilare un incremento sostanzioso delle borse di studio, ad iniziare dagli studenti appartenenti a nuclei familiari non abbienti. Inoltre, vanno incrementati gli organici laddove sono più alti i tassi di dispersione scolastica, di disoccupazione e di collegamento con il mondo del lavoro. Ricordiamo, a questo proposito, che l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria, a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri Paesi dell’area Ocse. Con le tasse universitarie che continuano costantemente ad aumentare.
Su formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, è utile gestire al meglio la fase transitoria che ci si appresta a vivere, al fine di tutelare i docenti precari. In particolare, il perdurante disallineamento tra domanda e offerta dovuto al blocco dell’aggiornamento delle GaE, il mancato inserimento di personale abilitato, la contrazione degli organici e la falsa individuazione dell’organico di diritto, che produce nuovo precariato con sempre più numerose e certe condanne del Miur al pagamento di scatti stipendiali, mensilità estive, risarcimenti, spese legali.

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“Volontariato come servizio e opportunità di formazione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

camera deputati“Fa riflettere la singolare convergenza nello stesso giorno nell’Aula di Montecitorio di due importanti disegni legge, uno sulla scuola e l’altro sul Terzo settore, che contengono entrambi la delega al governo per la successiva pubblicazione dei decreti attuativi. Sono disegni di legge che affermano principi, ribadiscono criteri; da un lato mettono al centro del dibattito il senso stesso della scuola e della formazione che dovrebbe dare alle nuove generazioni e dall’altro sollevano l’impegno che tutti noi dobbiamo avere nei confronti delle persone che presentano, a qualsiasi titolo, una qualche condizione di svantaggio personale e sociale. Disegni di legge che sembrano fare più riferimento all’articolo tre della Costituzione che non ad altri aspetti della nostra normativa”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“La pari dignità sociale di tutti i cittadini.. senza distinzioni di condizioni personali e sociali.. obbliga la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico-sociale, che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impedisce il pieno sviluppo della persona umana. Tocca alla scuola, attraverso l’intenso lavoro di formazione che le è proprio, ridurre le distanze che separano ragazzi nati in circostanze diverse da famiglie più o meno ricche o più o meno colte o riconosciute come socialmente più o meno importanti. Ma laddove la scuola non arriva a creare condizioni omogenee di sviluppo – prosegue Binetti – è necessario che intervenga la fantasia creativa di quanti desiderano una società più coesa e solidale. In questo senso il terzo settore è una miniera infinita di idee, di iniziative, di proposte che si traducono in realtà. Nel terzo settore, soprattutto nell’ambito del volontariato, si danno contestualmente le attività di servizio e le attività di formazione; le prime rivolte ai più fragili, le seconde ai più giovani. Proprio come nella scuola si intrecciano nella vita della classe lo spirito di collaborazione tra compagni e l’aiuto reciproco, con una formazione intellettuale di alto livello. Il volontariato rappresenta per i giovani una vera e propria fucina di opportunità per mettersi in gioco, per assumersi responsabilità di cura, di accompagnamento, di servizio diretto alla persona. Poche cose fanno riflettere tanto i giovani come la possibilità di entrare a contatto con fasce sociali meno fortunate della loro. Imparano a leggere diversamente la propria condizione; a capire, e a volte perfino a sperimentare, la vera natura di certi livelli povertà. Tra Scuola e volontariato – conclude Binetti -, tra obbligatorietà e libera scelta, tra le dinamiche del sapere e quelle del fare, i giovani maturano un po’ alla volta, imparando la difficile arte di non essere e di non diventare mai indifferenti ai bisogni degli altri”.

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Per il secondo polo romano

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2010

Roma. “Come sempre brillantemente, il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, ha intuito l’esigenza, sottolineata dal Sindaco Gianni Alemanno, di procedere speditamente all’attuazione del progetto del Secondo Polo che vede in prospettiva la realizzazione di ciò che consentirà alla Capitale di ottenere l’assegnazione per l’organizzazione delle olimpiadi 2020”. A parlare il Vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo commentando le parole dell’on. Francesco Giro. “I cittadini romani presenti nel Governo centrale, nel Parlamento e nelle istituzioni locali, come un sol uomo potranno e dovranno lavorare su questi progetti per il bene comune e convincere il Presidente del Consiglio che la Capitale è lo specchio del Paese, ma che senza la veloce approvazione dei decreti attuativi avrà le mani legate. E’ necessario, magari sfruttando la famosa consulta detta Roma Capitale – aggiunge Cutrufo – fare insieme un approfondimento ed un ordine di marcia e confrontarsi con le opposizioni che avranno l’interesse di concorrere alla trasformazione di Roma in Capitale, da declinare infinite volte del turismo, dello sport, della cultura, dell’accoglienza, ecc.”.

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