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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘def’

Def: bozza Pnr, verso Irpef a 2 aliquote, 15 e 20%

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

Secondo una bozza del Piano nazionale delle riforme allegato al Def, si prevede l’estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni.
“E’ inutile abbassare le aliquote con una mano e con l’altra ridurre deduzioni e detrazioni. Nella migliore delle ipotesi è il solito gioco delle 3 carte. Nella peggiore, se non consento di scaricare, o di farlo solo in parte, spese sanitarie, interessi per mutui o rette universitarie, faccio venir meno la funzione di redistribuzione del Fisco, rendendolo meno equo, considerato che queste detrazioni servono a sostenere le famiglie per uscite importanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Infine, le due aliquote sono troppo ravvicinate ed è evidente che il vantaggio per i ceti più abbienti sarebbe di gran lunga superiore a quello delle famiglie in difficoltà, che invece andrebbero aiutate maggiormente” conclude Dona.

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La notizia di investimenti nel DEF per la scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Il Governo avrebbe in serbo il progetto di attuare delle assunzioni per i docenti precari con risorse che dovrebbero essere stanziate nel nuovo Def, il Documento di Economia e Finanza, e nella prossima Legge di Bilancio: a farlo capire è stato il vice-premier Luigi Di Maio, secondo il quale “prima di riformare la scuola bisogna finanziarla e dobbiamo investire molte più risorse sia con il nuovo Def sia con la legge di Bilancio per garantire continuità didattica per gli studenti che vuol dire meno precariato per gli insegnanti e un’edilizia scolastica che sia all’altezza”. Per Di Maio, la scuola non ha bisogno di altre riforme e, per quante ne ha subite, ha subito anche degli shock. Si deve lavorare, ha quindi sintetizzato Orizzonte Scuola, per studenti e insegnanti: ciò che serve alla scuola, ha affermato ancora il vice-premier, che è anche Ministro del Lavoro, sono quelle risorse necessarie ad assicurare la continuità didattica agli studenti, cosa che vuol dire meno precariato per gli insegnanti e un’edilizia scolastica che sia all’altezza.
Anief accoglie positivamente il senso di realismo espresso dall’on. Luigi Di Maio: “Sono parole che ci riempiono di speranza – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché significa che all’interno del Governo ci sono anche dei ministri che ragionano con senso pratico: quella delle supplenze di lunga durata è diventata una prassi per la scuola pubblica italiana. Nessun Paese europeo si ritrova ad ogni inizio di anno scolastici con oltre 120 mila supplenti annuali, con l’aggravante di avere pure selezionato e formato altrettanti maestri e insegnanti per poi, però, obbligarli a fare i precari di lunga data, anche a vita, perché nel frattempo il loro canale di stabilizzazione, le GaE, è stato chiuso senza una motivazione valida”. “Sul percorso da intraprendere – sottolinea il sindacalista autonomo – non vi sono dubbi: da una parte ci sono da assumere i vincitori dei vari concorsi, dall’altra, tutti gli abilitati all’insegnamento che attraverso le GaE troverebbero quell’accesso al ruolo oggi invece negato da norme ingiuste e discriminanti o ancora attraverso l’estensione del doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto. È chiaro che, come Anief, continueremo la nostra battaglia per fare assumere a tempo indeterminato, con automatismo, tutti i supplenti che operano su posto vacante da almeno 36 mesi e prevedere pure adeguati risarcimenti per l’attesa indebita”. “Parallelamente – conclude Pacifico – il sindacato continuerà a difendere strenuamente i maestri con diploma magistrale, conseguito fino al 2002, che sono stati ingiustamente licenziati, sia supplenti sia di ruolo, con la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato italiano che citeremo al tribunale di Roma, pure in giudizio per violazione della stessa normativa comunitaria.

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Def: Il governo dimentica il settore agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

“Nel Def manca una strategia sulla politica agricola, soltanto annunci generali, anche condivisibili, ma privi di alcun supporto tecnico e finanziario. Non si parla in maniera chiara di come si vuole affrontare con l’Europa il problema del taglio delle risorse per l’agricoltura, e in particolare quelli previsti dalla PAC per l’Italia. E non c’è chiarezza in merito alla questione di Agea, che sta accumulando ritardi ormai insopportabili per gli agricoltori e soprattutto non giustificabili anche sotto il profilo delle procedure. E non va meglio per il settore della pesca rispetto al quale ci si limita a poche righe, ma sempre senza un piano strategico e con la sola volontà di gestire le ‘elemosina dell’Europa’ che, a fronte di regole che distruggono la nostra pesca, destina un pò di risorse. L’Italia è una Nazione con oltre 8mila km di coste, che aveva una flotta peschereccia tra le più importanti del Mediterraneo, e non può accettare supinamente di scomparire. E’ necessaria una strategia chiara per rilanciare il settore, che ha enormi potenzialità di crescita, ed il Def sarebbe potuta essere l’occasione per avviare una nuova fase. Un’occasione, purtroppo, persa”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, in occasione della discussione nell’Aula del Senato del Def.

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Scuola: Anief risponde al Governo sul DEF con tutte le modifiche da attuare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Dai nuovi concorsi alla lotta al precariato, dai trasferimenti bloccati ai nuovi piani orari sino alle novità su sostegno e sicurezza. Dopo il via libera della Commissione Bilancio, giunge oggi nell’Aula di Montecitorio la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza della legge di bilancio. Per il settore dell’Istruzione sono diversi i temi trattati: tra i tanti, particolare interesse riscuotono il reclutamento e i trasferimenti, l’autonomia differenziata e gli organici, l’alternanza scuola-lavoro, il personale ATA, i concorsi a dirigente scolastico e Dsga, la dispersione, l’educazione alla cittadinanza, l’inclusione, la scuola primaria e il sistema 0-6, la scuola digitale e la prevenzione dei crolli degli istituti.
Il sindacato invita a riaprire le graduatorie ad esaurimento garantendo l’assunzione nei ruoli di chi ha superato l’anno di prova, stabilizzando il personale abilitato con almeno 36 mesi di servizio svolto, su tutti i posti vacanti e disponibili ivi inclusi i posti in deroga e trasformando le graduatorie d’istituto in graduatorie permanenti, da aggiornare annualmente e organizzare a livello provinciale. A tal fine, Anief intende fornire alle proprie RSU gli strumenti per avviare l’operazione verità sugli organici di ogni istituzione scolastica.
L’organizzazione sindacale è pronta a ricorrere nei tribunali laddove riscontri la lesione dei principi costituzionali sulla libera circolazione dei cittadini nella ricerca al lavoro e sulla parità di trattamento in tema di reclutamento (domicilio professionale), trasferimenti (blocco da una regione all’altra), risorse (assegnazione in base al PIL regionale). La continuità didattica si persegue eliminando il precariato e non compromettendo i legami con le famiglie dei lavoratori precari o neo-assunti.
La riduzione del numero di ore dedicate all’alternanza scuola-lavoro deve essere accompagnata da un’inchiesta speciale su quanto svolto dagli studenti nel triennio precedente, con particolare attenzione allo statuto degli studenti-lavoratori.
La sola internalizzazione di alcuni servizi non risolve il problema del reclutamento che deve prevedere la stabilizzazione di chiunque abbia prestato servizio per 36 mesi da collaboratore scolastico, assistente amministrativo o tecnico o in altri ruoli come la revisione di un punto percentuale del rapporto Ata/studenti. È inoltre necessario revisionare il profilo professionale, aggiornando le fasce di appartenenza rispetto anche ai lavoratori degli altri settori pubblici, al titolo di studio, ai ruoli ricoperti e alle responsabilità, attivare il profilo di coordinatore dei servizi di segreteria, i corsi per gli altri passaggi bloccati ormai da 8 anni e una specifica card per la formazione.
La semplificazione delle procedure di reclutamento garantisce l’assunzione nei ruoli dei vincitori dell’ultimo concorso in corso di svolgimento ma deve essere accompagnata, visti i nuovi pensionamenti, da un nuovo corso riservato ai ricorrenti del 2011 al fine di neutralizzare un eventuale giudizio negativo della Consulta rispetto al contenzioso pendente relativo alla legge 107/2015 e alle assunzioni già effettuate.
Bisogna accelerare nell’emanazione di un bando annunciato da tempo e che deve prevedere una quota di posti riservati agli assistenti amministrativi facenti funzione da stabilizzare immediatamente nei ruoli dopo 36 mesi di servizio. Bisogna riconsiderare il servizio svolto dal 1999, anno di emanazione della direttiva UE.
Accanto al potenziamento del tempo pieno e del tempo prolungato nel primo ciclo di istruzione, al Sud è evidente che bisogna rivedere il principio di assegnazione degli organici del personale in base alle esigenze del territorio, in deroga agli attuali parametri stabiliti dalla legge, e ripristinare l’obbligo scolastico fino al compimento del 18° anno di età.
Lo sviluppo di tali percorsi deve essere seguito dall’introduzione dello studio obbligatorio di due ore di Diritto nel primo biennio della scuola superiore.
Per raggiungere la piena inclusione scolastica, al di là di nuovi specifici corsi o indicatori di valutazione, risulta necessario rivedere profondamente il decreto delegato 66/2017, annullando i nuovi criteri per la determinazione delle certificazioni e dell’assegnazione delle ore di sostegno e dei gruppi di lavoro per l’inclusione, garantendo l’assegnazione degli organici richiesti dalle scuole e l’assunzione su tutti i posti in deroga.
Il potenziamento di musica o scienze motorie è opportuno attraverso l’utilizzo di personale docente abilitato e/o provvisto di competenze specifiche, ma anche attraverso la reintroduzione dell’insegnante specialista in lingua inglese e dell’insegnamento per moduli con il maestro prevalente.
Oltre ad incrementare il fondo nazionale relativo al sistema integrato, risulta necessario revisionare il decreto legislativo 65/2017, al fine di anticipare l’obbligo scolastico a cinque anni con una compresenza di docenti dell’infanzia e della scuola primaria, con l’introduzione del docente specializzato su sostegno già a partire dagli asili nido.
Bene l’attivazione di équipe a supporto delle scuole, ma con risorse certe che permettano un piano di investimenti finalizzato alla creazione di strutture tecnologicamente avanzate.
Alla mappatura satellitare degli edifici si deve affiancare una revisione del Testo Unico sulla Sicurezza, relativamente alle responsabilità di dirigenti, Rls, Rssp, unitamente allo sblocco delle risorse già stanziate per una rapida programmazione degli interventi che non può prescindere dal ripristino del numero delle scuole autonome attivate dieci anni fa e ridotte progressivamente a seguito della legge 133/2008.

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Nel DEF il problema della casa semplicemente non c’è

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Anche nel Documento sulla manovra economica per il 2019 non ci sono segnali di inversione di tendenza sulla questione abitativa. Come già nel Contratto di Governo tra Di Maio e Salvini, anche nel DEF il problema della casa semplicemente non c’è. E’ vero che nella finanziaria di quest’anno si torna a parlare di investimenti pubblici, dopo decenni di tagli e di privatizzazioni, ma sul fronte degli alloggi per le fasce più deboli continua a non esserci niente. Anzi, si continuerà a “valorizzare” il patrimonio immobiliare pubblico, cioè a venderlo per fare cassa, esattamente come hanno fatto in questi anni gli altri governi di centrodestra e di centrosinistra.Possibile che quando si parla di investimenti pubblici non venga in mente di investire nell’edilizia economica e popolare, che costituisce l’unica grande opera che in tutto il paese è sentita come urgente e che non troverà mai l’opposizione di nessuna comunità locale? Possibile che i tre milioni di famiglie che l’ISTAT censisce in sofferenza alloggiativa non rappresentino un problema sul quale intervenire?
La risposta purtroppo sta nella approvazione unanime del Decreto Salvini che non solo si accanisce contro i migranti ma colpisce con pesanti sanzioni penali chi lotta per difendere il diritto alla casa come i diritti dei lavoratori.
Per chi vive il problema della casa il DEF appena pubblicato e il Decreto Salvini sull’immigrazione sono le due facce della stessa medaglia: nessuna risposta concreta e repressione contro chi lotta.

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Manovra: Cgil Cisl Uil Pubblico Impiego, niente risorse nel Def, subito confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

“Da quello che è possibile leggere dalla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def non vi è previsione, né quantificazione, delle risorse necessarie per rinnovare i contratti, finanziare le assunzioni e fare investimenti nell’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che il ministro della Pubblica amministrazione e altri esponenti del governo in queste settimane hanno dichiarato più volte che invece le risorse ci sarebbero state, chiediamo al Ministro Bongiorno di dar conto del perché non ve ne sia traccia nel Def e di avviare subito il confronto sulla legge di Bilancio, come già chiesto da Cgil Cisl e Uil”. È quanto affermano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

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Def, c’è molta Scuola: corsi di sostegno, riforma reclutamento, trasferimenti limitati, formazione Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Con il Documento di economia e finanza approvato dal CdM, il Governo intende cambiare la formazione iniziale dei docenti di sostegno, definendo degli indicatori per misurare la qualità dei processi di inclusione in ogni istituto; attuare la revisione del sistema di selezione-formazione iniziale; affrontare il problema dei trasferimenti del personale di ruolo che oggi compromette la continuità didattica danneggiando gli alunni; aggiornare la formazione in servizio del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Per il sindacato Anief, le disposizioni previste rappresentano solo una piccola parte di quelle da attuare. Nelle prossime settimane, sarà importante migliorare le norme già presenti e introdurne delle nuove, attraverso emendamenti alla Legge di Stabilità 2019 che garantiscano la trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto. Ma anche riaprendo le GaA, riconducendo a un anno il Fit e stabilizzando il personale con 36 mesi di servizio su posti vacanti, riconoscendo la card al personale Ata, introducendo organici differenziati in base alle esigenze del territorio oltre al tempo pieno e al potenziamento al Sud, garantendo infine il diritto alla famiglia per i lavoratori di ruolo.

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Commento sulla reazione dei mercati alla bozza DEF

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Commento di Antonio Ruggeri, gestore del fondo OYSTER European Corporate Bonds di SYZ Asset Management: “La reazione degli investitori non dovrebbe sorprendere, dopo che il governo italiano ha approvato la bozza del Def che stabilisce al 2,4% il deficit per i prossimi 3 anni. Di per sé non si tratta di un deficit di bilancio enorme (anche confrontandolo con quello di altri paesi), ma i titoli delle banche italiane e Ie obbligazioni subordinate sono stati colpiti duramente all’apertura della Borsa. È ancora difficile stabilire se la reazione del mercato sia ragionevole o eccessiva, ma la motivazione è evidente ed è collegata con l’impatto sui titoli di debito sovrano presenti nei bilanci delle banche e con l’impatto più indiretto sul processo in corso di pulizia dei bilanci dagli NPL.La quantità di debito italiano detenuta dalle banche inoltre è cresciuta durante l’estate di circa 400 miliardi di euro e ciò, combinato con l’aumento degli spread, avrà di certo un impatto sulle entrate già nel 2018. Allo stesso tempo, l’impennata degli spread comporta costi di finanziamento più alti e uno scenario più difficile per la gestione degli NPL.D’altro canto, vogliamo sottolineare anche come molto sia già stato fatto in termini di ricapitalizzazione e di dismissione degli NPL, e come ciò abbia reso le banche italiane molto più attrezzate di quanto non lo fossero nel 2011. Le prime 5 banche hanno accumulato più di 30 miliardi di nuovo capitale e perciò, quando tornerà la calma, potrebbero anche aprirsi delle opportunità nel settore, in cui al momento i titoli hanno visto un ribasso del 15% da inizio anno.Nel breve termine, comunque, il problema principale rimarrà il debito sovrano. Ci sono almeno tre ragioni, a nostro parere, per cui i mercati stanno colpendo così duramente i titoli di stato italiani. Innanzitutto, e non è di certo una notizia, l’Italia ha oggi un rapporto debito/PIL molto alto (sopra il 130%) che, viste le attuali stime di crescita, probabilmente aumenterà ancora nei prossimi 3 anni.In secondo luogo, fissare un deficit per i prossimi 3 anni mostra una certa volontà di sfidare le istituzioni europee, cosa che innervosisce sempre gli investitori.Infine, il deficit fissato è molto più alto di quell’1,6% che il ministro dell’Economia aveva promesso durante tutto il mese di settembre, cercando di rassicurare i mercati dopo che lo spread era balzato di nuovo a 300 punti base in agosto. Tria non si dimetterà, ma è inevitabile che la sua credibilità ne esca in parte danneggiata, essendosi dovuto arrendere alle pressioni delle forze politiche che costituiscono il governo.

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The Day After DEF

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management. La Nota di Aggiornamento al DEF a quanto sembra prevede un deficit al 2.4% del PIL per il 2019 e i due anni successivi. Questo rappresenta uno slittamento notevole rispetto ai numeri che erano stati prospettati dal MEF nei giorni scorsi; i mercati finanziari sono stati delusi rispetto alle attese di un parametro deficit /PIL entro il 2%, poiché questi saldi sono incompatibili co una riduzione strutturale del rapporto Debito/PIL. Il documento con le stime economiche non è ancora stato pubblicato tuttavia, se dovesse essere confermata la mancata convergenza (verso il basso) del deficit e del debito, ne uscirebbe stravolta la disciplina di finanza pubblica con il rischio concreto di andare ad uno scontro con le istituzioni europee. E se invece lo scontro fosse evitato come ne uscirebbe la credibilità delle regole europee di buona condotta finanziaria? Altrettanto delicato per implicazioni di mercato è il parere delle Agenzie di Rating: a fine agosto lo spread vicino a 300bp scontava un downgrade per il debito Italiano, ed ora ci stiamo riavvicinando rapidamente a quei valori. Il problema è il punto di partenza del rating italiano, molto prossimo alla perdita dello status di paese Investment Grade; la perdita di questo giudizio provocherebbe l’esclusione dell’Italia dai più importanti indici obbligazionari mondiali, scatenando la liquidazione forzata di titoli di Stato italiani da parte di molti investitori esteri, inclusa la stessa BCE oltre a renderli non più acquistabili dalla stessa BCE.

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Il DEF è la fotografia del fallimento dei governi di sinistra

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

“I dati macroeconomici sono impietosi: siamo ultimi in Europa per crescita del PIL, disoccupazione all’11% contro una media UE del 7,6%, più 270 miliardi di debito pubblico in cinque anni, crollo degli investimenti pubblici e della produzione industriale. Fratelli d’Italia quindi chiede al nuovo Governo grillo-leghista un radicale cambio di rotta: contestare il fiscal compact, scorporando le spese per investimenti dal calcolo deficit/pil consentito, non escludere l’ipotesi di scioglimento della zona euro in assenza di una reale riforma della UE, l’introduzione immediata della flat tax al 15% sul reddito incrementale rispetto all’anno precedente, piano per il Sud e piano natalità, taglio dei costi dell’accoglienza grazie al blocco navale al largo delle coste libiche e l’allineamento dei costi per i richiedenti asilo alla pensione sociale degli italiani: 16 euro al giorno, invece degli attuali 35” così il Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari intervenuto in discussione generale in Senato.

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Scuola – pensioni: Nel DEF si confermano i 67 anni, per i docenti niente anticipo. Perché nell’UE si va a 63 anni?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2018

Si conferma il balzo in avanti di cinque mesi, che fanno dell’Italia il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni. Il gap che si sta creando è sempre più grande. In Francia, si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. In altri, come la Germania, con circa 25 anni di insegnamento si permette di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%.
Fa scalpore, poi, il fatto che ci siano delle professioni, come quella dell’insegnante, che si continuano ad annoverare alla stregua delle altre. Mentre le cose non stanno così. Chi opera nella scuola, vale anche per il personale Ata, non può rimanere in servizio anche da anziano: a 60-62 anni, un lavoratore che opera quotidianamente con i giovani in crescita ha la necessità fisica di andare in pensione. Da una recente ricerca – realizzata su larga scala su ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome di burnout – risulta che oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non c’è volontà di introdurre una manovra che tenga conto della realtà. Quella di un’altissima percentuale di lavoratori della scuola costretti a rimanere in servizio, convivendo con patologie da stress che possono sfociare in vere e proprie malattie croniche, anche invalidanti o peggio ancora. Quello dell’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche tra chi opera nella scuola è un dato scientificamente rilevato, che non può continuare ad essere ignorato per meri motivi di cassa pubblica. Purtroppo, nemmeno il Def contiene quella ‘finestra’ da noi invocata per il restante personale della scuola, dopo l’approvazione della norma che ha definito gravoso il lavoro delle sole insegnanti dell’infanzia. Andando avanti in questo modo, inoltre, né si sblocca il turn over né si annulla il gap generazionale tra alunni e discenti. Si sta riuscendo nell’impresa di fare peggio della riforma Fornero con l’aspettativa di vita che diventa l’alibi per andare in pensione sempre più tardi. Di questo passo, arriveremo a breve a lasciare il lavoro a 70 anni.

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Def: Brunetta, non c’è più tempo da perdere, riforme e rigore

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Mentre i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini e Luigi di Maio, sono ancora impegnati nella loro personale guerra di posizione, nella difficile fase post-elettorale che porterà alla formazione di un nuovo Governo, il semestre europeo di bilancio va avanti imperterrito per la sua strada, senza aspettare l’evolversi del quadro politico italiano. Le istituzioni europee e i mercati finanziari possono forse pazientare un altro po’, ma non sono certamente disposti ad accettare che lo stallo istituzionale nel quale l’Italia è entrata si protragga ancora a lungo. I principali gestori di fondi internazionali hanno già lasciato capire da tempo che c’è un rischio svendita dei nostri titoli di Stato. Forse non adesso, più probabilmente il prossimo autunno, quando la Banca Centrale Europea cesserà definitivamente di acquistare i nostri titoli di Stato.Mentre il Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella è in procinto di iniziare il secondo giro di colloqui con i leader dei partiti, a causa dell’assenza di un governo pienamente legittimato e di un ministro dell’Economia dotato di pieni poteri, il Documento di Economia e Finanza non è stato ancora presentato alle Camere e i parlamentari che saranno tenuti ad esaminarlo non sanno ancora qual è il suo contenuto, dato che l’attuale ministro senza poteri Pier Carlo Padoan non ha fatto trapelare nulla sul quadro macroeconomico e sui saldi di bilancio che il suo ministero sta predisponendo.E’ forse opportuno ricordare che il DEF deve essere presentato alla Commissione Europea entro il 30 aprile, dopo un obbligatorio passaggio parlamentare. Anche se Bruxellles ha già dichiarato di voler concederci qualche giorno di tempo in più, i giorni a disposizione per poter scrivere il quadro programmatico del documento, farlo esaminare dalla Commissione istituita ad hoc e assoggettarlo alle risoluzioni che verranno presentate dai partiti, sono ormai molto pochi.Presentare alla Commissione un DEF senza quadro programmatico, contenente il preciso impegno scritto di voler disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA per il 2019, è una ipotesi da scongiurare in ogni modo. Vorrebbe dire lasciare totalmente nelle mani dell’Europa il destino dei nostri conti pubblici, soprattutto considerando che la Commissione ha sempre lasciato intendere di essere favorevole ad un inasprimento della tassazione indiretta, in quanto la giudica meno distorsiva di altre.C’è anche un altro rischio da tenere presente. Gli ultimi dati sulla produzione industriale italiana sono stati negativi per il secondo mese di fila e diversi indicatori macro sull’andamento dell’economia europea lasciano intuire che il picco di crescita potrebbe essere stato superato nell’eurozona, Germania compresa. Complice il deteriorato quadro politico internazionale, con la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Medio Oriente, e l’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il secondo semestre dell’anno potrebbe, quindi, riservare sorprese negative per la nostra economia e per i nostri conti pubblici. Scrivere il quadro programmatico a settembre, quindi, potrebbe essere molto rischioso.L’unico modo per scongiurare tutti questi rischi è avere un Governo in breve tempo. Un governo di tutti, per le famiglie e per le imprese. Un Governo che prosegua la strategia della crescita senza tralasciare il percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici, che rispetti i parametri europei su deficit e debito. Se la Germania ha potuto permettersi 6 mesi di stallo prima di vedere la nascita di un nuovo esecutivo, l’Italia non lo può fare in alcun modo. La nostra situazione economica e finanziaria non ce lo permette. Non è tanto per il gusto di obbedire ciecamente alle regole europee che abbiamo l’obbligo di essere virtuosi, quanto perché conviene presentarci alle istituzioni europee e ai mercati finanziari con i conti in ordine, con una spending review fatta, con un serio piano di attacco al debito fatto, con la revisione del sistema fiscale fatta. Per questo ci auguriamo che l’ormai imminente giro di consultazioni del presidente Mattarella possa finalmente rompere l’impasse politica e permetta ad un governo a trazione centrodestra di poter da subito riprendere in mano il controllo della nostra economia”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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PA e SCUOLA – Def, braccio di ferro tra Governo uscente e in arrivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Servono sei miliardi per allineare l’indennità di vacanza contrattuale nel 2019 a tre milioni di statali. Il Ministro dell’Economia in carica, Pier Carlo Padoan, è intenzionato a presentare sul filo di lana un Def “neutrale” e squisitamente “tecnico”: solo che i leader dei partiti che si sono imposti in occasione delle elezioni politiche di una settimana fa, “Di Maio e Salvini, premono per dar conto delle promesse agli elettori”, in modo da “condizionare i contenuti del Documento di economia e finanza” e trovarsi la strada pronta in caso di affidamento dell’incarico da parte del Capo dello Stato subito dopo Pasqua. Comunque vada, un terzo delle risorse a disposizione del nuovo documento di economia e finanza deve necessariamente essere destinato ad ancorare l’indicizzazione degli stipendi al 50% dell’aumento dell’inflazione registrata negli ultimi dieci anni.Nel frattempo, Anief conferma l’azione giudiziaria per sbloccare gli stipendi dal settembre 2015, come previsto dalla Corte Costituzionale. Perché in media, per legge ognuno dei tre milioni di lavoratori statali ha diritto ad avere 2 mila euro in più nel 2019 e 4 mila euro di arretrati se accolto il ricorso dalla stessa Consulta. È possibile scaricare la diffida on line, propedeutica al ricorso al giudice del lavoro.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il costo della vita è l’unico parametro costituzionale da rispettare per stabilire se uno stipendio è equo. Stare abbondantemente al di sotto di questo parametro minimo significa non avere rispetto dei lavoratori pubblici. È lapalissiano: lo Stato pretende dai cittadini il rispetto delle leggi, ma poi è il primo a non dare seguito a quello che contengono. Per questo, come sindacato non possiamo esimerci dal ricordare che il Documento di Economia e Finanza in via di approvazione dovrà essere dedicato a coprire tale gap stipendiale. In caso contrario, l’unica via rimane quella del ricorso.

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Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

ministero-finanzeEsiste davvero un’Italia che non è rappresentata nei palazzi del potere? Probabilmente se si giudica il Def (Documento di economia e finanza) che è in corso di elaborazione in questi giorni e l’attuale incontro, per ora informale, con le parti sociali con l’innaturale cordata che va dagli industriali, ai banchieri e ai sindacati confederali della triplice, i risultati non ci appaiono esaltanti. Tutt’altro. Ora l’improvvisa accelerazione che si preannuncia intende solo continuare a farci digerire la stessa manovra in tempi raccorciati.
Possibile che i rappresentanti dei lavoratori che siedono allo stesso tavolo degli industriali e dei banchieri non si rendano conto che se di sacrifici dobbiamo parlare il primo passo è proprio quello di rivedere per intero il meccanismo della manovra poiché la sua formulazione dovrebbe esprimere un chiaro segnale di garanzia non per le parti che dispongono di ricchezze ma per chi ha modeste risorse. Il nostro stupore è nel renderci conto che l’opinione pubblica, quella che è più interessata alle falcidie in atto sulle buste paga dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e ancora su tutte quelle aree del disagio che vanno dai disoccupati, ai cassa integrati, alle famiglie monoreddito, sembra non avvedersi della mannaia che pende sul loro capo. Vorremmo che una folla immensa si addensasse davanti palazzo Chigi per far sentire la sua presenza e la volontà di cambiamento di un sistema politico che gioca con il popolo italiano come fa il gatto con il topo. E invece di parlare di lavoro, di redditi, di precarietà, di sviluppo industriale e quanto altro l’argomento posto in cima ai notiziari televisivi e alle prime pagine dei quotidiani è sui possibili accordi per la legge elettorale, sulle candidature alle politiche, sui topi di Roma e se dobbiamo o no chiamarla “Mafia capitale” dopo la recente sentenza di primo grado per il processo ai “corrotti” romani e terre limitrofe. E’ una sorta di “fuga mundi” di quanti vivono si tra la gente ma, mossi dall’egoismo e pensano solo a se stessi e usano i falsi problemi come strumenti per curare solo i propri interessi. (Riccardo Alfonso)

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Def-governo: “Ostruzionismo becero” dichiara Brunetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

camera deputati2“Lo slittamento dell’arrivo della nota di aggiornamento al Def in Aula a Montecitorio è dovuto al non rispetto da parte del governo della nuova legge di bilancio che prevedeva, nella nota di variazione al Def, non solo l’indicazione degli obiettivi programmatici ma anche la loro giustificazione analitica anticipando, proprio per corroborare questa giustificazione, gli obiettivi della legge di bilancio stessa”.
Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti al termine della capigruppo di Montecitorio.“Il governo non ha onorato questa novità prevista dalla nuova legge di bilancio, si è presentato in Commissione con una nota non completa, la Commissione glielo ha fatto rilevare, e con arroganza degna di miglior causa il ministro Padoan ha ribadito che quelli erano i numeri, che quelle erano le spiegazioni e che dovevano essere bastevoli. In parallelo a questo c’era stata la precedente valutazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che non ha nulla a che fare con l’opposizione ma che è un’istituzione parlamentare prevista dalla normativa italiana ed europea, che aveva dichiarato di non poter procede all’assenso rispetto alla nota di variazione.
Il combinato disposto di queste due cose ha portato diciassette membri della Commissione Bilancio a chiedere, sulla base dell’articolo 18 della legge 243 del 2012, di riconvocare il ministro Padoan per dare spiegazioni. Quindi il ministro dell’Economia torna in Commissione non per sua graziosa volontà ma perché è stato obbligato da diciassette parlamentari a tornare.A tutto ciò è dovuto il differimento della nota di aggiornamento al Def in Aula, non all’ostruzionismo delle opposizioni. Qui abbiamo un auto-ostruzionismo becero del governo che non rispettando la legge ha portato a questo slittamento e a farsi bocciare dall’Upb. Attenzione se l’Ufficio parlamentare di bilancio mantiene la bocciatura ne derivano conseguenze gravissime a livello europeo, perché manca un timbro di validità indipendente dei conti. E come abbiamo detto più volte noi quel timbro lo vogliamo, dopo aver però esperito tutti i percorsi previsti dalla legge.Bontà sua Padoan verrà in Commissione martedì alle ore 20, si sottoporrà al dibattito e in parallelo si sottoporrà anche alla validazione o meno da parte dell’Upb.Se il buongiorno di vede dalla mattina, siamo all’inizio di un percorso molto accidentato della legge di bilancio, che ovviamente si mescola con la campagna referendaria. Ma tutto questo l’ha voluto Renzi. E ne vedremo delle belle, perché se Renzi pensa con la legge di bilancio di comprarsi in consenso al referendum si sbaglia di grosso. Già da questi iniziali scontri si evidenzia come tutto questo stia diventando, per il premier e per il governo, un boomerang”, ha concluso Brunetta.

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Def: I conti di Renzi e Padoan

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“La tempesta per Renzi e Padoan è cominciata lunedì, con le audizioni sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza durante le quali la Banca d’Italia e la Corte dei Conti hanno bollato come ‘troppo ottimistiche’ le stime sull’economia presentate dal governo.L’Ufficio Parlamentare di Bilancio si è addirittura rifiutato di validare il quadro programmatico del Tesoro, ritenuto in contrasto con la realtà dei dati. Ieri, anche il Fondo monetario ha tagliato le stime di crescita italiana, a dimostrazione dell’andamento negativo dell’economia. Dulcis in fundo, oggi l’Istat ha rilevato che ‘l’indice composito anticipatore dell’economia segna nell’ultimo mese l’ottava variazione negativa consecutiva’ e che la fase di debolezza continuerà nei prossimi mesi.Insomma, tutte le principali istituzioni nazionali ed internazionali hanno consigliato al governo di ridimensionare l’ottimismo dei conti pubblici. Ma il premier Renzi e il ministro Padoan, anziché prendere atto della realtà, si sono messi a sfidare gli economisti di mezzo mondo, certi che sono tutti gli altri a sbagliarsi, mica loro.Per Renzi le stime di Bankitalia, Corte dei conti e Upb sono la ‘solita solfa come le occupazioni studentesche’. Un’offesa che non ha precedenti nella storia italiana. Mai, fino ad ora, infatti, un premier si era permesso di offendere le istituzioni economiche del paese in questo modo. Ci chiediamo con quale coraggio un primo ministro che non ha mai lavorato in vita sua si mette a dare lezioni di economia. Prima di parlare di conti pubblici, Renzi studi. E smetta di fare propaganda in giro per l’Italia. Faccia il presidente del Consiglio, se ne è capace, e basta con le battutine d’accatto”.

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Padoan e i conti che non tornano

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

brunetta-nardin“L’ineffabile Padoan aveva previsto un tasso di inflazione dell’1% nel 2016, che sommato all’1,2% di crescita reale del Pil avrebbe dato per questo anno una crescita nominale del 2,2%. Ricordo che il Pil nominale è l’unico indicatore valido ai fini dei parametri europei”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.
“In realtà il Pil reale per questo 2016 sarà dello 0,6-0,7% invece dell’1,2%, e l’inflazione invece di 1% sarà molto probabilmente a 0. Il che vuol dire che Pil reale e Pil nominale nel 2016 coincideranno. E se coincideranno sullo 0,7% è meno di un terzo del Pil nominale cui l’ineffabile Padoan puntava. Se lei pensa che un’azienda che ha un obiettivo di budget e di quel budget a conti chiusi riesce a farne un terzo e meno di un terzo, la cosa più semplice che può fare quell’azienda è portare i libri in tribunale.Noi siamo a questo livello. Padoan ha sbagliato tutti i conti che erano stati fatti ad aprile, non un anno fa, e ad aprile si sapeva già che l’anno sarebbe finito male, prima ancora della Brexit, perché c’era il rallentamento delle economie mondiali, c’era la caduta del prezzo del petrolio che avrebbe prodotto deflazione. Quello di Padoan non è un errore, è un imbroglio. Aveva bisogno di gonfiare il Pil nominale per far quadrare i conti e così ha messo un Pil reale eccessivo al quale ha aggiunto 1 punto di inflazione. Adesso con la nota di aggiornamento al Def deve fare marcia indietro, ma anche la sua marcia indietro è imbrogliona”, ha sottolineato Brunetta.
“Il terzo Def di questo governo, il terzo imbroglio del duo-pinocchio Renzi-Padoan. In trenta mesi hanno aumentato il debito di 145 miliardi di euro, quando Padoan diceva che il debito sarebbe diminuito in valori assoluti e in valori percentuali; hanno di fatto aumentato il rapporto deficit-Pil perché c’era un impegno con l’Unione europea di diminuirlo di mezzo punto l’anno fino ad arrivare al pareggio nel 2018, in realtà il deficit è verso il 3%. Per cui, bloccato in quella posizione, alla fine di questa tragica sequenza del duo-pinocchio noi arriveremo ad avere accumulato due, tre punti in più di deficit, perché dovevamo azzerarlo e in realtà rimane inguaribilmente ancorato al massimo possibile, cioè attorno al 3%”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.“Il resto sono state tutte mance inutili, i vari 80 euro, i 500 euro sprecati e regalati non si sa ancora come ai diciottenni, e non è una cosa seria, lo dicono gli stessi diciottenni. Di quest’ultimo imbroglio non se ne sa un granché perché hanno fatto il Consiglio dei ministri a tarda sera, per cui tutto quello che viene fuori dai giornali sono chiacchiere.Ci saranno i numeri oggi e i numeri saranno questi: aumento del debito, aumento del deficit, la crescita è bloccata e si rinvia sempre all’anno successivo, mettendo la polvere sotto il tappeto.Queste cose gli italiani le sanno perché il Paese è bloccato, la disoccupazione è altissima, i consumi son precipitati, siamo in deflazione e il rischio è che possiamo tornare in recessione. Deflazione vuol dire prezzi sotto zero, quindi crollo dei consumi; recessione vuol dire crescita col segno meno perciò è il passo del gambero, invece di produrre più ricchezza se ne produce meno”, ha aggiunto Brunetta.

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Il Def non convince i tecnici del senato

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

aula senatoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Povero ministro Padoan, svergognato dai tecnici del servizio Bilancio del Senato, che muovono alla sua Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) quei rilievi che lui stesso avrebbe fatto se fosse stato ancora all’Ocse o al Fondo Monetario internazionale. Come era, d’altronde, evidente a tutti, la Nota è un documento assolutamente lunare: mancano le necessarie specifiche di come sarà articolata la Spending review, destinata a coprire tutte le misure annunciate dal governo, che invece si limita ‘a indicare l’entità della manovra in termini di scostamento tra l’indebitamento tendenziale e quello programmatico’, bontà sua.
E poi, sempre nella Nota, dicono i tecnici del Senato, si minimizza, colpevolmente e inspiegabilmente, la portata delle clausole di salvaguardia da disinnescare, tra l’altro senza dire, anche in questo caso, con quali coperture, ma limitandosi ad affermare che un aumento delle tasse ora bloccherebbe la crescita. Per non parlare dei tre ‘errata corrige’ del documento inviati dal governo al Parlamento.
Che tristezza, professor Padoan. Che delusione. Per lei, per il suo governo, per i rapporti con l’Unione europea, per i mercati, per i cittadini tutti.
Il servizio Bilancio del Senato oggi ha svelato l’ennesimo imbroglio di Renzi e dei suoi cari. Un governo che prende in giro gli italiani: questa è l’offerta del giovane fiorentino. Con la complicità di professori, come il ministro Padoan, una volta corretti e prestigiosi, ora semplicemente passacarte conniventi!”.

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Legge stabilità e possibili tagli ai servisi essenziali

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

palazzo chigiSi avvicina l’elaborazione della prossima Legge si Stabilità, e vista la direzione presa dall’esecutivo negli ultimi mesi – dichiara il Sindacato Labor – non può che crescere la preoccupazione per la possibilità di ulteriori tagli ai servizi essenziali verso i cittadini.
La strada intrapresa, in un clima in cui il dialogo è stato evidentemente ridimensionato, segna un chiaro indirizzo volto a far pesare sulle persone meno agiate i benefici concessi a coloro che sono più abbienti. Ed è per questo che c’è il timore che la nuova Legge di Stabilità possa rappresentare un ulteriore colpo alla tenuta sociale del Paese. I tagli alla sanità, sommati alla costante erosione dei diritti sul posto di lavoro e agli evidenti danni alla scuola pubblica, hanno infatti collocato l’Italia su un gradino ancora più basso della classifica delle principali democrazie mondiali. Il nostro auspicio – conclude il Sindacato Labor – è che il presidente del Consiglio mostri una maggiore maturità e si renda finalmente conto che non può colpire ulteriormente chi già sente a rischio la dignità della propria esistenza.

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Il Def alla prova dei rigoristi di Bruxelles

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

commissione europeaRenzi è, notoriamente, un uomo fortunato. Proprio mentre stava entrando nel vivo la trattativa del Governo con la Ue sulla cosiddetta flessibilità dei conti pubblici, cioè quanto deficit in più Bruxelles ci concede rispetto ai vincoli europei, ecco che scoppia il caso Volkswagen, che trascina nel fango l’intera Germania e lo stesso esecutivo guidato dalla Merkel, indebolendo così gli inflessibili guardiani del rigore che già avevano sguainato le spade per tagliare le aspettative mendicate da Roma. Questo non vuol dire che al duo Renzi-Padoan sarà concesso di spendere senza colpo ferire quei 17,9 miliardi sui cui i due hanno chiesto ai nostri arcigni interlocutori di chiudere entrambi gli occhi. Ma forse, grazie al dieselgate, il grado di resistenza dei rigoristi potrebbe rivelarsi minore del previsto. Tuttavia, qualunque sia l’esito del negoziato con l’Europa, Def alla mano e alla vigilia della legge di Stabilità, vale la pena di fare due riflessioni di natura strategica sulla politica di bilancio e più in generale sulle scelte economiche del governo Renzi, questioni che – una volta chiuso, in un modo o nell’altro, il capitolo delle riforme istituzionali – sono destinate a tornare centrali nella vita politica e a confermarsi decisive nell’orientamento (anche elettorale) dell’opinione pubblica. La prima riguarda il dibattito, fin qui affrontato in modo astratto e ideologico, oppure riferito alla Grecia quasi ci fosse estraneo, tra i fautori del rigore e i sostenitori dello sviluppo a deficit. La seconda è invece riferita allo specifico della manovra di finanza pubblica che si sta delineando.Partiamo dalla prima questione. La nostra valutazione è che abbiano torto entrambe le tesi. Da un lato, non ha senso subordinare lo sviluppo economico, di cui ha bisogno l’Europa non meno dell’Italia – anche se va detto che la quantità di ricchezza perduta con la recessione iniziata nel 2008 e il livello di crescita presente e futura misurano un divario a nostro sfavore alto e crescente – alla buona salute della finanza pubblica, specie se ottenuta con politiche di austerità. E hanno ragione coloro (La Malfa, Savona, Piga e altri economisti) che sottolineano come non si possa sostenere la ripresa se si taglia la spesa pubblica. D’altro canto, però, non si può neppure far finta che l’Italia non abbia un debito pari al 133% del pil e che la quasi totalità delle uscite vada in spesa corrente e non per investimenti. Due storture strutturali, l’eccesso di debito e di spesa corrente, la cui cura non può essere rimandata al tempo delle vacche grasse, anche perché quella stagione tornerà soltanto quando si faranno massicci investimenti pubblici e si favoriranno quelli privati attraverso il taglio netto dell’imposizione fiscale e dei vincoli burocratico-giudiziari.Ergo, la linea che l’Italia dovrebbe scegliere è sì quella di andare a trattare con la Ue – formalmente con Bruxelles, sostanzialmente con Berlino e Francoforte – ma non per pietire un po’ di deficit in più, bensì per proporre un piano alternativo alle politiche fin qui seguite. Quale? Semplice: fatemi fare più deficit – non un qualche miliardo, ma decine di miliardi – perché noi vi dimostriamo che lo useremo solo per spesa in conto capitale e per il taglio delle tasse alle imprese e sul lavoro, e perchè in cambio vi diamo altre due cose. La prima: un taglio netto della spesa corrente non attraverso la pratica fallimentare della spending review ma attraverso tre riforme strutturali (smantellamento del federalismo e conseguente ritorno della sanità in capo allo Stato adottando il modello mutualistico olandese, restringimento del perimetro della pubblica amministrazione grazie alla privatizzazione di alcune funzioni e molti servizi). La seconda: un radicale taglio dello stock di debito, per portarlo sotto il 100% del pil (la media Ue è intorno al 95%), mettendo il patrimonio pubblico al servizio di un’operazione finanziaria che coinvolga anche la ricchezza privata in modo obbligatorio ma non punitivo.
Cosa risponderebbe l’Europa? Diciamo che sarebbe più difficile dirci di no, visto che questo piano consente di coniugare crescita e risanamento finanziario. Tanto più se l’alternativa – e qui siamo all’ormai prossima legge di Stabilità – è implorare un po’ di flessibilità per tagliare le tasse sulla casa che Bankitalia sconsiglia vivamente (cosa che rilancerebbe l’edilizia solo marginalmente e spingerebbe i consumi non più di quanto abbiano fatto i famosi 80 euro, cioè poco e niente), per evitare l’aumento di Iva e accise (previsto se scatta la clausola di salvaguardia Ue), per lo sblocco dei contratti pubblici e per un’altra manciata di provvedimenti o dovuti (la reindicizzazione delle pensioni derivante dalla sentenza della Consulta) o di carattere elettorale (revisione della legge Fornero). Una manovra da 27 miliardi (ma c’è chi calcola che siano 5-7 di più) in cui i conti tornano perché sono state incrementati di due decimi di punto i tassi di crescita sia per quest’anno (0,9%) che per il prossimo (1,6%) sulla base di stime che riteniamo non abbiano fondamento (e non siamo i soli: Fmi, Bce, Ocse dicono la stessa cosa) considerato che lo stesso Governo prevede esportazioni non più in crescita, per cui il maggior sviluppo dovrebbe derivare solo da un significativo aumento delle importazioni (ma così la bilancia dei pagamenti peggiorerebbe) e dei consumi (non si vede come). Tra l’altro i tagli alla spesa promessi o si fanno, e allora inevitabilmente cala la domanda, o rimangono annunci, e allora sballano i conti della manovra. Per carità, la partita sulla flessibilità è tutta politica, e in un’eurozona dove si consente alla Francia di avere un deficit sopra il 4% del pil (anche se Parigi non ha certo il debito pubblico stratosferico che abbiamo noi) Renzi potrebbe avere buon gioco nel convincere, almeno in parte, i suoi interlocutori. Ma il vero problema è l’inadeguatezza dell’intero impianto della manovra rispetto alle esigenze di svolta che l’economia italiana ha. Non una generica manovra espansiva – cosa che questa che si profila all’orizzonte comunque non è – ma un “piano Marshall” che affronti di petto il declino. Non è mai troppo tardi, il tempo c’è. Volendo. (Enrico Cisnetto direttore di http://www.terzarepubblica.it)

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