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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘deflazione’

Codacons su deflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

istatIl rallentamento della deflazione al -0,1% a luglio è frutto unicamente del caro-vacanze, ossia dell’incremento stagionale di prezzi e del tariffe nel settore dei trasporti e dei viaggi.Lo afferma il Codacons, che spegne ogni entusiasmo sulla frenata della deflazione, dopo i numeri forniti oggi dall’Istat.“Nei mesi estivi crescono i prezzi dei biglietti aerei, marittimi ferroviari, le tariffe di stabilimenti, campeggi, alberghi e strutture ricettive, e più in generale tutto il comparto turistico adatta i listini all’alta stagione e applica ritocchi rispetto all’anno precedente – spiega il presidente Marco Maria Donzelli – Questo porta a falsare i dati sull’inflazione, che appaiono in miglioramento. La verità è che sul fronte dei prezzi in Italia continua l’emergenza, dovuta principalmente alla mancata ripartenza dei consumi. Di questo passo si preannuncia un autunno “nero” per l’economia italiana, soprattutto sul fronte delle vendite, delle imprese e dell’industria, perché tutti gli indicatori registrano segno negativo e dal Governo non arriva alcun segnale di cambiamento” – conclude Donzelli.

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Italia ancora in deflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2016

istatDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Gli ultimi dati Istat ci hanno purtroppo confermato che l’Italia è in deflazione. Il tasso di inflazione relativo all’anno 2016 acquisito a giugno è -0,2, il che vuol dire non solo che i consumi sono a picco, ma anche, e soprattutto, che i conti pubblici sono tutti, completamente, da rifare.Nel Documento di economia e finanza (Def) di aprile, infatti, il governo Renzi-Padoan aveva stimato, ottimisticamente, per il 2016 un’inflazione pari a +1%. Cosa che, come è ormai palese, non si verificherà. Anzi, addirittura si rischia una inflazione negativa. Una iattura per la nostra economia.Vuol dire che mancano alle casse dello Stato almeno 16 miliardi di euro, che si aggiungono a tutta la polvere sotto il tappeto già messa dal governo nel passato per altri 30-40 miliardi, clausole di salvaguardia in primis.La situazione economica del nostro paese è, pertanto, tragica: crescita del Pil reale sotto l’1% per quest’anno e per l’anno prossimo, consumi in caduta, Pil nominale (che è dato dalla somma del Pil reale più l’inflazione) più basso del Pil reale, quindi caduta del gettito fiscale.E la situazione può solo peggiorare, se si aggiungono gli effetti della Brexit e della grave crisi in cui versa il sistema bancario italiano, che si manifesterà ancora di più dopo la pubblicazione dei risultati degli stress test della Banca centrale europea del prossimo 29 luglio. Con questi chiari di luna Renzi arriva al referendum di ottobre/novembre con l’economia al collasso. E gli italiani voteranno ‘no’ per mandarlo a casa. Renzi fa male alle istituzioni, alla democrazia, alle loro tasche e fa male all’economia”.

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Record della deflazione a Milano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2016

istatL’Istat conferma le stime preliminari sull’inflazione. Benché i prezzi registrino un aumento congiunturale dello 0,3%, su base annua prosegue la deflazione (-0,3%).”Nonostante un aumento dei prezzi mensile che non si registra dal febbraio 2015 (+0,4%), l’Italia resta in deflazione. E questo perché, nonostante l’azione della Bce, la domanda non decolla. Per questo occorre che alla politica monetaria accomodante si aggiunga una politica fiscale che miri a restituire capacità di spesa al ceto medio e alle famiglie più in difficoltà” dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.Il fatto che l’Italia sia ben lungi da una ripresa dei prezzi è dimostrato dai dati sui capoluoghi di regione: ben 13 città sono ancora in deflazione sulle 19 sulle quali sono calcolati gli indici generali. Persino a Bolzano, che si conferma la città più cara d’Italia, i prezzi segnano solo un +0,2%.
“E’ indicativo il dato di Milano, motore economico del Paese, dove si registra il record della deflazione” conclude Dona.
L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato anche la classifica dei capoluoghi di regione (cfr tabella) dove, grazie alla deflazione, si risparmia di più.Il record spetta a Milano, dove l’abbassamento dei prezzi dell’1% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 490 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Ancona, con una deflazione dello 0,7% ed una minor spesa di 287 euro. Al terzo posto Bari, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 283 euro.
In testa alla classifica delle città più care d’Italia, Bolzano, dove l’inflazione dello 0,2% si traduce in un aggravio di spesa, per una famiglia di 4 persone, pari a 111 euro su base annua. Seguono, sempre in termini di aumento del costo della vita, Trieste, dove l’inflazione dello 0,2% si traduce in un aumento del costo della vita pari ad 85 euro e Napoli (inflazione +0,2%, + 70 euro).
Tra la città più cara, Bolzano, e quella meno cara, Milano, si determina una differenza annua, in termini di spesa, pari a 601 euro (490+ 111).

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Def: Istat deflazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

istatSecondo Roberto Monducci, capo dipartimento produzione statistica dell’Istat, la deflazione italiana arriva dall’estero ed è legata al forte calo dei prezzi all’import. Inoltre, il fattore positivo della deflazione è la ripresa dei margini di profitto delle imprese.
“E’ certamente vero che la deflazione dipende anche dall’andamento del prezzo del petrolio, ma deriva anche dal mancato decollo della domanda e dal fatto che i consumi delle famiglie sono ancora al palo” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Al di là delle cause della deflazione, certamente negative, l’effetto più positivo della caduta dei prezzi è il rilancio del potere d’acquisto delle famiglie. Il rallentamento dei prezzi consente di ridare loro capacità di spesa. E’ l’effetto sul portafoglio degli italiani, insomma, il vero fattore positivo. Se le imprese non vendono i loro prodotti, difficilmente potranno avere profitti” ha concluso Dona.

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Italia in deflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2016

istatSecondo i dati definitivi resi noti oggi dall’Istat, a marzo l’Italia continua ad essere in deflazione, registrando una diminuzione dei prezzi dello 0,2% su base annua. In particolare, i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, nei dodici mesi, calano dell’1,1%, dal -0,8% del mese precedente. Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, la discesa dell’1,1% dei prezzi dei beni acquistati più frequentemente, consente di risparmiare, in termini di minor del costo della vita, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, 172 euro su base annua. Una coppia con 1 figlio spenderà, invece, 159 euro in meno nei dodici mesi, un pensionato con più di 65 anni sborserà 86 euro in meno, -93 euro un single con meno di 35 anni, -127 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni. L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica dei capoluoghi di regione dove, grazie alla deflazione, si risparmia di più. Sui 20 capoluoghi delle regioni e delle province autonome per i quali sono calcolati gli indici generali, ben 14 sono ancora in deflazione. La palma del risparmio spetta a Bari, dove l’abbassamento dei prezzi dell’1% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 353 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Potenza, con una deflazione sempre dell’1% ed una minor spesa di 325 euro. Semaforo verde anche per Perugia, dove una famiglia di 4 persone risparmierà 240 euro e Roma, dove si potranno accantonare 222 euro.
La città più cara d’Italia è Aosta, che scalza il primato di Bolzano e dove l’inflazione dello 0,5% si traduce in un aggravio di spesa, sempre per una famiglia di 4 persone, pari a 224 euro su base annua. Seguono, come capoluoghi di regione, sempre in termini di aumento del costo della vita, Trento, dove l’inflazione dello 0,4% si traduce in un aumento del costo della vita pari a 186 euro e Bolzano (inflazione +0,3%, + 167 euro). Tra la città più cara, Aosta, e quella meno cara, Bari, si determina una differenza, in termini di spesa, pari a 577 euro (353+ 224).

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I.D.V.: “Contromanovra”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Un’alternativa al decreto governativo firmato ieri dal Capo dello Stato è stata proposta dall’on.le Di Pietro a nome del suo partito.  Le nostre proposte intendono non solo contribuire alla riduzione del debito ma soprattutto promuovere lo sviluppo e sostenere le fasce più deboli. Proponiamo una manovra biennale di più di 65 miliardi di euro di cui 33 miliardi dedicati alla riduzione del deficit e 32 miliardi allo sviluppo, in particolare attraverso la riduzione del carico fiscale a lavoratori e piccole e medie imprese.  Il rischio vero è che le manovre contemporanee dei paesi dell’eurogruppo per centinaia di miliardi di tagli e di aumenti di imposte abbino un forte impatto depressivo, inducendo una deflazione delle economie europee che renderebbe vano ogni intervento di riduzione ragionieristica dei deficit dei bilanci pubblici nazionali. Siamo per la modernizzazione ecologica dell’economia tramite la riconversione dell’insieme delle attività produttive e dei servizi, riconversione che può essere l’occasione per centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati nelle energie rinnovabili, nell’edilizia, nei trasporti, in agricoltura, nella manutenzione, nel rifornimento dei materiali, nella riparazione, nel riciclaggio, nel commercio locale, nella ricerca e nell’innovazione o nella protezione degli ecosistemi. Proponiamo una manovra anticiclica pari a quasi quattro punti di Pil (circa 65 miliardi di euro) per il biennio 2011-2012 che riduca anche la pressione fiscale trasferendola almeno in parte dal lavoro, dalle famiglie e dalle imprese, alla rendita speculativa. La manovra Tremonti non va in questa direzione ed è recessiva, anche se condividiamo alcune delle misure proposte. L’attuale manovra è in buona parte dovuta al timore di attacchi speculativi da parte di quegli stessi mercati finanziari che sono responsabili dell’attuale crisi economica mondiale. Riteniamo urgente che le azioni dei mercati vengano regolamentate, che la speculazione finanziaria sia fortemente ridimensionata e che gli operatori finanziari paghino il loro contributo in quanto beneficiari di ingenti profitti. Una politica restrittiva è l’esatto opposto di ciò che servirebbe all’Europa. D’altronde, le difficoltà della finanza pubblica sono l’effetto e non la causa della crisi. I tagli messi in cantiere in tutta Europa assicurano solo stagnazione e disoccupazione crescente; e, soprattutto, rendono sempre più esplosivi i divari territoriali. Di questo passo, è prevedibile che alcuni paesi saranno costretto ad uscire dall’euro. La stessa Italia è a rischio. 
L’Europa ha bisogno di una politica espansiva concertata, che tenga a freno la speculazione e generi una crescita equilibrata.

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Emergenza debito e rischio deflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Dopo la crisi dell’euro e la famosa notte quando l’intero sistema europeo rischiava di cadere come un castello di carte, l’accordo per il salvataggio sembra concentrarsi tutto sui tagli di bilancio per abbassare i livelli del debito pubblico e rientrare al più presto nei parametri di Maastricht.  Una seria campagna contro gli sprechi è doverosa. Ce ne sono tanti e a tutti i livelli, ma la riduzione delle spese e dei bilanci pubblici dovrebbe essere accompagnata da altre riflessioni su alcuni andamenti che potrebbero avere un impatto molto forte sull’economia.  Secondo la BRI, le banche europee hanno nei loro portafogli 2.800 miliardi di dollari in titoli del debito pubblico di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. A loro volta le banche americane hanno titoli pubblici dei paesi dell’UE per 1.500 miliardi di dollari. Il rischio di una deflazione nella zona euro è quindi la minaccia più immediata alla stabilità finanziaria dell’Europa, perché, tra l’altro, potrebbe portare ad una svalutazione dei titoli sovrani e ad un ulteriore indebolimento dell’euro. Perciò occorrono investimenti per rilanciare l’economia. Gli Stati Uniti e la Cina, che valutano positivamente lo stanziamento europeo di 750 miliardi di euro di aiuti contro i default, allo stesso tempo mostrano preoccupazione per gli effetti dei tagli di bilancio sull’andamento dell’economia mondiale.   Per fortuna la Banca Centrale Europea non ha seguito questa strada. Per il momento, infatti,  raccoglie fondi sui mercati, o con le operazioni di swap aperte dalla Federal Reserve per l’acquisto delle obbligazioni sovrane europee. Se si dovesse avere un peggioramento della situazione economica, i titoli comincerebbero a perdere valore e la BCE sarebbe costretta ad acquistarli direttamente anche emettendo nuova e più abbondante liquidità, che farebbe lievitare i prezzi. Sarebbe una iattura. Il settore bancario americano più aggressivo e speculativo già parla della BCE come di una gigantesca bad bank.  I bassi tassi di interesse sia in Usa che in Europa provano che la leva dei controlli monetari non è utilizzabile in quanto ha già esaurito tutta la sua possibile e risicata efficacia. Ciò, insieme con la caduta del valore dell’euro rispetto al dollaro, che dall’inizio del 2010 è stata del 14%, sta generando un processo di carry trade sulla moneta europea. Avvenne con lo yen in Giappone che aveva tassi di interesse bassissimi per effetto della stagnazione economica interna. Il carry trade è una semplice operazione di ottenere prestiti in valuta a basso costo di una determinata area monetaria e poi utilizzarli altrove, magari in attività speculative. In passato si puntava a lucrare sulle differenze nei tassi di interesse tra diverse monete, oggi invece si scommette sulle aspettative di ripresa o di recessione dei vari paesi.   Intanto l’industria tedesca presente nella regione dell’Asia e del Pacifico ha tenuto a Singapore la sua 12.ma conferenza operativa. In questa sede il segretario generale dell’ASEAN, Surin Pitsiwan, ha spiegato che la regione“ è diventata il motore ben funzionante dell’economia mondiale”. Si ricordi che nel 1997-8 i paesi asiatici erano stati attaccati dalla speculazione e molte monete persero dal 30 all’80% del loro valore.   Quei paesi hanno imparato in fretta la lezione, hanno compreso non solo la necessità di ridurre l’indebitamento e il deficit. Insieme a nuove regole per il loro mercato finanziario, hanno anche creato una rete di protezione di 600 miliardi di dollari per puntare allo sviluppo economico dell’intera regione. Bisognerebbe guardare con maggior attenzione a questa esperienza. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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