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AISC: riflettori sullo Scompenso Cardiaco

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

scompenso cardiaco1Milano L’AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci – e la Regione Lombardia hanno voluto accendere i riflettori su una patologia che – pur essendo la seconda causa di morte in Italia, non riceve tutta l’attenzione che meriterebbe. Lo scompenso cardiaco, condizione nella quale il cuore non riesce a pompare in modo soddisfacente il sangue nel resto dell’organismo, colpisce oggi oltre 15 milioni di persone in Europa, 1 milione in Italia e oltre 150.000 cittadini in Lombardia. Nel 2015, sono stati oltre 28.000 i pazienti che in questa regione sono dovuti ricorrere ad un ricovero ospedaliero a causa dello scompenso cardiaco, con una degenza media 10,4 giorni). Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco ed è più frequente che questa patologia si presenti in età avanzata, con un’incidenza progressivamente maggiore in relazione all’invecchiamento. Da qui nasce la sottovalutazione dei sintomi – stanchezza, spossatezza e affaticamento – che molto spesso vengono erroneamente ricollegati all’avanzare dell’età. Questo, insieme alla difficoltà della diagnosi, priva troppo spesso il paziente delle cure necessarie. La diagnosi precoce e la prevenzione – ma anche l’avere a disposizione una rete efficace di centri distribuiti sul territorio e un conseguente accesso alle soluzioni terapeutiche più avanzate – rappresentano gli elementi fondamentali per garantire appunto una significativa riduzione della mortalità e un reale miglioramento della qualità di vita di tutti i pazienti. La Lombardia rappresenta un’eccellenza nazionale per presenza di centri specializzati e possibilità di accesso. Ecco perché è fondamentale sensibilizzare i pazienti e i loro cari a riconoscere per tempo la patologia e soprattutto prevenirla – in particolar modo ora che le nuove soluzioni terapeutiche oggi disponibili permettono una significativa riduzione della mortalità, oltre ad un importante miglioramento della qualità della vita.
In tal senso AISC – unica Associazione che rappresenta a carattere nazionale i pazienti scompensati – fin dalla sua costituzione (Aprile 2014) per iniziativa di un gruppo di pazienti stessi, tra cui il Presidente Oberdan Vitali, è fortemente impegnata nell’attività di informazione, a carattere capillare, sui sintomi e sulla promozione di un corretto stile di vita, ma anche nella realizzazione di un network tra tutti i pazienti, i loro familiari o chi chiunque si prenda cura di loro (“care-givers”) e i medici di famiglia, i clinici specialisti, i rappresentanti infermieristici, le realtà del volontariato e naturalmente le Istituzioni tutte, ponendosi come interlocutore propositivo e professionale e rappresentando le esigenze del paziente. Ad oggi, l’Associazione conta oltre 3000 iscritti e opera su tutto il territorio nazionale e regionale anche attraverso Centri Territoriali collocati principalmente presso gli ospedali dove sono istituiti Centri di Scompenso Cardiaco, avvalendosi di un Comitato Scientifico per garantire la sicurezza di tutte le informazioni ed il materiale educazionale da diffondere tra i pazienti.
Tante sono state le iniziative portate avanti dall’Associazione nei suoi primi 4 anni di vita: dall’informazione nelle piazze attraverso un punto itinerante attrezzato per i primi test preliminari, agli incontri educazionali sulla dieta mediterranea, dalle lezioni in centri specializzati sull’attività fisica, alla cura degli aspetti psicologici, al ruolo essenziale del caregiver. Tutto questo, affiancato sempre da un occhio attento alla difesa dei diritti del paziente, promuovendo la sensibilizzazione dei cittadini in contemporanea su tutto il territorio nazionale, come, per esempio, attraverso le iniziative dei propri Centri territoriali nel corso della settimana dello scompenso cardiaco. L’obiettivo che ci si è dati con la giornata odierna è quello di affrontare, partendo dalle necessità del paziente affetto da scompenso cardiaco, tematiche di grande rilevanza quali: la gestione del percorso terapeutico dal Pronto Soccorso sino al territorio, le prospettive aperte dalle nuove terapie, il tema dell’importante ruolo che possono giocare i Medici di famiglia e gli infermieri insieme agli specialisti, la riabilitazione cardiaca e anche il tema dei diritti dei pazienti. Tutto ciò, dando voce anche a chi soffre di questa patologia attraverso la testimonianza degli stessi pazienti, per capire come poter migliorare l’assistenza alle persone affette da questa condizione ma anche l’alleanza che deve nascere tra i diversi specialisti con la presenza di diverse società medico – scientifiche.
La presa in carico del paziente scompensato, infatti, rappresenta un tema di primaria importanza per quel che riguarda le possibilità di migliorare in maniera significativa la qualità di vita dei pazienti grazie alla diffusione dei centri dedicati a questa patologia e all’accesso alle nuove terapie.
A partecipare all’incontro, oltre ad un’ampia presenza di pazienti: Giulio Gallera, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia; Gianfranco Parati, Presidente della società italiana di Ipertensione; Roberto Pedretti, direttore dell’Istituto Maugeri Pavia; Stefano Carugo, direttore Cardiologia Ospedale S. Carlo Milano; Stefano Belloni, Presidente Ordine Medici Pavia; Enrico Frisone, Direttore Socio Sanitario ASST Lecco insieme a rappresentanti della Croce Rossa e a moltissimi altri esperti clinici ed accademici del mondo medico/scientifico.
“I dati epidemiologici sulla prevalenza dello scompenso sono piuttosto allarmanti” – spiega il prof. Salvatore Di Somma, Esperto della materia, professore di Medicina Interna, Dipartimento di scienze medico-chirurgiche e di medicina traslazionale dell’Università La Sapienza di Roma e Direttore del Comitato Scientifico dell’Associazione. “Attualmente, lo scompenso cardiaco colpisce lo 0.4 – 2% della popolazione adulta europea con una mortalità a 4 anni del 50%. Rappresenta il 5% delle ospedalizzazioni totali e interessa il 2% della spesa del Sistema Sanitario Nazionale. Il suo alto costo è principalmente causato dall’elevata frequenza di re-ospedalizzazioni (40% entro 12 mesi), determinate dal peggioramento dello stato di congestione, sia a livello sistemico che polmonare. In questo preoccupante scenario, diventa sempre più importante un precoce riconoscimento della patologia e una sua corretta gestione, a partire dalla situazione di emergenza fino alla dismissione a domicilio, passando per una necessaria riabilitazione cardiologica”.
scompenso cardiaco“In qualità di Geriatra – illustra Giovanni Ricevuti – “è indispensabile esprimere l’assoluta necessità che i pazienti con scompenso cardiaco, molto spesso anziani, possano riconoscersi in una associazione che si prenda cura di loro. Lo scompenso Cardiaco rappresenta, infatti, una delle patologia croniche che dovrebbero essere inserite tra quelle a maggior bisogno di controllo da parte delle istituzioni”.
“Come Associazione di pazienti – ha dichiarato il Presidente di AISC, Oberdan Vitali – siamo orgogliosi di trovare un riscontro importante in tutti i territori che riusciamo a coprire. In particolare la Regione Lombardia si è dimostrata da subito sensibile all’esigenza di avere Centri specializzati dove accogliere e curare i cittadini lombardi. L’esperienza ci ha insegnato che creare strutture dove trovare soluzioni terapeutiche efficaci ed innovative permette di riacquisire una qualità di vita soddisfacente. Il nostro appello va a: alle Istituzioni, perché si assicuri un’offerta completa di servizi per i malati di scompenso cardiaco, e ai cittadini, affinché prestino maggiore attenzione ai potenziali sintomi, per sé e per i propri cari. Saperne di più è un dovere di tutti, parlarne con il proprio medico può contribuire ad una diagnosi precoce, rivolgersi a chi ne soffre può aiutare a migliorare la propria qualità di vita”. (foto: scompenso cardiaco)

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Scompenso cardiaco mortalità in aumento

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 novembre 2014

scompenso cardiacoLo scompenso cardiaco rappresenta una pandemia globale che colpisce ventisei milioni di persone nel mondo e determina milioni di ospedalizzazioni. Oltre il 2% della popolazione mondiale soffre di scompenso cardiaco. Si stima che i malati siano 15 milioni in Europa e circa 1 milione nel nostro Paese, un quarto dei quali di età inferiore ai 65 anni. In Lombardia si contano circa 180 mila persone con scompenso, oltre 20 mila delle quali a Bergamo e provincia. Secondo recenti stime, il numero di malati tenderà ad aumentare progressivamente sino a raddoppiare nel 2020. L’aumentare della patologia con l’età e l’incremento della proporzione di soggetti anziani nella popolazione rende in parte ragione della frequenza crescente di scompenso cardiaco. Si stima infatti che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa). «Oltre i 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale: anche per questo è considerato un problema di salute pubblica di enorme rilievo» avverte Antonello Gavazzi, cardiologo di FROM Fondazione per la Ricerca Ospedale Papa Giovanni XXIII durante il meeting “Heart Failure at Crossroads”, organizzato da FROM e dall’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Nonostante la disponibilità di nuovi trattamenti e farmaci efficaci, le persone con scompenso cardiaco presentano percentuali inaccettabili di mortalità e riospedalizzazione, percentuali che non si sono ridotte negli ultimi anni» prosegue Gavazzi. «E’ quindi importante rivalutare le conoscenze per identificare le differenze tra specifiche tipologie di pazienti, in modo da “individuare la malattia” all’interno dello scompenso. Il tipico esempio sono i soggetti con diabete, nei quali lo scompenso cardiaco si sviluppa con specifiche modifiche metaboliche, funzionali, neurormonali ed emodinamiche per cui la malattia può rispondere in maniera diversa alle terapie. Il risultato è che assistiamo a una mortalità elevata per scompenso cardiaco nelle persone con diabete rispetto a quelle senza diabete».
Recenti studi hanno documentato che la diagnosi basata esclusivamente su criteri clinici è spesso inadeguata, particolarmente nel sesso femminile, negli anziani e nei soggetti obesi. Al fine di analizzare l’epidemiologia e la prognosi e di ottimizzare la scelta dei trattamenti dello scompenso cardiaco l’incertezza nella diagnosi della malattia dovrebbe essere minimizzata o evitata. L’adozione di stili di vita che prevengano l’insorgenza di queste condizioni è dunque una strategia fondamentale per prevenire lo scompenso cardiaco e ridurre la mortalità.
La prognosi dello scompenso cardiaco risulta essenzialmente sfavorevole qualora la causa sottostante non sia correggibile. In circa la metà dei pazienti in cui sia stata posta diagnosi di scompenso cardiaco, il decesso si verifica entro 4 anni, mentre in metà di quelli affetti da scompenso cardiaco avanzato il decesso avviene entro 1 anno. Lo scompenso cardiaco avanzato colpisce circa un quarto dei pazienti con questa sindrome trattati in ospedale, e ha un’incidenza stimabile in Italia di 12 000 nuovi casi ogni anno.
Purtroppo nello scompenso cardiaco avanzato l’elevata mortalità è difficilmente modificabile, la sintomatologia è invalidante e la qualità di vita pesantemente compromessa. A differenza di altre cardiopatie di comune rilievo, la mortalità per scompenso cardiaco appare in aumento. «Questi numeri fanno dello scompenso cardiaco la seconda causa di ricovero ospedaliero, dopo il parto naturale, con costi altissimi per il Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno vengono spesi per i ricoveri ospedalieri con diagnosi di scompenso oltre 500 milioni di euro, pari a circa il 3% dei costi totali del Sistema Sanitario Nazionale» aggiunge Gavazzi. «Una delle iniziativa per ridurre la mortalità è la creazione di strutture specialistiche. Nel 2002 gli Ospedali Riuniti sono stati i primi in Italia a dare vita a un’unità dedicata alla cura di questa patologia, la Medicina Cardiovascolare, basata sul lavoro interdisciplinare tra cardiologi e internisti, ottenendo una significativa riduzione della mortalità e dei periodi di degenza ospedaliera».
Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica, che compare quando il cuore, danneggiato, non è più in grado di svolgere la sua normale funzione di pompa e di mantenere un adeguato flusso di sangue nell’organismo.
Come conseguenza, gli organi e i tessuti ricevono quantità insufficienti di ossigeno per le loro esigenze metaboliche. La reazione dell’organismo all’insufficiente funzione del cuore causa un accumulo di sodio e acqua nei polmoni e nei tessuti. Le conseguenze di ciò sono: affanno, ridotta tolleranza allo sforzo, affaticamento, edema (cioè gonfiore). La condizione può aggravarsi fino a portare all’edema polmonare acuto e alla morte.

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Agenda sindaco di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Roma 11/2/2011 Ore 17.30: Tempio di Adriano, piazza di Pietra Il sindaco, Gianni ALEMANNO, partecipa alla presentazione del libro di Alessandro BARBANO, vicedirettore de Il Messaggero, dal titolo “Dove andremo a finire”.
Ore 18: Casa Famiglia SO.SPE (Solidarietà e Speranza), via Jacovacci 21 Il sindaco, Gianni ALEMANNO, inaugura la nuova Casa Famiglia realizzata per ospitare bambini malati sia diversamente abili, sia bisognosi di lunga degenza.

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Molise: degenza pre-operatoria eccessiva

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Campobasso. Stando ai dati diffusi dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2011, nel Molise il ricovero che precede gli interventi chirurgici sembra essere il più lungo d’Italia. Difatti in questa regione sembra che la media sia di 2,33 giorni, quasi il doppio della media nazionale (1,38 giorni). Permanenza che risulta a dir poco eccessiva e alla quale viene contrapposta come prima ragione la poca disponibilità di posti letto che costringe i pazienti a dei ricoveri anticipati al fine di non perdere il turno. “Il trend negativo che continua a registrare la sanità molisana viene confermato anche dai dati alquanto scoraggianti sulla tempistica per la degenza pre-operatoria nella regione”. Con queste parole interviene sull’argomento la responsabile per il Molise dell’Italia dei Diritti, Anna Aurisano. Tra i motivi legati all’insoddisfazione dei degenti verso la Sanità, c’è anche il costo del ticket troppo elevato e la poca qualità del servizio erogato che ha portato ad un aumento delle persone che si rivolgono a strutture private in caso di interventi chirurgici. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro continua la sua analisi con decisione dichiarando che: “E’ sempre più necessario un forte e radicale rinnovo della dirigenza politica regionale che sta conducendo il Molise sempre più ad essere un fanalino di coda un po’ in tutti i settori rispetto al resto delle regioni italiane”.

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Alemanno in ospedale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si recherà mercoledì 4 agosto presso il reparto di Ortopedia dell’Ospedale San Giovanni di Roma per un intervento chirurgico di osteotomia correttiva della tibia. Dopo l’intervento sono previsti alcuni giorni di degenza presso il nosocomio romano, ai quali seguirà un periodo di riabilitazione e fisioterapia.

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