Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘delitti’

Teatro: Liberaci dal male

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

roberta-matteidavidetassiRoma dal 16 al 19 febbraio 2017 Gio. ven. e sab. ore 20 dom ore 18 – biglietti € 15,50 Teatro Brancaccino Via Merulana, 244 Liberaci dal male è un vero e proprio thriller teatrale, firmato da Giampaolo G. Rugo, drammaturgo e sceneggiatore romano che ha già importanti successi all’attivo (“La Svolta”, “Killer Joe”, “Un uomo a metà”). Regia di Massimiliano Farau.
“Sono sempre stato colpito dal fatto che le ultime parole del padre nostro, la preghiera per eccellenza, siano ‘liberaci dal male’.” – racconta l’autore – “Come se per farlo fosse necessario chiedere aiuto a una qualche entità superiore stante l`impossibilità di liberarsene da soli. Ho allora analizzato quello che viene percepito come il più orrendo dei delitti: il rapimento di un bambino. Sono nati così i personaggi di Lella e Luca: i rapitori. Il male.”
I due hanno rapito un bambino di pochi mesi: il figlio dell’Ingegnere, il padrone della fabbrica che dà lavoro a tutta la città. Lella (Roberta Mattei, che molti ricorderanno in “Non essere Cattivo” di Caligari) è una donna timida e lavora in un centro estetico. Luca (Davide Tassi) è un uomo brutale e violento, il tuttofare dell’ingegnere. Con i soldi del sequestro vorrebbero scappare in Brasile, al caldo, per rifarsi una vita. Intanto, nella casa dove sono nascosti si è rotta la caldaia. Fuori l’inverno gelido avanza. Per placare il pianto disperato del bambino i due cominciano a somministrargli dosi sempre più alte di sonnifero. Come andrà a finire?
“Ma soprattutto, che cosa prevarrà in noi?”, si chiede il regista Massimiliano Farau: “il desiderio che il bambino si salvi ad ogni costo, o una inconfessabile empatia per l’impresa criminale?” “Andando avanti nella scrittura” – conferma Rugo – “ho scoperto che le paure di Lella e Luca sono le mie paure; le loro frustrazioni le mie frustrazioni; la loro rabbia la mia rabbia; chissà che non siano anche quelle del pubblico e chissà se riconoscere e dare un nome a questo ‘male’ possa essere il primo passo per provare a trovare in un amore reale, concreto e terreno la chiave possibile a liberarsene e a liberarsi, senza dover chiedere aiuto a un essere superiore.” (foto: roberta mattei, DavideTassi)

Posted in Mostre - Spettacoli/Exhibitions – Theatre, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ergastolo ostativo: il vero “fine pena mai”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

carcereSe qualcuno di voi crede che in Italia l’ergastolo non esista e che “dopo un po’ di anni escono tutti”, si sbaglia di grosso. E’ il caso dei condannati al c.d. “ergastolo ostativo”, che altro non è che la pena perpetua che viene comminata a chi si è macchiato di delitti particolarmente gravi, previsti dal famigerato art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario (da non confondersi con l’ancor più famigerato 41bis), relativi, per la gran parte, a fatti di criminalità organizzata e terrorismo. L’unico modo che questi condannati hanno per uscire dal carcere è la collaborazione con lo Stato, a meno che essa non sia impossibile od inesigibile.
L’occasione di affrontare la questione ci è data dalla recente pubblicazione del bel libro Gli ergastolani senza scampo. Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo (prefazione di G. Silvestri, appendice di D. Galliani- Giappichelli, Torino, 2016), scritto a quattro mani da Andrea Pugiotto, docente di diritto costituzionale e Carmelo Musumeci, ergastolano, che ripropone all’attenzione di tutti il paradosso di un Stato di diritto che nega i suoi stessi fondamenti costituzionali. Ne abbiamo avuto una recente dimostrazione col trattamento riservato a Bernardo Provenzano, al quale è stato prorogato dal Ministro della Giustizia il regime del carcere duro previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, nonostante le condizioni di palese infermità, che lo rendevano praticamente un vegetale.
Le ragioni di questo interesse ce le fornisce lo stesso autore (Come e perché eccepire l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo – Dalle pagine di un libro a Palazzo della Consulta di Andrea Pugiotto in http://www.penalecontemporaneo.it):
carmelo-musumeci-face2“La mia risposta affonda nei fondamentali del costituzionalismo liberale, laddove si insegna che la Costituzione ammette la forza (di cui lo Stato ha il legale monopolio) ma nega la violenza, ovunque la dignità dell’uomo subisca la mortificazione dell’assoggettamento fisico all’altrui potere. Ecco perché, quando la pena (minacciata dal legislatore, irrogata dal giudice, eseguita dalla polizia penitenziaria sotto il controllo della magistratura di sorveglianza) travalica il confine che separa la forza dalla violenza, è la legalità costituzionale ad essere violata, cioè violentata. È allora che il costituzionalista, che crede nel diritto come violenza domata, deve dire la sua. Ecco perché cerco di usare quel che so, e quel che so fare, per evitare che lo Stato potente diventi prepotente rendendo impotente la Costituzione dietro le sbarre. Il volto costituzionale della pena guarda (cioè riguarda) tutti, anche Caino, perché la persona non è mai tutta e soltanto
nel suo errore: nessun individuo «è uguale a quell’io che era venti o trent’anni fa, e perciò è ragionevole che il nostro giudizio sia diverso a seconda che si appunti su quella o su questa figura. […] Ciò che oggi sembra indegno di qualsiasi atteggiamento benevolo, può diventarne creditore dopo molto tempo e moltissimo patire». Distinguere l’errore dall’errante è sforzo cui dovremmo applicarci sempre, se non altro per una forma di altruismo interessato, perché nella vita tutti facciamo esperienza dell’errore (e molti dell’orrore). E nessuno ne uscirebbe bene se fosse ricordato esclusivamente per la cosa peggiore che ha fatto”.
Perché – come ricorda Gaetano Silvestri, nella sua eloquente prefazione al volume – “la dignità umana, come non si acquista per meriti, non si perde per demeriti”.
Nel libro, dopo una prima, drammatica, parte dedicata alla giornata tipo dell’ergastolano scritta da Carmelo Musumeci, vengono spiegate le ragioni giuridiche dell’incostituzionalità del regime del carcere perpetuo, undici capitoli, “uno per ogni criticità costituzionale”. Sino ad oggi i nostri giudici, di merito e costituzionali, hanno “salvato” questa norma – così come le altre norme, purtroppo numerose ancora oggi, che instaurano nel nostro ordinamento discipline di “doppio binario”– perché secondo loro l’ergastolo ostativo non è de jure una pena perpetua, ma soltanto de facto, essendo ciò imputabile all’ergastolano che preferisce la morte dietro le sbarre a una collaborazione esigibile. E tuttavia questa impostazione si scontra con numerosi precetti costituzionali e convenzionali (Convenzione Europea per i diritti dell’uomo in primis) perché – diversamente da quanto avviene per la pena detentiva “a termine” – finisce col rendere ammissibile nel nostro ordinamento una pena che esclude definitivamente il condannato dal circuito rieducativo e rende irrilevante ogni progressione nel c.d. “trattamento inframurario”, finendo con l’equivalere, come pena fino alla morte, alla pena di morte, in violazione dell’art. 27 comma 4 cost., essendo entrambe “privazione di vita, perché cancellazione di futuro, azzeramento di ogni speranza, amputazione dal consorzio umano”. Basteranno i titoli degli argomenti richiamati, che l’autore ha condensato in una sorta di vademecum rivolto agli operatori del diritto con lo scopo di veder finalmente rimuovere la preclusione del beneficio della liberazione condizionale all’ergastolano ostativo ed ironicamente intitolato “Come e perché eccepire l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo” (pubblicato in http://www.penalecontemporaneo.it), per capire le tante ragioni per il superamento dell’ergastolo ostativo:
incostituzionale perché pena perpetua (in violazione dell’art. 27 comma 3, Cost.);
incostituzionale perché pena perpetua non riducibile (in violazione dell’art. 117 comma 1, Cost. integrato dall’art. 3 CEDU);
incostituzionale perché pena fissa che rende irrilevante il percorso rieducativo del reo (in violazione dell’art. 27 comma 3, Cost.);
incostituzionale perché pena conseguente a illegittimo automatismo normativo (in violazione degli artt. 2, 3 comma 1, 19, 21 e 27 commi 1 e 3, Cost.);
incostituzionale per irragionevolezza dell’equivalenza tra collaborazione e ravvedimento (in violazione degli artt. 3 comma 1, 27 comma 1, Cost.);
incostituzionale per violazione del diritto alla difesa (art. 24 Cost.);
incostituzionale perché pena fino alla morte (in violazione dell’art. 27 comma 4, Cost.);
incostituzionale perché trattamento equivalente alla tortura (in violazione degli artt. 10 comma 1, 13 comma 4, 117 comma 1, Cost.).
Speriamo vivamente che i Tribunali di Sorveglianza facciano tesoro di queste preziosi indicazioni e che, prima o poi, nell’inerzia del legislatore, la Corte Costituzionale metta davvero la parola fine al “fine pena mai”. (Adriano Saldarelli, avvocato penalista e consulente Aduc)

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Tv e gli efferati delitti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Lettera al direttore. Ogni tanto qualche stravagante protesta per le ricostruzioni raccappriccianti d’efferati delitti, che alcune trasmissioni televisive fanno. Ora, a prescindere dalla domanda che tante volte mi pongo, se gli autori dei programmi farebbero altrettanto qualora le vittime anziché essere donne giovani e spesso ragazzine, fossero uomini, o magari vecchie, ritengo che a queste cose bisogna abituarsi, farci il callo, vederle magari tutti i giorni, e restare indifferenti. Che male c’è se ci mostrano tante volte la punta di un coltello che incide la carne di una morta? Una siringa conficcata in una mammella? (Chi l’ha visto? – 2011) Che male c’è se un conduttore televisivo con molto acume chiede: “Ma lo zio, dopo averla uccisa, l’ha violentata subito o dopo ore? (Rai2 – 28 ottobre 2010)? Che male c’è se un gionalista geniale chiede “Ma quando l’aggressore le ha tagliato la ciocca di capelli, Elisa Claps era morta o ancora agonizzante?”(“Chi l’ha visto?” – 23 giugno 2010)? E’ questione d’abitudine. Bisogna provvedersi di una bella corazza sullo stomaco. Non bisogna cambiare canale. Bisogna guardare, guardare e ascoltare tutto ciò che ci fanno vedere, e tutto ciò che ci dicono. E non bisogna esser stravaganti, protestare. Avete mai visto una pecora che si ribella? (Miriam Della Croce)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Come la cronaca cambia i delitti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2011

Sarah Scazzi, il caso Cogne, Erika e Omar, Simonetta Cesaroni, Marta Russo… Dalla penna di uno dei maggiori criminologi italiani, un’analisi reale e spietata dei meccanismi con cui la cronaca nera ci racconta «delitti che vogliamo sentirci raccontare», e ci aiuta anascondere «la nostra complice superficialità». di Luca Steffenoni Edizioni San Paolo 314 pagine € 18,00

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Delitti e castighi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Una vita in Corte d’Assise di Armando Cillario Un gangster di fama internazionale, un contadino ottantenne che uccise con una roncola il figlio ubriacone, un uomo distinto che ha tenuto il cadavere della madre in un armadio di casa per vent’anni, ma anche il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli coinvolto nella strage di Piazza Fontana. È un’umanità varia e sorprendente quella che emerge dai casi seguiti dall’avvocato Armando Cillario che, con linguaggio sobrio e preciso e con uno sguardo lucido e spesso commosso, si addentra processo dopo processo nei segreti di cinquant’anni della storia del nostro Paese (il boom economico, gli anni di piombo, le Brigate Rosse), ma soprattutto nelle debolezze e nelle perversioni di noi italiani, protagonisti di eventi tragici, cruenti, imprevedibili e paradossali, in cui ognuno ha un proprio ruolo e una propria verità da dimostrare davanti alla legge. Dal microcosmo del capoluogo lombardo e della sua provincia emergono storie e intrecci di vita che diventano emblematici nel teatro dell’esistenza umana mettendo in scena incontri furtivi e amori fatali, comportamenti maniacali e vizi ossessivi, disegni criminosi e incubi angoscianti, momenti di felicità ed esperienze di redenzione. Pagine 330 Euro 18,00 Codice 13498F EAN 978-88-425-3133-3

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Delitti domestici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Dichiarazione di Daniele Nardi Capo Ufficio stampa Forum delle associazioni familiari  “Uccide più la famiglia che mafia, camorra e  ‘ndrangheta messe insieme”… Non sappiamo se e quanto questi raffronti siano correnti ed attendibili. Quello che ci sembra di assoluta  evidenza è che a far esplodere la follia e la violenza in ambiente domestico è anzitutto la prossimità. Se scarichiamo sui nostri cari, le persone che ci stanno più vicino, il nervosismo di una giornata di lavoro, perché le situazioni limite dovrebbero avere una sorte ed una vittima diversa? I casi giunti sulle pagine dei quotidiani riguardano in genere non tanto le “famiglie” ma le famiglie in difficoltà, quelle che si spaccano, quelle che portano carichi di cura e di sofferenza esasperanti. La violenza è il più delle volte legata a rapporti tempestosi conseguenti a separazioni o a fasi critiche, o a sovraccarichi di fatiche e di solitudini di fronte alle sofferenze dei propri congiunti. E’ insomma la  patologia del rapporto familiare che innesca la violenza in un mix di rancori, sentimenti traditi e – anche – interessi economici. Allo stesso modo non bisogna dimenticare la situazione dell’assistenza psichiatrica. La legge  Basaglia, grande conquista di civiltà, ha riversato sulla famiglia l’onere e la difficoltà di accogliere chi avrebbe bisogno di assistenza specifica e qualificata.  La famiglia è una vittima non solo quando si arriva a far violenza o ad uccidere una moglie o un figlio. Per questo chiediamo più serietà e rispetto, sia per le sofferenze delle famiglie in cui esplodono queste violenze, sia per il silenzioso lavoro di  cura, accoglienza e solidarietà che milioni di famiglie quotidianamente offrono ai propri membri fragili, spesso dentro un assordante silenzio della  società.

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »