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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘delitto’

“La verità oltre il segreto”: Il delitto Moro

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2021

“Bisogna fare luce sui fatti insoluti collegati allo scenario internazionale occorsi nel secondo dopoguerra italiano. Per far luce anche sulla vicenda Moro è necessario costituire una Commissione d’inchiesta monocamerale o bicamerale in base alle indicazioni parlamentari, come abbiamo richiesto. Così da scoprire la verità, e non una verità. Lo dobbiamo alle vittime e ai famigliari – così il deputato Federico Mollicone, Presidente dell’intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto” intervenendo alla conferenza in Senato “Il caso Moro e la guerra fredda italiana: la verità oltre il segreto.” – Indagare su Moro non può che passare dalle indagini sul Lodo Moro, l’accordo per la santuarizzazione del territorio italiano contro gli attentati dei palestinesi. Lo stesso Moro scrisse più lettere, a ridosso della sua esecuzione, per far capire agli apparati investigativi e ai colleghi di governo dell’accordo fatto coi palestinesi, disse di richiamare da Beirut Giovannone, lui poteva essere il tramite operativo. Il Lodo Moro è la vicenda del dopo guerra italiano e della guerra fredda italiana, e dai documenti americani che si stanno via via desecretando potremo avere forse dei nuovi tasselli di questo mosaico. Importante è la ricerca della verità a 43 anni dai fatti perché tutte queste pagine strappate devono trovare una interpretazione di verità – dice Mollicone – e con questo spirito abbiamo fondato l’Intergruppo.” (n.r. Nonostante gli anni trascorsi e i tentativi di depistaggio vi sono ancora delle testimonianze che non sono state contattate e che ora, uscendo dall’ambito processuale, possono solo offrire l’opportunità di una ricostruzione storica componendo i vari pezzi del puzzle. Forse solo una commissione parlamentare potrà riuscirvi. Un particolare, ad esempio, spunta dal Libro “Il dittatore” che a suo tempo un noto personaggio politico ne ha, di fatto, impedito la divulgazione. Oggi c’è solo da chiedersi si vi è la volontà di farlo e se non vi è la convenienza a lasciare le cose come sono)

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Al cinema: Delitto Mattarella

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto apparve anomalo per le sue modalità. Il giovane Sostituto Procuratore di turno, quel giorno dell’Epifania, sarà Pietro Grasso, futuro Procuratore Antimafia e Presidente del Senato. Le indagini saranno proseguite dal Giudice Istruttore Giovanni Falcone, che scoverà pericolose relazioni tra Mafia, Politica, Nar e neofascisti, banda della Magliana, Gladio e Servizi Segreti. Il film ricostruisce il clima politico che ha preceduto l’omicidio: protetto a Roma dal Segretario della DC e dal Presidente della Repubblica Pertini, Mattarella è totalmente avversato dai capicorrente siciliani del suo partito. Mattarella non disturbava solo gli equilibri in essere nella DC ma entrava a gamba tesa sugli affari e gli accordi tra politica e mafia, la quale, per l’omicidio Mattarella, si allea con l’estrema destra romana neofascista in cambio dell’evasione dal carcere Ucciardone del leader Concutelli. Ma l’omicidio Mattarella è anche la storia di una famiglia, di esseri umani, di valori e ideali perseguiti con sincero spirito di servizio e afflato solidale: aspetti che nel film hanno un ruolo centrale. Aurelio Grimaldi ripercorre quei tragici giorni con occhio attento e sensibile. Un film di Aurelio Grimaldi conAntonio Alveario, Claudio Castrogiovanni, Nicasio Catanese, David Coco, Francesco Di Leva, Donatella Finocchiaro, Lollo Franco, Sergio Friscia, Ivan Giambirtone, Leo Gullotta, Guia Jelo, Francesco La Mantia, Tuccio Musumeci, Tony Sperandeo, Andrea Tidona, Vittorio Magazzù.

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Il delitto Matteotti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sull’onda dell’esecrazione popolare, per il grave delitto commesso, le opposizioni avrebbero avuto, nel gennaio del 1925, la possibilità di rovesciare il fascismo. I liberali e i socialisti, purtroppo, non vollero unirsi e l’occasione fu persa. Una volta consolidato il suo potere, Mussolini ridusse il Parlamento a un palcoscenico simile a quello che divenne il Reichstag di Hitler e istituì al suo posto il Gran Consiglio del fascismo.
La sua funzione era di essere sempre pronto ad approvare le decisioni del Duce. Mussolini, da quel giorno, sino alla sua caduta nel luglio del 1943, non fu più minacciato dall’interno, allo stesso modo di Hitler dopo la notte dei lunghi coltelli del 1934, quando si sbarazzò dei massimi dirigenti della S.A.
All’interno dei loro rispettivi movimenti sia Mussolini sia Hitler incontrarono solo delle divergenze d’opinione. Tuttavia i loro seguaci erano uniti nel convincimento che il terrore era inevitabile e che esso fosse necessario per attirare nel movimento i giovani. Va anche detto, a questo punto, che Mussolini e Hitler non avrebbero mai conquistato il potere senza il prezioso aiuto delle loro forze paramilitari.
Tra i vari meriti Mussolini ebbe quello di aver fatto bonificare le paludi Pontine, di essere riuscito, a ottenere, nel 1929, una pax religiosa siglando un compromesso tra lo Stato e la Chiesa e persino a raggiungere, con la mafia, un certo successo con il prefetto Mori, sebbene più d’immagine che reale.
Circa i rapporti con il nazismo possiamo dire che nel 1933 Mussolini salutò l’avvento del nazismo con queste parole: “La vittoria di Hitler è anche la nostra vittoria”. In realtà Mussolini non aveva afferrato in pieno la natura del suo temuto alleato.
Non accettava, ad esempio, le teorie ariane, anche se vantava la superiorità ariana degli italiani, ma riteneva inopportuno combattere apertamente la comunità ebraica mondiale. Inoltre l’Italia e la Germania erano separate dalla questione dell’Austria tant’è che Mussolini più volte assicurò il cancelliere fascista austriaco Dollfuss che lo avrebbe protetto, anche militarmente, dalle mire espansionistiche tedesche.
Quando Dollfuss fu assassinato dai nazisti, Mussolini spedì delle truppe al passo del Brennero, ma fu una rappresentazione da teatrante ovvero molto fumo ma niente arrosto. D’altra parte l’Italia era ben lungi dal preoccupare Hitler. (Riccardo Alfonso)

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Delitto di un italiano accecato dal razzismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

Emmanuel Chidi Namdi era sfuggito alla morte in Nigeria e credeva di aver trovato la salvezza in Italia, dove aveva richiesto asilo L’Italia invece gli ha dato la morte. Quello che non sono riusciti a fare gli islamisti radicali di Boko Haram, l’ha fatto un italiano accecato dal razzismo, picchiando sino alla morte un uomo che ai suoi occhi aveva due colpe: era un “negro” e si permetteva pure di difendere sua moglie dagli insulti. L’hanno definito un ultrà, come se il tifo c’entrasse qualcosa; c’entra invece una sottocultura che porta al disprezzo dell’altro – “scimmia africana”, così ha apostrofato la moglie di Emmanuel – e all’inevitabile violenza che ne segue. “Non volevo uccidere”, si difende ora. Ci credo, ma ormai siamo abituati a scatenare le nostre peggiori pulsioni senza pensare alle conseguenze che possono avere: un pestaggio può portare alla morte, e quanto successo ne è la tragica dimostrazione.
Non ci sarà condanna che potrà fare giustizia, rendere cioè a ognuno il suo, a Emmanuel la vita e a Chimiary suo marito. L’unica possibilità per asciugare in parte le sue lacrime è ora un’accoglienza non solo legale, ma umana, di vita sociale e comunitaria che le permetta, pur nel dolore, di ritrovare un senso nella sua fuga dalla persecuzione a cui era destinata in Nigeria. E’ una responsabilità di tutti: di noi politici, di chi ha responsabilità educative, di chi scrive sui giornali. Non bisogna mai favorire la strumentalizzazione di giuste esigenze, come quelle della giustizia e della sicurezza, facendole degenerare in egoismi che alla fine generano solo più ingiustizia e più insicurezza. Lo scrive Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, in un post pubblicato sul suo profilo Facebook.

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Si può ancora fare cronaca in Italia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

Condurre inchieste giornalistiche sui punti ancora oscuri delle vecchie sentenze sul terrorismo? Sarà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a rispondere, visto che per ora la Cassazione ha detto di no. Lo ha fatto confermando l’incredibile condanna a Umberto Brindani, direttore, e Renzo Magosso, inviato, rei di aver pubblicato un’intervista all’ex carabiniere Dario Covolo, che gettava nuova luce sull’assassinio di Walter Tobagi e sulle indagini che portarono a scoprire e arrestare il gruppo 28 marzo responsabile del delitto. Renzo Magosso, che è anche una dei giornalisti fondatori di Stampa Democratica, si è occupato da subito del caso Tobagi e ha continuato a scriverne. L’assurdo è che il “reato” commesso da Brindani e Magosso sarebbe che la loro inchiesta non ricalca esattamente la sentenza che condannò, alcuni a pene lievi altri a parecchi anni di carcere, i ragazzi della 28 Marzo capeggiati da Marco Barbone.  D’ora in poi il divieto di sottoporre a ulteriori verifiche in sede giornalistica le verità ufficiali uscite dai processi varrà anche per Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, Peteano, la Strage di Bologna? I giornalisti dovranno chiedere l’imprimatur delle procure e delle corti d’assise prima di scrivere e pubblicare?  Quali segreti equilibri mettono in crisi i cronisti scrupolosi quando fanno il loro mestiere? Oltre ai segreti di Stato, ai tentativi di cancellare i risultati delle intercettazioni giudiziarie, sembra che debba sommarsi, a limitare la libertà di stampa in Italia, anche il divieto di critica e di approfondimento. A Brindani e Magosso, che ricorreranno alla Corte Europea, la totale solidarietà di Stampa Democratica. Attestati di stima e di sostegno sono giunti da parte dell’Associazione Lombarda, della FNSI, dell’Ordine dei giornalisti, dell’Unione Cronisti e da numerosi esponenti della politica e della cultura sensibili al tema della libertà di informazione.

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Un delitto e il ruolo dei media

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

I personaggi di una storia tragica sono tre: Sarah Scazzi la vittima, lo zio Michele Misseri reo di averla uccisa e la figlia Sabrina Misseri, cugina della vittima, chiamata in causa dal padre come complice. E’ una storia che è stata catturata dai media da tempo, dopo l’appello della madre della ragazza che non aveva fatto ritorno dopo essersi recata a casa della cugina Sabrina per andare insieme al mare. Per più di un mese gli inquirenti non sono riusciti a venire a capo della vicenda finchè vi è stata una svolta determinante con il ritrovamento del telefonino, semibruciato, della vittima e consegnato agli inquirenti dallo zio Michele. Si interroga lo zio e alla fine confessa di averla uccisa. Ai successivi riscontri il padre coinvolge la figlia e da qui un nuovo spaccato della vicenda e un supplemento di accertamenti che non escludono altri familiari del parentado compresa la madre di Sarah Concetta Serrano Spagnolo che verrà ascoltata dal magistrato come persona informata dei fatti. Tutto sommato è un fatto di cronaca, drammatico e sconvolgente per quanto si voglia ma di certo non giustifica il clamore dato e le ripetute insistenze dei cronisti nell’implicare con le loro domande molti degli abitanti di Avetrana, un paese di ottomila abitanti, e che si sono trovati, loro malgrado, al centro di una attenzione non certo piacevole. Ma il cronista ha le sue ragioni. L’opinione pubblica vuole conoscere, vuole capire, vuole scavare nell’intimo, vuole farsi una ragione di una tragedia che presenta molti lati oscuri e prospetta, tra l’altro, possibili risvolti scabrosi come le molestie sessuali dello zio nei confronti della giovane nipote. Il tutto sembra uscire dalla penna di uno scrittore noir. La verità, a nostro avviso, pur drammatica, si traduce con molta probabilità in una lite finita male tra le cugine e un padre che cerca, in un primo momento, di allontanare i sospetti degli inquirenti sulla figlia ma poi cade in contraddizione e si trova, suo malgrado, costretto a coinvolgerla. Tutto qui ma chi scrive e chi legge ha bisogno di altri particolari, altre rivelazioni perché ci hanno abituati alle telenovele e nessun evento, in specie se è così scabrosamente appetitoso, può sfuggire al suo sfruttamento mediatico e commerciale. Rassegniamoci a sentirne di belle e di brutte per ore di trasmissioni e centinaia di pagine di carta stampata e foto di repertorio. Per noi la storia finisce qui e per le nostre convinzioni pensiamo di averne parlato fin troppo. (A.R.) link precedente: qui

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Avetrana: un delitto maturato in famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Con il passare dei giorni si profila uno scenario inquietante. Michele Misseri, zio della vittima e la cugina Sabrina hanno maturato un delitto orrendo. Secondo l’ultima versione del Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, il tutto è incominciato dopo le molestie sessuali dello zio. Ora abbiamo un reo confesso, Michele Misseri e una presunta complice la figlia Sabrina, che si proclama innocente e riversa tutta la responsabilità dell’insano gesto al padre colpito da improvviso raptus. Per gli inquirenti Sabrina è stata accusata di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. Nella ricostruzione della dinamica del delitto si ritiene che Sabrina abbia portato con la forza la cugina Sarah nel garage dove il padre sopraggiunto poco dopo, l’abbia uccisa aiutato dalla figlia. Se questa tesi reggerà agli obiettivi riscontri condotti dai militari del Ris e del reparto operativo del comando della compagnia dei carabinieri di Manduria, il gip del Tribunale di Taranto domani mattina dovrà confermare l’impianto accusatorio degli inquirenti. Per quanto è dato di sapere il fermo di Sabrina non si basa solo sulle parole del padre. Sono le sue contraddizioni e la dinamica dei fatti che avallano la possibilità, e questa volta con una variante che aggraverebbe la posizione di Sabrina, poiché appare più logico che tra le due giovani donne ci sia stata una lite per una rivalità amorosa e che alla violenza verbale abbia fatto seguito l’aggressione fisica. A questo punto è subentrato il padre e la situazione è sfuggita dalle loro mani ed è trascesa nel delitto. Davanti al cadavere di Sarah padre e figlia hanno pensato d’occultare il cadavere sia per farla franca davanti alla legge, sia per tacitare le chiacchiere dei compaesani. A questo punto il triangolo si chiude restringendosi ai tre componenti delle due famiglie imparentate tra loro: da una parte la vittima e dall’altra un padre e la figlia. La storia, com’è noto,  è cominciata il 26 agosto scorso e condita sino a qualche giorno fa in un mare di bugie e testate, passo dopo passo, dai media. Resta un paese sconvolto e sotto i riflettori di un’attenzione mediatica che molti avrebbero fatto a meno poiché non è certo positiva per una comunità laboriosa e pacifica. Seguito qui

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Le verità sfiorate

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Misteri veneti, omicidi senza colpevoli  di Ario Gervasutti Due netturbini di Padova  uccisi con un colpo di pistola, la postina Maria José  ammazzata da un colpo di karate ad Abano Terme,  l’ex sindaco di Enego  e sua moglie  trovati con la testa fracassata nella loro villetta: misteri irrisolti che hanno macchiato di sangue le strade e le città del Veneto negli ultimi vent’anni. Spesso si conoscono la dinamica dell’omicidio, l’arma del delitto, l’assassino, ma manca l’ultimo tassello per arrivare alla verità. Pagine 146 Euro 14,00 Codice 12840U EAN 978-88-425-4149-3

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A cena con delitto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2010

Roma, Teatro Ghione Via delle Fornaci 37 Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 – domenica ore 17,00. Giallo interattivo Scritto e diretto da Raffaele Castria “Dopo anni di richieste del pubblico e di riflessioni, nelle stagioni scorse, ci siamo decisi a mettere in scena un giallo interattivo. Ovvero uno spettacolo in cui è prevista la partecipazione dello spettatore. Il successo di Cluedos, ha superato perfino i sogni più arditi. 12 settimane al nostro Teatro e due settimane al Teatro Ghione di tutto esaurito. Per questo si è deciso di farne un altro, completamente nuovo, “A Cena Col Delitto, Giallo Interattivo”. Il giallo interattivo è un genere da anni in voga nei paesi anglosassoni, sempre precursori, e che comincia ad affacciarsi anche nel panorama nostrano. Le modalità classiche di interazione sono molteplici, visto che Cluedos richiedeva al pubblico di indagare su mistero, nel nuovo giallo gli spettatori  interverranno sulla drammaturgia, proponendo essi stessi una soluzione dell’intrigo. Ne è uscito uno spettacolo pieno di mistero, suspence e umorismo, godibile anche ad uno spettatore che voglia solo assistere, in cui non solo i detective, coi loro tic e il loro geniale egoismo, ma il giallo stesso, come genere, sono sottoposti a una spietata ironia. I più grandi detective del mondo, Hercule Poirot, Charlie Chan, Philip Marlowe e Nick e Nora Charles, sono prigionieri, in un castello sperduto nella brughiera inglese, di un misterioso personaggio che annuncia che uno di loro sarà assassinato durante la notte. Chi e perché?  Un enigma intricato carico di colpi di scena e di situazioni esilaranti, di cui lo spettatore avrà il piacere sopraffino di scrivere ogni sera l’epilogo, interpretando l’evolversi della vicenda e gli indizi disseminati, tra brividi, sussulti e risate”. (Raffaele Castria) Costo biglietti, € 22,00 platea intero, € 18,00 platea ridotto, € 18,00 galleria, galleria ridotto € 16,00 (più €2  di prevendita). (cena con delitto)

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Libro: Caos a Qasrabad

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Dall’inedita contaminazione dei due generi, uniti dalla tagliente ironia dell’esordiente bolognese, una vicenda che terrà il lettore inchiodato al romanzo in un crescendo di tensione, humour e meraviglia Nella città di Qasrabad quattro giovani studenti sono stati uccisi con un terribile rituale negromantico. A indagare sul delitto viene mandato l’elfo chierico Wakancha, che inizialmente si illude di poterne venire a capo con qualche ordinario incantesimo. Le magie però non funzionano: qualcuno ha disposto potentissimi contro-incantesimi. Invece di dare forfait, il chierico decide di rimanere e tentare strade nuove: per la prima volta nella sua lunga esistenza gli toccherà ragionare e usare la logica per sciogliere il mistero.  Circostanze imprevedibili e personaggi controversi, atmosfere terrificanti e oscure, avventure in mondi paralleli e dimensioni altre sono gli ingredienti dell’indagine raccontata con vivace humour da Eugenio Saguatti in Caos a Qasrabad (Alacrán edizioni, 304 pag. 19,00 euro), nelle librerie dal 25 marzo.
Eugenio Saguatti Vive a Bologna, dove nasce nel ’68 in piena contestazione studentesca. I fumi delle molotov ne compromettono da subito le facoltà intellettive. Fin da ragazzo non trova pace. Facile agli entusiasmi e inconcludente, sperimenta svariati mestieri, mietendo una folgorante sfilza di insuccessi: fabbro, venditore di enciclopedie, elettricista, operaio, magazziniere in un atelier di moda (per cinque giorni), giornalista (per tre anni), insegnante di grafica. Nel frattempo, di notte scrive, riuscendo perfino a vincere qualche concorso e a farsi pubblicare una cinquantina di racconti. Per lungo tempo tenta di mettere la testa a posto e di dimenticare la scrittura. Non ci riesce. Decide allora di rimettere mano a un vecchio manoscritto accantonato e, per una volta, di provarci seriamente. Ne è uscito Caos a Qasrabad, suo primo romanzo. Attualmente sbarcatore di lunario professionista, paga i conti con lavoretti da grafico, fotografo, verniciatore di ringhiere. (eugenio)

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Mangiare il sangue

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Lettera al direttore. Nell’Antico Testamento vediamo come per gli ebrei mangiare il sangue fosse un delitto punibile con la pena dell’allontanamento da Israele: “Chiunque nella casa d’Israele o fra i residenti in mezzo a loro mangi del sangue, mi volgerò contro colui che mangia il sangue e lo toglierò via di mezzo al suo popolo” (Lv 17,10). Nel Nuovo Testamento, Gesù, istituendo l’Eucaristia, dice: “Bevetene tutti: questo infatti è il mio sangue dell’alleanza versato per molti in remissione dei peccati”.  Non si comprende perché gli evangelisti non facciano il minimo cenno allo stupore, se non addirittura allo scandalo, che le parole del Signore avrebbero dovuto suscitare negli apostoli. E’ ovvio che i discepoli non avevano nessun’idea della transustanziazione, e  sapevano bene che stavano bevendo vino e non sangue, ma l’idea stessa espressa dal loro Maestro avrebbe dovuto suscitare in loro ribrezzo. Giovanni, il discepolo che Gesù amava, non riferisce quelle parole pronunciate dal Signore. Le pronunciò realmente? (Miriam Della Croce)

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