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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘democrazia’

“Le sfide alle democrazie nell’era della globalizzazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Parma Giovedì 3 ottobre, alle ore 16 nell’Aula Magna dell’Università di Parma (Palazzo Centrale – via Università 12), si terrà l’incontro “Le sfide alle democrazie nell’era della globalizzazione” con Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e Professore Ordinario di Diritto Amministrativo. L’incontro è organizzato dall’Università di Parma e patrocinato dal Comune e dal Circolo Culturale “Il Borgo”.Discuteranno con Sabino Cassese il prof. Antonio D’Aloia, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Parma, e il prof. Fulvio Cortese, Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Trento. L’incontro sarà aperto dai saluti del prof. avv. Giuseppe Giulio Luciani, Presidente de “Il Borgo”, dell’avv. Simona Cocconcelli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Parma, e del prof. avv. Giorgio Pagliari, Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Parma.
Organizzazione scientifica e moderazione dell’incontro da parte della prof.ssa Monica Cocconi, Associata di Diritto Amministrativo all’Università di Parma e Delegata del Rettore all’Anticorruzione e trasparenza.Durante l’incontro verrà presentato il libro di Sabino Cassese “La svolta – Dialoghi sulla politica che cambia” (ed. Il Mulino, Bologna).

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Quando la democrazia blocca la violenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Se andiamo al tempo in cui l’essere umano decise di vivere in comunità credo che si pose da subito il problema del come conciliare la coabitazione con gli interessi corporativi e di governance. Nei millenni trascorsi da allora ad oggi è apparso evidente che a scompaginare il sistema è stata la tendenza prevaricatrice di alcuni componenti la comunità nei riguardi dei propri simili. In altre parole il voler giocare “sporco” per trarne benefici personali sia di natura economica che per sete di potere. La reazione popolare non si fece attendere e il focolaio si accese generando conflitti d’ogni genere e per motivazioni più disparate: etniche, religiose, sociali e culturali. Se riportiamo questo seme della discordia alla realtà dei nostri giorni possiamo dire che numerosi sono gli insuccessi ottenuti ma anche la riuscita di stabili equilibri.
Al che dovremmo chiederci, doverosamente, i motivi del mal funzionamento e del perché le aspettative virtuose non hanno attecchito a livello mondiale. D’altra parte come si può pensare che messo in atto un modello di gestione democratica della cosa pubblica essa possa, ad un certo punto, non reggere le aspettative popolari divenendo persino una contraddizione nei termini con manifestazioni di piazza cruente. E’ che l’aspetto negativo, a mio avviso, dipende dall’uso che abbiamo fatto della stessa democrazia introducendovi elementi conflittuali di portata mondiale. Pensiamo al capitalismo che è degenerato nell’avidità, nell’egoismo, nei facili arricchimenti a scapito dei più deboli. Pensiamo a ciò che ci ha lasciato il socialismo reale e ancor prima il Marxismo-Leninismo. Pensiamo alla globalizzazione dei mercati che è degradata in una conflittualità sociale permanente. Pensiamo ai danni che abbiamo provocato all’ambiente con economie espansive poco rispettose dell’habitat e quanto altro.
Da più parti i ben pensanti invocano correttivi e comportamenti virtuosi per restituire alla democrazia la sua identità primigenia, generata dalla rivoluzione ateniese, e che i nostri padri, nella loro saggezza, ne hanno riconosciuto il valore e la portata del messaggio. Perché il precetto democratico non si coltiva citandolo ma praticandolo e in tal senso può diventare l’unica forza capace di contrastare la violenza e portare l’homo novus a soffocare le passioni in nome della ragione. (Riccardo Alfonso)

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“Democrazia e verità. Tra degenerazione e rigenerazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Roma. dal 26 al 28 settembre. I lavori si apriranno giovedì pomeriggio, alle 15:30, nell’auditorium San Domenico in via Casilina 235 con la relazione del vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che si soffermerà su “Le forme della democrazia nello Stato costituzionale”. “Chiesa e ‘autentica’ democrazia: da Leone XIII ai giorni nostri” sarà, invece, il tema discusso da Daniele Menozzi della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Il pomeriggio di venerdì 27 settembre i lavori si sposteranno presso la Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con la Facoltà di Filosofia dell’ateneo. Alle 15:30 Carla Danani dell’Università di Macerata terrà una relazione su “Verità della democrazia?” mentre Julian Nida-Rümelin, professore di Filosofia e Teoria politica presso la Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco di Baviera, analizzerà la questione della “Democrazia e verità nell’epoca della comunicazione digitale”. Le ultime due relazioni del convegno sono state affidate a Stefano Petrucciani dell’Università La Sapienza di Roma e a Vittorio Possenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il primo parlerà de “Il fondamento dialogico della democrazia e il relativismo”, mentre l’intervento di Possenti verterà su “Popolo Stato Democrazia nel personalismo: quale sovranità?”. https://www.unigre.it/it/eventi-e-comunicazione/

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Storia del pensiero: Democrazia ossia “governo del popolo per il popolo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Ovvero il “male oscuro” che attraversa il mondo occidentale. La democrazia è considerata la forma più avanzata di organizzazione politica, atta a valorizzare le potenzialità morali, intellettuali, economiche degli individui e delle loro libere associazioni. Sin qui tutto bene e secondo manuale, se vogliamo. Ma in effetti non lo è. Le democrazie non sono esenti da patologie che possono minarne il buon funzionamento, con effetti deleteri sulla vita civile e su quella economica. I rappresentanti eletti dal popolo che debbono curare gli interessi generali, sia pure interpretandoli in forme diverse e talora contrapposte, non devono rivolgere la loro azione a rappresentare interessi in contrasto con quelli della collettività. La linea di confine tra interessi di gruppo e quelli generali può essere talora tenue. E’ quanto sembra accadere in Italia e lo sarà ancora più evidente con il federalismo dove i rappresentanti eletti in uno dei corpi legislativi locali sono designati esplicitamente a rappresentare gli interessi di una Regione. Come potranno, costoro, venir meno al loro mandato senza finire con il danneggiare gli interessi superiori del Paese? E’ possibile che tali organismi intermedi, portatori di legittimi interessi di importanti segmenti della popolazione e dell’economia, assumano di fatto una capacità di decisione e di indirizzo che condiziona il volere legittimamente espresso, per interesse di tutti, soltanto dal Parlamento. A questo punto è necessario fare chiarezza per non ritrovarsi impelagati in una diatriba che in nome della democrazia nega di fatto la sua esistenza. In pratica deve restare nella convinzione di tutti che il potere ultimo di ogni decisione che tocca la collettività nel suo complesso deve rimanere nell’istituzione, il Parlamento, che non deve semplicemente ratificare accordi assunti a livelli più bassi, ma comporli con l’interesse generale. Sia chiaro in proposito. Le decisioni possono inglobare gli interessi di alcune componenti della società, ma mai a danno del bene comune della Nazione. (Riccardo Alfonso)

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La scienza e la democrazia e i suoi due momenti storici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

I primi ed incerti passi della scienza avvennero nell’antica Grecia. Furono ripresi in Italia nel Rinascimento. Non a caso gli studiosi della materia ci fanno notare che in entrambe le circostanze coincisero con il fiorire della libertà sia pure con tutti i limiti legati alla particolarità dei loro momenti storici. E’ anche vero che due secoli dopo l’exploit fu più marcato in concomitanza con l’avvento della democrazia europea e statunitense. Dobbiamo di conseguenza convenire che i due momenti ci facciano supporre una naturale assonanza tra scienza e democrazia? Assolutamente no. Fu proprio Platone a porsi il problema. Per lui la scienza si fonda sulla conoscenza mentre la democrazia sull’opinione. Ma chiariamoci bene il concetto. Cos’era per Platone la scienza? Lo era principalmente la filosofia, la religione e l’astronomia. Si tratta di una classificazione discutibile, fatta, salva l’astronomia, anche se il termine di paragone poteva avere una sua ragione, dati i tempi, ma ora è tutt’altra cosa. La scienza, infatti, si muove secondo una logica del tutto diversa e che nulla sa e nulla vuole sapere di opinioni, maggioranze, votazioni e compromessi che costituiscono l’essenza di una democrazia ivi compresa la filosofia e la religione.
Ma perché la scienza è rimasta così a lungo sotto traccia? Sicuramente perché la scienza moderna è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori tant’è che in un mio libro, L’Ultima frontiera” ebbi a notare il grande stupore dell’umanità in seguito alla deflagrazione delle due bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki in Giappone, sul finire della seconda guerra mondiale.
Non si aveva idea dell’impegno profuso dai fisici italiani di via Panisperna, di quelli tedeschi e altrove su una ricerca tanto affascinante quanto dai risvolti devastatori se il suo uso fosse stato adottato per scopi militari. Lo stesso insegnamento scolastico a tutti i livelli e gradi d’istruzione si era fermato, negli anni della seconda guerra mondiale, a prima della teoria della relatività di Einstein agli inizi del XX secolo. E lo stesso dicasi per gli studiosi del settore. Oggi ci appropriamo delle novazioni scientifiche nella nostra quotidianità ma sono pochi coloro che ne conoscono gli studi che sono a monte e lo stesso sta accadendo con la democrazia. L’accettiamo come naturale conseguenza del nostro vivere in comunità ma non la conosciamo in effetti se non superficialmente. (Riccardo Alfonso)

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La crisi della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Ciò cui stiamo assistendo non è una crisi di sistema, non è nemmeno una crisi politica, meno ancora è una crisi economica, anche se lo diventerà a spese delle classi più deboli.
E’ stata inventata una nuova e originale impostazione del pensiero democratico che riconosce al popolo elettore il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso libere elezioni, e affidare agli eletti l’onere di affrontare le decisioni. Non sempre le decisioni assunte soddisfano tutte le categorie della popolazione, anzi, spesso, il sistema di democrazia parlamentare, si ritrova a dover assumere decisioni impopolari anche se nmecessarie.La democrazia inventata vuole scavalcare il rischio di impopolarità, attraverso una serie di sondaggi che identificano bisogni di parte; è nata così la “democrazia dei sondaggi”, lontanissima dalla concezione classica del concetto di democrazia, che può essere socialista, liberale, o umanistica, ma sempre sostenuta dalle indicazioni popolari. Il metodo è banale nella sua semplicità, basta rivolgere dei quesiti riguardanti le priorità al mondo degli elettori e selezionare numericamente la qualità delle scelte e farne la componente portante delle proposte di legge e delle scelte.Tale democrazia dei sondaggi fu inventata negli anni ‘90 del secolo scorso da Berlusconi, che otteneva nei sondaggi risultati plebiscitari, attraverso la descrizione delle decisioni del governo, farcite di promesse, che, al dunque, risultavano promesse da marinaio. Il giochino berlusconiano è durato quasi venti anni, fino a quando il popolo elettore si è stufato di sentire le reiterate promesse mai mantenute ed ha negato il consenso.
Berlusconi adesso viaggia intorno al 5%, nonchè alla rincorsa del quorum per non chiudere definitivamente bottega.Nella democrazia dei sondaggi è caduto anche Matteo Renzi, esaltato da un successo insperato alle elezioni europee, quando il riconoscimento di fiducia superò il 40%; fu fuoco di paglia. Esaltato da quel risultato, confuse il consenso elettorale come un viatico per esercitare “pieni poteri”, che il popolo elettore non voleva.
Medesimo risultato ha conseguito Matteo Salvini, che ha raddoppiato i consensi ricevuti, raggiungendo il 34%, al carissimo prezzo di perdere la testa e ritenersi l’unto del signore, rafforzato dal voto popolare che lo avrebbe autorizzato ad esercitare i “pieni poteri”, forte del consenso elettorale, trascurando di rappresentare un sistema di democrazia parlamentare, come recita la nostra Costituzione, secondo la quale il potere appartiene al popolo attraverso i suoi rappresentanti e l’unica sede dove viene esercitato il potere è l’Assemblea degli eletti.Adesso fanno giocare alla nazione il ruolo di
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!”
(DAL 6^ CANTO DEL PURGATORIO Dante Ajighieri) (Rosario Amico Roxas)

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Democrazia: un involucro svuotato di sostanza e nella sostanza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

E’ un tema che sta mettendo in discussione già da alcuni anni, a questa parte, la stessa vita politica dei paesi occidentali. Era stato già evidenziato nell’ambito delle “Lezioni Norberto Bobbio” da Giovanni Sartori mettendo a confronto la democrazia in termini ideali, di idee e di opinioni con la situazione reale. Sartori, al riguardo, espresse il timore che la democrazia stia correndo il rischio di diventare “un guscio, un involucro, svuotato di sostanza e nella sostanza”.
Ma vi è anche un qualcosa di più da argomentare assistendo di continuo ad una sorta di asservimento della democrazia agli interessi partigiani, delle varie consorterie e dei poteri cosiddetti “forti”. Si avverte, per altro, sostenuta la distorsione di quelle regole primarie e fondamentali che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive vincolanti e con quali procedure. Una democrazia che non sembra avere validi strumenti di difesa nei confronti di chi strumentalmente, da grande pifferaio, limita il dibattito politico dalla piazza alla televisione e alla carta stampata ad un effetto epidermico e non riflessivo del suo ragionare. La stessa globalizzazione dei mercati e della libera circolazione delle merci, nata per un fine onorevole, non è più in grado di assicurare quel controllo e quella regolazione dei processi economici che possono garantire libertà ed eguaglianza. In altri termini la democrazia sta negando se stessa. Non punta più al bene comune, alla guida morale, al rispetto del limite degli interessi economici che non può essere affidato alla semplice negoziazione dei poteri sociali, cioè alla governance di forze economiche nazionali e internazionali.
Sono orami in molti a chiedersi dove è finita la democrazia come definizione delle condizioni di libertà, pluralismo e promozione dell’agire creativo in una molteplicità di campi?
Il prezzo più alto lo sta pagando quella cospicua fetta di umanità che dovrebbe fondare i suoi principi conduttori nella salvaguardi di due diritti inalienabili: alla vita e al vivere. Che senso ha, infatti, far rispettare il diritto alla vita se poi non si permette a questa stessa vita di vivere? (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici e sociali della Fidest)

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La democrazia si può perdere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Prima ancora di chiedersi “che fare” bisogna cercare di capire che cosa è successo il 26 maggio e anche le ragioni di un così repentino cambiamento della geografia elettorale.
La democrazia non perdona, gli errori, gli sgarri li fa pagare ad usura. Essa ha un effetto moltiplicatore, e come moltiplica straordinariamente i fattori positivi immessi nel corpo sociale (le fortune del Welfare State ne sono state nel secolo scorso un esempio) così moltiplica il negativo della cattiva politica e del maldestro pensiero.
Questa è anche la ragione dei cambiamenti improvvisi del quadro politico, che lasciano di stucco i commentatori abituali, avvezzi all’eterna ripetizione dell’identico. I regimi sono molto più piatti e prevedibili delle società aperte, le gestioni autoritarie longeve, gli Imperi possono durare dei secoli; ma la democrazia no, le democrazie sono il regno della sorpresa, della novità, dell’inedito che irrompe inatteso e poi magari presto scompare. Perciò la democrazia ha bisogno di gente molto più sveglia, che capisca più in fretta, ha bisogno di cittadini, non di sudditi. La democrazia oggi c’è, domani può non esserci più; non è un dato di natura, è un’opera e una decisione nostra.
Nelle elezioni europee, l’effetto moltiplicatore più devastante la democrazia l’ha esercitato sul Movimento 5 stelle. Esso ha pagato l’aver fornito la manovalanza per l’erezione del trono di Salvini e l’aver offerto lo sgabello ai suoi piedi, e averlo fatto quasi senza calcolo, il che è ancora più grave che farlo per un calcolo sbagliato. Sventatezza politicamente imperdonabile; ma essa aveva una causa che la rendeva inevitabile: il disprezzo per la politica, il discredito della politica come arte, come cultura, come professione, con la conseguenza di un’incapacità dei giovani capi del Movimento di capire la politica, di riconoscerla, proprio nel momento in cui dovevano farla.
Non è politica stabilire di fare politica a termine per non contaminarsi; i “due mandati” il Movimento stesso li ha fatti, ed ora è lui che rischia il licenziamento. Non è politica colpevolizzare stipendi e pensioni dei politici, come se non ci fosse altro, e quello non fosse un lavoro, né è politica liquidare quell’evento maggiore dei partiti italiani che è stato il trapasso dal PD di Renzi a quello postrenziano con la falsa notizia che per prima cosa il nuovo PD volesse aumentare le indennità parlamentari. Non è politica chiudere occhi orecchi e cuore a tutto il resto, purché passi il reddito di cittadinanza. Non è politica non cambiare politica dopo la scudisciata del voto.
L’effetto moltiplicatore ha funzionato anche nel creare il successo di Salvini. L’intero sistema politico italiano non aveva capito il segnale delle elezioni del 4 marzo dell’anno scorso: massimo era lo scoramento e l’insofferenza per una situazione economica e sociale divenuta insostenibile: non solo i poveri restavano poveri, non solo i disoccupati languivano, ma i ricchi si impoverivano e gli occupati, pur lavorando, scendevano nella miseria. L’elettorato ha espresso la maggiore protesta allora possibile votando per i 5 stelle. contro i partiti tradizionali dei Minniti e dei Gentiloni; questi hanno reagito aspettando di vederne, compiaciuti, il fracasso; ed ora l’elettorato ha votato in modo ancora più radicale e disperato, ha votato per la Lega Nord, perfino nel Sud, che è tutto dire. Ma anche Salvini pagherà l’effetto moltiplicatore della democrazia; ha promesso il miracolo di cambiare l’Italia e l’Europa, invocando santi e Madonne e baciando rosari prima e dopo il voto, ma il miracolo non lo potrà fare, e avendo molto promesso poco gli sarà perdonato. Così ha mostrato solo quanto è ancora infantile la cultura religiosa in Italia, tra i devoti che si fanno la croce per propiziarsi voti, goal e prodigi e il cardinale Muller che ciò giudica “cristiano”.
Il partito democratico, raso al suolo da Renzi, ha riguadagnato la linea di galleggiamento; ma metà del suo successo è dovuto al candidato tenuto più nascosto, a quel Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa, che vuole andare a Strasburgo per raccontare all’Europa la vera storia dei 350.000 naufraghi che negli anni ha curato nell’isola, e di quelli di cui ha dovuto fare “l’ispezione cadaverica”; in molti casi si trattava di bambini; “anche questi sono bambini”, ha gridato durante la campagna elettorale, non lo sono solamente i “bimbi” con cui si gloria in TV di passare la domenica il ministro degli Interni. E se si proietta sul piano nazionale il risultato di Bartòlo, presente in due soli collegi (in Sicilia ha preso la metà di tutti i voti del PD), e si tiene conto di mezza Italia che non è andata a votare né per gli uni né per gli altri, si vede che il vero vincitore è lui, è l’Italia della compassione, non quella dello scarto.
E ora, se si può, si torni alla politica, cioè ai problemi veri su cui non si è votato, perché taciuti in una campagna elettorale dedita a tutt’altro; sono i veri nodi della situazione presente: il clima, gli eventi estremi della natura oltraggiata, il commercio selvaggio, il denaro sul trono, le armi messe sopra a tutto, l’epidemia della povertà, l’esclusione, il diritto di migrare, i profughi in fuga da guerre, da fame e dal degrado ambientale, le donne negate, il diritto perduto, le Costituzioni stracciate, il furto di futuro, l’uomo artificiale, “potenziato” e programmato dalla tecnica per togliergli di dosso l’immagine di Dio. Sono i temi che abbiamo affrontato nella recente assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, di cui ora pubblichiamo sul sito quando ha detto Francesco Carchedi sulle nuove schiavitù nel mondo e il contributo degli studenti della Sapienza di Roma che hanno invocato una globalizzazione dei diritti e delle persone e non solo del denaro e dei commerci. Pubblichiamo anche una relazione sul tema “La solidarietà è un reato?” che Raniero La Valle ha tenuto il 29 aprile a un convegno sul volontariato riferendosi anche alle recenti conclusioni dell’assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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I rischi di una democrazia senza alternanza di governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 Mag 2019

di Giuseppe Bianchi (Nota Isril n. 19 – 2019) Come spiegare che Lega e 5 Stelle mantengono un elevato consenso almeno sulla base dei sondaggi, nonostante l’immobilismo di un Governo paralizzato dai reciproci veti tra i due partiti dell’attuale maggioranza? La spiegazione può essere data dal loro forte radicamento in due bacini elettorali di cui hanno assunto la rappresentanza politica. La Lega che si è fatta carico dei bisogni di sicurezza dei cittadini, sfidati dall’immigrazione clandestina e suggestionati da improbabili paure di invasione dello straniero; i 5 Stelle che si sono fatti portatori degli interessi di quanti, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese, hanno vissuto la globalizzazione dei mercati in termini di discriminazione economica e sociale. Un’operazione politica di grande efficacia che ha definito un campo di gioco per la prossima competizione elettorale europea, su misura delle due forze di maggioranza, con l’obiettivo di precludere l’accesso alla partita da parte delle forze di opposizione.È quanto sta avvenendo a pochi giorni dall’appuntamento elettorale europeo che rischia di divenire ancora una volta un macro-sondaggio a favore delle politiche del Governo rafforzate dal sovrapporsi di promesse. Un Paese che va alle urne disinformato della posta in gioco e illuso che la Nuova Europa, a cui strumentalmente aderiscono anche gli antieuropeisti di ieri, segnerà il passaggio a una fase di facile spesa pubblica con cui l’attuale maggioranza pensa di consolidare la fedeltà elettorale del proprio elettorato.
Che l’insicurezza dei cittadini, coincidente con il disagio sociale delle classi sociali più povere, sia gestibile al di fuori di una politica che ponga questi bisogni insoddisfatti dei cittadini all’interno di una strategia economica di sviluppo. L’Italia ha le risorse per riprendere la strada di un benessere diffuso. L’elevato risparmio delle famiglie, la capacità delle imprese più dinamiche di esportare e fare profitti, la qualità professionale del lavoro difficilmente riproducibile nei paesi emergenti, una diffusa propensione imprenditoriale delle giovani generazioni.Ma si tratta di un mondo frenato nelle sue potenzialità di sviluppo da un’altra Italia fatta di una classe politica, quale quella attuale, priva di progettualità di futuro, alla ricerca del consenso di breve periodo e da una classe burocratica tendenzialmente servile ‘terreno di pascolo”per quanti si affidano più alla ricerca della protezione dello Stato che alla propria capacità di competere in un mercato aperto.La prima Italia è quella che vuole più Europa, la seconda è quella che la teme perché la pacchia finirebbe usando il linguaggio del nostro forbito Ministro dell’Interno. È questa seconda Italia, che dietro il velo di ignoranza di un populismo ottuso, occupa una posizione centrale nel dibattito europeo, facendo del disagio sociale la leva del proprio prevedibile successo.Il rischio è quello di un’Italia subalterna nella nuova Europa perché indebolita nella crescita ed esposta ai condizionamenti degli investitori nel nostro debito pubblico. C’è poca speranza che nei pochi giorni che ci separano dalla prova elettorale l’Italia ritrovi la sua dignità di paese fondatore dell’Europa.Importante è considerare provvisorio questo periodo di oscuramento. Perché il nostro Paese trae dalla sua storia, oltre che dai suoi interessi, la vocazione europeistica e perché la democrazia ha la capacità di rigenerarsi potendo contare sull’alternanza della maggioranza. Un’alternanza che va creata perché la regola fondamentale della democrazia è che senza alternanza il rischio è di cedere il campo a forme di governo autoritario.

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La democrazia in termini ideali e reali

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

movimento onLa storia ci insegna che l’umanità spesso ha attraversato momenti difficili nel gestire i suoi spazi di democrazia, di libertà e di giustizia. Oggi il tema si ripropone e il timore avvertito è che il principio di legittimità possa restare un involucro svuotato di sostanza e nella sostanza. Questo scenario già lo avvertiva nella sua puntuale analisi Giovanni Sartori sul Corriere della Sera del 5 ottobre del 2004. Dietro questa riflessione vi sono studiosi come Ralf Dahrendorf che “hanno espresso più volte idee non certo più incoraggianti a partire dal fatto che la concezione della democrazia è diventata così nebulosa che ciascuno può facilmente adattarla ai propri interessi.”
Lo stesso Norberto Bobbio paventava l’insorgenza di un nuovo problema nella crisi di identità delle democrazie che può preludere ad una crisi più generale delle istituzioni democratiche.
Ma cos’è la democrazia che noi vogliamo come sistema politico inteso come un insieme di regole, primarie e fondamentali, che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive vincolanti e con quali procedure se non la forza capace di rendere tutti i cittadini uguali di fronte alle leggi, al suo sistema di governo, alla tutela degli interessi generali e attraverso una “democrazia deliberativa” che possa per John Rawls rappresentare una via d’uscita dalla confusione e dall’incertezza. Ma come si può raggiungere, e soprattutto consolidare, una siffatta democrazia al cospetto dell’assoluto predominio del mercato e il fatto che la politica non è più in grado di assicurare quel controllo e quella regolazione dei processi economici che possono garantire libertà ed eguaglianza? Se non vi poniamo riparo per tempo avremo un deficit di democrazia che ridurrà la funzione delle istituzioni a gusci vuoti con una logica dell’economia che non conosce la democrazia alla base della quale sta il principio del limite. In altri termini la pretesa della democrazia del mercato sembra sconfinare nella democrazia come mercato e questo crea le premesse di una possibile crisi dei sistemi democratici. Dobbiamo forse arguire che siamo alla fine dei sistemi democratici di governo, di libertà e di pluralismo e alla negazione dell’agire creativo in una molteplicità di campi? (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi culturali e politici della Fidest)

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Si è concluso a Palermo il Convegno Scientifico “Luigi e Mario Sturzo, il progetto cristiano di democrazia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“I tre giorni di convegno con il lungo lavoro di ricerca e di approfondimento condiviso da più di 40 esperti di diverso orientamento e provenienti da tutt’Italia, sono un contributo che viene offerto a tutti, per una più profonda conoscenza del progetto cristiano di democrazia di Luigi e Mario Sturzo”. Così il preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” don Francesco Lomanto, ha concluso i lavori del Convegno scientifico celebrato in occasione del Centenario del Partito Popolare.Un contributo offerto a tutti: alla Chiesa, agli studiosi e al mondo della politica, che ha avuto l’originalità di celebrare il Centenario mettendo in relazione i due fratelli Sturzo, entrambi impegnati, fin dai tempi della nascita del periodico “La Croce di Costantino”, nell’elaborazione culturale che porterà Luigi a fondare il Partito popolare nel 1919. Il convegno ha dato voce anche all’indagine locale attraverso lo studio degli archivi delle Chiese locali e alla produzione scientifica del vescovo Cataldo Naro che aveva proposto interessanti chiavi di lettura, oggi particolarmente attuali, su quegli elementi di novità che i due fratelli Sturzo con sapiente creatività seppero introdurre nei rispettivi ambiti della loro azione per contribuire a dare una svolta in senso cristiano alla democrazia e alla cultura dei loro difficili tempi soprattutto nel rapporto con la modernità.Sulla necessità di non sterilizzare il progetto sturziano si è soffermato Gaspare Sturzo, pronipote di Luigi e Mario e presidente del Centro Internazionale di studi Sturzo, che ha arricchito il suo intervento dello sguardo inedito e privato dei ricordi di famiglia, tra cui alcuni aneddoti sul passaggio di informazioni che, grazie a suo nonno Guglielmo, durante il fascismo avveniva tra la rete clandestina, Luigi in esilio e il vescovo Mario.“L’ intuizione di Luigi Sturzo rivela ancora oggi la sua attualità e la sua efficacia” – ha detto l’arcivescovo emerito di Monreale Salvatore Di Cristina che ha presieduto l’ultima sessione dei lavori del Convegno. “Ogni epoca deve tirare fuori da se stessa le risorse e i valori su cui organizzare la vita sociale assumendosene la responsabilità senza pensare di fotocopiare il passato – ha puntualizzato il vescovo di Acireale e vice-presidente della CEI Antonino Raspanti – Di Sturzo colpisce ancora oggi la forza del suo pragmatismo, l’efficacia e il realismo della sua proposta di un ‘popolarismo concreto’, per nulla visionario che non illude i cittadini di realizzare il paradiso in terra, non cede all’utopia che come sappiamo ha portato al fallimento dei totalitarismi. Va oltre lo stesso liberalismo ormai alle corde. Il realismo della sua intuizione – ha aggiunto mons. Raspanti – paradossalmente viene dalla sua fede e da quel sapere teologico che sorregge senza invadere la sua visione politica, dandogli quella capacità di saper distinguere, il senso della distanza e della distinzione che rappresentano ancora oggi un patrimonio morale e politico”.

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Libertà e democrazia vinceranno sempre su violenza, crimine e terrore

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

 Strasburgo. Aprendo a Strasburgo il dibattito sul futuro dell’Europa con il Presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiades, il Presidente Antonio Tajani ha espresso il proprio dolore per le vittime dell’attacco terroristico di ieri a Strasburgo, la sede del Parlamento europeo.”Esprimo tutto il mio dolore per le vittime degli attacchi a Strasburgo, città simbolo di pace e di riconciliazione. L’atto criminale di ieri è stato un attacco al nostro modo di vivere. Tuttavia, dobbiamo continuare a lavorare per dimostrare la forza che attingiamo dalla libertà. La democrazia vincerà sempre sulla violenza, sul crimine e sul terrore”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo.

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Aldo Moro: Memoria, politica, democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Roma Mercoledì 7 Novembre 2018 alle 17.00 Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 inaugurazione della mostra fotografica IntervengonoVincenzo Scotti, Marco Damilano, Maurizio Riccardi, Maurizio Piccirilli e Giovanni Currado a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado con l’allestimento progettato dall’architetto Fabrizio Confessa. La mostra fotografica ripercorre la vita politica del presidente della Dc ucciso dalle Brigate rosse attraverso le foto di Carlo Riccardi, decano dei fotoreporter romani che a 92 anni continua a fotografare coltivando contemporaneamente la sua passione di sempre per la pittura.Il racconto fotografico è arricchito dalle immagini di Maurizio Riccardi, figlio di Carlo, e di Maurizio Piccirilli autore delle foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Con i tre importanti fotografi ha collaborato Giovanni Currado, giornalista e fotografo che ha coordinato la ricerca iconografica, il restauro delle immagini e raccolta di impressioni, commenti e contributi da parte di personaggi del mondo politico, culturale e giornalistico che completeranno il catalogo della mostra.“Nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, – ha dichiarato Giovanni Currado al margine dell’anteprima svoltasi lo scorso 9 maggio a Lecce – ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro – continua Currado – nel corso del suo impegno politico e in molti casi analizzarne i particolari per via del restauro, ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico”.
Nel corso della mostra “Aldo Moro. Memoria, Politica, Democrazia” sarà presentato anche il catalogo omonimo, edito da Agr Edizioni, curato da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, realizzato da Antonluca Indrieri dell’istituto Quinta Dimensione e composto da 245 pagine che raccolgono oltre 150 fotografie, molte delle quali inedite, accompagnate da commenti e testimonianze di personaggi noti della cultura, della politica e del giornalismo italiano tra cui: Tommaso Labate, Luca Telese, Stefano Folli, Anna Maria Furlan, Enrico Cisnetto, Andrea Purgatori, Luciano Conte, Marco Damilano, Paolo Naccarato, Nicolò Amato, Vincenzo Scotti, Antonio Catricalà, Marco Bentivogli, Luigi Bisignani, Ulderico Piernoli, Pierluigi Battista, Mario Mori, Carlo De Stefano e Antonio Marini.
La mostra si completa con un video che ripercorre le strade di Roma protagoniste di quei 55 giorni, commentati dai magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti che vissero quei tragici eventi. La mostra vuole quindi mettere l’accento sulla figura di Moro nella sua interezza, senza trascurare il suo sacrificio, ma per separare i suoi insegnamenti da quelle due Polaroid delle BR che purtroppo lo identificano, in modo quasi esclusivo, dai testi scolastici alle più recenti ricerche sul web.La mostra è apertadall’8 novembre al 16 novembre 2018dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con chiusura il sabato e la domenica)

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La libera stampa è fondamento della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Il Presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti plaude alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla libera stampa come elemento fondante della democrazia e ricorda che, come è stato autorevolmente detto, la libertà di ciascuno di noi dipende dalla libertà di stampa.“La stampa – ha dichiarato il Presidente della Fieg – può essere credibile e affidabile solo se, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, essa è sgombra da qualsiasi condizionamento di poteri pubblici e privati e a condizione che sia preservata l’indipendenza e la piena autonomia del ruolo del giornalista. L’impegno e lo sforzo della Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia, in un contesto di particolare difficoltà, sono la dimostrazione della vitalità del settore editoriale. La Fieg si associa agli auguri di ogni successo espressi dal Presidente Mattarella.” “Oggi – ha concluso Riffeser – l’evoluzione dell’informazione, della sua diffusione con diversi mezzi e la necessità di adeguamento delle organizzazioni aziendali richiedono un confronto serio, costruttivo e la massima condivisione con le istituzioni, il Parlamento e tutte le forze politiche. La Fieg conferma la propria disponibilità ed il proprio impegno ad un lavoro comune per la scrittura delle regole del settore e per la tutela degli oltre 60.000 addetti della filiera dell’informazione”.

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Un discorso intorno all’evoluzione delle istituzioni democratiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Un tema appena sfiorato, in un recente dibattito, sul ruolo del Parlamento nella società odierna sino a paventare l’eventualità, indicata da Casaleggio junior, che possa essere considerato superfluo e da sostituire con una forma di consenso diretto e continuo con la gente, ha provocato, come naturale che sia, una forte contrarietà non solo nell’area politica ma anche tra i politologhi e gli ambienti culturali. Eppure si tratta di un argomento non nuovo e trattato, ai giorni nostri, da vari studiosi della materia con pubblicazioni quali “La visione del potere” di Gaetano Mosca e Guglielmo Ferrero e i vari scritti di Carlo Mongardini. Si tratta, per dirlo in poche parole, di una “crisi di identità delle democrazie occidentali” capace di scatenare quell’effetto domino che potrebbe preludere ad una crisi più generale delle istituzioni democratiche. E’ che noi abbiamo creato un’immagine di democrazia in termini ideali, di idee e di opinioni che quotidianamente si scontra con una realtà di segno diverso e capace di ridurla ad un involucro “svuotato di sostanza e nella sostanza”. Per Ralf Dahrendorf “la concezione della democrazia è diventata così nebulosa che ciascuno può facilmente adattarla ai propri interessi.” E’ un percorso che indubbiamente ci porta forme di autoritarismo sia pure con varie sfumature. Penso alla “democrazia deliberativa” di John Rawls che si traduce, se ho bene inteso nel suo Homo videns – Televisione e pensiero, nel trasferire il dibattito politico dalla piazza in televisione dove la forza dell’immagine e le capacità del grande comunicatore possono alimentare gli strumenti di persuasione e generare anche scelte di un certo genere. Ma questo comunicatore chi potrebbe essere? E con quale metro di giudizio intende esprimere i suoi concetti per andare oltre l’effetto epidermico e renderci più riflessivi? Vanno, ovviamente adottate delle cautele, fissando dei paletti e chiederci chi è autorizzato a prendere delle decisioni collettive vincolanti e con quale rapporto di consenso collettivo. Il dibattito, quindi, è aperto e non va soffocato dal contingente perché sono proprio le regole condivise e irrinunciabili e insindacabili che danno un senso alla democrazia e ci aiutano a convivere con il nostro prossimo senza grossi traumi esistenziali e dove la politica non può essere un fine ma semmai un mezzo. (Riccardo Alfonso)

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Se questa è democrazia…!

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

C’è ben poco da discutere a proposito del controverso successo elettorale del centro-destra a trazione leghista e della conseguente sconfitta del centro-sinistra; i dati parlano il linguaggio della chiarezza e meritano un’analisi approfondita, scevra di nostalgismi per un verso e di canti di vittoria dall’altra. I dati più rilevanti proiettano la visione di un corpo elettorale confuso e irrazionale.
Iniziamo dalla Lega, il cui successo è solo apparentemente indiscutibile, avendo ricevuto non una valanga di consensi, bensì una folla di voti, che ci fa parlare di “irrazionalità”, perché la folla è, per definizione, sollecitata dai sensazionalismi, come accade in quelle manifestazioni di piazza quando un minimo segnale diventa occasione di irrefrenabile panico accompagnato da un generale comportamento che non è azzardato chiamare “suicida”. La folla, scatenata da sensazionalismi di panico, opera e agisce senza riflettere, spinta solo da un erroneo desiderio di salvezza e sceglie un comportamento “suicida”. La Lega ha sparso il seme della malapianta della paura inconscia: paura dell’uomo nero, dell’emigrante abusivo, della “meticizzazione” della nostra cultura, sentimento, quest’ultimo, che dette la spinta definitiva alla teorizzazione del razzismo, messa in pratica dalle leggi razziali del fascismo. Temo proprio che la storia possa ripetersi, sospinta da una malintesa e atavica paura che ci portiamo appresso fin dalla caduta dell’impero romano e dalla conseguente migrazione di quelle tribù genericamente identificate come “barbari”. Oggi i barbari sono tutti quelli che la folla identifica come diversi da sé e ne chiede la testa, con grande soddisfazione dei capoccioni che hanno seminato il vento della paura e si apprestano a raccogliere la tempesta delle divisioni interne.La lega ha goduto (e profittato) di un’alleanza anomala, frutto di ingenuità, ambizione personale, errori di valutazione. L’alleato non più misterioso del centro-destra è stato Matteo Renzi, sostenuto da un pool di banche pilotate dalla Banca Etruria e dalla portavoce ufficiale, promossa sul campo, Maria Elena Boschi, caricata di incarichi istituzionali troppo gravosi per le sue fragili spalle.La riprova sta nei due momenti salienti di questa tornata elettorale: la sconfitta del centro-sinistra nelle comunità storicamente di appannaggio della sinistra in genere, e l’astensionismo del corpo elettorale, che ha rifiutato la sua presenza nei seggi, astenendosi anche dal sostenere una sinistra che, obiettivamente, non ha meritato di poter godere di alcun consenso.Con questi risultati, sconvolti dall’astensionismo record, emerge come i vittoriosi si apprestino a governare con meno del 20% dei consensi.Se questa è democrazia, che Dio ce la mandi buona! (Rosario Amico Roxas)

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Piergiorgio Odifreddi: La democrazia non esiste

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Torino Mercoledì 20 giugno, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino 9. Una critica matematica della ragione politica quella di Piergiorgio Odifreddi in La democrazia non esiste (Rizzoli), nuovo saggio che è utile strumento per imparare a ragionare e a formulare domande indiscrete, a partire da quella primordiale: siamo cittadini di un sistema democratico e palese, o sudditi di un regime totalitario e invisibile? Provano a rispondere l’autore insieme a Oscar Farinetti.
Secondo il matematico, la democrazia è una religione laica che identifica le proprie basiliche nei palazzi del potere, la curia nel governo, gli ordini nei partiti, il clero nei politici, le prediche nei comizi, le messe nelle elezioni, i fedeli negli elettori, i confessionali nelle cabine elettorali e i segni della croce nel voto. Ma, come in tutte le religioni, dietro alle colorite e folcloristiche apparenze dei riti e delle cerimonie, che distraggono e attraggono i cittadini, si nascondono le fosche e losche realtà dell’uso e dell’abuso del potere, che ammaliano e corrompono i politici. Piergiorgio Odifreddi dedica questo libro a svelare le contraddizioni nascoste e le distorsioni lampanti della democrazia. Inizia sezionando con il bisturi della logica concetti come la Cittadinanza (perché mai la può avere il discendente di un coevo di Cavour, ma non chi frequenta oggi le scuole in Italia?) e lo Stato, in quanto area racchiusa in confini spesso discutibili e non democratici, nel senso di non accettati dal popolo, come ha dimostrato il recente esempio della Catalogna. Prosegue poi con la Costituzione e i tentativi di manipolarla, i Diritti e i diversi modi di intendere il “dovere” e il “volere”, e i Candidati, candidi solo nel nome, per approdare alle odiatissime Tasse imposte dallo Stato Vampiro. Il libro procede con luciferina chiarezza per parole chiave, analizzando minuziosamente la democrazia e le istituzioni. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

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VI edizione di Biennale Democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Torino da mercoledì 27 a domenica 31 marzo 2019 con la sua sesta edizione dal titolo Visibile Invisibile. Con l’enorme flusso di informazioni, immagini e dati cui siamo costantemente esposti, il mondo sembra divenuto sempre più accessibile. Ma è davvero così? Come riuscire a conoscere la realtà nell’epoca dell’esibizione e del reality? Guardare non basta: perché le società democratiche tornino ad avere visioni di futuro occorrono strumenti per comprendere, spazi di scelta, obiettivi da perseguire. Dopo l’edizione 2017 dedicata alle Emergenze – sottolinea Gustavo Zagrebelsky, Presidente di Biennale Democrazia – nel 2019 rifletteremo sul tempo della visibilità, che è il nostro.
Biennale Democrazia è una manifestazione culturale internazionale che coinvolge i cittadini e in particolare i giovani delle scuole e delle università. Ogni due anni Biennale propone cinque giorni di appuntamenti pubblici con lezioni, dibattiti, letture, spettacoli e performance per riflettere insieme sulle trasformazioni che investono la società e rinvigorire le pratiche quotidiane di democrazia. Il tema della sesta edizione di Biennale Democrazia è declinato in tre percorsi per offrire una riflessione ampia e articolata a partire da una pluralità di punti di vista.
Luci e ombre. Immersi in un flusso di comunicazione caotico e dilagante, è sempre più difficile orientarsi. Nell’epoca dell’esibizione, della celebrità, delle emozioni vissute “in diretta”, la realtà assume le fattezze del reality e i mali sociali divengono oggetto di sguardi impotenti. In questo quadro, il ruolo della cultura, dell’informazione e della politica è più importante che mai.
La società della trasparenza. La politica democratica esige un alto grado di trasparenza del potere: solo poteri che agiscono alla luce del sole possono essere sottoposti al controllo e al giudizio dei cittadini. Di fronte a poteri sempre più opachi e alla minaccia di manipolazione dei big data che sfuggono al controllo democratico, quali strumenti politici abbiamo a disposizione per riaffermare l’esigenza di libertà e di autodeterminazione? Dal tramonto all’alba. Abbacinati da troppe luci, paralizzati da ombre e paure, ci stiamo forse rassegnando a vivere come spettatori di un eterno presente, nel quale si annullano la profondità storica e le prospettive future? Di fronte alla crisi sempre più profonda delle democrazie, quali ideali e quali “visioni” di futuro possono preludere all’alba di un giorno nuovo?
Dopo il successo della scorsa edizione, anche quest’anno Biennale lancia, in vista di BD 2019, due call rivolte una ai cittadini e l’altra alle organizzazioni culturali, allo scopo di promuovere l’apertura ai nuovi pubblici e a nuove realtà associative. I partecipanti avranno la possibilità di presentare suggestioni, idee e proposte da realizzare durante i cinque giorni della manifestazione. Biennale Democrazia selezionerà fino a 5 idee dei cittadini e fino a 10 proposte delle organizzazioni. Tutte le proposte dovranno essere inviate entro il 15 luglio 2018 compilando il form dedicato reperibile sul sito biennaledemocrazia.it.
Come nelle scorse edizioni, Biennale Democrazia dà agli studenti delle scuole superiori d’Italia l’opportunità di partecipare gratuitamente ai percorsi formativi di BD, mirati a renderli consapevoli degli argomenti sviluppati durante la manifestazione e capaci di assumere un ruolo attivo durante gli incontri. Le scuole superiori di Torino e, per la prima volta, anche quelle della provincia di Cuneo, hanno la possibilità di aderire ai percorsi formativi “in presenza”, mentre quelle del resto d’Italia possono partecipare “a distanza”, scaricando dal sito i moduli formativi e preparandosi a prender parte agli incontri della manifestazione, cui sono invitati a partecipare. Le classi, con il supporto dei formatori e degli insegnanti, rifletteranno sul tema Visibile Invisibile, sviluppando uno dei seguenti percorsi: Mostri, Radici, Reality, Scarti (vedi scheda). Alle classi fuori Torino sarà riservata la possibilità di partecipare al campus di Biennale Democrazia, che verrà allestito durante i giorni della manifestazione: un’occasione per vivere un’esperienza unica di condivisione, di confronto e di festa, per immergersi totalmente nell’atmosfera di Biennale.

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Verso una democrazia paritaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2018

Parma. Martedì 22 maggio, alle ore 15, nell’aula D del Palazzo Centrale dell’Università di Parma, si terrà il seminario “Verso una democrazia paritaria. Percorsi per la piena partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale” organizzato, nell’ambito della Rassegna “La democrazia paritaria”, dal Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni-CUG dell’Università di Parma.
Il seminario vuole essere un momento di riflessione sulle misure volte a garantire la piena partecipazione delle donne alla vita politica ed istituzionale del nostro Paese; di analisi dei dati relativi alla presenza femminile nelle Istituzioni, anche alla luce dei risultati delle recenti elezioni politiche, nonché di discussione delle difficoltà che si riscontrano nel mettere in pratica le misure di riequilibrio di genere e nel realizzare il modello costituzionale della democrazia paritaria. Per tale occasione, l’Ateneo di Parma avrà l’onore di ospitare Anna Falcone: Avvocata cassazionista, esperta in diritto amministrativo, diritto costituzionale e tutela internazionale dei diritti umani. Ha maturato una specifica esperienza in questioni di costituzionalità, contenzioso elettorale, tutela giurisdizionale di diritti politici ed associativi, enti pubblici, società partecipate, class action, diritto sanitario. È stata membro di autorevoli collegi difensivi che hanno patrocinato con successo davanti alla Corte Costituzionale e alle maggiori giurisdizioni italiane ed europee. È stata audita più volte presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati quale esperta sulle proposte di legge in materia elettorale, sulla riforma costituzionale e sulla disciplina in materia di partiti politici. Collabora come consulente giuridico con istituzioni pubbliche e gruppi politici, a livello sia nazionale che locale, per la redazione di proposte di legge, statuti, regolamenti, atti normativi in genere. Dottore di ricerca in Biodiritto e già docente universitario e assegnista di ricerca in “Diritto dell’Assistenza sociale e materie giuspubblicistiche” presso l’Università della Calabria. È autrice di tre monografie e varie pubblicazioni. Significativo è il volume da lei curato “Verso una democrazia paritaria. Modelli e percorsi per la piena partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale”, Giuffrè ed., 2011. È responsabile del settore “governance pubblica e democrazia partecipativa” dell’associazione “AEQUA – Equità ed efficienza nella Pubblica Amministrazione”. È stata Vice Presidente nazionale del Comitato per il NO alla riforma costituzionale.

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Iniziativa su democrazia e vincolo di mandato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 Mag 2018

Roma mercoledì 16 maggio alle ore 10 presso la Sala del Refettorio (Biblioteca della Camera dei Deputati, via del Seminario 7) si terrà la Tavola rotonda dal titolo “Gli Statuti dei gruppi parlamentari alla prova dell’articolo 67 della Costituzione sul vincolo di mandato”. In allegato la locandina.L’incontro segue l’iniziativa che ho intrapreso scrivendo una lettera all’on. Roberto Fico perché si esprimesse in qualità di Presidente della Camera sulla previsione dello statuto del gruppo Movimento 5 stelle che sanziona con una penale di 100 mila euro quei parlamentari che abbandonino il gruppo parlamentare volontariamente o a causa di espulsione: una norma in aperto contrasto con l’articolo 67 della Costituzione sul divieto di mandato imperativo. Successivamente ho condiviso quanto espresso al Presidente delle Camera a tutti i docenti dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti chiedendo il loro autorevole parere. Il grande numero di contributi ricevuti su molteplici e diversificati profili di interesse mi ha spinto a organizzare un luogo di pubblico confronto e approfondimento con i docenti che hanno risposto all’appello che fosse aperto ai cittadini oltre che al mondo politico e parlamentare.Dibattito che si rende ancora più necessario a seguito della risposta con cui il Presidente Fico si è dichiarato incompetente della questione, trincerandosi dietro la mancanza di uno specifico potere di controllo sugli statuti dei gruppi ed evitando così di entrare nel merito della questione. Si tratta di una inaccettabile zona grigia rispetto alla legalità costituzionale e regolamentare.
La tavola rotonda con i tanti giuristi che hanno risposto rappresenterà, nel segno di lunga tradizione di studio del “parlamentarismo radicale”, un’occasione preziosa per raccogliere i pareri e gli spunti che la dottrina costituzionalistica può offrire, anche come base per nuove iniziative, per porre il Parlamento in condizione di tutelare se stesso da pericolose fughe dalla Costituzione. L’ingresso è libero.

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