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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘democrazia’

Democrazia: un involucro svuotato di sostanza e nella sostanza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

E’ un tema che sta mettendo in discussione già da alcuni anni, a questa parte, la stessa vita politica dei paesi occidentali. Era stato già evidenziato nell’ambito delle “Lezioni Norberto Bobbio” da Giovanni Sartori mettendo a confronto la democrazia in termini ideali, di idee e di opinioni con la situazione reale. Sartori, al riguardo, espresse il timore che la democrazia stia correndo il rischio di diventare “un guscio, un involucro, svuotato di sostanza e nella sostanza”.
Ma vi è anche un qualcosa di più da argomentare assistendo di continuo ad una sorta di asservimento della democrazia agli interessi partigiani, delle varie consorterie e dei poteri cosiddetti “forti”. Si avverte, per altro, sostenuta la distorsione di quelle regole primarie e fondamentali che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive vincolanti e con quali procedure. Una democrazia che non sembra avere validi strumenti di difesa nei confronti di chi strumentalmente, da grande pifferaio, limita il dibattito politico dalla piazza alla televisione e alla carta stampata ad un effetto epidermico e non riflessivo del suo ragionare. La stessa globalizzazione dei mercati e della libera circolazione delle merci, nata per un fine onorevole, non è più in grado di assicurare quel controllo e quella regolazione dei processi economici che possono garantire libertà ed eguaglianza. In altri termini la democrazia sta negando se stessa. Non punta più al bene comune, alla guida morale, al rispetto del limite degli interessi economici che non può essere affidato alla semplice negoziazione dei poteri sociali, cioè alla governance di forze economiche nazionali e internazionali.
Sono orami in molti a chiedersi dove è finita la democrazia come definizione delle condizioni di libertà, pluralismo e promozione dell’agire creativo in una molteplicità di campi?
Il prezzo più alto lo sta pagando quella cospicua fetta di umanità che dovrebbe fondare i suoi principi conduttori nella salvaguardi di due diritti inalienabili: alla vita e al vivere. Che senso ha, infatti, far rispettare il diritto alla vita se poi non si permette a questa stessa vita di vivere? (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici e sociali della Fidest)

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La democrazia si può perdere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Prima ancora di chiedersi “che fare” bisogna cercare di capire che cosa è successo il 26 maggio e anche le ragioni di un così repentino cambiamento della geografia elettorale.
La democrazia non perdona, gli errori, gli sgarri li fa pagare ad usura. Essa ha un effetto moltiplicatore, e come moltiplica straordinariamente i fattori positivi immessi nel corpo sociale (le fortune del Welfare State ne sono state nel secolo scorso un esempio) così moltiplica il negativo della cattiva politica e del maldestro pensiero.
Questa è anche la ragione dei cambiamenti improvvisi del quadro politico, che lasciano di stucco i commentatori abituali, avvezzi all’eterna ripetizione dell’identico. I regimi sono molto più piatti e prevedibili delle società aperte, le gestioni autoritarie longeve, gli Imperi possono durare dei secoli; ma la democrazia no, le democrazie sono il regno della sorpresa, della novità, dell’inedito che irrompe inatteso e poi magari presto scompare. Perciò la democrazia ha bisogno di gente molto più sveglia, che capisca più in fretta, ha bisogno di cittadini, non di sudditi. La democrazia oggi c’è, domani può non esserci più; non è un dato di natura, è un’opera e una decisione nostra.
Nelle elezioni europee, l’effetto moltiplicatore più devastante la democrazia l’ha esercitato sul Movimento 5 stelle. Esso ha pagato l’aver fornito la manovalanza per l’erezione del trono di Salvini e l’aver offerto lo sgabello ai suoi piedi, e averlo fatto quasi senza calcolo, il che è ancora più grave che farlo per un calcolo sbagliato. Sventatezza politicamente imperdonabile; ma essa aveva una causa che la rendeva inevitabile: il disprezzo per la politica, il discredito della politica come arte, come cultura, come professione, con la conseguenza di un’incapacità dei giovani capi del Movimento di capire la politica, di riconoscerla, proprio nel momento in cui dovevano farla.
Non è politica stabilire di fare politica a termine per non contaminarsi; i “due mandati” il Movimento stesso li ha fatti, ed ora è lui che rischia il licenziamento. Non è politica colpevolizzare stipendi e pensioni dei politici, come se non ci fosse altro, e quello non fosse un lavoro, né è politica liquidare quell’evento maggiore dei partiti italiani che è stato il trapasso dal PD di Renzi a quello postrenziano con la falsa notizia che per prima cosa il nuovo PD volesse aumentare le indennità parlamentari. Non è politica chiudere occhi orecchi e cuore a tutto il resto, purché passi il reddito di cittadinanza. Non è politica non cambiare politica dopo la scudisciata del voto.
L’effetto moltiplicatore ha funzionato anche nel creare il successo di Salvini. L’intero sistema politico italiano non aveva capito il segnale delle elezioni del 4 marzo dell’anno scorso: massimo era lo scoramento e l’insofferenza per una situazione economica e sociale divenuta insostenibile: non solo i poveri restavano poveri, non solo i disoccupati languivano, ma i ricchi si impoverivano e gli occupati, pur lavorando, scendevano nella miseria. L’elettorato ha espresso la maggiore protesta allora possibile votando per i 5 stelle. contro i partiti tradizionali dei Minniti e dei Gentiloni; questi hanno reagito aspettando di vederne, compiaciuti, il fracasso; ed ora l’elettorato ha votato in modo ancora più radicale e disperato, ha votato per la Lega Nord, perfino nel Sud, che è tutto dire. Ma anche Salvini pagherà l’effetto moltiplicatore della democrazia; ha promesso il miracolo di cambiare l’Italia e l’Europa, invocando santi e Madonne e baciando rosari prima e dopo il voto, ma il miracolo non lo potrà fare, e avendo molto promesso poco gli sarà perdonato. Così ha mostrato solo quanto è ancora infantile la cultura religiosa in Italia, tra i devoti che si fanno la croce per propiziarsi voti, goal e prodigi e il cardinale Muller che ciò giudica “cristiano”.
Il partito democratico, raso al suolo da Renzi, ha riguadagnato la linea di galleggiamento; ma metà del suo successo è dovuto al candidato tenuto più nascosto, a quel Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa, che vuole andare a Strasburgo per raccontare all’Europa la vera storia dei 350.000 naufraghi che negli anni ha curato nell’isola, e di quelli di cui ha dovuto fare “l’ispezione cadaverica”; in molti casi si trattava di bambini; “anche questi sono bambini”, ha gridato durante la campagna elettorale, non lo sono solamente i “bimbi” con cui si gloria in TV di passare la domenica il ministro degli Interni. E se si proietta sul piano nazionale il risultato di Bartòlo, presente in due soli collegi (in Sicilia ha preso la metà di tutti i voti del PD), e si tiene conto di mezza Italia che non è andata a votare né per gli uni né per gli altri, si vede che il vero vincitore è lui, è l’Italia della compassione, non quella dello scarto.
E ora, se si può, si torni alla politica, cioè ai problemi veri su cui non si è votato, perché taciuti in una campagna elettorale dedita a tutt’altro; sono i veri nodi della situazione presente: il clima, gli eventi estremi della natura oltraggiata, il commercio selvaggio, il denaro sul trono, le armi messe sopra a tutto, l’epidemia della povertà, l’esclusione, il diritto di migrare, i profughi in fuga da guerre, da fame e dal degrado ambientale, le donne negate, il diritto perduto, le Costituzioni stracciate, il furto di futuro, l’uomo artificiale, “potenziato” e programmato dalla tecnica per togliergli di dosso l’immagine di Dio. Sono i temi che abbiamo affrontato nella recente assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, di cui ora pubblichiamo sul sito quando ha detto Francesco Carchedi sulle nuove schiavitù nel mondo e il contributo degli studenti della Sapienza di Roma che hanno invocato una globalizzazione dei diritti e delle persone e non solo del denaro e dei commerci. Pubblichiamo anche una relazione sul tema “La solidarietà è un reato?” che Raniero La Valle ha tenuto il 29 aprile a un convegno sul volontariato riferendosi anche alle recenti conclusioni dell’assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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I rischi di una democrazia senza alternanza di governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

di Giuseppe Bianchi (Nota Isril n. 19 – 2019) Come spiegare che Lega e 5 Stelle mantengono un elevato consenso almeno sulla base dei sondaggi, nonostante l’immobilismo di un Governo paralizzato dai reciproci veti tra i due partiti dell’attuale maggioranza? La spiegazione può essere data dal loro forte radicamento in due bacini elettorali di cui hanno assunto la rappresentanza politica. La Lega che si è fatta carico dei bisogni di sicurezza dei cittadini, sfidati dall’immigrazione clandestina e suggestionati da improbabili paure di invasione dello straniero; i 5 Stelle che si sono fatti portatori degli interessi di quanti, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese, hanno vissuto la globalizzazione dei mercati in termini di discriminazione economica e sociale. Un’operazione politica di grande efficacia che ha definito un campo di gioco per la prossima competizione elettorale europea, su misura delle due forze di maggioranza, con l’obiettivo di precludere l’accesso alla partita da parte delle forze di opposizione.È quanto sta avvenendo a pochi giorni dall’appuntamento elettorale europeo che rischia di divenire ancora una volta un macro-sondaggio a favore delle politiche del Governo rafforzate dal sovrapporsi di promesse. Un Paese che va alle urne disinformato della posta in gioco e illuso che la Nuova Europa, a cui strumentalmente aderiscono anche gli antieuropeisti di ieri, segnerà il passaggio a una fase di facile spesa pubblica con cui l’attuale maggioranza pensa di consolidare la fedeltà elettorale del proprio elettorato.
Che l’insicurezza dei cittadini, coincidente con il disagio sociale delle classi sociali più povere, sia gestibile al di fuori di una politica che ponga questi bisogni insoddisfatti dei cittadini all’interno di una strategia economica di sviluppo. L’Italia ha le risorse per riprendere la strada di un benessere diffuso. L’elevato risparmio delle famiglie, la capacità delle imprese più dinamiche di esportare e fare profitti, la qualità professionale del lavoro difficilmente riproducibile nei paesi emergenti, una diffusa propensione imprenditoriale delle giovani generazioni.Ma si tratta di un mondo frenato nelle sue potenzialità di sviluppo da un’altra Italia fatta di una classe politica, quale quella attuale, priva di progettualità di futuro, alla ricerca del consenso di breve periodo e da una classe burocratica tendenzialmente servile ‘terreno di pascolo”per quanti si affidano più alla ricerca della protezione dello Stato che alla propria capacità di competere in un mercato aperto.La prima Italia è quella che vuole più Europa, la seconda è quella che la teme perché la pacchia finirebbe usando il linguaggio del nostro forbito Ministro dell’Interno. È questa seconda Italia, che dietro il velo di ignoranza di un populismo ottuso, occupa una posizione centrale nel dibattito europeo, facendo del disagio sociale la leva del proprio prevedibile successo.Il rischio è quello di un’Italia subalterna nella nuova Europa perché indebolita nella crescita ed esposta ai condizionamenti degli investitori nel nostro debito pubblico. C’è poca speranza che nei pochi giorni che ci separano dalla prova elettorale l’Italia ritrovi la sua dignità di paese fondatore dell’Europa.Importante è considerare provvisorio questo periodo di oscuramento. Perché il nostro Paese trae dalla sua storia, oltre che dai suoi interessi, la vocazione europeistica e perché la democrazia ha la capacità di rigenerarsi potendo contare sull’alternanza della maggioranza. Un’alternanza che va creata perché la regola fondamentale della democrazia è che senza alternanza il rischio è di cedere il campo a forme di governo autoritario.

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La democrazia in termini ideali e reali

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

movimento onLa storia ci insegna che l’umanità spesso ha attraversato momenti difficili nel gestire i suoi spazi di democrazia, di libertà e di giustizia. Oggi il tema si ripropone e il timore avvertito è che il principio di legittimità possa restare un involucro svuotato di sostanza e nella sostanza. Questo scenario già lo avvertiva nella sua puntuale analisi Giovanni Sartori sul Corriere della Sera del 5 ottobre del 2004. Dietro questa riflessione vi sono studiosi come Ralf Dahrendorf che “hanno espresso più volte idee non certo più incoraggianti a partire dal fatto che la concezione della democrazia è diventata così nebulosa che ciascuno può facilmente adattarla ai propri interessi.”
Lo stesso Norberto Bobbio paventava l’insorgenza di un nuovo problema nella crisi di identità delle democrazie che può preludere ad una crisi più generale delle istituzioni democratiche.
Ma cos’è la democrazia che noi vogliamo come sistema politico inteso come un insieme di regole, primarie e fondamentali, che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive vincolanti e con quali procedure se non la forza capace di rendere tutti i cittadini uguali di fronte alle leggi, al suo sistema di governo, alla tutela degli interessi generali e attraverso una “democrazia deliberativa” che possa per John Rawls rappresentare una via d’uscita dalla confusione e dall’incertezza. Ma come si può raggiungere, e soprattutto consolidare, una siffatta democrazia al cospetto dell’assoluto predominio del mercato e il fatto che la politica non è più in grado di assicurare quel controllo e quella regolazione dei processi economici che possono garantire libertà ed eguaglianza? Se non vi poniamo riparo per tempo avremo un deficit di democrazia che ridurrà la funzione delle istituzioni a gusci vuoti con una logica dell’economia che non conosce la democrazia alla base della quale sta il principio del limite. In altri termini la pretesa della democrazia del mercato sembra sconfinare nella democrazia come mercato e questo crea le premesse di una possibile crisi dei sistemi democratici. Dobbiamo forse arguire che siamo alla fine dei sistemi democratici di governo, di libertà e di pluralismo e alla negazione dell’agire creativo in una molteplicità di campi? (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi culturali e politici della Fidest)

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Si è concluso a Palermo il Convegno Scientifico “Luigi e Mario Sturzo, il progetto cristiano di democrazia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“I tre giorni di convegno con il lungo lavoro di ricerca e di approfondimento condiviso da più di 40 esperti di diverso orientamento e provenienti da tutt’Italia, sono un contributo che viene offerto a tutti, per una più profonda conoscenza del progetto cristiano di democrazia di Luigi e Mario Sturzo”. Così il preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” don Francesco Lomanto, ha concluso i lavori del Convegno scientifico celebrato in occasione del Centenario del Partito Popolare.Un contributo offerto a tutti: alla Chiesa, agli studiosi e al mondo della politica, che ha avuto l’originalità di celebrare il Centenario mettendo in relazione i due fratelli Sturzo, entrambi impegnati, fin dai tempi della nascita del periodico “La Croce di Costantino”, nell’elaborazione culturale che porterà Luigi a fondare il Partito popolare nel 1919. Il convegno ha dato voce anche all’indagine locale attraverso lo studio degli archivi delle Chiese locali e alla produzione scientifica del vescovo Cataldo Naro che aveva proposto interessanti chiavi di lettura, oggi particolarmente attuali, su quegli elementi di novità che i due fratelli Sturzo con sapiente creatività seppero introdurre nei rispettivi ambiti della loro azione per contribuire a dare una svolta in senso cristiano alla democrazia e alla cultura dei loro difficili tempi soprattutto nel rapporto con la modernità.Sulla necessità di non sterilizzare il progetto sturziano si è soffermato Gaspare Sturzo, pronipote di Luigi e Mario e presidente del Centro Internazionale di studi Sturzo, che ha arricchito il suo intervento dello sguardo inedito e privato dei ricordi di famiglia, tra cui alcuni aneddoti sul passaggio di informazioni che, grazie a suo nonno Guglielmo, durante il fascismo avveniva tra la rete clandestina, Luigi in esilio e il vescovo Mario.“L’ intuizione di Luigi Sturzo rivela ancora oggi la sua attualità e la sua efficacia” – ha detto l’arcivescovo emerito di Monreale Salvatore Di Cristina che ha presieduto l’ultima sessione dei lavori del Convegno. “Ogni epoca deve tirare fuori da se stessa le risorse e i valori su cui organizzare la vita sociale assumendosene la responsabilità senza pensare di fotocopiare il passato – ha puntualizzato il vescovo di Acireale e vice-presidente della CEI Antonino Raspanti – Di Sturzo colpisce ancora oggi la forza del suo pragmatismo, l’efficacia e il realismo della sua proposta di un ‘popolarismo concreto’, per nulla visionario che non illude i cittadini di realizzare il paradiso in terra, non cede all’utopia che come sappiamo ha portato al fallimento dei totalitarismi. Va oltre lo stesso liberalismo ormai alle corde. Il realismo della sua intuizione – ha aggiunto mons. Raspanti – paradossalmente viene dalla sua fede e da quel sapere teologico che sorregge senza invadere la sua visione politica, dandogli quella capacità di saper distinguere, il senso della distanza e della distinzione che rappresentano ancora oggi un patrimonio morale e politico”.

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Libertà e democrazia vinceranno sempre su violenza, crimine e terrore

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

 Strasburgo. Aprendo a Strasburgo il dibattito sul futuro dell’Europa con il Presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiades, il Presidente Antonio Tajani ha espresso il proprio dolore per le vittime dell’attacco terroristico di ieri a Strasburgo, la sede del Parlamento europeo.”Esprimo tutto il mio dolore per le vittime degli attacchi a Strasburgo, città simbolo di pace e di riconciliazione. L’atto criminale di ieri è stato un attacco al nostro modo di vivere. Tuttavia, dobbiamo continuare a lavorare per dimostrare la forza che attingiamo dalla libertà. La democrazia vincerà sempre sulla violenza, sul crimine e sul terrore”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo.

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Aldo Moro: Memoria, politica, democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Roma Mercoledì 7 Novembre 2018 alle 17.00 Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 inaugurazione della mostra fotografica IntervengonoVincenzo Scotti, Marco Damilano, Maurizio Riccardi, Maurizio Piccirilli e Giovanni Currado a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado con l’allestimento progettato dall’architetto Fabrizio Confessa. La mostra fotografica ripercorre la vita politica del presidente della Dc ucciso dalle Brigate rosse attraverso le foto di Carlo Riccardi, decano dei fotoreporter romani che a 92 anni continua a fotografare coltivando contemporaneamente la sua passione di sempre per la pittura.Il racconto fotografico è arricchito dalle immagini di Maurizio Riccardi, figlio di Carlo, e di Maurizio Piccirilli autore delle foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Con i tre importanti fotografi ha collaborato Giovanni Currado, giornalista e fotografo che ha coordinato la ricerca iconografica, il restauro delle immagini e raccolta di impressioni, commenti e contributi da parte di personaggi del mondo politico, culturale e giornalistico che completeranno il catalogo della mostra.“Nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, – ha dichiarato Giovanni Currado al margine dell’anteprima svoltasi lo scorso 9 maggio a Lecce – ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro – continua Currado – nel corso del suo impegno politico e in molti casi analizzarne i particolari per via del restauro, ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico”.
Nel corso della mostra “Aldo Moro. Memoria, Politica, Democrazia” sarà presentato anche il catalogo omonimo, edito da Agr Edizioni, curato da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, realizzato da Antonluca Indrieri dell’istituto Quinta Dimensione e composto da 245 pagine che raccolgono oltre 150 fotografie, molte delle quali inedite, accompagnate da commenti e testimonianze di personaggi noti della cultura, della politica e del giornalismo italiano tra cui: Tommaso Labate, Luca Telese, Stefano Folli, Anna Maria Furlan, Enrico Cisnetto, Andrea Purgatori, Luciano Conte, Marco Damilano, Paolo Naccarato, Nicolò Amato, Vincenzo Scotti, Antonio Catricalà, Marco Bentivogli, Luigi Bisignani, Ulderico Piernoli, Pierluigi Battista, Mario Mori, Carlo De Stefano e Antonio Marini.
La mostra si completa con un video che ripercorre le strade di Roma protagoniste di quei 55 giorni, commentati dai magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti che vissero quei tragici eventi. La mostra vuole quindi mettere l’accento sulla figura di Moro nella sua interezza, senza trascurare il suo sacrificio, ma per separare i suoi insegnamenti da quelle due Polaroid delle BR che purtroppo lo identificano, in modo quasi esclusivo, dai testi scolastici alle più recenti ricerche sul web.La mostra è apertadall’8 novembre al 16 novembre 2018dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con chiusura il sabato e la domenica)

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La libera stampa è fondamento della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Il Presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti plaude alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla libera stampa come elemento fondante della democrazia e ricorda che, come è stato autorevolmente detto, la libertà di ciascuno di noi dipende dalla libertà di stampa.“La stampa – ha dichiarato il Presidente della Fieg – può essere credibile e affidabile solo se, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, essa è sgombra da qualsiasi condizionamento di poteri pubblici e privati e a condizione che sia preservata l’indipendenza e la piena autonomia del ruolo del giornalista. L’impegno e lo sforzo della Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia, in un contesto di particolare difficoltà, sono la dimostrazione della vitalità del settore editoriale. La Fieg si associa agli auguri di ogni successo espressi dal Presidente Mattarella.” “Oggi – ha concluso Riffeser – l’evoluzione dell’informazione, della sua diffusione con diversi mezzi e la necessità di adeguamento delle organizzazioni aziendali richiedono un confronto serio, costruttivo e la massima condivisione con le istituzioni, il Parlamento e tutte le forze politiche. La Fieg conferma la propria disponibilità ed il proprio impegno ad un lavoro comune per la scrittura delle regole del settore e per la tutela degli oltre 60.000 addetti della filiera dell’informazione”.

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Un discorso intorno all’evoluzione delle istituzioni democratiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Un tema appena sfiorato, in un recente dibattito, sul ruolo del Parlamento nella società odierna sino a paventare l’eventualità, indicata da Casaleggio junior, che possa essere considerato superfluo e da sostituire con una forma di consenso diretto e continuo con la gente, ha provocato, come naturale che sia, una forte contrarietà non solo nell’area politica ma anche tra i politologhi e gli ambienti culturali. Eppure si tratta di un argomento non nuovo e trattato, ai giorni nostri, da vari studiosi della materia con pubblicazioni quali “La visione del potere” di Gaetano Mosca e Guglielmo Ferrero e i vari scritti di Carlo Mongardini. Si tratta, per dirlo in poche parole, di una “crisi di identità delle democrazie occidentali” capace di scatenare quell’effetto domino che potrebbe preludere ad una crisi più generale delle istituzioni democratiche. E’ che noi abbiamo creato un’immagine di democrazia in termini ideali, di idee e di opinioni che quotidianamente si scontra con una realtà di segno diverso e capace di ridurla ad un involucro “svuotato di sostanza e nella sostanza”. Per Ralf Dahrendorf “la concezione della democrazia è diventata così nebulosa che ciascuno può facilmente adattarla ai propri interessi.” E’ un percorso che indubbiamente ci porta forme di autoritarismo sia pure con varie sfumature. Penso alla “democrazia deliberativa” di John Rawls che si traduce, se ho bene inteso nel suo Homo videns – Televisione e pensiero, nel trasferire il dibattito politico dalla piazza in televisione dove la forza dell’immagine e le capacità del grande comunicatore possono alimentare gli strumenti di persuasione e generare anche scelte di un certo genere. Ma questo comunicatore chi potrebbe essere? E con quale metro di giudizio intende esprimere i suoi concetti per andare oltre l’effetto epidermico e renderci più riflessivi? Vanno, ovviamente adottate delle cautele, fissando dei paletti e chiederci chi è autorizzato a prendere delle decisioni collettive vincolanti e con quale rapporto di consenso collettivo. Il dibattito, quindi, è aperto e non va soffocato dal contingente perché sono proprio le regole condivise e irrinunciabili e insindacabili che danno un senso alla democrazia e ci aiutano a convivere con il nostro prossimo senza grossi traumi esistenziali e dove la politica non può essere un fine ma semmai un mezzo. (Riccardo Alfonso)

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Se questa è democrazia…!

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

C’è ben poco da discutere a proposito del controverso successo elettorale del centro-destra a trazione leghista e della conseguente sconfitta del centro-sinistra; i dati parlano il linguaggio della chiarezza e meritano un’analisi approfondita, scevra di nostalgismi per un verso e di canti di vittoria dall’altra. I dati più rilevanti proiettano la visione di un corpo elettorale confuso e irrazionale.
Iniziamo dalla Lega, il cui successo è solo apparentemente indiscutibile, avendo ricevuto non una valanga di consensi, bensì una folla di voti, che ci fa parlare di “irrazionalità”, perché la folla è, per definizione, sollecitata dai sensazionalismi, come accade in quelle manifestazioni di piazza quando un minimo segnale diventa occasione di irrefrenabile panico accompagnato da un generale comportamento che non è azzardato chiamare “suicida”. La folla, scatenata da sensazionalismi di panico, opera e agisce senza riflettere, spinta solo da un erroneo desiderio di salvezza e sceglie un comportamento “suicida”. La Lega ha sparso il seme della malapianta della paura inconscia: paura dell’uomo nero, dell’emigrante abusivo, della “meticizzazione” della nostra cultura, sentimento, quest’ultimo, che dette la spinta definitiva alla teorizzazione del razzismo, messa in pratica dalle leggi razziali del fascismo. Temo proprio che la storia possa ripetersi, sospinta da una malintesa e atavica paura che ci portiamo appresso fin dalla caduta dell’impero romano e dalla conseguente migrazione di quelle tribù genericamente identificate come “barbari”. Oggi i barbari sono tutti quelli che la folla identifica come diversi da sé e ne chiede la testa, con grande soddisfazione dei capoccioni che hanno seminato il vento della paura e si apprestano a raccogliere la tempesta delle divisioni interne.La lega ha goduto (e profittato) di un’alleanza anomala, frutto di ingenuità, ambizione personale, errori di valutazione. L’alleato non più misterioso del centro-destra è stato Matteo Renzi, sostenuto da un pool di banche pilotate dalla Banca Etruria e dalla portavoce ufficiale, promossa sul campo, Maria Elena Boschi, caricata di incarichi istituzionali troppo gravosi per le sue fragili spalle.La riprova sta nei due momenti salienti di questa tornata elettorale: la sconfitta del centro-sinistra nelle comunità storicamente di appannaggio della sinistra in genere, e l’astensionismo del corpo elettorale, che ha rifiutato la sua presenza nei seggi, astenendosi anche dal sostenere una sinistra che, obiettivamente, non ha meritato di poter godere di alcun consenso.Con questi risultati, sconvolti dall’astensionismo record, emerge come i vittoriosi si apprestino a governare con meno del 20% dei consensi.Se questa è democrazia, che Dio ce la mandi buona! (Rosario Amico Roxas)

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Piergiorgio Odifreddi: La democrazia non esiste

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Torino Mercoledì 20 giugno, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino 9. Una critica matematica della ragione politica quella di Piergiorgio Odifreddi in La democrazia non esiste (Rizzoli), nuovo saggio che è utile strumento per imparare a ragionare e a formulare domande indiscrete, a partire da quella primordiale: siamo cittadini di un sistema democratico e palese, o sudditi di un regime totalitario e invisibile? Provano a rispondere l’autore insieme a Oscar Farinetti.
Secondo il matematico, la democrazia è una religione laica che identifica le proprie basiliche nei palazzi del potere, la curia nel governo, gli ordini nei partiti, il clero nei politici, le prediche nei comizi, le messe nelle elezioni, i fedeli negli elettori, i confessionali nelle cabine elettorali e i segni della croce nel voto. Ma, come in tutte le religioni, dietro alle colorite e folcloristiche apparenze dei riti e delle cerimonie, che distraggono e attraggono i cittadini, si nascondono le fosche e losche realtà dell’uso e dell’abuso del potere, che ammaliano e corrompono i politici. Piergiorgio Odifreddi dedica questo libro a svelare le contraddizioni nascoste e le distorsioni lampanti della democrazia. Inizia sezionando con il bisturi della logica concetti come la Cittadinanza (perché mai la può avere il discendente di un coevo di Cavour, ma non chi frequenta oggi le scuole in Italia?) e lo Stato, in quanto area racchiusa in confini spesso discutibili e non democratici, nel senso di non accettati dal popolo, come ha dimostrato il recente esempio della Catalogna. Prosegue poi con la Costituzione e i tentativi di manipolarla, i Diritti e i diversi modi di intendere il “dovere” e il “volere”, e i Candidati, candidi solo nel nome, per approdare alle odiatissime Tasse imposte dallo Stato Vampiro. Il libro procede con luciferina chiarezza per parole chiave, analizzando minuziosamente la democrazia e le istituzioni. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

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VI edizione di Biennale Democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Torino da mercoledì 27 a domenica 31 marzo 2019 con la sua sesta edizione dal titolo Visibile Invisibile. Con l’enorme flusso di informazioni, immagini e dati cui siamo costantemente esposti, il mondo sembra divenuto sempre più accessibile. Ma è davvero così? Come riuscire a conoscere la realtà nell’epoca dell’esibizione e del reality? Guardare non basta: perché le società democratiche tornino ad avere visioni di futuro occorrono strumenti per comprendere, spazi di scelta, obiettivi da perseguire. Dopo l’edizione 2017 dedicata alle Emergenze – sottolinea Gustavo Zagrebelsky, Presidente di Biennale Democrazia – nel 2019 rifletteremo sul tempo della visibilità, che è il nostro.
Biennale Democrazia è una manifestazione culturale internazionale che coinvolge i cittadini e in particolare i giovani delle scuole e delle università. Ogni due anni Biennale propone cinque giorni di appuntamenti pubblici con lezioni, dibattiti, letture, spettacoli e performance per riflettere insieme sulle trasformazioni che investono la società e rinvigorire le pratiche quotidiane di democrazia. Il tema della sesta edizione di Biennale Democrazia è declinato in tre percorsi per offrire una riflessione ampia e articolata a partire da una pluralità di punti di vista.
Luci e ombre. Immersi in un flusso di comunicazione caotico e dilagante, è sempre più difficile orientarsi. Nell’epoca dell’esibizione, della celebrità, delle emozioni vissute “in diretta”, la realtà assume le fattezze del reality e i mali sociali divengono oggetto di sguardi impotenti. In questo quadro, il ruolo della cultura, dell’informazione e della politica è più importante che mai.
La società della trasparenza. La politica democratica esige un alto grado di trasparenza del potere: solo poteri che agiscono alla luce del sole possono essere sottoposti al controllo e al giudizio dei cittadini. Di fronte a poteri sempre più opachi e alla minaccia di manipolazione dei big data che sfuggono al controllo democratico, quali strumenti politici abbiamo a disposizione per riaffermare l’esigenza di libertà e di autodeterminazione? Dal tramonto all’alba. Abbacinati da troppe luci, paralizzati da ombre e paure, ci stiamo forse rassegnando a vivere come spettatori di un eterno presente, nel quale si annullano la profondità storica e le prospettive future? Di fronte alla crisi sempre più profonda delle democrazie, quali ideali e quali “visioni” di futuro possono preludere all’alba di un giorno nuovo?
Dopo il successo della scorsa edizione, anche quest’anno Biennale lancia, in vista di BD 2019, due call rivolte una ai cittadini e l’altra alle organizzazioni culturali, allo scopo di promuovere l’apertura ai nuovi pubblici e a nuove realtà associative. I partecipanti avranno la possibilità di presentare suggestioni, idee e proposte da realizzare durante i cinque giorni della manifestazione. Biennale Democrazia selezionerà fino a 5 idee dei cittadini e fino a 10 proposte delle organizzazioni. Tutte le proposte dovranno essere inviate entro il 15 luglio 2018 compilando il form dedicato reperibile sul sito biennaledemocrazia.it.
Come nelle scorse edizioni, Biennale Democrazia dà agli studenti delle scuole superiori d’Italia l’opportunità di partecipare gratuitamente ai percorsi formativi di BD, mirati a renderli consapevoli degli argomenti sviluppati durante la manifestazione e capaci di assumere un ruolo attivo durante gli incontri. Le scuole superiori di Torino e, per la prima volta, anche quelle della provincia di Cuneo, hanno la possibilità di aderire ai percorsi formativi “in presenza”, mentre quelle del resto d’Italia possono partecipare “a distanza”, scaricando dal sito i moduli formativi e preparandosi a prender parte agli incontri della manifestazione, cui sono invitati a partecipare. Le classi, con il supporto dei formatori e degli insegnanti, rifletteranno sul tema Visibile Invisibile, sviluppando uno dei seguenti percorsi: Mostri, Radici, Reality, Scarti (vedi scheda). Alle classi fuori Torino sarà riservata la possibilità di partecipare al campus di Biennale Democrazia, che verrà allestito durante i giorni della manifestazione: un’occasione per vivere un’esperienza unica di condivisione, di confronto e di festa, per immergersi totalmente nell’atmosfera di Biennale.

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Verso una democrazia paritaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

Parma. Martedì 22 maggio, alle ore 15, nell’aula D del Palazzo Centrale dell’Università di Parma, si terrà il seminario “Verso una democrazia paritaria. Percorsi per la piena partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale” organizzato, nell’ambito della Rassegna “La democrazia paritaria”, dal Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni-CUG dell’Università di Parma.
Il seminario vuole essere un momento di riflessione sulle misure volte a garantire la piena partecipazione delle donne alla vita politica ed istituzionale del nostro Paese; di analisi dei dati relativi alla presenza femminile nelle Istituzioni, anche alla luce dei risultati delle recenti elezioni politiche, nonché di discussione delle difficoltà che si riscontrano nel mettere in pratica le misure di riequilibrio di genere e nel realizzare il modello costituzionale della democrazia paritaria. Per tale occasione, l’Ateneo di Parma avrà l’onore di ospitare Anna Falcone: Avvocata cassazionista, esperta in diritto amministrativo, diritto costituzionale e tutela internazionale dei diritti umani. Ha maturato una specifica esperienza in questioni di costituzionalità, contenzioso elettorale, tutela giurisdizionale di diritti politici ed associativi, enti pubblici, società partecipate, class action, diritto sanitario. È stata membro di autorevoli collegi difensivi che hanno patrocinato con successo davanti alla Corte Costituzionale e alle maggiori giurisdizioni italiane ed europee. È stata audita più volte presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati quale esperta sulle proposte di legge in materia elettorale, sulla riforma costituzionale e sulla disciplina in materia di partiti politici. Collabora come consulente giuridico con istituzioni pubbliche e gruppi politici, a livello sia nazionale che locale, per la redazione di proposte di legge, statuti, regolamenti, atti normativi in genere. Dottore di ricerca in Biodiritto e già docente universitario e assegnista di ricerca in “Diritto dell’Assistenza sociale e materie giuspubblicistiche” presso l’Università della Calabria. È autrice di tre monografie e varie pubblicazioni. Significativo è il volume da lei curato “Verso una democrazia paritaria. Modelli e percorsi per la piena partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale”, Giuffrè ed., 2011. È responsabile del settore “governance pubblica e democrazia partecipativa” dell’associazione “AEQUA – Equità ed efficienza nella Pubblica Amministrazione”. È stata Vice Presidente nazionale del Comitato per il NO alla riforma costituzionale.

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Iniziativa su democrazia e vincolo di mandato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Roma mercoledì 16 maggio alle ore 10 presso la Sala del Refettorio (Biblioteca della Camera dei Deputati, via del Seminario 7) si terrà la Tavola rotonda dal titolo “Gli Statuti dei gruppi parlamentari alla prova dell’articolo 67 della Costituzione sul vincolo di mandato”. In allegato la locandina.L’incontro segue l’iniziativa che ho intrapreso scrivendo una lettera all’on. Roberto Fico perché si esprimesse in qualità di Presidente della Camera sulla previsione dello statuto del gruppo Movimento 5 stelle che sanziona con una penale di 100 mila euro quei parlamentari che abbandonino il gruppo parlamentare volontariamente o a causa di espulsione: una norma in aperto contrasto con l’articolo 67 della Costituzione sul divieto di mandato imperativo. Successivamente ho condiviso quanto espresso al Presidente delle Camera a tutti i docenti dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti chiedendo il loro autorevole parere. Il grande numero di contributi ricevuti su molteplici e diversificati profili di interesse mi ha spinto a organizzare un luogo di pubblico confronto e approfondimento con i docenti che hanno risposto all’appello che fosse aperto ai cittadini oltre che al mondo politico e parlamentare.Dibattito che si rende ancora più necessario a seguito della risposta con cui il Presidente Fico si è dichiarato incompetente della questione, trincerandosi dietro la mancanza di uno specifico potere di controllo sugli statuti dei gruppi ed evitando così di entrare nel merito della questione. Si tratta di una inaccettabile zona grigia rispetto alla legalità costituzionale e regolamentare.
La tavola rotonda con i tanti giuristi che hanno risposto rappresenterà, nel segno di lunga tradizione di studio del “parlamentarismo radicale”, un’occasione preziosa per raccogliere i pareri e gli spunti che la dottrina costituzionalistica può offrire, anche come base per nuove iniziative, per porre il Parlamento in condizione di tutelare se stesso da pericolose fughe dalla Costituzione. L’ingresso è libero.

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La democrazia di Pitagora

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Nei giorni scorsi si è svolto, con grande successo, “Metapontion, Festival internazionale della Magna Grecia” in quella che è stata l’ultima terra in cui visse e insegnò il grande filosofo e matematico Pitagora. Una fittissima serie di incontri, approfondimenti filosofici e culturali, oltre a manifestazioni toccanti e coinvolgenti nella loro rappresentatività scenografica rievocativa. Questa singolare “tre giorni” ha visto, come raramente accade, le comunità dell’arco jonico-metapontino, Matera e Taranto incluse, abbracciarsi non solo simbolicamente alle comunità elleniche italiane e di Samo, l’antica isola greca e città natale di Pitagora.
Il movimento astensionista politico italiano che non a caso è nato nel 2007 proprio qui a Bernalda-Metaponto, ultima dimora di Pitagora, dei preziosi insegnamenti sulla democrazia e la politica dei grandi filosofi dell’antica Grecia ha simbolicamente impugnato la fiaccola, partecipando a tutti gli importanti eventi organizzati nel corso dell’attualissimo Festival. (Antonio Forcillo)

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Emarginati ed emarginatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

C’è una sofferenza diffusa tra gli italiani. Lo dobbiamo ai milioni di disoccupati, in specie tra i giovani. Lo dobbiamo alle vecchie e nuove povertà dai pensionati alle famiglie monoreddito con retribuzioni modeste. Lo dobbiamo ai disagi esistenziali diffusi e alla incapacità della politica d’intercettarli e porvi riparo. E’ un sistema di governo del paese che si sta avvitando su se stesso.
E’ che ci siamo fatti carico del problema migratorio non avendo la possibilità di governarlo secondo necessità. E’ che ci siamo fatti carico delle problematiche del lavoro umiliandone i diritti senza proporre soluzioni adeguate per rilanciare la produzione industriale e ricavarne opportunità d’impiego. E’ che abbiamo bruciato preziose risorse non sciogliendo i nodi della corruzione e degli sprechi. Stiamo distruggendo i nostri gioielli di famiglia dall’assistenza universale all’istruzione in nome di una logica fondata sulla riduzione dei servizi a scapito della loro qualità. Abbiamo umiliato il risparmio e favorita la speculazione finanziaria. Abbiamo umiliato le istituzioni con il sospetto che si muovano contraria contrariis curantur.
Ora rischiamo di trasformare gli italiani in un popolo di pessimisti e di disillusi deprivati da quelle certezze che costituivano la spina dorsale del suo impegno per una società ispirata al rispetto e alla volontà di crescere come costruttori di pace e di benessere sociale. Da questo scenario si può uscire solo se avremo la forza e la determinazione di trasformarci in un collettivo capace di restituire dignità nel governo delle cose dal nostro piccolo agli affari di più ampia portata. In questo disegno non vi è più posto per i pifferai di turno, per gli interessi partigiani, per gli intrighi di palazzo. La democrazia va restituita a chi sa farne un buon uso con una saggia amministrazione della cosa pubblica. Ne avremo la forza? Proviamoci per lo meno. (Riccardo Alfonso)

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Lo “zero” in democrazia di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

E dire che mi era simpatico quel disinvolto e intraprendente patron dei media e ancor prima “palazzinaro” milanese che era riuscito ad entrare a pieno titolo tra coloro che hanno avuto i mezzi e l’occasione di mettere la politica al proprio servizio e a convincere gli italiani che tale scelta coincidesse con l’interesse generale del paese. In seguito ha fatto di più e meglio puntando alla conquista del parlamento e di palazzo Chigi. E ci è riuscito, ovviamente, a più riprese sfruttando le debolezze dei suo compagni di viaggio: i leghisti e la destra di Fini. Quest’ultima da tempo, e già da quando era guidata da Almirante, cercava di “sdoganare” la sua “forza politica” dal pregiudizio comunista d’essere l’erede del fascismo. Ma in presenza di qualche difficoltà nel reggere la sua posizione ai vertici del potere politico, finanziario e industriale non si è fatto scrupolo di far varare decine di leggi in suo favore e a quello delle sue aziende e ad aprire la “campagna acquisti” per reclutare parlamentari disponibili a cambiare casacca per passare dalla sua parte.
Oggi ha superato se stesso. Dopo che il suo partito è passato dagli undici milioni di consensi ad appena cinque, in una manciata di anni, e aver distrutto l’oppositore storico inviando nel Pd il virus renziano è rimasto il mattatore della scena politica nazionale. Già pensa come fare per raccogliere i resti del PD come portatore d’acqua al suo mulino dopo averlo fatto con i leghisti. Su questa base ha preteso che gli altri lo considerino il salvatore della democrazia tacciando i pentastellati da avventurieri. Un altro suo pregiato pezzo d’antiquariato è stata la legge elettorale, da lui fortemente imposta, dove sono spariti i candidati e sono apparsi i simboli e gli elettori hanno votato a scatola chiusa per consentirgli d’ avere un “parlamento blindato” ovvero di fedelissimi. A questo punto dove sono finiti i valori liberali che lui dovrebbe sostenere senza riserve, come il rispetto delle leggi e i diritti umani? (Riccardo Alfonso)

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Disuguaglianze e democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Reggio Emilia Social Cohesion Days, dal 24 al 26 maggio tre giornate di confronto e 30 appuntamenti sulla “divisione imperfetta” della ricchezza e sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell’economia e della politica: dal premio Nobel Amartya Sen insieme a Romano Prodi, da Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa fino alla giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta
Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza” (dati rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018).
Questo crescente divario sociale sta spingendo parti consistenti della popolazione europea a identificarsi con forme di populismo e totalitarismo, indebolendo così la tenuta sociale dei sistemi democratici. Dal 24 al 26 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questa “divisione imperfetta” con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua terza edizione: 30 appuntamenti – tutti gratuiti – tra conferenze, workshop, tavole rotonde, spettacoli e mostre. Protagonisti i grandi nomi dell’economia e della politica internazionale: il premio Nobel Amartya Sen, Romano Prodi, Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa, la giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta.
L’obiettivo è quello di ricostruire dal basso, attraverso pensieri, pratiche e azioni, la possibilità di una reale partecipazione collettiva, globale e locale, alla “cosa pubblica”. Perché ridurre i gap, incentivare il dialogo, capire le differenze e valorizzarle sono condizioni necessarie immaginare un futuro per i sistemi democratici.
L’iniziativa è promossa da organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia e Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la terza edizione dell’evento come città che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.
“La coesione sociale è una necessità” è il tema di apertura: Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998 e grande indagatore del rapporto tra democrazia e sviluppo e Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli si confrontano sul modo di ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello internazionale (giovedì 24 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiudono il festival la presentazione del II rapporto annuale a cura dell’Osservatorio internazionale per la Coesione e l’Inclusione Sociale (OCIS) e un incontro dal titolo “La società civile per un manifesto della coesione sociale” a cui partecipa anche Simran Sethi, inserita nell’elenco dei “10 eco-eroi del pianeta” dal quotidiano britannico The Independent: la Sethi è una giornalista ed educatrice specializzata in cibo, sostenibilità e cambiamento sociale, nonché membro del Sustainable Society Institute dell’Università di Melbourne. Tra questi eventi altri 30 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: integrazione, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, istruzione, salute e umanizzazione delle cure, gig economy, integrazione europea, volontariato.
Il festival è anche l’occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 120 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l’erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili e innovative. Il festival è all’interno del cartellone del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2018.

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“Ebrei e Cristiani in Democrazia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Roma mercoledì 11 aprile 2018 alle 18,00 presso la Pontificia Università Gregoriana in occasione della XVII Conferenza Annuale Brenninkmeijer-Werhahn, il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici presenta l’evento “Ebrei e Cristiani in Democrazia”.
«In questo periodo in cui assistiamo alla crescente influenza degli estremismi e dei fondamentalismi religiosi e in cui il concetto stesso di democrazia viene messo in discussione, non sarebbe forse opportuno osservare insieme i potenziali attriti tra i valori religiosi e la democrazia ed esplorare come questi due concetti possano, si spera, sostenersi reciprocamente?», suggerisce P. Etienne Vetö della comunità ecumenica Chemin Neuf, nominato direttore del Centro Bea nel settembre 2017. «Il tema provocatorio della conferenza è stato proposto direttamente dal Prof. Menahem Ben-Sasson, che stimolerà le nostre riflessioni grazie alla sua solida e diversificata esperienza». Ben-Sasson, studioso e politico israeliano, ex membro della Knesset, attualmente Cancelliere dell’Università Ebraica di Gerusalemme, esplorerà “Uno Stato Ebraico e Democratico – possono queste dimensioni vivere in armonia? Una prospettiva storico-costituzionale”.E dalla prospettiva cristiana, lo storico Prof. Alberto Melloni dell’Università di Modena-Reggio Emilia, titolare della cattedra UNESCO per il pluralismo e la pace religiosa, proseguirà con “Dal mito della cristianità alla Chiesa pellegrina – Il cattolicesimo davanti alle democrazie”. «Siamo più forti insieme che da soli quando messi di fronte a questi interrogativi. È un privilegio essere al servizio del dialogo ebraico-cristiano, un dialogo vero e fraterno che promuove la comprensione e il rispetto reciproci», conclude P. Vetö.

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La campagna elettorale s’infiamma

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

logo fidest ookIn questi ultimi giorni sembra un crescendo inarrestabile la voglia di taluni di menar le mani per fare tanto male a quelli che ritengono i loro avversari politici, e di mezzo, inevitabilmente, ci finiscono le forze dell’ordine. Ma se da una parte dobbiamo prendere atto dell’esasperazione della gente per una politica governativa dissennata e partigiana dall’altra va detto che chi scende in piazza con le bombe di carta e quanto altro non è chi ne avrebbe una motivazione anche se non giustificabile, ma solo dei provocatori, dei teppisti, dei fanatici. In una democrazia la protesta può avere un solo sbocco: nel voto. Incominciamo a prendere realisticamente consapevolezza che i nostri mali dobbiamo incominciare a controllarli personalmente e a verificare che ne demandiamo il compito a persone di nostra fiducia. Ma come si fa, d’altra parte, ad averne la certezza dopo che è stata fatta una legge elettorale con il chiaro intento di far uscire vincitori solo i secondi e i terzi? Tutto questo non è una provocazione? Uno strappare con violenza il volere del popolo a chi dimostra di essere il primo partito mentre gli altri vincono solo perché hanno confidato sul supporto delle coalizioni? Ma che genere di accoppiata? Pensiamo ai programmi elettorali di Forza Italia e Lega. C’è qualcosa che li unisce se non la voglia di spartirsi le poltrone ministeriali? E ancora cosa ci azzecca Il Pd con la Lorenzin e la Bonino?
L’Italia dopo anni di promesse e di cocenti delusioni ha bisogno di certezze e soprattutto di una svolta reale e non surrettizia. Occorre chiudere un capitolo con una classe dirigente che ha fatto il suo tempo e aprirne un altro nuovo di zecca. Solo con uomini e donne nuovi, e in primo luogo non compromessi con il passato, possiamo sperare ad una riforma della giustizia, ad una seria lotta alla corruzione, alla ferma difesa del lavoro e dei lavoratori, a una scuola di valori e un vivere senza portarci dietro un pesante bagaglio di miserie umane con un’equa ridistribuzione delle risorse. E questo vuol dire fare delle scelte radicali in politica ed evitare di disperdere il voto ascoltando il canto delle sirene. (By Centro studi politici e sociali della Fidest)

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