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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘deportati’

Lavoratori deportati in Germania II Guerra Mondiale. Diritto al risarcimento

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Dopo il crollo del muro di Berlino e la riunificazione tedesca è riemersa la questione di come la Germania Federale, successore legale del Deutsche Reich, avrebbe dovuto risarcire i danni derivanti dai crimini commessi durante la seconda guerra mondiale contro la popolazione e gli ex deportati, civili e militari. L’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con gli alleati, ha dissolto l’esercito ed ha pure dichiarato guerra alla Germania nazionalsocialista. Così, molti soldati italiani sono stati deportati dalle truppe tedesche in campi di prigionia e lavoro in Germania (i c.d. Internati Militari Italiani, IMI). Stessa sorte è toccata a molti combattenti partigiani e civili italiani. In altri casi, come è noto, la popolazione è stata vittima di terribili rappresaglie con centinaia di morti. La maggior parte delle vittime (sopravvissuti o parenti) non ha mai ottenuto un risarcimento per le sofferenze patite.
Nel 1998, il Sig. F., che era stato catturato in Toscana e deportato in Germania come lavoratore coatto, rappresentato dall’avv. RA Joachim Lau, ha citato la Repubblica Federale Tedesca davanti al Tribunale di Arezzo per ottenere il riconoscimento della responsabilità della Repubblica federale tedesca per i danni che aveva subito.
La Germania si è difesa adducendo che, in quanto stato sovrano, essa godrebbe dell’immunità giurisdizionale rispetto alla giurisdizione italiana. Dopo due gradi di giudizio, la domanda di F. è stata finalmente accolta con la nota sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 5044/2004. Per la prima volta, nella storia del diritto internazionale moderno un giudice nazionale italiano ha riconosciuto a un singolo cittadino il diritto al giudice per ottenere il risarcimento del danno provocato da uno stato estero durante la seconda guerra mondiale.
La giurisprudenza italiana ha proseguito il percorso intrapreso con alcune battute di arresto dovute all’intervento della CIG. Per maggiori dettagli si veda qui. (https://www.jolau.com/il-diritto-al-risarcimento-dei-lavoratori-forzati-italiani-deportati-in-germania-durante-la-seconda-guerra-mondiale/).Infine però, la Corte Costituzionale si è pronunciata in materia e, con la sentenza n. 238/14, ha confermato che il “diritto al giudice”, di cui all’art. 24 della Costituzione, prevale (c.d. contro-limite) sulla prerogativa dell’immunità giurisdizionale degli stati stranieri, a maggior ragione quando chi agisce in giudizio è vittima di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra.
Purtroppo è passato molto tempo dai fatti e le vittime della deportazione spesso sono decedute senza veder riconosciuta la loro sofferenza e la responsabilità della Germania in sede giudiziaria. Il diritto al risarcimento e la possibilità di farlo valere giudizialmente spetta però anche agli eredi delle vittime.Dopo l’evoluzione giurisprudenziale sopra accennata, svariati processi di merito si sono conclusi con il definitivo accoglimento delle domande di risarcimento delle vittime o dei loro eredi. Fino ad oggi, il danno riconosciuto a ogni vittima varia dai 30 ai 100 mila Euro.Per avere informazioni dettagliate sui documenti necessari per proporre la domanda giudiziale, sulla possibilità di partecipare ad un’azione congiunta di risarcimento e sui costi del giudizio è possibile rivolgersi allo Studio legale Lau scrivendo una e-mail a questo indirizzo: risarcimento@jolau.com (Aaron Jorgos Lau, legale, consulente Aduc)

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Roma: furto delle pietre di inciampo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

La Comunità di Sant’Egidio esprime sdegno e ferma condanna per il grave atto razzista costituito del furto delle pietre di inciampo che, nel rione Monti, come in altre zone della Capitale, ricordano la persecuzione subita dagli ebrei durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista. Manifestando la sua vicinanza alle famiglie Di Castro e Di Consiglio – che hanno perso tanti dei loro cari sia nella deportazione del 16 ottobre 1943 che nella strage delle Fosse Ardeatine – e con loro a tutta la Comunità ebraica romana, Sant’Egidio continuerà a coltivare e a difendere una memoria che qualcuno vorrebbe cancellare, ma che oggi è ancora più preziosa di fronte al preoccupante insorgere di nuovi razzismi e discriminazioni.

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Agenda assessore Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

18 ottobre 2010 Ore 10.30: Cimitero del Verano  – reparto ebraico L’assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù, Laura Marsilio, depone una corona di alloro in ricordo di tutti i cittadini di religione ebraica deportati nei campi di concentramento.

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In memoria degli ebrei deportati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Migliaia di persone hanno preso parte alla marcia in memoria della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre 1943 lungo il percorso dei deportati che dal Ghetto furono condotti al Collegio Militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz. Il 16 ottobre 1943 durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. A 67 anni dalla deportazione degli ebrei romani, la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, fanno memoria di questo tragico momento della vita della città, organizzando un “pellegrinaggio della memoria”, per non dimenticare la deportazione avvenuta durante l’occupazione nazista.

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La straordinaria figura del dottor Korczak

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2010

Soragna (Parma) 21 marzo 2010  – Ore 16-18.30 Museo Ebraico “Fausto Levi”  – Via Cavour 43  La vicenda umana e scientifica di Henriyk Goldszmit, meglio noto come Janusz Korczak, è l’oggetto dell’indagine di una raccolta di opere cui l’autore, Dario Arkel, dedica una presentazione in forma di concerto, in cui il duo Stellerranti  (Mariacinzia Bauci, contralto e Pier Gallesi, fisarmonica) proporranno, nella suggestiva ambientazione del Museo-Sinagoga “Fausto Levi” un gustoso assaggio del loro inimitabile teatro-concerto alla maniera klezmer.  Medico e pedagogo ebreo-polacco, Korczak fondò la Casa degli Orfani a Varsavia. Dopo una vita dedicata all’educazione e alla cura dei bambini, offrì una morte esemplare per coerenza: quando duecento orfani affidati alla sua responsabilità furono deportati a Treblinka nell’agosto del 1942 ne volle condividere il destino, benché i tedeschi gli avessero offerto la personale salvezza in quanto figura di spicco della società europea.  Scrittore ricercatore in scienze sociali e dell’educazione, attivo nella difesa dei diritti sociali e di cittadinanza, collaboratore dell’Università di Genova, Dario Arkel è giornalista, saggista, autore teatrale. Presidente dell’Associazione Italiana Formatori Liguria, cura per la rivista FOR, edita da Franco Angeli, la rubrica “Educare e formare alla convivenza e alla pace”. Tra i suoi saggi: Altra scuola altro lavoro (1987); La proposta degli esclusi (2002); L’impossibilità della storia (2003). (duo stelleranti)

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Il libro dei deportati

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

Deportati, deportatori, tempi, luoghi Vol. II Con questo secondo volume, Il Libro dei deportati fornisce una minuziosa descrizione del concreto funzionamento della macchina della deportazione, con particolare attenzione al suo obbligato adattarsi alle caratteristiche dei territori da essa investiti. Dopo il primo volume – I deportati politici 1943-1945 – con le biografie di 23.826 deportati politici italiani, Deportati, deportatori, tempi, luoghi si misura con la realtà quotidiana di numerose aree dell’Italia occupata: Asti, Cuneo, Novara, Pavia, Vicenza, Belluno, Trieste e il confine orientale, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Firenze e la Toscana, tutte zone che pagarono un tributo umano elevatissimo alla deportazione. Attraverso quindici saggi affidati a specialisti (Carla Antonini, Maria Antonietta Arrigoni, Marta Baiardi, Silva Bon, Camilla Brunelli, Michele Calandri, Giovanna Caroli, Francesca Cavarocchi, Enzo Collotti, Nicoletta Fasano, Valeria Galimi, Giovanni Galli, Davide Guarnieri, Adriana Lotto, Marco Minardi, Adriana Muncinelli, Gabriella Nocentini, Francesco Paolella, Cleonice Pignedoli, Mario Renosio, Luciana Rocchi, Andrea Rossi, Marco Savini, Paolo Tagini), si ricostruiscono  modi, tempi e luoghi della deportazione, senza trascurare Sardegna (Aldo Borghesi) e Sicilia (Giovanna D’Amico), che non conobbero occupazione tedesca e rinascita del fascismo, ma vennero lo stesso coinvolte, a dimostrazione che la deportazione dall’Italia nei Konzentrationslager è un aspetto importante della storia di tutta la nazione. Si descrive poi il ruolo svolto dal carcere bolognese di San Giovanni in Monte (Andrea Ferrari e Paolo Nannetti), punto di smistamento della deportazione in KL. In chiusura, tre contributi sui principali Lager italiani: Fossoli di Carpi (Anna Maria Ori), Bolzano (Cinzia Villani), la triestina Risiera di San Sabba (Silva Bon). Questi saggi vogliono offrire un quadro completo degli studi in corso ed essere uno stimolo a nuove ricerche, proseguendo il lavoro iniziato con il primo volume e con l’ancora antecedente Libro della memoria, dedicato agli ebrei deportati. Opere che sono cantieri della memoria e della storia in continuo divenire, necessarie per salvaguardare il ricordo delle vittime e ricostruire il contesto in cui si svilupparono i meccanismi della persecuzione nazista. Pagine 872 Euro 45,00 Codice 13533K ISBN 978-88-425-3742-7

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Figli americani, padri deportati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Quando il parlamentare del South Carolina Joe Wilson interruppe Barack Obama con la frase “Tu menti” nel Congresso nel mese di settembre dell’anno scorso, si riferiva al commento del presidente che i clandestini non avrebbero diritto alla sanità nella nuova proposta di legge. Wilson si sbagliava naturalmente. Infatti, vi sono persino cittadini americani che per legge hanno diritto alla sanità ma spesso non possono usufruirne perché i loro genitori sono clandestini. Sta succedendo particolarmente nello Stato dell’Arizona il quale nel 2004 ha approvato leggi molto severe contro gli “undocumented”.  Una di queste leggi anti-immigranti nega benefici ai clandestini ma richiede anche che i lavoratori sociali debbano denunciare alle autorità federali persone che sospettano di essere nel Paese illegalmente.  Succede dunque che dei genitori portano i loro figli dal dottore o un ospedale e gli vengono chiesti documenti che non posseggono. A volte alcuni genitori hanno riportato a casa portando i figli malati per non rischiare la deportazione.
La legge che nega benefici a chi è privo di documenti in Arizona non è entrata in vigore, eccetto in casi speciali.  Quest’anno però il senatore statale Russell Pearce, il promotore della legge, è riuscito a farla riprendere ed includerla nel decreto sul bilancio. Pearce non è il solo in Arizona a vedere in questi casi tragici solo l’atto criminale dei genitori che sono entrati nel Paese illegalmente.  Ecco perché molti clandestini hanno abbandonato l’Arizona per trasferirsi in altri Stati più accoglienti. Altre zone in America hanno tradizioni e leggi più intelligenti ed anche più umane che riflettono lo spirito del Paese come terra di immigranti.  Nella città di Los Angeles, per esempio, la polizia locale non chiede documenti di immigrazione a nessuno. L’idea è che se un clandestino è testimone di un reato collaborerà con la polizia invece di imboscarsi.  Il sindaco di San Francisco Gavin Newsome ha iniziato una campagna in parecchie lingue per informare i clandestini della sua città che la polizia non coopererà con le autorità di immigrazione che fanno parte del governo federale.  Altre grandi città americane come Detroit, New York e Washington hanno ordinanze simili alle città californiane. In ciò riflettono il meglio dell’umanità americana. Nel caso di New York, città cosmopolitana per eccellenza, più di mille dei poliziotti assunti dal 2006 sono bilingui essendo nati in 88 Paesi diversi.  Ciononostante i clandestini hanno sempre paura delle autorità e specialmente della polizia perché in generale provengono da Paesi dove le forze dell’ordine sono corrotte. Inoltre questo dualismo fra polizia locale e forze dell’ordine nazionale è spesso inesistente in altri Paesi. Quindi stabilire un rapporto di fiducia fra la polizia americana e i clandestini non è facile.  La situazione di genitori che temono di essere deportati con figli malati dovrebbe fare sentire compassione a tutti. Ma quando l’economia non funziona la gente cerca sempre di trovare i capri espiatori e i clandestini, con figli cittadini americani o no, sono un facile bersaglio. Poco importa dunque che alcuni dei figli di questi clandestini siano cittadini americani a tutti gli effetti. Spesso si arruolano nell’esercito americano, vanno in guerra e a volte muoiono per il loro Paese. In generale, in queste situazioni il governo cerca di assistere le famiglie di questi caduti. Ma non sempre. Se per esempio uno dei familiari ha commesso anche una piccolissima infrazione legale, la legge gli impedisce di ottenere il cartellino verde, cioè a dire, la residenza legale.  Vi sono stati anche dei casi estremi in cui i genitori di questi caduti sono stati deportati dopo avere perduto un figlio o una figlia in Iraq.  Si calcola che più di tre milioni di cittadini americani abbiano genitori entrati nel Paese illegalmente. Quando i genitori vengono deportati, i figli minorenni, cittadini americani, devono seguirli nel loro Paese di origine. Si tratta in molti casi di luoghi stranieri per questi ragazzi che spesso parlano inglese e non conoscono bene la lingua dei genitori. In effetti, i figli vengono anche loro deportati anche se una volta divenuti adulti avranno la possibilità di rientrare negli Stati Uniti legalmente.  L’amministrazione del presidente Obama sta considerando seriamente una riforma sull’immigrazione. L’idea principale è di eliminare l’entrata di nuovi clandestini negli Stati Uniti. Allo stesso tempo però si cercherebbe di regolarizzare lo status dei 10-12 milioni di clandestini con radici già nel Paese specialmente quelli con figli di cittadinanza americana.

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