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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘depressione’

Depressione: sfida del secolo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Nel nostro Paese oltre 3 milioni di persone soffrono di depressione. Tra queste più di 2 milioni sono donne. Nonostante la depressione sia stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la prima causa di disabilità a livello mondiale, solo 1 paziente su 2 riceve un trattamento corretto e tempestivo.Eppure, soprattutto quando parliamo delle forme più severe di depressione – in particolare quella maggiore che colpisce circa il 2% della popolazione italiana, con una netta prevalenza femminile – ci riferiamo ad una malattia fortemente invalidante che ha un elevato impatto sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e dei caregiver, sia sui costi sociali. Basti pensare che da una recente indagine su più di 300 pazienti italiani, le giornate di lavoro perse ogni anno sono mediamente 42, circa 1 giorno a settimana. Risulta quindi doveroso da parte di tutti gli attori prendere parte ad una call to action concreta per un impegno concreto.In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale – che si celebrerà il 10 ottobre – si svolge oggi a Milano “Depressione sfida del secolo, verso un piano nazionale per la gestione della malattia” organizzato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson, impegnata da oltre 60 anni nell’area della salute mentale e da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere.Obiettivo dell’incontro è accendere i riflettori sulla depressione maggiore, una patologia grave ma molto spesso dimenticata e sottovalutata nonostante secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – è la prima causa di disabilità ed è destinata a diventare la prima causa di spesa sanitaria entro il 2030. E non è un caso se la Giornata Mondiale di quest’anno è dedicata alla prevenzione del suicidio (1 ogni 40 secondi ci dice l’OMS), una realtà purtroppo legata a doppio filo alle forme di depressione più severe e resistenti ai trattamenti. La depressione maggiore – se non correttamente trattata – è infatti associata a un’elevata mortalità, stimata intorno al 15%. Nei pazienti affetti da disturbi dell’umore, la messa in atto di almeno un tentativo suicidario nel corso della vita arriva a coinvolgere un individuo ogni tre.

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“Depressione e altri disturbi mentali”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

Sarà focalizzato sul tema della depressione il nuovo bando della Fondazione Cariplo – settore Ricerca scientifica dal titolo “Sindrome ansioso-depressiva: prevenzione, diagnosi precoce e terapia personalizzata”. Tre milioni di euro a disposizione di iniziative volte alla comprensione dei meccanismi biologici e fisiopatologici alla base dei disturbi dell’umore, che integrino ricerca di laboratorio e ricerca clinica.
Uno studio della Organizzazione Mondiale della Sanità su “depressione e altri disturbi mentali” pubblicato nel 2017 ha rivelato che circa 300 milioni di persone nel mondo sono affette da depressione, con un aumento di oltre il 18% avvenuto tra il 2005 e il 2015. Le conseguenze di queste patologie in termini di anni di salute persi sono enormi. La depressione è infatti classificata dall’ OMS come la maggior causa al mondo di disabilità (7,5% di tutti gli anni vissuti con disabilità nel 2015). Il bilancio dei costi necessari al mantenimento e alle cure di una persona depressa sono molto alti: il soggetto perde infatti la sua produttività e difficilmente mantiene il posto di lavoro o trova un nuovo impiego. Secondo tali calcoli, solo in Inghilterra, gli effetti della depressione costerebbero circa 12 miliardi di sterline l’anno.L’OMS ha inoltre identificato forti legami tra depressione e altre malattie non trasmissibili, tra cui l’aumento del rischio di abuso di sostanze, nonché di malattie come il diabete e le malattie cardiache.
Dati epidemiologici indicano una chiara correlazione tra invecchiamento della popolazione e incidenza del disturbo depressivo, nonchè evidenti differenze di genere, con netta prevalenza del sesso femminile. Anche il livello socio-economico incide in modo rilevante: infatti, la patologia è più frequente nei ceti inferiori e con minor grado d’istruzione.L’OMS ha dichiarato che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e in generale la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari.

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In Italia si stima che la depressione colpisca 3,5 milioni di persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

La depressione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di disabilità a livello globale. In Italia la prevalenza di questa malattia si stima sia del 5,5%, con circa 3,5 milioni di pazienti, in Europa più di 35 milioni di cittadini vivono con la depressione. Inoltre, si stima che solo 1 persona su 2 riceva diagnosi e cure adeguate, che passi più di un anno e mezzo tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi ad un medico e circa due anni per ricevere una diagnosi corretta. “La depressione è quindi un tema imprescindibile quando si parla di salute e in particolare di salute della donna che ne è colpita in misura doppia rispetto all’uomo. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza della malattia presso la popolazione per superare lo stigma ancora così radicato e cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.Il costo sociale della depressione maggiore è molto elevato e include i costi sanitari diretti che riguardano la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione, l’assistenza e la prevenzione delle ricadute a lungo termine che pesano sul Servizio Sanitario Nazionale, per circa 5.000 euro l’anno per ogni paziente. Sono anche molto rilevanti i costi del non trattamento della depressione per i risvolti legati in particolare alla perdita di produttività che si stima essere pari a 4 miliardi di euro annui in termini di ore lavorative perse.Per questo è stato presentato presso la Camera dei Deputati il documento “Depressione: sfida del secolo – Un impegno per contrastarla in attesa di un Piano nazionale” contenente il Manifesto in 10 punti “Uscire dall’ombra della depressione” come call to action collettiva per promuovere efficaci azioni di prevenzione mirata, un tempestivo e facilitato accesso ai percorsi di diagnosi e cura, anche attraverso il potenziamento dei servizi sul territorio e attività di ricerca volte a individuare le misure terapeutiche più efficaci e innovative in ambito farmacologico, cognitivo e psicosociale. Il documento è promosso da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIP, Società Italiana di Psichiatria e il contributo incondizionato di Janssen.

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Uscire dall’ombra della depressione

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 10 aprile 2019 h. 11.30-13.00Camera dei Deputati – Sala Conferenze Stampa – Via della Missione 4 La depressione è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la prima causa di disabilità a livello mondiale, superando le malattie cardiovascolari. Le donne sono particolarmente esposte alla depressione, sia direttamente che come caregiver: si stima infatti che in Italia siano oltre 2.000.000 le donne depresse, più del doppio degli uomini. La presentazione del Manifesto “Uscire dall’ombra della depressione” offrirà il punto di partenza per un confronto tra mondo scientifico, istituzionale e società civile e un coinvolgimento attivo delle Istituzioni nella lotta a questa malattia.Intervengono:
Parlamentari della Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica e Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
Claudio Mencacci, Direttore DSMD – Neuroscienze, Asst Fatebenefratelli-Sacco, Milano e Presidente SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia
Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere
Sabrina Nardi, Vice Coordinatore Nazionale TDM, Tribunale per i Diritti del Malato, Cittadinanzattiva
Giorgio Racagni, Presidente SIF, Società Italiana di Farmacologia
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Alberto Siracusano, Direttore UOC Psichiatria e Psicologia Clinica, Policlinico Tor Vergata, Roma
Guido Alberto Valentini, Direttore Club Itaca Roma

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La depressione è una malattia che condiziona chi ne soffre

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2030 potrebbe diventare la malattia cronica più diffusa al mondo; già oggi è un disturbo psichiatrico ampiamente diffuso e si stima interessi quasi 4.500.000 di persone in Italia, soprattutto donne in una proporzione di 2 a 1 rispetto agli uomini. La depressione colpisce almeno una volta nella vita da 1 persona su 5 a 1 su 3; in sostanza, il rischio di un individuo di sviluppare un episodio depressivo durante la propria esistenza è di circa il 15%. L’esordio può avvenire a qualunque età, ma è più frequente tra i 20 e i 30 anni, con un picco di incidenza nella decade successiva con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, su quello socio-relazionale e nell’ambito professionale. Secondo una recente indagine di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere infatti la depressione impatta negativamente in tutte le sfere della vita: sull’autostima (78%), sulla propria vita sociale e relazionale (70%) e sugli interessi personali (67%) coinvolgendo non solo il paziente, ma anche la sua famiglia. Tre italiani su 5 considerano la depressione una malattia seria e complessa, da diagnosticare e curare, i principali fattori scatenanti sono identificati in traumi psicologici (62%) e periodi di stress (60%) e un paziente su 5 ha pensieri suicidari.Il suicidio costituisce la complicanza più temuta e il rischio di suicidio in coloro che soffrono di depressione è del 10-15%, mentre il rischio di tentato suicidio è di quarantuno volte superiore rispetto a quello della popolazione generale.
Se ne è parlato oggi a Milano in occasione della presentazione del nuovo libro di Onda a cura di Claudio Mencacci e Paola Scaccabarozzi “Viaggio nella depressione. Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla”, realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck, che fotografa tutti gli aspetti della malattia: sociali, epidemiologici, clinico-diagnostici, terapeutici ed economici, con l’obiettivo di farla conoscere meglio, prevenirla e affrontarla.“La depressione condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre”, afferma Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento salute mentale e neuroscienze ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano, “e può diventare una condizione debilitante anche per i suoi riflessi sulla sfera cognitiva riducendo il funzionamento della persona in ambito lavorativo, scolastico e sociale.”“La depressione è una patologia della mente e dell’anima che a cascata innesca sentimenti di colpa, di inadeguatezza e di incapacità di reagire agli stimoli esterni”, spiega Paola Scaccabarozzi, giornalista e divulgatore scientifico. “È un’apatia logorante che fa vedere la vita a tinte fosche e può colpire in tutte le fasi dell’esistenza, ma fortunatamente la possibilità di uscirne esiste. Questo volume vuole essere uno strumento per conoscerla meglio, prevenirla e affrontarla grazie alle nuove conoscenze scientifiche, al supporto di associazioni e centri di riferimento elencati nel libro e alle testimonianze di chi con la depressione ha dovuto fare i conti in prima persona”.

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Libro: Viaggio nella depressione

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Milano, 8 novembre 2018 – ore 11.00 Fondazione culturale San Fedele – Sala Ricci – Piazza San Fedele 4 presentazione del nuovo libro a cura di Claudio Mencacci e Paola Scaccabarozzi “Viaggio nella depressione. Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla”.
La depressione è una malattia che condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2030 potrebbe diventare la malattia cronica più diffusa al mondo. In Italia riguarda oltre 4.500.000 di persone, soprattutto donne in una proporzione di 2 a 1 rispetto agli uomini e quando si manifesta può ridurre drasticamente i margini di benessere e compromettere profondamente la qualità di vita.Questo libro consente di riconoscere e comprendere la depressione, superarne lo stigma e la diffidenza e trarre informazioni sulle terapie più appropriate per poterla affrontare nella maniera più positiva. Partecipano:
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento salute mentale e neuroscienze ASST Fatebenefratelli Sacco
Francesca Merzagora, Presidente, Onda osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere
Gaetana Muserra, Coordinatore Area Nazionale Psichiatria SIFO, Società Italiana Farmacisti Ospedalieri
Daniela Santarelli, Market Access, Regulatory & Public Affairs Lundbeck
Paola Scaccabarozzi, giornalista e divulgatore scientifico

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Superare i momenti no, prima di arrivare alla depressione

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Scrive Giovanni Porta: “E’ capitato a tutti di sentirsi depressi, si tratta nella maggior parte delle volte di momenti legati a delusioni o lutti. Fin qui tutto normale, i problemi sorgono quando non riusciamo a reagire e la sensazione di tristezza si prolunga troppo nel tempo e comincia a influenzare in modo pesante la nostra vita. L’Istat stima che il 5,4% della popolazione in Italia sia depressa. Tutti noi utilizziamo regolarmente delle strategie psicologiche, che possono assumere varie forme: cerchiamo di farci coraggio per compensare il senso d’inadeguatezza, razionalizziamo i comportamenti scorretti, ci distraiamo accendendo la televisione o mangiamo per rilassarci. Se non bastano, però, occorre fare un passo in più. Il segreto è semplice, anche se non è banale riuscire a metterlo in pratica, soprattutto quando la sofferenza è importante. Se non si riesce da soli è necessario utile chiedere l’aiuto di un professionista.
E se invece siamo paurosi e immersi nell’ansia, e passiamo la vita a prepararci per future difficoltà da affrontare, al punto che quasi non abbiamo più tempo per godere del presente? “In primis, rendiamoci conto che non tutta l’ansia vien per nuocere, e che c’è una (piccola) percentuale di volte in cui realmente si realizza ciò che temiamo. (se usciamo di casa con l’ombrello e piove, potremo lodarci per la nostra avvedutezza). – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Soprattutto, però, è importante imparare a vivere l’imprevisto senza farne un dramma, notando che di solito insieme alla paura proviamo anche un po’ di eccitazione di fronte alla futura incertezza. Magari, proprio quando non siamo stati previdenti ci possono succedere cose nuove, per esempio fare nuovi incontri mentre ci ripariamo sotto un androne per la pioggia battente, che non possiamo affrontare non avendo l’ombrello. Occorre godere del brivido dell’imprevisto invece che passare la vita ad ammassare soluzioni a problemi solo possibili. In questo modo la nostra attenzione può finalmente allontanarsi dai pensieri preoccupati e concentrarsi su cosa stiamo provando in questo specifico momento presente. Quando ascoltiamo le nostre emozioni è come se tutto il mondo intorno a noi si ravvivasse”.
Diceva Sant’Agostino: “Un fatto ora è limpido e chiaro: né futuro, né passato esistono. E’ inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente, futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre presente del passato, presente del presente e presente del futuro. Questi tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non li vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione, il presente del futuro è l’attesa”.
GIOVANNI PORTA (www.giovanniporta.it) Psicoterapeuta esperto nell’utilizzo di tecniche artistiche nella relazione di aiuto, perfomer teatrale e poetico. Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto in alimentazione e teatroterapia. Vive e lavora tra Roma e Milano.

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Ansia e depressione nei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

I disturbi dell’umore sono quelli prevalenti con un impatto negativo sulla qualità della vita del paziente oncologico. In generale, un numero crescente di persone preferisce utilizzare preparati a base di erbe per alleviare i diversi sintomi preferendole ai farmaci convenzionali che spesso sono vissuti come latori di maggiori effetti collaterali.
La recentissima revisione sistematica in questione (Yeung et al, 2018) da parte di alcuni membri del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York (centro di riferimento negli USA per la “Integrative Medicine”) ha preso in considerazione farmaci a base di singole erbe (estratti vegetali) con l’intenzione di valutare la letteratura e comprendere quali possano essere punto di partenza per ulteriori e più approfonditi studi in pazienti affetti da cancro.Sono stati inclusi database PubMed, Allied e Complementary Medicine, Embase e Cochrane, selezionando solo studi randomizzati controllati in un periodo compreso tra il 1996 ed il 2016, escludendo erbe con potenziali possibilità di interazioni con i trattamenti antitumorali (ad esempio iperico). Cento articoli che hanno coinvolto 38 piante hanno soddisfatto i criteri della ricerca.
Tra le erbe più studiate (>6 studi randomizzati controllati ciascuna), lavanda, passiflora e zafferano hanno dimostrato benefici paragonabili agli ansiolitici e agli antidepressivi standard. Anche cimicifuga, camomilla ed agnocasto sono promettenti in tal senso.Ansia o sintomi depressivi sono stati misurati in tutti gli studi, ma non sempre come end-point primari. Complessivamente il 45% degli studi ha riportato risultati positivi con un minor numero di effetti avversi rispetto ai farmaci convenzionali che tuttavia, nella comparazione, mostrano maggior potenza. Sulla base dei dati disponibili, cimicifuga, camomilla, agnocasto, lavanda, passiflora e zafferano appaiono utili per mitigare l’ansia o la depressione con profili di rischio-beneficio favorevoli rispetto ai trattamenti standard.Appare evidente come sia necessario prevedere ed implementare trials clinici di maggior ampiezza ed accuratezza con estratti standardizzati e affrontare il tema delle interazioni con i farmaci. E per il paziente oncologico questo appare ancor più cogente. Ad oggi le conoscenze mostrano come alcuni di questi possano essere ritenuti sicuri ed efficaci anche nella pratica clinica Francesco Sivelli CERFIT, AOU Careggi, Firenze (fonte: Fisioterapia33 da Yeung KS et al. Herbal medicine for depression and anxiety: Asystematicreview with assessment of potential psycho-oncologic relevance. Phytother Res.2018 May;32(5):865-891)

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La Depressione che viene da lontano

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ospedale bresciaAnnamaria Cattaneo, ricercatrice dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, ha pubblicato su Molecular Psychiatry un articolo intitolato “FoxO1, A2M e TGFB1: tre nuovi geni che predicono la depressione come conseguenza dell’interazione tra geni di vulnerabilità’ e condizioni ambientali avverse”. Si tratta di uno studio sul tema della Depressione Maggiore che dimostra come fattori ambientali, ed in particolare eventi stressanti e traumatici durante i primi anni di vita possano esercitare un effetto sinergico con la vulnerabilità determinata dal proprio background genetico. Questo studio rafforza l’idea che alcune varianti geniche, note anche come polimorfismi, possano interagire con l’ambiente avverso, rendendo alcuni soggetti più vulnerabili rispetto ad altri per lo sviluppo di psicopatologie.«Nel nostro studio, recentemente pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, al fine di identificare nuovi geni di vulnerabilità – dichiara Cattaneo – abbiamo condotto un nuovo approccio dove abbiamo intrecciato dati provenienti da diversi tessuti, da modelli preclinici e da studi in corti cliniche. Abbiamo quindi identificato un network di nuovi geni, coinvolti in processi di infiammazione e di risposta allo stress come possibili geni di vulnerabilità per la depressione. Il risultato più interessante è stato quando abbiamo osservato, in due diverse corti cliniche (un corte americana di pazienti con depressione ed esposti ad eventi traumatici e una corte norvegese di soggetti adulti che durante l’adolescenza erano stati separati dai genitori a causa della seconda guerra mondiale) che individui con determinate varianti geniche in questi geni, se esposti ad eventi stressanti durante l’adolescenza, erano quei soggetti che avevano sviluppato sintomi depressivi in età adulta. Il nostro studio sottolinea l’importanza di comprendere i meccanismi mediante i quali una predisposizione genetica (intesa sia come predisposizione al rischio o alla resilienza/protezione) possa interagire con eventi ambientali avversi, ed esercitare un effetto a lungo termine che viene poi smascherato in età adulta, con la manifestazione della malattia. Questo contribuirà non solo ad una migliore comprensione di come i nostri geni interagiscono con l’ambiente esterno, ma porterà anche all’identificazione di soggetti più a rischio, e anche di nuovi bersagli utili per lo sviluppo di nuovi farmaci, che se somministrati in via preventiva, potrebbero essere utili per minimizzare il rischio di sviluppare questa patologia».

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Depressione, la ricerca scopre si può curare naturalmente con lo zafferano

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

zafferano-di-san-gavino“La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore” diceva Voltaire. Una condizione estremamente serena e piacevole verso la vita permette una più efficace capacità di socializzazione, in casa, al lavoro e con gli amici, migliorando indiscutibilmente la qualità della vita stessa. Il problema di oggi però è che sempre più spesso con una vita fatta di impegni, corse contro il tempo, stress lavorativo e familiare il coraggio e la buona volontà potrebbero non bastare. Ciononostante il buonumore rappresenta uno dei principali obiettivi delle nostre vite. Ed è proprio qui che la natura ci corre in aiuto. La novità è che recenti studi hanno dimostrato che lo zafferano, sicuramente più conosciuto per il suo utilizzo in cucina che non in farmacia, possiede una potente azione regolatrice del tono dell’umore. Secondo la letteratura scientifica alcuni dei suoi principi funzionali, quali la picrocrocina, il safranale, la crocina e la crocetina, possono partecipare attivamente alla regolazione del tono dell’umore pur non avendo gli effetti collaterali di un farmaco. Questi studi tendono proprio a comparare l’efficacia dello zafferano con alcuni degli psicofarmaci più utilizzati nel trattamento dei disturbi depressivi e dell’ansia quali Citalopram e FLuoxetina ( Pharmacopsychiatry. 2016 Oct 4. Crocus sativus L. versus Citalopram in the Treatment of Major Depressive Disorder with Anxious Distress: A Double-Blind, Controlled Clinical Trial, condotto da Ghajar A, Neishabouri SM, Velayati N, Jahangard L, Matinnia N, Haghighi M, Ghaleiha A, Afarideh M, Salimi S4, Meysamie A, Akhondzadeh S e Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2007 Mar 30. Comparison of petal of Crocus sativus L. and fluoxetine in the treatment of depressed outpatients: a pilot double-blind randomized trial). Quello che di più stupefacente emerge è che gli studi confermano che in individui con disturbi depressivi e ansia, i due trattamenti zafferano-antidepressivi agiscono senza differenze significative evidenziando come (particolarmente nel secondo studio) entrambi i trattamenti migliorano segni e sintomi della depressione in maniera sovrapponibile. A quanto pare quindi la compressa del buonumore esiste, ma questa volta non è uno psicofarmaco ma una sostanza naturale, senza controindicazioni particolari e non solo. I risultati degli studi clinici presi in considerazione evidenziano che lo zafferano non solo migliora i sintomi e gli effetti della depressione ma di tutto cio’ che ad essa è correlata, della sindrome premestruale, delle disfunzioni sessuali e infertilità e dei comportamenti alimentari eccessivi (J Integr Med. 2015 “A systematic review of randomized controlled trials examining the effectiveness of saffron (Crocus sativus L.) on psychological and behavioral outcomes”, condotto da Hausenblas HA1, Heekin K2, Mutchie HL2, Anton S2). In farmacia sono già presenti prodotti naturali che approfittano di questo principio e che possono quindi essere utilizzati per contrastare le alterazioni del tono dell’umore ed i disturbi del ciclo mestruale. Saffron System, della società farmaceutica italiana Sanifarma, è uno di questi, e lo fa unendo ai principi dello zafferano l’azione positiva del magnesio, che contribuisce alla normale funzione psicologia e al normale funzionamento del sistema nervoso, della taurina e della vitamina B6. Insomma, un alleato per il nostro buonumore adesso c’è, ed è tutto naturale.

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Convegno internazionale sulla depressione

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

ospedale bresciaBrescia 7 aprile in via Pilastroni 4 dalle 9.30 alle 13 in concomitanza con la Giornata mondiale della salute e vedrà intervenire Stefano Cappa (direttore scientifico Irccs Fatebenefratelli), Giovanni de Girolamo (Unità di Psichiatria epidemiologica e valutativa Irccs Fatebenefratelli), Diego De Leo (Emeritus professor di Psichiatria della Griffith University di Brisbane), Francesco Saviotti, direttore del dipartimento di salute mentale ASST del Garda e Vincenzo Zingaro, direttore del dipartimento di Salute Mentale ASST Valcamonica. Male oscuro, mal di vivere, la depressione ha assunto molti nomi pur di non farsi riconoscere: oggi però sappiamo che il tema scelto dall’Oms per la Giornata mondiale della Salute (7 aprile) è una delle principali cause dei disabilità a livello globale. La depressione è un disturbo mentale comune che può colpire chiunque, a tutte le età: incide sui rapporti interpersonali e sulla vita lavorative, sul tempo libero e in genere su tutte le attività delle persone che ne sono affette. Nei casi più gravi può condurre al suicidio, che rappresenta la seconda causa di morte dei giovani tra i 15 e i 29 anni in tutto il mondo. Del resto, proprio nei giovani, 6 delle 10 cause di disabilità o morte prematura sono ascrivibili a disturbi mentali. I centri di ricerca e di cura dei frati Fatebenefratelli lavorano da anni su questo problema e la conferenza internazionale di Venezia sulla salute mentale dei giovani nel 2014, organizzata dall’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, ha segnalato l’esistenza di un forte ritardo nella diagnosi di disturbi come la depressione: «per questo abbiamo aderito con convinzione alla campagna Depression let’s talk dell’Organizzazione mondiale della sanità – spiega fra Marco Fabello, presidente dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia – riunendo il 7 aprile alcuni dei maggiori esperti internazionali di questa problematica, allo scopo di sensibilizzare i professionisti del mondo sanitario e dare modo a utenti e famiglie di raggiungere una maggiore consapevolezza, anche con l’obiettivo di facilitare il riconoscimento dei segnali di sofferenza e favorire un intervento più tempestivo ed efficace».

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Incontro gratuito sulla depressione post-parto per la Giornata mondiale della salute mentale

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

ospedale-bergamo-papaBergamo 10 ottobre 2016 alle 9 ingresso 55 di Hospital street (aule 4 e 5),Papa Giovanni XXIII dove gli specialisti del Papa Giovanni illustreranno a mamme e futuri genitori interessati ad approfondire un tema difficile, quali sono i disturbi mentali più spesso associati alla gravidanza, come è possibile intercettarli e curarli in maniera efficace, per non mettere a repentaglio la propria salute, quella del bambino e la serenità dell’intero nucleo familiare. Fino alle 16 le donne in gravidanza e nel post partum potranno anche sottoporsi a colloqui clinici e a test di screening.Psichiatri, psicologi e tossicologi dell’ASST Papa Giovanni XXIII porteranno l’esperienza di un centro come quello bergamasco dove nascono più di 4 mila bambini ogni anno, con un Dipartimento di salute mentale che offre servizi specialistici in tutte le fasi della malattia, sede di un servizio di informazione sul farmaco in gravidanza e in allattamento – a cui si rivolgono donne da tutta Italia per capire se e come è possibile assumere farmaci senza far male al bambino – e che dall’inizio di quest’anno, con la nascita dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale, gestisce anche i consultori di Bergamo, della Valle Brembana e della Valle Imagna.Proprio nei consultori ha preso avvio lo scorso anno il progetto “Salvagente mamma”, promosso da ATS Bergamo, con l’intento di intercettare le donne che potrebbero soffrire di depressione post parto o che già sono alle prese con questo disturbo, che può trasformare uno dei momenti più belli della vita di una donna in un tunnel da cui è possibile uscire solo con un supporto professionale adeguato.
In totale con questo progetto sono già state sottoposte allo screening 965 neomamme. In 92 casi il questionario compilato ha messo in evidenza alcune difficoltà e le donne sono state contattate per un colloquio. 42 sono state prese in carico dalle psicologhe del consultorio con sedute di psicoterapia.“Anche con i disturbi psichici legati alla gravidanza è possibile fare una prevenzione efficace – ha spiegato Emi Bondi, direttore della Psichiatria 1 -. Il problema è riuscire ad intercettare le donne che hanno bisogno del nostro aiuto, perché non riconoscono di essere a rischio o di essere già malata e spesso sono molto sole. Non bisogna avere né paura né vergogna di affrontare il proprio disagio legato all’arrivo di un bambino perché le soluzioni ci sono e non per forza prevedono la somministrazione di farmaci. A volte è sufficiente un colloquio con i nostri professionisti per dare un senso ad un disagio che è più frequente di quanto si immagini nella nostra società, dove le future mamme lavorano a tempo pieno e non hanno più il sostegno di madri, nonne e zie che in passato invece era scontato”.L’evento è organizzato in occasione della terza edizione dell’iniziativa “H-open day”, dedicata alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento e organizzata dall’Osservatorio nazionale per la salute della donna (ONDA), con l’obiettivo di avvicinare le donne alle cure e superare lo stigma che ancora aleggia sulle patologie psichiche, che rappresentano uno dei principali problemi di salute pubblica.“L’H-Open Day 2016 sulla salute mentale – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda – è un’iniziativa già collaudata da anni, in cui oltre 140 ospedali prevalentemente del network Bollini Rosa, mettono a disposizione della popolazione servizi per consentire alle donne e ai familiari delle pazienti di poter esprimere il loro disagio in un contesto dedicato. Un progetto di sensibilizzazione per accorciare i tempi nella diagnosi e avvicinare alle cure dei disturbi psichici femminili più frequenti, come ad esempio la depressione che costituirà entro il 2030, secondo l’O.M.S. la malattia cronica più diffusa. Un’iniziativa accolta favorevolmente dalle donne e dai loro familiari che potranno usufruire di visite psichiatriche, colloqui psicologici, sportelli di ascolto e ricevere materiale informativo. Per il terzo anno consecutivo, un gruppo di aziende impegnate anche sul fronte della salute mentale (Angelini, AON, Janssen, Lundbeck e Pfizer) si uniscono a sostegno di questa iniziativa dando prova di grande sensibilità e di credere nell’importanza di fare rete”.”Nonostante le malattie mentali siano altamente diffuse e invalidanti – aggiunge Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria e Direttore DSM ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano – ancora troppo poche sono le persone che ricevono adeguati trattamenti nonostante le molte cure disponibili. Stigma e discriminazione giocano un ruolo cruciale nell’allontanare chi soffre dalle cure. Questo Open day di Onda, che ha il pieno sostegno della SIP, rappresenta un momento importante nella lotta allo stigma, nella conquista di una maggiore dignità delle persone affette da malattie mentali e un’opportunità di avvicinamento alle cure con maggiori evidenze scientifiche ed esiti positivi”.L’iniziativa di ONDA gode del patrocinio della Società Italiana di Psichiatria e della Società italiana di Neuropsicofarmacologia ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato di Angelini, Aon, Janssen, Lundbeck e Pfizer.

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Smartphone e braccialetti elettronici per curare depressione, sclerosi multipla ed epilessia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2016

Beautiful young  hipster woman using smart phone at beachBrescia. Il 15 giugno parte da Brescia il primo meeting degli 80 scienziati che vi lavoreranno dal 15 al 17 giugno. Consiste in un programma di ricerca Radar: 80 scienziati al lavoro su smartphone e braccialetti elettronici per curare depressione, sclerosi multipla ed epilessia. Il nuovo programma esplorerà il potenziale dei “dispositivi portatili” (come smartphone e braccialetti elettronici) nel prevenire e curare depressione, sclerosi multipla ed epilessia. La riunione inaugurale si terrà all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia che è tra le 24 istituzioni di ricerca impegnate in questo programma, finanziato con 11 milioni di euro e sostenuto dalla ‘Innovative Medicines Initiative’ (IMI) della Commissione Europea.
Si tratta di un progetto volto a monitorare i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, quindi anche a calibrare meglio i trattamenti, attraverso strumenti di valutazione continui che agiscono in ‘remoto’ (ossia a distanza dal centro clinico o dallo studio del medico), come smartphone e dispositivi indossabili: questi consentiranno di ottenere un quadro completo, ed in tempo reale, delle condizioni del paziente ad un livello di dettaglio in precedenza irraggiungibile. Inoltre, questo tipo di monitoraggio potrebbe far sì che il trattamento inizi prima che il quadro clinico del paziente si aggravi, prevenendo le ricadute o evitando che il paziente attenda un peggioramento delle proprie condizioni di salute prima di cercare un consulto medico. La collaborazione RADAR-CNS è guidata congiuntamente dal King’s College di Londra e dalla Janssen Farmaceutici, ed è finanziata,nell’ambito della ‘Innovative Medicines Initiative’ (un partenariato pubblico-privato creato tra l’EFPIA, Federazione Europea delle Industrie del settore Farmaceutico, e l’Unione Europea); comprende 24 istituzioni ed aziende provenienti da vari paesi d’ Europa e dagli Stati Uniti. Il programma riunisce esperti provenienti da diversi campi disciplinari, tra cui la clinica e la ricerca biomedica, l’ingegneria, l’informatica, le tecnologie informatiche e la biostatistica.
I disturbi interessati sono la depressione, l’epilessia e la sclerosi multipla: disturbi ben distinti, con cause e sintomi diversi ma accomunati dal fatto che i pazienti spesso sperimentano periodi in cui i sintomi sono ‘gestibili’, seguiti da periodi di peggioramento e riacutizzazione (ricadute). Le indagini condotte su questi pazienti hanno più volte messo in luce la necessità di prevedere con esattezza il rischio di ricaduta e di migliorare i trattamenti che le prevenga. Secondo il co-leader del programma RADAR-CNS, Professor Matthew Hotopf, Direttore del Biomedical Research Centre NIHR del Maudsley Hospital a Londra «negli ultimi anni, la qualità e la quantità di dati che possiamo raccogliere utilizzando dispositivi indossabili e smartphone è letteralmente esplosa, e ora può consentire di migliorare l’assistenza clinica semplicemente fornendo informazioni più accurate. Ci può consentire anche di individuare quando un paziente sta peggiorando prima di una visita clinica». É il caso, ad esempio, di una persona affetta da depressione: il comportamento può cambiare anche molto prima che possano diventare evidenti le sue difficoltà – il sonno può peggiorare, la persona diventa inattiva, ecc. – : RADAR-CNS sfrutta l’enorme potenziale delle tecnologie “indossabili” per il monitoraggio di questi cambiamenti e quindi per migliorare la vita di milioni di persone che nel mondo sono affette da depressione, epilessia e sclerosi multipla.

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Qual è il migliore investimento nel lungo termine?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

rendimento annualeMaggiore è il rischio maggiore sarà il rendimento ottenibile, quindi più elevato sarà il peso dell’azionario nel portafoglio, più sostanzioso potrebbe essere il rendimento; o ancora i rendimenti ottenibili nel lungo termine con un asset allocation rischiosa sono più alti di quelli dati da una asset allocation meno rischiosa. Ma questi assunti sono sempre validi?Prima di tutto si deve ricordare che maggiore è il rischio, maggiore può essere ovviamente la perdita (non solo il potenziale rendimento). Secondariamente non è detto che le azioni siano l’unico investimento di lungo termine in grado di riservare buoni rendimenti. Certo, il risk premium dell’azionario (ossia il maggiore rendimento dato un investimento sull’azionario rispetto ad un altro su prodotti risk-free come ad esempio le obbligazioni governative a breve termine), offre agli investitori la prospettiva di maggiori ritorni per “compensare” il rischio insito in tale investimento, più rischioso e volatile di quello in obbligazioni governative. E come dimostrano i dati storici, spesso l’investimento azionario riserva rendimenti più alti. Il grafico compara i rendimenti delle principali asset class del mercato americano tra i 1928 e il 2015, ossia un periodo che comprende i grandi boom e le storiche fasi di depressione.
Tra i diversi Paesi vi sono delle normali differenze in merito ai rendimenti dell’azionario e dell’obbligazionario. Diversi studi sul comparto azionario sono basati su dati a partire dall’inizio del Ventesimo secolo quando erano gli Stati Uniti a guidare le performance globali, data la loro forte influenza sull’economia globale. Gli investitori poi, nei primi anni del Novecento, hanno scelto il mercato tedesco come destinazione per gli investimenti di lungo termine, andati poi in fumo, negli anni Venti, a causa dall’iperinflazione e della Prima Guerra Mondiale. Se avessero optato per il Regno Unito avrebbero avuto ritorni nettamente diversi da quelli dei mercati americani, ma in generale, come dimostrato da diverse ricerche della London Business School, diversi mercati azionari sviluppati, come anche quello americano, hanno sofferto, nel corso dello scorso secolo, lunghi periodi caratterizzati da rendimenti reali negativi.È importante valutare inoltre se il risk premium delle azioni è stato realmente pagato o meno. Il grafico sottostante (Figura 2) mette a confronto il rendimento complessivo (inclusi dividendi e cedole) ottenuto negli ultimi venti anni dal comparto azionario, obbligazionario (un mix di obbligazioni societarie e governative con diversa durata) e dalle materie prime. Si evince che, nonostante il recupero dell’azionario nel 2009, complessivamente le obbligazioni sono l’asset che nel lungo termine ha performato meglio. Il grafico si presta chiaramente a diverse analisi e spunti di riflessione, ma di sicuro ricopre un arco di tempo che ha visto il susseguirsi di importanti fasi di mercato, così come la crisi finanziaria del 2008, e il successivo recupero.(a cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm) (foto: rendimento annuale)

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Depressione, epilessia e sclerosi multipla si cureranno con lo smartphone

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Mag 2016

ospedale bresciaUn nuovo programma di ricerca internazionale esplorerà il potenziale dei “dispositivi portatili” (come smartphone e braccialetti elettronici) nel prevenire e curare depressione, sclerosi multipla ed epilessia. L’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia è tra le 24 istituzioni di ricerca impegnate in questo programma, finanziato con 11 milioni di euro e sostenuto dalla ‘Innovative Medicines Initiative’ (IMI) della Commissione Europea. Il primo meeting degli scienziati impegnati nel programma RADAR-CNS (‘Valutazione a distanza delle malattie del sistema nervoso centrale e delle ricadute’) si terrà a Brescia dal 15 al 17 giugno prossimi, nell’ambito delle celebrazioni del ventennale dell’IRCCS. Si tratta di un progetto volto a monitorare i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, quindi anche a calibrare meglio i trattamenti, attraverso strumenti di valutazione continui che agiscono in ‘remoto’ (ossia a distanza dal centro clinico o dallo studio del medico), come smartphone e dispositivi indossabili: questi consentiranno di ottenere un quadro completo, ed in tempo reale, delle condizioni del paziente ad un livello di dettaglio in precedenza irraggiungibile. Inoltre, questo tipo di monitoraggio potrebbe far sì che il trattamento inizi prima che il quadro clinico del paziente si aggravi, prevenendo le ricadute o evitando che il paziente attenda un peggioramento delle proprie condizioni di salute prima di cercare un consulto medico.
La collaborazione RADAR-CNS è guidata congiuntamente dal King’s College di Londra e dalla Janssen Farmaceutici, ed è finanziata, come si è detto, nell’ambito della ‘Innovative Medicines Initiative’ (un partenariato pubblico-privato creato tra l’EFPIA, Federazione Europea delle Industrie del settore Farmaceutico, e l’Unione Europea) e comprende 24 istituzioni ed aziende provenienti da vari paesi d’ Europa e dagli Stati Uniti. Il programma riunisce esperti provenienti da diversi campi disciplinari, tra cui la clinica e la ricerca biomedica, l’ingegneria, l’informatica, le tecnologie informatiche e la biostatistica.
I disturbi interessati sono la depressione, l’epilessia e la sclerosi multipla: disturbi ben distinti, con cause e sintomi diversi ma accomunati dal fatto che i pazienti spesso sperimentano periodi in cui i sintomi sono ‘gestibili’, seguiti da periodi di peggioramento e riacutizzazione (ricadute). Le indagini condotte su questi pazienti hanno più volte messo in luce la necessità di prevedere con esattezza il rischio di ricaduta e di migliorare i trattamenti che le prevenga. Secondo il co-leader del programma RADAR-CNS, Professor Matthew Hotopf, Direttore del Biomedical Research Centre NIHR del Maudsley Hospital a Londra «negli ultimi anni, la qualità e la quantità di dati che possiamo raccogliere utilizzando dispositivi indossabili e smartphone è letteralmente esplosa, e ora può consentire di migliorare l’assistenza clinica semplicemente fornendo informazioni più accurate. Ci può consentire anche di individuare quando un paziente sta peggiorando prima di una visita clinica». É il caso, ad esempio, di una persona affetta da depressione: il comportamento può cambiare anche molto prima che possano diventare evidenti le sue difficoltà – il sonno può peggiorare, la persona diventa inattiva, ecc. – : RADAR-CNS sfrutta l’enorme potenziale delle tecnologie “indossabili” per il monitoraggio di questi cambiamenti e quindi per migliorare la vita di milioni di persone che nel mondo sono affette da depressione, epilessia e sclerosi multipla.
RADAR-CNS è un programma di lavoro che – in linea con i principi alla base del lavoro in campo assistenziale dei centri dell’Ordine del Fatebenefratelli– coinvolge in prima persona i pazienti nella sperimentazione in oggetto. I pazienti saranno infatti chiamati a identificare i sintomi più importanti ed a consigliare i ricercatori sul modo migliore per attuare le tecnologie di misurazione e monitoraggio a distanza, in modo che tale innovazione – che pone ovvi problemi di privacy – sia per essi accettabile e coinvolgente. Ove possibile, RADAR-CNS utilizzerà le tecnologie più economiche e disponibili in tutti i Paesi, in modo che i risultati finali possono essere resi disponibili al maggior numero possibile di pazienti. La ricerca sarà inoltre sviluppata in modo da trasferire i risultati in altre sperimentazioni cliniche: «Siamo convinti – spiega lo psichiatra Giovanni de Girolamo, Responsabile del centro collaborativo al progetto presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia – che le tecnologie di monitoraggio a distanza diverranno pervasive in medicina, e renderanno possibile una significativa e positiva trasformazione del modo stesso in cui oggi pensiamo alla prevenzione ed al trattamento». Il programma di lavoro del RADAR-CNS durerà fino al 2021.

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Convegno internazionale sulla depressione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2016

vaticanoE’ la più diffusa malattia al mondo e secondo le stime dell’OMS, solo nel 2015, la depressione ha interessato 350 milioni di persone, più dell’intera popolazione degli Stati Uniti (che conta 321 milioni di abitanti) o di Brasile e Messico messi insieme (226 milioni e 127 milioni, rispettivamente). E se non bastasse ogni anno circa un1 milione di persone si toglie la vita a causa di questa penosa condizione non solo clinica ma dai pesanti risvolti umani e sociali. La Pontificia Accademia delle Scienze lavora alla diffusione delle conoscenze che possano migliorare il progresso scientifico e la vita delle persone. E’ l’obiettivo che anima la Conferenza Internazionale dal titolo “Depression: State of the Art 2016” in corso alla Casina Pio IV all’interno della Città del Vaticano, evento realizzato con il contributo non condizionato di Lundbeck. Contesto internazionale in cui saranno presentati i più recenti progressi sia in termini di comprensione della patogenesi della malattia che della presentazione clinica nelle varie forme e intensità, le malattie correlate e, non ultime, le terapie attualmente disponibili. Non solo serotonina – negli ultimi anni la ‘teoria serotoninergica’ ha segnato il passo a favore di una migliore comprensione delle complesse interazioni tra i vari neurotrasmettitori, la loro regolazione a livello dei recettori e le sensibilità individuali. Alla più famosa serotonina (H-5T) quindi si sono affiancati, reclamando lo status di ‘co-protagonisti’ altri neuropeptidi come norepinefrina (NE), dopamina (DA), glutammato e altri fattori neutrofici di derivazione cerebrale (BDNF). Molteplici forme di presentazione – Endogena, reattiva, atipica, con base stagionale, distimia e melanconia sino alla forme emergenti segnalate in Giappone che sembrano individuare una ‘depressione moderna’ tipica della popolazione giovanile, segnalata già dal 2000 e in attesa di un riconoscimento da parte della comunità scientifica. Sono alcuni dei diversi tipi di questa patologia che può variare in forma, ma anche numero dei sintomi, severità, tipo e durata, variabili che la rendono particolarmente complessa da trattare ma anche da diagnosticare. Due malati su tre non si curano – I due terzi dei pazienti infatti non sono consapevoli di avere un disturbo trattabile e quindi non cercano aiuto e non ricevono alcun trattamento con il rischio di fare il proprio ingresso nella spirale della cronicità. Semplicemente, queste persone vivono in una condizione di disagio, di sofferenza costante ma non immediatamente riconoscibile. D’altra parte i segni delle forme lievi e moderate possono essere sfumati, graduali, non immediatamente riconoscibili se non da un medico esperto. Lievi flessioni dell’umore, irritabilità, perdita del piacere di fare le cose, disturbi del sonno e dell’appetito, della memoria e dell’attenzione. E’ come se la vita perdesse sapore, come se tra la persona depressa e la propria esistenza calasse un velo, un filtro opaco che rende meno nitide esperienze ed emozioni. Una condizione che porta con se anche disturbi somatici: mal di testa, fatica, disturbi digestivi i più frequenti. Sino a vere e proprie comorbidità ossia malattie correlate.
Epidemia nella popolazione anziana – I ratei di patologia nella popolazione anziana parlano di numeri importanti che troppo spesso viene considerata una condizione ‘normale’ della terza età, periodo della vita che guarda al tramonto dell’esistenza in cui un ripiegamento su se stessi e un declino cognitivo più o meno importante viene sottovalutato anche dai sanitari. Nonostante il periodo che segue lo spegnimento delle 65 candeline sia maggiormente costellato da perdite, lutti e cambiamenti di status sociale, la depressione non è affatto una condizione inevitabile. Eppure il 15% degli anziani mostra sintomi depressivi di varia entità e quelli con un disturbo ‘maggiore’ arriva al 3% della popolazione portando con sé un corollario di patologie importanti con un detrimento complessivo della qualità della vita di queste persone che invece potrebbero essere curate efficacemente.
Umore basso ma non solo – la comorbidità con altri disturbi ha numeri precisi, le persone anziane con depressione sono più spesso bersaglio di infarto (succede dal 30 al 60%), malattie coronariche (sino al 44% dei soggetti), cancro (sino al 40%) ma anche una caduta verticale verso le forme di demenza, l’Alzheimer e la Malattia di Parkinson (circa il 40%). Nonostante lo scenario desolante ancora troppo spesso una flessione dell’umore prolungata negli anziani non viene rilevata ma associata a quel decadimento mentale che si considera – a torto – fisiologico. Valutazione complicata da alcuni segni cognitivi della depressione delle persone più adulte che vede una compromissione di memoria, concentrazione e attenzione e che possono essere efficacemente trattati da terapie ad hoc. Anche per evitare situazioni di ricovero, lungodegenza e mortalità precoce dovute proprio al mancato trattamento. Gli anziani infatti si tolgono la vita in misura doppia rispetto ai pazienti giovani.

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Depressione: la malattia del secolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2015

Roma. E’ la malattia a maggiore incidenza nel mondo e al primo posto nei paesi occidentali e nel 2020 sarà la maggior causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari. Secondo la Relazione del 2011 dell’ECNP (European College Neuropsychopharmacology) che ha condotto uno studio triennale, coinvolgendo trenta paesi (Unione Europea, Svizzera, Islanda e Norvegia) e una popolazione complessiva di 514 milioni di persone, sono 30,3 milioni le persone affette da Depressione Maggiore in Europa.
In Italia – Secondo il Rapporto OsMed (Uso dei farmaci in Italia) 2013, presentato dall’AIFA, la depressione colpisce il 12,5% della popolazione assistibile, di cui solo il 34,3% assume farmaci antidepressivi. Ad oggi ancora un’elevata percentuale della popolazione adulta che presenta sintomi depressivi non chiede aiuto a nessuno7 e solo circa un terzo dei pazienti riceve terapie antidepressive4. Eppure in questi soggetti il rischio di suicidio è trenta volte superiore rispetto alla popolazione generale. Ma soprattutto, se non trattata, la depressione tende alla cronocità e alla progressiva disabilità, così come spiegato dagli esperti internazionali riuniti all’Accademia dei Lincei di Roma per il Forum delle Neuroscienze.
Inoltre il 50% dei pazienti non ottiene risultati dal primo trattamento e abbandona, semplicemente, la ricerca di una terapia efficace. La malattia si manifesta con vissuti di profonda tristezza, dolore morale, senso d’inutilità, disperazione, perdita dello slancio vitale, incapacità di provare gioia e piacere, disinteresse per le normali attività, inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Quello che prima era semplice diventa difficile, non è possibile partecipare alla vita sociale, non si prova più alcun interesse. Il paziente lamenta di non provare più affetto per i propri cari, di sentirsi distaccato da qualsiasi situazione.
Disturbi somatici – Oltre alla salute psicologica, anche la salute fisica delle persone con sintomi depressivi risulta decisamente compromessa, se paragonata al resto della popolazione adulta: nel mese precedente l’intervista le prime dichiarano mediamente più giorni vissuti in cattive condizioni fisiche (10 giorni vs 2 giorni), in cattiva salute psicologica (16 giorni vs 2 giorni) e più giorni con limitazione delle abituali attività (7 giorni vs 1 giorno). La depressione porta con sé una spiccata comorbidità con cancro, diabete e malattie cardiache, il che si traduce in un maggior rateo di mortalità precoce e, soprattutto, evitabile, così come sottolineato anche dall’OMS (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs369/en/)
Disturbi cognitivi non riconosciuti nemmeno dai pazienti – Alla depressione si associano frequentemente disturbi cognitivi che tendono a manifestarsi per oltre il 94% del tempo nel corso degli episodi depressivi, rappresentati da difficoltà nell’attenzione, nella concentrazione e memorizzazione. Il rallentamento ideativo si traduce in incertezza e in alcuni casi in incapacità di prendere qualunque decisione, anche la più semplice, creando notevoli disagi e scadimento delle prestazioni. I sintomi di tipo cognitivo sono associati a peggiori esiti clinici e sociali della malattia. Sebbene i sintomi cognitivi della depressione siano spesso frequentemente associati alla depressione e causino problemi nelle funzioni e nella produttività sul lavoro, vi è una scarsissima consapevolezza al riguardo: quando si chiedeva di identificare i segni della depressione, solo il 33% degli intervistati menzionava la scarsa memoria, il 44% l’indecisione e il 57% la difficoltà di concentrazione
Crollo verticale della qualità di vita – L’impatto della depressione sulla qualità di vita è drammatico per il paziente ma anche per tutta la famiglia, poiché corrode il funzionamento individuale e sociale della persona, riducendo la capacità di interpretare un ruolo “normale” nelle diverse attività in ambito familiare, socio-relazionale e lavorativo. Le persone con questo disturbo sembrano ‘scomparire’ dalla vita sociale e lavorativa. Evitamento e progressivo ritiro sociale fanno di questi pazienti dei ‘malati invisibili’ e tenendo conto che, per ogni paziente, sono coinvolti almeno due-tre familiari, il numero delle persone coinvolte indirettamente dal disturbo depressivo è di 4-5 milioni.

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Italia: Costo depressioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2015

In Italia il costo sociale della Depressione, inteso come ore lavorative perse, è pari a 4 miliardi di euro l’anno, e per l’intera economia europea è stato stimato un costo pari a 92 miliardi di euro, di cui 54, (pari al 59%), correlati a costi indiretti per assenza lavorativa.
Questo il quadro che riguarda il nostro Paese dove, secondo il Rapporto OsMed (Uso dei farmaci in Italia) 2013, presentato dall’AIFA, la depressione colpisce il 12,5% della popolazione assistibile, con solo il 34,3% dei pazienti che assume farmaci antidepressivi.
A questo si aggiungono i dati relativi all’impatto sociale sulla popolazione che, tenendo conto che, per ogni paziente, sono coinvolti almeno due-tre familiari, riguarda in Italia 4-5 milioni di persone coinvolte indirettamente dal disturbo depressivo.
L’impatto economico di questa malattia, infatti, deve essere valutato in termini di costi diretti e indiretti. I primi sono da ricondurre alla diagnosi, al trattamento – farmacologico e psico-terapeutico -, alla riabilitazione, assistenza e prevenzione delle ricadute nel lungo termine, mentre i secondi si riferiscono alla perdita di produttività del paziente (non solo in fase acuta) e delle persone impegnate nella sua assistenza e alla morte prematura, considerato il rischio di suicidio.
Per quanto riguarda i costi diretti a carico del SSN, nel nostro Paese, i costi medi annuali (ricoveri ospedalieri, specialistica ambulatoriale, farmaci antidepressivi ecc.) per il trattamento di un paziente depresso ammontano a 4.062,40 euro .
Sono questi alcuni degli elementi alla base della discussione scientifica del Forum “Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze” tenuto a Roma il 3 dicembre presso l’Accademia dei Lincei e organizzato da The European House-Ambrosetti, in occasione dei 100 anni di Lundbeck. L’appuntamento è stato voluto come momento di confronto e dibattito sugli sviluppi scientifici delle neuroscienze e delle applicazioni in medicina. Secondo la ricerca IDEA (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit), che ha coinvolto in tutta Europa oltre 7000 adulti di età compresa fra i 16 e i 64 anni, lavoratori e dirigenti, o che lo fossero stati negli ultimi 12 mesi, ben il 20% degli intervistati aveva avuto una diagnosi di depressione e il numero medio di giornate di congedo dal lavoro durante l’ultimo episodio di depressione era 36 giorni.
Un manager su 3 tra quelli intervistati ha ammesso di non avere risorse economiche o strumenti formali per affrontare il problema.
E i problemi sul lavoro si correlano al rischio doppio di disoccupazione, pensionamento anticipato, alla maggiore disabilità e all’alto rischio di vivere in condizioni di emarginazione e povertà così come sottolineato con forza anche dall’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development). A questo si aggiunge che, nonostante gli alti tassi di assenteismo a causa della depressione, una persona su quattro tra quelle affette da depressione ha dichiarato di non aver comunicato il proprio problema al datore di lavoro. Di queste, una su tre ha motivato tale scelta adducendo il timore di perdere il posto di lavoro.È necessario dunque, anche dal punto di vista strettamente economico, oltre che di salute pubblica, maggiore attenzione ad un fenomeno sociale che ha assunto dimensioni rilevantissime e che, secondo le stime più recenti, nel 2020 sarà la causa maggiore di disabilità dopo le malattie cardiovascolari.
Chiara in questo contesto la posizione dell’OMS, secondo cui l’effetto del trattamento terapeutico di tutte le forme di depressione sui costi legati alla produttività del lavoratore fa ritenere che il risparmio generato da un minor assenteismo e da un maggiore rendimento lavorativo possa compensare le spese sostenute per il trattamento stesso.

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La depressione è un “male oscuro”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2015

simgLa depressione è un male oscuro che colpisce almeno una volta nella vita l’11.5% degli italiani. Una patologia ancora troppo sottovalutata e che può manifestarsi a tutte l’età. In 12 mesi si registrano episodi, della durata di due settimane, nel 2% dei bambini e tra il 4% degli adolescenti. Mentre negli over 65 la percentuale è del 4.5. Per la prevenzione, diagnosi e cura del disturbo è sempre più importante il ruolo del medico di famiglia in stretta collaborazione con lo specialista. Per questo lo scorso anno ha preso il via il progetto “Psychè” in cui risultati sono presentati al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che si chiude oggi a Firenze. L’iniziativa è realizzata con il contributo incondizionato di Angelini in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria (SIP). Ha visto la partecipazione di 299 medici di 21 diverse città italiane che hanno raccolto i dati di 2.045 assistiti colpiti dal disturbo. I principali obiettivi di “Psychè” sono stati confrontare l’approccio clinico-terapeutico e valutare l’uso dei farmaci e degli altri strumenti di gestione della patologia. Secondo la ricerca il 5% degli intervistati afflitti da depressione media sono stati invitati ad una visita con lo specialista. Mentre è avvenuto lo stesso solo nel 2.4% dei casi più gravi. Ha consumato almeno una confezione di farmaci antidepressivi il 26% dei malati interessati da forme lievi del disturbo contro il 7.2% dei pazienti più gravi. “Psichè non è uno studio clinico ma un confronto tra le varie pratiche professionali – afferma il dott. Ovidio Brignoli Vice-Presidente della SIMG e coordinatore del progetto -. Da questa nostra indagine emerge chiaramente la grande diversità di come i medici di famiglia affrontano il disturbo. E’ necessario uniformare le modalità di cura rispettando ovviamente le diverse esigenze dei malati. Il prossimo passo sarà creare una rete di camici bianchi che dialoghino tra loro su come affrontare la malattia e che condividano le proprie esperienze quotidiane con gli altri medici di famiglia e gli specialisti di riferimento”. “L’ambito dei disturbi psichiatrici riguarda in prima persona il medico di medicina generale – dichiara Fabio De Luca, Chief Commercial Officer Italia di Angelini – che può rappresentare la figura principale per la presa in carico ed il monitoraggio del paziente psichiatrico, qualora abbia giusti strumenti e un’adeguata formazione. Proprio per questo Angelini conferma il supporto incondizionato al progetto Psychè che ha come obiettivo principale quello di fornire strumenti diagnostico-terapeutici di facile gestione per il medico di famiglia utili nella fase di diagnosi, nelle scelte terapeutiche e, soprattutto nella fase di monitoraggio, con particolare attenzione all’aderenza terapeutica”. (foto: simg)

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Bambini e depressione

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

camera deputati2Roma giovedì 15 ottobre alle ore 11 nella Sala Stampa della Camera dei deputati, in Via della Missione 4. Interverranno Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione; Paola Binetti, deputata del gruppo Area Popolare; Teresa Rongai, segretario Fimp (Federazione italiana medici pediatri) di Roma; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e responsabile del servizio Terapie dell’IdO; e, infine, la testimonianza di un genitore: Maurizia Brugé. Sarà presente anche Raffaele Calabrò, capogruppo Area Popolare della commissione Affari sociali. “Esiste una difficoltà negli adulti a riconoscere la depressione in età evolutiva. C’è una visione idealizzata del bambino e una sopravvalutazione delle sue capacità di resilienza”, aggiunge Pollicina. Il neuropsichiatra domenica 18 ottobre tratterà proprio le manifestazioni della depressione nell’età evolutiva. Il convegno dell’IdO sarà quindi l’occasione per affrontare gli indicatori di rischio nelle diverse fasi dello sviluppo del bambino: 0-3 anni (nidi), 3-6 anni (scuole d’infanzia), 6-10 anni (mondo della scuola).
Si parte venerdì 16 ottobre alle 14 con i Livelli essenziali di assistenza (LEA) in ambito psichiatrico attraverso l’intervento del sottosegretario alla Salute, Vito de Filippo, per poi passare il testimone a quanti, ogni giorno, lavorano a contatto con l’infanzia: neuropsichiatri infantili, pediatri, psicoterapeuti, accademici e insegnanti.
La conferenza stampa del 15 ottobre darà quindi il via a una tre giorni di lavori che riunirà nella Capitale esperti provenienti da tutta Italia per aprire una riflessione condivisa sulla necessità di una valutazione clinica più ampia. Verranno anche presentate le ultime ricerche dell’IdO nell’ambito dell’autismo (il Test sul Contagio Emotivo e il Test sulla comprensione dell’intenzione dell’altro), unitamente a uno studio condotta con l’Università degli studi di Padova sui Dsa e l’assestment dell’attaccamento genitoriale. In ultimo, al Convegno Nazionale dell’IdO saranno esposti i ‘Modelli di rilevazione ai fini dello screening e della diagnosi in età precoce’.

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