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Posts Tagged ‘depressione’

La depressione è un “male oscuro”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2015

simgLa depressione è un male oscuro che colpisce almeno una volta nella vita l’11.5% degli italiani. Una patologia ancora troppo sottovalutata e che può manifestarsi a tutte l’età. In 12 mesi si registrano episodi, della durata di due settimane, nel 2% dei bambini e tra il 4% degli adolescenti. Mentre negli over 65 la percentuale è del 4.5. Per la prevenzione, diagnosi e cura del disturbo è sempre più importante il ruolo del medico di famiglia in stretta collaborazione con lo specialista. Per questo lo scorso anno ha preso il via il progetto “Psychè” in cui risultati sono presentati al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che si chiude oggi a Firenze. L’iniziativa è realizzata con il contributo incondizionato di Angelini in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria (SIP). Ha visto la partecipazione di 299 medici di 21 diverse città italiane che hanno raccolto i dati di 2.045 assistiti colpiti dal disturbo. I principali obiettivi di “Psychè” sono stati confrontare l’approccio clinico-terapeutico e valutare l’uso dei farmaci e degli altri strumenti di gestione della patologia. Secondo la ricerca il 5% degli intervistati afflitti da depressione media sono stati invitati ad una visita con lo specialista. Mentre è avvenuto lo stesso solo nel 2.4% dei casi più gravi. Ha consumato almeno una confezione di farmaci antidepressivi il 26% dei malati interessati da forme lievi del disturbo contro il 7.2% dei pazienti più gravi. “Psichè non è uno studio clinico ma un confronto tra le varie pratiche professionali – afferma il dott. Ovidio Brignoli Vice-Presidente della SIMG e coordinatore del progetto -. Da questa nostra indagine emerge chiaramente la grande diversità di come i medici di famiglia affrontano il disturbo. E’ necessario uniformare le modalità di cura rispettando ovviamente le diverse esigenze dei malati. Il prossimo passo sarà creare una rete di camici bianchi che dialoghino tra loro su come affrontare la malattia e che condividano le proprie esperienze quotidiane con gli altri medici di famiglia e gli specialisti di riferimento”. “L’ambito dei disturbi psichiatrici riguarda in prima persona il medico di medicina generale – dichiara Fabio De Luca, Chief Commercial Officer Italia di Angelini – che può rappresentare la figura principale per la presa in carico ed il monitoraggio del paziente psichiatrico, qualora abbia giusti strumenti e un’adeguata formazione. Proprio per questo Angelini conferma il supporto incondizionato al progetto Psychè che ha come obiettivo principale quello di fornire strumenti diagnostico-terapeutici di facile gestione per il medico di famiglia utili nella fase di diagnosi, nelle scelte terapeutiche e, soprattutto nella fase di monitoraggio, con particolare attenzione all’aderenza terapeutica”. (foto: simg)

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Bambini e depressione

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

camera deputati2Roma giovedì 15 ottobre alle ore 11 nella Sala Stampa della Camera dei deputati, in Via della Missione 4. Interverranno Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione; Paola Binetti, deputata del gruppo Area Popolare; Teresa Rongai, segretario Fimp (Federazione italiana medici pediatri) di Roma; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e responsabile del servizio Terapie dell’IdO; e, infine, la testimonianza di un genitore: Maurizia Brugé. Sarà presente anche Raffaele Calabrò, capogruppo Area Popolare della commissione Affari sociali. “Esiste una difficoltà negli adulti a riconoscere la depressione in età evolutiva. C’è una visione idealizzata del bambino e una sopravvalutazione delle sue capacità di resilienza”, aggiunge Pollicina. Il neuropsichiatra domenica 18 ottobre tratterà proprio le manifestazioni della depressione nell’età evolutiva. Il convegno dell’IdO sarà quindi l’occasione per affrontare gli indicatori di rischio nelle diverse fasi dello sviluppo del bambino: 0-3 anni (nidi), 3-6 anni (scuole d’infanzia), 6-10 anni (mondo della scuola).
Si parte venerdì 16 ottobre alle 14 con i Livelli essenziali di assistenza (LEA) in ambito psichiatrico attraverso l’intervento del sottosegretario alla Salute, Vito de Filippo, per poi passare il testimone a quanti, ogni giorno, lavorano a contatto con l’infanzia: neuropsichiatri infantili, pediatri, psicoterapeuti, accademici e insegnanti.
La conferenza stampa del 15 ottobre darà quindi il via a una tre giorni di lavori che riunirà nella Capitale esperti provenienti da tutta Italia per aprire una riflessione condivisa sulla necessità di una valutazione clinica più ampia. Verranno anche presentate le ultime ricerche dell’IdO nell’ambito dell’autismo (il Test sul Contagio Emotivo e il Test sulla comprensione dell’intenzione dell’altro), unitamente a uno studio condotta con l’Università degli studi di Padova sui Dsa e l’assestment dell’attaccamento genitoriale. In ultimo, al Convegno Nazionale dell’IdO saranno esposti i ‘Modelli di rilevazione ai fini dello screening e della diagnosi in età precoce’.

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Depressione e demenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

alzheimer-cervelloDa tempo clinici ed epidemiologi hanno notato una correlazione molto stretta tra depressione, demenze e memoria. Un vero rompicapo per i ricercatori che di recente hanno identificato la depressione come fattore di rischio per alcune malattie cronico-degenerative dell’età anziana.
Proprio la demenza è uno dei problemi emergenti in salute pubblica. I pazienti erano 25 milioni nel 2005 con un trend di crescita di 5 milioni l’anno nel mondo. Il declino cognitivo è correlato all’età: interessa il 5% degli over 65 e raggiunge il 50% degli ultra 90enni. E il costo della malattia di Alzheimer (la più comune forma di demenza) è stimata in 100 miliardi di dollari l’anno solo negli Usa. La novità è che non si tratta di un destino ineluttabile: tra il 40 e il 50% degli ultranovantenni conserva intatte le proprie facoltà e non mostra segni di declino cognitivo. Una recente review su 23 studi ha messo in relazione le due patologie, depressione e demenza: su oltre 50mila uomini e donne anziani, quelli che hanno riferito una diagnosi di depressione avevano una possibilità doppia di sviluppare demenza e il 65% in più di avere l’Alzheimer. Una ricerca apparsa su Neurology inoltre ha analizzato 1764 persone che non presentavano problemi di memoria, sono stati seguiti per 8 anni: scoprendo che i soggetti che sviluppavano un declino cognitivo anche lieve mostravano anche sintomi di depressione già prima che la demenza fosse diagnosticata, e che tra i segni più evidenti c’era proprio la diminuzione del livello di memoria.
“L’ipotesi è che trattare la depressione possa diminuire l’incidenza di demenza e che gli antidepressivi non siano una terapia per l’Alzheimer, ma rappresentino una forma di ‘protezione’. Il trattamento per la depressione infatti ha un effetto sia sul recupero del ‘funzionamento’ individuale e sociale dell’individuo che di stimolo sulla plasticità cerebrale e la creazione di nuovi connessioni grazie a un’azione neurotrofica che stimola la produzione di fattori di crescita” spiega Marco Andrea Riva, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano. “I nuovi farmaci antidepressivi multi-modali hanno un meccanismo di azione diverso rispetto a quelli tradizionali come gli SSRi. Non solo aumentano i livelli sinaptici di serotonina, ma modulano significativamente anche altri neurotrasmettitori, tra cui il glutammato, con un’attività importante su due aree cerebrali: l’ippocampo e la corteccia
prefrontale. Il risultato è sia una modulazione del tono dell’umore che il miglioramento dei sintomi cognitivi (memoria, attenzione, focalizzazione), che rappresentano un aspetto importante nei disturbi psichici. Infatti, le terapie precedenti determinavano spesso una remissione parziale della sintomatologia, che rendeva il paziente più a rischio di recidive. Abbiamo necessità di ristabilire il paziente nel suo ‘funzionamento’ affettivo ma anche in quello intellettuale, risultato che possiamo ottenere se agiamo in maniera integrata su più bersagli cellulari” conclude il farmacologo.
Il paziente anziano che sviluppa la demenza e l’Alzheimer è donna, ha un basso livello di scolarità, uno status sociale modesto, uno stile di vita non sano e ha spesso sofferto di malattie vascolari o metaboliche. E’ ciò che risulta da un lungo studio prospettico condotto dalla Professoressa Laura Fratiglioni, Director of the Aging Research Center presso il Karolinska Institutet di Stoccolma: “Il Kungsholmen Project ha preso in carico la popolazione anziana di un quartiere di Stoccolma: 1810 soggetti con più di 75 anni arruolati nel 1987 e controllati ogni 3 anni. Il dato più sorprendente è che la scarsa educazione è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. L´effetto protettivo di una educazione avanzata può perfino controbilanciare il rischio genetico” spiega la professoressa. “Il gruppo di soggetti con un percorso scolastico di 2-massimo 7 anni era a maggior rischio di presentare deficit cognitivi già a 65 anni. Questo dato ci suggerisce l’importanza delle prime due decadi di vita nello sviluppo di un cervello ricco di neuroni e dotato di plasticità, ossia la capacità di creare connessioni tra le varie cellule nervose. Un vantaggio che sembra avere effetti a lungo termine”. Comunque, esiste la possibilità di compensare questo inizio non vantaggioso nella vita, attraverso attività mentalmente complesse nella vita adulta e un coinvolgimento in attività fisiche, mentali e sociali una volta raggiunta l´età anziana.
Questi tra i principali temi emersi durante la conferenza ‘Memory in the Diseased Brain’, promossa dall’Accademia Pontificia delle Scienze e dedicata ad approfondire il legame tra meccanismi alla base dei processi cognitivi e memoria e le patologie del sistema nervoso centrale. L’evento, cui hanno partecipato alcuni tra i maggiori esperti mondiali, è stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck Italia, azienda farmaceutica completamente dedicata alla ricerca e sviluppo di terapie per il trattamento di patologie del sistema nervoso centrale.

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Nuove strade per la diagnosi di depressione e suscettibilità allo stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 ottobre 2014

Rockefeller University di New YorkLa scoperta è di una giovane neuroscienziata italiana della Rockefeller University di New York che ha identificato i meccanismi molecolari di suscettibilità allo stress a partire dagli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia della Sapienza. Perché di fronte alle avversità, alcune persone soccombono allo stress sviluppando depressione e ansia, mentre altre riescono a fronteggiare il carico dello stress? Un nuovo studio della Rockefeller University di New York, recentemente pubblicato su “Molecular Psychiatry”, prima rivista del gruppo Nature nel settore della psichiatria, ha identificato i meccanismi molecolari del cosidetto Stress Gap che potrebbe portare all’identificazione di nuovi marcatori molecolari per la diagnosi di queste patologie devastanti. I risultati dello studio rappresenterebbero una svolta nella comprensione della patofisiologia dei disturbi psichiatrici, quali depressione e ansia.
Nel team Carla Nasca, giovane neuroscienziata approdata presso la Rockefeller University dopo gli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza.
“Attualmente, la depressione è diagnosticata soltanto sulla base di sintomi – dice Carla Nasca – ma questi risultati ci portano sulla buona strada per scoprire marcatori molecolari nell’uomo che possano aiutare nella diagnosi di queste patologie devastanti e portare allo sviluppo di farmaci ad azione rapida che sono particolarmente importanti per diminuire il rischio di suicidio”.
L’esperimento condotto su un campione di animali da laboratorio, ha mostrato che un gruppo di essi sviluppa comportamenti simili a ansia e depressione nell’uomo, un altro rimane resiliente.I ricercatori hanno dimostrato che il gruppo di animali suscettibile allo stress ha livelli più bassi di una proteina conosciuta come mGlu2 (recettore metabotropico del glutammato di tipo 2) in una regione chiave del cervello nella risposta allo stress, l’ippocampo. La diminuzione del recettore mGlu2, deriva da un cambiamento epigenetico, che altera l’espressione dei geni, in questo caso del gene che codifica per il recettore mGlu2.
Questi risultati costituiscono un tassello importante verso la comprensione delle basi molecolari delle differenze individuali di risposta allo stress. “Ogni individuo così come ogni animale ha esperienze uniche nel corso della propria vita – dice Bruce McEwen (senior autore del lavoro e Alfred E. Mirsky Professor) – E sospettiamo che queste esperienze di vita possano alterare l’espressione dei geni e di conseguenza, condizionare la risposta di un individuo allo stress”.Una riduzione del recettore mGlu2 è fondamentale perché questa proteina regola il rilascio del glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del Sistema Nervoso centrale, dai terminali nervosi. Il glutammato svolge un ruolo chiave nella comunicazione tra i neuroni che è essenziale per molti importanti processi cerebrali. Livelli troppo alti di glutammato possono indurre cambiamenti strutturali nocivi per il cervello.Studi sull’mGlu2 erano stati condotti da Carla Nasca nel laboratorio di Neurofarmacologia del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza in una ricerca che aveva identificato il coinvolgimento di questa proteina nell’azione rapida di un antidepressivo di nuova generazione, l’acetilcarnitina. Il lavoro è stato supportato da finanziamenti dell’American Foundation for Suicide Prevention, Hope for Depression Research Foundation and National Institute of Health.La ricerca è pubblicata su http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/full/mp201496a.html

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Depressione male oscuro

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

OMSRoma, 16 ottobre 2014, ore 9.30 – 13.00 Auditorium Ministero della Salute (Lungotevere Ripa, 1) la depressione è un disturbo che colpisce un numero sempre maggiore di persone, in particolare le donne. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel 2020 diventerà la seconda causa di malattia nel mondo. Nonostante le cronache quotidiane siano piene di notizie, spesso tragiche, riguardanti questo problema, la depressione rimane ancora un “male oscuro”. Anche dal punto di vista della diagnosi medica. Molte volte si potrebbe intervenire in tempo, ma la vaghezza dei sintomi non permette di inquadrare al meglio la situazione. I campanelli d’allarme vengono trascurati e sottostimati. Per fare luce in modo chiaro e deciso su questa malattia, affrontando la questione con un approccio globale, il 16 ottobre 2014 si terrà all’Auditorium del Ministero della Salute di Roma (Lungotevere Ripa 1, ore 9.30 – 13.00) il Convegno nazionale: “Depressione, male oscuro della nostra società: dai bisogni alla pratica clinica”. I maggiori esperti mondiali parleranno della dimensione del problema, con le ultime statistiche disponibili, anche dal punto di vista dei costi. Un capitolo importante verrà dedicato ai nuovi trattamenti, che stanno rivoluzionando il bagaglio terapeutico a disposizione dei medici. All’incontro interverranno, tra gli altri, il prof. Mario Maj, Past President della Società Mondiale di Psichiatria (WPA), il prof. Emilio Sacchetti, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e il prof. Sergio Pecorelli, Presidente dell’AIFA.

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L’Imu è andata in porto

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2013

“Grande soddisfazione per i provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri su Imu e Cig. Il governo Letta-Alfano fa sul serio.Con l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole per tutto il 2013, e con l’esclusione di prima casa e terreni e fabbricati agricoli dalla Service Tax federalista che entrerà in vigore dal 2014, l’economia italiana riprende a respirare.Dopo la depressione del 2012, quando con l’introduzione dell’Imu si sono bloccati i consumi, la produzione, gli investimenti, si sono creati oltre 150.000 disoccupati (solo nel settore delle costruzioni) e il Pil si è ridotto fino a -2,8%, oggi finalmente, riducendo la pressione fiscale di oltre 4 miliardi di euro, l’Italia può tornare a crescere.Allo stesso modo, gli stanziamenti per la Cassa integrazione in deroga consentono al governo di gestire la coda della crisi economica e occupazionale che ci attanaglia ormai da anni.Il tutto senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, senza l’introduzione di nuove tasse, ma con risorse derivanti da tagli di spesa e altre operazioni virtuose, come l’anticipo dei pagamenti dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni.Bene il governo: le decisioni di oggi pongono le basi per una nuova fase economica, che troverà nella Legge di Stabilità 2014-2016 ulteriori misure virtuose, volte alla crescita e allo sviluppo. Per un’Italia che affronta con forza e fiducia il futuro”.

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Consumatori: stress da crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

“Questa crisi non è entrata solo nelle tasche dei consumatori, ma anche nelle menti di molti italiani”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando l’ennesimo episodio di tentato suicidio di un uomo che, sommerso dai debiti, ha provato a darsi fuoco a Bologna.
“Il risultato della crisi economica -afferma la dottoressa Paola Vinciguerra, Presidente di Eurodap (Associazione Europea per gli attacchi di panico)- è un forte senso di destabilizzazione che si innesca in alcune persone che, di punto in bianco, hanno dovuto modificare il loro tenore di vita e non riescono più ad identificarsi nello status che prima li rappresentava. Sorge così l’insicurezza, l’inadeguatezza, la frustrazione e la depressione che, in casi limite, portano a vedere il suicidio come l’unica via di fuga”.
“Purtroppo -aggiunge Dona- questi casi sono sempre più diffusi anche perché ormai la differenza tra fasce meno abbienti e ceto medio si è così assottigliata che, a non riuscire ad arrivare alla fine del mese, non sono solo le famiglie, ma anche i piccoli imprenditori alle prese oltre che con le difficoltà comuni anche con la responsabilità degli operai da pagare”. “Non si può combattere la crisi chiudendosi in se stessi -consiglia la terapeuta- né è giusto colpevolizzarsi troppo; il primo passo è: accettare la realtà e tirar fuori tutta la nostra creatività, perché spesso l’unico modo per uscire da una brutta situazione è usare diversamente ciò che già conosciamo e abbiamo proprio sotto agli occhi”. “D’altro canto -aggiunge Massimiliano Dona- il Governo non può lasciare soli i cittadini: dopo questa fase di sacrifici necessaria per risanare i debiti, è il momento di puntare alla crescita valorizzando le piccole imprese e dando respiro ai consumatori. Sarebbe anche utile -conclude l’avvocato- fornire un supporto psicologico gratuito per le persone con i debiti per evitare che cadano in stati di depressione e psicosi”.

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“Il Governo Monti vuol colpire i consumi per ridurre il passivo della Bilancia commerciale?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

Occhio al governo Monti...

Image by Cau Napoli via Flickr

Le dichiarazioni effettuate pochi giorni fa da un sottosegretario del Governo Monti in una trasmissione Televisiva di La7 sulla bilancia commerciale ci fa pensare che forse questo aumento della tassazione non ha il solo scopo di dar respiro alle casse dello Stato con un debito pubblico ormai alle stelle, ma anche quello di ridurre i consumi al fine di diminuire le importazioni per riequilibrare una bilancia commerciale in netto passivo. Lo dicono in una nota il Segretario Nazionale ed il Presidente dell’Associazione per la tutela del Cittadino Assotutela.net Pietro Bardoscia e Michel Emi Maritato.Speriamo che le nostre presupposizioni siano sbagliate anche se la maggior parte delle misure adottare ci fa pensare proprio questo, a partire dall’aumento dell’IVA avvenuto nel 2011 che aumenterà ulteriormente dal 21 al 23% e dal 10 al 12% a partire dal secondo semestre 2012, il quale produrrà una notevole riduzione del potere di acquisto degli Italiani con conseguente riduzione dei consumi. Piuttosto – conclude Bardoscia – si punti sullo sviluppo del turismo vera arma per equilibrare la bilancia commerciale e si adottino realmente tutte quelle misure necessarie a risollevare l’economia italiana in piena depressione a partire dall’attuazione di un vero piano di investimenti in opere pubbliche ed a potenziare il potere di acquisto dei lavoratori sollecitando le classi datoriali a rinnovare il contratto collettivo nazionale del lavoro nei vari settori sull’esempio di quanto avvenuto in quello delle cooperative sociali, nel dicembre scorso, dando respiro ad oltre 300 mila persone.

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Sedentari a rischio depressione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 novembre 2011

via Flickr”]"I miei Demoni" series #2/7

Fare sport fa bene all’umore e abbatte di circa la metà il rischio di cadere vittime di ansia e depressione. Non solo: se l’attività fisica è praticata in un ambiente vitale, i suoi effetti positivi sono ancora più marcati.
Melarossa riporta i risultati di uno studio norvegese che ha indagato le abitudini di 40mila persone per individuare come lo sport, praticato nel tempo libero o durante l’orario di lavoro, influenzasse l’umore. Ne è emerso che chi è più sedentario nel tempo libero ha circa il doppio delle possibilità di presentare sintomi di depressione rispetto a chi dedica più tempo all’attività fisica, indipendentemente dall’intensità dell’esercizio. L’esercizio fisico, infatti, aiuta a scaricare la tensione muscolare che può essere fonte di stress (ottimi, in questo senso, lo yoga e il nuoto) e stimola la produzione di endorfine, sostanze che promuovono una sensazione di benessere con effetti positivi sull’umore. Anche il contesto in cui l’attività fisica viene praticata ha un peso determinante: se, infatti, si fa sport in compagnia le ricadute sono addirittura migliori grazie agli effetti positivi della socializzazione. Ma attenzione a fare attività fisica all’interno dell’orario di lavoro: questo non aiuta a staccare la spina, quindi l’effetto rilassante può venire meno. Meglio, quindi, fare sport dopo l’orario di lavoro, magari in gruppo se si è un po’ pigri e si ha bisogno di un incentivo, e lasciare che siano fatica e sudore a liberarci di tutte le tensioni accumulate davanti alla scrivania.

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Allarme depressione in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

Sono ormai circa 15 milioni gli italiani depressi, uno su quattro: non contano età ed estrazione sociale, ‘l’umor nero’ sembra essere il denominatore comune  in un contesto  dominato dalla mancanza di prospettive future, dall’incertezza economica, da rapporti interpersonali sempre più virtuali e fugaci. “Nella pratica  clinica è molto frequente  trovare una correlazione tra il ruolo di questi fattori e la comparsa della patologia depressiva – dichiara il prof. Eugenio Aguglia, presidente della Società Italiana di Psichiatria –. L’ambiente esterno gioca quindi un ruolo fondamentale,  che va a sommarsi agli aspetti biologici e psicopatologici della persona. Pochi punti di riferimento, scarsa sicurezza personale e  prospettive  di realizzazione lavorativa sempre più incerte inducono in molti casi la comparsa della problematica depressiva”. Una situazione che tocca solo le fasce più deboli?  “Assolutamente no, la maggiore vulnerabilità alla depressione  – aggiunge il prof. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Anche in Italia, quindi, si registra l’aumento di un fenomeno che colpisce sempre di più i Paesi occidentali. In questo contesto la disponibilità di una nuova opportunità terapeutica può contribuire a migliorare l’esito delle cure, considerato che per molti pazienti la depressione è una malattia cronica e ricorrente. “Si tratta dell’agomelatina – dichiara il prof. Aguglia –, una molecola di prima scelta che può essere usata nel trattamento della patologia indipendentemente dalla gravità del fenomeno. Il farmaco agisce in alcune aree di efficacia che prima non erano coperte: mantiene inalterata la capacità cognitiva e soprattutto gioca un ruolo importante nella riduzione di effetti collaterali nell’area del desiderio sessuale o in quella dell’incremento di peso”.Una molecola che può essere proposta anche in sostituzione di altri farmaci antidepressivi: “Il passaggio, però, non deve mai essere brusco – sottolinea il prof. Mencacci – ma sempre molto graduale. Non bisogna, in questo caso, essere amici della fretta e pretendere che il farmaco agisca immediatamente”. L’agomelatina, per il momento, è stata inserita in fascia C (a carico del paziente), anche se le Società Scientifiche auspicano un inserimento in fascia A.

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Storie di infanticidi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2011

Il nuovo anno ha fatto registrare, purtroppo, l’inizio di una serie di tragici delitti intrafamiliari, molti dei quali dettati dalla gelosia, altri dallo sconforto e dalla depressione. “Il tragico evento di Fidenza non è un caso isolato atteso che malattie psichiche come la depressione, specie post partum, sono l’origine della maggior parte dei tanti infanticidi in Italia (dal 1970 ad oggi hanno superato quota 400 con una media di 12 all’anno)”, dice l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Anche in questo – continua – le coppie italiane sono lasciate al proprio destino da una politica familiare che negli ultimi decenni si è dimostrata assolutamente fallimentare. Tutti i casi di depressione grave che colpiscono i genitori ed in particolar modo le neo madri, non possono essere sottovalutati dalle autorità sanitarie e giudiziarie in quanto, come le cronache dimostrano, i soli psicofarmaci non possono scongiurare la commissione di gravi delitti. Un gran numero di crisi e tragedie familiari potrebbero e dovrebbero essere prevenute attraverso misure molto più incisive: l’osservazione discreta ma sistematica e costante dell’equilibrio psichico di tutte le donne che partoriscono con conseguente organizzazione di adeguati servizi di sostegno psicologico.
La depressione post partum è da considerarsi una vera e propria malattia dagli sviluppi assolutamente imprevedibili. Le madri che uccidono sono le prime vittime della depressione e dell’abbandono da parte di chi avrebbe dovuto aiutarle con tutti i mezzi possibili. L’infanticidio, infatti, è il crimine più innaturale che possa esistere, soprattutto se commesso da una madre. L’auspicio è che la tragedia di Fidenza chiuda l’epoca della mera conta dei morti in famiglia ed inauguri quella caratterizzata dalla sistematica organizzazione della prevenzione di tutti i fatti di sangue derivanti da problematiche psichiatriche (in Italia, oggi, il 40% degli omicidi in famiglia è consumato da soggetti psicolabili)”.

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La depressione negli anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Una nuova sfida attende la psichiatria nei prossimi anni: proteggere gli over 65 – quasi il 30% della popolazione italiana nel 2030 – dai disastri della depressione.  “Finora se ne è parlato poco, perché la si considerava quasi una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento – spiega il presidente della SIP (Società Italiana di Psichiatria) prof. Eugenio Aguglia, Ordinario di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Catania –  Ma si tratta di un concetto completamente sbagliato. Al contrario, va aumentata la consapevolezza che si tratta di una malattia da affrontare anche in tarda età con tutti gli strumenti a nostra disposizione”. I numeri sull’invecchiamento della popolazione nei prossimi anni lo impongono: scoprire quali anziani sono depressi e quindi a maggior rischio di malattie legate a questa condizione o comportamenti di forte disagio sociale è un compito di cui la psichiatria dovrà farsi carico maggiormente.  “Va sottolineato che alcuni individui sono più a rischio di altri di essere colpiti da episodi depressivi – sottolinea Aguglia – le donne più degli uomini,  le persone anziane più dei giovani. Anche le connotazioni del disturbo e i sintomi correlati possono variare in base alla fase della vita in cui compare. Bisogna essere in grado di distinguere la malattia depressiva dalla condizione di tristezza e rassegnazione, una situazione temporanea che si risolve senza una terapia specifica. L’episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e necessita di una cura adeguata per essere sconfitta. In questo percorso è prezioso il contributo del medico di medicina generale, per una precoce individuazione della malattia e quindi per un precoce inizio della terapia. Inoltre, molecole di recente disponibilità anche in Italia, come agomelatina, sono in grado di affrontare con efficacia la malattia depressiva senza quegli effetti collaterali che caratterizzano gli altri farmaci antidepressivi fino ad oggi utilizzati”.

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I “depressi” in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Sono circa 60 milioni in Europa le persone colpite da depressione. Di questi, più della metà soffre di una forma grave e invalidante. In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita è interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne più degli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la malattia rappresenterà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache.
L’aumento della depressione, insieme ad altri disturbi come gli attacchi di panico e le psicosi, costituiscono uno dei problemi con cui gli esperti si confrontano ogni giorno. Tra i principali argomenti al congresso di Neuropsicofarmacologia l’interazione gene-ambiente: oggi le acquisizioni scientifiche consentono di affermare che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina. “Sappiamo con certezza – spiega il prof. Biggio – che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di ‘fenomeni epigenetici’, cioè come i geni dell’individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l’ambiente esterno è in grado di modificare i geni”. E i comportamenti e le abitudini dei giovani, in particolare la facilità con cui si consumano droghe e alcol, suscitano allarme tra gli esperti, perché aumentano la vulnerabilità per i disturbi mentali”. Tra questi la depressione in continuo aumento. “Secondo i dati delle prescrizioni mediche, sono circa 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica – avverte il prof. Aguglia – ma di questi solo il 40% ottiene remissione dei sintomi, cioè benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti – continua il prof. Aguglia – è il ritardo dell’efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure.” I farmaci antidepressivi tradizionali infatti, agiscono aumentando la disponibilità di monoamine (noradrenalina e serotonina) nel cervello. Le classi di farmaci oggi più frequentemente prescritte sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina). “Caratteristica comune ai depressi è anche un’alterazione dei ritmi circadiani, controllati da un ‘orologio biologico’ che ogni persona ha dentro di sé, e che regola nell’arco della giornata l’umore, l’appetito e il sonno, la temperatura corporea e la produzione degli ormoni – spiega ancora il prof. Biggio. – “I farmaci finora utilizzati non offrono un beneficio immediato dei sintomi depressivi e non agiscono sui ritmi circadiani”. Recentemente i ricercatori sono arrivati allo sviluppo di una nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati e che inducono anche una re-sincronizzazione di questi ritmi. “Capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici è l’agomelatina, che ha un meccanismo d’azione completamente diverso dai farmaci tradizionali – spiega il prof. Biggio – Agomelatina agisce infatti stimolando i recettori della melatonina (MT1 e MT2) ed inibendo un tipo di recettore della serotonina (5-HT2C)”. I vantaggi sono osservabili su tutti i limiti delle attuali cure antidepressive: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione.

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Depressione curabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Secondo un’indagine promossa dalla Commissione salute istituita dal ministro per le Pari Opportunità e presentata a Roma al convegno “Depressione: cosa fare”, a essere colpiti dal disturbo «sono in maggioranza donne e giovani. Tre donne su 5, soprattutto nelle grandi città, conoscono questa malattia, che resta nella maggior parte dei casi invisibile, se è vero che solo il 15% degli italiani, in caso di depressione, chiede aiuto». Così spiega il ministro, Mara Carfagna, e aggiunge: «Compito delle istituzioni è quello di fornire una corretta informazione sulle cure possibili, ma anche quello di lavorare sulla prevenzione, cioè intervenire sulle cause della malattia, aiutare donne e giovani prima che si ammalino. Nel mondo della globalizzazione, infatti, il disagio sociale è in continuo aumento ed è dovuto a cause e origini diverse tra cui, per indicarne alcune, l’incertezza sul futuro, l’insicurezza del posto di lavoro, il mobbing che molti subiscono in ufficio». Gli esperti riuniti all’incontro ritengono le terapie oggi disponibili sufficientemente efficaci ma spesso a causa della vergogna e della paura delle cure, le persone rinviano il più possibile l’inizio del trattamento con il risultato di protrarre la sofferenza del malato e aggravando i costi per la comunità. «L’importante è che, come accade per le altre malattie, ci sia consapevolezza e ci si rivolga ad uno specialista, come si usa fare normalmente per qualunque altra patologia», ha concluso. (fonte farmacista33)

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Depressione indotta da stress

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

E’ stato pubblicato sulla rivista internazionale “Disease Models & Mechanisms” lo studio “Increased vulnerability to psychosocial stress in heterozygous serotonin transporter knockout mice”, a cui hanno partecipato Alessandro Bartolomucci, Stefano Parmigiani e Paola Palanza, del Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Ateneo, in collaborazione con Cournelius Gross dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Monterotondo e che ha visto anche la partecipazione di Valeria Carola, Tiziana Pascucci, Stefano Puglisi-Allegra e Simona Cabib dell’Università degli Studi ”La Sapienza” di Roma, Klaus-Peter Lesch dell’Università di Wurzburg (Germania). La Depressione Maggiore rappresenta una delle malattie psichiatriche maggiormente diffuse su scala globale. La depressione è intimamente connessa e spesso scatenata da eventi stressanti. Esiste un’ elevata variabilità individuale, per cui solo alcuni individui esposti ad eventi stressanti svilupperanno poi la patologia psichiatrica. Recenti studi nell’uomo mettono in luce come il rischio relativo di sviluppare la depressione dipenda da una complessa interazione genotipo x ambiente. In particolare individui portatori di una mutazione genetica (denominata variante allelica S) nel gene del “trasportatore della serotonina” (proteina che rimuove il neurotrasmettitore serotonina durante la comunicazione fra neuroni), sembra aumentare il rischio di sviluppare la depressione in pazienti esposti a potenti stress di natura psicosociale. Il meccanismo resta però ancora, in larga parte, da chiarire.

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Agopuntura e la depressione in gravidanza

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

La depressione, che spesso colpisce le donne nel corso della gravidanza può essere risolta con un tipo particolare di agopuntura. A stabilirlo sono alcuni studiosi americani che hanno dimostrato come la pratica, per alcuni mesi, di speciali tecniche di agopuntura possa risultare notevolmente vantaggiosa nelle donne che affrontano, parte se non tutto il periodo della gravidanza, con gravi disturbi dell’umore. L’indagine ha riguardato 150 donne gravide e depresse, di cui 52 sono state sottoposte ad agopuntura “specifica” per la depressione, 49 ad agopuntura tradizionale e 49 a massaggi. Dopo 8 settimane, il 63% delle donne sottoposte ad agopuntura specifica ha risposto al trattamento, rispetto al 37,5% di quelle trattate con il metodo classico. Grazie alla nuova tecnica di agopuntura si è, inoltre, verificata una maggiore riduzione dei sintomi della malattia depressiva. «Se correttamente eseguita, questo tipo di agopuntura ha effetti collaterali lievi e transitori e può, quindi, rappresentare una valida alternativa all’impiego di farmaci per la risoluzione dei problemi di depressione che in maniera sempre più frequente colpiscono le donne durante la gravidanza» ha sottolineato Rachel Manber, coordinatrice dello studio (L.A.).

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Angelika Sher. Inside my life

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2009

notte biancaBrescia fino al 14/11/2009 Vicolo S.Clemente, 21/a ReartunoStudio arte contemporanea La mostra, curata da Elena Abbiatici, presenterà una scelta di lavori fra quattro serie in grado di ripercorrere la produzione di Angelika dal 2007 ad oggi e di ammirarne i progressi. La Sher, lituana per nascita, israeliana per acquisizione, migrata a 21 anni da Vilna a Tel Aviv ci offre ritratti soggettivi dei familiari in Family Album e ritratti di giovanissimi, colti nella loro indifferenza, assenza di stimoli, inerzia e depressione in Upstairs. Ritratti singoli o doppi di ragazzini accasciati su sedie e sgabelli, prostrati a pareti in un equilibrio perfetto tra figure, sfondi, gradazioni grigie e tagli fotografici. Ragazzi soli, prigionieri di un dover essere che li rende inattivi. Sguardi persi di piccoli spettatori del mondo dilaniati da un senso di vuoto, un’assenza di punti di riferimento, l’inevitabile infelicità di chi non sa gioire del presente nella struggente tensione verso l’immenso.  Le sue fotografie hanno un taglio da studio antropologico, condotto con garbo e instancabile perizia. In ognuna si ritrova e si percorre nell’individualità dell’esperienza il senso profondo di un temperamento romantico. L’intera sua produzione si inserisce in un sentire romantico dell’esistere. Ed ecco i suoi protagonisti – antieroi contemporanei, le sue scene nostalgiche, i suoi grigi, le sue luci soffuse, i fari di luce che si stagliano nel misterioso buio di una stanza tanto nelle fotografie della sua prima come della sua ultima serie.  Alla base del suo fare ci sono due intenzioni: fare della malinconia il sentimento fondamentale dei suoi soggetti e affrontare i problemi del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, le preoccupazioni che attanagliano una madre per i propri figli, argomentando per immagini un bisogno di integrazione, assimilazione nel paese in cui si e’ trapiantati.  Angelika ha sviluppato la fotografia come mezzo d’arte attraverso un uso pittorico della luce e del colore, per coinvolgere su piu’ livelli: emotivo, razionale, sensoriale.  Freddo e passionale, questo lavoro costringe lo spettatore a partecipare dell’intimità dei soggetti immortalati nei momenti piu’ naturali della loro quotidianità, in un processo di familiarizzazione con lo spettatore.  L’esposizione partecipa alla Notte Bianca in città, a cura dell’Associazione Gallerie di Brescia con il patrocinio del Comune di Brescia, che coincide con la Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI-Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani. http://www.nottebiancabrescia.it  (notte bianca)

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Depressione, futura priorità mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

In occasione del Global Mental Health Summit, in corso ad Atene, l’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto sapere che, secondo le stime mondiali del dipartimento di Salute mentale dell’OMS, nei prossimi 20 anni la depressione sarà tra i problemi di salute più diffusi al mondo. Si stima che nel mondo vivano 450 milioni di persone con problemi o disabilità mentali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, che peraltro, dedicano troppe poche risorse alla soluzione di questi problemi: a volte meno del 2% del budget pubblico. Secondo Shekhar Saxena, del dipartimento di Salute mentale dell’OMS, “la depressione è molto più comune rispetto a malattie temute come l’AIDS o il cancro ed entro il 2030 sarà il problema principale da affrontare per i sistemi sanitari del mondo”. Un’epidemia silenziosa, dunque, cui ci si dovrà preparare allocando le giuste risorse e tenendo conto “che molte altre patologie sono, in proporzione, in calo in tutto il mondo”, conclude l’esperta.

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Lo studio

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) E’ quella gioventù, spensierata e un po’ sbarazzina, immaginata dal vecchio che si carica di passioni ardenti come una fiamma e che, spesso, annichilisce davanti alla realtà per riaccendersi subito dopo, superato l’iniziale fase di depressione, di nuovi ardori così come si fa davanti ad un focolare sul quale si aggiunge, di tanto in tanto, un nuovo elemento da ardere.  E’ anche una gioventù protesa ad apprendere, a studiare, a tuffarsi nei classici e nei moderni, per sondare il loro pensiero, per capire le loro ragioni ed anche per beffeggiarli. Talvolta i giovani diventano irriguardosi perché mal digeriscono il regolamento degli studi, la scelta, operata da altri, delle cose che debbono essere insegnate e l’ordine che è stato imposto per insegnarle. A questo punto il giovane non dovrebbe essere incitato allo studio solo per curiosità ma soprattutto per un ragionevole desiderio d’istruirsi. In effetti, la pretesa pare eccessiva proprio per la natura stessa dei giovani più votati a ricercare nel gioco il maggior interesse e nella socializzazione il loro più ardente motivo di comunicare. La scuola, a sua volta, d’ogni ordine e grado, fa ben poco per farsi amare, per interessare, per suscitare passioni. Lo studio non è una cosa che più strettamente si connette a noi, che da risultati tangibili e immediati, come possono essere un lavoro e una mercede, perché è immateriale, tende a lambire un nostro mondo interiore, a dargli una forma che i giovani, nella loro impazienza, non riescono a capire il fine. Eppure nessuna cosa ha con noi relazioni più intime di noi stessi, così niente è più utile del conoscere noi stessi. E’ forse questo il punto cruciale della que-stione. Difficilmente i giovani, e talvolta anche i docenti, non concorrono a trovare il nesso tra la materia che si apprende e la ricerca in se stessi di una chiave di lettura che vada oltre una conoscenza che altrimenti resterebbe in superficie inascoltata e inespressa. Che cosa cono-sciamo di noi? All’incirca possiamo dire che tre sono le parti che costituiscono questo nostro essere: vale a dire il corpo, la mente e il cuore. La cognizione del nostro corpo ci fornisce dei buoni lumi per la nostra conservazione.  La cognizione della mente è indispensabile a preservarci dall’errore e a condurci alla scoperta del vero. La cognizione del cuore è necessaria a regolare le proprie tendenze e gli affetti. Da essi dipende la retta condotta del nostro vivere.  Il tutto dovrebbe appagarci pensando che queste basi le offrono due distinte entità: la scuola e la famiglia. Non basta. L’uomo non è un essere solitario. Egli è fatto per vivere con i suoi simili, e al creato nel suo insieme, per formare con essi in una certa misura un solo e medesimo corpo. Da qui ha origine un altro genere di vita. E’ quella sociale. Lo studio dell’essere umano non ha, per tanto, l’essere lo studio di se medesimo, tout court, ma quello, altresì dei suoi simili, che è quanto dire del grande tutto sociale, di cui egli non è altro che una minima e quasi impercettibile parte. E’ uno studio laboriosissimo, complicatissimo e il più difficile per avventura d’ogni altro. E’ proprio dei giovani, infatti, maturare esperienze negative e positive nel rapporto con gli altri, per trarne un insegnamento valido per i cimenti futuri. Un’opportunità la scuola lo offre consentendo in misura sistematica di consultare quegli archivi dove sono registrate le azioni importanti degli uomini di tutte le età e di tutte le epoche, vale a dire la storia. Il suo appren-dimento può essere dilettevole e istruttivo, ma bisogna farlo nel modo giusto e richiede una seria applicazione. Solo in questo modo noi siamo in grado di riversare nella realtà l’esperienza altrui, verificarla, saggiarla e dirigerla verso le nostre finalità. La strada migliore da imboccare è senza dubbio quella di comunicare, di scambiare informa-zioni, di trasmettere e ricevere i nostri pensamenti, le nostre voglie, i nostri bisogni per capire e condividere quelli degli altri.  A questo punto ha anche grande importanza il modo come noi presentiamo i nostri problemi, come li esprimiamo e il che deriva dalla necessità di studiare il nostro linguaggio nei particolari e nelle sue più riposte sfumature. Tale privilegio lo dobbiamo alla favella e ai nostri scritti. Sono i naturali tramiti della nostra sete di conoscere e di comunicare. Se l’argomento che noi trattiamo è ben presentato possiamo indurre gli altri a fare quello che noi desideriamo da loro, ad ottenere la qual cosa ci vuole una grande arte. Segue che pure quest’arte del favellare e dello scrivere deve essere posta con molto studio per ricavarvi una grandissima utilità. E ancora, a questo punto, ritorna la storia come maestra di vita. Come potremmo gioire delle innumerevoli produzioni terrestri e degli esseri che ci vivono sopra e dei corpi che essa rinserra dentro le sue viscere senza avere almeno qualche notizia di tutto ciò? Del come siamo stati, ci siamo evoluti, siamo cresciuti e abbiamo prosperato? Ho favellato male dicendo che la nostra abitazione è la terra, la quale non è altro che il semplice pavimento. La propria magione dell’umano, il magnificentissimo albergo è l’universo. Sono quei luminosi globi che egli vede sparsi per l’immenso spazio dei cieli. La loro contemplazione ingrandisce lo spirito, risveglia nobili pensieri nella sua mente. S’innalza con essi verso una sterminata vastità. Dimostra la potenza del Facitore. La regolarità e l’armonia dei loro moti gli palesano la sua infinita sapienza. Essi, in una parola, gli narrano:“la gloria di colui che tutto muove” Come potremmo vedere questo lucidissimo cielo ingombrarsi, di tanto in tanto, di nubi che ora rimangono sospese nell’aria, ora si risolvono in piogge, ora producono grandini e nevi, come vedere questi e mille altri meravigliosi fenomeni senza curarci di avere qualche notizia delle meteore, dei corpi stellari, dei pianeti e dei satelliti e del modo come si formano? Da ciò deriva una conoscenza sempre più ampia, poiché l’uomo non si alza alle cognizioni astratte se non per quelle che egli ha ricevuto per mezzo dei sensi ed ha ricercato nella specularità di un’indagine a tutto campo che da sola attraverso la conoscenza può ricondurci all’unità. Da dove siamo venuti e siamo destinati a recarci.

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A Obama serve il “New Deal” di Roosevelt

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2009

Anche se successivamente si è personalmente corretto, il presidente Barack Obama è stato un po’ imprudente a dichiarare che “siamo all’inizio della fine della crisi”. Certo è che i suoi consiglieri lo hanno spinto a rassicurare l’elettorato che, colpito dalla disoccupazione e dalla insicurezza sociale,  sta perdendo fiducia nel suo presidente.  Si è sempre paragonato l’attuale crisi finanziaria ed economica globale con la Grande Depressione del 1929-33. Se analizzassimo sinteticamente quello che è stato fatto nei mesi passati con gli interventi messi in campo dal presidente Franklin Delano Roosevelt subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca nel marzo del 1933, vedremmo che c’è ancora molta strada da fare per rimettere la nave dell’economia americana sulla giusta rotta.  Roosevelt lanciò subito il famoso “New Deal”, un pacchetto di programmi economici per realizzare le “tre R”, Relief (assistenza per i disoccupati), Reform (del sistema bancario) e Recovery (ripresa dell’economia produttiva). L’economia americana annaspava con il 25% di disoccupazione, un crollo dei prezzi del 50%, con fallimenti di industrie e di famiglie con mutui impagabili.   Realizzò la riforma della Emergency Banking Act e, dopo aver chiuso per alcuni giorni l’intero sistema bancario, lo rimise in moto sottoponendolo ad una sorta di riorganizzazione per bancarotta. Con la legge Glass-Steagall  stabilì una rigorosa separazione delle banche commerciali da quelle di investimento per “porre fine alle speculazione fatta con i soldi degli altri”. E introdusse una “rigorosa supervisione sulle operazioni bancarie, sui crediti e sugli investimenti”. Per affrontare di petto la speculazione e “il nuovo dispotismo di Wall Street”, favorì la creazione della cosiddetta “Commissione Pecora” (dal nome del PM italo americano di New York Ferdinand Pecora, uno tra i più stretti collaboratori di Roosevelt) che sfidò le lobby della finanza cominciando dal suo numero uno, J.P. Morgan.   Nel contempo iniziò subito la “guerra contro la Depressione” rimettendo in moto l’economia reale e l’occupazione. Fu lanciato la Public Work Administration (l’agenzia per i lavori pubblici) che con un fondo di partenza di 3,3 miliardi di dollari, una cifra notevole per allora, iniziò una serie di lavori che ebbero un effetto moltiplicatore per l’intera economia e per l’occupazione.  Nel maggio del 1933 partiva anche la famosa Tennessee Valley Authority (TVA) per lo sviluppo dell’intera vallata intorno al fiume Tennessee che copriva il territorio di 7 stati. Attraverso un processo di elettrificazione, di intereventi nei settori della navigazione, dei trasporti e della produzione di fertilizzanti, si mirò alla modernizzazione dell’economia e dell’industria di una delle zone più colpite dalla Grande Depressione. Il New Deal mise in moto 50.000 progetti infrastrutturali di tutte le dimensioni.   In seguito Roosevelt realizzò  il Social Security System che, tra le altre cose importanti, garantiva per la prima volta l’assicurazione contro la disoccupazione e un sistema pensionistico moderno, copiato poi da altri stati del mondo. Superando tanti ostacoli, garantì anche il diritto di tutti i lavoratori di organizzarsi in sindacati.  L’uscita dalla depressione non fu indolore e fu di lunga durata, fino a collegarsi con la mobilitazione militare ed economica della seconda guerra mondiale.  Oggi naturalmente la crisi sistemica ha caratteristiche diverse, in primis la sua dimensione globale, il ruolo preponderante della finanza anche su quello delle banche e una situazione geopolitica molto differente. Obama si trova di fronte ad una lobby finanziaria molto più potente e agguerrita. E quindi la lotta contro “gli speculatori senza scrupoli”, i money-changers di Roosevelt, è molto più difficile e complessa.  Non di meno si possono già  individuare delle profonde diversità con le riforme del 1933, con le quali Obama non potrà non confrontarsi. Anche se la recente “Financial Regulatory Reform” indica alcune importanti regole e modifiche da apportare al sistema bancario e finanziario, lascia comunque quasi intatto l’apparato che ha prodotto le bolle dei derivati, del debito ecc. Va bene sottoporre gli hedge fund speculativi alle stesse regole e restrizioni delle banche e delle assicurazioni ma poi, per modificare i meccanismi della crisi, bisognerebbe incidere il bisturi a fondo nelle operazioni in derivati OTC, nei titoli tossici.  Ma il problema più complesso è la qualità degli interventi nell’economia reale. L’amministrazione di Obama ha sottoscritto pacchetti di stimoli economici per centinaia di miliardi di dollari: 800 miliardi con un solo pacchetto e migliaia di miliardi di liquidità per le banche in crisi. Però ha di fatto lasciato le banche a gestire gran parte di questi fondi, sperando che li trasformino speditamente in crediti per la produzione e in nuovi investimenti.  Roosevelt aveva, invece, creato delle nuove ed efficienti strutture, sotto la direzione dello stato, per convogliare le risorse verso progetti strategici già ben identificati.   Anche Obama dovrebbe cambiare metodo e tornare in modi moderni ai principi  di quel “New Deal”, pilotando direttamente interventi contro la disoccupazione e per il rilancio economico.  E’ un compito importante che il presidente degli Stati Uniti stia giocando tutte le sue carte con la riforma del sistema sociale nazionale.   Quando si opera su una riforma di così grande portata è inevitabile che ci siano delle differenze e anche delle polemiche, ma Obama intende affrontare una questione storica, quella di dare un servizio sanitario e sociale a tutti gli americani, anche ai quei 50 milioni di poveri e socialmente emarginati, che la società del consumo e del profitto ha lasciato fuori dalla porta. Di ciò e della sua capacità di riforma bisogna dargli atto. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi, Paolo Raimondi, economista)

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