Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘deroghe’

Fonti, FAQ indicheranno deroghe a spostamenti per necessità

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Secondo l’Ansa saranno alcune FAQ della presidenza del Consiglio a chiarire quali situazioni rientrino nello “stato di necessità” che consentirà di uscire dal proprio Comune nei giorni di Natale e Capodanno. E’ la soluzione che starebbe emergendo dall’incontro del Governo con i governatori e l’Anci.”No a scappatoie all’italiana! Una soluzione pasticciata che, se confermata, presenterebbe evidenti profili di illegittimità visto che la Faq non hanno alcun valore legale e non possono essere una fonte del diritto” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un conto è che le Faq chiariscono qualche caso dubbio molto particolare, anche se ricordiamo al Governo che a tal proposito esistono, o almeno dovrebbero esistere, le circolari esplicative del ministero degli Interni, un conto è che per l’intero periodo che dal 21 dicembre al 6 gennaio si stabiliscano nelle Faq le deroghe e in che casi va usata o meno l’autocertificazione. Chiediamo chiarezza e serietà!” conclude Dona.

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In manovra deroghe per l’iscrizione agli albi

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Abbiamo appreso che l’emendamento 1.6003 alla legge di bilancio prevede che ‘chi ha svolto professioni sanitarie senza il possesso di un titolo abilitante ed idoneo per l’iscrizione all’albo professionale, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni, potrà continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di riferimento purché si iscriva, entro il 31 dicembre 2019, negli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione’. È di per se già grave che un tema così delicato non sia stato minimamente discusso con le rappresentanze delle professioni sanitarie prima di presentare l’emendamento, ma se fosse approvato un emendamento simile nel maxi-emendamento assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrebbe iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente”. Così in una nota AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti).
“Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione, mancano le modalità di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro. Sono state costruite ad arte in queste settimane teorie senza fondamento da chi voleva tentare di arrivare a questa sanatoria tombale. Chi ha conseguito un titolo non abilitante può già oggi continuare a fare quello che quel titolo gli consente ma non gli deve essere permesso di esercitare di fatto una professione sanitaria, come invece implicitamente l’emendamento ammette! Contiamo fino alla fine nel buon senso della politica, ma se un emendamento del genere dovesse essere approvato nella legge di bilancio l’Associazione Italiana Fisioterapisti si mobiliterà insieme a decine di migliaia di professionisti sanitari, per poter veramente vedere tutelato il diritto dei cittadini di mettere la propria salute nelle mani di ‘veri’ professionisti sanitari”, conclude la nota di AIFI.

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L’Aquila: deroghe norme antisismiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

“Dalle audizioni in corso in Commissione Ambiente sulle proposte di legge per la ricostruzione dell’Aquila sta emergendo un quadro sconcertante. Oggi Pierluigi De Amicis, presidente dell’ordine degli ingegneri di Abruzzo, ha reso noto che il sistema delle ordinanze d’emergenza consente deroghe alla vigente normativa antisismica. In pratica, con le ordinanze n 3790 del 9 luglio 2009 e n 3881 dell’11 giugno 2010, la Presidenza del Consiglio ha consentito alle imprese di abbassare il livello di sicurezza antisismica sino al 60% di quanto ordinariamente previsto. Una follia, che si aggiunge al drammatico scenario delineato ieri dal sindaco Cialente, per il quale in quello che dovrebbe essere il più grande cantiere d’Europa sono tanti gli operai in cassa integrazione nonostante una disponibilità di 4 miliardi di euro di competenza e 2 miliardi di cassa. È quanto mai urgente passare dalla gestione emergenziale e criminogena ad un governo democratico della ricostruzione. Per questo domani, in occasione della festa per l’unità d’Italia, i militanti Radicali raccoglieranno in varie città le firme sulla legge di iniziativa popolare perché la ricostruzione dell’Aquila torni ad essere una questione nazionale”.

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Le deroghe contrattuali: Italia e Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Di Tiziano TREU Il dibattito attorno agli accordi Fiat, quello di Pomigliano e quello di Mirafiori, e sulle sue implicazioni circa l’assetto della contrattazione collettiva italiana è molto condizionato dalla specificità dei suoi contenuti, dalle divisioni intervenute fra i maggiori sindacati, nonché dai rapporti, problematici e incerti, con le strategie della Fiat. Questi aspetti hanno una rilevanza indubbia, ma non possono essere considerati fuori dal contesto, quasi come fossero indice di un’anomalia del caso Fiat o del personaggio Marchionne. I contenuti prevalenti riguardano l’orario e le forme di organizzazione del lavoro, correlate alla diversificazione delle produzioni, e alla necessità di innovazioni e di ristrutturazioni. L’intervento sugli orari è a sua volta diversificato, perché risponde sia all’esigenza di promuoverne  la flessibilità sia alla necessità di aumentarne la durata del tempo di lavoro  (tramite per lo più il ricorso agli straordinari) in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nei decenni passati. In Germania la tendenza è di tornare alle 40 ore dopo la riduzione a 35 degli anni ‘80. Un contenuto frequente di questi accordi  riguarda periodi di orario ridotto, intesi a ridurre l’impatto occupazionale delle crisi con forme di compensazioni salariale a carico sia dei sistemi previdenziali, sul tipo della nostra Cig, sia delle parti datoriali.    Le clausole riguardanti la retribuzione hanno avuto in Germania una diffusione più recente legata alle pressioni della crisi, anche qui con significative varianti: da quelle che riguardano la riduzione o la soppressione di elementi accessori del salario, al differimento di aumenti previsti dai contratti nazionali, a vere e proprie riduzioni salariali, per lo più riferite ai lavoratori neoassunti; e per altro verso all’allargamento dei differenziali salariali, anche qui in controtendenza con i precedenti. L’ampliamento dei contenuti si è accompagnato con un estensione degli ambiti e delle condizioni di applicabilità.    Analogamente diversificate, in dipendenza dagli stessi caratteri, si presentano infine le condizioni richieste nei vari sistemi per la attivazione delle deroghe. La contropartita più ricorrente di tali clausole, come dei contratti di concessione, comprende forme di garanzia occupazionale, prevalentemente di carattere difensivo. L’obiettivo è di allargare gli spazi di flessibilità interna nell’uso della manodopera, tramite variazioni di orario e organizzative, per evitare l’alternativa della flessibilità esterna, cioè dei licenziamenti. Le esperienze riscontrate nei vari paesi, sia di concession bargaining sia di deroghe contrattuali, confermano che esse stanno introducendo non semplici aggiustamenti al sistema tradizionale di contrattazione, ma un vero e proprio cambio di paradigma.In una prospettiva di sistema va considerato peraltro che queste deroghe possono essere un prezzo necessario per salvare i contratti nazionali di settore, laddove essi esistono. Il mantenimento di un quadro contrattuale di categoria, sia pure derogabile e meno stringente del passato, nonché di intese confederali, bypartite o tripartite di più ampio raggio, costituisce una salvaguardia contro il decentramento incontrollato che porterebbe dispersione delle condizioni di lavoro, o peggio l’elusione tout court delle regole contrattuali. Per questi motivi si spiega come i sindacati tedeschi abbiano ritenuto di avallare le varie forme di contrattazione in deroga, anche le più difficili, senza le lacerazioni verificatesi nell’esperienza italiana. D’altra parte una valutazione realistica, condivisa dalle forze sindacali e politiche di tali paesi, segnala che nelle attuali condizioni sfavorevoli di contesto sono impraticabili strategie di semplice difesa dello status e di rifiuto di ogni tipo di concessione. Il bilancio della contrattazione di crisi, come si è visto, è  diseguale e dipende da variabili sia interne alle relazioni industriali, sia di contesto economico e politico. E’ su questi fattori che occorre riflettere per valutare le esperienze in atto e per prefigurare le prospettive al di là delle contingenze specifiche. La tenuta del sistema tedesco anche nella gestione delle clausole di deroga è stato favorito sia dalla presenza di un sindacato unitario radicato a livello nazionale come in azienda, sia dal carattere partecipativo delle relazioni industriali,  sancito sul piano legislativo dalla normativa sulla cogestione (per le grandi aziende). Per altro verso la solidità di quelle relazioni industriali è stata favorita non solo dal sostegno pubblico alle crisi aziendali e da politiche industriali rivolte a promuovere l’innovazione e la competitività del sistema produttivo. La situazione italiana presenta criticità su entrambi i versanti. I caratteri delle nostre relazioni industriali specie in azienda sono largamente conflittuali e le tensioni sono acuite dalle divergenze esistenti fra i sindacati. Non a caso anche in Italia esempi di gestione innovativa delle relazioni industriali, anche in situazioni di crisi e nelle intese in deroga, sono presenti in aziende che hanno accettato forme partecipative e si sono impegnate alla ricerca del consenso e del coinvolgimento dei sindacati. (in sintesi)

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Maltempo e deroghe patto stabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Proposta presentata a Napoli dall’Associazione di Enrico Letta e dal vicepresidente dell’Anci Roberto Reggi Possibilità, per gli enti locali in stato di emergenza, di derogare al Patto di stabilità interno per la messa in sicurezza del territorio, formazione obbligatoria per i delegati alla protezione civile in maniera da accrescere la cultura e le competenze della prevenzione e della gestione  delle emergenze da parte degli amministratori locali, copertura assicurativa a tutti gli amministratori locali con deleghe alla protezione civile. Sono alcuni dei punti chiave della proposta di legge sulle “misure in favore degli amministratori locali con deleghe alla protezione civile”, messa a punto da TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento ad Enrico Letta, e presentata a Napoli presso la sede campana dell’Associazione dei Comuni. Tra i presenti, gli ideatori della proposta Guglielmo Vaccaro, deputato del PD, e Roberto Reggi, vicepresidente nazionale Anci con delega alla Protezione Civile e sindaco di Piacenza e Nicola Carrano, sindaco di Atrani, cittadina della Costiera Amalfitana, colpita da un’alluvione due mesi fa.  La bozza della proposta di legge verrà inviata la settimana prossima a tutti i deputati e i senatori della Repubblica per essere depositata entro ilo 18 novembre. «Si tratta – spiega Guglielmo Vaccaro – di una regolamentazione necessaria per la gestione delle emergenze a livello locale. Assistiamo da anni a disastri che spesso gli amministratori provinciali e comunali non sono in grado di affrontare. È un modo efficace per tutelare non solo l’amministratore, che viene messo nelle condizioni ottimali di gestire la macchina dei soccorsi, ma l’intero territorio in difficoltà, che a causa del patto di stabilità spesso vede rallentare se non addirittura fermare il ripristino dei servizi e la messa in sicurezza delle aree.

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Le deroghe nel settore dei beni culturali

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

L’Associazione Nazionale Archeologi esprime apprezzamento per le dichiarazioni rese oggi all’Università dell’Aquila, dal Presidente della Camera dei Deputati on. Gianfranco Fini, il quale ha sottolineato che la capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato e efficiente si misura con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi ma sempre nel supremo rispetto della legge. In uno Stato di diritto le procedure non devono e non possono essere considerate come inutili orpelli da derogare fin troppo facilmente. «Eppure troppo spesso stiamo assistendo in Italia – afferma il Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Tsao Cevoli – alla pratica di derogare rispetto alla normativa ordinaria, proprio nel settore dei beni culturali. Di recente proprio in Abruzzo, dove, nonostante gli innumerevoli appelli della nostra associazione e di tutta la comunità scientifica, gli interventi di rimozione delle macerie, di ricostruzione e di costruzione di nuovi insediamenti non hanno posto alcuna attenzione alla salvaguardia dei beni archeologici, nonostante moltissimi archeologi e professionisti dei beni culturali italiani avessero immediatamente messo a disposizione delle Istituzioni. Il contributo sarebbe stato volontario e gratuito proprio per garantirne la tutela senza gravare né sui costi né sui tempi dei lavori.  Esiste il forte rischio che lo stesso accada a breve al patrimonio archeologico di Roma,. Un’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri commissaria in pratica tutta l’area della capitale, esautorando completamente il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze. Siamo fortemente preoccupati per il rischio che, come dimostrano le recenti cronache giudiziarie, le deroghe alle regole della tutela finiscano per dare spazio agli interessi privati o di imprenditori senza scrupoli, a danno del patrimonio culturale che costituisce un bene della collettività tutelato dalla Costituzione. È perciò urgente che si ristabiliscano nelle loro piene funzioni il Ministero il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze. Senza ciò, le opere per i 150 dell’Unità d’Italia e i lavori infrastrutturali in corso a Roma rischiano di essere ricordati come la più grande e violenta devastazione del patrimonio archeologico e artistico subita dalla capitale dall’epoca delle invasioni barbariche ad oggi»

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La riforma del modello contrattuale

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

“E’ soprattutto un modo per dare ai padroni una mano per uscire dalla crisi”, afferma Pierpaolo Leonardi, Coordinatore Nazionale CUB. “Dall’accordo quadro scompare infatti ogni riferimento all’emergenza salariale e si parla solo di efficiente dinamica retributiva, che sottintende lo stretto rapporto con le necessità competitive delle aziende, mentre nell’ambito della contrattazione di secondo livello si rendono possibili deroghe in pejus sia per la parte salariale che normativa”.“Ma rilanciare la crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l’aumento della produttività sono gli stessi principi in nome dei quali nel ‘92/’93 sono stati siglati i famigerati accordi di luglio – sottolinea Leonardi – che hanno senz’altro raggiunto lo scopo di garantire benefici e profitti alle imprese, ma dai quali è partita la destrutturazione del potere contrattuale dei lavoratori”. “Questo accordo – aggiunge Leonardi – vorrebbe inoltre mettere fine all’esistenza di un sindacato che si pone come scopo la difesa dei diritti dei lavoratori. Ne deriveranno nuove regole in materia di rappresentanza sindacale, con le quali si intende restringere il diritto sciopero nei servizi pubblici locali e far fuori qualunque possibilità di partecipazione democratica dei lavoratori nelle decisioni che li riguardano. Ai sindacati di base e ai lavoratori spetta ora mobilitarsi, non solo per respingere questa riforma, ma per impedire che essa trovi applicazione negli accordi di categoria, aziendale e territoriali”, conclude il dirigente CUB”.

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