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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘desertificazione’

E’ la Sicilia, la regione italiana a maggiore rischio di desertificazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Lo afferma il Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.). Questa eventualità incombe sul 70% dell’isola e tale dato è ora confermato dall’analisi dei dati diffusi dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.Ad accentuare il pericolo, infatti, non sono solo i quantitativi pluviometrici, ma l’andamento delle piogge con forti differenziazioni territoriali.L’andamento pluviale di Maggio è esemplificativo: la media regionale è stata pari a 9,88 millimetri, ma si va da mm. 65,6 caduti in località Ziriò di Saponara, nel messinese, a mm.0,1 a Ramacca, comune in provincia di Catania; altri rilevamenti, testimoni dell’estremizzazione atmosferica, sono il comune di Floresta, nel messinese (mm. 43,2) ed il capoluogo Messina (mm. 42,2) contrapposti alla diga don Sturzo sul lago di Ogliastro, in provincia di Enna (mm.0,2) ed al comune di Misilmeri, nel palermitano (mm.0,3).“Tali dati fortemente diversificati fra aree dell’isola confermano la fondamentale importanza di bacini, che raccolgano le acque di pioggia, quando arrivano per utilizzarle nei momenti di bisogno idrico – sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – In Sicilia, purtroppo, la rete di distribuzione irrigua è insufficiente e la capacità degli invasi è fortemente condizionata dagli interrimenti, contro i quali è necessaria una vera e propria campagna di escavi.”Ad aggravare la situazione c’è l’attuale stagione particolarmente siccitosa: nel solo mese di Maggio, il deficit idrico nei bacini siciliani si è aggravato di oltre 16 milioni di metri cubi, passando da – 53,8 milioni di metri cubi a -69,9.“Anche in Sicilia, come nel resto d’Italia – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – mettiamo a disposizione delle autorità competenti, l’esperienza e le capacità tecniche, presenti nei Consorzi di bonifica ed irrigazione. Ribadiamo, però, la necessità di una loro ristrutturazione secondo principi di efficienza e sostenibilità economica, riconsegnandoli all’ordinario regime democratico, fondato sui principi di autogoverno e sussidiarietà; da troppi anni, infatti, una mal interpretata funzione della politica ne condiziona l’operatività a servizio del territorio, possibile nell’isola come già avviene nel resto d’Italia.”

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Sicilia: Rischio desertificazione industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

«La posizione ultima assunta dalla Confindustria siciliana è irricevibile. Non si può, infatti, affermare che o si eliminano le prescrizioni e il piano della qualità dell’aria o sbattono la porta lasciando la Sicilia e i territori».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia «Una posizione simile nel merito – continua Zappulla – si presenta in palese contrasto con le norme europee e nazionali in materia ambientale di qualità dell’aria è sbagliata anche nel metodo, perché alimenta lo scetticismo e le diffidenze cresciute in questi anni nelle comunità contro un certo modo di produrre e di fare industria. Ribadiamo la convinzione che la Sicilia non può e non deve fare a meno di un sistema industriale forte, competitivo con cicli produttivi di estrema qualità e con sempre minore impatto ambientale. Insieme al turismo, all’agricoltura, alla bioedilizia l’industria può e deve rappresentare uno dei pilastri economici del Sistema Sicilia».E ancora Zappulla: «In Sicilia e in alcune provincie in particolare è cresciuta una cultura industriale ormai consolidata, ma si è pure al contempo sviluppata la necessità di interventi e investimenti di ciclo e di prodotto sul terreno della qualità ambientale, cancellando il ricatto pluridecennale non dichiarato ma praticato tra tutela ambientale e occupazione. Non ho apprezzato, quindi, il modo con cui è stato posto il problema pensando di fatto di utilizzare gli 8 mila lavoratori impegnati nell’area industriale del siracusano e degli altri territori come leva contro la regione. Un modo questo vecchio, superato e profondamente sbagliato di operare e procedere che rende grave la situazione già sul terreno dei rapporti e del metodo. Una Confindustria moderna e aperta avrebbe dovuto costruire con il territorio, con le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e le stesse associazioni ambientaliste un fronte unitario per aprire con la regione un tavolo di merito di confronto. Mettendo preliminarmente sul tavolo la conferma degli investimenti già previsti anche sul terreno ambientale e la disponibilità concreta ad apportare tutte le innovazioni necessarie, motivando quali possano essere alcune eventuali utili e necessarie modifiche da apportare a partire dalla tempistica».«In Sicilia – conclude Zappulla – c’è bisogno di una classe dirigente avveduta, matura e seria, capace di mettere al centro la salute, la sicurezza, la tutela ambientale senza cedere alle spinte irrazionali e autolesioniste di desertificazioni industriali. Maturità, serietà e responsabilità che in primo luogo devono preliminarmente dimostrare i grandi gruppi industriali. Ora che l’assessore regionale pare abbia aperto al confronto Confindustria siciliana, assuma la responsabilità di promuovere un raccordo preliminare con il sindacato provinciale e regionale , le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste». (Vassily Sortino)

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Rischi desertificazione e falde acquifere

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

acqua-fresca4Se in Emilia Romagna non ci saranno significative precipitazioni nelle prossime due settimane quella, che oggi è già una situazione di emergenza potrebbe trasformarsi in una catastrofe, scatenando conflitti per l’acqua tra i territori e danni colossali per l’intero agroalimentare regionale. I dati rilevati in campo negli ultimi giorni dicono chiaramente che, a livello regionale, le falde sono completamente scariche e che i livelli raggiunti sono, in quasi tutti i territori della regione, al di sotto di quelli registrati durante l’inverno.A lanciare il preoccupante allarme, alla vigilia della Giornata Internazionale contro la Desertificazione e la Siccità, è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), il cui Presidente, Francesco Vincenzi, ammonisce: “Il pericolo desertificazione deve ormai entrare, anche per il nostro Paese, tra le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici, così come testimonia l’attuale crisi idrica, conseguenza delle insufficienti precipitazioni dei mesi scorsi e di un caldo inusuale in un periodo, che non è ancora estivo.” Secondo i dati del C.N.R.(Consiglio Nazionale Ricerche) la regione a maggior rischio desertificazione è la Sicilia con il 70% del territorio minacciato da insufficienza idrica; seguono il Molise (58%), la Puglia (57%),la Basilicata (55%) e poi Sardegna, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria e Campania con percentuali oscillanti fra il 30% ed il 50% dei territori a rischio.“Alcune tendenze sono ormai conclamate: il clima è cambiato e con esso anche le precipitazioni meteorologiche; è necessaria un’assunzione di consapevolezza collettiva, adeguando le infrastrutture a servizio dell’agricoltura e dell’ambiente, perché senza acqua e senza cibo non c’è vita. Serve un Piano Nazionale degli Invasi, interessante soprattutto l’Italia settentrionale, per raccogliere le acque di pioggia, bene sempre più prezioso e raro” conclude il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano.

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Desertificazione investimenti esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

cantiereDuomodiPavia2Pavia. “Marvell è solo l’ultima di una serie di aziende e multinazionali che abbandonano il nostro paese. In particolare, Pavia e il nostro territorio pagano un caro prezzo per la scarsa attrattività ed assenza di servizi causata da anni di amministrazioni inadeguate e di scelte politiche sbagliate dettate a livello centrale e locale. C’è una forte responsabilità politica in ciò che sta accadendo sul nostro territorio in cui è in atto una progressiva desertificazione degli investitori esteri dettata da politiche incapaci di valorizzare le potenzialità del nostro territorio, di sostenere l’innovazione e la crescita del sistema produttivo. Poi come sempre si aprono gli occhi quando il male è già conclamato dopo anni di latenza, senza alcuna lungimiranza nel saper individuare le necessarie strategie per operare a monte e non, in emergenza, a danno fatto salvando il salvabile. Quanto accade è purtroppo frutto di una cecità politica colpevole che uccide l’occupazione sui territori, quella stessa che di fronte ai licenziamenti innesca il solito ed ipocrita teatrino della solidarietà ai lavoratori, senza avere più uno straccio di credibilità”, così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia sull’audizione in Commissione Attività produttive l’audizione di Marvell Italia. (Stefano Bolognini) (fonte: http://www.lombardia5stelle.it)

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Lotta alla desertificazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

desertificazionedesertificazione2A Sassari studiosi ed esperti di fama mondiale lanciano le loro raccomandazioni ai decisori politici, agli agricoltori e al sistema dell’istruzione. Migliorare il coinvolgimento dei soggetti interessati, a partire dagli agricoltori. Dare valore alle ricerche interdisciplinari svolte da partnership miste, composte cioè da esperti di diverse materie e di diversa provenienza geografica. Riconoscere che la ricerca scientifica è un importante supporto agli investimenti volti a ottimizzare la qualità e la disponibilità delle acque. Queste sono solo alcune delle raccomandazioni rivolte a decisori politici, agli agricoltori e all’intero sistema dell’istruzione (scuole e università) emerse nei giorni scorsi nel convegno internazionale di chiusura del progetto Wadis-Mar (Water harvesting and Agricultural techniques in Dry lands: an Integrated and Sustainable model in MAghreb Regions), organizzato dal Nucleo di ricerca sulla desertificazione (NRD) dell’Università di Sassari. L’occasione ha richiamato nella città del nord Sardegna eminenti personalità del mondo scientifico e delle istituzioni internazionali da anni impegnate su temi come la crescente desertificazione e la scarsità d’acqua. Tra questi Andrew H. Manning dell’US Geological Survey, Rudy Rossetto della Scuola Sant’Anna di Pisa, Daniel Tsegai della UNCCD (Organizzazione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione), Wail Benjelloun, presidente di UNIMED (Unione delle Università del Mediterraneo), Wafa Essahli, presidente del network “Desertnet international”, Grammenos Mastrojeni, consigliere d’ambasciata e focal point italiano all’UNCCD.Il progetto nasce da un’intuizione di Giuseppe Enne, presidente del comitato scientifico dell’NRD: sottrarre al deserto e all’evaporazione milioni di metri cubi di acqua che in modo tumultuoso, violento e repentino alimentano nel giro di due o tre settimane i Wadi, dei corsi d’acqua periodici ed effimeri, tipici delle zone aride. Una soluzione è suggerita da Giorgio Ghiglieri, professore di Idrogeologia dell’Università di Cagliari e coordinatore del progetto, che propone la ricarica artificiale degli acquiferi.
desertificazione1Wadis-Mar è partito quattro anni e mezzo fa desertificazione3coinvolgendo, oltre all’NRD, capofila, la Universitat de Barcelona (UB), l’Observatoire du Sahara et du Sahel (OSS) di Tunisi, l’Institut des Régions Arides (IRA) di Médenine, in Tunisia, e l’Agence Nationale des Ressources Hydrauliques (ANRH) di Algeri. Obiettivo era arrivare a un modello integrato, sostenibile e partecipato di raccolta dell’acqua e della sua gestione in agricoltura nelle due regioni magrebine di Oued Biskra, in Algeria, e di Oum Zessar, in Tunisia, caratterizzate da scarsità della risorsa idrica, sovrasfruttamento delle acque sotterranee e un’elevata vulnerabilità ai rischi legati ai cambiamenti climatici.L’appuntamento organizzato per fare il punto sui risultati raggiunti, non solo ha visto personalità rappresentative delle organizzazioni mondiali lavorare fianco a fianco con studiosi ed esperti all’elaborazione di raccomandazioni, rivolte alle istituzioni e al mondo dell’istruzione, ma ha anche dato modo di passare in rassegna dati, nuovi sistemi di gestione del suolo, nuovi strumenti per un’agricoltura più produttiva e sostenibile.A rischio di desertificazione più di un quarto del Pianeta. Lo scenario di partenza è quello attuale, illustrato da Daniel Tsegai: “Le terre aride ricoprono il 39,7 % della superficie terrestre, in cui vive più del 34% della popolazione del Pianeta” dice. Un problema a cui si somma quello della degradazione del suolo, aggiunge Tsegai, e su cui cambiamenti climatici e azione dell’uomo incidono parecchio. Un esempio di quel che accade arriva dal bacino del Mediterraneo dove, spiega Giovanni Barrocu, docente di Geologia applicata all’Università di Cagliari, “Dati recenti mostrano l’esistenza di un fenomeno di sovrastruttamento degli acquiferi costieri, con conseguente salinizzazione delle acque sotterranee dell’area del Mediterraneo, che contribuisce ad accelerare i fenomeni di desertificazione”. Come fare a garantire un futuro alle generazioni che verranno? Tra le soluzioni proposte c’è anche quella illustrata da Dirk Raes, professore nell’Università di Lueven, in Belgio, che per la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha contribuito a sviluppare un sistema sperimentato con successo in Etiopia e Bolivia: inserendo in un modello matematico dati sul terreno, sulle colture, sul clima, è possibile valutare in anticipo la produttività per unità di superficie di suolo consumato. Nella pratica questo, insieme ad alcuni accorgimenti come anticipare l’epoca di semina o irrigare solo in alcuni momenti del ciclo colturale, si traduce nella possibilità di raddoppiare il raccolto (e quindi avere più cibo) utilizzando meno acqua.
L’azione di Wadis-Mar. Nel critico quadro internazionale, e tra le diverse strategie possibili, Wadis- Mar si inserisce come un modello di buona prassi. “La prima cosa da capire è che nelle zone aride, anche se poca, l’acqua c’è, ma bisogna imparare a gestirla nel modo appropriato”, spiega Giorgio Ghiglieri. Maggiori informazioni: http://www.wadismar.eu oppure https://en.uniss.it/nrd (foto: desertificazione)

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Rischio desertificazione

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

“E’ a dir poco allarmante l’annuncio fatto dall’Onu sulle condizioni ambientali in cui versa il nostro pianeta”. Così Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori in merito al lento ma inesorabile processo di desertificazione che sta caratterizzando numerose aree del mondo. “E’ salito al 40% il numero delle regioni aride nel pianeta – prosegue Scilipoti – e anche i paesi dell’Europa mediterranea non vengono meno al problema (in particolare Italia, Grecia, Spagna e Francia). A correre i rischi maggiori saranno ovviamente le popolazioni che abitano in queste regioni. Dobbiamo porre fine a questa probabile catastrofe. Per farlo, è necessario che la politica internazionale, collaborando in sinergia con l’ambiente scientifico e culturale, adotti una soluzione efficace. Una soluzione – conclude il Deputato – che si basi sul rispetto dell’ambiente e che si articoli in quattro punti principali: una corretta informazione dell’opinione pubblica mondiale in merito a questo argomento; una politica di riduzione di CO2 e sostanze simili nell’aria che si attua mediante la riduzione degli inceneritori e del trasporto sul gommato e attivando, al contrario, quello su linee ferrate e via mare; una razionalizzazione del consumo energetico ed, infine, una corretta alimentazione che impedisca alle popolazioni di consumare prodotti contenuti in plastiche derivate dal petrolio che, come scarti, inquinano e danneggiano l’ambiente”.

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