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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘deserto’

Stellantis. Iannone (FdI): Stato stratega per evitare deserto occupazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

“La mancanza di politiche industriali di grande respiro non consente di difendere la capacità occupazionale del Paese ed è fondamentale che lo Stato rivesta il ruolo di stratega per poter essere garante ed evitare che si verifichi un vero e proprio deserto occupazionale in alcune aree, per di più già in forte difficoltà. La Fiat di Pomigliano d’Arco rappresenta uno dei pochi polmoni lavorativi in un territorio che ad oggi vanta 229mila percettori di reddito di cittadinanza. Una situazione allarmante, come evidenziato dalle crisi industriali di Whirpool a Napoli, ItalCementi a Salerno, Treofan a Battipaglia, Meridbulloni a Castellammare, che impongono la necessità di difendere la produzione italiana, perchè, pur essendo evidente che l’Italia debba puntare su turismo e servizi, il nostro Paese non può prescindere dalla produzione di beni”. Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale di FdI in Campania nel corso del web meeting di Fratelli d’Italia dal titolo “Fiat addio?”.

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Un teatro deserto, il Teatro Sociale di Como è lo sfondo del video di “Last Christmas”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2020

E’ un omaggio del pianista e compositore Alessandro Martire al classico natalizio degli Wham!, che proprio quest’anno compie 36 anni. L’inedita versione strumentale (piano solo e chill-edit) è uscita su tutte le piattaforme digitali il 18 dicembre per Carosello Records.Lanciato in anteprima da Repubblica.it – Milano, il video, in contrapposizione al gusto squisitamente anni ’80 dell’originale, è una performance in solitaria di Alessandro, registrata all’interno del Teatro Sociale di Como, sua città natale, da Davide Derocchi e Kristian Pedretti (Sound Waves Chalet).“Ho deciso di regalare una live performance di Last Christmas al teatro simbolo della mia città, ovvero il Teatro Sociale di Como – spiega Alessandro – Aprire il teatro, anche senza pubblico è un messaggio di speranza forte verso il futuro. Noi artisti e tutto il pubblico abbiamo bisogno di tornare a teatro. Dopo quasi un anno senza concerti, suonare dal vivo, anche se davanti a una platea vuota, è stato davvero emozionante.”Rappresentante della nuova generazione di pianisti neoclassici, Alessandro, classe 1992, è un’eccellenza italiana e ambasciatore del made in Italy nel mondo. Il 2020 è stato per Alessandro un anno ricco di soddisfazioni, che hanno compensato lo stop forzato all’attività live. In aprile l’uscita, sempre per Carosello Records, del fortunato album “Share the world”; l’1 settembre la spettacolare performance sul Lago di Como “The Floating Moving Concert – LEJ Festival”, e il conferimento di due riconoscimenti importanti: il 19 settembre il Nations Artistic Award, nell’ambito del XIV Premio Cinematografico delle Nazioni nello splendido Teatro Antico di Taormina, e il 25 settembre il Premio Internazionale ISFOA alla Carriera.Eccellenza italiana all’estero, Alessandro Martire è una sapiente miscela di musica classica contemporanea, pop, minimalista e crossover, che gli ha permesso di raggiungere uno stile personalissimo apprezzato dal pubblico, dalla critica e da grandi marchi internazionali che hanno scelto le sue musiche per spot e colonne sonore (National Geographic, Allianz, Alitalia, Cathay Pacific) e che lo hanno invitato come ospite d’onore in prestigiosi eventi aziendali (Bric’s, Bridgestone, Whirlpool, BMW Italia, Yamaha, Lamborghini). La sua attività concertistica con musiche originali lo ha portato a esibirsi in tutto il mondo, con già all’attivo tour in Cina, Russia, Corea, Stati Uniti e Regno Unito, solo per citare alcuni dei paesi che ha toccato con la sua musica.

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Lettera dal deserto di Göran Tunström

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

Il romanzo di uno dei più straordinari romanzieri svedesi del Novecento che ripercorre le tappe della formazione di Gesù, rileggendole secondo una nuova prospettiva umana, delicata e seducente.Traduzione dallo svedese e postfazione di Fulvio Ferrari pp. 235 – 16 euro “Göran Tunström regala la piacevole illusione di poter capire cos’è un uomo” – Corriere della Sera
Il libro – Questo è il deserto. Qui ho bussato per tutta la notte contro la sottile parete che mi separa dal divino.” Solo di fronte alla missione che lo attende, nel deserto in cui si ritira quaranta giorni prima di iniziare la sua predicazione, Gesù ripercorre in una lettera autobiografica tutta la sua infanzia e giovinezza, un periodo che non ha lasciato traccia nei Vangeli ma che qui trascende ogni dibattito storico-teologico per porre al centro l’uomo, il suo eterno interrogarsi sul bene e il male, sulle responsabilità individuali e collettive. Gesù è un bambino dall’insolita capacità di sentire quel legame profondo che unisce tutto il creato, è un adolescente così aperto al mondo e innamorato della vita che il cugino Giovanni, severo predicatore in cui “non c’è più nulla che sorride”, riconosce in lui il vero portatore di una nuova comunione tra gli uomini. Ma è anche un rivoluzionario che vede il suo popolo martoriato dalla dominazione romana, oppresso dal vuoto fanatismo della Legge del tempio e tradito dai sacerdoti corrotti. La ricerca di una nuova salvezza per i “cortili della fame” lo porta ad avvicinarsi alla guerriglia armata degli zeloti come ai “Messia” visionari che battono le strade della Palestina promettendo l’oblio dell’estasi, prima di rivelargli quel nuovo cammino di liberazione che lo condannerà alla solitudine, perché “chi si è liberato è un abominio agli occhi dell’oppresso”, finché l’uomo non capirà che “siamo noi stessi il regno che deve venire” e che per spezzare ogni giogo non servono miracoli, “è l’amore che manca”.
L’autore – Göran Tunström nasce nel 1937 a Sunne, nella regione svedese del Värmland. Il padre, pastore protestante, è appassionato di letteratura e organizza spesso serate dedicate alla lettura dei grandi classici per i borghesi colti della cittadina. Debutta negli anni Sessanta come poeta per affermarsi nel decennio successivo come uno dei più innovativi romanzieri svedesi. La sua sensualità e l’estro visionario e fantastico sono espressi pienamente nel capolavoro L’Oratorio di Natale (Iperborea 1996), con il quale ha raggiunto il successo, sancito dal Premio del Consiglio Nordico e dal Gran Premio del Romanzo. Per Il ladro della Bibbia (Iperborea 2006) ha ricevuto l’ambito Premio Selma Lagerlöf. Il “realismo magico” di Tunström comunica, tanto nella percezione del dolore quanto nella ricerca degli affetti, un caldo amore per la vita in ogni sua manifestazione. Iperborea ha pubblicato anche Uomini famosi che sono stati a Sunne (2003), vincitore del più importante premio letterario svedese, l’Augustpriset, come romanzo migliore dell’anno, Un prosatore a New York (2000), Chiarori (1999) e La vita vera (1998). Göran Turnström è scomparso nel febbraio 2000.

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Attraverso il deserto e il mare

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Roma 1 luglio h. 11.00 sala della pace della Provincia di Roma Via IV Novembre 119/A, Palazzo Valentini Il documentario, che sarà proiettato in anteprima assoluta, ripercorre due delle rotte dell’area mediterranea più battute dai rifugiati, attraverso le voci di chi ogni giorno attraversa il “mare nostrum” e valica frontiere per fuggire da guerre, violenze e persecuzioni.Interverranno:
• Chaska Katz e Keren Shayo, registe di Active Vision
• Ciro Colonna, Elise Melot, Marzia Coronati, audiodocumentaristi di Amisnet
• Tobia Zevi, Responsabile Cooperazione internazionale – Provincia di Roma
Realizzato grazie al contributo della Anna Lindh Foundation e all’interno del progetto “Attraverso il deserto e il mare”, il documentario ha come principale obiettivo quello di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle rotte migratorie Turchia-Italia-Grecia e Egitto-Israele che, nonostante la loro rilevanza, mancano di una documentazione sistematica. “Attraverso il Deserto e il Mare” è una risposta a questa mancanza. Le testimonianze di chi ha affrontato questi viaggi raccolte nel reportage parlano di respingimenti, violenze, torture e detenzioni che si assomigliano nella loro drammaticità. Conoscere le loro storie è il primo passo da compiere per capire la realtà, denunciare quello che accade, richiamare le Autorità al rispetto dei diritti umani e mobilitarci, tutte e tutti, per offrire una accoglienza reale per chi migra e chiede asilo e per costruire legami di solidarietà attraverso il Mediterraneo. Una sfida legata all’impegno per una società multietnica che vale in modo diverso per tutti i paesi coinvolti, dall’Italia, a Israele alla Grecia, vincendo pregiudizi e razzismo.

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Vivere nel deserto?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Il secolo d’Italia del 8 marzo 2011 titola un suo articolo: Noi finiani nel deserto. Ma gli altri? E commenta Rosario Amico Roxas: “Il titolo dell’articolo invece di scoraggiare fornisce elementi di novità, dentro una scommessa la cui posta è il futuro dei nostri figli (e nel mio caso anche dei nipoti). Nel periodo del mio lavoro in Tunisia ebbi modo di incontrare una tribù nomade ai bordi del Sahara; si trattava di gente adusa ai sacrifici, al lavoro, alla fatica, ma certamente godevano di quel bene prezioso che è la libertà, la solidarietà di gruppo, il rispetto e l’obiettivo che li univa e li unisce: adoperarsi per il bene della comunità. Avendo anche visitato i kibbutz di Israele il paragone emerse spontaneamente. Si tratta di una famiglia unica, anche senza legami di parentela, con una gerarchia che non necessita di elezioni, campagna elettorale, votazioni, brogli, invidie, gelosie, accuse e controaccuse, non parliamo poi di gossip…  In quella comunità, apparentemente isolata, si respira l’aria pulita della sincerità, della trasparenza, della solidarietà reciproca. Sarebbe una scommessa da fare quella di una regressione con relativo azzeramento, per ricostruire qualcosa di diverso ma non nuovo; qualcosa di antico che si è perso nei meandri  dell’economia di mercato, della globalizzazione, della ricerca della manodopera a basso costo, dell’accaparramento delle materie prime, del neo-colonialismo, dell’aggressività per impadronirsi e  difendere  ciò che non appartiene.  E’ da questa realtà alterata che nascono i mali del secolo, le crisi economiche, la distruzione dell’ambiente, con conseguente esercizio abusivo del potere e la divisione traumatica tra chi comanda e chi deve  ubbidire. Nella vita in quel deserto manca l’avidità dei pochi, forti solo della loro forza, ma incapaci di progettare il futuro, vivendo impietosamente in una strettissimo presente. Da quel deserto non si fugge, ma si può selezionare chi può entrare a farne parte, per evitare che il virus che sta ammorbando questa civiltà in declino non contamini anche chi è stato isolato nel deserto, salvandosi dal contagio.” (Rosario Amico Roxas)

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La luce nel deserto

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Di Rosanna Rivas – ALBUSedizioni. Un canto echeggia nel deserto e ci porta le voci di tante donne vittime di soprusi di uomini prepotenti in società tiranne, ma anche in quelle civilmente più avanzate. Un romanzo ambientato in terra palestinese, che può essere considerato un documento, testimonianza di tante sofferenze e ingiustizie vissute nel mondo femminile, nelle società islamiche, ma non solo. Un testo che è liberazione di tali sofferenze, in qualche modo riscatto, e anche denuncia alle coscienze umane. Un libro che è al contempo testimonianza della forza dell’amore, anche in contesti così difficili e drammatici. Da non perdere, perché fa riflettere ed emozionare.Bellissimo il messaggio lanciato dall’autrice: Noi donne dobbiamo stringerci in lungo interminabile abbraccio che dia luce a quel deserto di soprusi e violenze che le donne di ogni religione e colore subiscono ad ogni latitudine.

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Il lago Turkana

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

(ex Rodolfo), nel Kenya settentrionale, fa parte del sistema della Rift Valley, la spaccatura tettonica che si apre dalla Giordania fino al Mozambico. Le particolari condizioni climatiche, dovute a tale fenomeno, una decina di milioni di anni fa trasformarono l’area in una palestra evolutiva, a causa degli ambienti a mosaico che si andavano formando attorno alle rive del lago. Ancora oggi, su distanze relativamente brevi, si passa dal deserto (Chalbi) alla savana (Sibiloi), dal semideserto lavico (Lenterit) alla foresta con orchidee e nettarine (monte Kulal). Questa eccezionale biodiversità favorì, a partire dai quattro milioni e mezzo di anni fa, l’evoluzione di varie specie di scimmie bipedi, gli ominidi antenati di Homo sapiens. In vari siti delle rive occidentali e orientali (Koobi Fora e Allia Bay, di particolare interesse per il Programma), furono trovate le prove fossili del processo di ominazione, in sequenza continua. Biodiversità in ambiente semiarido e storia dell’evoluzione umana sono pertanto elementi che portano il lago Turkana all’attenzione di scienziati e persone comuni, facendone un patrimonio dell’umanità da preservare. Nonostante l’asprezza del luogo fisico ne faccia un ambiente ostile, con forti venti, temperature elevate e un’umidità relativa che non supera il 40%, qui vive un alto numero di persone, suddivise in varie popolazioni con tratti culturali e lingue distinti (Borana, Dassanetch, El Molo, Gabbra, Rendille, Samburu, Turkana, più minoranze somale ed etiopi). Il lago Turkana è un’area tampone per l’esercizio della pastorizia nomade. Gli El Molo, la più piccola tribù d’Africa, stanziati sulla riva orientale da tempi immemorabili, sono pescatori. Il pesce, come risorsa alimentare ed economica, è stato recuperato dalle altre popolazioni pastorali dopo la carestia del 1960. Il lago di per sé è un ambiente particolare: ospita una popolazione di 30 000 coccodrilli ed è una delle stazioni migratorie più importanti d’Africa per uccelli limicoli, quali le oche egiziane e i fenicotteri rosa. L’insieme lago-entroterra e un ecosistema in disequilibrio: al Turkana occorre realizzare uno sviluppo a partire da condizioni locali e non verso obiettivi prefigurati.

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La violenza che si è scatenata in Iran

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2009

Va condannata  rigorosamente, ma per poterlo fare dignitosamente e credibilmente bisogna anche capire tutto ciò che l’ha generata e risolvere il problema alla sua origine. L’Iran è sotto minaccia nucleare da parte del sionismo israeliano e americano, anche se ora Obama ha smantellato la precedente politica di Bush. In un servizio pubblicato nell’aprile del 2007, The Sunday Times (il giornale britannico che nel 1986 riportò la testimonianza di Mordechai Vanunu sull’arsenale nucleare israeliano) rivela che le forze israeliane si stanno addestrando per un attacco agli impianti nucleari iraniani. A tale scopo è stata costruita nel deserto del Negev una copia in dimensioni reali dell’impianto nucleare iraniano di Natanz. L’attacco verrebbe effettuato da commandos dell’unità di élite Shaldag e dalla 69a Squadra aerea con caccia F-15 armati di bombe penetranti; Verrebbe distrutto anche l’impianto nucleare di Bushehr. L’ultimo acquisto di armi è avvenuto agli sgoccioli della disastrosa amministrazione Bush, con una spesa di 319 milioni di dollari per 500 “bunker busters” da una tonnellata capaci di frantumare bunker di cemento spessi più di due metri; 2500 bombe “normali” da una tonnellata; 1000 da mezza tonnellata; 500 da 250 chili, altri cinquecento ordigni di varia natura. L’armamento nucleare sionista è la spina nel fianco della pace. (Rosario Amico Roxas)

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