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FDI della Meloni al centro? La vera destra con la Lega di Salvini!

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Fratelli d’Italia ha ufficialmente aderito al gruppo europeo dei Conservatori Riformisti di Raffaele Fitto, ed ha accolto, con tutti gli onori, dopo il contestatissimo ex assessore regionale lombardo di Forza Italia, Mario Mantovani, ed il democristiano Roberto Rosso in Piemonte, anche l’eurodeputato Stefano Maullo. Il partito di Giorgia Meloni si è spostato al centro, e spera di superare la soglia del 4% alle prossime elezioi europee 2019, imbarcando nelle proprie liste i notabili locali naufraghi (traditori) di Forza Italia e Silvio Berlusconi. Per questo, in tutta Italia, dalla Lombardia alla Campania, sono centinaia i gli storici militanti e dirigenti locali che stanno aderendo al Movimento Sociale Europeo (MSE), movimento politico apartitico che sostiene l’unità del fronte nazionalpopolare, identitario e sovranista, intorno alla nuova Lega nazionale di Matteo Salvini. FDI con queste operazioni, da una parte, guadagna, al centro, politicanti organizzati e clientelari, ma, dall’altra, perde, a destra, credibilità, militanti e voti: alle prossime europee vedremo quale sarà il saldo politico di queste scelte.
“L’otto dicembre, a Roma, saremo in piazza, con la Lega, a sostegno del fronte nazional-popolare, del governo verde-giallo del cambiamento e dell’Europa dei popoli. Con noi, centinaia di militanti da tutta Italia, il sindacato nazionale UGL e tanti altri gruppi ed esponenti della destra sociale e sovranista.” ha dichiarato il presidente nazionale del MSE, Roberto Bigliardo.
“Noi siamo coerenti con la nostra storia, fedeli ai valori e principi della nostra tradizione, alleati leali della Lega di Salvini, del Front Nazional di Marini Le Pen e degli altri patrioti delle destre europee. Ed abbiamo una visione geopolitica multipolare ed eurasiatica. FDI è un vecchio partitino moderato, liberale, atlantista… La Meloni raccatta i rifiuti di Forza Italia? La vecchia destra va con la nuova Lega!” ha aggiunto il coordinatore del MSE, Roberto Jonghi Lavarini.

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L’irriverente e i fascisti: Forse abbiamo letto e continuiamo a leggere libri diversi…

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

gadgetfascistiSono curioso come, dopo i fatti di Macerata, dove un tizio che -come appare in tutte le foto che hanno diffuso- sembra una macchietta di se stesso, ha sparato per strada ferendo sei persone nere, vengono valutati rispetto da chi viene chiamato in causa dai media a farlo.
Sicuramente il piu’ terribile e’ stato un titolo del Corriere della Sera: “Nella citta’ spaccata che svela l’intolleranza. No, non si spara cosi’, poteva piglia’ qualcuno”. E’ probabile che sia una frase raccolta da qualche parte, ma farne un titolo per comunicare l’umore della citta’… Ah, Corsera, ma ti sei giocato il cervello? O forse non hai capito che quel razzista che l’avrebbe pronunciata non considera qualcuno nessuno di quei sei neri feriti?
E poi ci sono quelli di Casa Pound che sembra abbiano dato la disponiblita’ a pagare l’avvocato a questo tizio. Ma… per difenderlo da cosa, visto che e’ reo-confesso di aver sparato? Vogliono forse combattere in tribunale per sostenere che e’ giusto sparare ad uno che e’ nero?
E poi ci sono tutti quelli che dicono: e’ un folle. Da destra a sinistra, senza distinzione. Sembrano tutti soggetti da analizzare di un libro di antropologia e psicologia. Il meccanismo mentale di questi saggi e’ il seguente: “Fai qualcosa che io reputo essere completamente al di fuori dei miei minimi dettami civici? E’ ovvio che sei un folle”. Cioe’ chi non si allinea ai codici e ai comportamenti civicamente in vigore e accettati, non e’ solo un incivile o un criminale, No! Sarebbe un folle. Anni di Basaglia e della sua legge, con tanto di chiusura dei manicomi, sembra non siano serviti a nulla. Il diverso (che e’ tale pur se perverso) per questi signori sarebbe un folle. Neanche gli antifascisti durante il regime fascista venivano trattati da folli, venivano messi in galera o al confino. Cosi’ come i gulag dell’Unione Sovietica: fatti per i diversi che contestavano Stalin. E forse abbiamo capito perche’: il fascismo, nato e pasciuto nel nostro Stivale, non
e’ stato ancora digerito ed espulso dal proprio corpo. Ed ecco che il fascista non e’ tale, No! E’ un folle. Cioe’ non si vuole ammettere che e’ normale che uno che fa il fascista militante puo’ anche essere assassino contro i propri avversari (proprio come facevano i fascisti durante il loro regime del secolo scorso). Fascista militante da non confondere coi cosiddetti post-fascisti che, pur se nutriti dall’ideologia della lupa romana, oggi si presentano alle elezioni e partecipano al cosiddetto gioco democratico.
Sara’ che noi irriverenti -liberi, antiautoritari e rompiscatole per il rispetto delle regole- abbiamo letto e continuiamo a leggere libri diversi da molti di quelli che oggi, dando del folle al fascista di Macerata, credono di lavasi la coscienza dalle incrostazioni fasciste -per l’appunto- della stessa. Del resto, di che stupirsi? Non e’ un gioco nazionale quello del far finta, negare le evidenze, mettere sotto il tappeto tutto quello che non si vuole ammettere che esista e che vive con noi…. tanto poi col pentimento, a livello individual-religioso, due avemarie e siamo di nuovo illibati. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Destra sinistra centro

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2016

benedetto croceOrmai è diventato chiaro come le categorie politiche identificate in una collocazione ben precisa, non hanno più ragione di esistere, non tanto per doveroso invecchiamento, quanto per la confusione che si è generata intorno a tali identificazioni. Si transita indifferentemente dalla Destra alla Sinistra, transitando per un Centro incerto, come se si trattasse di un “mestolo di idee” buono per tutte le stagioni. Così, profittando dell’intelligenza degli amici lettori de “L’Obiettivo”, propongo un luogo di incontro, utile per esprimere le proprie idee, conoscere quelle altrui e, insieme, dibatterne i contenuti.
L’argomento è tutto nel titolo “Destra, Sinistra, Centro”, cosa rappresentano ancora oggi, cosa suggeriscono ideologicamente, quali principi, se ancora ce ne dovessero essere, condizionano la loro esistenza ? Un chiarimento concettuale risulta indispensabile al fine di rendere intelligibile una volontà politica di rinnovamento che guarda alla Storia e alle evoluzioni che essa impone. Lo schema della politica in questi ultimi 150 anni non ha fatto grandi passi in avanti, ha, bensì, segnato il passo intorno alla vetusta impostazione di “destra”, “sinistra”, “centro”, ma senza offrire chiarimenti ben distinti, generando spesso più confusione che trasparenza.“Farsi capire” diventa un imperativo categorico, il solo che possa elevarsi a viatico sia dello sviluppo e del progresso che della conservazione di valori non soggetti a trattative e/o compromessi.
Per dare un senso alle vecchie identificazioni di destra, sinistra e centro non possiamo che guardare ad un passato, ormai remoto, quando menti eccelse impostarono la dialettica politica, trasferendo il dibattito dalla pura concezione teorica alla prassi politica.
La mente eccelsa per antonomasia fu certamente Benedetto Croce, al quale non si fa riferimento più per ignoranza documentata che per maldestro convincimento ideologico.Fu proprio Benedetto Croce che cercò di dare un chiarimento alle “categorie” concettuali per trasferirle nell’incontro politico che già era scivolato nelle scontro.
Era il 1951 quando il filosofo partenopeo indirizzò, a “coloro che si determinavano a iscriversi al Partito liberale”, una lettera nella quale poneva, senza mezzi termini, l’esigenza di una collocazione del pensiero “liberale”, diventato PLI, come unico partito avente il diritto/dovere di collocarsi al “centro”, ma un centro mobile, in grado di dialogare con la destra conservatrice e liberale e con la sinistra progressista: un Centro filosofico, virtuale più che virtuoso. (Rosario Amico Roxas)

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Renzi tra i nemici a sinistra e gli avversari a destra

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Poco se mi giudico, tanto se mi confronto. Non sappiamo se Matteo Renzi abbia fatto propria questa modalità di approccio alla vita (politica, nel caso specifico), ma siamo convinti che gli si attagli perfettamente. Perché il ragazzo fiorentino, se si giudica la sua azione politica e di governo, si merita non poche critiche – e noi non gliele abbiamo mai fatte mancare, seppure sempre costruttive, anche a rischio di farci iscrivere d’ufficio nel partito dei “gufi” – ma non appena si volge lo sguardo sui suoi avversari, vicini e lontani, ecco che vien voglia di portarlo in trionfo. Partiamo da ciò che succede a casa sua e nei dintorni. Sono due anni che assistiamo solo a spargimenti di rancore, senza la benché minima capacità di dare dignità politica e progettuale a quella che si fatica a chiamare opposizione interna. Vale per Bersani e quelli della cosiddetta “minoranza” – che giustamente il professor Giovanni Orsina ha definito gente che “brontola come una pentola di fagioli borlotti che sta bollendo, ma non ha la forza né la voglia di fare qualcosa” – ma anche per il ben più strutturato D’Alema, che ora auspica che “il malessere crei una nuova forza” capace di regolare i conti prima alle elezioni amministrative e poi al referendum costituzionale. Ma l’alternativa a Renzi con chi andrebbe costruita? Con Gianni Cuperlo (da dentro) o Pippo Civati (da fuori)? E per far numero dovrebbe imbarcare da Sel ormai vedova di Vendola (riflusso nel privato) ai giustizialisti di Micromega, dai comunisti d’antan fino ai “no a tutto” in salsa Syriza-Podemos? Come dice Orsina, suvvia non scherziamo.In realtà a D’Alema non da fastidio, come dice, che Renzi non voglia tenere insieme il centro-sinistra, e neppure, come infatti non dice (ma per pudore), che stia sconfiggendo i comunisti a casa loro: il primo che voleva archiviare quella storia con tutti i retaggi che si porta dietro è proprio l’ex presidente del Consiglio. No, gli rode che il ragazzo riesca laddove lui aveva fallito, pur avendo praticato il riformismo e cercato con insistenza un modus vivendi con Berlusconi esattamente come Renzi (via Confalonieri, persino il tramite è sempre lo stesso). Sia chiaro, molte delle critiche che D’Alema rivolge a Renzi sono fondate. Ma allora la partita va giocata a viso aperto, avendo il coraggio di battersi sullo stesso terreno, quello riformista, non inseguendo il partito della “sinistra doc”, che non può che essere minoritario e come tale avere l’unica funzione di far perdere l’erede sfacciato. Si chiama regolamento di conti, non battaglia politica. E difficilmente interessa agli italiani. A cui non sfugge, per esempio, che non si può gridare allo scandalo – pur essendocene pienamente motivo – per le primarie farsa di oggi quando si è stati analogamente protagonisti di quelle di ieri (non dissimili) e non si è fatto niente per dare a quell’istituto elettorale la regolamentazione legislativa che necessita. Così come non piace, agli italiani, che scelte decisive come decidere a chi mettere in mano il destino di città come Roma, Milano o Napoli, o se approvare o meno riforme nientemeno che della Costituzione non vengano prese in democratici congressi ma diventino oggetto di complotti e vendette, cui si sentono del tutto estranei.Sull’altro fronte, il caso Roma – con le divisioni su Bertolaso e l’assurda rinuncia a Marchini – dimostra non solo che il centrodestra è lontano mille miglia dall’aver risolto i suoi problemi esistenziali, ma anche che – come più volte denunciato da TerzaRepubblica – la convivenza tra Berlusconi e Salvini è impossibile. Qui l’empasse è tanto semplice da decrittare quanto difficilissimo da superare: se Forza Italia cede alla Lega e ne riconosce la leadership, il centrodestra sarà inevitabilmente minoritario e lascerà a Renzi il campo libero per conquistare il voto dei moderati; viceversa, se Salvini si chiama fuori o mette le cose in modo da farsi mettere fuori, il centrodestra perde un blocco di voti significativo – che ragionevolmente troveranno il modo di saldarsi con quelli del movimento 5stelle – ma riguadagna la possibilità di fare il pieno dei voti moderati. In questo secondo caso, però, tornerebbe al centro del ring Berlusconi – non fosse altro per mancanza di figure spendibili – che invece di essere un plus finirebbe per rappresentare un handicap. Come si vede, un’equazione irrisolvibile. O meglio, che sarebbe risolvibile se il Cavaliere: a) non avesse la necessità di difendere il suo impero, decisamente sottoposto a corrosione, e dunque di fare accordi sottobanco o per interposta persona (Verdini?) con Renzi; b) si decidesse ad appendere definitivamente le scarpe al chiodo. Condizioni, queste, non date, almeno per ora.Tutto questo – debolezza dei nemici a sinistra e fragilità degli avversari a destra – nulla toglie al fatto che il percorso renziano del “partito della nazione”, o come diavolo lo si vuole chiamare, sia assai poco limpido e lineare. Anzi. I lettori più affezionati ricorderanno che in tempi meno che non sospetti – cioè prima che dicesse ad Enrico Letta di “stare sereno” – suggerimmo a Renzi di imboccare una strada extra Pd, e quando entrò a palazzo Chigi di non fare il segretario del partito. Dunque, siamo consapevoli che occorra una forza “centrale” (che non significa centrista) del sistema politico, anche se rispetto al “partito pigliatutto” che vorrebbe Renzi attraverso un meccanismo elettorale iper maggioritario, preferiamo un sistema di alleanze tra diversi partiti uniti da una condivisione programmatica e selezionati da un voto proporzionale con sbarramento alto e sfiducia costruttiva. E temiamo che aver scelto la strada del premieriato forte per effetto del progressivo svuotamento del Parlamento, unita ad un premio di maggioranza mostruoso non solo non sia cosa buona e giusta in assoluto, ma diventi la corda cui Renzi stesso rischia di impiccarsi, perché restiamo convinti che in un eventuale (e molto probabile) ballottaggio tra lui e un candidato 5stelle (moderato, esteticamente presentabile e dotato di buona capacità mediatica) quest’ultimo rischi di vincere. E sì, perché il fatto di essere indispensabile per mancanza di alternative, fa presto a trasformarsi da vantaggio a fregatura.Lo sappiamo, l’analisi è deprimente, perché ci consegna non solo una fotografia impietosa di una realtà che è brutta a vedersi, ma anche ben pochi appigli a cui pensare di potersi aggrappare. Ma non è colpa nostra. (Enrico Cisnetto direttore Terza repubblica.it)

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Siamo tutti di destra?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2013

Italiano: segnale stradale italiano per inters...

Italiano: segnale stradale italiano per intersezione a T con diritto di precedenza da destra. (Photo credit: Wikipedia)

Nel pubblicare l’articolo di Alessandra Daniele sul bollettino della Fidest titolato “Un mostro a dieci teste” dove le dieci teste erano attribuite ai dieci diversi modi in cui è rappresentata la politica italiana che guarda a destra mi sono chiesto, innanzitutto: ma esiste davvero, dopo la caduta del muro Berlino e i rivolgimenti politici mondiali che sono seguiti l’idea che il mondo continui a dividersi in destra, centro e sinistra? Personalmente non lo credo. Ritengo, piuttosto che si sia accentuato il rapporto tra chi ha e chi è. Tra chi naviga nell’area del benessere ed è una minoranza nel mondo e chi resta emarginato ed è la stragrande maggioranza. Quest’impari divisione è il prezzo che noi stiamo pagando a una aberrazione culturale che ci è stata instillata, goccia dopo goccia, per millenni. Il tema sostanziale sta nel fatto che noi abbiamo, e giustamente, sostenuto il diritto alla vita ma non quello a vivere. Qui sta tutta la nostra contraddizione. Come abbiamo potuto permettere che milioni di bambini, ogni anno, vivano di stenti e molti di loro alla fine muoiano di fame e di sete e di malattie e con loro spesso le madri che li hanno concepiti? Dobbiamo poi aggiungervi il mancato diritto per tutti all’istruzione, ad avere un lavoro e un tetto sotto di cui ripararsi e più in generale al rispetto della dignità umana. Non a caso l’art. uno della Costituzione italiana afferma che il nostro paese è fondato sul lavoro. Un concetto a dir poco profetico per non dire rivoluzionario se pensiamo che se all’essere umano non è garantito un lavoro il suo destino è segnato poiché solo disponendo di un reddito è possibile tutelare la vita, l’assistenza, l’istruzione, una vecchiaia serena. A questo punto l’umanità ha solo due strade da imboccare e che non sono né a destra né al centro né a sinistra: sono nella lotta tra chi vive con il superfluo e nega il diritto agli altri il necessario per vivere. E non vi sarà giustizia e libertà nel mondo se non conquisteremo per tutti il diritto a vivere dopo di quello alla vita. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Ha ancora un senso parlare di destra e sinistra?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Enrico Letta

Image via Wikipedia

Roma Giovedì 26 gennaio Appuntamento alle ore 16 presso la sede dell’Associazione, in via del Tritone, n. 87 (V piano).
Quanto queste categorie politologiche del Novecento, che pure continuano ad animare il dibattito nazionale, bastano a decodificare una realtà straordinariamente complessa quale quella del nostro Paese e dell’Europa in epoca di crisi e globalizzazione? Sono alcuni degli interrogativi al centro delle riflessioni della nuova iniziativa di TrecentoSessanta l’Associazione di Enrico Letta, dal titolo “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?” Il minimaster, aperto a tutti e in particolare ai giovani del network ‘360 under 30’, prenderà avvio a Roma giovedì 19 gennaio con una prima lezione, tenuta da Alfredo Reichlin e introdotta da Enrico Letta, sull’identità della sinistra. Appuntamento alle ore 16 presso la sede dell’Associazione, in via del Tritone, n. 87 (V piano).
Giovedì 26 gennaio sarà la volta della seconda lezione, tenuta da Nando Pagnoncelli, sugli orientamenti e la percezione della pubblica opinione. Il terzo incontro, invece, si terrà giovedì 2 febbraio e sarà tenuto da Alessandro Campi, sull’identità della destra.

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Berlusconi e la destra Almirante-Fini

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

Nell’ormai lontano 1993 il colpaccio di Berlusconi fu di “riabilitare” un partito il Msi, alias Destra nazionale che era stato tenuto a bagnomaria dalla classe politica italiana sia di maggioranza sia di minoranza (comunisti in testa). L’operazione fu completata imbarcando anche i leghisti di Bossi che, per altri versi, erano tenuti fuori dal Palazzo essendo in odore di “secessionismo”. Fu un capolavoro perché furono aggregate due forze di segno opposto, dal punto di vista ideologico: La lega con la Padania nazione e la Destra Nazionale con l’Italia nazione. Poi ci fu un “attrito” che determinò la causa prima della sconfitta elettorale di Berlusconi dopo che per breve tempo era diventato l’inquilino di Palazzo Chigi. Nei cinque anni che restò all’opposizione ricucì i rapporti con la Lega, e i maligni dicono a suon di miliardi di vecchie lire, e fu altresì avvantaggiato dalla litigiosità del centro sinistra. Tant’è vero che in cinque anni ebbe 3 presidenti del consiglio: Prodi, D’Alema ed Amato e due segretari di partito: Rutelli e poi Veltroni. Vinse perché aveva innata l’arte dell’imbonitore e gli italiani, si son lasciati ingannare anche perché si erano resi conto che dal centro-sinistra non vi era nulla di buono: solo lotte intestine, franchi tiratori, frutto di un logoramento che non lasciava trasparire nulla di buono. Così per quanto facesse poco o nulla e pur incassando un’altra sconfitta il nostro Silvio riuscì dopo due anni, di inconsistente governo della “sinistra”, a riprendere il timone del comando. Ma ora qualcosa è cambiato. Ma il colpo decisivo non gli è stato inferto per quel male oscuro tutto italiano di dividersi e di mostrare la piena inconsistenza di una opposizione priva di mordente. E’ cambiato perché il suo carisma mediatico si è appannato anche se l’elettore è rimasto di centro destra e nell’area del Pdl-Fli, Udc e amici di Rutelli. In questo senso i sondaggi lo dicono chiaro: il Pd resta stazionario mentre tutta l’area che si richiama al centro destra mantiene le posizioni e si è convinti che se Berlusconi mollasse la presa questa volta il successo non mancherebbe di ritrovarselo. E’ ironia della sorte. 17 anni fa se non ci fosse stato il carismatico Silvio tutto sarebbe andato a catafascio e oggi se va via lui tutto potrebbe salvarsi. In effetti si è convinti che il centro destra potrebbe di nuovo vincere le elezioni poiché al suo interno ha un partito di maggioranza e una coalizione di minoranza (Casini, Fini e Rutelli e perché no? Di Pietro) e che potrebbero fare en plein elettoralmente parlando, ma senza Berlusconi, ovviamente. Questa volta sarà la fine del Pd e dei suoi alleati o supposti tali di sinistra perché non hanno smesso di litigare e di dividersi. E le condizioni del dopo Berlusconi le conosciamo già: lui felice e contento in quel di Arcore con il suo bunga bunga, Angelino Alfano presidente del Consiglio e capo partito, Gianni Letta presidente della Repubblica, Pierferdinando Casini presidente del Senato, Fini di nuovo presidente della camera ma anche possibile segretario del Pdl unificato e noi tutti a guardare con il naso in su per quel detto che sfida l’eternità: vulgus vult decipi, il popolo vuol essere ingannato e noi… lo accontentiamo. Resta un dubbio: ma il vecchio lupo ha proprio perso il pelo?(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Roma: affittopoli dalla destra alla sinistra

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

«Troviamo davvero imbarazzanti le richieste di chiarimento di esponenti del Pd rispetto a presunti favoritismi o morosità di sedi ex An in alcuni quartieri della Capitale. Più volte, infatti, è stata resa nota la mappa delle assegnazioni di sedi di partito presso immobili Ater, che dimostra come non sia nemmeno paragonabile la proporzione a favore di sedi di tutti, ma proprio tutti, i partiti di centro sinistra, in molti casi con clamorose morosità e canoni irrisori. Solo per rimanere alla Garbatella, una delle zone citate dagli esponenti del Pd con un immancabile quanto ridicolo riferimento al Ministro Giorgia Meloni, che per il solo fatto di essere cresciuta nel quartiere viene ultimamente tirata in ballo sui temi più svariati che non la riguardano né per competenze istituzionali né per ruoli politici rivestiti, insistono numerose sedi della sinistra presso locali pubblici». È quanto dichiarano in una nota congiunta il consigliere Pdl di Roma Capitale, Andrea De Priamo e il consigliere Pdl del Municipio XI, Marco Perissa. «La più nota è la prestigiosissima “Villetta” di via Passino, già sede del Pci e dei Ds, ora di Sel. In Via Passino insiste anche il centro sociale “La Strada” presso locali comunali a suo tempo occupati e poi gentilmente riconosciuti da una delibera dell’allora Sindaco Rutelli. Il Pd detiene una sede presso immobili Ater a largo Ansaldo “casualmente” acquisita durante la gestione Marrazzo. Presso sedi Ater insistono anche nei vicini quartieri di Tor Marancia e Montagnola le sedi dei Comunisti Italiani e del Prc. Sempre alla Garbatella vi sono poi i locali dei Socialisti Italiani in Via Caffaro e addirittura quelli dei SocialDemocratici in Via Rosa Guarnieri Carducci. Per non parlare delle decine e decine di sedi occupate o concesse a canoni di locazione irrisori ad altrettante associazioni della sinistra parlamentare ed extraparlamentare», hanno ricordato De Priamo e Perissa.

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