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Grand Prix d’Amerique

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Sulla pista nera del mitico ippodromo parigino di Vincennes si corre domenica il Grand Prix d’Amerique, la corsa ippica al trotto più importante e prestigiosa dell’anno.   Sugli impegnativi 2.700 metri di distanza da percorrere, le quote Sisal Matchpoint vedono favorito il padrone di casa Ready Cash, in lavagna a 3.25, contro il 3.50 dello svedese Maharajah, vincitore del Prix de Belgique. Terzo incomodo è il vincitore detentore del titolo, Oyonnax, il cui bis vale 5.5 volte la posta.  A rappresentare i colori italiani sarà Lana de Rio, la figlia di Varenne i cui successi nel 2001 e 2002 sono ancora negli occhi di tutti gli appassionati. Il successo della “Varennina”, trionfatrice a sorpresa nel Prix Tenor de Baune, vale per Matchpoint 16.

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L’economia della quale non si parlerà al G8

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

di Rosario Amico Roxas in sintesi. L’economia occidentale è, da tempo, caratterizzata dal sistema economico capitalistico, che ha profondamente inciso sul sistema sociale, infatti, unitamente ai caratteri prettamente economici come la mobilità dei capitali, la proprietà privata dei mezzi di produzione, la ricerca del profitto individuale, ha provocato la distinzione tra capitalisti e prestatori d’opera. La più chiara descrizione di tale spaccatura tra le classi fu di Antonio Labriola, che identificò la storia del capitalismo proprio con la formazione delle classe salariata, più precisamente con la trasformazione del lavoratore indipendente in lavoratore legato al circuito economico produttivo, in cui protagonista era il detentore del capitale-denaro; nessuna considerazione veniva data al capitale-lavoro, che si trasformava in merce da vendere e/o acquistare.  Il capitalismo occidentale ha inciso sulla fisionomia dell’intera società; iniziato con la rivoluzione industriale, ha intensificato il proprio potere incidendo anche sui sistemi economici. Le innovazioni tecniche, l’introduzione delle macchine nel ciclo produttivo, a discapito della manodopera, hanno modificato strutturalmente il precedente sistema economico chiuso, caratterizzato dalla produzione artigiana, dove i lavoratori erano anche proprietari dei mezzi di produzione. Il capitalismo ha cancellato tutte le attività indipendenti, dando vita alla nuova classe dei salariati; ciò è avvenuto con profonde modificazioni dell’intera struttura sociale. L’industrializzazione, spinta al suo massimo produttivo, ha capovolto i criteri dei consumi, arrivando al consumismo  più esasperato; mentre prima l’industria produceva ciò che veniva richiesto e consumato, oggi il capitalismo spinto costringe a consumare sempre di più per poter continuare a produrre, per questo motivo necessita di sempre nuovi  mercati, ai quali imporre i propri prodotti, questo processo di accaparramento dei mercati è stato battezzato  globalizzazione dei mercati, che troppo spesso viene imposta con la forza e che sarà il motivo per scontri bellici  sempre più cruenti, specie se non si prendono nella dovuta e giusta considerazione  nazioni con modesto tenore di  vita, con una popolazione smisurata, con costi di manodopera irrisori, con grandissima capacità tecnica, come la  Cina, in grado di immettere nei mercati  i medesimi prodotti a prezzi con cui il mondo occidentale non potrà mai  competere.  Ogni anno le università della Cina formano 800.000 ingegneri (è questo il termine con il quale indicano  tecnici laureati nelle più svariate discipline, dove occorre tecnologia avanzata). Intuendo il tipo di evoluzione  cui sarebbe giunto il capitalismo, già alla fine dell’800 fu elaborata una ipotesi di lavoro, nella strutturazione  della produzione della società, la cui finalità era di creare un’alternativa al sistema capitalistico; ne fu  ispiratrice la prima lettera enciclica a carattere sociale, la Rerum Novarum. Fu il Cooperativismo, che vide la sua  affermazione nell’Inghilterra del XIX secolo.  Esso proponeva la libera associazione di quanti volessero sottrarsi  ai vincoli troppo severi del capitalismo, che diventava sempre più monopolistico, per poter meglio soddisfare le loro esigenze economiche, mettendo insieme le loro risorse. Il Cooperativismo risponde alle esigenze di  organizzazione produttiva e distributiva e di creazione di una confermata coscienza nazionale e sociale, specie  negli Stati di recente indipendenza, che stanno avviando programmi che li identificano come nazioni in via di  sviluppo.  La Cina sta rappresentando il boomerang per l’Occidente, perché è proprio la globalizzazione dei mercati  che consente loro di rappresentare la più agguerrita concorrente del mondo produttivo occidentale, che non ha saputo  prepararsi in tempo a questa invasione economica. La contrapposizione non è solamente economica, ma diventa  contrapposizione culturale, sociale e politica, dove non c’è spazio per un dialogo costruttivo; i sindacati  cercheranno di farsi mediatori fra le parti, ma senza cercare di rimuovere le ragioni di fondo delle divergenze;  eserciteranno il ruolo di mediatori e oppositori, ma solo per ottenere migliori condizioni di lavoro della classe  dominata, ma non tenteranno nemmeno di affrontare il cuore del problema, che sta nella identificazione del concetto  di capitale. L’equilibrio sostanziale tra capitale/denaro e capitale/lavoro, creando una sinergia d’azione, avrebbe  vanificato il ruolo degli intermediari. Il capitalista porta con sé il concetto di conquista di sempre nuovi mercati  e quindi l’esigenza della globalizzazione di tali mercati, dove può meglio riuscire a imporre le sue peculiarità  speculative; il cooperativismo stimola l’integrazione fra i popoli nell’ottica di una comune crescita della parte apportatrice di tecnologia e nuovi mercati e della parte che conferisce manodopera a basso costo e nuove potenzialità di mercato. L’integrazione fra popoli promuove, così, l’internazionalizzazione del sistema cooperativistico, in un rapporto di reciproca interdipendenza, infatti possiamo anche affermare che l’internazionalizzazione del sistema cooperativistico porta alla esigenza dell’integrazione dei popoli.
Questo concetto può essere condotto anche ad estreme conseguenze, perché la tipologia operativa del capitalismo e del capitalista è indirizzata a sempre nuovi e maggiori guadagni immediati nella logica del pragmatismo, a qualunque costo e in qualunque maniera, mentre il cooperativismo, privilegiando i rapporti umani nella integrazione fra i popoli, promuove una maggiore attenzione agli aspetti legati alla solidarietà umana. (Rosario Amico Roxas)

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