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L’UNHCR esorta l’Australia ad evacuare i centri di detenzione offshore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sollecita il governo australiano ad affrontare con un’azione immediata la situazione sanitaria ormai al collasso nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru. Ai sensi del diritto internazionale, l’Australia continua a essere responsabile di coloro che hanno chiesto la sua protezione. A fronte del deterioramento delle condizioni sanitarie e di una riduzione dell’assistenza medica, l’Australia deve agire adesso per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di coloro che sono stati trasferiti forzatamente, come conseguenza della cosiddetta politica di “detenzione offshore” adottata dal Paese. L’UNHCR rinnova la richiesta di procedere all’immediato trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere supporto e cure adeguati.Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Ciò evidenzia sia il perdurare della gravosa situazione sanitaria causata dalla pratica di “detenzione offshore”, sia un recente peggioramento delle condizioni, piuttosto che una situazione in via di definizione. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio. Con circa 1.420 persone ancora detenute a Papua Nuova Guinea e Nauru, circa 500 sono state trasferite in Australia per motivi di salute, pari a più di un quarto del totale.Dal monitoraggio dell’UNHCR si evince che questo dato è nettamente inferiore rispetto al totale delle persone con serie esigenze di salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tra i vari casi portati all’attenzione dell’UNHCR a settembre, vi è il caso di una ragazza in fase pre-adolescenziale con tendenze suicide. La ragazza è rimasta a Nauru nonostante il parere contrario dei medici. Dai documenti medici visionati dall’UNHCR è emerso come la ragazza si sia cosparsa di benzina prima di tentare di darsi fuoco e di strapparsi ciocche di capelli dalla testa.Nel corso di quest’anno, in Papua Nuova Guinea non si sono registrati ri-trasferimenti verso l’Australia, nonostante una chiara e urgente necessità di evacuazione medica; il mese scorso si sono verificati diversi casi di autolesionismo o tentato suicidio. Molte persone che hanno urgente necessità di cure mediche, sia dal punto di vista fisico che mentale, tra cui anche soggetti che l’UNHCR ha portato all’attenzione del governo australiano nel 2017, continuano a non ricevere assistenza sanitaria.Dei 12 decessi avvenuti ad oggi in conseguenza della pratica di “detenzione offshore”, metà dei quali sono casi di suicidio confermati o sospetti, molti riguardano rifugiati e richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Australia.Un giovane iraniano, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta in regime di “detenzione offshore”, già nel 2014 aveva scritto ai servizi sanitari australiani con sede a Nauru, informandoli delle proprie tendenze suicide e chiedendo di vedere un medico. Nelle lettere, ora pubblicate secondo i desideri della famiglia, la madre del giovane chiedeva con insistenza che a suo figlio fossero garantite le cure mediche di cui aveva bisogno. Tragicamente, il ragazzo si è tolto la vita nel mese di giugno.Dal 2016, l’UNHCR ha sistematicamente e ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi effetti negativi che la “detenzione offshore” ha sulla salute, effetti che sono tanto gravi quanto prevedibili. Le stesse preoccupazioni sono state riportate anche da altri organismi indipendenti, tra cui l’Australian Medical Association. L’UNHCR ha spesso sottolineato la necessità di trovare soluzioni immediate a lungo termine al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, che dovrebbero garantire, tra le altre cose, assistenza medica completa e consulenza in caso di tortura e traumi. Le autorità australiane hanno un preciso obbligo di garantire il benessere delle persone trasferite in questi luoghi. È una responsabilità fondamentale a cui tuttavia il Paese continua a non far fronte.L’UNHCR non condivide l’affermazione del governo australiano secondo cui tali casi sono esclusivamente “questioni di competenza della Papua Nuova Guinea e di Nauru”, mentre l’Australia ha contemporaneamente ideato, finanziato e gestito il sistema in cui sono coinvolte queste due nazioni in via di sviluppo e con risorse insufficienti.Dal 2013, l’Australia ha ridotto di circa la metà il budget disponibile per la cura dei rifugiati e dei richiedenti asilo “offshore”, nonostante il fatto che durante lo stesso periodo tale popolazione sia diminuita solo del 7% e che le esigenze mediche continuino ad aumentare.
Se da un lato circa 1.250 rifugiati dovrebbero essere trasferiti negli Stati Uniti in base a un accordo bilaterale con il governo australiano, d’altro canto manca ancora una soluzione definitiva per molti uomini, donne e bambini che non possono più aspettare.L’UNHCR ha ripetutamente sollecitato l’Australia ad accettare la gradita e costante offerta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati provenienti sia dalla Papua Nuova Guinea che da Nauru. In assenza di altre alternative, l’UNHCR chiede che tutti i rifugiati e richiedenti asilo siano immediatamente trasferiti dalla Papua Nuova Guinea e Nauru in Australia, per evitare altri gravi danni e perdite di vite umane.

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Carceri, Cirielli: “Preoccupa impunità dei detenuti. Riforma Orlando va bloccata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

“Non sono più tollerabili le aggressioni continue agli agenti di polizia penitenziaria nelle carceri italiane”: lo afferma Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e responsabile Giustizia di Fratelli di Italia, commentando il dossier del sindacato autonomo Osapp nel quale si denuncia un aumento del 30 % delle violenze ai danni della polizia penitenziaria rispetto al 2017″.“Questo clima di impunità – spiega Cirielli – è il risultato di una riforma sbagliata che ha introdotto negli istituti penitenziari il regime delle celle aperte che ha avuto come unico risultato quello di legittimare violenze e aggressioni da parte dei detenuti”.”Rispetto a questi dati mi chiedo: cosa intende fare l’associazione Antingone? Continuerà a giustificare e legittimare violenze contro la polizia penitenziaria ? O converrà con noi che sia giunto il momento di mettere gli agenti nelle condizioni di lavorare senza correre alcun rischio per la propria vita?”continua il responsabile Giustizia di Fdi.”Alla luce di questa escalation sarebbe un errore se il Parlamento procedesse all’approvazione della riforma del sistema carcerario voluta dal ministro Orlando. Una riforma – conclude Cirielli – che rischia di smantellare definitivamente ogni sicurezza del già precario sistema carceri, mortificando vittime e agenti della polizia penitenziaria”. (n.r. Che ci sia qualcosa che non funziona nella vita carceraria non è una novità di oggi. Ciò che sappiamo di certo è che allo Stato non basta “carcerare” ma s’impone la rieducazione in un ambiente decoroso. Non siamo al tempo delle segrete. Per imprimere una svolta seria e duratura occorre che tutta la filiera giustizia venga rivista e lo si fa anche con nuove assunzioni e nuovi luoghi di detenzione)

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A cosa servono le carceri minorili?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

carceri-minoriliQualche settimana fa, dopo la protesta di alcuni giovani detenuti in un carcere minorile del sud Italia, chiamata (con molta fantasia) “rivolta”, mi hanno colpito le dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori, che non condivido. E, dati alla mano, innanzitutto desidero informare che la popolazione detenuta è prevalentemente giovane. Infatti, secondo i dati riportati nel XII Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione, fornito dall’Associazione Antigone, aggiornato al 31 marzo 2016, 4.100 detenuti hanno meno di 25 anni, la maggioranza della popolazione detenuta ha meno di 44 anni (66,4%) e quasi la metà si colloca nella fascia compresa tra i 30 e i 44 anni (45,78%). La percentuale si alza ancor di più se si parla di stranieri.I detenuti presenti negli Istituti Penali per Minorenni, al 28 febbraio 2015, erano 407, dei quali 168 stranieri (41,3%). Di questi giovani, il 43% non aveva ancora ricevuto una sentenza definitiva. Negli ultimi due anni, gli ingressi di questi Istituti sono diminuiti dai 1.252 del 2012 ai 992 del 2014. A parità di reato, i minori immigrati ricevono più frequentemente misure cautelari detentive, restando in carcere per un tempo maggiore rispetto agli italiani e, con meno frequenza, sono destinati a misure alternative, come il trasferimento in comunità. La maggior parte degli adolescenti entra in carcere per reati contro il patrimonio.Personalmente, ho conosciuto i carceri minorili all’età di quindici anni e adesso che ne ho sessanta quando vedo giovani detenuti in prigione non posso fare a meno di pensare che una società che li punisce con il carcere farà di loro dei criminali ancora più incalliti. Proprio l’altro giorno è rientrato in galera un giovane che era uscito da circa un mese. Appena l’ho visto di nuovo nel cortile a fare avanti ed indietro ho pensato che non c’è nulla da fare: attraverso il carcere, l’Italia non lotta contro la criminalità, ma la produce. E questo probabilmente perché quando vivi intorno al male, non puoi che farne parte. E in parte questo vale anche per le guardie carcerarie, che non sono nate “cattive”, ma molto spesso lo diventano a furia di vivere in un ambiente di “cattività”.Penso che spesso non siano i reati commessi a far diventare una persona criminale, bensì i luoghi in cui è detenuto e gli anni di carcere che vengono inflitti. Oggi, nelle scale per andare in infermeria, ho trovato un giovane detenuto seduto su uno scalino, con lo sguardo fisso nel nulla. Sembrava che le sbarre di fronte a lui catturassero tutta la sua attenzione. E mi ha fatto pena perché ho visto nei suoi occhi la disperazione dei giovani detenuti tossicodipendenti. Ho pensato: “Ma questo che cazzo ci sta a fare in carcere?”. Infatti, credo che si dovrebbe stare molto attenti a mettere dei giovani in carcere, perché quando usciranno, molto probabilmente, saranno diventati più devianti e criminali di quando sono entrati. E odieranno la società e le istituzioni ancora di più, per averli fatti diventare dei “mostri”. Almeno a me è accaduto questo… (dal Diario di un ergastolano: http://www.carmelomusumeci.com)

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Rapporto UNHCR: diminuisce la detenzione dei minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

carcereSecondo quanto contenuto in due rapporti pubblicati nella giornata odierna, i dodici paesi che partecipano alla strategia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per porre fine alla detenzione di richiedenti asilo e rifugiati hanno compiuto importanti progressi verso la fine della detenzione dei bambini nel corso degli ultimi due anni.Tuttavia questi risultati vanno interpretati anche alla luce degli altri due obiettivi della strategia globale dell’UNHCR “Al di là della detenzione 2014-2019″, cioè quello di garantire che siano disponibili alternative alla detenzione sia per legge che nella prassi; e l’obiettivo per cui, nei casi in cui la detenzione sia necessaria e inevitabile, le condizioni durante la detenzione siano conformi agli standard internazionali.La strategia è stata lanciata due anni fa per aiutare i governi ad affrontare questa importante questione. In collaborazione con gli Stati e le organizzazioni della società civile, la strategia è stata implementata in Canada, Ungheria, Indonesia, Israele, Lituania, Malesia, Malta, Messico, Tailandia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia. I dati raccolti dal 2013 sono stati utilizzati come standard di riferimento e presentati in un rapporto pubblicato oggi insieme a un secondo rapporto sui progressi compiuti.”Troppi rifugiati e richiedenti asilo, compresi minori, sono costretti a rimanere nei centri di detenzione; quando dovrebbero invece essere in un ambiente dove possano avere informazioni, supporto, privacy e accesso ai loro diritti legali”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la Protezione Volker Türk, aggiungendo che nel 2015 i richiedenti asilo e i rifugiati rappresentavano il 17 per cento di tutte le persone detenute per questioni legate all’immigrazione nei dodici paesi considerati, un dato in crescita rispetto al 12 per cento del 2013.”Questa strategia è un passo importante nel porre fine all’uso controproducente della detenzione e accogliamo con favore gli incoraggianti progressi realizzati in questi due anni”, ha dichiarato, sottolineando tuttavia che è necessario che i governi e le altre parti interessate facciano molto di più nei prossimi anni.Il rapporto, che definisce le strategie e i risultati raggiunti in tutti i dodici paesi, rileva progressi incoraggianti nel porre fine alla detenzione dei minori. I miglioramenti sono stati registrati in settori quali l’adozione di leggi e politiche per limitare o abolire la detenzione dei minori; la priorità nell’esame delle richieste di asilo da parte di minori; un migliore accesso ad informazioni appropriate all’età in un formato a misura di bambino; e una maggiore attenzione al processo di nomina di tutori qualificati.Queste misure hanno contribuito a un calo complessivo del numero totale di minori detenuti nei dodici paesi alla fine del 2015 pari al 14 per cento, rispetto al 2014, quando tutti i paesi applicavano la detenzione di minori per finalità legate all’immigrazione. Alla fine del 2015, due paesi avevano smesso di detenere i minori richiedenti asilo.La promozione di alternative alla detenzione, il secondo obiettivo della strategia globale, si è rivelata una sfida più difficile. Nella maggior parte dei paesi presi in considerazione, non vengono prese in esame per ogni singolo caso possibili alternative prima di ricorrere alla detenzione.
Rispetto all’obiettivo finale di migliorare le condizioni di detenzione, i progressi sono stati moderati, dal momento che i richiedenti asilo e i rifugiati sono ancora di fronte al rischio di detenzione a tempo indeterminato in un terzo dei paesi analizzati a causa dell’assenza di norme che fissino un limite massimo di tempo per la detenzione.Il rapporto rivela che nella maggior parte di questi dodici paesi, i richiedenti asilo sono ancora penalizzati a causa dell’ingresso e della permanenza irregolare e possono essere detenuti insieme a persone sospettate o condannate per un crimine. In stato di detenzione l’accesso alla procedura di asilo e alle garanzie procedurali, come il diritto di accesso a servizi di consulenza legale, non sono sempre garantiti nella prassi.Anche se è troppo presto per valutare l’impatto a medio e lungo termine del lancio di questa strategia, da questa prima valutazione emergono alcune tendenze che potrebbero preannunciare nei prossimi anni cambiamenti in materia di politiche di detenzione nel campo dell’immigrazione. I risultati positivi costituiranno la base per un ulteriore dialogo con tutte le parti interessate per aiutare a identificare e porre rimedio alle carenze, oltre che per sostenere l’elaborazione delle politiche, soprattutto per quel che riguarda l’accoglienza e le alternative alla detenzione.I dodici paesi sono stati scelti sulla base di diversi criteri, tra cui la diversità regionale e tematica, le dimensioni e la rilevanza del problema, e le prospettive di progresso nel periodo di lancio iniziale. Ogni governo ha stabilito un piano d’azione nazionale per contribuire a questo cambiamento e all’attuazione della strategia.

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Detenzione armi, visita medica e rilascio certificato obbligatorio ma italiani riluttanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2015

rapinaDovevano mettersi in regola con una visita medica e un passaggio in questura. Ma forse non lo sapevano o lo hanno dimenticato: tanti italiani detentori di armi ancora non hanno intrapreso l’iter imposto dalla legge comunitaria che prevede visita medica e rilascio di un certificato in Questura. E ora rischiano che la forza pubblica venga in casa loro a confiscare le armi. In alcune aree d’Italia i commissariati stanno inviando le diffide ai “renitenti”. Nel Tigullio il Questore ha spedito le lettere a 1300 cittadini: su 1800 possessori d’armi solo 500 si sono recati al Commissariato e hanno ottenuto il permesso. «Stiamo parlando di Chiavari Asl 4 – dice Angelo Canepa segretario Fimmg Genova leggendo l’articolo sul Secolo XIX- ma da noi a Genova città Asl 3 sono censiti 89 mila detentori, che dovevano per prima cosa recarsi dal medico di famiglia in base alle disposizioni del decreto legislativo e che non abbiamo visto. A occhio e croce staremmo aspettando 70 mila nostri pazienti per l’adempimento». Certo «si tratta di certificati libero professionali, nulla hanno a che vedere con l’attività convenzionata. E molti miei pazienti quando li ho avvertiti del nuovo iter mi hanno detto che preferivano consegnare direttamente le armi in questura e qualcuno credo lo abbia fatto».Secondo il decreto 121 del 2013 che recepisce la direttiva dell’Unione Europea 51 del 2008 tutti i detentori di armi regolarmente denunciate, situate in casa o in loro proprietà, ora sono tenuti a far produrre al medico di famiglia il certificato anamnestico che attesta l’assenza di problemi relativi alla capacità d’intendere e di volere o di abuso di alcol e stupefacenti, e poi a recarsi con il certificato dal medico del servizio medico legale Asl o militare o di Polizia o dei vigili del fuoco per il rilascio del nulla osta a detenere l’arma. Si può evitare il rinnovo dell’idoneità psicofisica se il certificato d’idoneità è stato rilasciato nei sei anni precedenti. Il documento prima non era richiesto. I dipendenti dei commissariati però sarebbero troppo pochi per i tanti controlli che si devono effettuare. «Sarebbe opportuna una campagna di sensibilizzazione sui media – dice Canepa – ma a chi spetta? Non al medico curante, non all’Asl né al sindaco, probabilmente alla Questura». Un rapido calcolo porta a stimare nelle zone come Genova almeno un cittadino su dieci con arma detenuta. La situazione non va confusa con il porto d’armi, per il quale il certificato da rinnovare ogni sei anni è obbligatorio. E viene richiesto dalle armerie per tutti coloro che intendono acquistare un’arma da fuoco. «Ma altra cosa – commenta Canepa – è l’archibugio ereditato nella casa di campagna. Più frequente di quanto non si pensi». (fonte doctor33)

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Marò: Detenzione illegittima?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

marò“Il governo non è stato deciso quanto avrebbe dovuto nel pretendere in tempi brevi e certi dall’India la natura dei proiettili che sono il primo elemento attraverso cui stabilire l’innocenza o la colpevolezza di chi ha sparato. Se quanto affermato dall’ambasciatore ed ex ministro Terzi, sarà ufficializzato dal Tribunale di Amburgo, sarà oltremodo certificata l’ingiusta detenzione per ben tre anni e mezzo dei due servitori dello Stato, i fucilieri Girone e Latorre. Conseguentemente, ci aspettiamo- un minuto dopo – le dimissioni di Renzi e la revoca dalla carica di senatore a vita di Mario Monti”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Detenzione amministrativa dei cittadini di Paesi terzi in Grecia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

Onu palaceL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime apprezzamento per la dichiarazione congiunta del Ministro Supplente Citizen Protection, Ioannis Panousis, e il Ministro Supplente delle Politiche Migratorie, Anastasia Christodoloupoulou, che riconosce e si impegna a risolvere immediatamente alcune problematiche riguardanti la detenzione amministrativa dei cittadini di Paesi terzi in Grecia.Questa dichiarazione arriva nel momento in cui tre cittadini di Paesi terzi detenuti sono deceduti (uno a causa di problemi di salute, gli altri due si sono tolti la vita) mentre erano in stato di detenzione amministrativa, ad Atene e Salonicco.In questo contesto, l’UNHCR accoglie come un passo nella giusta direzione l’annuncio della revoca immediata della decisione ministeriale che permette un prolungamento della detenzione oltre i 18 mesi, il rilascio immediato e rinvio alle strutture d’accoglienza dei gruppi vulnerabili, il rilascio dei richiedenti asilo e di coloro la cui detenzione ha superato i sei mesi, l’implementazione immediata di misure mirate a migliorare in modo sostanziale le condizioni di detenzione, così come l’uso di misure alternative alla detenzione. L’UNHCR, così come altre agenzie internazionionali e nazionali, ha più volte evidenziato i gravi problemi legati alla detenzione amministrativa in Grecia, riguardo sia alle modalità di esecuzione, sia alle condizioni di detenzione che sono di gran lunga inferiori agli standard minimi internazionali.Ad oggi, piuttosto che trattarsi di una misura d’eccezione, la detenzione era diventata una pratica consueta, mentre non venivano rispettate le garanzie e le procedure necessarie. Tra i cittadini dei Paesi terzi che sono entrati nei centri di “pre-allontanamento” erano presenti molte persone bisognose di protezione internazionale o persone con bisogni specifici. Lo scorso anno, il prolungamento del periodo di detenzione di una persona, insieme alle condizioni di detenzione altamente problematiche, hanno aggravato ulterioremente la situazione.
L’UNHCR vuole evidenziare la necessità di un impegno comune per il rapido esame delle domande d’asilo avanzate dalle persone in detenzione, cosi come per creare nuove strutture d’accoglienza per i richiedenti asilo e i minori non accompagnati, visto che le strutture al momento esistenti sono gravemente insufficienti in confronto alle esigenze attuali.
L’UNHCR è disponibile a lavorare con le autorità greche e sostenere qualsiasi impegno volto a razionalizzare la detenzione amministrativa dei cittadini di paesi terzi, oltre alla ricerca e all’applicazione di misure alternative alla detenzione.

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Vietato denunciare tassisti abusivi a Termini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2012

Roma. Di seguito il testo dell’Interpellanza depositata dalla senatrice Radicale Donatella Poretti al Senato e dalla deputata del Partito democratico Paola Concia alla Camera
Interpellanza al ministro della Difesa Premesso che:
in data 22 maggio 2012, alle ore 10.50, la sottoscritta senatrice Donatella Poretti insieme all’onorevole Paola Concia uscendo dalla Stazione di Roma Termini lato piazzale dei Cinquecento siamo state assalite dalle purtroppo note richieste e offerte dei tassisti abusivi. Abbiamo risposto ai signori di non insistere altrimenti li avremmo denunciati, e cosi’ infatti abbiamo pensato di fare visto che proprio nel marciapiede tra le uscite della Stazione e la coda delle persone in attesa dei taxi c’era parcheggiata una macchina dei Carabinieri, con un carabiniere in servizio. Ci siamo rivolte al carabiniere segnalando la presenza dei tassisti abusivi indicando i diversi signori in questione, denunciando quindi l’attivita’ illecita che in quel momento si stava consumando davanti ai nostri occhi. Il carabiniere con nostra meraviglia ha risposto con le seguenti parole: “non ci sono tassisti abusivi, io non ne vedo. Se volete fare una denuncia andate a farla in caserma”. Esterrefatte dalla risposta abbiamo insistito indicando i signori, ritenendo che se li identificavamo sul posto avremmo aiutato nella denuncia, ma il carabiniere insisteva che secondo lui non c’erano tassisti abusivi e che lui non ne vedeva. Nel frattempo questi trovandosi a pochi metri da noi si stavano dileguando tra la folla che continuava a radunarsi intorno. Il carabiniere, scocciato dalla nostra insistenza ci ha chiesto di fornirgli i documenti per identificarci. Cosi’ abbiamo fatto dandogli i tesserini rilasciati rispettivamente dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati. Nella concitata fase in cui non riuscivamo a capire perche’ il carabiniere chiedeva a noi i documenti e non interveniva contro i tassisti abusivi, lo stesso ha chiamato i suoi superiori. Prima sono arrivati due carabinieri e poi infine un maresciallo. A fronte delle nostre ripetute richieste di riavere i documenti, che venivano trattenuti senza farne alcun uso, alla fine, su richiesta del maresciallo hanno trascritto i nostri dati su un foglio, richiedendoci altresi’ anche la residenza. Cosi’ e’ stato fatto anche per almeno due passanti.Alle nostre reiterate richieste che ci venisse fornito il nominativo del carabiniere in questione, ne’ il carabiniere ne’ i superiori ci hanno dato soddisfazione. Non e’ quindi stato possibile identificarlo.La situazione e’ apparsa paradossale fin dalla prima risposta del carabiniere che in seguito ha cercato di dare una versione diversa, dopo aver visto i nostri documenti, dicendo che non eravamo noi che dovevamo fare la denuncia in caserma, ma che lui avrebbe portato in caserma i tassisti abusivi, versione insostenibile visto che aveva negato l’esistenza dei tassisti abusivi fin dall’inizio e solo quando erano andati via ci ha chiesto dove erano. Quando gli abbiamo fatto notare sorridendo che ormai non c’erano piu’, con fare minaccioso e duro mi ha chiesto perche’ ridevo e alla persona che si trovava accanto a lui in quel momento, che in precedenza gli avevamo indicato come uno dei tassisti abusivi, ha chiesto i documenti per poterlo avere come testimone del mio atteggiamento provocatorio e oltraggioso. Nel frattempo l’onorevole Concia ha preannunciato che una volta arrivata alla Camera dei Deputati si sarebbe rivolta alla Polizia. Uno dei carabinieri arrivati in un secondo momento ha replicato: “tanto voi siete la casta!”. Riottenuti finalmente i nostri documenti dopo una ventina di minuti siamo finalmente riuscite a prendere un autobus e a lasciare la stazione Termini.
Considerato che:i fatti in premessa costituiscono un evidente disincentivo per i cittadini a collaborare con le forze dell’ordine per denunciare palesi illegalita’ e violazioni di legge, fatti su cui ci riserviamo in altra sede di sporgere denuncia querela per omissione d’intervento,
Si chiede: di svolgere un atto di sindacato ispettivo interno all’Arma dei Carabinieri ai fini di accertare l’operato del carabiniere in questione, identificandolo e piu’ in generale della Caserma dei carabinieri della Stazione di Roma Termini per il controllo, la denuncia e la repressione del fenomeno dell’esercizio dei tassisti abusivi. Sen. Donatella Poretti – Parlamentare Radicali -Partito Democratico

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Carceri: Napolitano e il Parlamento

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2012

Carcere di Regina Coeli

Carcere di Regina Coeli (Photo credit: Wikipedia)

Dichiarazione di Irene Testa Segretario dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto La giustizia italiana, per violazione di ogni termine di durata dei processi e di norme legali per la detenzione, da troppi anni versa in una condizione, essa stessa, di flagrante criminalità ormai “professionale”, come testimoniato dall’ormai triste primato di condanne della Corte europea e dei richiami internazionali contro l’Italia. Unici strumenti di legge ravvisabili per interrompere tale flagranza nel più breve tempo possibile, continuano a essere provvedimenti di amnistia e di indulto che da tempo invochiamo. E’ più che mai opportuno e necessario che il
Presidente Napolitano invochi e suggerisca alle Camere tali mezzi divenuti imprescindibili per il ripristino immediato dello Stato di diritto prima di rendersi sempre più complice, per una sorta di “omissione di soccorso”, del crimine che sempre più consistentemente è consumato.

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Italia: i costi della giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

A cura dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignotowww.detenutoignoto.com. fonti: Le analisi di Confindustria, Confartigianato, Banca d’Italia e Banca Mondiale. Vediamolo nei numeri, questo sistema:
42% di detenuti in custodia cautelare i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2000 all’anno, per i quali nel corso del 2011 lo Stato italiano ha riconosciuto risarcimenti stimati in € 46 milioni. (Fonte:Dipartimento organizzazione giudiziaria – direzione generale di statistica )
4 anni di attesa per le cause civili 7 anni per quelle penali
6 milioni di processi civili che costano all’Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza
Secondo i dati della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) riferiti al 2008, l’Italia destina al funzionamento del sistema giustizia (civile e penale) circa lo 0,19% del PIL.
Costo annuo della Giustizia
Italia 4.088.000.000
Francia 3.350.000.000
Spagna 2.983.000.000
Olanda 1.613.000.000
Centro Studi di Confindustria (2011) stima che:
Smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil ma basterebbe abbattere anche del 10% i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8% del Pil l’anno.
Secondo il rapporto Doing business
2012 della Banca mondiale, i difetti della nostra giustizia civile ci fanno perdere l’1% di Pil l’anno. Tempi e efficacia di risoluzione dei contratti civili, il nostro Paese è posizionato al 158esimo posto su 183.
Giustizia e Imprese:
La giustizia lumaca costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l’anno. (il sole24ore)
il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media OCSE.
Per recuperare un credito:
1.210 giorni in Italia
515 giorni in Spagna
406 giorni in Cina
399 giorni in Inghilterra
394 in giorni Germania
331 in Francia
300 giorni in Usa
Spese per lo Stato
Il nostro Stato spende (fonte Commissione europea sull’efficienza della giustizia 2011) calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia: circa 70 euro per abitante a fronte dei 56 della Francia, dove la durata media di un processo civile è della metà.
Spesa pubblica
complessiva per i tribunali e per le procure supera i 7,5 miliardi di euro l’anno ed è la seconda più alta in Europa, dopo quella della Germania”.
nel 2009 uno studio di Confartigianato rilevava come avviene un aumento dei fidi bancari del 27% laddove la giustizia civile funziona.
esempio confindustria:
– se nella provincia di Bari la giustizia civile avesse la medesima efficienza che si riscontra nella provincia di Torino (-60% circa di durata dei procedimenti), la sua crescita economica nel periodo 2000-2007 sarebbe stata più elevata di 2,4 punti percentuali
i tempi di risoluzione delle controversie commerciali
al Sud sono di circa il 20% più lunghi rispetto al Nord e che solo nelle macroregioni più avanzate d’Italia, come ad esempio nel Nord Ovest, i tempi di definizione di un procedimento civile di primo grado – stimato in 306 giorni per il 2006 – potrebbero risultare in qualche modo competitivi con quelli di Francia e Spagna (250) o Germania (157). i tempi di risoluzione delle controversie relative ai contratti commerciali rispetto alla media europea:2 volte maggiori rispetto a quello medio OCSE e quasi quattro volte maggiore rispetto a quello della Francia
i costi delle prescrizioni:
le sezioni unite della corte di cassazione si sono pronununciate sul cosidetto abuso del processo, ne emerge che la prescrizione oltre ad essere un’amnistia mascherata comportano un esborzo da parte dello stato molto alto.vediamolo nei numeri:
500 prescrizioni al giorno
165mila prescrizioni annue costano allo stato 84 milioni di euro l’anno. (165 mila sono la media degli ultimi 5 anni il cui costo è stato calcolato sulla base del costo medio di un processo pari a 521euro)
caso Bologna: scoppiato nel 2008: un’ispezione ordinaria disposta dal ministero della giustizia scoprì 3300fascicoli di indagine chiusa a chiave in un armadietto e dimenticati. ireati contestati in quei procedimenti, tra cui furti e ricettazione, reati ambientali sono oggi caduti in prescrizione
Trascrizioni ovvero servizio stenotipia:
fonte ministero della giustizia- dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi:
i costi per il servizio delle trascrizioni e fonici degli atti dei processi e delle udienze nel 2005 ammontavano a 26.000.000,00 di euro iva compresa
DATI RICAVATI DA APERTURA ANNO GIUDIZIARIO 2012

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“Eppur si muove”: G. Galilei

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Lettera aperta al vescovo di Savona. Qualche giorno fa il prete di Alassio viene condannato in primo grado a sette anni e qualche mese per pedofilia su una sua giovanissima parrocchiana, a Roma un altro prete è stato condannato a 15 anni di detenzione e all’interdizione dei pubblici uffici, inoltre il suo vescovo pare si sia distratto molto mentre il prete pedofilo si dava da fare, un po’ come è successo qui da noi. A Savona l’esimio Briano è sotto la lente di ingrandimento della procura, diversi nomi di preti pedofili sono iscritti nell’elenco degli indagati e molte vittime da un anno stanno sfilando dai magistrati per raccontare le violenze che hanno subito. Insomma per parafrasare Galileo Galilei qualcosa si sta muovendo, nonostante il vescovo Lupi e seguaci. Proprio un anno fa Lupi scriveva sulle testate dei giornali “Sia fatta chiarezza” a un anno di distanza è arrivata questa chiarezza? Qualcuno annuncia anche che ricorrerà all’auto sospensione nel caso venga denunciato. Le denunce ci sono, ma l’autosospensione? Domenica scorsa, finalmente la prima intervista del vescovo Lupi, dove spiega dettagliatamente, spaccando il capello in quattro, la situazione savonese. Ma a noi qualcosa sfugge, e qualche riflessione non riusciamo ad evitarla. Riguardo alla nomina del pro vicario, già vicario al fianco di Sanguineti e Lafranconi che come sappiamo erano perfettamente al corrente della pedofilia di Barbacini e Giraudo, non crede che sia un po’ azzardato? Tenendo presente anche del chiacchiericcio che stanno facendo le vittime di Briano e che il pro vicario, fu colui che trovò le  foto pornografiche nel server della diocesi, un anno dopo che io non frequentavo più gli uffici ma le attribuì a me, quando potevano essere di chiunque. Un altro punto poco chiaro è il motivo per il quale Giraudo è stato ridotto allo stato laicale. Prescrizione a parte, è o no un pedofilo? Ha abusato di tutte le vittime che sfilano in procura o è tutta gente in cerca di clamore mediatico? Quali sono i provvedimenti cautelativi che ha preso per le parrocchie dove l’ombra della pedofilia è ancora forte?  Sembrerebbe, monsignore, che a lei non importi nulla degli abusi passati, presenti e futuri, ma solo di fare quadrare il bilancio. Non la si può certo definire un paladino dei diritti umani, di carità cristiana e neppure di responsabilità verso i crimini commessi dal clero di cui lei è a capo, ancor meno di prevenzione degli stessi. Ma delle caratteristiche sopra elencate, quante sono coerenti con la parola della chiesa? Pare non ci sia più religione monsignore, aimè, pare che conti di più la legge, che la parola del vescovo. Speriamo che non si metta in mezzo anche la coscienza. Attendiamo una risposta dalla diocesi, crediamo che anche i fedeli la attendano a questo punto, forse è anche doveroso farlo. (fonte L’associazione delle vittime savonesi)

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Morti in carcere

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Roma – <<È importante fare piena luce sul caso di Carmelo Castro, il ragazzo di 19 anni deceduto in carcere a marzo del 2009>>. Lo afferma Antonio De Napoli, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, l’unica piattaforma di rappresentanza giovanile in Italia. <Castro è deceduto dopo tre giorni di detenzione. La famiglia – prosegue De Napoli – non ha mai accettato la tesi del suicidio così come riportato formalmente, chiedendo immediatamente la riapertura delle indagini, negata a distanza diquasi un anno. A questa richiesta si è recentemente associata anche Antigone, rilevando numerose stranezze nei verbali depositati in procura e nei referti medici>>. <<Il Forum si è occupato pochi mesi fa di giustizia penitenziaria con una ricerca sulla percezione che i giovani hanno della funzione sociale del carcere. Sono emersi – aggiunge il Portavoce del Forum – dati molto interessanti che indicano un’attenzione particolare dei giovani sul complesso tema delle carceri. Fugare definitivamente ogni dubbio sulla morte di un ragazzo di appena 19 anni deve essere la principale preoccupazione. L’emergenza carcere si combatte anche facendo piena luce su casi come questi>>. <<Ricordiamo – conclude De Napoli – che le morti in carcere nel 2010 sono state più di 170, un dato che non può essere considerato una semplice statistica>>.

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25 arresti per droga e armi nel Casertano

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2010

“Rivolgo il mio solidale ringraziamento all’operato delle forze dell’ordine che ancora una volta hanno sventato un’attività criminale dai risvolti estremamente gravi”. Questo è il primo commento a caldo del vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, alla notizia dei 25 arresti eseguiti per i responsabili di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e alla detenzione e porto di armi, anche da guerra, messi a segno dalla Polizia di Caserta, in collaborazione con le Squadre Mobili di Arezzo, Napoli e Pordenone. “Ritengo che il risultato prodotto dagli inquirenti debba considerarsi di maggior pregio – afferma il numero due del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, considerando anche le innumerevoli difficoltà che questi uomini, i quali lavorano per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, devono sopportare ogni giorno a causa dell’inammissibile mancanza di fondi destinati al servizio d’ordine nel nostro Paese. Mi chiedo – conclude Soldà – quali obiettivi potremo finalmente raggiungere se il Governo collocasse al posto giusto i soldi sborsati da tutti gli italiani”.

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Detenzione armi da parte cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

In attuazione della delega contenuta nella Legge 7 agosto 2009, n. 88, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee”, il Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2010 ha approvato il D.Lgs di recepimento della direttiva 2008/51 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. Il decreto mira a conciliare le esigenze della libera circolazione delle armi sul mercato interno con quelle di protezione della sicurezza pubblica e della pubblica incolumità, in coerenza con i principi ispiratori della normativa comunitaria. Per esercitare l’attività di intermediario nel settore delle armi è richiesta un’apposita licenza rilasciata dal Prefetto, valida per tre anni. Ogni operatore autorizzato deve comunicare ogni anno all’autorità che ha rilasciato la licenza un resoconto dettagliato delle singole operazioni effettuate. La mancata comunicazione può comportare, in caso di prima violazione, la sospensione e, in caso di recidiva, la revoca della licenza. L’armaiolo è obbligato a tenere un registro delle operazioni giornaliere, nel quale devono essere indicate le generalità delle persone con cui le operazioni stesse sono compiute, che deve essere esibito a richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza e conservato per un periodo di 50 anni. Gli armaioli devono comunicare mensilmente all’ufficio di polizia competente per territorio le generalità dei privati che hanno acquistato o venduto loro le armi, la specie e la quantità delle armi vendute o acquistate e gli estremi dei titoli abilitativi all’acquisto esibiti dagli interessati. Dall’applicazione del presente decreto, le cui disposizioni entrano in vigore il 1 luglio 2011, non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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Roma: sciopero personale giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

RdB-USB P.I. Giustizia ha proclamato 3 mesi di sciopero degli straordinari del personale amministrativo al Tribunale di Roma. L’astensione partirà dal prossimo 4 ottobre e si protrarrà fino al 31 dicembre 2010.  Lo sciopero viene indetto a fronte degli insostenibili carichi di lavoro che gravano sui dipendenti del più grande Tribunale d’Europa, nel quale, soprattutto per garantire il servizio di assistenza alle udienze penali, lo straordinario è divenuto soluzione sistematica per supplire alla progressiva riduzione della pianta organica dovuta al blocco delle assunzioni e del turnover. Oltretutto, vista l’esiguità dei fondi stanziati dall’Amministrazione Centrale, il pagamento dello straordinario viene erogato con circa un anno di ritardo rispetto allo svolgimento della prestazione. RdB-USB P.I. Giustizia denuncia la totale inerzia delle istituzioni competenti in merito ad una criticità già evidenziata dall’analoga azione di sciopero dello straordinario al Tribunale Ordinario di Roma, effettuata dal 5 al 23 luglio scorso. Inoltre il nuovo Contratto Integrativo del Ministero della Giustizia non solo non ha trovato soluzione a questi problemi, ma li ha di fatto aggravati, generando un caos di competenze che ha portato ulteriori disagi ai cittadini. Con lo sciopero dalle prestazioni straordinarie RdB-USB P.I. Giustizia intende ottenere: il potenziamento della pianta organica del Tribunale di Roma; il rispetto dell’orario di lavoro ordinario, stabilito contrattualmente in 36 ore settimanali; la certezza e la tempestività nel pagamento delle eventuali prestazioni straordinarie. L’agitazione verrà attuata nel rispetto di quanto previsto dalla normativa sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Verranno comunque garantiti tutti i provvedimenti restrittivi della libertà personale, cautelari ed urgenti, nonché i processi penali con imputati in stato di detenzione.

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Manconi: sul Ddl Alfano le bizzarre parole di Maroni

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2010

Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto: “In una intervista, il ministro dell’Interno Roberto Maroni dice, in materia di immigrazione e di carcere, cose bizzarre e molto, ma molto approssimative. Afferma, ad esempio, di aver votato in Consiglio dei Ministri in favore del Ddl Alfano, un po’ perché  distratto e, poi, perché “sul principio della riabilitazione del condannato siamo tutti d’accordo”.  Riabilitazione che, palesemente, col Ddl Alfano, nulla ha a che fare. Afferma, quindi, che con le misure previste da quel Ddl alle attuali 3500 persone in detenzione domiciliare se ne aggiungerebbero 10500 per un totale di 14000. Un Ministro di polizia dovrebbe pur sapere che nel non lontanissimo 2005, durante il Governo Berlusconi i condannati che scontavano la pena in misure alternative al carcere erano poco meno di 50mila. E dovrebbe anche sapere che la detenzione domiciliare è né più né meno che detenzione: una modalità di esecuzione della pena estremamente efficace sotto il profilo della sicurezza collettiva. Un solo dato: nel corso dell’anno 2009 la recidiva a opera di quanti si trovavano in misure alternative è stata dello 0,35%. Ovvero meno di quattro persone su mille hanno commesso nuovi reati.”

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Manconi: il Pd approvi il ddl Alfano sul carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, già sottosegretario alla Giustizia: “Il responsabile del dipartimento Giustizia del Partito democratico, Andrea Orlando, ha cominciato a elaborare un progetto in cinque punti per la riforma del sistema della Giustizia. Si tratta ancora di una bozza, ma che va nella giusta direzione. Mi auguro, pertanto che un partito di centro-sinistra, come quello democratico, ispirato a una concezione garantista dello stato di diritto, sappia fare proprie quelle proposte e incalzare su questo terreno un partito come il Pdl, titolare – pur con molte eccezioni – di un’idea  autoritaria e classista dell’amministrazione della giustizia. Il Pd ora ha una grande opportunità: il disegno di legge del ministro della Giustizia Angelino Alfano sulla messa in prova e sulla detenzione domiciliare per il residuo pena di un anno. Quel ddl ha molti limiti e una incerta copertura finanziaria. Ma è emendabile e migliorabile. E, soprattutto, è una opportunità preziosa che sarebbe sciagurato e irresponsabile  lasciar cadere. Già i giustizialisti di destra e di sinistra (che, a ben vedere, risultano comunque patentemente di destra) gridano allo scandalo, evocando un “minindulto”. Ignorano, evidentemente, che l’indulto del 2006, pur con molti limiti, ha evidenziato tra i beneficiari una recidiva pari a un terzo della recidiva registrata tra coloro che scontano interamente la pena in cella. In ogni caso , il disegno di legge del ministro Alfano non è in alcun modo un “minindulto” e non ha nulla a che vedere con un provvedimento di clemenza. È solo ed esclusivamente una misura, certo perfettibile, che risponde a criteri di razionalità e di intelligenza politico-istituzionale. Solo un omonimo inconsapevole può aver pronunciato il commento attribuito ad Antonio Di Pietro: “I domiciliari sono la sconfitta dello Stato che dice, vabbuò, ti levo un anno”. No, non può essere stato il leader dell’Italia dei Valori a dire una simile corbelleria (qualche esame di diritto, magari al Cepu, deve averlo pur sostenuto).”

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Mostra José Ortega

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2009

ortegaChieti 24 giugno ore 11.00 Via C. de Lollis, 10, Museo d’Arte Costantino Barbella   Realismo e identità mediterranea a cura di Gianfranco Bruno e Alfredo Paglione  E’ la più ampia antologica mai realizzata fino ad oggi sull’illustre artista spagnolo. In mostra  113 opere provenienti da musei e collezioni private abruzzesi per rendere omaggio a José Ortega profondo conoscitore delle atmosfere mediterranee.  Un’occasione straordinaria per ammirare per la prima volta in Italia le dieci xilografie del ciclo El Terror, meditate e realizzate da Ortega all’inizio degli anni Cinquanta durante la sua detenzione nelle carceri spagnole a seguito di una condanna a dieci anni per attività contro il regime franchista. Con questa esposizione la Provincia di Chieti e il Comune salutano le 23 nazioni partecipanti ai Giochi del Mediterraneo che si terranno in Abruzzo a partire dal prossimo 26 giugno. Saranno presenti: Bianca De Luca, Direttrice del Museo d’arte Costantino Barbella Gianfranco Bruno, Curatore della mostra Alfredo Paglione, Curatore della mostra Elsa Betti, Curatrice degli apparati bio-bibliografici (ortega)

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A Genova una casa per gli ex carcerati

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

“Un plauso al comune di Genova  che è riuscito a comprendere le esigenze sollevate dalla Veneranda Compagnia di Misericordia.” Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti Maurizio Ferraioli si riferisce all’iniziativa di aprire nel centro storico della città una comunità alloggio per ex detenuti o detenuti in permesso premio. Iniziativa resa possibile dalla collaborazione tra l’associazione che si occupa dell’assistenza ai carcerati, agli ex carcerati che faticano a reinserirsi nella società e alle loro famiglie, e il comune di Genova che ha concesso, dietro pagamento di un canone simbolico, un locale adatto alla realizzazione del progetto. “Spesso – commenta Ferraioli – la funzione di recupero che il carcere dovrebbe svolgere è vanificata proprio dalla difficoltà per gli ex detenuti di trovare un posto di lavoro e un alloggio temporaneo. Le istituzioni dovrebbero collaborare affinché lo stato di bisogno non induca a ricominciare un percorso vizioso. Dal momento che questa collaborazione è spesso molto carente  riteniamo preziose tutte le iniziative come quella posta in essere dalla Veneranda Compagnia di Misericordia che si pone come strumento civico per contribuire a risolvere un problema poco considerato dalle istituzioni.”

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Nuove Br. domiciliari a Cinzia Banelli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

Il COISP: “Va bene la collaborazione, ma non può andar giù che una condannata per due omicidi torni a casa dopo due soli anni di carcere”. “Non si vuole certo criticare il sistema delle collaborazioni con la Giustizia, ma un vero ravvedimento e una volontà piena di rendere il proprio debito con lo Stato e con i cittadini non può costare un prezzo che viene avvertito come una profonda ingiustizia”. E’ questo il commento a caldo di Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, alla notizia della concessione degli arresti domiciliari a Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Brigate rosse, che per decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma potrà lasciare il carcere di Sollicciano a Firenze, dove è detenuta dal dicembre 2006. La ex «compagna So» è stata condannata a 12 anni di reclusione per l’omicidio di Massimo D’Antona (ucciso in via Salaria a Roma il 20 maggio 1999) e a 10 anni e 5 mesi per quello di Marco Biagi, ucciso a Bologna il 19 marzo 2002. Ora le sarà assegnata una nuova identità, le sarà riconosciuto un sussidio e sarà trasferita in una località segreta insieme al figlio di 5 anni e al marito, dal momento che “è stata riconosciuta dal Tribunale di Sorveglianza di Roma la bontà e la serietà del suo percorso collaborativo” ha spiegato l’avvocato Grazia Volo.  “La crudeltà e l’abominio di cui la Banelli è stata riconosciuta colpevole non si cancellano con un colpo di spugna, e certamente neppure con poco più di due anni di carcere –  conclude Maccari -. Il vero ravvedimento non può sottostare alla condizione di ottenere in cambio dei benefici. Possiamo solo immaginare lo sconforto che ora attanaglierà il cuore delle famiglie di chi è morto per mano della barbarie travestita da ideologia politica, che altro non è se non ignobile violenza perpetrata ai danni di uomini miti e di cultura come Biagi e D’Antona”.

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