Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘di maio’

La vittoria di Salvini è un capolavoro politico di Di Maio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

“Ci saremo alle prossime elezioni regionali e, in caso di voto anticipato, anche alle Politiche. Questo risultato delle Europee era ampiamente previsto, con il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e M5S. Tutto questo è frutto anche del capolavoro politico, si fa per dire, di Luigi Di Maio che ha fatto diventare Salvini agli occhi degli italiani un leader politico e fatto perdere consensi a M5S” A dirlo è il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel corso di Rebus, l’approfondimento politico settimanale condotto dal direttore editoriale del VG21 Gianni Ambrosino, in onda stasera alle 19,50 e alle 23,30 circa.“Adesso abbiamo una avanzata forte delle destre in Italia. – continua il sindaco – Noi invece continuiamo a lavorare ad una coalizione civica ampia, larga, innovativa che va dalla destra moderata alla sinistra, coinvolgendo il mondo delle professioni e l’associazionismo. Tra giugno e luglio avvieremo consultazioni anche con Pd e con M5S. Noi potremmo essere l’alternativa ed è chiaro che il nostro primo interlocutore è M5S. Vediamo cosa emerge e poi da settembre tireremo le somme. Estate: abbiamo approvato il rendiconto di bilancio e ora utilizzeremo una serie di fondi per opere pubbliche. Siamo alla vigilia di una estate piena di importanti avvenimenti per Napoli con la visita del Santo Padre, le Universiadi, ma anche iniziative culturali e sociali. Per quanto riguarda la raccolta rifiuti l’abbiamo potenziata e facciamo appello ai napoletani affinché rispettino orari di depositi dei rifiuti per avere una città sempre più bella e decorosa” (fonte: vg21 Canale 21)

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Vuoi vedere che la piattaforma chiederà a Di Maio di non dimettersi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

“La grave crisi che sta travolgendo il M5S coinvolge tutti, non è solo ‘cosa loro’… Il fatto che Di Maio interpelli l’oracolo Rousseau invece di prendere atto del più democratico giudizio del popolo italiano che gli ha sottratto ben 6 milioni di voti in un anno, svela in anticipo l’esito della consultazione digitale: vuoi vedere che la piattaforma chiederà a Di Maio di non dimettersi? La casta degli iscritti Rousseau conta più del popolo italiano, alla faccia della democrazia e della Costituzione”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Ddl Bilancio: Scholz vede Tria e Di Maio

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

(Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Roma. ‘La Commissione europea sta compiendola sua missione, sta facendo quello che e’ previsto. E’ giusto e suscita un dibattito costruttivo. Questo e’ positivo’. E’ il messaggio, riferisce un portavoce del Ministero delle finanze della Germania contattato da Radiocor, che il vicecancelliere e ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha espresso, parlando della Legge di bilancio italiana, nel corso degli incontri che ha avuto oggi a Roma con i suoi omologhi italiani: il ministro dell’Economia, Giovanni Tria e il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. Nel corso degli incontri, riferisce il portavoce del Ministero, sono stati affrontati diversi temi bilaterali. Inoltre, ‘in vista dell’Ecofin della settimana prossima il vicecancelliere
Scholz ha ribadito l’importanza della riforma delle istituzioni europee, che devono essere forti e attrezzate’ per affrontare un’eventuale prossima crisi.

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La manovra economica Di Maio – Salvini dentro la gabbia dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Con le dichiarazioni di Dombrovskis e Moscovici, che hanno bocciato la manovra economica e chiesto al governo italiano di scriverne una nuova, è arrivata la posizione ufficiale della Commissione europea sul DEF del governo Conte. Il testo che uscirà dalla trattativa che ora si avvia tra il governo italiano e la Commissione potrebbe risultare molto diverso da quello varato nei giorni scorsi.Che la Nota di Aggiornamento al DEF del governo Conte costituisca una novità rispetto alle manovre degli ultimi anni lo hanno già detto e scritto in tanti. La filosofia che guida il documento è quella di utilizzare il debito pubblico per rilanciare la domanda interna ed anche i consumi, contravvenendo ad una delle regole base dell’UE sulla riduzione del debito ed il contenimento della spesa. Ma questa posizione non può essere sbandierata ai quattro venti e poi sempre più ridimensionata nel corso delle trattative. Già, rispetto alla prima stesura annunciata alla stampa, il rapporto debito/PIL al 2,4% è stato limitato al solo 2019, con significative riduzioni per i due anni successivi, mentre in un primo tempo si era dichiarato di voler mantenere quella percentuale per tutto il triennio. E questo concretamente significa minori investimenti pubblici per miliardi di euro ed un forte indebolimento di tutta la manovra. Ora, le prime dichiarazioni del governo dopo la risposta ufficiale della UE, lasciano intendere la disponibilità a rivedere ulteriormente al ribasso la manovra, magari mettendo mano alle misure più attese dai settori popolari, ossia il rialzo delle pensioni al minimo e l’introduzione del reddito di cittadinanza.In tutti questi anni a governare la politica economica del nostro paese è stata una sorta di pilota automatico, sia che fosse al governo Berlusconi o il Pd oppure tecnici come Monti. Ora il governo gialloverde manifesta la volontà di interrompere questa abitudine mortificante ma il rischio evidente è che tutto si risolva in frasi roboanti e apparenti braccia di ferro, e che la manovra alla fine risulti più la sintesi di promesse mancate che l’inizio di una nuova fase.Del resto i condizionamenti della Commissione europea sono già ben presenti nella attuale stesura del DEF. Pur avendo introdotto margini di flessibilità nella gestione del debito ben più ampi di quelli concessi dalle regole europee, il governo Conte ha comunque previsto interventi limitati sia sul fronte delle pensioni che sul tema del reddito. Certo, finalmente si registra uno stop al periodico innalzamento dell’età pensionabile, ma l’intervento previsto con quota 100 andrà a favore di una platea limitata. Per il reddito è innegabile che i 10 miliardi annunciati sono superiori di cinque volte a quelli stanziati per il REI dal governo precedente, ma è altrettanto evidente che le persone che beneficeranno della misura non saranno i 6 milioni e mezzo annunciati, ma solo poco più di un milione.La manovra peraltro non risente solo dei vincoli europei, ma anche delle contraddizioni tra le forze al governo. Il sostegno ai settori sociali più in difficoltà viene subordinato ad obblighi e condizioni che trasformano la disoccupazione in una colpa e la manovra economica viene accostata ad altre disposizioni (vedi il Decreto Salvini) finalizzate ad una regolazione autoritaria della società. La stessa enfasi adottata nel tornare a dare centralità all’amministrazione pubblica non è utilizzata per rimettere al centro i diritti sociali ma come strumento di disciplinamento della società. La nuova centralità riconosciuta ai Centri per l’Impiego, per esempio, non serve a contenere l’influenza del mercato nelle modalità di assunzione ma a controllare il disoccupato che percepisce il sussidio.
E poi c’è il capitolo del fisco. Da una parte c’è un po’ di ossigeno per chi muore di debiti, ma sul piatto dall’altra parte compare l’ennesimo condono. E soprattutto è stata fugata ogni preoccupazione sulla possibile introduzione di una patrimoniale sui redditi da capitale e sui grandi patrimoni, mentre all’orizzonte resta lo spettro della flat tax che rappresenterebbe un ulteriore attacco al sistema di tassazione progressiva.La manovra del popolo l’hanno soprannominata i leader del governo e così la sbandierano contro le ingiunzioni dei tecnocrati UE. Ma una manovra del popolo richiederebbe ben altro, a cominciare da un vero piano di rinazionalizzazione delle aziende strategiche, come abbiamo rivendicato in tanti sabato 20 nella bella manifestazione di Roma. Servirebbe una scelta chiara a sostenere le ragioni di chi in questi anni ha subito gli effetti delle politiche di austerity imposte dall’UE e non una manovra contraddittoria e la disponibilità di rivederla al ribasso. E una manovra per il popolo rispettando i vincoli dei Trattati europei e rimanendo dentro l’euro è semplicemente impossibile.Lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi non è brillante. Il governo continuerà a sbandierare la sua opposizione ai vincoli UE ma avrà il coraggio di sfidare I diktat dell’Unione Europea?Le opposizioni di sua maestà, vedi Cgil, Cisl e Uil, che non hanno mai messo in discussione l’adesione all’UE, balbetteranno piattaforme in aperta contraddizione con quello che hanno sostenuto per anni e anni sotto i governi precedenti. Mentre le opposizioni parlamentari di Pd e Forza Italia continueranno a fare il tifo per il rialzo dello spread. In questo contesto, l’unico modo per ristabilire la verità è quello di misurarsi con i dati concreti e chiamare questo governo a fare i conti con le aspettative suscitate. Il cambiamento non può essere solo evocato per guadagnare consensi, deve produrre effetti concreti e perché questo avvenga servono scelte ben più coraggiose di quelle promosse dal duo Salvini-Di Maio.

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La ricetta Di Maio su Alitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

(Fonte: Sole 24 Ore del 12 ottobre edizione cartacea) “Una Newco con Ferrovie dello Stato, un partner tecnico strategico, la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e del ministero dell’Economia con una quota del 15%. Questo il progetto a cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio per il rilancio di Alitalia, che sarà spiegato oggi all’incontro con i sindacati della compagnia di bandiera. Le linee guida del progetto sono anticipate dal Sole 24 Ore”. “Arriveremo alla scadenza del 31 ottobre – spiega il ministro Di Maio nell’intervista al quotidiano diretto da Fabio Tamburini – con una manifestazione di interessi con offerta vincolante per Alitalia”. Nessuna proroga è prevista, aggiunge Di Maio, per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Governo e che dovrebbe essere restituito da Alitalia entro il prossimo 10 dicembre. Importante il tema del prestito, perché “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. La nuova società, secondo il progetto del ministro Di Maio, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento”.

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Def: Brunetta, non c’è più tempo da perdere, riforme e rigore

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Mentre i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini e Luigi di Maio, sono ancora impegnati nella loro personale guerra di posizione, nella difficile fase post-elettorale che porterà alla formazione di un nuovo Governo, il semestre europeo di bilancio va avanti imperterrito per la sua strada, senza aspettare l’evolversi del quadro politico italiano. Le istituzioni europee e i mercati finanziari possono forse pazientare un altro po’, ma non sono certamente disposti ad accettare che lo stallo istituzionale nel quale l’Italia è entrata si protragga ancora a lungo. I principali gestori di fondi internazionali hanno già lasciato capire da tempo che c’è un rischio svendita dei nostri titoli di Stato. Forse non adesso, più probabilmente il prossimo autunno, quando la Banca Centrale Europea cesserà definitivamente di acquistare i nostri titoli di Stato.Mentre il Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella è in procinto di iniziare il secondo giro di colloqui con i leader dei partiti, a causa dell’assenza di un governo pienamente legittimato e di un ministro dell’Economia dotato di pieni poteri, il Documento di Economia e Finanza non è stato ancora presentato alle Camere e i parlamentari che saranno tenuti ad esaminarlo non sanno ancora qual è il suo contenuto, dato che l’attuale ministro senza poteri Pier Carlo Padoan non ha fatto trapelare nulla sul quadro macroeconomico e sui saldi di bilancio che il suo ministero sta predisponendo.E’ forse opportuno ricordare che il DEF deve essere presentato alla Commissione Europea entro il 30 aprile, dopo un obbligatorio passaggio parlamentare. Anche se Bruxellles ha già dichiarato di voler concederci qualche giorno di tempo in più, i giorni a disposizione per poter scrivere il quadro programmatico del documento, farlo esaminare dalla Commissione istituita ad hoc e assoggettarlo alle risoluzioni che verranno presentate dai partiti, sono ormai molto pochi.Presentare alla Commissione un DEF senza quadro programmatico, contenente il preciso impegno scritto di voler disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA per il 2019, è una ipotesi da scongiurare in ogni modo. Vorrebbe dire lasciare totalmente nelle mani dell’Europa il destino dei nostri conti pubblici, soprattutto considerando che la Commissione ha sempre lasciato intendere di essere favorevole ad un inasprimento della tassazione indiretta, in quanto la giudica meno distorsiva di altre.C’è anche un altro rischio da tenere presente. Gli ultimi dati sulla produzione industriale italiana sono stati negativi per il secondo mese di fila e diversi indicatori macro sull’andamento dell’economia europea lasciano intuire che il picco di crescita potrebbe essere stato superato nell’eurozona, Germania compresa. Complice il deteriorato quadro politico internazionale, con la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Medio Oriente, e l’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il secondo semestre dell’anno potrebbe, quindi, riservare sorprese negative per la nostra economia e per i nostri conti pubblici. Scrivere il quadro programmatico a settembre, quindi, potrebbe essere molto rischioso.L’unico modo per scongiurare tutti questi rischi è avere un Governo in breve tempo. Un governo di tutti, per le famiglie e per le imprese. Un Governo che prosegua la strategia della crescita senza tralasciare il percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici, che rispetti i parametri europei su deficit e debito. Se la Germania ha potuto permettersi 6 mesi di stallo prima di vedere la nascita di un nuovo esecutivo, l’Italia non lo può fare in alcun modo. La nostra situazione economica e finanziaria non ce lo permette. Non è tanto per il gusto di obbedire ciecamente alle regole europee che abbiamo l’obbligo di essere virtuosi, quanto perché conviene presentarci alle istituzioni europee e ai mercati finanziari con i conti in ordine, con una spending review fatta, con un serio piano di attacco al debito fatto, con la revisione del sistema fiscale fatta. Per questo ci auguriamo che l’ormai imminente giro di consultazioni del presidente Mattarella possa finalmente rompere l’impasse politica e permetta ad un governo a trazione centrodestra di poter da subito riprendere in mano il controllo della nostra economia”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Salvini o Di Maio: E’ questo il problema?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

All’indomani del voto del 4 marzo scorso non si è fatto altro che parlare sulla carta stampata e online sul chi avrebbe potuto ascendere a Palazzo Chigi per la presidenza del consiglio. E’ stato un tambureggiare continuo di argomentazioni in pro e contro tali candidature e del come avrebbero potuto elidersi a vicenda in favore di un altro nome. In questo caso molti sguardi si sono rivolti al colle coinvolgendo il ruolo del capo dello Stato se non altro perché si tratta della figura costituzionalmente indicata per faccende di questo genere. Ma il presidente Mattarella non si è lasciato coinvolgere in questa specie di risico che avrebbe potuto fargli perdere il suo compito di giudice imparziale e quindi tace. Ci tocca attendere qualche giorno ancora per capire se si tratterà di una fumata nera o bianca o persino grigia.
Di là della necessaria dialettica politica non dimentichiamo che il paese attende non un governo qualsiasi, non un nome ma un programma, delle decisioni da assumere in campo nazionale e comunitario per rendersi interpreti di un disagio della maggioranza della popolazione e delle sue varie componenti e status sociale.
Non dimentichiamo che è un paese lacerato ed emotivamente instabile che è tentato da una parte di chiudersi a riccio nel suo piccolo mondo familiare per cercare di evitare il peggio serrando le file e chiudendo la porta di casa a doppia mandata e dall’altra di proiettarsi nell’agone politico, nel volontariato, nel sociale per cercare una via di sbocco accettabile e possibilmente condivisibile con il vicino di casa.
E con questo andazzo si matura il problema esistenziale degli italiani e ci riconduce ai primi attori Salvini e Di Maio perché ad essi è riservato un compito, che forse non ne sono del tutto consapevoli, nell’imprimere una svolta decisiva per la tenuta dello stesso sistema paese. Per farlo s’impone loro una valutazione forse dolorosa e anche cinica nel sancire la fine di un modo di governare che ha fatto il suo tempo e che si ritrova solo con una manciata di nostalgici. Quel sistema, per intenderci, che conosceva figure del taglio di Prodi, Berlusconi, D’Alema, ecc. Oggi per loro non è riservata la rottamazione ma la sommessa preghiera di mettersi da parte nell’interesse generale del Paese. Non è una questione anagrafica. E’ che non riescono a reggere il passo con i nostri tempi continuando ad interpretare un ruolo della politica rivolto all’inciucio. Forse i loro eredi continuano a non reggere del tutto il passo con gli attuali standard esistenziali ma dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo e augurarci che sappiano reggere l’impatto con il diverso che si sta maturando intorno e dentro di noi. (Riccardo Alfonso)

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Diversamente politici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Scriveva Rosario Amico Roxas: “Non basta il voto degli elettori per fare di persone dotate di buona volontà anche dei buoni politici. La loro vocazione di servire la democrazia si scontra frontalmente con l’imposizione del capo che non tratta, non discute, non collabora, e non permette che si possa trattare, discutere, collaborare. Una filippica che Rosario aveva, nel 2013, rivolta ai grillini e che oggi “stranamente a dirsi” si può rivolgere al PD.
E’ a mio avviso un argomentare interessante e condivisibile se non vi fosse un ma. Ebbi già modo nel 2013 di parlare del Movimento Cinque stelle e vi intravidi la possibilità che potesse funzionare da grimaldello per aprire la porta e farvi entrare aria nuova. Aggiunsi, tuttavia, che per essere completo il successo il movimento avrebbe dovuto ottenere almeno il 36% dei consensi. Non è stato così allora è non lo è oggi con il suo 32%. Me ne rammarico perché lo schiaffo ricevuto dai partiti non è stato da KO e ora cercano di correre ai ripari adottando i soliti sistemi di corruzione, di seduzione, di disinformazione. Per quanto si possa dire male di Di Maio egli è stato il solo capace di renderci consapevoli di quello che siamo e che potremmo non essere se solo lo volessimo. Qui parliamo di un terzo, o più, degli italiani che ha votato la coalizione ispirata e voluta da Berlusconi completamente dimentichi di ciò che è stato e continua a essere e dei danni che ha provocato con i suoi Governi. Qui parliamo di un altro quarto degli italiani, o giù di lì, che ha votato il Pd dimentico che è stato il partito responsabile dell’ascesa di Berlusconi, di averlo favorito non affrontando la legge sul conflitto d’interessi e sui tanti processi che se non hanno avuto la loro naturale conclusione lo si deve alle diverse leggi ad personam che gli hanno permesso di stravolgere il sistema giudiziario italiano. Non dimentichiamo, inoltre, che il PD durante tutta la recente campagna elettorale, come lo è stato nel 2013, ha mostrato poca propensione ad “aggredire” l’area del centro-destra. Questa volta, al gioco a due tra il politico buono (leggasi Berlusconi) e il politico castigamatti Salvini la risposta è stata sterile e poco convinta. Si percepiva quasi la voglia di favorire Berlusconi e di portarlo a governare di nuovo il paese come se nulla fosse e in subordine alla riesumazione del patto del Nazareno. E ora ci meravigliamo che almeno una parte degli italiani abbia avuto la consapevolezza che esisteva ed esiste una sola forza capace di spezzare questi inciuci e d’offrire agli italiani un’alternativa scompaginando gli orditi di palazzo oltre alla speranza di un ravvedimento di Salvini e dei leghisti? Per quanto possa sembrare surreale a taluni il successo, sia pure non assoluto dei grillini, esso è diventato la sola e unica speranza degli italiani, di quelli, per intenderci, come Rosario, che credono nei valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Vi è forse un’alternativa diversa? Non credo sic stantibus rebus. (Riccardo Alfonso)

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Il M5S e il suo “male oscuro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

luigi di maioNon trascorre giorno che i media non provino “piacere” a raccontare la cosiddetta debacle del movimento e a volerci dimostrare che quel 25% preso alle politiche dello scorso febbraio è stato un exploit difficilmente ripetibile e già lo danno intorno al 18-22% per le prossime scadenze elettorali.
La verità è ben altra. Il vero successo-insuccesso del Movimento lo dobbiamo proprio a quel 25%. Poco è stato per un reale cambiamento del Paese tanto per non trovarsi sotto il fuoco di fila dei denigratori interni ed esterni. Già in tempi non sospetti di “plageria” sostenni che il M5S avrebbe avuto il suo momento magico se gli italiani avessero capito che la parabola berlusconiana doveva concludersi e che la vera rivoluzione sarebbe venuta proprio dal web e dalle piazze di Grillo ma a condizione che avesse raggiunto il 35-40% dei consensi.
Non tutti, ovviamente, gli italiani hanno capito e ci ritroviamo di nuovo con il revival berlusconiano, con le ambiguità del Pd e gli “inciuci” istituzionali d’alto bordo.
Ora uno sbocco è possibile se i due gruppi parlamentari del movimento saranno capaci di “fare, saper fare e far sapere” attraverso i vari canali della comunicazione. Sino a oggi è apparso nell’immaginario collettivo solo un semplice desiderio d’esprimersi ignorando l’importanza d’informare, di far parlare i fatti oltre gli annunci. In pratica sono state sottovalutate le regole della comunicazione a tutto campo. Manca una competenza che non può essere bypassata dall’urgenza attraverso le sole picconate di Grillo e i colpi di spillo di Di Maio. Se vuole riprendere l’iniziativa il movimento deve riprendersi gli spazi che aveva e aprirsi ad altri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Misuriamoci sui valori

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 ottobre 2017

gentiloniOggi è solo una questione di leadership? Dovremmo sfogliare la margherita tra D’Alema e Renzi o Paolo Gentiloni e Di Maio o ancora Enrico Letta o Berlusconi? oppure continuare a fare nomi dalla Meloni a Salvini? E’ questa la vera ragione del contendere? E i contenuti dove li mettiamo? Ma a molti non manca la percezione che si possa trattare di un’armata Brancaleone, pronta a sfaldarsi alla prima raffica di vento. Diverso sarebbe il discorso se i vari personaggi citati o altri dell’ultima ora prima di incrociare i guantoni sul ring mostrassero al popolo degli elettori un programma e su quello costruire la figura di un uomo o di una donna capaci di non menarci come sempre il can per l’aia. Per il programma dovremmo renderci fautori di un nuovo concept della società per essere certi che i valori fondanti possano essere garantiti a “prescindere”. Ma quali possono essere questi valori? E’ presto detto. Noi abbiamo reso sacro il diritto alla vita e noi aggiungiamo un’altra sacralità: il diritto a vivere. E come si può se noi non assicuriamo a tutti i nuovi venuti il diritto all’assistenza, ad alimentarsi, allo studio, al lavoro e ad avere un tetto sotto di cui ripararsi? Le altre cose possono essere degli optional, bene se vi sono ma non necessariamente. E’ questo l’impegno “sacro e irrinunciabile” che le generazioni esistenti devono garantire ai nuovi venuti indipendentemente da chi ha dato loro i natali e in quale regione del mondo si trovino. Se è questo il biglietto d’ingresso alla vita per vivere dignitosamente la limitazione delle nascite è subordinata alla nostra capacità di assicurare il poi al nascituro. E le risorse? Incominciamo a chiederci quanto si spende nel mondo nel guerreggiare, nell’esercitare la violenza, nel commercio delle droghe e nell’impegno spesso vano di contrastarne il commercio, nel permettere che il 20% della popolazione mondiale possa beneficiare dell’80% delle risorse esistenti mentre il restante 80% deve accontentarsi dei resti e gli effetti si vedono senza andare molto lontani dalle nostre città con le bidonville, i quartieri degradati, la povertà diffusa nella quale non vi è diritto d’accesso all’assistenza, alla casa, ad alimentarsi, ad avere un lavoro ecc. E questo dovrebbe essere un messaggio vincente sia per l’idea di una nuova evangelizzazione degli spiriti così come dovrebbe esserlo per la materia, tra il confessionale e il laico. (Riccardo Alfonso)

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Referendum: Intervento di Luigi Di Maio a Rete 4

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

dimaio“Io stasera le ho portato la scheda elettorale del Senato della Repubblica con cui abbiamo votato nel 2013. Nel 2013 abbiamo avuto il diritto di poter barrare un simbolo e votare al Senato della Repubblica, la scheda gialla. Se dovesse passare il sì noi perderemo questo diritto, questa scheda non esisterebbe più. Questa è già una ragione per votare NO, perché perdiamo un diritto. Se poi a questo aggiungiamo che mentre noi non possiamo più votare, il Senato continua ad esistere con gente che prima non avevo immunità parlamentare e oggi se sbaglia si può salvare anche dalla galera, io credo che il NO sia scontato in questo Paese. Noi non ci possiamo permettere di dare l’immunità parlamentare ad altri politici che si salveranno dalla galera perché magari hanno speculato sulla nostra sanità.Questo è l’aereo di Renzi, quello che c’è sopra, quello che c’è sotto è l’aereo di Donald Trump, l’ottavo aereo più lussuoso al mondo. Renzi è riuscito a spendere più di Donald Trump per il suo nuovo aereo di Stato, spendendo 160 milioni. Trump se l’è pagato lui e l’ha pagato di meno, con l’ottavo aereo più lussuoso al mondo. E ci vengono a dire che devono stravolgere la Costituzione per farci risparmiare 50 milioni di euro? Ma se ne hanno spesi 160 solo per un aereo di Stato!Allora per concludere, visto che a Renzi piacciono le slide, io stasera le ho portato questa. Questa è la nostra legge che dimezza lo stipendio ai parlamentari della Repubblica: ci vogliono due ore di lavoro alla Camera per approvarla e due ore di lavoro al Senato, non due anni e un referendum che ci costano quasi 350 milioni di euro. Inizi il martedì, la domenica è già legge e ti fa risparmiare 90 milioni di euro, facendo guadagnare 3000 euro netti al mese a tutti i parlamentari invece di 10.000 lordi. E siccome lei è toscano, la invito a Firenze lunedì dove noi senza aspettare una legge – i parlamentari del Movimento 5 Stelle, i consiglieri regionali, i sindaci, si tagliano già lo stipendio- abbiamo restituito al popolo italiano 80 milioni di euro di stipendio e rimborsi tagliati, senza fare una legge, perché se la politica veramente vuole tagliare gli stipendi non deve fare una legge, deve fare un bonifico ogni mese e rinuncia a un po’ di soldi che prende sui propri conti correnti.

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