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Diabete: Presentati i risultati completi di uno studio di farmacocinetica e farmacodinamica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

diabete testSanofi ha presentato, al 16° meeting annuale della Diabetes Technology Society a Bethesda (Maryland, Stati Uniti), i risultati completi di uno studio di farmacocinetica/farmacodinamica (PK/PD) con Toujeo® (insulina glargine 300 U/ml) e insulina degludec 100 U/mL (Deg-100).
Nei pazienti con diabete di tipo 1, il profilo farmacocinetico/farmacodinamico di Toujeo®, somministrato a un dosaggio terapeuticamente rilevante (0,4 U/kg/giorno, la dose media utilizzata nella pratica clinica in tutto il mondo),2 è risultato essere più piatto e più uniformemente distribuito nelle 24 ore rispetto al profilo di insulina degludec con cui è stato confrontato. La fluttuazione dell’attività metabolica nell’arco della giornata di Toujeo® è stata inferiore del 20% (p=0,047) rispetto a quella di insulina degludec.Un profilo farmacocinetico/farmacodinamico complessivamente stabile e un’esposizione distribuita in modo più uniforme nelle 24 ore sono stati osservati con entrambi i dosaggi di Toujeo® studiati (0,4 e 0,6 U/kg/giorno).
“Risultati come questi evidenziano ulteriormente il profilo favorevole della nostra nuova insulina glargine per le persone con diabete, sebbene le implicazioni cliniche siano al momento oggetto di ulteriori approfondimenti,” commenta Alexander Zehnder, M.D., Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Italia. “Essendosi recentemente concluso il processo di negoziazione, questa nuova soluzione terapeutica potrà essere disponibile da gennaio 2017 anche per i diabetologi e le persone con diabete in Italia, che avranno così a disposizione un’opzione terapeutica in più per tenere cotto controllo la propria glicemia.”
Sebbene la somministrazione di insulina basale non possa replicare perfettamente la produzione fisiologica di questo ormone, l’insulina basale ‘ideale’ per la terapia del diabete dovrebbe avere profili di farmacodinamica (PD) e farmacocinetica (PK) stabili. Fluttuazioni della glicemia ridotte e meno variabili potrebbero risultare in profili più prevedibili nelle 24 ore e un minor rischio di ipoglicemia, quindi tradursi in una migliore esperienza per le persone in trattamento con insulina basale e in una maggiore aderenza alla terapia.
Disegno dello studio:Studio randomizzato in doppio cieco, 2×2, crossover, che utilizza la tecnica del clamp euglicemico in due coorti parallele di persone con diabete di tipo 1 (48 persone in totale). Lo studio ha confrontato le proprietà farmacodinamiche e farmacocinetiche di insulina glargine 300 U/mL, (Gla-300) ai dosaggi di 0,4 e 0,6 U/kg/die con gli stessi dosaggi di insulina degludec 100 U/mL (DEG-100) allo stato stazionario dopo un periodo di 8 giorni in regime di dose multipla.
Principali risultati: In termini di farmacodinamica, la fluttuazione nell’arco della giornata del tasso normalizzato di infusione di glucosio (GIR-smFL0-24) è risultato significativamente inferiore con Gla-300 rispetto a quello con Deg-100 al dosaggio 0,4 U/kg.
Allo stesso dosaggio, le relative frazioni di GIR-AUC0–24 in intervalli di 6 ore sono risultate più equamente distribuite con Gla-300 rispetto a quelle con Deg-100. GIR-smFL0-24 e le frazioni di GIR-AUC0–24 in intervalli di 6 ore sono risultate simili tra le insuline al dosaggio sovraterapeutico di 0,6 U/kg. A entrambi i dosaggi, GIR-AUC0-24 e GIRmax sono risultati più bassi per Gla-300 rispetto a Deg-100, mentre il T50%-GIR-AUC0-24 e la durata del controllo glicemico erano simili per ciascuna insulina.In termini di farmacocinetica, entrambi i dosaggi di Gla-300 hanno mostrato l’aumento di insulina fino a 16 ore dopo la somministrazione, seguito da una successiva lenta riduzione.Per Deg-100, a entrambi i livelli di dosaggio, l’insulina è aumentata dal momento dell’iniezione fino a circa 10 ore dopo la somministrazione, con conseguente lenta diminuzione. L’esposizione a entrambe le insuline era misurabile fino alla fine del clamp (30 ore). A entrambi i dosaggi, le frazioni di INS-AUC0-24 in intervalli di 6 ore sono più equamente distribuite con Gla-300 rispetto a Deg-100.

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14 novembre: Giornata mondiale del diabete 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

diabete_21-300x224E’ passato un anno dall’ultima Giornata Mondiale del Diabete, insieme ai tanti buoni propositi e alle dichiarazioni di intento di fare qualcosa per questa che sembra un’epidemia inarrestabile, col suo carico di malattia e di mortalità. Ma i ‘numeri’ del diabete non accennano a diminuire, come ribadiscono anche gli ultimi dati epidemiologici. L’International Diabetes Federation (IDF) stima che nel mondo vivano al momento 415 milioni di soggetti affetti da diabete, che potrebbero arrivare a 642 milioni nel 2040 con gli attuali trend di crescita. Il Global Burden of Disease 2015 Study ha recentemente pubblicato l’analisi della cause di mortalità relativa a 249 malattie in 195 Paesi incluso l’Italia: il diabete causa nel mondo oltre 1.5 milioni di morti con un incremento del 32% nell’ultimo decennio (2002-2015).Tema della giornata 2016 è ‘Eye on Diabetes’, che ha il doppio significato di non perdere di vista questa patologia così devastante nei numeri e nelle conseguenze, ma anche di non trascurare una delle principali complicanze del diabete, la retinopatia, che può arrivare a far perdere la vista. “La dimensione del problema, la diffusione a tutte le fasce d’età, la gravità delle complicanze associate alla malattia, i costi dei ricoveri – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – fanno del diabete mellito uno dei principali problemi sanitari su scala mondiale. Per questi motivi, la lotta al diabete è una delle tre emergenze sanitarie identificate dall’ONU e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme alla malaria e alla tubercolosi, unica delle tre ad essere malattia non trasmissibile”.In Italia, i dati ISTAT 2015 indicano che il diabete colpisce il 5,5% dei cittadini, per un totale di 3,3 milioni di persone. A questi va aggiunto un altro milione di persone che ignorano di avere già la malattia. I dati più recenti dell’Osservatorio ARNO Diabete, nato da una collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (SID) e CINECA, documentano che il tasso di prevalenza totale del diabete in Italia è pari al 6,2%. “Il diabete rappresenta un grave onere a carico dei bilanci economici dei sistemi sanitari nazionali. Uno studio dell’Osservatorio ARNO Diabete – prosegue Sesti – ha stimato che il costo medio annuo per paziente è pari a 2.792 euro, una cifra generata dalle spese di assistenza ospedaliera ( 51%), di spesa farmaceutica (32%) e di assistenza ambulatoriale (17%). A questi vanno aggiunti i costi indiretti. Uno studio della London School of Economics ha stimato che costi indiretti della malattia ammontano a 12 miliardi di euro e derivano per lo più da prepensionamenti e assenze dal lavoro.La maggior parte della spesa associata alla malattia diabetica è comunque determinata dal trattamento delle complicanze, ivi compresa la retinopatia, tema della giornata mondiale 2016. “Il diabete – ricorda Sesti – è la prima causa di cecità prevenibile nei paesi industrializzati e sta diventando tale anche nei paesi in via di sviluppo. La parola chiave è ‘prevenibile’. Le complicanze sono conseguenti a sofferenza dei vasi capillari e arteriosi, dovuta ai livelli troppo alti di glucosio nel sangue. La prevenzione consiste quindi nel mantenere la glicemia quanto più vicina possibile ai valori dei soggetti non diabetici, con stili di vita più sani (alimentazione corretta e attività fisica moderata ma continua) e utilizzando i farmaci quando necessario. Ma il vero cardine della prevenzione è la diagnosi precoce delle complicanze che deve essere proattiva. La retinopatia diabetica può infatti progredire verso gli stadi più gravi senza dare segno di sé fino a quando il danno alla vista diventa irreversibile”.Lo strumento per prevenire danni irrimediabili indotti dalle complicanze oculari è effettuare lo screening, che deve essere eseguito con cadenza regolare dal medico diabetologo. Lo screening delle complicanze non è una procedura complessa né costosa, e dovrebbe essere eseguito annualmente nei centri di diabetologia. “Fin dalla diagnosi del diabete – ricorda il professor Francesco Purrello, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – occorre controllare la retina, con un esame del ‘fondo oculare’, perché in diversi casi è già presente un danno iniziale. In questo modo si possono adottare i provvedimenti necessari, in particolare un controllo efficace della glicemia e della pressione arteriosa, per impedire che il danno peggiori. In caso di lesioni iniziali – prosegue Purrello – può essere utile fotografare la retina (retinografia) in modo di avere a disposizione un’immagine da confrontare con immagini successive e valutare l’andamento della patologia nel tempo. Un altro esame che può essere prescritto è la fluorangiografia, che prevede una serie di fotografie della retina dopo iniezione di un mezzo di contrasto”.“Il diabete quando ben curato – rassicura il professor Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete Ricerca – permette una vita lunga e senza ostacoli al raggiungimento di qualsiasi successo. Quando però è trascurato, il diabete determina danni in tutto l’organismo: occhi, reni, nervi, vasi sanguigni, cuore, cervello ma anche polmoni, ossa, articolazioni, cute, ecc. Le persone con diabete hanno anche più infezioni di quelle senza la malattia e un maggiore rischio di sviluppare tumori. Il diabete è una malattia da prendere seriamente e non un valore di glicemia alterato su un referto di laboratorio. E’ vero che spesso la malattia non dà disturbi, ma se non la si cura bene, le complicanze possono diventare molto importanti”.“I team diabetologici italiani – conclude Sesti – costano circa 1% del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa il restante 99% della spesa, attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento del ricovero in ospedale, ottimizzando l’uso dei farmaci e dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale”. L’IDF, un’organizzazione-ombrello che comprende 230 associazioni per il diabete in oltre 170 nazioni del mondo, organizza ogni anno la Giornata Mondiale, da quando IDF e l’OMS decisero di istituirla un quarto di secolo fa (la prima si è celebrata nel 1991). Dal 2006, con l’approvazione della risoluzione 61/225, la giornata Mondiale del Diabete è diventata anche una giornata ufficiale delle Nazioni Unite (ONU).
Durante il prossimo fine settimana, la SID sarà presente in decine di piazze e centri commerciali italiani per offrire informazioni dettagliate sulla malattia ai cittadini.

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Stati generali sul diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2016

diabete testRoma Si svolgerà lunedì 14 novembre, in coincidenza con la Giornata Mondiale del Diabete, a partire dalle ore 16:15, presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute (Lungotevere Ripa 1), l’evento istituzionale “Stati generali sul diabete 2016”. Promosso da Diabete Italia onlus, con il Patrocinio del Ministero della Salute e il grant incondizionato di Sanofi, l’incontro intende promuovere un dibattito volto a identificare strategie di promozione dell’equità nell’accesso alle cure per le persone con diabete, migliorando qualità ed efficacia dell’assistenza.La manifestazione, alla quale è stata invitata il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, e che vede tra i promotori l’Intergruppo Parlamentare “Qualità della Vita e Diabete”, prevede innanzitutto un’analisi del problema attraverso il punto di vista dei pazienti. GFK Eurisko presenterà infatti i risultati dell’indagine “I dati del Diabete in Italia: disease burden, soddisfazione per i servizi di cura e l’engagement”.“Partendo dai numeri della survey – commenta l’Ing. Giovanni Lamenza, Presidente di Diabete Italia – che mostreranno la frammentazione regionale dell’assistenza diabetologica nel nostro Paese, oltre al problema del coinvolgimento del paziente, che non deve essere lasciato solo nel percorso di cura, ci auguriamo di stimolare attivamente le Istituzioni, mantenendone viva l’attenzione su fronti che ancora necessitano uno sforzo congiunto da parte di tutti gli attori del sistema. Quest’evento per noi rappresenta infatti un ulteriore passo nella ‘lunga marcia tra le Istituzioni’ che stiamo portando avanti con risultati sinergici rispetto al lavoro delle Associazioni e delle Società scientifiche”.Altro focus prioritario dell’incontro sarà quello sulla cosiddetta “assistenza diabetologica 2.0”. “La gestione della patologia diabetica non può non confrontarsi oggi con il processo di progressiva digitalizzazione dei servizi e il grande capitolo della tecnoassistenza”, anticipa il Dott. Domenico Mannino, Vice-presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che terrà una relazione proprio su questo tema. “Occorre infatti una riflessione su quali pazienti coinvolgere nei percorsi di ‘Digital Health’, attraverso quali strumenti effettivamente disponibili e per raggiungere quali obiettivi”.
Nella tavola rotonda interverranno tra gli altri: il dirigente di Cittadinanza Attiva Dott. Antonio Gaudioso, il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri e l’onorevole Lorenzo Becattini, fra i protagonisti delle numerose iniziative parlamentari sollecitate da Diabete Italia.
Quanto mai opportuno nell’anno della prevenzione, il coinvolgimento delle Istituzioni in campo alimentare: i Presidenti della Confederazione Italiana Agricoltori e della Commissione Agricoltura parleranno del tema diabete e alimentazione, e in chiusura sarà presentata un’iniziativa concreta nata dalle Associazioni.

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Medicina diabete: abbandono della dieta mediterranea quali conseguenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

diabete_21-300x224Anche in Italia si sta assistendo ad un costante aumento delle persone che adottano diete prive di carne, quella vegetariana, o prive di qualsiasi derivato di origine animale, quella vegana. E’ un fenomeno non solo nazionale, ma globale, che registra quasi 5 milioni di persone che oggi in Italia adottano questi stili alimentari, numero destinato a salire nei prossimi anni. Questo cambiamento di alimentazione può coinvolgere anche pazienti con diabete di tipo 2 e richiede una valutazione del loro impatto sulla salute da parte degli specialisti.«Un’alimentazione corretta fa parte del percorso terapeutico delle persone affette da diabete mellito di tipo 2, spiega Giovanni De Pergola, responsabile dell’Ambulatorio di Nutrizione Clinica, UOC di Oncologia Universitaria, Policlinico di Bari. Diversi modelli alimentari hanno dimostrato di migliorare i parametri metabolici nel paziente con diabete: la dieta mediterranea, le diete vegetariane e vegane, le diete ipolipidiche e le diete povere in carboidrati. In particolare, la dieta mediterranea, soprattutto se associata ad una riduzione della quantità dei carboidrati, non soltanto riduce i livelli di emoglobina glicata, ma aumenta la percentuale dei casi di remissione da diabete e ritarda la necessità di ricorrere ai farmaci. D’altro canto, le diete vegana e vegetariana si sono mostrate più efficaci rispetto alle diete convenzionali proposte dalle società scientifiche diabetologiche su peso corporeo, controllo glicemico, lipidi plasmatici, sensibilità all’insulina, dovuta ad aumento di acido linoleico, e stress ossidativo, anche indipendentemente dalle modificazioni di peso. Nel confronto tra diete vegetariane e vegane va però considerato che i vegani possono manifestare un deficit clinicamente importante di vitamina B12 e dieta mediterraneaiodio.»«Ad oggi non sono disponibili studi che abbiano messo a confronto la dieta mediterranea con la dieta vegetariana o vegana, prosegue Silvio Settembrini, Board AME, Malattie Metaboliche e Diabetologia Asl Napoli 1 Centro, pertanto, non è possibile esprimere una preferenza chiara e su base scientifica per i pazienti con diabete tipo 2. Un’alimentazione vegana potrebbe ridurre il rischio di sovrappeso, obesità, cardiopatie ma anche accentuare il rischio di anemia, di carenza di calcio con osteoporosi e sviluppo di carenze vitaminiche e minerali. Un punto di vista condivisibile è che si possa raccomandare una dieta a prevalente quota vegetariana, con circa il 15% di proteine animali, importante soprattutto per i soggetti anziani che potrebbero risentire di un minor apporto proteico.Al di fuori delle valutazioni scientifiche e nutrizionali, un altro fattore molto importante da considerare è lo stile di vita del paziente. La dieta mediterranea, ad esempio, viene spesso suggerita oltre che per il maggior numero di dati scientifici a favore, anche perché è molto più vicina ai nostri gusti ed alle abitudini alimentari tradizionali. Il diabete è una malattia che condiziona tutta la vita del paziente in quanto necessita di una modifica delle sue abitudini, ma è parimenti noto quanto sia difficile modificare le scelte alimentari, soprattutto se corrispondono ad un modo di sentire e a scelte etiche.Quindi, in attesa di disporre di studi che confrontino l’impatto sul diabete di tipo 2 dei diversi regimi alimentari (dieta mediterranea, dieta vegetariana e vegana) è importante considerare le scelte alimentari delle persone con diabete, modificandole per garantire un’efficacia terapeutica ma cercando di non stravolgere eccessivamente le abitudini alimentari e la vita stessa del paziente».

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“Contro il diabete gioco d’anticipo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2016

diabete testDiagnosi precoce e tempestiva, presa in carico condivisa, empowerment del paziente e accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica: si fondano sul ‘gioco d’anticipo’ i quattro pilastri per un efficace contrasto al diabete, tracciati nella road map “Scacco matto al diabete. Strategie e azioni per un’innovazione sostenibile”. Il paper di indirizzo, sottoscritto da Istituzioni, società scientifiche, medici di medicina generale e pazienti, è stato presentato oggi a Roma nell’ambito di un workshop promosso da AboutPharma e realizzato con il contributo di AstraZeneca. Il documento si inserisce nel progetto “Contro il diabete gioco d’anticipo – Early action in diabetes” che, attraverso l’analisi di alcuni modelli organizzativi regionali, ha evidenziato le principali criticità organizzative e avanzato proposte per una corretta e appropriata assistenza diabetologica sul territorio. Questi i 5 punti chiave:
1. anticipare la diagnosi mediante interventi mirati e opportunistici, nel setting della medicina generale, riservati a particolari categorie di rischio, anche in occasione di altri controlli medici;
2. definire e implementare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) omogenei a livello regionale, supportati da una riorganizzazione dei servizi per le cure primarie;
3. potenziare la continuità assistenziale ospedale-territorio e ampliare le competenze dei medici di medicina generale per quanto concerne la prescrizione dei farmaci innovativi per il diabete nel rispetto dell’appropriatezza;
4. istituire percorsi di formazione certificati delle associazioni dei pazienti;
5. promuovere l’accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica.
Con circa 5 milioni di italiani interessati dal diabete, tra pazienti diagnosticati e persone malate a loro insaputa, e un onere complessivo di oltre 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e sociali, generati in maniera preminente dalle complicanze associate alla malattia – piede diabetico, insufficienza renale, infarto, ictus–, il diabete impone ai sistemi sanitari l’adozione di una strategia fondata sul ‘gioco d’anticipo’ per contrastare la progressione della malattia e ridurne l’impatto sui budget della sanità[1].
Il potenziamento delle cure primarie a livello territoriale è fortemente richiamato all’interno della road map. “Il medico di famiglia – ha dichiarato a riguardo Gerardo Medea, Responsabile Area Metabolica della Società Italiana di Medicina Generale – si candida a ricoprire un ruolo centrale non solo per quanto concerne la diagnosi di diabete, avendo in carico la gestione della salute dell’intero nucleo familiare, ma anche rispetto alla prescrizione delle terapie – in linea con quanto avviene nel resto d’Europa –, al follow-up del paziente e alla valutazione degli outcome”.Il raggiungimento di migliori esiti di cura deve passare, oltre che da una corretta presa in carico, da una politica di empowerment del paziente che deve diventare protagonista del proprio percorso di cura. “Il percorso assistenziale deve fondarsi sulla centralità della persona, su una gestione multidisciplinare e una conseguente migliore organizzazione dei servizi, che tenga conto della condizione clinica e del contesto sociale e ambientale. L’elemento essenziale per sviluppare l’empowerment è la partecipazione al processo decisionale, con il coinvolgimento dei familiari e delle associazioni di volontariato nei percorsi assistenziali”, ha affermato Rita Lidia Stara, Vice Presidente Diabete Forum.
“AstraZeneca ha deciso di farsi parte attiva nel sostenere un’iniziativa come questa che ha fatto emergere come la tempestività di intervento, sia nella diagnosi che nel trattamento, nel rispetto dell’appropriatezza, possa garantire alle persone con diabete una gestione efficace ed efficiente della malattia. Come azienda biofarmaceutica, siamo fortemente impegnati per continuare a portare innovazione in ambito diabetologico. Ma crediamo che il nostro contributo deve andare oltre: supportando lo sviluppo di una maggiore conoscenza scientifica da parte degli attori sanitari e contribuendo allo sviluppo di percorsi terapeutici integrati che consentano di generare una maggiore efficienza delle risorse, un maggiore e più omogeneo accesso all’innovazione da parte dei pazienti ed, eventualmente, il raggiungimento di migliori risultati di salute”, ha commentato Pablo Panella, Presidente e Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia.

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Quanto sei rock? Faccelo vedere ascoltando, ballando e… donando!

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

antonio-craxiRoma stasera alle 21 al Planet di Roma in via del Commercio 36, un grande evento: il concerto di Massimo Scaccabarozzi e la JC band a sostegno della ricerca italiana in diabetologia. Il progresso nelle conoscenze nel campo del diabete è stato vertiginoso negli ultimi decenni. E’ grazie a questo che oggi l’aspettativa di vita e la qualità della vita di gran parte delle persone con diabete sono decisamente migliori e assimilabili alle persone non affette da questa condizione. Tutto ciò è merito del lavoro costante, silenzioso e lontano dalle luci dei riflettori di decine di migliaia di ricercatori attivi nell’area del diabete. Sono decine di migliaia nel mondo e qualche centinaio in Italia. Tutti loro meritano rispetto, riconoscenza e fiducia. Ma non basta. La ricerca per dare i suoi frutti migliori ha bisogno di essere sostenuta economicamente. Le aziende farmaceutiche fanno un’ottima ricerca che ha portato ad avere farmaci che consentono di vivere bene e a lungo col diabete. L’aspettativa di vita, anche per un paziente con diabete di tipo 1 oggi è di 80 anni e oltre. Ogni giorno milioni di persone nel mondo sopravvivono grazie ai farmaci anti-diabete. Ma i capitoli della ricerca non si esauriscono in quella farmacologica. La ricerca ‘indipendente’ ha bisogno di essere sostenuta. “In Italia – ricorda il professor Enzo Bonora, Presidente dell’Associazione Diabete Ricerca – facciamo ricerca indipendente in tutti i campi del diabete: dalla genetica all’epidemiologia; dai meccanismi responsabili della malattia, ai marcatori delle complicanze; dal monitoraggio, alla terapia innovativa con pancreas artificiale o trapianti di cellule staminali. In 15 anni la ricerca della SID ha prodotto qualcosa come 5.000 pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche nazionali e internazionali. E questo nonostante questo settore della ricerca sia carolina-ciaccisostanzialmente ‘orfano’ di donazioni. Sono i numeri a parlare: per la ricerca sul diabete si sono raccolti finora una media di 100 mila euro l’anno, contro i 100 milioni raccolti per quella sul cancro”.“Quale migliore iniziativa di questa può farci affermare che la ricerca è nelle nostre corde? L’impegno filantropico di Janssen che con la Jc Band si esibisce ormai dal 2008 a favore di numerose ONLUS e Associazioni, in questo caso va a supporto di un un’associazione prestigiosa per supportare la ricerca, perché crediamo che sia un fattore sempre più fondamentale per il progresso sociale” dichiara Massimo Scaccabarozzi, voce e chitarra, Managing Director dell’azienda e Presidente di Farmindustria. La Società Italiana di Diabetologia sostiene da oltre 50 anni i ricercatori italiani nel campo del diabete e ha fondato l’Associazione Diabete Ricerca onlusper cercare un aiuto concreto anche dal pubblico. Ci auguriamo che il pubblico si ‘accorga’ anche del diabete, un’epidemia che ci sta travolgendo al punto che ormai c’è una persona con diabete in ogni famiglia. Abbiamo bisogno di fare ricerca per trovare soluzioni a questo problema”.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito della SID (www.siditalia.it) e quello di Diabete Ricerca (www.diabetericerca.org) ricco di notizie sui ricercatori italiani, sui luoghi di cura, sulla legislazione, sulla gestione della malattia, sulle iniziative di tutela delle persone con diabete intraprese dalla SID negli ultimi anni. (foto: antonio craxi, carolina ciacci)

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Il diabete nei bambini angoscia i genitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

diabete testLa principale preoccupazione per i genitori di un bambino con diabete? La riduzione del livello di zuccheri nel sangue e le crisi di ipoglicemia. È questo il vero incubo per 7 genitori italiani su 10, secondo l’indagine internazionale DAWN Youth promossa da International Diabetes Federation (IDF) e International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), con il contributo di Novo Nordisk, e condotta su circa 7mila bambini e ragazzi con diabete, sui loro genitori e sugli operatori sanitari.
Genitori che, in 6 casi su 10, si sentono in qualche modo “oppressi” dalla malattia del figlio; in 1 caso su 2 (47%) dichiarano di avere avuto per questo motivo ripercussioni negative sul lavoro; e per il 33% denunciano un impatto economico da moderato a forte sul proprio bilancio familiare. Più positivi, invece, i diretti interessati, ossia i bambini e gli adolescenti con diabete, che nella stragrande maggioranza dei casi (93%) dichiarano che la malattia non ha mai causato, se non di rado, imbarazzo, e che nel 95% dei casi pensano di non sentirsi mai, o solo qualche volta, discriminati o limitati nelle proprie relazioni sociali e godono complessivamente di una buona qualità di vita. Anche se 3 giovani su 4 confessano che raramente il loro diabete è sotto controllo.“Che la paura di episodi di ipoglicemia, in particolare quelli notturni, nei propri figli preoccupi oltremodo i genitori non stupisce”, dice Fortunato Lombardo, coordinatore del Gruppo di studio sul diabete della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp). “Questo dato, che si riscontra in tutti i Paesi, deriva essenzialmente dalla paura delle conseguenze nell’immediato; dalle possibili manifestazioni della crisi ipoglicemica: palpitazioni, tremore, sino alle convulsioni e alla perdita di conoscenza, che in un bambino assumono caratteristiche ancora più drammatiche”, prosegue.“Il diabete infatti ha un forte impatto emotivo e psicologico sui genitori”, aggiunge Lombardo. “La nostra attenzione di pediatri diabetologi è indirizzata pertanto non solo alla cura della malattia ma al prendersi cura, nel complesso, del bambino e dei familiari: grande impegno è messo nell’educazione terapeutica, negli aspetti informativi, educativi e di sostegno ai familiari. Un grande aiuto, peraltro, viene dalle tecnologie innovative, sotto forma di nuovi microinfusori e nuove insuline, le cui caratteristiche producono minori effetti indesiderati, quali appunto le ipoglicemie”, conclude.Sono 18mila, secondo i dati della Siedp, i bambini e gli adolescenti colpiti in Italia dal diabete tipo 1, la forma più grave della malattia che richiede la somministrazione dell’insulina, attraverso iniezioni da quattro a sei volte al giorno oppure l’impiego del microinfusore. Questi giovani sono assistiti da una rete di oltre 60 centri di diabetologia pediatrica, uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Nel complesso sono circa 300mila, per il Ministero della salute, gli Italiani, giovani e adulti, con diabete tipo “Il numero di giovani e bambini con diabete tipo 1 è in crescita, particolarmente nella fascia di età inferiore ai 6 anni. Soprattutto, esiste un’importante percentuale di giovani, circa il 30%, a cui la malattia viene diagnosticata solo quando si manifesta la chetoacidosi, una grave crisi dovuta all’impossibilità dell’organismo di utilizzare il glucosio come fonte energetica – per mancanza di insulina – che viene quindi sostituito con i grassi. Infatti, frequentemente i sintomi iniziali del diabete in un bambino sono spesso confusi con altre malattie”, dice Franco Cerutti, Presidente Siedp. “Il diabete tipo 1 in età evolutiva, pur costituendo una minima parte della totalità delle persone che soffrono di questa malattia, è una delle endocrinopatie più frequenti in età pediatrico-adolescenziale, oltre ad essere una malattia cronica che, se non affrontata adeguatamente, può provocare un impatto familiare e sociale negativo. La presa in cura del bambino o adolescente diabetico rappresenta una sfida il cui obiettivo è di investire sulla loro salute, in modo da assicurare un’adeguata qualità di vita futura, riducendo il più possibile l’età di insorgenza delle complicanze. A questo proposito giova dire che, mediamente, il compenso glicometabolico dei bambini con diabete italiani è tra i migliori”, conclude.E proprio ai bambini tra i 3 e gli 8 anni con diabete tipo 1 è dedicata una nuova app – Pancry Life – ideata da AGDI Italia – Coordinamento tra le associazioni italiane giovani con diabete, patrocinata da SIEDP – Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e realizzata con il supporto non condizionato di Novo Nordisk. Pancry Life è la prima applicazione di tale genere progettata per iOS e Android (già disponibile per l’installazione su Apple Store e Google Play) e si pone a metà strada tra il gioco elettronico e lo strumento educativo.Attraverso il gioco il bambino costruisce il proprio “avatar” e inizia l’avventura interattiva con l’aiuto di un simpatico personaggio parlante: Pancry, che lo aiuta e affianca in tutti i momenti cruciali del gioco, prettamente incentrato sull’esecuzione delle gestualità giornaliere atte a tenere sotto controllo e trattare il diabete.Pancry Life è stata sviluppata grazie alla consulenza medico-scientifica di Stefano Tumini, Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica, Ospedale di Chieti.

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A Taormina un incontro internazionale su diabete e obesità

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2016

taorminaSi svolgerà a Taormina dal 6 all’8 ottobre presso il centro congressi S. Domenico Palace, piazza San Domenico 5, il workshop internazionale dal titolo “New trends in diabetes and obesity treatment”, organizzato dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Catania e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Il focus dell’incontro sono i nuovi aspetti nella diagnosi e nel trattamento di due condizioni metaboliche in aumento in tutto il mondo: diabete e obesità. Nelle diverse sessioni esperti italiani e internazionali parleranno delle novità nel trattamento farmacologico sistemico del diabete, incluso il trattamento multifarmaco. Il pomeriggio di venerdì 7 ottobre sarà dedicato agli specifici problemi del diabete durante l’adolescenza, considerando anche la prevenzione e la diagnosi precoce di complicazioni croniche in questi pazienti. Verrà affrontata inoltre la gestione del passaggio dall’adolescenza all’età adulta nei soggetti con diabete. L’ultima sessione sarà dedicata all’obesità, includendo la patofisiologia dei pazienti obesi e gli effetti dei nuovi trattamenti, sia farmacologici sia chirurgici.

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A Taormina un incontro internazionale su diabete e obesità

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

taorminaTaormina dal 6 all’8 ottobre presso il centro congressi S. Domenico Palace, piazza San Domenico 5, si terrà il workshop internazionale dal titolo “New trends in diabetes and obesity treatment”, organizzato dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Catania e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Il focus dell’incontro sono i nuovi aspetti nella diagnosi e nel trattamento di due condizioni metaboliche in aumento in tutto il mondo: diabete e obesità. Nelle diverse sessioni esperti italiani e internazionali parleranno delle novità nel trattamento farmacologico sistemico del diabete, incluso il trattamento multifarmaco. Il pomeriggio di venerdì 7 ottobre sarà dedicato agli specifici problemi del diabete durante l’adolescenza, considerando anche la prevenzione e la diagnosi precoce di complicazioni croniche in questi pazienti. Verrà affrontata inoltre la gestione del passaggio dall’adolescenza all’età adulta nei soggetti con diabete. L’ultima sessione sarà dedicata all’obesità, includendo la patofisiologia dei pazienti obesi e gli effetti dei nuovi trattamenti, sia farmacologici sia chirurgici.

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Diabete: IdegLira migliora il raggiungimento dei valori desiderati di glicemia a digiuno

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

diabete_21-300x224Novo Nordisk ha presentato al 52mo Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (EASD)1 nuovi dati relativi allo studio DUAL V che dimostrano come IDegLira (Xultophy®) permetta, in pazienti con diabete di tipo 2 non controllato dalla terapia con insulina glargine 100 U (20-50 unità), di raggiungere il target di glicemia a digiuno, senza episodi di ipoglicemia e aumento di peso, più frequentemente rispetto all’aumento del dosaggio dell’insulina glargine 100 U. IDegLira è la prima combinzione di un’insulina a lunga durata (insulina degludec) e un’agonista del recettore del GLP-1 (liraglutide), in singola somministrazione giornaliera, disponibile in Europa.L’analisi post-hoc dello studio di fase 3b DUAL V è stata condotta adottando il target di glicemia a digiuno di 7,2 mmol/L (130 mg/dl), per meglio riflettere la pratica clinica2. I dati hanno evidenziato come gli adulti trattati con IDegLira abbiano una probabilità 4,5 volte superiore di raggiungere il target, senza episodi confermati di ipoglicemia e aumento di peso rispetto all’aumento del dosaggio di insulina glargine 100 U (41,4% vs 14,3%, p<0.0001). L’analisi ha inoltre dimostrato che un numero significativamente superiore di adulti raggiunge il target di emoglobina glicata (HbA1c) inferiore a 7%, senza episodi di ipoglicemia e aumento di peso, indipendentemente dal dato di partenza di HbA1c (inferiore o uguale a 7,5, tra 7,5 e 8,5 o superiore a 8,5%), sempre rispetto all’aumento del dosaggio di insulina glargine 100 U (51% vs 25%; 39% vs 11%; 32% vs 5%; p<0.005).1 Inoltre, sia la glicemia a digiuno sia l’emoglobina glicata hanno mostrato una riduzione significativa già dopo 4, 8 e 12 settimane dal passaggio al trattamento con IDegLira rispetto all’aumento del dosaggio di insulina glargine 100 U, manifestando un miglior controllo glicemico in un tempo rapido dal cambio di trattamento.“Queste analisi dello studio DUAL™ V indicano che IDegLira è efficace nell’aiutare i pazienti a raggiungere il controllo glicemico, con minor rischio di ipoglicemia e di aumento di peso, rispetto all’aumento del dosaggio di insulina glargine 100 U, sulla base dei target usati nella pratica clinica”, ha detto Ildiko Lingvay, Associate Professor of Internal Medicine and Clinical Science presso UT Southwestern Medical Center. “I dati dimostrano un miglioramento nel controllo glicemico già dopo quattro settimane dall’inizio del trattamento”.
IDegLira (Xultophy®) è una combinazione in singola somministrazione per via iniettiva giornaliera di insulina degludec, analogo a lunga durata d’azione dell’insulina basale, e liraglutide, analogo del GLP-1 umano. Il dosaggio massimo di IDegLira è di 50 dosi unitarie, equivalenti a 50 unità di insulina degludec e 1,8 mg di liraglutide.IDegLira è stato valutato nell’ambito del programma di sviluppo clinico DUAL™ che include 6 studi che coinvolgono oltre 3.850 persone con diabete tipo 2. Gli studi di fase 3b sono ancora in corso. IDegLira ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio dalla Commissione Europea il 18 settembre 2014

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Diabete: firmato accordo di programma Italia-Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

teheranTeheran (Iran) 415 milioni di diabetici nel mondo, 14.400 decessi ogni giorno – In Medio Oriente, l’8,5% della popolazione è diabetica, con stima di raddoppio al 2040 – Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation ed Endocrinology and Metabolism Research Institute (EMRI), l’istituto di ricerca e studio endocrinologico delle Repubblica Islamica dell’Iran, siglano intesa su ricerca clinica, economica e sociale. Il diabete rappresenta una malattia in costante aumento, con un forte impatto a livello sanitario, economico e sociale, che colpisce nel mondo 415 milioni di persone, cresce ogni anno al ritmo di 7 milioni di nuovi casi, assorbe il 12% della spesa sanitaria mondiale (673 miliardi di dollari, oltre 600 miliardi di euro) e causa quotidianamente più di 14 mila morti. Numeri impressionanti che, se non si porrà rimedio, sostiene l’International Diabetes Federation (IDF), porterà questa malattia a coinvolgere un adulto su dieci entro il 2040: 642 milioni di persone sul pianeta.Tra le aree più colpite dalla malattia, il Medio Oriente, in cui risiede – sempre secondo IDF – l’8,5% della popolazione mondiale diabetica, circa 36 milioni di persone destinate a raddoppiare nei prossimi 25 anni. Kuwait, Arabia Saudita e Iran rappresentano i paesi maggiormente interessati dal fenomeno, con la Repubblica Islamica e i suoi quasi 80 milioni di abitanti, in prima fila: 4,6 milioni di adulti con diabete e oltre 37 mila decessi l’anno causati dalla malattia.Di tutto ciò si è discusso oggi a Roma nel corso del “9° Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Forum – 1st Italian & Iranian Diabetes Joint Meeting”, evento promosso da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation e da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con il Patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute e Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). Nel corso dell’incontro è stato firmato un accordo tra IBDO Foundation, l’organismo costituito in Italia con l’obiettivo di favorire collaborazioni istituzionali in ambito clinico, sociale ed economico legate al diabete e alle malattie metaboliche, ed EMRI–Endocrinology and Metabolism Research Institute, l’Istituto di ricerca e studio endocrinologico iraniano.
“Questa importante alleanza, coordinata da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e IBDO Foundation, prevede la costituzione di una partnership tra università e istituti di ricerca, con l’intento di creare una rete che sviluppi progetti di prevenzione e cura del diabete, sostenibili per le persone e i sistemi sanitari. Si tratta di una collaborazione scientifica forte, importante e voluta, che ha come obiettivi la realizzazione di attività di rilevazione epidemiologica e lo scambio di competenze professionali tra gli operatori sanitari dei due paesi”, ha spiegato Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.“Il diabete è una malattia in grande espansione, che colpisce persone di tutte le classi sociali. Può essere affrontata attraverso la prevenzione, sensibilizzando i cittadini ad adottare stili di vita più consoni, e combattuta sostenendo la ricerca di nuove cure e migliorando l’assistenza per chi ne soffre. Obiettivi ambiziosi che rientrano tra gli scopi dell’accordo”, ha aggiunto Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Delegato per la Salute per la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – CRUI.Parole condivise da Bagher Larijani, Direttore del Dipartimento di Educazione del Ministero della Salute della Repubblica Islamica dell’Iran e Direttore Generale EMRI, che ha manifestato la sua soddisfazione per l’intesa stipulata con l’Italia, Paese che rappresenta un modello politico sanitario eccellente in Europa, soprattutto per quanto riguarda il diabete.Quanto sia fondamentale sostenere e investire nella ricerca, che rappresenta il futuro per un mondo più sano e in salute, è stato sottolineato dall’On. Lorenzo Becattini, cofondatore e coordinatore del gruppo interparlamentare “Diabete e qualità della vita”, con il Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri, che ha anche sottolineato come questo accordo su basi accademiche tra Italia e Iran si aggiunga alle collaborazioni economiche e commerciali siglate in questi mesi con un Paese chiave, non solo per l’Italia, che riemerge da anni di forzato isolamento.

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Diabete: nuove conferme per l’insulina degludec

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

diabete_21-300x224New Orleans, 15 giugno 2016 – Nuovi dati emersi dai due studi di fase 3b – SWITCH 1 e 2 – dimostrano che il trattamento con l’insulina basale degludec riduce significativamente il numero di eventi di ipoglicemia totali, notturni e severi rispetto all’insulina glargine1,2. I risultati degli studi SWITCH, i primi in doppio cieco e in disegno cross over sull’insulina basale che abbiano valutato il profilo di sicurezza ed efficacia di insulina degludec rispetto all’insulina glargine1,2, sono stati presentati alla 76esima sessione scientifica dell’American Diabetes Association a New Orleans.Nello studio SWITCH 1, i pazienti con diabete tipo 1 trattati con insulina degludec 100 U, paragonati a quelli trattati con glargine 100 U, hanno mostrato una riduzione dell’11% degli episodi totali di ipoglicemia sintomatica e confermata (95% intervallo di confidenza [CI]: 0,85; 0,94); una diminuzione del 36% dei casi di ipoglicemia notturna sintomatica confermata (95% CI: 0,56; 0,73), e una riduzione del 35% degli episodi di ipoglicemia severa (95% CI: 0,48; 0,89) durante il periodo di mantenimento1. Le analisi hanno mostrato risultati analoghi durante l’intero periodo di trattamento. Nello studio SWITCH 2, i pazienti con diabete tipo 2 trattati con insulina degludec 100 U, sempre paragonati a quelli trattati con insulina glargine 100 U, hanno mostrato una riduzione del 30% degli episodi totali di ipoglicemia sintomatica e confermata (95% CI: 0,61; 0,80) e una riduzione del 42% dei casi di ipoglicemia notturna sintomatica confermata (95% CI 0,46; 0,74). Le analisi hanno mostrato risultati significativi nell’intero periodo di trattamento. Durante il periodo di mantenimento si è riscontrata una tendenza ad una maggiore riduzione dei casi di ipoglicemia severa in favore di insulina degludec rispetto ad insulina glargine. Nell’intero periodo di trattamento, è stata osservata una riduzione significativa del 51% dei casi di ipoglicemie severa nei pazienti trattati con insulina degludec rispetto a quelli trattati con insulina glargine (95% CI 0,26; 0,94)2.L’ipoglicemia è una complicanza frequente nelle persone con diabete tipo 1 e tipo 2. Può essere scatenata da diversi fattori, tra cui l’assunzione di una dose troppo elevata di insulina, il non seguire correttamente la dieta alimentare o un’attività fisica troppo intensa o prolungata. Ne risulta un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che priva muscoli, cellule e cervello dell’energia necessaria a funzionare a giusto regime6.“L’ipoglicemia è una sfida costante per le persone con diabete tipo 1 e tipo 2”, afferma la dottoressa Wendy Lane, coordinatrice dello studio SWITCH 1 ed endocrinologa al Mountain Diabetes and Endocrine Center di Asheville, Nord Carolina. “Questi risultati sono importanti per le persone con diabete e vanno ad aggiungere ulteriore rilevanza alle prove a favore di insulina degludec”.L’insulina degludec si è dimostrata non inferiore ad insulina glargine nella riduzione dell’emoglobina glicata, HbA1c, in entrambi i periodi di trattamento di entrambi gli studi SWITCH 1 e 21-3. (SWITCH 1, periodo di trattamento 1: insulina degludec 6,92% vs insulina glargine 6,78%; periodo di trattamento 2: insulina degludec 6,95% vs insulina glargine 6,97%; SWITCH 2, periodo di trattamento 1: insulina degludec 7,06% vs insulina glargine 6,98%; periodo di trattamento 2: insulina degludec 7,08% vs insulina glargine 7,11%)1-3. I dosaggi di insulina a fine studio sono risultati simili in ogni periodo di trattamento in entrambi gli studi. Gli eventi avversi più comuni (≥5%) includono rinofaringiti, infezioni delle vie aeree superiori e ipoglicemia 3-5.

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La Puglia vince il concorso di Sanofi su innovazione e diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2016

innovazioni pugliaIn Italia 1 persona con diabete su 2 non si sente in buona salute e dichiara che il diabete ha un impatto negativo sulla qualità della sua vita, oltre a interferire con le normali attività quotidiane e le relazioni personali. Lo rivelano le anticipazioni di una ricerca realizzata da GfK su diabete e qualità di vita commissionata da Sanofi che ha coinvolto 500 persone con diabete in tutta Italia. Il 62% dei pazienti intervistati ha avuto in media valori di glicemia troppo alti 7 volte al mese e troppo bassi 3 volte al mese. I pazienti consapevoli, attenti e competenti nella gestione della malattia, in media 1 su 3, sono quelli che dichiarano maggior soddisfazione nella relazione col medico (in quanto a disponibilità, ascolto, competenza) e hanno una miglior percezione del proprio stato di salute. Dalla fotografia emerge che il ruolo del medico è fondamentale nel favorire il coinvolgimento del paziente rispetto all’autogestione del diabete. Inoltre, i medici che incoraggiano maggiormente a seguire la dieta e praticare attività fisica, aumentano la capacità del paziente di modificare il proprio stile di vita.
Dai bisogni delle persone con diabete alle migliori pratiche per gestirlo. Così è nato il progetto #5innovazioni promosso da Sanofi, che ha girato l’Italia per far emergere e premiare chi sul diabete e sulla salute fa innovazione. Da Milano a Napoli passando da Perugia, Bari e Cagliari. Queste le tappe del concorso: 5 regioni in finale, 5 progetti di eccellenza.
Formazione del personale scolastico per migliorare la vita dei ragazzi con diabete e aiutarli ad affrontare serenamente la propria condizione. Questo il progetto vincitore di #5innovazioni, promosso dall’associazione APGD (Associazione Pugliese per l’aiuto al Giovane con Diabete) e premiato il 19 maggio a Roma. “Vivere bene… con il diabete a scuola” nasce dall’ascolto delle esperienze di ragazzi e famiglie che convivono con disagi e problematiche quotidiane. Obiettivo: garantire – anche durante l’orario scolastico – i controlli della glicemia, la somministrazione dei farmaci, la gestione di eventuali crisi ipoglicemiche, l’adeguata alimentazione, lo svolgimento in sicurezza di attività sportive. Il tutto con l’esperienza di professionisti del settore e il supporto di materiali informativi come presentazioni e brochure. Ma anche con la realizzazione di un cortometraggio, “Dolce come il miele”, in cui i ragazzi parlano della loro condizione. Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=C4SWhZvS7kE
Menzione speciale
Il progetto finalista per la Sardegna, Cereal 14/20, promosso dall’associazione Diabete Zero, ha ricevuto una menzione speciale. Il pane preparato con farine tradizionali, in grado, secondo una ricerca, di migliorare alcuni parametri delle persone con diabete, ha riscosso molto entusiasmo da parte dei membri della giuria per la sua originalità e per il suo valore storico. (foto: innovazioni puglia)

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Diabete e alimentazione sbagliata

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2016

alimentareIl rapporto annuale presentato da Italian Barometer Diabetes Report – dichiara il Presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – non lascia dubbi: un italiano su 7 è a rischio diabete a causa di un’alimentazione sbagliata e di una vita troppo spesso sedentaria.
Un tema come questo, che ha a che vedere con la salute dei cittadini – continua Tiso –, non può essere lasciato in secondo piano e richiede delle misure urgenti e tempestive. E’ proprio per queste ragioni che chiediamo un tavolo tecnico composto dalle parti sociali e dal ministero dell’Agroalimentare e dal ministero della Salute. Per una volta infatti, perlomeno su cose tanto importanti, vorremmo che l’esecutivo non vedesse davanti a sé solo gli interessi delle lobby e delle multinazionali, ma le persone.
Come Confeuro – conclude Tiso – siamo certi che la strada da seguire sia quella di investire su di un’agricoltura sana e di qualità, ma anche quella di rigettare con decisione accordi come il TTIP che comporterebbero l’abbattimento sui controlli sanitari e sulle produzioni agroalimentari per fare un’ennesimo favore alle grandi aziende internazionali, ed in particolare statunitensi.

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Diabete: IDegLira migliora il controllo del diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

diabete testRimini. IDegLira (Xultophy®), una combinazione di insulina degludec e liraglutide a singola somministrazione iniettiva giornaliera, si è dimostrata più efficace nella riduzione di emoglobina glicata (HbA1c), peso corporeo e tasso di ipoglicemie rispetto a insulina glargine in adulti con diabete di tipo 21. I dati provengono dallo studio “DUAL™ V” di fase 3b, pubblicato a marzo sulla prestigiosa rivista Jama, The Journal of the American Medical Association e presentato a SID 2016, 26° congresso nazionale della Società italiana di diabetologia in svolgimento a Rimini, nell’ambito del simposio “La complessità del diabete: continuum terapeutico, percorsi personalizzati e innovazione”.Lo studio ha valutato efficacia e sicurezza di IDegLira rispetto all’insulina glargine, entrambi in combinazione con metformina, in pazienti con diabete di tipo 2 non controllato dopo trattamento con insulina glargine (20–50 unità/giorno).Dopo 26 settimane, i pazienti in cura con IDegLira hanno raggiunto una riduzione statisticamente significativa dell’HbA1c media dell’1,8% (da 8,4% a 6,6%) rispetto alla riduzione dell’1,1% (da 8,2% a 7,1%) ottenuta dai pazienti che avevano in precedenza aumentato la dose di insulina glargine (p<0.001). Nel gruppo trattato con IDegLira, il 72% dei pazienti ha raggiunto un livello di HbA1c inferiore al 7% alla fine dello studio, rispetto al 47% dei pazienti nel gruppo trattato con insulina glargine (p˂0.001). Infine, il 39% dei pazienti trattati con IDegLira ha raggiunto livelli di HbA1c <7% senza ipoglicemie e aumento di peso rispetto al 12% riscontrato nel gruppo trattato con insulina glargine (p<0.001).“I risultati dimostrano che il trattamento con IDegLira è efficace nel migliorare sensibilmente il controllo metabolico dei pazienti che non raggiungono adeguati target glicemici con la terapia con insulina basale”, ha detto Agostino Consoli, professore ordinario di Endocrinologia della Università G. d’Annunzio di Chieti. “Non solo – ha aggiunto – nei pazienti che hanno utilizzato IDegLira i livelli medi di HbA1c sono scesi fino al 6,6%, ma questo ambizioso target è stato ottenuto senza aumento ponderale, anzi con continua perdita di peso, e con un numero di episodi di ipoglicemia inferiore rispetto ai pazienti che aumentavano il dosaggio di insulina glargine”.In particolare, IDegLira ha ridotto del 57% il tasso di ipoglicemia rispetto all’insulina glargine (2,23 episodi/paziente-anno rispetto a 5,05; p<0.001); in aggiunta è stata osservata una significativa differenza in termini di impatto sul peso corporeo, pari a 3,2 kg (p<0.001), derivante da una riduzione di 1,4 kg nel gruppo trattato con IDegLira ed un aumento di 1,8 kg in quello con insulina glargine. Inoltre, i pazienti trattati con IdegLira hanno richiesto meno insulina, terminando lo studio con l’impiego di 41 unità di insulina degludec (quale componente di IDegLira) rispetto alle 66 di insulina glargine (p<0.001)

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La giusta dieta per le persone con diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

dieta mediterraneaA fare il pieno di consensi, ancora una volta, è la dieta mediterranea della quale gli studi presentati al congresso della Società Italiana di Diabetologia hanno dimostrato gli effetti anti-infiammatori, ma anche quelli ‘ringiovanisci-arterie’; per quanto riguarda quest’ultimo effetto molto interessante ad esempio è l’effetto esercitato dal consumo di pesce azzurro. Un suggerimento di immediata utilità pratica e di grande impatto sul contenimento dei picchi di glicemia dopo i pasti – che risultano pericolosi per il sistema vascolare in quanto innestano processi cellulari in grado di determinare un aumento dello stress ossidativo e dell’infiammazione – viene da due studi presentati dall’Università di Pisa che dimostrano come il consumo di alimenti contenenti proteine e lipidi prima di pasti a prevalente contenuto di carboidrati (pane e pasta), aiuta a contenere le escursioni della glicemia dopo i pasti. Il ‘trucco’ sta nel concedersi un antipasto proteico (un pezzetto di parmigiano o un antipasto a base di uova sode) o addirittura nel consumare il secondo prima dei ‘primi’. Importante per il contenimento dei picchi di glicemia post-prandiali è non solo la quantità e la qualità dei carboidrati (ad alto o a basso indice glicemico), ma anche il tipo di condimento utilizzato. Se si opta per l’olio d’oliva non si sbaglia; l’effetto anti-picchi di glicemia è garantito.“La dieta costituisce un vero strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologia durante tutto il decorso della malattia diabetica – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente eletto SID – I benefici della dieta non sono solo quelli di controllare il possibile aumento di peso ma anche quelli di migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardio-vascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio come i lipidi o la pressione arteriosa. La dieta non significa sempre privazione di gusto o dieta fortemente ipocalorica. Un ottimo esempio di alimentazione sana, variata e vicina alle nostre preferenze è la dieta mediterranea non a caso iscritta dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità. È un’alimentazione ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale, privilegia l’uso dell’olio d’oliva rispetto a burro. Via libera a frutta e verdura, soprattutto verdura a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie, compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape), ma anche pomodori e carciofi, veri e propri alimenti nutraceutici. Per l’apporto di carboidrati sono da prediligere vegetali, legumi, frutta e cereali preferibilmente integrali, mentre sono da limitare il consumo di pane bianco, troppo ricco di zuccheri semplici come la rosetta (o michetta), pizza e pasta”.
Per non sbagliare conviene innanzitutto partire col piede giusto, come dimostra uno studio firmato da Emanuele Filice e colleghi del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa che dimostra come gli antipasti ricchi a base di proteine e lipidi (ad esempio un pezzetto di parmigiano o un uovo sodo) aiutano a controllare meglio la glicemia dopo un pasto a base di carboidrati. L’ingestione di alimenti non glucidici migliora la risposta glicemica acuta (2-3h) ad un successivo carico orale di glucosio (OGTT) attivando diversi meccanismi fisiologici tra cui il rallentamento dello svuotamento gastrico. Scopo di questo studio è stato indagare gli effetti di un pasto misto, lipidico e proteico, sulla tolleranza al glucosio a distanza di qualche ora dal pasto (fase post prandiale tardiva).
I ricercatoriritengono che partire con un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza ad un successivo pasto ricco di glucidi in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Questo effetto è sostenuto durante l’intera fase postprandiale ed è determinato da una rallentata comparsa in circolo del glucosio orale, un miglioramento della funzione β cellulare ed una ridotta clearance insulinica. Questi risultati supportano dunque il potenziale ruolo terapeutico di “antipasti” non glucidici nel trattamento del diabete mellito di tipo 2.

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La persona con diabete in ospedale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

diabete_21-300x224Ricoverata spesso per patologie diverse dalla loro condizione, le persone con diabete non sempre ricevono un’attenzione ottimale alla loro patologia di base. Questo si può tradurre in un cattivo compenso glicemico, che ha un impatto negativo sull’esito del ricovero, quando non in picchi di glicemia verso l’alto o vero il basso (crisi ipoglicemiche). I diabetologi attirano l’attenzione su questo aspetto poco conosciuto che riguarda non meno di 700 mila persone con diabete ricoverate ogni anno negli ospedali italiani. Sarebbe auspicabile offrire loro una consulenza diabetologica per ottimizzare la terapia alla luce delle condizioni che hanno generato il ricovero, per mettere a punto una terapia già non ottimale, sospendendo farmaci inutili e magari pericolosi, ma anche per inquadrare da zero un paziente al quale viene fatta diagnosi di diabete proprio in occasione del ricovero. Oltre a migliorare la gestione clinica dei pazienti, una ottimizzazione della terapia anti-diabetica durante il ricovero contribuisce ad abbreviarne la durata. E una giornata in meno di ricovero si traduce in 750 euro risparmiati che, moltiplicati per tutti i ricoveri riguardanti persone con diabete potrebbe generare risparmi fino a 1 miliardo di euro.A questo argomento gli esperti della SID hanno dedicato un volumetto di taglio pratico, ‘La gestione della persona con diabete ricoverata per altra patologia’, curato da Daniela Bruttomesso e Laura Sciacca, indirizzato ai medici di altre specialità e nel quale vengono affrontati vari aspetti riguardanti il ricovero di una persona con diabete: dal ruolo del medico a quello dell’infermiere, dall’importanza della dieta a quella della giusta terapia, ai controlli della glicemia.
Quanti sono i ricoveri delle persone con diabete. Le persone con diabete si ricoverano in ospedale molto più spesso rispetto a chi non presenta questa condizione, come dimostrano i dati dell’Osservatorio ARNO Diabete. Nel 2014 i tassi dei ricoveri ordinari per qualsiasi causa sono stati 277 contro 159/100.000, rispettivamente tra le persone con diabete e senza questa patologia.
Circa 1,2 milioni dei circa 6,5 milioni di ricoveri ospedalieri nel 2014 sono stati a carico di persone con diabete. Nel 2014 il 17% circa dei diabetici italiani è stato ricoverato almeno una volta (in media 1,7 volte) e il 5% ha fatto un ricovero in Day Hospital. In pratica ogni anno sono circa 700 mila le persone con diabete che vengono ricoverate in ospedale per qualsiasi motivo.
Insomma negli ospedali italiani, così come in quelli di tutto il mondo non è raro incontrare persone con diabete, ricoverati spesso per condizioni del tutto estranee alla loro patologia. La causa del ricovero è attribuibile a scompenso glicemico in meno del 2% dei casi, mentre nel 9% circa dei casi il ricovero delle persone con diabete è legato a danno d’organo (complicanze croniche della malattia o comorbidità). Le cause più frequenti di ricovero nei diabetici sono invece patologie cardiovascolari (20%), in particolare scompenso cardiaco e l’insufficienza respiratoria, che genera tassi di ricovero doppi tra i diabetici che tra i non diabetici.La durata della degenza nei diabetici è inoltre in genere più lunga che nei non diabetici (in media 12,1 contro 11,2 giorni), probabilmente anche per una non ottimale gestione del diabete che richiede attenzione a vari aspetti: alimentazione, uso ottimale della terapia insulinica, possibili controindicazioni temporanee o permanenti all’uso di farmaci anti-iperglicemizzanti, possibili interazioni con i farmaci per la patologia che ha portato al ricovero, eventuali procedure diagnostiche e/o terapeutiche che influenzano lo schema terapeutico, misurazioni della glicemia nei modi e nei tempi appropriati, gestione corretta di eventuali episodi di ipoglicemia.Fondamentale per migliorare la gestione delle persone con diabete durante il ricovero è che venga richiesta una tempestiva consulenza diabetologica per adeguare la terapia, anche perché peggiore è il compenso glicemico, peggiore sarà l’esito del ricovero. A volte è necessario passare alla terapia con insulina e al momento della dimissione il paziente dovrà ricevere adeguate ‘istruzioni per l’uso’ sulla sua nuova terapia (impiego di siringhe o penne, monitoraggio glicemico, riconoscimento e correzione dell’ipoglicemia). In alcune realtà (Germania, Francia, UK, USA, raramente in Italia) la persona con diabete che viene ricoverata viene segnalata alla struttura di diabetologia dai medici del Pronto Soccorso o del reparto dove viene ricoverata. In questo caso il centro diabetologico esegue una presa in carico immediata e fino al momento della dimissione.
Migliorare l’assistenza alle persone con diabete, ricoverate in ospedale per altra patologia, è anche uno degli obiettivi del Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute e presenta importanti risvolti economici. “Ridurre di un giorno la degenza del singolo paziente si traduce nel risparmio di € 750 euro. Calcolando il numero di ricoveri nelle persone con diabete in Italia (1,2 milioni per anno), la riduzione di un giorno di degenza in tutte le persone con diabete si tradurrebbe in un risparmio di quasi 1 miliardo di euro ogni anno. Una somma ingente che potrebbe essere utilizzata magari anche per assumere alcune centinaia di diabetologi e per rendere in questo modo più incisiva la cura delle circa 700.000 persone con diabete che ogni anno in Italia si ricoverano in ospedale per altra patologia”

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Italiani: obesità e diabete in Italia e altrove

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

obeso640 milioni di obesi, 1,5 chilogrammi di aumento del peso medio della popolazione mondiale ogni dieci anni dagli anni ’80: sono le ultime drammatiche cifre sull’avanzare della “piaga” obesità nel mondo, messe nero su bianco all’inizio del mese da una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche internazionali, The Lancet. “Viene quasi da dire: era ora”, commenta Paolo Sbraccia, Presidente della SIO-Società italiana dell’obesità. “Ancora troppo spesso si considera l’obesità una condizione estetica e non una vera e propria malattia”, prosegue. “L’obesità è causa, in primis, di aumentato rischio di diabete di tipo 2, quindi di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore; essere sovrappeso od obesi riduce il benessere psicologico, determina un impatto negativo sulla funzionalità fisica, con diminuzione della capacità di compiere anche le più semplici attività quotidiane, e sulla funzionalità sociale, con depressione, distress, cattiva qualità di vita,” aggiunge Sbraccia.
Al tema dell’obesità è dedicato l’Italian Barometer Diabetes Report 2015, dal titolo “Il management dell’obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere”, presentato questa mattina a Roma. “Il Barometer Report è un documento pubblicato annualmente con l’obiettivo di attivare il confronto e le riflessioni istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, sulle grandi sfide che queste patologie comportano in termini di sostenibilità e accesso alle cure”, spiegano gli editor Renato Lauro, Presidente di IBDO Foundation-Italian Barometer Diabetes Observatory, e Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
Il rapporto 2015, come chiarisce il suo curatore, Domenico Cucinotta, Past President dell’Associazione medici diabetologi e professore di medicina interna all’Università di Messina, si propone di esaminare, grazie al contributo di personalità istituzionali e di qualificati esperti del settore, la questione “obesità” nelle sue mille sfaccettature – epidemiologiche, cliniche, sociali – “nella convinzione che la stretta sinergia tra autorità regolatorie e mondo della ricerca e della clinica sia un requisito indispensabile per attuare un efficace intervento di prevenzione dell’obesità e del diabete mellito, necessario per arginare il fenomeno”.Alla base del problema sta, infatti, paradossalmente, il progredire tecnologico e sociale dell’Umanità: i cambiamenti di stile di vita, la modernizzazione. Ricorda ancora Cucinotta: “è stato persino individuato e messo a punto da ricercatori nordamericani un indice – il modernization index – che si è dimostrato un forte predittore dello sviluppo di obesità e di diabete nelle popolazioni a rischio. Viene calcolato in base al tipo e al numero di oggetti-simbolo di questi cambiamenti di cui si è in possesso: frigorifero, telefono, televisore, automobile, lavatrice, cellulare, internet, lettore DVD, e altro.”Come facilmente immaginabile, l’Italia non è immune da tutto questo. Vediamo alcuni numeri ripresi dall’Italian Barometer Diabetes Report 2015:
Prevalenza sovrappeso/obesità – la prevalenza di eccesso ponderale, ossia la percentuale di persone sovrappeso sulla popolazione residente, fra gli uomini al di sopra dei 20 anni si attesta su una percentuale di poco inferiore al 60% nel nostro Paese, una condizione migliore di altri partner europei, più o meno ampiamente sopra questa soglia: Grecia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Portogallo, Spagna e Finlandia. Fra le donne nella stessa fascia di età la prevalenza supera il 50% in diversi paesi, mentre in questo caso l’Italia risulta fra le nazioni con prevalenza più bassa, di poco al di sopra del 40%. Di converso, fra i giovani di sesso maschile al di sotto dei 20 anni l’Italia rappresenta una delle nazioni con prevalenza più elevata, (30%), mentre fra le ragazze la percentuale è di poco inferiore al 20%.
Trend temporale sovrappeso/obesità – i dati più recenti ISTAT, relativi al 2013, documentano fra il 2001 e il 2010 una crescita di circa 2 milioni del numero di persone in sovrappeso e di oltre 1 milione per le persone francamente obese, per un totale di oltre 27 milioni di persone in eccesso ponderale. L’obesità è cresciuta in tutte le fasce di età e, sempre ISTAT, evidenzia una più elevata prevalenza di obesità fra i 55 e i 74 anni di età.
Prevalenza diabete – l’obesità rappresenta la causa principale di diabete di tipo 2. In presenza di obesità, il rischio di sviluppare il diabete è 10 volte più alto. Non stupisce quindi che obesità e diabete vadano di pari passo. In Italia oggi sono 3,6 milioni le persone affette da diabete – di cui oltre il 90% con diabete di tipo 2 – pari al 6,2% della popolazione. A queste va aggiunta una quota di persone che, pur avendo la malattia, non ne è a conoscenza; si stima che per ogni tre persone con diabete noto, ce ne sia una con diabete non diagnosticato. Inoltre, si stima che per ogni persona con diabete noto, vi sia almeno una persona ad alto rischio di svilupparlo, perché affetta da ridotta tolleranza al glucosio o alterata glicemia a digiuno. Questo implica che in Italia oggi siano quasi 5 milioni le persone con diabete, cui si aggiungono 3,6 milioni ad alto rischio di svilupparlo, per un totale di quasi 8,5 milioni tra persone con diabete e persone a rischio: quasi 1 italiano su 7.
Trend temporale diabete – ancora, si stima che il numero di persone affette da diabete nel mondo sia cresciuto da 171 milioni nel 2000 a 415 milioni nel 2015 e raggiungerà i 642 milioni nel 2040. In Italia, secondo ISTAT, nel 2000 risultava diabetico il 3,9% della popolazione, poco più di 2 milioni di persone, diventate quasi 3 milioni (4,6% della popolazione) nel 2011. Se la crescita della prevalenza della malattia continuerà ai ritmi attuali, entro 20 anni potrebbero essere oltre 6 milioni (9% della popolazione totale) le persone affette da diabete, con enormi implicazioni assistenziali, sociali ed economiche.

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Nuovi dati dimostrano i benefici del microinfusore d’insulina medtronic per diabetici tipo 2

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

dublinoDUBLINO Medtronic, leader mondiale nelle tecnologie medicali, ha annunciato oggi la pubblicazione su Diabetes, Obesity and Metabolism di nuovi risultati della fase di continuazione dello studio OpT2mise, che offrono ulteriori evidenze cliniche a sostegno dei microinfusori di insulina per pazienti diabetici di tipo 2 insulino-trattati. Lo studio OpT2mise è il principale trial randomizzato, controllato che valuta efficacia e sicurezza della terapia con microinfusore rispetto a iniezioni multiple giornaliere in pazienti con diabete tipo 2 in cattivo controllo glicemico.I risultati dello studio dimostrano che i microinfusori di insulina MiniMed® hanno ottenuto miglioramenti significativi, sostenibili e riproducibili del controllo glicemico in sicurezza, rispetto alle iniezioni multiple giornaliere. A 12 mesi, il gruppo che, dopo un periodo iniziale di sei mesi con terapia multi iniettiva, è passato alla somministrazione di insulina con microinsusore MiniMed®, ha raddoppiato la riduzione di emoglobina glicata A1C (valore utilizzato per valutare il controllo glicemico) dallo 0,4% allo 0,8%, utilizzando il 19% in meno di insulina.“La prosecuzione dello studio OpT2mise sviluppa i risultati dello studio iniziale che hanno dimostrato come la terapia insulinica realizzata mediante il microinfusore abbia aiutato i pazienti diabetici di tipo 2, insulino-trattati, a ottenere in sicurezza un miglior controllo glicemico a dosaggio di insulina inferiore rispetto alle iniezioni multiple giornaliere” ha dichiarato il Professor Francesco Giorgino, Direttore U.O. complessa di Endocrinologia A.O.U. Policlinico Corsorziale di Bari. “Abbiamo riscontrato che i partecipanti che sono passati dalla terapia multi-iniettiva al microinfusore di insulina sono riusciti a ottenere gli stessi risultati a 12 mesi. Poiché molti pazienti con diabete di tipo 2 hanno difficoltà a raggiungere il controllo glicemico, questi dati dimostrano che la terapia insulinica mediante microinfusore può offrire un vantaggio significativo rispetto alle iniezioni multiple giornaliere di insulina anche in questi pazienti”.
Per i diabetici, il controllo glicemico è essenziale per prevenire complicanze sia di breve, che di lungo periodo. Una riduzione dell’1% dell’A1C è associata a un calo del 40% del rischio di complicanze di lungo termine quali ictus, cardiopatia, danni a livello oculare e nefropatia. I risultati iniziali di OpT2mise hanno dimostrato che dopo sei mesi, i diabetici di tipo 2 insulino-trattati che hanno utilizzato i microinfusori MiniMed® hanno ottenuto un miglior controllo glicemico rispetto a quelli con iniezioni multiple giornaliere. I risultati a un anno comprendono:
• significativo miglioramento del controllo glicemico per tutti i pazienti. I pazienti che nei primi sei mesi dello studio avevano ricevuto una terapia multi iniettiva sono riusciti a ottenere un’ulteriore riduzione di A1C dello 0,8% (p<0,0001) dopo essere passati al microinfusore insulinico; entrambi i gruppi hanno ottenuto una riduzione identica di 1,2% di A1C a 12 mesi rispetto al basale.
• beneficio clinico riproducibile della terapia con microinfusore. Il gruppo in terapia con iniezioni multiple giornaliere che, dopo sei mesi, è passato a microinfusore, ha ottenuto una riduzione di A1C simile rispetto ai risultati osservati nel gruppo che ha iniziato da subito la terapia con microinfusore d’insulina. Inoltre, alla fine della fase di prosecuzione dello studio, i partecipanti passati da terapia multi iniettiva a microinfusore, hanno avuto una riduzione della dose complessiva giornaliera di insulina del 19,0%, che l’ha resa equivalente in entrambi i bracci di trattamento.
• controllo glicemico mantenuto sui 12 mesi con microinfusore. Il gruppo in terapia con microinfusore sin dall’inizio ha avuto un’ulteriore riduzione dello 0,1% di A1C per raggiungere un valore medio finale a 12 mesi del 7,8%. Non c’è stata alcuna differenza fra i gruppi in termini di aumento ponderale.
“Medtronic sta studiando come offrire maggiore libertà, migliorando la salute di tutti i diabetici, compresi quelli di tipo 2” ha dichiarato Francine R. Kaufman, Chief Medical Officer e Vice President Global, Clinical and Medical Affairs di Medtronic. “I risultati del trial OpT2mise, il principale studio in questo ambito, ci aiuteranno ad ampliare l’accesso alla terapia con microinfusore di insulina come standard terapeutico per il numero crescente di pazienti con diabete di tipo 2 insulino-trattato, affinché possano godere dei migliori esiti clinici”.

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