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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Il diabete in Italia costi e nuove terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Ha un costo totale di 20,3 miliardi di euro all’anno, tra quelli che vengono definitivi costi diretti (46%) e indiretti (54%). All’interno di quelli diretti, circa la metà (49%) è dovuto alle ospedalizzazioni, il 7% ai “farmaci per il diabete”, il 17% alle “visite pazienti”, il 23% per “altri farmaci”. Sul totale delle spese inerenti al trattamento della patologia, le spese per i devices corrispondono solo al 4%.
I presupposti dello studio belga partono proprio da quest’ultimo dato, dimostrando come è stato possibile ridurre il numero dei ricoveri (di un terzo) e delle assenza sul lavoro (la metà) grazie all’utilizzo del monitoraggio in continuo della glicemia in real time.
Studi clinici randomizzati hanno confermato l’efficacia del monitoraggio in continuo della glicemia in real time (RT GCM) nel ridurre gli eventi ipoglicemia severi del 72% in sei mesi con un miglioramento della variabilità glicemica del 36%.La valenza di questo studio rinforza quello che viene definito l”effectiveness” dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia di ultima generazione in grado di ridurre le complicanze e quindi i ricoveri, ma soprattutto i costi – conclude Bertuzzi- ll livello di precisione dei devices a disposizione hanno segnato un cambio epocale nella gestione del diabete, al punto che è stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni.
Monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) in real time (RT CGM) E’ di altissima precisione, si chiama DexcomG6 e rappresenta il device che segna oggi un cambio epocale nella gestione del diabete. E’ stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni, perché grazie agli elevati standard della Ricerca e Sviluppo di Dexcom, questo sistema di monitoraggio sta raggiungendo la “perfezione della natura” in termini di accuratezza. Semplice come nessun altro CGM (è dotato di inseritore automatico), con allarmi personalizzabili, avviso predittivo di ipoglicemia e possibilità di condivisione a distanza consente di mettere in campo interventi preventivi e correttivi al fine di mantenere o ricondurre la glicemia in un range fisiologico, allontanando il rischio di complicanze anche molto pericolose.
Il sistema Omnipod è un cerotto intelligente che gestisce la terapia. Si tratta di un microinfusore che ha le dimensioni di un “micro-mouse” (il Pod, appunto) e fornisce la somministrazione continua di insulina sempre. Consente di nuotare, praticare sport, fare la doccia (impermeabile fino a 7,6 metri) e condurre la propria vita sociale fin da molto piccoli, sapendo che monitoraggio e terapia vengono gestiti in sicurezza.

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Il diabete e l’aspettativa di vita

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Si stima che in media una diagnosi di diabete all’età di 40 anni riduca l’aspettativa di vita di circa 6 anni negli uomini e di circa 7 anni nelle donne e che la metà di questa riduzione sia imputabile alle malattie cardiovascolari. Questi sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto del 12th Italian Diabetes Barometer Forum in svolgimento oggi a Roma, organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Health City Institute, I-Com Istituto per la competitività, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane e Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”.Il 53 per cento dei decessi associati a iperglicemia è dovuto a cause cardio-cerebrovascolari, in particolare 2,27 milioni di morti per malattie cardiache ischemiche e 1,19 milioni per ictus; si stima che ogni minuto nel mondo muoiano 6-7 persone per malattie cardiovascolari legate al diabete.
In Italia, secondo i dati Istat del 2017, a fronte di una prevalenza media di malattie cardiologiche tra gli over 45 del 7,5 per cento, quella tra persone con diabete è pari a circa il 17,1 per cento, ben oltre il doppio di quella rilevata per i non diabetici: 6,4 per cento. “Si tratta di un problema che interessa soprattutto gli anziani, quindi destinato a crescere in termini assoluti con l’invecchiamento della popolazione. Ad esempio, tra le persone con diabete di 45-64 anni la prevalenza di malattie cardiache è pari al 10,6 per cento contro una prevalenza del 19,4 per cento tra i 65-74enni con diabete, che arriva fino al 27,1 per cento se si prende in considerazione solo la categoria dei maschi con diabete di questa fascia di età”, sottolinea Roberta Crialesi, Dirigente del Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia di ISTAT. “Anche altri aspetti legati alle diverse realtà territoriali, al grado di istruzione e più in generale alla connotazione sociale della popolazione, influenzano la prevalenza di diabete e malattie cardiache. Le regioni del Mezzogiorno sono quelle più svantaggiate, come Calabria, Molise e Umbria e il problema è maggiormente diffuso tra le persone con basso livello di istruzione rispetto ai più istruiti. Queste analisi restituiscono un’immagine nitida dei legami tra invecchiamento della popolazione, condizioni sociali e condizioni di salute e ribadiscono la necessità di interventi urgenti e diffusi”, aggiunge. Da una recente indagine promossa dall’International Diabetes Federation in partnership con Novo Nordisk, che ha coinvolto oltre 12.000 persone con diabete di tipo 2 in 130 Paesi, è emerso che, per quanto riguarda la conoscenza dei fattori di rischio, un paziente su quattro non era consapevole del ruolo svolto dall’ipertensione e dal sovrappeso, uno su tre ignorava che iperglicemia, ipercolesterolemia, fumo ed inattività fisica aumentano il rischio cardiovascolare e circa uno su due non conosceva l’importanza, quali fattori di rischio, di elevati livelli di stress, del diabete di lunga durata e di un’età oltre i 65 anni.Nel nostro Paese, la conoscenza dei fattori di rischio cardiovascolare sembra essere migliore rispetto al dato internazionale; tra i partecipanti, il 90 per cento riconosce il ruolo del sovrappeso/obesità, l’89 per cento dell’ipertensione, l’88 per cento dell’ipercolesterolemia e dell’iperglicemia. Tuttavia, percentuali importanti di pazienti ignorano il rischio associato all’inattività fisica, al fumo, a una dieta ricca in grassi e alla familiarità e circa la metà dei partecipanti non ha identificato come fattori di rischio cardiovascolare avere il diabete da più di 5 anni o avere oltre 65 anni di età.
I lavori del 12th Italian Diabetes Barometer Forum sono stati aperti dalla sessione organizzata in collaborazione con lo European Diabetes Forum (EUDF). Promosso lo scorso anno dalla European Association for the Study of Diabetes (EASD), la società scientifica continentale, l’EUDF si propone di riunire le voci delle persone con diabete, degli esperti scientifici e dei rappresentanti di industria, ricerca e società, con l’obiettivo di indirizzare la politica verso un’azione più mirata e concreta di contrasto alla malattia diabetica. “Vogliamo consentire ai sistemi sanitari di far fronte alla pandemia diabete, ottenendo al contempo i migliori risultati possibili per i pazienti. Per questo chiediamo a tutti coloro che si sentono in qualche modo coinvolti di farsi parte attiva e collaborare per perseguire questo scopo”, il messaggio lanciato dal Segretario esecutivo EUDF, John Nolan.

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A Roma Summit internazionale sul diabete urbano

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Roma Scienziati, politici, amministratori e società civile riuniti nella capitale, oggi e domani, da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Health City Institute, I-Com Istituto per la competitività, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle Città”, in occasione del quinto anniversario del progetto Cities Changing Diabetes.
Proposte e priorità del piano di azione delineato dal progetto Cities Changing Diabetes per affrontare il diabete nella città metropolitana di Roma; discussione preliminare sull’avviamento del progetto nell’area di Milano; stipula dell’accordo di collaborazione strategica tra le metropoli di Houston, Milano, Roma e Shangai, per un approccio condiviso alla sfida posta dal diabete urbano; firma del protocollo d’intesa tra l’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle Città” italiano e il britannico All-Party Parliamentary Group for Diabetes, per lo sviluppo di una collaborazione istituzionale congiunta, presentazione della figura dello Health City Manager: sono alcuni degli aspetti salienti del summit internazionale “Creating the World of Tomorrow – At the Heart of the City” che si apre nel pomeriggio a Roma e convoglia nella capitale esperti, politici, amministratori ed esponenti della società civile per due giorni di dibattito sul tema del diabete.Secondo i dati resi noti annualmente dal rapporto dell’International Diabetes Federation, il diabete riguarda nel mondo 425 milioni di adulti, più di un milione di bambini; causa ogni anno oltre 4 milioni di decessi, costa all’economia globale, di sola spesa sanitaria, 727 miliardi di dollari, cioè il 12 per cento del totale. Sono oltre 352 milioni le persone a rischio di ammalarsi, il che porta al coinvolgimento complessivo con la malattia di 1 abitante del pianeta su 10, ma ciò che preoccupa maggiormente è il rapido trend di crescita, per cui nel 2045 si prevedono 629 milioni di malati, con una crescita del 48 per cento rispetto ad oggi.Di particolare rilevanza, il tema della diffusione epidemica della malattia nelle città e nelle aree urbane, in cui risiedono oggi quasi i due terzi delle persone colpite dal diabete; per questa ragione, nel 2014 ha visto la luce, promosso dall’University College London (UCL) e dal danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, in collaborazione con istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, il progetto internazionale Cities Changing Diabetes che si propone di studiare il fenomeno, suggerendo possibili risposte e correttivi. Ad oggi ha coinvolto una ventina di metropoli nei cinque continenti, Roma sin dal 2017 e Milano, new entry 2019, per l’Italia.Proprio al progetto Cities Changing Diabetes e al diabete urbano è dedicata la prima giornata di lavori dell’incontro romano che vede lo svolgersi del 4th Health City Forum e 3rd Roma Cities Changing Diabetes Summit. Organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Health City Institute, I-Com Istituto per la competitività, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane e Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”, il summit sarà anche occasione per avere il punto di vista della FAO e dell’OMS, grazie alla partecipazione di Anna Lartey, Direttore della Divisione Nutrizione e Sistemi alimentari della FAO, e di Francesca Racioppi, Direttore del Centro europeo salute e ambiente dell’OMS.
nella giornata di domani, sarà siglato un protocollo d’intesa tra rappresentanti dei parlamenti italiano e inglese, che avrà l’obiettivo di studiare azioni politiche comuni. “La lotta e in particolare la prevenzione del diabete necessitano dello sviluppo di azioni coordinate tra mondo accademico, scientifico, e politico. Questo accordo di collaborazione interparlamentare con i colleghi di Westminster rappresenta un importante passo in tal senso. Il nostro obiettivo comune sarà di sviluppare politiche volte alla prevenzione primaria della malattia, alla prevenzione delle complicanze, all’identificazione di indicatori che permettano di misurare il fenomeno e valutare il successo degli interventi, che saranno sia in ambito educativo e culturale, sia organizzativo. L’aspetto fondamentale dell’intesa, tuttavia, rappresenta il tentativo di dare vita a un modello di alleanza politica sul diabete in Europa, che possa indirizzare le future politiche di contrasto alla malattia, le priorità di finanziamento della ricerca e, in ultima analisi, aiutino a invertire la rotta di crescita del diabete urbano”, dice Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città” e Vice Presidente Vicario ANCI. Infine, la nuova figura dello Health City Manager, un professionista in grado di migliorare il contesto urbano riguardo la salute, coinvolgendo i cittadini nelle scelte politiche e impegnando le amministrazioni nella promozione della salute dei cittadini, il tutto anche attraverso modalità di partenariato pubblico–privato. Un ruolo, già individuato nella Roma Urban Health Declaration siglata durante il G7 sulla salute del novembre 2017 e dal documento di indirizzo approvato dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea e auspicato dal Commissario Europeo per la salute Andriukaitis, ritenuto in grado di guidare il processo di miglioramento della salute in ambito urbano, in sinergia con le amministrazioni locali e sanitarie.

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12th Italian Diabetes Barometer Report & 7th Diabetes Monitor 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Roma Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta 4 Lunedì 8 luglio ore 14.30-19.30 4th Health City Forum – 3rd Roma Cities Changing Diabetes Summit & 12th Italian Diabetes Barometer Forum Martedì 9 luglio ore 9.00-15.00. La crescente e inarrestabile urbanizzazione, gli stili di vita errati e le condizioni ambientali e climatiche delle metropoli sono fattori che influenzano fortemente l’aumento della diffusione delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e malattie cardiovascolari. È necessario quindi attuare ora politiche in grado di contrastare il fenomeno. Al Forum saranno presenti istituzioni italiane, esponenti politici, rappresentanti del mondo accademico e associazioni di pazienti, al fine di analizzare le diverse iniziative volte ad affrontare la pandemia di diabete e le sue conseguenze, sotto i punti di vista medico, urbanistico e logistico.
Nell’occasione saranno presentati il 12th Italian Diabetes Barometer Report & 7th Diabetes Monitor 2019 e la survey dell’International Diabetes Federation “Thaking Diabetes to Heart” che forniscono importanti dati per inquadrare il fenomeno. Sarà inoltre presentato il Roma Cities Changing Diabetes Action Plan, un piano di azioni concrete per combattere il diabete nella città, e sarà dedicato ampio spazio alla sessione sull’European Diabetes Forum, nato per stimolare e consentire ai sistemi sanitari di far fronte alla pandemia di diabete.

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Diabete: Le innovazioni e le limitazioni della terapia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

In Italia sono oltre 3 milioni le persone con diabete di tipo 2, una malattia subdola – per molto tempo asintomatica – di cui si parla tanto ma si conosce poco nella vita reale. È una malattia cronica, invalidante, gravata da una costellazione di complicanze croniche e acute, che aumentano drammaticamente la morbilità e la mortalità nei diabetici rispetto alla popolazione senza la malattia. Rappresenta oggi un’emergenza globale: si calcola che nel mondo i diabetici accertati siano circa 425 milioni (1 adulto su 11) e sono almeno 212 milioni le persone affette da diabete non diagnosticato. Le proiezioni sul 2045 dicono che il numero degli over 65 diabetici è destinato a raddoppiare, con pesanti ripercussioni socio-sanitarie e assistenziali. “Nel diabetico il rischio di malattie cardiovascolari è triplicato, quello di insufficienza renale terminale è decuplicato, il rischio di amputazione aumenta fino a 20 volte”, spiega Sandra di Marco, UOSD Diabetologia, Asur Marche Area Vasta 4, Fermo. “Fortunatamente da alcuni anni disponiamo di nuove classi farmacologiche in grado di modificare la storia naturale della malattia attraverso una dimostrata azione di protezione cardio-renale, oltre ai benefici sul controllo glicemico, sul peso corporeo e sulla riduzione del rischio ipoglicemico. Si tratta in particolare dei farmaci ipoglicemizzanti noti come SGLT2-in e GLP-1 RA protagonisti di importanti studi clinici che hanno dato risultati sorprendenti sull’efficacia nella riduzione della mortalità cardiovascolare e la progressione della malattia renale cronica. Il paradigma terapeutico del diabete è radicalmente cambiato e le ultime linee guida propongono un approccio centrato sul paziente, personalizzato e soprattutto globale, vale a dire non limitato al controllo glicemico ma esteso a tutte le componenti del rischio cardiovascolare, per la prevenzione delle complicanze micro e macrovascolari e la riduzione della mortalità, legate al diabete”.“In Italia la prescrivibilità e rimborsabilità degli antidiabetici di nuova generazione è condizionata dalle normative AIFA”, continua Carla Greco, Medico in formazione specialistica in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Università di Modena e Reggio Emilia, “e negli ultimi anni si sono susseguite diverse novità legislative relative ai trattamenti con questi farmaci che hanno superato alcune limitazioni. Al momento purtroppo rimangono ancora alcuni limiti soprattutto per le associazioni farmacologiche, pur in presenza di molte evidenze scientifiche. Ad esempio non è ancora rimborsabile l’associazione di DPP4-i e SGLT2-in che rientrerebbe nell’ottica di una precoce intensificazione terapeutica che permette di agire su differenti meccanismi patogenetici alla base del diabete. I DPP4-i favoriscono la secrezione insulinica ed inibiscono quella di glucagone in modo glucosio-dipendente, mentre gli SGLT2-in riducono la glicemia per effetto della riduzione della soglia di riassorbimento tubulare di glucosio. Proprio i distinti meccanismi d’azione delle due classi di farmaci, risultando complementari se non addirittura potenzialmente additivi, forniscono la base per un efficace uso combinato”.
“Un punto fondamentale di discussione, considerate le stime di prevalenza del diabete nei prossimi anni, è quello sull’utilità e le più idonee modalità di attuazione di programmi di screening del diabete di tipo 2”, conclude Antonia Elefante, UOC Malattie Endocrine e del Metabolismo, Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo, Potenza. “ Il test di screening nelle persone a rischio, ad es. in età avanzata, obesi, con pregresso diabete gestazionale o con familiarità, non deve essere uno strumento fine a sé stesso, ma deve rappresentare un momento per istruire la popolazione sulle modifiche dello stile di vita in modo da ridurre la classe di rischio e dovrebbe essere ripetuto a distanza di 3 anni se negativo. Le persone con diabete di tipo 2 devono affrontare un cambiamento legato all’introduzione di stili di vita più sani – alimentazione e movimento – che sembrano di facile attuazione ma la realtà dice l’esatto opposto: forse anche su questo bisognerebbe lavorare di più”.

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Novità sulla gestione del diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Treviglio Sabato 15 giugno 2019 (inizio ore 08.30) presso la Sala Verde dell’Ospedale di Treviglio il Dipartimento di Patologia e Prevenzione, unitamente all’UOC Malattie Endocrine – Centro Regionale per il Diabete Mellito dell’ASST Bergamo Ovest, in collaborazione con ADB (Associazione Diabetici Bergamaschi), ha organizzato un incontro sul tema “Novità in tema di gestione sanitaria del diabete mellito.” “Come è noto, Regione Lombardia – precisa Peter Assembergs, Direttore Generale ASST Bergamo Ovest – ha formulato innovative proposte di gestione della cronicità e della fragilità. Nell’elenco delle patologie croniche il diabete mellito rappresenta una condizione paradigmatica, vista la sua elevata frequenza, al suo importante impatto sociale ed alla necessità di razionalizzare le risorse ad esso destinate.
Il convegno si prefigge di offrire un momento di confronto tra i vari attori coinvolti nella gestione di questa patologia, per poter comprendere come meglio giungere ad una condivisione di strategie operative, coerentemente con le indicazioni di governo della cronicità introdotte nella nostra Regione.
“Sarà l’occasione – spiega Antonio Bossi, Direttore della Diabetologia dell’ASST Bergamo Ovest – per riflettere sulle nuove modalità di management della malattia diabetica relativamente alla presa in carico da parte dei Gestori, al ruolo dei Centri Servizi, dei Centri Specialistici e dei MAP, coinvolgendo anche i cittadini e il volontariato istituzionale; vi sarà anche spazio per un confronto sulla nuova modalità di distribuzione dei presidi (glucometri, strisce reattive e lancette pungidito), ausili necessari per il monitoraggio a domicilio del diabete”. Saranno proprio i Direttori Generali dell’ATS Bergamo, Massimo Giupponi e della nostra ASST, Peter Assembergs, ad accogliere i partecipanti introducendo i lavori che vedranno impegnati, come relatori, i Direttori Sanitari dei due Enti. Carlo Alberto Tersalvi parlerà del ruolo di governo dell’ATS nella “presa in carico” della persona con diabete nella nostra provincia, mentre Callisto Marco Bravi esporrà l’impegno di ASST Bergamo Ovest nell’offerta multispecialistica, in risposta alle esigenze sanitarie delle persone con diabete. Lo snodo focale della relazione ospedale-territorio nella gestione della malattia diabetica verrà affrontato da Flavia Simonetta Pirola (Direttore Sociosanitario ASST Bergamo Ovest), mentre Marco Gambera (Direttore Servizio Farmaceutico ATS Bergamo) sarà incaricato di descrivere l’innovativa modalità di prescrizione e distribuzione dei presidi sanitari per il controllo della malattia diabetica. Vi sarà poi spazio per un interessante scambio di opinioni, su stimolo e moderazione di Antonio C. Bossi (responsabile scientifico dell’evento) che intervisterà Roberto Trevisan (Direttore UOC Diabetologia ASST PG23 Bergamo) sull’esperienza vissuta nel grande ospedale cittadino, da specialisti di riconosciuta eccellenza nazionale, Leonardo Barbera (Medico di famiglia referente dell’Area Diabete dell’ATS Bergamo) che esporrà quanto viene svolto dalle cooperative dei medici distribuite sul territorio, mentre il presidente dell’ADB, Giambattista Negretti, sarà portavoce delle esigenze e delle aspettative dei pazienti che affrontano in prima persona la convivenza con la cronicità.

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Diabete di tipo 1: buoni risultati clinici nei centri italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Il 30% dei pazienti con diabete tipo 1 presi in carico dai centri diabetologici italiani raggiunge valori corretti di emoglobina glicata, quasi la metà è in regola con il colesterolo e oltre il 70% con la pressione; il 12% è obeso, più di 1 su 4 fuma, il 40% presenta retinopatia, ma nel complesso 1 su 2 ha accesso a buoni livelli di cura. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla nuova Monografia Annali AMD “Profili assistenziali nei pazienti adulti con diabete tipo 1”, realizzata con il contributo non condizionante di Sanofi. L’analisi ha preso in esame 28.538 soggetti con DM1, elaborando i dati raccolti da 222 servizi di diabetologia diffusi sul territorio italiano.“Abbiamo analizzato qualità di cura, approcci terapeutici e outcome raggiunti nei pazienti con diabete di tipo 1, fornendo una fotografia accurata delle loro caratteristiche cliniche e dei loro bisogni insoddisfatti”, spiega Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi. “Tra le novità introdotte rispetto alle edizioni precedenti degli Annali, focus specifici sulle singole Regioni e approfondimenti sulla popolazione stratificata per genere, fasce di età, durata di malattia, tipo di trattamento (microinfusore vs iniezioni multiple di insulina), presenza di complicanze. A questo proposito è emerso, ad esempio, che le donne presentano un peggior controllo metabolico, che la fascia di età 65-74 anni è quella più monitorata, che l’abitudine al fumo è maggiore tra i pazienti con una storia di malattia più breve, che la percentuale di chi raggiunge livelli adeguati di cura complessiva è più elevata nei pazienti che impiegano il microinfusore (59%), rispetto a quelli in terapia multiniettiva (50%)”.Dalla Monografia emerge come la quasi totalità dei pazienti riceva almeno una misurazione all’anno dell’HbA1c (97%). Buona ma ancora non ottimale la registrazione annua della pressione arteriosa, che avviene nell’89% dei soggetti, così come quella del profilo lipidico (69%, con picchi dell’80% in Liguria, FVG, Trentino-Alto Adige e Piemonte). Abbastanza elevata l’attenzione del diabetologo verso la funzionalità renale: al 74% dei pazienti è stata misurata la creatininemia e il 57% ha ricevuto almeno una valutazione annuale dell’albuminuria (con un’ampia variabilità, da Regioni come il Molise dove non vi è alcuna rilevazione, ad altre quali Lombardia, Marche e Toscana che superano il 65%). Ancora insoddisfacente il controllo del piede diabetico (avviene in media solo nel 22% dei pazienti); in aumento rispetto al passato la percentuale di soggetti monitorati per la retinopatia (46%).Meno di 1 paziente su 3 ha valori di emoglobina glicata a target (≤7%). È in regola con il colesterolo (LDL < 100 mg/dl) poco meno della metà del campione (49%) e con la pressione oltre il 70%. Per quanto riguarda la funzionalità renale, dei pazienti a cui è stata misurata l’albuminuria, il 26% è risultato avere valori indicativi di nefropatia. In linea con un fenomeno diffuso nella popolazione generale (l’aumento di sovrappeso e obesità), anche tra i pazienti con diabete tipo 1, l’Indice di Massa Corporea (BMI) medio è al limite del sovrappeso, con il 12% del campione obeso. Il dato mostra un gradiente Nord-Sud con la maggior percentuale di individui obesi concentrati nelle regioni meridionali. Solo il 9% dei soggetti è a target contemporaneamente per emoglobina glicata, colesterolo, pressione e BMI. Ancora troppi i diabetici di tipo 1 che fumano (26%). Registrando un incremento progressivo nel corso degli ultimi anni, oggi i pazienti che praticano la terapia insulinica con il microinfusore sono il 12.6%. A livello regionale si osserva un gradiente nord-sud a favore di quest’ultimo per quanto riguarda l’infusione sottocutanea continua di insulina (CSII), in particolare Lazio con il 26%, Campania 24% e Calabria 24%. Nella maggior parte delle Regioni si osserva un utilizzo variabile tra il 10 e il 15%; mentre Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana si attestano su percentuali inferiori al 10%; anomalo il dato della Sicilia (2.6%). Un paziente su 3 (30%) è in terapia con ipolipemizzanti; stessa percentuale per quelli in trattamento antiipertensivo. Tra i soggetti con livelli elevati di albuminuria, solo il 6% non risulta trattato con ACE-inibitori/Sartani. Di quelli con pregresso evento cardiovascolare, il 78% è in trattamento con antiaggreganti piastrinici, ad eccezione del Molise, che raggiunge il 100% di soggetti trattati, e della Campania, che arriva al 57%. In base allo score Q (un punteggio tra 0 e 40 in grado di predire l’incidenza successiva di eventi cardiovascolari, che misura la qualità di cura complessiva erogata dai servizi diabetologici), il 51% del campione presenta uno score Q > 25, la miglior fascia di punteggio.La prevalenza delle principali complicanze micro/macrovascolari del diabete nei pazienti tipo 1 è contenuta (infarto 1,1%, ictus 1,2%, ulcera acuta del piede 0,9%, dialisi 0,3), fatta eccezione per quanto riguarda la retinopatia che riguarda, con livelli di severità diversi, il 40% del campione.

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Air Liquide acquisisce una start-up in Spagna per supportare i pazienti affetti da diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Air Liquide prosegue lo sviluppo delle sue attività sanitarie a domicilio e annuncia l’acquisizione, in Spagna, della start-up DiaLibre, rafforzando così la sua offerta di servizi nell’intero percorso di cura dei pazienti diabetici, dalla distribuzione di apparecchiature medicali al supporto personalizzato. DiaLibre è una start-up spagnola specializzata nella cura del diabete. La sua offerta combina programmi personalizzati di supporto terapeutico e follow-up medico per i pazienti attraverso tecnologie innovative. DiaLibre mette in relazione gli esperti – medici, infermieri, nutrizionisti, psicologi – con i pazienti affinché essi siano supportati quotidianamente nel modo migliore. Durante la prima visita, lo specialista DiaLibre inizia con il paziente il trattamento prescritto dal medico e definisce il programma di supporto più adatto al suo stile di vita. Il piano d’azione personalizzato comprende l’accesso a programmi di formazione online e video educazionali, oltre a strumenti per consultare da remoto consigli nutrizionali e supporto psicologico per aiutarli a gestire quotidianamente la loro malattia cronica. Questo approccio mira a migliorare il rispetto della cura da parte dei pazienti nel lungo termine.Air Liquide opera in Spagna nel settore sanitario da oltre 50 anni. Dal 2016, attraverso la sua filiale Novalab, il Gruppo supporta i pazienti con diabete di tipo 1 e 2. Con questa acquisizione, Air Liquide è ora in grado di offrire servizi personalizzati in ogni fase del processo di trattamento del paziente diabetico.

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I farmaci ‘super-eroi’ che proteggono il cuore dal diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Uno dei fattori di rischio più importanti per la salute cardiovascolare è il diabete. Nei soggetti con pre-diabete e in quelli con diabete è dunque fondamentale mantenere un ottimo compenso metabolico, attraverso un corretto stile di vita e la terapia farmacologica. Negli ultimi anni, si sono resi disponibili sul mercato una serie di farmaci che, oltre a ridurre in maniera efficace la glicemia, sembrano avere anche un’azione diretta aggiuntiva di protezione cardiovascolare. I maggiori esperti italiani di prevenzione cardiovascolare riuniti a Napoli in occasione del congresso annuale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, fanno il punto della situazione. “Alcuni anni fa – riflette il professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare e ordinario di Cardiologia presso l’Università ‘La Sapienza’, Ospedale Sant’Andrea di Roma – è emerso un segnale d’allarme rispetto ad alcuni farmaci anti-diabete, che sembravano gravati da un maggior rischio di patologie cardiovascolari. Per questo motivo, le agenzie regolatorie americana (FDA) ed europea (EMA) hanno chiesto che per ogni nuovo farmaco anti-diabete immesso sul mercato, fosse dimostrata la sicurezza cardiovascolare da uno studio realizzato ad hoc”. La grande e piacevole sorpresa degli ultimi anni è stata che i più recenti studi su GLP-1 agonisti e SGLT2 inibitori hanno dimostrato non solo la sicurezza di queste nuove molecole ma che, al di là dell’azione sul diabete, questi farmaci proteggono il cuore e i vasi, determinando una riduzione dello scompenso cardiaco e di alcuni eventi cardiovascolari”.
La riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus, morte da cause cardiovascolari) – prosegue il professor Consoli – sembra tuttavia verificarsi solo nei pazienti già affetti da malattie cardiovascolari (come pregresso infarto, pregresso ictus) ed è risultata associata sia al trattamento con farmaci della classe dei GLP-1 agonisti (farmaci iniettivi, che si somministrano sottocute una volta al giorno o una volta alla settimana), sia al trattamento con farmaci della classe delle gliflozine (o SGLT2- inibitori). Questi ultimi sono farmaci che, inibendo il riassorbimento del glucosio, ne facilitano l’eliminazione attraverso le urine; inducendo la perdita di zucchero e di acqua, abbassano la glicemia e riducono la pressione arteriosa. Forse proprio in virtù della loro capacità di ridurre il volume di sangue circolante, il trattamento con questi farmaci è risultato associato anche ad una diminuzione della insorgenza di insufficienza cardiaca, e questo beneficio è stato osservato non solo nei soggetti che avevano già una malattia cardiovascolare in atto, ma anche in quelli con multipli fattori di rischio, ma non ancora clinicamente…’ammalati di cuore’. L’innovazione farmacologica ha dunque aperto nuove frontiere nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, mettendo a disposizione del medico e delle persone affette da questa patologia strumenti terapeutici di grande maneggevolezza, con caratteristiche di efficacia e tollerabilità tali da poter cambiare gli esiti della malattia e di ridurne considerevolmente il ‘carico’, in una popolazione di persone costrette a convivere con una malattia cronica, come il diabete. “E’ ragionevole pensare – prosegue il professor Consoli – che queste terapie possano non solo aumentare gli anni di vita a disposizione delle persone con diabete, ma anche migliorare la qualità degli anni di vita guadagnati”. Certo, anche l’innovazione tecnologica, come tutte le cose, ha un costo. E il costo delle terapie innovative è necessariamente più elevato rispetto al costo delle ‘vecchie’ terapie, che sono tuttavia meno efficaci e meno sicure. E’, e sarà compito della governance dei sistemi sanitari – conclude il professor Consoli – trovare la maniera di conciliare i maggiori investimenti necessari nel presente, con l’opportunità, offerta da questi farmaci, di assicurare risparmi nel futuro, considerando sempre il rapporto tra ‘prezzo’ e ‘valore’, e senza mai dimenticare proprio il ‘valore’ di una vita più lunga e di migliore qualità”.
La dislipidemia osservata nei pazienti con diabete tipo 2 svolge un ruolo centrale nello sviluppo di aterosclerosi precoce. I pazienti con diabete tipo 2 si caratterizzano per diverse alterazioni del profilo lipidico: ipertrigliceridemia, diminuzione del colesterolo HDL, aumento delle LDL, alterazioni qualitative delle LDL e HDL che risultano più piccole e dense, aumento delle lipoproteine ricche in trigliceridi in fase postprandiale. “L’insieme di queste alterazioni – spiega il professor Sesti – costituisce la cosiddetta ‘dislipidemia diabetica aterogena’, che contribuisce all’aumentato rischio cardiovascolare caratteristico dei diabetici. La terapia con statine è la terapia di prima scelta per i pazienti iperglicemici con livelli di colesterolo LDL, non a target con il solo intervento non farmacologico”.

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Diabete: in 30 anni raddoppiato il numero dei pazienti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

Pavia. La nutraceutica può contrastare l’epidemia di diabete che sta interessando il nostro Paese (e il resto d’Europa). In totale sono oltre 3 milioni e 200mila gli italiani colpiti dalla malattia e il loro numero risulta raddoppiato negli ultimi 30 anni. In particolare preoccupa la disglicemia (o pre-diabete), una condizione spesso sottovalutata sulla quale è fondamentale riuscire ad intervenire il prima possibile. Uno studio tutto italiano, appena pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research, ha dimostrato il ruolo del nutraceutico Gdue (originato dalle alghe marine Ascophyllum Nodosum, Fucus Vesiculosus più cromo picolinato) nel ridurre i livelli di glucosio e infiammatori nel sangue. La ricerca è stata condotta su 65 partecipanti da un team di scienziati dell’Università di Pavia e dell’Università di Bologna. “Abbiamo analizzato persone non ancora colpite da diabete che presentavano però livelli alti di glicemia compresi tra i 100 e 125 mg/dl – afferma il Prof. Giuseppe Derosa, Responsabile del Centro Universitario di Diabetologia, Malattie Metaboliche e Dislipidemie dell’Università di Pavia, presso il Policlinico San Matteo e primo autore dello studio -. Spesso e volentieri in questa condizione il medico di medicina generale si limita a consigliare all’assistito un semplice cambio della dieta e un po’ di attività fisica. Sono due ottimi consigli ma, per evitare un peggioramento dello stato di salute, non sempre basta un semplice intervento sullo stile di vita. In aggiunta, si può usare il nutraceutico derivato dalle alghe marine. Gdue si assume per via orale e risulta ben tollerato dall’organismo”. Lo studio ha analizzato un gruppo di persone che l’ha assunto per tre volte al giorno (prima dei pasti). A tre e sei mesi di distanza sono stati svolti controlli emato-chimici che hanno attestato come il livello di glicemia tornava al di sotto della soglia limite dei 100 mg/dl. “Il diabete è un grave problema di salute pubblica – aggiunge il prof. Derosa -. Oltre ad essere potenzialmente letale presenta costi sociali importanti e in crescita in quasi tutti i Paesi occidentali. Solo in Italia ogni anno determina oltre 50mila ricoveri ospedalieri a cui vanno aggiunte le spese, per il servizio sanitario nazionale, legate alle terapie e l’assistenza dei pazienti cronici. Se riusciamo ad intervenire efficacemente e il prima possibile sulla disglicemia possiamo contenere il proliferare di nuovi casi e ridurre anche le spese per l’intera collettività. Le risorse risparmiate potrebbero essere così reinvestite per altre sperimentazioni di nuovi farmaci. In quest’ottica, il nutraceutico derivato dalle alghe marine è un’interessante proposta. Chi ha una glicemia a digiuno sopra i 100 mg/dl deve rivolgersi al proprio medico, che visti i risultati di questa ricerca, oltre a dieta e attività fisica ed esclusi i casi di diabete, avrà la possibilità di indicare l’utilizzo del nutraceutico. Come sempre serviranno ulteriori approfondimenti per confermare questi risultati positivi ed eventualmente espandere su altre condizioni l’utilizzo del prodotto”.

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Al cuore del diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate. Intervengono:
Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Federico Serra, Government Affairs & External Relation Director Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate.
Ne parleranno:Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Diabete, il fruttosio nelle bevande zuccherate non sempre fa male

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Chi assume bevande zuccherate ha un rischio maggiore di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto a chi consuma una buona parte degli alimenti contenenti fruttosio, secondo una revisione delle prove pubblicata sul British Medical Journal. «I nostri risultati suggeriscono che la frutta e altri alimenti che contengono il fruttosio non abbiano effetti nocivi sui livelli di glucosio nel sangue, mentre le bevande con zuccheri aggiunti e altri alimenti che presentano un’energia “povera di nutrienti” possono avere effetti dannosi. Questo potrebbe essere utile per gestire le raccomandazioni per i diabetici, ma servono studi di alta qualità per confermare i riscontri» dice John Sievenpiper, del Clinical Nutrition and Risk Factor Modification Centre del St. Michael’s Hospital a Toronto, Canada, autore principale dello studio. Le attuali linee guida dietetiche raccomandano di ridurre gli zuccheri liberi, in particolare il fruttosio contenuto nelle bevande, ma non è chiaro se questo valga per tutte le fonti alimentari di questo tipo di zucchero. Per approfondire la questione i ricercatori hanno analizzato i risultati di 155 studi che hanno valutato l’effetto di diverse fonti alimentari di fruttosio sui livelli di glucosio nel sangue nelle persone con e senza diabete monitorandole per un periodo di massimo 12 settimane.
I risultati mostrano che la maggior parte degli alimenti che contengono fruttosio non hanno un effetto nocivo sui livelli di glucosio nel sangue quando non forniscono calorie in eccesso, anche se in alcuni studi è stato osservato un effetto dannoso sull’insulina a digiuno. L’analisi di alimenti specifici suggerisce che frutta e succhi di frutta, quando non forniscono calorie in eccesso, possono avere effetti benefici sul controllo glicemico e dell’insulina, specialmente nelle persone con diabete, mentre molti alimenti, come bevande e succhi di frutta con zuccheri aggiunti, apportano un tipo di energia “povera di nutrienti” alla dieta, e sembrano avere effetti dannosi. Il basso indice glicemico del fruttosio rispetto ad altri carboidrati e un maggiore contenuto di fibre della frutta potrebbero concorrere a spiegare i miglioramenti rispetto ai livelli di glucosio nel sangue. Gli autori sottolineano la presenza di alcuni limiti, tra cui dimensioni piccole del campione, periodi brevi di follow-up e una limitata varietà di alimenti in alcuni studi. Tuttavia, i punti di forza comprendevano un processo di ricerca e selezione approfondito e una valutazione approfondita della qualità delle prove. (Fonte: doctor33)

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Diabete e pressione alta, pochi controlli e poca percezione dei rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Chi soffre di diabete deve prestare particolare attenzione anche alla pressione alta: normalmente la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione adulta è pari a circa il 35% ma questa percentuale sale nel diabetico sino al 70%, anche all’80%. Purtroppo in Italia non c’è una appropriata cultura della prevenzione e del controllo di questo fattore di rischio. Basta pensare che un italiano su tre non sa di avere la pressione alta. Questo è l’allarme che viene lanciato dalla SIIA, Società italiana dell’Ipertensione Arteriosa.
“Un diabetico di tipo 2 – dichiara Claudio Ferri, Presidente della SIIA – deve controllare non solo la glicemia, ma anche la pressione arteriosa. Una pressione elevata, se non curata, può dar luogo a complicanze a carico di cuore, cervello e/o rene, ovvero infarto del miocardio, infarto cerebrale e/o insufficienza renale cronica, senza dimenticare la malattia vascolare degli arti inferiori, i disturbi della sfera sessuale e/o cognitivi”.
“E’ un vero peccato che l’attenzione nei confronti della pressione arteriosa, malgrado tutti i nostri sforzi educazionali, sia ancora non soddisfacente – continua Ferri -visto che tre italiani ipertesi su dieci non sanno di avere la pressione alta e non c’è l’abitudine di controllare la pressione arteriosa a casa propria anche se si è sani, sebbene gli apparecchi validati in commercio siano di modesto costo, ma affidabili”. Quali sono i segnali che la pressione è alta? L’ipertensione arteriosa è comunemente asintomatica, ma può manifestarsi con alcuni sintomi non correlati che possono svelare la presenza di pressione elevata (cefalea, vertigini, acufeni e/o disturbi della sfera sessuale). Tra i fattori di rischio favorenti la comparsa di ipertensione sono il fumo, l’obesità, la dieta scorretta con uso eccessivo di sale, la sedentarietà e lo stress. Tra le patologie concomitanti, oltre al diabete mellito, ci sono anche malattie renali, cardiache e/o cerebrovascolari. “Un diabetico che si cura appropriatamente, anche quindi normalizzando i propri valori pressori – conclude Ferri – può condurre una vita assolutamente normale”. La prevenzione della comparsa dell’ipertensione arteriosa e degli altri fattori di rischio cardiovascolare, la cura di tutte le possibili patologie coesistenti, l’adozione di uno stile di vita sano, il trattamento antiipertensivo efficace con nutraceutici e/o farmaci, l’aderenza e la persistenza alla terapia prescritta, sono tutte strategie indispensabili per prevenire questo disturbo oppure evitarne i danni.

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Le principali vittime del diabete sono i denti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

In Italia ci sono 3,9 milioni di persone che soffrono di diabete mentre sono ben 8 i milioni di italiani che hanno sviluppato una parodontite, con forme spesso gravi. Quello che non tutti sanno è che queste patologie sono spesso correlate: chi soffre di diabete ha un rischio tre volte superiore di ammalarsi di parodontite e, viceversa, chi soffre di parodontite ha una maggiore tendenza a sviluppare il diabete. L’allarme viene dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che partecipa alla Giornata Mondiale del Diabete, il 14 Novembre.La parodontite, o piorrea, è una malattia infiammatoria cronica tra le più diffuse del mondo e coinvolge i tessuti di sostegno del dente, dalla gengiva all’osso. Tra i sintomi principali, il sanguinamento gengivale. La parodontite, se non trattata, non solo può portare alla perdita dei denti, afferma Mario Aimetti, Presidente della SIdP, ma è anche la seconda causa di infiammazione cronica sistemica dopo l’obesità. Questo impatto sistemico influenza anche l’insorgenza e il decorso del diabete. La maggiore suscettibilità alla parodontite nei diabetici è, infatti, dovuta alla risposta immunitaria alterata verso i batteri presenti nella placca batterica, causa d’insorgenza della parodontite. Esiste poi una relazione diretta tra la gravità e l’estensione della parodontite e il peggioramento del controllo glicemico: un diabete poco controllato provoca un incremento dell’attività di distruzione del collagene parodontale.
“Tra diabete e parodontite” afferma Luca Lione, diabetologo e odontoiatra – c’è una corrispondenza biunivoca: il soggetto con diabete ha una tendenza a sviluppare la parodontite e il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. La parodontite inoltre è l’unica complicanza del diabete che, se curata, cura anche la patologia principale. Purtroppo manca ancora molta consapevolezza nei pazienti. Eppure basterebbe un poco di prevenzione in più per evitare i casi più gravi. Con un costo contenuto, la parodontite può essere prevenuta e trattata con successo nelle fasi iniziali”.
A partire, ovviamente dall’igiene orale ma anche a tanti segnali specifici, come il sanguinamento delle gengive, l’alterazione del gusto, la tensione gengivale, denti che si muovono. “Diabetologo e odontoiatra – aggiunge Lione – devono operare in stretta collaborazione”. Il primo deve invitare il paziente a controlli specifici anche in assenza di sintomi, mentre l’odontoiatra deve informare il paziente sull’associazione tra parodontite e altre patologie tra le quali il diabete e in caso di gravità dei sintomi e familiarità col diabete consigliare una visita specialistica.
In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, anche gli odontoiatri saranno nelle piazze per dare le giuste informazioni sull’importanza della salute orale e per somministrare un questionario di screening.

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Giornata mondiale del diabete 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Roma Venerdì 9 novembre ore 11,30 Sala stampa della Camera dei Deputati Palazzo di Montecitorio, via della Missione 4 Intervengono: On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle CittàSen. Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle Città Prof. Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia-SID Prof. Giorgio Sesti, Presidente Fondazione Diabete Ricerca
Prof. Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri Prof. Agostino Consoli, Presidente eletto Società Italiana di Diabetologia-SID Prof. Simona Frontoni, Responsabile Società Italiana di Diabetologia GMD 2018 Dott. Stefano Michelini, Direttore Generale Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina Modera: Dott.Maria Rita Montebelli, Medico e Giornalista.

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IX Convegno Nazionale Fondazione AMD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma Giovedì 8 novembre, ore 12.30 Rome Marriott Park Hotel Via Colonnello T. Masala, 54 Conferenza stampa di presentazione IX Convegno Nazionale Fondazione AMD Nel corso dell’evento verranno anticipati alla stampa i risultati dei nuovi Annali AMD, la più ampia banca dati sui centri diabetologici italiani che raccoglie ed elabora informazioni su oltre 660.000 pazienti. Gli esperti AMD illustreranno inoltre il loro documento “manifesto” su come impiegare Intelligenza Artificiale e Big Data al fine di migliorare prevenzione, diagnosi e cura del diabeteInterverranno:
• Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
• Paolo Di Bartolo, Vicepresidente Associazione Medici Diabetologi
• Nicoletta Musacchio, Presidente Fondazione AMD
• Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD
• Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology, Pescara
Modera i lavori il giornalista Mario Pappagallo.

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L’obesità è il grande problema di salute pubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Roma. E l’Italia del terzo millennio è tenuta a confrontarsi. E il diabete di tipo 2 è spesso associato alla presenza di obesità e alla sedentarietà. “Diventa dunque impossibile per una Società scientifica che si occupa di diabete – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – non allargare il campo d’azione e di allerta anche al fenomeno obesità perché queste due pandemie sono, come visto, strettamente interconnesse una con l’altra. La prevenzione poi rappresenta una priorità assoluta per la SID”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Osservasalute (2017), In Italia tra la popolazione adulta la prevalenza di diabete è pari al 6,3 per cento, ma tra gli adulti obesi, la prevalenza del diabete arriva al 15 per cento. Nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, i soggetti affetti da diabete di tipo 2 e obesità sono il 12 per cento, ma si arriva addirittura al 30,1 per cento tra gli over-75. E la relazione pericolosa tra obesità e diabete dà il peggio di sé tra il sesso femminile; se infatti tra i maschi la prevalenza di diabete passa dal 6,4% della popolazione generale al 13,9 per cento per gli obesi, tra le donne si passa rispettivamente dal 6,2 al 16,1 per cento. Ancora più preoccupanti, sono i dati relativi alla popolazione infantile. I dati del sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE promosso dal Ministero della Salute/Centro per il Controllo e la prevenzione della Malattie e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni d’età (scuola primaria) è obeso, mentre il 21 per cento è in sovrappeso, con un importante gradiente nord-sud.“Di fronte a queste statistiche – prosegue Purrello – non si può restare a guardare. Bisogna intervenire in maniera proattiva. E la lettera aperta al Ministero della Salute per l’introduzione della Sugar Tax, promossa dal Fatto Alimentare, alla quale anche la Società Italiana di Diabetologia ha dato la sua adesione, rappresenta un esempio concreto di questa volontà di voltare pagina, verso uno stile di vita più salutare. Ma perché la Sugar Tax abbia successo è necessaria inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano i vari campi della prevenzione, dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica. E’ importante inoltre porgere il messaggio della prevenzione con un linguaggio da modulare rispetto al target che si vuole raggiungere. E le persone più vulnerabili, oltre che bambini e adolescenti, sono quelle appartenenti alla fasce sociali più svantaggiate. Infatti sia la prevalenza dell’obesità che del diabete tipo 2 nel nostro paese è più elevata al Sud e nelle classi sociali economicamente più svantaggiate”. Nel mondo sono ormai molti i Paesi che hanno applicato la Sugar Tax, ultima in ordine di tempo (aprile 2018) la Gran Bretagna che ha proposto una tassazione incrementale al di sopra di un contenuto di 5 grammi di zucchero per 100 ml di bibita (la tassa è di circa 0,20 € per le bevande con 5-8 grammi di zucchero/100 ml e sale a 0,27 € per quelle con un contenuto superiore a 8 grammi/100 ml). In questo caso dunque l’obiettivo della legge è duplice: da una parte far ridurre il consumo, dall’altra incentivare le industrie produttrici a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande.

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Pagine di medicina: Il diabete e le sue insidie

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Penso a chi soffre di diabete giovanile se non altro per la schiavitù quotidiana delle iniezioni d’insulina. Questa è la forma più grave della malattia, caratterizzata da una progressiva autodemolizione delle cellule del pancreas (insule) che fabbricano l’ormone. Il passo avanti più significativo è stato la notizia, frutto di una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine dalla Colombia University di New York di alcuni anni fa, che un farmaco, studiato per disarmare le cellule (i linfociti T) che si rivoltano contro le isole pancreatiche distruggendole, è riuscito a disattivare questo meccanismo per un anno in nove malati. Tanto che non hanno aumentato la dose quotidiana di insulina. Un altro studio è stato fatto su 80 pazienti, nella speranza che l’effetto del farmaco (un anticorpo monoclonale) venga confermato, il trapianto di insule si considera uscito dalla fase sperimentale. In proposito si ricorderà l’esperimento compiuto da James Shapiro a Edmonton in Canada allorché impiantò cellule pancreatiche di cadavere con il supporto di farmaci antirigetto innovativi. In questo modo riuscì a liberare dall’infezione d’insulina undici malati in un anno. Seguì una verifica sul campo su scala mondiale cui parteciparono tre centri europei tra i quali l’ospedale San Raffaele di Milano. (Servizio Fidest)

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Diabete è allarme anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

È allarme ‘grandi anziani’ in Italia per la diffusione del diabete di tipo 2. Su circa 2,9 milioni di persone che nel nostro paese sono colpite da questa patologia, gli over settantacinque sono, infatti, oltre 1,2 milioni, ben più di un terzo del totale.
Si tratta dei pazienti più vulnerabili, spesso affetti da altre importanti malattie e maggiormente esposti al rischio di episodi ipoglicemici e complicazioni vascolari. Per queste ragioni, i trattamenti antidiabetici a loro destinati devono garantire, accanto all’efficacia, il più elevato profilo possibile di tollerabilità. Secondo i dati OCSE, l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta attesa media di vita, secondo solo al Giappone: quasi 85 anni per le donne e più di 79 per gli uomini. Solo negli ultimi cinque anni, questa media è cresciuta di quasi un anno e la tendenza all’innalzamento è inarrestabile da decenni. La percentuale di grandi anziani, cioè di ultrasettantacinquenni, nella popolazione dei pazienti affetti da diabete di tipo due è dunque destinata ancora a crescere. Nonostante ciò, fino ad ora non erano disponibili analisi specifiche sul rapporto efficacia/sicurezza dei farmaci antidiabetici riguardo i pazienti di queste classi di età. (Redazione Fidest)

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