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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘diabete’

Diabete e pressione alta, pochi controlli e poca percezione dei rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Chi soffre di diabete deve prestare particolare attenzione anche alla pressione alta: normalmente la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione adulta è pari a circa il 35% ma questa percentuale sale nel diabetico sino al 70%, anche all’80%. Purtroppo in Italia non c’è una appropriata cultura della prevenzione e del controllo di questo fattore di rischio. Basta pensare che un italiano su tre non sa di avere la pressione alta. Questo è l’allarme che viene lanciato dalla SIIA, Società italiana dell’Ipertensione Arteriosa.
“Un diabetico di tipo 2 – dichiara Claudio Ferri, Presidente della SIIA – deve controllare non solo la glicemia, ma anche la pressione arteriosa. Una pressione elevata, se non curata, può dar luogo a complicanze a carico di cuore, cervello e/o rene, ovvero infarto del miocardio, infarto cerebrale e/o insufficienza renale cronica, senza dimenticare la malattia vascolare degli arti inferiori, i disturbi della sfera sessuale e/o cognitivi”.
“E’ un vero peccato che l’attenzione nei confronti della pressione arteriosa, malgrado tutti i nostri sforzi educazionali, sia ancora non soddisfacente – continua Ferri -visto che tre italiani ipertesi su dieci non sanno di avere la pressione alta e non c’è l’abitudine di controllare la pressione arteriosa a casa propria anche se si è sani, sebbene gli apparecchi validati in commercio siano di modesto costo, ma affidabili”. Quali sono i segnali che la pressione è alta? L’ipertensione arteriosa è comunemente asintomatica, ma può manifestarsi con alcuni sintomi non correlati che possono svelare la presenza di pressione elevata (cefalea, vertigini, acufeni e/o disturbi della sfera sessuale). Tra i fattori di rischio favorenti la comparsa di ipertensione sono il fumo, l’obesità, la dieta scorretta con uso eccessivo di sale, la sedentarietà e lo stress. Tra le patologie concomitanti, oltre al diabete mellito, ci sono anche malattie renali, cardiache e/o cerebrovascolari. “Un diabetico che si cura appropriatamente, anche quindi normalizzando i propri valori pressori – conclude Ferri – può condurre una vita assolutamente normale”. La prevenzione della comparsa dell’ipertensione arteriosa e degli altri fattori di rischio cardiovascolare, la cura di tutte le possibili patologie coesistenti, l’adozione di uno stile di vita sano, il trattamento antiipertensivo efficace con nutraceutici e/o farmaci, l’aderenza e la persistenza alla terapia prescritta, sono tutte strategie indispensabili per prevenire questo disturbo oppure evitarne i danni.

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Le principali vittime del diabete sono i denti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

In Italia ci sono 3,9 milioni di persone che soffrono di diabete mentre sono ben 8 i milioni di italiani che hanno sviluppato una parodontite, con forme spesso gravi. Quello che non tutti sanno è che queste patologie sono spesso correlate: chi soffre di diabete ha un rischio tre volte superiore di ammalarsi di parodontite e, viceversa, chi soffre di parodontite ha una maggiore tendenza a sviluppare il diabete. L’allarme viene dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che partecipa alla Giornata Mondiale del Diabete, il 14 Novembre.La parodontite, o piorrea, è una malattia infiammatoria cronica tra le più diffuse del mondo e coinvolge i tessuti di sostegno del dente, dalla gengiva all’osso. Tra i sintomi principali, il sanguinamento gengivale. La parodontite, se non trattata, non solo può portare alla perdita dei denti, afferma Mario Aimetti, Presidente della SIdP, ma è anche la seconda causa di infiammazione cronica sistemica dopo l’obesità. Questo impatto sistemico influenza anche l’insorgenza e il decorso del diabete. La maggiore suscettibilità alla parodontite nei diabetici è, infatti, dovuta alla risposta immunitaria alterata verso i batteri presenti nella placca batterica, causa d’insorgenza della parodontite. Esiste poi una relazione diretta tra la gravità e l’estensione della parodontite e il peggioramento del controllo glicemico: un diabete poco controllato provoca un incremento dell’attività di distruzione del collagene parodontale.
“Tra diabete e parodontite” afferma Luca Lione, diabetologo e odontoiatra – c’è una corrispondenza biunivoca: il soggetto con diabete ha una tendenza a sviluppare la parodontite e il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. La parodontite inoltre è l’unica complicanza del diabete che, se curata, cura anche la patologia principale. Purtroppo manca ancora molta consapevolezza nei pazienti. Eppure basterebbe un poco di prevenzione in più per evitare i casi più gravi. Con un costo contenuto, la parodontite può essere prevenuta e trattata con successo nelle fasi iniziali”.
A partire, ovviamente dall’igiene orale ma anche a tanti segnali specifici, come il sanguinamento delle gengive, l’alterazione del gusto, la tensione gengivale, denti che si muovono. “Diabetologo e odontoiatra – aggiunge Lione – devono operare in stretta collaborazione”. Il primo deve invitare il paziente a controlli specifici anche in assenza di sintomi, mentre l’odontoiatra deve informare il paziente sull’associazione tra parodontite e altre patologie tra le quali il diabete e in caso di gravità dei sintomi e familiarità col diabete consigliare una visita specialistica.
In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, anche gli odontoiatri saranno nelle piazze per dare le giuste informazioni sull’importanza della salute orale e per somministrare un questionario di screening.

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Giornata mondiale del diabete 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Roma Venerdì 9 novembre ore 11,30 Sala stampa della Camera dei Deputati Palazzo di Montecitorio, via della Missione 4 Intervengono: On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle CittàSen. Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle Città Prof. Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia-SID Prof. Giorgio Sesti, Presidente Fondazione Diabete Ricerca
Prof. Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri Prof. Agostino Consoli, Presidente eletto Società Italiana di Diabetologia-SID Prof. Simona Frontoni, Responsabile Società Italiana di Diabetologia GMD 2018 Dott. Stefano Michelini, Direttore Generale Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina Modera: Dott.Maria Rita Montebelli, Medico e Giornalista.

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IX Convegno Nazionale Fondazione AMD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma Giovedì 8 novembre, ore 12.30 Rome Marriott Park Hotel Via Colonnello T. Masala, 54 Conferenza stampa di presentazione IX Convegno Nazionale Fondazione AMD Nel corso dell’evento verranno anticipati alla stampa i risultati dei nuovi Annali AMD, la più ampia banca dati sui centri diabetologici italiani che raccoglie ed elabora informazioni su oltre 660.000 pazienti. Gli esperti AMD illustreranno inoltre il loro documento “manifesto” su come impiegare Intelligenza Artificiale e Big Data al fine di migliorare prevenzione, diagnosi e cura del diabeteInterverranno:
• Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
• Paolo Di Bartolo, Vicepresidente Associazione Medici Diabetologi
• Nicoletta Musacchio, Presidente Fondazione AMD
• Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD
• Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology, Pescara
Modera i lavori il giornalista Mario Pappagallo.

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L’obesità è il grande problema di salute pubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Roma. E l’Italia del terzo millennio è tenuta a confrontarsi. E il diabete di tipo 2 è spesso associato alla presenza di obesità e alla sedentarietà. “Diventa dunque impossibile per una Società scientifica che si occupa di diabete – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – non allargare il campo d’azione e di allerta anche al fenomeno obesità perché queste due pandemie sono, come visto, strettamente interconnesse una con l’altra. La prevenzione poi rappresenta una priorità assoluta per la SID”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Osservasalute (2017), In Italia tra la popolazione adulta la prevalenza di diabete è pari al 6,3 per cento, ma tra gli adulti obesi, la prevalenza del diabete arriva al 15 per cento. Nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, i soggetti affetti da diabete di tipo 2 e obesità sono il 12 per cento, ma si arriva addirittura al 30,1 per cento tra gli over-75. E la relazione pericolosa tra obesità e diabete dà il peggio di sé tra il sesso femminile; se infatti tra i maschi la prevalenza di diabete passa dal 6,4% della popolazione generale al 13,9 per cento per gli obesi, tra le donne si passa rispettivamente dal 6,2 al 16,1 per cento. Ancora più preoccupanti, sono i dati relativi alla popolazione infantile. I dati del sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE promosso dal Ministero della Salute/Centro per il Controllo e la prevenzione della Malattie e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni d’età (scuola primaria) è obeso, mentre il 21 per cento è in sovrappeso, con un importante gradiente nord-sud.“Di fronte a queste statistiche – prosegue Purrello – non si può restare a guardare. Bisogna intervenire in maniera proattiva. E la lettera aperta al Ministero della Salute per l’introduzione della Sugar Tax, promossa dal Fatto Alimentare, alla quale anche la Società Italiana di Diabetologia ha dato la sua adesione, rappresenta un esempio concreto di questa volontà di voltare pagina, verso uno stile di vita più salutare. Ma perché la Sugar Tax abbia successo è necessaria inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano i vari campi della prevenzione, dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica. E’ importante inoltre porgere il messaggio della prevenzione con un linguaggio da modulare rispetto al target che si vuole raggiungere. E le persone più vulnerabili, oltre che bambini e adolescenti, sono quelle appartenenti alla fasce sociali più svantaggiate. Infatti sia la prevalenza dell’obesità che del diabete tipo 2 nel nostro paese è più elevata al Sud e nelle classi sociali economicamente più svantaggiate”. Nel mondo sono ormai molti i Paesi che hanno applicato la Sugar Tax, ultima in ordine di tempo (aprile 2018) la Gran Bretagna che ha proposto una tassazione incrementale al di sopra di un contenuto di 5 grammi di zucchero per 100 ml di bibita (la tassa è di circa 0,20 € per le bevande con 5-8 grammi di zucchero/100 ml e sale a 0,27 € per quelle con un contenuto superiore a 8 grammi/100 ml). In questo caso dunque l’obiettivo della legge è duplice: da una parte far ridurre il consumo, dall’altra incentivare le industrie produttrici a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande.

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Pagine di medicina: Il diabete e le sue insidie

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Penso a chi soffre di diabete giovanile se non altro per la schiavitù quotidiana delle iniezioni d’insulina. Questa è la forma più grave della malattia, caratterizzata da una progressiva autodemolizione delle cellule del pancreas (insule) che fabbricano l’ormone. Il passo avanti più significativo è stato la notizia, frutto di una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine dalla Colombia University di New York di alcuni anni fa, che un farmaco, studiato per disarmare le cellule (i linfociti T) che si rivoltano contro le isole pancreatiche distruggendole, è riuscito a disattivare questo meccanismo per un anno in nove malati. Tanto che non hanno aumentato la dose quotidiana di insulina. Un altro studio è stato fatto su 80 pazienti, nella speranza che l’effetto del farmaco (un anticorpo monoclonale) venga confermato, il trapianto di insule si considera uscito dalla fase sperimentale. In proposito si ricorderà l’esperimento compiuto da James Shapiro a Edmonton in Canada allorché impiantò cellule pancreatiche di cadavere con il supporto di farmaci antirigetto innovativi. In questo modo riuscì a liberare dall’infezione d’insulina undici malati in un anno. Seguì una verifica sul campo su scala mondiale cui parteciparono tre centri europei tra i quali l’ospedale San Raffaele di Milano. (Servizio Fidest)

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Diabete è allarme anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

È allarme ‘grandi anziani’ in Italia per la diffusione del diabete di tipo 2. Su circa 2,9 milioni di persone che nel nostro paese sono colpite da questa patologia, gli over settantacinque sono, infatti, oltre 1,2 milioni, ben più di un terzo del totale.
Si tratta dei pazienti più vulnerabili, spesso affetti da altre importanti malattie e maggiormente esposti al rischio di episodi ipoglicemici e complicazioni vascolari. Per queste ragioni, i trattamenti antidiabetici a loro destinati devono garantire, accanto all’efficacia, il più elevato profilo possibile di tollerabilità. Secondo i dati OCSE, l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta attesa media di vita, secondo solo al Giappone: quasi 85 anni per le donne e più di 79 per gli uomini. Solo negli ultimi cinque anni, questa media è cresciuta di quasi un anno e la tendenza all’innalzamento è inarrestabile da decenni. La percentuale di grandi anziani, cioè di ultrasettantacinquenni, nella popolazione dei pazienti affetti da diabete di tipo due è dunque destinata ancora a crescere. Nonostante ciò, fino ad ora non erano disponibili analisi specifiche sul rapporto efficacia/sicurezza dei farmaci antidiabetici riguardo i pazienti di queste classi di età. (Redazione Fidest)

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“Alimentazione e diabete: la sfida contro il tempo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Milano, martedì 12 giugno 2018 – ore 12.30 Eataly Milano Smeraldo Piazza XXV Aprile, 10 Lo stare a tavola è senza dubbio una parte importante della cultura italiana e il momento del pasto è un vero piacere. Ma cosa succede nel nostro organismo quando si mangia? La glicemia sale e, in risposta, il pancreas secerne insulina per abbassarla. Questo però non accade in oltre 3 milioni di italiani con diabete.L’iperglicemia post-prandiale è associata a un elevato rischio cardiovascolare. L’introduzione di nuove insuline sempre più rapide, più vicine all’azione fisiologica di quella umana, come l’insulina aspart fast-acting, rappresenta in questo contesto un importante vantaggio. Si parlerà con:
Concetta Irace, Ricercatrice presso il Dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell’Università della Magna Grecia di Catanzaro
Edoardo Mannucci, Professore associato al Dipartimento di scienze biomediche, sperimentali e cliniche Mario Serio dell’Università di Firenze
Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch – Center for outcomes research and clinical epidemiology
Modera Elena Meli.

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Un microsensore sottocutaneo in grado di monitorare la glicemia fino a 6 mesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Gli oltre tre milioni di italiani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete condividono un obiettivo primario: raggiungere un controllo metabolico ottimale, ovvero mantenere la glicemia entro il target prestabilito, riducendo il rischio di episodi di ipo- o iperglicemia senza che questo incida significativamente sulla propria qualità di vita. Per molti di loro, oggi, si consolida una nuova frontiera, quella del controllo glicemico continuo: misurazioni non più a spot, ma letture automatiche dei valori, con un’analisi accurata dell’andamento della glicemia e delle sue fluttuazioni grazie a un piccolo sensore impiantato sotto la cute.
In occasione del congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, che si svolge a Rimini fino al 19 maggio, Roche Diabetes Care Italy ha annunciato l’arrivo di Eversense XL, il primo sensore impiantabile per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM), progettato per la rilevazione continua dei valori di glucosio nel sangue fino a 180 giorni.
“Ad oggi, sono oltre 100 i centri in tutta Italia qualificati per poter impiantare Eversense e circa 700 i pazienti che lo hanno provato – commenta Massimo Balestri, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy – è, quindi, con grande soddisfazione che oggi presentiamo Eversense XL. Le persone con diabete eleggibili all’utilizzo di questo sistema potranno tenere sotto controllo i valori glicemici in qualsiasi situazione, in modo completamente automatico e fino a 180 giorni”.
“Eversense XL fornisce alle persone affette da diabete preziose informazioni aggiuntive alla sola misurazione capillare dei valori di glucosio effettuata tramite glucometro in modo da ottimizzare il monitoraggio della glicemia, cuore della gestione personalizzata del diabete – afferma Elena Acmet, Medical Manager di Roche Diabetes Care Italy – in particolare, questo sistema è innovativo sotto diversi aspetti, innanzitutto è il primo sensore completamente impiantabile a disposizione delle persone con diabete. Il sensore ha una durata fino a 180 giorni e permette un accurato monitoraggio glicemico realmente continuativo per tutto il periodo di utilizzo. I dati raccolti, inoltre, vengono visualizzati sullo smartphone in modo molto semplice ed intuitivo, perché siano informazioni fruibili per migliorare la gestione del proprio diabete. Infine, Eversense XL è dotato di allarmi predittivi che permettono di anticipare la gestione e ridurre i rischi associati al mancato controllo di episodi gravi di ipo/iperglicemia”.
Il diabete è considerato una crescente emergenza epidemiologica globale e costituisce una delle patologie a più elevato impatto sociale ed economico. Rappresenta una delle malattie cronico degenerative più diffuse in Italia, ne soffrono oltre 4 milioni di persone, circa l’8% della popolazione (più del doppio di 30 anni fa) e il trend è in costante aumento.
Secondo i dati dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer dell’Associazione Ricerca & Diabete SID in Italia tra i diabetici il tasso di mortalità è del 30,3% per 100.000 abitanti; la malattia riduce di 5-10 anni l’aspettativa di vita, e un paziente su 6 riferisce un grave episodio di ipoglicemia; il 60%-80% delle morti per malattie cardiovascolari viene associato al diabete; il 29% dei diabetici riferisce di stare male o molto male a causa della malattia: ogni 52 minuti un diabetico subisce un’amputazione e ogni 4 ore un diabetico entra in dialisi.
“Il buon controllo glicemico è fondamentale per la prevenzione delle complicanze del diabete e degli scompensi metabolici acuti, per questo le persone con diabete necessitano di un’attenta e costante misurazione della glicemia attraverso sistemi che devono essere precisi e affidabili – commenta Elisabetta Lovati, Dirigente medico di primo livello, Specialista in Endocrinologia e Diabetologa al Policlinico San Matteo di Pavia – oggi, grazie alla tecnologia che continua a fare straordinari passi in avanti, abbiamo a nostra disposizione molti strumenti in grado di misurare in modo accurato i livelli di glicemia e di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Eversense XL sicuramente è uno di questi, con l’ulteriore vantaggio di possedere allarmi predittivi e quindi, anticipare le ipo e le iper-glicemie e di essere attivo fino a 6 mesi”.
Eversense XL è prodotto da Senseonics, e distribuito in esclusiva da Roche Diabetes Care Italy. È costituito da un sensore sottocutaneo che non necessita di alcun ago per collegarlo al trasmettitore ricaricabile. Il trasmettitore, viene applicato con un cerotto ed è interamente rimovibile in modo semplice e senza rischi: una caratteristica che lo rende compatibile con qualsiasi tipo di attività, da una cena fuori o una banale passeggiata ad un’attività sportiva agonistica. Il sistema Eversense invia allarmi, avvisi e notifiche relativi ai valori del glucosio visibili in qualsiasi momento sull’app dello smartphone. Il paziente, quindi, può vedere la curva della sua glicemia e viene avvertito prima che i livelli di glucosio raggiungano valori troppo elevati o troppo bassi attraverso suoni e vibrazioni che cambiano a seconda del tipo di allarme.
Eversense XL viene inserito durante una seduta ambulatoriale di pochi minuti. Il sensore viene impiantato a livello sottocutaneo sulla parte superiore del braccio. È sufficiente un’incisione millimetrica per l’inserzione del sensore e l’impianto è eseguito in anestesia locale.

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Nell’olio d’oliva la molecola contro il diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Un gruppo di ricerca della Sapienza ha individuato nell’olio extravergine di oliva il componente responsabile della riduzione dei livelli di glucosio nel sangue post-prandiale. Lo studio, pubblicato su British Journal Clinical Pharmacology, apre nuove strade alla lotta contro il diabeteEat well, stay well. Questo il manifesto della dieta mediterranea, il modello nutrizionale che ha ricevuto l’onorificenza di “patrimonio orale e immateriale dell’umanità” per le ricadute positive che ha sulla salute. A oggi sempre più studi vanno nella direzione di verificare come alcune componenti alimentari siano in grado di prevenire determinate patologie e aumentare la qualità e la durata della vita.In un precedente studio il gruppo guidato da Francesco Violi del Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche della Sapienza, ha dimostrato che l’assunzione di 10 g. di olio extravergine di oliva durante i pasti era in grado di ridurre di 20 mg la glicemia post-prandiale. Dalla ricerca era emerso che l’extravergine di oliva si comporta come un antidiabetico con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L’assunzione di olio extravergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine. Un nuovo passo in avanti arriva dallo stesso team di ricerca Sapienza, che ha individuato nell’oleuropeina il componente specifico dell’olio di oliva capace di ridurre la glicemia post-prandiale. Lo studio è pubblicato sulla rivista British Journal Clinical Pharmacology.“Il diabete – spiega Francesco Violi – è una delle principali cause di infarto del miocardio ed ictus. Nel 2016 i casi dichiarati di diabete in Italia hanno superato 3.000.000 e questo numero crescerà nei prossimi anni considerando la progressiva tendenza all’aumento della malattia nella nostra popolazione”.La prevenzione del diabete e dei suoi danni alle arterie si svolge soprattutto durante i pasti, in quanto l’aumento della glicemia post-prandiale stimola la produzione di insulina, cosa che, a lungo andare, facilita l’insorgenza del diabete, nei soggetti predisposti.Lo studio è stato effettuato su un campione di soggetti sani randomizzati, ai quali sono stati somministrati 20 mg di oleuropeina o placebo durante un pasto tipico della cucina italiana. La ricerca ha dimostrato una riduzione significativa della glicemia, a due ore dal pasto, solo quando i pazienti assumevano 20 mg di oleuropeina. Interessante era il fatto che, a due ore dal pasto, i pazienti presentavano gli stessi livelli glicemici che avevano prima di assumere il cibo. Questa ricerca apre nuove prospettive per combattere il diabete anche con sostanze naturali come l’oleuropeina, che è presente non solo nell’olio ma anche nelle foglie dell’ulivo.“Inoltre i dati sulle oscillazioni di glucosio e colesterolo – conclude Violi – permettono di comprendere come l’assunzione di olio di oliva nella dieta possa prevenire complicanze cardiovascolari e arteriosclerosi. Numerosi studi infatti, hanno dimostrato che i picchi post-prandiali di glucosio e colesterolo sono potenzialmente dannosi nei pazienti a rischio di complicanze aterosclerotiche; ridurne, pertanto, l’entità potrebbe apportare benefici nella cura dell’arteriosclerosi e delle sue complicanze come infarto e ictus”.

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Alleanza digitale per la cura del diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

La “potenza è nulla senza controllo” recitava una famosa pubblicità sul finire degli anni ’90 e questo concetto potrebbe oggi essere traslato alla malattia diabetica. Il diabete, infatti, a fronte della sua espansione in tutto il mondo, è al centro dell’attenzione dei ricercatori che studiano e mettono a punto farmaci e dispositivi tecnologici sempre più raffinati e potenti. Nonostante tutto ciò, il principale problema che diabetologi e persone con diabete devono affrontare ogni giorno è sempre lo stesso: il controllo metabolico della malattia ossia il mantenimento dei livelli di vari parametri nella norma.
Secondo lo studio GUIDANCE, un’indagine compiuta in otto Paesi europei, tra cui l’Italia, per determinare il grado di adesione alle raccomandazioni delle linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 e valutare i risultati di cura ottenuti, la gestione del diabete evidenzia alcuni dati preoccupanti. Il livello dei processi di cura è incoraggiante – dicono gli autori – meno, tuttavia, lo sono i risultati che si conseguono. Infatti, solo 1 persona con diabete su 2 (esattamente il 53,6 per cento del campione esaminato) raggiunge valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7 per cento, considerato la soglia di buon controllo, e solo il 6,5 per cento delle persone ottiene contemporaneamente i target di cura per HbA1c, pressione arteriosa e colesterolo LDL, due tra le condizioni più frequentemente associate al diabete di tipo 2.
Uno studio pubblicato dal Gruppo Annali AMD su Diabetic Medicine[2], infatti, ha mostrato, che i centri diabetologici che avevano raccolto e valutato i dati di processo (ossia le visite e i diversi esami effettuati) e clinici (cioè i risultati ottenuti), su un arco temporale di 4 anni e su una media di 100 mila persone con diabete tipo 2 curate annualmente, ottenevano un aumento del 6 per cento del numero di assistiti con target di HbA1c inferiore a 7 per cento, ma ottenevano anche buoni risultati nel controllo del colesterolo LDL (+10 per cento) e della pressione arteriosa (+ 6,4 per cento). Risultati statisticamente superiori a quelli riscontrati nei centri che avevano iniziato la raccolta dei dati solo negli ultimi 12 mesi, impiegati come termine di paragone.
Ma i vantaggi della digitalizzazione in sanità non sono solo di ordine clinico o organizzativo, come emerge chiaramente dalle autorevoli parole di Roberto Viola, connazionale che guida la Direzione generale per la comunicazione digitale e le tecnologie della Commissione europea. Viola ha recentemente sottolineato come la digitalizzazione in sanità comporterebbe per il nostro Paese un risparmio di circa il 20 per cento della spesa sanitaria nazionale ossia più o meno 20 miliardi di euro l’anno.Anche questo aspetto è stato valutato nel nostro Paese, con riferimento alle cure diabetologiche erogate. Sempre nell’ambito del progetto Annali AMD, e sempre su Diabetic Medicine, è stato pubblicato un secondo studio che ha dimostrato come l’estensione della metodologia di raccolta e analisi del dato, applicata nei centri che utilizzano la cartella clinica diabetologica digitale, a tutti i centri di diabetologia italiani comporterebbe un risparmio, per le casse del Sistema sanitario nazionale, calcolato in circa 1,5 miliardi di euro in 5 anni, e una proiezione di oltre 18 miliardi in 50 anni. Risparmi, spiegano gli autori, legati ai minori costi associati alle complicanze a lungo termine del diabete, che si registrano per ogni categoria di complicanza, ma in misura particolare per quelle renali.Questo risparmio, se investito nuovamente nei centri, porterebbe a un miglioramento organizzativo, migliore efficienza, maggiore qualità nella gestione del diabete, utilizzo più appropriato delle informazioni, minore dispendio di tempo per attività amministrative e di conseguenza libererebbe tempo prezioso che oggi manca, da dedicare all’ascolto dei propri pazienti. Infatti, solo con una maggiore attenzione, personalizzata alle esigenze dei pazienti, si potrà ottenere un significativo miglioramento nella gestione complessiva del diabete e delle sue conseguenze.

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Edema Maculare Diabetico

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

In Italia, sono circa 200 mila le persone affette da edema maculare diabetico (EMD), la più diffusa complicanza oculare legata al diabete e la principale causa di perdita della vista nella popolazione adulta(tra i 20 e i 64 anni). Una condizione che, per gravità ed impatto, rappresenta una vera e propria patologia. Se n’è parlato oggi a Milano, durante l’incontro “Edema Maculare Diabetico: quando una complicanza diventa patologia” promosso da Allergan, in vista del IV OCT & RETINA FORUM (13 e 14 aprile, Fondazione Cariplo), importante appuntamento scientifico dedicato alla ricerca e alla pratica clinica nell’ambito delle patologie della retina.“L’edema maculare diabetico si manifesta con un calo progressivo della vista e una visione deformata (immagini ondulate, aree sfocate, macchie scure, alterazione dei colori), che impediscono lo svolgimento delle principali attività quotidiane – spiega il Prof. Francesco Bandello, Direttore Clinica Oculistica Università Vita-Salute, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano e Responsabile Scientifico del Congresso – Una patologia sottostimata se si considera che oggi molti pazienti con diabete non sanno di avere questa complicanza e non sono pertanto stati diagnosticati”.
Il diabete, oltre a danneggiare i vasi sanguigni di maggior calibro, aumentando quindi il rischio cardiovascolare del paziente, può causare danni anche ai piccoli vasi sanguigni della retina. Tra le varie patologie che il diabete di tipo 1 e di tipo 2 è in grado di determinare alla vista, l’edema maculare diabetico (EMD) all’inizio può essere asintomatico o può causare solo lievi problemi di visione; tuttavia, è una delle complicanze più invalidanti che nel tempo può determinare cecità. E’ ormai noto che il 30% circa della popolazione diabetica ha problemi alla retina[4], quindi la retinopatia diabetica risulta una complicanza prevedibile e prevenibile. La prevenzione e una corretta gestione del diabete sono, dunque, di primaria importanza per evitare l’insorgenza di complicanze anche gravi.
“L’edema maculare diabetico si aggiunge all’onere già molto elevato della patologia – precisa il Prof. Massimo Porta, Direttore struttura complessa di Medicina Interna 1U e Responsabile del Centro Retinopatia Diabetica, AOU Città della Salute e della Scienza, Torino – Ogni paziente diabetico, in particolare quelli di tipo2, dovrebbe sottoporsi regolarmente, almeno ogni due anni, a screening per valutare la presenza di retinopatia diabetica e, in caso affermativo, intervenire tempestivamente. Questo allo scopo di trattare questa patologia nei primi stadi di sviluppo, quando la vista non è stata ancora compromessa, indirizzando così il paziente allo specialista di riferimento”. L’edema maculare diabetico, infatti, si aggiunge all’onere già molto elevato della patologia diabetica: nell’arco di 6 mesi più della metà dei pazienti con EMD ha in media 19 appuntamenti con specialisti diversi, della durata di 4 ore e mezza ciascuno e il 37% necessita di più di 2 giorni di assenza dal lavoro[7], con notevoli costi diretti e indiretti correlati. Esiste inoltre un significativo impatto psicologico: circa l’80% delle persone teme la perdita della vista, tra tutte le disabilità, più della perdita di un arto[8],[9]; il 75% dei pazienti riferisce ansia prima di ricevere l’iniezione, il 54% riferisce ansia per più di 2 giorni prima del trattamento. A fronte di questa fotografia, emergono fra i principali bisogni insoddisfatti dei pazienti con edema maculare diabetico: avere meno iniezioni (42%) e meno appuntamenti a parità di risultati (22%). Per quanto riguarda il trattamento dell’EMD, per molti anni il laser è stato l’unica cura disponibile. Oggi esistono terapie farmacologiche, inizialmente utilizzate per trattare la degenerazione maculare, che tengono sotto controllo l’edema e sono somministrate tramite ripetute iniezioni intravitreali (farmaci anti-VEGF), in media con cadenza mensile, almeno durante i primi cicli di trattamento. L’infiammazione gioca un ruolo importante nella patogenesi dell’edema maculare diabetico e, di recente, la disponibilità di desametasone, un trattamento specifico per EMD che agisce in maniera mirata sull’infiammazione, ha inciso significativamente sia sulla frequenza delle somministrazioni sia su compliance e qualità di vita dei pazienti.

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Lo tsunami diabete e le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) in occasione del Congresso Siprec. Il professore è ordinario di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro; Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro.Il controllo glicemico, unitamente alla valutazione dei fattori di rischio cardiovascolari, è fondamentale per la gestione del diabete di tipo 2 e per ridurre il carico di malattia correlato alle patologie cardiovascolari e renali. Le modificazioni dello stile di vita, una sana alimentazione e la pratica dell’ attività fisica sono efficaci nella prevenzione primaria dell’insorgenza di diabete nei soggetti ad alto rischio. Da circa 15 anni assistiamo a un boom di nuovi farmaci per la terapia del diabete. Tra questi, i farmaci incentrati sul sistema degli ormoni intestinali hanno costituito una importante novità per il loro favorevole profilo di efficacia e di sicurezza. Infatti, gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4), l’enzima responsabile della degradazione dell’ormone intestinale glucagon-like peptide-1 (GLP-1) prodotto dalle cellule intestinali, sono in grado di combinare la riduzione della glicemia con effetto neutro su peso corporeo, basso rischio d’ipoglicemia e ottima sicurezza cardiovascolare.
Gli analoghi del GLP-1, che a differenza degli inibitori di DPP-4 sono somministrati per via iniettiva sottocutanea, sono in grado di migliorare il controllo glicemico senza rischio d’ipoglicemia, di ridurre il peso corporeo e la pressione arteriosa e di avere effetti benefici sugli eventi cardiovascolari e sulla mortalità per tutte le cause. L’ultima classe di farmaci introdotti nell’arsenale terapeutico del diabete tipo 2 è quella degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), molecole in grado di bloccare il riassorbimento renale del glucosio e quindi aumentare la sua eliminazione attraverso le urine migliorando il controllo della glicemia, unitamente alla riduzione del peso corporeo e della pressione arteriosa. Inoltre, i risultati degli studi sulla sicurezza cardiovascolare degli inibitori di SGLT2 hanno dimostrato una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari.

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Sindrome metabolica, infiammazione, diabete e obesità tra i principali nemici della salute del cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

vasi sanguigniUna circonferenza dell’addome sopra la media, colesterolo, glicemia e pressione del sangue oltre i livelli raccomandati: sono le caratteristiche del rischio metabolico, tra le principali cause di malattie cardiache e vascolari. Si tratta di una condizione che interessa circa il 25 per cento degli uomini ed addirittura il 27 per cento delle donne. Parliamo quindi di numeri altissimi, pari a circa 14 milioni di individui in Italia, ma che diventano ancora più impressionanti se pensiamo all’Europa, agli Stati Uniti, dove è obeso o in sovrappeso una persona su tre, e nel resto del mondo. E dato che lo studio della sindrome metabolica è una delle principali chiavi per migliorare a costo zero la prevenzione cardiovascolare, gli esperti europei si incontreranno a Stoccolma (Svezia) dall’1 al 3 dicembre 2017 in occasione del Simposio “Cardiometabolic Risk and Vascular Disease: from Mechanisms to Treatment” organizzato dal Karolinska Institute di Stoccolma con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini. «Gli obiettivi del simposio sono la condivisione delle più recenti conoscenze relative ai progressi nella fisiologia, nella diagnosi e nel trattamento del rischio cardiometabolico e il suo impatto nella pratica clinica» spiega Francesco Cosentino, Direttore dell’Unità di Cardiologia del Karolinska Institute & Karolinska University Hospital di Stoccolma. «Il programma scientifico copre uno spettro di temi tra cui la relazione tra sistema immunitario e metabolismo, tra infiammazione e aterosclerosi, le strategie di prevenzione delle patologie cardiovascolari, la gestione dell’obesità e dell’insulino-resistenza, il controllo dell’aterotrombosi, della glicemia, del diabete, della sindrome coronarica acuta e dello scompenso cardiaco».

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Occhio all’edema maculare diabetico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

diabete Fitband indossabili

Il diabete ed in particolare quello di tipo 2, è una patologia sempre più diffusa, anche per effetto di abitudini alimentari e stili di vita non sempre virtuosi: le stime parlano di una vera e propria pandemia, con circa 592 milioni di persone colpite nel mondo entro il 2035. In occasione della Giornata Mondiale del diabete, malattia che in Italia riguarda oggi 1 italiano su 12 (per un totale di oltre 3 milioni e mezzo di persone), la prevenzione e una corretta gestione della patologia sono di primaria importanza per evitare l’insorgenza di complicanze anche gravi. Tra queste, l’edema maculare diabetico (DME) è la complicanza oculare più diffusa e rappresenta la principale causa di perdita della vista nella popolazione adulta (tra i 20 e i 64 anni, una minaccia che impatta fortemente sui pazienti: di tutte le disabilità, la perdita della vista è infatti una delle più temute, con circa l’80% delle persone che la temono più di perdere un arto. L’iperglicemia cronica del diabete provoca infiammazione, che può portare alla formazione dell’edema maculare diabetico ovvero un accumulo di liquidi nella macula, la parte centrale e più importante della retina, che ci consente di leggere, guidare, riconoscere i volti e i colori. Si manifesta con un calo progressivo della vista e una visione deformata (immagini ondulate, aree sfocate, macchie scure, alterazione dei colori), che impediscono lo svolgimento delle principali attività quotidiane, con un notevole peggioramento sulla qualità di vita.
Inoltre, i costi diretti e indiretti associati alla riduzione della vista hanno peso su tutti i livelli: dalle prestazioni INPS erogate ogni anno (più di 1 miliardo a favore dei ciechi civili) ai costi ospedalieri, alla minore produttività lavorativa, all’impegno dei familiari per accompagnamento dell’ipovedente.
Da una recente indagine europea1 è emerso che il carico degli appuntamenti per un paziente con edema maculare è pari a ben 19 ogni 6 mesi: l’impatto sulla qualità di vita, oltre che sui costi per il SSN, è notevole. Per la somministrazione della cura (trattamenti intravitreali che consentono di arrestare la progressione della malattia), a un paziente è richiesto in media un impegno di 4h27 minuti ad ogni singolo appuntamento, incluso il tempo del viaggio. ll 37% dei pazienti necessita complessivamente di più di 2 giorni di assenza dal lavoro per sottoporsi alle cure e il 71% si avvale dell’assistenza di un accompagnatore o familiare. Di questi, il 50% degli accompagnatori lavora, e di questi, il 59% deve prendere dei giorni di permesso per aiutare e sostenere il paziente.
In Italia si contano oggi circa 200 mila i pazienti affetti da edema maculare diabetico, ma potrebbero essere molti di più, in quanto parecchi non sanno di avere la malattia e non sono pertanto stati diagnosticati. Ogni paziente diabetico dovrebbe sottoporsi frequentemente a controlli della vista per diagnosticare una retinopatia diabetica ed intervenire tempestivamente. È raccomandabile trattare questa patologia nei primi stadi di sviluppo, quando la vista non è stata ancora gravemente compromessa.

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Vantaggi per le persone con diabete e per il Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

glasgowGlasgow, Scozia. Passare ad una terapia con insulina degludec per il trattamento di diabete di tipo 1 e di tipo 2 è rispettivamente costo-efficace e più conveniente1: lo dimostra una nuova analisi di costo-efficacia effettuata utilizzando dati clinici di real-world presentata al 20mo congresso europeo annuale dell’International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research (ISPOR 2017) a Glasgow, Scozia.
Dall’analisi si dimostra che l’insulina degludec rimane costo-efficace anche dopo aver escluso i benefici primari associati al cambio di terapia (come la riduzione delle ipoglicemie) e l’utilizzo delle risorse del sistema sanitario, in un calcolo basato su un periodo di trattamento di un anno. Se si stimano i costi sul più lungo periodo del diabete quale malattia cronica, il risparmio si dimostra ancora più rilevante.Questi dati si basano su studi in real-world precedenti, che hanno mostrato come il passaggio ad insulina degludec da un’altra insulina basale (principalmente insulina glargine 100 U o insulina detemir) permetta una significativa diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue e, al tempo stesso, abbassi i tassi di episodi di ipoglicemia gravi potenzialmente pericolosi del 92% in persone con diabete tipo 2 e dell’85% in persone con diabete tipo 1.2,3“In aggiunta alle numerose prove a supporto dei suoi benefici nella pratica clinica, l’insulina degludec dimostra anche di essere una scelta di trattamento costo-efficace per i vari sistemi sanitari in Europa”, afferma Mads Krosgaard Thomsen, executive vice president e chief science officer di Novo Nordisk. “Ci auguriamo che queste incoraggianti scoperte derivate dalla pratica clinica possano aiutare a rendere insulina degludec disponibile a sempre più persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2 in tutto il mondo”. Questa nuova analisi si basa su un sottogruppo italiano dello studio EU-TREAT (EUropean TREsiba AudiT). EU-TREAT è uno studio europeo, multicentrico, in real-world condotto su 2.550 pazienti che analizza gli effetti del passaggio ad insulina degludec da un’altra insulina basale, in persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2.1-3. La costo-efficacia è stata valutata sulla base del cambiamento nei tassi di ipoglicemia, della dose di insulina basale e rapida in corrispondenza dei pasti e del peso corporeo, a sei mesi dopo il passaggio ad insulina degludec in 397 persone con diabete di tipo 1 e 153 persone con diabete di tipo 2 in Italia. I modelli di costo-efficacia hanno valutato il rapporto incrementale di costo-efficacia (ICER-Incremental Cost Effectiveness Ratio) per il costo degli anni di vita aggiustati per la sua qualità. (QALY-Quality Adjusted Life Years)1 e permettono di fare paragoni tra trattamento e aree terapeutiche.

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Diabete e obesità: Il sonno come terapia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

tiroideRoma. Il sonno è un tema di grande attualità soprattutto dopo il Nobel della Medicina 2017 assegnato agli scienziati Hall, Rosbash e Young teorizzatori e scopritori dei meccanismi molecolari dei bioritmi, teoria da alcuni considerata, ancora recentemente, pseudoscienza. Il sonno è uno dei sincronizzatori principali dei bioritmi e per questo un prezioso alleato della salute psico-fisica e della qualità di vita e presto, oltre alla sempre più frequente indicazione di praticare attività sportiva, il sonno ha buone possibilità di rientrare nelle prescrizioni mediche.“Il sonno, introduce Piernicola Garofalo, Presidente AME Onlus, è un processo attivo e dinamico che ha un impatto importante su molti aspetti della salute, della vita quotidiana e della crescita; il sonno ha molteplici funzioni quali la conservazione dell’energia, il consolidamento della memoria, il recupero psico-fisico, e tante altre ancora. Inoltre, interagisce con il sistema nervoso, endocrino e immunitario influenzando i tre sistemi più complessi del nostro organismo che a loro volta condizionano qualità e quantità del sonno”.
Se ne parla al Congresso Nazionale AME, Associazione Medici Endocrinologi che si è aperto ieri a Roma e prosegue fino al 12 novembre con diverse sessioni dedicate all’update nei principali campi dell’endocrinologia, con una crescente attenzione per le malattie di più ampio interesse come quelle della tiroide e del metabolismo, diabete e osteoporosi per le quali verranno illustrati e discussi i contenuti dei più recenti documenti di consenso e linee guida sugli aspetti più rilevanti dell’endocrinologia clinica.Ma cosa c’entra il sonno con l’endocrinologia? “Quasi tutte le cellule del nostro corpo presentano un orologio biologico e molti geni si attivano o disattivano seguendo il ritmo circadiano, spiega Daniela Agrimi, Ambulatorio di Endocrinologia, Diagnostica ed Interventistica Tiroidea, Asl Brindisi. L’alterazione dell’orologio biologico aumenta la probabilità di malattia e questo è particolarmente evidente per malattie metaboliche come il diabete di tipo 2 e l’obesità. Il nostro modello sociale che ci spinge ad essere attivi 24h7, induce a ridurre le ore di sonno a favore di quelle di attività e questo porta ad una marcata alterazione delle oscillazioni ormonali che regolano il metabolismo.Molti studi hanno dimostrato che la riduzione delle ore di sonno aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 influenzando il modo in cui il nostro corpo processa il glucosio. L’utilizzo del glucosio è maggiore durante la veglia mentre è più basso durante il sonno quando il metabolismo cerebrale del glucosio è rallentato e la captazione del glucosio da parte dei neuroni è ridotta del 30-40% rispetto allo stato di veglia.La deprivazione di sonno, anche parziale ma ripetuta nel tempo, o la compromissione della qualità del sonno con ripetuti risvegli durante la notte, modificano il metabolismo del glucosio e la secrezione di insulina, portando chi dorme meno di 6-7 ore per notte ad un rischio maggiore di sviluppare il diabete.Altri studi hanno anche messo in relazione un insufficiente riposo con l’aumento di peso: le persone che dormono abitualmente meno di 6 ore per notte hanno un indice di massa corporea (BMI) più alto della media. Durante il sonno, il nostro corpo secerne ormoni che aiutano a controllare l’appetito e il metabolismo energetico. Dormire poco porta ad uno squilibrio di questi ed altri ormoni: è associato, ad esempio, a livelli più bassi di leptina, l’ormone che indica al nostro cervello di aver mangiato abbastanza cibo, e a livelli più alti di grelina che invece stimola l’appetito, con il risultato di avere più appetito e favorire il consumo di cibi ad alto contenuto calorico. Una persistente alterazione del ritmo sonno-veglia è quindi un fattore di rischio per malattie metaboliche al pari di inattività e una dieta sbilanciata”.“La relazione tra malattie metaboliche e sonno è complessa e merita l’attenzione clinica degli endocrinologi e un approccio multidisciplinare, conclude Garofalo. Grazie a quello che già sappiamo bisognerebbe aumentare gli studi che portino a nuovi approcci preventivi e terapeutici contro obesità e diabete di tipo 2 basati sull’aumento della qualità e quantità di sonno e, in un certo senso, dando ragione all’antico detto popolare “dormi che ti passa”.

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Conferenza stampa della Società italiana di diabetologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

diabeteLunedì 30 ottobre 2017 Ore 18.00 Museo dell’Ara Pacis, Roma Ingresso Via di Ripetta, 190 Sala 1° Piano/Terrazza conferenza stampa della Società italiana di diabetologia in occasione della giornata mondiale sul diabete. Interverranno: Giorgio Sesti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia
Enzo Bonora, Presidente della Fondazione Diabete Ricerca ONLUS Francesco Purrello, Presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia Simona Frontoni, Referente Nazionale SID della Giornata Mondiale del Diabete Michelangelo Galante, Presidente Federfarma Rovigo Maria Emilia Bonaccorso, Caposervizio Salute ANSA Al termine della conferenza seguirà una visita guidata alla Mostra di Katsushika Hokusai.

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Prevenire il diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

diabetePrevenire il diabete attraverso percorsi di educazione alla salute della popolazione sana, favorire una diagnosi precoce attraverso screening della malattia e disegnare modelli di presa in carico del paziente che ne garantiscano l’aderenza alla terapia prescritta e a stili di vita corretti. Questi i temi su cui, secondo l’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita e diabete”, è necessario promuovere un confronto al fine di attivare interventi sociosanitari. Ed è con questo obiettivo che ha promosso in collaborazione con Diabete Italia, un progetto itinerante per l’Italia che fa tappa in Puglia il prossimo lunedì 30 ottobre alle ore 16 a Bari presso la Sala consiliare del Palazzo della città metropolitana di Bari. La volontà è quella di fare rete e ascoltare le associazioni di pazienti, le istituzioni nazionali e locali e i diabetologi, e di delineare possibili percorsi programmatici per una crescete efficacia nella gestione della malattia nel quadro delle politiche sanitarie nazionali e regionali e della loro sostenibilità. L’apertura dei lavori è affidata al senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri presidente dell’Intergruppo e tra gli interventi programmati sono previsti: Paola Pisanti direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Giancarlo Ruscitti Direttore Dipartimento “Promozione della salute, del benessere sociale e dello sport per tutti”, Regione Puglia, Francesco Saverio Mennini Professore di Economia Sanitaria, Facoltà di Economia Tor Vergata, Francesco Giorgino, Direttore U.O. Complessa di Endocrinologia, Policlinico di Bari, Luigi Laviola, Presidente Società Italiana di Diabetologia Puglia e Basilicata, Filippo Anelli, Presidente dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bari, Elvira Piccinno Dirigente Medico Malattie Metaboliche, Osp. Pediatrico Giovanni XXIII Bari, Francesco Losurdo, Presidente Nazionale Sifop, Silvia Pagliacci delegato Federfarma progetto Diabete, Vito M. D. Novielli, presidente Federfarma Puglia, Francesco Settembrini presidente Consulta Ordini dei Farmacisti di Puglia, Federico Serra, Rappresentante Farmindustria, Fernanda Gellona, direttore generale Assobiomedica, Anna Cammalleri direttore generale Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia. (Fonte: doctor33) (foto: diabete)

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Diabete, Lorenzin lancia la campagna di screening in farmacia con uno spot

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

diabeteLo fa con uno spot Autoanalisi della glicemia e compilazione di questionario che valuta il rischio di essere colpiti dal diabete nell’arco dei prossimi dieci anni. Tutto questo sarà offerto gratuitamente da migliaia di farmacie italiane dal 14 al 20 novembre prossimi, in occasione della giornata mondiale del diabete che si celebrerà proprio il 14 di novembre. La campagna, che è stata inaugurata ieri a Roma, nel quartiere dell’Axa alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin è realizzata da Federfarma in collaborazione con Sid (Società italiana di diabetologia) e Aild (Associazione italiana Lions per il diabete) ed ha il patrocinio di Fofi, Intergruppo parlamentare Qualità di vita e diabete, Fenagifar (Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti) e Amd (Associazione medici diabetologi). L’iniziativa gode del supporto di Teva come sponsor educazionale. Lo stesso Ministro ha effettuato in prima persona il test ribadendo l’importanza della diagnosi precoce che deve essere comunque affiancata dall’adozione di abitudini alimentari e comportamentali corrette.
Marco Cossolo, presidente di Federfarma e Vittorio Contarina, vicepresidente nazionale e presidente provinciale a Roma hanno dichiarato: «Le farmacie parteciperanno a questa campagna di prevenzione» ha affermato Cossolo «per ribadire il ruolo importante che svolgono nel contenimento delle complicanze del diabete, nonché nel limitare i costi che altrimenti sarebbero molto alti per il Servizio sanitario nazionale. È un ruolo che non si gioca solo nella fase di cura delle malattie conclamate ma anche, quando possibile, come nel caso del diabete, nel prevenirne la comparsa e comunque intercettarne prima possibile i casi, dal momento che le terapie sono molto più efficaci quando la patologia viene trattata in fase iniziale». «La capillarità della presenza delle farmacie sul territorio» ha aggiunto Contarina «riesce a dispensare salute in ogni angolo del Paese. In questo caso lo faremo cercando di prevenire il diabete. Questo è uno dei ruoli che vogliamo ricoprire come farmacisti per migliorare la salute degli italiani e per far risparmiare lo Stato. Noi ci siamo e vogliamo fare la nostra parte. Dal 14 al 20 novembre aspettiamo i cittadini in farmacia».

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