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Posts Tagged ‘diabete’

Lotta al diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

diabeteLa lotta al diabete è una delle tre emergenze sanitarie identificate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dopo HIV e Tubercolosi. Numeri impressionanti se si considera che secondo l’Oms sono 346 milioni le persone affette da diabete in tutto il mondo, di cui 52 milioni nella Regione europea.
Nel nostro Paese, dove attualmente vivono oltre 3 milioni di persone con diabete (dati del Ministero della Salute), è stato registrato un aumento dei casi di diabete mellito di tipo 1 con un’incidenza annua media di 8.1 su 100.000 bambini tra 0 e 14 anni, aumento in parte dovuto all’invecchiamento generale della popolazione ma principalmente alla diffusione di condizioni a rischio come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà e disuguaglianze economiche. “Il diabete è una patologia complessa – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – che investe il bambino, i suoi genitori e gli operatori sanitari che li assistono. Ciascuno di loro ha un compito difficile da assolvere. “Studi sul modello animale condotti nel nostro laboratorio – afferma la prof.ssa Ursula Grohmann, professore ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi di Perugia e membro dell’Accademia delle Scienze dell’Umbria – hanno dimostrato che indolamina 2,3-diossigenasi o IDO, un particolare enzima che metabolizza l’amino-acido triptofano, rappresenta un importante controllore delle risposte immunitarie nel nostro organismo che tuttavia risulta difettivo in topi con diabete di tipo autoimmune (T1D). In tali topi, manovre terapeutiche atte a correggere questo difetto determinano un controllo efficace della risposta autoimmune, la rigenerazione di piccole insule pancreatiche secernenti insulina e la normalizzazione dei valori di glicemia. Studi attualmente in corso in pazienti pediatrici affetti da diabete mellito hanno evidenziato che IDO è difettivo anche nel diabete di tipo 1 umano, aprendo pertanto la strada a possibili terapie innovative basate sul ripristino del metabolismo fisiologico del triptofano e, quindi, a nuove speranze per i pazienti affetti da diabete”.Se la terapia insulinica ha come obiettivo primario quello di ristabilire un soddisfacente equilibrio glicemico, l’educazione alla gestione autonoma del diabete da parte delle famiglie dei bambini affetti è lo strumento fondamentale che consente di garantire una buona qualità di vita. L’approccio terapeutico all’interno delle strutture pediatriche è, infatti, fortemente centrato sulla famiglia, svolto in un’atmosfera informale e talora “protettiva”, attenta allo sviluppo psicofisico, all’inserimento nel mondo della scuola e dei coetanei.E anche per i bambini con diabete, la prevenzione attraverso le vaccinazioni riveste un ruolo fondamentale, non solo per i piccoli pazienti ma anche per le loro famiglie e per gli operatori sanitari per i quali sono raccomandate tutte le vaccinazioni di routine.

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Ricerca avanzata: endoscopia per trattare il diabete di tipo 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

diabeteRozzano (Milano) congresso internazionale in Endoscopia dal 15 al 17 giugno riunisce oltre 600 esperti di 23 paesi, con sessioni live in cui saranno affrontate le ultime novità in gastroenterologia e in endoscopia.Al via una sperimentazione clinica di fase II per validare l’efficacia della prima procedura endoscopica che usa il calore per trattare il diabete di tipo 2, una malattia che colpisce solo in Italia quasi 4 milioni di persone. Per la prima volta, i pazienti potrebbero avere un’alternativa, ossia un unico trattamento definitivo per via endoscopica, all’unica terapia ad oggi disponibile, che prevede un’assunzione costante e crescente di farmaci, migliorando così notevolmente la loro qualità di vita.
Questa è una delle principali novità in ambito endoscopico che saranno presentate in occasione dell’ottava edizione di IMAGE (International Meeting Advanced Gastroenterology Endoscopy).
Il Congresso è diretto da tre specialisti di Humanitas: il prof. Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia Digestiva, il prof. Silvio Danese, Responsabile del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino e dal prof. Alberto Malesci, Direttore del Dipartimento di Gastroenterologia. Lo studio clinico che usa il calore per il diabete: l’endoscopia oltre l’ambito gastro.
Tra le novità presentate a IMAGE una sperimentazione clinica randomizzata volta a validare l’efficacia di una nuova tecnica endoscopica, chiamata “ringiovanimento della mucosa duodenale” (DMR), per trattare il diabete di tipo 2. La tecnica ha già mostrato risultati positivi sui 100 pazienti coinvolti nelle prime fasi di studio. Humanitas, insieme alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli è l’unico ospedale italiano a far parte di una rete di 15 centri europei eccellenti nel campo dell’Endoscopia.
Grazie a questa tecnica sarebbe possibile ridurre e poi stabilizzare in maniera potenzialmente definitiva la glicemia, evitando al paziente la continua e crescente assunzione di farmaci, che negli stadi più avanzati comporta la somministrazione di iniezioni di insulina più volte al giorno. Il trattamento va ad agire sul duodeno, un organo considerato nevralgico nello sviluppo del diabete, per riportare alla normalità la sua funzionalità: si usa il calore per inspessire e rigenerare la mucosa intestinale, ripristinando la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino e migliorando il controllo della glicemia e, quindi, il diabete. “L’endoscopia sta vivendo una continua evoluzione: dalla diagnostica fino al trattamento mini-invasivo di malattie benigne e maligne per le quali prima era previsto solo l’intervento chirurgico. Ora, grazie alle sempre maggiori competenze, alle nuove tecniche e strumenti utilizzati, è possibile ampliare sempre più l’ambito di applicazione, fino ad uscire da quello strettamente gastroenterologico e rappresentare una valida alternativa terapeutica per patologie come il diabete, il fegato grasso e l’obesità. Per questo siamo particolarmente contenti di prendere parte a questo studio, che rappresenta il primo caso di applicazione al di fuori delle patologie classiche – commenta il prof. Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia Digestiva e docente di Humanitas University.La tecnica DMR è stata sviluppata dall’azienda Fractyl Laboratories Inc. Finora sono stati trattati nel mondo oltre 100 pazienti nella fase 1 dello studio di cui sette al Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma dal team guidato dal prof. Guido Costamagna, direttore dell’Endoscopia Digestiva Chirurgica e direttore dell’Istituto di Clinica e Terapia chirurgica all’Università Cattolica di Roma. La terapia è risultata ben tollerata e priva di rischi, con significativi miglioramenti di parametri tra cui glicemia, emoglobina glicata e enzimi epatici nella maggior parte dei pazienti.“La fase sperimentale – afferma il professor Costamagna – si concluderà nell’arco di circa 2 anni; se i risultati si confermeranno positivi questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci e che costituiscono circa la metà del totale”.
Lo studio prevede l’arruolamento di pazienti di età tra 28 e 74 anni, affetti da diabete di tipo 2, in terapia con farmaci antidiabetici orali ma non ancora sottoposti a insulina, con valori di emoglobina glicata (HbA1c) tra 7,5 e 10%.

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Diabete e rischio di danni al cuore e al rene

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

diabeteNapoli. Le malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus, insieme con l’insufficienza renale, sono tra le più frequenti e temibili complicanze del diabete. “La malattia cardiovascolare è la prima causa di morte nelle persone con diabete mellito: il 65 per cento dei diabetici tipo 2 muore per cardiopatia ischemica o ictus. Un paziente diabetico adulto ha una probabilità doppia di soffrire di malattie cardiovascolari rispetto a un non diabetico e la nefropatia diabetica come causa di insufficienza renale terminale sta aumentando rapidamente: circa il 30-35 per cento delle persone con diabete presenta complicanze renali nel corso della malattia”, spiega Giuseppina Russo, Ricercatore Universitario e Responsabile dell’Ambulatorio di Medicina delle Malattie Metaboliche, D.A.I. di Medicina Interna, AOU Policlinico Universitario di Messina.Una buona notizia, tuttavia, viene dai dati dello studio LEADER1, uno studio internazionale (condotto in 32 paesi, Italia inclusa), multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con impiego di placebo come controllo, presentati al congresso nazionale di diabetologia, organizzato da AMD-Associazione Medici Diabetologi in questi giorni a Napoli. Il farmaco antidiabete liraglutide – appartenente alla classe degli agonisti del recettore del GLP-1 (glucagon-like peptide-1) e protagonista dello studio LEADER – ha dimostrato nelle persone con diabete tipo 2, di ridurre del 22 per cento il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 15 per cento la mortalità per tutte le cause; non solo, liraglutide sembra ridurre il rischio di peggioramento della malattia renale, anche in questo caso del 22 per cento, nelle persone a elevato rischio cardiovascolare.
“Si tratta di risultati particolarmente importanti per la pratica clinica quotidiana”, ha commentato Giuseppina Russo nella sua presentazione. “I dati, infatti, mettono in evidenza come liraglutide, oltre all’effetto atteso da parte di un farmaco antidiabete di riduzione della glicemia, contribuisca a prevenire, nel diabete tipo 2, le complicanze cardiovascolari, la mortalità e a ridurre le malattie renali. Senza dimenticare che ha anche un significativo impatto sulla perdita di peso, un dato non indifferente in quanto molto spesso diabete, sovrappeso e obesità convivono, sostenendosi a vicenda”, ha aggiunto.
Lo studio LEADER è il primo studio di sicurezza cardiovascolare (CVOT) che ha dimostrato la riduzione del rischio cardiovascolare e del danno renale da parte di un agonista del recettore del GLP-1, valutando gli effetti a lungo termine di liraglutide (al dosaggio di 1,8 mg) rispetto a placebo in 9.340 persone con diabete tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari per un periodo da 3,5 a 5 anni. Sia il placebo sia il farmaco venivano somministrati in aggiunta alla terapia standard che consiste in modifiche dello stile di vita (dieta ed attività fisica), trattamenti ipoglicemizzanti e terapie cardiovascolari. L’endpoint composito primario era costituito del verificarsi di decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico non fatale ed ictus non fatale mentre l’insorgenza o il peggioramento della malattia renale era parte degli endpoint secondari dello studio.

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Il diabete nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 7 maggio 2017

diabete testTerzo posto al Lazio per prevalenza di diabete in Italia, con il 6,6 per cento della popolazione colpita dalla malattia. Situazione molto preoccupante soprattutto a Roma e provincia – dove risiedono più persone con diabete che in tutto il Piemonte, ben 286 mila. Nella sola capitale si concentra il 50% delle persone con diabete residenti nel Lazio, ovvero quasi 190 mila persone, pari a quanti diabetici risiedono in Toscana. “Non bastasse, il Lazio e, in particolare, Roma registrano un aumento di obesità e invecchiamento della popolazione, entrambi fattori di rischio strettamente legati all’incremento della prevalenza del diabete”, spiega Ketty Vaccaro, Fondazione Censis e coordinatore di Roma Cities Changing Diabetes. “Il numero di persone obese, ad esempio, ha avuto un aumento del 21 per cento negli ultimi 13 anni nel Lazio, tant’è che oggi 1 residente su 10 in età adulta è affetto dalla malattia”, sostiene Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch. “Inoltre, anche il numero di over 65 ha subìto una crescita analoga negli ultimi anni, raggiungendo nella sola città di Roma la quota di 631 mila persone. Anche il problema della sedentarietà non è da sottovalutare. Nel Lazio oltre il 40 per cento della popolazione è totalmente sedentaria e solo un quinto dei cittadini svolge attività fisica con regolarità”, aggiunge Nicolucci. D’altro canto tra le 339 mila persone che ogni giorno si spostano per lo più all’interno della capitale per motivi di lavoro o studio, ben 1 su 5 impiega oltre 45 minuti per il viaggio, valore decisamente superiore a quello nazionale. Se si considera che quasi il 60 per cento utilizza l’auto, se ne deduce che sono in molti i cittadini di Roma che trascorrono parte della loro giornata seduti nel traffico caotico romano. Il lato positivo è che Roma risulta essere uno tra i comuni più verdi d’Europa vantando un’estensione di parchi, giardini, ville storiche e aree protette di vario tipo di 16,5 m2 per abitante, considerate funzionali per lo stato di salute e al benessere della persona.
Questi dati emergono dall’analisi preliminare del progetto internazionale Cities Changing Diabetes per Roma e l’area metropolitana presentato oggi nella sede della Città Metropolitana di Roma. Dopo Città del Messico, Copenhagen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg è, infatti, Roma la metropoli scelta per il 2017 dal progetto nato tre anni fa in Danimarca e promosso dall’University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, in collaborazione con istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia. Il progetto in Italia e a Roma è coordinato dall’Health City Institute in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Anci, Roma Città Metropolitana, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istat, la Fondazione Censis, Coresearch, l’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Medi-Pragma e tutte le Università di Roma, le Società scientifiche del diabete e dell’obesità e le associazioni pazienti e di cittadinanza.

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Diabete: Apple progetta un glucometro non invasivo da polso

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

diabete Fitband indossabiliDiabete, Apple progetta un glucometro non invasivo da polso Un “orologio da polso con glucometro incorporato”. È quanto potrebbe presto realizzarsi, determinando nel mondo dell’automonitoraggio continuo della glicemia una trasformazione epocale. La notizia giunge dalla Cnbc secondo cui Apple avrebbe assunto un piccolo team di ingegneri biomedici nell’ambito di un progetto segreto – concepito inizialmente da Steve Jobs, fondatore della compagnia, poco prima di scomparire – e mirato a creare sensori per misurare i livelli di glucosio nel sangue. Per ora non c’è nulla di ufficiale ma solo indiscrezioni, secondo cui Apple starebbe lavorando in questo campo da almeno 5 anni, conducendo studi di fattibilità in centri clinici a Palo Alto, in California, molto distanti dal quartier generale della corporate. Al momento pare che sia Johnny Srouji, ex vicepresidente della divisione hardware di Apple, a capeggiare la squadra di 30 persone che sta lavorando a questo sensore. Una dozzina di questi ingegneri provengono da compagnie altamente avanzate in campo biomedico, come Sano, Medtronic e C8 Medisensors. L’aspetto decisivo del progetto, che lo renderebbe vincente e sulla cui difficoltà di realizzazione tutte le altre compagnie hanno finora dovuto arrendersi, è quello della non invasività, ovvero nella possibilità di effettuare il monitoraggio della glicemia in modo accurato senza ricorrere alla benché minima perforazione della pelle. Se l’azienda di Cupertino riuscisse nell’impresa potrebbe integrare il sensore nell’AppleWatch (è l’ipotesi più accreditata) trasformando tale dispositivo da gadget desiderabile a strumento necessario in quanto verrebbe incontro alle esigenze di milioni di persone con diabete. Uno dei tre informatori della Cnbc ha spiegato, in modo generico, che il sensore ottico che la Apple sta sviluppando si baserebbe, per avere indicazioni sulla glicemia, sulle variazioni di brillantezza di una luce trasmessa attraverso la pelle. (fonte: farmacista33) (foto: diabete)

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Come gestire il diabete nell’anziano

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

diabete_21-300x224Roma. La prevalenza del diabete tipo 2 aumenta con l’aumentare dell’età; 1 persona su 5 oltre i 75 anni è affetta da questa condizione. E visto che nei 65enni con diabete l’aspettativa di vita può essere di oltre 15 anni, è bene essere rigorosi nella gestione di questa condizione, per evitare di incorrere nelle sue temibili complicanze. Sbagliato, insomma, ‘accontentarsi’ o rassegnarsi solo perché si è avanti con gli anni.
Ma la gestione del diabete tipo 2 nell’anziano deve seguire regole ad hoc. Fondamentale è l’attenzione alla dieta e all’attività fisica; i farmaci vanno somministrati tenendo sempre presente il grado di funzionalità renale; gli obiettivi glicemici, soprattutto in presenza di fragilità o di utilizzo di farmaci a rischio ipoglicemia devono essere meno stringenti. Infatti, se un diabete mal controllato aumenta del 48% il rischio di demenza, particolarmente temibile in questa fascia d’età, l’ipoglicemia (nell’anziano intesa come valori inferiori a 70 mg/dl) può provocare cadute, fratture, aumenta il deficit cognitivo, il rischio cardiovascolare e quello di essere ricoverati. Un vero flagello insomma. Dieta mediterranea e attività fisica aerobica, alternata a esercizi di resistenza e di stretching sono parte fondamentale del trattamento; necessario anche evitare la sedentarietà, alzandosi dal letto o dalla sedia ogni 90 minuti al massimo. L’educazione all’automonitoraggio della glicemia è molto importante anche in questa fascia d’età, ma andranno scelti glucometri con numeri grandi o on messaggio vocale per le persone con problemi di vista. L’obiettivo da raggiungere anche nell’anziano è un’emoglobina glicata inferiore al 7 per cento, ma in caso di fragilità o di impiego di farmaci a rischio ipoglicemia, si può alzare l’asticella fino all’8 per cento.
La metformina resta il farmaco di prima scelta, a meno che non ci sia un’insufficienza renale di grado elevato o uno scompenso cardiaco importante. Tra gli altri anti-diabetici orali la scelta dovrebbe cadere su quelli non a rischio ipoglicemia, quali gli inibitori di DDP-4, da preferire alla repaglinide e alle sulfoniluree, che andrebbero al contrario evitate perché possono dare ipoglicemie gravi (soprattutto la glibenclamide).In un position paper scritto a quattro mani dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) e dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), tutte le raccomandazioni su come gestire al meglio questa condizione nell’anziano. “Il position paper su ‘Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2’ – commenta il professor Giorgio Sesti presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – è il primo documento su questo importante tema redatto dalla Società Italiana di Diabetologia e dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg). Contiene una serie di raccomandazioni fondate sulle evidenze scientifiche che aiutano i medici specialisti e non specialisti a orientarsi correttamente nella gestione clinica del paziente diabetico anziano anche alla luce del nuovo ricco arsenale terapeutico per il trattamento della malattia diabetica. E’ un tema particolarmente rilevante perché in Italia i dati dell’Osservatorio ‘Arno Diabete Anziani’ frutto della collaborazione Cineca-Sid, pubblicato la scorsa settimana sul sito della Sid, dimostrano che il 65 per cento dei soggetti diabetici ha più di 65 anni. Oggi, l’aspettativa di vita di un 65enne con il diabete è di oltre 15 anni, un lasso di tempo sufficiente affinché un inadeguato trattamento del diabete possa tradursi in un peggioramento della prognosi in termini di morbilità e qualità della vita. Questo documento offre utili indicazioni a gestire la patologia con un approccio terapeutico pro-attivo e non improntato alla rassegnazione considerando che trattiamo persone che hanno ancora molti anni di vita davanti a sé”.
Dal 5 Aprile 2017 sui siti della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) sarà dunque possibile consultare il testo del position paper congiunto su ‘Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2’. “Questo documento – sottolinea il professor Nicola Ferrara, Presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) – è frutto dell’intensa collaborazione tra le due società che, ognuna con le proprie competenze ed il proprio background, hanno fatto ogni sforzo per raggiungere il massimo consenso ed arrivare ad una posizione ufficiale unica. Il testo del documento è particolarmente articolato: partendo dall’epidemiologia e dalla definizione di ‘anziano fragile’, ci si sofferma su aspetti assolutamente centrali nel trattamento del diabete come la valutazione nutrizionale, la composizione corporea, l’intervento nutrizionale, l’attività fisica e la complessità del trattamento farmacologico. Attenzione viene posta, inoltre, all’ipoglicemia, particolarmente rilevante e pericolosa nel soggetto anziano ed alla gestione del paziente ricoverato complesso. Spero che il documento possa essere utile ai soci (e non solo) delle nostre società e possa ritenersi un primo momento di una collaborazione che spero lunga e proficua. In questo senso desidero sottolineare come le due società scientifiche,con grande umiltà e senso dell’obiettivo comune (il miglior trattamento del paziente anziano), siano riuscite in tempi relativamente brevi a trovare una sintesi ed una posizione ufficiale unitaria”.

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Esami strumentali nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

riccioneRiccione. La Sid da anni effettua il monitoraggio dei flussi amministrativi (ricoveri ospedalieri, prescrizioni di esami e di farmaci) di un campione di oltre mezzo milione di persone con diabete. Da questa analisi emergono dati interessanti, di vita reale, su come vengono assistiti gli italiani con diabete e quanto costa curarli. La spesa è impressionante (soprattutto se il dato desunto dalle tariffe viene corretto per i costi reali che sono maggiori di quelli virtuali) ed è in larga parte attribuibile ai ricoveri ospedalieri, a loro volta causati dalle complicanze della malattia. Una parte della spesa (il 10-15 per cento) è però attribuibile agli esami di laboratorio e strumentali prescritti nel territorio da medici di famiglia e da specialisti di tutte le discipline.
“L’osservatorio CINECA-SID ARNO nel report pubblicato a fine 2015 – ricorda il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – indicava per le persone con diabete una spesa media pro capite di 520 euro per visite specialistiche ed esami diagnostici. Nel 2007 la spesa per queste voci era di 387 euro e nel 2012 di 471 euro. E’ dunque in evidente crescita. Moltiplicando questa cifra per i 3.500.000 diabetici ‘certi’ (cioè che hanno avuto almeno una ricetta/prestazione/ricovero per diabete) la cifra totale delle prestazioni specialistiche e diagnostiche risulta pari a 1,8 miliardi/anno. Andando a valutare criticamente questa montagna di prescrizioni emerge una frequente inappropriatezza soprattutto in difetto.
“La stima delle persone con diabete che non si sottopongono regolarmente agli esami di screening – prosegue il professor Giorgio Sesti – è naturalmente molto difficile. Sappiamo da dati ARNO e dagli Annali AMD che dal 50 al 70 per cento dei pazienti con diabete di tipo 2 è abitualmente seguito presso i Servizi di Diabetologia in modo esclusivo o in gestione integrata con il medico di famiglia. Sono certo che presso i Servizi di Diabetologia gli screening vengano eseguiti regolarmente. Il problema dunque riguarda principalmente le persone con diabete non assistite presso i centri diabetologici, cioè circa il 40-50 per cento del totale dei diabetici che potrebbe non sottoporsi ad una programma di screening periodico regolare”.
Sia lo spreco che la mancata effettuazione degli esami di screening dovrebbero dunque essere corrette. Consapevole che ottimizzare l’uso delle risorse è l’unico modo di poter garantire alle persone con diabete l’accesso all’innovazione in campo diagnostico e terapeutico, la Sid, dopo il documento sull’appropriatezza prescrittiva degli esami di laboratorio, ha deciso di redigere un position statement sull’appropriatezza delle prescrizioni degli esami strumentali alle persone con diabete, principalmente in relazione alla diagnosi, allo screening e al monitoraggio delle complicanze diabetiche. L’obiettivo è fornire raccomandazioni solide, sostenute da prove scientifiche e dirette ai diabetologi, agli specialisti di altre discipline e ai medici di famiglia.

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Avanzano le malattie croniche

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

diabete_21-300x224Il Piano nazionale della Cronicità, messo a punto dal Ministero della Salute – Direzione Generale della Programmazione Sanitaria, e le implicazioni per la gestione del diabete e delle malattie cardiovascolari sotto i riflettori nel workshop istituzionale Il paziente al centro – La gestione integrata della cronicità, organizzato con il contributo non condizionante di MSD nell’ambito del progetto “Insieme per il cuore”.Le malattie croniche sono responsabili a livello globale dell’86% di tutti i decessi, con una spesa sanitaria di 700 miliardi di euro. Il diabete è una delle malattie croniche a più rapida crescita: in Italia solo 1 paziente su 3 ha un adeguato controllo e di conseguenza le complicanze – cardiovascolari, renali, oculari – determinano un altissimo impatto socio-economico per il SSN. Ma l’attuale gestione del diabete non valorizza il ruolo di riferimento del medico di medicina generale e ne limita la libertà prescrittiva lasciando nel suo armamentario terapeutico, oltre alla classica metformina, le sole sulfoniluree che, secondo i dati della letteratura scientifica, aumentano il rischio cardiovascolare e la mortalità rispetto ai farmaci di più nuova generazione come i DPP-4 inibitori. Il paradosso è che questi farmaci innovativi, nonostante il comprovato profilo di efficacia e sicurezza, possono essere prescritti soltanto dallo specialista diabetologo, negando così l’accesso alla terapia per un numero elevato di pazienti o affollando inutilmente i centri di Diabetologia per la prescrizione di questi farmaci.

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Sanità, a Parigi Roche protagonista di innovazione sul diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

diabetePARIGI – Si è aperta a Parigi la 10a edizione dell’Advanced Technologies & Treatment for Diabetes (ATTD), appuntamento internazionale clinico-scientifico che incentra tutta la sua attenzione ai sistemi di cura e governo del diabete ad alto contenuto tecnologico. In uno scenario di rivoluzione digitale e mobile che mostra come negli anni la digital-health stia proponendo sempre nuovi servizi di qualità, i servizi digitali offerti ai diabetici per la gestione della loro patologia sono sempre più numerosi ed efficaci.
Un dato numerico che conferma questa tendenza è quello delle app per il mondo del diabete, che sono passate da 1.101 nel 2013 a 1.787 nel 2016 con una prospettiva di arrivare a 2.877 nel 2021: questo è una delle cifre offerte al simposio di Parigi e che mostrano con chiarezza analitica quanto la gestione della glicemia e dei problemi connessi al diabete siano terreno di sviluppo per sistemi tecnologici avanzati nell’ambito healhtcare.In questo settore Roche Diabetes Care ha presentato all’ATTD tre innovativi sistemi di monitoraggio dei valori del diabete: Il sistema Accu-Chek Guide: innovativo sistema di monitoraggio glicemico interattivo e cloud-based; Accu-Chek Insight CGM system ed Eversense system di Senseonics: soluzioni innovative di monitoraggio continuo del glucosio.
Si tratta di soluzioni ad alta tecnologia che uniscono la facilità d’uso con la possibilita di controllare il proprio valore glicemico, in periodi differenziati di tempo e costruendo diagrammi statistici che rendono il paziente-utilizzatore in grado di programmare le proprie giornate, la propria dieta e la necessita di insulina senza senza ossessione, visto che – come ormai sottolineato dagli stessi diabetologi – è essenziale che le persone con diabete siano meno “ossessionate dalla gestione quotidiana della malattia“.
I sistemi sono già disponibili in Italia? Risponde Massimo Balestri, general manager di Roche Diabetes Italy: “Le soluzioni presentate a Parigi sono già disponibili in Italia. Come azienda stiamo già dialogando con singole Usl, identificando un certo numero di centri di diabetologia, per addestrarli all’uso del sistema e verificarne le risposte. Ad oggi stiamo lavorando con gli ospedali di Padova, Catanzaro, Bari e Olbia, ma l’obiettivo è arrivare a 40 centri coinvolti in tutto il Paese”.Una delle parole chiave che emergono dall’Advanced Technologies & Treatment for Diabetes (ATTD) di Parigi è: cambiamento di sistema. L’evento parigino sta mostrando con forza che se si vuol vincere la battaglia del diabete occorre cambiare paradigma di cura, con un coinvolgimento nuovo e collaborativo di tutti gli stakeholder (pazienti, clinici, aziende, sistemi di cura, decisori politico-economici, ingegneri clinici, start-up, università, agenzie regolatorie). L’esempio è proprio dato dalle app per diabetici: medical device e software connessi, che rilasciano dati di monitoraggio in cloud, con immediata connessione dei dati da parte non solo del paziente, ma anche (previa autorizzazione) del suo diabetologo e del centro di cura da cui il paziente è supportato.
Ma la domanda che da Parigi rimbalza verso la Penisola è: il sistema sanità del nostro Paese è pronto per un nuovo approccio di sistema in cui il paziente e il suo dato siano trattati in modo altamente connesso e davvero utile? Ce la farà l’Italia – frammentata nei sistemi regionali ed anche in mille soluzioni tecnologiche che non dialogano tra loro – a stare al passo di questa profonda rivoluzione che ha nella gestione condivisa dei dati un elemento essenziale di un sistema di cure davvero performante?
Risponde Massimo Balestri (general manager di Roche Diabetes Care Italy), presente a Parigi per la presentazione di tre innovative soluzioni per il supporto dei pazienti con diabete: “Con i dati offerti dal monitoraggio digitale ci troviamo di fronte ad una vera rivoluzione. Il data management oggi è costituito di tre differenti aree: i dati per il paziente, quelli per i clinici e quelli per il livello amministrativo. Ci sono ovviamente centri di cura che sanno già utilizzare molto bene queste tre diverse aree di dati. Se vogliamo fare invece un discorso complessivo e di sistema, possiamo dire che l’Italia è molto differenziata. Abbiamo regioni, come ad esempio la Toscana, che sono molto aperte ad un approccio di fortissima connessione, in cui si promuove la gestione in rete dei dati e si sancisce così la responsabilità dei clinici sulle successive decisioni in merito ai medical device da utilizzare. Sono regioni in cui in pratica si decide di mettere in atto un sistema organizzato e strutturato di raccolta informazioni e che in un certo senso offrono un modo operativo virtuoso ed europeo. Altre regioni invece sono completamente refrattarie. Probabilmente abbiamo bisogno di un passo diverso, ma credo che sarà il cammino complessivo di tutta la comunità scientifica e clinica europea e mondiale a costringere anche il nostro Paese a sincronizzarsi”.

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Colesterolo, diabete e obesità sotto controllo per prevenire le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

diabete testNapoli. È sempre più articolata la gestione delle patologie cardiovascolari. Non più farmaci uguali per tutti, livelli identici di pressione e colesterolo, ma anche altre patologie concomitanti, come il diabete, e caratteristiche individuali come l’obesità e l’eccesso di tessuto adiposo. I medici cercano di capire quali diversi meccanismi sono alla base delle malattie di cuore e circolazione, come le diverse categorie di pazienti devono essere trattate, quanto la cardiologia possa essere personalizzata.
Sono le indicazioni del congresso dal titolo “New strategies for reducing cardiovascular risk: from old factors to emerging and therapeutic opportunities” organizzato a Napoli dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Abbiamo bisogno di mezzi sempre più moderni e sofisticati per identificare il paziente più esposto allo sviluppo del rischio cardiovascolare, l’ictus, l’infarto o morte cardiaca» spiega Pasquale Perrone Filardi, Docente di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli e presidente del Congresso. «La moderna caratterizzazione genetica oggi offre nuove opportunità per identificare persone che non sanno di essere a rischio. Gli indicatori di infiammazione vascolare e di fibrosi cardiaca, la genetica molecolare delle dislipidemie e il relativo impatto sulla farmacologia, la genetica delle cardiomiopatie, rappresentano nuove armi a disposizione del clinico per personalizzare l’approccio terapeutico in pazienti sintomatici e asintomatici».
Una delle sessioni principali del congresso ha riguardato il controllo del colesterolo e quali siano i livelli ottimali per ridurre il rischio cardiovascolare.
«Le linee guida europee raccomandano che il livello target di colesterolo LDL venga definito sulla base del rischio individuale di eventi cardiovascolari fatali, in un intervallo che va dai 70 ai 100 milligrammi per decilitro» avverte Alberico Catapano, Docente di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano. «Le linee guida inoltre suggeriscono per i soggetti ad alto rischio di dimezzare il livello del colesterolo se è eccessivo, anche andando sotto i limiti. Per esempio, se i livelli di LDL di un paziente sono 100, non ci si deve accontentare di raggiungere il livello raccomandato di 70 mg/dl ma si devono ridurre i livelli del 50%, quindi arrivare a 50 mg/dl”.
Anche l’obesità e i tessuti adiposi hanno un ruolo attivo nel determinare conseguenze patologiche. «Come conseguenza dell’espansione dei depositi di grasso, il tessuto adiposo le cellule grasse sviluppano una modificazione fenotipica che determina una modificazione nelle sostanze scambiate dalle cellule, come le adipocitochine» conferma Dario Leosco, Docente di Medicina Interna all’Università Federico II di Napoli. «Queste sostanze sono coinvolte nella modulazione del glucosio e dei lipidi, nella biologia vascolare e anche nella risposta infiammatoria. Questo processo rappresenta un importante collegamento con le complicanze arteriosclerotiche e gli eventi cardiovascolari».
Stefan Anker, Docente di Cardiologia all’Università di Göttingen, Germania, ha sottolineato il collegamento tra insufficienza cardiaca e diabete. «L’insufficienza cardiaca è una sindrome associata a un vasto numero di altre malattie, incluse insufficienza renale, patologie respiratorie, anemia, depressione, soltanto per nominarne alcune. Per quanto riguarda il diabete, spesso coesiste con l‘insufficienza cardiaca, ma d’altra parte il diabete di per sé rappresenta un rilevante fattore di rischio per lo sviluppo di insufficienza cardiaca» prosegue Anker. «E dato che il diabete è in aumento in tutte le parti del mondo, è probabile aspettarsi una crescita esponenziale di persone con diabete e insufficienza cardiaca nei prossimi anni. Nello stesso tempo è sempre più chiaro che le persone con insufficienza cardiaca e diabete sono diverse dal punto di vista clinico rispetto alle persone con insufficienza cardiaca ma senza diabete. Per questo motivo i medici devono gestire in modo diverso queste due categorie di pazienti, anche con terapie differenti». Da segnalare l’associazione tra alterazioni del sistema circolatorio e aumentato rischio di sviluppare Alzheimer. «Questa malattia rappresenta la causa più frequente di demenza senile ed è tradizionalmente definita dall’accumulo negli spazi extracellulari del cervello di depositi insolubili di una sostanza, la beta-amiloide. Per ridurre questo processo, elemento importante è la riduzione dello stress ossidativo che altera la barriera emato-encefalica, che favorisce un accumulo di amiloide» avverte Bruno Trimarco, Docente di Malattie Cardiovascolari all’Università Federico II di Napoli. «I dati su alcuni farmaci e nutraceutici che determinano una riduzione dello stress ossidativo sembrano offrire dei vantaggi in questo settore, soprattutto quelli che favoriscono l’aumento di ossido nitrico nel sangue. L’ossido nitrico viene utilizzato per migliorare la trasmissione a livello sinaptico e questo sembra essere un elemento importante per prevenire il deficit cognitivo. Per questo motivo sono allo studio nuovi farmaci anti-Alzheimer che agiscono a livello delle sinapsi neuronali proprio con l’aumento di ossido nitrico nel sangue».

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Il diabete tra di noi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

diabete_21-300x224Con gli oltre 4 milioni di cittadini italiani affetti da diabete è possibile affermare che praticamente il diabete è presente in ogni famiglia: se non è un genitore o un figlio, si tratta di un fratello, un nonno, uno zio, un nipote.I dati trovano conferma da più parti. È stata recentemente pubblicata la mappa mondiale delle malattie che maggiormente sono causa di morte, il Mortality and Causes of Death Collaborators 20151: il rapporto è il più grande sforzo per identificare e quantificare la letalità delle malattie a livello mondiale con l’inclusione, per la prima volta, anche di paesi a demografia complessa, come Brasile, India, Sudafrica, Giappone, Kenya, Arabia Saudita, Svezia e Stati Uniti, che si aggiungono a quelli già disponibili in precedenza. I dati relativi al diabete sono particolarmente drammatici: la mortalità totale per diabete risulta aumentata dal 2005 al 2015 del 32.1%, 1.5 milioni di morti in più. I dati quanto anticipato dalla settima edizione del Diabetes Atlas2, a cura della International Diabetes Federation. Ma le conferme arrivano anche in ambito farmaceutico, il British Medical Journal3 segnala l’aumento delle prescrizioni per farmaci anti-diabetici del 33% in 5 anni, dai 26 milioni del 2011 si è passati ai 35 milioni del 2015 e il numero continua a crescere. Questo incremento nella prescrizione dei farmaci, se da un lato sta a significare maggiore attenzione alla diagnosi e al precoce trattamento, dall’altro indica che, con i ritmi di crescita attuali, si prevedono in Italia 5 milioni di persone affette da diabete tipo 2 entro il 2020. Se ne fa il punto in occasione del 2nd AME Diabetes Update 2017, che riunirà nei prossimi giorni a Bologna numerosi esperti nazionali e la cui segreteria scientifica è stata curata da Giorgio Borretta, Olga Eugenia Disoteo, Edoardo Guastamacchia e Silvio Settembrini.Lo studio EMPA-REG OUTCOME4, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha valutato l’empagliflozin, farmaco per la terapia del diabete di tipo 2, che ha mostrato una riduzione del 38% del rischio di morte per cause cardiovascolari e del 32% del rischio di morte per tutte le cause.
Mentre lo studio LEADER5 condotto su persone con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari maggiori, pubblicato sulla medesima rivista, ha dimostrato che l’analogo del GLP-1 liraglutide, somministrato in aggiunta alla terapia standard, non si limita ad agire sulla riduzione della glicemia e sulla perdita di peso, ma riduce del 22% il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 12% il rischio di infarto miocardico e ictus non fatali”, conclude Borretta.
Il diabete è tra noi, e comporta costi che ricadono soprattutto sul paziente e sulla sua famiglia, con giorni di assenza dal lavoro, necessità di esami in ospedale, ricoveri e accessi in PS ma anche rinunce a tradizionali momenti di convivialità per curare, rallentare o prevenire la patologia. Comporta modifica di abitudini alimentari per non creare troppe difformità a tavola fra chi ha e chi non ha il diabete o, più saggiamente, per seguire tutti uno stile di vita più sano che riduca il rischio che altri della famiglia sviluppino la malattia.Ed è questo il punto: la prevenzione per mantenere le persone sane e per riportare le persone che non presentano un diabete conclamato, ma sono a rischio, a contrastare ed allontanare la malattia. Per chi ha già una diagnosi, è fondamentale instaurare terapie adeguate per ritardare o addirittura impedire l’insorgenza delle cronicità, causa di riduzione della qualità della vita, ma anche incremento esponenziale dei costi diretti e indiretti del diabete.

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Premio Giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

diabeteLa Società Italiana di diabetologia SID bandisce il 2° Premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’ – istituito dall’Associazione Diabete Ricerca, dalla ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e dalla ‘Società Italiana di Diabetologia’ – con lo scopo di riconoscere e stimolare la corretta divulgazione scientifica di tematiche riguardanti il diabete mellito. Il Premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con competenza, rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.Il riconoscimento, dell’ammontare di euro 2.000 per ciascuna delle categorie individuate:
Agenzie di stampa e carta stampata
Radio-Televisioni, Web e servizi on line
verrà assegnato da una giuria composta dall’Ufficio di Presidenza della Società Italiana di Diabetologia e da due giornalisti e consegnato nel corso del congresso ‘Panorama Diabete’ a Riccione dall’11 al 15 marzo 2017.
REGOLAMENTO E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Art. 1 Il Premio è destinato al miglior elaborato di taglio giornalistico (pubblicato su testate giornalistiche cartacee, web, audio o video) che affronti tematiche relative alla ricerca e all’innovazione nel campo del DIABETE.
Art.2 La partecipazione al Premio è gratuita e riservata a giornalisti iscritti all’Ordine Nazionale o autori che pubblichino su testate regolarmente registrate al Tribunale di competenza.
Art.3 Possono concorrere al Premio gli autori di servizi in lingua italiana consegnati alla Segreteria del Premio e pubblicati da quotidiani, agenzie di stampa, settimanali, periodici, riviste specializzate, testate online, servizi radio-televisivi, pubblicati, trasmessi o diffusi prima del 15 febbraio 2017.
Art.4 Saranno presi in considerazione i contenuti pubblicati su testate giornalistiche regolarmente registrate. Sono esclusi dalla partecipazione i giornalisti membri della Giuria, i loro familiari e tutte le persone che abbiano legami contrattuali con l’organizzazione.
Art.5 Le opere in concorso (non più di tre per ogni autore) dovranno pervenire, così come di seguito specificato, entro e non oltre il 15 febbraio 2017, presso: dottoressa Alessia Russo – Segreteria organizzativa Premio giornalistico ‘SID–Diabete Ricerca’ – via Pisa, 21 – 00162 Roma (RM)

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Diabete: una partita per il singolo e la società che si deve giocare con aumentata consapevolezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMantova. Il concerto di beneficenza organizzato a Mantova il 12 Gennaio al Teatro Bibiena è la prima iniziativa del 2017. A questa altre ne seguiranno per tutto l’anno. Il 2017 è un anno speciale per le persone con diabete perché ricorre il trentesimo anniversario della legge 115/1987. E’ la legge che sancisce i diritti delle persone con diabete ed è stata la prima nel mondo specificamente dedicata alla malattia. Nel corso del 2017 saranno molti gli eventi celebrativi di questo trentennale. Il concerto del 12 gennaio vedrà come protagonista il Maestro Andrea Griminelli, uno dei flautisti più famosi al mondo che, accompagnato da un pianista, suonerà brani classici e contemporanei. Il Maestro si è esibito in tutti i principali teatri del mondo e ha collaborato con grandissimi artisti italiani fra i quali Pavarotti, Bocelli e Dalla e con star internazionali fra cui Elton John, James Taylor e Sting. Il Maestro è da sempre sensibile ai bisogni di persone che soffrono e ben volentieri ha sposato in questa circostanza la causa delle persone con diabete. Sostenere la ricerca relativa ad una patologia significa offrire un futuro migliore a chi ne è affetto e a chi ne sarà affetto in futuro. La ricerca, infatti, se non immediatamente in tempi successivi, crea presupposti per un traslato clinico, sia esso un nuovo metodo di diagnosi o monitoraggio che uno strumento terapeutico.
Il diabete è sempre più diffuso: circa 4 milioni di italiani con malattia diagnosticata, 1 milione con la malattia senza esserne consapevoli, 5 milioni ad altissimo rischio di sviluppare il diabete nei prossimi anni in quanto portatori generalmente inconsapevoli di una condizione definibile pre-diabete. Leggi nazionali e regionali, il Piano Nazionale del Diabete del Ministero della Salute e molti documenti nazionali e regionali prevedono che tutte le persone con la malattia siano assistite fin dal momento della diagnosi (l’imprinting è fondamentale) anche da un team (medico, infermiere, dietista) della rete dei centri specialistici diabetologici. Una rete che tutto il mondo ci invidia, che ha dato risultati clinici migliori che in tutti gli altri paesi del mondo e che in tre distinte ricerche scientifiche condotte in Veneto, Piemonte e più recentemente in Lombardia, ha mostrato di incidere così tanto sull’andamento della malattia da ridurre del 30% la mortalità di chi ne è assistito. Le analisi derivate da questi studi permettono di stimare che siano decine di migliaia le vite salvate ogni anno dall’assistenza diabetologica nei centri specialistici. Purtroppo, e per vari motivi, le persone assistite nei centri diabetologici in Italia ormai sono meno del 50% perché se in 30 anni le persone con diabete che vivono nel Paese sono raddoppiate, la rete dei centri diabetologici non è stata arricchita di professionisti, anzi in alcune realtà regionali è stata depotenziata. Questo è difficilmente comprensibile visto che la rete diabetologica costa circa 150 milioni di euro all’anno, una somma che rappresenta solo 1% della spesa per assistere le persone con diabete ed equivalente a meno di 1/5 di quello che nel nostro Paese viene speso, quasi sempre inappropriatamente, per i farmaci usati per ridurre la secrezione acida dello stomaco. Il diabete quando bene curato, permette una vita lunga e senza grandi ostacoli al raggiungimento di qualsiasi successo. Quando però è trascurato il diabete determina danni in tutto l’organismo: occhi, reni, nervi, vasi sanguigni, cuore, cervello ma anche polmoni, ossa, articolazioni, cute, ecc. Le persone con diabete hanno anche più infezioni di quelle senza la malattia e un maggiore rischio di sviluppare tumori. Il diabete è una malattia da prendere seriamente e non un valore di glicemia alterato su un referto di laboratorio. E’ vero che spesso la malattia non dà disturbi ma se non la si cura bene quando dà segno di sé i disturbi possono essere molto importanti. I dati epidemiologici sono un campanello d’allarme che non deve suonare invano. Ogni anno fra le persone con diabete che vivono in Italia si osservano 75.000 infarti (uno ogni 7 minuti), 50.000 ictus (uno ogni 10 minuti) e 10.000 amputazioni (una ogni 52 minuti). Ogni 4 ore una persona con diabete inizia la terapia dialitica (circa 2000 all’anno). Ogni anno circa 50.000 persone con diabete sviluppano un problema importante alla vista. Ogni giorno molte decine di persone muoiono a causa del diabete: secondo l’Istat 68 ma in realtà sono molte di più perché non sempre nella scheda di morte il diabete compare come la prima causa anche se è la malattia che ha causato l’evento, spesso cardiovascolare, che ha causato il decesso. In Italia ogni anno muoiono di malattie cardiovascolari circa 220 mila persone e oltre un terzo di queste ha il diabete. Questi numeri non devono essere tenuti nascosti e danno la misura della potenziale severità della malattia e della necessità di non trascurarla per non esserne travolti, non solo dal punto di vista sanitario, umanitario ed etico ma anche dal punto di vista economico: curare una persona con diabete in Italia costa mediamente 4000 euro se si considerano i costi reali e non le tariffe virtuali, usando le quali la spesa è comunque elevata (3000 euro all’anno). Questo equivale a circa 16 miliardi di euro all’anno, ben più del 10% della spesa del SSN. Accanto a questi ci sono costi quasi equivalenti sostenuti dal sistema previdenziale (pensioni anticipate, assegni di accompagnamento e di disabilità, ecc.) e dai singoli cittadini. Una spesa immane per l’individuo, la famiglia e la società.La mancata consapevolezza di cosa comporti il diabete ostacola anche l’assegnazione di risorse alla ricerca sulla malattia. L’Italia è molto forte nella ricerca sul diabete: è terza nella graduatoria mondiale quando agenzie specializzate la valutano dai suoi prodotti scientifici (i lavori pubblicati sulle riviste internazionali) e diventa prima se il risultato è aggiustato per gli scarsi finanziamenti pubblici ricevuti. In Italia si fa ricerca sul pancreas artificiale, sui trapianti di cellule staminali, sulla genetica della malattia, sui marcatori di rischio di diabete e di complicanze, sulle enzo-bonora
Le istituzioni pubbliche (Ministeri, Regioni, Università) destinano alla ricerca sul diabete fondi modesti: in media circa 2,5 milioni di euro all’anno, pari a circa 5.000 euro all’anno per ognuno dei circa 500 ricercatori attivi nell’area del diabete in Italia (moltissimi dei quali in posizioni precarie). I cittadini fanno ancora meno: le donazioni liberali e quanto destinato con il 5xmille ammontano a poco più di 100 mila euro all’anno, con una media di circa 200 euro per ricercatore. Nulla rispetto agli oltre 100 milioni di euro che, lodevolmente, i cittadini donano alla ricerca sul cancro e ai molti milioni di euro donati ogni anno alla ricerca sulle rare malattie genetiche. La ricerca sul diabete in Italia si può legittimamente definire “orfana” del contributo volontario dei cittadini e poco sostenuta anche dalle istituzioni pubbliche. Questo è comprensibile per il fatto che esiste una mancata percezione di cosa sia il diabete e del fatto che il diabete, purtroppo, può uccidere le persone come il cancro o renderle disabili come certe malattie genetiche.
La Fondazione e l’Associazione Diabete Ricerca, entrambe espressione della Società Italiana di Diabetologia, hanno avviato una serie di iniziative per aumentare la consapevolezza sulla malattia non solo per ridurne le gravi complicanze ma anche per aumentare la raccolta di fondi per sostenere la ricerca sul diabete in Italia. Ci saranno convegni, conferenze, inserzioni sui giornali, uso massiccio dei social network, crowdfunding e una miriade di eventi (concerti, partite di calcio, ecc.) in cui raccogliere contributi anche piccoli. Molti piccoli contributi messi insieme possono costituire una fonte preziosa di finanziamento per la ricerca. Non va dimenticato che se 1 italiano su 10 donasse 1 euro per la ricerca sul diabete, i 6 milioni di euro raccolti sarebbero 60 volte più di quanto viene donato in questo momento. E’ ora di risvegliarsi da un sonno che è durato troppo a lungo e che non solo ha ridotto la potenzialità dei ricercatori dell’area del diabete che operano in Italia ma ha contribuito a declassare la malattia ad una sorta di fastidio molto diffuso ma senza particolari conseguenze per la salute, tranne pochi casi sfortunati. Purtroppo non è così e nasconderlo impedisce non solo il sostegno alla ricerca ma anche l’accesso alle cure migliori, le uniche che possono garantire una riduzione di infarti, ictus, amputazioni, insufficienza renale con necessità di dialisi, perdita della vista e tutto quello che il diabete curato male può causare. (Professor Enzo Bonora Presidente ‘Fondazione Diabete Ricerca’ onlus) (foto: Griminelli, bonora, )

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Diabete: Presentati i risultati completi di uno studio di farmacocinetica e farmacodinamica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

diabete testSanofi ha presentato, al 16° meeting annuale della Diabetes Technology Society a Bethesda (Maryland, Stati Uniti), i risultati completi di uno studio di farmacocinetica/farmacodinamica (PK/PD) con Toujeo® (insulina glargine 300 U/ml) e insulina degludec 100 U/mL (Deg-100).
Nei pazienti con diabete di tipo 1, il profilo farmacocinetico/farmacodinamico di Toujeo®, somministrato a un dosaggio terapeuticamente rilevante (0,4 U/kg/giorno, la dose media utilizzata nella pratica clinica in tutto il mondo),2 è risultato essere più piatto e più uniformemente distribuito nelle 24 ore rispetto al profilo di insulina degludec con cui è stato confrontato. La fluttuazione dell’attività metabolica nell’arco della giornata di Toujeo® è stata inferiore del 20% (p=0,047) rispetto a quella di insulina degludec.Un profilo farmacocinetico/farmacodinamico complessivamente stabile e un’esposizione distribuita in modo più uniforme nelle 24 ore sono stati osservati con entrambi i dosaggi di Toujeo® studiati (0,4 e 0,6 U/kg/giorno).
“Risultati come questi evidenziano ulteriormente il profilo favorevole della nostra nuova insulina glargine per le persone con diabete, sebbene le implicazioni cliniche siano al momento oggetto di ulteriori approfondimenti,” commenta Alexander Zehnder, M.D., Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Italia. “Essendosi recentemente concluso il processo di negoziazione, questa nuova soluzione terapeutica potrà essere disponibile da gennaio 2017 anche per i diabetologi e le persone con diabete in Italia, che avranno così a disposizione un’opzione terapeutica in più per tenere cotto controllo la propria glicemia.”
Sebbene la somministrazione di insulina basale non possa replicare perfettamente la produzione fisiologica di questo ormone, l’insulina basale ‘ideale’ per la terapia del diabete dovrebbe avere profili di farmacodinamica (PD) e farmacocinetica (PK) stabili. Fluttuazioni della glicemia ridotte e meno variabili potrebbero risultare in profili più prevedibili nelle 24 ore e un minor rischio di ipoglicemia, quindi tradursi in una migliore esperienza per le persone in trattamento con insulina basale e in una maggiore aderenza alla terapia.
Disegno dello studio:Studio randomizzato in doppio cieco, 2×2, crossover, che utilizza la tecnica del clamp euglicemico in due coorti parallele di persone con diabete di tipo 1 (48 persone in totale). Lo studio ha confrontato le proprietà farmacodinamiche e farmacocinetiche di insulina glargine 300 U/mL, (Gla-300) ai dosaggi di 0,4 e 0,6 U/kg/die con gli stessi dosaggi di insulina degludec 100 U/mL (DEG-100) allo stato stazionario dopo un periodo di 8 giorni in regime di dose multipla.
Principali risultati: In termini di farmacodinamica, la fluttuazione nell’arco della giornata del tasso normalizzato di infusione di glucosio (GIR-smFL0-24) è risultato significativamente inferiore con Gla-300 rispetto a quello con Deg-100 al dosaggio 0,4 U/kg.
Allo stesso dosaggio, le relative frazioni di GIR-AUC0–24 in intervalli di 6 ore sono risultate più equamente distribuite con Gla-300 rispetto a quelle con Deg-100. GIR-smFL0-24 e le frazioni di GIR-AUC0–24 in intervalli di 6 ore sono risultate simili tra le insuline al dosaggio sovraterapeutico di 0,6 U/kg. A entrambi i dosaggi, GIR-AUC0-24 e GIRmax sono risultati più bassi per Gla-300 rispetto a Deg-100, mentre il T50%-GIR-AUC0-24 e la durata del controllo glicemico erano simili per ciascuna insulina.In termini di farmacocinetica, entrambi i dosaggi di Gla-300 hanno mostrato l’aumento di insulina fino a 16 ore dopo la somministrazione, seguito da una successiva lenta riduzione.Per Deg-100, a entrambi i livelli di dosaggio, l’insulina è aumentata dal momento dell’iniezione fino a circa 10 ore dopo la somministrazione, con conseguente lenta diminuzione. L’esposizione a entrambe le insuline era misurabile fino alla fine del clamp (30 ore). A entrambi i dosaggi, le frazioni di INS-AUC0-24 in intervalli di 6 ore sono più equamente distribuite con Gla-300 rispetto a Deg-100.

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14 novembre: Giornata mondiale del diabete 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

diabete_21-300x224E’ passato un anno dall’ultima Giornata Mondiale del Diabete, insieme ai tanti buoni propositi e alle dichiarazioni di intento di fare qualcosa per questa che sembra un’epidemia inarrestabile, col suo carico di malattia e di mortalità. Ma i ‘numeri’ del diabete non accennano a diminuire, come ribadiscono anche gli ultimi dati epidemiologici. L’International Diabetes Federation (IDF) stima che nel mondo vivano al momento 415 milioni di soggetti affetti da diabete, che potrebbero arrivare a 642 milioni nel 2040 con gli attuali trend di crescita. Il Global Burden of Disease 2015 Study ha recentemente pubblicato l’analisi della cause di mortalità relativa a 249 malattie in 195 Paesi incluso l’Italia: il diabete causa nel mondo oltre 1.5 milioni di morti con un incremento del 32% nell’ultimo decennio (2002-2015).Tema della giornata 2016 è ‘Eye on Diabetes’, che ha il doppio significato di non perdere di vista questa patologia così devastante nei numeri e nelle conseguenze, ma anche di non trascurare una delle principali complicanze del diabete, la retinopatia, che può arrivare a far perdere la vista. “La dimensione del problema, la diffusione a tutte le fasce d’età, la gravità delle complicanze associate alla malattia, i costi dei ricoveri – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – fanno del diabete mellito uno dei principali problemi sanitari su scala mondiale. Per questi motivi, la lotta al diabete è una delle tre emergenze sanitarie identificate dall’ONU e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme alla malaria e alla tubercolosi, unica delle tre ad essere malattia non trasmissibile”.In Italia, i dati ISTAT 2015 indicano che il diabete colpisce il 5,5% dei cittadini, per un totale di 3,3 milioni di persone. A questi va aggiunto un altro milione di persone che ignorano di avere già la malattia. I dati più recenti dell’Osservatorio ARNO Diabete, nato da una collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (SID) e CINECA, documentano che il tasso di prevalenza totale del diabete in Italia è pari al 6,2%. “Il diabete rappresenta un grave onere a carico dei bilanci economici dei sistemi sanitari nazionali. Uno studio dell’Osservatorio ARNO Diabete – prosegue Sesti – ha stimato che il costo medio annuo per paziente è pari a 2.792 euro, una cifra generata dalle spese di assistenza ospedaliera ( 51%), di spesa farmaceutica (32%) e di assistenza ambulatoriale (17%). A questi vanno aggiunti i costi indiretti. Uno studio della London School of Economics ha stimato che costi indiretti della malattia ammontano a 12 miliardi di euro e derivano per lo più da prepensionamenti e assenze dal lavoro.La maggior parte della spesa associata alla malattia diabetica è comunque determinata dal trattamento delle complicanze, ivi compresa la retinopatia, tema della giornata mondiale 2016. “Il diabete – ricorda Sesti – è la prima causa di cecità prevenibile nei paesi industrializzati e sta diventando tale anche nei paesi in via di sviluppo. La parola chiave è ‘prevenibile’. Le complicanze sono conseguenti a sofferenza dei vasi capillari e arteriosi, dovuta ai livelli troppo alti di glucosio nel sangue. La prevenzione consiste quindi nel mantenere la glicemia quanto più vicina possibile ai valori dei soggetti non diabetici, con stili di vita più sani (alimentazione corretta e attività fisica moderata ma continua) e utilizzando i farmaci quando necessario. Ma il vero cardine della prevenzione è la diagnosi precoce delle complicanze che deve essere proattiva. La retinopatia diabetica può infatti progredire verso gli stadi più gravi senza dare segno di sé fino a quando il danno alla vista diventa irreversibile”.Lo strumento per prevenire danni irrimediabili indotti dalle complicanze oculari è effettuare lo screening, che deve essere eseguito con cadenza regolare dal medico diabetologo. Lo screening delle complicanze non è una procedura complessa né costosa, e dovrebbe essere eseguito annualmente nei centri di diabetologia. “Fin dalla diagnosi del diabete – ricorda il professor Francesco Purrello, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – occorre controllare la retina, con un esame del ‘fondo oculare’, perché in diversi casi è già presente un danno iniziale. In questo modo si possono adottare i provvedimenti necessari, in particolare un controllo efficace della glicemia e della pressione arteriosa, per impedire che il danno peggiori. In caso di lesioni iniziali – prosegue Purrello – può essere utile fotografare la retina (retinografia) in modo di avere a disposizione un’immagine da confrontare con immagini successive e valutare l’andamento della patologia nel tempo. Un altro esame che può essere prescritto è la fluorangiografia, che prevede una serie di fotografie della retina dopo iniezione di un mezzo di contrasto”.“Il diabete quando ben curato – rassicura il professor Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete Ricerca – permette una vita lunga e senza ostacoli al raggiungimento di qualsiasi successo. Quando però è trascurato, il diabete determina danni in tutto l’organismo: occhi, reni, nervi, vasi sanguigni, cuore, cervello ma anche polmoni, ossa, articolazioni, cute, ecc. Le persone con diabete hanno anche più infezioni di quelle senza la malattia e un maggiore rischio di sviluppare tumori. Il diabete è una malattia da prendere seriamente e non un valore di glicemia alterato su un referto di laboratorio. E’ vero che spesso la malattia non dà disturbi, ma se non la si cura bene, le complicanze possono diventare molto importanti”.“I team diabetologici italiani – conclude Sesti – costano circa 1% del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa il restante 99% della spesa, attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento del ricovero in ospedale, ottimizzando l’uso dei farmaci e dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale”. L’IDF, un’organizzazione-ombrello che comprende 230 associazioni per il diabete in oltre 170 nazioni del mondo, organizza ogni anno la Giornata Mondiale, da quando IDF e l’OMS decisero di istituirla un quarto di secolo fa (la prima si è celebrata nel 1991). Dal 2006, con l’approvazione della risoluzione 61/225, la giornata Mondiale del Diabete è diventata anche una giornata ufficiale delle Nazioni Unite (ONU).
Durante il prossimo fine settimana, la SID sarà presente in decine di piazze e centri commerciali italiani per offrire informazioni dettagliate sulla malattia ai cittadini.

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Stati generali sul diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2016

diabete testRoma Si svolgerà lunedì 14 novembre, in coincidenza con la Giornata Mondiale del Diabete, a partire dalle ore 16:15, presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute (Lungotevere Ripa 1), l’evento istituzionale “Stati generali sul diabete 2016”. Promosso da Diabete Italia onlus, con il Patrocinio del Ministero della Salute e il grant incondizionato di Sanofi, l’incontro intende promuovere un dibattito volto a identificare strategie di promozione dell’equità nell’accesso alle cure per le persone con diabete, migliorando qualità ed efficacia dell’assistenza.La manifestazione, alla quale è stata invitata il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, e che vede tra i promotori l’Intergruppo Parlamentare “Qualità della Vita e Diabete”, prevede innanzitutto un’analisi del problema attraverso il punto di vista dei pazienti. GFK Eurisko presenterà infatti i risultati dell’indagine “I dati del Diabete in Italia: disease burden, soddisfazione per i servizi di cura e l’engagement”.“Partendo dai numeri della survey – commenta l’Ing. Giovanni Lamenza, Presidente di Diabete Italia – che mostreranno la frammentazione regionale dell’assistenza diabetologica nel nostro Paese, oltre al problema del coinvolgimento del paziente, che non deve essere lasciato solo nel percorso di cura, ci auguriamo di stimolare attivamente le Istituzioni, mantenendone viva l’attenzione su fronti che ancora necessitano uno sforzo congiunto da parte di tutti gli attori del sistema. Quest’evento per noi rappresenta infatti un ulteriore passo nella ‘lunga marcia tra le Istituzioni’ che stiamo portando avanti con risultati sinergici rispetto al lavoro delle Associazioni e delle Società scientifiche”.Altro focus prioritario dell’incontro sarà quello sulla cosiddetta “assistenza diabetologica 2.0”. “La gestione della patologia diabetica non può non confrontarsi oggi con il processo di progressiva digitalizzazione dei servizi e il grande capitolo della tecnoassistenza”, anticipa il Dott. Domenico Mannino, Vice-presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che terrà una relazione proprio su questo tema. “Occorre infatti una riflessione su quali pazienti coinvolgere nei percorsi di ‘Digital Health’, attraverso quali strumenti effettivamente disponibili e per raggiungere quali obiettivi”.
Nella tavola rotonda interverranno tra gli altri: il dirigente di Cittadinanza Attiva Dott. Antonio Gaudioso, il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri e l’onorevole Lorenzo Becattini, fra i protagonisti delle numerose iniziative parlamentari sollecitate da Diabete Italia.
Quanto mai opportuno nell’anno della prevenzione, il coinvolgimento delle Istituzioni in campo alimentare: i Presidenti della Confederazione Italiana Agricoltori e della Commissione Agricoltura parleranno del tema diabete e alimentazione, e in chiusura sarà presentata un’iniziativa concreta nata dalle Associazioni.

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Medicina diabete: abbandono della dieta mediterranea quali conseguenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

diabete_21-300x224Anche in Italia si sta assistendo ad un costante aumento delle persone che adottano diete prive di carne, quella vegetariana, o prive di qualsiasi derivato di origine animale, quella vegana. E’ un fenomeno non solo nazionale, ma globale, che registra quasi 5 milioni di persone che oggi in Italia adottano questi stili alimentari, numero destinato a salire nei prossimi anni. Questo cambiamento di alimentazione può coinvolgere anche pazienti con diabete di tipo 2 e richiede una valutazione del loro impatto sulla salute da parte degli specialisti.«Un’alimentazione corretta fa parte del percorso terapeutico delle persone affette da diabete mellito di tipo 2, spiega Giovanni De Pergola, responsabile dell’Ambulatorio di Nutrizione Clinica, UOC di Oncologia Universitaria, Policlinico di Bari. Diversi modelli alimentari hanno dimostrato di migliorare i parametri metabolici nel paziente con diabete: la dieta mediterranea, le diete vegetariane e vegane, le diete ipolipidiche e le diete povere in carboidrati. In particolare, la dieta mediterranea, soprattutto se associata ad una riduzione della quantità dei carboidrati, non soltanto riduce i livelli di emoglobina glicata, ma aumenta la percentuale dei casi di remissione da diabete e ritarda la necessità di ricorrere ai farmaci. D’altro canto, le diete vegana e vegetariana si sono mostrate più efficaci rispetto alle diete convenzionali proposte dalle società scientifiche diabetologiche su peso corporeo, controllo glicemico, lipidi plasmatici, sensibilità all’insulina, dovuta ad aumento di acido linoleico, e stress ossidativo, anche indipendentemente dalle modificazioni di peso. Nel confronto tra diete vegetariane e vegane va però considerato che i vegani possono manifestare un deficit clinicamente importante di vitamina B12 e dieta mediterraneaiodio.»«Ad oggi non sono disponibili studi che abbiano messo a confronto la dieta mediterranea con la dieta vegetariana o vegana, prosegue Silvio Settembrini, Board AME, Malattie Metaboliche e Diabetologia Asl Napoli 1 Centro, pertanto, non è possibile esprimere una preferenza chiara e su base scientifica per i pazienti con diabete tipo 2. Un’alimentazione vegana potrebbe ridurre il rischio di sovrappeso, obesità, cardiopatie ma anche accentuare il rischio di anemia, di carenza di calcio con osteoporosi e sviluppo di carenze vitaminiche e minerali. Un punto di vista condivisibile è che si possa raccomandare una dieta a prevalente quota vegetariana, con circa il 15% di proteine animali, importante soprattutto per i soggetti anziani che potrebbero risentire di un minor apporto proteico.Al di fuori delle valutazioni scientifiche e nutrizionali, un altro fattore molto importante da considerare è lo stile di vita del paziente. La dieta mediterranea, ad esempio, viene spesso suggerita oltre che per il maggior numero di dati scientifici a favore, anche perché è molto più vicina ai nostri gusti ed alle abitudini alimentari tradizionali. Il diabete è una malattia che condiziona tutta la vita del paziente in quanto necessita di una modifica delle sue abitudini, ma è parimenti noto quanto sia difficile modificare le scelte alimentari, soprattutto se corrispondono ad un modo di sentire e a scelte etiche.Quindi, in attesa di disporre di studi che confrontino l’impatto sul diabete di tipo 2 dei diversi regimi alimentari (dieta mediterranea, dieta vegetariana e vegana) è importante considerare le scelte alimentari delle persone con diabete, modificandole per garantire un’efficacia terapeutica ma cercando di non stravolgere eccessivamente le abitudini alimentari e la vita stessa del paziente».

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“Contro il diabete gioco d’anticipo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2016

diabete testDiagnosi precoce e tempestiva, presa in carico condivisa, empowerment del paziente e accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica: si fondano sul ‘gioco d’anticipo’ i quattro pilastri per un efficace contrasto al diabete, tracciati nella road map “Scacco matto al diabete. Strategie e azioni per un’innovazione sostenibile”. Il paper di indirizzo, sottoscritto da Istituzioni, società scientifiche, medici di medicina generale e pazienti, è stato presentato oggi a Roma nell’ambito di un workshop promosso da AboutPharma e realizzato con il contributo di AstraZeneca. Il documento si inserisce nel progetto “Contro il diabete gioco d’anticipo – Early action in diabetes” che, attraverso l’analisi di alcuni modelli organizzativi regionali, ha evidenziato le principali criticità organizzative e avanzato proposte per una corretta e appropriata assistenza diabetologica sul territorio. Questi i 5 punti chiave:
1. anticipare la diagnosi mediante interventi mirati e opportunistici, nel setting della medicina generale, riservati a particolari categorie di rischio, anche in occasione di altri controlli medici;
2. definire e implementare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) omogenei a livello regionale, supportati da una riorganizzazione dei servizi per le cure primarie;
3. potenziare la continuità assistenziale ospedale-territorio e ampliare le competenze dei medici di medicina generale per quanto concerne la prescrizione dei farmaci innovativi per il diabete nel rispetto dell’appropriatezza;
4. istituire percorsi di formazione certificati delle associazioni dei pazienti;
5. promuovere l’accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica.
Con circa 5 milioni di italiani interessati dal diabete, tra pazienti diagnosticati e persone malate a loro insaputa, e un onere complessivo di oltre 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e sociali, generati in maniera preminente dalle complicanze associate alla malattia – piede diabetico, insufficienza renale, infarto, ictus–, il diabete impone ai sistemi sanitari l’adozione di una strategia fondata sul ‘gioco d’anticipo’ per contrastare la progressione della malattia e ridurne l’impatto sui budget della sanità[1].
Il potenziamento delle cure primarie a livello territoriale è fortemente richiamato all’interno della road map. “Il medico di famiglia – ha dichiarato a riguardo Gerardo Medea, Responsabile Area Metabolica della Società Italiana di Medicina Generale – si candida a ricoprire un ruolo centrale non solo per quanto concerne la diagnosi di diabete, avendo in carico la gestione della salute dell’intero nucleo familiare, ma anche rispetto alla prescrizione delle terapie – in linea con quanto avviene nel resto d’Europa –, al follow-up del paziente e alla valutazione degli outcome”.Il raggiungimento di migliori esiti di cura deve passare, oltre che da una corretta presa in carico, da una politica di empowerment del paziente che deve diventare protagonista del proprio percorso di cura. “Il percorso assistenziale deve fondarsi sulla centralità della persona, su una gestione multidisciplinare e una conseguente migliore organizzazione dei servizi, che tenga conto della condizione clinica e del contesto sociale e ambientale. L’elemento essenziale per sviluppare l’empowerment è la partecipazione al processo decisionale, con il coinvolgimento dei familiari e delle associazioni di volontariato nei percorsi assistenziali”, ha affermato Rita Lidia Stara, Vice Presidente Diabete Forum.
“AstraZeneca ha deciso di farsi parte attiva nel sostenere un’iniziativa come questa che ha fatto emergere come la tempestività di intervento, sia nella diagnosi che nel trattamento, nel rispetto dell’appropriatezza, possa garantire alle persone con diabete una gestione efficace ed efficiente della malattia. Come azienda biofarmaceutica, siamo fortemente impegnati per continuare a portare innovazione in ambito diabetologico. Ma crediamo che il nostro contributo deve andare oltre: supportando lo sviluppo di una maggiore conoscenza scientifica da parte degli attori sanitari e contribuendo allo sviluppo di percorsi terapeutici integrati che consentano di generare una maggiore efficienza delle risorse, un maggiore e più omogeneo accesso all’innovazione da parte dei pazienti ed, eventualmente, il raggiungimento di migliori risultati di salute”, ha commentato Pablo Panella, Presidente e Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia.

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Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

antonio-craxiRoma stasera alle 21 al Planet di Roma in via del Commercio 36, un grande evento: il concerto di Massimo Scaccabarozzi e la JC band a sostegno della ricerca italiana in diabetologia. Il progresso nelle conoscenze nel campo del diabete è stato vertiginoso negli ultimi decenni. E’ grazie a questo che oggi l’aspettativa di vita e la qualità della vita di gran parte delle persone con diabete sono decisamente migliori e assimilabili alle persone non affette da questa condizione. Tutto ciò è merito del lavoro costante, silenzioso e lontano dalle luci dei riflettori di decine di migliaia di ricercatori attivi nell’area del diabete. Sono decine di migliaia nel mondo e qualche centinaio in Italia. Tutti loro meritano rispetto, riconoscenza e fiducia. Ma non basta. La ricerca per dare i suoi frutti migliori ha bisogno di essere sostenuta economicamente. Le aziende farmaceutiche fanno un’ottima ricerca che ha portato ad avere farmaci che consentono di vivere bene e a lungo col diabete. L’aspettativa di vita, anche per un paziente con diabete di tipo 1 oggi è di 80 anni e oltre. Ogni giorno milioni di persone nel mondo sopravvivono grazie ai farmaci anti-diabete. Ma i capitoli della ricerca non si esauriscono in quella farmacologica. La ricerca ‘indipendente’ ha bisogno di essere sostenuta. “In Italia – ricorda il professor Enzo Bonora, Presidente dell’Associazione Diabete Ricerca – facciamo ricerca indipendente in tutti i campi del diabete: dalla genetica all’epidemiologia; dai meccanismi responsabili della malattia, ai marcatori delle complicanze; dal monitoraggio, alla terapia innovativa con pancreas artificiale o trapianti di cellule staminali. In 15 anni la ricerca della SID ha prodotto qualcosa come 5.000 pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche nazionali e internazionali. E questo nonostante questo settore della ricerca sia carolina-ciaccisostanzialmente ‘orfano’ di donazioni. Sono i numeri a parlare: per la ricerca sul diabete si sono raccolti finora una media di 100 mila euro l’anno, contro i 100 milioni raccolti per quella sul cancro”.“Quale migliore iniziativa di questa può farci affermare che la ricerca è nelle nostre corde? L’impegno filantropico di Janssen che con la Jc Band si esibisce ormai dal 2008 a favore di numerose ONLUS e Associazioni, in questo caso va a supporto di un un’associazione prestigiosa per supportare la ricerca, perché crediamo che sia un fattore sempre più fondamentale per il progresso sociale” dichiara Massimo Scaccabarozzi, voce e chitarra, Managing Director dell’azienda e Presidente di Farmindustria. La Società Italiana di Diabetologia sostiene da oltre 50 anni i ricercatori italiani nel campo del diabete e ha fondato l’Associazione Diabete Ricerca onlusper cercare un aiuto concreto anche dal pubblico. Ci auguriamo che il pubblico si ‘accorga’ anche del diabete, un’epidemia che ci sta travolgendo al punto che ormai c’è una persona con diabete in ogni famiglia. Abbiamo bisogno di fare ricerca per trovare soluzioni a questo problema”.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito della SID (www.siditalia.it) e quello di Diabete Ricerca (www.diabetericerca.org) ricco di notizie sui ricercatori italiani, sui luoghi di cura, sulla legislazione, sulla gestione della malattia, sulle iniziative di tutela delle persone con diabete intraprese dalla SID negli ultimi anni. (foto: antonio craxi, carolina ciacci)

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