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La diagnosi di patologie come il coronavirus, gli attacchi di cuore o il diabete possono presto appartenere al passato?

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

La diagnosi di patologie come il coronavirus, gli attacchi di cuore o il diabete possono presto appartenere al passato? Un nuovo regolamento UE richiede ai produttori di test rapidi e materiali di laboratorio di presentare tutti i prodotti per una nuova approvazione. L’impegno per le aziende medtech è così grande che molte stanno già riducendo il loro portfolio, dice Roland Meißner, CEO di nal von minden GmbH a Moers, Germania. Pertanto, è obbligatorio agire ora – prima che molti diagnostici in vitro scompaiano dal mercato! Roland Meißner risponde alle domande più importanti sul regolamento UE sulla diagnostica in vitro (IVDR) qui di seguito. Domanda. In cosa consistono esattamente i nuovi regolamenti dell’UE? Meißner: I nuovi regolamenti UE si applicano a prodotti come test rapidi, test PCR e test di laboratorio. La diagnostica in-vitro gioca un ruolo importante nelle diagnosi e viene usata quotidianamente negli studi medici e negli ospedali. I nuovi regolamenti UE per la diagnostica in-vitro (IVDR) mirano a migliorare la sicurezza dei prodotti medici nell’interesse dei cittadini. Tutti i prodotti devono essere rivisti secondo criteri più rigorosi ed essere riapprovati. Il fattore scatenante è stato uno scandalo riguardante le protesi mammarie. Come azienda di tecnologia medica, nal von minden è a favore di questi nuovi regolamenti, ma il calendario previsto non può essere rispettato. Domanda.Come si presenta il calendario attuale? Meißner: Tutti i prodotti nel campo della diagnostica in vitro devono essere nuovamente approvati entro maggio 2022. Si tratta di migliaia di prodotti che sono importanti per la diagnosi, per esempio, del diabete, dell’infarto, del cancro e di molte altre patologie. I regolamenti dell’UE non riguardano solo i produttori tedeschi, ma devono essere applicati a tutti i produttori di diagnostica in-vitro i cui prodotti sono sul mercato europeo. Domanda. Perché questo è ora un grande problema? Il maggio 2022 è ancora lontano… Meißner: Questo argomento è urgente ora, perché molti produttori di diagnostica in-vitro devono ridurre radicalmente il loro portfolio di prodotti. Poiché i produttori sono consapevoli che non c’è abbastanza tempo per far approvare di nuovo tutti i loro prodotti, stanno valutando quali prodotti ne valgono davvero la pena. Solo alla nal von minden, abbiamo oltre 100 diversi test rapidi e dispositivi nel nostro portfolio. Non possiamo presentarli tutti entro maggio 2022. Semplicemente non si può fare. Domanda: Perché non si può fare? Meißner: Negli ultimi mesi, molte aziende di tecnologia medica come nal von minden hanno messo tutta la loro energia nella lotta contro la pandemia di coronavirus. Abbiamo davvero aumentato la produzione per essere in grado di produrre il numero necessario di test rapidi per il coronavirus. Oltre a questo, non ci sono abbastanza cosiddetti “organismi notificati” per assumere il compito di approvare i prodotti in linea con i nuovi regolamenti dell’UE. Purtroppo, al momento ci sono solo 3 Organismi Notificati per tutti i produttori che cercano di vendere i loro prodotti diagnostici in vitro in Europa. Domanda: Solo 3 organismi notificati in tutta Europa? Meißner: Sì, questo è anche a causa del coronavirus. Come risultato della pandemia e delle restrizioni di viaggio connesse, nessun altro Organismo Notificato ha potuto essere approvato finora. Affinché un organismo di controllo possa essere certificato come Organismo Notificato UE, gli ispettori stessi devono venire a vedere tutto sul posto. Naturalmente ha senso assicurare che i criteri di qualità siano soddisfatti. Fino ad oggi, tuttavia, ci sono ancora solo tre Organismi Notificati per tutti i produttori di diagnostica in-vitro in Europa Domanda: Quanto tempo ci vuole per controllare un prodotto? Meißner: Per gli oltre 100 prodotti di nal von minden GmbH che devono essere registrati secondo l’IVDR, nel migliore dei casi sarebbero necessarie 100 settimane. Questo perché ogni Organismo Notificato stima almeno 1 settimana per prodotto, il che significa che non è possibile approvare tutti i prodotti entro maggio 2022. E, come ho già detto, non è una sola azienda a produrre diagnostica in vitro. Domanda: Cosa succederà ai prodotti che non saranno approvati in tempo? Meißner: Secondo i nuovi regolamenti UE per la diagnostica in vitro, i produttori non possono più produrre questi prodotti dopo maggio 2022. Solo i prodotti che sono già stati fabbricati e sono in magazzino possono continuare ad essere venduti fino alla loro data di scadenza. La chiusura di una linea di prodotti che non è stata approvata è quindi prevedibile. Ci saranno carenze di prodotti e alcuni di questi spariranno completamente dal mercato. Domanda: Perché i prodotti spariranno dal mercato? Meißner: Dato che il calendario non può essere rispettato, ogni produttore deciderà quali dei suoi prodotti sono più importanti. Di solito si tratta di prodotti che sono usati più comunemente, perché chiaramente ogni azienda ha bisogno di sopravvivere economicamente e di occuparsi dei propri dipendenti. Si tratta principalmente di prodotti diagnostici per patologie molto comuni. C’è il pericolo che i prodotti per la diagnosi di malattie rare vengano approvati solo dopo un certo periodo di tempo – o addirittura non vengano approvati affatto, perché non è più vantaggioso economicamente per l’azienda. Non bisogna dimenticare che la riapprovazione ora necessaria è anche un’enorme impresa in termini finanziari. Domanda: Sono interessate tutte le aziende in Europa? Meißner: Tutte quelle che producono diagnostica in vitro sono interessate. Più piccola è l’azienda, più presumibilmente sarà difficile. Alcuni produttori dovranno ridurre drasticamente il loro portfolio per sopravvivere economicamente. Per le società più grandi, non sarà affatto un problema. Un’estensione dell’IVDR sarà più importante per le aziende medio-piccole in Germania e in Europa. Domanda.Teoricamente, fino a quando dovrebbe essere esteso l’IVDR? Meißner: Una proroga di un anno sarebbe la cosa migliore. Questo significherebbe che le aziende avrebbero più tempo e che potrebbero essere istituiti più Organismi Notificati. Inoltre, le stesse condizioni dovrebbero essere applicate a tutte le aziende. L’anno scorso – a causa della crisi del coronavirus – il periodo di transizione per i dispositivi medici secondo il MDR (Medical Device Regulation, ad esempio i pacemaker) è stato esteso di un anno.

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Diabete e over 65

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

In Italia 3,27 milioni di persone dichiarano di avere il diabete e un milione sono le persone che non sanno di averlo. Il 67% dei diabetici si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni, e circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni. Per tutti loro mantenere un buon controllo glicemico è la chiave che consente di vivere meglio e rappresenta il punto di partenza per prevenire alcune patologie o complicanze connesse con il diabete stesso, non soltanto per le persone con più di 65 anni. Basti pensare al fatto che al diabete è associato il 60-80% delle morti per malattie cardiovascolari. Per queste ragioni Senior Italia FederAnziani ha lanciato una campagna educazionale e di empowerment del paziente che mette a disposizione strumenti informativi e formativi utili a migliorare la gestione della malattia rendendo la persona con diabete sempre più consapevole. Questa campagna è supportata dal contributo non condizionato di Abbott.Attraverso webinar dedicati ai senior, interviste a medici e video testimonianze di pazienti, la campagna punta a sensibilizzare gli over 65 sull’importanza di sani stili di vita e del corretto monitoraggio. Le interviste ai massimi esperti del settore consentiranno di approfondire diversi temi, tra cui i benefici clinici di un controllo/monitoraggio frequente della glicemia, l’importanza della condivisione dei dati, anche da remoto, con il medico e con i familiari, le comorbidità, l’alimentazione, l’importanza dell’attività fisica e molto altro. Gli interventi degli opinion leader saranno diffusi attraverso il network di comunicazione della federazione della terza età, ovvero il Tg quotidiano Senior News, il canale YouTube (https://www.youtube.com/user/federanziani), la pagina Facebook Senior Italia, e la newsletter settimanale. Alle pillole degli esperti si aggiungeranno i racconti e le esperienze di vita delle persone che convivono ogni giorno con il diabete. I consigli e le indicazioni provenienti dalla comunità scientifica saranno inoltre riassunti in un Vademecum e saranno al centro di una serie di eventi online destinati al pubblico senior, che consentiranno a quest’ultimo di ascoltare gli esperti e di rivolgere loro domande specifiche al termine degli incontri. «In questo periodo di emergenza Covid non bisogna abbassare la guardia rispetto a un’altra pandemia silenziosa, ovvero quella del diabete. È fondamentale avere sempre a cura la propria salute e non dimenticare che il monitoraggio resta lo strumento più importante per prevenire le complicanze, e quindi per vivere meglio e più a lungo. Questo è fondamentale non solo per le persone che convivono col diabete, ma anche per lo stesso SSN, dato che una migliore gestione di una patologia tanto diffusa genera elevati risparmi in ambito socio-sanitario, in virtù delle minori ospedalizzazioni, liberando risorse che possono essere reinvestite in modo strategico» afferma Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani.

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Diabete: un grande aiuto dalla tecnologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

“La rivoluzione tecnologica ha comportato la progressiva sostituzione dei sistemi tradizionali di monitoraggio della glicemia con l’adozione di sensori sottocutanei per il rilevamento del glucosio capaci di monitorare la glicemia in continuo o mediante il rilevamento “flash”. Tali strumenti hanno permesso di ottenere parametri metabolici fino ad ora impensabili e molto utili per il monitoraggio della terapia quali la determinazione del “tempo in target” (percentuale di valori nell’ambito di un range predefinito), la determinazione del tempo in ipoglicemia ed in iperglicemia e, infine, il calcolo della cosiddetta “emoglobina glicosilata presunta” cioè la sua determinazione sulla base del valore medio di glicemia raggiunto. Tale rivoluzione copernicana della diabetologia è coincisa, fortuitamente, con il periodo di “lockdown” durante il quale, per opportunità e sicurezza, si consigliava ai pazienti di non andare in ospedale o presso i centri diabetologici ad eseguire i prelievi di sangue. I Diabetologi campani, quindi, hanno dovuto-potuto trasformare, in tempo record, i loro ambulatori in “ambulatori di telemedicina-telesalute” riconosciuti anche dal punto di vista formale dai funzionari della sanità campana. Attraverso lo scarico dati dei sensori si potevano seguire i profili glicemici dei pazienti e consigliare gli “aggiustamenti” terapeutici quasi in tempo reale. Inoltre, l’adozione di strumenti dotati di allarmi per le ipo/iperglicemie permetteva di migliorare non solo il controllo metabolico dei pazienti ma anche la sicurezza degli stessi. Infine, molti di questi strumenti permettono di “trasmettere in diretta” le glicemie rilevate a distanza sul cellulare del paziente, delle famiglie e di eventuali “caregiver” ha spiegato Dario Iafusco, Vice Presidente Diabete Italia e Responsabile del Centro regionale di Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni” AOU “Luigi Vanvitelli”

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“Le gliflozine nel diabete e nello scompenso cardiaco”

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2021

Torino Venerdì 9 aprile alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Le gliflozine nel diabete e nello scompenso cardiaco”. Introducono l’incontro Paolo Cavallo Perin, professore di Medicina Interna all’Università di Torino, e Patrizia Presbitero, primario di chirurgia interventistica presso l’Istituto Humanitas di Rozzano (MI), entrambi soci dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Gabriella Gruden, Professore Associato di Medicina Interna presso l’Università di Torino e Dirigente Medico presso la Medicina Interna 3U della “Città della Salute e della Scienza di Torino” e Edoardo Gronda, Primario di Cardiologia dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Multimedica di Sesto San Giovanni (MI). Le glifozine sono una nuova classe di farmaci per il trattamento farmacologico del diabete di tipo 2. I farmaci tradizionali del diabete agiscono aumentando la secrezione di insulina da parte del pancreas e/o la sensibilità degli organi periferici all’azione dell’insulina. Le glifozine agiscono invece a livello del rene, aumentando l’eliminazione con le urine di sodio e glucosio. La perdita glucosio con le urine migliora il compenso glicemico e facilita la perdita di peso. Inoltre, l’aumentata eliminazione con le urine di sodio favorisce il controllo della pressione arteriosa. Oltre a valutare l’azione dei farmaci per il diabete sul compenso glicemico, è importante studiarne l’effetto sulle complicanze a lungo termine del diabete. Studi clinici condotti a tale scopo hanno recentemente dimostrato che questa classe di farmaci ha un inatteso effetto protettivo su rene e cuore, riducendo il rischio di eventi cardiovascolari, scompenso cardiaco e malattia renale diabetica. Tali effetti benefici delle glifozine su cuore e rene sono recentemente stati dimostrati anche in pazienti non affetti da diabete, estendendo la platea di soggetti che possono beneficiare di questo nuovo importante strumento terapeutico. Si potrà seguire l’incontro solo collegandosi al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Diabete in Italia: trend in continua crescita da Nord a Sud

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Il diabete è in continua crescita in tutti i paesi europei. Fra il 2008 e il 2014 il numero di cittadini europei con diabete è cresciuto di 4,6 milioni, ovvero del 28 per cento in sei anni, con una crescita 24 volte maggiore rispetto a quella della popolazione nello stesso periodo. Questa crescita è evidente anche In Italia, dove Istat stima che dal 2000 al 2019 le persone con diabete siano aumentate di circa il 60 per cento, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento (ovvero oltre 3 milioni e mezzo di persone). Lo documenta la quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, che verrà presentata stasera durante il webinar patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete “Il Diabete una malattia silente: l’impatto In Italia e nelle Regioni”.Questo incremento è spiegabile con una pluralità di motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari hanno un notevole impatto. Anche i continui progressi nel contrasto alle malattie croniche, quali le migliorate capacità diagnostiche accompagnate a una diagnosi in età più giovane o la capacità del sistema di cura di allungare la sopravvivenza delle persone con diabete e relative complicanze contribuiscono a questa crescita.“L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono stati omogenei su tutto il territorio. In particolare, rispetto al 2000 le prevalenze standardizzate aumentano maggiormente nelle regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio), che partivano da livelli più bassi. Per il Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia che passa dal 4,4 per cento nel 2000 al 6,9 per cento nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate nella popolazione anziana, oltre 15 punti percentuali la distanza tra Bolzano e la Calabria, dove la quota di anziani con diabete supera il 25 percento e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale”, dice Roberta Crialesi, Dirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.Per quanto riguarda la mortalità, si conferma la tendenza a crescere passando dalle aree settentrionali a quelle meridionali del paese, con una certa variabilità in base alle province della stessa regione. Per esempio, in Piemonte i decessi per diabete rappresentano il 2,9 per cento dei decessi totali, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5 per cento, ma nella provincia di Vercelli il dato sale al 4,1 per cento, e in quella di Torino scende al 2,5. Analogamente, in Puglia, la cui media regionale è 4,6 per cento, si passa dal 5,6 di Taranto al 3,6 di Lecce.

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“Il Diabete è una malattia silente: l’impatto In Italia e nelle Regioni”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Secondo i dati Istat 2019, nel nostro Paese sono 3,5 milioni le persone con diabete, ovvero il 5,8 per cento dell’intera popolazione, con un aumento di oltre il 60 per cento di casi dal 2000. Nonostante i progressi terapeutici, in Italia ancora più di 20.000 persone muoiono ogni anno a causa del diabete e, in questo anno segnato dalla pandemia, il diabete è una delle concause di morte rilevate più frequentemente nei decessi da SARS-CoV-2. Giunto alla quattordicesima edizione, l’Italian Barometer Diabetes Report, offre una fotografia della situazione del diabete a livello nazionale e con approfondimenti per ciascuna realtà regionale. L’iniziativa parte dal presupposto che la raccolta e la condivisione di informazioni possa stimolare quel dibattito necessario a promuovere la cultura del fare e quindi contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che questa malattia rappresenta e potrà rappresentare.

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14th Italian Diabetes Barometer Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

23 febbraio 2021, ore 16.00-17.30 Ministero della Salute e dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete. Secondo i dati Istat 2019, nel nostro Paese sono 3,5 milioni le persone con diabete, ovvero il 5,8 per cento dell’intera popolazione, con un aumento di oltre il 60 per cento di casi dal 2000. Nonostante i progressi terapeutici, in Italia ancora più di 20.000 persone muoiono ogni anno a causa del diabete e, in questo anno segnato dalla pandemia, il diabete è una delle concause di morte rilevate più frequentemente nei decessi da SARS-CoV-2. Giunto alla quattordicesima edizione, l’Italian Barometer Diabetes Report, offre una fotografia della situazione del diabete a livello nazionale e con approfondimenti per ciascuna realtà regionale. L’iniziativa parte dal presupposto che la raccolta e la condivisione di informazioni possa stimolare quel dibattito necessario a promuovere la cultura del fare e quindi contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che questa malattia rappresenta e potrà rappresentare.

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Il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

Tutto il mondo della diabetologia italiana – dalle società scientifiche alle associazioni degli infermieri e dei pazienti – scende in campo nel corso di una web press conference ufficiale in occasione della giornata mondiale del diabete. Tema di quest’anno, fortemente dominato dalla pandemia di Covid-19, che rappresenta una minaccia ulteriore per le persone con diabete è: ‘Diabete: gli infermieri fanno la differenza’. La conferenza stampa si si è tenuta in formato virtuale con la partecipazione dei seguenti relatori:Francesco Purrello – Presidente Società Italiana di Diabetologia SID, Agostino Consoli – Presidente Eletto Società Italiana di Diabetologia SID, Paolo Di Bartolo – Presidente Associazione Medici Diabetologi AMD, Graziano Di Cianni – Vicepresidente Associazione Medici Diabetologi AMD, Carolina Larocca – Presidente Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani OSDI, Tommaso Novo – Presidente Associazione Nazionale Infermieri Endocrinologia Diabetologia ANIED, Emilio A. Benini – Presidente Associazione Italiana Diabetici FAND, Stefano Nervo – Presidente DIABETE ITALIA.

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Il 12 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Tutto il mondo della diabetologia italiana – dalle società scientifiche alle associazioni degli infermieri e dei pazienti – scende in campo nel corso di una web press conference ufficiale in occasione della giornata mondiale del diabete. Tema di quest’anno, fortemente dominato dalla pandemia di Covid-19, che rappresenta una minaccia ulteriore per le persone con diabete è: ‘Diabete: gli infermieri fanno la differenza’. La conferenza stampa si terrà in formato virtuale Martedì 12 novembre 2019 | Ore 11,00 Saranno presenti, in qualità di relatori: Francesco Purrello – Presidente Società Italiana di Diabetologia SID Agostino Consoli – Presidente Eletto Società Italiana di Diabetologia SID Paolo Di Bartolo – Presidente Associazione Medici Diabetologi AMD Graziano Di Cianni – Vicepresidente Associazione Medici Diabetologi AMD Carolina Larocca – Presidente Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani OSDI Tommaso Novo – Presidente Associazione Nazionale Infermieri Endocrinologia Diabetologia ANIED Emilio A. Benini – Presidente Associazione Italiana Diabetici FAND Stefano Nervo – Presidente DIABETE ITALIA

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4° premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Sono stati prorogati al 1° novembre 2020 i termini per partecipare al 4° premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’, istituito dall’Associazione ‘Diabete Ricerca’, dalla ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e dalla ‘Società Italiana di Diabetologia’ con lo scopo di riconoscere e stimolare la corretta divulgazione scientifica di tematiche riguardanti il diabete mellito. Il premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con competenza, rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.Il riconoscimento, dell’ammontare di €. 2.000 per ciascuna delle categorie individuate: Agenzie di stampa e carta stampata Radio-Televisioni, Web e servizi on line verrà assegnato da una giuria composta dall’Ufficio di Presidenza della Società Italiana di Diabetologia e da due giornalisti, e sarà consegnato in occasione dell’inaugurazione del 28° congresso nazionale SID a Rimini dal 2 al 5 dicembre 2020. Chi avesse già inviato gli elaborati non dovrà inviarli nuovamente.

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Gravidanze e diabete ma senza stress

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Come superare un motivo di stress per tutte quelle donne con diabete che stanno per diventare mamme? La soluzione oggi per tutte le gravidanze complicate dal diabete nelle sue varie forme (complessivamente circa il 12-15% di tutte le gravidanze) viene dalla tecnologia grazie al 1° dispositivo approvato per le donne in gravidanza in grado di monitorare in continuo la glicemia. Un sistema semplice, accurato che senza bisogno di calibrazioni ha ricevuto il marchio CE per uso in gravidanza, e che aiuta a stabilizzare il controllo materno e a ridurre i rischi per il bambino quali la macrosomia neonatale e altre complicanze.Se ne è discusso nel corso nella 14ma edizione dell’appuntamento che ha visto riuniti clinici internazionali e nazionali per discutere gli ultimi aggiornamenti sulla gestione del diabete in gravidanza (Roma, ”14th One day on hyperglycemia in pregnancy”).

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Diabete: lo smartphone diventa elemento centrale della terapia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Una giornata “normale” nella vita di una persona con diabete è scandita costantemente da misurazioni della glicemia, calcolo del bolo e somministrazioni di insulina.A breve, tutto questo potrà avvenire in maniera più semplice, grazie a un piccolo dispositivo che già teniamo sempre tra le mani: lo smartphone diventa l’elemento centrale di controllo della terapia del diabete.Ypsomed (SWX:YPSN), multinazionale svizzera impegnata nello sviluppo e nella produzione di sistemi di auto-somministrazione di insulina, presenterà oggi in anteprima alla comunità dei diabetologi che stanno seguendo la prima edizione virtuale del Meeting Annuale EASD (European Association for the Study of Diabetes) la nuova funzionalità “mylifeTM Assist”. L’iniziativa rappresenta il primo step del “Programma mylifeTM Loop“, realizzabile grazie alla partnership recentemente siglata dall’azienda con DexCom Inc. (NASDAQ:DXCM).Già oggi, grazie al collegamento tra il microinfusore mylifeTM YpsoPump® e mylifeTM App per smartphone iOS e Android, tutti i dati della terapia insulinica sono visualizzabili a colpo d’occhio in maniera discreta; il calcolo del bolo e la condivisione dei dati su Cloud, per la visualizzazione del personale sanitario e familiari, avvengono in modo semplice e pratico per gli utilizzatori, perché lo smartphone è sempre con loro, ovunque si trovino.Ora il sistema mylife integrerà la nuova funzionalità “mylifeTM Assist”: accanto ai dati dell’erogazione di insulina del microinfusore, sarà possibile visualizzare sul proprio smartphone i livelli di glucosio misurati dal sensore CGM Dexcom G6 direttamente in mylifeTM App e utilizzarli per il calcolo del bolo. Sempre su mylifeTM App, verranno visualizzati i messaggi di avviso, se il livello di glucosio è troppo basso o troppo alto, e i trend glicemici.Per l’upgrade a “mylifeTM Assist” non è necessaria la sostituzione del microinfusore in uso, sarà sufficiente l’aggiornamento automatico e gratuito dell’App, disponibile a fine 2020.Un ulteriore passo verso la centralità dello smartphone nella terapia del diabete sarà poi previsto nella primavera del 2021, quando verrà integrata la funzione “mylifeTM Dose”, che permetterà la somministrazione del bolo di insulina tramite mylifeTM Ypsopump® in maniera discreta e semplice, direttamente dallo smartphone, senza dover più mettere mano al microinfusore.Successivamente sarà anche possibile, tramite l’aggiornamento a “mylifeTM LoopTM”, automatizzare la somministrazione dell’insulina, col supporto di un algoritmo, per coloro che necessitano dei benefici clinici dello “smart pancreas”, il pancreas artificiale su smartphone.

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Individuati i geni che anticipano il ‘debutto’ del diabete di tipo 2

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Il diabete di tipo 2 (DT2) è una malattia complessa ed eterogenea che insorge in età adulta, generalmente dopo la quinta decade di vita. Ma negli ultimi anni sta aumentando il numero di individui con esordio precoce della malattia. A preoccupare è il fatto che i soggetti con diabete a insorgenza precoce mostrano un quadro clinico più aggressivo, che si associa dunque ad un rischio maggiore di complicanze croniche e di morte prematura, rispetto ai pazienti con esordio più tardivo. Mentre è noto il contributo di fattori di rischio ambientali e stile di vita sbagliato nell’anticipare la comparsa della malattia, poco si conosce del suo background genetico. Ma è ipotizzabile che i pazienti con diabete di tipo 2 ad esordio precoce abbiano un maggior ‘carico genetico’ rispetto agli altri e che questo possa contribuire all’anticipazione della malattia. “Il nostro studio – spiega la dottoressa Serena Pezzilli, Fondazione IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo – ha valutato il ruolo nell’esordio precoce del DT2 sia delle varianti rare e potenzialmente patogenetiche nei geni responsabili del diabete monogenico, sia di quelle comuni (SNPs) precedentemente associate al rischio di DT2 da studi sull’intero genoma (GWAS). Utilizzando l’approccio degli ‘estremi di fenotipo’, da un totale di 9,712 pazienti, appartenenti ad una serie di casistiche di pazienti adulti affetti da DT2 raccolte grazie alla collaborazione tra diversi centri diabetologici universitari e ospedalieri del Centro-Sud Italia e dell’area urbana di Roma, abbiamo selezionato per uno studio caso-controllo 300 pazienti con età di esordio precoce, cioè uguale o inferiore ai 35 anni (casi) e altri 300 pazienti con un’età di esordio tardiva, cioè uguale o superiore ai 65 anni (controlli). Il DNA di questi 600 pazienti è stato sottoposto a risequenziamento di nuova generazione dei 27 geni noti per essere responsabili di diabete monogenico e alla genotipizzazione di 22 GWAS-SNPs associati a DT2, utilizzati poi per la definizione di uno score di rischio genetico (GRS). “I risultati ottenuti dall’analisi delle varianti rare e potenzialmente patogenetiche – continua la dottoressa Pezzilli – hanno evidenziato che queste aumentavano del 71% il rischio di esordio precoce della malattia. Questo aumento del rischio era tanto maggiore quanto minore era la frequenza delle varianti, arrivando al punto che varianti rarissime (presenti in una persona su 50.000 o meno) aumentavano di più di sei volte il rischio dell’insorgenza precoce del DT2. Ognuna delle varianti comuni che influenzano la suscettibilità al DT2, aumentava in media la probabilità di un esordio precoce della malattia del 20%. I nostri dati mostrano per la prima volta una notevole influenza di entrambe le tipologie di varianti genetiche (varianti rare e varianti comuni di suscettibilità al DT2), nell’aumento del rischio di insorgenza precoce della malattia. Nonostante lo studio necessiti di replicazione su casistiche numericamente più ampie, questa osservazione riveste carattere di particolare rilevanza nella comprensione del background genetico che sottintende il DT2 ad esordio precoce, di cui ad oggi si conosce ben poco”. “Per quanto di recente diversi studi abbiano focalizzato l’attenzione e caratterizzato da un punto di vista clinico il diabete di tipo 2 ad esordio precoce – commenta la professoressa Sabrina Prudente, Coordinatore Unità di Ricerca Malattie Metaboliche e Cardiovascolari, Fondazione IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo – il nostro studio rappresenta il primo contributo nella comprensione del suo background genetico. Questa tipologia di studio è fondamentale per poter individuare precocemente gli individui a più alto rischio. Ciò consentirà, in un futuro non troppo lontano, di implementare strategie mirate atte a prevenire e/o ritardare l’insorgenza della malattia, secondo un approccio definito ‘medicina di precisione’ in grado di massimizzare l’efficacia e ridurre i costi economici e sociali degli interventi medici”. “Stiamo cominciando a capire meglio che la diagnosi di ‘diabete mellito di tipo 2’ comprende una ampia ‘gamma’ di patologie – commenta il professor Agostino Consoli, presidente eletto SID – che, pur avendo tratti comuni e complicanze simili, differiscono nella loro eziologia, patofisiologia ed evoluzione. Questo studio aggiunge importanti elementi di differenziazione ‘genetica’ che ci aiuteranno a classificare ancora meglio la patologia”.

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La ricerca internazionale sul diabete parla italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Edizione in formato virtuale quella del 57° congresso dell’EASD (EuropeanAssociation for the Study of Diabetes), ma memorabile per quanto riguarda la ricerca italiana e la Società Italiana di Diabetologia. Presidente dell’EASD è infatti il professor Stefano Del Prato, già presidente della SID nel biennio 2012-2014, mentre il premio Minkowski, il riconoscimento europeo più prestigioso nel campo delle ricerche sul diabete, tradizionalmente assegnato in occasione del congresso annuale dell’EASD, è andato al professor Gianpaolo Fadini dell’Università di Padova, per le sue ricerche sul ruolo delle alterazioni delle cellule staminali nelle complicanze vascolari del diabete. Il premio verrà consegnato il pomeriggio del 24 settembre, dopo la sua lettura dal titolo ‘Should I stay or should I go? The bone marrow and stemcelltraffic in diabetes’. Infine, la SID, come ogni anno, promuove la ricerca dei giovani assegnando delle borse di studio, in collaborazione con la Lilly. La Minkowski lecture 2020 è stata assegnata al professor Gianpaolo Fadini dell’Università di Padova per le sue ricerche nel campo del diabete, in corso da oltre 20 anni. “Tutto ha avuto inizio – ricorda il professor Fadini – con un incontro col professor Angelo Avogaro, direttore della clinica di malattie del metabolismo dell’Università di Padova, presso la quale lavoro, e che mi affidò un argomento di ricerca allora nuovissimo, riguardante il fatto che alcune cellule staminali potevano trasformarsi in cellule ‘ripara-arterie’ e quindi rigenerare i vasi danneggiati. L’idea che il nostro organismo avesse una riserva di cellule del sangue in grado di riparare le arterie rappresentata una grandissima novità alla fine degli anni ’90. Abbiamo quindi cominciato a lavorare all’ipotesi che il danno cardiovascolare tipico del diabete potesse essere dovuto ad un’alterazione di questi meccanismi di rigenerazione. E nell’arco dei successivi vent’anni siamo arrivati a questa conclusione: il danno vascolare che osserviamo nel diabete è determinato anche dal fatto che questi pazienti non riescono a rispondere ai danni provocati dall’iperglicemia sui vasi, rigenerando l’endotelio, il rivestimento interno delle arterie”. Quindi, da una parte l’iperglicemia danneggia i vasi, dall’altra i pazienti con diabete hanno una difficoltà a riparare questo danno.Al momento stiamo testando su modelli animali una serie di strategie terapeutiche, in grado di favorire la riparazione delle arterie (carotide, arterie degli arti inferiori). I ricercatori veneti hanno individuato una serie di target molecolari che, spegnendo l’infiammazione midollare,riuscirebbero ad evitare che vengano rilasciate in circolo queste cellule staminali con le ‘Molotov’, che anziché riparare i vasi, come fanno invece le cellule ‘super Mario’ cioè le staminali sane, finiscono col danneggiarle ulteriormente. “Questo rappresentata un interessante bersaglio farmacologico – commenta Fadini – e all’Università di Padova abbiamo già brevettato uno di questi ipotetici futuri trattamenti. Si tratta di un anticorpo monoclonale diretto contro l’oncostatina M. Questo farmaco, oltre a favorire il rilascio delle cellule staminali, è anche in grado di renderle meno infiammatorie. Al momento è il trattamento più importante che abbiamo individuato e siamo molto fiduciosi per gli sviluppi futuri che potrebbero portare a terapie in grado di contrastare le gravi complicanze vascolari che si osservano nelle persone con diabete”.

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Diabete: Le varianti della malattia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per la maggior parte delle persone esistono solo due tipi di diabete, il tipo 1 che colpisce i giovani ed è una malattia autoimmune, e il tipo 2, molto più frequente (90-95% di tutti i tipi di diabete) che colpisce dalla mezz’età in avanti. Ma in realtà, anche se poco note ai più, esistono diverse altre varianti di questa malattia. Il 10-15% circa di soggetti con diagnosi di diabete mellito tipo 2, ad esempio, è in realtà affetto dal diabete cosiddetto ‘LADA’, un acronimo che sta per ‘diabete autoimmune dell’adulto’. “Si tratta – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, coordinatrice del progetto NIRAD (Non InsulinRequiring Autoimmune Diabetes) finanziato dalla ‘Fondazione Diabete e Ricerca’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ordinario di Endocrinologia preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – di una forma particolare di diabete che insorge in età adulta, ma riconosce una patogenesi autoimmune, simile al diabete tipo 1 ad insorgenza giovanile, in quanto determinato dalla distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina da parte del proprio sistema immunitario”.
A differenza del diabete di tipo 1 però il LADA ha una evoluzione più lenta; chi ne è affetto può arrivare alla terapia con insulina anche dopo molti anni dalla diagnosi. “Per porre diagnosi di LADA – prosegue la professoressa Buzzetti – cosa certamente rilevante in quanto il trattamento di questa forma di diabete è diverso da quello del diabete tipo 2, è necessario evidenziare la presenza degli autoanticorpi diretti verso le cellule pancreatiche che producono insulina (si fa attraverso un esame del sangue). La caratterizzazione di questa forma di diabete è stata possibile negli ultimi anni anche grazie ai numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali nell’ambito del progetto italiano NIRAD. Fino ad oggi non esistevano tuttavia linee guida dedicate a questa forma di diabete ancora poco conosciuta. Una lacuna adesso colmata da una pubblicazione su Diabetes, organo ufficiale dell’American Diabetes Association. “Un panel internazionale di esperti di diabete e metabolismo – spiega la professoressa Buzzetti, che è il primo autore del documento – ha siglato una consensus sulla terapia del LADA, pubblicata Diabetes. C’era assoluta necessità di fornire indicazioni precise circa la terapia di questa forma di diabete. E’ molto importante porre una corretta diagnosi del tipo di diabete: in particolare, riconoscere il LADA in un soggetto precedentemente considerato affetto da diabete tipo 2, può comportare un cambiamento anche sostanziale della sua terapia che consentirà di ottenere un significativo miglioramento del controllo metabolico e di fare una corretta prevenzione delle complicanze croniche”. L’algoritmo proposto dagli autori della consensus, che si basa sulla valutazione della riserva insulinica del soggetto con diabete autoimmune, ottenibile con un semplice dosaggio su prelievo di sangue indirizza verso la terapia più appropriata. “Attualmente – conclude la professoressa Buzzetti – sono molte le classi di farmaci a disposizione del diabetologo per la cura del diabete, ma soltanto una diagnosi precisa permette di prescrivere al paziente una terapia personalizzata. Nel caso del LADA, il trattamento prevede in una prima fase l’utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti in grado di preservare la funzione delle cellule pancreatiche che producono insulina; sarà quindi necessario ricorrere alla terapia insulinica, il più precocemente possibile, qualora la funzione delle cellule beta pancreatiche risulti già compromessa. In questo modo sarà possibile prevenire le complicanze del diabete quali infarto, ictus, insufficienza renale”.“Aiutare e finanziare la ricerca in ambito diabetologico – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è una delle missioni principali della nostra società scientifica e della Fondazione Diabete Ricerca ad essa correlata, e il LADA è stato uno dei principali temi di ricerca finanziato da diversi anni. Questo ha consentito di creare una rete di centri di diabetologia sparsi nel territorio nazionale e coordinata dalla professoressa Buzzetti, che ha prodotto un enorme numero di dati clinici e scientifici. Un orgoglio per la SID avere contribuito in modo rilevante alle conoscenze attuali su questo tipo di diabete”.Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel Raffaella Buzzetti, TiinamaijaTuomi, DidacMauricio, Massimo Pietropaolo, Zhiguang Zhou, Paolo Pozzilli, Richard David Leslie Diabetes 2020 Aug; dbi200017. https://doi.org/10.2337/dbi20-0017

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“Fuga. Due ruote, la strada, il diabete”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

E’ un romanzo originale tratto da una vera pagina di sport, ispirato dall’avvincente e affascinante storia di un gruppo di ciclisti professionisti accomunati da una particolarità. Sono tutti persone, e atleti, con diabete mellito di tipo 1: il Team Novo Nordisk.
Tutto nasce da un giovane ciclista con diabete di tipo 1, Phil Southerland, che innamoratosi da bambino della bicicletta, e avendo sperimentato in prima persona gli effetti benefici dello sport e dell’attività fisica sulla propria malattia, convince l’amico Joe Eldridge, anche lui giovane con diabete, a dare vita, nel 2005, a una squadra ciclistica. L’idea è di trasferire la loro l’esperienza di vita e di sport, condividendola con tutte le persone affette da diabete. Nel 2008, il passaggio al professionismo e, nel 2012, l’incontro con Novo Nordisk e la nascita del Team Novo Nordisk, sulla base di un obiettivo che accomuna lo sportivo americano e la multinazionale danese: ispirare, educare e incoraggiare le persone con diabete in tutto il mondo e dimostrare che la malattia non deve impedire ad alcuno di realizzare i propri sogni. Oggi il Team Novo Nordisk è una squadra sportiva internazionale composta da ciclisti con diabete a tutti i livelli agonistici, guidata dalla prima e unica squadra professionistica al mondo interamente composta da corridori con diabete. Il Team Novo Nordisk è parte del programma Changing Diabetes®, il progetto globale di Novo Nordisk per migliorare la qualità di vita del mezzo miliardo di persone che oggi hanno il diabete e di quelle a rischio di sviluppare questa malattia. È Luca Gregorio, giornalista con l’amore per lo sport e il ciclismo a raccontare questa storia: la lotta al diabete, i sogni, la fuga, la passione, la vita di tutti gli atleti professionisti del Team Novo Nordisk, in particolare dei due italiani in squadra – il veterano Andrea Peron, alla sua ottava stagione in maglia Novo Nordisk, autore all’esordio alla Milano Sanremo del 2015 di uno straordinario exploit, in fuga solitaria per oltre 200 chilometri, e il più giovane Umberto Poli, quarta stagione la sua, ma autore di un’impresa simile a quella del suo compagno, quando nel 2017, da atleta più giovane in corsa nella classicissima che apre la stagione professionistica mondiale, fece parte del gruppo in fuga per la maggior parte dei 298 chilometri da Milano a Sanremo.Andare in fuga diventa dunque, per il Team Novo Nordisk, un obiettivo e una missione. Da vivere con il sorriso. In questo libro, disponibile on line sui siti di Novo Nordisk, AGD Italia, Aniad e Associazione Ciclismo e Diabete, prendono vita le storie e le testimonianze dirette di alcuni ragazzi, si comprende meglio la storia della squadra e si capiscono quali siano i traguardi da raggiungere.

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Telemedicina e diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Da anni i sistemi sanitari europei hanno l’obiettivo socio-sanitario-assistenziale di offrire al paziente, in particolare cronico, servizi e cure mediche più capillari per un miglior controllo del suo stato di salute, presa in carico e ottimizzazione dei costi. In Italia, in epoca Covid, è emerso il grave ritardo nella riforma dei servizi territoriali mostrando la necessità indifferibile di spostare il fulcro dell’assistenza dei malati cronici dall’ospedale al territorio, necessità che si acuisce in alcune Regioni rispetto ad altre. È arrivato il momento di partire dalla consapevolezza della reale importanza della telemedicina come investimento per il Sistema Sanitario e non un costo e del suo potenziale impatto sulla società e sulla salute. Per fare in modo che l’adozione della telemedicina nella presa in carico del paziente cronico, e nello specifico della persona con diabete, non sia più appannaggio di pochi eletti, ma una realtà concreta per tutti. “L’emergenza COVID-19 ha reso evidenti le difficoltà maggiori del SSN, il quale comunque ha resistito all’impatto dell’onda epidemica, grazie anche agli enormi sacrifici dei cittadini italiani. Si può dire in sintesi che il migliore risultato ottenuto consiste nell’aver impedito il più possibile al virus di attaccare le debolezze preesistenti del SSN. Il valore sociale, ancor prima che medico, di questa scelta è notevole e deve essere sottolineato, ma anche studiato nei suoi effetti e conseguenze futuri. Una di tali conseguenze è già presente: il SSN si trova di fronte a una lista d’attesa di pazienti cronici, oncologici, con malattie rare, con disabilità, oppure in situazioni di fragilità, che reclamano i servizi sanitari che sono stati sospesi nella forma tradizionale. Sappiamo che i ritardi di erogazione sono in grado potenzialmente di causare gravi conseguenze sulla salute delle persone e invece non sappiamo fino a quando dovremo osservare norme di distanziamento e di restrizione degli spostamenti. Quindi, Il Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato nel Rapporto ISS COVID-19 sulla Telemedicina (https://tinyurl.com/yb62nocz) una particolare attenzione alle concrete possibilità assistenziali disponibili, mostrando quanto sia fondamentale utilizzarle per garantire il più possibile la continuità di cura anche nel periodo di emergenza. Esse però non possono essere improvvisate e vanno fornite prioritariamente attraverso le moderne tecnologie digitali e di telecomunicazione computer assistite, che offrono le migliori opportunità operative rispetto all’uso delle tecnologie precedenti. Inoltre, ci sono anche dei limiti pratici che vanno considerati nel mettere a disposizione sistemi di Telemedicina. Quindi in sintesi, non basta disporre di tecnologie e non è detto che esse, anche se di eccellente fattura, siano anche efficaci dal punto di vista medico. È fondamentale strutturare il servizio a distanza in base alle differenze nelle possibili situazioni locali di fruizione e alle reali necessità delle persone”, ha dichiarato Francesco Gabbrielli, Direttore Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Come è stato evidenziato dal periodo di pandemia da Coronavirus, la stretta collaborazione tra Pubblico e Privato è fondamentale per costruire un Servizio Sanitario Nazionale che sia orientato a garantire universalismo, uguaglianza ed equità per almeno altri 40 anni, in cui la telemedicina rappresenta uno strumento per innovare in medicina e garantire qualità di assistenza a tutti i cittadini. “Sono stati mesi di emergenza collettiva che hanno lasciato il segno in tutti noi, ma che hanno anche evidenziato come sia possibile costruire una collaborazione solida, tra le Istituzioni e le Aziende private, quando l’obiettivo comune è aiutare i pazienti e consentire loro di poter accedere alle migliori cure in qualsiasi momento, anche in piena emergenza”, ha spiegato Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche.

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La nuova frontiera per la gestione del diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Arriva dalle soluzioni hi-tech, tra queste il sistema MiniMed™ 780G in grado di automatizzare l’infusione dell’insulina per la terapia del diabete di tipo 1 nei pazienti dai 7 agli 80 anni. Il sistema MiniMed™ 780G, prodotto da Medtronic, ha recentemente ottenuto la marcatura CE.MiniMed™ 780G sfrutta la più avanzata versione della tecnologia SmartGuard™ per aiutare le persone con diabete di tipo 1 a gestire con maggiore facilità la terapia, modulando autonomamente la somministrazione, senza necessità di intervento da parte dei pazienti, sia dell’insulina basale che dei boli per la correzione di rialzi glicemici, ogni cinque minuti. Il sistema consente infatti di personalizzare l’obiettivo terapeutico di controllo glicemico per l’erogazione automatica della basale a partire da un valore di glucosio sensore di 100 mg/dl (5,5 mmol/L), aiutando in questo modo a stabilizzare e tenere sotto controllo l’andamento della glicemia.I pazienti che hanno partecipato allo studio clinico hanno espresso un parere positivo sul device, spiegando che questo sistema ha migliorato notevolmente la loro qualità di vita, grazie a un controllo della terapia molto più semplice, reso possibile dall’algoritmo di automazione di funzioni terapeutiche che include una tecnologia sviluppata da DreaMed Diabetes e prevede una ridotta necessità di intervento da parte del paziente.
Il sistema MiniMed 780G, grazie alle soluzioni di connettività e alla tecnologia Bluetooth, permette infine di visualizzare in tempo reale i dati sull’andamento del glucosio e condividerli con le proprie persone di supporto tramite applicazioni per smartphone.Secondo i risultati dello studio clinico pilota, presentato all’80° conferenza dell’American Diabetes Association (ADA), il sistema MiniMed 780G ha soddisfatto tutti gli endpoint di sicurezza.
Sempre durante l’80° conferenza dell’American Diabetes Association (ADA) sono stati presentati anche i dati di un secondo studio clinico randomizzato cross-over, effettuato in Nuova Zelanda su una popolazione di pazienti complessa, tra cui pazienti con diabete scarsamente controllato e pazienti più giovani, a partire dai sette anni di età. Questo studio ha dimostrato un miglioramento dei risultati clinici ottenuti dai pazienti che hanno utilizzato il sistema di closed loop avanzato (AHCL) di Medtronic rispetto al sistema con algoritmo di sospensione predittiva per glucosio basso (PLGM).

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Diabete e Covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Roche Diabetes Care Italy mette a disposizione di tutti i pazienti l’accesso gratuito per 6 mesi alla versione Pro di mySugr, una delle app più scaricate al mondo dalle persone con diabete. Questa iniziativa aiuterà a migliorare la comunicazione medico-paziente attraverso gli strumenti digitali o telefonici. L’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive messe a disposizione dalla versione Pro di mySugr aiuterà le persone con diabete ad avere sotto controllo e a personalizzare le informazioni legate alla loro malattia anche durante l’emergenza Covid-19. Con oltre 2 milioni di utenti registrati in tutto il mondo, l’app mySugr aiuta a semplificare la complessità della routine quotidiana delle persone con diabete attraverso dati, motivazione e report dettagliati. Consente agli utenti di inserire informazioni personalizzate relative al proprio diabete come ad esempio i risultati glicemici, l’assunzione di carboidrati, i livelli di stress, i dosaggi di insulina o farmaci. È possibile visualizzare l’HbA1c (l’emoglobina glicata) stimata e calcolare automaticamente la dose di insulina raccomandata.Con la versione Pro, gli utenti possono facilmente creare e condividere via email report dettagliati dei loro dati relativi al loro diabete con il proprio team diabetologico. Questo report aiuta i medici a tenere sotto controllo l’evoluzione della patologia dei loro pazienti e a personalizzarne la terapia anche a distanza.“L’accesso gratuito a queste funzionalità aggiuntive di mySugr riteniamo siano particolarmente importanti in questi momenti in cui le visite sono ancora fortemente limitate a causa dell’emergenza COVID-19 – afferma Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy – Con il progetto ‘Roche si fa in 4’ che Roche Italia ha fortemente voluto, vogliamo continuare ad essere di supporto a tutti i pazienti anche per i prossimi mesi e offrire l’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive dell’app mySugr è sicuramente un modo per farlo.” È possibile scaricare l’app mySugr sul proprio smartphone dall’App Store e da Google Play Store e sbloccare la versione Pro utilizzando il codice di attivazione reperibile su http://shop.mysugr.com/en/voucher. Questa possibilità per tutti i pazienti sarà disponibile per 6 mesi dall’attivazione, che sarà possibile fino al 30 settembre, nell’ottica di dare alle persone con diabete e ai loro diabetologi uno strumento in più per poter affrontare la nuova normalità dei prossimi mesi.

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Diabete e stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Fornire supporto psicologico alle persone con diabete, che possono sperimentare condizioni di disagio tali da pregiudicare l’aderenza alle terapie. Ed essere al fianco dei tanti colleghi diabetologi che hanno visto completamente cambiato il proprio assetto lavorativo, rischiando di sviluppare vissuti di tipo ansioso e stress. Con questi due obiettivi, l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno avviato il progetto ‘Psicologi in linea per la diabetologia’. Sui siti web di entrambe le società scientifiche è stato pubblicato un elenco di psicologi, con un breve profilo, regione di appartenenza, contatto e-mail e numero di telefono, che si sono resi disponibili a un consulto gratuito. Per i pazienti e gli operatori sanitari interessati a usufruire del servizio, sarà sufficiente contattare uno degli specialisti presenti nell’elenco per fissare un appuntamento e compilare il consenso informato. La consulenza avverrà online, mediante Skype, videochiamata di WhatsApp o con una semplice telefonata. Il progetto è promosso da Mariano Agrusta, coordinatore del ‘Gruppo AMD Psicologia e Diabete’, Mara Lastretti, consulente esterna dello stesso Gruppo e Liliana Indelicato, coordinatrice del ‘Gruppo SID Psicologia e Diabete’.
“L’emergenza Covid-19 ha attivato emozioni di paura, solitudine e isolamento – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della SID – Anche le abitudini imposte dalla cosiddetta ‘nuova normalità’ rendono necessario un processo di riadattamento, non sempre facile da attivare. Le persone con diabete sono tra le categorie più a rischio: l’alterazione della routine quotidiana può modificare in loro i comportamenti alla base di una buona auto-gestione e compromettere stili di vita sani. La task force di psicologi attivata grazie alla collaborazione tra SID e AMD intende proprio supportare i pazienti che affrontano questa condizione di disagio”.“Il servizio di supporto psicologico è aperto anche agli stessi diabetologi – sottolinea Paolo Di Bartolo, Presidente AMD – Con il coronavirus, il diabetologo, così come tutti gli altri medici, si è trovato ad affrontare un’emergenza senza precedenti, contro un nemico invisibile che ha colto tutti di sorpresa. Molti colleghi da diabetologi ospedalieri si sono ritrovati ‘catapultati’ in prima linea, per un doveroso rinforzo alle forze in campo, con un repentino cambiamento di setting lavorativo che li ha posti in una situazione di ristrutturazione del proprio operato. Hanno insomma dovuto elaborare una trasformazione che richiede una grande compartecipazione sia di tipo cognitivo sia di tipo emotivo affettivo”.

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