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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘diabete’

Diabete: Le varianti della malattia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per la maggior parte delle persone esistono solo due tipi di diabete, il tipo 1 che colpisce i giovani ed è una malattia autoimmune, e il tipo 2, molto più frequente (90-95% di tutti i tipi di diabete) che colpisce dalla mezz’età in avanti. Ma in realtà, anche se poco note ai più, esistono diverse altre varianti di questa malattia. Il 10-15% circa di soggetti con diagnosi di diabete mellito tipo 2, ad esempio, è in realtà affetto dal diabete cosiddetto ‘LADA’, un acronimo che sta per ‘diabete autoimmune dell’adulto’. “Si tratta – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, coordinatrice del progetto NIRAD (Non InsulinRequiring Autoimmune Diabetes) finanziato dalla ‘Fondazione Diabete e Ricerca’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ordinario di Endocrinologia preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – di una forma particolare di diabete che insorge in età adulta, ma riconosce una patogenesi autoimmune, simile al diabete tipo 1 ad insorgenza giovanile, in quanto determinato dalla distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina da parte del proprio sistema immunitario”.
A differenza del diabete di tipo 1 però il LADA ha una evoluzione più lenta; chi ne è affetto può arrivare alla terapia con insulina anche dopo molti anni dalla diagnosi. “Per porre diagnosi di LADA – prosegue la professoressa Buzzetti – cosa certamente rilevante in quanto il trattamento di questa forma di diabete è diverso da quello del diabete tipo 2, è necessario evidenziare la presenza degli autoanticorpi diretti verso le cellule pancreatiche che producono insulina (si fa attraverso un esame del sangue). La caratterizzazione di questa forma di diabete è stata possibile negli ultimi anni anche grazie ai numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali nell’ambito del progetto italiano NIRAD. Fino ad oggi non esistevano tuttavia linee guida dedicate a questa forma di diabete ancora poco conosciuta. Una lacuna adesso colmata da una pubblicazione su Diabetes, organo ufficiale dell’American Diabetes Association. “Un panel internazionale di esperti di diabete e metabolismo – spiega la professoressa Buzzetti, che è il primo autore del documento – ha siglato una consensus sulla terapia del LADA, pubblicata Diabetes. C’era assoluta necessità di fornire indicazioni precise circa la terapia di questa forma di diabete. E’ molto importante porre una corretta diagnosi del tipo di diabete: in particolare, riconoscere il LADA in un soggetto precedentemente considerato affetto da diabete tipo 2, può comportare un cambiamento anche sostanziale della sua terapia che consentirà di ottenere un significativo miglioramento del controllo metabolico e di fare una corretta prevenzione delle complicanze croniche”. L’algoritmo proposto dagli autori della consensus, che si basa sulla valutazione della riserva insulinica del soggetto con diabete autoimmune, ottenibile con un semplice dosaggio su prelievo di sangue indirizza verso la terapia più appropriata. “Attualmente – conclude la professoressa Buzzetti – sono molte le classi di farmaci a disposizione del diabetologo per la cura del diabete, ma soltanto una diagnosi precisa permette di prescrivere al paziente una terapia personalizzata. Nel caso del LADA, il trattamento prevede in una prima fase l’utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti in grado di preservare la funzione delle cellule pancreatiche che producono insulina; sarà quindi necessario ricorrere alla terapia insulinica, il più precocemente possibile, qualora la funzione delle cellule beta pancreatiche risulti già compromessa. In questo modo sarà possibile prevenire le complicanze del diabete quali infarto, ictus, insufficienza renale”.“Aiutare e finanziare la ricerca in ambito diabetologico – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è una delle missioni principali della nostra società scientifica e della Fondazione Diabete Ricerca ad essa correlata, e il LADA è stato uno dei principali temi di ricerca finanziato da diversi anni. Questo ha consentito di creare una rete di centri di diabetologia sparsi nel territorio nazionale e coordinata dalla professoressa Buzzetti, che ha prodotto un enorme numero di dati clinici e scientifici. Un orgoglio per la SID avere contribuito in modo rilevante alle conoscenze attuali su questo tipo di diabete”.Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel Raffaella Buzzetti, TiinamaijaTuomi, DidacMauricio, Massimo Pietropaolo, Zhiguang Zhou, Paolo Pozzilli, Richard David Leslie Diabetes 2020 Aug; dbi200017. https://doi.org/10.2337/dbi20-0017

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“Fuga. Due ruote, la strada, il diabete”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

E’ un romanzo originale tratto da una vera pagina di sport, ispirato dall’avvincente e affascinante storia di un gruppo di ciclisti professionisti accomunati da una particolarità. Sono tutti persone, e atleti, con diabete mellito di tipo 1: il Team Novo Nordisk.
Tutto nasce da un giovane ciclista con diabete di tipo 1, Phil Southerland, che innamoratosi da bambino della bicicletta, e avendo sperimentato in prima persona gli effetti benefici dello sport e dell’attività fisica sulla propria malattia, convince l’amico Joe Eldridge, anche lui giovane con diabete, a dare vita, nel 2005, a una squadra ciclistica. L’idea è di trasferire la loro l’esperienza di vita e di sport, condividendola con tutte le persone affette da diabete. Nel 2008, il passaggio al professionismo e, nel 2012, l’incontro con Novo Nordisk e la nascita del Team Novo Nordisk, sulla base di un obiettivo che accomuna lo sportivo americano e la multinazionale danese: ispirare, educare e incoraggiare le persone con diabete in tutto il mondo e dimostrare che la malattia non deve impedire ad alcuno di realizzare i propri sogni. Oggi il Team Novo Nordisk è una squadra sportiva internazionale composta da ciclisti con diabete a tutti i livelli agonistici, guidata dalla prima e unica squadra professionistica al mondo interamente composta da corridori con diabete. Il Team Novo Nordisk è parte del programma Changing Diabetes®, il progetto globale di Novo Nordisk per migliorare la qualità di vita del mezzo miliardo di persone che oggi hanno il diabete e di quelle a rischio di sviluppare questa malattia. È Luca Gregorio, giornalista con l’amore per lo sport e il ciclismo a raccontare questa storia: la lotta al diabete, i sogni, la fuga, la passione, la vita di tutti gli atleti professionisti del Team Novo Nordisk, in particolare dei due italiani in squadra – il veterano Andrea Peron, alla sua ottava stagione in maglia Novo Nordisk, autore all’esordio alla Milano Sanremo del 2015 di uno straordinario exploit, in fuga solitaria per oltre 200 chilometri, e il più giovane Umberto Poli, quarta stagione la sua, ma autore di un’impresa simile a quella del suo compagno, quando nel 2017, da atleta più giovane in corsa nella classicissima che apre la stagione professionistica mondiale, fece parte del gruppo in fuga per la maggior parte dei 298 chilometri da Milano a Sanremo.Andare in fuga diventa dunque, per il Team Novo Nordisk, un obiettivo e una missione. Da vivere con il sorriso. In questo libro, disponibile on line sui siti di Novo Nordisk, AGD Italia, Aniad e Associazione Ciclismo e Diabete, prendono vita le storie e le testimonianze dirette di alcuni ragazzi, si comprende meglio la storia della squadra e si capiscono quali siano i traguardi da raggiungere.

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Telemedicina e diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Da anni i sistemi sanitari europei hanno l’obiettivo socio-sanitario-assistenziale di offrire al paziente, in particolare cronico, servizi e cure mediche più capillari per un miglior controllo del suo stato di salute, presa in carico e ottimizzazione dei costi. In Italia, in epoca Covid, è emerso il grave ritardo nella riforma dei servizi territoriali mostrando la necessità indifferibile di spostare il fulcro dell’assistenza dei malati cronici dall’ospedale al territorio, necessità che si acuisce in alcune Regioni rispetto ad altre. È arrivato il momento di partire dalla consapevolezza della reale importanza della telemedicina come investimento per il Sistema Sanitario e non un costo e del suo potenziale impatto sulla società e sulla salute. Per fare in modo che l’adozione della telemedicina nella presa in carico del paziente cronico, e nello specifico della persona con diabete, non sia più appannaggio di pochi eletti, ma una realtà concreta per tutti. “L’emergenza COVID-19 ha reso evidenti le difficoltà maggiori del SSN, il quale comunque ha resistito all’impatto dell’onda epidemica, grazie anche agli enormi sacrifici dei cittadini italiani. Si può dire in sintesi che il migliore risultato ottenuto consiste nell’aver impedito il più possibile al virus di attaccare le debolezze preesistenti del SSN. Il valore sociale, ancor prima che medico, di questa scelta è notevole e deve essere sottolineato, ma anche studiato nei suoi effetti e conseguenze futuri. Una di tali conseguenze è già presente: il SSN si trova di fronte a una lista d’attesa di pazienti cronici, oncologici, con malattie rare, con disabilità, oppure in situazioni di fragilità, che reclamano i servizi sanitari che sono stati sospesi nella forma tradizionale. Sappiamo che i ritardi di erogazione sono in grado potenzialmente di causare gravi conseguenze sulla salute delle persone e invece non sappiamo fino a quando dovremo osservare norme di distanziamento e di restrizione degli spostamenti. Quindi, Il Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato nel Rapporto ISS COVID-19 sulla Telemedicina (https://tinyurl.com/yb62nocz) una particolare attenzione alle concrete possibilità assistenziali disponibili, mostrando quanto sia fondamentale utilizzarle per garantire il più possibile la continuità di cura anche nel periodo di emergenza. Esse però non possono essere improvvisate e vanno fornite prioritariamente attraverso le moderne tecnologie digitali e di telecomunicazione computer assistite, che offrono le migliori opportunità operative rispetto all’uso delle tecnologie precedenti. Inoltre, ci sono anche dei limiti pratici che vanno considerati nel mettere a disposizione sistemi di Telemedicina. Quindi in sintesi, non basta disporre di tecnologie e non è detto che esse, anche se di eccellente fattura, siano anche efficaci dal punto di vista medico. È fondamentale strutturare il servizio a distanza in base alle differenze nelle possibili situazioni locali di fruizione e alle reali necessità delle persone”, ha dichiarato Francesco Gabbrielli, Direttore Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Come è stato evidenziato dal periodo di pandemia da Coronavirus, la stretta collaborazione tra Pubblico e Privato è fondamentale per costruire un Servizio Sanitario Nazionale che sia orientato a garantire universalismo, uguaglianza ed equità per almeno altri 40 anni, in cui la telemedicina rappresenta uno strumento per innovare in medicina e garantire qualità di assistenza a tutti i cittadini. “Sono stati mesi di emergenza collettiva che hanno lasciato il segno in tutti noi, ma che hanno anche evidenziato come sia possibile costruire una collaborazione solida, tra le Istituzioni e le Aziende private, quando l’obiettivo comune è aiutare i pazienti e consentire loro di poter accedere alle migliori cure in qualsiasi momento, anche in piena emergenza”, ha spiegato Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche.

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La nuova frontiera per la gestione del diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Arriva dalle soluzioni hi-tech, tra queste il sistema MiniMed™ 780G in grado di automatizzare l’infusione dell’insulina per la terapia del diabete di tipo 1 nei pazienti dai 7 agli 80 anni. Il sistema MiniMed™ 780G, prodotto da Medtronic, ha recentemente ottenuto la marcatura CE.MiniMed™ 780G sfrutta la più avanzata versione della tecnologia SmartGuard™ per aiutare le persone con diabete di tipo 1 a gestire con maggiore facilità la terapia, modulando autonomamente la somministrazione, senza necessità di intervento da parte dei pazienti, sia dell’insulina basale che dei boli per la correzione di rialzi glicemici, ogni cinque minuti. Il sistema consente infatti di personalizzare l’obiettivo terapeutico di controllo glicemico per l’erogazione automatica della basale a partire da un valore di glucosio sensore di 100 mg/dl (5,5 mmol/L), aiutando in questo modo a stabilizzare e tenere sotto controllo l’andamento della glicemia.I pazienti che hanno partecipato allo studio clinico hanno espresso un parere positivo sul device, spiegando che questo sistema ha migliorato notevolmente la loro qualità di vita, grazie a un controllo della terapia molto più semplice, reso possibile dall’algoritmo di automazione di funzioni terapeutiche che include una tecnologia sviluppata da DreaMed Diabetes e prevede una ridotta necessità di intervento da parte del paziente.
Il sistema MiniMed 780G, grazie alle soluzioni di connettività e alla tecnologia Bluetooth, permette infine di visualizzare in tempo reale i dati sull’andamento del glucosio e condividerli con le proprie persone di supporto tramite applicazioni per smartphone.Secondo i risultati dello studio clinico pilota, presentato all’80° conferenza dell’American Diabetes Association (ADA), il sistema MiniMed 780G ha soddisfatto tutti gli endpoint di sicurezza.
Sempre durante l’80° conferenza dell’American Diabetes Association (ADA) sono stati presentati anche i dati di un secondo studio clinico randomizzato cross-over, effettuato in Nuova Zelanda su una popolazione di pazienti complessa, tra cui pazienti con diabete scarsamente controllato e pazienti più giovani, a partire dai sette anni di età. Questo studio ha dimostrato un miglioramento dei risultati clinici ottenuti dai pazienti che hanno utilizzato il sistema di closed loop avanzato (AHCL) di Medtronic rispetto al sistema con algoritmo di sospensione predittiva per glucosio basso (PLGM).

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Diabete e Covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Roche Diabetes Care Italy mette a disposizione di tutti i pazienti l’accesso gratuito per 6 mesi alla versione Pro di mySugr, una delle app più scaricate al mondo dalle persone con diabete. Questa iniziativa aiuterà a migliorare la comunicazione medico-paziente attraverso gli strumenti digitali o telefonici. L’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive messe a disposizione dalla versione Pro di mySugr aiuterà le persone con diabete ad avere sotto controllo e a personalizzare le informazioni legate alla loro malattia anche durante l’emergenza Covid-19. Con oltre 2 milioni di utenti registrati in tutto il mondo, l’app mySugr aiuta a semplificare la complessità della routine quotidiana delle persone con diabete attraverso dati, motivazione e report dettagliati. Consente agli utenti di inserire informazioni personalizzate relative al proprio diabete come ad esempio i risultati glicemici, l’assunzione di carboidrati, i livelli di stress, i dosaggi di insulina o farmaci. È possibile visualizzare l’HbA1c (l’emoglobina glicata) stimata e calcolare automaticamente la dose di insulina raccomandata.Con la versione Pro, gli utenti possono facilmente creare e condividere via email report dettagliati dei loro dati relativi al loro diabete con il proprio team diabetologico. Questo report aiuta i medici a tenere sotto controllo l’evoluzione della patologia dei loro pazienti e a personalizzarne la terapia anche a distanza.“L’accesso gratuito a queste funzionalità aggiuntive di mySugr riteniamo siano particolarmente importanti in questi momenti in cui le visite sono ancora fortemente limitate a causa dell’emergenza COVID-19 – afferma Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy – Con il progetto ‘Roche si fa in 4’ che Roche Italia ha fortemente voluto, vogliamo continuare ad essere di supporto a tutti i pazienti anche per i prossimi mesi e offrire l’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive dell’app mySugr è sicuramente un modo per farlo.” È possibile scaricare l’app mySugr sul proprio smartphone dall’App Store e da Google Play Store e sbloccare la versione Pro utilizzando il codice di attivazione reperibile su http://shop.mysugr.com/en/voucher. Questa possibilità per tutti i pazienti sarà disponibile per 6 mesi dall’attivazione, che sarà possibile fino al 30 settembre, nell’ottica di dare alle persone con diabete e ai loro diabetologi uno strumento in più per poter affrontare la nuova normalità dei prossimi mesi.

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Diabete e stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Fornire supporto psicologico alle persone con diabete, che possono sperimentare condizioni di disagio tali da pregiudicare l’aderenza alle terapie. Ed essere al fianco dei tanti colleghi diabetologi che hanno visto completamente cambiato il proprio assetto lavorativo, rischiando di sviluppare vissuti di tipo ansioso e stress. Con questi due obiettivi, l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno avviato il progetto ‘Psicologi in linea per la diabetologia’. Sui siti web di entrambe le società scientifiche è stato pubblicato un elenco di psicologi, con un breve profilo, regione di appartenenza, contatto e-mail e numero di telefono, che si sono resi disponibili a un consulto gratuito. Per i pazienti e gli operatori sanitari interessati a usufruire del servizio, sarà sufficiente contattare uno degli specialisti presenti nell’elenco per fissare un appuntamento e compilare il consenso informato. La consulenza avverrà online, mediante Skype, videochiamata di WhatsApp o con una semplice telefonata. Il progetto è promosso da Mariano Agrusta, coordinatore del ‘Gruppo AMD Psicologia e Diabete’, Mara Lastretti, consulente esterna dello stesso Gruppo e Liliana Indelicato, coordinatrice del ‘Gruppo SID Psicologia e Diabete’.
“L’emergenza Covid-19 ha attivato emozioni di paura, solitudine e isolamento – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della SID – Anche le abitudini imposte dalla cosiddetta ‘nuova normalità’ rendono necessario un processo di riadattamento, non sempre facile da attivare. Le persone con diabete sono tra le categorie più a rischio: l’alterazione della routine quotidiana può modificare in loro i comportamenti alla base di una buona auto-gestione e compromettere stili di vita sani. La task force di psicologi attivata grazie alla collaborazione tra SID e AMD intende proprio supportare i pazienti che affrontano questa condizione di disagio”.“Il servizio di supporto psicologico è aperto anche agli stessi diabetologi – sottolinea Paolo Di Bartolo, Presidente AMD – Con il coronavirus, il diabetologo, così come tutti gli altri medici, si è trovato ad affrontare un’emergenza senza precedenti, contro un nemico invisibile che ha colto tutti di sorpresa. Molti colleghi da diabetologi ospedalieri si sono ritrovati ‘catapultati’ in prima linea, per un doveroso rinforzo alle forze in campo, con un repentino cambiamento di setting lavorativo che li ha posti in una situazione di ristrutturazione del proprio operato. Hanno insomma dovuto elaborare una trasformazione che richiede una grande compartecipazione sia di tipo cognitivo sia di tipo emotivo affettivo”.

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COVID-19 e diabete: le istruzioni degli esperti per esami e terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

La fase 2 è cominciata, ma il SARS Cov-2 di certo ancora non batte in ritirata. Si cominciano comunque a fare i primi bilanci e a tentare di scrivere le regole per la gestione della malattia nelle diverse categorie di pazienti. Le persone con diabete sono state purtroppo tra le più colpite dalla pandemia, vista anche la diffusione di questa condizione tra la popolazione generale, e in particolare tra gli anziani. Si calcola che, nelle diverse parti del mondo, dal 20 al 50% dei pazienti con COVID-19 fossero diabetici, molti dei quali con una concomitante cardiopatia ischemica. Un panel di esperti internazionali ha tentato di mettere a punto dei suggerimenti di trattamento per le persone con diabete e COVID-19 (pubblicate su Lancet Diabetes &Endocrinology), pur in assenza di chiare evidenze scientifiche.Ecco i principali punti emersi dall’analisi pubblicata su Lancet Diabetes &Endocrinology.
Prevenzione: la parola d’ordine. Quel che è certo èche appare fondamentale fare di tutto per prevenire l’infezione da SARS CoV-2 nella popolazione diabetica. I pazienti vanno sensibilizzati all’importanza di un controllo metabolico ottimale (che comprende glicemia, ma anche pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi), ottimizzando l’eventuale terapia in atto e soprattutto non sospendendola, se non sotto stretto controllo medico che, visto il momento, può avvenire anche da remoto, con strumenti di telemedicina o comunicazioni via email o sms. La terapia antipertensiva con sartani o ACE-inibitori e quella anti-colesterolo con statine non solo non va sospesa, ma va assolutamente proseguita. Anche l’obesità e il sovrappeso rappresentano importanti fattori di rischio per i pazienti con COVID-19 (motivo in più per mettersi a dieta o almeno per cerca di non aumentare di peso) perché riducono il volume polmonare, alterano la meccanica respiratoria e l’ossigenazione in corso di ventilazione meccanica, soprattutto in posizione supina. Questi soggetti presentano inoltre un’infiammazione di basso grado cronica e alterazioni dell’immunità, aggravate dalla presenza di insulino-resistenza, che riducono la loro capacità di risposta agli agenti infettivi.
Qual è la migliore terapia anti-diabete nei ricoverati e negli altri. Nei pazienti ricoverati per COVID-19 è invece necessario stare in guardia circa l’eventuale comparsa di diabete di nuova insorgenza (il virus può attaccare anche le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina), monitorando con attenzione glicemia, elettroliti, chetoni. I pazienti con diabete di nuova insorgenza e quelli già diabetici, se affetti da COVID-19 in forma moderato-grave, richiedono in genere il passaggio a terapia insulinica per via endovenosa ad alte dosi, con l’obiettivo di mantenere la glicemia tra i 72 e i 180 mg/dl. Potrebbe essere prudente sospendere la metformina e gli inibitori di SGLT2, ma solo in caso di infezione grave da SARS CoV-2, per evitare rispettivamente il rischio di acidosi lattica e di cheto acidosi diabetica. In caso di sospensione, il trattamento di scelta è l’insulina.Non ha senso invece la sospensione ‘profilattica’ di questi farmaci nei pazienti in buona salute.Cosa fare ‘dopo’. Il SARS-CoV-2 può indurre alterazioni metaboliche di lunga durata; i pazienti sopravvissuti all’infezione dovrebbero dunque essere avviati a un monitoraggio cardio-metabolico molto stretto nei mesi a venire. Gli interventi di chirurgica metabolica andrebbero inoltre rimandati, mentre in chi è già stato operato è consigliabile vigilare sulla presenza di eventuali deficit nutrizionali (vitamine e micronutrienti) che potrebbero indebolire la risposta immunitaria.

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Diabete: Ypsomed e Dexcom avviano una partnership per lo sviluppo di un sistema ad ansa chiusa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Burgdorf/San Diego. Ypsomed (SWX:YPSN) e DexCom Inc. (NASDAQ:DXCM), leader mondiale di sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia (CGM), annunciano la loro partnership per sviluppare un sistema ibrido ad ansa chiusa. Questa collaborazione è uno step fondamentale per il successivo sviluppo di una terapia del diabete individualizzata. Come primo passo, i dati del CGM Dexcom saranno integrati nella mylife™ App di Ypsomed.La partnership tra Ypsomed e Dexcom significa la completa integrazione dei valori del glucosio dal sensore G6 di Dexcom alla soluzione per la gestione della terapia di Ypsomed. Come risultato, gli utilizzatori del CGM Dexcom e del microinfusore di insulina mylife™ Ypsopump® avranno tutti i dati rilevanti della terapia nella mylife™ App sul proprio smartphone. Ogni cinque minuti, il sensore CGM invierà i valori correnti del glucosio alla mylife™ App, dove valori e grafici di tendenza saranno visualizzati. In aggiunta, la mylife™ App avviserà gli utenti quando i valori di glucosio sono troppo alti o troppo bassi.Impostazioni e configurazione del sensore saranno disponibili direttamente nella mylife™ App. Gli utilizzatori saranno in grado di inviare i propri dati del CGM e della pompa di insulina via wireless dalla mylife™ App al mylifeTM Cloud e di condividerli con il proprio medico o caregiver. L’integrazione tra i prodotti sarà disponibile in Europa tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, grazie a un conveniente e gratuito aggiornamento della mylife™ App, senza la necessità di sostituire il microinfusore in uso.“Questa partnership segna un passo importante nel miglioramento della terapia del diabete e rafforzerà la nostra proposta di prodotto. Siamo impressionati dalla qualità e dedizione di Dexcom e siamo felici di collaborare con il leader di mercato dei CGM per mettere a disposizione delle persone con diabete una soluzione migliore”, commenta Simon Michel, CEO Ypsomed, in merito alla collaborazione.“Siamo entusiasti di questa collaborazione con Ypsomed per la loro robusta presenza in Europa, per l’esperienza significativa in questa industry e per il loro microinfusore che unisce un prezzo competitivo a caratteristiche e funzionalità eccezionali”, afferma Rick Doubleday, EVP e Chief Commercial Officer di Dexcom. “Non vediamo l’ora di lavorare con Ypsomed sull’attuale sistema G6 e sull’algoritmo TypeZero, come anche sul nostro CGM di prossima generazione Dexcom G7“.L’integrazione dei dati del CGM Dexcom è un significativo passo avanti nel programma mylife™ Loop™ di Ypsomed. L’obbiettivo del programma è un sistema di terapia del diabete modulare e quindi personalizzabile con un microinfusore di insulina completamente controllabile via smartphone, con l’opzione futura di aggiungere un ibrido ad ansa chiusa supportato dall’algoritmo Dexcom TypeZero. L’approccio smartphone permetterà l’aggiornamento delle funzionalità senza necessità di cambiare l’hardware della pompa.

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Le persone con diabete contraggono il COVID-19 come gli altri

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

La cosiddetta ‘infodemia’, cioè l’abbuffata di informazioni che circolano in tema COVID-19 – purtroppo non sempre veritiere o chiare nel messaggio da veicolare – sta disorientando le categorie di pazienti indicate come a ‘rischio aumentato’ rispetto all’infezione da SARS-CoV-2. I centralini delle società scientifiche di diabetologia sono in questi giorni sommersi di chiamate da parte di persone con diabete, spaventate rispetto al loro rischio contagio. Anche per questo motivo, nei giorni scorsi, SID, AMD e SIE hanno deciso di istituire un numero verde per dare risposte qualificate alle persone con diabete. Ma pure sul versante scientifico ci sono notizie rassicuranti.Uno studio effettuato da ricercatori dell’Università di Padova (gli autori sono i professori Gian Paolo Fadini e Angelo Avogaro, insieme ai dottori Mario Luca Morieri e Enrico Longato), pubblicato come ‘lettera’ sul Journal of Endocrinological Investigation, aiuta a fare chiarezza sul tema. In sintesi, le persone con diabete non sono ad aumentato rischio di infezione da COVID-19, ma i pazienti che contraggono l’infezione sono a maggior rischio di complicanze. I ricercatori dell’Università di Padova hanno effettuato una metanalisi, combinando i dati riportati in 12 studi cinesi (su un totale di 2108 pazienti) e alcuni dati preliminari italiani. I risultati di questo studio evidenziano che, tra quanti avevano contratto l’infezione, la percentuale di soggetti affetti da diabete non era superiore rispetto alla prevalenza del diabete nella popolazione generale. Pertanto, il diabete non sembra esporre ad un rischio aumentato di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus. Le persone con diabete hanno normalmente un rischio maggiore di sviluppare complicazioni nel corso di qualunque malattia acuta, infezioni comprese. I risultati di questo studio confermano questa regola generale. Tra le persone con infezione da COVID-19 con decorso sfavorevole, la prevalenza di persone con diabete è risultata maggiore. Quindi, in caso di infezione, le persone con diabete presentano, come atteso, un maggior rischio di complicanze. Va comunque sottolineato che i pazienti con andamento peggiore erano mediamente molto anziani e affetti anche da altre patologie. Pertanto, al momento, non è possibile stabilire quale sia il reale contributo del diabete nel determinare la prognosi dell’infezione da nuovo coronaviruse quali possano essere i meccanismi coinvolti. Gli autori dello studio concludono dunque che “il diabete non aumenta il rischio di infezione da SARS-CoV-2, ma i medici devono essere a consapevoli del fatto che una maggiore attenzione va posta ai pazienti diabetici durante l’infezione”. Fonte: DOI: 10.1007/s40618-020-01236-2

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Coronavirus e diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

L’emergenza COVID sta mettendo a dura prova l’organizzazione del servizio sanitario così come lo conoscevamo e al quale eravamo abituati. Non fa eccezione il mondo del diabete. Per non far sentire i pazienti abbandonati e in balia dei loro dubbi e delle loro paure, la Società Italiana di Diabetologia (SID) e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) hanno deciso di istituire un numero verde per venire incontro alle esigenze delle persone con diabete, costrette a casa come il resto della popolazione e senza possibilità di effettuare le visite e prestazioni ambulatoriali già programmate. L’iniziativa, che non ha sponsorizzazioni esterne ma è tutta a ‘risorse zero’ all’interno di AMD e SID, è stata resa possibile grazie all’ampia e generosa adesione dei soci di entrambe le società di diabetologia. Il numero 800 942 425 sarà attivo a partire da oggi, tutti i giorni della settimana, domenica compresa, dalle 10:00 alle 18:00: in questa fascia oraria, un diabetologo sarà sempre disponibile a rispondere alle domande dei pazienti.“In questo periodo così difficile – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della SID – è doveroso che le Società Scientifiche facciano sentire la propria vicinanza alle persone con diabete. Oggi più che mai occorre saperle ascoltare e far sentire loro che il sistema sanitario, pur riducendo le visite ambulatoriali non urgenti, non le ha abbandonate, ma sta combattendo una battaglia durissima da cui dipende la salute e la sopravvivenza di tutti. A volte basta davvero poco, una spiegazione in più, una parola più semplice e il paziente si sente rassicurato e meno solo”. “La finalità di questo numero verde – spiega il dottor Paolo di Bartolo, presidente dell’AMD – è quella di rispondere alle incertezze dei pazienti, di farli sentire ‘a bordo’ di questa sfida che ci vede tutti coinvolti e non di fornire consulenze mediche, per le quali, ovviamente, si rimanda al rapporto con il proprio medico curante”.
AMD e SID precisano, infatti, che gli esperti che risponderanno al numero verde daranno informazioni sui comportamenti da tenere in questa fase di emergenza e indicazioni generali di interesse per le persone con diabete ma non forniranno delle consulenze personalizzate in merito al percorso di cura del paziente, per il quale si rimanda al proprio centro diabetologico e al proprio medico curante. I colloqui effettuati attraverso il numero verde non rappresentano quindi prestazioni sanitarie e pertanto non potranno ritenersi sostitutivi di una visita medica. Gli esperti delle società di diabetologia consigliano sempre di rivolgersi per questi aspetti al proprio medico di famiglia o allo specialista diabetologo di riferimento, secondo le modalità previste in questa situazione di emergenza.

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“Attivare al più presto la teleassistenza per i consulti alle persone con diabete”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Sono tante le persone con diabete, spesso accompagnate da un familiare o un amico, che anche in questi giorni, si presentano presso i centri diabetologici italiani, per effettuare una visita di controllo, prenotata magari diversi mesi fa. In questo modo gli ambulatori di diabetologia si trasformano in un luogo di aggregazione, ad elevato rischio di contagio da Covid-19. Peraltro ai danni di una categoria di pazienti fragili – quali appunto le persone con diabete – che dovrebbero essere protetti con attenzione da questa eventualità. È l’allarme lanciato dalle Società scientifiche di riferimento della diabetologia – AMD (Associazione Medici Diabetologi), SID (Società Italiana di Diabetologia) e SIE (Società Italiana di Endocrinologia) – che attraverso una lettera inviata agli Assessori alla Sanità di tutta Italia – chiedono che venga “urgentemente autorizzata per tutti i Servizi di diabetologia presenti nelle rispettive Regioni, la teleassistenza a favore delle persone con diabete”. Infatti, argomentano gli esperti, “l’affollamento di alcuni Servizi di diabetologia, unito alla crescente apprensione di numerosi pazienti e caregiver, sta iniziando a dar luogo a preoccupanti episodi di nervosismo e di disordine, che di certo non giovano alla corretta gestione della patologia diabetica, né cooperano all’efficacia delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19”.Alla descrizione del problema segue qualche proposta concreta per la sua soluzione: “Le scriventi Società scientifiche – proseguono infatti AMD, SIE e SID, rivolgendosi agli Assessori – si permettono, per Vostro tramite, di suggerire a tutti i colleghi presenti sul territorio nazionale un possibile flusso di lavoro, valido almeno per i Servizi di diabetologia che non siano già diversamente strutturati nel rendere le proprie prestazioni in Telemedicina:
1. Il paziente viene contattato telefonicamente e informato delle nuove modalità di servizio, e gli viene contestualmente fornita la mail aziendale del Servizio di diabetologia;
2. Il paziente o il caregiver è invitato a inviare via mail copia scansionata/fotografata degli esami clinici e di eventuale ulteriore documentazione clinica (diario glicemie compreso, qualora non sia possibile la condivisione in Cloud o attraverso App dedicate); 3. Il personale del Servizio di diabetologia trascrive esami ed esiti ricevuti via mail in cartella;
4. Il medico ricontatta il paziente o il suo caregiver, concordando eventuali modifiche della terapia o richiedendo accertamenti;
5. Il personale del Servizio di diabetologia invia al paziente o al caregiver, da mail aziendale, la relazione clinica di fine visita e l’eventuale richiesta di accertamenti, qualora non sia possibile la condivisione tramite Fascicolo Sanitario Elettronico”.
AMD, SIE e SID segnalano infine che alcune aziende, che operano nel campo della diabetologia in collaborazione con software-house specializzate, hanno messo a disposizione gratuitamente, per tutta la durata dell’emergenza coronavirus, una piattaforma per facilitare la comunicazione a distanza fra il Centro diabetologico e il paziente.

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Coronavirus e persone con diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Anche le Società scientifiche della Diabetologia si attivano per far fronte all’emergenza coronavirus, rivolgendo ai pazienti alcune specifiche raccomandazioni, volte a intensificare controllo e gestione del diabete, in virtù dei rischi indotti dalla diffusione in Italia dell’ormai famigerato Covid-19. La stessa International Diabetes Federation proprio in questi giorni ha pubblicato un documento informativo su coronavirus e diabete, che anche AMD (Associazione Medici Diabetologi) e SID (Società Italiana di Diabetologia) recepiscono e condividono con tutte le persone con diabete in Italia, affinché rispettino alcuni comportamenti cautelativi, validi per qualsiasi patologia, ma quanto mai utili ai tempi del coronavirus.“Le persone che convivono con il diabete sanno bene quanto sia importante fare ancora più attenzione alla gestione della propria patologia se a questa se ne aggiunge un’altra, di qualsiasi tipo”, spiegano il professor Francesco Purrello, presidente SID e il dottor Paolo di Bartolo, presidente AMD. “In questi giorni di emergenza nazionale, invitiamo i pazienti a mantenere la calma e a comportarsi come farebbero se oltre al diabete dovessero gestire una qualsiasi altra patologia o situazione particolarmente stressante. Occorre insomma attenersi a poche ma fondamentali regole, che valgono sempre nella stagione influenzale, o quando si debba affrontare qualsiasi altra patologia in aggiunta al diabete: mantenersi idratati, monitorare ancora più scrupolosamente il glucosio nel sangue, misurare regolarmente la febbre, tenere sotto controllo anche i chetoni – in caso di terapia a base di insulina – e seguire in modo puntuale le indicazioni che si ricevono dal proprio team di cura”.
SID e AMD sottolineano come sia importante non generare un eccessivo allarmismo e come i rischi di contrarre la malattia da Coronavirus siano più elevati per le persone che oltre al diabete, presentano ipertensione e malattie cardiache, malattie renali o respiratorie, un precario controllo del diabete e più lunga durata di malattia. Questi pazienti sono i più esposti alle insidie del coronavirus e, quindi, sono coloro che devono osservare le massime cautele.Per gli altri pazienti con Diabete, la maggior parte per fortuna, valgono oltre a queste indicazioni specifiche, le raccomandazioni volte a limitare la diffusione del contagio, valide anche per la popolazione generale: lavare spesso le mani, evitare contatti ravvicinati, cioè mantenere almeno 1 metro di distanza, non toccarsi naso, bocca e occhi, evitare i luoghi affollati e le strette di mano, starnutire e tossire coprendo naso e bocca con un fazzoletto usa e getta o nell’incavo del gomito; e ancora, in caso di sintomi influenzali stare a casa e informare il medico di famiglia del proprio stato di salute, o contattare gli appositi numeri regionali.

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Una partnership per sconfiggere il diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Nasce Milano Cities Changing Diabetes Network, la rete di collaborazione e confronto tra l’Università degli Studi di Milano e i Comuni della Città Metropolitana di Milano – al momento 17 – che hanno deciso di impegnarsi attivamente nel progetto internazionale Cities Changing Diabetes, nato per fronteggiare la preoccupante diffusione nelle città delle malattie croniche non trasmissibili, quali diabete e obesità. L’iniziativa, realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, terzo settore e mondo accademico e ha visto l’adesione di Milano, insieme a Roma e ad altre 20 metropoli mondiali, nel 2018.Nell’ambito del progetto Milano Cities Changing Diabetes, l’Università degli Studi di Milano ha deciso di avviare un percorso di approfondimento delle tematiche inerenti alle malattie e ai disagi conseguenti l’urbanizzazione e di organizzare un tavolo di confronto, che si riunirà oggi per la prima volta, con i rappresentanti delle prime 17 amministrazioni della Città Metropolitana di Milano aderenti al progetto. Scopo dell’incontro: definire e condividere le aree di sviluppo e le azioni da intraprendere per la salute e il benessere dei cittadini milanesi.«Il progetto è perfettamente in linea con gli obiettivi del prorettorato, in quanto rappresenta la volontà di dialogare con il territorio e di coinvolgere la società, nelle sue varie articolazioni, mettendo a disposizione e valorizzando i risultati della propria ricerca», sottolinea Marina Carini, Prorettore delegato a Terza Missione, Territorio e Attività Culturali dell’Università degli Studi di Milano. «In particolare, in questa giornata di confronto, l’Università si farà promotrice di una prima ipotesi di lavoro che prevede, tramite le amministrazioni convenute, la realizzazione di un sondaggio sull’attività fisica quotidiana».«Milano, con la sua naturale vocazione internazionale, si pone al centro di uno sviluppo urbanistico importante per dimensioni e soluzioni che mirano ad un progressivo miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini», dice Michele Carruba, Direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Esecutivo di Milano Cities Changing Diabetes, che aggiunge «non va dimenticato che l’Italia vanta un’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale tra le migliori del mondo e che tale organizzazione nasce proprio in Lombardia».«Il progetto Cities Changing Diabetes si afferma in questo contesto con l’obiettivo di arrestare la curva di crescita del diabete per prevenire più di 100 milioni di nuovi casi di diabete entro il 2045. L’obesità è il più grande fattore di rischio modificabile associato al diabete tipo 2 e la ricerca mostra chiaramente come per arrestare la curva di crescita del diabete bisogna puntare ad una riduzione dei tassi di obesità del 25 per cento», aggiunge Livio Luzi, Professore Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Milano nonché Direttore del Dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche del Gruppo MultiMedica e Presidente del Comitato Scientifico di Milano Cities Changing Diabetes, che continua «la partecipazione di Milano al progetto internazionale Cities Changing Diabetes conferma come la nostra città negli anni abbia sviluppato la chiara visione che, grazie alle sinergie internazionali, si può puntare a creare una città migliore e più vivibile, nel rispetto di uno sviluppo urbanistico sostenibile. Per raggiungere questo scopo la collaborazione tra Università e strutture sanitarie e territoriali giocherà un ruolo fondamentale». I primi 17 comuni della Città metropolitana di Milano che hanno aderito a Milano Cities Changing Diabetes Network sono, oltre al capoluogo, Buccinasco, Cernusco sul Naviglio, Cisliano, Garbagnate Milanese, Melegnano, Paderno Dugnano, Parabiago, Peschiera Borromeo, Pioltello, Rho, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Segrate, Senago, Trezzano sul Naviglio e Vimodrone.

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Relazione tra diabete e nicotina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale. È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale. Questo fattore regola a sua volta un ormone (GLP-1) che modula la secrezione di insulina dal pancreas.“Questo studio – afferma il Prof. Antonio Pisani, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che nell’uomo esiste una regolazione diretta, da parte di specifiche aree cerebrali, del metabolismo glicidico, e che questo “asse” diretto venga modificato dal consumo di nicotina”.Mediante tecniche avanzate di biologia molecolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’assenza di di questo fattore di trascrizione, in un gruppo di topi mutanti, non dà luogo allo sviluppo di alterazioni del metabolismo del glucosio nel sangue. Inoltre, attraverso un sistema di mappatura, iniettando un tracciante fluorescente nel pancreas, hanno osservato che tale tracciante si andava a localizzare proprio nell’ area cerebrale indicata. Per approfondire questa tematica saranno sicuramente necessari ulteriori studi sperimentali e sull’uomo, ma l’osservazione fatta da questo gruppo di ricercatori pone le basi sia per spiegare l’osservazione clinica, sia per disegnare strategie di profilassi e di terapie specifiche per un nuovo target.

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Diabete: Il futuro è addosso

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Milano, martedì 10 dicembre h. 11.30 Sala Terrazzo – Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti, 2. Roche Diabetes Care Italy presenta la prima micropump ecologica per la terapia insulinica, pensata per garantire grande flessibilità adattandosi allo stile di vita e alle esigenze di chi la utilizza.Ne parleremo con: Emanuele Bosi, Primario dell’Unità di Medicina Generale indirizzo diabetologico ed endocrino-metabolico all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele
Francesco Costantino, Responsabile di Diabetologia Pediatrica al Policlinico Umberto I di Roma
Massimo Balestri, Amministratore Delegato Roche Diabetes Care Italy. Modera: Emanuela Taverna, giornalista LifeGate
Per le persone con diabete, un’attenta autogestione e un costante monitoraggio della glicemia rappresentano un importante presupposto per raggiungere un controllo metabolico ottimale. L’obiettivo è sempre più vicino grazie alle nuove tecnologie che permettono di adattare la gestione del diabete alla vita delle persone e non la vita delle persone al diabete.

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Smettere di fumare con un farmaco per il diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Importante scoperta dei ricercatori Unicam che può rappresentare una nuova strategia nella battaglia per smettere di fumare. Un farmaco comunemente usato per trattare il diabete di tipo 2 abolisce infatti i segni caratteristici dell’astinenza da nicotina: è quanto dimostrato dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Roberto Ciccocioppo della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam e composto dalla dr.ssa Esi Domi e dal prof. Massimo Ubaldi e da colleghi dell’Università di Bologna, della Linköping University in Svezia e dell’azienda statunitense Omeros Corporation. Lo studio è stato appena pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale Journal of Neurosciences.L’astinenza da nicotina provoca in coloro che tentano di smettere di fumare diversi effetti collaterali, quali aumento dell’appetito, irrequietezza, ansia, irritabilità e depressione, tanto che molti fumatori non smettono di fumare, anche se estremamente motivati a farlo, per non essere costretti ad affrontare dei sintomi così spiacevoli. Il pioglitazone, farmaco utilizzato nelle terapie antidiabetiche, ha come bersaglio uan specifico recettore, PPARγ, che si trova in aree del cervello coinvolte nella dipendenza da sostanze.
“Con il nostro lavoro di ricerca – sottolinea il prof. Ubaldi – abbiamo dimostrato che le iniezioni dirette di pioglitazone nell’area cerebrale dell’ippocampo di topi hanno ridotto i segni di astinenza fisica da nicotina, inclusi i tremori. L’iniezione di pioglitazone in un’altra area, l’amigdala, ha invece migliorato i sintomi dell’ansia associati alla sospensione della nicotina”.
Il gruppo di ricercatori Unicam ha avuto il ruolo di coordinamento della ricerca anche delle altre unità italiane, svedesi ed americane ed inoltre il laboratorio del prof. Ciccocioppo è stato il primo a dimostrare che il farmaco antidiabetico pioglitazone può essere utile nel trattamento della dipendenza da sostanze da abuso come alcol e nicotina.I soggetti fortemente dipendenti dalla nicotina hanno un rischio maggiore di circa il 30% di sviluppare il diabete di tipo 2. I risultati di questo studio suggeriscono che, se usato in pazienti diabetici con abitudine al fumo, il pioglitazone, oltre a migliorare la sensibilità all’insulina, può rappresentare un valido aiuto per smettere di fumare attenuando i sintomi fisici ed emotivi dovuti all’astinenza da nicotina.“Anche a nome dell’intera comunità universitaria – ha sottolineato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – esprimo grande soddisfazione per questo ulteriore successo che conferma l’eccellenza della qualità della ricerca scientifica Unicam, sempre più spesso riconosciuta anche a livello internazionale, in settori di notevole interesse che coinvolgono il benessere e la salute pubblica”.

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Diabete: La nuova frontiera dell’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Milano, lunedì 2 dicembre 2019 – ore 11.30 Spazio Bou-Tek, Via Maurizio Gonzaga 7. Per le persone con diabete tipo 2 mantenere un buon controllo metabolico è fondamentale per prevenire l’insorgenza di complicanze a lungo termine, ma in Italia solo una persona su due ha un valore di emoglobina glicata nel target richiesto dalle principali linee guida di cura della malattia. In questo contesto rappresenta un grande vantaggio l’arrivo in Italia di semaglutide, farmaco agonista del recettore GLP-1 di ultima generazione.Ne parleremo con:
Angelo Avogaro, Professore di Endocrinologia & Malattie del Metabolismo presso l’Università degli Studi di Padova
Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara
Stefano Del Prato, Professore di Endocrinologia presso l’Università di Pisa
Carlo Bruno Giorda, Direttore della struttura complessa Diabetologia dell’ASL Torino 5
Francesco Giorgino, Professore di Endocrinologia presso l’Università di Bari Aldo Moro
Basilio Pintaudi, Medico diabetologo presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda
Modera Annalisa Manduca.

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Diabete e parodontite: una relazione pericolosa da non sottovalutare

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

In Italia il 30-40% delle persone con diabete o prediabete, circa 1,5-2 milioni di individui, soffre anche di parodontite. Parodontite e diabete sono due malattie croniche strettamente correlate, che trovano nell’infiammazione una caratteristica comune che ne ha determinato lo sviluppo: alla base del legame tra diabete e parodontite vi sono i batteri del cavo orale, la cui diffusione aumenta la produzione di citochine infiammatorie a livello gengivale e compromette la risposta immunitaria locale, generando dei processi a catena che possono portare ad un peggioramento del controllo glicemico. La parodontite, sesta malattia cronica al mondo per incidenza, si sviluppa in genere a partire da una infiammazione gengivale, generata dall’accumulo di placca dentale, che si estende progressivamente ai tessuti che circondano e sostengono la radice del dente, e può arrivare a causarne la perdita. In Italia la prevalenza della parodontite nella popolazione è di circa il 50%, del 10-14% nelle sue forme più gravi, con un picco di incidenza tra i 35 e i 45 anni. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), ricorda l’importanza di prendersi cura della propria salute orale e di informarsi per poter intervenire tempestivamente. Per questo, dal 1° ottobre scorso è disponibile un numero verde 800 144979, promosso dalla SIdP con il contributo incondizionato di GSK Consumer Healthcare, attraverso il quale è possibile avere risposte da parte di esperti su come prendersi cura della propria salute orale.

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Giornata Mondiale del Diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Roma Martedì 12 novembre 2019 Ore 17,30 Chiostro del Bramante Sala delle Sibille Via della Pace conferenza stampa della Società Italiana di Diabetologia – SID in occasione della Giornata mondiale del diabete. Interverranno tra gli altri: Francesco Purrello, Presidente della Società Italiana di Diabetologia; Agostino Consoli, Presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia e Enzo Bonora, Professore Ordinario di Endocrinologia Università di Verona. In occasione della conferenza stampa verranno presentate una serie di ricette regionali improntante al buon gusto e al politically correct a tavola e stampa saranno inoltre presentati in anteprima alcuni dati tratti dall’ultimo Rapporto ARNO Diabete, vera e propria fotografia dell’Italia del diabete.
Il 14 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete. Non è una proprio una festa perché il diabete resta purtroppo una delle principali causa di cecità, amputazioni, malattie cardiovascolari, insufficienza renale e di mortalità precoce nel mondo occidentale. Tema della giornata mondiale è ‘proteggi la tua famiglia’. La Società Italiana di Diabetologia ha deciso di fare di questa giornata un momento dedicato alla prevenzione. L’anno scorso lo ha declinato nell’invito a fare attività fisica. Quest’anno gli esperti SID di tutte le regioni d’Italia daranno consigli su come mangiare sano senza rinunciare la gusto.

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Prevenzione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Milano, 14 novembre 2019 – ore 10.00 Belvedere 39° piano – Palazzo Lombardia – Nucleo 1 Piazza Città di Lombardia, 1 In occasione della giornata mondiale del diabete, arriva a Milano la campagna di informazione nazionale “Al Cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes per informare le persone con diabete sulla gestione della malattia al fine di ridurre le complicanze ad essa correlate. Questo evento sarà un’occasione di confronto tra rappresentanti di Istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e associazioni di pazienti per delineare azioni efficaci per arginare la crescente diffusione del diabete e per sensibilizzare sull’importanza del controllo glicemico, del peso corporeo e di tutti gli altri fattori di rischio che concorrono allo sviluppo di complicanze, in particolare di quelle cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte e disabilità nelle persone con diabete tipo 2.

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