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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘diabetici’

Diabetici: Prorogare la durata dei piani terapeutici

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) esprimono il loro pieno sostegno all’appello della Federazione degli Ordini dei Medici – al quale si è associata anche Cittadinanzattiva – che ha chiesto al Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, l’urgente estensione della proroga della validità dei piani terapeutici per le persone con diabete, già prevista per far fronte all’emergenza Covid19. Le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia italiana, alla vigilia della prossima stagione influenzale e del concomitante rischio di una nuova ondata pandemica, tornano a ribadire l’urgenza di un avanzamento complessivo del sistema di gestione delle persone con malattie croniche. Un’evoluzione che dovrebbe consistere in primo luogo in un’implementazione più estesa e omogenea, in tutte le regioni, di innovativi modelli di presa in carico della persona con diabete che comprenda anche la teleassistenza e la telemedicina. Per quanto riguarda più in particolare le procedure di proroga dei Piani terapeutici già richiesti – quanto mai opportuna per non generare nei prossimi giorni un pericoloso sovraffollamento nelle sale di attesa dei servizi specialistici, con conseguente rischio di diffusione del contagio – AMD, SID, SIE e SIEDP, oltre a caldeggiare l’adozione di meccanismi normativi che proroghino la vigenza dei piani terapeutici appena scaduti, ritengono anche opportuno l’allargamento della prescrivibilità dei farmaci innovativi ai Medici di Medicina Generale, nell’ambito di modelli di gestione integrata della persona con diabete.

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Le anomalie del DNA nei diabetici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

In talune circostanze è stato possibile rilevare anomalie del DNA stesso sul braccio corto del cromosoma undici, dove è localizzato il gene dell’insulina. I portatori di queste anomalie sono predisposti a presentare, in età adulta, un diabete di tipo II. Secondo alcuni autori quest’alterazione rappresenta anche un marker indipendente dell’aterosclerosi, condizione che si associa frequentemente al diabete di tipo II.
Lo sviluppo, in altre parole, dell’aterosclerosi, in questi pazienti, riconoscerebbe una base genetica e non sarebbe determinata soltanto dalle alterazioni metaboliche legate allo squilibrio glicidico. È una situazione, che ci lascia intravedere un percorso che, in molti casi, si allunga, ma non si definisce nei suoi punti più caratterizzanti ed esaustivi.
Possiamo considerare che la nostra base di partenza percorre per intero la vita. Se vogliamo, in proposito, limitarci al caso del diabete, esso è germinato da uno stadio genetico che precede l’endouterino e ci accompagna sino alle soglie della morte.
È un passaggio stratificato le cui connessioni sono tutte d’approfondire e da interpretare. Da vivi, ad esempio, dobbiamo fare i conti con gli alimenti ricchi di cromo: lievito di birra, fegato di vitello, pane integrale, di segale e patate. La loro mancanza, o ridotta assunzione, ci fa incorrere in gravi malattie.
Il cromo, infatti, aumenta la sensibilità delle cellule all’insulina, favorisce anche la perdita di peso nei soggetti sottoposti a severe cure dimagranti. Ciò accade, in primo luogo, nelle persone che geneticamente presentano dei punti deboli mentre è più difficile che similari deficienze alimentari possano determinare da sole una malattia del genere. Se comprendiamo, quindi, le nostre debolezze genetiche esse ci permettono d’adottare un regime alimentare adeguato. I due punti, sia pure distanti tra loro, rivelano una sottile connessione. Essi potrebbero farci intendere anche un’altra cosa ed è che, a livello genetico, la mancata presenza di un “elemento” infinitesimale, nella più intima struttura del DNA, ci porta la necessità di operare delle adeguate correzioni, sia pure in tempi successivi, e che si traducono, negli organismi viventi, a struttura complessa come potrebbe essere il corpo umano, in un apporto di cibi capaci di surrogare le iniziali défaillance. È evidente che, in tale situazione, giocano la loro parte anche i farmaci e l’ambiente. (redazionale)

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Sono circa 20 mila i bambini e gli adolescenti diabetici in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

L’infezione da COVID-19 (come peraltro avviene per altre malattie infettive) può alterare il loro equilibrio metabolico, rendendo ancora più stringente l’esigenza di prevenzione. “Questo – dice Claudio Maffeis Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) – comporta la necessità di rimandare le visite di controllo, salvo urgenze, dei bambini e adolescenti con diabete”. Tuttavia, al fine di offrire comunque assistenza ai pazienti, la SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e la SIP (Società Italiana di Pediatria) chiedono agli Assessorati alla Salute delle Regioni di autorizzare e formalizzare per tutti i Servizi di Diabetologia Pediatrica presenti sul territorio italiano, la teleassistenza, il tele monitoraggio ed il teleconsulto a favore di questi bambini e adolescenti e delle loro famiglie. “Questa modalità assistenziale -aggiunge Maffeis – si rende facilmente realizzabile nei pazienti e nelle famiglie che utilizzano sistemi ad elevata tecnologia per il trattamento del Diabete di Tipo 1 (Sistemi di Monitoraggio Falsh e Continuo del Glucosio e sistemi semi-automatici di erogazione insulinica), che costituiscono circa il 70% dell’utenza diabetologica pediatrica italiana. Tali prestazioni vengono spesso svolte in autonomia dai professionisti e non hanno ottenuto una regolamentazione ed una organizzazione standardizzata ed istituzionale”
“Al momento – afferma Riccardo Schiaffini, coordinatore del Gruppo di Studio di Diabetologia della SIEDP – sono prontamente attivabili le seguenti prestazioni:
1. Tele-monitoraggio delle glicemie domiciliari;
2. Tele-consulto per adeguamento della terapia insulinica e per interventi sui comportamenti;
3. Tele-assistenza in caso di emergenze acute che non richiedano accesso al pronto soccorso, come ipoglicemie e iperglicemie severe;
4. Tele-educazione nutrizionale ed infermieristica nel caso di pazienti con criticità gestionali”.
“Inoltre -aggiunge Maffeis – anche in questo periodo così difficile, in cui la massima attenzione è giustamente diretta al COVID-19, vi sono casi di esordio di diabete. Purtroppo, in questi ultimi giorni sono stati segnalati casi di chetoacidosi grave in bambini e adolescenti con diabete all’esordio. Si raccomanda quindi di prestare attenzione se il bambino o l’adolescente beve molto e fa molta pipi. Parlarne con il pediatra o il medico di famiglia è fondamentale per una diagnosi rapida e una cura tempestiva. La causa più probabile di questi sintomi è infatti il diabete”.

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Italiani diabetici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 novembre 2014

diabete_21-300x224Secondo i dati Istat 2013, in Italia il diabete interessa il 5,4% della popolazione, il che vale a dire che più di 3 milioni di italiani ne soffrono, lo stesso OMS parla addirittura di vera e propria “epidemia” del diabete.
Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi: la prevalenza aumenta con l’età fino a raggiungere il 20,4% nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. Per quanto riguarda la distribuzione geografica in Italia, la prevalenza è più alta nel Sud e nelle Isole, con un valore del 6,6%, seguita dal Centro con il 5,3% e dal Nord con il 4,6%.Numeri importanti, che tenderanno a crescere se non si metteranno in atto tutte le misure concrete predisposte all’interno del PND.Di diabete e dello stato di implementazione del Piano nazionale sulla malattia diabetica si discute oggi a Roma durante il Workshop “Il Piano Nazionale sulla malattia diabetica: una best practice al banco di prova dell’implementazione regionale”, promosso da AboutPharma, con il patrocinio del Ministero della Salute e organizzato con il contributo di AstraZeneca. L’evento, che si pone a chiusura di una serie di incontri regionali dal titolo “Il Piano Nazionale sulla Malattia diabetica al banco di prova dell’attuazione regionale: una valutazione di sistema”, vuole illustrare le principali vie proposte dal Piano per affrontare le problematiche relative alla patologia e avviare un confronto tra il livello nazionale e i livelli regionali, analizzando le azioni intraprese e l’impegno assunto da 4 Regioni chiave (Puglia, Sicilia, Lombardia e Liguria) per l’implementazione del PND e la gestione della patologia.
L’obiettivo è quello di definire un’agenda operativa di lotta al diabete che si basi su 3 punti fondamentali, quali: istituzione di PDTA sul diabete, riallocazione delle risorse e concreta partecipazione delle persone con diabete nella lotta alla patologia.“Il Piano Nazionale sulla malattia diabetica è il documento più importante in materia di assistenza alla persona con diabete dai tempi della legge 115 del 1987 ed è l’unico Piano dedicato a una specifica patologia cronica non trasmissibile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ponendosi così come pietra miliare nella storia dell’assistenza alla cronicità in Italia” – spiega Paola Pisanti dirigente del Ministero della Salute, Presidente della Commissione Nazionale Diabete. “Per un’efficace ed efficiente attuazione degli obiettivi proposti nel PND è fondamentale che le Regioni continuino ad impegnarsi, oltre che nel recepimento, anche nell’effettiva implementazione dello stesso al fine di garantire i più opportuni assetti locali nella gestione del diabete” – conclude la Pisanti.”“Nonostante si riscontrino elevati tassi di prevalenza e un alto rischio di complicanze, la gestione del diabete rappresenta un modello di riferimento tra le patologie croniche, poiché si presta ad essere definito da un percorso diagnostico-terapeutico abbastanza delineato” – sostiene Americo Cicchetti, Professore di Organizzazione Aziendale e Direttore dell’ALTEMS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Lo stesso PND evidenzia la necessità di implementare i LEA secondo le priorità di salute delle persone con diabete e nel rispetto della condivisione dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA), i quali vanno costruiti attraverso rigorosi percorsi che selezionano le tecnologie da adottare (farmaci, dispositivi, ecc.) secondo l’approccio dell’health technology assessment” – conclude Cicchetti.“L’Italia ha una formidabile rete di assistenza specialistica diabetologica, invidiataci in tutto il mondo anche per i risultati che ha conseguito. Ci sono evidenze forti di cost-effectiveness di questa rete” – dichiara Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia. “La rete costa l’1% del totale della spesa attribuibile al diabete” – continua Bonora – “una rete che il PND ha considerato come irrinunciabile e che va solo ottimizzata a costo zero, eliminando piccoli ambulatori isolati i cui professionisti che vanno collocati in centri dotati di tutte le risorse necessarie. Una rete di secondo e terzo livello che va integrata con la rete di primo livello (i MMG) anche grazie all’uso massiccio dell’informatica”.“Nonostante nell’ultimo decennio sia cambiata la percezione della malattia da parte dell’opinione pubblica, il diabete è ancora oggi una di quelle malattie che il paziente stesso tende a trascurare”- sostiene Antonio Ceriello, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi. “Vista la complessività e la variabilità della patologia da soggetto a soggetto, ci stiamo muovendo sempre più verso una personalizzazione dell’approccio, che combini l’appropriatezza della cura con la tempestività, nell’idea che bisogna trattare subito e trattare bene. L’AMD, a questo proposito, ha lanciato il Progetto quadriennale NICE – Need is core of effectiveness” – conclude Ceriello.“Una concreta attuazione degli obiettivi del Piano deve prevedere l’effettivo coinvolgimento delle Associazioni pazienti nei tavoli decisionali, come anche auspicato nel più recente Patto della Salute, con il fine ultimo di raggiungere quei livelli di assistenza appropriati che costituiscono la condizione preliminare essenziale per migliorare la qualità di vita delle persone” – sottolinea Egidio Archero, Presidente della FAND.“AstraZeneca è impegnata a fornire terapie sempre più efficaci ed innovative” – commenta Nicola Braggio, Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia. “Con questa consapevolezza abbiamo scelto di contribuire all’organizzazione di incontri regionali per avviare un confronto tra quanto stabilito dal PND e quanto realmente recepito e applicato a livello locale” – conclude Braggio.

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Diabetici: rimborso incretine

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 settembre 2014

diabete_21-300x224La Gazzetta ufficiale del 29 agosto ha pubblicato il decreto che modifica il piano terapeutico delle incretine, con l’estensione della rimborsabilità ai farmaci appartenenti alla classe degli inibitori del DPP4 in caso di prescrizione in associazione all’insulina e a metformina ed insulina. La decisione è stata assunta dall’Agenzia italiana del farmaco AIFA, sotto la spinta della denuncia a suo tempo resa pubblica da FAND-Associazione Italiana Diabetici, a tutela della salute e dei diritti dei milioni di italiani con diabete.“La decisione che era stata presa, e che abbiamo duramente contestato, limitava prescrizione e rimborsabilità delle incretine, comportando un peggioramento della qualità della cura, esposizione a complicanze e limitazione della capacità lavorativa di molte persone con diabete”, spiega Egidio Archero, Presidente FAND. “Grazie anche al nostro sollecito intervento e a quello di Diabete Italia e delle Società Scientifiche dei medici diabetologi, che hanno puntualmente confutato scientificamente le motivazioni addotte da AIFA circa la loro precedente decisione, è stato possibile giungere a questo primo positivo risultato. Il nostro auspicio è che ora si possa concludere questo percorso, consentendo anche la possibilità di ricorrere a tutti i farmaci incretinici – anche ai cosiddetti agonisti del GLP1 – in associazione all’insulina. Stando ai dati economici resi noti la scorsa settimana in occasione del congresso europeo di diabetologia EASD, la terapia con l’utilizzo di queste due classi di farmaci unisce alla sicura appropriatezza terapeutica risparmi considerevoli: con i DPP4 600mila euro annui ogni mille persone con diabete rispetto alla terapia convenzionale, mentre l’impiego dei GLP1 garantirebbe un risparmio di 200mila euro ogni mille persone con diabete”, conclude Archero.

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Nuova opportunità per i diabetici

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

La Commissione Europea ha approvato il nuovo dosaggio di saxagliptin 2,5 mg per i pazienti adulti con diabete mellito di tipo 2, affetti da insufficienza renale moderata o grave. Questa nuova estensione di impiego è un ulteriore tassello nello sviluppo di saxagliptin, frutto della ricerca di Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca, e rappresenta un’importante opzione terapeutica per un’ampia popolazione di pazienti. In Italia, infatti, l’insufficienza renale colpisce circa il 30% dei pazienti diabetici.  Saxagliptin è dunque il primo farmaco della sua classe, gli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (DDP-4), ad essere approvato in Europa per i pazienti che presentano un quadro d’insufficienza renale moderata o grave. L’utilizzo in questi pazienti è stato approvato dall’EMA (European Medicines Agency) sulla base dei risultati di uno studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco, che ha valutato gli effetti di una dose giornaliera da 2,5 mg di saxagliptin verso placebo su 170 pazienti, con diabete di tipo 2 e insufficienza renale (clearance della creatinina [CrCl] =50 mL/min).   Secondo i risultati dello studio saxagliptin, alla dose di 2,5 mg, si è dimostrato efficace e sicuro in questa tipologia di pazienti. Segue ora l’iter regolatorio italiano per la rimborsabilità di questo nuovo dosaggio.  Attualmente saxagliptin è indicato in Italia, in associazione con metformina, sulfonilurea o tiazolidinedione, per il miglioramento del controllo glicemico nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, nei casi in cui i singoli farmaci non riescano a portare la glicemia entro i livelli accettabili nonostante la dieta appropriata e l’attività fisica. In caso di insufficienza renale lieve il farmaco può già essere prescritto al dosaggio di 5 mg.L’esperienza nei pazienti con insufficienza renale grave è molto limitata, pertanto saxagliptin deve essere usato con cautela in questa popolazione. Saxagliptin non è, invece, raccomandato per pazienti con malattia renale terminale (ESRD) e sottoposti a emodialisi.   Saxagliptin rappresenta il primo traguardo raggiunto dalla collaborazione Bristol-Myers Squibb – AstraZeneca nell’area del diabete. Nel prossimo futuro questa Alliance confermerà il suo impegno nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione di molecole innovative per questa rilevante patologia che colpisce oltre 220 milioni di persone nel mondo.

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Disfunzione erettile: diabetici a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

I diabetici in Italia sono oltre 3,5 milioni, circa il 6% della popolazione e nel mondo ne sono affette complessivamente circa 177 milioni di persone. Numeri destinati a raddoppiare entro il 2025, a causa della crescita di popolazione, dell’invecchiamento, di diete poco idonee, obesità e sedentarietà. I massimi esperti italiani, riuniti dal 9 al 12 giugno a Padova per il 23° Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia, hanno discusso strategie e terapie più efficaci per affrontare questa epidemia. Tra le comorbidità associate al diabete, una tra le più frequenti nei soggetti di sesso maschile, è la disfunzione erettile. Secondo le stime, ben due diabetici maschi su tre sono a rischio di sviluppare questa patologia, che va diagnosticata perché può essere una spia di patologie cardiovascolari silenti. Uno studio italiano ha dimostrato che, in questo profilo di paziente, l’assunzione dei Pde-5 inibitori in associazione con le statine riduce il tasso di morbidità e di mortalità cardiovascolare. «La classe dei Pde-5 inibitori è una categoria di farmaci indicati per il trattamento della De. Esistono farmaci a breve durata d’azione e a lunga durata d’azione, fino a 36 ore» spiega il professor Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo della clinica Urologica di Genova. Tutti i Pde-5 inibitori sono registrati per un uso al bisogno, cioè con l’assunzione della compressa subito prima della prevista attività sessuale. «Solo recentemente, tadalafil è stato approvato con uno schema di somministrazione giornaliera, con un dosaggio più basso (5mg) – continua De Rose – La terapia giornaliera con tadalafil è indicata per i pazienti che rispondono ad una somministrazione al bisogno e che prevedono un uso frequente del farmaco (per esempio, almeno due volte a settimana), in base alla scelta del paziente e al giudizio del medico».

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Diabetici con stent, antiaggregante doppio

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Per prevenire fenomeni tardivi di trombosi endoluminale, i pazienti diabetici che hanno ricevuto l’impianto di uno stent a eluizione di farmaco possono trarre beneficio dalla somministrazione di una doppia terapia antiaggregante (Dat) prolungata, anche al di là di quanto raccomandato dalle linee guida. Ne è convinta un’équipe di clinici operanti in tre strutture milanesi (le unità di cardiologia interventistica dell’Istituto scientifico San Raffaele e dell’Emo-Gvm centro-cuore Columbus e l’unità di terapia coronarica dell’ospedale Niguarda) dopo aver valutato, in una coorte di diabetici “de novo” ad alto rischio, l’effetto prognostico della sospensione di una tienopiridina rispetto alla comparsa successiva di trombosi dello stent (Ts) o di morte da qualsiasi causa. Dal maggio del 2002 al dicembre del 2005 sono stati studiati 542 pazienti consecutivi affetti da diabete mellito (fattore avverso indipendente sull’outcome) e sottoposti all’intervento, ma nell’analisi finale sono stati inclusi soltanto i 217 che non avevano subito in precedenza una rivascolarizzazione percutanea o chirurgica. Il tempo del follow-up è stato ridotto a 3,5 anni. Per tutti i soggetti studiati sono state raccolte dettagliate informazioni riguardo alla Dat. Su 217 pazienti, 15 sono deceduti (6,9%) e in 9 casi la causa della morte è stata cardiaca (4,1%). L’incidenza cumulativa della Ts è risultata pari al 4,6% (10 soggetti); 3 Ts sono state precoci (1,38%), 5 tardive (2,3%) e soltanto 2 molto tardive (0,9%). Sui 10 casi di Ts, 5 sono state accertate mentre 5 sono state considerate probabili. La maggior parte delle Ts (80%) è avvenuta entro i primi 6 mesi nel corso della Dat, la cui durata media è stata di 420 giorni. La sospensione della Dat è stata l’unico fattore predittivo indipendente degli eventi al follow-up (Hr 20,42). Am J Cardiol, 2010; 105(10):1395-401 (fonte doctor news)

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Fazio: necessaria assistenza integrata diabetici

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

Ogni anno si registrano 150 mila nuovi casi di diabete di tipo 2 nel nostro Paese. “Ecco perché in futuro, se le cose non cambiano, si creerà un problema di sostenibilità. Ormai è ineludibile e urgente cambiare rotta, puntando su un’assistenza integrata dei diabetici sul territorio”. Lo sottolinea il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, intervenendo a Roma a un incontro sul diabete. “I ricoveri per questa patologia sono infatti la spia di un problema a livello di territorio. Occorre puntare sulla prevenzione – dice – e un ruolo cardine spetta ai medici di medicina generale”. Una sorta di rivoluzione che permetterà di riconoscere e trattare i soggetti a rischio, prima che sviluppino la malattia. Riducendo al minimo i ricoveri in ospedale. “Dalle società scientifiche e dalle associazioni di specialisti e medici di base – aggiunge Fazio – ci aspettiamo importanti indicazioni su come favorire una migliore articolazione dell’assistenza a livello territoriale, anche nelle Regioni non virtuose”, alle prese con i piani di rientro. “Ormai per il diabete siamo a un punto di non ritorno – conclude Cesare Cursi (Pdl), presidente della commissione Industria, commercio, turismo del Senato ed ex sottosegretario alla Salute – per questo è essenziale un coordinamento fra le Regioni, potenziando i centri specializzati sul territorio e puntando sulla prevenzione”.

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Diabetici: assistenza integrativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

Roma. A poco più di due settimane dalla partenza della nuova procedura, i risultati dell’assistenza integrativa per i diabetici sono già evidenti”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, sottolineando come grazie all’accordo tra Regione Lazio, ASL e farmacie, si avverte già un abbassamento quantitativo dalle lamentele dei pazienti e dei loro familiari. “Dal primo ottobre -spiega Dona- i consumatori possono infatti ritirare i prodotti per l’autocontrollo della glicemia (come strisce, lancette, stringhe da insulina) presentando direttamente in farmacia la ricetta del medico di famiglia ed evitando, così, le lunghe code agli sportelli delle ASL”. “E’ ora auspicabile -conclude Dona- che questa positiva esperienza possa essere estesa ad altre Regioni ed utilizzata anche per altre forme di distribuzione nel settore farmaceutico, anche in considerazione dei connessi significativi risparmi per il servizio sanitario, tema sul quale è fortemente impegnata la Regione Lazio”.

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Nefropatie croniche pericolose per il piede diabetico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Nei pazienti diabetici, le nefropatie croniche incrementano il rischio di sviluppare ulcere del piede o di essere sottoposti ad amputazioni delle estremità inferiori. Questa associazione è stata sospettata sulla base di quella già accertata fra nefropatie terminali che richiedono dialisi ed amputazioni, ma non era sospettabile la presenza di un’associazione tanto forte anche nei soggetti con nefropatie croniche lievi: è dunque molto importante effettuare un esame dei piedi in questi pazienti. Sarebbe interessante accertare se l’uso di medicinali atti a rallentare la progressione delle nefropatie croniche abbia anche un effetto sulla prevenzione delle ulcere e delle amputazioni nel piede del diabetico, e se i soggetti con nefropatie croniche in cui è necessaria l’amputazione presentino polimorfismi genetici peculiari. (Diabetes Care 2008; 31: 1331-6)

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