Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘diabetico’

“Il Paziente al centro: la gestione integrata della cronicità”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

diabeteRoma 16 febbraio alle ore 14.00 al NH Vittorio Veneto, Corso d’Italia 1 workshop istituzionale “Il Paziente al centro: la gestione integrata della cronicità” che si svolge nell’ambito del progetto “Insieme per il cuore”. In questa occasione i rappresentanti istituzionali e le Società scientifiche si confronteranno sul Piano Nazionale della Cronicità, approvato lo scorso settembre dalla Conferenza Stato-Regioni, e analizzeranno il nuovo modello di cura, con un focus specifico sulla gestione integrata del paziente diabetico anziano e del paziente post sindrome coronarica acuta (SCA).

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“Il trattamento del bambino diabetico: nuove prospettive terapeutiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

milano10Milano Mercoledì 12 ottobre 2016 ore 11.30 Circolo della Stampa, corso Venezia 48 Il diabete di tipo 1 in Italia colpisce 300 mila persone tra cui 18 mila bambini e adolescenti. Questa è la forma più grave della malattia e richiede terapie invasive, come la somministrazione di insulina da quattro a sei volte al giorno oppure l’utilizzo di un microinfusore. Secondo lo studio “Diabetes Attitudes Wishes and Needs – DAWN YOUTH™” il diabete di tipo 1 causa ‘distress emotivo’ e costringe un genitore su due ad abbandonare il proprio lavoro per potere prestare assistenza al figlio. Una delle maggiori preoccupazioni risulta essere la paura di incorrere in episodi di ipoglicemia che si manifestano per lo più attraverso palpitazioni, tremore, ansia, giramenti di testa, confusione, fino alla perdita di conoscenza. Affrontarla è diventato però più semplice, grazie alla ricerca scientifica e ai meccanismi d’azione delle nuove insuline da oggi disponibili anche per i più piccoli.Ne parleremo con:
Costas Piliounis, Vice President Novo Nordisk e General Manager Italia
Franco Cerutti, Presidente Società italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP)
Fortunato Lombardo, Coordinatore del Gruppo di Studio SIEDP sul diabete
Angela Bulotta, Direttore Medico Novo Nordisk
Stefano Tumini, Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica, Ospedale di Chieti
Modera Michela Vuga, Direttore OK Salute

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Il calcio nelle arterie è l’oroscopo del diabetico

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Il tasso di calcificazione delle arterie coronarie (Cac) è un marcatore importante per la diagnosi di aterosclerosi e la sua progressione è associata in modo indipendente alla mortalità per tutte le cause nella popolazione generale ma non in modo altrettanto convincente nei pazienti con diabete mellito. Eppure la coronaropatia è la prima causa di morte nei diabetici che, in più del 70% dei casi, muoiono per cause cardiovascolari. Tutte le manifestazioni di danno arterioso, dall’ictus all’infarto, dall’angina alla morte cardiaca improvvisa sono due volte più frequenti nei diabeti ci che nella popolazione generale. Per questo Sarkis Kiramijyan e collaboratori del HarborUcla Medical center di Torrance, in California, hanno messo a punto uno studio, pubblicato sull’Americal journal of cardiology, con lo scopo di valutare le differenze nella progressione della calcificazione coronarica, gli effetti della terapia con statine e la mortalità per tutte le cause in soggetti con e senza diabete mellito. «Abbiamo reclutato 296 persone con diabete di tipo 2, asintomatiche per disturbi cardiovascolari, e 300 controlli» spiega Kiramijyan. «Il tasso di calcificazione coronarica è stato valutato alla partenza e poi dopo due anni». Sono stati misurati il tasso di variazione assoluta del Cac, la progressione percentuale (deltaCAC%) e gli effetti della terapia con statine sulla sopravvivenza libera da eventi. Il follow-up medio è stato di circa cinque anni e mezzo. La variazione assoluta di Cac è stata pari a 81 +/- 10 nei pazienti diabetici e 34 +/- 5 nei controlli (differenza altamente significativa in termini statistici). La percentuale di progressione annuale di Cac è stata del 29 +/- 9% nei diabetici e del 10 +/- 7% nei controlli. Anche questa differenza è significativa. Il rischio di morte è quasi doppio nei diabetici con un deltaCac dal 10 al 20% (rischio relativo 1,88), più del doppio con un deltaCac tra 21 e 30% (rischio relativo 2,29) e quasi sette volte maggiore con un deltaCac maggiore del 30% (rischio relativo 6,95). Viceversa la terapia con statine riduce la mortalità per tutte le cause del 70% circa nei soggetti di controllo, della metà nei diabetici senza progressione di Cac e del 30% circa in pazienti diabetici con un aumento progressivo delle calcificazioni arteriose. In sostanza, la progressione della calcificazione è stata più rapida, e il tasso di sopravvivenza libero da eventi più basso, nei soggetti diabeti ci rispetto ai controlli, con un andamento proporzionale alla progressione di Cac. «I risultati suggeriscono che la progressione di Cac sia un fattore predittivo indipendente di mortalità nei pazienti diabetici» conclude Kiramijyan. «In studi precedenti, la calcificazione arteriosa era considerata solo alla baseline, mentre la sua analisi nel corso dei follow-up consente di intervenire tempestivamente e con una terapia più intensa ed efficace nei casi a rischio». Am J Cardiol 2013; 111:356-361

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Nel diabetico, meglio la chirurgia dell’angioplastica

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

I pazienti con diabete e arteriopatie diffuse stanno meglio (e costano meno) quando vengono rivascolarizzati chirurgicamente con by-pass rispetto a quando si usa l’angioplastica percutanea. Non solo: la “vecchia” tecnica, apparentemente più invasiva, risulta avere un migliore profilo di costo-efficacia. Lo dimostra Freedom, uno studio pubblicato su Circulation e condotto su 1.900 pazienti con diabete e arteriopatie diffuse, sottoposti in modo randomizzato a uno dei due interventi in esame. Il follow-up è durato 5 anni (dal 20 05 al 2010) ma i risultati sono stati utilizzati per ottenere, con l’aiuto di apposito programma, una proiezione di costo-efficacia sulla durata della vita ipotizzabile in base ai dati epidemiologici e ai costi sanitari statunitensi. «Benché il costo iniziale della chirurgia sia più alto di quello dell’angioplastica, soprattutto per via dei giorni di ricovero, il follow-up a cinque anni suggerisce che i miglioramenti clinici associati alla procedura più invasiva portino a una riduzione dei costi a lungo termine» spiega Elizabeth A. Magnuson, cardiologa del Saint Luke’s mid America heart institute di Kansas City che ha coordinato un ampio gruppo di ricercatori. Ad alzare i costi dell’angioplastica è la necessità di ripetere frequentemente la procedura negli anni successivi. Nonostante ciò, se si tiene conto dei calcoli a cinque anni, questa procedura rimane più conveniente. È la proiezione sulla totalità della vita a ribaltare l’esito dell’analisi, con guadagni sostanziali sia nell’aspettativa di vita sia nella qualità di vita per anno guadagnato a favore della chirurgia. Non solo si risparmiano circa 10.000 dollari l’anno per tutta la durata della vita del paziente, ma anche la qualità della sopravvivenza è migliore. «Questo studio fornisce dati consistenti con quelli precedenti, in particolare per quanto riguarda il rapporto di costo-efficacia dell’angioplastica nei 12 mesi post intervento» spiega l’esperta. «Benché vi sia un aumento dell’uso dell’angioplastica in molti Paesi, anche perché i pazienti tendono a preferirla per la minore invasività, il risultato non ci sorprende e dovrebbe far riflettere sull’organizzazione del trattamento dei disturbi vascolari nei pazienti diabetici».(fonte cardiologia33)

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Piede del diabetico

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

Nel 2025 i diabetici nel mondo saranno 350 milioni: una vera e propria epidemia, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa ne soffre il 5% della popolazione con punte del 12% nei Paesi del Nord. Quasi due pazienti su 10 (15%) svilupperanno una lesione ulcerativa del piede, che nell’85% dei casi precede un’amputazione di gamba o di coscia. Secondo le stime, in Italia il 5% della popolazione soffre di diabete. Ogni anno è colpito da lesioni ulcerative del piede l’1,5% dei pazienti con diabete.Il Centro Interdipartimentale del Piede Diabetico dell’ICCS Milano, attivato nel 2009, è uno dei centri di riferimento a livello italiano dove si visitano, in media, 40 persone al giorno. Ad oggi sono stati effettuati circa 500 interventi. Il reparto è composto da 27 letti di degenza ordinaria. Il Centro dispone inoltre di una sala operatoria dedicata 24 ore su 24. I ricoveri possono avere sia carattere di elezione per interventi programmati che carattere di urgenza per il paziente che giunge direttamente dal Pronto Soccorso dell’ICCS o da altri ospedali ed ambulatori del piede diabetico. Il paziente può essere inviato al Centro direttamente dal proprio medico di famiglia o da colleghi di altri ambulatori o ospedali. L’equipe prevede inoltre una doppia reperibilità chirurgica che permette di effettuare interventi chirurgici in urgenza, in caso di infezioni severe del piede, 24 ore su 24, diventando così un centro di riferimento per il Pronto Soccorso. Ma quali sono i primi campanelli d’allarme che il diabetico non deve sottovalutare? Una sensazione di “formicolio o di punture di spillo” sia ai piedi che alle gambe, prevalentemente nelle ore notturne, tanto da interferire con un sonno tranquillo. Quando viene perduta la sensibilità del piede, il cammino può risultare difficoltoso ed incerto. Talvolta sulla pianta del piede possono comparire delle callosità non dolenti, e quindi non avvertite dal paziente, che tendono, se non curate, a trasformarsi in lesioni ulcerative. Anche una calzatura stretta o un chiodo all’interno di una calzatura possono produrre delle ulcere del piede proprio per la mancanza della sensibilità al dolore. Uno dei sintomi classici della vascolopatia è la comparsa di dolore ai polpacci dopo un periodo di cammino più o meno lungo o addirittura a riposo. Purtroppo a causa della coesistenza della neuropatia con perdita della sensibilità al dolore questo campanello d’allarme non è avvertito in circa il 50% dei pazienti. Il dolore, quando è presente, indica che il muscolo della gamba non riceve una quantità di sangue sufficiente durante la marcia o, nei casi più gravi, anche a riposo. Anche quando la malattia è ormai in stadio avanzato è ancora possibile mettere in atto interventi conservativi dell’arto. Nei casi di malattia avanzata la cute del piede può essere fredda e presentarsi di colore rosso o bluastro con lesioni ulcerative talvolta anche molto piccole ma molto dolenti.

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Diabete, ischemia dell’arto e rischio amputazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2009

Nei pazienti diabetici con ischemia critica degli arti, il rischio di mortalità o amputazioni maggiori è considerevole. Tuttavia, la riduzione del tasso di amputazioni nei pazienti diabetici con piede diabetico ischemico è possibile con l’uso estensivo della rivascolarizzazione tramite bypass ed angioplastica periferica. Con l’uso di entrambe le tecniche si giunge ad una rivascolarizzazione del 95 percento dei pazienti, mentre all’inizio degli anni ’90 si poteva giungere solo al 25 percento. Il tasso di amputazione peraltro è nettamente inferiore nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione. Nel complesso, la chiave per il trattamento efficace di questi pazienti è l’approccio multidisciplinare: la rivascolarizzazione ed una corretta cura del piede possono migliorare la prognosi del paziente e ridurre la necessità di ulteriori interventi. Le coronaropatie comunque rimangono la principale causa di morte in questi casi, e pertanto è importante prestare attenzione al cuore e ricercare eventuali casi di ischemia silente per migliorarne la sopravvivenza. (Diabetes Care 2009; 32: 822-7)

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