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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘diabetologia’

Rinnovo dei piani terapeutici: la diabetologia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID) e la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) accolgono con favore la Determina AIFA che consente la prescrizione in rimborsabilità dei nuovi anticoagulanti orali anche da parte dei Medici di Medicina Generale. Le sottoscritte organizzazioni,rappresentanti della Diabetologia italiana,auspicano quanto prima il raggiungimento di una condizione analoga anche per quanto concerne i farmaci innovativi per la cura del diabete mellito
Nel periodo dell’emergenza Covid-19 appena trascorso, il rilascio dei Piani Terapeutici avrebbe comportato la presenza fisica dei pazienti presso gli ambulatori di Diabetologia, aumentando così il rischio di diffusione del contagio. Oggi l’opportunità che i Medici di Medicina Generale possano prescrivere in regime di rimborsabilità le terapie innovative per il diabete resta cruciale per tutte le ragioni che erano già valide prima della pandemia. Prima fra tutte la necessità di concorrere in modo sostanziale al superamento delle disparità di accesso ai farmaci innovativi ancora evidenti nel nostro Paese. Una non pari opportunità di cura, spesso su base regionale, che dipende non solo dalle differenti politiche di rimborso delle terapie adottate dalle singole Regioni, ma anche dall’impossibilità della prescrizione in regime di rimborsabilitàdei ‘nuovi’ farmaci da parte della Medicina Generale.
È fondamentale – proseguono AMD, SID eSIE– che i medici di famiglia “salgano a bordo” con un ruolo più attivo nella presa in carico della persona con diabete, secondo un nuovo modello di gestione integrata basato sul “triage della fragilità” della persona con diabete. Questo implica da un lato colmare il gap sul fronte dell’impiego di terapie che hanno fornito evidenze molto solide in merito alla loro efficacia e sicurezza nel migliorare gli esiti cardiovascolari e renali del diabete. Ciò implica anche, dall’altro lato, diventare sempre più parte attiva di quella rete clinica che, sfruttando al meglio gli strumenti innovativi sia farmacologici che telematici, renda più agevole e cost-effective la fruizione dell’assistenza specialistica da parte del paziente.Il diabetologo e il medico di medicina generale saranno nodi imprescindibili di questa rete virtuosa – concludono le tre Società Scientifiche. Lo specialista diabetologo sarà il regista del percorso di cura, con il compito di inquadrare la persona con diabete alla diagnosi e l’incarico del periodico triage della fragilità, necessario per indirizzarla nel luogo di cura più appropriato ai suoi bisogni. Il Medico di Medicina Generale sarà il più vicino punto di riferimento per la persona con diabete quando il suo percorso terapeutico non preveda alta intensità di cura.

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Conferenza stampa della Società italiana di diabetologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

diabeteLunedì 30 ottobre 2017 Ore 18.00 Museo dell’Ara Pacis, Roma Ingresso Via di Ripetta, 190 Sala 1° Piano/Terrazza conferenza stampa della Società italiana di diabetologia in occasione della giornata mondiale sul diabete. Interverranno: Giorgio Sesti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia
Enzo Bonora, Presidente della Fondazione Diabete Ricerca ONLUS Francesco Purrello, Presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia Simona Frontoni, Referente Nazionale SID della Giornata Mondiale del Diabete Michelangelo Galante, Presidente Federfarma Rovigo Maria Emilia Bonaccorso, Caposervizio Salute ANSA Al termine della conferenza seguirà una visita guidata alla Mostra di Katsushika Hokusai.

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Olio d’oliva, una ‘star’ sulla tavola delle persone con diabete (e non solo)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2016

olio-imbottigliatoUlteriori conferme, ammesso che ce ne fosse bisogno, degli effetti protettivi della dieta mediterranea e in particolare dell’olio extravergine d’oliva, l’oro verde dell’Italia. Uno studio di un gruppo di ricercatori della Società Italiana di Diabetologia dimostra che utilizzare, condire o cucinare gli alimenti con olio d’oliva, aiuti a contenere le impennate della glicemia dopo i pasti nei soggetti con diabete di tipo 1. Questo contribuisce a migliorare il controllo del diabete e dunque a proteggere i vasi dalle complicanze di questa malattia.Appena pubblicato online sulla rivista Diabetes Care, organo ufficiale dell’American Diabetes Association, lo studio condotto da Giovanni Annuzzi e Lutgarda Bozzetto del gruppo del professor Gabriele Riccardi, past president della Società Italiana di Diabetologia (SID) e della professoressa Angela Rivellese dell’Università di Napoli ‘Federico II’ dimostra dei benefici inediti dell’olio d’oliva. Questa ricerca made in Italy dimostra infatti che aggiungere olio d’oliva agli alimenti riduce l’indice glicemico dei pasti, ovvero le impennate post-prandiali della glicemia e può contribuire in questo modo a proteggere i pazienti dalle complicanze cardiovascolari e microvascolari del diabete.“Questa pubblicazione dimostra ancora una volta come il lavoro dei ricercatori italiani dell’area del diabete sia apprezzato dalla comunità scientifica internazionale – commenta il professor Enzo Bonora, presidente della SID – Nell’ultimo anno i ricercatori della SID hanno pubblicato oltre 500 lavori sulle più prestigiose riviste internazionali”.Le escursioni che fa la glicemia dopo un pasto, possono diventare vere e proprie impennate, se si consumano cibi a cosiddetto ‘indice glicemico’ elevato. Per indice glicemico si intende l’entità dell’aumento della glicemia dopo l’assunzione di alimenti a base di carboidrati, rispetto a un valore di riferimento rappresentato dall’assunzione di glucosio puro. Le attuali linee guida per il trattamento del diabete di tipo 1 raccomandano di calcolare le unità di insulina da somministrare ai pasti principali, basandosi sul contenuto di carboidrati degli alimenti che verranno consumati (la cosiddetta ‘conta dei carboidrati’). Tuttavia questo sistema, nonostante l’impegno profuso dai pazienti, non sempre si rivela efficace nel controllare in maniera ottimale la glicemia. E i motivi possono essere molti. L’elemento più determinante è tuttavia l’indice glicemico dei cibi consumati e il contenuto di fibre di un determinato alimento. Lo stesso gruppo di ricercatori della SID, autori del lavoro pubblicato su Diabetes Care, in uno studio precedente aveva dimostrato che inserire nella conta dei carboidrati anche una correzione che tenga conto dell’indice glicemico dei cibi aiuta a migliorare il compenso glicemico. Ma naturalmente, ad influenzare l’assorbimento dei carboidrati contribuiscono anche gli altri macronutrienti che entrano a far parte di un pasto, in particolare proteine e grassi. E’ sempre più evidente il ruolo che i grassi della dieta svolgono nell’influenzare i livelli di glicemia dopo un pasto. In generale i grassi tendono a ritardare i tempi di svuotamento gastrico e questo dovrebbe almeno in teoria tradursi in un’attenuazione del picco di glicemia post-prandiale. E’ stato dimostrato anche che l’indice glicemico di alcuni alimenti può essere ridotto addizionandoli con dei grassi. Ma i grassi non sono tutti uguali e le loro interferenze con la glicemia post-prandiale possono variare molto, a seconda della loro qualità (oltre che della quantità). Per valutare l’influenza di diversi tipi di grassi della dieta sulle escursioni glicemiche dopo un pasto, i ricercatori della SID hanno arruolato 13 pazienti con diabete di tipo 1 (8 donne e 5 uomini), tutti in trattamento con una pompa da insulina e sottoposti a monitoraggio continuo della glicemia con un sensore portatile (CGM). I partecipanti sono stati assegnati a consumare una serie di pasti con la stessa quantità di carboidrati ma costituiti:
a) da pasta e lenticchie, pane integrale e mela (a basso indice glicemico) oppure
b) riso, pane bianco e banana (ad alto indice glicemico).
Entrambi i tipi di pasto sono stati somministrati ai pazienti in tre diverse ‘declinazioni’ relativamente al contenuto di grassi:
1) poveri di grassi (‘low fat’)
2) pasto ricco di grassi saturi (burro)
3) pasto ricco di grassi monoinsaturi (olio extravergine d’oliva, EVOO).
Come atteso, i pasti ad alto indice glicemico hanno determinato un aumento della glicemia maggiore e più precoce rispetto a quelli a basso indice glicemico. Tuttavia, la novità rilevante di questo studio è stata che, nell’ambito dei pasti ad alto indice glicemico, l’aggiunta di olio d’oliva extravergine attenuava il picco di glicemia post-prandiale osservato sia con il pasto con burro che con quello a basso contenuto di grassi (low-fat).Le ricadute pratiche di questi risultati sono:
1) Nel calcolare le unità di insulina che è necessario somministrare in occasione di un pasto non basta conteggiare il contenuto dei carboidrati e la loro qualità, ma bisogna tener conto anche della quantità e della qualità dei grassi utilizzati come condimento o per cucinare, specialmente quando il pasto è ad alto indice glicemico
2) Ci sono altre buone ragioni per preferire l’olio d’oliva nella dieta delle persone con diabete. “L’olio extravergine d’oliva rappresenta una degli alimenti cardine della dieta mediterranea, modello di alimentazione sana in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di molte altre patologie croniche – precisa Angela Rivellese – Gli effetti benefici dell’olio extravergine di oliva sui fattori di rischio cardiovascolare e, in particolare, sui livelli di colesterolo, sulla pressione arteriosa, sull’accumulo di grassi nel fegato, sulla utilizzazione del glucosio a livello muscolare, dipendono principalmente dal tipo di grassi in esso contenuti, in gran parte insaturi, a differenza di quelli contenuti nel burro, nella panna, nei formaggi e nelle carni grasse che sono prevalentemente saturi. Tuttavia, l’olio extravergine di oliva contiene anche altri composti bioattivi, quali i polifenoli, che sono sostanze con elevato potere antiossidante che aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e contribuiscono ai molteplici effetti salutari dell’olio extravergine di oliva, incluso il buon controllo della glicemia dopo i pasti”.“I risultati di questo studio sono stati ottenuti in pazienti diabetici in trattamento insulinico – sottolinea Gabriele Riccardi – tuttavia, è verosimile che analoghi benefici possano ottenersi anche in coloro che sono in trattamento con altri farmaci o addirittura con sola dieta, dal momento che la presenza di picchi elevati di glicemia dopo i pasti rappresenta una caratteristica generale della malattia diabetica, non facilmente controllabile con la terapia. Pertanto, uno o due cucchiai di olio extravergine di oliva ai pasti – senza esagerare in quanto anch’esso, come tutti i grassi, è altamente energetico – possono aiutare a moderare la glicemia senza dover limitare eccessivamente gli alimenti che contengono carboidrati, anche quelli come pane, riso, polenta e patate che hanno un indice glicemico più elevato”. Evitare i picchi glicemici rappresenta un obiettivo importante della terapia del diabete giacché essi contribuiscono a danneggiare la parete arteriosa facilitando così l’infiltrazione di cellule infiammatorie. Questo processo determina, a lungo andare, un irrigidimento dei vasi a cui fa seguito un inadeguato afflusso di sangue ai tessuti a livello di cuore, rene, occhi, piedi; è proprio questo che poi determina le gravi e invalidanti complicanze croniche del diabete. L’olio extravergine di oliva è il condimento ideale anche per chi non ha diabete, perché aiuta a combattere quei fattori di rischio cardiovascolare che sono, purtroppo, diffusi nella maggioranza delle persone che hanno superato la mezza età e sono oggi sempre più comuni anche nei giovani adulti.

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La Società Italiana di Diabetologia per il monitoraggio Aifa

Posted by fidest press agency su martedì, 7 ottobre 2014

diabete_21-300x224La società di diabetologia esprime piena soddisfazione per il risultato dei dati del monitoraggio AIFa su sitagliptin, vildagliptin ed exenatide. Pubblicato oggi sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases il risultato dei primi anni di monitoraggio AIFa delle terapie basate sulle incretine. Lo studio rappresenta la fotografia real life dello stato di salute di tutti gli italiani trattati con sitagliptin, vildagliptin e exenatide dal febbraio 2008 all’agosto 2010. Si tratta dunque primo ed unico registro globale sulla prescrizione, gli effetti collaterali e l’efficacia e di questa nuova classe di farmaci L’efficacia di queste terapie è risultata superiore alle aspettative: la riduzione dell’emoglobina glicata è stata di circa l’1% (nei trial clinici è dell’ordine dello 0,6-0,8%). Sul fronte degli effetti collaterali, le terapie basate sulle incretine si confermano molto sicure e ben tollerate. Su 75.283 pazienti iscritti nel registro AIFa, sono stati registrati solo 12 casi di pancreatite, una percentuale inferiore sia a quella registrata nei trial clinici, ma anche a quella attesa per la popolazione diabetica. In Italia, la prescrizione delle terapie basate sulle incretine (analoghi del GLP-1 e DPP4-inibitori), è soggetta al monitoraggio dell’agenzia del farmaco (AIFa), sin dal momento della loro introduzione sul mercato. La rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases pubblica oggi i tanto attesi dati, relativi ai primi anni di monitoraggio delle terapie basate sulle incretine, dal febbraio 2008 all’agosto 2010, relativi a 75.283 pazienti con diabete iscritti nel registro AIFa.La popolazione in oggetto, registrata da 3.741 specialisti diabetologi afferenti a 1.278 centri, presentava un ampio range di età (6.125 pazienti avevano un’età uguale o superiore ai 75 anni), di indice di massa corporea (22.015 pazienti presentavano un BMI uguale a superiore a 35 Kg/m2) e di controllo metabolico (3.151 pazienti presentavano un’emoglobina glicata uguale o superiore all’11%).I pazienti arruolati nel registro di monitoraggio costituivano dunque un gruppo assai eterogeneo, non contemplato nella popolazione arruolata nei trial clinici registrativi di questi farmaci. Anche per questo i dati del registro AIFa forniscono preziose e inedite informazioni circa l’azione terapeutica e gli effetti indesiderati delle terapie basate sulle incretine, in una condizione di vita reale.La maggior parte dei soggetti era in terapia anche con metformina, con o senza aggiunta di sulfaniluree, mentre rari erano i pazienti in trattamento con glitazone. Meno dell’1% dei trattati era in monoterapia con sitagliptin.“Questo lavoro – afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia – reso possibile grazie alla collaborazione di migliaia di diabetologi italiani, che hanno registrato per anni moltissimi dati su oltre 75 mila pazienti e la cui stesura ha visto il contribuito come autore del professor Giulio Marchesini, autorevole membro della SID, presenta dati sui nuovi farmaci anti-diabete, raccolti usando un punto di osservazione diverso rispetto a quello dei classici studi registrativi (trial clinici randomizzati).E’ uno spaccato del mondo reale – prosegue Bonora – che non ha le forzature imposte da trial, il cui il contesto è ‘artificiale’ . I risultati di questo studio sono molto incoraggianti e rassicuranti. Incoraggianti perché i benefici dei farmaci in esame sul controllo glicemico sono stati superiori a quelli attesi e si sono osservati anche in soggetti anziani (in genere trascurati nei trial), in soggetti molto obesi e in soggetti con emoglobina glicata molto alta (1 su 5 di quelli con un valore superiore a 9% raggiungeva un valore inferiore al 7%). Rassicuranti perché gli eventi avversi sono stati rari, e quelli severi ancora di più, meno di 0.5 per 1000 pazienti per anno. Tassi ben inferiori a quelli attesi. Rarissime poi le pancreatiti (solo 12 casi in 30 mesi in 75 mila trattati): un’incidenza bassissima. Quanto alle ipoglicemie, un evento temibile perché condizionante la qualità della vita e foriero di complicanze anche fatali, sono state rare e confinate in genere ai soggetti che assumevano anche sulfoniluree, le vere responsabili dell’ipoglicemia. Si ha quindi una conferma solidissima – conclude Bonora – che si tratta di farmaci efficaci e sicuri, in armonia con un vecchio concetto ippocratico: la sicurezza è ancora più importante dell’efficacia (primum non nocere)”. “Ringrazio il professor Luca Pani – afferma il professor Andrea Giaccari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, editor della rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases – di aver scelto NMCD, quinta rivista al mondo di diabetologia, per pubblicare i dati del registro AIFa. Sono certo che questi risultati di AIFa saranno molto utili a tutto il mondo del diabete. Si tratta infatti del primo ed unico registro davvero globale sulla prescrizione, gli effetti collaterali e l’efficacia e di questa nuova classe di farmaci. Grazie ad AIFa ed a NMCD, per una volta, l’Italia è prima nel mondo”.
“Negli ultimi tempi – conclude il prof. Bonora – è stata instaurata una proficua collaborazione fra le società scientifiche dell’area diabetologica (SID e AMD) e AIFa al fine di individuare strategie sostenibili per garantire ai 4 milioni di persone con diabete italiane i frutti della ricerca nel campo di terapia. Oltre alle incretine, sono in arrivo anche altre classi di farmaci per il diabete e il loro uso potrà essere possibile solo con un rispetto attento dell’appropriatezza prescrittiva, non solo dei farmaci ma anche dei dispositivi, degli esami di laboratorio e strumentali e dei ricoveri ospedalieri. Una saggia spending review per liberare risorse per avvantaggiarsi dell’innovazione”.

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La cura del diabete con le staminali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2013

A scheme of the generation of induced pluripot...

A scheme of the generation of induced pluripotent stern (iPS) cells. (1)Isolate and culture donor cells. (2)Transfect stern cell-associated genes into the cells by viral vectors. Red cells indicate the cells expressing the exogenous genes. (3)Harvest and culture the cells according to ES cell culture, using mitotically inactivated feeder cells (lightgray). (4)A small subset of the transfected cells become iPS cells and generate ES-like colonies. (Photo credit: Wikipedia)

L’idea di curare il diabete, sostituendo il pezzo difettoso, la funzione d’organo mancante, con un trapianto di pancreas o di isole pancreatiche, risale a diversi decenni fa. Ma gli ostacoli a questo tipo di terapia sono molti e riguardano principalmente la scarsità dei donatori e il sistema immunitario del ricevente che, se non tenuto a bada, finisce col distruggere le cellule trapiantate.Non è semplice trovare donatori e quindi bisogna trovare altri fonti di beta cellule. Un tentativo è quello di ‘fabbricarne’ di nuove. I metodi potenziali per ottenere questo risultato in vivo sono sostanzialmente due: sfruttare le cellule staminali/progenitrici normalmente presenti nel pancreas per farle rigenerare (metodo assai controverso) oppure realizzare una ‘trans-differenziazione’ di cellule diverse dalle beta-cellule (es. dei fibroblasti). I metodi ex vivo (cioè al di fuori del corpo del paziente) prevedono invece di espandere, cioè di far moltiplicare le cellule del donatore o di differenziare delle cellule staminali pluripotenti. “Grazie alle nuove tecnologie e agli avanzamenti della ricerca – afferma Shimon Efrat, del Dipartimento di genetica Umana dell’Università di Tel Aviv e uno dei massimi esperti mondiali in terapia con cellule staminali applicata al diabete – oggi siamo in grado di espandere in maniera importante le cellule beta pancreatiche prelevate da un donatore, al punto che dalle cellule estratte da un solo pancreas siamo in grado di produrne una quantità sufficiente per migliaia di potenziali riceventi. Ma le cose non sono così facili come potrebbe sembrare: un conto è infatti riuscire ad avere un grande numero di cellule, un altro è quello di mantenerne intatta la loro capacità di produrre insulina, che è quanto serve per trattare la persona con diabete. In teoria oggi è anche possibile ‘fabbricare’ cellule beta pancreatiche anche a partire da un fibroblasto o da cellule cutanee ma la via ancora altamente sperimentale. Per produrre un grande numero di cellule beta a partire da un piccolo gruppo di isole pancreatiche è necessario prima manipolarle per farle regredire ad uno stadio simile a quello embrionario, andando cioè ad ottenere le cosiddette ‘induced pluripotent stem cells’ (iPS); in questo stadio, è abbastanza facile fare espandere le cellule, cioè ottenerne un gran numero. Successivamente, mettendole a contatto con delle miscele di cosiddetti ‘fattori solubili’ è possibile far tornare adulte queste iPS, riportandole a “maturazione” cioè facendo riacquisire loro le caratteristiche di beta cellule adulte in grado di produrre insulina.Queste cellule ridifferenziate per ora sono state utilizzate solo in esperimenti sugli animali, ma i risultati sono molto promettenti. Nel topo ad esempio, sono in grado di correggere l’iperglicemia. Per quanto riguarda l’uomo, siamo ancora fermi agli esperimenti in vitro che tuttavia hanno dimostrato la possibilità di fare regredire ad uno stadio di ‘pluripotenza’ le beta cellule umane. In altre parole le iPS derivate dalle beta-cellule (BiPS) potrebbero un giorno rappresentare un’importantissima fonte di cellule staminali pluripotenti dalle quali ricavare cellule beta pancreatiche per trapianti. E nel frattempo, gli scienziati fanno pratica di ‘trans-differenziazione’, partendo da un fibroblasto per arrivare a cellule beta pancreatiche, per applicazioni che si avvicinano sempre più ad esperimenti di stretto interesse per la pratica clinica. Si è riusciti ad esempio, isolando fibroblasti da pazienti con diabete di tipo 2 a transdifferenziarli in cellule beta-pancreatiche con le caratteristiche del paziente con diabete di tipo 2. Queste cellule, coltivate in laboratorio possono essere utilizzate dall’industria farmaceutica per fare esperimenti con nuovi farmaci anti-diabetici su un modello ‘in vitro’, mai utilizzato prima assimilabile ad una persona con diabete ‘in provetta’. Uno scenario da fantascienza, molto più vicino di quanto si pensi. “Le ricerche presentate dal Prof. Efrat – commenta il professor Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana d Diabetologia – rappresentato un fronte avanzato della ricerca che apre nuove speranze per la cura del diabete. Certo, la strada è ancora lunga ma lo sforzo dell’intera comunità scientifica diabetologica, va seguita passo passo perché è solo dalla ricerca e dal suo sostegno che può venire a risposta che molte persone con diabete attendono”.

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Pianeta diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2013

Riccione. Prende il via a Riccione la VI° edizione di ‘Panorama Diabete’, una ‘quattro giorni’ che è entrata ormai nella tradizione delle attività congressuali della Società Italiana di diabetologia (SID) che si alterna con il congresso nazionale, più orientato agli aspetti clinici. Al convegno parteciperanno poco meno di un migliaio di diabetologi, che avranno l’occasione di confrontarsi sulle tematiche più attuali nel campo della terapia e delle complicanze del diabete, oltre che di alcuni aspetti legati alle problematiche inerenti l’organizzazione sanitaria.“Il Convegno – come illustra il professor Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è anche l’occasione per la riunione dei gruppi di studio della SID. Ci sono aspetti del programma che mi piace sottolineare, che riguardano novità salienti nel campo della terapia: è previsto un meeting sul diabete di tipo 1 – condizione gravata dal fatto di richiedere la somministrazione di dosi multiple di insulina con più di una dose al giorno e la misurazione frequente della glicemia mediante una puntura del dito – e uno sulle nuove tecnologie, dove c’è una grande speranza, sia nel campo medico ma soprattutto tra le persone con diabete, puntata alle soluzioni più definitive e anche più sicure che permettano un’ulteriore miglioramento della qualità di vita. Si discuterà dello sviluppo di nuove cellule in grado di produrre insulina, a partire dalle cellule staminali, e si cercherà di capire come sfruttare quello che già avviene in natura – cioè prolungare quella che è nota come la ‘luna di miele’ del soggetto che ha una nuova diagnosi di diabete di tipo 1 e che molto frequentemente va incontro, dopo un iniziale trattamento, ad una specie di remissione – e si discuterà di come e se è possibile prolungare questa ‘luna di miele’ ed evitare così al soggetto di dover ricorrere alla terapia insulinica.Altro tema al centro del dibattito la possibile ipotesi del ripristino delle isole pancreatiche e delle soluzioni migliori per farle sopravvivere, in modo tale da garantire la loro funzione di produzione dell’insulina ed evitare in questo modo il ricorso alle iniezioni di insulina. E infine l’ipotesi di soluzioni tecnologiche tipo ‘pancreas artificiale’, un’apparecchiatura che sia in grado di misurare costantemente la glicemia ed erogare l’insulina in quantità tale da mantenere la ‘normoglicemia’. Un altro punto molto interessante del convegno è la discussione sulla sicurezza dei nuovi farmaci – in particolare delle incretine – sui dubbi relativi alla sicurezza fugati anche dalla recente presa di posizione dell’EMA. Le terapie basate sulle incretine sono efficaci, sicure, non danno rischio di ipoglicemie e non determinano un aumento del peso. Per tutte queste caratteristiche dovrebbero idealmente trovare una collocazione in una fase precoce della malattia, anziché essere usate tardivamente e solo su poche categorie di pazienti come vorrebbe la revisione prescrittiva approntata dall’AIFA. Il congresso cercherà di mettere in evidenza gli aspetti a favore e contrari sulla sicurezza delle incretine, un argomento seguito attentamente dai partecipanti.Non si parlerà solo di temi legati alla terapia e alla diagnosi, ma anche di alcune tematiche ‘particolari’: c’è un simposio dedicato ai problemi della ‘donna e il diabete’, che per sua caratteristica è fisiologicamente diversa: va incontro alla gravidanza – condizione iperglicemizzante – e alla menopausa, che comporta una revisione del profilo endocrino e quindi del rischio di diabete, alla propensione ad alcune complicanze.Fra i vari argomenti uno in particolare, estremamente attuale, merita di essere evidenziato: quello della pubblicità ingannevole in diabetologia. Si può leggere ovunque – navigando su internet alla ricerca di novità e soluzioni, come fa la gran parte della popolazione italiana – trovando suggerimenti e consigli pochi dei quali sono validati, e questa condizione di falsa e ingannevole pubblicità può portare a situazioni critiche che già stiamo vivendo in altri settori (non diabetologici) come per la ‘terapia stamina’, con tutte le polemiche e i problemi in atto. Abbiamo bisogno di far arrivare alle tante persone affette da diabete informazioni sicure, certe e che non facciano crescere speranze illusorie, perché è importante sapere che la malattia diabetica è una patologia che può avere delle complicanze ma che può essere gestita in modo intelligente: è oggetto di grande studio e spero si sia in grado di portare presto a ‘grandi’ soluzioni. ma saranno proprio gli esperti del settore i primi a renderle pubbliche, e con discussioni proprio in ambito scientifico diabetologico come è, appunto, Panorama Diabete”.Maria Rita Montebelli, Andrea Sermonti)

 

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Diabete: La nuova insulina degludec riduce il tasso di ipoglicemia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 Maggio 2012

Presentati al 24° congresso della Società Italiana di Diabetologia, in svolgimento a Torino, i risultati di due studi clinici di fase 3 condotti con la nuova insulina degludec di Novo Nordisk, pubblicati poche settimane fa sulla rivista The Lancet. Gli studi hanno coinvolto complessivamente 1.635 persone con diabete di tipo 1 e 2, curate con l’insulina degludec (in fase di registrazione presso FDA ed EMEA, le autorità regolatorie americana ed europea) o con l’insulina glargine (già disponibile sul mercato).1,2Entrambi gli studi, disegnati in modo da garantire il raggiungimento di analoghi livelli di glicemia a digiuno (treat-to-target), hanno dimostrato che l’insulina degludec, a parità di controllo dell’HbA1c, ha permesso di ridurre del 25% il tasso di ipoglicemie notturne.“Le ipoglicemie rappresentano l’effetto collaterale della cura per il diabete che maggiormente preoccupa paziente e medico – ha spiegato Salvatore Caputo, Dirigente medico dell’Unità di Diabetologia al Policlinico Gemelli di Roma – tanto da portare a volte a ridurre la quantità di insulina giornaliera, il che ha evidentemente un effetto negativo sul controllo della malattia. Non si deve d’altra parte sottostimare la pericolosità delle ipoglicemie che rendono la persona con diabete più vulnerabile in relazione all’innesco di una serie di meccanismi potenzialmente dannosi sia sul sistema cardiovascolare sia sul sistema nervoso”. “Naturalmente, le più pericolose sono proprio quelle notturne, perché avvengono quando la persona dorme, non cosciente di ciò che sta accadendo, e, pertanto, impossibilitata a prendere le opportune misure correttive”, ha aggiunto.“Le caratteristiche della formulazione di un’insulina basale ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore senza causare ipoglicemia. Sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che in quelli con diabete di tipo 2 è molto importante disporre di una insulina con queste caratteristiche” ha spiegato Francesco Giorgino, Professore di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all’Università degli Studi di Bari. “L’insulina Degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina che, grazie al suo profilo farmacocinetico ultralento, ha una durata d’azione superiore alle 24 ore e un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. Dalla ridotta variabilità d’azione dipende un profilo glicemico più stabile che assicura il raggiungimento dei target glicemici con una importante riduzione del rischio di ipoglicemia”, ha concluso.
1. Garber AJ, King AB, Del Prato S et al. The BEGIN Basal-Bolus Type 2 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine for basal-bolus therapy in type 2 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012: 379, pp 1498-507.
2. Heller S, Buse J, Fisher M et al. The BEGIN™ Basal-Bolus Type 1 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine in basal-bolus therapy with mealtime insulin aspart in type 1 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, open-label, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012; 379, pp 1489-97

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Nuovo presidente medici diabetologi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2011

Carlo Bruno Giorda, torinese, 56 anni, è il nuovo Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la società scientifica storicamente radicata nel Servizio Sanitario Nazionale, cui fa capo la rete italiana degli oltre 650 Servizi di diabetologia e a cui aderiscono oltre 2.100 diabetologi italiani. Succede a Sandro Gentile che ha guidato l’associazione nel biennio giugno 2009-maggio 2011. Il cambio della guardia è avvenuto a conclusione del XVIII Congresso nazionale AMD che si è chiuso nel weekend a Rossano Calabro (Cosenza). Nel corso della manifestazione è stato anche eletto il nuovo Vicepresidente AMD, Antonio Ceriello, che a sua volta succederà a Giorda nel giugno 2013. Nicoletta Musacchio è il nuovo Segretario dell’associazione.
Laureato in Medicina e Chirurgia a Torino, con specializzazione in endocrinologia e malattie metaboliche e in medicina del lavoro, Carlo B. Giorda è Direttore della Struttura complessa Malattie Metaboliche e Diabetologia, ASL Torino 5. Segretario del gruppo di studio Diabete e Malattie Cardiovascolari della European Association for the Study of Diabetes (EASD D&CVD), rappresenta l’Italia nei progetti di monitoraggio del diabete dell’Unione Europea (Eudip-European Diabetes Indicators Project ed Eucid-European Core Indicators in Diabetes). E’ membro della Commissione per l’assistenza diabetologica della Regione Piemonte.

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La tecnologia per il diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2011

Diagramma prevalenza diabete e obesità

Image via Wikipedia

Roma, 17 maggio, 2011 10:00 – 13:00 Sala Conferenze ex Hotel Bologna Senato della Repubblica Via di S. Chiara, 4 Stato dell’arte e prospettive future per un approccio tecnologicamente all’avan-guardia verso il Pancreas Artificiale Moderatore: Sara Todaro, Giornalista Il Sole 24 Ore Sanità. Introduce i lavori Antonio Tomassini, Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato, Presidente Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. Intervengono:
• Emanuela Baio Dossi, Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani e Commissione parlamentare per l’infanzia.
• Roberto Trevisan, Primario di Diabetologia presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo su La tecnologia per il Diabete
• Giorgio Grassi, Coordinatore Gruppo di Studio Tecnologia & Diabete SID-AMD Diabetologia Le Molinette di Torino sui nuovi sistemi integrati: affidabilità e precisione verso il pancreas artificiale
• Emanuela Baio Dossi, Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani, Commissione parlamentare per l’infanzia per esprimere il punto di vista delle istituzioni
• Marcella Marletta, Direttore Direzione Generale Farmaci e Dispositivi Medici, Ministero della Salute
• Fulvio Moirano, Direttore AGENAS
• Antonio Tomassini, Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato,Presidente Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione
• Paola Pisanti, Presidente Commissione Nazionale Diabete Direzione Generale Programmazione, Ministero della Salute
Seguono gli interventi dei rappresentanti delle società scientifiche:
• Marco Cappa, Presidente Eletto Società Italiana di Endocrinologia e Pediatria (SIEDP)
• Claudio Cricelli, Presidente Società Italiana di medicina generale (SIMG)
• Sandro Gentile, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD)
• Gabriele Riccardi, Presidente Società Italiana Diabetologia (SID)
• Umberto Valentini, Presidente Diabete Italia
E la voce delle associazioni dei pazienti:
• Tonino Aceti, Responsabile Nazionale CNAM di CittadinanzAttiva
• Vera Buondonno Lombardi Presidente Federazione Associazione Italiana Diabetici (FAND)
• Antonio Cabras, Presidente Federazione Nazionale Diabete Giovanile (FDG)
• Michele Calvisi, Presidente Associazione Diabete Mellito e Celiachia Sardegna (ADMS)
• Massimo Cipolli, Presidente Coordinamento Associazione Italiane Giovani Diabete (AGD)
• Roberto Cocci, Diabete Forum
• Gerardo Corigliano, Presidente ANIAD
• Marco Facchetti, Consigliere Sostegno 70
• M. Luigia Mottes, Presidente Associazione Diabetici Provincia di Milano
• Raffaele Scalpone, Presidente Associazione Italiana per la difesa degli interessi dei Diabetici
Le conclusioni saranno tratte dal ministro della salute Ferruccio Fazio.

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Alimentazione e diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

Educare i pazienti affetti da diabete di tipo 1 a gestire la propria condizione in modo piacevole e divertente, iniziando da una corretta alimentazione. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo dell’iniziativa intrapresa dal Servizio di Diabetologia e Malattie del Metabolismo della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale “Luigi Sacco”, che ha visto a conclusione del progetto formativo, la pubblicazione del libro “La merenda con il leone. La buona alimentazione per ragazzi con diabete, e non solo”, presentato in occasione di un incontro stampa cui hanno partecipato Alberto Scanni, Direttore Generale dell’Ospedale Luigi Sacco, Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco, Andrea Scaramuzza, Responsabile del Servizio di Diabetologia della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco e Julie Foster, European Vice President di Medtronic Diabetes.
Il volume, presto disponibile presso i Centri di Diabetologia Pediatrica di tutta Italia (circa 65), è il risultato di un anno di merende con i piccoli diabetici del Centro di diabetologia pediatrica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Il libro, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, punta a trasmettere ai giovanissimi e ai loro genitori  le regole corrette di un’alimentazione salutare che non rinunci al gusto. In particolare, i dodici appuntamenti distribuiti nell’arco di un anno si sono focalizzati su un pasto importante, spesso trascurato, come la merenda. Un momento poco gradito dai ragazzi con diabete che, nell’occasione, hanno potuto riacquistatre anche la dimensione ludica grazie alla partecipazione attiva di un “testimonial” simpatico e divertente come il Leone Lenny.
“Il diabete di tipo 1, una volta chiamato insulino-dipendente, colpisce in Italia 250.000 persone di cui 20.000 tra gli 0 e i 18 anni  – dichiara Gian Vincenzo Zuccotti – Il nostro Centro segue 240 pazienti (circa il 10% di quelli della Lombardia), effettuando in media 700 visite l’anno e si è sempre distinto per l’alta specializzazione dei trattamenti. Il 58% dei nostri pazienti, infatti, è trattato con microinfusori, piccoli dispositivi sottocutanei per la somministrazione continua di insulina, oggi dotati anche di un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia”. Nel diabete di tipo 1, malattia caratterizzata da una mancanza di secrezione di insulina, l’alimentazione non è causa della malattia, ma diventa elemento critico nella gestione della patologia, in quanto spesso associato al concetto di restrizione e limitazione dell’assunzione di alcuni cibi, perché dannosi.

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Il diabete a Bergamo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

Bergamo  12 novembre dalle 16 al Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni (ex Borsa Merci) di via Petrarca a Bergamo un convegno celebrerà i primi dieci anni di attività del reparto di Diabetologia degli Ospedali Riuniti e i 30 anni dell’Associazione Diabetici Bergamaschi, storicamente a fianco dell’Ospedale nel sostegno ai pazienti con questa patologia.  Dopo l’introduzione affidata al direttore generale degli Ospedali Riuniti, Carlo Bonometti, e al Presidente dell’Associazione Diabetici Bergamaschi, la parola passerà a Roberto Trevisan, primario del reparto di Diabetologia di Bergamo, che ripercorrerà i dieci anni di storia di un reparto nato nel marzo 2000 proprio con il suo arrivo dall’Università di Padova. In questi primi 10 anni il reparto ha visto crescere rapidamente il numero di diabetici regolarmente seguiti, fino ad arrivare agli attuali 8 mila. Mille di questi sono diabetici di tipo 1, quelli insulino-dipendenti, tra cui 150 bambini.  L’Associazione Diabetici Bergamaschi Onlus è stata costituita nel 1980 con lo scopo di contribuire alla lotta contro il diabete attraverso la promozione di informazioni per la prevenzione della malattia, il reinserimento del diabetico in attività idonee alle sue attitudini e possibilità, l’assistenza nella risoluzione delle problematiche che possono interessarlo a causa del suo stato. Da trenta anni svolge la propria attività grazie ai molti volontari che si sono resi disponibili.
Il trapianto di rene-pancreas viene attualmente eseguito nei diabetici insulino dipendenti affetti da insufficienza renale terminale. I pazienti che ricevono questo tipo di trapianto diventano completamente indipendenti dall’insulina fin dal primo giorno post-operatorio e mantengono questo stato per molti anni. Ai Riuniti il trapianto combinato rene-pancreas viene eseguito dal 2008 e ad oggi sono stati operati con successo 2 pazienti.  A seguire Alberto Maran, direttore della Malattie del Metabolismo dell’Università di Padova, ripercorrerà le opzioni terapeutiche a disposizione, che vanno dal monitoraggio continuo della glicemia al pancreas artificiale, dispositivo che sostituisce la funzione endocrina del pancreas. In conclusione è in programma una tavola rotonda sul ruolo delle istituzioni e delle associazioni nel trattamento del diabete, che vedrà la partecipazione di Giuseppe Remuzzi, primario della Nefrologia dei Riuniti, Giuseppe Imbalzano, direttore sanitario dell’ASL di Bergamo, Antonio Bossi, direttore della Diabetologia dell’Ospedale di Treviglio, Italo Nosari, diabetologo dei Riuniti, Claudio Mascaretti, medico di assistenza primaria, Leonio Callioni, assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo, e Roberto Benedetti, vicepresidente dell’ADB. (foto trevisan)

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Premiata la Diabetologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

Grande soddisfazione per l’unità operativa di diabetologia dell’Asl 11 che è stata insignita del premio “Dawn Award 2010 Premio Lucia Zilli” per il progetto “La consulenza infermieristica strutturata sulla terapia educazionale del paziente diabetico ospedalizzato”. Il progetto, presentato da un gruppo di infermieri della diabetologia composto da Emilia Addivinola, Daniela Pasqualetti, Massimiliano Telleschi e Angela Tudisco, sarà premiato il prossimo 21 giugno all’Accademia di Danimarca a Roma. Il progetto nasce nel 2005 dalla collaborazione tra la medicina e la diabetologia del “San Giuseppe” di Empoli con lo scopo di fornire un supporto educativo ai pazienti diabetici da parte del personale infermieristico del reparto. L’intervento educativo consiste nell’istruire il paziente su come gestire la patologia diabetica attraverso l’autocontrollo glicemico, su come utilizzare i dispositivi per diabetici (penne per l’erogazione insulinica, penna pungidito, reflettometro), su come comportarsi in caso di ipoglicemia, cosa fare per ottenere l’esenzione per questa patologia e come attivare la richiesta per ottenere i presidi utili al diabetico. Prima dell’attivazione di questo percorso il paziente diabetico ospedalizzato si trovava nella condizione di dover gestire la sua patologia senza l’opportuna informazione, rivolgendosi, quindi, al medico curante, al farmacista oppure all’amico che, come lui, soffriva di diabete. Di qui l’esigenza di organizzare uno specifico percorso informativo dedicato al diabetico che includesse sia una parte di lezione frontale teorica sia una parte costituita di vere e proprie prove pratiche.
Il premio Dawn Award, istituito da Novo Nordisk, è riconosciuto anche dal Ministero della Salute direzione generale della programmazione, dall’International Diabetes Federation e da Diabete Italia. Ogni anno segnala le iniziative più significative realizzate sia dalle associazioni delle persone affette da diabete, sia dai medici che dal personale infermieristico su tutto il territorio italiano, nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce della malattia. Il Dawn Award si articola in tre categorie: il premio Roberto Lombardi assegnato ai progetti delle associazioni dei diabetici, il premio Lucia Zilli assegnato ai progetti promossi nel campo infermieristico e il premio Roberto Sivieri assegnato ai progetto promossi nel campo medico.

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Convegno La diabetologia italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2010

Roma 25 maggio, ore 10-13 Piazza della Minerva 38 Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” – Sala degli Atti Parlamentari Negli ultimi anni il messaggio forte emerso dall’evidence based medicine nella cura del diabete è stato che il trattamento intensivo e precoce, attuato con immediatezza alla diagnosi, determina una prognosi più favorevole, con minor rischio di complicanze. La strada giusta non è far scendere la glicemia quando si è già assestata su valori scadenti, ma intervenire tempestivamente alla diagnosi o alla presa in carico, per raggiungere nei primi mesi il controllo ottimale della malattia.  Per questo nasce SUBITO!, il progetto concepito da AMD – Associazione Medici Diabetologi, che si pone come obiettivo principale di migliorare il compenso metabolico della persona con diabete, cioè riportare i valori della glicemia alla normalità e mantenerli costantemente sotto controllo, sin dall’esordio della malattia o comunque alla sua diagnosi, al fine di ridurre il peso delle complicanze cardiovascolari nei successivi 5 anni. Alla presentazione del Progetto SUBITO!, con il Patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero della Salute e Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, partecipano:•  Sen. Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica•  Sen. Emanuela Baio, Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Senato, membro della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza• Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri, Segretario XII Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica, Vice Presidente FOFI-Federazione Ordini Farmacisti Italiani• Sig.ra Maria Teresa Branca, Presidente OSDI-Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani• Dr.ssa Vera Buondonno, Presidente Nazionale FAND-Associazione Italiana Diabetici• Sig. Roberto Cocci, Presidente Diabete Forum•  Dr. Claudio Cricelli, Presidente SIMG-Società Italiana Medicina Generale• Prof. Sandro Gentile, Presidente AMD-Associazione Medici Diabetologi •  Dr. Carlo Giorda, Vice Presidente AMD – Associazione Medici Diabetologi• Dr. Fulvio Moirano, Direttore Generale AGENAS• Dr. Antonio Nicolucci, Direttore Dipartimento di Farmacologia Clinica ed Epidemiologia, Consorzio Mario Negri Sud• Dr.ssa Paola Pisanti, Presidente Commissione Nazionale Diabete•Dr. Josè Luis Romàn Pumar, Presidente Fondazione MSD e Vice Presidente Farmindustria• Sig.ra Rosaria Scotto di Santolo, Presidente A.T.D.F. Conclusioni: Prof. Ferruccio Fazio, Ministro della Salute.

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Diabete e velocità test

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2009

L’aumento di casi di diabete e la maggiore domanda di test sempre piu’ veloci spingono il mercato europeo della diagnostica in diabetologia. Lo conferma il riceractore di Frost & Sullivan Arun A.K.: “L’accresciuta diffusione del diabete e l’accentuata domanda di test sempre piu’ rapidi sono le forze che spingono questo mercato, specialmente per il segmento dell’automonitoraggio del glucosio nel sangue (SMGB). Si stanno, inoltre, intraprendendo molte iniziative tese alla popolarizzazione dei test HbA1C e ad aumentare l’adozione dei test nella diagnostica decentrata”. Secondo una nuova ricerca di Frost & Sullivan (http://www.drugdiscovery.frost.com) intitolata European Diabetes Diagnostics Market, il mercato ha generato un giro di affari di $3.6 milardi e si stima una crescita fino a $10.6 miliardi nel 2015. I segmenti di mercato analizzati nello studio sono: i test di laboratorio per i test HbA1C, l’automonitoraggio del glucosio e i test della diagnostica decentrata. Il diabete di secondo tipo e’ naturalmente asintomatico; e’ per questa ragione che la diagnosi precoce della malattia e’ particolarmente importante. E assieme alla diagnosi precoce, e’ raccomandabile che i pazienti usino gli strumenti per la misurazione ad uso personale domestico. Il crescente interesse nei confronti dell’automonitoraggio ha aperto nuove opportunita’ per le tecnologie emergenti quali gli strumenti non invasivi o poco invasivi per la misurazione del livello del glucosio nel sangue. La disinformazione e la scarsa comunicazione tra produttori degli strumenti elettronici e i medici e’ una delle sfide per il mercato del’ HbA1C. Molti laboratori usano metodi differenti nella misurazione dell’HbA1C e cio’ porta a risultati inconsistenti. Oltre all’offerta di prodotti di alta qualita’, gli operatori di questa industria devono anche fornire supporto addizionale ai consumatori. Un servizio ai clienti 24 ore su 24 e un supporto tecnico di alto livello sono fattori essenziali al successo in un mercato cosi’ fortemente competitivo.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di  crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 45 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di  piu’ di 35 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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