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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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Monitoraggio e diagnostica strutturale applicata ai ponti

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 giugno 2019

Torino. Ingegneri progettisti e ingegneri incaricati della direzione dei lavori, esperti di infrastrutture stradali e ferroviarie e amministratori locali a confronto sul monitoraggio e la diagnostica strutturale applicata ai ponti: è accaduto oggi nell’Aula Magna del Politecnico di Torino, che ha ospitato un convegno su di un tema molto sentito dall’opinione pubblica: la sicurezza delle infrastrutture stradali e le garanzie che un adeguato monitoraggio di tali infrastrutture può offrire all’utenza e agli Enti proprietari delle strade. L’iniziativa del Politecnico, del Centro Interdipartimentale per la Sicurezza di Infrastrutture e Costruzioni SISCON e dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Torino era patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino, che ha partecipato con un saluto istituzionale affidato al Consigliere delegato ai lavori pubblici e infrastrutture, Antonino Iaria. “Il nostro Ente di area vasta non è certamente all’anno zero in tema di monitoraggio dei ponti. – ha sottolineato il Consigliere Iaria – Un centinaio dei mille ponti che sono presenti negli oltre 3.000 Km della rete stradale di nostra competenza ha unaluce superiore ai 90 metri. (con il temine “luce” nelle costruzioni civili si identifica la dimensione maggiore degli elementi strutturali portanti orizzontali, o leggermente inclinati – Nd.R.) Stiamo investendo risorse nella progettazione di nuove opere e nella diagnosi visiva e strumentale delle infrastrutture esistenti, utilizzando anche nuove tecnologie come i droni. Investiamo sulla professionalità dei nostri tecnici, con corsi di formazione e momenti di approfondimento. Con il Politecnico abbiamo in corso di attuazione un protocollo d’intesa per la valutazione statica e sismica di manufatti realizzati alcuni decenni orsono, come il cavalcavia di corso Grosseto a Torino”.
La giornata di studio e approfondimento tecnico è stata organizzata per porre a confronto le esperienze americane e italiane in tema di procedimenti operativi per il controllo e la diagnostica delle opere d’arte. La riflessione si è soffermata su come si è operato sinora e su come procedere in futuro, riqualificando e valorizzando le competenze tecniche di diversi soggetti professionali e istituzionali e facendole dialogare sempre più tra di loro.È un tema che interessa soprattutto le pubbliche amministrazioni che realizzano e gestiscono opere infrastrutturali e hanno la responsabilità della qualità della progettazione ed esecuzione dei lavori, del monitoraggio, della manutenzione delle opere esistenti e del loro miglioramento dal punto di vista statico e sismico. Nel convegno si è parlato di una prevenzione da attuare in fasi successive e della modulazione degli interventi in base alla disponibilità di risorse.Come ha sottolineato il professor Francesco Bellino, docente al Politecnico di Torino, un corretto monitoraggio può allungare la vita tecnica delle strutture, perché la manutenzione ordinaria non è sufficiente a rallentare il degrado delle infrastrutture. Occorre investire nella formazione e nell’aggiornamento dei tecnici, perché non basta posizionare sensori sui ponti: occorre sapere dove e come usarli e come elaborare ed interpretare i dati raccolti. L’ingegner Bruno Ifrigerio, coordinatore della Commissione strutture dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Torino, ha ricordato a sua volta che il Ministero delle Infrastrutture ha dato vita ad un gruppo di lavoro che elaborerà linee guida per il monitoraggio dei ponti. L’elaborazione di procedure standard non potrà però escludere una certa discrezionalità, affidata alla sensibilità dei tecnici.

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Capsula endoscopica: la metodica diagnostica in grado di far luce sulle aree buie dell’intestino

Posted by fidest press agency su sabato, 17 febbraio 2018

La capsula endoscopica è oggi la soluzione diagnostica più moderna, sicura e tecnologicamente avanzata disponibile per la visualizzazione dell’apparato digerente e in particolare del piccolo intestino (composto da duodeno, digiuno e ileo). Ciononostante, a sedici anni dal suo ingresso in Italia e dopo un’importante evoluzione tecnologica, risulta ancora sottoutilizzata: circa 7.500 casi l’anno contro i 25.000 francesi. Questo sebbene gli italiani siano stati tra i primi a impiegarla. Si tratta di una capsula monouso, ingeribile, dotata di una o due telecamere che acquisiscono immagini dell’intestino mentre lo percorrono sfruttando la sua naturale peristalsi. Lanciata in Italia nel 2001 in un solo modello, la capsula ha avuto negli anni una notevole evoluzione tecnologica, che la rende oggi disponibile in quattro modelli, ciascuno ottimizzato per un preciso segmento o patologia gastrointestinale (intestino tenue, intestino crasso, tratto gastrointestinale superiore, malattia di Crohn) in base al tipo d’indagine richiesta. «La videocapsula permette di vedere un tratto dell’apparato digerente prima sconosciuto. Ci ha permesso di entrare nel piccolo intestino, lungo circa 6 metri, un tempo indagabile solo tramite la radiologia o l’intervento chirurgico – spiega il dottor Renato Cannizzaro, Direttore della Gastroenterologia Oncologica Sperimentale presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano -. Quando nel 2000 negli Stati Uniti, durante un Congresso medico, furono presentati i primi dieci volontari sottoposti a diagnosi con capsula endoscopica, ci alzammo tutti e 5mila in sala ad applaudire una scoperta che fino ad allora sembrava fantascienza».
Le indicazioni per il suo utilizzo sono: sanguinamento dell’apparato digerente oscuro non a carico dell’esofago, dello stomaco e del colon e in tutti i casi non rilevabili con colon e gastroscopia. Negli ultimi anni, poi, le indicazioni si sono allargate. Si è visto che può essere utile quando c’è una celiachia che non risponde al trattamento, nei casi di malattia di Crohn difficili da diagnosticare (con particolare, ma non unica, attenzione a quella che colpisce l’intestino tenue), in caso di malattie genetiche che possono portare al tumore dell’intestino, come la Sindrome di Peutz-Jeghers, o se si sospetta la presenza di polipi.
In assenza, fino a tempi recenti, di una normativa nazionale uniforme sulla rimborsabilità della videocapsula, in alcune regioni essa è tariffata come procedura ambulatoriale, in altre, invece, richiede un ricovero ospedaliero. Nel 2017, tuttavia, la metodica è stata inserita nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), permettendo così una teorica tariffazione omogenea su tutto il territorio nazionale. Ad oggi, questo non è avvenuto. Le Regioni che, in diversa misura, rimborsano l’esame con videocapsula sono il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Basilicata, le Marche, il Piemonte, il Trentino Alto-Adige, la Val d’Aosta e l’Umbria. «I LEA vengono recepiti in termini molto variabili – afferma il dottor Cristiano Spada, Direttore dell’Unità di Endoscopia Digestiva, Fondazione Poliambulanza di Brescia -. Ci sono resistenze importanti: si teme che, laddove venga rimborsata, se ne faccia un uso sconsiderato. Un timore infondato, considerando che nelle Regioni dove è già disponibile non si è registrato questo problema. Anzi, si è visto che tendenzialmente ci si attiene alle indicazioni, le più importanti delle quali sono il sanguinamento oscuro e la malattia di Crohn. Ci sono poi strutture che, non avendo il rimborso, decidono di utilizzare la capsula endoscopica in regime di ricovero in modo da ammortizzare le spese con i DRG. Così, un esame che potrebbe costare 1.000 euro finisce per costarne oltre 2.500. Uno studio recente ha rivelato che, in alcune Regioni, da quando la metodica è stata rimborsata c’è stato un risparmio annuale di circa 1milione e 700mila euro, erogando l’esame in regime ambulatoriale piuttosto che in regime di ricovero».
Nei prossimi mesi saranno pubblicate le Linee Guida Tecniche Europee su come eseguire nel modo più efficace l’enteroscopia con videocapsula. In attesa di queste indicazioni, un gruppo di esperti coordinato dal dottor Cannizzaro ha promosso un’indagine conoscitiva che ha visto la partecipazione di 120 Centri sul territorio nazionale. Da questo studio – un questionario dedicato con più di 40 domande a risposta multipla – è emerso che annualmente in Italia vengono eseguite circa 7.500 enteroscopie con videocapsula. I Centri che hanno aderito sono per l’80 per cento strutture pubbliche e/o IRCCS ed eseguono in media circa 40 esami con capsula endoscopica l’anno; solo 13 Centri, invece, ne fanno più di 100. Oltre il 70 per cento delle strutture ha più di cinque anni di esperienza nell’uso della metodica e il 50 per cento degli esami sono svolti in regime di ricovero o di day-hospital. «Dopo sedici anni di utilizzo nella pratica clinica di questa innovativa tecnologia ci sono dimostrazioni di costo-efficacia importanti – informa il dottor Marco Pennazio, Divisione di Gastroenterologia Universitaria, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha coordinato la stesura delle Linee Guida della Società Europea di Endoscopia Digestiva sulle indicazioni cliniche all’impiego della capsula endoscopica -. Si è visto, infatti, che la metodica garantisce un risparmio di risorse nelle cure successive del paziente perché la diagnosi è più precisa ed accurata. Siamo, quindi, alla ricerca di un consenso da parte dei responsabili politico-amministrativi».
Una delle indicazioni della capsula endoscopica è nella diagnosi dei casi più gravi di malattia di Crohn, che in Italia colpisce circa 100-120 mila persone con una localizzazione in almeno 1 paziente su 2 nell’intestino tenue. Medtronic ne ha lanciata una specifica per questa patologia; sul suo utilizzo verrà presentato nei prossimi mesi un position paper firmato da quattro Società Scientifiche.«Si tratta di una metodica di grande importanza per il Crohn, soprattutto quando ci sono sintomi suggestivi per la presenza della malattia, ma la colonscopia e la gastroscopia risultano negative – afferma Maurizio Vecchi, Professore di Gastroenterologia e Direttore dell’UO di Gastroenterologia ed Endoscopia della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano».

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Cuore e diagnostica per immagini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 gennaio 2018

cuorePisa dal 25 al 27 gennaio 2018 Polo Didattico Fibonacci – Università degli Studi di Pisa, Aula Magna Fratelli Pontecorvo, Largo Bruno Pontecorvo. Ecocardiografia, risonanza magnetica e TAC cardiaca sono tra i principali test di diagnostica per immagini oggi ben conosciuti dalla maggioranza della popolazione. Negli ultimi decenni la diagnostica per immagini non invasiva ha assunto un ruolo sempre più importante nella diagnosi e nella valutazione delle patologie cardiovascolari, contribuendo a individuare le migliori decisioni cliniche e guidando i medici nelle strategie farmacologiche e mediche più efficaci. «Si tratta di un settore della medicina in costante evoluzione, soprattutto tecnologica. In particolare diventa sempre più rilevante un approccio multimodale, comprendente non soltanto l’ecocardiografia, ma anche altri esami come la PET-TAC, per una migliore caratterizzazione dei meccanismi cardiaci e delle possibili disfunzioni, approccio che offre un’opportunità unica per valutare le dinamiche cardiache con tecniche non invasive» spiega Vitantonio Di Bello, professore di Cardiologia all’Università degli Studi di Pisa e presidente del Simposio “Translational Non-invasive Cardiovascular Imaging” in programma dal 25 al 27 gennaio a Pisa e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «In questo simposio sarà presentato un nuovo approccio globale della diagnostica cardiaca per immagini, dalla biologia alla pratica clinica. Sarà in particolare l’occasione per parlare di cardiologia translazionale, che si basa sulla capacità di trasferire in modo rapido nuove conoscenze dalla scienza di base a quella biomedica, ovvero dal laboratorio direttamente alla clinica, in modo da generare applicazioni diagnostiche e terapeutiche avanzate, offrendo nel contempo nuovi strumenti di indagine» prosegue Di Bello. Il simposio tratterà di patologie cardiocircolatorie come l’ischemia, la stenosi a ortica valvolare, lo scompenso cardiaco, le vasculiti, le trombosi, associando a ogni patologia le modalità di imaging più appropriate.

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Uno studio clinico su una nuova piattaforma diagnostica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

Ruth Appleby and Professor Chris PembertonCHRISTCHURCH, Nuova Zelanda, 15 gennaio 2018 /PRNewswire/ — Innovator Capital, una banca commerciale europea specializzata nel settore, è stata selezionata per assistere l’emergente azienda biotecnologica neozelandese Upstream Medical Technologies nella sua operazione di aumento di capitale di Serie A per un ammontare complessivo di 5 milioni di dollari USA.La società, con sede a Londra, si concentra sulle tecnologie sostenibili e le scienze della vita e sta vagliando l’impegno di investitori aziendali, famiglie e professionisti nel finanziamento di uno studio internazionale multicentrico del primo prodotto di Upstream, un innovativo test del sangue per l’individuazione degli attacchi cardiaci. Upstream sta sviluppando una piattaforma diagnostica che impiega peptidi segnaletici. Questa indicazione primaria sarà in grado di ridurre i ricoveri ospedalieri dei pazienti con dolore al petto fino al 40%. Il test dell’azienda con sede a Christchurch può escludere il rischio di attacco cardiaco imminente per un numero significativo di persone che si presentano in ospedale con dolori al petto. Il test identifica i pazienti che soffrono di angina instabile, distinguendoli da coloro che presentano dolori al petto dovuti ad altre cause. I pazienti con angina instabile presentano un rischio elevato di attacco cardiaco e devono ricevere un trattamento immediato per evitare l’attacco steso e i conseguenti danni al muscolo cardiaco. “La nostra tecnologia ha un potenziale di ampio respiro per tutto il sistema sanitario mondiale” ha affermato l’amministratore delegato di Upstream, il Dott. Ruth Appleby.”Il personale medico può avere maggiore certezza che i pazienti siano a rischio di attacco cardiaco imminente e questo può aiutare il sistema sanitario a risparmiare diversi miliardi di dollari ogni anno. Un test rapido che consente di evitare inutili giorni di ricovero in ospedale rappresenta una vera e propria rivoluzione”, ha affermato.”Ad esempio, negli Stati Uniti otto milioni di persone si presentano nei reparti di pronto soccorso ogni anno con dolori al petto, ma solo uno su otto ha un attacco cardiaco imminente o in corso potenzialmente letale. Questo costituisce una difficoltà concreta per la diagnosi da parte dei medici, con conseguente necessità di ripetere i test, perdite di tempo e ricoveri inutili”.
Il Dott. Appleby dichiara che l’aumento di capitale di Serie A finanzierà uno studio clinico su 1000 pazienti presso molteplici cliniche internazionali. Lo studio clinico è progettato per ottenere le autorizzazioni normative per questa tecnologia sia negli USA che in Europa.Il presidente di Innovator Capital, Mungo Park, ha affermato “il potenziale globale del primo test del sangue di questo genere di Upstream offre agli investitori l’opportunità di partecipare a una nuova piattaforma diagnostica con un potenziale di crescita sia a breve che a lungo termine oltre che un impatto concreto sull’infrastruttura e sui pazienti. Siamo incoraggiati dalla scalabilità della tecnologia e dalle opportunità offerte dai mercati sanitari mondiali”. (foto: Ruth Appleby and Professor Chris Pemberton)

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Regina Elena: Nuove tecniche di diagnostica di laboratorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

regina elenaRoma. Siamo nell’era della “medicina di precisione”: analisi di laboratorio complesse consentono di creare percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali personalizzati. Nei laboratori della Patologia Clinica dell’Istituto Regina Elena, diretta da Laura Conti, approdano e si potenziano nuove tecnologie di diagnostica del “profilo molecolare”, quali la “Next Generation Sequencing” e la “Biopsia Liquida”, in grado di eseguire la mappatura ed il monitoraggio delle mutazioni genetiche coinvolte nei diversi tipi di tumore a partire da un semplice prelievo di sangue. E’ perciò possibile predire la gravità, l’evoluzione della malattia e la risposta al trattamento farmacologico grazie a tecniche molecolari innovative. La tecnologia della Next Generation Sequencing, è utilizzata all’IRE da circa 4 anni nella diagnosi molecolare della sindrome ereditaria per il cancro della mammella e dell’ovaio. A questa tecnica, nei primi mesi del 2017, si affiancherà la biopsia liquida, all’insegna di una medicina di precisione sempre più completa.
“Queste tecniche diagnostiche di laboratorio sensibili e specifiche– spiega Laura Conti – si basano sul fatto che i tumori rilasciano nel sangue circolante, ancor prima dell’esordio clinico della malattia, cellule tumorali e molecole di DNA libero alterato, che ci permettono di risalire al profilo molecolare del tumore di origine. Conoscere le alterazioni del DNA tumorale è di fondamentale importanza non solo per la diagnosi precoce ma anche per il monitoraggio dei pazienti in trattamento e per una attenta sorveglianza di ripresa di malattia”
“La Next Generation Sequencing” insieme alla “Biopsia Liquida” – evidenzia Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE – rappresentano un esempio importante di medicina traslazionale, per la capacità di trasferire in tempi rapidi le scoperte di laboratorio in applicazioni cliniche. Abbiamo oggi a disposizione strumenti di grandissima potenzialità. Come ricercatori li consideriamo, però, punti di partenza nella comprensione sempre più dettagliata della biologia dei tumori che potrà consentire diagnosi più rapide, precise e quindi standard di cure personalizzate.”Oggi al Regina Elena gli esperti hanno illustrato questi temi in occasione del corso di formazione della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SIBioC), di cui Laura Conti è delegato regionale. “La SIBioC – sottolinea il Presidente Marcello Ciaccio- intende supportare e diffondere le nuove scoperte scientifiche e la biopsia liquida dimostra come la sperimentazione clinica possa avere delle importanti ricadute assistenziali. Inoltre sono state presentate e distribuite le nuove Linee Guida “Marcatori in Oncologia: guida all’uso clinico appropriato”, monografia “I quaderni di Monitor” a cura dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).La diagnostica di laboratorio è uno strumento prezioso per il clinico, può infatti migliorare l’outcome del paziente, e offrire una analisi dettagliata dei processi biologici, in particolare in campo oncologico.
“Attraverso metodiche di alta precisione come la Next Generation Sequencing e la Digital PCR– spiega Laura Conti – possiamo monitorare l’evoluzione del tumore primitivo o la comparsa di mutazioni che impediscono al paziente di rispondere alle terapie antitumorali. Da un prelievo di sangue periferico è quindi possibile isolare, estrarre e amplificare la frazione di DNA circolante che viene poi sequenziata per ricercare mutazioni genetiche e individuare terapie a bersaglio molecolare.” “L’utilizzo della biopsia liquida per indagini mutazionali – prosegue Ciliberto – rappresenta un settore in rapida espansione sia nell’ambito della ricerca traslazionale sia nell’ambito della diagnostica molecolare oncologica, in particolare per i pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare e del colon retto. A tal proposito ricordiamo che il nostro Istituto è coinvolto attualmente nel prestigioso progetto sperimentale Europeo Horizon 2020 detto ULTRAPLACAD per lo sviluppo di apparecchiature nanofotoniche ancor più sensibili per la ricerca e la quantificazione del DNA tumorale circolante.”

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10° Forum Risk Management: Allarme, in Italia le apparecchiature di Diagnostica per Immagini sono vetuste

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2015

radioterapiaRazionalizzazione e contenimento della spesa in Sanità non sono concetti in contrasto con l’innovazione e l’adozione di moderne tecnologie; questo per effetto del miglioramento di efficienza ed efficacia che esse portano nella pratica clinica e a livello di modello organizzativo. Al contrario, la riduzione degli investimenti rappresenta una barriera fortissima all’accesso all’innovazione di qualità, con una pericolosa deriva verso acquisti massificati al massimo ribasso, che sta posizionando il nostro Paese nella fascia bassa dell’Europa a 15 in quanto a qualità delle prestazioni sanitarie. Da un’analisi del Centro Studi Assobiomedica sulle apparecchiature di Diagnostica per Immagini emerge una grave situazione di invecchiamento del parco installato in Italia sia rispetto ad altri paesi europei sia rispetto al recente passato.
Cosi, Marco Campione – Presidente Elettromedicali di Assobiomedica – in occasione del 10° Forum Risk Management.Un trend probabilmente riconducibile alle massicce iniziative di revisione della spesa e ai ridotti investimenti regionali in moderne apparecchiature elettromedicali. Un processo di sostituzione sistematico e progressivo nel tempo delle tecnologie di diagnostica per immagini più obsolete porterebbe a un’ottimizzazione dei costi in grado di ritornare dall’investimento iniziale già nel breve periodo, grazie anche alla migliore gestione di utilizzo dei carichi delle equipe mediche e paramediche, nonché delle prestazioni eseguite in condizioni di urgenza che tecnologie più evolute rendono possibile. Pertanto, gli incentivi alla sostituzione delle apparecchiature obsolete, oltre a garantire l’erogazione di prestazioni sanitarie di livello, rappresentano una forma di investimento prima che un costo, per la natura stessa della spesa, una tantum e ammortizzabile nel tempo.

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Tumore all’ovaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

carcinoma ovaioLe donne colpite da carcinoma dell’ovaio non mucinoso o borderline che devono affrontare un trattamento antiblastico, subito dopo la diagnosi, devono svolgere un test genetico per valutare la presenza di mutazioni del gene BRCA. L’esame deve essere prescritto solo ed esclusivamente da un oncologo, genetista o dal ginecologo con specifiche competenze. I risultati di questo test forniscono informazioni sia per la scelta terapeutica che per individuare un rischio nei familiari di sviluppare un altro tumore. Per un’adeguata esecuzione del test è necessaria per i laboratori una comprovata validazione ed un controllo di qualità esterno del test proposto. E’ ancora indispensabile definire percorsi aziendali in cui vengano indicate, in modo chiaro per le pazienti ed i loro familiari, le funzioni e le responsabilità dell’equipe oncologica, del laboratorio e dell’équipe di genetica clinica oncologica nelle varie fasi del percorso individuato. Questi percorsi devono sempre prevedere per il rischio familiare la disponibilità di un counselling genetico. Sono queste le principali raccomandazioni contenute in un documento sull’uso dei test genetico BRCA nella cura del carcinoma ovarico stilato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) insieme alla Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica (SIBIOC) e la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica (SIAPEC-IAP). “Quello dell’ovaio rappresenta il 3% di tutti i tumori femminili e lo scorso anno ha colpito 4.900 italiane – afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Otto diagnosi su 10 arrivano quando il cancro è ormai in fase avanzata e, in questi casi, la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti è solo del 35%. I test genetici rappresentano un’arma in più a nostra disposizione per sconfiggere la malattia. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile sapere se una donna è predisposta ad ammalarsi di cancro e se risponderà positivamente o meno ad alcuni farmaci. L’esame deve però essere svolto seguendo specifici criteri stabiliti dai vari specialisti. Con questo nostro documento vogliamo favorire l’implementazione del test BRCA nei percorsi assistenziali e terapeutici delle donne colpite dalla neoplasia. Una paziente con mutazioni del gene BRCA può essere curata con una particolare categoria di farmaci, i PARP inibitori, il primo dei quali l’olaparib è stato recentemente registrato dall’Agenzia Regolatoria Europea (EMA) come terapia di mantenimento nelle pazienti con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico epiteliale sieroso di alto grado, di carcinoma delle tube di Fallopio e di carcinoma primitivo del peritoneo. In questo modo – prosegue il presidente AIOM – è possibile personalizzare la terapia e garantire una maggiore efficacia del trattamento. L’esame influisce sulla decisione del tipo di terapia e quindi deve essere facilmente accessibile per tutte le donne e i risultati disponibili in tempi compatibili con le necessità cliniche. L’esito del test richiama ancora l’importante problematica nei BRCA mutati in merito alla comunicazione e informazione dei familiari della paziente per il rischio di sviluppo di neoplasia, e quindi dell’organizzazione di adeguati e specifici percorsi. Il 25% delle portatrici di una variante patogenetica di BRCA ha una diagnosi di tumore dell’ovaio dopo i 60 anni”. “Queste raccomandazioni sono le ultime che abbiamo prodotto – conclude il prof. Pinto -In questi anni, insieme alla SIAPEC-IAP, abbiamo stabilito criteri condivisi che permettono di definire con precisione le caratteristiche biologiche ed i test patologici e molecolari richiesti in funzione della personalizzazione delle terapie in neoplasie ad importante impatto epidemiologico, quali i tumori della mammella, del colon-retto, del polmone, dello stomaco ed il melanoma”.

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Gestione malesseri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 ottobre 2014

psicofarmaciUna confusione diagnostica può portare a curare problematiche completamente diverse allo stesso modo, condizionando negativamente la vita dei bambini e delle loro famiglie. “Il mondo dell’infanzia è a rischio – afferma l’Istituto di Ortofonologia (IdO) – si continua a somministrare pilloline magiche, quali panacee per tutti i mali, invece di comprendere il reale disagio vissuto dal minore. I malesseri dei bambini vanno gestiti con più psicoterapia non con i psicofarmaci”. È quindi “fondamentale – precisa l’IdO – affrontare e non eludere il problema della diagnosi e rafforzare la formazione e la preparazione di quanti lavorano a contatto con la prima infanzia”. Un obiettivo fortemente perseguito della sua Scuola di specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica dell’età evolutiva (riconosciuta con decreto Miur del 23.7.2001), che sabato si presenta in un Open-Day per affrontare ‘Le problematiche dell’età evolutiva e la formazione psicodinamica dello psicoterapeuta’, dal le ore 9.30 in via Al essandria 128/b.
L’intento della scuola di specializzazione dell’IdO è quindi formare figure professionali capaci di affrontare i disagi e le varie patologie nelle diverse fasi dello sviluppo e in riferimento ai differenti contesti in cui si esplicano (dal nido alle scuole superiori). Ciò significa offrire loro gli strumenti per comprendere e intervenire nelle situazioni traumatiche di abuso e abbandono, nelle difficoltà di relazione e comunicazione all’interno del nucleo familiare e nel contesto dei pari, nelle difficoltà scolastiche (dal rifiuto alle difficoltà di apprendimento), nei comportamenti a rischio e in tutte quelle patologie complesse, conseguenti o meno a danni organici che necessitano di interventi mirati.
Sono previste 15 borse di studio di 4.800 euro ognuna, attivate come in passato con l’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze e con la FTM-Federazione Tutela Minori. Le modalità per usufruirne verranno pubblicate a fine ottobre sul sito http://www.ortofonologia.it. Inoltre l’IdO chiede ai suoi corsisti chi può dare la disponibilità di partecipare ad eventuali attività lavorative retribuite nell’arco del quadriennio, consapevole dell’importanza che riveste come formazione anche l’inserimento nel mondo del lavoro professionale durante la specializzazione, oltre le ore di tirocinio previste.
Il corso quadriennale nasce dall’esperienza dell’IdO di oltre 40 anni di terapia con i bambini. È quindi una scuola di grande esperienza, attiva da 14 anni per una scrupolosa formazione di psicoterapeuti dell’età evolutiva. Dal settore pubblico a quello privato e associativo, gli ex studenti hanno sapientemente trovato collocazioni lavorative valide, negli ambiti dell’età evolutiva. “Dovunque ci sia un bambino/adolescente che ha bisogno di aiuto ci deve essere uno psicoterapeuta dell’età evolutiva pronto ad assisterlo e a sostenerlo nella sua crescita, per farlo diventare l’uomo che desidererà essere”. Nel corso della giornata verranno affrontati tanti temi: l’attualità dell’approccio psicodinamico; la conflittualità del bambino e dell’adolescente tra mondo interiore e ambiente esterno; il counseling genitoriale tra l’elaborazione dei bisogni e il ridimensionamento delle aspettative sul bambino; la corporeità come sede di scambi affettivi e veicolo di conoscenza nella relazione terapeutica; infine, l’approccio psicodinamico nelle patologie dell’età evolutiva, con particolare riferimento all’autismo, alla dislessia e ai disturbi post-tramautici. A concludere l’iniziativa sarà la presentazione di alcuni filmati esemplificativi e un dibattito con il pubblico.
Interverranno Magda Di Renzo, direttrice della Scuola dell’IdO; Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto; Bruno Tagliacozzi, coordinatore della Scuola e due docenti, Anna di Quirico e Paola Vichi.

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Migliora la diagnostica cerebrovascolare alla Neurologia

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

Empoli sabato 18 giugno alle ore 9.30, nei locali dell’ospedale “San Giuseppe” di Empoli verrà presentato Il nuovo macchinario doppler transcranico. Andrà ad aggiungersi alle dotazioni tecnologiche a disposizione dell’Asl 11 per migliorare le indagini nell’ambito della diagnostica cerebrovascolare.
Il doppler transcranico, del valore di circa 18mila euro, consente la misura della velocità di flusso sulle grosse arterie intracraniche. Questa metodica diagnostica neurosonologica, messa a punto da Rune Aaslid nel 1982, può essere applicata in vari casi di cui i principali sono l’ictus cerebrale in fase acuta, l’emorragia subaracnoidea, la patologia steno-occlusiva delle arterie intracraniche, il monitoraggio negli interventi di endoarteriectomia carotidea e bypass coronarico, lo shunt dx-sx cardiaco (forame ovale pervio) ed extracardiaco, la morte cerebrale. Le applicazioni cliniche del doppler transcranico sono state stabilite nelle linee guida dell’American Academy of Neurology nel 2004. Il doppler transcranico in uso all’Asl 11 è dotato del programma per la conta dei segnali microembolici, che permette il rilevamento, nelle arterie intracraniche, di eventi microembolici di natura solida e gassosa con partenza dal cuore, dall’aorta e dai grossi vasi del collo. Sebbene talvolta questi microemboli siano clinicamente silenti, il loro rilievo è importante per indicare le condizioni in cui vi è un aumentato rischio di ictus. Il doppler transcranico non rappresenta un esame invasivo e può essere effettuato anche in assenza di collaborazione del paziente. Per questi motivi, unitamente al fatto che l’apparecchio è portatile, può essere utilizzato anche nei pazienti allettati, a domicilio, e nei casi in cui sia difficile una comunicazione medico-paziente, come per esempio nei pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e altre malattie neurologiche e non neurologiche in fase terminale. L’apparecchio sarà gestito dal personale medico e dai tecnici di neurofisiologia dell’unità operativa di neurologia dell’Asl 11 diretta dal dottor Leonello Guidi. Il referente è la dottoressa Stefania Mugnai. Artefici di questa importante donazione, cui va il sentito ringraziamento dell’Asl 11, sono: la Banca di Credito Cooperativo di Cambiano, le Associazioni di volontariato di Castelfiorentino e i familiari dei pazienti affetti da Sla tramite la dottoressa Gianna Pucci, delegato Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica). Un ringraziamento va anche alla sezione soci Coop di Castelfiorentino per il rinfresco che verrà offerto in occasione della presentazione del macchinario donato.

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Restauro di Sant’Agostino

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2011

Cosenza 1 febbraio 2011 Presentazione ore 11.30  Palazzo Arnone si terrà la conferenza di presentazione di Opera Aperta – Il restauro del Sant’Agostino di Mattia Preti svela i segreti di un capolavoro. Interverranno Fabio De Chirico, soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria; Rosa Anna Filice, storico d’arte direttore coordinatore SBSAE della Calabria; Valentina Cosco, diagnosta; Giovanna Tartoni, presidente della prima circoscrizione – Cosenza e Antonella Calvelli, direttore del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza.  In occasione dell’imminente restauro del dipinto, recentemente acquistato dal MiBAC per incrementare il ricco corpus pretiano della Galleria Nazionale di Cosenza, la Soprintendenza calabrese ha predisposto a Palazzo Arnone un cantiere di restauro aperto alla fruizione pubblica.   L’obiettivo è quello di offrire ai visitatori della Galleria Nazionale di Cosenza, in particolar modo agli studenti e agli addetti ai lavori, l’opportunità di seguire in tempo reale, avvalendosi della guida esperta dei restauratori e degli operatori tecnici del Laboratorio di Restauro della  Soprintendenza, tutte le fasi dell’intervento.  Il restauro del Sant’Agostino si preannuncia operazione culturale di grande interesse in quanto il recupero dell’originaria valenza estetica dell’opera potrà fornire alla storia critica del dipinto nuovi e inediti tasselli.   Il cantiere didattico è una possibilità in più per appropriarsi del proprio patrimonio culturale; una modalità trasparente per avvicinare il pubblico alla tutela attiva e consapevole dei beni culturali e renderlo consapevole della propria memoria storica.  L’iniziativa è in linea con le scelte operate oramai da anni dalla Soprintendenza calabrese che mira a comunicare efficacemente la propria attività e a far conoscere l’importante patrimonio d’arte della regione.

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Radiofarmaci per Medicina Nucleare

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

“Esprimiamo viva preoccupazione per l’ennesimo slittamento dell’entrata in vigore delle ‘Norme di Buona Preparazione dei Radiofarmaci per Medicina Nucleare’ (NBP-RF). Si tratta di medicinali utilizzati sia in diagnostica sia in terapia, spesso nel caso di patologie importanti come quelle tumorali”. La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) si rivolge direttamente alle Istituzioni e alla Conferenza Stato-Regioni. “Tali norme – spiega la dott.ssa Laura Fabrizio, Presidente SIFO – sarebbero dovute diventare operative il 30 giugno 2010 anche se erano state emanate in Gazzetta Ufficiale già nel 2005 con la prospettiva di entrare in vigore ad agosto 2008. L’obiettivo era allineare la gestione dei radiofarmaci alla normativa internazionale. Ma per la terza volta viene approntato un Decreto di proroga che ne rimanda l’applicazione a luglio 2011. L’ennesimo rinvio – continua Laura Fabrizio – sottolinea la difficoltà della Medicina Nucleare di mettere a norma le proprie strutture ed uniformarsi agli standard di qualità Europei. Ci chiediamo come ciò sia possibile dal momento che esistono altri medicinali, ad esempio specifiche preparazioni iniettabili preparate al bisogno sotto il controllo e la responsabilità del farmacista ospedaliero, sottoposti ad analoga rigorosa normativa farmaceutica che fortunatamente viene sistematicamente rispettata. Temiamo fortemente che l’eccessivo protrarsi di tale situazione nell’ambito dei radiofarmaci, potrà avere ricadute negative sulla sicurezza  dei pazienti e degli operatori sanitari, esponendoli a seri rischi”. E da qui l’appello: “Chiediamo alle Regioni di prendere immediatamente coscienza dell’importanza di applicare queste Norme al fine di assicurare standard di cura paragonabili agli altri Paesi Europei. Il nostro è un richiamo di responsabilità verso i cittadini italiani, affinché nel processo di ristrutturazione delle radiofarmacie italiane sia coinvolto un farmacista ospedaliero nel rispetto della normativa vigente”.

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Le novità nella diagnostica per immagini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

Quello del radiologo è un ruolo in continua crescita, come sottolinea il presidente uscente della Sirm, prof. Alfredo Siani. < La radiologia non è più solo diagnostica, ma è soprattutto “clinica”> puntualizza Siani <Il radiologo, infatti, deve rappresentare una figura di riferimento per il paziente, come avviene per altre specialità, deve cioè fornire la corretta interpretazione dell’esame e suggerire le indagini di approfondimento più mirate. Se da un lato le nuove tac e la nuova risonanza permettono di fare diagnosi sempre più precise e di trovare lesioni sempre più piccole, dall’altro anche la radiologia interventistica, che consente di curare le malattie, sta facendo enormi passi avanti>. Come ha recentemente ribadito lo stesso prof. Andrea Giovagnoni, ordinario di radiologia dell’Università Politecnica delle Marche <con la radiologia interventistica, il radiologo sta assumendo sempre più, accanto al ruolo del diagnosta, quello di terapeuta. Questo succede nel trattamento acuto delle patologie cardiovascolari e tumorali>. Tecniche sempre più  perfezionate, dunque, per individuare precocemente un tumore, ma anche metodiche meno invasive: è il caso della colonscopia virtuale e della CoronaroTC. Analogo discorso potrebbe valere per la CoronaroTC, in alternativa alla coronarografia. <Si stanno comparando le due tecniche, valutandone i pro e i contro>, commenta il dottor Luigi Natale, presidente della Sezione SIRM di Cardioradiologia. <Se la TAC evidenzia, oltre al lume delle coronarie, anche la parete esterna, valutando la presenza e lo spessore di eventuali placche, la coronarografia rimane un esame insostituibile nella diagnosi in acuto in quanto consente, in presenza di un infarto, di intervenire direttamente all’interno delle coronarie per dilatarle o posizionare uno stent>. Più controverso, invece, l’uso della RM nella patologia oncologica prostatica. <A volte si vedono lesioni che tumori non sono e si rischia un accanimento interventistico inutile>, mette in guardia il dottor Francesco Maria Danza, del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze radiologiche dell’Università cattolica, Policlinico “A.Gemelli” di Roma. <L’utilizzo di particolari metodiche (spettroscopia, perfezionamento del mezzo di contrasto) consente però oggi di individuare con esattezza la zona dove è presente il sospetto tumore e poter mirare un’eventuale biopsia, prima di decidere per l’intervento chirurgico, che causa spesso effetti collaterali come incontinenza e impotenza>.

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Nuove tecnologie in diagnostica strumentale

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

Empoli 15 marzo dalle ore 16 alle ore 18 al Palaexpò in piazza Guido Guerra.  Verrà affrontato il tema delle “Nuove tecnologie in diagnostica strumentale”. L’argomento verrà approfondito e discusso con i dottori Sandro Santini e Giorgio Bini dell’unità operativa di radiodiagnostica dell’Asl 11. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. Il sesto appuntamento del ciclo di incontri dedicati alla salute, organizzato dall’Associazione dei Cittadini per la Salute in collaborazione con l’Asl 11 e Astro (Associazione per il Sostegno Terapeutico e Riabilitativo in Oncologia), è in programma lunedì 19 aprile. Nell’occasione professionisti sanitari aggiorneranno i partecipanti sulla problematica delle patologie oncologiche.

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Medicina termale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Milano 17 marzo alle 18.30 Mondadori Multicenter via Marghera, 28 conferenza su medicina termale. Saranno presenti gli autori: Umberto Solimene, direttore della cattedra di Terapia medica e Medicina termale e direttore del Centro di ricerche in bioclimatologia medica, biotecnologie, medicine naturali e talassoterapia dell’Università di Milano. Gianluca Bruttomesso, giornalista e scrittore e addetto stampa della Federazione mondiale del termalismo e della climatoterapia. e i relatori: Massimiliano Corsi, professore di Patologia clinica e Presidente del corso di laurea magistrale in Scienze sanitarie tecniche-diagnostiche dell’Università degli Studi di Milano. Edmondo Ippolito, professore aggregato dell’Università degli Studi di Milano e specialista in Idrologia medica. Modera: Paola Emilia Cicerone, giornalista esperta di medicina e di salute. ospite d’onore: Bruno Pieroni, presidente dell’ Unamsi, Unione nazionale medico-scientifica d’informazione.

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Diabete e velocità test

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2009

L’aumento di casi di diabete e la maggiore domanda di test sempre piu’ veloci spingono il mercato europeo della diagnostica in diabetologia. Lo conferma il riceractore di Frost & Sullivan Arun A.K.: “L’accresciuta diffusione del diabete e l’accentuata domanda di test sempre piu’ rapidi sono le forze che spingono questo mercato, specialmente per il segmento dell’automonitoraggio del glucosio nel sangue (SMGB). Si stanno, inoltre, intraprendendo molte iniziative tese alla popolarizzazione dei test HbA1C e ad aumentare l’adozione dei test nella diagnostica decentrata”. Secondo una nuova ricerca di Frost & Sullivan (http://www.drugdiscovery.frost.com) intitolata European Diabetes Diagnostics Market, il mercato ha generato un giro di affari di $3.6 milardi e si stima una crescita fino a $10.6 miliardi nel 2015. I segmenti di mercato analizzati nello studio sono: i test di laboratorio per i test HbA1C, l’automonitoraggio del glucosio e i test della diagnostica decentrata. Il diabete di secondo tipo e’ naturalmente asintomatico; e’ per questa ragione che la diagnosi precoce della malattia e’ particolarmente importante. E assieme alla diagnosi precoce, e’ raccomandabile che i pazienti usino gli strumenti per la misurazione ad uso personale domestico. Il crescente interesse nei confronti dell’automonitoraggio ha aperto nuove opportunita’ per le tecnologie emergenti quali gli strumenti non invasivi o poco invasivi per la misurazione del livello del glucosio nel sangue. La disinformazione e la scarsa comunicazione tra produttori degli strumenti elettronici e i medici e’ una delle sfide per il mercato del’ HbA1C. Molti laboratori usano metodi differenti nella misurazione dell’HbA1C e cio’ porta a risultati inconsistenti. Oltre all’offerta di prodotti di alta qualita’, gli operatori di questa industria devono anche fornire supporto addizionale ai consumatori. Un servizio ai clienti 24 ore su 24 e un supporto tecnico di alto livello sono fattori essenziali al successo in un mercato cosi’ fortemente competitivo.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di  crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 45 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di  piu’ di 35 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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Malformazione di Chiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Mag 2009

Milano, 7-8-9 maggio 2009 Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci Via S. Vittore 21. Una malattia rara ma non troppo, che è importante diagnosticare il prima possibile per curare e monitorare. Per incentivare la conoscenza di questa patologia, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha deciso di finanziare la partecipazione al convegno dei medici che operano nel territorio di pertinenza della banca, Altomilanese e Varesotto, al “Congresso sulla malformazione di Chiari: una malformazione o un’anomalia?” che si svolgerà dal 7 al 9 maggio al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, nella prestigiosa Sala delle Colonne. Il convegno internazionale, organizzato in collaborazione con The Chiari Institute di New York, è promosso dal dipartimento di neurochirurgia dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, con l’attiva partecipazione delle associazioni di volontariato che si sono formate per sostenere la malattia. Tra queste, Aima Child, l’associazione di riferimento per la Lombardia sul problema, nata appena 4 mesi fa a Busto Arsizio (Va). La referente Simona Pantalone, mamma di un bimbo affetto dalla malattia, dice: “La particolarità del sodalizio è di essere rivolta a pazienti in età pediatrica e alle loro famiglie. Scopo dell’associazione, che non ha scopo di lucro, è diventare punto di riferimento per condividere e approfondire tutte le problematiche inerenti la patologia. Ringraziamo la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate per il sostegno che ci ha dato”. Lidio Clementi, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate commenta: “Questa è il nostro modo di fare banca: solidale con chi soffre. Speriamo che il nostro contributo possa aiutare tante persone e fare conoscere sempre più questa patologia in moda da poter essere aggredita con le cure giuste subito”.
La Malformazione di Chiari è un difetto strutturale della fossa cranica posteriore che risulta essere più piccola della norma. Per far fronte a ciò le strutture nervose (cervelletto, tronco encefalico, nervi cranici bassi) in essa contenute sono costrette a dislocarsi verso l’alto o verso il basso. Cosa che può causare grave invalidità ai pazienti. http://www.museoscienza.org

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