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Posts Tagged ‘dialettica’

I giochi di prestigio dialettico del presidente del consiglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2016

aula senato“Poveri, poveri. I 500 milioni di euro annunciati ieri dal Premier sono semplicemente il frutto dell’ennesimo gioco di prestigio dialettico di Renzi”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Come ampiamente dimostrato, anche grazie a un dossier del senatore di Forza Italia Lucio Malan – continua –, i risparmi sul nuovo Senato sono irrisori: su un bilancio attuale di 540 milioni di euro, sarà tagliato più o meno l’8,8 per cento, ovvero soli 48 milioni di euro. Poco altro dall’abolizione del Cnel (circa 2,3 milioni di euro) e zero dal superamento delle Province, restano infatti le spese per il personale che andrà inevitabilmente ricollocato. Renzi mente sapendo di mentire e anche la Ragioneria dello Stato ha confermato che il risparmio nei conti del Senato, in conseguenza della riforma, è da stimare in circa 49 milioni di euro. Siamo lontani mille miglia – conclude Brunetta – dai fantasmagorici numeri del Premier. Poveri, poveri; poveri noi”.

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La politica della rissa e della dialettica

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

La necessità è di determinare una forte e costruttiva dialettica nei e tra i partiti che oggi compongono il quadro politico complessivo italiano. Le battute tra i politici, che più di frequente si stanno rincorrendo di questi tempi, hanno perso il loro patrimonio ideale e storico inteso a favorire l’indivi-duazione di quei valori fondanti in cui i cittadini si possono riconoscere. Ed è questo un grosso limite che rende un pessimo servizio al rispetto che si deve alla politica come banco di prova di un vivere comune dosando gli interessi di parte all’armonizzazione di quelli più generali. Il saper distinguere la politica delle piccole cose dai grandi temi della società non è un’impresa facile ma è necessario provarci per alzare il tono del rapporto politico all’interno e all’esterno dei rispettivi equilibri partitici.
Se questo è il quanto espresso dai nostri desiderati dobbiamo anche convincerci ad una più corretta ricostruzione del nostro passato e al senso che oggi dobbiamo dare di esso per comprendere meglio la missione-guida esercitata dai partiti nella loro continuità ideale storica. Solo se la strada è stata ben tracciata oggi è possibile affrontare con serenità, o se vogliamo con minore affanno, per giungere ad un assetto dell’intero sistema di funzioni pubbliche, alla conseguente riorganizzazione dell’apparato centrale dello Stato, alla nuova organiz-zazione del potere locale. In tutto ciò non vi sono meriti ascrivibili in assoluto a una parte politica rispetto a un’altra, quanto alla consapevolezza che, pur tenendo viva una dialettica politica a volte aspra ma pur sempre contenuta nell’alveo di un impegno e di una passione che non prescinda dai valori condivisi, sta proprio nel contributo di tutti, nelle loro diversità, il merito di veder crescere la democrazia e la civiltà di un popolo. (Riccardo Alfonso)

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Se vuoi che questa storia continui…

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

Bologna fino al 20/11/2010 via Zanardi, 2/5 Un progetto a cura di Andrea Bruciati La nostra esistenza riflessa negli schermi e’ oramai una realtà frutto di una invasione capillare e sistematica, inaspettata ed inesorabile, della quale pero’ siamo ancora impreparati e stupiti, colti e travolti dalla nostra inadeguatezza.  Inediti principi formali di organizzazione del reale vengono pertanto proposti da una nuova generazione di autori italiani, consapevoli del loro ruolo e maggiormente efficaci dinanzi all’opera rispetto ai colleghi di poco precedenti. La loro finalità e’ semplice: produrre un lavoro intellettualmente onesto e della massima qualità possibile per svilupparne una singolarità che si ponga in maniera dialettica con un diverso pubblico e non con il sistema dell’arte. Questo costituisce una forma di resistenza rispetto all’appiattimento e all’omologazione culturale e conferisce valore alla ricchezza potenziale della realtà. Immagine: Marco Strappato

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I partiti e la loro dialettica interna

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

In specie nei piccoli partiti si ha la tendenza, per quanto ci riguarda direttamente, a voler sempre spaccare il capello in due. In questo modo si tende a costruire la fazione e la corrente, il gruppo di amici di un tal onorevole o di un determinato personaggio delle istituzioni. Questo frazionismo che vorrebbe essere ideologico diventa in realtà mecenatismo da una parte e servilismo dall’altra. E proprio quando non riusciamo ad armonizzate il personalismo con la capacità di guida ideologica che proviene da uno specifico soggetto, che si creano conflitti interni che portano a rotture traumatiche e a dolorose scissioni. Il punto dolente sta proprio nel fatto che la lotta politica tende sempre di più ad identificarsi con gli uomini e non con le idee di cui sono portatori. Alla fine ci rendiamo conto che il seme del frazionismo arriva fino alla stessa persona che vorrebbe raccogliere in se tutti e due tali aspetti ed essere il simbolo stesso dell’idea di cui si rende alfiere. Egli, in pratica, non riesce a restare unito e finisce con lo sdoppiarsi facendo ora prevalere un ruolo ed ora un altro. Tutta la storia dell’umanità, a ben vedere, si divide in questa duplicità: bene e male, saggezza ed ignoranza, fede ed ateismo, ecc. Se non usciamo da queste ambiguità caratteriali e comportamentali non saremo in grado di costruire nulla di buono e soprattutto innovativo. E se ci limitiamo al solo aspetto della politica praticata dai partiti e dagli uomini che li rappresentano, dobbiamo convenire che la maggiore sorgente del male sta proprio nel fatto che non riusciamo a riconoscere e a riconoscerci un ruolo che sappia offrire un rapporto di sintesi e di equilibrio valido per un’accettazione condivisa di una leadership che non debba essere necessariamente saggia senza avere la sua dose di ignoranza ed essere da tutti ben accetta.

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Due personali: Elad Lassry e Josh Smith

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

Milano 19 maggio Via Ventura, 5 Galleria Massimo De Carlo inaugura due personali di Elad Lassry e Josh Smith. I due giovani artisti, nati rispettivamente nel 1977 a Tel Aviv e nel 1976 nel Tennessee (USA), arrivano per la prima volta in Italia. Elad Lassry espone oltre dieci lavori fotografici e il video Untitled (Passacaglia), mentre Josh Smith presenta una nuova serie di tele e collage.   Elad Lassry vede la fotografia come strumento asservito alle volontà dell’artista, eliminando in un sol colpo la dialettica fra mezzo e messaggio. Nei suoi lavori riproduce in maniera dettagliata, quasi maniacale, animali, oggetti, ambienti e persone in lavori di piccole dimensioni, di cui esalta la brillantezza dei toni, le luci e le ombre, in un perfetto equilibrio tecnico, formale e compositivo.  Nel film Untitled (Passacaglia), presentato lo scorso febbraio alla Kunsthalle di Zurigo in occasione della sua prima personale europea, l’artista riprende il New York City Ballet durante l’esecuzione di una coreografia sulla Passacaglia, una forma musicale di origine spagnola. Come nei lavori fotografici, anche qui nulla è lasciato al caso: i vestiti e i passi dei ballerini, l’opera Tall Portuguese Woman del 1916 di Robert Delaunay, che fa da sfondo, il posizionamento e i movimenti della macchina da presa, l’assenza dell’audio focalizzano l’attenzione non tanto sui singoli elementi ma sulla natura della percezione visiva e sul rapporto che si instaura fra “il soggetto che vede” e “l’oggetto che è visto”.(personali)

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Nicola Samorì: La dialettica del mostro

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Milano fino al 24/3/2010 C.so Venezia 29, Marcorossi arte contemporanea La Marcorossi artecontemporanea di Milano, dal 18 febbraio al 27 marzo 2010, presenta la personale di Nicola Samori’ -la dialettica del mostro-.  Il titolo e’ mutuato dalla definizione dello storico dell’arte tedesco Aby Moritz Warburg (Amburgo 1866 – 1929) che fa riferimento all’inquietudine che abita la bellezza in ogni epoca. La mostra dell’artista (Forli’ 1977) presenterà circa 20 opere tra dipinti e sculture il cui oggetto di ricerca, ci spiega direttamente l’autore, e’ quello di: -restituire un teatro instabile dove ritratti di ritratti (mai ritratti dal vero) falliscono ripetutamente il loro tentativo di compiersi-.  Le opere presentate in mostra, infatti, sono storie di presenze, sopravvivenze e incorporazioni di opere celebri o dimenticate, antiche o recenti, che dopo un processo di meticolosa riscrittura da parte dell’artista sono scosse nella loro fisionomia o isterizzate, con gesti che s’immettono nelle effigi quando -il loro corpo e’ ancora molle-, non interamente essiccato.  Ogni opera parte da un soggetto selezionato in un clima figurativo stabile, come il Rinascimento o il Purismo, che e’ trascinato prepotentemente verso l’-antigrazioso- dal suo stesso interno, non come gesto rabbioso e collerico, ma come l’incursione di una breccia nella carne stessa della pittura.  L’allestimento mostrerà un intersecarsi di tempi simile a quello di certa cinematografia, che nella narrazione si diverte a creare balzi nel passato e nel futuro; opere carpite al Seicento o all’Ottocento entreranno in interferenza con il Contemporaneo, riplasmate, trasformate fino a divenire forme nuove.

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Politiche formative lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2009

“Nell’esprimere apprezzamento per l’apertura, da parte del Governo, di un confronto con le Parti sociali sul tema delle politiche formative rivolte a lavoratori inoccupati, disoccupati e cassaintegrati, e nel condividere le linee guida per la formazione 2010, ci riserviamo, comunque, di approfondire il documento, ad esse collegato, il “Rapporto sul futuro della formazione in Italia”, al fine di offrire un contributo critico positivo alla dialettica in materia.” E’ quanto ha detto il Presidente dell’Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane – Paolo Galligioni nel corso del suo intervento a Palazzo Chigi sulle linee guida condivise per la migliore efficacia delle attività formative per inoccupati, disoccupati e lavoratori costretti a periodi di inattività, pur mantenendo un rapporto di lavoro, quale sviluppo dell’Intesa Stato-Regioni del febbraio 2009. “Riteniamo – ha aggiunto il Presidente Unci – che tali tematiche vadano sviluppate anche su un piano culturale creando una più stretta rete tra tutte le istituzioni coinvolte, e quindi Governo, Parti sociali, Imprese e gli Istituti Universitari e le Agenzie formative. Come più volte sottolineato dall’Organizzazione, vanno incentivati gli interventi per politiche attive di formazione e del mantenimento della capacità di un efficace reinserimento, oltre che il sostegno, vero e proprio, dei lavoratori che escono dal mondo del lavoro. L’Impresa, in tale ambito, ha un ruolo importante quale soggetto formatore, come sottolineato anche nelle conclusioni del citato “Rapporto” del Governo. Per quanto riguarda l’ambito cooperativo, si rileva la necessità di rifinanziare la legge 127/71, rivolta proprio alla formazione in materia”. “Ed inoltre”, ha sottolineato Galligioni in conclusione del suo intervento, “l’importanza di incrementare, senza costi per la collettività, il prelievo sugli utili delle imprese cooperative, aumentando l’attuale 3% esistente previsto dalla L. 59/92 e rilanciare l’occupazione partendo dalla rilevazione delle nuove esigenze di competenze professionali emergenti in sede territoriale, mediante il coinvolgimento degli stakeholders, in un’ottica di sviluppo locale. Tutto ciò, anche in termini di sostenibilità ambientale, in stretto collegamento con il settore del terziario e con la produzione agroindustriale.”

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Gianni Pasquarelli: Occhio al futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Una sorta di vademecum per orientarsi nel ginepraio della politica e delle sue modificazioni profonde, dovute sia al tramonto delle ideologie dell’Ottocento e del Novecento, sia ai veloci cambiamenti dei giorni nostri ormai digitalizzati. Le ideologie di un tempo funzionavano da stelle polari per i partiti che allora vi si riconoscevano, il loro tramonto non poteva non imporre un cambiamento. Oggi la dialettica partitica si è fatta meno dogmatica e più prammatica, orientata verso una lettura della realtà per ciò che essa in effetti è, non per ciò che si vorrebbe essa sia. Alla promessa di utopie messianiche è subentrato l’approfondimento dei problemi concreti e l’individuazione delle loro soluzioni.  Anche il linguaggio della politica è divenuto complesso e problematico: bisognoso di essere chiarito per venire divulgato alla platea dei cittadini-elettori. Nasce da qui l’esigenza di questo libro, che si sforza di far capire temi e problemi di oggi e soprattutto di domani: dalla beneficenza che danneggia i Paesi poveri, alla baraonda bancaria e alla concertazione politica. E ancora, cosa c’è dietro al debito pubblico svettante, chi sono i “negazionisti” e i “teo-con”, perché Bismarck, Churchill e Roosevelt furono conservatori illuminati, cosa sono il “pluralismo culturale”, il telelavoro per vivere meglio nelle grandi città, quali le “radici cristiane dell’Europa”; e chi sono Keynes e Schumpeter, i due grandi medici per l’economia malata.  La tradizionale definizione della politica come “arte di governo” oggi non basta più, occorre aggiungervi anche la politica come “scienza di governo”. E il motivo si intuisce. Senza l’apporto della scienza non si può fare politica nucleare come fonte di energia pulita, né politica per un clima meno inquinato, come non si possono contrastare i rischi geologici, i terremoti e l’acqua torrenziale che deborda abbattendo case e uccidendo coloro che le abitano. G. Pasquarelli (Cantagalli – RAI ERI 2009 216 pagine Euro 13,00)

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La dialettica politica riapre i “portoni del palazzo”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

politici stanno ritagliandosi gli ultimi giorni di vacanza prima di far ritorno all’attività a tempo pieno nelle aule parlamentari, nei dibattiti e nei confronti con la società civile. Non sono, ovviamente, mancate le sortite o le prese di posizioni per gli eventi che ci hanno attraversato come il caso dell’Afghanistan, la trasferta della pattuglia acrobatica italiana in Libia, la tragedia degli immigrati al laroo delle coste italiane e i fatti criminali che continuano a fare vittime e i morti della strada e il crescente disagio giovanile. E’ una cronaca politica che oramai da qualche tempo sembra aprirsi sempre di più ai fatti di cronaca e di costume come se un delitto in più o in meno non dipendesse più dalla violenza privata ma da un deficit strutturale dello Stato. In effetti non possiamo del tutto dare torto a quanti la pensano a questo modo. C’è un palese conflitto d’interessi tra chi vuole una giustizia celere, pene certe, maggiori controlli sul territorio e chi pensa che sia meglio lasciare le cose come stanno. Tutto questo mi ricorda una battuta di un prete alla mia domanda: perché esiste il peccato? E’ perché, caro lei, mi rispose il sacerdote, se non esistesse mi dica lei cosa ci staremmo a fare noi religiosi? E avere sulla coscienza altri disoccupati non mi sentirei di sottoscrivere. Come non lo vorrei se scomparissero le fabbriche di armi e i .loro diretti derivati tra mercanti che vendono e governi che ne sperimentano l’uso in guerre tribali. Non si pensa, invece, come tornerebbero utili tante risorse bruciate con la polvere da sparo se le impiegassimo per una loro equa ridistribuzione. E se procediamo di questo passo rischiamo di diventare sempre più buoni e tutto questo non è di certo la strada che l’umanità si è scelta. (A.R.)

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Ilde Barone: Appunti.rosso

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2009

ildeModica (RG) fino al 4 luglio Palazzo Grimaldi  Corso Umberto I  a cura di Antonio Sarnari  La mostra è organizzata dalla galleria Tecnica mista arte contemporanea (Scicli) in collaborazione con la Fondazione Grimaldi. L’artista modicana presenta una selezione di opere recentissime nelle quali si coglie un’intima tensione tra la razionalità e l’emotività.  «In altre opere – ha scritto Franco Sarnari nel testo critico che accompagna la mostra – create immettendo della materia all’interno di una struttura preesistente, riconosco l’esistenza dell’intuizione di una relazione pittorica molto sentita. La materia immessa è straordinariamente sintonica con lo spazio, la volumetria, l’elemento plastico necessari, divenendo, in qualche maniera, quella che io chiamo cancellazione. Ilde sottrae ad uno spazio definito la sua certezza, creando antitesi e dialettica. Nel momento in cui lei invade una volumetria definita con un -segno- emotivo, fa precipitare la concezione razionale che apparteneva ai pixel dell’immagine originaria. Entrare in quell’immagine, lacerandone la certezza, mette in moto una tensione, che e’ possibile definire come tensione pittorica. L’opera diventa inquietante ed affascinante, perche’ rimane vivida in essa la dicotomia tra l’aspetto razionale e quello emotivo. Cio’ che entra in collisione con le certezze dell’immagine definita, diviene tensione, lotta. Questa lotta e’ violenza armonica, sostanza vera di quello che e’ la pittura: la ricerca, l’emozione». (Ilde)

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La politica della rissa e della dialettica

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2009

Editoriale fidest. La necessità è quella di determinare una forte e costruttiva dialettica nei partiti e tra i partiti che oggi compongono il quadro politico complessivo italiano. Le battute tra i politici, che più di frequente si stanno rincorrendo di questi tempi, hanno perso il loro patrimonio ideale e storico inteso a favorire l’individuazione di quei valori fondanti in cui i cittadini si possono riconoscere. Ed è questo un grosso limite che rende un pessimo servizio al rispetto che si deve alla politica come banco di prova di un vivere comune dosando gli interessi di parte all’armonizzazione di quelli più generali. Il saper distinguere la politica delle piccole cose dai grandi temi della società non è una impresa facile ma è necessario provarci per alzare il tono del rapporto politico all’interno e all’esterno dei rispettivi equilibri partitici. Se questo è il quanto espresso dai nostri desiderati dobbiamo anche convincerci ad una più corretta ricostruzione del nostro passato e al senso che oggi dobbiamo dare di esso per comprendere meglio la missione-guida esercitata dai partiti nella loro continuità ideale storica. Solo se la strada è stata ben delineata oggi è possibile affrontare con serenità, o se vogliamo con minore affanno, per giungere ad un assetto dell’intero sistema di funzioni pubbliche, alla conseguente riorganizzazione dell’apparato centrale dello Stato, alla nuova organizzazione del potere locale. In tutto ciò non vi sono meriti ascrivibili in assoluto ad una parte politica rispetto ad un’altra, quanto alla consapevolezza che, pur tenendo viva una dialettica politica a volte aspra ma pur sempre contenuta nell’alveo di un impegno e di una passione che non prescinde dai valori condivisi, sta proprio nel contributo di tutti, nelle loro diversità, il merito di veder crescere la democrazia e la civiltà di un popolo. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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