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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

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Investimento in diamanti: Ecco perché le banche devono risarcire

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

E’ ormai accertato che la nota vendita dei diamanti ai risparmiatori dà luogo, per le banche, all’obbligo di risarcimento del danno. Ciò è stato chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Provvedimento PS 10677 – 1) e dal TAR del Lazio sez. I del 14.11.2018, secondo i quali la scorrettezza del comportamento tenuto dagli Istituti è stata determinante nella vendita delle pietre ed ha generato il suddetto obbligo di risarcire il pregiudizio economico subito dai consumatori. L’entità del danno subìto viene quantificata, in termini teorici e generali, dal TAR del Lazio nella sentenza citata, come la “sproporzione tra valore e costo dell’investimento dato assolutamente acclarato e neppure contestato”. Il Tribunale di Verona con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 23 maggio 2019 si pone su questa linea e, riempiendo di contenuto concreto l’asserzione teorica del TAR, calcola il reale valore delle gemme senza ricorrere ad una consulenza tecnica d’ufficio, ma sulla base di una valutazione (di parte, ma fatta propria dal giudice che decide equitativamente) fondata sull’indice RAPAPORT ed incrementata di alcune percentuali. Il criterio adottato dal Giudice veronese è del tutto condivisibile e ci sorprende che non costituisca, anche per le banche, il cardine per la valutazione delle proposte transattive. Si tratta di un calcolo semplice ed alla portata di tutti che esclude costi per l’intervento di consulenti. Unico aspetto che potrebbe, sotto questo profilo, differenziare le nostre indicazioni dalla sentenza del Tribunale di Verona è che, invece di usare l’indice RAPAPORT, previsto per il commercio all’ingrosso (il Giudice di Verona ha dovuto, infatti, applicare cospicui correttivi in aumento) si potrebbe utilizzare, direttamente e senza correttivi, l’indice IDEX valido per il commercio al dettaglio delle gemme. Ad avviso di chi scrive, questa posizione è estremamente vantaggiosa anche per la banca perché:
a) il danno vero è molto superiore alla differenza fra prezzo pagato e valore teorico. Il danno vero è, in sostanza, l’intero prezzo pagato per la semplice, ma essenziale, ragione che i diamanti sono, di fatto, completamente invendibili. Il mercato dei diamanti, dopo quanto è accaduto, non esiste più. Nè vale obiettare che il mercato riprenderà (forse) fra qualche anno. Non appare, poi, doversi escludere tout court, dal conteggio, anche il lucro cessante vale a dire la promessa di ottimi rendimenti che le società venditrici vantavano quando piazzavano le gemme.
b) la soccombenza della banca in giudizio appare, visti i precedenti, probabile. La soccombenza dei risparmiatori in alcune cause che si sono svolte fino ad ora sembra addebitabile più ad una improvvida impostazione delle relative domande che ad un orientamento della giurisprudenza sfavorevole ai risparmiatori stessi.
E’, altresì, probabile, secondo noi, che le spese giudiziali – stante anche la serialità del contenzioso che si profila – verrebbero addebitate alla banca soccombente e va sottolineato che la loro incidenza si profila tutt’altro che trascurabile.
Da un conto approssimativo da noi fatto in relazione alla citata sentenza del Tribunale di Verona, emerge che – con un valore della causa intorno ai 50.000,00 euro – la condanna alle spese sia stata, all’incirca, intorno alla notevole cifra di 9.000,00 euro complessivi.
In ogni caso, cioè anche in caso di sistemazione bonaria, la banca dovrebbe considerare di rifondere (in tutto o in parte) le spese legali dal momento che si tratta di un contenzioso a lei addebitabile e che non è pensabile che il singolo risparmiatore sarebbe stato in grado, da solo, di tutelare le proprie ragioni.
c) le banche soddisfacendo i loro clienti, riusciranno – forse – a tenerseli.
d) quale che sia la definizione di questa dolorosa vicenda, il risparmiatore uscirà, comunque, con un danno (non solo economico) da essa.
e) al punto in cui siamo, se le proposte definizioni bonarie non dovessero essere conformi ai criteri esposti e che a noi sembrano del tutto equi, non potremo far altro che indirizzare i risparmiatori verso la promozione di giudizi. (Anna Maria Fasulo e Libero Giulietti, legali, consulenti Aduc)

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Diamanti Dpi: Intesa Sanpaolo risarcisce soltanto i clienti che protestano

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

diamantiSin dallo scorso febbraio, come da noi evidenziato, i clienti Intesa Sanpaolo che andavano a protestare “con le buone” venivano risarciti dell’intero importo investito nei diamanti Diamond Private Investment (Dpi) venduti tramite la loro rete.Nel tempo, i casi da noi risolti sono aumentati e lo scorso 16 ottobre abbiamo pubblicato anche il documento rilasciato dalle agenzie che prova il risarcimento dei clienti.Documento che è stato poi mostrato anche durante la trasmissione Report della Rai il successivo 30 ottobre, che un anno fa aveva fatto esplodere il caso e che è ritornata sull’argomento lo stesso giorno in cui sono state notificate le sanzioni Agcm alle banche ed alle due società venditrici di diamanti. E’ ora arrivata l’ufficializzazione. Lo scorso 14 novembre, l’agenzia Reuters ha riferito di una circolare di Intesa Sanpaolo nella quale si evidenzia l’impegno irrevocabile al riacquisto dei diamanti, di qualsiasi qualità e dimensione, allo stesso prezzo pagato inizialmente dai clienti nel caso che un precedente tentativo di usufruire dei servizi di rivendita di Dpi sia rimasto inevaso.
Poiché la Dpi non trova più, per fortuna, persone a cui rivendere il diamante a prezzo gonfiato ceduto dal cliente, è ovvio che sia Intesa Sanpaolo a risarcire.
I clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo, pertanto, devono solo recarsi in agenzia per vedere sistemata la propria posizione. A tal proposito, ancora meglio sarebbe se il Gruppo Intesa Sanpaolo avisasse e risarcisse tutti gli ottomila clienti buggerati. Se di mossa reputazionale si tratta, che sia fatta come si deve senza praticare la solita “bella” abitudine di risarcire soltanto i clienti che protestano, contando sulla disinformazione di una bella fetta di essi.
La mossa di Intesa Sanpaolo apre come ovvio un varco nelle vertenze riguardanti le altre banche che hanno piazzato alla clientela diamanti Dpi e Idb (Intermarket Diamond Business). (Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc)

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Diamanti Idb e Dpi: meglio non lasciarli in custodia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

diamantiDopo la notizia dell’apertura di un’inchiesta per truffa da parte della Procura di Milano, che segue l’indagine dell’Antitrust, sono aumentate le richieste di assistenza da parte di clienti Idp e Dpi che hanno comprato i “diamanti d’oro” nelle banche, a partire da Intesa Sanpaolo fino ad Unicredit passando per Mps, Banco Popolare ed altre. Non pochi tra questi hanno lasciato in custodia i diamanti presso le due società.
Il 27 maggio scorso la Idb ha comunicato, per poter concludere il processo di riorganizzazione, di prorogare la sospensione dell’attività di vendita fino alla fine dell’istruttoria sul mercato dei diamanti posta in essere dalle autorità competenti.
Il comunicato tende a celare la verità: la sospensione dell’attività di vendita è ad oltranza. Le istruttorie dell’Antitrust possono durare anche un anno ed oltre, infatti.
Anche, ma non solo, per tale motivo suggeriamo a tutti i clienti Idb e Dpi di non lasciare i diamanti in custodia presso le società. Vero che, nell’estrema ipotesi di fallimento, i diamanti appartengono al cliente che può rivendicarli presentando apposita istanza, ma nella malaugurata ipotesi in cui non si riuscisse ad individuarli/reperirli il cliente diventerebbe creditore chirografario come da articolo 103 della Legge Fallimentare. In pratica, il cliente perderebbe con ogni probabilità anche il “valore vero” dei diamanti ben inferiore a quello pagato presso le banche, che della vendita sono state complici consapevoli. Pertanto, invitiamo gli interessati ad attivarsi immediatamente per ritirare i diamanti lasciati in custodia alla Idb ed alla Dpi, anche nel caso in cui si sia conferito mandato alla vendita. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Preziose … tentazioni!

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

Milano, martedì, 28 settembre 2010 Esposizione: da venerdì, 24 a lunedì, 27 settembre 2010  orario: 10.00-13.00 – 15.00-19.00 via dei Bossi 2Asta di gioielli d’epoca e orologi da Finarte a MilanoTra i numerosi gioielli in catalogo segnaliamo alcuni esemplari di grande bellezza:
un prezioso anello in oro bianco con parte superiore in brillanti e diamanti taglio taper, centrata da uno zaffiro ottagonale (zaffiro: 14 carati circa, diamanti: 4 carati circa, stima: 12/15.000 Euro);
un anello in platino con smeraldo ottagonale, contornato da un giro di dodici diamanti a goccia (smeraldo: 4,60 carati circa, diamanti: 4,50 carati circa, stima: 15/20.000 Euro);
un anello in oro bianco con brillante da 1,70 carati circa (stima: 9/12.000 Euro)
Chi ama le creazioni degli artisti del XX secolo apprezzerà sicuramente i due gioielli disegnati da Giò Pomodoro, vere e proprie sculture da indossare:
un bracciale in oro giallo e bianco a motivo centrale stilizzato (stima: 9/12.000 Euro);
una spilla a disegno stilizzato in oro giallo (stima: 5/6.000 Euro)
Non meno importante, per il prestigio della “firma”, una parure composta da spilla a clip e orecchini raffiguranti gardenie in oro a tre colori con pistilli in brillanti, firmata da Gianmaria Buccellati (brillanti 2,30 carati circa, stima: 3/3.500 Euro).Un’altra grande firma presente è quella di Faraone di cui verranno esitati:
una collana in oro giallo formata da maglie aperte in zaffiri carré che si alternano a maglie in brillanti con diamanti ovali che fungono da elementi di congiunzione (zaffiri: 26 carati circa, diamanti: 20 carati circa, stima: 28/35.000 Euro);
un bracciale in oro giallo formato da maglie aperte in zaffiri carré che si alternano a maglie in brillanti con diamanti ovali che fungono da elementi di congiunzione (zaffiri: 8,40 carati circa, diamanti: 6 carati circa, stima: 7/8.000 Euro);
un paio di orecchini in oro giallo di linea geometrica, ciascuno a due maglie aperte in zaffiri carré e brillanti con due diamanti ovali (diamanti: 4 carati circa, stima: 6/7.000 Euro)
Per quanto riguarda la produzione degli anni Trenta segnaliamo una spilla a doppia clip firmata Cusi, di linea geometrica in platino, brillanti, diamanti baguettes e taglio carré (diamanti 8,50 carati circa, stima: 4/6.000 Euro)
Estremamente raffinata ed elegante la collana girocollo a tre fili di perle coltivate, con fermezza laterale costituita da tre fiori in oro bianco e pavé di brillanti, ognuno con tre brillanti centrali di dimensione maggiore montati a castone singolo (perle: mm. 8/8,5, brillanti: 15 carati circa, stima: 10/15.000 Euro)
Segnaliamo inoltre una piccola raccolta di gioielli del XIX secolo, tra cui alcuni cammei e intagli, con stime assai interessanti, inferiori ai 700 Euro.
Per il pubblico maschile non mancheranno i gemelli da polso e gli orologi, tra cui un Rolex Crono da polso per uomo in oro 18 Kt, stimato 9/12.000 Euro e un Rolex Day-Date da polso per uomo in
Ricordiamo infine un lotto di venticinque monete d’oro, valutate 2.700/3.200 Euro. http://www.finarte.it (buccellati)

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